nexa
By thread
nexa@server-nexa.polito.it
By month
Messages by month
- ----- 2026 -----
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2025 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2024 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2023 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2022 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2021 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2020 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2019 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2018 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2017 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2016 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2015 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2014 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2013 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2012 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2011 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2010 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2009 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
February 2018
- 42 participants
- 115 messages
notsp - BAS - Artificial intelligence and national security
by Diego Latella
Dear All,
You might be interested in
Artificial intelligence and national security <https://thebulletin.org/artificial-intelligence-and-national-security11521>
By G. C. Allen and T. Chan
<http://www.euronews.com/video/2018/02/16/ai-in-conflict-cyber-war-and-robot…>Bulletin of Atomic Scientists <https://thebulletin.org/journal>, Feb. 21, 2018,
suggested by F. Lenci, whom I thank for the notice.
Diego
PS: I’ve browsed the Ex. Sum. & Recom. of the report; I’haven’t read the full report yet, but, from
the Ex. Sum. & Recom it seems to me that, once again, the issue of AI (and ICT) dependability
as a general but fundamental feature of the specific technology at hand is not addressed, while the "advances in machine learning
and Articificial Intelligence (AI) [seem to be taken for granted as representing a] turning point in the
use of automation in warfare”. In addition, as far as I could see, no refernce to the ethical dimension of the introduction of
(lethal) autonomous weapons and, in general, AI tech in the battlefield is made.
Shouldn’t computer scientists, and in particular those expert in computer ethics, dependability, trustworthiness,
correctness, ecc. be more effective and active in this discussion?
Dott. Diego Latella - Senior Researcher CNR-ISTI, Via Moruzzi 1, 56124 Pisa, Italy (http:www.isti.cnr.it)
FM&&T Lab. (http://fmt.isti.cnr.it)
http://www.isti.cnr.it/People/D.Latella - ph: +390506212982, mob: +39 348 8283101, fax: +390506212040
===================
The quest for a war-free world has a basic purpose: survival. But if in the process we learn how to achieve it by love rather than by fear, by kindness rather than compulsion; if in the process we learn how to combine the essential with the enjoyable, the expedient with the benevolent, the practical with the beautiful, this will be an extra incentive to embark on this great task.
Above all, remember your humanity.
-- Sir Joseph Rotblat
Feb. 27, 2018
Re: [nexa] NYT: "Techs Ethical Dark Side: Harvard, Stanford and, Others Want to Address It" (Giacomo Tesio)
by Giacomo Tesio
Aggiungo una cosa su cui non sono stato forse sufficientemente chiaro.
La cultura hacker che il software libero incarna è definita dalla
curiosità.
Tale curiosità non è del tutto fine a se stessa, ma è solitamente lo
strumento di elevazione della umanita caratteristico dell'hacker.
Il richiamo alla cultura rinascimentale dovrebbe essere evidente.
E non è un caso che Leonardo da Vinci sia considerato una sorta di hacker
ante literam e rappresenti un idolo ed un modello per questa cultura.
In questa chiave interpretativa, la libertà e la condivisione rappresentano
gli strumenti preferenziali.
Semplicemente perché diffondere la conoscenza tecnico scientifica è il modo
migliore per permettere il suo accrescimento.
I vincoli posti dalle definizioni della FSF sono (o quantomeno dovrebbero
essere) funzionali a questo obbiettivo.
Ora una licenza documentativa che pone dei vincoli sul prezzo di
distribuzione, massimizza la diffusione della documentazione stessa?
A prima vista si potrebbe pensare di sì, ma bisogna ricordare che il mondo
non è tutto connesso in modo uniforme.
E se non sei connesso ad internet e necessiti di un manuale in forma
cartacea, ti potrebbe risultare complesso ottenerne una stampa a pagamento
se la licenza ne vieta espressamente la distribuzione a pagamento.
Dunque, parlando di documentazione, concordo con la FSF per quanto riguarda
le licenze CC-BY-NC.
Non perché penso che non sia legittimo voler controllare la diffusione
commerciale o guadagnare su una propria opera.
Ma perché, in un ottica di massimizzazione della diffusione della
conoscenza, queste licenze non funzionano in tutti i contesti.
Ora però prometto che la smetto. :-)
Giacomo
Il 26/Feb/2018 10:41 PM, "Giacomo Tesio" <giacomo(a)tesio.it> ha scritto:
> Salve. Grazie per questa interessantissimo intervento.
>
> Anzitutto mi corre l'obbligo di puntualizzare, a difesa dell'accademia
> tutta, che qualunque imprecisione nei miei interventi non va addebitata
> all'università (nemmeno per le poche nozioni che arrivano dai miei studi
> incompiuti di Scienze Politiche).
>
>
>
> Il 26/Feb/2018 07:12 PM, "karlessi" <karlessi(a)ippolita.net> ha scritto:
>
>
> Scrivemmo un libretto sull'argomento, nel 2005,
>
> *OPEN NON È FREE. Comunità digitali tra etica hacker e mercato globale*
> http://eleuthera.it/scheda_libro.php?idlib=186
>
> a parte alcune ingenuità, parti obsolete e passaggi inutilmente
> complicati, il messaggio complessivo mi pare ancora valido.
>
>
> Appena possibile lo leggerò. Ahimè non sarà presto... e mi dispiace.
>
>
> IMHO un problema trasversale è la sudditanza psicologica, o quantomeno
> culturale, nei confronti della cultura anglosassone. Una cultura per la
> quale, di solito, proprietà e mercato (nel senso di possibilità di
> profitto) sono prioritari rispetto a ogni altro punto di vista. Si veda
> la differenza, anch'essa quasi sempre dimenticata, tra copyright,
> anglosassone: un diritto patrimoniale; e diritto d'autore, continentale:
> un diritto morale. Non è un caso che si usino come sinonimi, quando non
> lo sono affatto: non da un punto di vista culturale, politico e filosofico.
>
>
> Direi anche legale!
>
> Io sono tristemente consapevole della sudditanza culturale di cui parli.
>
> Parte della responsabilità è, come spesso accade, politica (sto pensando
> alla Olivetti, che sarebbe potuta diventare una straordinaria potenza
> innovativa ma fu costretta ad inseguire un treno ormai passato).
>
> In parte è del nostro sistema economico e industriale: dopo ridicoli
> eccessi del passato, oggi lo stipendio medio di uno sviluppatore in Italia
> è circa la metà di uno con pari esperienza in Inghilterra, Francia e
> Germania e meno di un quarto di quello negli stati uniti.
>
> In parte però è anche dovuta ai meriti oggettivi della informatica
> statunitense, che per una ragione o per l'altra ha cambiato il mondo.
>
> Il mondo è stato a guardare, principalmente per ignoranza delle autorità.
>
> Ma la lingua dell'informatica è l'inglese e non per caso.
>
> D'altro canto questa sudditanza è una caratteristica piuttosto italiana:
> il termine sudditanza accostata a nomi come Wirth, Torvalds, Tanenbaum o
> Dijkstra non può che far sorridere.
>
> (Ci sarebbe sicuramente molto altro du cui riflettere, tocchi temi molto
> profondi e complessi... ed una analisi seria richiederebbe più di quanto
> posso offrire)
>
> [...]
>
> Nella pratica però chi si dichiara per l'open è spesso un ottimo
> compagno di strada e lavoro
>
>
> Certamente.
>
> E ad alcuni degli hacker più in gamba che conosco viene l'orticaria a
> parlare di etica del software...
>
> La realtà è sempre più ricca e complessa delle categorizzazioni che ne
> facciamo.
>
> Purtuttavia, senza categorie diventa difficile ragionare.
>
> [...]
>
> E poi, con buona pace di Stallman, anche sul concetto di "free" c'è
> parecchio che non quadra.
>
>
> Puoi elaborare?
>
> Io come puoi immaginare preferisco l'italiano, Software Libero.
>
> Ancora di più preferirei qualcosa tipo Hackers' Software, ad indicare che
> lo sviluppo è guidato anzitutto dalla curiosità e che libertà e
> condivisione sono logiche conseguenze.
