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Re: [nexa] la nuova sfera pubblica digitale (Habermas)
by alessandro marzocchi
- - -
Il digitale è nuovo alfabeto, nuova parola, nuova lingua, trattiamolo come
tale e manteniamo la libertà che abbiamo scritto anche nelle Costituzioni.
- - -
Beethoven (spero di essere riuscito ad inviare allegato che è la
riproduzione di un suo spartito musicale).
C'è chi neppure lo conosce.
C'è chi lo ascolta.
C'è chi lo suona.
La trasparenza (lo spartito) è necessaria anche se non è sufficiente.
Se Beethoven non avesse pubblicato niente? Forse ascolteremmo non la nona
ma la (1+2+3+4-1).
Tanta musica è stata ed è prima e senza scriverla su spartiti, lo stesso si
può dire della lingua: parlata / scritta ... senza dire del mondo che c'è
prima della parola.
Oggi il digitale ci priva della parola, impone alla cultura un salto
indietro di qualche migliaio di anni.
Cordialmente.
Duccio (Alessandro Marzocchi)
Date: Fri, 2 Aug 2024 15:35:09 +0200
> From: Antonio <antonio(a)piumarossa.it>
> To: nexa(a)server-nexa.polito.it
> Subject: Re: [nexa] la nuova sfera pubblica digitale (Habermas)
> Message-ID: <20240802153509.d26025380797780f7dd371ab(a)piumarossa.it>
> Content-Type: text/plain; charset=UTF-8
>
> > Semplificando al massimo: nella sfera digitale tutto - TUTTO - deve
> essere
> > trasparente, il business si fa aiutando, insegnando, spiegando ma
> l'intera
> > sfera deve essere trasparente.
>
> Fermo restando che siamo ancora in piena società del segreto (industriale,
> finanziario, software chiuso, ecc.),
> laddove un tentativo fievole di passaggio ad società della trasparenza è
> avvenuto non ha prodotto altro che una invisibilizzazione
> del reale attraverso la sua sovra-esposizione documediale.
>
> Già, "documediale".
> Mi piacciono le parole di Germano Paini:
> "Il mondo degli ultimi due secoli è stato studiato come il mondo del
> capitale industriale: produceva merci, generava alienazione, faceva rumore
> (quello delle fabbriche). Poi è stata la volta del capitale finanziario:
> produceva ricchezza, generava adrenalina, e faceva ancora un po’ di rumore,
> le grida delle sedute di borsa. Oggi il capitale documediale produce
> documenti, genera mobilitazione, e non fa rumore. La sua matrice è nella
> trasformazione digitale, che ha prodotto una rivoluzione innescata
> dall'incontro fra una sempre più potente documentalità (la sfera di
> documenti da cui dipende l’esistenza della realtà sociale) e una medialità
> diffusa e pervasiva.
>
> La trasparenza, purtroppo, non è più neanche sufficiente. La produzione
> incontrollata di documenti, ancorché digitali, non servirà a rendere una
> società trasparente se il centro nevralgico rimarrà segreto.
> Prendiamo l'AI, in questi due anni si è detto e scritto di tutto, prodotti
> milioni di documenti che spiegano come è fatta, da dove si è partiti, cosa
> comporterà la sua adozione, i vantaggi, gli svantaggi, integrati ed
> apocalittici hanno detto la loro, ecc.
> Nessuno, però, ha saputo spiegato come riprodurla (compreso training) su
> un computer di casa. Semplicemente perché NON si può fare.
>
> In questo momento sto ascoltando la nona sinfonia di Beethoven (quella che
> contiene l'Inno alla gioia).
> L'Inno alla gioia ce lo ricordiamo tutti, a scuola media lo suonavamo con
> il flauto, la melodia semplice, le note senza diesis e bemolli. Immaginiamo
> ora di conoscere lo spartito di tutti gli strumenti dell'orchestra
> sinfonica, di tutto l'accompagnamento ma non quello della melodia,
> eseguendola sarebbe solo un'accozzaglia di suoni. Ecco, nell'IA noi la
> melodia non la conosciamo e anche quando la conoscessimo, non avremmo a
> disposizione nessuno strumento musicale con cui eseguirla.
>
> A.
>
Aug. 4, 2024
Re: [nexa] la nuova sfera pubblica digitale (Habermas)
by Antonio
> Semplificando al massimo: nella sfera digitale tutto - TUTTO - deve essere
> trasparente, il business si fa aiutando, insegnando, spiegando ma l'intera
> sfera deve essere trasparente.
