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Re: [nexa] Il ruolo dell'IA nei conflitti
by Guido Vetere
Se gli israeliani hanno bombardato qualcuno perché aveva scritto 'batik',
la colpa non è dell'AI ma di Kleene che ha teorizzato le regular expression
negli anni '50 e Unix che le le ha rese disponibili a tutti negli anni '60
con il 'grep'.
Mi sembra evidente che l'acronimo AI sia stato utilizzato per fare 'moral
washing' dei crimini umanitari e per sviare l'attenzione dell'opinione
pubblica, che infatti, davanti ai bambini massacrati, sta qui a parlare di
AI.
G.
On Sat, 18 Jan 2025 at 17:47, Alessandro Brolpito <abrolpito(a)gmail.com>
wrote:
> Ciao Daniela,
>
> On Sat, 18 Jan 2025 at 16:33, Daniela Tafani <daniela.tafani(a)unipi.it>
> wrote:
>
>> Grazie della segnalazione e della trascrizione.
>>
>> Si qualificano più volte questi sistemi come "sofisticati".
>> Mi pare che l'elemento caratteristico sia, al contrario, la grossolanità
>> dei sistemi statistici adottati per l'eliminazione di persone.
>>
>> C'è un'integrazione totale dei sistemi di sorveglianza e profilazione a
>> fini commerciali con quelli a finalità militare:
>> gli stessi sistemi che sono così sofisticati da suggerirmi di acquistare
>> una tavoletta del wc o un casco da moto quando ne ho appena acquistato uno
>> sono utilizzati per identificare un essere umano da uccidere sulla base
>> della sua appartenenza a un gruppo Whatsapp
>> e da localizzarlo in eventuale compagnia di qualche centinaio di altre
>> persone.
>>
>
> Esempio eclatante: "...la parola batik, che vuol dire melone in arabo,
> veniva utilizzata in codice spesso per indicare le bombe, ma all'interno
> della popolazione di Gaza era anche una parola di uso comune quando si
> tratta di mangiare, consumare, comprare dei meloni che sono molto diffusi
> nella Striscia, sono quasi uno dei simboli..."
>
> Ma, a mio avviso, la causa ancora più grave è stata la deregulation
> 'disumana', in tutti i sensi, dei processi decisionali:
> "... Questa debolezza linguistica, che prima veniva corretta con l'uso di
> esperti in carne e ossa, ha fatto sì che tanti bersagli siano stati scelti
> a caso, così come poi è stata pesantissima la decisione presa nelle prime
> ore dopo l'attacco di Hamas di cambiare le regole sulla valutazione del
> rischio per i civili."
>
> Siamo lontani anni luce dagli usi della IA ipotizzati da Juan Carlos
> The computerization of the world and international cooperation - Nexa
> Center for Internet & Society
> <https://nexa.polito.it/the-computerization-of-the-world-and-international-c…>
>
> Grazie Maurizio per la trascrizione
> Cordiali saluti, Alessandro
>
>> ________________________________________
>> Da: nexa <nexa-bounces(a)server-nexa.polito.it> per conto di maurizio lana
>> <maurizio.lana(a)uniupo.it>
>> Inviato: sabato 18 gennaio 2025 14:03
>> A: nexa(a)server-nexa.polito.it
>> Oggetto: Re: [nexa] Il ruolo dell'IA nei conflitti
>>
>> Il 18/01/25 10:40, Alessandro Brolpito ha scritto:
>> Un breve video reportage focalizzato sul conflitto tra Israele e Hamas.
>> La tesi é che dietro il 7 ottobre e il disastroso bilancio di morti a
>> Gaza c'è un unico grande respisabile: la decisione (politica) di affidarsi
>> alla IA per, prima, la valutazione del rischio Hamas e, successivamente,
>> per definire i targets e le morti di civili tollerabili, come effetto
>> collaterale dei bombardamenti.
>>
>> https://www.repubblica.it/rubriche/metropolis/2025/01/17/video/gaza_parados…
>> Chi è responsabile da un punto di vista giuridico di questi morti?
>> Che sia almeno tregua a tutto questo, da domani.
>> testo del podcast citato, estratto con Macwhisper:
>> Quella di Gaza è la prima guerra in cui a decidere chi doveva essere
>> ucciso ad arbitrare vita e morte sono state le macchine. Queste scelte sono
>> state affidate per la prima volta pressoché integralmente a dei sofisticati
>> sistemi di intelligenza artificiale, tra l'altro animati dal machine
>> learning, cioè dalla capacità di apprendimento. Le stesse macchine, gli
>> stessi software, riuscivano a migliorare le loro capacità. Alla fine a
>> ordinare il bombardamento c'era sempre un essere umano, ma tutto il
>> processo decisionale, quello che i tecnici chiamano targeting, che porta a
>> scegliere un bersaglio, che porta a scegliere la persona da uccidere, che
>> porta a valutare qual è il rischio di coinvolgere civili innocenti in
>> quell'attacco, è stato affidato a dei software.
>> Noi non sappiamo quante delle 46.000 persone morte finora a Gaza e oltre
>> 100.000 ferite, tra cui sicuramente una stragrande maggioranza di civili e
>> tantissime donne e bambini che nulla avevano a che vedere con Hamas, sono
>> state uccise o colpite per effetto di questo selezionamento fatto
>> dall'intelligenza artificiale. Ma c'è un dato, uno dei tanti dati
>> raccapriccianti che emergono in una serie di inchieste realizzate dal New
>> York Times, dal Washington Post, da giornali indipendenti israeliani. Nel
>> primo mese della campagna di bombardamenti decisa da Israele risposta
>> all'incursione di Hamas del 7 ottobre che ha provocato 1200 vittime e il
>> rapimento di 250 cittadini israeliani, soltanto nel primo mese 12.000 dei
>> bersagli bombardati sono stati selezionati dall'intelligenza artificiale.
>> Questo è un grande cambiamento nella cultura della guerra e in uno degli
>> aspetti che proprio Israele, paese che lotta per la sua sovravvivenza,
>> aveva particolarmente curato, e cioè come si arriva a scegliere chi va
>> colpito e come si arriva a calcolare il rischio di coinvolgere civili
>> nell'operazione. Israele aveva sempre mantenuto il controllo di questo
>> processo nelle mani di analisti dell'intelligence di persone e in
>> particolar modo aveva favorito una forma di cultura dell'allerta in cui
>> anche il livello più basso di questa catena gerarchica, anche il sotto
>> ufficiale, se aveva dei dubbi sull'attacco che stava per essere commesso,
>> poteva prendere e rivolgersi direttamente al comandante in capo.
>> Non solo, perché comunque Israele è una democrazia, è uno stato di
>> diritto, nel processo per selezionare i bersagli e per creare questa sorta
>> di archivio in cui c'erano tutti gli obiettivi che si potevano colpire in
>> caso di conflitto con Hezbollah o in caso di conflitto con Hamas, alla fine
>> del processo c'era sempre la figura di un avvocato militare che doveva
>> valutare se l'operazione pianificata era o meno compatibile con le leggi.
>> In 7 ottobre il fatto che Israele si sentisse minacciato nella sua stessa
>> esistenza dall'incursione di Hamas ha spinto invece ad eliminare tutte
>> queste regole. C'è un qualcosa di paradossale nella fiducia accordata a
>> questi sistemi di intelligenza artificiale, di machine learning, di big
>> data, perché proprio il fatto di aver affidato la sorveglianza a queste
>> macchine, affidato la gestione dell'intelligenza preventiva a questi
>> sistemi elettronici invece che non agli agenti sul campo, è stato uno degli
>> elementi che ha permesso ad Hamas di colpire totalmente di sorpresa le
>> persone. Si è sentito dire tante volte che è stata l'assenza di la vecchia
>> "Humint", l'intelligenza fatta dalle persone per favorire lo sviluppo di
>> tutti questi sistemi informatici ed elettronici che in qualche modo ha
>> lasciato indifeso Israele. Eppure, in maniera paradossale, la risposta al 7
>> ottobre viene gestita da queste macchine.
>> C'è un'enorme raccolta di informazioni che viene fatta con i droni, con i
>> satelliti, con le intercettazioni di tutte le comunicazioni telefoniche,
>> delle comunicazioni internet, delle chat, con l'uso di spugne di dati
>> sofisticatissime quali gli aerei F-35 che noi chiamiamo i caccia invisibili
>> ma la cui vera natura è quella di essere gli straordinari raccoglitori di
>> informazioni. Addirittura, per capirci, si usava il confronto tra foto
>> satellitari scattate in periodi diversi per capire se il terreno era stato
>> mosso e quindi poteva nascondere dei razzi che venivano sepolti prima
>> dell'azione di Hamas. O è stato insegnato alle macchine, al loro meccanismo
>> di machine learning, come riconoscere un certo tipo, un determinato tipo di
>> tessuto che veniva più frequentemente utilizzato da Damas per coprire i
>> missili messi nel terreno in modo tale che le macchine, questi sistemi
>> informatici di analisi, potessero trovare questo tessuto all'interno delle
>> foto satellitari scattate in continuazione sopra Gaza. Tutte queste
>> informazioni poi venivano messe in una grande struttura di bidata chiamata
>> The Pool, la piscina, e all'interno di questa struttura operavano due
>> software, entrambi sviluppati dall'unità 8200 che è il reparto
>> dell'esercito israeliano specializzato nell'intelligence elettronica e
>> nella designazione dei bersagli e che ha avuto un ruolo fondamentale nella
>> gestione di queste operazioni.