>
> Ma Free Software è una buona approssimazione, ed è quella che la storia ha
> scelto.
>
>
> Di fatto, l'approccio "open" si sta prendendo
> tutto...
>
>
> Vero, da un lato perché sfrutta l'ambiguità, dall'altro perché è un
> efficace strumento commerciale.
>
> Ma in sé, non è peggiore del sistema capitalista in cui viene utilizzato.
>
> Per chiarezza di ragionamento è meglio non confondere la critica del
> capitalismo con l'etica hacker.
>
> Non si tratta qui di sudditanza culturale, ma di reale ortogonalità.
>
> Gli hacker sono pronti a mettere in discussione qualunque cosa, incluso
> naturalmente il capitalismo.
>
> Ma questo non significa, di per sé, che dispongano di alternative. Nè
> degli strumenti culturali per analizzarlo: l'onestà intellettuale aiuta, la
> curiosità aiuta... ma non si può sapere tutto.
>
> Inoltre è sciocco pensare che un hacker impronti *tutto* il proprio
> sistema normativo intorno alla sola curiosità.
>
> La curiosità caratterizza la sua attività come hacker ma sono persone
> complesse come le altre e sugli altri valori si possono confrontare e
> scontrare.
>
> Gli hacker condividono una visione politica, ma solo per quanto riguarda
> la diffusione della conoscenza e la ricerca di tale conoscenza.
>
> Sul resto discutono... e non sempre con la razionalità che adottano nei
> propri campi di competenza.
>
>
> "Licenze, copyright, copyleft", pp. 171-172
>
> "Un comodo ed esaustivo elenco di licenze, nella prospettiva del
> progetto GNU (Free Software Foundation), si trova all'indirizzo
> https://www.gnu.org/licenses/license-list.it.html
>
> ## La cultura «Free culture» è libera?
>
> La domanda è meno leziosa di quanto sembri. La pagina riassuntiva
> sponsorizzata dalla FSF riportata sopra indica che la licenza da noi
> scelta, una CC BY-NC-SA, non è considerata «Free culture» in quanto non
> consente lo sfruttamento commerciale automatico: «Questa licenza non si
> qualifica come libera, poiché sussistono restrizioni sul pagamento in
> denaro delle copie». Dal nostro punto di vista, questo significa che la
> licenza è più libera, non meno libera!
>
> Non sempre le copie dei nostri
> libri o di opere da essi derivate saranno pagate in denaro, a volte
> saranno regalate, copiate, diffuse con altri metodi e per altre ragioni,
> scambiate con altri libri, con altri beni. Sono oggetti che circolano in
> un tessuto di relazioni, non beni di consumo, non (solo) merci.
>
>
> Non saprei...
>
> La facoltà di vendere un software libero non è un obbligo.
>
> E la licenza CC BY-NC-SA viene spesso usata non per impedire ma per
> *controllare* lo sfruttamento commerciale di un opera.
>
> Inoltre lo sfruttamento economico del software libero ne può diffondere i
> valori.
>
> Ricordo in Brasile a Teofilo Otoni, un gruppo di ragazzi che vendeva,
> legittimamente, una distribuzione brasiliana di GNU/Linux.
>
> Attraverso questa attività intessevano relazioni economiche ma, come può
> immaginare chi conosca il Brasile, non solo economiche.
>
> Insomma... la realtà è complessa. :-)
>
>
> In questo come in molti altri casi le parole sono portatrici di
> un'intera visione del mondo. Dal punto di vista anglosassone, e
> statunitense in particolare, *Free culture* significa «cultura aperta al
> mercato». Siccome l'egemonia linguistica determina anche un'egemonia
> culturale, la FSF si può arrogare il diritto di stabilire cosa sia parte
> della cultura libera e cosa non lo sia.
>
>
> No. Direi che la FSF si limita al software.
>
> Solo un idiota pretenderebbe di definire quali contributi culturali siano
> cultura libera e quali no.
>
> La contraddizione è evidente!
>
> Siamo orgogliosi di non essere
> conformi a questa definizione.
>
>
> Posto che la definizione della FSF si limita al software... questa
> affermazione rimane comunque interessante.
>
> Chi siete? E cosa proponete?
>
> Quali software avete sviluppato?
>
> Che licenza avete utilizzato?
>
> Vogliamo poter inibire a persone non
> affini l'accumulo di profitto a partire dal nostro lavoro, ci sembra il
> minimo. La chiusura nei confronti di soggetti commerciali, o
> ideologicamente incompatibili è sintomo di maggiore libertà, siamo
> liberi di scegliere con chi condividere."
>
>
> E questo è perfettamente legittimo!
>
> Non delegittima però la definizione di Software Libero.
>
> Non amo la confusione, ma le differenze fini a se stesse non superano il
> rasoio di Occam.
>
> per noi, l'uso di una CC by-nc-sa non è l'optimum, ma, dovendo
> confrontarsi con il "libero mercato", serve egregiamente a proteggere da
> alcuni abusi in un contesto legale.
>
>
> Me ne compiaccio.
> Lo terrò presente per i miei prossimi manuali.
>
> Non mi è chiara però quale sia la tua obbiezione.
>
>
> Giacomo
>
>
>
Feb. 26, 2018
Re: [nexa] NYT: "Techs Ethical Dark Side: Harvard, Stanford and, Others Want to Address It" (Giacomo Tesio)
by Giacomo Tesio
Salve. Grazie per questa interessantissimo intervento.
Anzitutto mi corre l'obbligo di puntualizzare, a difesa dell'accademia
tutta, che qualunque imprecisione nei miei interventi non va addebitata
all'università (nemmeno per le poche nozioni che arrivano dai miei studi
incompiuti di Scienze Politiche).
Il 26/Feb/2018 07:12 PM, "karlessi" <karlessi(a)ippolita.net> ha scritto:
Scrivemmo un libretto sull'argomento, nel 2005,
*OPEN NON È FREE. Comunità digitali tra etica hacker e mercato globale*
http://eleuthera.it/scheda_libro.php?idlib=186
a parte alcune ingenuità, parti obsolete e passaggi inutilmente
complicati, il messaggio complessivo mi pare ancora valido.
Appena possibile lo leggerò. Ahimè non sarà presto... e mi dispiace.
IMHO un problema trasversale è la sudditanza psicologica, o quantomeno
culturale, nei confronti della cultura anglosassone. Una cultura per la
quale, di solito, proprietà e mercato (nel senso di possibilità di
profitto) sono prioritari rispetto a ogni altro punto di vista. Si veda
la differenza, anch'essa quasi sempre dimenticata, tra copyright,
anglosassone: un diritto patrimoniale; e diritto d'autore, continentale:
un diritto morale. Non è un caso che si usino come sinonimi, quando non
lo sono affatto: non da un punto di vista culturale, politico e filosofico.
Direi anche legale!
Io sono tristemente consapevole della sudditanza culturale di cui parli.
Parte della responsabilità è, come spesso accade, politica (sto pensando
alla Olivetti, che sarebbe potuta diventare una straordinaria potenza
innovativa ma fu costretta ad inseguire un treno ormai passato).
In parte è del nostro sistema economico e industriale: dopo ridicoli
eccessi del passato, oggi lo stipendio medio di uno sviluppatore in Italia
è circa la metà di uno con pari esperienza in Inghilterra, Francia e
Germania e meno di un quarto di quello negli stati uniti.
In parte però è anche dovuta ai meriti oggettivi della informatica
statunitense, che per una ragione o per l'altra ha cambiato il mondo.
Il mondo è stato a guardare, principalmente per ignoranza delle autorità.
Ma la lingua dell'informatica è l'inglese e non per caso.
D'altro canto questa sudditanza è una caratteristica piuttosto italiana: il
termine sudditanza accostata a nomi come Wirth, Torvalds, Tanenbaum o
Dijkstra non può che far sorridere.
(Ci sarebbe sicuramente molto altro du cui riflettere, tocchi temi molto
profondi e complessi... ed una analisi seria richiederebbe più di quanto
posso offrire)
[...]
Nella pratica però chi si dichiara per l'open è spesso un ottimo
compagno di strada e lavoro
Certamente.
