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Re: [nexa] In a mirror
by Giuseppe Attardi
Temo che non siamo d’accordo sul significato di “neutrale” per una tecnologia.
I LLM calcolano una funzione (la distribuzione di probabilità della prossima parola), pertanto sono altrettanto neutrali di una tabella di logaritmi.
Non è neutrale l’uso che se ne fa, esattamente come una tabella dei logaritmi usata per il calcolo delle traiettorie dei proiettili non lo è.
Quindi ribadisco che si deve distinguere tra la tecnologia (LLM) e i suoi utilizzi (chatbot, Predictive AI, ecc.).
Tutta la discussione su come vengono allenati e prodotti i vari LLM non inficia la neutralità della tecnologia. Se le tabelle dei logaritmi venissero fatte calcolare da degli schiavi sottopagati o se usano per base 10, incorporando un bias tradizionale sulla scelta della numerazione, le tabelle stesse rimarrebbero neutrali.
Tornando all’analogia di Alfredo, un coltello è neutrale e può essere usato in tanti modi, più o meno utili o disdicevoli. Ci sono varie fogge di coltelli, così come ci sono tanti diversi LLM, ciascuno prodotto secondo i gusti di qualcuno.
Il fatto che ad alcuni non piacciano certi modelli (di coltello) o si critichi come il coltello è stato progettato e realizzato, ancora non riguarda la tecnologia dei coltelli in sé.
I primi LM che facevo costruire 15 anni fa ai miei studenti erano ad esempio allenati sul corpus delle opere di Shakespeare: serviva a dimostrare come fossero in grado di acquisire la lingua e lo stile di Shakespeare. Poi lo si faceva sugli articoli del WSJ, mostrando che imparavano un altro linguaggio. Era quindi una tecnologia neutra rispetto al linguaggio.
Che poi tutto sia condizionato dalle nostre esperienze e dal contesto in cui operiamo è talmente ovvio che non serve ribadirlo, né attribuirlo in particolare a un singolo aspetto della nostra realtà.
—
> On 9 Jan 2025, at 18:56, nexa-request(a)server-nexa.polito.it wrote:
>
> From: Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it>
> To: nexa(a)server-nexa.polito.it, Giuseppe Attardi <attardi(a)di.unipi.it>
> Subject: Re: [nexa] In a mirror
> Message-ID: <FDED4EB6-B488-4E8E-8AF7-2B0FEB9ADFE4(a)tesio.it>
> Content-Type: text/plain; charset=UTF-8
>
> Ciao Giuseppe,
>
> speravo davvero che intervenissi! :-)
>
> Il 9 Gennaio 2025 11:58:04 UTC, Giuseppe Attardi ha scritto:
>>
>> 1. I LLM vanno distinti dai ChatBot, che sono una delle loro tante
>> possibili applicazioni.
>
> Vero, ma il "riassunto" dalla cui critica è partito questo filone di
> discussione è stato realizzato da un chatbot (chatgpt) cui si è fatto
> riferimento come un "chi". Non trovi allarmante tanta alienazione?
>
> La distinzione fra chatbot e LLM rimane informaticamente valida in
> generale, ma non credo fosse rilevante per il dibattito perché né
> chatbot né LLM esprimono alcuna forma di intelligenza.
>
>> Gran parte delle critiche riguardano appunto i chatbot
>> (allucinazioni, superficialità, ecc.).
>
> Perché costituiscono la base della narrazione allucinata che domina
> il dibattito informatico attuale, determinando scelte politiche,
> economiche ed educative altrettanto allucinate.
>
>
>> I LM sono decisamente una tecnologia neutra
>
> Solo nel mondo della fantasia, Giuseppe.
>
>
> Nella realtà, i LLM sono prodotti a partire da testi che sono
> culturalmente e storicamente situati.
>
> Già solo per questo semplice fatto, nessun LLM reale può essere
> "neutro". Ricorderai certamente le critiche pretestuose con cui fu
> accolto Minerva l'anno scorso. [1]
>
> Poi c'è l'attività di programmazione statistica che parte dalla scelta,
> fra tutti i testi disponibili, di quelli da utilizzare e di quelli da
> scartare.
>
> A valle di un'accurata attività di selezione e rinforzo, i "modelli"
> producono output "politicamente corretto", quale che siano gli
> obiettivi politici dei programmatori, dal legittimare il proprio
> software agli occhi dei moralisti statunitensi, difendere il proprio
> modello di business o cancellare piazza Tiananmen dalla storia [2]
>
> E spero tu non creda davvero che i modelli di Google, Meta o Open AI
> siano in alcun modo "neutrali".