Fermo restando che siamo ancora in piena società del segreto (industriale, finanziario, software chiuso, ecc.),
laddove un tentativo fievole di passaggio ad società della trasparenza è avvenuto non ha prodotto altro che una invisibilizzazione
del reale attraverso la sua sovra-esposizione documediale.
Già, "documediale".
Mi piacciono le parole di Germano Paini:
"Il mondo degli ultimi due secoli è stato studiato come il mondo del capitale industriale: produceva merci, generava alienazione, faceva rumore (quello delle fabbriche). Poi è stata la volta del capitale finanziario: produceva ricchezza, generava adrenalina, e faceva ancora un po’ di rumore, le grida delle sedute di borsa. Oggi il capitale documediale produce documenti, genera mobilitazione, e non fa rumore. La sua matrice è nella trasformazione digitale, che ha prodotto una rivoluzione innescata dall'incontro fra una sempre più potente documentalità (la sfera di documenti da cui dipende l’esistenza della realtà sociale) e una medialità diffusa e pervasiva.
La trasparenza, purtroppo, non è più neanche sufficiente. La produzione incontrollata di documenti, ancorché digitali, non servirà a rendere una società trasparente se il centro nevralgico rimarrà segreto.
Prendiamo l'AI, in questi due anni si è detto e scritto di tutto, prodotti milioni di documenti che spiegano come è fatta, da dove si è partiti, cosa comporterà la sua adozione, i vantaggi, gli svantaggi, integrati ed apocalittici hanno detto la loro, ecc.
Nessuno, però, ha saputo spiegato come riprodurla (compreso training) su un computer di casa. Semplicemente perché NON si può fare.
In questo momento sto ascoltando la nona sinfonia di Beethoven (quella che contiene l'Inno alla gioia).
L'Inno alla gioia ce lo ricordiamo tutti, a scuola media lo suonavamo con il flauto, la melodia semplice, le note senza diesis e bemolli. Immaginiamo ora di conoscere lo spartito di tutti gli strumenti dell'orchestra sinfonica, di tutto l'accompagnamento ma non quello della melodia, eseguendola sarebbe solo un'accozzaglia di suoni. Ecco, nell'IA noi la melodia non la conosciamo e anche quando la conoscessimo, non avremmo a disposizione nessuno strumento musicale con cui eseguirla.
A.
Aug. 2, 2024
Re: [nexa] i language model alle prove INVALSI
by Antonio
> Tuttavia, non mi è ancora chiaro il vantaggio tecnico dell'approccio
> monolinguistico, a meno di non voler fare un discorso di 'purezza dei
> contenuti' che però potrebbe somigliare a una Gleichschaltung hitleriana
> velleitaria e cialtronesca.
No, no, nessuna purezza, è solo ... calcolo combinatorio.
Poniamo un dizionario di 1000 token.
Ipotizziamo in questi mille token, 900, tra caratteri (e/o ideogrammi) cirillici, cinesi, coreani, giapponesi.
Con i 100 rimanenti, possiamo comunque addestrare un LM. La cui efficienza sarà infinitesimale.
I token devono quindi essere pezzi di parola frequenti e con un particolare alfabeto (mettiamo il latino).
Per come sono costruiti gli LLM, sia in fase di training che di inference, verranno comunque visitate e calcolate tutte le combinazione, quindi, nel primo caso, in una semplice matrice, andranno bene SOLO 10000 calcoli su 1000000.
Con un LM monolinguistico hai bisogno:
1) in un dataset molto più piccolo
2) di un dizionario limitato all'alfabeto di quella lingua e dei token più diffusi di quella lingua e con caratteri facenti parte di quell'alfabeto
3) l'inferenza è molto più veloce perché non deve calcolare su caratteri e/o token che in quella lingua non hanno proprio senso
...
A.
