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Re: Una visione realistica dell’Intelligenza Artificiale - Lettera aperta alla società
by Giuseppe Attardi
On 7 May 2026, at 18:40, nexa-request(a)server-nexa.polito.it wrote:
From: Enrico Nardelli <nardelli(a)mat.uniroma2.it<mailto:nardelli@mat.uniroma2.it>>
Subject: [nexa] Re: Una visione realistica dell’Intelligenza
Artificiale - Lettera aperta alla società
To: nexa(a)server-nexa.polito.it<mailto:nexa@server-nexa.polito.it>
Message-ID: <8a7f9333-4605-4ff7-ae0e-309acff38cc2(a)mat.uniroma2.it<mailto:8a7f9333-4605-4ff7-ae0e-309acff38cc2@mat.uniroma2.it>>
Content-Type: multipart/alternative;
boundary="------------70L2TkMM0TcLXaC3I0o2YbZ6"
Scusa Beppe
vuoi forse sostenere che “Spiegare con precisione che cosa queste
tecnologie sono davvero, e che cosa non sono” sia una premessa discutibile?
Quando dici “cosa queste tecnologie siano davvero”, interpreto quel davvero come un riferimento alle premesse della petizione, ossia:
Che cos'è un sistema di intelligenza artificiale generativa?
I sistemi di IA generativa “capiscono”?
Dove funzionano e dove no
A che punto siamo davvero: il tema dell’AGI
Il rischio del fraintendimento
In quelle premesse c’è già una precisa visione e interpretazione della tecnologia, che si chiede a tutta la comunità di accettare e condividere.
Vuoi forse sostenere che chiedere a tutti di impegnarsi a sostenere le
nostra visione sia inaccettabile? E che è, siamo nel pensiero unico?
Certo che è inaccettabile: chiedere di sostenere la “vostra” visione. La ricerca e la formazione non devono essere condizionate dalle opinioni di qualcuno.
Proprio l’opposto del pensiero unico.
Noi abbiamo presentato la nostra visione di "cosa queste tecnologie sono
davvero, e che cosa non sono", ma non ti impediamo di essere in
disaccordo, e infatti lo manifesti liberamente.
Dov'è che "*pretendiamo* di imporre a tutti la nostra visione”?
Quando
"Invitiamo la comunità accademica dell’informatica a contribuire attivamente a questa opera di chiarimento e formazione."
Dove interpreto ”questa opera di chiarimento” quello che avete sopra delineato.
In che modo noi "*pretendiamo* che l'intera comunità le sottoscriva o
addirittura si impegni a propagandarle”?
È l’obiettivo della petizione.
"Invitiamo altresì studiosi e ricercatori di altri settori a contribuire a quest’attività”,
dove "questa attività" la interpreto come diffondere la “vostra” visione.
Dov'è che abbiamo negato che bisogna impegnarsi nella ricerca?
Non l’ho detto, ho detto che la priorità della comunità scientifica italiana ed europea sarebbe un impegno straordinario nella ricerca in AI.
Occuparsi di questioni indeterminate come stabilire se gli LLM “capiscano nel senso umano” è una distrazione.
Tu non sei d'accordo e non hai firmato, ma diverse decine di colleghi
hanno manifestato il loro accordo con noi.
Che da una descrizione testuale si possa capire la realtà è vero nel
dominio matematico, che è svincolato dalla necessità di un supporto
fisico concreto, ma nel resto della scienza è sempre la realtà che ha
l'ultima parola.
Le formule della fisica descrivono i fenomeni fisici e consentono di spedire satelliti in orbita, tenendo conto persino della Meccanica Quantistica, che nessuno può dire di capire davvero.
Ciò che importa è che funzioni, non se funziona come si ipotizza funzioni la mente umana.
La “realtà” è solo ciò che qualcuno percepisce: la fisica quantistica mette in forte dubbio la visione classica di un mondo obiettivo e indipendente dall’osservatore.
Oggi i modelli sanno leggere e interpretare immagini e quindi farsi una propria idea della realtà.
Una simulazione di un uragano non ti bagna, né quella di un incendio ti
brucia, anche se possono essere entrambe molto utili.
E allora? Nessuno pretende che un modello di AI coincida con i fenomeni che tratta.
E se andiamo su domini vicini all'essere umano, beh, potrai leggere
tutti i romanzi del mondo, ma se non hai mai provato amore, odio,
felicità, tristezza... allora non capisci niente del mondo: e infatti i
chatbot di terapia psicologica sono il caso applicativo più delicato e
pericoloso.
E allora? Cosa importa se un programma di AI o un robot è senziente o meno, ha coscienza o meno, quando noi stessi non sappiamo bene cosa sia, se non appunto sforzandoci di descriverlo in letteratura?
Questo è un tema che lascerei ai filosofi. Come informatici abbiamo cose più concrete a cui pensare.
Dopo di che, il dibattito di opinioni è libero, ci mancherebbe altro, ma
quando andiamo su temi scientifici e tecnologici, e se vogliamo rimanere
in un paradigma di conoscenza galileiano, le opinioni dovrebbero essere
sostenute da evidenze sperimentali assai vaste e robuste, che mi pare
non ci siano in questo momento.
Ci sono numerose evidenze sperimentali sulle capacità degli attuali modelli, ad esempio nella dimostrazione di problemi matematici irrisolti, nella risoluzione di questioni di fisica teorica (https://www.youtube.com/watch?v=wrkiMZ3SKH4&t=79s) nella risoluzione di problemi informatici, come racconta con shock Donald Knuth (https://cs.stanford.edu/~knuth/papers/claude-cycles.pdf)
Con immutata stima, Enrico
Contraccambio,
Beppe
PS. Il Deep Learning ha costituito un cambio di paradigma enorme e la mia impressione è che molti non riescano ad accettarlo, così come in passato non si voleva accettare Copernico o Darwin. Ma certo non si ferma una rivoluzione denigrando ciò che si fa fatica a capire.
Il 07/05/2026 16:04, Giuseppe Attardi via nexa ha scritto:
Non ho criticato la petizione perché nega la necessità di un CERN for
AI, ma perché parte da premesse discutibili e indica una direzione
sbagliata.
Forse è sfuggito a molti che ha un’impostazione inaccettabile, perché
chiede a tutti (la società) di impegnarsi a sostenere e diffondere una
certa interpretazione della tecnologia, quella espressa nelle premesse:
“Spiegare con precisione che cosa queste tecnologie sono davvero, e
che cosa non sono”
ossia che ad esempio "Sono molto potenti nel riorganizzare le
informazioni già presenti nei dati, ma non costruiscono modelli del
mondo nel senso in cui lo fanno gli esseri umani."
Ci sono numerosi casi di risultati che non sono ottenibili
“riorganizzando informazioni già presenti nei dati”. E quanto ai
“modelli del mondo in senso umano” siamo nella metafisica: la fisica e
la chimica sono descritte dai testi scientifici e le esperienze umane
dalla letteratura. L’ampia letteratura di cui si alimentano i modelli
fornisce una base sufficientemente ricca per consentire all'IA per
comprendere la struttura del mondo, senza addentrarci nei modelli
multimodali che incorporano segnali visivi o uditivi. I modelli JEPA
di Yann LeCun già affrontano la questione direttamente.
Ma non voglio addentrarmi qui nel confronto tecnico su opinioni: conta
solo segnalare che ci sono opinioni diverse su "che cosa sono davvero
questi sistemi, e a che punto siamo realmente”.
Siccome la scienza deve essere libera e autonoma, non si può
pretendere di imporre a tutti la propria visione.
Quelle espresse nelle premesse sono opinioni degli estensori della
petizione, che hanno il diritto di esprimerle ma non possono
pretendere che l’intera comunità le sottoscriva o che addirittura si
impegni a propagandarle.
Come dicevo, si può essere d’accordo che serva formazione, ma questa
non può prescindere dallo studio di una disciplina che è in rapida
evoluzione.
Quindi è importante impegnarsi nella ricerca anziché nelle critiche a
risultati di altri, già in parte superati.