>
>
> Dunque anche se l'idea di LLM non fosse intrinsecamente orientata
> politicamente (e lo è), lo sono tutti gli LLM reali.
>
Jan. 13, 2025
Re: [nexa] Intervista ad Andrea Cerroni
by Diego Giorio
Molto interessante!
Non ne ero assolutamente a conoscenza
Buona settimana a tutti
D.
________________________________
From: nexa <nexa-bounces(a)server-nexa.polito.it> on behalf of J.C. DE MARTIN <juancarlos.demartin(a)polito.it>
Sent: Monday, January 13, 2025 6:21 AM
To: Nexa <nexa(a)server-nexa.polito.it>
Subject: [nexa] Intervista ad Andrea Cerroni
Segnalo questa intervista al Prof. Andrea Cerroni, recentemente ospite
del Centro Nexa:
"CILE 1973: IL GOLPE DELL’ INTELLIGENZA ARTIFICIALE. INTERVISTA AL PROF.
ANDREA CERRONI"
https://giubberossenews.it/2025/01/07/cile-1973-il-golpe-dell-intelligenza-….
jc
Jan. 13, 2025
Intervista ad Andrea Cerroni
by J.C. DE MARTIN
Segnalo questa intervista al Prof. Andrea Cerroni, recentemente ospite
del Centro Nexa:
"CILE 1973: IL GOLPE DELL’ INTELLIGENZA ARTIFICIALE. INTERVISTA AL PROF.
ANDREA CERRONI"
https://giubberossenews.it/2025/01/07/cile-1973-il-golpe-dell-intelligenza-….
jc
Jan. 13, 2025
Re: [nexa] computerizzazione, cooperazione internazionale, alfabetizzazione
by Alfredo Bregni
Salve a tutti.
Scusate se mi ripeto...
Ci sono molti modi di apprendere (che io considero fondamentale per l'intelligenza), e il modo che hanno le macchine attuali è lontanissimo da quello degli umani.
E' vicino forse a quello dei bambini, che -- immagino, perché non sono un esperto -- fanno collegamenti "statistici" per capire la realtà che li circonda e imparare addirittura a parlare (dicono "mamma" -- sempre immagino -- perché l'hanno sentito mille volte da quella figura umana importante per loro, che in precedenza hanno compreso distinta da sé, e ora desiderano invocare o salutare, non so).
Ed è vicino a quello degli scolari secchioni, diligenti ma un pochino pirla, che sanno mettere a posto le cose ammodino, ma di "brillare" di originalità proprio non si parla (ritengo / mi auguro che siano una minoranza sparuta, perché dicono che il 100% dei bambini è creativo prima della scuola, e dalla scuola esce ancora creativo solo il 6% di loro; quindi, i bravi "piatti", insulsi, senza svolazzi, sono quelli, spero pochi, che si fanno fottere la creatività in mezzo al mucchio del 94%, ma invece di andare in direzioni loro proprie, non creative ma almeno "personali", si adattano a "ripetere" quello che viene loro detto).
Queste sono le macchine come le vedo io.
E NON C'ENTRA UNA CIPPA l'(an)alfabetismo digitale.
C'è una bella frase di Heinlein, che preferisco lasciare in inglese, la quale racconta una storia diversa per l'essere umano
"A human being should be able to change a diaper, plan an invasion, butcher a hog, conn a ship, design a building, write a sonnet, balance accounts, build a wall, set a bone, comfort the dying, take orders, give orders, cooperate, act alone, solve equations, analyze a new problem, pitch manure, program a computer, cook a tasty meal, fight efficiently, die gallantly. Specialization is for insects."
E le reti neurali ("shallow" o "deep" che siano) si specializzano cristallizzandosi in un algoritmo "perfetto" per riconoscere gattini o semafori (la butto in caciara, per essere capito), mentre gli LLM fanno gli scolari di cui sopra: confezionano temi ben fatti.
L'apprendimento vero è tutta un'altra cosa: E' APERTO.
E, di nuovo, NON C'ENTRA UNA CIPPA l'(an)alfabetismo digitale.
L'unica cosa che ci dovrebbero insegnare a scuola è che non la guerra, ma la predazione / sfruttamento / manipolazione è la costante universale della storia (di cui la guerra è solo il più triste, sanguinoso, stupidamente tragico, esempio).
