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Re: [nexa] I tecno-baroni vogliono rovesciare la democrazia, riformiamo i social
by Stefano Quintarelli
per acquisire i dati dall'universita' va fatto un FOIA da qualcuno che
ha interesse a sapere (ad esempio chi paga le rette ? questo lo sa un
avvocato)
On 05/02/25 15:03, Enrico Nardelli wrote:
> Mi permetto di suggerire di una linea di attacco.
>
> 1) Raccogliere informazioni precise sull'entità dei costi di queste
> licenze annuali alle big tech, per quante più università possibili, con
> l'aiuto di chi in lista riesce ad accedere a questi dati.
> 2) Ottenere i costi sostenuti dal Politecnico di Torino per gli stessi
> servizi.
> 3) Assumendo che 2) dimostri la convenienza economica fare
> un'interrogazione parlamentare
> 4) Non mi aspetto gran che da 3) ma forse la magistratura contabile
> potrebbe trovare interessanti le nostre osservazioni
>
> Sarebbe utile se si riuscisse a fare lo stesso anche per il settore
> della scuola. Potrebbe essere più difficile, ma ci sarà pure qualche
> scuola che usa software libero per le sue infrastrutture, per poter fare
> un confronto.
>
> Ciao, Enrico
>
> Il 24/01/2025 16:00, Giuseppe Attardi ha scritto:
>> Proprio così.
>>
>> Ma si continua a frignare, fare convegni, scrivere rapporti per
>> analizzare i fallimenti (tipo Draghi), disquisire su domande alla
>> Marzullo (tipo se sia meglio un social o un altro, se i social
>> cambiano noi o noi che cambiamo i social, se la tecnologia sia
>> neutrale o la neutralità ci rende complici).
>>
>> Ho provato per diversi anni a realizzare servizi in casa per le
>> università, come sanno Bregni e Verzulli: l’università di Pisa per
>> anni aveva il propio mail server fatto in casa, il GARR aveva un cloud
>> pubblico federato basato tutto su sw Open Source.
>> Ma quando cercavo il coinvolgimento sia di colleghi che dei dirigenti
>> universitari (con unica eccezione il Poli di Torino), la risposta è
>> sempre stata negativa: chi ce lo fa fare, se tanto i servizi ce li
>> danno gratis e sono fatti in modo professionale e intanto posso
>> licenziare i sistemisti.
>>
>> Poi i servizi hanno smesso di essere gratis: tre anni fa Google è
>> venuta a presentare il conto del servizio Google Workspace for
>> Education e Microsoft per i servizi tra cui Exchange per la posta.
>> L’università di Pisa paga centinaia di migliaia di euro l’anno a
>> entrambe e più o meno lo stesso fanno le altre 70 università.
>> Mettendo assieme tutte le spese, le università avrebbero potuto avere
>> servizi digitali comuni gestiti in proprio.
>>
>> Purtroppo la vera conclusione è che preferiamo essere schiavi di un
>> padrone che pensa a tutto lui, piuttosto che faticare per guadagnarci
>> la nostra libertà.
>>
>> — Beppe
>>
>>> On 24 Jan 2025, at 15:26, nexa-request(a)server-nexa.polito.it wrote:
>>>
>>> From: Guido Vetere <vetere.guido(a)gmail.com>
>>> To: abregni <abregni(a)iperv.it>
>>> Cc: Antonio <antonio(a)piumarossa.it>,nexa(a)server-nexa.polito.it
>>> Subject: Re: [nexa] I tecno-baroni vogliono rovesciare la democrazia,
>>> riformiamo i social
>>> Message-ID:
>>> <CAD3hHB4_MgtU4YtzqEjzP8KmpuQECQkkbF=j92-BEHF0DU3Xdw(a)mail.gmail.com>
>>> Content-Type: text/plain; charset="UTF-8"
>>>
>>> Se ho capito bene, le tre proposte di Sanchez sono :
>>> - Certificazione dell'identità (facile da aggirare)
>>> - Moderazione e factchecking (ha già fallito)
>>> - Responsabilità penale della piattaforma sui contenuti degli utenti
>>> (giuridicamente assurda)
>>>
>>> Ma davvero questo è tutto quello che la 'sinistra' europea riesce a
>>> elaborare?
>>> Il problema delle piattaforme sociali non è la qualità dei loro
>>> contenuti, ma il fatto che sono monopolizzate.
>>> L'Europa avrebbe dovuto favorire la nascita di social decentralizzati
>>> e interoperabili, finanziando infrastrutture e provider indipendenti,
>>> invece di organizzare simposi con i lobbisti yankee.
>>> E adesso tutti a frignare e a dire caxxate ai convegni.
>>>
>>> G.
>>>
>>>
>>>
>>> On Fri, 24 Jan 2025 at 14:26, abregni <abregni(a)iperv.it> wrote:
>>>>
>>>> Ciao.
