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Re: [nexa] I soldi di Google a GNUnet, Mozilla, Nexa etc... (era: necessaria alfabetizzazione digitale)
by Giacomo Tesio
Salve Professor De Martin,
Il giorno Mon, 25 Sep 2023 17:17:20 +0200
"J.C. DE MARTIN" <juancarlos.demartin(a)polito.it> ha scritto:
> La supposta citazione di Anders con cui Giacomo Tesio conclude il suo
> messaggio in lista (uno dei tanti) sta girando molto online, ma è
> totalmente inventata, come chiunque abbia letto un po' di Anders
> capisce all'istante.
Grazie dell'informazione!
Mi scuso per l'errore e lo segnalo a chi recentemente me l'ha
sottoposta.
> Sembrerà un dettaglio. E probabilmente lo è.
Come ben può immaginare conoscendo i miei interventi pregressi
in lista, il mio non voleva essere assolutamente un'argomento
ab auctoritate: ho citato quel testo perché ne condivido il
contenuto che, autentico o meno nell'autore, narra una
rappresentazione del presente che trovo purtroppo attinente.
Avrei potuto omettere l'autore se non avessi temuto
di appropriarmi indebitamente del lavoro altrui.
In qualunque caso, ringrazio sinceramente per la correzione!
Prometto che ne farò buon uso.
> Ma se penso al fatto che Tesio, in un altro recente messaggio, ha
> commentato un progetto storico del Centro Nexa, ovvero, Neubot,
> dimostrando di non sapere che il progetto è chiuso dal 2017 (come
> scritto a chiare lettere qui: https://neubot.github.io/ e qui:
> https://nexa.polito.it/neubot) forse non è un dettaglio... Forse è
> il sintomo di una propensione a scrivere che forse potrebbe
> beneficiare da una maggior propensione all'approfondimento prima di
> scrivere. Se non altro per rispetto del tempo e dell'attenzione di
> chi legge questa lista.
Certamente: non si approfondisce mai abbastanza.
Tuttavia ho confessato subito di non conoscere il progetto Neubot
(e ora capisco bene il perché) e di essermi basato su una rapidissima
lettura della relativa pagina Nexa e di quelle da essa segnalate.
Le mie considerazioni nel merito del progetto, vanno dunque giustamente
collocate e ristrette ai nove anni di attività del progetto.
In qualunque caso, mi scuso per aver erroneamente espresso al
presente la risposta alla domanda di Federico Morando riguardo
il rapporto fra Nexa e Google nell'ambito del progetto Neubot.
> Non so, eh... me lo chiedo...
E' una domanda assolutamente lecita, cui spero di aver risposto.
> Relativamente ai finanziamenti del Centro Nexa, a parte la
> pubblicazione sotto forma di dati aperti, mi sembra utile far sapere
> alla lista che Nexa da sempre rispetta i seguenti principi di
> trasparenza e "accountability":
>
> https://nexa.polito.it/transparency-and-accountability
>
> Sono regole decise dai Garanti del Centro Nexa
> (https://nexa.polito.it/trustees) che ogni anno ne monitorano il
> rispetto.
Un'ottima pratica!
Grazie ad una doverosa (ma ahimé, nuovamente rapida) lettura dei dati
pubblicati su GitHub, apprendo che Nexa non ha ricevuto fondi da Google
(o da altre aziende statunitensi) fra il 2017 e il 2021 (e immagino
neanche successivamente).
Per quel poco che conta, proprio alla luce delle considerazioni già
espresse nelle mie mail precedenti, la cosa non può che farmi piacere.
> Buona serata,
>
> juan carlos
Buona serata!
Giacomo
Sept. 25, 2023
Initial policy considerations for generative artificial intelligence | OECD Artificial Intelligence Papers | OECD iLibrary (oecd-ilibrary.org)
by Alessandro Brolpito
Buonasera,
Condivido un rapporto appena pubblicato da OECD,
Initial policy considerations for generative artificial intelligence | OECD
Artificial Intelligence Papers | OECD iLibrary (oecd-ilibrary.org)
<https://www.oecd-ilibrary.org/science-and-technology/initial-policy-conside…>
Fornisce una rubrica dei rischi a breve e a lungo termine legati all'uso
dei sistemi di intelligenza artificiale, con un focus su quella generativa.
Impressionante sono i rischi a lungo termine, soprattutto quelli "subdoli",
a lungo termine, legati, ad esempio alle proprietà emergenti.
Alessandro
Sept. 25, 2023
Re: [nexa] [OT] il modello di business di Wikipedia (Wikimedia)
by Giuseppe Attardi
La sfida è di trovare un collante che raccoglie l’adesione di milioni di individui.
