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Re: [nexa] AI Training is Copyright Infringement
by Giacomo Tesio
Caro Duccio,
Quando tu impari, tu (soggetto) impari (verbo).
Nessun altro prende la tua testa, la apre e scrive nel tuo cervello una serie di dati a caso,
misura quanto il tuo comportamento si discosta da quanto desidera e modifica un pochino
quei dati, poi misura quanto il tuo comportamento si discosta da quanto
desidera e modifica di nuovo un pochino
quei dati, e ripete il procedimento milioni o
miliardi di volte fin quando il tuo comportamento non si discosta più di un ε trascurabile
da quanto desidera.
In un tale ipotetico processo, tu saresti un oggetto che subisce l'azione,
non un soggetto che la compie.
Chiameresti il processo che ho descritto "human learning"?
Chiameresti "intelligente" il comportamento acquisito in questo modo?
(ovvero tale che non si discosti statisticamente più ε da quello prestabilito)
Se no, non hai ragione di chiamare "machine learning" il processo di sviluppo di un LLM
come non hai ragione di chiamare "intelligenza artificiale" il risultato di tale processo.
La scelta di termini più appropriati è oggetto di un altro thread, puoi star certo che
non c'è alcuna intelligenza dentro un LLM.
Si tratta di un software progettato per _sembrare_ intelligente, ma solo
a chi non sa come funziona.
La natura del nostro apprendimento non è statistica: posso spiegarti come contare
fino a 31 sulle dita di una mano senza fartelo vedere nemmeno una volta.
Il tuo pugno chiuso significa zero.
Ad ogni dito associamo una potenza di due:
- pollice = 1
- indice = 2
- medio = 4
- anulare = 8
- mignolo = 16
Solleva una qualsiasi combinazione di dita e somma i valori associati a ciascun dito:
otterrai un numero fra 0 e 31.
Ora, senza che io ti dica altro o ti mostri alcun esempio, puoi imparare da solo come
mettere le varie combinazioni in ordine dal valore complessivo più piccolo, al più grande.
Nota bene: non solo non ti fornisco nemmeno un esempio (niente statistica), ma non ti
sto insegnando come fare, ti ho solo detto come fare ad imparare.
Tu (soggetto) impari (verbo).
Se vuoi.
Nessuno ti butta conoscenza dentro il cervello.
Nessuna macchina lo saprà mai fare.
Giacomo
Il 11 Settembre 2024 22:50:58 UTC, alessandro marzocchi ha scritto:
> Sun, 08 Sep 2024 23:25:19 +0000 Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it Subject:
> Re: [nexa] AI Training is Copyright Infringement
>
> > Direi piuttosto che fiumi di inchiostro sono stati versati per
> > giustificare la ridefinizione di termini come "imparare" e "apprendere"
> > affinché possano essere applicati alle macchine.
> >
>
> *****
> E' autorevole, diffusa e prevalente la convinzione che noi uomini non siamo
> confrontabili con queste macchine.
> Eppure non mi convince, mi pare che il nostro modo di imparare è anch'esso
> statistico, da pappagallo: ad esempio impariamo a dire mamma -
> probabilmente è la nostra prima parola - perchè alla stessa associamo una
> persona specifica ed arriviamo a questa associazione persona-parola dopo
> una serie più o meno lunga di esperienze.
> Dunque, secondo la mia convinzione personale, quando critichiamo la
> macchina per il fondamento statistico basiamo la nostra critica su una
> modalità che è anche umana.
> Un'altra riflessione, sulla quantità di tempo e di esperienze prima di
> arrivare alle capacità attuali di noi umani: credo nessuno abbia una
> risposta, ma certamente abbiamo impiegato moltissimi anni, molte e molte
> generazioni.
> *David Chalmers* non afferma la coscienza delle macchine ma neppure la nega
> per principio, in sintesi ritiene che esse hanno una qualche coscienza e
> che progrediscono (Could a Large Language Model Be Conscious?
> https://www.bostonreview.net/articles/could-a-large-language-model-be-consc…
> ).
> Sulla parola, *Ludwig Wittgenstein* aveva scritto opinioni interessanti
> riferendole anche ad Agostino: The individual words in language name
> objects—sentences are combinations of such names.——In this picture of
> language we find the roots of the following idea: Every word has a meaning.
> This meaning is correlated with the word. It is the object for which the
> word stands. (Philosophical Investigations, I,1, Basil Blackwell Ltd,
> 1986).
> Insomma, quel che conta è la realtà, non il modo con cui la si rappresenta.
> Vedo anch'io tante differenze fra noi e le macchine, sono meno ottimista
> sulla invincibilità della nostra fortezza e sull'ipotesi che la realtà non
> esisterebbe senza noi, siamo una parte della realtà, non la realtà (in
> tutta umiltà: Protagora ci ha fregato).
> Cordialmente.
> Duccio (Alessandro Marzocchi)
Sept. 12, 2024
Re: [nexa] AI Training is Copyright Infringement
by alessandro marzocchi
Sun, 08 Sep 2024 23:25:19 +0000 Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it Subject:
Re: [nexa] AI Training is Copyright Infringement
> Direi piuttosto che fiumi di inchiostro sono stati versati per
> giustificare la ridefinizione di termini come "imparare" e "apprendere"
> affinché possano essere applicati alle macchine.
>
*****
E' autorevole, diffusa e prevalente la convinzione che noi uomini non siamo
confrontabili con queste macchine.
Eppure non mi convince, mi pare che il nostro modo di imparare è anch'esso
statistico, da pappagallo: ad esempio impariamo a dire mamma -
probabilmente è la nostra prima parola - perchè alla stessa associamo una
persona specifica ed arriviamo a questa associazione persona-parola dopo
una serie più o meno lunga di esperienze.