>>>>
>>>> La soluzione -- come al solito, al di fuori della comune definizione del
>>>> problema (i social ci avrebbero fatto un baffo) -- ci sarebbe stata,
>>>> ...con un "cortocircuito epocale" fra tecnologia e democrazia:
>>>> http://www.ybnd.eu/docs/Mat_fibra.pdf
>>>>
>>>> Per 5 anni, dal 2008 al 2013, ho provato a far passare l'idea:
>>>> - Sui media, mi hanno dato uno spazietto su Report, ho avuto una bella
>>>> chiosa da parte della Gabanelli, e c'è stata una citazione sul Corriere
>>>> della Sera;
>>>> - Lato società, invece, ho trovato a) muri di gomma persino in ambito
>>>> universitario, e b) gente che o vedeva nell'idea la possibilità di un
>>>> tornaconto (e non era quello lo spirito), oppure nessuna voglia di
>>>> alzare il sedere dalla sedia per provare a cambiare in meglio il proprio
>>>> futuro (purtroppo, l'aveva già detto Tocqueville nel 1840 che sarebbe
>>>> finita così, ...la democrazia).
>>>>
>>>>
>>>>
>>>> Il 2025-01-24 12:58 Antonio ha scritto:
>>>>> All'inizio degli anni 2000 i social media hanno iniziato a prosperare
>>>>> con la promessa di unire le persone e rafforzare le nostre democrazie.
>>>>> Sulla base di questa promessa le istituzioni pubbliche, le aziende e il
>>>>> pubblico si sono uniti ai social media, che hanno permesso alle persone
>>>>> di interagire al di là delle distanze fisiche. Ma gli aspetti negativi
>>>>> sono ormai chiari, dice Sánchez, paragonandoli a "invasori nascosti nel
>>>>> corpo di un cavallo di Troia". Sánchez si è scagliato contro i tecno
>>>>> miliardari, affermando che si è verificata una concentrazione di
>>>>> ricchezza e potere nelle mani di pochi, "a scapito della nostra salute
>>>>> mentale e delle nostre democrazie".
>>>>>
>>>>> A.
>>>>>
>>>>> https://www.rainews.it/articoli/2025/01/davos-pedro-sanchez-i-
>>>>> tecno-miliardari-vogliono-rovesciare-la-democrazia-riformiamo-i-
>>>>> social-97dbc212-0601-40b0-8396-ac01a5f633b7.html
>>>>>
>>>>> https://www.youtube.com/watch?v=SCDD2pwe5O4
>>>
>>
> --
>
> -- EN
>
> https://www.hoepli.it/libro/la-rivoluzione-informatica/9788896069516.html
> ======================================================
> Prof. Enrico Nardelli
> Past President di "Informatics Europe"
> Direttore del Laboratorio Nazionale "Informatica e Scuola" del CINI
> Dipartimento di Matematica - Università di Roma "Tor Vergata"
> Via della Ricerca Scientifica snc - 00133 Roma
> home page: https://www.mat.uniroma2.it/~nardelli
> blog: https://link-and-think.blogspot.it/
> tel: +39 06 7259.4204 fax: +39 06 7259.4699
> mobile: +39 335 590.2331 e-mail: nardelli(a)mat.uniroma2.it
> online meeting: https://blue.meet.garr.it/b/enr-y7f-t0q-ont
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>
>
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You can reach me on Signal: @quinta.01 (no Whatsapp, no Telegram)
Feb. 5, 2025
Re: [nexa] Stop Worshiping the American Tech Giants, by Lina Khan
by Stefano Zacchiroli
On Wed, Feb 05, 2025 at 11:00:37AM +0000, Daniela Tafani wrote:
> Stop Worshiping the American Tech Giants, by Lina Khan - Feb. 4, 2025
> [...]
> <https://www.nytimes.com/2025/02/04/opinion/deepseek-ai-big-tech.html>
Tutto vero eh, però mi risulta difficilmente sopportabile come lettura,
in considerazione dei magrissimi risultati ottenuti dall'amministrazione
Biden sul fronte dell'antitrust contro le big tech. La stessa Khan ha
chiacchierato molto, e bene, una volta arrivata alla FTC, ma 4 anni dopo
i GAFAM sono ancora tutti li in ottima salute, senza che uno solo sia
stato spezzettato, alla faccia dell'unbundling di AT&T che lei stessa
cita in questo pezzo. Finirà che li spezzetterà Trump? Sarebbe
veramente il colmo (ma di certo non me ne lamenterei!).
ciao
--
Stefano Zacchiroli . zack(a)upsilon.cc . https://upsilon.cc/zack _. ^ ._
Full professor of Computer Science o o o \/|V|\/
Télécom Paris, Polytechnic Institute of Paris o o o </> <\>
Co-founder & CSO Software Heritage o o o o /\|^|/\
Mastodon: https://mastodon.xyz/@zacchiro '" V "'
Feb. 5, 2025
Re: [nexa] I tecno-baroni vogliono rovesciare la democrazia, riformiamo i social
by Giacomo Tesio
Ce ne sono diverse in effetti.
Le prime che mi vengono in mente sono le scuole che usano FUSS, a Bolzano.
<https://fuss.bz.it/>
Che sia economicamente vantaggioso evitare Microsoft e Google è noto da anni.