Non so dare una ricetta per farlo, ma esempi di casi in cui è successo.
L’Utopia del Personal Computer, nata da una proposta di Alan Kay, che i computer dovessero servire gli individui, sprecandone anche i cicli macchina per facilitarne l'uso, anziché obbligare le persone a usare il linguaggio macchina in batch, per non sprecare alcun ciclo.
Poi nacque lo Homebrew Computer Club (https://en.wikipedia.org/wiki/Homebrew_Computer_Club) e la Boston Computer Society su come costruirsi i computer in casa, il Whole Earth Catalog dove potevi comprare i componenti, poi uscì il kit dell’Altair e le prime riviste di Home Computing e migliaia di persone si dedicarono a scrivere software, progettare hardware e periferiche e a diffondere la cultura.
All’inizio l’industria non capì, come quando Ken Olsen, di DEC, disse che non vedeva ragioni per avere un PC in ogni casa.
Poi però, come l’intendenza, l’industria seguì, realizzando i chip, le memorie e i dischi che servivano a ottenere migliori prestazioni a minor costo.
Quindi fu un’opera collettiva di milioni di persone, anche se non ufficialmente collegate.
Un’altro esempio è Internet, che nacque tra un gruppo ristretto di ricercatori, e poi si diffuse con l’implementazione free di TCP/IP fatta da Bill Joy per Unix 4.2 (il cui che si ritrova anche in winsocket di Microsoft), poi la nascita di numerosi ISP indipendenti in contrasto con i grandi operatori che volevano imporre ATM, i grandi produttori televisivi che volevano fare video on demand con macchine dedicate o canali satellitari, altre aziende che volevano imporre reti proprietarie con accesso a pagamento (CompuServe, AOL, MSN di Microsoft). Milioni di persone scelsero la rete aperta e neutrale.
Farlo capire alle persone fu un’operazione culturale oltre che tecnologica.
— Beppe
> On 25 Sep 2023, at 16:57, 380° <g380(a)biscuolo.net> wrote:
>
> Buongiorno Giuseppe,
>
> Giuseppe Attardi <attardi(a)di.unipi.it> writes:
>
> [...]
>
>> Ne ho accennato altre volte, ed è quello che chiamo modello delle
>> Utopie Virtuali, ossia comunità che si organizzano in base a proprie
>> regole, costituendo un bene comune, difendendolo e anche sfruttandolo
>> a proprio beneficio.
>
> Ho già letto di questa tua proposta e ho una domanda da 5000 trilioni di
> dollari (o EUR): fino a che punto le comunità possono "spingersi" a
> definire le /proprie/ regole?
>
> Tipo: per auto-limitarmi al software (ma non dovrei, per essere serio),
> io vorrei organizzarmi in una Utopia Virtuale in cui siano /totalmente/
> aboliti i brevetti (mica solo quelli software, eh), tutti i programmi
> **di default** (se non c'è indicazione di copyright) siano software
> libero /non copyleft/ (tipo licenza MIT o BSD), chiunque voglia
> distribuire il proprio codice in forma solo binaria o senza codice
> rilasciato con licenze libere debba pagare una tassa sul modello della
> Tobin tax e infine chiunque voglia commercializzare qualsiasi
> dispositivo elettronico o elettrotecnico sia obbligato a fornire ai
> propri clienti lo schema dei circuiti, le ABI per le chiamate del kernel
> *e* il codice sorgente di **tutti** i cosiddetti firmware incorporati, a
> partire dal microcode della CPU, se c'è; più o meno l'analogo di quello
> che faceva Geloso col suo Bollettini Tecnici [1] a cavallo della metà
> del secolo scorso (non c'era il software ma John Geloso lo avrebbe
> pubblicato, ne sono sicuro).
>
> Ho come l'impressione che sarebbe una cooperativa (o come vogliamo
> chiamarla) di circa 4 gatti, per di più /squattrinati/, mentre la
> Distopia Reale di tutte le BigTech mondiali con _pochi_ma_"buoni"_
> interessi concordanti continuerebbe a disporre di una ricchezza
> violentemente indecorosa.
>
> Mi permetto una battuta:
> «Quando una Utopia Virtuale incontra una Distopia Reale, l'Utopia
> Virtuale è una utopia morta»
>
> [...]
>
>> Un’Utopia dovrebbe andare oltre la cooperativa, e diventare una vera
>> comunità, di livello sovranazionale e di dimensioni globali, tali da
>> poter fare da contraltare alla grandi multinazionali e poter competere
>> e contrattare con esse.