E ad alcuni degli hacker più in gamba che conosco viene l'orticaria a
parlare di etica del software...
La realtà è sempre più ricca e complessa delle categorizzazioni che ne
facciamo.
Purtuttavia, senza categorie diventa difficile ragionare.
[...]
E poi, con buona pace di Stallman, anche sul concetto di "free" c'è
parecchio che non quadra.
Puoi elaborare?
Io come puoi immaginare preferisco l'italiano, Software Libero.
Ancora di più preferirei qualcosa tipo Hackers' Software, ad indicare che
lo sviluppo è guidato anzitutto dalla curiosità e che libertà e
condivisione sono logiche conseguenze.
Ma Free Software è una buona approssimazione, ed è quella che la storia ha
scelto.
Di fatto, l'approccio "open" si sta prendendo
tutto...
Vero, da un lato perché sfrutta l'ambiguità, dall'altro perché è un
efficace strumento commerciale.
Ma in sé, non è peggiore del sistema capitalista in cui viene utilizzato.
Per chiarezza di ragionamento è meglio non confondere la critica del
capitalismo con l'etica hacker.
Non si tratta qui di sudditanza culturale, ma di reale ortogonalità.
Gli hacker sono pronti a mettere in discussione qualunque cosa, incluso
naturalmente il capitalismo.
Ma questo non significa, di per sé, che dispongano di alternative. Nè degli
strumenti culturali per analizzarlo: l'onestà intellettuale aiuta, la
curiosità aiuta... ma non si può sapere tutto.
Inoltre è sciocco pensare che un hacker impronti *tutto* il proprio sistema
normativo intorno alla sola curiosità.
La curiosità caratterizza la sua attività come hacker ma sono persone
complesse come le altre e sugli altri valori si possono confrontare e
scontrare.
Gli hacker condividono una visione politica, ma solo per quanto riguarda la
diffusione della conoscenza e la ricerca di tale conoscenza.
Sul resto discutono... e non sempre con la razionalità che adottano nei
propri campi di competenza.
"Licenze, copyright, copyleft", pp. 171-172
"Un comodo ed esaustivo elenco di licenze, nella prospettiva del
progetto GNU (Free Software Foundation), si trova all'indirizzo
https://www.gnu.org/licenses/license-list.it.html
## La cultura «Free culture» è libera?
La domanda è meno leziosa di quanto sembri. La pagina riassuntiva
sponsorizzata dalla FSF riportata sopra indica che la licenza da noi
scelta, una CC BY-NC-SA, non è considerata «Free culture» in quanto non
consente lo sfruttamento commerciale automatico: «Questa licenza non si
qualifica come libera, poiché sussistono restrizioni sul pagamento in
denaro delle copie». Dal nostro punto di vista, questo significa che la
licenza è più libera, non meno libera!
Non sempre le copie dei nostri
libri o di opere da essi derivate saranno pagate in denaro, a volte
saranno regalate, copiate, diffuse con altri metodi e per altre ragioni,
scambiate con altri libri, con altri beni. Sono oggetti che circolano in
un tessuto di relazioni, non beni di consumo, non (solo) merci.
Non saprei...
La facoltà di vendere un software libero non è un obbligo.
E la licenza CC BY-NC-SA viene spesso usata non per impedire ma per
*controllare* lo sfruttamento commerciale di un opera.
Inoltre lo sfruttamento economico del software libero ne può diffondere i
valori.
Ricordo in Brasile a Teofilo Otoni, un gruppo di ragazzi che vendeva,
legittimamente, una distribuzione brasiliana di GNU/Linux.
Attraverso questa attività intessevano relazioni economiche ma, come può
immaginare chi conosca il Brasile, non solo economiche.
Insomma... la realtà è complessa. :-)
In questo come in molti altri casi le parole sono portatrici di
un'intera visione del mondo. Dal punto di vista anglosassone, e
statunitense in particolare, *Free culture* significa «cultura aperta al
mercato». Siccome l'egemonia linguistica determina anche un'egemonia
culturale, la FSF si può arrogare il diritto di stabilire cosa sia parte
della cultura libera e cosa non lo sia.
No. Direi che la FSF si limita al software.
Solo un idiota pretenderebbe di definire quali contributi culturali siano
cultura libera e quali no.
La contraddizione è evidente!
Siamo orgogliosi di non essere
conformi a questa definizione.
Posto che la definizione della FSF si limita al software... questa
affermazione rimane comunque interessante.
Chi siete? E cosa proponete?
Quali software avete sviluppato?
Che licenza avete utilizzato?
Vogliamo poter inibire a persone non
affini l'accumulo di profitto a partire dal nostro lavoro, ci sembra il
minimo. La chiusura nei confronti di soggetti commerciali, o
ideologicamente incompatibili è sintomo di maggiore libertà, siamo
liberi di scegliere con chi condividere."
E questo è perfettamente legittimo!
Non delegittima però la definizione di Software Libero.
Non amo la confusione, ma le differenze fini a se stesse non superano il
rasoio di Occam.
per noi, l'uso di una CC by-nc-sa non è l'optimum, ma, dovendo
confrontarsi con il "libero mercato", serve egregiamente a proteggere da
alcuni abusi in un contesto legale.
Me ne compiaccio.
Lo terrò presente per i miei prossimi manuali.
Non mi è chiara però quale sia la tua obbiezione.
Giacomo
Feb. 26, 2018
Re: [nexa] NYT: "Techs Ethical Dark Side: Harvard, Stanford and, Others Want to Address It" (Giacomo Tesio)
by karlessi
Buona sera,
sì, sull'etica hacker ci sarebbe parecchio da puntualizzare. Di certo
anche perché il termine è stato usato spesso da accademici senza
cogliere differenze fondamentali tra open e free: un caso noto è quello
di *L'etica hacker e lo spirito dell'informazione*, di Pekka Himanem. Si
tralasciano fondamentali differenze culturali, politiche e filosofiche.
Scrivemmo un libretto sull'argomento, nel 2005,
*OPEN NON È FREE. Comunità digitali tra etica hacker e mercato globale*
http://eleuthera.it/scheda_libro.php?idlib=186
a parte alcune ingenuità, parti obsolete e passaggi inutilmente
complicati, il messaggio complessivo mi pare ancora valido.
IMHO un problema trasversale è la sudditanza psicologica, o quantomeno
culturale, nei confronti della cultura anglosassone. Una cultura per la
quale, di solito, proprietà e mercato (nel senso di possibilità di
profitto) sono prioritari rispetto a ogni altro punto di vista. Si veda
la differenza, anch'essa quasi sempre dimenticata, tra copyright,
anglosassone: un diritto patrimoniale; e diritto d'autore, continentale:
un diritto morale. Non è un caso che si usino come sinonimi, quando non
lo sono affatto: non da un punto di vista culturale, politico e filosofico.
Quindi sì, tra open e free c'è senz'altro confusione, che è stata
all'inizio ben orchestrata anche da notori "hacker etici" sostenitori
dell'open source, d'altra parte politicamente libertariani (right
libertarians), culturalmente maschilisti, socialmente guerrafondai,
filosoficamente suprematisti. Ogni riferimento a Eric S. Raymond è
puramente voluto.
Nella pratica però chi si dichiara per l'open è spesso un ottimo
compagno di strada e lavoro rispetto ai parolai delle libertà (o
dell'ethical hacking!) che usano software close, a partire dalla roba
Apple. Insomma, c'è open e open; e c'è free e free.