<https://fuss.bz.it/post/2023-03-28_incontro-dirigenti-emilia-romagna/>
Giacomo
Il 5 Febbraio 2025 14:03:59 UTC, Enrico Nardelli <nardelli(a)mat.uniroma2.it> ha scritto:
> Mi permetto di suggerire di una linea di attacco.
>
> 1) Raccogliere informazioni precise sull'entità dei costi di queste licenze annuali alle big tech, per quante più università possibili, con l'aiuto di chi in lista riesce ad accedere a questi dati.
> 2) Ottenere i costi sostenuti dal Politecnico di Torino per gli stessi servizi.
> 3) Assumendo che 2) dimostri la convenienza economica fare un'interrogazione parlamentare
> 4) Non mi aspetto gran che da 3) ma forse la magistratura contabile potrebbe trovare interessanti le nostre osservazioni
>
> Sarebbe utile se si riuscisse a fare lo stesso anche per il settore della scuola. Potrebbe essere più difficile, ma ci sarà pure qualche scuola che usa software libero per le sue infrastrutture, per poter fare un confronto.
>
> Ciao, Enrico
>
> Il 24/01/2025 16:00, Giuseppe Attardi ha scritto:
> > Proprio così.
> >
> > Ma si continua a frignare, fare convegni, scrivere rapporti per analizzare i fallimenti (tipo Draghi), disquisire su domande alla Marzullo (tipo se sia meglio un social o un altro, se i social cambiano noi o noi che cambiamo i social, se la tecnologia sia neutrale o la neutralità ci rende complici).
> >
> > Ho provato per diversi anni a realizzare servizi in casa per le università, come sanno Bregni e Verzulli: l’università di Pisa per anni aveva il propio mail server fatto in casa, il GARR aveva un cloud pubblico federato basato tutto su sw Open Source.
> > Ma quando cercavo il coinvolgimento sia di colleghi che dei dirigenti universitari (con unica eccezione il Poli di Torino), la risposta è sempre stata negativa: chi ce lo fa fare, se tanto i servizi ce li danno gratis e sono fatti in modo professionale e intanto posso licenziare i sistemisti.
> >
> > Poi i servizi hanno smesso di essere gratis: tre anni fa Google è venuta a presentare il conto del servizio Google Workspace for Education e Microsoft per i servizi tra cui Exchange per la posta. L’università di Pisa paga centinaia di migliaia di euro l’anno a entrambe e più o meno lo stesso fanno le altre 70 università.
> > Mettendo assieme tutte le spese, le università avrebbero potuto avere servizi digitali comuni gestiti in proprio.
> >
> > Purtroppo la vera conclusione è che preferiamo essere schiavi di un padrone che pensa a tutto lui, piuttosto che faticare per guadagnarci la nostra libertà.
> >
> > — Beppe
> >
> >> On 24 Jan 2025, at 15:26, nexa-request(a)server-nexa.polito.it wrote:
> >>
> >> From: Guido Vetere <vetere.guido(a)gmail.com>
> >> To: abregni <abregni(a)iperv.it>
> >> Cc: Antonio <antonio(a)piumarossa.it>,nexa(a)server-nexa.polito.it
> >> Subject: Re: [nexa] I tecno-baroni vogliono rovesciare la democrazia,
> >> riformiamo i social
> >> Message-ID:
> >> <CAD3hHB4_MgtU4YtzqEjzP8KmpuQECQkkbF=j92-BEHF0DU3Xdw(a)mail.gmail.com>
> >> Content-Type: text/plain; charset="UTF-8"
> >>
> >> Se ho capito bene, le tre proposte di Sanchez sono :
> >> - Certificazione dell'identità (facile da aggirare)
> >> - Moderazione e factchecking (ha già fallito)
> >> - Responsabilità penale della piattaforma sui contenuti degli utenti
> >> (giuridicamente assurda)
> >>
> >> Ma davvero questo è tutto quello che la 'sinistra' europea riesce a elaborare?
> >> Il problema delle piattaforme sociali non è la qualità dei loro
> >> contenuti, ma il fatto che sono monopolizzate.
> >> L'Europa avrebbe dovuto favorire la nascita di social decentralizzati
> >> e interoperabili, finanziando infrastrutture e provider indipendenti,
> >> invece di organizzare simposi con i lobbisti yankee.
> >> E adesso tutti a frignare e a dire caxxate ai convegni.
> >>
> >> G.
> >>
> >>
> >>
> >> On Fri, 24 Jan 2025 at 14:26, abregni <abregni(a)iperv.it> wrote:
> >>>
> >>> Ciao.