>> All'interno di The Pool agivano due sistemi, uno chiamato The Gospel, il
>> Vangelo, che si occupava di andare a scegliere gli obiettivi, quindi era
>> soprattutto focalizzato su quelle che potevano essere i nasconditi di armi,
>> i tunnel, tutto ciò che rappresentava le infrastrutture di Damas. L'altro
>> invece, Lavender, Lavanda, nessuno sa perché sia stato scelto questo nome,
>> si occupava di individuare le persone che erano presunti miliziani,
>> presunti combattenti di Damas. Entrambi i sistemi avevano grandi limiti,
>> limiti alcuni nel modo in cui venivano elaborate le informazioni, ad
>> esempio la parola batik, che vuol dire melone in arabo, veniva utilizzata
>> in codice spesso per indicare le bombe, ma all'interno della popolazione di
>> Gaza era anche una parola di uso comune quando si tratta di mangiare,
>> consumare, comprare dei meloni che sono molto diffusi nella Striscia, sono
>> quasi uno dei simboli. Il sistema, pur sofisticato, non era così
>> intelligente da riuscire a distinguere quando veniva usato per parlare di
>> meloni o quando veniva usato invece per discutere di ordini.
>> Questa debolezza linguistica, che prima veniva corretta con l'uso di
>> esperti in carne e ossa, ha fatto sì che tanti bersagli siano stati scelti
>> a caso, così come poi è stata pesantissima la decisione presa nelle prime
>> ore dopo l'attacco di Hamas di cambiare le regole sulla valutazione del
>> rischio per i civili. È stato possibile scatenare attacchi anche quando
>> mettevano a rischio 20 civili. Questa è una cosa molto forte perché prima
>> del 7 ottobre Israele tollerava solo in casi straordinari la possibilità
>> che venisse messa a rischio la vita di 5 civili e in casi ancora più
>> eccezionali che venisse messa a rischio la vita di 10 civili. Invece poter
>> uccidere 20 persone innocenti pur di colpire un uomo di Hamas o un uomo
>> della Jihad Islamica è diventata la regola dopo il 7 ottobre e lo è rimasta
>> per le prime 5 settimane di guerra. Ma in questa fase ci sono stati,
>> secondo il censimento della ONG britannica Airwards, 136 attacchi in cui
>> sono morti più di 50 civili.
>> Questo anche a causa di un altro dei difetti di valutazione di queste
>> macchine a cui è stata affidata la scelta di vita o di morte. Queste
>> macchine per valutare la presenza di civili stimavano il numero di
>> cellulari attivi nella zona del bersaglio e lo comparavano con quello
>> precedente alla guerra. Da ciò disumevano quanto era popolata quella zona,
>> quante persone c'erano in quella zona, ignorando il fatto che il
>> funzionamento dei cellulari a causa dell'assenza di corrente elettrica, a
>> causa delle condizioni drammatiche, spesso era ridotto al minimo. Quindi
>> c'erano tante persone che rispetto a prima del 7 ottobre non usavano, non
>> potevano usare il cellulare. Questo ha portato a valutare un numero di
>> civili presenti sul luogo di bombardamento di [Gronlund] in febbraio e ha
>> contribuito a realizzare quella terribile strage che noi vediamo.
>> Ecco, in tutte le operazioni su Gaza l'intelligenza artificiale, i big
>> data, il machine learning hanno fornito le indicazioni, hanno selezionato
>> bersagli spesso sbagliati e hanno sottovalutato il numero di vittime
>> civili. Mentre invece in Ucraina noi sappiamo che già oggi entrambi gli
>> eserciti stanno utilizzando intelligenza artificiale e big data per tutta
>> la fase del combattimento, incluso quella di stabilire chi colpire. Le
>> macchine decidono chi colpire e le colpiscono automaticamente. E quello che
>> viene indicato proprio dagli esperti delle forze armate israeliane che
>> hanno contribuito a generare questi enormi sistemi di algoritmi è che
>> l'algoritmo, l'intelligenza artificiale a un certo punto diventa molto
>> orgoglioso, molto confidente delle sue capacità e tende a ritenersi
>> superiore all'uomo. Sono le premesse di un futuro che è già presente e che
>> si annuncia terribile.
>>
>> alcune delle inchieste citate sono:
>> Abraham, Yuval. «‘A mass assassination factory’: Inside Israel’s
>> calculated bombing of Gaza». +972 Magazine, 30 novembre 2023.
>> https://www.972mag.com/mass-assassination-factory-israel-calculated-bombing…
>> .
>> ———. «‘Lavender’: The AI machine directing Israel’s bombing spree in
>> Gaza». +972 Magazine, 3 aprile 2024.
>> https://www.972mag.com/lavender-ai-israeli-army-gaza/.
>> McKernan, Bethan, e Harry Davies. «‘The machine did it coldly’: Israel
>> used AI to identify 37,000 Hamas targets». The Guardian, 3 aprile 2024,
>> sez. World news.
>> https://www.theguardian.com/world/2024/apr/03/israel-gaza-ai-database-hamas…
>> .
>>
>> questo il manuale israeliano prodotto dall'unità 8200:
>> Y.S., Brigadier General. The Human-Machine Team: How to Create Synergy
>> Between Human and Artificial Intelligence That Will Revolutionize Our
>> World. Independently Published, 2021.
>> Davies, Harry, e Bethan McKernan. «Top Israeli spy chief exposes his true
>> identity in online security lapse». The Guardian, 5 aprile 2024, sez. World
>> news.
>> https://www.theguardian.com/world/2024/apr/05/top-israeli-spy-chief-exposes…
>> .
>>
>> in parte ne avevamo già parlato qui in lista.
>> la frase finale del podcast di Di Feo è il punto si cui riflettere, io
>> credo:
>> l'algoritmo, l'intelligenza artificiale a un certo punto diventa molto
>> orgoglioso, molto confidente delle sue capacità e tende a ritenersi
>> superiore all'uomo
>> (mi piacerebbe sapere qual è la fonte su cui Di Feo si basa, non nel
>> senso che dubiti dell'esistenza, ma che sarebbe interessante conoscerla,
>> proprio)
>> diciamo che l'umano volontariamente si asservisce alla macchina e con ciò
>> crede di giustificarsi?
>> perché quella esposta è una forma estrema di personalizzazione dei
>> sistemi di IA: non solo 'ragionano' ma pure 'formano sentimenti'.
>> come ha scritto Daniela, personalizzare i sistemi di IA deumanizza le
>> persone.
>> Maurizio
>>
>>
>> ________________________________
>>
>> s'il n'y a même plus l'humour pour nous alléger
>> comment lutter
>> prohom, comment lutter
>>
>> ________________________________
>> Maurizio Lana
>> Università del Piemonte Orientale
>> Dipartimento di Studi Umanistici
>> Piazza Roma 36 - 13100 Vercelli
>>
>
Jan. 18, 2025
Re: [nexa] Il ruolo dell'IA nei conflitti
by Giacomo Tesio
Ciao Alfredo,
Il 18 Gennaio 2025 16:27:14 UTC, Alfredo Bregni <abregni(a)iperv.it> ha scritto:
> Insisto.
>
> [...] utilizza strumenti, e macchine che finora eseguivano, ...e ora anche pensano.
Ti consiglio di frequentare un buon corso universitario di informatica.
Quando imparerai a programmare una "rete neurale artificiale" (più propriamante,
vector mapping machine), arrossirai al ricordo dell'alienazione di cui eri vittima.
E forse, comprenderai ciò che ti stanno dicendo.
Giacomo
Jan. 18, 2025
Re: [nexa] Il ruolo dell'IA nei conflitti
by Alessandro Brolpito
Ciao Daniela,
On Sat, 18 Jan 2025 at 16:33, Daniela Tafani <daniela.tafani(a)unipi.it>
wrote:
> Grazie della segnalazione e della trascrizione.
>
> Si qualificano più volte questi sistemi come "sofisticati".
> Mi pare che l'elemento caratteristico sia, al contrario, la grossolanità
> dei sistemi statistici adottati per l'eliminazione di persone.
>
> C'è un'integrazione totale dei sistemi di sorveglianza e profilazione a
> fini commerciali con quelli a finalità militare:
> gli stessi sistemi che sono così sofisticati da suggerirmi di acquistare
> una tavoletta del wc o un casco da moto quando ne ho appena acquistato uno
> sono utilizzati per identificare un essere umano da uccidere sulla base
> della sua appartenenza a un gruppo Whatsapp
> e da localizzarlo in eventuale compagnia di qualche centinaio di altre
> persone.
>
Esempio eclatante: "...la parola batik, che vuol dire melone in arabo,
veniva utilizzata in codice spesso per indicare le bombe, ma all'interno
della popolazione di Gaza era anche una parola di uso comune quando si
tratta di mangiare, consumare, comprare dei meloni che sono molto diffusi
nella Striscia, sono quasi uno dei simboli..."
Ma, a mio avviso, la causa ancora più grave è stata la deregulation
'disumana', in tutti i sensi, dei processi decisionali:
"... Questa debolezza linguistica, che prima veniva corretta con l'uso di
esperti in carne e ossa, ha fatto sì che tanti bersagli siano stati scelti
a caso, così come poi è stata pesantissima la decisione presa nelle prime
ore dopo l'attacco di Hamas di cambiare le regole sulla valutazione del
rischio per i civili."