>
> Quindi Utopie Virtuali (sottolineo virtuali) che operano in un sistema
> multinazionale - con economia e relativi rapporti di potere inalterati -
> tale e quale a quello di oggi? Delle specie di Cooperative
> Multinazionali Non Governative (CMNG) ?
>
>> Le grandi dimensioni sono necessarie per poter avere voce in capitolo,
>> dato che ohe oggi il contrasto alle multinazionali passa per le
>> nazioni e per organismi sovranazionali che non sempre sono in grado di
>> tenere loro testa, visti i contrasti tra gli interessi in gioco
>> (es. Minimum Tax).
>
> Dunque: le nazioni *e* gli organismi sovranazionali non sempre
> (bell'eufemismo) sono in grado di tenere testa alle multinazionali e
> vovrebbero riuscirci le Mega CMNG? Tipo ONU delle Utopie Virtuali?
>
> Scusa, ma non si farebbe prima a riformare, o anche a radere a zero se
> fosse irriformabile come temo, la stessa ONU?
>
>> Gli stati westfaliani nacquero nel’600, prendendo atto che non ci
>> poteva mettere d’accordo
>> (https://en.wikipedia.org/wiki/Westphalian_system) e quindi lasciando
>> che ciascuno facesse ciò che gli pareva in casa propria.
>
> Quello che gli pareva? Quello che gli pareva?!?!?!?
>
> Cioè del tipo l'80% delle nazioni del mondo è stato /lasciato/ in pace a
> fare i propri interessi in casa propria? No, dai! :-D
>
> Comunque è OT, perdono.
>
>> Ma oggi il concetto di casa, legato alla geografia, nel mondo digitale
>> globale non ha più molto senso
>
> Anche? Cioè non ha più senso il concetto di **casa mia** (cioè la mia
> sfera individuale) nel mondo globalizzato?
>
> Tipo «non avrai più casa tua e sarai felice» :-O
>
> Ma anche questo è OT, perdono di nuovo.
>
> In ogni caso, faccio notare che il "mondo digitale" è
> /indissolubilmente/ legato alla geografia (la prima parte del termine
> geopolitica), nemmeno nel fantomatico Metaverso gli individui sono
> /slegati/ dalla geopolitica.
>
>> e le nazioni si confrontano con organismi globali più grandi di loro,
>> che rappresentano gli interessi trasversali del capitalismo, non più
>> dei popoli.
>
> Quindi stai dicendo che organismi quali ad esempio Unione Europea, WEF,
> IMF, WTO, OMS, ONU non rappresentano gli interessi dei popoli ma quelli
> trasversali del capitalismo? Se no, quali sarebbero questi organismi
> globali, le multinazionali?
>
> Inoltre: organismi globali più grandi delle nazioni da contrastare con
> Mega Cooperative organizzate secondo il modello di Utopia Virtuale?
>
> [...]
>
>> Sarebbe vietato ad altri raccogliere dati sulle persone, ma dovrebbero
>> richiederli esplicitamente alla Utopia di appartenenza. Per esempio,
>> una Utopia potrebbe concedere i dati per usi in ambito di ricerca
>> medica, altre non concederli in nessun caso.
>
> Io non vorrei fare il Rompiscatole Utopico ma in questa Distopia Reale
> ci sono enti (di solito con acronimi a 3 lettere, coincidenza!) che se
> ne strafregano dei divieti: non è complottismo, è ampiamente dimostrato.
>
> Ma anche se non fosse così, come si farebbe a stabilire e *applicare*
> regole che vietino _ad_altre_ Utopie di raccogliere dati personali senza
> richiesta esplicita?
>
> Occorrerebbe un ente "Sovra-Utopico" per concordare le regole, verificarne
> l'applicazione e comminare sanzioni in caso di mancato rispetto, giusto?
>
> Ma siccome anche "organismi sovranazionali non sempre sono in grado
> di tenere loro (multinazionali, n.d.r.) testa, visti i contrasti tra gli
> interessi in gioco", come si potrebbero conciliare i contrasti tra gli
> interessi in gioco delle diverse Utopie Virtuali?
>
> [...]
>
>
> Cordiali saluti, 380°
>
>
> [1] https://www.geloso.net/pagineIT/bollettini.asp?MyVar=bollettini
>
> --
> 380° (Giovanni Biscuolo public alter ego)
>
> «Noi, incompetenti come siamo,
> non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché»
>
> Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice
> but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
Sept. 25, 2023
Re: [nexa] L' "Intelligenza Artificiale" nel discorso di Giorgia Meloni, alle Nazioni Unite (Damiano Verzulli) nexa Digest, Vol 173, Issue 45
by 380°
Buongiorno,
"Diego.Latella" <diego.latella(a)isti.cnr.it> writes:
> Beh ... le belle parole, specie su queste cose (ethical washing) e'
> abbastanza facile farsele scrivere, soprattutto al giorno d'oggi ...