Dunque, secondo la mia convinzione personale, quando critichiamo la
macchina per il fondamento statistico basiamo la nostra critica su una
modalità che è anche umana.
Un'altra riflessione, sulla quantità di tempo e di esperienze prima di
arrivare alle capacità attuali di noi umani: credo nessuno abbia una
risposta, ma certamente abbiamo impiegato moltissimi anni, molte e molte
generazioni.
*David Chalmers* non afferma la coscienza delle macchine ma neppure la nega
per principio, in sintesi ritiene che esse hanno una qualche coscienza e
che progrediscono (Could a Large Language Model Be Conscious?
https://www.bostonreview.net/articles/could-a-large-language-model-be-consc…
).
Sulla parola, *Ludwig Wittgenstein* aveva scritto opinioni interessanti
riferendole anche ad Agostino: The individual words in language name
objects—sentences are combinations of such names.——In this picture of
language we find the roots of the following idea: Every word has a meaning.
This meaning is correlated with the word. It is the object for which the
word stands. (Philosophical Investigations, I,1, Basil Blackwell Ltd,
1986).
Insomma, quel che conta è la realtà, non il modo con cui la si rappresenta.
Vedo anch'io tante differenze fra noi e le macchine, sono meno ottimista
sulla invincibilità della nostra fortezza e sull'ipotesi che la realtà non
esisterebbe senza noi, siamo una parte della realtà, non la realtà (in
tutta umiltà: Protagora ci ha fregato).
Cordialmente.
Duccio (Alessandro Marzocchi)
Sept. 11, 2024
Re: [nexa] "pogrammazione statistica" o "intelligenza artificiale"? [era: AI Training is Copyright Infringement]
by Giacomo Tesio
Ciao Giuseppe,
Il 11 Settembre 2024 16:38:55 UTC, Giuseppe Attardi <attardi(a)di.unipi.it> ha scritto:
> Mi spiace dover dissentire da Enrico.
Dissenti anche da me o solo da Enrico?
Ti ho proposto una semplice dimostrazione dell'equivalenza fra dato e programma:
```
Ogni dato è software eseguibile da almeno una macchina programmabile.
Puoi infatti facilmente costruire una macchina programmabile che avanza il proprio
program counter se riceve in input il byte corrente del proprio programma e si ferma altrimenti.
```
(qui <https://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2024-September/053214.html>)
Non ti convince?
Te ne propongo un'altra: ho qui una macchina programmabile che ad ogni ciclo legge
un nuovo bit dal programma caricato e chiude un circuito se il bit vale 1, mentre lo
apre se vale 0.
Ho provato a caricargli un binario ARM e l'ha eseguito senza problemi.
Ho provato con un COFF e un ELF e li ha eseguiti senza problemi.
Allora ho provato con una foto, e ha continuato ad accendere e spegnere una lampadina
esattamente secondo l'ordine dei bit forniti.
Infine ho provato a caricare la tua mail, e la macchina (me ne scuso)
ne ha eseguito ogni bit, dal primo all'ultimo.
Perché la mia macchina irriverente continua ad eseguire qualsiasi dato che io gli carico
senza distinguere fra istruzioni e non?
> In altri termini, qualunque istruzione può essere rappresentata come dato, ma non
> ogni dato può essere interpretato come istruzione...
Perché questo predicato diventi vero è necessario aggiungere "da una qualsiasi macchina programmabile"
La verità di tale predicato però non esclude in alcun modo che possano esistere infinite
macchine programmabili in grado di eseguire un qualsiasi dato.
> Ossia la semantica di un’istruzione è strettamente legata al suo interprete, quella di un dato no.
Anche qui, perché il predicato diventi vero dobbiamo sostiire "dato" con "quasiasi dato":
molte macchine infatti possolo eseguire solo certe sequenze di bit e non altre.
Un x86 non eseguirà correttamente un eseguibile ARM o JVM.
D'altto canto ogni Vector Reducing Machine è in grado di eseguire solo le matrici numeriche
la cui dimensionalità è compatibile
Sono macchine programmabili diverse, ma pur sempre macchine il cui comportamento
dipende esclusivamente dal programma fornito.
Mi puoi spiegare dove sbaglio?
Giacomo
Sept. 11, 2024
Re: [nexa] AI Training is Copyright Infringement
by Daniele Imbruglia
In tema di TDM e direttiva (UE) 2019/790, segnalo il contributo di Orlando, *Il
diritto di Text and Data Mining (TDM) non esiste *(2023) che si può leggere
qui
<https://www.rivistaitalianadiinformaticaediritto.it/index.php/RIID/article/…>
(
https://www.rivistaitalianadiinformaticaediritto.it/index.php/RIID/article/…
)
--
dr. Daniele Imbruglia
Ricercatore in diritto privato
Dipartimento di Diritto ed economia delle attività produttive
Facoltà di Economia - Università di Roma "La Sapienza"
Via del Castro Laurenziano, 9 - 00161 Roma RM
https://uniroma1.academia.edu/DanieleImbruglia
--
*Fai crescere le giovani ricercatrici e i giovani ricercatori***
*con il
5 per mille alla Sapienza*
Scrivi il codice fiscale dell'Università
*80209930587
**Cinque per mille <https://www.uniroma1.it/it/node/23149>*
Sept. 11, 2024
Re: [nexa] "pogrammazione statistica" o "intelligenza artificiale"? [era: AI Training is Copyright Infringement]
by Giuseppe Attardi
Mi spiace dover dissentire da Enrico.