Aug. 2, 2024
Re: [nexa] riveder le stelle, o nasconderle?
by Maria Chiara Pievatolo
On 02/08/24 11:36, Marco Fioretti wrote:
> Buongiorno a tutti,
>
> Ho visto solo ora che Paolo Benanti la settimana scorsa ha proposto (*)
> che l'Italia realizzi, per dirla breve, la sua Starlink autarchica, per
>
Mi sembra davvero un'idea a mezz'aria, anche perché, rimanendo a terra,
il governo è stato tutt'altro che autarchico:
https://it.insideover.com/tecnologia/tra-tim-e-cdp-le-mani-di-petraeus-e-de…
https://www.lindipendente.online/2024/07/04/tim-cede-la-propria-rete-giudic…
Pare non sia stato neanche gran che come affare:
https://mastodon.social/@smaurizi/112868927741908714
Ed ecco, sempre restando a terra, la prossima preda, OpenFiber
https://mastodon.uno/@informapirata/112871500152152215
Distanti saluti,
MCP
Aug. 2, 2024
"social networks" a la 1984: Meta vs. Turchia e Malesia (et multi alii).
by 380°
Buongiorno,
executive summary: Meta censura senza il minimo senso della vergogna e
le persone, compresi attuali ed ex capi di stato, si lamentano... su X
(quella che rischia di essere bloccata in EU): ROTFL!!!
In perfetta continuità col suo ruolo di propagandista di regime stile
Corea del Nord anni '90 (con tutto il rispetto per il popolo coreano del
nord), ieri Meta ha censurato anche Anwar Ibrahim, primo ministro
malesiano:
https://www.aljazeera.com/news/2024/8/1/malaysia-pm-anwar-slams-meta-after-…
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
Following Haniyeh’s killing in Iran, the Malaysian leader posted a video
recording of his phone call with a Hamas official to offer condolences,
which was later removed by the company owned by US billionaire Mark
Zuckerberg.
A similar post published on Anwar’s Instagram account was also removed
by Meta, which owns the photo and video-sharing social media
application.
“Let this serve as a clear and unequivocal message to Meta: cease this
display of cowardice and stop acting as instruments of the oppressive
Zionist Israeli regime,” Anwar was quoted as saying by state news agency
Bernama on Thursday.
The removal of the posts was accompanied by the caption, “Dangerous
individuals and organisations.”
[...]
https://x.com/anwaribrahim/status/1818826893409632465
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
Contemporaneamente in Turchia Instagram è stato bloccato con l'accusa di
aver censurato contenuti analoghi
https://www.aljazeera.com/news/2024/8/2/turkey-blocks-instagram-after-censo…
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
Turkey has blocked access to Instagram, the national communications
authority said, after a top government official slammed the social media
platform for “censoring” Hamas-related content.
The communications authority BTK announced the block on Friday, without
giving an explanation for the decision or stating the duration of the
ban.
The move follows comments on Wednesday by the Turkish presidency’s
communications director, Fahrettin Altun, criticising the Meta-owned
platform for what he called its decision to block condolence posts on
the assassination of Hamas leader Ismail Haniyeh.
“This is censorship, pure and simple,” Altun wrote on X, noting that
Instagram had not cited any policy violations for its decision to block
the content.
“Access to Instagram was blocked (…) around 3:00 AM this morning
following an administrative order. The decision was made either by the
presidency or a ministry. The BTK must have its decision approved by a
judge,” wrote Yaman Akdeniz, a Turkish digital law expert, on X.
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
Sono estremamente _ansioso_ di vedere come andrà a finire questa
estenuante battaglia dei media (inclusi "i giornaloni") targati con una
sigla a tre lettere - che NON è USA - contro i media "bastadi" tipo X,
(quello di quell'estremista di destra xenofobo e transfobico) e tanti
altri che sono diretta emanazione o supportano a vario titolo stati
canaglia, organizzazioni terroristiche, disinformatori, fake newers,
complottisti e molta altra _feccia_ dell'umanità.
un caro saluto, 380°
--
380° (Giovanni Biscuolo public alter ego)
«Noi, incompetenti come siamo,
non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché»
Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice
but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
Aug. 2, 2024
ecco l'allegato, era: riveder le stelle, o nasconderle?
by Marco Fioretti
On Fri, Aug 02, 2024 09:36:16 AM +0000, Marco Fioretti wrote:
> Buongiorno a tutti,
>
> Ho visto solo ora che Paolo Benanti la settimana scorsa ha proposto (*) che
> l'Italia realizzi, per dirla breve, la sua Starlink autarchica, per
> ...
> (*) testo completo allegato come screenshot
scusate, eccolo
Aug. 2, 2024
riveder le stelle, o nasconderle?
by Marco Fioretti
Buongiorno a tutti,
Ho visto solo ora che Paolo Benanti la settimana scorsa ha proposto (*) che l'Italia realizzi, per dirla breve, la sua Starlink autarchica, per
"non rimanere vittime di un digitale che è strumento di polarizzazione e divisione, come i social network, ma farne un acceleratore di competitività e di unità nazionale aprendo il paese a nuove forme di sviluppo e produttività equamente distribuite sul territorio"
e anche
"poter assumere una posizione per cui “uscimmo a riveder le stelle”.