E dovrebbero farcelo capire subito, invece che doverlo scoprire sulla nostra pelle, che lo strumento di predazione sia un certo tipo di lavoro, un certo tipo di relazione, un categoria di prodotti / servizi, la pubblicità, qualunque altro sistema di "panem et circenses" che ci aliena.
Tocqueville, già nel 1940, preconizzava che solo avere un minimo di benessere ci avrebbe, da solo, fottuto gran parte della libertà (libro 4, capitolo 6 -- "What Sort of Despotism Democratic Nations have to Fear" -- prima metà di questo link: http://www.marxists.org/reference/archive/de-tocqueville/democracy-america/… ; capitolo che io ho connotato come "terrificante")
Cosa c'entra in questo l'(an)alfabetismo digitale? NIENTE DEL TUTTO!
Secondo Tocqueville (e me) siamo schiavi del poco che abbiamo, e della paura (giustificata!) che ce lo possano portare via; dopodiché cerchiamo vie per evitarlo che non hanno alcun senso, perché "le andiamo a comprare" da chi "ce le vende", in primis i politici che trovano terreno fertilissimo in quelle persone che non hanno un "progetto proprio", aspettano di riceverlo da altri.
E, se uno si sogna di far svegliare la gente, la trova speranzosa di "comprare" un progetto altrui, e assolutamente non disposta ad alzare il deretano dalla sedia per perseguirne uno proprio, specie se gli si chiede di aggregarsi in un'iniziativa collettiva: CI VUOLE LA FAME per pendere un piroscafo (o prima una nave a vela) e attraversare l'Atlantico in cerca di fortuna (o di una nuova terra dove andare a vivere); e la fame vera, giusta, importante per i nostri giorni, quella che ci potrebbe muovere in una direzione non eterodiretta (e quindi non imbecille, confacente ai nostri veri interessi) dovrebbe essere quella di apprendere, esplorare, unirsi dove / quando serve cooperare, ecc.
Anche apprendere qualcosa, capirci di più, in ambito digitale può avere uno senso, MA NON E' -- SOLO QUESTO -- IL PUNTO.
E poi, scusate, l'informatica è quella cosa che si diverte a costruire strati su strati, per non ripensare le cose (che è fatica).
Così io ho a casa una rete dove ogni dispositivo ha un indirizzo fisico (MAC), un indirizzo di rete (IP) che gli si deve associare (tramite DHCP: funzione e protocollo), per poi installare in una macchina un nome logico ulteriormente associato (stampante di rete XYZ), tramite un'utility di installazione che quasi regolarmente fallisce (...quando un ebete con le scarpe grosse e cervello fino direbbe: "ma non vi posso accedere direttamente col MAC, e risparmiarmi incubi?").
Capisco che gli strati servono, che le cose fatte più in grande hanno bisogno di regole, e di possibilità di intervento mirato e semplice senza andare a vedere le viti e i bulloni, MA -- ed è UN GROSSO "ma" -- non ha del tutto senso costruire "cattedrali generalizzate", quando servono cose che funzionano senza aver bisogno di esperti (penso ai vecchietti che ricevono informazioni mediche o anagrafiche per mail, ...quando magari non sanno nemmeno cosa sia).
COSA C'ENTRA IN QUESTO l'(an)alfabetismo digitale??
C'ENTRA AL CONTRARIO: siamo arrivati ad un punto in cui, FORSE, non dovremmo insegnare ai vecchietti a utilizzare la mail, ma dovremmo farci un esame di coscienza per quanto casino l'informatica ha creato -- insieme a risultati mirabili -- in questi ultimi 50 anni (a cavallo di due secoli diversi), perché ha messo il (pensare al) cliente un po' troppo lontano dal tavolo da disegno.
Cosa voglio dire? Forse niente, lo ammetto.
Però sono (molto) stanco di sentirmi dire da gente che fa informatica -- ed è dentro fin sopra ai capelli alla follia del mondo moderno (intesa come predazione continua e diffusa, cfr. Tocqueville) -- che è l'informatica un pezzo della soluzione, quando al 90% è un ostacolo da riuscire a saltare (quando sarebbe una cosa meravigliosa, senza tanti orpelli di meno...; una cosa meravigliosa che siamo riusciti a svaccare, mentre facevamo -- facevate -- altre meraviglie).
Per uno che l'informatica la "mastica da lontano" -- ma ne vede anche i difetti, le storture e le limitazioni -- l'alfabetizzazione informatica mi sembra un discorso così "inutilmente autoreferente", che ...mi fa quasi più paura di Tocqueville.