— Beppe
On 7 May 2026, at 13:05, Andrea Bolioli <andrea.bolioli(a)gmail.com<mailto:andrea.bolioli@gmail.com>> wrote:
Secondo me, se uno firma la lettera aperta alla società, non implica
che sia contrario a creare un "CERN AI" .
Credo che molti di noi sarebbero contenti se fosse già stato creato
un "CERN AI" quattro anni fa invece di piccoli e deboli gruppi e
progettini.
La lettera non dice che non bisogna fare un "CERN AI", mi pare.
Non entro invece nel dibattito sulla comprensione umana, ho già
difficoltà a comprendere me stesso ;-)
Credo che un obiettivo della lettera sia evitare che le persone non
esperte di AI si innamorino dei sistemi GenAI o "rimbecilliscano"
(c'è chi non riesce a fare quasi più nulla senza chiedere a GenAI), ecc.
Grazie per la ri-condivisione di CAIRNE .
AB
On Thu, May 7, 2026 at 11:45 AM Giuseppe Attardi via nexa
<nexa(a)server-nexa.polito.it<mailto:nexa@server-nexa.polito.it>> wrote:
Sono alquanto perplesso sull’impostazione di questa petizione.
Se l’obiettivo è
“formare le persone a comprendere queste tecnologie”
"Invitiamo la comunità accademica dell’informatica a contribuire
attivamente a questa opera di chiarimento e formazione. Spiegare
con precisione che cosa queste tecnologie sono davvero, e che
cosa non sono, è un’opera di alfabetizzazione che è parte
integrante del nostro lavoro di ricercatori e docenti.”
mi pare non solo ovvio ma limitativo. È un dovere degli studiosi
e degli accademici di studiare e formare ricercatori e persone.
Ma "formare persone a comprendere” è piuttosto limitativo. Ciò
che dovrebbe fare la comunità scientifica nazionale (mi immagino
a questa sia rivolta la petizione) sarebbe di impegnarsi nello
sviluppare e padroneggiare le attuali e future tecnologie di AI,
generativa e non.
La tecnologia del Deep Learning è in una fase evolutiva
straordinaria, iniziata nel 2006 ed esplosa nel 2022, con
"risultati tecnici impressionanti e inattesi” di cui la petizione
stessa prende atto.
Purtroppo la direzione della ricerca è attualmente dettata dagli
ingenti investimenti in infrastrutture di calcolo e nella
capacità di attrarre talenti di poche grandi aziende americane o
cinesi: circa il 60% dei brevetti in AI è detenuto dalla Cina
(https://www.wipo.int/pressroom/en/articles/2024/article_0009.html)
il 40% dagli USA e 0,% dall’Europa. Il recente AI Index di
Stanford
(https://hai.stanford.edu/ai-index/2026-ai-index-report) indica
che il livello raggiunto dai sistemi cinesi è ormai alla pari di
quelli americani.
Ma ci sono strade di ricerca da esplorare diverse da quelle
guidate da interessi commerciali, e su questo si dovrebbe
investire in Europa.
Da tempo, con l’associazione CAIRNE
(https://cairne.eu/cern-for-ai/) e di recente con l’appoggio del
premio Nobel Giorgio Parisi, stiamo chiedendo la costituzione di
un CERN for AI, un centro fisico (non le solite network che
piacciono tanto ai funzionari europei, vedi RAISE
https://www.coe-raise.eu/) dove concentrare gli investimenti e i
ricercatori in AI, dotandoli della necessaria libertà di ricerca,
per battere anche strade inesplorate.
Già adesso la ricerca sugli LLM è avanzata ben oltre modelli in
grado di "stimare quale parola è più probabile in una frase”,
come riporta Guido Vetere.
Ci sono novità che riguardano gli aspetti di memorizzazione e di
ragionamento, attraverso modelli ricorsivi che esaminano o
controllano i propri processi. Non sappiamo dove queste ricerche
porteranno, ma bisogna essere coinvolti e padroneggiare la
tecnologia se la si vuole controllare o orientare.
Nella petizione invece si dà un'interpretazione del funzionamento
di certi modelli, cadendo in luoghi comuni, del tipo "non
equivalgono a comprensione nel senso umano del termine”, "non
significa che capiscano ciò che stanno dicendo”, "non
costruiscono modelli del mondo nel senso in cui lo fanno gli
esseri umani". Non vale la pena controbattere a tali affermazioni
per due motivi:
1. Non sappiamo cosa sia la “comprensione nel senso umano”,
quindi affermare che un sistema NON ha qualcosa di indefinibile
non ha molto senso
2. È comunque irrilevante porsi la domanda se “comprendono in
senso umano”. È sicuro che operano in modo diverso dal nostro
cervello, ma ciò non è necessariamente un difetto: conta se sono
in grado di svolgere i compiti che gli affidiamo.
Su queste posizioni Walter Quattrociocchi sta conducendo da tempo
una campagna di critica a tutto spiano, che purtroppo non accetta
confronti: o sei d’accordo con lui o vieni bollato come “dotto
ignorante” in pubblico (come accenna Guido Vetere). Eppure le mie
posizioni hanno avuto il sostegno anche di Yoshua Bengio.
Si tratta quindi di una battaglia di retroguardia, che incita
contro qualcosa che è ben diverso da come lo si rappresenta.
Quindi non firmerò questa petizione.
— Beppe
On 7 May 2026, at 09:05, nexa-request(a)server-nexa.polito.it<mailto:nexa-request@server-nexa.polito.it> wrote:
From: Guido Vetere <vetere.guido(a)gmail.com<mailto:vetere.guido@gmail.com>>
Subject: [nexa] Re: Una visione realistica dell’Intelligenza
Artificiale - Lettera aperta alla società
To: Juan Carlos De Martin <demartin(a)polito.it<mailto:demartin@polito.it>>, "J.C. DE MARTIN"
<juancarlos.demartin(a)polito.it<mailto:juancarlos.demartin@polito.it>>
Cc: Nexa <nexa(a)server-nexa.polito.it<mailto:nexa@server-nexa.polito.it>>
Message-ID: <FC0A4619-AADC-48A7-9B1B-DD6D053720BE(a)gmail.com<mailto:FC0A4619-AADC-48A7-9B1B-DD6D053720BE@gmail.com>>
Content-Type: multipart/alternative;
boundary="Apple-Mail=_8C50A1EB-3894-460E-B636-1DBBFE8FF2B2"
“Quando sembrano ragionare, combinano schemi appresi dai dati.
Quando sembrano sapere qualcosa, producono l’output
statisticamente più coerente con il contesto, senza avere
accesso diretto al mondo o a meccanismi autonomi di verifica.”
Tuttavia bisogna prendere in considerazione il fatto che i
sistemi generativi attuali non sono più semplici (si fa per
dire) “predittori del prossimo token”. La differenza tra Claude,
ChatGPT, Gemini, etc. ormai non è più tanto nel modello di base,
quanto nell’harness, cioè nella orchestrazione di runtime fatta
di cicli interni, uso di tool, valutazione del contesto, etc. I
sistemi generativi sono diventati ensemble di agenti, come
spiegava Anthropic già nel 2024
(https://www.anthropic.com/engineering/building-effective-agents)
– il che spiega anche come mai Claude abbia preso il sopravvento.
Se questo è vero, bisogna tornare su quell’”accesso diretto al
mondo” e quei “meccanismi autonomi di verifica”, per valutare
come e quanto siano fattori differenziali. Sappiamo che la terra
non è piatta perché l’abbiamo visto? O ci siamo messi a fare
esperimenti? Non si può essere “realisti” al punto da ignorare
che la nostra conoscenza è un fatto sociale che passa per la
testualità, non bisogna aver letto Gadamer e Ricoeur.
Detto questo, ma fa piacere che l’appello (che ovviamente non
firmerò) sia promosso da Enrico Nardelli, con cui spero che – al
contrario di Quattrociocchi – si possa fare una discussione seria.