Siamo lontani anni luce dagli usi della IA ipotizzati da Juan Carlos
The computerization of the world and international cooperation - Nexa
Center for Internet & Society
<https://nexa.polito.it/the-computerization-of-the-world-and-international-c…>
Grazie Maurizio per la trascrizione
Cordiali saluti, Alessandro
> ________________________________________
> Da: nexa <nexa-bounces(a)server-nexa.polito.it> per conto di maurizio lana <
> maurizio.lana(a)uniupo.it>
> Inviato: sabato 18 gennaio 2025 14:03
> A: nexa(a)server-nexa.polito.it
> Oggetto: Re: [nexa] Il ruolo dell'IA nei conflitti
>
> Il 18/01/25 10:40, Alessandro Brolpito ha scritto:
> Un breve video reportage focalizzato sul conflitto tra Israele e Hamas.
> La tesi é che dietro il 7 ottobre e il disastroso bilancio di morti a Gaza
> c'è un unico grande respisabile: la decisione (politica) di affidarsi alla
> IA per, prima, la valutazione del rischio Hamas e, successivamente, per
> definire i targets e le morti di civili tollerabili, come effetto
> collaterale dei bombardamenti.
>
> https://www.repubblica.it/rubriche/metropolis/2025/01/17/video/gaza_parados…
> Chi è responsabile da un punto di vista giuridico di questi morti?
> Che sia almeno tregua a tutto questo, da domani.
> testo del podcast citato, estratto con Macwhisper:
> Quella di Gaza è la prima guerra in cui a decidere chi doveva essere
> ucciso ad arbitrare vita e morte sono state le macchine. Queste scelte sono
> state affidate per la prima volta pressoché integralmente a dei sofisticati
> sistemi di intelligenza artificiale, tra l'altro animati dal machine
> learning, cioè dalla capacità di apprendimento. Le stesse macchine, gli
> stessi software, riuscivano a migliorare le loro capacità. Alla fine a
> ordinare il bombardamento c'era sempre un essere umano, ma tutto il
> processo decisionale, quello che i tecnici chiamano targeting, che porta a
> scegliere un bersaglio, che porta a scegliere la persona da uccidere, che
> porta a valutare qual è il rischio di coinvolgere civili innocenti in
> quell'attacco, è stato affidato a dei software.
> Noi non sappiamo quante delle 46.000 persone morte finora a Gaza e oltre
> 100.000 ferite, tra cui sicuramente una stragrande maggioranza di civili e
> tantissime donne e bambini che nulla avevano a che vedere con Hamas, sono
> state uccise o colpite per effetto di questo selezionamento fatto
> dall'intelligenza artificiale. Ma c'è un dato, uno dei tanti dati
> raccapriccianti che emergono in una serie di inchieste realizzate dal New
> York Times, dal Washington Post, da giornali indipendenti israeliani. Nel
> primo mese della campagna di bombardamenti decisa da Israele risposta
> all'incursione di Hamas del 7 ottobre che ha provocato 1200 vittime e il
> rapimento di 250 cittadini israeliani, soltanto nel primo mese 12.000 dei
> bersagli bombardati sono stati selezionati dall'intelligenza artificiale.
> Questo è un grande cambiamento nella cultura della guerra e in uno degli
> aspetti che proprio Israele, paese che lotta per la sua sovravvivenza,
> aveva particolarmente curato, e cioè come si arriva a scegliere chi va
> colpito e come si arriva a calcolare il rischio di coinvolgere civili
> nell'operazione. Israele aveva sempre mantenuto il controllo di questo
> processo nelle mani di analisti dell'intelligence di persone e in
> particolar modo aveva favorito una forma di cultura dell'allerta in cui
> anche il livello più basso di questa catena gerarchica, anche il sotto
> ufficiale, se aveva dei dubbi sull'attacco che stava per essere commesso,
> poteva prendere e rivolgersi direttamente al comandante in capo.
> Non solo, perché comunque Israele è una democrazia, è uno stato di
> diritto, nel processo per selezionare i bersagli e per creare questa sorta
> di archivio in cui c'erano tutti gli obiettivi che si potevano colpire in
> caso di conflitto con Hezbollah o in caso di conflitto con Hamas, alla fine
> del processo c'era sempre la figura di un avvocato militare che doveva
> valutare se l'operazione pianificata era o meno compatibile con le leggi.
> In 7 ottobre il fatto che Israele si sentisse minacciato nella sua stessa
> esistenza dall'incursione di Hamas ha spinto invece ad eliminare tutte
> queste regole. C'è un qualcosa di paradossale nella fiducia accordata a
> questi sistemi di intelligenza artificiale, di machine learning, di big
> data, perché proprio il fatto di aver affidato la sorveglianza a queste
> macchine, affidato la gestione dell'intelligenza preventiva a questi
> sistemi elettronici invece che non agli agenti sul campo, è stato uno degli
> elementi che ha permesso ad Hamas di colpire totalmente di sorpresa le
> persone. Si è sentito dire tante volte che è stata l'assenza di la vecchia
> "Humint", l'intelligenza fatta dalle persone per favorire lo sviluppo di
> tutti questi sistemi informatici ed elettronici che in qualche modo ha
> lasciato indifeso Israele. Eppure, in maniera paradossale, la risposta al 7
> ottobre viene gestita da queste macchine.
> C'è un'enorme raccolta di informazioni che viene fatta con i droni, con i
> satelliti, con le intercettazioni di tutte le comunicazioni telefoniche,
> delle comunicazioni internet, delle chat, con l'uso di spugne di dati
> sofisticatissime quali gli aerei F-35 che noi chiamiamo i caccia invisibili
> ma la cui vera natura è quella di essere gli straordinari raccoglitori di
> informazioni. Addirittura, per capirci, si usava il confronto tra foto
> satellitari scattate in periodi diversi per capire se il terreno era stato
> mosso e quindi poteva nascondere dei razzi che venivano sepolti prima
> dell'azione di Hamas. O è stato insegnato alle macchine, al loro meccanismo
> di machine learning, come riconoscere un certo tipo, un determinato tipo di
> tessuto che veniva più frequentemente utilizzato da Damas per coprire i
> missili messi nel terreno in modo tale che le macchine, questi sistemi
> informatici di analisi, potessero trovare questo tessuto all'interno delle
> foto satellitari scattate in continuazione sopra Gaza. Tutte queste
> informazioni poi venivano messe in una grande struttura di bidata chiamata
> The Pool, la piscina, e all'interno di questa struttura operavano due
> software, entrambi sviluppati dall'unità 8200 che è il reparto
> dell'esercito israeliano specializzato nell'intelligence elettronica e
> nella designazione dei bersagli e che ha avuto un ruolo fondamentale nella
> gestione di queste operazioni.
> All'interno di The Pool agivano due sistemi, uno chiamato The Gospel, il
> Vangelo, che si occupava di andare a scegliere gli obiettivi, quindi era
> soprattutto focalizzato su quelle che potevano essere i nasconditi di armi,
> i tunnel, tutto ciò che rappresentava le infrastrutture di Damas. L'altro
> invece, Lavender, Lavanda, nessuno sa perché sia stato scelto questo nome,
> si occupava di individuare le persone che erano presunti miliziani,
> presunti combattenti di Damas. Entrambi i sistemi avevano grandi limiti,
> limiti alcuni nel modo in cui venivano elaborate le informazioni, ad
> esempio la parola batik, che vuol dire melone in arabo, veniva utilizzata
> in codice spesso per indicare le bombe, ma all'interno della popolazione di
> Gaza era anche una parola di uso comune quando si tratta di mangiare,
> consumare, comprare dei meloni che sono molto diffusi nella Striscia, sono
> quasi uno dei simboli. Il sistema, pur sofisticato, non era così
> intelligente da riuscire a distinguere quando veniva usato per parlare di
> meloni o quando veniva usato invece per discutere di ordini.
> Questa debolezza linguistica, che prima veniva corretta con l'uso di
> esperti in carne e ossa, ha fatto sì che tanti bersagli siano stati scelti
> a caso, così come poi è stata pesantissima la decisione presa nelle prime
> ore dopo l'attacco di Hamas di cambiare le regole sulla valutazione del
> rischio per i civili. È stato possibile scatenare attacchi anche quando
> mettevano a rischio 20 civili. Questa è una cosa molto forte perché prima
> del 7 ottobre Israele tollerava solo in casi straordinari la possibilità
> che venisse messa a rischio la vita di 5 civili e in casi ancora più
> eccezionali che venisse messa a rischio la vita di 10 civili. Invece poter
> uccidere 20 persone innocenti pur di colpire un uomo di Hamas o un uomo
> della Jihad Islamica è diventata la regola dopo il 7 ottobre e lo è rimasta
> per le prime 5 settimane di guerra. Ma in questa fase ci sono stati,
> secondo il censimento della ONG britannica Airwards, 136 attacchi in cui
> sono morti più di 50 civili.
> Questo anche a causa di un altro dei difetti di valutazione di queste
> macchine a cui è stata affidata la scelta di vita o di morte. Queste
> macchine per valutare la presenza di civili stimavano il numero di
> cellulari attivi nella zona del bersaglio e lo comparavano con quello
> precedente alla guerra. Da ciò disumevano quanto era popolata quella zona,
> quante persone c'erano in quella zona, ignorando il fatto che il
> funzionamento dei cellulari a causa dell'assenza di corrente elettrica, a
> causa delle condizioni drammatiche, spesso era ridotto al minimo. Quindi
> c'erano tante persone che rispetto a prima del 7 ottobre non usavano, non
> potevano usare il cellulare. Questo ha portato a valutare un numero di
> civili presenti sul luogo di bombardamento di [Gronlund] in febbraio e ha
> contribuito a realizzare quella terribile strage che noi vediamo.