> >>>
> >>> La soluzione -- come al solito, al di fuori della comune definizione del
> >>> problema (i social ci avrebbero fatto un baffo) -- ci sarebbe stata,
> >>> ...con un "cortocircuito epocale" fra tecnologia e democrazia:
> >>> http://www.ybnd.eu/docs/Mat_fibra.pdf
> >>>
> >>> Per 5 anni, dal 2008 al 2013, ho provato a far passare l'idea:
> >>> - Sui media, mi hanno dato uno spazietto su Report, ho avuto una bella
> >>> chiosa da parte della Gabanelli, e c'è stata una citazione sul Corriere
> >>> della Sera;
> >>> - Lato società, invece, ho trovato a) muri di gomma persino in ambito
> >>> universitario, e b) gente che o vedeva nell'idea la possibilità di un
> >>> tornaconto (e non era quello lo spirito), oppure nessuna voglia di
> >>> alzare il sedere dalla sedia per provare a cambiare in meglio il proprio
> >>> futuro (purtroppo, l'aveva già detto Tocqueville nel 1840 che sarebbe
> >>> finita così, ...la democrazia).
> >>>
> >>>
> >>>
> >>> Il 2025-01-24 12:58 Antonio ha scritto:
> >>>> All'inizio degli anni 2000 i social media hanno iniziato a prosperare
> >>>> con la promessa di unire le persone e rafforzare le nostre democrazie.
> >>>> Sulla base di questa promessa le istituzioni pubbliche, le aziende e il
> >>>> pubblico si sono uniti ai social media, che hanno permesso alle persone
> >>>> di interagire al di là delle distanze fisiche. Ma gli aspetti negativi
> >>>> sono ormai chiari, dice Sánchez, paragonandoli a "invasori nascosti nel
> >>>> corpo di un cavallo di Troia". Sánchez si è scagliato contro i tecno
> >>>> miliardari, affermando che si è verificata una concentrazione di
> >>>> ricchezza e potere nelle mani di pochi, "a scapito della nostra salute
> >>>> mentale e delle nostre democrazie".
> >>>>
> >>>> A.
> >>>>
> >>>> https://www.rainews.it/articoli/2025/01/davos-pedro-sanchez-i-tecno-miliard…
> >>>>
> >>>> https://www.youtube.com/watch?v=SCDD2pwe5O4
> >>
> >
Feb. 5, 2025
Re: [nexa] I tecno-baroni vogliono rovesciare la democrazia, riformiamo i social
by Enrico Nardelli
Mi permetto di suggerire di una linea di attacco.
1) Raccogliere informazioni precise sull'entità dei costi di queste
licenze annuali alle big tech, per quante più università possibili, con
l'aiuto di chi in lista riesce ad accedere a questi dati.
2) Ottenere i costi sostenuti dal Politecnico di Torino per gli stessi
servizi.
3) Assumendo che 2) dimostri la convenienza economica fare
un'interrogazione parlamentare
4) Non mi aspetto gran che da 3) ma forse la magistratura contabile
potrebbe trovare interessanti le nostre osservazioni
Sarebbe utile se si riuscisse a fare lo stesso anche per il settore
della scuola. Potrebbe essere più difficile, ma ci sarà pure qualche
scuola che usa software libero per le sue infrastrutture, per poter fare
un confronto.
Ciao, Enrico
Il 24/01/2025 16:00, Giuseppe Attardi ha scritto:
> Proprio così.
>
> Ma si continua a frignare, fare convegni, scrivere rapporti per
> analizzare i fallimenti (tipo Draghi), disquisire su domande alla
> Marzullo (tipo se sia meglio un social o un altro, se i social
> cambiano noi o noi che cambiamo i social, se la tecnologia sia
> neutrale o la neutralità ci rende complici).
>
> Ho provato per diversi anni a realizzare servizi in casa per le
> università, come sanno Bregni e Verzulli: l’università di Pisa per
> anni aveva il propio mail server fatto in casa, il GARR aveva un cloud
> pubblico federato basato tutto su sw Open Source.
> Ma quando cercavo il coinvolgimento sia di colleghi che dei dirigenti
> universitari (con unica eccezione il Poli di Torino), la risposta è
> sempre stata negativa: chi ce lo fa fare, se tanto i servizi ce li
> danno gratis e sono fatti in modo professionale e intanto posso
> licenziare i sistemisti.
>
> Poi i servizi hanno smesso di essere gratis: tre anni fa Google è
> venuta a presentare il conto del servizio Google Workspace for
> Education e Microsoft per i servizi tra cui Exchange per la posta.
> L’università di Pisa paga centinaia di migliaia di euro l’anno a
> entrambe e più o meno lo stesso fanno le altre 70 università.
> Mettendo assieme tutte le spese, le università avrebbero potuto avere
> servizi digitali comuni gestiti in proprio.
>
> Purtroppo la vera conclusione è che preferiamo essere schiavi di un
> padrone che pensa a tutto lui, piuttosto che faticare per guadagnarci
> la nostra libertà.