Guido
Il giorno 7 mag 2026, alle ore 07:52, J.C. DE MARTIN via nexa
<nexa(a)server-nexa.polito.it<mailto:nexa@server-nexa.polito.it>> ha scritto:
Vi segnalo questa lettera
aperta:https://www.petizioni.com/visione_realistica_intelligenza_artificiale
Uno dei promotori è l'amico Enrico Nardelli, ben noto a chi
frequenta questa lista.
JC
--
May 7, 2026
Re: "Google Chrome silently installs a 4 GB AI model on your device without consent. At a billion-device scale the climate costs are insane."
by antonio
> Articoli di questo tipo - novità o meno, "clickbait" o meno - sono, a
> mio avviso, utili alla stragrande maggioranza delle persone (di cui
> molte sicuramente anche iscritte a questa lista, visto che ha questi
> 1.000 membri), e infatti li posto, ben sapendo che alcune persone in
> lista lo sanno già e/o troveranno limiti di vario tipo ;-)
Io sono dell'idea che queste articoli vanno sempre segnalati, questo è
un gruppo di discussione, non una "sterile" lista in cui affiggere notizie
tipo giorno della prossima riunione di condominio.
Gli articoli vanno letti (per chi non ha tempo ci sono questi "strumentini" che
li riassumono), commentati, "smontati" come ben detto da 380, e, se il
caso, corretti, in modo che le persone della lista e per il loro tramite
tante altre, ne abbiano contezza quanta più vicina alla realtà dei fatti.
Nell'articolo in esame, mi è saltato subito all'occhio che non poteva essere
solo Google a ricorrere a questi mezzucci per spingere la propria AI.
Per contro, quando leggo di notizie che poco o nulla hanno a che fare
con il software, beh, in quei casi mi piacerebbe che qualcuno/a tra gli
esperti in quel campo intervenisse per demistificarne la portata.
A.
May 7, 2026
Re: Una visione realistica dell’Intelligenza Artificiale - Lettera aperta alla società
by Enrico Nardelli
Scusa Beppe
vuoi forse sostenere che “Spiegare con precisione che cosa queste
tecnologie sono davvero, e che cosa non sono” sia una premessa discutibile?
Vuoi forse sostenere che chiedere a tutti di impegnarsi a sostenere le
nostra visione sia inaccettabile? E che è, siamo nel pensiero unico?
Noi abbiamo presentato la nostra visione di "cosa queste tecnologie sono
davvero, e che cosa non sono", ma non ti impediamo di essere in
disaccordo, e infatti lo manifesti liberamente.
Dov'è che "*pretendiamo* di imporre a tutti la nostra visione"?
In che modo noi "*pretendiamo* che l'intera comunità le sottoscriva o
addirittura si impegni a propagandarle"?
Dov'è che abbiamo negato che bisogna impegnarsi nella ricerca?
Tu non sei d'accordo e non hai firmato, ma diverse decine di colleghi
hanno manifestato il loro accordo con noi.
Che da una descrizione testuale si possa capire la realtà è vero nel
dominio matematico, che è svincolato dalla necessità di un supporto
fisico concreto, ma nel resto della scienza è sempre la realtà che ha
l'ultima parola.
Una simulazione di un uragano non ti bagna, né quella di un incendio ti
brucia, anche se possono essere entrambe molto utili.
E se andiamo su domini vicini all'essere umano, beh, potrai leggere
tutti i romanzi del mondo, ma se non hai mai provato amore, odio,
felicità, tristezza... allora non capisci niente del mondo: e infatti i
chatbot di terapia psicologica sono il caso applicativo più delicato e
pericoloso.
Dopo di che, il dibattito di opinioni è libero, ci mancherebbe altro, ma
quando andiamo su temi scientifici e tecnologici, e se vogliamo rimanere
in un paradigma di conoscenza galileiano, le opinioni dovrebbero essere
sostenute da evidenze sperimentali assai vaste e robuste, che mi pare
non ci siano in questo momento.
Con immutata stima, Enrico
Il 07/05/2026 16:04, Giuseppe Attardi via nexa ha scritto:
> Non ho criticato la petizione perché nega la necessità di un CERN for
> AI, ma perché parte da premesse discutibili e indica una direzione
> sbagliata.
>
> Forse è sfuggito a molti che ha un’impostazione inaccettabile, perché
> chiede a tutti (la società) di impegnarsi a sostenere e diffondere una
> certa interpretazione della tecnologia, quella espressa nelle premesse:
> “Spiegare con precisione che cosa queste tecnologie sono davvero, e
> che cosa non sono”
> ossia che ad esempio "Sono molto potenti nel riorganizzare le
> informazioni già presenti nei dati, ma non costruiscono modelli del
> mondo nel senso in cui lo fanno gli esseri umani."
> Ci sono numerosi casi di risultati che non sono ottenibili
> “riorganizzando informazioni già presenti nei dati”. E quanto ai
> “modelli del mondo in senso umano” siamo nella metafisica: la fisica e
> la chimica sono descritte dai testi scientifici e le esperienze umane
> dalla letteratura. L’ampia letteratura di cui si alimentano i modelli
> fornisce una base sufficientemente ricca per consentire all'IA per
> comprendere la struttura del mondo, senza addentrarci nei modelli
> multimodali che incorporano segnali visivi o uditivi. I modelli JEPA
> di Yann LeCun già affrontano la questione direttamente.
> Ma non voglio addentrarmi qui nel confronto tecnico su opinioni: conta
> solo segnalare che ci sono opinioni diverse su "che cosa sono davvero
> questi sistemi, e a che punto siamo realmente”.
>
> Siccome la scienza deve essere libera e autonoma, non si può
> pretendere di imporre a tutti la propria visione.
> Quelle espresse nelle premesse sono opinioni degli estensori della
> petizione, che hanno il diritto di esprimerle ma non possono
> pretendere che l’intera comunità le sottoscriva o che addirittura si
> impegni a propagandarle.
>
> Come dicevo, si può essere d’accordo che serva formazione, ma questa
> non può prescindere dallo studio di una disciplina che è in rapida
> evoluzione.
> Quindi è importante impegnarsi nella ricerca anziché nelle critiche a
> risultati di altri, già in parte superati.
>
> — Beppe
>
>
>
>> On 7 May 2026, at 13:05, Andrea Bolioli <andrea.bolioli(a)gmail.com> wrote:
>>
>>
>> Secondo me, se uno firma la lettera aperta alla società, non implica
>> che sia contrario a creare un "CERN AI" .
>> Credo che molti di noi sarebbero contenti se fosse già stato creato
>> un "CERN AI" quattro anni fa invece di piccoli e deboli gruppi e
>> progettini.
>> La lettera non dice che non bisogna fare un "CERN AI", mi pare.
>> Non entro invece nel dibattito sulla comprensione umana, ho già
>> difficoltà a comprendere me stesso ;-)
>> Credo che un obiettivo della lettera sia evitare che le persone non
>> esperte di AI si innamorino dei sistemi GenAI o "rimbecilliscano"
>> (c'è chi non riesce a fare quasi più nulla senza chiedere a GenAI), ecc.
>>
>> Grazie per la ri-condivisione di CAIRNE .
>>
>> AB
>>
>>
>> On Thu, May 7, 2026 at 11:45 AM Giuseppe Attardi via nexa
>> <nexa(a)server-nexa.polito.it> wrote:
>>
>> Sono alquanto perplesso sull’impostazione di questa petizione.
>>
>> Se l’obiettivo è
>>
>> “formare le persone a comprendere queste tecnologie”
>> "Invitiamo la comunità accademica dell’informatica a contribuire
>> attivamente a questa opera di chiarimento e formazione. Spiegare
>> con precisione che cosa queste tecnologie sono davvero, e che
>> cosa non sono, è un’opera di alfabetizzazione che è parte
>> integrante del nostro lavoro di ricercatori e docenti.”
>>
>> mi pare non solo ovvio ma limitativo. È un dovere degli studiosi
>> e degli accademici di studiare e formare ricercatori e persone.