>
> A me, invece, hanno colpito soprattutto queste (sue) parole:
>
>> [..] assicurare che queste tecnologie rispettino barriere etiche,
>> che l'evoluzione della tecnologia rimanga al servizio dell'uomo
>> e non viceversa. Serve dare applicazione pratica al concetto di
>> "algoretica", ovvero dare un'etica
>> agli algoritmi.
Porca miseria! Ci mancavano solo gli algoritmi con l'etica contro gli
algoritmi privi di scrupoli... e a quando gli algoritmi psicopatici che
non sono coplevoli perché non ricordano le loro azioni riprorevoli?!?
> Mi pare che venga scaricata tutta la "responsabilita'" solo sulle
> *tecnologie*, che devono rispettare le "barriere etiche".
Più prosaicamente a me pare, invece, che si /ciurli nel manico/: ti
ammazzo di parole senza senso così non ti accorgi che sto facendo
passare per **scontata** una /analisi/ che scontata non è AFFATTO, anzi
è **pesantemente** fuorviante:
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
Eravamo abituati ad un progresso che aveva come obiettivo ottimizzare le
capacita' umane, e oggi ci confrontiamo con un progresso che rischia di
sostituire le capacita' umane.
E se in passato questa sostituzione si concentrava sul lavoro fisico,
cosi' che gli uomini potessero concentrarsi sui lavori di concetto e di
organizzazione, oggi è l'intelletto che rischia di essere soppiantato,
con conseguenze che potrebbero essere devastanti, particolarmente nel
mercato del lavoro.
Sempre piu' persone non saranno necessarie. In un mondo sempre piu'
dominato dalle ineguaglianze. Dalla concentrazione di potere e di
ricchezza nelle mani di pochi.
Non e' il mondo che vogliamo.
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
La solita visione romantica e stucchevole del passato condita con
l'inevitabilità (quindi non si può far altro che accettare) dei
possibili sviluppi futuri; il tutto con una rappresentazione del lavoro
(alienato) degna di un compitino della terza elementare.
E la cigliegina sulla torta: «non è il mondo che vogliamo», quindi se
per sfiga poi dovesse concretizzarsi, non è copla nostra, che non lo
volevamo questo mondo qua! ...sapete com'è, c'è stata l'inondazione, il
terremoto, le cavallette!
Per dirne solo uno che avrebbe qualcosa da dire in merito, al Presidente
del Consiglio di turno (al quale frega assai di ascoltare), è Antonio
Casilli, ma chiedo perdono a molti altri che sul tema dell'automazione
del lavoro avrebbero molto da dire.
[...]
Cordiali saluti, 380°
--
380° (Giovanni Biscuolo public alter ego)
«Noi, incompetenti come siamo,
non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché»
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Sept. 25, 2023
Re: [nexa] I soldi di Google a GNUnet, Mozilla, Nexa etc... (era: necessaria alfabetizzazione digitale)
by J.C. DE MARTIN
La supposta citazione di Anders con cui Giacomo Tesio conclude il suo
messaggio in lista (uno dei tanti) sta girando molto online, ma è
totalmente inventata, come chiunque abbia letto un po' di Anders capisce
all'istante.
Sembrerà un dettaglio. E probabilmente lo è.
Ma se penso al fatto che Tesio, in un altro recente messaggio, ha
commentato un progetto storico del Centro Nexa, ovvero, Neubot,
dimostrando di non sapere che il progetto è chiuso dal 2017 (come
scritto a chiare lettere qui: https://neubot.github.io/ e qui:
https://nexa.polito.it/neubot) forse non è un dettaglio... Forse è il
sintomo di una propensione a scrivere che forse potrebbe beneficiare da
una maggior propensione all'approfondimento prima di scrivere. Se non
altro per rispetto del tempo e dell'attenzione di chi legge questa lista.
Non so, eh... me lo chiedo...
Relativamente ai finanziamenti del Centro Nexa, a parte la pubblicazione
sotto forma di dati aperti, mi sembra utile far sapere alla lista che
Nexa da sempre rispetta i seguenti principi di trasparenza e
"accountability":
https://nexa.polito.it/transparency-and-accountability
Sono regole decise dai Garanti del Centro Nexa
(https://nexa.polito.it/trustees) che ogni anno ne monitorano il rispetto.