>
> — Beppe
>
>> On 24 Jan 2025, at 15:26, nexa-request(a)server-nexa.polito.it wrote:
>>
>> From: Guido Vetere <vetere.guido(a)gmail.com>
>> To: abregni <abregni(a)iperv.it>
>> Cc: Antonio <antonio(a)piumarossa.it>,nexa(a)server-nexa.polito.it
>> Subject: Re: [nexa] I tecno-baroni vogliono rovesciare la democrazia,
>> riformiamo i social
>> Message-ID:
>> <CAD3hHB4_MgtU4YtzqEjzP8KmpuQECQkkbF=j92-BEHF0DU3Xdw(a)mail.gmail.com>
>> Content-Type: text/plain; charset="UTF-8"
>>
>> Se ho capito bene, le tre proposte di Sanchez sono :
>> - Certificazione dell'identità (facile da aggirare)
>> - Moderazione e factchecking (ha già fallito)
>> - Responsabilità penale della piattaforma sui contenuti degli utenti
>> (giuridicamente assurda)
>>
>> Ma davvero questo è tutto quello che la 'sinistra' europea riesce a
>> elaborare?
>> Il problema delle piattaforme sociali non è la qualità dei loro
>> contenuti, ma il fatto che sono monopolizzate.
>> L'Europa avrebbe dovuto favorire la nascita di social decentralizzati
>> e interoperabili, finanziando infrastrutture e provider indipendenti,
>> invece di organizzare simposi con i lobbisti yankee.
>> E adesso tutti a frignare e a dire caxxate ai convegni.
>>
>> G.
>>
>>
>>
>> On Fri, 24 Jan 2025 at 14:26, abregni <abregni(a)iperv.it> wrote:
>>>
>>> Ciao.
>>>
>>> La soluzione -- come al solito, al di fuori della comune definizione del
>>> problema (i social ci avrebbero fatto un baffo) -- ci sarebbe stata,
>>> ...con un "cortocircuito epocale" fra tecnologia e democrazia:
>>> http://www.ybnd.eu/docs/Mat_fibra.pdf
>>>
>>> Per 5 anni, dal 2008 al 2013, ho provato a far passare l'idea:
>>> - Sui media, mi hanno dato uno spazietto su Report, ho avuto una bella
>>> chiosa da parte della Gabanelli, e c'è stata una citazione sul Corriere
>>> della Sera;
>>> - Lato società, invece, ho trovato a) muri di gomma persino in ambito
>>> universitario, e b) gente che o vedeva nell'idea la possibilità di un
>>> tornaconto (e non era quello lo spirito), oppure nessuna voglia di
>>> alzare il sedere dalla sedia per provare a cambiare in meglio il proprio
>>> futuro (purtroppo, l'aveva già detto Tocqueville nel 1840 che sarebbe
>>> finita così, ...la democrazia).
>>>
>>>
>>>
>>> Il 2025-01-24 12:58 Antonio ha scritto:
>>>> All'inizio degli anni 2000 i social media hanno iniziato a prosperare
>>>> con la promessa di unire le persone e rafforzare le nostre democrazie.
>>>> Sulla base di questa promessa le istituzioni pubbliche, le aziende e il
>>>> pubblico si sono uniti ai social media, che hanno permesso alle persone
>>>> di interagire al di là delle distanze fisiche. Ma gli aspetti negativi
>>>> sono ormai chiari, dice Sánchez, paragonandoli a "invasori nascosti nel
>>>> corpo di un cavallo di Troia". Sánchez si è scagliato contro i tecno
>>>> miliardari, affermando che si è verificata una concentrazione di
>>>> ricchezza e potere nelle mani di pochi, "a scapito della nostra salute
>>>> mentale e delle nostre democrazie".
>>>>
>>>> A.
>>>>
>>>> https://www.rainews.it/articoli/2025/01/davos-pedro-sanchez-i-tecno-miliard…
>>>>
>>>> https://www.youtube.com/watch?v=SCDD2pwe5O4
>>
>
--
-- EN
https://www.hoepli.it/libro/la-rivoluzione-informatica/9788896069516.html
======================================================
Prof. Enrico Nardelli
Past President di "Informatics Europe"
Direttore del Laboratorio Nazionale "Informatica e Scuola" del CINI
Dipartimento di Matematica - Università di Roma "Tor Vergata"
Via della Ricerca Scientifica snc - 00133 Roma
home page: https://www.mat.uniroma2.it/~nardelli
blog: https://link-and-think.blogspot.it/
tel: +39 06 7259.4204 fax: +39 06 7259.4699
mobile: +39 335 590.2331 e-mail: nardelli(a)mat.uniroma2.it
online meeting: https://blue.meet.garr.it/b/enr-y7f-t0q-ont
======================================================
--
Feb. 5, 2025
Stop Worshiping the American Tech Giants, by Lina Khan
by Daniela Tafani
Stop Worshiping the American Tech Giants, by Lina Khan - Feb. 4, 2025
When Chinese artificial intelligence firm DeepSeek shocked Silicon Valley and Wall Street with its powerful new A.I. model, Marc Andreessen, the Silicon Valley investor, went so far as to describe it as “A.I.’s Sputnik moment.” Presumably, Mr. Andreessen wasn’t calling on the federal government to start a massive new program like NASA, which was our response to the Soviet Union’s Sputnik satellite launch; he wants the U.S. government to flood private industry with capital, to ensure that America remains technologically and economically dominant.