E poi, con buona pace di Stallman, anche sul concetto di "free" c'è
parecchio che non quadra. Di fatto, l'approccio "open" si sta prendendo
tutto... Faccio un altro esempio, riportando un estratto dal nostro
ultimo libro, pensato per un pubblico non specialistico,
Ippolita, *Tecnologie del dominio. Lessico minimo di autodifesa
digitale*, Meltemi, Milano, 2017
dalla voce
"Licenze, copyright, copyleft", pp. 171-172
"Un comodo ed esaustivo elenco di licenze, nella prospettiva del
progetto GNU (Free Software Foundation), si trova all'indirizzo
https://www.gnu.org/licenses/license-list.it.html
## La cultura «Free culture» è libera?
La domanda è meno leziosa di quanto sembri. La pagina riassuntiva
sponsorizzata dalla FSF riportata sopra indica che la licenza da noi
scelta, una CC BY-NC-SA, non è considerata «Free culture» in quanto non
consente lo sfruttamento commerciale automatico: «Questa licenza non si
qualifica come libera, poiché sussistono restrizioni sul pagamento in
denaro delle copie». Dal nostro punto di vista, questo significa che la
licenza è più libera, non meno libera! Non sempre le copie dei nostri
libri o di opere da essi derivate saranno pagate in denaro, a volte
saranno regalate, copiate, diffuse con altri metodi e per altre ragioni,
scambiate con altri libri, con altri beni. Sono oggetti che circolano in
un tessuto di relazioni, non beni di consumo, non (solo) merci.
In questo come in molti altri casi le parole sono portatrici di
un'intera visione del mondo. Dal punto di vista anglosassone, e
statunitense in particolare, *Free culture* significa «cultura aperta al
mercato». Siccome l'egemonia linguistica determina anche un'egemonia
culturale, la FSF si può arrogare il diritto di stabilire cosa sia parte
della cultura libera e cosa non lo sia. Siamo orgogliosi di non essere
conformi a questa definizione. Vogliamo poter inibire a persone non
affini l'accumulo di profitto a partire dal nostro lavoro, ci sembra il
minimo. La chiusura nei confronti di soggetti commerciali, o
ideologicamente incompatibili è sintomo di maggiore libertà, siamo
liberi di scegliere con chi condividere."
per noi, l'uso di una CC by-nc-sa non è l'optimum, ma, dovendo
confrontarsi con il "libero mercato", serve egregiamente a proteggere da
alcuni abusi in un contesto legale.
buona serata
k.
> Date: Mon, 26 Feb 2018 12:01:33 +0100
> From: Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it>
> To: Nexa <nexa(a)server-nexa.polito.it>
> Subject: Re: [nexa] NYT: "Tech?s Ethical ?Dark Side?: Harvard,
> Stanford and Others Want to Address It"
> Message-ID:
> <CAHL7psGEz9cCeRm+aaMbWjs6R9Eg27GgKzm=UHh7k=2Q9ujXkw(a)mail.gmail.com>
> Content-Type: text/plain; charset="utf-8"
>
> Salve, scusate se riporto in auge questo thread senza aver ancora
> approfondito gli altri materiali universitari proposti.
>
>
> Tuttavia penso possa essere di interesse comune questa interessante analisi
> storica di Evgeny Morozov sulla marginalizzazione del software libero da
> parte della Silicon Valley: https://thebaffler.com/salvos/the-meme-hustler
>
> Questo documento si inserisce in un recente dibattito cui ho partecipato su
> twitter relativo agli aspetti etici del software libero (che sottendono i
> valori dell'etica hacker) e sulla sua differenza dal software open source
> (che invece è ortogonale all'etica).
>
> In tale dibattito, alcuni noti PR del Free Software europeo e il presidente
> dell'OSI sostengono che non vi sia differenza fra i due termini.
> Italo Vignali per esempio aveva sostenuto che Stallman stesso, sua
> conoscenza personale, fosse d'accordo sulla equivalenza culturale dei due
> movimenti.
>
> Alla mia richiesta di conferma, RMS mi ha girato questo link.
>
>
> L'articolo delinea di una interessante strategia culturale di assimilamento
> e marginalizzazione che si trova al lato opposto dello spettro rispetto
> alla più nota "divide et impera".
>
> Strategia brillante! Scommetterei che ha persino già un nome, ben noto agli
> storici.
>
> Permette infatti contemporaneamente:
> - di marginalizzare la etica hacker basata sulla libertà e sulla
> condivisione, entrambe finalizzate all'elevazione dell'umanità attraverso
> la ricerca e la sperimentazione
> - di elevare uno strumento di marketing come porta bandiera proprio di quei
> valori da cui l'open source si vuole affrancare, aumentandone l'efficacia
>
>
> La mia posizione a riguardo è che l'ambiguità sia ingannevole per i
> programmatori e per gli utenti, che finiscono per aspettarsi libertà che
> sono poi negate in concreto.
> (vi pregherei, per evitare di perdere tempo a discutere in astratto, di
> provare a compilare da zero Chromium prima di obbiettare)
>
>
> Non credo che i due movimenti debbano essere in competizione: nel 2018 non
> dobbiamo avere paura delle differenze, non sono mai le differenze a
> dividere, ma gli interessi di chi cerca di avvantaggiarsene.
>
> Ma *l'ambiguità non è mai la soluzione*.
>
> Per lavorare insieme, basta un po' di *onestà intellettuale*: *definizioni
> chiare e oneste differenze fra persone intelligenti arricchiscono sempre il
> dialogo e la collaborazione*.
>
>
>
> Giacomo
>
>
> Il 15 febbraio 2018 16:13, Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it> ha scritto:
>> Salve, l'idea è assolutamente nobile e da incoraggiare.
>> Cercherò (per quanto ed appena possibile) di dare un'occhiata approfondita
>> al materiale distribuito qui:
>> http://home.deib.polimi.it/schiaffo/CE/syllabus.html
>> Apprezzo moltissimo la distribuzione online di materiale didattico
>> universitario. E' un importante strumento di crescita e confronto con la
>> realtà per le università di tutto il mondo.
>>
>>
>> Dando una prima scorsa ho notato alcuni punti discutibili in queste slide:
>>
> http://home.deib.polimi.it/schiaffo/CE/digital%20intellectual%20property%20…
>>
>> Anzitutto, un vero e proprio errore si trova nella slide 23: le FAQ sui
>> CreativeCommons sconsigliano esplicitamente di utilizzare le licenze CC
> per
>> il software.
>> Le licenze CC infatti sono progettate per i contenuti. E se è vero che la
>> fino a qualche anno fa la SIAE trattava il codice sorgente come un opera
>> d'arte (da depositare in copia cartacea... mi ero informato!), vi posso
>> assicurare che spesso non causa emozioni, solo problemi intestinali. :-)
>>
>> Inoltre dalla slide 12 in poi, la parte relativa al FOSS (che come
> Stallmann
>> notava tempo fa andrebbe al massimo indicato come FLOSS) è piuttosto
>> confusa.
>>
>> Cita insieme Free Software e Open Source Software (insieme ai Creative
>> Commons, che come detto non sono applicabili al software), parla
>> propriamente del Free Software nella slide 13, ma tratta impropriamente
>> tutte e tre le categorie insieme nella slide 14.
>>
>> L'ultimo punto della slide 14 poi è proprio sbagliato. E lo dico sia come
>> programmatore di software proprietario che come sviluppatore di software
>> libero.
>> Da SCO, a Microsoft, a ExtJS, ai rubagalline che buttano software libero
> in
>> soluzioni rivedute come proprietarie... potrei elencare molteplici esempi
> in
>> cui aziende di software proprietario hanno causato danni enormi al
> software
>> libero, costituendo più di una minaccia!
>> E questo sia con azioni di marketing, sia con azioni legali, sia con atti
>> che sono... diciamo "ortogonali" all'etica.
>>
>>
>> Il trattamento dell'aspetto morale denota un certo distacco dalla pratica
>> dello sviluppo del software, in particolare nella descrizione dello
> scenario
>> 2, nelle slide 4-5.
>> Successivamente vi è una discreta ambiguità nei termini.
>> In particolare, leggendo dell'immoralità della copia di software in
>> violazione della licenza subito dopo la slide 18, intitolata "FOSS vs PS",
>> si sembra suggerire che il software libero sia propenso a tale immorale
>> violazione delle licenze.
>> Il che è palesemente falso, visto che lo stesso termine "Free Software" è
>> legato ad una licenza software, la GPL, la cui violazione attraverso la
>> copia dei sorgenti senza attribuzione e ridistribuzione è stata oggetto di
>> diverse cause.