>>
>> Ma "formare persone a comprendere” è piuttosto limitativo. Ciò
>> che dovrebbe fare la comunità scientifica nazionale (mi immagino
>> a questa sia rivolta la petizione) sarebbe di impegnarsi nello
>> sviluppare e padroneggiare le attuali e future tecnologie di AI,
>> generativa e non.
>> La tecnologia del Deep Learning è in una fase evolutiva
>> straordinaria, iniziata nel 2006 ed esplosa nel 2022, con
>> "risultati tecnici impressionanti e inattesi” di cui la petizione
>> stessa prende atto.
>> Purtroppo la direzione della ricerca è attualmente dettata dagli
>> ingenti investimenti in infrastrutture di calcolo e nella
>> capacità di attrarre talenti di poche grandi aziende americane o
>> cinesi: circa il 60% dei brevetti in AI è detenuto dalla Cina
>> (https://www.wipo.int/pressroom/en/articles/2024/article_0009.html)
>> il 40% dagli USA e 0,% dall’Europa. Il recente AI Index di
>> Stanford
>> (https://hai.stanford.edu/ai-index/2026-ai-index-report) indica
>> che il livello raggiunto dai sistemi cinesi è ormai alla pari di
>> quelli americani.
>> Ma ci sono strade di ricerca da esplorare diverse da quelle
>> guidate da interessi commerciali, e su questo si dovrebbe
>> investire in Europa.
>> Da tempo, con l’associazione CAIRNE
>> (https://cairne.eu/cern-for-ai/) e di recente con l’appoggio del
>> premio Nobel Giorgio Parisi, stiamo chiedendo la costituzione di
>> un CERN for AI, un centro fisico (non le solite network che
>> piacciono tanto ai funzionari europei, vedi RAISE
>> https://www.coe-raise.eu/) dove concentrare gli investimenti e i
>> ricercatori in AI, dotandoli della necessaria libertà di ricerca,
>> per battere anche strade inesplorate.
>>
>> Già adesso la ricerca sugli LLM è avanzata ben oltre modelli in
>> grado di "stimare quale parola è più probabile in una frase”,
>> come riporta Guido Vetere.
>> Ci sono novità che riguardano gli aspetti di memorizzazione e di
>> ragionamento, attraverso modelli ricorsivi che esaminano o
>> controllano i propri processi. Non sappiamo dove queste ricerche
>> porteranno, ma bisogna essere coinvolti e padroneggiare la
>> tecnologia se la si vuole controllare o orientare.
>>
>> Nella petizione invece si dà un'interpretazione del funzionamento
>> di certi modelli, cadendo in luoghi comuni, del tipo "non
>> equivalgono a comprensione nel senso umano del termine”, "non
>> significa che capiscano ciò che stanno dicendo”, "non
>> costruiscono modelli del mondo nel senso in cui lo fanno gli
>> esseri umani". Non vale la pena controbattere a tali affermazioni
>> per due motivi:
>> 1. Non sappiamo cosa sia la “comprensione nel senso umano”,
>> quindi affermare che un sistema NON ha qualcosa di indefinibile
>> non ha molto senso
>> 2. È comunque irrilevante porsi la domanda se “comprendono in
>> senso umano”. È sicuro che operano in modo diverso dal nostro
>> cervello, ma ciò non è necessariamente un difetto: conta se sono
>> in grado di svolgere i compiti che gli affidiamo.
>>
>> Su queste posizioni Walter Quattrociocchi sta conducendo da tempo
>> una campagna di critica a tutto spiano, che purtroppo non accetta
>> confronti: o sei d’accordo con lui o vieni bollato come “dotto
>> ignorante” in pubblico (come accenna Guido Vetere). Eppure le mie
>> posizioni hanno avuto il sostegno anche di Yoshua Bengio.
>>
>> Si tratta quindi di una battaglia di retroguardia, che incita
>> contro qualcosa che è ben diverso da come lo si rappresenta.
>>
>> Quindi non firmerò questa petizione.
>>
>> — Beppe
>>
>>> On 7 May 2026, at 09:05, nexa-request(a)server-nexa.polito.it wrote:
>>>
>>> From: Guido Vetere <vetere.guido(a)gmail.com>
>>> Subject: [nexa] Re: Una visione realistica dell’Intelligenza
>>> Artificiale - Lettera aperta alla società
>>> To: Juan Carlos De Martin <demartin(a)polito.it>, "J.C. DE MARTIN"
>>> <juancarlos.demartin(a)polito.it>
>>> Cc: Nexa <nexa(a)server-nexa.polito.it>
>>> Message-ID: <FC0A4619-AADC-48A7-9B1B-DD6D053720BE(a)gmail.com>
>>> Content-Type: multipart/alternative;
>>> boundary="Apple-Mail=_8C50A1EB-3894-460E-B636-1DBBFE8FF2B2"
>>>
>>> “Quando sembrano ragionare, combinano schemi appresi dai dati.
>>> Quando sembrano sapere qualcosa, producono l’output
>>> statisticamente più coerente con il contesto, senza avere
>>> accesso diretto al mondo o a meccanismi autonomi di verifica.”
>>>
>>> Tuttavia bisogna prendere in considerazione il fatto che i
>>> sistemi generativi attuali non sono più semplici (si fa per
>>> dire) “predittori del prossimo token”. La differenza tra Claude,
>>> ChatGPT, Gemini, etc. ormai non è più tanto nel modello di base,
>>> quanto nell’harness, cioè nella orchestrazione di runtime fatta
>>> di cicli interni, uso di tool, valutazione del contesto, etc. I
>>> sistemi generativi sono diventati ensemble di agenti, come
>>> spiegava Anthropic già nel 2024
>>> (https://www.anthropic.com/engineering/building-effective-agents)
>>> – il che spiega anche come mai Claude abbia preso il sopravvento.
>>> Se questo è vero, bisogna tornare su quell’”accesso diretto al
>>> mondo” e quei “meccanismi autonomi di verifica”, per valutare
>>> come e quanto siano fattori differenziali. Sappiamo che la terra
>>> non è piatta perché l’abbiamo visto? O ci siamo messi a fare
>>> esperimenti? Non si può essere “realisti” al punto da ignorare
>>> che la nostra conoscenza è un fatto sociale che passa per la
>>> testualità, non bisogna aver letto Gadamer e Ricoeur.
>>>
>>> Detto questo, ma fa piacere che l’appello (che ovviamente non
>>> firmerò) sia promosso da Enrico Nardelli, con cui spero che – al
>>> contrario di Quattrociocchi – si possa fare una discussione seria.
>>>
>>> Guido
>>>
>>>
>>>> Il giorno 7 mag 2026, alle ore 07:52, J.C. DE MARTIN via nexa
>>>> <nexa(a)server-nexa.polito.it> ha scritto:
>>>>
>>>> Vi segnalo questa lettera
>>>> aperta:https://www.petizioni.com/visione_realistica_intelligenza_artificiale
>>>>
>>>> Uno dei promotori è l'amico Enrico Nardelli, ben noto a chi
>>>> frequenta questa lista.
>>>>
>>>> JC
>>>>
>>>
>>
>
--
-- EN
https://www.hoepli.it/libro/la-rivoluzione-informatica/9788896069516.html
======================================================
Prof. Enrico Nardelli
Past President di "Informatics Europe"
Direttore del Laboratorio Nazionale "Informatica e Scuola" del CINI
Dipartimento di Matematica - Università di Roma "Tor Vergata"
Via della Ricerca Scientifica snc - 00133 Roma
home page: https://www.mat.uniroma2.it/~nardelli
blog: https://link-and-think.blogspot.it/
tel: +39 06 7259.4204 fax: +39 06 7259.4699
mobile: +39 335 590.2331 e-mail: nardelli(a)mat.uniroma2.it
online meeting: https://blue.meet.garr.it/b/enr-y7f-t0q-ont
======================================================
--
May 7, 2026
Re: Una visione realistica dell’Intelligenza Artificiale - Lettera aperta alla società
by Giacomo Tesio
Ciao Giuseppe,
On Thu, 7 May 2026 14:04:24 +0000 Giuseppe Attardi wrote:
> Ci sono numerosi casi di risultati che non sono ottenibili
> “riorganizzando informazioni già presenti nei dati”.