Buona serata,
juan carlos
On 25/09/23 16:40, Giacomo Tesio wrote:
> Hai frainteso 380°,
>
> Il giorno Mon, 25 Sep 2023 10:05:03 +0200 380° ha scritto:
Sept. 25, 2023
Re: [nexa] AI-focused tech firms locked in ‘race to the bottom’, warns MIT professor
by 380°
Buongiorno,
Alberto Cammozzo via nexa <nexa(a)server-nexa.polito.it> writes:
[...]
> “I felt that privately a lot of corporate leaders I talked to wanted
> [a pause] but they were trapped in this race to the bottom against
> each other. So no company can pause alone,” he said.
Questa narrativa dei leader delle corporations che non possono fare a
meno di fermarsi è decisamente urtante, a meno che non vogliano farci
credere che sono affetti da dipendenza patologica... o è semplicemente
un attacco di AI-ansia che fa temere loro di perdere il posto perché
oggi come oggi una corporation che si rispetti non può non partecipare a
questa gara?
Ho il sospetto che semplicemente ci stiano prendendo per i fondelli.
[...]
> It asked: “Should we develop nonhuman minds that might eventually
> outnumber, outsmart, obsolete and replace us? Should we risk loss of
> control of our civilisation?”
Aggià, dimenticavo: ci stanno prendendo per i fondelli.
[...]
Saluti, 380°
--
380° (Giovanni Biscuolo public alter ego)
«Noi, incompetenti come siamo,
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Sept. 25, 2023
Re: [nexa] [OT] il modello di business di Wikipedia (Wikimedia)
by 380°
Buongiorno Giuseppe,
Giuseppe Attardi <attardi(a)di.unipi.it> writes:
[...]
> Ne ho accennato altre volte, ed è quello che chiamo modello delle
> Utopie Virtuali, ossia comunità che si organizzano in base a proprie
> regole, costituendo un bene comune, difendendolo e anche sfruttandolo
> a proprio beneficio.
Ho già letto di questa tua proposta e ho una domanda da 5000 trilioni di
dollari (o EUR): fino a che punto le comunità possono "spingersi" a
definire le /proprie/ regole?
Tipo: per auto-limitarmi al software (ma non dovrei, per essere serio),
io vorrei organizzarmi in una Utopia Virtuale in cui siano /totalmente/
aboliti i brevetti (mica solo quelli software, eh), tutti i programmi
**di default** (se non c'è indicazione di copyright) siano software
libero /non copyleft/ (tipo licenza MIT o BSD), chiunque voglia
distribuire il proprio codice in forma solo binaria o senza codice
rilasciato con licenze libere debba pagare una tassa sul modello della
Tobin tax e infine chiunque voglia commercializzare qualsiasi
dispositivo elettronico o elettrotecnico sia obbligato a fornire ai
propri clienti lo schema dei circuiti, le ABI per le chiamate del kernel
*e* il codice sorgente di **tutti** i cosiddetti firmware incorporati, a
partire dal microcode della CPU, se c'è; più o meno l'analogo di quello
che faceva Geloso col suo Bollettini Tecnici [1] a cavallo della metà
del secolo scorso (non c'era il software ma John Geloso lo avrebbe
pubblicato, ne sono sicuro).
Ho come l'impressione che sarebbe una cooperativa (o come vogliamo
chiamarla) di circa 4 gatti, per di più /squattrinati/, mentre la
Distopia Reale di tutte le BigTech mondiali con _pochi_ma_"buoni"_
interessi concordanti continuerebbe a disporre di una ricchezza
violentemente indecorosa.
Mi permetto una battuta:
«Quando una Utopia Virtuale incontra una Distopia Reale, l'Utopia
Virtuale è una utopia morta»
[...]
> Un’Utopia dovrebbe andare oltre la cooperativa, e diventare una vera
> comunità, di livello sovranazionale e di dimensioni globali, tali da
> poter fare da contraltare alla grandi multinazionali e poter competere
> e contrattare con esse.
Quindi Utopie Virtuali (sottolineo virtuali) che operano in un sistema
multinazionale - con economia e relativi rapporti di potere inalterati -
tale e quale a quello di oggi? Delle specie di Cooperative
Multinazionali Non Governative (CMNG) ?
> Le grandi dimensioni sono necessarie per poter avere voce in capitolo,
> dato che ohe oggi il contrasto alle multinazionali passa per le
> nazioni e per organismi sovranazionali che non sempre sono in grado di
> tenere loro testa, visti i contrasti tra gli interessi in gioco
> (es. Minimum Tax).
Dunque: le nazioni *e* gli organismi sovranazionali non sempre
(bell'eufemismo) sono in grado di tenere testa alle multinazionali e
vovrebbero riuscirci le Mega CMNG? Tipo ONU delle Utopie Virtuali?