As an antitrust enforcer, I see a different metaphor. DeepSeek is the canary in the coal mine. It’s warning us that when there isn’t enough competition, our tech industry grows vulnerable to its Chinese rivals, threatening U.S. geopolitical power in the 21st century.
Although it’s unclear precisely how much more efficient DeepSeek’s models are than, say, ChatGPT, its innovations are real and undermine a core argument that America’s dominant technology firms have been pushing — namely, that they are developing the best artificial intelligence technology the world has to offer, and that technological advances can be achieved only with enormous investment — in computing power, energy generation and cutting-edge chips. For years now, these companies have been arguing that the government must protect them from competition to ensure that America stays ahead.
But let’s not forget that America’s tech giants are awash in cash, computing power and data capacity. They are headquartered in the world’s strongest economy and enjoy the advantages conferred by the rule of law and a free enterprise system. And yet, despite all those advantages — as well as a U.S. government ban on the sales of cutting-edge chips and chip-making equipment to Chinese firms — America’s tech giants have seemingly been challenged on the cheap.
It should be no surprise that our big tech firms are at risk of being surpassed in A.I. innovation by foreign competitors. After companies like Google, Apple and Amazon helped transform the American economy in the 2000s, they maintained their dominance primarily through buying out rivals and building anticompetitive moats around their businesses.
Over the last decade, big tech chief executives have seemed more adept at reinventing themselves to suit the politics of the moment — resistance sympathizers, social justice warriors, MAGA enthusiasts — than on pioneering new pathbreaking innovations and breakthrough technologies.
There have been times when Washington has embraced the argument that certain businesses deserve to be treated as national champions and, as such, to become monopolies with the expectation that they will represent America’s national interests. Those times serve as a cautionary tale.
Boeing was one such star — the aircraft manufacturer’s reputation was so sterling that a former White House adviser during the Clinton administration referred to it as a “de facto national champion,” so important that “you can be an out-and-out advocate for it” in government. This superstar status was such that it likely helped Boeing gain the regulatory green light to absorb its remaining U.S. rival, McDonnell Douglas. That 1997 merger played a significant role in damaging Boeing’s culture, leaving it plagued with a host of problems, including safety concerns.
On the other hand, the government’s decision to enforce antitrust laws against what is now AT&T Inc., IBM and Microsoft in the 1970s through the 1990s helped create the market conditions that gave rise to Silicon Valley’s dynamism and America’s subsequent technological lead. America’s bipartisan commitment to maintaining open and competitive markets from the 1930s to the 1980s — a commitment that many European countries and Japan did not share — was critical for generating the broad-based economic growth and technological edge that catapulted the United States to the top of the world order.
While monopolies may offer periodic advances, breakthrough innovations have historically come from disruptive outsiders, in part because huge behemoths rarely want to advance technologies that could displace or cannibalize their own businesses. Mired in red tape and bureaucratic inertia, those companies usually aren’t set up to deliver the seismic efficiencies that hungry start-ups can generate.
The recent history of artificial intelligence demonstrates this pattern. Google developed the groundbreaking Transformer architecture that underlies today’s A.I. revolution in 2017, but the technology was largely underutilized until researchers left to join or to found new companies. It took these independent firms, not the tech giant, to realize the technology’s transformative potential.
At the Federal Trade Commission, I argued that in the arena of artificial intelligence, developers should release enough information about their models to allow smaller players and upstarts to bring their ideas to market without being beholden to dominant firms’ pricing or access restrictions. Competition and openness, not centralization, drive innovation.
In the coming weeks and months, U.S. tech giants may renew their calls for the government to grant them special protections that close off markets and lock in their dominance. Indeed, top executives from these firms appear eager to curry favor and cut deals, which could include asking the federal government to pare back sensible efforts to require adequate testing of models before they are released to the public, or to look the other way when a dominant firm seeks to acquire an upstart competitor.
Enforcers and policymakers should be wary. During the first Trump and then the Biden administrations, antitrust enforcers brought major monopolization lawsuits against those same companies — making the case that by unlawfully buying up or excluding their rivals, these companies had undermined innovation and deprived America of the benefits that free and fair competition delivers. Reversing course would be a mistake. The best way for the United States to stay ahead globally is by promoting competition at home.
<https://www.nytimes.com/2025/02/04/opinion/deepseek-ai-big-tech.html>
Feb. 5, 2025
Re: [nexa] De Bortoli cita Quinta
by alessandro marzocchi
Ringrazio Maria Chiara Pievatolo per le sue attenzione e disponibilità,
ricordo la lungimiranza - vista che guarda e vede lontano - di Beppe
Attardi.
Opinioni mie, ed ora due fatti, meglio: due notizie da verificare.
Il 31 gennaio, Corriere informa
""
Università di Pisa: «Mai più ricerca sulle armi o per la guerra». Nello
statuto il principio «pacifista» - di Gianna Fregonara - E' la prima
università a inserire il principio, che è già prassi anche negli altri
atenei, nel proprio statuto. Il ruolo degli studenti e delle proteste
https://www.corriere.it/scuola/25_gennaio_31/universita-di-pisa-mai-piu-ric…
""
L'altro fatto - notizia da verificare - è l'articolo che Washington Post
pubblica il 4 febbraio
""
Google on Tuesday updated its ethical guidelines around artificial
intelligence, removing commitments not to apply the technology to weapons
or surveillance.
https://www.washingtonpost.com/technology/2025/02/04/google-ai-policies-wea…
""
Verificato che le notizie rispondono a verità l'Università di Pisa dovrà
annullare ogni rapporto con Google.