Scusate l'offesa.
Saluti a tutti,
A
----- Original Message -----
From: alessandro marzocchi
To: nexa ; juancarlos.demartin(a)polito.it ; vetere.guido(a)gmail.com
Sent: Sunday, January 12, 2025 9:21 PM
Subject: [nexa] computerizzazione, cooperazione internazionale, alfabetizzazione
Molti ritengono che la cd IA non è paragonabile a noi, soprattutto perché si basa sulla "statistica".
L’opinione è diffusa e probabilmente prevalente per cui, almeno “statisticamente”, sto dalla parte sbagliata ma credo che sia la mancanza di corporeità, non la statistica, a rendere difficile il paragone fra macchine e noi, credo che anche la nostra intelligenza si sia formata e si formi grazie ad esperienza “statistica”. Taccio sull’energia richiesta dalle macchine, argomento qui fuori tema anche se rimane un difetto enorme.
Di massima condivido le opinioni di Juan Carlos, al quale segnalo che è la parola, non il digitale, la prima “macchina” - intesa come artefatto / codice verbale / non in natura – che noi genere umano abbiamo usato per potenziare le nostre società ed anche per “denominare” la realtà, raccontarla, memorizzarla, tramandarla, in queste ultime funzioni ricordo Fedro, Platone, le cui considerazioni sono attualissime e che Guido ha ultimamente riproposto.
Siamo tutti colonie digitali, anche gli oltre 340 milioni di statunitensi che non appartengono alla cerchia dei nuovi conquistadores, non basta favorire sviluppo ed autonomia digitale di ogni stato ma è ugualmente necessario dedicarsi ad alfabetizzazione, educazione digitali da diffondere analogamente a come si fa con la parola e le lingue naturali, l’analfabetismo digitale è la precondizione necessaria per renderci merce, i nuovi schiavi.
Cordialmente.
Duccio (Alessandro Marzocchi)
Jan. 12, 2025
computerizzazione, cooperazione internazionale, alfabetizzazione
by alessandro marzocchi
Molti ritengono che la cd IA non è paragonabile a noi, soprattutto perché
si basa sulla "statistica".
L’opinione è diffusa e probabilmente prevalente per cui, almeno “
statisticamente”, sto dalla parte sbagliata ma credo che sia la mancanza di
corporeità, non la statistica, a rendere difficile il paragone fra macchine
e noi, credo che anche la nostra intelligenza si sia formata e si formi
grazie ad esperienza “statistica”. Taccio sull’energia richiesta dalle
macchine, argomento qui fuori tema anche se rimane un difetto enorme.
Di massima condivido le opinioni di Juan Carlos, al quale segnalo che è la
parola, non il digitale, la prima “macchina” - intesa come artefatto /
codice verbale / non in natura – che noi genere umano abbiamo usato per
potenziare le nostre società ed anche per “denominare” la realtà,
raccontarla, memorizzarla, tramandarla, in queste ultime funzioni ricordo
Fedro, Platone, le cui considerazioni sono attualissime e che Guido ha
ultimamente riproposto.
Siamo tutti colonie digitali, anche gli oltre 340 milioni di statunitensi
che non appartengono alla cerchia dei nuovi conquistadores, non basta
favorire sviluppo ed autonomia digitale di ogni stato ma è ugualmente
necessario dedicarsi ad alfabetizzazione, educazione digitali da diffondere
analogamente a come si fa con la parola e le lingue naturali,
l’analfabetismo digitale è la precondizione necessaria per renderci merce,
i nuovi schiavi.
Cordialmente.
Duccio (Alessandro Marzocchi)
Jan. 12, 2025
Re: [nexa] nexa] Arun, "Transnational AI and Corporate Imperialism"
by maurizio lana
aggiungo due articoli del Guardian (non recenti, ma li ho incontrati
ora) sugli effetti nefasti della moderazione umana di contenuti
insostenibili:
Kimeu, Caroline. «‘A Watershed’: Meta Ordered to Offer Mental Health
Care to Moderators in Kenya». /The Guardian/, 7 giugno 2023, sez. Global
development.
https://www.theguardian.com/global-development/2023/jun/07/a-watershed-meta….
Rowe, Niamh. «‘It’s Destroyed Me Completely’: Kenyan Moderators Decry
Toll of Training of AI Models». /The Guardian/, 2 agosto 2023, sez.
Technology.
https://www.theguardian.com/technology/2023/aug/02/ai-chatbot-training-huma….