Boh.
1, fare quello che propone "occupando l’orbita bassa sopra la penisola" o comunque farsi una rete di satelliti che copra/serva non e' fisicamente impossibile?
in ogni caso...
la prima cosa che mi e' venuta in mente leggendo e' la chiamata ai "capitani coraggiosi" del 2008 per salvare Alitalia. Poi il pensiero che balcanizzare ulteriormente internet non e' in generale una buona idea. E poi che continuare a riempire il cielo di satelliti sarebbe esattamente l'OPPOSTO di "riveder le stelle, con tutti i problemi gia' discussi all'avvento di Starlink:
https://stop.zona-m.net/tag/starlink
Boh. Solo a me sembra un'idea non proprio felice?
Marco
(*) testo completo allegato come screenshot
articolo originale dietro paywall qui:
https://24plus.ilsole24ore.com/art/perche-acquedotti-dell-antica-roma-posso… (https://24plus.ilsole24ore.com/art/perche-acquedotti-dell-antica-roma-posso…)
annuncio su LinkedIn qui, con discussione in cui quasi nessuno vede problemi, tutti osannanohttps://www.linkedin.com/posts/paolo-benanti-94aa1915_ethics-etica-… (https://www.linkedin.com/posts/paolo-benanti-94aa1915_ethics-etica-algoreth…)
Aug. 2, 2024
la nuova sfera pubblica digitale (Habermas)
by alessandro marzocchi
Segnalo l'articolo Habermas: la nuova sfera pubblica digitale, di Leonardo
Ceppa - https://www.leparoleelecose.it/?p=45439 -.
Mia convinzione: non è possibile neppure avviare il cammino senza la
possibilità, almeno teorica, di conoscere il nuovo linguaggio.
Semplificando al massimo: nella sfera digitale tutto - TUTTO - deve essere
trasparente, il business si fa aiutando, insegnando, spiegando ma l'intera
sfera deve essere trasparente.
Mia sintesi dell'articolo segnalato:
(1) - - L’infrastruttura mediale della nuova sfera pubblica deve fare i
conti da un lato con la deformata percezione dei fruitori prodotta dai
condizionamenti economici delle grandi piattaforme della rete, dall’altro
lato con il crescente scetticismo dei fruitori nei confronti della
democrazia, cioè nei confronti della credibilità delle istituzioni, della
imparzialità della scienza, della affidabilità delle informazioni. Ciò
significa che la sfera pubblica digitalizzata *trasforma in corto circuito*
la tensione normativa tra essere e dover essere. Essa* azzera *quel
dislivello cognitivo su cui si fondava – nella distinzione di interesse
privato e bene pubblico – l’autolegislazione democratica. La perdurante
assenza di ogni regolazione politica induce una crescente minoranza di
fruitori a rinchiudersi nelle “casse di risonanza” delle tifoserie di chi
la pensa dogmaticamente allo stesso modo.
(2.1) - - non si tratta soltanto di disciplinare il mercato delle
informazioni e dei dati sensibili.
(2.2) - - Nella sfera pubblica democratica si tratta di disciplinare non
gli standard qualitativi delle merci bensì gli standard cognitivi delle
informazioni.
Cordialmente, Duccio (Alessandro Marzocchi)
* * * * *
Nella teoria habermasiana della democrazia il concetto di “sfera pubblica”,
al di là della semplice demoscopia, unisce la società civile al sistema
politico. Sul piano funzionale, la sfera pubblica indica l’integrazione
della cittadinanza, sul piano politico l’autonomia dell’autolegislazione.
Come sempre in Habermas la mediazione dialettica passa attraverso gli
estremi: l’autonomia si basa sul sistema, il sistema è funzionale
all’autonomia. Così Habermas diventa invincibile: al normativismo di Rawls
contrappone il sistema di Marx e Luhmann, al funzionalismo di questi ultimi
contrappone l’idealismo di Kant e Rawls.