Scusa, ma non si farebbe prima a riformare, o anche a radere a zero se
fosse irriformabile come temo, la stessa ONU?
> Gli stati westfaliani nacquero nel’600, prendendo atto che non ci
> poteva mettere d’accordo
> (https://en.wikipedia.org/wiki/Westphalian_system) e quindi lasciando
> che ciascuno facesse ciò che gli pareva in casa propria.
Quello che gli pareva? Quello che gli pareva?!?!?!?
Cioè del tipo l'80% delle nazioni del mondo è stato /lasciato/ in pace a
fare i propri interessi in casa propria? No, dai! :-D
Comunque è OT, perdono.
> Ma oggi il concetto di casa, legato alla geografia, nel mondo digitale
> globale non ha più molto senso
Anche? Cioè non ha più senso il concetto di **casa mia** (cioè la mia
sfera individuale) nel mondo globalizzato?
Tipo «non avrai più casa tua e sarai felice» :-O
Ma anche questo è OT, perdono di nuovo.
In ogni caso, faccio notare che il "mondo digitale" è
/indissolubilmente/ legato alla geografia (la prima parte del termine
geopolitica), nemmeno nel fantomatico Metaverso gli individui sono
/slegati/ dalla geopolitica.
> e le nazioni si confrontano con organismi globali più grandi di loro,
> che rappresentano gli interessi trasversali del capitalismo, non più
> dei popoli.
Quindi stai dicendo che organismi quali ad esempio Unione Europea, WEF,
IMF, WTO, OMS, ONU non rappresentano gli interessi dei popoli ma quelli
trasversali del capitalismo? Se no, quali sarebbero questi organismi
globali, le multinazionali?
Inoltre: organismi globali più grandi delle nazioni da contrastare con
Mega Cooperative organizzate secondo il modello di Utopia Virtuale?
[...]
> Sarebbe vietato ad altri raccogliere dati sulle persone, ma dovrebbero
> richiederli esplicitamente alla Utopia di appartenenza. Per esempio,
> una Utopia potrebbe concedere i dati per usi in ambito di ricerca
> medica, altre non concederli in nessun caso.
Io non vorrei fare il Rompiscatole Utopico ma in questa Distopia Reale
ci sono enti (di solito con acronimi a 3 lettere, coincidenza!) che se
ne strafregano dei divieti: non è complottismo, è ampiamente dimostrato.
Ma anche se non fosse così, come si farebbe a stabilire e *applicare*
regole che vietino _ad_altre_ Utopie di raccogliere dati personali senza
richiesta esplicita?
Occorrerebbe un ente "Sovra-Utopico" per concordare le regole, verificarne
l'applicazione e comminare sanzioni in caso di mancato rispetto, giusto?
Ma siccome anche "organismi sovranazionali non sempre sono in grado
di tenere loro (multinazionali, n.d.r.) testa, visti i contrasti tra gli
interessi in gioco", come si potrebbero conciliare i contrasti tra gli
interessi in gioco delle diverse Utopie Virtuali?
[...]
Cordiali saluti, 380°
[1] https://www.geloso.net/pagineIT/bollettini.asp?MyVar=bollettini
--
380° (Giovanni Biscuolo public alter ego)
«Noi, incompetenti come siamo,
non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché»
Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice
but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
Sept. 25, 2023
Re: [nexa] I soldi di Google a GNUnet, Mozilla, Nexa etc... (era: necessaria alfabetizzazione digitale)
by Giacomo Tesio
Hai frainteso 380°,
Il giorno Mon, 25 Sep 2023 10:05:03 +0200 380° ha scritto:
> Non ci crederai ma avevo capito anche prima, non era necessario
> infierire.
Non era assolutamente mia intenzione "infierire", ho provato a spiegare
ciò che osservo dalla mia prospettiva, senza voler in alcun modo
convincere (o deprimere) nessuno.
> Tu stai dando sostanzialmente degli utili idioti ai maintainer e
> contributor di GNUnet, e molti altri progetti GNU e non, per il _solo_
> fatto che partecipano a GSoC
In estrema sintesi, sì.
> che come sai è quello di permettere al
> contributor di guadagnare quattro spiccioli in cambio del lavoro di
> sviluppo di una (delle tantissime) feature di un programma, le cui
> specifiche sono determinate dall'organizzazione partecipante -
> es. GNUnet - e in nessun modo da Google.
Esatto.
L'organizzazione partecipante propone uno o più progetti, ma è Google a
scegliere cosa finanziare e cosa no. E finanzia solo ciò che rientra
nei PROPRI obiettivi.