>>
>> Sempre nella slide 18, chi suggerisce che "the courts will have to
> continue
>> to draw a delicate line between what should be ownable and what should not
>> be ownable" dovrebbe forse riflettere tale framework sia compatibile col
>> principio che "la legge è uguale per tutti".
>>
>>
>> Sarebbe poi utile far seguire una slide alle 21-22 (che stigmatizzano
>> giustaente lo scenario 1, di Carol che viola una licenza a pagamento) con
> un
>> esempio parallelo allo scenario 2:
>>
>> Supponi di avere un amico che soffre fortemente per il caldo e tu, per
>> altruismo, scavi una piscina interamente con i tuoi mezzi e le tue forze
> in
>> un tuo terreno.
>> La tua piscina è più bella, più sicura e più confortevole di quelle a
>> pagamento, ma visto che tu l'hai scavata per il tuo amico, decidi di
>> lasciare libero l'accesso.
>> Distribuisci anche istruzioni dettagliate, per permettere a chiunque lo
>> desideri di costruire la propria piscina nei propri terreni.
>> Ma, in onore del tuo amico che soffriva il caldo, poni il vincolo che
>> chiunque costruisca una piscina a partire dalle tue istruzioni sia
>> altrettanto altruista.
>> I proprietari delle piscine vicine ti fanno causa, o cercano di diffondere
>> terrore psicologico nei confronti delle piscine gratuite (o dei danni
>> all'economia globale che queste procurano, o dell'immoralità del costruire
>> una piscina non a pagamento), o "incentivano" la classe politica a vietare
>> il loro utilizzo.
>> Qualche furbone prova anche a costruire una piscina seguendo le tue
>> istruzioni, con qualche differenza di tinteggiatura, e a richiedere il
>> pagamento all'ingresso
>>
>> A questo punto la sezione potrebbe concludersi con la domanda:
>>
>> C'è qualche differenza morale fra attaccare il creatore della piscina
> libera
>> e attaccare il software libero?
>>
>>
>> La Pete's Software, infatti, ha sviluppato in proprio il software libero
> che
>> è "più efficiente" di quello della Bingo.
>>
>> Per questo parlavo di evidente distacco dalla pratica di sviluppo. Perché
> il
>> software, libero o meno, non si scrive da solo e non piove dal cielo.
>>
>> Se la Bingo è stata mandata fuori mercato da un software sviluppato più
>> rapidamente da una società con un budget inferiore, siamo di fronte a
>> semplice selezione naturale.
>>
>>
>> Spero che queste correzioni possano essere utili ai vostri studenti.
>>
>> Appena possibile (è un periodo piuttosto convulso) darò un occhiata al
> resto
>> del materiale.
>>
>>
>> A presto!
>>
>>
>> Giacomo
>>
>>
>>
>> 2018-02-15 8:43 GMT+01:00 Norberto Patrignani
>> <norberto.patrignani(a)polito.it>:
>>>
>>> Carissim*,
>>> nel nostro piccolo ... in Italia Polito (dal 2008) e Polimi (dal 2016) si
>>> sono gia' mossi...
>>>
>>>
> https://didattica.polito.it/pls/portal30/sviluppo.guide.visualizza?p_cod_in…
>>> http://home.deib.polimi.it/schiaffo/CE/syllabus.html
>>> un caro saluto
>>> Norberto
>>>
>>>
>>>
>>> Il 14/02/2018 09:10, J.C. DE MARTIN ha scritto:
>>>
>>>
>>> Tech?s Ethical ?Dark Side?: Harvard, Stanford and Others Want to Address
>>> It
>>>
>>> By NATASHA SINGER
>>>
>>> FEB. 12, 2018
>>>
>>> PALO ALTO, Calif. ? The medical profession has an ethic: First, do no
>>> harm.
>>>
>>> Silicon Valley has an ethos: Build it first and ask for forgiveness
> later.
>>>
>>> Now, in the wake of fake news and other troubles at tech companies,
>>> universities that helped produce some of Silicon Valley?s top
> technologists
>>> are hustling to bring a more medicine-like morality to computer science.
>>>
>>> This semester, Harvard University and the Massachusetts Institute of
>>> Technology are jointly offering a new course on the ethics and
> regulation of
>>> artificial intelligence. The University of Texas at Austin just
> introduced a
>>> course titled ?Ethical Foundations of Computer Science? ? with the idea
> of
>>> eventually requiring it for all computer science majors.
>>>
>>> [...]
>>>
>>> continua qui:
>>>
> https://www.nytimes.com/2018/02/12/business/computer-science-ethics-courses…
>>>
>>>
>>>
>>>
>>> _______________________________________________
>>> nexa mailing list
>>> nexa(a)server-nexa.polito.it
>>> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>>>
>>>
>>>
>>> _______________________________________________
>>> nexa mailing list
>>> nexa(a)server-nexa.polito.it
>>> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>>>
>>
>
Feb. 26, 2018
direttiva UE sul terrorismo 2017
by Vladimir Obretenov
Cari colleghi,
Sapete come posso trovare
contributi, pubblicazioni, pareri, eccetera sul tema della direttiva UE sul
terrorismo 2017.
Migliori saluti
Vladimir Obretenov
Feb. 26, 2018
Re: [nexa] 58° Nexa Lunch Seminar - 28 febbraio 2018
by Nexa Media
*REMINDER*:
vi ricordiamo che mercoledì 28 febbraio 2018, dalle ore 13 alle ore 14,
si svolgerà il 58° Nexa Lunch Seminar, con un incontro dal titolo:
*“Il futuro del settore postale alla luce dello sviluppo tecnologico e dei
nuovi bisogni degli utenti“.*
Ospite dell’incontro* Luigi Scorca *(Università Bocconi di Milano).
Ingresso libero, webcast live all'indirizzo:
http://nexa.polito.it/upcoming-events.
Maggiori informazioni sono disponibili all'indirizzo:
https://nexa.polito.it/lunch-58
Cordiali saluti,
Francesco
Il giorno 19 febbraio 2018 12:16, Nexa Media <media(a)nexa.polito.it> ha
scritto:
> Se non visualizzi correttamente questo messaggio clicca qui
> <http://nexa.polito.it/lunch-58>
> [image: NEXA]
>
> 58° Nexa Lunch Seminar
> Mercoledi 28 febbraio 2018, ore 13.00 - 14.00
>
> Politecnico di Torino
>
> http://nexa.polito.it/lunch-58
> Il futuro del settore postale alla luce dello sviluppo tecnologico e dei
> nuovi bisogni degli utenti
>
> Speaker
> Luigi Scorca (Università Bocconi di Milano)
>
> This event will be webcast live: http://nexa.polito.it/upcoming-events
> Lo sviluppo delle tecnologie ICT sta avendo un impatto in tutti i settori:
> attraverso le e-mail ed il commercio elettronico il mercato postale si sta
> trasformando, con la conseguenza di annoverare un calo degli invii non
> registrati e la contemporanea crescita dei pacchi. *I cambiamenti non
> includono soltanto la composizione degli invii, bensì la catena del valore
> per la produzione dei servizi*: oggi difatti è possibile usufruire di
> servizi innovativi; nuovi attori economici stanno entrando nel mercato
> postale (vedi le piattaforme di commercio elettronico); infine, attraverso
> applicativi internet-based, è possibile disaggregare la catena del valore
> in segmenti amorfi, con la nascita di operatori specializzati nella
> gestione di centri di consegna degli invii postali (come gli armadietti
> automatici).
>
> *Tali innovazioni sono necessarie poiché accompagnano i bisogni degli
> utenti, a loro volta rinnovati*: i risultati presentati all’interno di
> studi recenti, condotti dal Gruppo Europeo dei Regolatori Postali (ERGP),
> mostrano che, malgrado si registri una certa eterogeneità nelle
> osservazioni, gli utenti domandano sia flessibilità negli orari di consegna
> degli invii postali, in particolare dei pacchi, sia punti di consegna più
> facilmente accessibili.
> Il seminario presenterà come è cambiato il settore postale e* quali
> evoluzioni è possibile prevedere *per il futuro prossimo.