> Ecco, in tutte le operazioni su Gaza l'intelligenza artificiale, i big
> data, il machine learning hanno fornito le indicazioni, hanno selezionato
> bersagli spesso sbagliati e hanno sottovalutato il numero di vittime
> civili. Mentre invece in Ucraina noi sappiamo che già oggi entrambi gli
> eserciti stanno utilizzando intelligenza artificiale e big data per tutta
> la fase del combattimento, incluso quella di stabilire chi colpire. Le
> macchine decidono chi colpire e le colpiscono automaticamente. E quello che
> viene indicato proprio dagli esperti delle forze armate israeliane che
> hanno contribuito a generare questi enormi sistemi di algoritmi è che
> l'algoritmo, l'intelligenza artificiale a un certo punto diventa molto
> orgoglioso, molto confidente delle sue capacità e tende a ritenersi
> superiore all'uomo. Sono le premesse di un futuro che è già presente e che
> si annuncia terribile.
>
> alcune delle inchieste citate sono:
> Abraham, Yuval. «‘A mass assassination factory’: Inside Israel’s
> calculated bombing of Gaza». +972 Magazine, 30 novembre 2023.
> https://www.972mag.com/mass-assassination-factory-israel-calculated-bombing…
> .
> ———. «‘Lavender’: The AI machine directing Israel’s bombing spree in
> Gaza». +972 Magazine, 3 aprile 2024.
> https://www.972mag.com/lavender-ai-israeli-army-gaza/.
> McKernan, Bethan, e Harry Davies. «‘The machine did it coldly’: Israel
> used AI to identify 37,000 Hamas targets». The Guardian, 3 aprile 2024,
> sez. World news.
> https://www.theguardian.com/world/2024/apr/03/israel-gaza-ai-database-hamas…
> .
>
> questo il manuale israeliano prodotto dall'unità 8200:
> Y.S., Brigadier General. The Human-Machine Team: How to Create Synergy
> Between Human and Artificial Intelligence That Will Revolutionize Our
> World. Independently Published, 2021.
> Davies, Harry, e Bethan McKernan. «Top Israeli spy chief exposes his true
> identity in online security lapse». The Guardian, 5 aprile 2024, sez. World
> news.
> https://www.theguardian.com/world/2024/apr/05/top-israeli-spy-chief-exposes…
> .
>
> in parte ne avevamo già parlato qui in lista.
> la frase finale del podcast di Di Feo è il punto si cui riflettere, io
> credo:
> l'algoritmo, l'intelligenza artificiale a un certo punto diventa molto
> orgoglioso, molto confidente delle sue capacità e tende a ritenersi
> superiore all'uomo
> (mi piacerebbe sapere qual è la fonte su cui Di Feo si basa, non nel senso
> che dubiti dell'esistenza, ma che sarebbe interessante conoscerla, proprio)
> diciamo che l'umano volontariamente si asservisce alla macchina e con ciò
> crede di giustificarsi?
> perché quella esposta è una forma estrema di personalizzazione dei sistemi
> di IA: non solo 'ragionano' ma pure 'formano sentimenti'.
> come ha scritto Daniela, personalizzare i sistemi di IA deumanizza le
> persone.
> Maurizio
>
>
> ________________________________
>
> s'il n'y a même plus l'humour pour nous alléger
> comment lutter
> prohom, comment lutter
>
> ________________________________
> Maurizio Lana
> Università del Piemonte Orientale
> Dipartimento di Studi Umanistici
> Piazza Roma 36 - 13100 Vercelli
>
Jan. 18, 2025
Re: [nexa] Il ruolo dell'IA nei conflitti
by Alfredo Bregni
Insisto.
La responsabilità di un'uccisione -- "legittima" di un nemico dichiarato (es. soldato o spia in guerra), "illegittima" di nemico presunto (es. capo politico di paese libero considerato scomodo, ...intendo il paese e/o la persona), o del tutto "arbitraria" (es. civile ucciso volutamente come "danno collaterale" previsto e accettato); ...poi ci sono altre mille varianti sul tema -- si divide in N componenti della catena di comando e di esecuzione, fra gente che sceglie, decide, utilizza strumenti, e macchine che finora eseguivano, ...e ora anche pensano.
Se un sistema d'arma fa cilecca, e colpisce un obiettivo diverso da quello previsto, allora il produttore del sistema può essere chiamato in causa, in quanto diretto responsabile del danno.
Ma in tutti gli altri casi, nei quali sai bene come opera uno strumento e lo lasci libero di decidere al posto tuo, la responsabilità è chiaramente di chi decide di permettere e chi permette questo.
Se un guidatore di auto a guida autonoma fa avvenire un incidente, la responsabilità si divide fra l'utente e il produttore, in funzione delle garanzie e dei disclaimer che si trovano nel "contratto" fra venditore e cliente, ...inclusi eventualmente gli organi regolatori coinvolti.
Di sicuro, finché l'auto fa quello che è stato previsto faccia, la responsabilità sta negli umani.
E, se si mette una pistola in mano a un bambino (perché tale è la capacità di discernimento di un algoritmo), il responsabile rimane chi gliel'ha data.
Di cosa stiamo parlando? Di come ragioniamo gli algoritmi, o di quanto sono imbecilli e colpevoli coloro che li usano?
Perché a me, del giornalista sensazionalista che personifica gli algoritmi, scusate ma poco mi frega.
L'incipit è chiaro: "unico grande responsabile è la decisione (politica) di affidarsi alla IA".
Poi ci si perde e l'affermazione iniziale sparisce...
----- Original Message -----
From: maurizio lana
To: nexa(a)server-nexa.polito.it
Sent: Saturday, January 18, 2025 2:03 PM
Subject: Re: [nexa] Il ruolo dell'IA nei conflitti
Il 18/01/25 10:40, Alessandro Brolpito ha scritto:
Un breve video reportage focalizzato sul conflitto tra Israele e Hamas.
La tesi é che dietro il 7 ottobre e il disastroso bilancio di morti a Gaza c'è un unico grande respisabile: la decisione (politica) di affidarsi alla IA per, prima, la valutazione del rischio Hamas e, successivamente, per definire i targets e le morti di civili tollerabili, come effetto collaterale dei bombardamenti.
https://www.repubblica.it/rubriche/metropolis/2025/01/17/video/gaza_parados…
Chi è responsabile da un punto di vista giuridico di questi morti?
Che sia almeno tregua a tutto questo, da domani.
testo del podcast citato, estratto con Macwhisper:
Quella di Gaza è la prima guerra in cui a decidere chi doveva essere ucciso ad arbitrare vita e morte sono state le macchine. Queste scelte sono state affidate per la prima volta pressoché integralmente a dei sofisticati sistemi di intelligenza artificiale, tra l'altro animati dal machine learning, cioè dalla capacità di apprendimento. Le stesse macchine, gli stessi software, riuscivano a migliorare le loro capacità. Alla fine a ordinare il bombardamento c'era sempre un essere umano, ma tutto il processo decisionale, quello che i tecnici chiamano targeting, che porta a scegliere un bersaglio, che porta a scegliere la persona da uccidere, che porta a valutare qual è il rischio di coinvolgere civili innocenti in quell'attacco, è stato affidato a dei software.
Noi non sappiamo quante delle 46.000 persone morte finora a Gaza e oltre 100.000 ferite, tra cui sicuramente una stragrande maggioranza di civili e tantissime donne e bambini che nulla avevano a che vedere con Hamas, sono state uccise o colpite per effetto di questo selezionamento fatto dall'intelligenza artificiale. Ma c'è un dato, uno dei tanti dati raccapriccianti che emergono in una serie di inchieste realizzate dal New York Times, dal Washington Post, da giornali indipendenti israeliani. Nel primo mese della campagna di bombardamenti decisa da Israele risposta all'incursione di Hamas del 7 ottobre che ha provocato 1200 vittime e il rapimento di 250 cittadini israeliani, soltanto nel primo mese 12.000 dei bersagli bombardati sono stati selezionati dall'intelligenza artificiale.
Questo è un grande cambiamento nella cultura della guerra e in uno degli aspetti che proprio Israele, paese che lotta per la sua sovravvivenza, aveva particolarmente curato, e cioè come si arriva a scegliere chi va colpito e come si arriva a calcolare il rischio di coinvolgere civili nell'operazione. Israele aveva sempre mantenuto il controllo di questo processo nelle mani di analisti dell'intelligence di persone e in particolar modo aveva favorito una forma di cultura dell'allerta in cui anche il livello più basso di questa catena gerarchica, anche il sotto ufficiale, se aveva dei dubbi sull'attacco che stava per essere commesso, poteva prendere e rivolgersi direttamente al comandante in capo.
Non solo, perché comunque Israele è una democrazia, è uno stato di diritto, nel processo per selezionare i bersagli e per creare questa sorta di archivio in cui c'erano tutti gli obiettivi che si potevano colpire in caso di conflitto con Hezbollah o in caso di conflitto con Hamas, alla fine del processo c'era sempre la figura di un avvocato militare che doveva valutare se l'operazione pianificata era o meno compatibile con le leggi. In 7 ottobre il fatto che Israele si sentisse minacciato nella sua stessa esistenza dall'incursione di Hamas ha spinto invece ad eliminare tutte queste regole. C'è un qualcosa di paradossale nella fiducia accordata a questi sistemi di intelligenza artificiale, di machine learning, di big data, perché proprio il fatto di aver affidato la sorveglianza a queste macchine, affidato la gestione dell'intelligenza preventiva a questi sistemi elettronici invece che non agli agenti sul campo, è stato uno degli elementi che ha permesso ad Hamas di colpire totalmente di sorpresa le persone. Si è sentito dire tante volte che è stata l'assenza di la vecchia "Humint", l'intelligenza fatta dalle persone per favorire lo sviluppo di tutti questi sistemi informatici ed elettronici che in qualche modo ha lasciato indifeso Israele. Eppure, in maniera paradossale, la risposta al 7 ottobre viene gestita da queste macchine.