La Macchina di Turing dispone di istruzioni completamente distinte dai dati, si tratta degli stati e della matrice di transizione tra essi, e che nulla hanno a che vedere con i dati letti/scritti sul nastro della sua working memory.
Quando si introduce la Macchina di Turing Universale TMU si effettua un’operazione di codifica della macchina M in una rappresentazione alpha che viene fornita in input alla TMU, insieme ai dati di input per la stessa, in modo che TMU(alpha, x) = M((x).
La macchina TMU svolge il compito di interpreter del codice della macchina M. La macchina M stessa è un interprete del suo linguaggio macchina.
Nelle macchine moderne microprogrammate, la CPU è l’interprete del linguaggio macchina, che è a sua volta implementato come interprete del linguaggio di microcodice.
La struttura a livelli si ripete, con linguaggi come l’assembler, intepretati da un interprete di assembler o tradotti in linguaggio macchina da un assembler. Per i linguaggi a più alto livello, si usano sia interpreti del linguaggio ad alto livello, oppure compilatori in linguaggio macchina o una soluzione intermedia, ossia compilazione su macchina virtuale (es. JVM) che viene a sua volta interpretata. Poi vi sono ulteriori livelli, implementati attraverso librerie o una combinazione di librerie e hardware, come nel caso delle GPU.
Quindi nei sistemi moderni esistono diversi livelli di macchine, ognuno col suo proprio linguaggio macchina, in quello che David Patterson chiama the wheel of reincarnation.
Il fatto che le istruzioni di un livello possano essere rappresentate come dati per il livello superiore non ne cambia la natura.
In alcuni linguaggi la rappresentazione è possibile nello stesso livello: ad esempio in Lisp i programmi sono espressi come S-espressioni e questo consente di scrivere in Lisp dei macro-processori per estendere il linguaggio. In Java il meccanismo della Reflection consente di manipolare i metodi di una classe e analogamente in Python.
In altri termini i programmi possono essere codificati come dati e questo consente di fare su di essi tante operazioni utili: interpretazione, compilazione, trasformazioni, ottimizzazioni, linking, ecc. Ma ciò non ne cambia la natura di istruzioni, perché solo se rispettano il formato dell’interprete a cui vanno forniti possono essere eseguiti.
Provate a caricare un eseguibile 386 su un ARM, o anche solo un COFF su un ELF (formati binari diversi per 386).
In altri termini, qualunque istruzione può essere rappresentata come dato, ma non ogni dato può essere interpretato come istruzione. Ossia la semantica di un’istruzione è strettamente legata al suo interprete, quella di un dato no.
> On 10 Sep 2024, at 17:25, nexa-request(a)server-nexa.polito.it wrote:
>
> From: Enrico Nardelli <nardelli(a)mat.uniroma2.it>
> To: nexa(a)server-nexa.polito.it
> Subject: Re: [nexa] "pogrammazione statistica" o "intelligenza
> artificiale"? [era: AI Training is Copyright Infringement]
> Message-ID: <b6ea2a4e-5645-4f80-8949-e684f34e66a5(a)mat.uniroma2.it>
> Content-Type: text/plain; charset="utf-8"; Format="flowed"
>
> Scusate, intervento nell'interessante discussione in corso tra Giacomo e
> Beppe per fare chiarezza in termini semplici, per chi magari sa meno di
> informatica, su come funziona un'architettura di von Neumann (detta
> anche di Turing - von Neumann per motivi che saranno chiari nel seguito).
>
> L'architettura di von Neumann viene anche detta "a programma
> memorizzato" perché il programma viene scritto (cioè caricato) nella
> memoria. Nella realizzazione più semplice possibile di tale
> architettura, il programma viene scritto in memoria a partire un
> indirizzo prefissato e l'hardware su cui viene mandato in esecuzione il
> programma viene realizzato in modo tale che all'accensione venga portata
> nella CPU per l'esecuzione esattamente l'istruzione a tale indirizzo
> prefissato.
>
> Essa viene decodificata ed eseguita e poi si carica la nuova istruzione,
> che per default è quella all'indirizzo successivo di memoria, e si
> riesegue il ciclo decodifica - esecuzione - caricamento. Questo processo
> si ripete per eseguire in sequenza tutte le istruzioni del programma, a
> meno che l'istruzione appena eseguita non sia un'istruzione di salto,
> che ha l'effetto di far sì che la nuova istruzione da eseguire sia
> invece quella a un altro indirizzo. Con questo meccanismo basta riuscire
> a portare nella CPU un'istruzione diversa da quelle che il programmatore
> originale ha predisposto per far deviare completamente il corso
> dell'esecuzione e iniziare a eseguire come "istruzioni" ciò che c'è in
> celle di memoria che in teoria dovrebbero avere solo "dati".
>
> Quindi, non c'è vera distinzione da programma e dati nell'informatica.
>
> Questo natura intrinsecamente duale delle "rappresentazioni" (termine
> che uso per fondere la valenza di "dato" e di "istruzione") era stata
> messa in luce anche da Alan Turing quando descrisse la MUT (Macchina
> Universale di Turing). Essa è un caposaldo culturale dell'informatica,
> analogo alla doppia valenza del DNA in biologia, come elenco delle
> istruzioni per un organismo in sviluppo e contemporaneamente come dati
> per tali istruzioni.
>
> (piccolo spazio pubblicità - INIZIO)
>
> A quelli che ne vogliono sapere di più sull'architettura di von Neumann
> suggerisco il paragrafo 4.2.2 del mio libro
> https://themiscrime.com/it/edizioni-themis/digitale-societa/item/547-la-riv…
> in cui faccio vedere attraverso un semplice esempio a passo a passo come
> una macchina a registri (una possibile implementazione dell'architettura
> di von Neumann) esegue un piccolo programma. L'intera sezione 4.2
> (Automa e linguaggio) discute come si realizza, concettualmente, una
> "macchina" che calcola.