Di conseguenza le GSoC sono un ottimo investimento per Google: migliaia
di giovani, talentuosi quanto ingenui, si scervellano per ideare
proposte che Google possa decidere di finanziare.
A Google non rimane letteralmente che l'imbarazzo della scelta.
Con ogni GSoC Google ottiene vantaggi ben maggiori del valore degli
spiccioli che passa al progetto, fra cui:
- Open-Washing e Ethic-Washing ("...ha fatto anche cose buone" ;-)
- Supporto tecnico per le proprie "innovazioni" tecnologiche che
diventano rapidamente "steady growing" o addirittura "largely
adopted".
- Supporto politico da sviluppatori in gamba, che in futuro ci
penseranno due volte prima di attaccare Google per non essere
accusati di "sputare nel piatto in cui hanno mangiato"
- Aumentare la sorveglianza degli utenti anche tramite terze parti
insospettabili
Nel caso di GNUnet, Google ha ottenuto tutto questo.
> mi piacerebbe proprio tanto che le persone per potersi esprimere
> liberamente (il lavoro è una forma di espressione) non fossero
> costrette a chiedere sostanzialmente l'elemosina
> [...]
> 2. in questo contesto economico **legacy** ( :-O ) le alternative
> scarseggiano **drammaticamente**.
E continueranno a scarseggiare se accettiamo ciecamente di giocare
ad un gioco progettato per farci perdere.
> > Il protocollo QUIC inietta a livello 4 un identificativo
> > persistente del client che ha instaurato la connessione, con la
> > scusa di evitare l'hand shake TLS.
> >
> > Insomma un tracciante a livello 4.
> [...]
> Ho la sensazione che tu abbia più torto di me ("the relativity of
> wrong") se pensi che uno dei tanti metodi di transporto usati in
> GNUnet possa essere usato per tracciare a livello 4 (transport) le
> comunicazioni; GNUnet prevede di usare oltre a QUIC: TCP, UDP, UNIX
> Domain Socket. (rif. https://www.gnunet.org/en/roadmap.html)
:-)
Ho abbastanza chiaro.
> Non credi che già senza QUIC almeno TCP e UDP siano abbastanza
> tracciabili e quindi potenzialmente usate come backdoors?
TCP e UDP non sono perfetti, ma QUIC è molto peggio.
Per stabilire una connessione cifrata end-to-end persistente a
livello 4 ha bisogno (guarda caso!) di un tracciante che gli
permetta di reidentificare il client (e di conseguenza l'utente)
anche se cambia IP (ad esempio perché attraversa un NAT) prima
ancora di decifrare il traffico con il TLS offloading.
Ed essendo a livello 4, contrariamente ad un cookie, ad uno user agent
o ad un altro header di livello 5, non può essere spoofato o rimosso
senza interrompere la comunicazione con il server.
QUIC risolve problemi tecnici che solo Google, sia per quanto riguarda
la scala, sia per quanto riguarda rendere la sorveglianza degli utenti
capillare ed inaggirabile.
Che ci fa in un progetto come GNUnet?
> uno dei tanti metodi di transporto usati in GNUnet
Se è presente, qualcuno lo userà non comprendendo i rischi.
Inoltre, una volta introdotto in GNUnet (!!!) con quattro soldi,
Google potrà decidere di modificare il protocollo in modo non
retro-compatibile costringendo GNUnet a spendere le poche risorse
disponibili nel suo aggiornamento... o ad accettare nuove elemosine
da parte di Google stessa (nuovo open-washing, nuove menti cooptate
etc...)
> Credi che gli sviluppatori di GNUnet siano completamente deficienti
No: rilevo semplicemente che hanno ottime competenze informatiche ma
scarsissime competenze cibernetiche (ovvero politiche).
> anche solo degli utili idioti inconsapevoli dei pericoli di QUIC et
> al.?
Ma, in tutta onestà, lo spero!
L'alternativa è che i lobbisti di Google & friends siano riusciti in
qualche modo a scalare il progetto GNUnet come sta avvenendo negli
ultimi anni in molti altri progetti nati come software libero:
pensa a GUIX e GCC giusto per citare i più noti.
> Credi che **il codice** che implementa il trasporto GNUnet (da non
> confondere con il livello 4 del modello OSI) abbia dei bachi che
> consentono a uno dei suoi /communicator/ di de-anonimizzare il
> traffico?
Temo non solo ai communicator, in effetti.
> Se ritieni che ci sia uno o più di questi problemi **non dirlo a me**!
Beh l'ho detto a te perché tu hai portato alla mia attenzione questa
tristissima notizia.