C'è un'enorme raccolta di informazioni che viene fatta con i droni, con i satelliti, con le intercettazioni di tutte le comunicazioni telefoniche, delle comunicazioni internet, delle chat, con l'uso di spugne di dati sofisticatissime quali gli aerei F-35 che noi chiamiamo i caccia invisibili ma la cui vera natura è quella di essere gli straordinari raccoglitori di informazioni. Addirittura, per capirci, si usava il confronto tra foto satellitari scattate in periodi diversi per capire se il terreno era stato mosso e quindi poteva nascondere dei razzi che venivano sepolti prima dell'azione di Hamas. O è stato insegnato alle macchine, al loro meccanismo di machine learning, come riconoscere un certo tipo, un determinato tipo di tessuto che veniva più frequentemente utilizzato da Damas per coprire i missili messi nel terreno in modo tale che le macchine, questi sistemi informatici di analisi, potessero trovare questo tessuto all'interno delle foto satellitari scattate in continuazione sopra Gaza. Tutte queste informazioni poi venivano messe in una grande struttura di bidata chiamata The Pool, la piscina, e all'interno di questa struttura operavano due software, entrambi sviluppati dall'unità 8200 che è il reparto dell'esercito israeliano specializzato nell'intelligence elettronica e nella designazione dei bersagli e che ha avuto un ruolo fondamentale nella gestione di queste operazioni.
All'interno di The Pool agivano due sistemi, uno chiamato The Gospel, il Vangelo, che si occupava di andare a scegliere gli obiettivi, quindi era soprattutto focalizzato su quelle che potevano essere i nasconditi di armi, i tunnel, tutto ciò che rappresentava le infrastrutture di Damas. L'altro invece, Lavender, Lavanda, nessuno sa perché sia stato scelto questo nome, si occupava di individuare le persone che erano presunti miliziani, presunti combattenti di Damas. Entrambi i sistemi avevano grandi limiti, limiti alcuni nel modo in cui venivano elaborate le informazioni, ad esempio la parola batik, che vuol dire melone in arabo, veniva utilizzata in codice spesso per indicare le bombe, ma all'interno della popolazione di Gaza era anche una parola di uso comune quando si tratta di mangiare, consumare, comprare dei meloni che sono molto diffusi nella Striscia, sono quasi uno dei simboli. Il sistema, pur sofisticato, non era così intelligente da riuscire a distinguere quando veniva usato per parlare di meloni o quando veniva usato invece per discutere di ordini.
Questa debolezza linguistica, che prima veniva corretta con l'uso di esperti in carne e ossa, ha fatto sì che tanti bersagli siano stati scelti a caso, così come poi è stata pesantissima la decisione presa nelle prime ore dopo l'attacco di Hamas di cambiare le regole sulla valutazione del rischio per i civili. È stato possibile scatenare attacchi anche quando mettevano a rischio 20 civili. Questa è una cosa molto forte perché prima del 7 ottobre Israele tollerava solo in casi straordinari la possibilità che venisse messa a rischio la vita di 5 civili e in casi ancora più eccezionali che venisse messa a rischio la vita di 10 civili. Invece poter uccidere 20 persone innocenti pur di colpire un uomo di Hamas o un uomo della Jihad Islamica è diventata la regola dopo il 7 ottobre e lo è rimasta per le prime 5 settimane di guerra. Ma in questa fase ci sono stati, secondo il censimento della ONG britannica Airwards, 136 attacchi in cui sono morti più di 50 civili.
Questo anche a causa di un altro dei difetti di valutazione di queste macchine a cui è stata affidata la scelta di vita o di morte. Queste macchine per valutare la presenza di civili stimavano il numero di cellulari attivi nella zona del bersaglio e lo comparavano con quello precedente alla guerra. Da ciò disumevano quanto era popolata quella zona, quante persone c'erano in quella zona, ignorando il fatto che il funzionamento dei cellulari a causa dell'assenza di corrente elettrica, a causa delle condizioni drammatiche, spesso era ridotto al minimo. Quindi c'erano tante persone che rispetto a prima del 7 ottobre non usavano, non potevano usare il cellulare. Questo ha portato a valutare un numero di civili presenti sul luogo di bombardamento di [Gronlund] in febbraio e ha contribuito a realizzare quella terribile strage che noi vediamo.
Ecco, in tutte le operazioni su Gaza l'intelligenza artificiale, i big data, il machine learning hanno fornito le indicazioni, hanno selezionato bersagli spesso sbagliati e hanno sottovalutato il numero di vittime civili. Mentre invece in Ucraina noi sappiamo che già oggi entrambi gli eserciti stanno utilizzando intelligenza artificiale e big data per tutta la fase del combattimento, incluso quella di stabilire chi colpire. Le macchine decidono chi colpire e le colpiscono automaticamente. E quello che viene indicato proprio dagli esperti delle forze armate israeliane che hanno contribuito a generare questi enormi sistemi di algoritmi è che l'algoritmo, l'intelligenza artificiale a un certo punto diventa molto orgoglioso, molto confidente delle sue capacità e tende a ritenersi superiore all'uomo. Sono le premesse di un futuro che è già presente e che si annuncia terribile.
alcune delle inchieste citate sono:
Abraham, Yuval. «‘A mass assassination factory’: Inside Israel’s calculated bombing of Gaza». +972 Magazine, 30 novembre 2023. https://www.972mag.com/mass-assassination-factory-israel-calculated-bombing….
———. «‘Lavender’: The AI machine directing Israel’s bombing spree in Gaza». +972 Magazine, 3 aprile 2024. https://www.972mag.com/lavender-ai-israeli-army-gaza/.
McKernan, Bethan, e Harry Davies. «‘The machine did it coldly’: Israel used AI to identify 37,000 Hamas targets». The Guardian, 3 aprile 2024, sez. World news. https://www.theguardian.com/world/2024/apr/03/israel-gaza-ai-database-hamas….
questo il manuale israeliano prodotto dall'unità 8200:
Y.S., Brigadier General. The Human-Machine Team: How to Create Synergy Between Human and Artificial Intelligence That Will Revolutionize Our World. Independently Published, 2021.
Davies, Harry, e Bethan McKernan. «Top Israeli spy chief exposes his true identity in online security lapse». The Guardian, 5 aprile 2024, sez. World news. https://www.theguardian.com/world/2024/apr/05/top-israeli-spy-chief-exposes….
in parte ne avevamo già parlato qui in lista.
la frase finale del podcast di Di Feo è il punto si cui riflettere, io credo:
l'algoritmo, l'intelligenza artificiale a un certo punto diventa molto orgoglioso, molto confidente delle sue capacità e tende a ritenersi superiore all'uomo
(mi piacerebbe sapere qual è la fonte su cui Di Feo si basa, non nel senso che dubiti dell'esistenza, ma che sarebbe interessante conoscerla, proprio)
diciamo che l'umano volontariamente si asservisce alla macchina e con ciò crede di giustificarsi?
perché quella esposta è una forma estrema di personalizzazione dei sistemi di IA: non solo 'ragionano' ma pure 'formano sentimenti'.
come ha scritto Daniela, personalizzare i sistemi di IA deumanizza le persone.
Maurizio
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comment lutter
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Maurizio Lana
Università del Piemonte Orientale
Dipartimento di Studi Umanistici
Piazza Roma 36 - 13100 Vercelli
Jan. 18, 2025
Re: [nexa] Il ruolo dell'IA nei conflitti
by Daniela Tafani
Grazie della segnalazione e della trascrizione.
Si qualificano più volte questi sistemi come "sofisticati".
Mi pare che l'elemento caratteristico sia, al contrario, la grossolanità dei sistemi statistici adottati per l'eliminazione di persone.
C'è un'integrazione totale dei sistemi di sorveglianza e profilazione a fini commerciali con quelli a finalità militare:
gli stessi sistemi che sono così sofisticati da suggerirmi di acquistare una tavoletta del wc o un casco da moto quando ne ho appena acquistato uno
sono utilizzati per identificare un essere umano da uccidere sulla base della sua appartenenza a un gruppo Whatsapp
e da localizzarlo in eventuale compagnia di qualche centinaio di altre persone.
Non ci affida a questi sistemi perché sono sofisticati o intelligenti, ma perché consentono l'automazione, l'industrializzazione di uno sterminio.
E lo fanno sulla base degli stessi dati e delle stesse correlazioni estorti ed elaborate ad uso commerciale*.
Un saluto,
Daniela
* <https://ainowinstitute.org/news/announcement/new-ai-now-paper-highlights-ri…>
________________________________________
Da: nexa <nexa-bounces(a)server-nexa.polito.it> per conto di maurizio lana <maurizio.lana(a)uniupo.it>
Inviato: sabato 18 gennaio 2025 14:03
A: nexa(a)server-nexa.polito.it
Oggetto: Re: [nexa] Il ruolo dell'IA nei conflitti
Il 18/01/25 10:40, Alessandro Brolpito ha scritto:
Un breve video reportage focalizzato sul conflitto tra Israele e Hamas.