Puoi condividere un paio di esempi riproducibili?
Giusto per non limitarsi ad aneddoti commerciali.
Giacomo
May 7, 2026
Re: Una visione realistica dell’Intelligenza Artificiale - Lettera aperta alla società
by Giuseppe Attardi
Non ho criticato la petizione perché nega la necessità di un CERN for AI, ma perché parte da premesse discutibili e indica una direzione sbagliata.
Forse è sfuggito a molti che ha un’impostazione inaccettabile, perché chiede a tutti (la società) di impegnarsi a sostenere e diffondere una certa interpretazione della tecnologia, quella espressa nelle premesse:
“Spiegare con precisione che cosa queste tecnologie sono davvero, e che cosa non sono”
ossia che ad esempio "Sono molto potenti nel riorganizzare le informazioni già presenti nei dati, ma non costruiscono modelli del mondo nel senso in cui lo fanno gli esseri umani."
Ci sono numerosi casi di risultati che non sono ottenibili “riorganizzando informazioni già presenti nei dati”. E quanto ai “modelli del mondo in senso umano” siamo nella metafisica: la fisica e la chimica sono descritte dai testi scientifici e le esperienze umane dalla letteratura. L’ampia letteratura di cui si alimentano i modelli fornisce una base sufficientemente ricca per consentire all'IA per comprendere la struttura del mondo, senza addentrarci nei modelli multimodali che incorporano segnali visivi o uditivi. I modelli JEPA di Yann LeCun già affrontano la questione direttamente.
Ma non voglio addentrarmi qui nel confronto tecnico su opinioni: conta solo segnalare che ci sono opinioni diverse su "che cosa sono davvero questi sistemi, e a che punto siamo realmente”.
Siccome la scienza deve essere libera e autonoma, non si può pretendere di imporre a tutti la propria visione.
Quelle espresse nelle premesse sono opinioni degli estensori della petizione, che hanno il diritto di esprimerle ma non possono pretendere che l’intera comunità le sottoscriva o che addirittura si impegni a propagandarle.
Come dicevo, si può essere d’accordo che serva formazione, ma questa non può prescindere dallo studio di una disciplina che è in rapida evoluzione.
Quindi è importante impegnarsi nella ricerca anziché nelle critiche a risultati di altri, già in parte superati.
— Beppe
On 7 May 2026, at 13:05, Andrea Bolioli <andrea.bolioli(a)gmail.com> wrote:
Secondo me, se uno firma la lettera aperta alla società, non implica che sia contrario a creare un "CERN AI" .
Credo che molti di noi sarebbero contenti se fosse già stato creato un "CERN AI" quattro anni fa invece di piccoli e deboli gruppi e progettini.
La lettera non dice che non bisogna fare un "CERN AI", mi pare.
Non entro invece nel dibattito sulla comprensione umana, ho già difficoltà a comprendere me stesso ;-)
Credo che un obiettivo della lettera sia evitare che le persone non esperte di AI si innamorino dei sistemi GenAI o "rimbecilliscano" (c'è chi non riesce a fare quasi più nulla senza chiedere a GenAI), ecc.
Grazie per la ri-condivisione di CAIRNE .
AB
On Thu, May 7, 2026 at 11:45 AM Giuseppe Attardi via nexa <nexa(a)server-nexa.polito.it<mailto:nexa@server-nexa.polito.it>> wrote:
Sono alquanto perplesso sull’impostazione di questa petizione.
Se l’obiettivo è
“formare le persone a comprendere queste tecnologie”
"Invitiamo la comunità accademica dell’informatica a contribuire attivamente a questa opera di chiarimento e formazione. Spiegare con precisione che cosa queste tecnologie sono davvero, e che cosa non sono, è un’opera di alfabetizzazione che è parte integrante del nostro lavoro di ricercatori e docenti.”
mi pare non solo ovvio ma limitativo. È un dovere degli studiosi e degli accademici di studiare e formare ricercatori e persone.
Ma "formare persone a comprendere” è piuttosto limitativo. Ciò che dovrebbe fare la comunità scientifica nazionale (mi immagino a questa sia rivolta la petizione) sarebbe di impegnarsi nello sviluppare e padroneggiare le attuali e future tecnologie di AI, generativa e non.
La tecnologia del Deep Learning è in una fase evolutiva straordinaria, iniziata nel 2006 ed esplosa nel 2022, con "risultati tecnici impressionanti e inattesi” di cui la petizione stessa prende atto.
Purtroppo la direzione della ricerca è attualmente dettata dagli ingenti investimenti in infrastrutture di calcolo e nella capacità di attrarre talenti di poche grandi aziende americane o cinesi: circa il 60% dei brevetti in AI è detenuto dalla Cina (https://www.wipo.int/pressroom/en/articles/2024/article_0009.html) il 40% dagli USA e 0,% dall’Europa. Il recente AI Index di Stanford (https://hai.stanford.edu/ai-index/2026-ai-index-report) indica che il livello raggiunto dai sistemi cinesi è ormai alla pari di quelli americani.
Ma ci sono strade di ricerca da esplorare diverse da quelle guidate da interessi commerciali, e su questo si dovrebbe investire in Europa.
Da tempo, con l’associazione CAIRNE (https://cairne.eu/cern-for-ai/) e di recente con l’appoggio del premio Nobel Giorgio Parisi, stiamo chiedendo la costituzione di un CERN for AI, un centro fisico (non le solite network che piacciono tanto ai funzionari europei, vedi RAISE https://www.coe-raise.eu/) dove concentrare gli investimenti e i ricercatori in AI, dotandoli della necessaria libertà di ricerca, per battere anche strade inesplorate.
Già adesso la ricerca sugli LLM è avanzata ben oltre modelli in grado di "stimare quale parola è più probabile in una frase”, come riporta Guido Vetere.
Ci sono novità che riguardano gli aspetti di memorizzazione e di ragionamento, attraverso modelli ricorsivi che esaminano o controllano i propri processi. Non sappiamo dove queste ricerche porteranno, ma bisogna essere coinvolti e padroneggiare la tecnologia se la si vuole controllare o orientare.
Nella petizione invece si dà un'interpretazione del funzionamento di certi modelli, cadendo in luoghi comuni, del tipo "non equivalgono a comprensione nel senso umano del termine”, "non significa che capiscano ciò che stanno dicendo”, "non costruiscono modelli del mondo nel senso in cui lo fanno gli esseri umani". Non vale la pena controbattere a tali affermazioni per due motivi:
1. Non sappiamo cosa sia la “comprensione nel senso umano”, quindi affermare che un sistema NON ha qualcosa di indefinibile non ha molto senso
2. È comunque irrilevante porsi la domanda se “comprendono in senso umano”. È sicuro che operano in modo diverso dal nostro cervello, ma ciò non è necessariamente un difetto: conta se sono in grado di svolgere i compiti che gli affidiamo.
Su queste posizioni Walter Quattrociocchi sta conducendo da tempo una campagna di critica a tutto spiano, che purtroppo non accetta confronti: o sei d’accordo con lui o vieni bollato come “dotto ignorante” in pubblico (come accenna Guido Vetere). Eppure le mie posizioni hanno avuto il sostegno anche di Yoshua Bengio.
Si tratta quindi di una battaglia di retroguardia, che incita contro qualcosa che è ben diverso da come lo si rappresenta.
Quindi non firmerò questa petizione.