Maurizio
Il 27/11/24 13:39, maurizio lana ha scritto:
> sul lavoro umano sottopagato e precario, primariamente in paesi poveri
> ma anche in Europa, che fa andare avanti il mondo digitale non ultimi
> i sistemi di IA, non scopro io nulla: è intervenuto in questa lista e
> nel mondo fisico Antonio Casilli, ci sono decine di articoli di
> indagine di testate giornalistiche.
> il fatto che in Africa ci siano esperienze anche molto positive come
> Beppe scrive, non cancela tutto il resto. è semplicemente un'altra cosa.
> il paragone con i pesticidi è che la moderazione dei contenuti
> disturbanti (stupri, pedofilia, incidenti sanguinosi, violenze, ecc.)
> attribuita all'algoritmo viene in gran parte fatta nei sottoscala dai
> poveri overseas (quello stesso overseas dove le regole sui pesticidi
> non ci riguardano perché 'sono a casa loro, no? hanno le loro leggi')
> voglio dire che il discorso un po' è disturbante, un po' è formulato
> intenzionalmente in modo provocatorio, ma è fondato.
> Maurizio
>
> ...e poi poiché io sono dentro il paradigma bibliografico (= le fonti,
> ben identificate, sono sempre necessarie e non sono mai abbastanza)
> condivido con voi un po' di riferimenti:
> Bilić, Paško. «Search Algorithms, Hidden Labour and Information
> Control». /Big Data & Society/ 3, fasc. 1 (giugno 2016): 1–9.
> https://doi.org/10.1177/2053951716652159.
> Casilli, Antonio. «Il paradosso dell’IA: il lavoro nascosto per creare
> un futuro senza lavoro». /Micromega/, 20 novembre 2024.
> https://www.micromega.net/paradosso-ia-il-lavoro-nascosto-per-creare-un-fut….
> ———. /Schiavi del clic. Perché lavoriamo tutti per il nuovo
> capitalismo?/ Tradotto da Raffaele Alberto Ventura. Milano:
> Feltrinelli, 2020.
> Hegarty, Tom. «Huge Ruling in Kenyan Court Threatens Global Model of
> Outsourced Content Moderation – and Says That Facebook Is the “True
> Employer” of Its Key Safety Workers». Foxglove, 6 giugno 2023.
> https://www.foxglove.org.uk/2023/06/06/kenyan-court-ruling-outsourced-conte….
> Irani, Lilly. «The Hidden Faces of Automation». /XRDS: Crossroads, The
> ACM Magazine for Students/ 23, fasc. 2 (15 dicembre 2016): 34–37.
> https://doi.org/10.1145/3014390.
> Lana, Maurizio. «Automi di ieri e sistemi di Intelligenza Artificiale
> di oggi: umani, troppo umani». Billet. /Leggere, scrivere e far di
> conto. Informatica Umanistica e Cultura Digitale: il blog dell’
> AIUCD./ (blog), 5 luglio 2023. https://infouma.hypotheses.org/1981.
> Lu, Yiwen, e Cade Metz. «Cruise’s Driverless Taxi Service in San
> Francisco Is Suspended». /The New York Times/, 24 ottobre 2023, sez.
> Technology.
> https://www.nytimes.com/2023/10/24/technology/cruise-driverless-san-francis….
> Marcus, Gary. «24 Seriously Embarrassing Hours for AI». Substack
> newsletter. /The road to AI we can trust/ (blog), 18 gennaio 2023.
> https://garymarcus.substack.com/p/24-seriously-embarrassing-hours-for?utm_m….
> Marvit, Moshe Z. «How Crowdworkers Became the Ghosts in the Digital
> Machine». /The Nation/, 5 febbraio 2014.
> https://www.thenation.com/article/archive/how-crowdworkers-became-ghosts-di….
> Miceli, Milagros, Paola Tubaro, Antonio A Casilli, Thomas Le Bonniec,
> Camilla Salim Wagner, e Laurenz Sachenbacher. «Who Trains the Data for
> European Artificial Intelligence?» Report of the European Microworkers
> Communication and Outreach Initiative (EnCOre, 2023-2024). European
> Parliament; The Left, 2024. https://hal.science/hal-04662589v1.
> Perrigo, Billy. «Inside Facebook’s African Sweatshop». /Time/, 17
> febbraio 2022.
> https://time.com/6147458/facebook-africa-content-moderation-employee-treatm….
> ———. «OpenAI Used Kenyan Workers on Less Than $2 Per Hour to Make
> ChatGPT Less Toxic». /Time/, 18 gennaio 2023.