La tesi é che dietro il 7 ottobre e il disastroso bilancio di morti a Gaza c'è un unico grande respisabile: la decisione (politica) di affidarsi alla IA per, prima, la valutazione del rischio Hamas e, successivamente, per definire i targets e le morti di civili tollerabili, come effetto collaterale dei bombardamenti.
https://www.repubblica.it/rubriche/metropolis/2025/01/17/video/gaza_parados…
Chi è responsabile da un punto di vista giuridico di questi morti?
Che sia almeno tregua a tutto questo, da domani.
testo del podcast citato, estratto con Macwhisper:
Quella di Gaza è la prima guerra in cui a decidere chi doveva essere ucciso ad arbitrare vita e morte sono state le macchine. Queste scelte sono state affidate per la prima volta pressoché integralmente a dei sofisticati sistemi di intelligenza artificiale, tra l'altro animati dal machine learning, cioè dalla capacità di apprendimento. Le stesse macchine, gli stessi software, riuscivano a migliorare le loro capacità. Alla fine a ordinare il bombardamento c'era sempre un essere umano, ma tutto il processo decisionale, quello che i tecnici chiamano targeting, che porta a scegliere un bersaglio, che porta a scegliere la persona da uccidere, che porta a valutare qual è il rischio di coinvolgere civili innocenti in quell'attacco, è stato affidato a dei software.
Noi non sappiamo quante delle 46.000 persone morte finora a Gaza e oltre 100.000 ferite, tra cui sicuramente una stragrande maggioranza di civili e tantissime donne e bambini che nulla avevano a che vedere con Hamas, sono state uccise o colpite per effetto di questo selezionamento fatto dall'intelligenza artificiale. Ma c'è un dato, uno dei tanti dati raccapriccianti che emergono in una serie di inchieste realizzate dal New York Times, dal Washington Post, da giornali indipendenti israeliani. Nel primo mese della campagna di bombardamenti decisa da Israele risposta all'incursione di Hamas del 7 ottobre che ha provocato 1200 vittime e il rapimento di 250 cittadini israeliani, soltanto nel primo mese 12.000 dei bersagli bombardati sono stati selezionati dall'intelligenza artificiale.
Questo è un grande cambiamento nella cultura della guerra e in uno degli aspetti che proprio Israele, paese che lotta per la sua sovravvivenza, aveva particolarmente curato, e cioè come si arriva a scegliere chi va colpito e come si arriva a calcolare il rischio di coinvolgere civili nell'operazione. Israele aveva sempre mantenuto il controllo di questo processo nelle mani di analisti dell'intelligence di persone e in particolar modo aveva favorito una forma di cultura dell'allerta in cui anche il livello più basso di questa catena gerarchica, anche il sotto ufficiale, se aveva dei dubbi sull'attacco che stava per essere commesso, poteva prendere e rivolgersi direttamente al comandante in capo.
Non solo, perché comunque Israele è una democrazia, è uno stato di diritto, nel processo per selezionare i bersagli e per creare questa sorta di archivio in cui c'erano tutti gli obiettivi che si potevano colpire in caso di conflitto con Hezbollah o in caso di conflitto con Hamas, alla fine del processo c'era sempre la figura di un avvocato militare che doveva valutare se l'operazione pianificata era o meno compatibile con le leggi. In 7 ottobre il fatto che Israele si sentisse minacciato nella sua stessa esistenza dall'incursione di Hamas ha spinto invece ad eliminare tutte queste regole. C'è un qualcosa di paradossale nella fiducia accordata a questi sistemi di intelligenza artificiale, di machine learning, di big data, perché proprio il fatto di aver affidato la sorveglianza a queste macchine, affidato la gestione dell'intelligenza preventiva a questi sistemi elettronici invece che non agli agenti sul campo, è stato uno degli elementi che ha permesso ad Hamas di colpire totalmente di sorpresa le persone. Si è sentito dire tante volte che è stata l'assenza di la vecchia "Humint", l'intelligenza fatta dalle persone per favorire lo sviluppo di tutti questi sistemi informatici ed elettronici che in qualche modo ha lasciato indifeso Israele. Eppure, in maniera paradossale, la risposta al 7 ottobre viene gestita da queste macchine.
C'è un'enorme raccolta di informazioni che viene fatta con i droni, con i satelliti, con le intercettazioni di tutte le comunicazioni telefoniche, delle comunicazioni internet, delle chat, con l'uso di spugne di dati sofisticatissime quali gli aerei F-35 che noi chiamiamo i caccia invisibili ma la cui vera natura è quella di essere gli straordinari raccoglitori di informazioni. Addirittura, per capirci, si usava il confronto tra foto satellitari scattate in periodi diversi per capire se il terreno era stato mosso e quindi poteva nascondere dei razzi che venivano sepolti prima dell'azione di Hamas. O è stato insegnato alle macchine, al loro meccanismo di machine learning, come riconoscere un certo tipo, un determinato tipo di tessuto che veniva più frequentemente utilizzato da Damas per coprire i missili messi nel terreno in modo tale che le macchine, questi sistemi informatici di analisi, potessero trovare questo tessuto all'interno delle foto satellitari scattate in continuazione sopra Gaza. Tutte queste informazioni poi venivano messe in una grande struttura di bidata chiamata The Pool, la piscina, e all'interno di questa struttura operavano due software, entrambi sviluppati dall'unità 8200 che è il reparto dell'esercito israeliano specializzato nell'intelligence elettronica e nella designazione dei bersagli e che ha avuto un ruolo fondamentale nella gestione di queste operazioni.
All'interno di The Pool agivano due sistemi, uno chiamato The Gospel, il Vangelo, che si occupava di andare a scegliere gli obiettivi, quindi era soprattutto focalizzato su quelle che potevano essere i nasconditi di armi, i tunnel, tutto ciò che rappresentava le infrastrutture di Damas. L'altro invece, Lavender, Lavanda, nessuno sa perché sia stato scelto questo nome, si occupava di individuare le persone che erano presunti miliziani, presunti combattenti di Damas. Entrambi i sistemi avevano grandi limiti, limiti alcuni nel modo in cui venivano elaborate le informazioni, ad esempio la parola batik, che vuol dire melone in arabo, veniva utilizzata in codice spesso per indicare le bombe, ma all'interno della popolazione di Gaza era anche una parola di uso comune quando si tratta di mangiare, consumare, comprare dei meloni che sono molto diffusi nella Striscia, sono quasi uno dei simboli. Il sistema, pur sofisticato, non era così intelligente da riuscire a distinguere quando veniva usato per parlare di meloni o quando veniva usato invece per discutere di ordini.
Questa debolezza linguistica, che prima veniva corretta con l'uso di esperti in carne e ossa, ha fatto sì che tanti bersagli siano stati scelti a caso, così come poi è stata pesantissima la decisione presa nelle prime ore dopo l'attacco di Hamas di cambiare le regole sulla valutazione del rischio per i civili. È stato possibile scatenare attacchi anche quando mettevano a rischio 20 civili. Questa è una cosa molto forte perché prima del 7 ottobre Israele tollerava solo in casi straordinari la possibilità che venisse messa a rischio la vita di 5 civili e in casi ancora più eccezionali che venisse messa a rischio la vita di 10 civili. Invece poter uccidere 20 persone innocenti pur di colpire un uomo di Hamas o un uomo della Jihad Islamica è diventata la regola dopo il 7 ottobre e lo è rimasta per le prime 5 settimane di guerra. Ma in questa fase ci sono stati, secondo il censimento della ONG britannica Airwards, 136 attacchi in cui sono morti più di 50 civili.
Questo anche a causa di un altro dei difetti di valutazione di queste macchine a cui è stata affidata la scelta di vita o di morte. Queste macchine per valutare la presenza di civili stimavano il numero di cellulari attivi nella zona del bersaglio e lo comparavano con quello precedente alla guerra. Da ciò disumevano quanto era popolata quella zona, quante persone c'erano in quella zona, ignorando il fatto che il funzionamento dei cellulari a causa dell'assenza di corrente elettrica, a causa delle condizioni drammatiche, spesso era ridotto al minimo. Quindi c'erano tante persone che rispetto a prima del 7 ottobre non usavano, non potevano usare il cellulare. Questo ha portato a valutare un numero di civili presenti sul luogo di bombardamento di [Gronlund] in febbraio e ha contribuito a realizzare quella terribile strage che noi vediamo.
Ecco, in tutte le operazioni su Gaza l'intelligenza artificiale, i big data, il machine learning hanno fornito le indicazioni, hanno selezionato bersagli spesso sbagliati e hanno sottovalutato il numero di vittime civili. Mentre invece in Ucraina noi sappiamo che già oggi entrambi gli eserciti stanno utilizzando intelligenza artificiale e big data per tutta la fase del combattimento, incluso quella di stabilire chi colpire. Le macchine decidono chi colpire e le colpiscono automaticamente. E quello che viene indicato proprio dagli esperti delle forze armate israeliane che hanno contribuito a generare questi enormi sistemi di algoritmi è che l'algoritmo, l'intelligenza artificiale a un certo punto diventa molto orgoglioso, molto confidente delle sue capacità e tende a ritenersi superiore all'uomo. Sono le premesse di un futuro che è già presente e che si annuncia terribile.
alcune delle inchieste citate sono:
Abraham, Yuval. «‘A mass assassination factory’: Inside Israel’s calculated bombing of Gaza». +972 Magazine, 30 novembre 2023. https://www.972mag.com/mass-assassination-factory-israel-calculated-bombing….