>
> *Ingresso libero - Saranno disponibili panini e bibite per coloro che si
> saranno registrati su http://lunch58.eventbrite.com
> <http://lunch58.eventbrite.com> entro il 26 febbraio.*
>
> BIOGRAFIE - e informazioni supplementari
>
> [image: [SCORCA]]
>
> *Luigi SCORCA* attualmente si occupa di mercato postale. Ha ottenuto una
> Laurea in Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Bari, un MA
> in Law and Economics (ELEA) presso il Collegio d’Europa di Bruges ed un
> Ph.D. in International Law and Economics presso l’Università Bocconi di
> Milano, con una tesi sugli incentivi per lo sviluppo delle reti a banda
> ultralarga (NGN). Ha svolto attività di ricerca presso il RUC -
> l’Università di Roskilde (Danimarca), presso l’Ufficio Studi dell’Istituto
> Commercio Estero (ICE) ed è stato consulente a Bruxelles per lo sviluppo di
> progetti di infrastrutturazione NGN.
>
> Letture consigliate e link utili:
>
> - * ERGP report on assessment of the possible changes of the USO scope
> in the light of market development and their impact on US sustainability
> <https://ec.europa.eu/docsroom/documents/27015>*.
> - * ERGP report on the core indicators for monitoring the european
> postal market
> <https://nexa.polito.it/nexacenterfiles/ERGP%20PL%20%2817%29%2036%20Report%2…>*
> .
> - C. Borsenberg, *The Sharing Economy and the Uberization Phenomenon:
> What Impacts on the Economy in General and for the Delivery Operators in
> Particular?
> <https://link.springer.com/chapter/10.1007/978-3-319-46046-8_12>*.
> - Visco Comandini, *The increasing competition between universal and
> non-universal services in E-commerce: the need for the European single
> market*, presented at the 24th Conference on Postal and Delivery
> Economics, May 18-21, 2016, Florence, Italy.
>
>
>
>
> Che cosa sono il Centro Nexa e i cicli di incontri “Mercoledì di Nexa” e
> “Nexa Lunch Seminar”
>
> Il Centro Nexa su Internet & Società del Politecnico di Torino
> (Dipartimento di Automatica e Informatica) è un centro di ricerca
> indipendente e interdisciplinare che studia Internet e il suo effetto sulla
> società. Maggiori informazioni all'indirizzo: http://nexa.polito.it/about.
>
> Durante i “*Mercoledì di Nexa*”, che si tengono *ogni 2° mercoledì del
> mese* alle *ore 18 in punto*, il Centro Nexa su Internet e Società apre
> le sue porte non solo agli esperti e a tutti coloro i quali lavorano con
> Internet, ma anche a semplici appassionati e cittadini. Il ciclo di
> incontri intende approfondire, con un linguaggio preciso ma divulgativo, i
> temi legati alla Rete: motori di ricerca, Creative Commons, social
> networks, open source/software libero, neutralità della rete, libertà di
> espressione, privacy, file sharing, big e open data, smart cities e molto
> altro.
>
> Al centro di quasi tutti gli incontri un ospite pronto a dialogare con i
> direttori del Centro Nexa, il Prof. Juan Carlos De Martin del Politecnico
> di Torino e il Prof. Marco Ricolfi dell'Università di Torino, nonché lo
> staff e i Fellows del Centro Nexa.
>
> Maggiori informazioni sui Mercoledì di Nexa, incluso un elenco di tutti i
> “Mercoledì” passati, sono disponibili all'indirizzo:
> http://nexa.polito.it/mercoledi.
>
> Si segnala inoltre che dal maggio 2012 *ogni 4° mercoledì* del mese *dalle
> ore 13 alle ore 14* il Centro Nexa organizza anche i "*Nexa Lunch Seminar*".
> Una lista di tutti i “Lunch Seminar” passati è disponibile all'indirizzo:
> http://nexa.polito.it/lunch-seminars.
>
> See our events calendar <http://nexa.polito.it/events> if you're curious
> about future luncheons, discussions, lectures, and conferences not listed
> in this email. Our events are free and open to the public, unless otherwise
> noted.
>
> Maggiori informazioni sui Mercoledì di Nexa e i Nexa Lunch Seminar, sono
> disponibili all'indirizzo: http://nexa.polito.it/events. Weekly Events
> Newsletter. Sign up <http://nexa.polito.it/mailing-lists> to receive this
> newsletter if this email was forwarded to you. To manage your subscription
> preferences, please click here
> <https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa>.
>
> Connect & get involved: Jobs, internships, and more
> <http://nexa.polito.it/get-involved>
>
>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
>
Feb. 26, 2018
Survey "Efficienza energetica e motivazione al risparmio”
by Francesco Ruggiero
Gentilissimi,
*Midori <http://it.midorisrl.eu/>* e il *Centro** Nexa* hanno aderito alla
settimana sull’efficienza energetica con *Ned, *un sistema di monitoraggio
dei consumi degli elettrodomestici rivolto a chi desidera capire come viene
usata l’energia in casa e come è possibile ridurre inutili sprechi.
Vi informo che è possibile contribuire partecipando a questa rapida
indagine dal titolo “*Efficienza energetica e motivazione al risparmio*”
per comprendere le motivazioni legate alle nostre abitudini di consumo
quotidiane e come promuovere un uso più consapevole dell’energia.
*https://it.surveymonkey.com/r/ned-nexa
<https://it.surveymonkey.com/r/ned-nexa>*
Midori è partner del Centro Nexa nel progetto di ricerca Power Aware
<https://nexa.polito.it/power-aware> – finanziato dal Siebel Energy
Institute – per la sensibilizzazione dei consumatori sui principali fattori
di consumo e sulla riduzione degli sprechi energetici.
Cordiali saluti,
Francesco
--
Francesco Ruggiero
Communication Manager
Nexa Center for Internet & Society
Politecnico di Torino - DAUIN
Corso Duca degli Abruzzi, 24 - 10129 Torino
web: http://nexa.polito.it
mail: francesco.ruggiero(a)polito.it
tel: 011 090 7219
Feb. 26, 2018
Re: [nexa] NYT: "Tech’s Ethical ‘Dark Side’: Harvard, Stanford and Others Want to Address It"
by Giacomo Tesio
Salve, scusate se riporto in auge questo thread senza aver ancora
approfondito gli altri materiali universitari proposti.
Tuttavia penso possa essere di interesse comune questa interessante analisi
storica di Evgeny Morozov sulla marginalizzazione del software libero da
parte della Silicon Valley: https://thebaffler.com/salvos/the-meme-hustler
Questo documento si inserisce in un recente dibattito cui ho partecipato su
twitter relativo agli aspetti etici del software libero (che sottendono i
valori dell'etica hacker) e sulla sua differenza dal software open source
(che invece è ortogonale all'etica).
In tale dibattito, alcuni noti PR del Free Software europeo e il presidente
dell'OSI sostengono che non vi sia differenza fra i due termini.
Italo Vignali per esempio aveva sostenuto che Stallman stesso, sua
conoscenza personale, fosse d'accordo sulla equivalenza culturale dei due
movimenti.
Alla mia richiesta di conferma, RMS mi ha girato questo link.
L'articolo delinea di una interessante strategia culturale di assimilamento
e marginalizzazione che si trova al lato opposto dello spettro rispetto
alla più nota "divide et impera".
Strategia brillante! Scommetterei che ha persino già un nome, ben noto agli
storici.
Permette infatti contemporaneamente:
- di marginalizzare la etica hacker basata sulla libertà e sulla
condivisione, entrambe finalizzate all'elevazione dell'umanità attraverso
la ricerca e la sperimentazione
- di elevare uno strumento di marketing come porta bandiera proprio di quei
valori da cui l'open source si vuole affrancare, aumentandone l'efficacia
La mia posizione a riguardo è che l'ambiguità sia ingannevole per i
programmatori e per gli utenti, che finiscono per aspettarsi libertà che
sono poi negate in concreto.
(vi pregherei, per evitare di perdere tempo a discutere in astratto, di
provare a compilare da zero Chromium prima di obbiettare)
Non credo che i due movimenti debbano essere in competizione: nel 2018 non
dobbiamo avere paura delle differenze, non sono mai le differenze a
dividere, ma gli interessi di chi cerca di avvantaggiarsene.