>
> A quelli che vogliono sapere di più sulla natura duale delle
> rappresentazioni suggerisco la sezione 4.6 sempre del mio libro
> https://themiscrime.com/it/edizioni-themis/digitale-societa/item/547-la-riv…
> .
>
> (piccolo spazio pubblicità - FINE)
>
> Ciao, Enrico
>
> Il 10/09/2024 15:31, Giacomo Tesio ha scritto:
>>>> On Tue, 10 Sep 2024 10:13:10 +0200 Giuseppe Attardi wrote:
>>> Si può riassumere dicendo che...
>> Sì, ma non stiamo solo chiacchierando fra noi e questo scambio sul
>> crinale fra informazione e dato, fra matematica e informatica, può
>> essere di interesse per molti iscritti alla lista Nexa, se riusciamo
>> a mantenerlo intellegibile anche ai non programmatori.
>>> Il codice che calcola f fa uso di theta, ma non è theta che esegue
>>> alcun calcolo e non può essere chiamato software.
>>> [...]
>>> L’architettura Von Neuman distingue tra istruzioni e dati: le prime
>>> sono caricate nella CPU, i secondi nella ALU.
>> Anzitutto io ho parlato di macchine programmabili, non specificatamente
>> dell'architettura von Neumann che rappresenta solo **una**
>> delle architetture possibili per tali macchine.
>> Inoltre anche nell'architettura von Neumann nessuna istruzione "esegue
>> alcun calcolo": è l'unità di calcolo all'interno della CPU ad
>> azionare la circuiteria associata a ciascuna istruzione.
>> Le Vector Reducing Machines costituiscono una classe di architetture
>> diverse (ciascuna caratterizzata dalla rispettiva topologia), ma
>> ciascuna esegue programmi codificati come matrici di dimensionalità
>> appropriata che rappresentano funzioni fra spazi vettoriali distinti.
>>> ma rimangono istruzioni, se caricate nella CPU.
>> In realtà no: quando vengono caricate nelle CPU moderne, le istruzioni
>> definite nella ISA vengono trasformate in microcodice proprietario
>> (come 380° ricorda spesso): dunque sono trattate come dato
>> _ANCHE_ dalla CPU.
>> Quindi, se theta "non può essere chiamato software", non possono essere
>> chiamati software nemmeno Windows, Linux o Android.
>>> Semmai le istruzioni, che sono conservate in memoria, possono essere
>>> trattate come dati, in programmi che si automodificano
>> Mica solo in programmi che si automodificano!
>> Ogni compilatore, ogni interprete e ogni macchina virtuale tratta le
>> istruzioni come dati. Ogni sistema operativo le tratta come dati mentre
>> le salva sul filesystem o le carica in RAM ad ogni page fault.
>> Per non parlare dei molti compilatori JIT (just in time) che caricano in
>> memoria le istruzioni di un eseguibile RISC-V, le traducono al volo
>> in istruzioni x86 e per poi farle eseguire alla CPU, trattando sia le
>> istruzioni RISC-V che quelle x86 come dati. [1]
>> Gli esempi sono innumerevoli senza nemmeno nominare LiSP!
>> (ops! :-D)
>> Perché?
>> Perché gli eseguibili _sono_ dati. Come lo è il codice sorgente.
>> Sono rappresentazioni trasferibili di informazioni.
>> Infatti, come ho provato a spiegare nella mail precedente, per ogni
>> sequenza di byte (foto, film, audio, testo, /dev/random etc...) puoi
>> costruire infinite macchine programmabili che eseguono quella
>> sequenza di byte per determinare il proprio comportamento.
>> Ne consegue che qualsiasi dato è eseguibile esattamente come qualsiasi
>> eseguibile è dato. [2]
>> Ma c'è di più: poiché puoi sempre scrivere un compilatore che trasformi
>> qualunque sequenza di byte in una diversa sequenza eseguibile per una
>> qualche macchina programmabile, ogni dato è anche codice sorgente.
>> Ne consegue che l'insieme dei dati, l'insieme degli eseguibili e
>> l'insieme dei codici sorgente coincidono. [3]
>> Q.E.D. :-D
>> La distinzione è puramente colloquiale, legata all'uso che stiamo
>> facendo della sequenza di byte in un certo momento, ma è indipendente
>> da qualsiasi caratteristica intrinseca della sequenza di byte.
>>> una rete neurale calcola una funzione f(theta, x) = y
>> Proviamo a sostituire i termini antropomorfici:
>> "una Vector Reducing Machine implementa una funzione f(theta, x) = y"
>> Se invece di una "rete neurale" che "calcola" mettiamo una macchina
>> che implementa, la frase è meno evocativa ma descrive più precisamente
>> ciò che effettivamente accade.
>> La funzione f infatti appartiene all'insieme delle informazioni nelle
>> nostre menti, esperienze soggettive di pensiero comunicabile, ma
>> fintanto che rimane lì dentro, non può avere effetti sul mondo esterno.
>> Se vogliamo che abbia effetti dobbiamo esprimerla, imprimendola sui
>> componenti di una macchina che la implementa. Questa macchina può
>> essere fisica o virtuale: il già citato llama.cpp è un esempio di
>> macchina virtuale che implementa la funzione f.
>>> theta sono i parametri del modello
>> Utilizzare il termine "modello" è errato e fuorviante perché richiama
>> un modello statistico che per definizione fornisce informazioni
>> intellegibili sul campione statistico da cui viene calcolato.
>> Matematicamente, theta è la prima variabile indipendente di f.