———. «‘Lavender’: The AI machine directing Israel’s bombing spree in Gaza». +972 Magazine, 3 aprile 2024. https://www.972mag.com/lavender-ai-israeli-army-gaza/.
McKernan, Bethan, e Harry Davies. «‘The machine did it coldly’: Israel used AI to identify 37,000 Hamas targets». The Guardian, 3 aprile 2024, sez. World news. https://www.theguardian.com/world/2024/apr/03/israel-gaza-ai-database-hamas….
questo il manuale israeliano prodotto dall'unità 8200:
Y.S., Brigadier General. The Human-Machine Team: How to Create Synergy Between Human and Artificial Intelligence That Will Revolutionize Our World. Independently Published, 2021.
Davies, Harry, e Bethan McKernan. «Top Israeli spy chief exposes his true identity in online security lapse». The Guardian, 5 aprile 2024, sez. World news. https://www.theguardian.com/world/2024/apr/05/top-israeli-spy-chief-exposes….
in parte ne avevamo già parlato qui in lista.
la frase finale del podcast di Di Feo è il punto si cui riflettere, io credo:
l'algoritmo, l'intelligenza artificiale a un certo punto diventa molto orgoglioso, molto confidente delle sue capacità e tende a ritenersi superiore all'uomo
(mi piacerebbe sapere qual è la fonte su cui Di Feo si basa, non nel senso che dubiti dell'esistenza, ma che sarebbe interessante conoscerla, proprio)
diciamo che l'umano volontariamente si asservisce alla macchina e con ciò crede di giustificarsi?
perché quella esposta è una forma estrema di personalizzazione dei sistemi di IA: non solo 'ragionano' ma pure 'formano sentimenti'.
come ha scritto Daniela, personalizzare i sistemi di IA deumanizza le persone.
Maurizio
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s'il n'y a même plus l'humour pour nous alléger
comment lutter
prohom, comment lutter
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Maurizio Lana
Università del Piemonte Orientale
Dipartimento di Studi Umanistici
Piazza Roma 36 - 13100 Vercelli
Jan. 18, 2025
Re: [nexa] Il ruolo dell'IA nei conflitti
by GC F
Ciao Marco,
la risposta però l'abbiamo già data qui: è la COSNU defense. Se la
tecnologia è "capabale of substantial non infringing uses" non c'è
responsabilità del produttore, ma, se del caso, dell'utilizzatore finale.
La soluzione è radicata nelle teorie Welfare e analisi economica del
diritto via Reinier Kraakman. A me pare che questo resti comunque
l'approccio migliore per bilanciare esternalità negative e positive nel
processo di sviluppo tecnologico e equilibrare la tensione innovazione vs
regolamentazione di tecnologie con usi potenzialmente dannosi. Se imponi
obblighi e limiti troppo ampi agli sviluppatori di tecnologie, frenerai il
progresso. E' una conseguenza ineludibile. AI è solo un'altra tecnologia
per cui i termini del ragionamento già fatto per tante altre rimangono
validi.
Giancarlo
On Sat, Jan 18, 2025 at 11:08 AM Marco Ciurcina via nexa <
nexa(a)server-nexa.polito.it> wrote:
> Il 18/01/25 11:01, abregni ha scritto:
> > la responsabilità di chi usa l'AI ... **è di chi la usa**.
>
> La responsabilità di chi disegna l'IA **è di chi la disegna**.
>
> Come dice Jessica Rabbit: “I’m not bad, I’m just drawn that way.”.
>
> m.c.
>
>
> --
> Avv. Marco Ciurcina
> Via San Quintino, 32
> 10121 Torino TO
> tel +39 011 4546112
> cell +39 335 6650910
>
>
Jan. 18, 2025
Re: [nexa] Il ruolo dell'IA nei conflitti
by maurizio lana
Il 18/01/25 10:40, Alessandro Brolpito ha scritto:
> Un breve video reportage focalizzato sul conflitto tra Israele e Hamas.
> La tesi é che dietro il 7 ottobre e il disastroso bilancio di morti a
> Gaza c'è un unico grande respisabile: la decisione (politica) di
> affidarsi alla IA per, prima, la valutazione del rischio Hamas e,
> successivamente, per definire i targets e le morti di civili
> tollerabili, come effetto collaterale dei bombardamenti.
> https://www.repubblica.it/rubriche/metropolis/2025/01/17/video/gaza_parados…
> Chi è responsabile da un punto di vista giuridico di questi morti?
> Che sia almeno tregua a tutto questo, da domani.
testo del podcast citato, estratto con Macwhisper:
> Quella di Gaza è la prima guerra in cui a decidere chi doveva essere
> ucciso ad arbitrare vita e morte sono state le macchine. Queste scelte
> sono state affidate per la prima volta pressoché integralmente a dei
> sofisticati sistemi di intelligenza artificiale, tra l'altro animati
> dal machine learning, cioè dalla capacità di apprendimento. Le stesse
> macchine, gli stessi software, riuscivano a migliorare le loro
> capacità. Alla fine a ordinare il bombardamento c'era sempre un essere
> umano, ma tutto il processo decisionale, quello che i tecnici chiamano
> targeting, che porta a scegliere un bersaglio, che porta a scegliere
> la persona da uccidere, che porta a valutare qual è il rischio di
> coinvolgere civili innocenti in quell'attacco, è stato affidato a dei
> software.
> Noi non sappiamo quante delle 46.000 persone morte finora a Gaza e
> oltre 100.000 ferite, tra cui sicuramente una stragrande maggioranza
> di civili e tantissime donne e bambini che nulla avevano a che vedere
> con Hamas, sono state uccise o colpite per effetto di questo
> selezionamento fatto dall'intelligenza artificiale. Ma c'è un dato,
> uno dei tanti dati raccapriccianti che emergono in una serie di
> inchieste realizzate dal New York Times, dal Washington Post, da
> giornali indipendenti israeliani. Nel primo mese della campagna di
> bombardamenti decisa da Israele risposta all'incursione di Hamas del 7
> ottobre che ha provocato 1200 vittime e il rapimento di 250 cittadini
> israeliani, soltanto nel primo mese 12.000 dei bersagli bombardati
> sono stati selezionati dall'intelligenza artificiale.
> Questo è un grande cambiamento nella cultura della guerra e in uno
> degli aspetti che proprio Israele, paese che lotta per la sua
> sovravvivenza, aveva particolarmente curato, e cioè come si arriva a
> scegliere chi va colpito e come si arriva a calcolare il rischio di
> coinvolgere civili nell'operazione. Israele aveva sempre mantenuto il
> controllo di questo processo nelle mani di analisti dell'intelligence
> di persone e in particolar modo aveva favorito una forma di cultura
> dell'allerta in cui anche il livello più basso di questa catena
> gerarchica, anche il sotto ufficiale, se aveva dei dubbi sull'attacco
> che stava per essere commesso, poteva prendere e rivolgersi
> direttamente al comandante in capo.
> Non solo, perché comunque Israele è una democrazia, è uno stato di
> diritto, nel processo per selezionare i bersagli e per creare questa
> sorta di archivio in cui c'erano tutti gli obiettivi che si potevano
> colpire in caso di conflitto con Hezbollah o in caso di conflitto con
> Hamas, alla fine del processo c'era sempre la figura di un avvocato
> militare che doveva valutare se l'operazione pianificata era o meno
> compatibile con le leggi. In 7 ottobre il fatto che Israele si
> sentisse minacciato nella sua stessa esistenza dall'incursione di
> Hamas ha spinto invece ad eliminare tutte queste regole. C'è un
> qualcosa di paradossale nella fiducia accordata a questi sistemi di
> intelligenza artificiale, di machine learning, di big data, perché
> proprio il fatto di aver affidato la sorveglianza a queste macchine,
> affidato la gestione dell'intelligenza preventiva a questi sistemi
> elettronici invece che non agli agenti sul campo, è stato uno degli
> elementi che ha permesso ad Hamas di colpire totalmente di sorpresa le
> persone. Si è sentito dire tante volte che è stata l'assenza di la
> vecchia "Humint", l'intelligenza fatta dalle persone per favorire lo
> sviluppo di tutti questi sistemi informatici ed elettronici che in
> qualche modo ha lasciato indifeso Israele. Eppure, in maniera
> paradossale, la risposta al 7 ottobre viene gestita da queste macchine.
> C'è un'enorme raccolta di informazioni che viene fatta con i droni,
> con i satelliti, con le intercettazioni di tutte le comunicazioni
> telefoniche, delle comunicazioni internet, delle chat, con l'uso di
> spugne di dati sofisticatissime quali gli aerei F-35 che noi chiamiamo
> i caccia invisibili ma la cui vera natura è quella di essere gli
> straordinari raccoglitori di informazioni. Addirittura, per capirci,
> si usava il confronto tra foto satellitari scattate in periodi diversi
> per capire se il terreno era stato mosso e quindi poteva nascondere
> dei razzi che venivano sepolti prima dell'azione di Hamas. O è stato
> insegnato alle macchine, al loro meccanismo di machine learning, come
> riconoscere un certo tipo, un determinato tipo di tessuto che veniva
> più frequentemente utilizzato da Damas per coprire i missili messi nel
> terreno in modo tale che le macchine, questi sistemi informatici di
> analisi, potessero trovare questo tessuto all'interno delle foto
> satellitari scattate in continuazione sopra Gaza. Tutte queste
> informazioni poi venivano messe in una grande struttura di bidata
> chiamata The Pool, la piscina, e all'interno di questa struttura
> operavano due software, entrambi sviluppati dall'unità 8200 che è il
> reparto dell'esercito israeliano specializzato nell'intelligence
> elettronica e nella designazione dei bersagli e che ha avuto un ruolo
> fondamentale nella gestione di queste operazioni.