Non so se e cosa deciderà Nexa, aggiungo la mia modesta voce a quella di
Maria Chiara Pievatolo per sollecitare una presa di posizione netta ed un
conseguente invito ad ogni componente di questa comunità di aderire oppure
no.
Ogni comunità è fatta di tanti soggetti, la nostra comunità di umani
proclama che ognuno è autonomo e libero, di conseguenza responsabile di sè
stesso.
Senza pretesa di rappresentare nessuno, firmo: alfabeto e parola sono bene
comune, di tutti e di ognuno, basta con l'alfabeto proprietario, la
questione rimane identica anche passando dal codice alfabetico al codice
digitale.
La preoccupazione continua, grazie per la vostra pazienza e per quello che
mi avete insegnato.
Duccio (Alessandro Marzocchi)
Date: Tue, 4 Feb 2025 23:30:24 +0100
> From: Maria Chiara Pievatolo <mariachiara.pievatolo(a)unipi.it>
> Subject: Re: [nexa] De Bortoli cita Quinta
>
> > On 04/02/25 12:42, alessandro marzocchi wrote:
> >
> >> Permettetemi di sognare l'evoluzione di Nexa che propone pubblicamente
> >> progetti sensati ed anche possibili, la prima proposta può essere
> >> questa di
> >> liberare le università dalle catene Google Microsoft, mercoledi 12
> Rispondo in pubblico a una sollecitazione ricevuta in privato, ma su una
> questione pubblica.
> Anche se si tratta di temi già oggetto di riflessioni e appelli nel
> periodo della pandemia, sia pure in una prospettiva più specifica,
> https://www.aiucd.it/lettera-sulla-didattica-a-distanza/
>
> https://www.key4biz.it/il-senato-usa-zoom-linteresse-dello-stato-va-al-di-l…
>
> https://www.roars.it/teledidattica-proprietaria-e-privata-o-libera-e-pubbli…
> sarebbe anche possibile riformulare tutto in una prospettiva più ampia.
> Potrei perfino proporre l'idea di un simile appello al consiglio
> direttivo AISA - anche perché critiche di questo tipo sono diffuse da
> tempo fra chi si interessa di scienza aperta (qui, per esempio, un testo
> del 2019 https://osf.io/preprints/lissa/58yhb_v1)
> Però, prima di muovermi, devo capire se a Nexa, a cui è stato
> inizialmente proposto, interessa o no l'iniziativa. Se interessasse a
> Nexa, aderirei volentieri al suo appello.
> In attesa di indicazioni.
> MCP
>
>
Feb. 5, 2025
Re: [nexa] De Bortoli cita Quinta
by Maria Chiara Pievatolo
> On 04/02/25 12:42, alessandro marzocchi wrote:
>
>> Permettetemi di sognare l'evoluzione di Nexa che propone pubblicamente
>> progetti sensati ed anche possibili, la prima proposta può essere
>> questa di
>> liberare le università dalle catene Google Microsoft, mercoledi 12
Rispondo in pubblico a una sollecitazione ricevuta in privato, ma su una
questione pubblica.
Anche se si tratta di temi già oggetto di riflessioni e appelli nel
periodo della pandemia, sia pure in una prospettiva più specifica,
https://www.aiucd.it/lettera-sulla-didattica-a-distanza/
https://www.key4biz.it/il-senato-usa-zoom-linteresse-dello-stato-va-al-di-l…
https://www.roars.it/teledidattica-proprietaria-e-privata-o-libera-e-pubbli…
sarebbe anche possibile riformulare tutto in una prospettiva più ampia.
Potrei perfino proporre l'idea di un simile appello al consiglio
direttivo AISA - anche perché critiche di questo tipo sono diffuse da
tempo fra chi si interessa di scienza aperta (qui, per esempio, un testo
del 2019 https://osf.io/preprints/lissa/58yhb_v1)
Però, prima di muovermi, devo capire se a Nexa, a cui è stato
inizialmente proposto, interessa o no l'iniziativa. Se interessasse a
Nexa, aderirei volentieri al suo appello.
In attesa di indicazioni.
MCP
Feb. 4, 2025
Google drops its pledge not to develop AI for weapons
by alessandro marzocchi
Una ragione in più a favore del digitale aperto nelle scuole europee,
dall'inizio all'università, rilancio le parole di Beppe Attardi di pochi
giorni fa:
https://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2025-January/053958.html.
""
Ho provato per diversi anni a realizzare servizi in casa per le
università, come sanno Bregni e Verzulli: l’università di Pisa per
anni aveva il propio mail server fatto in casa, il GARR aveva un cloud
pubblico federato basato tutto su sw Open Source.