— Beppe
On 7 May 2026, at 09:05, nexa-request(a)server-nexa.polito.it<mailto:nexa-request@server-nexa.polito.it> wrote:
From: Guido Vetere <vetere.guido(a)gmail.com<mailto:vetere.guido@gmail.com>>
Subject: [nexa] Re: Una visione realistica dell’Intelligenza
Artificiale - Lettera aperta alla società
To: Juan Carlos De Martin <demartin(a)polito.it<mailto:demartin@polito.it>>, "J.C. DE MARTIN"
<juancarlos.demartin(a)polito.it<mailto:juancarlos.demartin@polito.it>>
Cc: Nexa <nexa(a)server-nexa.polito.it<mailto:nexa@server-nexa.polito.it>>
Message-ID: <FC0A4619-AADC-48A7-9B1B-DD6D053720BE(a)gmail.com<mailto:FC0A4619-AADC-48A7-9B1B-DD6D053720BE@gmail.com>>
Content-Type: multipart/alternative;
boundary="Apple-Mail=_8C50A1EB-3894-460E-B636-1DBBFE8FF2B2"
“Quando sembrano ragionare, combinano schemi appresi dai dati. Quando sembrano sapere qualcosa, producono l’output statisticamente più coerente con il contesto, senza avere accesso diretto al mondo o a meccanismi autonomi di verifica.”
Tuttavia bisogna prendere in considerazione il fatto che i sistemi generativi attuali non sono più semplici (si fa per dire) “predittori del prossimo token”. La differenza tra Claude, ChatGPT, Gemini, etc. ormai non è più tanto nel modello di base, quanto nell’harness, cioè nella orchestrazione di runtime fatta di cicli interni, uso di tool, valutazione del contesto, etc. I sistemi generativi sono diventati ensemble di agenti, come spiegava Anthropic già nel 2024 (https://www.anthropic.com/engineering/building-effective-agents) – il che spiega anche come mai Claude abbia preso il sopravvento.
Se questo è vero, bisogna tornare su quell’”accesso diretto al mondo” e quei “meccanismi autonomi di verifica”, per valutare come e quanto siano fattori differenziali. Sappiamo che la terra non è piatta perché l’abbiamo visto? O ci siamo messi a fare esperimenti? Non si può essere “realisti” al punto da ignorare che la nostra conoscenza è un fatto sociale che passa per la testualità, non bisogna aver letto Gadamer e Ricoeur.
Detto questo, ma fa piacere che l’appello (che ovviamente non firmerò) sia promosso da Enrico Nardelli, con cui spero che – al contrario di Quattrociocchi – si possa fare una discussione seria.
Guido
Il giorno 7 mag 2026, alle ore 07:52, J.C. DE MARTIN via nexa <nexa(a)server-nexa.polito.it<mailto:nexa@server-nexa.polito.it>> ha scritto:
Vi segnalo questa lettera aperta: https://www.petizioni.com/visione_realistica_intelligenza_artificiale
Uno dei promotori è l'amico Enrico Nardelli, ben noto a chi frequenta questa lista.
JC
May 7, 2026
eventi su tecnologia e società a Milano - questo weekend
by B. J.
Un saluto a tutti,
mi hanno segnalato che da domani a domenica a Milano ci sono due belle rassegne di eventi con speaker importanti:
• NINA festival https://supporta.nina.watch/NINA/Festival/ (anche a Roma)
• Click! Hackeriamo il capitalismo https://www.arci.it/equa2026/
May 7, 2026
Re: Una visione realistica dell’Intelligenza Artificiale - Lettera aperta alla società
by Andrea Bolioli
Secondo me, se uno firma la lettera aperta alla società, non implica che
sia contrario a creare un "CERN AI" .
Credo che molti di noi sarebbero contenti se fosse già stato creato un
"CERN AI" quattro anni fa invece di piccoli e deboli gruppi e progettini.
La lettera non dice che non bisogna fare un "CERN AI", mi pare.
Non entro invece nel dibattito sulla comprensione umana, ho già difficoltà
a comprendere me stesso ;-)
Credo che un obiettivo della lettera sia evitare che le persone non esperte
di AI si innamorino dei sistemi GenAI o "rimbecilliscano" (c'è chi non
riesce a fare quasi più nulla senza chiedere a GenAI), ecc.
Grazie per la ri-condivisione di CAIRNE .
AB
On Thu, May 7, 2026 at 11:45 AM Giuseppe Attardi via nexa <
nexa(a)server-nexa.polito.it> wrote:
> Sono alquanto perplesso sull’impostazione di questa petizione.
>
> Se l’obiettivo è
>
> “formare le persone a comprendere queste tecnologie”
> "Invitiamo la comunità accademica dell’informatica a contribuire
> attivamente a questa opera di chiarimento e formazione. Spiegare con
> precisione che cosa queste tecnologie sono davvero, e che cosa non sono, è
> un’opera di alfabetizzazione che è parte integrante del nostro lavoro di
> ricercatori e docenti.”
>
> mi pare non solo ovvio ma limitativo. È un dovere degli studiosi e degli
> accademici di studiare e formare ricercatori e persone.
>
> Ma "formare persone a comprendere” è piuttosto limitativo. Ciò che
> dovrebbe fare la comunità scientifica nazionale (mi immagino a questa sia
> rivolta la petizione) sarebbe di impegnarsi nello sviluppare e
> padroneggiare le attuali e future tecnologie di AI, generativa e non.
> La tecnologia del Deep Learning è in una fase evolutiva straordinaria,
> iniziata nel 2006 ed esplosa nel 2022, con "risultati tecnici
> impressionanti e inattesi” di cui la petizione stessa prende atto.
> Purtroppo la direzione della ricerca è attualmente dettata dagli ingenti
> investimenti in infrastrutture di calcolo e nella capacità di attrarre
> talenti di poche grandi aziende americane o cinesi: circa il 60% dei
> brevetti in AI è detenuto dalla Cina (
> https://www.wipo.int/pressroom/en/articles/2024/article_0009.html) il
> 40% dagli USA e 0,% dall’Europa. Il recente AI Index di Stanford (
> https://hai.stanford.edu/ai-index/2026-ai-index-report) indica che il
> livello raggiunto dai sistemi cinesi è ormai alla pari di quelli americani.
> Ma ci sono strade di ricerca da esplorare diverse da quelle guidate da
> interessi commerciali, e su questo si dovrebbe investire in Europa.
> Da tempo, con l’associazione CAIRNE (https://cairne.eu/cern-for-ai/) e di
> recente con l’appoggio del premio Nobel Giorgio Parisi, stiamo chiedendo la
> costituzione di un CERN for AI, un centro fisico (non le solite network che
> piacciono tanto ai funzionari europei, vedi RAISE
> https://www.coe-raise.eu/) dove concentrare gli investimenti e i
> ricercatori in AI, dotandoli della necessaria libertà di ricerca, per
> battere anche strade inesplorate.
>
> Già adesso la ricerca sugli LLM è avanzata ben oltre modelli in grado di
> "stimare quale parola è più probabile in una frase”, come riporta Guido
> Vetere.
> Ci sono novità che riguardano gli aspetti di memorizzazione e di
> ragionamento, attraverso modelli ricorsivi che esaminano o controllano i
> propri processi. Non sappiamo dove queste ricerche porteranno, ma bisogna
> essere coinvolti e padroneggiare la tecnologia se la si vuole controllare o
> orientare.
>
> Nella petizione invece si dà un'interpretazione del funzionamento di certi
> modelli, cadendo in luoghi comuni, del tipo "non equivalgono a comprensione
> nel senso umano del termine”, "non significa che capiscano ciò che stanno
> dicendo”, "non costruiscono modelli del mondo nel senso in cui lo fanno gli
> esseri umani". Non vale la pena controbattere a tali affermazioni per due
> motivi:
> 1. Non sappiamo cosa sia la “comprensione nel senso umano”, quindi
> affermare che un sistema NON ha qualcosa di indefinibile non ha molto senso
> 2. È comunque irrilevante porsi la domanda se “comprendono in senso
> umano”. È sicuro che operano in modo diverso dal nostro cervello, ma ciò
> non è necessariamente un difetto: conta se sono in grado di svolgere i
> compiti che gli affidiamo.
>
> Su queste posizioni Walter Quattrociocchi sta conducendo da tempo una
> campagna di critica a tutto spiano, che purtroppo non accetta confronti: o
> sei d’accordo con lui o vieni bollato come “dotto ignorante” in pubblico
> (come accenna Guido Vetere). Eppure le mie posizioni hanno avuto il
> sostegno anche di Yoshua Bengio.