> All'interno di The Pool agivano due sistemi, uno chiamato The Gospel,
> il Vangelo, che si occupava di andare a scegliere gli obiettivi,
> quindi era soprattutto focalizzato su quelle che potevano essere i
> nasconditi di armi, i tunnel, tutto ciò che rappresentava le
> infrastrutture di Damas. L'altro invece, Lavender, Lavanda, nessuno sa
> perché sia stato scelto questo nome, si occupava di individuare le
> persone che erano presunti miliziani, presunti combattenti di Damas.
> Entrambi i sistemi avevano grandi limiti, limiti alcuni nel modo in
> cui venivano elaborate le informazioni, ad esempio la parola batik,
> che vuol dire melone in arabo, veniva utilizzata in codice spesso per
> indicare le bombe, ma all'interno della popolazione di Gaza era anche
> una parola di uso comune quando si tratta di mangiare, consumare,
> comprare dei meloni che sono molto diffusi nella Striscia, sono quasi
> uno dei simboli. Il sistema, pur sofisticato, non era così
> intelligente da riuscire a distinguere quando veniva usato per parlare
> di meloni o quando veniva usato invece per discutere di ordini.
> Questa debolezza linguistica, che prima veniva corretta con l'uso di
> esperti in carne e ossa, ha fatto sì che tanti bersagli siano stati
> scelti a caso, così come poi è stata pesantissima la decisione presa
> nelle prime ore dopo l'attacco di Hamas di cambiare le regole sulla
> valutazione del rischio per i civili. È stato possibile scatenare
> attacchi anche quando mettevano a rischio 20 civili. Questa è una cosa
> molto forte perché prima del 7 ottobre Israele tollerava solo in casi
> straordinari la possibilità che venisse messa a rischio la vita di 5
> civili e in casi ancora più eccezionali che venisse messa a rischio la
> vita di 10 civili. Invece poter uccidere 20 persone innocenti pur di
> colpire un uomo di Hamas o un uomo della Jihad Islamica è diventata la
> regola dopo il 7 ottobre e lo è rimasta per le prime 5 settimane di
> guerra. Ma in questa fase ci sono stati, secondo il censimento della
> ONG britannica Airwards, 136 attacchi in cui sono morti più di 50 civili.
> Questo anche a causa di un altro dei difetti di valutazione di queste
> macchine a cui è stata affidata la scelta di vita o di morte. Queste
> macchine per valutare la presenza di civili stimavano il numero di
> cellulari attivi nella zona del bersaglio e lo comparavano con quello
> precedente alla guerra. Da ciò disumevano quanto era popolata quella
> zona, quante persone c'erano in quella zona, ignorando il fatto che il
> funzionamento dei cellulari a causa dell'assenza di corrente
> elettrica, a causa delle condizioni drammatiche, spesso era ridotto al
> minimo. Quindi c'erano tante persone che rispetto a prima del 7
> ottobre non usavano, non potevano usare il cellulare. Questo ha
> portato a valutare un numero di civili presenti sul luogo di
> bombardamento di [Gronlund] in febbraio e ha contribuito a realizzare
> quella terribile strage che noi vediamo.
> Ecco, in tutte le operazioni su Gaza l'intelligenza artificiale, i big
> data, il machine learning hanno fornito le indicazioni, hanno
> selezionato bersagli spesso sbagliati e hanno sottovalutato il numero
> di vittime civili. Mentre invece in Ucraina noi sappiamo che già oggi
> entrambi gli eserciti stanno utilizzando intelligenza artificiale e
> big data per tutta la fase del combattimento, incluso quella di
> stabilire chi colpire. Le macchine decidono chi colpire e le
> colpiscono automaticamente. E quello che viene indicato proprio dagli
> esperti delle forze armate israeliane che hanno contribuito a generare
> questi enormi sistemi di algoritmi è che l'algoritmo, l'intelligenza
> artificiale a un certo punto diventa molto orgoglioso, molto
> confidente delle sue capacità e tende a ritenersi superiore all'uomo.
> Sono le premesse di un futuro che è già presente e che si annuncia
> terribile.
alcune delle inchieste citate sono:
Abraham, Yuval. «‘A mass assassination factory’: Inside Israel’s
calculated bombing of Gaza». /+972 Magazine/, 30 novembre 2023.
https://www.972mag.com/mass-assassination-factory-israel-calculated-bombing….
———. «‘Lavender’: The AI machine directing Israel’s bombing spree in
Gaza». /+972 Magazine/, 3 aprile 2024.
https://www.972mag.com/lavender-ai-israeli-army-gaza/.
McKernan, Bethan, e Harry Davies. «‘The machine did it coldly’: Israel
used AI to identify 37,000 Hamas targets». /The Guardian/, 3 aprile
2024, sez. World news.
https://www.theguardian.com/world/2024/apr/03/israel-gaza-ai-database-hamas….
questo il manuale israeliano prodotto dall'unità 8200:
Y.S., Brigadier General. /The Human-Machine Team: How to Create Synergy
Between Human and Artificial Intelligence That Will Revolutionize Our
World/. Independently Published, 2021.
Davies, Harry, e Bethan McKernan. «Top Israeli spy chief exposes his
true identity in online security lapse». /The Guardian/, 5 aprile 2024,
sez. World news.
https://www.theguardian.com/world/2024/apr/05/top-israeli-spy-chief-exposes….
in parte ne avevamo già parlato qui in lista.
la frase finale del podcast di Di Feo è il punto si cui riflettere, io
credo:
> l'algoritmo, l'intelligenza artificiale a un certo punto diventa molto
> orgoglioso, molto confidente delle sue capacità e tende a ritenersi
> superiore all'uomo
(mi piacerebbe sapere qual è la fonte su cui Di Feo si basa, non nel
senso che dubiti dell'esistenza, ma che sarebbe interessante conoscerla,
proprio)
diciamo che l'umano volontariamente si asservisce alla macchina e con
ciò crede di giustificarsi?
perché quella esposta è una forma estrema di personalizzazione dei
sistemi di IA: non solo 'ragionano' ma pure 'formano sentimenti'.
come ha scritto Daniela, personalizzare i sistemi di IA deumanizza le
persone.
Maurizio
------------------------------------------------------------------------
s'il n'y a même plus l'humour pour nous alléger
comment lutter
prohom, comment lutter
------------------------------------------------------------------------
Maurizio Lana
Università del Piemonte Orientale
Dipartimento di Studi Umanistici
Piazza Roma 36 - 13100 Vercelli
Jan. 18, 2025
Re: [nexa] Il ruolo dell'IA nei conflitti
by abregni
Certo che sì.
Ma non ho mai visto incarcerare neanche il patron della Beretta...
Il 2025-01-18 12:08 Marco Ciurcina via nexa ha scritto:
> Il 18/01/25 11:01, abregni ha scritto:
>> la responsabilità di chi usa l'AI ... **è di chi la usa**.
>
> La responsabilità di chi disegna l'IA **è di chi la disegna**.
>
> Come dice Jessica Rabbit: “I’m not bad, I’m just drawn that way.”.
>
> m.c.
Jan. 18, 2025
Re: [nexa] Il ruolo dell'IA nei conflitti
by Marco Ciurcina
Il 18/01/25 11:01, abregni ha scritto:
> la responsabilità di chi usa l'AI ... **è di chi la usa**.
La responsabilità di chi disegna l'IA **è di chi la disegna**.
Come dice Jessica Rabbit: “I’m not bad, I’m just drawn that way.”.
m.c.
--
Avv. Marco Ciurcina
Via San Quintino, 32
10121 Torino TO
tel +39 011 4546112
cell +39 335 6650910
Jan. 18, 2025
Re: [nexa] Il ruolo dell'IA nei conflitti
by abregni
Salve.
Dite quello che volete, ma la responsabilità di chi usa l'AI ... **è di
chi la usa**.
Non si è mai visto incarcerare una pistola che avesse ucciso qualcuno.
Il 2025-01-18 10:51 J.C. DE MARTIN ha scritto:
> Mi permetto di rimandare alla registrazione dell'ultimo convegno
> annuale Nexa, e in particolare alla sessione 2 "L’impiego militare
> dell’intelligenza artificiale": https://nexa.polito.it/conf2024/
>
> jc
>
>
>
>
>
> On 18/01/25 10:40, Alessandro Brolpito wrote:
>> Buongiorno,
>>
>> Un breve video reportage focalizzato sul conflitto tra Israele e
>> Hamas.
>>
>> La tesi é che dietro il 7 ottobre e il disastroso bilancio di morti a
>> Gaza c'è un unico grande respisabile: la decisione (politica) di
>> affidarsi alla IA per, prima, la valutazione del rischio Hamas e,
>> successivamente, per definire i targets e le morti di civili
>> tollerabili, come effetto collaterale dei bombardamenti.
>>
>> https://www.repubblica.it/rubriche/metropolis/2025/01/17/video/gaza_parados…
>>
>> Chi è responsabile da un punto di vista giuridico di questi morti?
>>
>> Che sia almeno tregua a tutto questo, da domani.
>>
>> Alessandro
>>
>>
Jan. 18, 2025