> https://time.com/6247678/openai-chatgpt-kenya-workers/.
> Posada, Julian. «Family Units». /Logic(s) Magazine/, 25 dicembre 2021.
> https://logicmag.io/beacons/family-units/.
> Tan, Rebecca, e Regine Cabato. «Behind the AI Boom, an Army of
> Overseas Workers in ‘Digital Sweatshops’». /Washington Post/, 28
> agosto 2023.
> https://www.washingtonpost.com/world/2023/08/28/scale-ai-remotasks-philippi….
>
>
>
>
> Il 27/11/24 11:48, Giuseppe Attardi ha scritto:
>> Sono d’accordo sulle premesse sull’imperialismo e sul capitalismo
>> digitale.
>>
>> Non capisco molto invece altre affermazioni e le conclusioni.
>>
>> Non mi pare il caso di assimilare l’attività di annotazione di dati
>> degli africani ad altre pratiche dannose come l’esportazione di
>> pesticidi:
>> "The exploitation of cognitive labor is characteristic of
>> informational capitalism but derives from, and is co-extensive with,
>> industrial capitalism’s systems for labor exploitation….
>> Consider product liability laws in the United States, which emerged
>> from mass torts or from regulators: products like banned pesticides
>> that cannot be sold or used in the United States are exported to
>> other markets…
>> Informational capitalism is currently governed by a similarly
>> permissive legal order—if the United States and EU regulate to
>> protect their populations, harmful AI products will continue to be
>> developed and inflicted on the people of other states.”
>>
>> Quali siano questi cosiddetti “harmful AI products” non mi è chiaro.
>>
>> La digitalizzazione offre invece delle opportunità ai paesi
>> emergenti: un recente incontro di ISOC Society sul tema A Billion
>> More People will Transform the the Internet”
>> (https://youtu.be/_Cog9HRBZlY) illustrava gli esempi di nuovi lavori
>> che vengono svolti in Nigeria, da persone con buone competenze
>> informatiche, che lavorano per aziende occidentali. L’esperienza
>> porta costoro a imparare come impiantare nuove aziende locali, con
>> diversi esempi di giovani che costruiscono servizi di connettività
>> locale e di una start-up che offre la gestione dele cartelle
>> sanitarie ad ospedali che curano oltre 300 mila pazienti.
>>
>> Poi si aggiungono critiche su dati obsoleti, che è una questione a
>> sua volta obsoleta.
>>
>> Conclusioni:
>> To avoid future problems, the discourse about AI regulation needs to
>> expand its currently myopic view of risk and who is at risk to cover
>> the labor harms as well as data and algorithmic injustices that will
>> certainly result from global AI systems.
>>
>> Mah, “certainly result” mi pare un’affermazione eccessiva. Nessuno sa
>> come sarà il futuro.
>>
>> — Beppe
>>
>>
>>> On 26 Nov 2024, at 20:05, nexa-request(a)server-nexa.polito.it wrote:
>>>
>>> From: "J.C. DE MARTIN" <juancarlos.demartin(a)polito.it>
>>> To: Nexa <nexa(a)server-nexa.polito.it>
>>> Subject: [nexa] Arun, "Transnational AI and Corporate Imperialism"
>>> Message-ID: <8f87f003-c928-4709-bab6-cfd14af1c01c(a)polito.it>
>>> Content-Type: text/plain; charset="utf-8"; Format="flowed"
>>>
>>> *Transnational AI and Corporate Imperialism*
>>>
>>> //
>>>
>>> /Chinmayi Arun/
>>>
>>> *Introduction*
>>>
>>> **
>>>
>>> When I first had coffee with Facebook’s head of public policy in India,
>>> she was using a shared workspace. Before joining Facebook, she had led
>>> the policy practice of one of India’s most powerful law firms and was on
>>> friendly terms with judges, ministers, and other influential people. It
>>> was surprising to find her in a small office in a shared workspace, with
>>> just one administrative assistant for support. In a couple of years, she
>>> moved to a suite with a beautiful view in one of Delhi’s finest luxury
>>> hotels, acquired an expanding team of seasoned lawyers and policy
>>> professionals. Within five years, the public policy team had grown to be
>>> so large that it had its own plush office in the heart of Delhi. This
>>> expansion of influence within Delhi mirrored the expansion of Meta’s
>>> (previously Facebook) influence in India. If it was difficult to be in
>>> an Indian city without relying heavily on Big Tech’s products, it was
>>> impossible to work on technology policy in Delhi without being swept
>>> into currents of change created by Big Tech.^1
>>>
>>> People across the world are grappling with a few global technology
>>> companies ’ domination of their public spheres and increasingly of other
>>> spheres of social, economic, and political engagement. In her essay on
>>> the “algorithmic colonization of Africa,” Abeba Birhane pointed out that
>>> most of Africa’s digital infrastructure is owned and controlled by major
>>> Western technology companies, and she further questioned how relevant
>>> artificial intelligence (AI) tools from the West are in other
>>> contexts.^2
>>>
>>>
>>> [...]