La democrazia è l’anima spirituale della modernità, la modernità è
l’inevitabile sbocco di un processo. Qui il termine geniale, regalatoci da
Habermas all’inizio di questo saggio, è *normatives Gefälle*: dislivello
normativo, gradiente funzionale, divario che in un senso è pendenza e
bisogno, e nell’altro oltrepassamento e trascendenza. Da questa idea parte
tutto il discorso. Una metafora attinta dalla chimica, il carattere
*insaturo* dei diritti, spiega il segreto kantiano del dover-essere:
insopprimibile voce della coscienza privata e, nello stesso tempo, realtà
storica caratterizzante come *regolativo* ogni fenomeno sociale: dalle
aspettative del comportamento alle morali universalistiche dell’età assiale
fino alla pretesa illuministica dell’eguale rispetto e del pari trattamento.
La forma democratica del diritto moderno si basa sulla mediazione
dialettica di due ruoli antagonistici: cittadino privato e cittadino
pubblico. Membro egoistico della società di mercato il primo, partecipe
della sovranità legislativa il secondo. Sono i due pubblici della
democrazia habermasiana (*two tracks model of democracy*). I presupposti
funzionali della separazione Stato-società derivano dalla progressiva
autonomizzazione della sfera politica *borghese* rispetto a quella
religiosa e a quella della rappresentazione principesca. Sennonché sono
proprio questi presupposti funzionali – la netta separazione della società
dallo Stato, dell’utile privato dal bene comune – ciò che i social
digitalizzati degli ultimi decenni mettono in crisi. Infatti la sfera
pubblica digitalizzata deforma, confonde e privatizza *la percezione* di
quella separatezza funzionale di pubblico e privato che stava alla base
della sfera pubblica classica.
Quest’ultima presupponeva una *cittadinanza attiva* fondata a) sulla
cultura di una tradizione politica liberale, b) sulla relativa eguaglianza
patrimoniale dei privati e c) sulla precaria controspinta dei risarcimenti
dello Stato sociale alla centrifuga disgregazione capitalistica. Solo il
venir meno di questi presupposti funzionali spiega oggi i fenomeni della
rassegnazione civica (astensione elettorale), del populismo antipolitico,
della protesta di chi si avverte “fuori gioco”. Il cittadino avverte allora
la diseguaglianza come un destino insormontabile, come il definitivo “esser
travolto” da una modernizzazione tanto accelerata quanto politicamente
incontrollabile.
Ciò che nel populismo contemporaneo entra in crisi è proprio quel
“dislivello normativo” che collegava l’idealismo della deliberazione
democratica al realismo deludente della fattualità sociale. Ma Habermas non
è Adorno, e non si abbandona al pessimismo storicistico della decadenza.
Nella lunga nota 17 di pagina 34 lo vediamo tentare un *triplice salto
mortale* per sfuggire al positivismo della disperazione. Proviamo a
seguirlo in questa istruttiva oscillazione. Prima tesi pessimistica: la
formazione della opinione e della volontà non può sottrarsi al quadro
realistico della situazione di fatto. Seconda tesi ottimistica: tuttavia,
né i dati-di-fatto né la loro presa di coscienza sociologica possono
annientare, nell’elettorato attivo e passivo, la presunzione pregiudiziale
che gli organi rappresentativi, nel rispettare la volontà dell’elettorato,
seguano una politica di emancipazione. Terza tesi: un pessimismo che vuole
essere immediatamente smentito: «Tuttavia, come dimostra chi polemizza a
priori contro il sistema-dei-partiti, anche i cittadini più longanimi e
pazienti possono rovesciare in disperazione le loro convinzioni normative,
se queste vengono sottoposte a un continuo e generale disfattismo. Allora *Wir
sind das Volk*, noi siamo il *solo* popolo onesto che sa che cosa è vero e
che cosa è falso, mentre più nessun ponte argomentativo ci collega agli
altri cittadini corrotti» (p. 34). Qui trova spiegazione anche il populismo
italiano di chi intendeva aprire il sistema corrotto dei partiti “come una
scatola di sardine”.
Ma la digitalizzazione della sfera pubblica potrà sempre riscattarsi in una
sua autonomizzazione regolata. Nella storia millenaria della specie,
osserva Habermas, dopo l’invenzione della stampa ci vollero secoli prima
che tutti i cittadini imparassero a leggere. Così – *einstweilen*: per il
momento – non possiamo ancora sapere, secondo Habermas, se la
digitalizzazione continuerà in futuro a seguire il disastroso *run to the
bottom* dell’autoaccecamento oppure aiuterà i fruitori della rete a
diventare più* responsabili* per ciò che, come autori, hanno appena
imparato a “postare” sulle loro piattaforme.