>> Ma dal punto di vista informatico, theta è l'eseguibile che determina
>> in modo preciso e deterministico il comportamento della Vector Reducing
>> Machine che implementa f.
>>> Ossia non bastano i dati (theta) per modificare f.
>> Stai confondendo la funzione f : t -> x -> y, con la funzione
>> g : x -> y ottenuta attraverso l'applicazione parziale di un
>> particolare theta a f.
>> Chiudere f su un theta' diverso è sufficiente ad ottenere una
>> funzione g' diversa, senza alterare in alcun modo f.
>> Questo perché f descrive una macchina programmabile e theta uno dei
>> possibili programmi che tale macchina può eseguire.
>> Infatti, come tu stesso osservi,
>>> Theta è del tutto inutile senza f.
>> esattamente come un binario x86 (o ARM o RISC-V etc...) è del tutto
>> inutile senza una macchina che lo esegua.
>> ____
>> Passiamo ora alle minuzie da nerd:
>>>> - ne si codifica gli elementi come vettori numerici attraverso
>>>> una analisi statistica
>>> Nel caso dei testi si fa una tokenizzazione (ad esempio con le regole
>>> di Porter)
>> Porter descrive il suo algoritmo come:
>> """
>> a process for removing the commoner morphological and inflexional
>> endings from words in English. Its main use is as part of a term
>> normalisation process...
>> """ https://tartarus.org/martin/PorterStemmer/ Nota le parole "commoner" e "normalization": si tratta di (e si basa su)
>> una analisi _statistica_ del testo.
>>> Nessuno di questi lo chiamerei un’analisi statistica.
>> Nel caso della compilazione della matrice degli embedding (l'eseguibile
>> della VRM) a partire dai testi sorgente, sono d'accordo.
>> Non è una _analisi_ statistica ma un processo di _compilazione_
>> statistica (parte di un più ampio processo di _programmazione_
>> statistica che parte dalla ricerca e selezione dei testi sorgente).
>> Tale processo NON produce infatti un _modello_ statistico delle
>> relazioni presenti nel dataset utilizzato, ma un eseguibile per
>> una specifica Vector Reducing Machine.
>> Si tratta di un processo statistico di compilazione perché, sia ad ogni
>> batch che complessivamente, le variazioni applicate all'eseguibile
>> dipendono esclusivamente dalla frequenza delle coppie di vettori
>> input + next token presenti nel data set.
>> Al termine del processo, la matrice risultante è contemporaneamente
>> - un eseguibile per tutte le Vector Reducing Machines con quella
>> topologia
>> - una compressione lossy di TUTTI i testi utilizzati durante il
>> processo di compilazione (come dimostra l'utilizzo di filtri
>> anti plagio sull'output prodotto dal LLM per nascondere le
>> prove del plagio avvenuto il processo di compilazione.
>> Nota poi come smettere di usare una terminologia antropomorfa e
>> riconoscere la compilazione dell'eseguibile per una VRM come
>> parte di un processo di programmazione statistica, fa venir
>> meno alcune distinzioni utili soltanto a deresponsabilizzare
>> chi realizza questi software come quella fra supervised e
>> unsupervised "training".
>> Nessuna AI fa "training" unsupervised, semplicemente esistono
>> metodologie diverse di programmazione statistica applicabili
>> a contesti diversi, in alcuni dei quali è possibile valutare
>> automaticamente l'errore contenuto nell'output prodotto dalla
>> VRM (ricorderai ad esempio AlphaGo).
>> A presto!
>> Giacomo
>> [1] i primi che mi vengono in mente:
>> https://michaeljclark.github.io/
>> https://github.com/libriscv/libriscv
>> [2] se preferisci una dimostrazione equivalente ma dotata di pedigree
>> accademico, la trovi a pagina 23 di questo manuale:
>> https://theory.cs.princeton.edu/complexity/book.pdf
>> [3] naturalmente non tutte le macchine programmabili sono in grado di
>> eseguire qualsiasi sequenza di byte: per ottenere eseguibili
>> supportati da una specifica macchina programmabile che insista
>> su un sottoinsieme di tale universo, scriviamo compilatori che
>> rappresentano funzioni da un sottoinsieme di nostra scelta (i cui
>> elementi chiamiamo "sorgenti") e l'insieme contenente gli eseguibili
>> di quella macchina (e i possibili messaggi di errore :-D).