>
> Si tratta quindi di una battaglia di retroguardia, che incita contro
> qualcosa che è ben diverso da come lo si rappresenta.
>
> Quindi non firmerò questa petizione.
>
> — Beppe
>
> On 7 May 2026, at 09:05, nexa-request(a)server-nexa.polito.it wrote:
>
> From: Guido Vetere <vetere.guido(a)gmail.com>
> Subject: [nexa] Re: Una visione realistica dell’Intelligenza
> Artificiale - Lettera aperta alla società
> To: Juan Carlos De Martin <demartin(a)polito.it>, "J.C. DE MARTIN"
> <juancarlos.demartin(a)polito.it>
> Cc: Nexa <nexa(a)server-nexa.polito.it>
> Message-ID: <FC0A4619-AADC-48A7-9B1B-DD6D053720BE(a)gmail.com>
> Content-Type: multipart/alternative;
> boundary="Apple-Mail=_8C50A1EB-3894-460E-B636-1DBBFE8FF2B2"
>
> “Quando sembrano ragionare, combinano schemi appresi dai dati. Quando
> sembrano sapere qualcosa, producono l’output statisticamente più coerente
> con il contesto, senza avere accesso diretto al mondo o a meccanismi
> autonomi di verifica.”
>
> Tuttavia bisogna prendere in considerazione il fatto che i sistemi
> generativi attuali non sono più semplici (si fa per dire) “predittori del
> prossimo token”. La differenza tra Claude, ChatGPT, Gemini, etc. ormai non
> è più tanto nel modello di base, quanto nell’harness, cioè nella
> orchestrazione di runtime fatta di cicli interni, uso di tool, valutazione
> del contesto, etc. I sistemi generativi sono diventati ensemble di agenti,
> come spiegava Anthropic già nel 2024 (
> https://www.anthropic.com/engineering/building-effective-agents) – il che
> spiega anche come mai Claude abbia preso il sopravvento.
> Se questo è vero, bisogna tornare su quell’”accesso diretto al mondo” e
> quei “meccanismi autonomi di verifica”, per valutare come e quanto siano
> fattori differenziali. Sappiamo che la terra non è piatta perché l’abbiamo
> visto? O ci siamo messi a fare esperimenti? Non si può essere “realisti” al
> punto da ignorare che la nostra conoscenza è un fatto sociale che passa per
> la testualità, non bisogna aver letto Gadamer e Ricoeur.
>
> Detto questo, ma fa piacere che l’appello (che ovviamente non firmerò) sia
> promosso da Enrico Nardelli, con cui spero che – al contrario di
> Quattrociocchi – si possa fare una discussione seria.
>
> Guido
>
>
> Il giorno 7 mag 2026, alle ore 07:52, J.C. DE MARTIN via nexa <
> nexa(a)server-nexa.polito.it> ha scritto:
>
> Vi segnalo questa lettera aperta:
> https://www.petizioni.com/visione_realistica_intelligenza_artificiale
>
> Uno dei promotori è l'amico Enrico Nardelli, ben noto a chi frequenta
> questa lista.
>
> JC
>
>
>
>
May 7, 2026
Re: "Google Chrome silently installs a 4 GB AI model on your device without consent. At a billion-device scale the climate costs are insane."
by 380°
Buongiorno,
On 2026-05-07, J.C. DE MARTIN via nexa wrote:
> Articoli di questo tipo - novità o meno, "clickbait" o meno - sono, a
> mio avviso, utili alla stragrande maggioranza delle persone
certo che sono utili, utili per essere _smontati_
io ho il fondato ragiovevole dubbio che siano un malcelato tentativo di alcuni operatori dell'informaizone di rafforzare l'assuefazione alla "inevitabilità" del _malware_, con l'aggravante di (tentare di) /distrarre/ la maggioranza delle persone dal nocciolo della questione _(ri)dipingendolo_ come un problema di "insane climate cost" invece che "insane malware cost", cioè "insane proprietary software cost".
> (di cui molte sicuramente anche iscritte a questa lista, visto che ha
> questi 1.000 membri), e infatti li posto, ben sapendo che alcune
> persone in lista lo sanno già e/o troveranno limiti di vario tipo ;-)
io non ho mai pensato nemmeno per un microsecondo che articoli del genere non dovrebbero essere segnalati in questa lista, anzi grazie! (spesso dimentico di ringraziare)
> > P.S.: nessuna regola, direttiva, legge o costituzione sarà _pragmaticamente_ in grado di evitare che il software proprietario faccia queste cose; mai, mai, mai. (aka: dateci il codice sorgente o non ci possiamo fidare).
>
>
> Sono d'accordo sul software libero, ma non sono d'accordo con
> l'affermazione: il software è un prodotto
il software _binario_ è un prodotto e tra l'altro è un prodotto _estremamente_ sui generis [1] e questo determina ogni (mia) successiva analisi e ragionamento in merito a questioni tecniche e giuridiche che riguardano il software, come per esempio che la cosiddetta responsabilità da prodotto /potrebbe/ essere adattata anche per coprire la responsabilità da software binario, ma NON quello sorgente.
inoltre, ritengo che - quando si parla di software - le questioni tecniche (informatiche) _sono_ giuridiche, mentre ho il regionevole sospetto che a volte le quesioni giuridiche vengano analizzate e dibattute "astrattamente", /nonostante/ ci siano questioni tecniche ineludibili
[...]
> Determinati comportamenti potrebbero benissimo venir sanzionati così
> duramente da far passare la voglia a chiunque di provarci, persino
> alle "Big Tech".
è già stato fatto in passato, diverse volte, attraverso (talvolta clamorose) azioni "antitrust" di svariate nazioni occidentali: cosa non ha funzionato?!?
> Come al solito è una questione di volontà politica, ma, se ci fosse,
> si potrebbe, eccome.
sì certo: anche la volontà di fornire il codice sorgente del software binario distribuito è _politica_
anche la volontà di _pretendere_ che assieme a tutti i documenti per _omologare_ un veicolo (auto, moto, bus, aeroplano) venga fornito tutto il software sorgente che serve a farla funzionare è una volontà politica (basta che poi lo si controlli anche, quel software sorgente)
anche la volontà di obbligare ogni produttore di hardware a fornire la documentazione necessaria affinché _chiunque_ sia in grado di scrivere "driver" (moduli del kernel) per far funzionare tale hardware con _qualsiasi_ sistema operativo e _senza_ "firmware" proprietari è una volontà politica
...si potrebbe, eccome.
en passant, però, non dimentichiamoci che esistono anche volontà _geopolitiche_ (le famigerrime questioni di sicurezza nazionale di _Quelo_ [2]) che /obliterano/ boune e cattive volontà politiche "locali": ubi maior minor cessat.
un caro saluto, 380°
[1] so che Juan Carlos lo sa molto meglio di me
[2] sostanzialmente tutto lo scibile umano è una questione di sicurezza per Quelo
[...]
--
380° (lost in /traslation/)
«Welcome to the chaos of the times
If you go left and I go right
Pray we make it out alive
This is Karmageddon»
May 7, 2026
Re: Una visione realistica dell’Intelligenza Artificiale - Lettera aperta alla società
by Giuseppe Attardi
Sono alquanto perplesso sull’impostazione di questa petizione.
Se l’obiettivo è
“formare le persone a comprendere queste tecnologie”
"Invitiamo la comunità accademica dell’informatica a contribuire attivamente a questa opera di chiarimento e formazione. Spiegare con precisione che cosa queste tecnologie sono davvero, e che cosa non sono, è un’opera di alfabetizzazione che è parte integrante del nostro lavoro di ricercatori e docenti.”
mi pare non solo ovvio ma limitativo. È un dovere degli studiosi e degli accademici di studiare e formare ricercatori e persone.
Ma "formare persone a comprendere” è piuttosto limitativo. Ciò che dovrebbe fare la comunità scientifica nazionale (mi immagino a questa sia rivolta la petizione) sarebbe di impegnarsi nello sviluppare e padroneggiare le attuali e future tecnologie di AI, generativa e non.