Il carattere egualitario di questa autorizzazione universale alla
comunicazione si presentava all’inizio come una promessa di democrazia.
Oggi si vede che la sfera pubblica digitalizzata non produce altro che
caotici *rumori di fondo *in rimbombanti e scoordinate casse di risonanza (
*Echoräume*). «La lava di questo potenziale antiautoritario si presentava,
allo spirito californiano dei fondatori, come sostanzialmente egualitario.
Oggi questa lava si è raffreddata nella smorfia anarchica dei monopoli
digitali che governano il mondo» (p. 46).
Per intanto, nella formazione dell’opinione e della volontà dei cittadini,
Habermas ritiene che la sfera d’azione dei partiti tradizionali, fondati
sulla presenza *face to face* dei loro iscritti (cortei, comizi, circoli
territoriali, fino ai rappresentanti eletti in parlamento) passi *in
secondo piano* rispetto alla comunicazione pubblica di un sistema mediale
(dilatato e frammentato) in cui sono i rumori di fondo a condensarsi in
opinioni rilevanti ed effettive. La lotta dei partiti, come collettivi di
persone fisiche che discutono sul territorio dopo aver letto i giornali,
lascia sempre più spazio allo scontro delle opinioni idiosincratiche nello
spazio anonimo e semipubblico dei social.
Le trasmissioni della sfera pubblica classica, nella separazione di privato
e pubblico, collegavano in *due ruoli* separati il trasmittente e il
ricevente: identificabili autori e redattori da un lato, pubblico anonimo
di lettori, ascoltatori e spettatori, dall’altro. Per contro le *nuove*
piattaforme audiovisive, che vengono progressivamente a sostituire i
giornali, producono uno scambio spontaneo di contenuti da parte di un
numero infinito di fruitori. La nuova sfera pubblica digitale è dilatata e
polverizzata. Mentre il vecchio rapporto di trasmittente e ricevente era
*asimmetrico* – autore da un lato, ricevente dall’altro – i nuovi legami
pagano la loro *reciprocità* con il prezzo di una confusa indeterminatezza
tra pubblico e privato, potenziale cognitivo e narcisismo esibizionistico,
proposta ragionevole e intimità sregolata.
Le nuove reti comunicative, sviluppandosi all’infinito in maniera
centrifuga, *si sigillano* dogmaticamente l’una contro l’altra. In questo
saggio del 2021, l’analisi di Habermas non poteva certo prendere atto
dell’abisso di regressione internazionale che si è aperto al centro
dell’Europa il 24 febbraio 2022. Le sfere pubbliche occidentali risultano
da allora ferocemente aggredite dal totalitarismo dei nuovi imperi
geopolitici. La digitalizzazione è oggi subissata dal rumore delle
cannonate. Ma per Habermas la *post-truth-democracy* dell’era Trump e
l’assalto al Campidoglio avevano già fornito esempi evidenti della
regressione populista e della corruzione della sfera pubblica nella più
potente nazione democratica dell’Occidente.
L’infrastruttura mediale della nuova sfera pubblica deve fare i conti da un
lato con la deformata percezione dei fruitori prodotta dai condizionamenti
economici delle grandi piattaforme della rete, dall’altro lato con il
crescente scetticismo dei fruitori nei confronti della democrazia, cioè nei
confronti della credibilità delle istituzioni, della imparzialità della
scienza, della affidabilità delle informazioni. Ciò significa che la sfera
pubblica digitalizzata *trasforma in corto circuito* la tensione normativa
tra essere e dover essere. Essa* azzera *quel dislivello cognitivo su cui
si fondava – nella distinzione di interesse privato e bene pubblico –
l’autolegislazione democratica. La perdurante assenza di ogni regolazione
politica induce una crescente minoranza di fruitori a rinchiudersi nelle
“casse di risonanza” delle tifoserie di chi la pensa dogmaticamente allo
stesso modo.
Così, alla crescente massa di chi si astiene dal voto, si aggiunge il
carattere propagandistico di minoranze faziose che si credono vittime di
complotti planetari: bolle di *disrupted public spheres* che vedono
nell’Occidente l’origine di tutti mali, nei vaccini l’infusione satanica di
veleni, negli aiuti all’Ucraina gli effetti del bellicismo americano e la
causa dell’inflazione incontrollabile. In senso contrario hanno preso
vigore i tentativi di regolare giuridicamente l’anarchia della rete, sia
facendo pagare le tasse ai proprietari delle piattaforme sia disciplinando
i discorsi d’odio dei fruitori.