Ma *l'ambiguità non è mai la soluzione*.
Per lavorare insieme, basta un po' di *onestà intellettuale*: *definizioni
chiare e oneste differenze fra persone intelligenti arricchiscono sempre il
dialogo e la collaborazione*.
Giacomo
Il 15 febbraio 2018 16:13, Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it> ha scritto:
> Salve, l'idea è assolutamente nobile e da incoraggiare.
> Cercherò (per quanto ed appena possibile) di dare un'occhiata approfondita
> al materiale distribuito qui:
> http://home.deib.polimi.it/schiaffo/CE/syllabus.html
> Apprezzo moltissimo la distribuzione online di materiale didattico
> universitario. E' un importante strumento di crescita e confronto con la
> realtà per le università di tutto il mondo.
>
>
> Dando una prima scorsa ho notato alcuni punti discutibili in queste slide:
>
http://home.deib.polimi.it/schiaffo/CE/digital%20intellectual%20property%20…
>
> Anzitutto, un vero e proprio errore si trova nella slide 23: le FAQ sui
> CreativeCommons sconsigliano esplicitamente di utilizzare le licenze CC
per
> il software.
> Le licenze CC infatti sono progettate per i contenuti. E se è vero che la
> fino a qualche anno fa la SIAE trattava il codice sorgente come un opera
> d'arte (da depositare in copia cartacea... mi ero informato!), vi posso
> assicurare che spesso non causa emozioni, solo problemi intestinali. :-)
>
> Inoltre dalla slide 12 in poi, la parte relativa al FOSS (che come
Stallmann
> notava tempo fa andrebbe al massimo indicato come FLOSS) è piuttosto
> confusa.
>
> Cita insieme Free Software e Open Source Software (insieme ai Creative
> Commons, che come detto non sono applicabili al software), parla
> propriamente del Free Software nella slide 13, ma tratta impropriamente
> tutte e tre le categorie insieme nella slide 14.
>
> L'ultimo punto della slide 14 poi è proprio sbagliato. E lo dico sia come
> programmatore di software proprietario che come sviluppatore di software
> libero.
> Da SCO, a Microsoft, a ExtJS, ai rubagalline che buttano software libero
in
> soluzioni rivedute come proprietarie... potrei elencare molteplici esempi
in
> cui aziende di software proprietario hanno causato danni enormi al
software
> libero, costituendo più di una minaccia!
> E questo sia con azioni di marketing, sia con azioni legali, sia con atti
> che sono... diciamo "ortogonali" all'etica.
>
>
> Il trattamento dell'aspetto morale denota un certo distacco dalla pratica
> dello sviluppo del software, in particolare nella descrizione dello
scenario
> 2, nelle slide 4-5.
> Successivamente vi è una discreta ambiguità nei termini.
> In particolare, leggendo dell'immoralità della copia di software in
> violazione della licenza subito dopo la slide 18, intitolata "FOSS vs PS",
> si sembra suggerire che il software libero sia propenso a tale immorale
> violazione delle licenze.
> Il che è palesemente falso, visto che lo stesso termine "Free Software" è
> legato ad una licenza software, la GPL, la cui violazione attraverso la
> copia dei sorgenti senza attribuzione e ridistribuzione è stata oggetto di
> diverse cause.
>
> Sempre nella slide 18, chi suggerisce che "the courts will have to
continue
> to draw a delicate line between what should be ownable and what should not
> be ownable" dovrebbe forse riflettere tale framework sia compatibile col
> principio che "la legge è uguale per tutti".
>
>
> Sarebbe poi utile far seguire una slide alle 21-22 (che stigmatizzano
> giustaente lo scenario 1, di Carol che viola una licenza a pagamento) con
un
> esempio parallelo allo scenario 2:
>
> Supponi di avere un amico che soffre fortemente per il caldo e tu, per
> altruismo, scavi una piscina interamente con i tuoi mezzi e le tue forze
in
> un tuo terreno.
> La tua piscina è più bella, più sicura e più confortevole di quelle a
> pagamento, ma visto che tu l'hai scavata per il tuo amico, decidi di
> lasciare libero l'accesso.
> Distribuisci anche istruzioni dettagliate, per permettere a chiunque lo
> desideri di costruire la propria piscina nei propri terreni.
> Ma, in onore del tuo amico che soffriva il caldo, poni il vincolo che
> chiunque costruisca una piscina a partire dalle tue istruzioni sia
> altrettanto altruista.
> I proprietari delle piscine vicine ti fanno causa, o cercano di diffondere
> terrore psicologico nei confronti delle piscine gratuite (o dei danni
> all'economia globale che queste procurano, o dell'immoralità del costruire
> una piscina non a pagamento), o "incentivano" la classe politica a vietare
> il loro utilizzo.
> Qualche furbone prova anche a costruire una piscina seguendo le tue
> istruzioni, con qualche differenza di tinteggiatura, e a richiedere il
> pagamento all'ingresso
>
> A questo punto la sezione potrebbe concludersi con la domanda:
>
> C'è qualche differenza morale fra attaccare il creatore della piscina
libera
> e attaccare il software libero?
>
>
> La Pete's Software, infatti, ha sviluppato in proprio il software libero
che
> è "più efficiente" di quello della Bingo.
>
> Per questo parlavo di evidente distacco dalla pratica di sviluppo. Perché
il
> software, libero o meno, non si scrive da solo e non piove dal cielo.
>
> Se la Bingo è stata mandata fuori mercato da un software sviluppato più
> rapidamente da una società con un budget inferiore, siamo di fronte a
> semplice selezione naturale.
>
>
> Spero che queste correzioni possano essere utili ai vostri studenti.
>
> Appena possibile (è un periodo piuttosto convulso) darò un occhiata al
resto
> del materiale.
>
>
> A presto!
>
>
> Giacomo
>
>
>
> 2018-02-15 8:43 GMT+01:00 Norberto Patrignani
> <norberto.patrignani(a)polito.it>:
>>
>> Carissim*,
>> nel nostro piccolo ... in Italia Polito (dal 2008) e Polimi (dal 2016) si
>> sono gia' mossi...
>>
>>
https://didattica.polito.it/pls/portal30/sviluppo.guide.visualizza?p_cod_in…
>> http://home.deib.polimi.it/schiaffo/CE/syllabus.html
>> un caro saluto
>> Norberto
>>
>>
>>
>> Il 14/02/2018 09:10, J.C. DE MARTIN ha scritto:
>>
>>
>> Tech’s Ethical ‘Dark Side’: Harvard, Stanford and Others Want to Address
>> It
>>
>> By NATASHA SINGER
>>
>> FEB. 12, 2018
>>
>> PALO ALTO, Calif. — The medical profession has an ethic: First, do no
>> harm.
>>
>> Silicon Valley has an ethos: Build it first and ask for forgiveness
later.
>>
>> Now, in the wake of fake news and other troubles at tech companies,
>> universities that helped produce some of Silicon Valley’s top
technologists
>> are hustling to bring a more medicine-like morality to computer science.
>>
>> This semester, Harvard University and the Massachusetts Institute of
>> Technology are jointly offering a new course on the ethics and
regulation of
>> artificial intelligence. The University of Texas at Austin just
introduced a
>> course titled “Ethical Foundations of Computer Science” — with the idea
of
>> eventually requiring it for all computer science majors.
>>
>> [...]
>>
>> continua qui:
>>
https://www.nytimes.com/2018/02/12/business/computer-science-ethics-courses…
>>
>>
>>
>>
>> _______________________________________________
>> nexa mailing list
>> nexa(a)server-nexa.polito.it
>> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>>
>>
>>
>> _______________________________________________
>> nexa mailing list
>> nexa(a)server-nexa.polito.it
>> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>>
>
Feb. 26, 2018
Re: [nexa] Don’t worry about AI going bad – the minds behind it are the danger | John Naughton | Opinion | The Guardian
by Giacomo Tesio
Caspita!