> --
>
> -- EN
>
> https://www.hoepli.it/libro/la-rivoluzione-informatica/9788896069516.html
> ======================================================
> Prof. Enrico Nardelli
> Past President di "Informatics Europe"
> Direttore del Laboratorio Nazionale "Informatica e Scuola" del CINI
> Dipartimento di Matematica - Università di Roma "Tor Vergata"
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Sept. 11, 2024
Re: [nexa] AI Training is Copyright Infringement
by GC F
Un ultimo appunto, ad nauseam mi scuso, ma forse c'è una premessa errata in
tutta questa diatriba: *l'argomentazione che il "software programmato
statisticamente impropriamente detto modello" è un'opera derivata dai testi
protetti usati per realizzarlo è ovvia, giuridicamente* (ogni fair use è
potenzialmente un'opera derivata - altrimenti la questione della sua
legittimità non si porrebbe neppure), *ma questo non implica che vi sia
violazione dei diritti autoriali* se (1) l'utilizzazione dei testi protetti
è trasformativa, anche se a fini commerciali (2) non ci sono effetti
rilevanti sul mercato potenziale dell'opera protetta e (3) l'utilizzo ha un
valore pubblico rilevante (fattore creato giurisprudenzialmente). Ci sono
altri due fattori, la natura dell'opera protetta e la quantità e
sostanzialità della porzione utilizzata, ma secondo giurisprudenza sono
irrilevanti se l'uso è trasformativo. Nel valutare i fattori la
giurisprudenza utilizza un approccio equity-base, ponderando il peso di
ognuno per raggiungere una decisione finale e olistica sulla legittimità o
meno dell'uso. Con tutti i caveat del caso, e le molteplici opinioni
divergenti che possono sorgere in giurisprudenza e dottrina, in base alla
casistica da *Baker v Selden* fino a *Google Books*, utilizzare
innumerevoli contenuti protetti per creare un software/modello con le
funzionalità di un LLM è un uso trasformativo che non ha un effetto
sostitutivo sul mercato delle singole opere utilizzate. In questo contesto
aggiungo che, a mio parere, (1) argomentare che c'è un mercato potenziale
delle licenze per sviluppare il software è argomentazione circolare,
poichè se l'uso è legittimo quel mercato non è potenziale; (2) sostenere
che gli output del software generativo possono avere effetti sostitutivi
sul mercato delle opere protette utilizzate è argomento ovviamente fallace
perché il mercato di riferimento non può essere quello della creatività in
generale, ma quello della singola opera utilizzata, altrimenti ogni uso
anche trasformativo avrebbe sempre effetti sul mercato dell'opera. Se
l'output generato è identico o sostanzialmente simile (nozioni tecniche in
DA), allora avremo una violazione per quel che riguarda quello specifico
output, che non ha utilizzato le opere protette in maniera trasformativa,
ma questo non implica che utilizzare le opere protette per creare il
software/modello che può generare innumerevoli output creativi non sia un
uso trasformativo.
Questa analisi, ovviamente, rileva in diritto statunitense. In diritto EU
si tende a concludere invece che ogni riproduzione sia illegittima a meno
che non esista una eccezione specifica. Ovviamente, eccezioni e limitazioni
garantiscono certezza del diritto ma non flessibilità tecnologica, al
contrario del modello fair use statunitense. Questa la ragione per cui si
discute se l'eccezione per TDM, che pure è limitata da opt-out o ricerca
senza fini di lucro, si applichi alla creazione di LLM. Ho già detto quel
che penso circa la dicotomia idea(conoscenza)/espressione che dovrebbe
servire sempre quale riferimento generale, anche in diritto europeo. Al di
là del fatto che tutta la discussione specifica circa se un LLM sia diverso
da TDM o da Google books non rileva comunque a mio parere perché
l'esercizio è proprio quello di astrarre il principio rispetto alle
tecnologie specifiche, e anche al netto di considerazioni fringe secondo
cui non si possa predicare un processo di "apprendimento" nel machine
learning/deep learning che fonda lo sviluppo di software/modelli creativi
come LLM, posso solo notare che la ratio dell'introduzione delle eccezioni
TDM nella direttiva 790/2019 è proprio da ritrovarsi nel tentativo di
fornire certezza giuridica circa la legittimità di processi di sviluppo di
IA, anche in ambito cross-border vista la poca armonizzazione comunitaria,
per riempire il divario competitivo dell'industria IA europea rispetto a
quella statunitense e cinese, che non sono sottoposte a norme autoriali
così restrittive. Questo lo posso confermare con certezza poiché con i miei
coautori Geiger e Bulayenko abbiamo redatto un rapporto commissionato dalla
Commissione in materia e siamo stati coinvolti nel processo di
discussione della norma con varie commissioni parlamentari. Che poi infine
i nostri suggerimenti siano stati poco ascoltati e sia stata partorita una
normativa insufficiente a garantire quella competitività che manca
all'industria IA europea è altra storia...
Giancarlo
On Wed, Sep 11, 2024 at 10:21 AM 380° via nexa <nexa(a)server-nexa.polito.it>
wrote:
> Ciao Giacomo,
>
> scusa ma faccio fatica a stare dietro a questo thread, mi sono "messo in
> pari" solo ora.
>
> Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it> writes:
>
> [...]
>
> >> Il software (programmato statisticamente) è un'opera derivata dei
> >> testi (dati?) utilizzati per il "machine learning": ho capito bene?
> >
> > Sì.
> >
> > Esattamente come un binario eseguibile dall'architettura x86_64 è
> > un'opera derivata dai sorgenti usati per compilarlo, una matrice
> > eseguibile dall'architettura GPT-4 è un'opera derivata dei testi
> > usati per realizzarla.
>
> OK grazie Giacomo, ora che ho compreso che a tuo giudizio l'"AI
> Training" implica violazione di copyright perché il "software
> programmato statiticamente impropriamente detto modello" (per usare le
> tue definizioni) è un'opera derivata dai testi protetti usati per
> realizzarlo...
>
> ...non te lo chiederò mai più :-)
>
> Quello in oggetto è un argomento ricorrente in questa lista, per esempio
> quasi un anno fa esatto ci fu questo thread:
> https://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2023-September/051648.html
> nel quale tu, Giancarlo Frosio et al (io compreso) avete già
> _ampiamente_ esposto le vostre posizioni in merito; questo thread non
> sposta di una virgola quanto già detto all'epoca.
>
> Rileggendolo mi rendo conto che anche io comincio a essere un disco
> rotto, e me ne scuso: è inutile che io ripeta quanto già sostenuto più
> volte.
>
> Quello che ci tengo a ripetere, invece, è il quadro generale, direi
> folosofico, del copyright:
>
> https://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2023-September/051674.html
> «The promise of a post-copyright world»
>
> Cioè: il copyright è una abberrazione giuridica e gli argomenti usati per
> sostenere che "AI Training is Copyright Infringement" non fanno altro
> che aumentare il livello di abberrazione.