Sennonché Habermas mette in guardia dal fraintendere la natura normativa di
questo controllo pubblico della rete: non si tratta soltanto di
disciplinare il mercato delle informazioni e dei dati sensibili. Le
commissioni europee addette al controllo della concorrenza e dei monopoli
sbaglierebbero, secondo Habermas, ad applicare semplicemente il diritto
privato della società mercantile. Nella sfera pubblica democratica si
tratta di disciplinare non gli standard qualitativi delle merci bensì gli
standard cognitivi delle informazioni. Come stampa, radio e televisione
sono già oggi obbligati a correggere le falsità che hanno diffuso, così
anche i contenuti delle piattaforme non potranno sottrarsi all’obbligo di
cautela e al dovere di diligenza (*duty of care, Sorgfaltsplicht*) che
sovrintende al dislivello normativo della democrazia.
Si vede qui l’ambizione enorme della teoria habermasiana della democrazia:
controllare e misurare l’autonomia dei *due pubblici* su cui essa si basa.
Società e Stato si coniugano tra loro passando attraverso gli estremi (il
dislivello normativo da cui siamo partiti). La stessa struttura massmediale
che regola il pluralismo anarchico della *società*, trasformandola nella
cassa di risonanza dei problemi che spetta allo Stato risolvere, regola
anche le decisioni vincolanti degli *organi rappresentativi*, cui spetta
realizzare l’autolegislazione della cittadinanza sovrana. L’amministrazione
statale deriva la sua legittimità soltanto dal popolo: dunque lo Stato non
può regolare e programmare sé stesso con logica tecnocratica, economica,
neoliberistica.
Naturalmente, secondo Habermas, l’uomo può anche decidere di *spegnere* il
riflesso creaturale della sua libertà. Allora l’azzeramento del dislivello
normativo si manifesterà sia nella ingovernabilità della cacofonia
propagandistica sia nel totalitarismo dello Stato. Di qui le difficoltà cui
Habermas costringe il lettore di questo saggio: una analisi senza
indicazione di sbocco. Da un lato echeggia il ricordo del “cervello nella
vasca”, di cui parlava Hilary Putnam, dall’altro l’idealismo normativo
della *Teoria della giustizia* di Rawls.
Ecco allora le parole con cui Habermas conclude il suo saggio: «In un
mondo inimmaginabile di *Fake news* – che come tale non potrebbe neppure
identificare sé stesso, distinguendosi dalle informazioni vere – nessun
bambino potrebbe crescere senza sviluppare sintomi clinici. Dunque non ci
serve una direttiva politica, bensì un imperativo costituzionale: quello di
conservare una struttura mediale che renda possibile il carattere inclusivo
della sfera pubblica e il carattere deliberativo della pubblica formazione
dell’opinione e della volontà» (p. 67).
*Nota al titolo dell’articolo*
1 <https://www.leparoleelecose.it/?p=45439#sdfootnote1anc> Jürgen
Habermas, *Überlegungen
und Hypothesen zu einem erneuten Strukturwandel der politischen
Öffentlichkeit*, raccolto in M. Seeliger, S. Sevignani (a cura di), *Ein
erneuter Strukturwandel der Öffentichkeit?* (=*Leviathan*. *Sonderband 37*)
Baden-Baden 2021. Il saggio viene ripreso nel recente volume J. Habermas, *Ein
neuer Strukturwandel der Öffentlichkeit und die deliberative Politik*,
Surhkamp Verlag, Berlin 2022, pp. 9-67.
Il giorno gio 1 ago 2024 alle ore 07:45 <nexa-request(a)server-nexa.polito.it>
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> Date: Wed, 31 Jul 2024 13:13:00 +0000
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> A new report<
> https://joinup.ec.europa.eu/sites/default/files/news/2024-07/SC32_D04.03_Pa…>
> from the European Commission's Open Source Observatory provides an in-depth
> qualitative analysis of open source policy across 15 European and
> non-European countries. It is based on the research carried out for the
> series of Open Source Country Intelligence Reports<
> https://joinup.ec.europa.eu/collection/open-source-observatory-osor/open-so…>
> by the OSOR team. Highlighting the increasing importance of open source
> technologies in the public sector, the report offers valuable insights for
> policymakers, public administration officials, and the open source
> community.