>>>
>>> continua qui:
>>> https://carnegieendowment.org/research/2024/10/transnational-ai-and-corpora…
>>> <https://carnegieendowment.org/research/2024/10/transnational-ai-and-corpora…>
>>
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> manutenzione della felicità comune
> michela murgia
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> Maurizio Lana
> Università del Piemonte Orientale
> Dipartimento di Studi Umanistici
> Piazza Roma 36 - 13100 Vercelli
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la montagna è la prima che insegna a durare
antonia pozzi
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Maurizio Lana
Università del Piemonte Orientale
Dipartimento di Studi Umanistici
Piazza Roma 36 - 13100 Vercelli
Jan. 12, 2025
Zuckerberg ha approvato l'uso di libri "piratati" per addestrare l'LLM
by Antonio
Mark Zuckerberg, approved Meta's use of the LibGen dataset notwithstanding concerns within Meta's AI executive team (and others at Meta) that LibGen is "a dataset we know to be pirated"
Documento n.377 nella causa 3:23-cv-03417-VC Kadrey v. Meta Platforms
https://regmedia.co.uk/2025/01/10/pacer_kadrey_vs_meta_1.pdf
A.
Jan. 11, 2025
Re: [nexa] GDPR: Tracciamenti (2024).
by Marco A. Calamari
On sab, 2025-01-11 at 15:36 +0100, 380° via nexa wrote:
> Buongiorno,
> leggo solo oggi, non mi pare sia stata già segnalata in lista:
> https://www.premiorobertomorrione.it/inchieste/tracciamenti-2024/
...
> Danila De Stefano, CEO di Unobravo, ha difeso la propria azienda
> sostenendo che i dati raccolti sono anonimi. Ma Agosti, hacker etico di
> Hermes Centre, avverte che questi identificatori unici possono acquisire
> valore poiché utilizzati continuamente.
Certo che dopo quasi 30 anni di discussioni sui dati "anonimi"
(intendendo "anonimo" come "senza nome e cognome"),
e dopo che la deanonimizzazione è diventata una scienza,
sentire questi discorsi, ed anche il fatto che venga interrogato un esperto
per smentirli, è deprimente ...
Se non la conoscete già, date un'occhiata a questa paper.
Paul Ohm - "Broken Promises of Privacy: Responding to the Surprising Failure of
Anonymization"
UCLA Law Review, Vol. 57, p. 1701, 2010
U of Colorado Law Legal Studies Research Paper No. 9-12
Date Written: August 13, 2009
https://papers.ssrn.com/sol3/Delivery.cfm/SSRN_ID1791742_code487663.pdf?abs…
JM2C. Marco
Jan. 11, 2025
Re: [nexa] GDPR: Tracciamenti (2024).
by 380°
380° <g380(a)biscuolo.net> writes:
[...]
> Danila De Stefano, CEO di Unobravo, ha difeso la propria azienda
> sostenendo che i dati raccolti sono anonimi. Ma Agosti, hacker etico di
> Hermes Centre, avverte che questi identificatori unici possono acquisire
> valore poiché utilizzati continuamente.
Ma un CEO che sostiene che "i dati raccolti sono anonimi" quando tali
dati includono informazioni di tracciamento appositamente create, oltre
che - presumo - indirizzi IP degli utenti, ha DIRITTO ad effettuare il
trattamento di dati sensibili?!?
Al contrario, Suo Sire Illuminato Il Garante della Privacy che sta
Nell'Alto del Cieli, quando ha intenzione di intervenire nei confronti
di simili aziende?
"Tutt'apposto cumpà" perché c'è il "Consenso Informato"™?!?
«Povera patria, schiacciata dagli abusi del potere...
La primavera intanto tarda ad arrivare»
[...]