Questo sarà esattamente il tema del mio intervento al convegno
dell'Università Milano Bicocca “MYTHS AND REALITY OF ARTIFICIAL
INTELLIGENCE” Thoretical issues and practical developments" il 2
Marzo.
La confusione o l'incompetenza delle autorità e' veramente pericolosa.
Per esempio qualche tempo fa leggevo prospettare lo scenario in cui le
assicurazioni automobilistiche non avrebbero piu' coperto gli
automobilisti che guidassero personalmente la propria auto, in quanto
l'intelligenza artificiale avrebbe guidato meglio.
E' piuttosto improbabile che questo avvenga.
Deve essere invece chiaro che le case automobilistiche saranno
responsabili, civilmente e penalmente, delle morti avvenute durante il
self drive.
Le case automobilistiche, ovvero la proprietà (e forse anche gli
azionisti), NON il software di simulazione statistica alla guida.
Giacomo
2018-02-25 9:21 GMT+01:00 Alberto Cammozzo <ac+nexa(a)zeromx.net>:
> <https://www.theguardian.com/commentisfree/2018/feb/25/artificial-intelligen…>
>
> [] , If one were a conspiracy theorist, one might ask if our obsession with
> a highly speculative future has been deliberately orchestrated to divert
> attention from the fact – pace Mr Gibson – that lower-level but exceedingly
> powerful AI is already here and playing an ever-expanding role in shaping
> our economies, societies and politics. This technology is a combination of
> machine learning and big data and it’s everywhere, controlled and deployed
> by a handful of powerful corporations, with occasional walk-on parts
> assigned to national security agencies.
>
> These corporations regard this version of “weak” AI as the biggest thing
> since sliced bread. The CEO of Google burbles about “AI everywhere” in his
> company’s offerings. Same goes for the other digital giants. In the face of
> this hype onslaught, it takes a certain amount of courage to stand up and
> ask awkward questions. If this stuff is so powerful, then surely we ought to
> be looking at how it is being used, asking whether it’s legal, ethical and
> good for society – and thinking about what will happen when it gets into the
> hands of people who are even worse than the folks who run the big tech
> corporations. Because it will.
>
> Fortunately there are scholars who have started to ask these awkward
> questions. There are, for example, the researchers who work at AI Now, a
> research institute at New York University focused on the social implications
> of AI. Their 2017 report makes interesting reading. Last week saw the
> publication of more in the same vein – a new critique of the technology by
> 26 experts from six major universities, plus a number of independent
> thinktanks and NGOs.
>
> Its title – The Malicious Use of Artificial Intelligence: Forecasting,
> Prevention and Mitigation – says it all. The report fills a serious gap in
> our thinking about this stuff. We’ve heard the hype, corporate and
> governmental, about the wonderful things AI can supposedly do and we’ve
> begun to pay attention to the unintentional downsides of legitimate
> applications of the technology.
> [ ]
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
Feb. 26, 2018
Re: [nexa] NYer Morozov: "The Planning Machine"
by Antonio Vetro'
Segnalo anche questo libro edito dal Mit Press molto ben fatto:
https://www.amazon.com/Cybernetic-Revolutionaries-Technology-Politics-Allen…
Un caro saluto
antonio
Il 24 feb 2018 8:22 AM, "de petra giulio" <giulio.depetra(a)gmail.com> ha
scritto:
Nel 1980 uscì un libro della CLUP (la cooperativa libraria del Politecnico
di Milano) che mi fa piacere ricordare, e che qualche fortunato può ancora
trovare in una libreria on-line dell'usato.
"IL PROGETTO CYBERSIN cibernetica per la democrazia di S.Beer - R.Espejo -
M. Grandi - H. Schwember. A cura di F. De Cindio e G. De Michelis"
Il il giorno ven 23 feb 2018 alle 14:42 Francesco Nachira <
francesco.nachira(a)skynet.be> ha scritto:
> Grazie,
> un brillante articolo che ci ricorda un progetto che creò tante speranze
> nel mondo ( come il governo di Allende ).
> Pochi anni dopo il Putsch del '73 il collettivo degli studenti di
> Informatica di Pisa - in gran parte studenti marxisti - studiarono
> attentamente il progetto e tutti avrebbero voluto ricreare le condizioni
> per realizzarlo, sognando di poter lavorare in tale progetto.
>
> Molti dei concetti sviluppati in Cybersyn contribuirono a creare il
> concetto di Ecosistema Digitale, pensato come al servizio di una
> economia distribuita per una produzione (con grande contributo dellle
> SME), come bene comune al servizio de bisogni dei cittadini (vedi ad
> esempio http://www.digital-ecosystems.org/book/pdf/0.3.pdf )
> Sappiamo tutti come il concettodi digital ecosystems è riemerso sotto
> altre spoglie.
>
> L'articolo fa notare, come oggi vi sarebbero le tecnologie e le
> competenze che renderebbero un progetto cybersin rivisitato
> realizzabile. Peccato che l'ideologia dominante sia la privatizzazione,
> mentre qualunque nazionalizzazione sia espressamente bandita. Pecchato
> che la raccolta di data e la pianificazione sia utilizzata da pochi
> oligopoli non europei, con ben altri obiettivi.
> Eppure - a mio parere - un progetto minimale, a partire da una rete di
> città europee e con la collaborazione dei cittadini potrebbe rinverdire
> le speranze di tecnologia al servizio del cittadino e per la sovranità
> tecnologica (della quale in Europa non si parla mai).
>
> Franz Nachira
>
> On 22/02/18 15:08, Alberto Cammozzo wrote:
> > Grazie Jaun Carlos,
> > fa piacere veder ricordato Stafford Beer.
> > E' sorprendente come proprio nell'era in cui viene massicciamente messa
> > in pratica, tanta teoria sistemica (cibernetica) elaborata dagli anni
> > '50 fino agli '80 venga così raramente citata.
> > Stafford Beer, Ashby, von Bertalanffy, von Foerster, Maturana, Ackoff,
> > Vickers, Pask, von Glaserfeld... E anche il nostro Ceccato. Spariti? A
> > stento Wiener.
> > Eppure quella stagione di riflessione multidisciplinare potrebbe
> > servirci oggi per comprendere dei processi che vengono o progettati o
> > subiti. Quasi mai governati.
> >
> > Per esempio, mi viene in mente la distinzione elaborata da Ackoff tra
> > sistemi state-maintaing, goal-seeking, purposive, purposeful,
> > ideal-seeking... non potrebbe aiutarci ad articolare una tassonomia dei
> > sistemi autonomi e agevolarne la regolazione?
> > [Ackoff 1971, - towards a system of systems concepts, management
> > Science, v17,11].
> >
> > Conoscere i fondamenti della cibernetica può aiutare a governarla e
> > -chissà- a maturare una cyberetica.
> >
> > Alberto
> >
> >
> > On 22/02/2018 07:44, J.C. DE MARTIN wrote:
> >> Storia abbastanza nota, ma l'articolo di EM è ottimo,
> >> soprattutto se non avete tempo di leggere il libro di Medina.
> >>
> >> jc
> >>
> >> *The Planning Machine*
> >> /Project Cybersyn and the origins of the Big Data nation.//
> >> /
> >> By Evgeny Morozov
> >>
> >> In June, 1972, Ángel Parra, Chile’s leading folksinger, wrote a song
> >> titled “Litany for a Computer and a Baby About to Be Born.” Computers
> >> are like children, he sang, and Chilean bureaucrats must not abandon
> >> them. The song was prompted by a visit to Santiago from a British
> >> consultant who, with his ample beard and burly physique, reminded
> >> Parra of Santa Claus—a Santa bearing a “hidden gift, cybernetics.”
> >>
> >> […]
> >>
> >> Continua qui:
> >> https://www.newyorker.com/magazine/2014/10/13/planning-machine
> >>
> >>
> >> _______________________________________________
> >> nexa mailing list
> >> nexa(a)server-nexa.polito.it
> >> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
> >
> > _______________________________________________
> > nexa mailing list
> > nexa(a)server-nexa.polito.it
> > https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
_______________________________________________
nexa mailing list
nexa(a)server-nexa.polito.it
https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Feb. 25, 2018