>
> Ciao, 380°
>
> --
> 380° (Giovanni Biscuolo public alter ego)
>
> «Noi, incompetenti come siamo,
> non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché»
>
> Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice
> but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
>
Sept. 11, 2024
Re: [nexa] informatica a scuola (was Re: R: C'e' cascato pure Benanti...)
by Marco Fioretti
On Wed, Sep 11, 2024 at 14:30, B. J. via nexa wrote:
L'informatica si basa sulla matematica, e la matematica sulla logica.
Forse sarebbe da partire da lì, e in tutte le discipline.
Da anni in Italia c'è una "battaglia" contro le materie scientifiche, spesso considerate inferiori alle "scienze umane" (che nome infelice!).
E pur tuttavia oggi ci sono moltissimi studenti con gravi lacune grammaticali e di comprensione del testo, tutte competenze basate principalmente sulla logica. Eppure gli stessi spesso ricevono valutazioni più che sufficienti nella lingua italiana, lasciando l'onere dei debiti agli insegnanti delle materie scientifiche, continuando così a perpetrare lo stereotipo di cui sopra.
Vero, pero' quando davo ripetizioni di matematica l'80% delle volte il problema era il contrario: studenti *italianissimi*, di famiglie assolutamente *medie*, che non riuscivano a risolvere un problema perche' parlavano e scrivevano in italiano talmente male da non capire proprio cosa gli chiedeva il testo. Cioe' PRIMA di aver bisogno della logica per risolverlo, il problema.
E da quanto sento in giro, la situazione non e' molto cambiata.
Marco
Sept. 11, 2024
Re: [nexa] informatica a scuola (was Re: R: C'e' cascato pure Benanti...)
by Marco Fioretti
On Wed, Sep 11, 2024 at 13:08, 380° via nexa wrote:
come si fa a conoscere i "principi dell'informatica" se non
si capisce come funziona /dentro/ una macchina programmabile e si impara
cos'è il software (sorgente) e come da quello si ottiene un eseguibile
(binario) dalla macchina programmabile... magari sperimentandolo un
pochino (laboratorio di sistemistica :-O )?
nello stesso modo in cui, per decidere da senatore o cittadino, puoi avere tutti gli elementi per decidere su, poniamo, fecondazione assistita o utero in affitto senza aver mai sperimentato un pochino in un laboratorio di genetica.
Ma il motivo vero per cui ho pigiato "rispondi" e' aprire una piccola parentesi su questo:
perché già alle elementari i bimbi non devono essere costretti...
della necessita' e del modo giusto di insegnare "cose digitali" a scuola bisogna assolutamente discuterne, ci mancherebbe, perche' BISOGNA insegnarle prima possibile.
Pero' non scordiamoci che l'Italia (anzi, tutto l'Occidente e ormai pure la Cina) e' un paese di vecchi. Per dare ai bambini di oggi possibilita' CONCRETE di applicare quel che imparerebbero a scuola, le cose vanno cambiate PRIMA che diventino adulti, convincendo gli adulti di oggi (a partire dagli insegnanti e genitori italiani reali che esistono oggi).
Quella di sperare _solo_ nei giovani come "traghettatori verso la modernità" (CIT.) e' una fregatura da almeno 11 anni:
https://stop.zona-m.net/it/2013/07/traduzione-polemica-della-dichiarazione-… (https://stop.zona-m.net/it/2013/07/traduzione-polemica-della-dichiarazione-…)
Chiusa parentesi, parliamo pure di informatica a scuola.
Marco
Sept. 11, 2024
Intelligenza Collettiva Artificiale (ICA)
by D. Davide Lamanna
https://bit.ly/qddica
È possibile che le comunità locali adottino tecnologie avanzate di
intellegenza artificiale 𝘀𝘂 𝗯𝗮𝘀𝘀𝗮 𝘀𝗰𝗮𝗹𝗮 per scopi mirati,
sottraendosi al 𝗰𝗮𝗽𝗶𝘁𝗮𝗹𝗶𝘀𝗺𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮
𝘀𝗼𝗿𝘃𝗲𝗴𝗹𝗶𝗮𝗻𝘇𝗮? Oppure siamo inevitabilmente vincolati ai
modelli accentrati e neoliberisti che dominano il panorama tecnologico
attuale?
Ce lo siamo chiesti insieme a Stefano Puglia e abbiamo esplorato queste
domande in un 𝘀𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼 pubblicato sui 𝗤𝘂𝗮𝗱𝗲𝗿𝗻𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮
𝗗𝗲𝗰𝗿𝗲𝘀𝗰𝗶𝘁𝗮. In questo lavoro proponiamo una riflessione su
come una filosofia di decrescita moderna possa ispirare 𝘃𝗶𝘀𝗶𝗼𝗻𝗶
𝗮𝗻𝘁𝗮𝗴𝗼𝗻𝗶𝘀𝘁𝗲 rispetto agli usi ed agli impatti dell’attuale
Intelligenza Artificiale statistica e di ogni tecnologia ad essa correlata.
Presentiamo scenari concreti in cui 𝘁𝗲𝗰𝗻𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗲 𝗮𝗽𝗲𝗿𝘁𝗲 𝗲
𝗹𝗶𝗯𝗲𝗿𝗲 possono supportare servizi locali su piccola scala,
𝘁𝗲𝗰𝗻𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗮𝘂𝘁𝗼𝗻𝗼𝗺𝗶 e svincolati dal
controllo dei Big Tech; ma anche una 𝗽𝗿𝗼𝘃𝗼𝗰𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲
𝘂𝘁𝗼𝗽𝗶𝘀𝘁𝗶𝗰𝗮 per una progressiva transizione verso un futuro
tecnologicamente più informato, equilibrato e consapevole.