Ma quando cercavo il coinvolgimento sia di colleghi che dei dirigenti
universitari (con unica eccezione il Poli di Torino), la risposta è
sempre stata negativa: chi ce lo fa fare, se tanto i servizi ce li
danno gratis e sono fatti in modo professionale e intanto posso
licenziare i sistemisti.
Poi i servizi hanno smesso di essere gratis: tre anni fa Google è
venuta a presentare il conto del servizio Google Workspace for
Education e Microsoft per i servizi tra cui Exchange per la
per la posta. L’università di Pisa paga centinaia di migliaia di euro
l’anno a entrambe e più o meno lo stesso fanno le altre 70 università.
""
Giravolta capitalopportunistico di Google e non solo, senza dimenticare che
per il proverbio la lingua uccide più della spada, riflessione che mi
rafforza nel considerare il digitale come evoluzione del "sistema parola".
Con amarezza, Duccio
* * *
Google drops pledge not to use AI for weapons or surveillance
In 2018 the company updated its policies to explicitly exclude applying AI
to weapons. Now that promise is gone.
February 4, 2025 at 3:25 p.m. EST
By Nitasha Tiku and Gerrit De Vynck
Google on Tuesday updated its ethical guidelines around artificial
intelligence, removing commitments not to apply the technology to weapons
or surveillance.The co
mpany’s AI principles previously included a section listing four
“Applications we will not pursue.” As recently as January 30 that included
weapons, surveillance, technologies that “cause or are likely to cause
overall harm,” and use cases contravening principles of international law
and human rights, according to a copy hosted by the Internet Archive.
https://www.washingtonpost.com/technology/2025/02/04/google-ai-policies-wea…
Feb. 4, 2025
Pappagalli stocazzici (pun intended)
by Fabio Alemagna
*Language Models Use Trigonometry to Do Addition*
Subhash Kantamneni, Max Tegmark
MIT 2025
https://arxiv.org/abs/2502.00873
<https://arxiv.org/abs/2502.00873?fbclid=IwZXh0bgNhZW0CMTAAAR3eeuot_BGe0CySv…>
"We first discover that numbers are represented in these LLMs as a
generalized helix, which is strongly causally implicated for the tasks of
addition and subtraction, and is also causally relevant for integer
division, multiplication, and modular arithmetic. We
then propose that LLMs compute addition by manipulating this generalized
helix using the “Clock” algorithm: to solve a + b, the helices for a and b
are manipulated to produce the a + b answer helix which is then read out to
model logits. "
Imagine teaching a computer to do math, not by giving it step-by-step rules
like a calculator, but by letting it figure things out on its own.
Scientists have been trying to understand how large language models
(LLMs)—the AI behind tools like ChatGPT—actually "think" when solving even
basic math problems. In this study, researchers uncovered something
fascinating: LLMs seem to use trigonometry to perform addition.
Instead of treating numbers as simple values, these AI models represent
them as points on a twisted spiral—like a helix. When the model needs to
add two numbers, it doesn’t just line them up and sum them. Instead, it
rotates and shifts these spiral representations using what the researchers
call the "Clock" algorithm. Essentially, the AI aligns the spirals for two
numbers in a way that lands it on the correct result.
By tracking how different parts of the AI process these helical number
patterns—from individual neurons to larger structures called attention
heads—scientists confirmed that this method is not just a coincidence but a
fundamental part of how the model handles math. This discovery provides the
first detailed glimpse into how AI "sees" numbers and could help us design
smarter, more reliable models in the future. ___ via Cecile Tamura:
https://www.facebook.com/cecile.tamura/posts/pfbid0U7FwUxbXoB5CtPV3BgC7WoLc…
Feb. 4, 2025
Re: [nexa] [Junk released by Allowed List] Re: De Bortoli cita Quinta
by Maria Chiara Pievatolo
On 04/02/25 12:42, alessandro marzocchi wrote:
> https://www.corriere.it/economia/opinioni/25_febbraio_04/intelligenza-artif…
> Quintarelli ... *Perché, per fare un ulteriore esempio, tutte le nostre
> università italiane si affidano a Google o a Microsoft quando c’è
> un’alternativa come Garr <https://www.garr.it/it/>, basata sull’open source
> che offre comunque servizi in rete e cloud? Forse perché inizialmente, ma
> solo inizialmente, sembra tutto gratis? *Intanto, gli atenei si privano di
> tecnici e di competenze. Domanda provocatoria: Preferiamo dunque essere
> spettatori anziché attori e non avere problemi di gestione?».
Ottima notizia - anche se è un po' come se la stampa "che conta" si
fosse alzata la mattina e avesse scoperto che l'impero romano è un
dispotismo solo perché si è trovata Commodo. Sero sapiunt Fryges?
> Permettetemi di sognare l'evoluzione di Nexa che propone pubblicamente
> progetti sensati ed anche possibili, la prima proposta può essere questa di
> liberare le università dalle catene Google Microsoft, mercoledi 12
> Stallmann la firmerebbe?
Credo proprio di sì.
A presto,
MCP
Feb. 4, 2025