Saluti, 380°
--
380° (Giovanni Biscuolo public alter ego)
«Noi, incompetenti come siamo,
non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché»
Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice
but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
Jan. 11, 2025
GDPR: Tracciamenti (2024).
by 380°
Buongiorno,
leggo solo oggi, non mi pare sia stata già segnalata in lista:
https://www.premiorobertomorrione.it/inchieste/tracciamenti-2024/
di Edoardo Anziano, Francesca Cicculli, Roberta Lancellotti
tutor Goffredo De Pascale
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Inchiesta finalista del Premio Morrione 2024
Trascorriamo sempre più tempo online e ci affidiamo al web anche per la
cura della salute mentale. Oggi le piattaforme di telepsicologia contano
centinaia di migliaia di utenti e fatturano milioni di euro. Ma qual è
il segreto del loro successo? Tracciamenti s vela l’uso spregiudicato
che le aziende di psicologia online fanno del marketing digitale,
monitorando le attività dei pazienti perfino durante la seduta di
terapia.
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Video inchiesta disponibile su Raiplay:
https://www.raiplay.it/video/2024/11/Premio-Morrione---Tracciamenti-8ccfa66…
Così ne parla oggi "Il Fatto Quotidiano":
«“Le piattaforme di psicologia online spiano i propri utenti”:
l’inchiesta “Tracciamenti” finalista al premio Morrione»
https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/01/11/le-piattaforme-di-psicologia-on…
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L'inchiesta ha dimostrato che le aziende di telepsicologia monitorano le
attività dei pazienti, raccogliendo dati per scopi pubblicitari
Le piattaforme di psicologia online spiano i propri utenti mentre fanno
le sedute di terapia. Questa scoperta emerge dall’inchiesta
“Tracciamenti”, una delle quattro finaliste del Premio di giornalismo
investigativo Roberto Morrione 2024, realizzata da Francesca Cicculli,
Edoardo Anziano e Roberta Lancellotti. I giornalisti, tramite l’uso di
strumenti di analisi, hanno dimostrato che le aziende di telepsicologia
monitorano continuamente le attività dei pazienti, raccogliendo dati
sensibili per scopi pubblicitari. L’inchiesta ha fatto emergere che
piattaforme come Serenis e Unobravo non solo tracciano le informazioni
dei pazienti durante la compilazione dei questionari iniziali, ma
continuano a raccogliere dati durante le sessioni di terapia. Il tutto
avviene attraverso l’uso di cookie di terze parti, strumenti che, come
spiega Claudio Agosti di Hermes Centre, assegnano un codice
identificatore unico agli utenti, rendendo possibile la creazione di
profili dettagliati.
Ma cosa accade con questi dati? Stefano Rossetti, avvocato del gruppo
NYOB, descrive nella videoinchiesta un sistema in cui le informazioni
raccolte vengono processate da data broker, che le rivendono agli
inserzionisti. Questo crea un rischio tangibile: “Un datore di lavoro
che acquista questi dati potrebbe decidere di escludere candidati che
frequentano siti di assistenza psicologica”, avverte Rossetti,
sollevando delle preoccupazioni su una potenziale discriminazione basata
su dati raccolti. Gli utenti, spesso ignari, accettano i termini di
servizio senza leggere le lunghe informative sulla privacy. Il consenso,
sottolinea Rossetti, è quindi di fatto “non informato”. Il problema,
secondo Rossetti, non è il trattamento dei dati in sé, ma il loro
utilizzo per fini commerciali non dichiarati.
Danila De Stefano, CEO di Unobravo, ha difeso la propria azienda
sostenendo che i dati raccolti sono anonimi. Ma Agosti, hacker etico di
Hermes Centre, avverte che questi identificatori unici possono acquisire
valore poiché utilizzati continuamente. Durante le sessioni di terapia
le piattaforme trasmettono anche informazioni a colossi tecnologici come
Facebook, Google, Microsoft, LinkedIn e TikTok. Edoardo Anziano, uno dei
giornalisti dell’inchiesta, ha spiegato a Scomodo che la necessità di
maggiore trasparenza e regolamentazione emerge come tema
cruciale. L’auspicio è che anche gli stessi utenti oppure associazioni
che si occupano di tutela della privacy dei consumatori “in massa
possano iniziare delle proprie campagne per chiedere formalmente che
questo tipo di tracciamento non venga effettuato nel caso in cui non sia
strettamente necessario”, dice Anziano.
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Saluti, 380°
--
380° (Giovanni Biscuolo public alter ego)
«Noi, incompetenti come siamo,
non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché»
Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice
but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
Jan. 11, 2025