Leggi il saggio completo "𝗗𝗲𝗰𝗿𝗲𝘀𝗰𝗶𝘁𝗮 𝗱𝗶𝗴𝗶𝘁𝗮𝗹𝗲
𝗻𝗲𝗹𝗹’𝗲𝗿𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗶𝗻𝘁𝗲𝗹𝗹𝗶𝗴𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗮𝗿𝘁𝗶𝗳𝗶𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲
𝗕𝗶𝗴 𝗧𝗲𝗰𝗵" qui:https://lnkd.in/db5VvajG <https://lnkd.in/db5VvajG>
Il saggio è stato inoltre pubblicato su Comune-info:
https://comune-info.net/decrescita-digitale-nellera-dellintelligenza-artifi…
D.
(null)
Sept. 11, 2024
Re: [nexa] informatica a scuola (was Re: R: C'e' cascato pure Benanti...)
by B. J.
L'informatica si basa sulla matematica, e la matematica sulla logica.
Forse sarebbe da partire da lì, e in tutte le discipline.
Da anni in Italia c'è una "battaglia" contro le materie scientifiche, spesso considerate inferiori alle "scienze umane" (che nome infelice!).
E pur tuttavia oggi ci sono moltissimi studenti con gravi lacune grammaticali e di comprensione del testo, tutte competenze basate principalmente sulla logica. Eppure gli stessi spesso ricevono valutazioni più che sufficienti nella lingua italiana, lasciando l'onere dei debiti agli insegnanti delle materie scientifiche, continuando così a perpetrare lo stereotipo di cui sopra.
My two cents.
On Wednesday, 11 September 2024 at 13:08, 380° via nexa nexa(a)server-nexa.polito.it wrote:
> Buongiorno,
>
> chiedo scusa se arrivo tardi ma ho una perplessità
>
> Paolo Atzeni paolo.atzeni(a)uniroma3.it writes:
>
> > Credo che la questione non sia saper programmare (né tantomeno saper
> > programmare a livello professionale), ma conoscere i principi
> > dell'informatica, magari (chissà se noi lo vedremo mai),
>
> d'accordo ma come si fa a conoscere i "principi dell'informatica" se non
> si capisce come funziona /dentro/ una macchina programmabile e si impara
> cos'è il software (sorgente) e come da quello si ottiene un eseguibile
> (binario) dalla macchina programmabile... magari sperimentandolo un
> pochino (laboratorio di sistemistica :-O )?
>
> perché già alle elementari i bimbi non devono essere costretti a
> vedere cosa succede dentro una "macchina programmabile" così che non
> gli venga in mente nemmeno per scherzo di sviluppare il /pensiero
> magico/ che aleggia attorno a tali macchine?!?
>
> si può cominciare con divertenti giochi con rudimentali circuiti logici
> e via via fino arrivare al termine della scuola dell'obbligo (16 anni)
> con i primi rudimenti di programmazione (magari con un linguaggio
> funzionale [1])? Se lo facevo io col Commodore64 nel 1981 (OK, col
> BASIC, ma vabbè...) perché non dovrebbero riuscirci i ragazzi di oggi?
>
> poi chiaro, non tutti gli studenti diventeranno programmatori così come
> non tutti gli studenti diventeranno interpreti linguistici, chirurghi o
> astrofisici... però almeno in teoria tutti lo possono diventare... /in
> potenza/
>
> ...e tutti, ma proprio tutti tutti, avranno le conoscenze di base per
> confutare il terrapiattismo, per fare un esempio eclatante
>
> invece a me pare che di "infopiattisti" ce ne siano un po' troppi... e
> non ce lo dovremmo permettere
>
> non ci sarebbe così tanto (bel) lavoro da fare?!? Dove sono le risorse?
>
> > attraverso l'introduzione dell'informatica nella scuola, come
> > disciplina curriculare autonoma, con i suoi principi (ovviamente di
> > volta in volta adeguati al livello scolastico).
>
> ma l'informatica non è già stata introdotta a scuola da 'mo?
> tipo dal 1985? https://it.wikipedia.org/wiki/Piano_nazionale_informatica
>
> cosa non ha funzionato e continua a non funzionare nell'insegnamento
> dell'informatica oggi?
>
> > L'introduzione alla programmazione può e deve essere una componente di
> > questa formazione, ma non la esaurisce.
>
> il fatto è che, invece, insegnare l'informatica oggi ad uno studente di
> liceo scientifico significa questo:
>
> --8<---------------cut here---------------start------------->8---
>
> - utilizzare gli strumenti informatici in relazione all’analisi dei dati
> e alla modellizzazione di specifici problemi scientifici e individuare
> la funzione dell’informatica nello sviluppo scientifico;
>
> --8<---------------cut here---------------end--------------->8---
>
> (tratto da https://www.leviseregno.edu.it/pagine/liceo-scientifico-opzione-scienze-app…)
>
> l'insegnamento del'informatica, nelle scuole di ogni ordine e grado, si
> riduce all'insegnamento sull'/utilizzo/ degli strumenti, tra l'altro
> strumenti scelti perché chi li insegna sa usare solo quelli [2] e li
> sceglie seguendo le mode e il marketing
>
> [...]
>
> saluti, 380°
>
> [1] magari meno "spaventoso" di Haskell :-D
>
> [2] tipo insegnare "trattamento testi" (si usa ancora?!?) con "MS Word"
> e non con LaTeX perché "mica possiamo pretendere che...!"
>
> --
> 380° (Giovanni Biscuolo public alter ego)
>
> «Noi, incompetenti come siamo,
> non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché»
>
> Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice
> but very few check the facts. Ask me about https://stallmansupport.org.
Sept. 11, 2024