La tecnologia del Deep Learning è in una fase evolutiva straordinaria, iniziata nel 2006 ed esplosa nel 2022, con "risultati tecnici impressionanti e inattesi” di cui la petizione stessa prende atto.
Purtroppo la direzione della ricerca è attualmente dettata dagli ingenti investimenti in infrastrutture di calcolo e nella capacità di attrarre talenti di poche grandi aziende americane o cinesi: circa il 60% dei brevetti in AI è detenuto dalla Cina (https://www.wipo.int/pressroom/en/articles/2024/article_0009.html) il 40% dagli USA e 0,% dall’Europa. Il recente AI Index di Stanford (https://hai.stanford.edu/ai-index/2026-ai-index-report) indica che il livello raggiunto dai sistemi cinesi è ormai alla pari di quelli americani.
Ma ci sono strade di ricerca da esplorare diverse da quelle guidate da interessi commerciali, e su questo si dovrebbe investire in Europa.
Da tempo, con l’associazione CAIRNE (https://cairne.eu/cern-for-ai/) e di recente con l’appoggio del premio Nobel Giorgio Parisi, stiamo chiedendo la costituzione di un CERN for AI, un centro fisico (non le solite network che piacciono tanto ai funzionari europei, vedi RAISE https://www.coe-raise.eu/) dove concentrare gli investimenti e i ricercatori in AI, dotandoli della necessaria libertà di ricerca, per battere anche strade inesplorate.
Già adesso la ricerca sugli LLM è avanzata ben oltre modelli in grado di "stimare quale parola è più probabile in una frase”, come riporta Guido Vetere.
Ci sono novità che riguardano gli aspetti di memorizzazione e di ragionamento, attraverso modelli ricorsivi che esaminano o controllano i propri processi. Non sappiamo dove queste ricerche porteranno, ma bisogna essere coinvolti e padroneggiare la tecnologia se la si vuole controllare o orientare.
Nella petizione invece si dà un'interpretazione del funzionamento di certi modelli, cadendo in luoghi comuni, del tipo "non equivalgono a comprensione nel senso umano del termine”, "non significa che capiscano ciò che stanno dicendo”, "non costruiscono modelli del mondo nel senso in cui lo fanno gli esseri umani". Non vale la pena controbattere a tali affermazioni per due motivi:
1. Non sappiamo cosa sia la “comprensione nel senso umano”, quindi affermare che un sistema NON ha qualcosa di indefinibile non ha molto senso
2. È comunque irrilevante porsi la domanda se “comprendono in senso umano”. È sicuro che operano in modo diverso dal nostro cervello, ma ciò non è necessariamente un difetto: conta se sono in grado di svolgere i compiti che gli affidiamo.
Su queste posizioni Walter Quattrociocchi sta conducendo da tempo una campagna di critica a tutto spiano, che purtroppo non accetta confronti: o sei d’accordo con lui o vieni bollato come “dotto ignorante” in pubblico (come accenna Guido Vetere). Eppure le mie posizioni hanno avuto il sostegno anche di Yoshua Bengio.
Si tratta quindi di una battaglia di retroguardia, che incita contro qualcosa che è ben diverso da come lo si rappresenta.
Quindi non firmerò questa petizione.
— Beppe
On 7 May 2026, at 09:05, nexa-request(a)server-nexa.polito.it wrote:
From: Guido Vetere <vetere.guido(a)gmail.com<mailto:vetere.guido@gmail.com>>
Subject: [nexa] Re: Una visione realistica dell’Intelligenza
Artificiale - Lettera aperta alla società
To: Juan Carlos De Martin <demartin(a)polito.it<mailto:demartin@polito.it>>, "J.C. DE MARTIN"
<juancarlos.demartin(a)polito.it<mailto:juancarlos.demartin@polito.it>>
Cc: Nexa <nexa(a)server-nexa.polito.it<mailto:nexa@server-nexa.polito.it>>
Message-ID: <FC0A4619-AADC-48A7-9B1B-DD6D053720BE(a)gmail.com<mailto:FC0A4619-AADC-48A7-9B1B-DD6D053720BE@gmail.com>>
Content-Type: multipart/alternative;
boundary="Apple-Mail=_8C50A1EB-3894-460E-B636-1DBBFE8FF2B2"
“Quando sembrano ragionare, combinano schemi appresi dai dati. Quando sembrano sapere qualcosa, producono l’output statisticamente più coerente con il contesto, senza avere accesso diretto al mondo o a meccanismi autonomi di verifica.”
Tuttavia bisogna prendere in considerazione il fatto che i sistemi generativi attuali non sono più semplici (si fa per dire) “predittori del prossimo token”. La differenza tra Claude, ChatGPT, Gemini, etc. ormai non è più tanto nel modello di base, quanto nell’harness, cioè nella orchestrazione di runtime fatta di cicli interni, uso di tool, valutazione del contesto, etc. I sistemi generativi sono diventati ensemble di agenti, come spiegava Anthropic già nel 2024 (https://www.anthropic.com/engineering/building-effective-agents) – il che spiega anche come mai Claude abbia preso il sopravvento.
Se questo è vero, bisogna tornare su quell’”accesso diretto al mondo” e quei “meccanismi autonomi di verifica”, per valutare come e quanto siano fattori differenziali. Sappiamo che la terra non è piatta perché l’abbiamo visto? O ci siamo messi a fare esperimenti? Non si può essere “realisti” al punto da ignorare che la nostra conoscenza è un fatto sociale che passa per la testualità, non bisogna aver letto Gadamer e Ricoeur.
Detto questo, ma fa piacere che l’appello (che ovviamente non firmerò) sia promosso da Enrico Nardelli, con cui spero che – al contrario di Quattrociocchi – si possa fare una discussione seria.
Guido
Il giorno 7 mag 2026, alle ore 07:52, J.C. DE MARTIN via nexa <nexa(a)server-nexa.polito.it<mailto:nexa@server-nexa.polito.it>> ha scritto:
Vi segnalo questa lettera aperta: https://www.petizioni.com/visione_realistica_intelligenza_artificiale
Uno dei promotori è l'amico Enrico Nardelli, ben noto a chi frequenta questa lista.
JC
May 7, 2026
Vespignani, "Intervistare Claude è pericoloso se le domande sono sbagliate"
by J.C. DE MARTIN
*Intervistare Claude è pericoloso se le domande sono sbagliate*/*
*
Chiedersi se l’Ai pensa come noi è fuorviante: non è un soggetto ma un
fenomeno da studiare/
Alessandro Vespignani
7 maggio 2026
Nei giorni scorsi è apparsa sul /Corriere della Sera/ *un’intervista di
Walter Veltroni a Claude, una delle piattaforme di intelligenza
artificiale più conosciute. *Le domande riguardavano cose del tipo
l'infanzia che Claude non ha avuto, il suo rapporto con Dio, la paura
della morte, il desiderio di vedere il mare. L'intervista, io direi il
pezzo, dato che non c'era nessuno da intervistare, ha suscitato reazioni
che vanno da chi ha apprezzato il garbo delle domande e delle risposte a
chi ha colto l'occasione per ridicolizzare Veltroni, rilanciando
l'etichetta dell'intervista a un pappagallo stocastico.
Vorrei provare a discuterne in un altro modo. Quell'intervista non è né
geniale né ridicola. È, prima di tutto, in ritardo. È un gioco che
chiunque abbia avuto accesso a un modello linguistico alcuni anni fa ha
provato a fare nei primi giorni: chiedergli se ha emozioni, se sogna, se
teme di morire. Era la fase dello stupore iniziale, ma erano i primi
giorni. *Pubblicare oggi sul principale quotidiano italiano
un'intervista costruita su quelle stesse domande è il sintomo di un
dibattito pubblico che spesso affronta l’AI ancora nella fase dello
stupore, anziché con gli strumenti culturali e scientifici necessari per
comprenderne l’impatto.*
[...]
continua qui:
https://www.lastampa.it/cultura/2026/05/07/news/intervistare_claude_e_peric…
May 7, 2026