>
> Key findings reveal that governments, including those in the EU, are
> adopting open source to enhance digital sovereignty, data privacy, and
> control over digital infrastructures. Open source has proven crucial during
> crises like the COVID-19 pandemic, improving transparency and accelerating
> the rollout of essential digital services.
>
> The report underscores the role of cities, regions, and municipalities in
> driving open source adoption due to its cost-effectiveness and local
> adaptability. Collaborative efforts among these entities and regional IT
> providers are essential for implementing regional digital services.
>
> [….]
>
>
> https://joinup.ec.europa.eu/collection/open-source-observatory-osor/news/ne…
>
Aug. 2, 2024
Re: [nexa] i language model alle prove INVALSI
by Guido Vetere
OSCAR è un dump di CommonCrawl, contiene circa 230 GB di italiano non
filtrato, e se non lo filtri prima (e non lo educhi poi), sul fondo della
tazza del tuo LLM compare la figura di Vannacci, come è stato per Minerva
<https://ilmanifesto.it/minerva-lia-italiana-al-bivio-tra-vannacci-e-manzoni>
.
Paisà lo lascerei perdere, varca appena il giga e il formato CoNLL mostra
chiaramente che fu fatto ai suoi tempi per altri scopi.
Wikisource ok: ma sono pochi giga di roba un po' datata.
Insomma, con quello che c'è adesso dobbiamo accontentarci di modelli
piccoli, 3-5 GB, il che non è detto che sia un male (si sposta il carico
verso il fine-tuning, cioè verso 'il basso').
Tuttavia, non mi è ancora chiaro il vantaggio tecnico dell'approccio
monolinguistico, a meno di non voler fare un discorso di 'purezza dei
contenuti' che però potrebbe somigliare a una Gleichschaltung hitleriana
velleitaria e cialtronesca.
Eppure, la PA i 300 giga di testo che servono ce li avrebbe, basterebbe
solo che si avesse la capacità di promuovere una politica di cooperazione e
integrazione ... (e qui mi fermo per evitare sarcasmi).
Saluti,
G.
On Fri, 2 Aug 2024 at 09:41, Antonio <antonio(a)piumarossa.it> wrote:
> > (d'altra parte su come costruire
> > un 70B solo con testi italiani 'kosher' nessuno ha uno straccio di idea),
>
> Non siamo proprio all'anno zero, qualcosa, su Internet e in italiano, di
> "lecito" c'è ;)
> L'italiano è la 23esima lingua più parlata al mondo [1], ma nelle
> statistiche di Common Crawl [2], è all'ottavo posto. Segno che c'è molto
> materiale lessicale italiano in rete.
> Wikipedia, ovviamente, ma ancora di più Wikisource (si può partire
> dall'analizzare questi file [3])
> C'è il corpus Paisà [4], c'è OSCAR [5] e chissà quanti altri in progetti
> più o meno pubblici.
>
> A.
>
> [1]
> https://it.wikipedia.org/wiki/Lingue_per_numero_di_parlanti_madrelingua
> [2] https://commoncrawl.github.io/cc-crawl-statistics/plots/languages.html
> [3] https://dumps.wikimedia.org/itwikisource/
> [4] https://www.corpusitaliano.it/en/contents/description.html
> [5] https://oscar-project.github.io/documentation/versions/oscar-2301/
>
Aug. 2, 2024
Re: [nexa] i language model alle prove INVALSI
by Antonio
> (d'altra parte su come costruire
> un 70B solo con testi italiani 'kosher' nessuno ha uno straccio di idea),
Non siamo proprio all'anno zero, qualcosa, su Internet e in italiano, di "lecito" c'è ;)
L'italiano è la 23esima lingua più parlata al mondo [1], ma nelle statistiche di Common Crawl [2], è all'ottavo posto. Segno che c'è molto materiale lessicale italiano in rete.
Wikipedia, ovviamente, ma ancora di più Wikisource (si può partire dall'analizzare questi file [3])
C'è il corpus Paisà [4], c'è OSCAR [5] e chissà quanti altri in progetti più o meno pubblici.
A.
[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Lingue_per_numero_di_parlanti_madrelingua
[2] https://commoncrawl.github.io/cc-crawl-statistics/plots/languages.html
[3] https://dumps.wikimedia.org/itwikisource/
[4] https://www.corpusitaliano.it/en/contents/description.html
[5] https://oscar-project.github.io/documentation/versions/oscar-2301/
Aug. 2, 2024