> Considerata la tua competenza, perché non contribuire almeno aprendo
> un bug report:
> https://bugs.gnunet.org/view_all_bug_page.php?filter=65112f8820b17 ?
Fatto: https://bugs.gnunet.org/view.php?id=7944
> Ti assicuro che se tu avessi ragione, quello sarebbe un **enorme**
> bug e senza dubbio la comunità di sviluppatori GNUnet si
> /precipiterebbe/ a correggerlo...
Se succederà, sarò felicissimo di essermi sbagliato!
> ...perché questa è la POLITICA del progetto:
>
> --8<---------------cut here---------------start------------->8---
>
> GNUnet is not merely a technical project, but also a political
> mission: like the GNU project as a whole, we are writing software to
> achieve political goals with a focus on the human right of
> informational self-determination. Putting users in control of their
> computing has been the core driver of the GNU project. With GNUnet we
> are focusing on informational self-determination for collaborative
> computing and communication over networks.
>
> The Internet is shaped as much by code and protocols as it is by its
> associated political processes (IETF, ICANN, IEEE, etc.). Similarly
> its flaws are not limited to the protocol design. Thus, technical
> excellence by itself will not suffice to create a better network. We
> also need to build a community that is wise, humble and has a sense
> of humor to achieve our goal to create a technical foundation for a
> society we would like to live in.
>
> --8<---------------cut here---------------end--------------->8---
> (https://docs.gnunet.org/latest/about.html)
APPUNTO ! ! !
Non noti una palese contraddizione con il prendere soldi da Google per
implementare un protocollo il cui sviluppo e deploying è guidato da
Google?
Non si tratta semplicemente di un'Università che impone ai propri
studenti di usare Google perché il Rettore ha preso una mazzetta
ed è ormai ben allineato agli obiettivi cibernetici di Google!
GNUnet ESISTE (o almeno, cerca da oltre 20 anni di iniziare ad
esistere sul serio) proprio per contrastare quegli obiettivi!
> Aggià scusa: tu hai già scartato GNUnet a prescindere dai suoi
> (de)meriti POLITICI o tecnici: date a Google un GSoC e vi aprirà
> GNUnet come una scatoletta di tonno!... o era di triglie?!?
Non capisco il tuo sarcasmo: ti ho esposto una prospettiva basata su
argomenti molto chiari, di natura tecnica e politica (ignorando gli
aspetti etici, pur enormi!)
Mi dispiace aver urtato la tua sensibilità, ma puoi vederla come
un'occasione per allargare la mia prospettiva con argomenti tecnici e
politici di segno opposto che mi facciano cambiare idea.
Permettimi però di non accontentarmi dell'autorevolezza degli
sviluppatori di GNUnet: 20 anni fa mi ero bevuto anche io il "We Shall
Do No Evil" e come si dice in Calabria "na vota si futt' a vecchia!" :-D
> Ma nulla è perduto! Se non vuoi collaborare con loro, per qualsiasi
> motivo politico o tecnico, puoi sempre fare un fork del codice:
> pensa, è con licenza GNU AGPL!
MADDAI! ! ! Non lo sapevo ! ! ! :-D
Ok lo metto nella lista delle cose da fare... ;-)
> Non solo: se anche la licenza GNU AGPL non fosse adeguata ai tuoi
> scopi politici, puoi sempre riscrivere da zero GNUnet e usare la tua
> licenza, che più si adatta a quelli.
Ma devo sempre fare tutto io? :-D
> P.S.: a latere, ho la vaga sensazione che tu sia convinto di poter
> risolvere tutti i problemi del mondo (per esempio i problemi
> dell'economia capitalista) con l'informatica, il che si configurerebbe
> come una forma di soluzionismo digitale dai nobilissimi intenti. Ma
> sicuramente mi sbaglio.
Ti sbagli, in effetti.
Non credo di poter risolvere tutti i problemi con l'informatica.
So solo che l'informatica, se non diventa patrimonio culturale
collettivo, diventerà lo strumento oppressivo più potente, efficace
e duraturo della storia dell'umanità.
Non ci sarà via di scampo per secoli: saremo divisi e ciechi,
sorvegliati e manipolati, ed ogni guizzo di autonomia, ogni tentativo
di anche solo immaginare una rivolta verrà immediatamente sedata o
distrutta.
Dunque non penso di risolvere tutti i problemi con l'informatica,
mi basta evitarne uno: l'uso oppressivo dell'informatica.
Di nuovo però, non sto dicendo nulla di nuovo.
Ed è triste che nel 2023 ci siano ancora persone che cascano dal pero.
“Per soffocare in anticipo ogni rivolta, non bisogna essere violenti. I
metodi del genere di Hitler sono superati. Basta creare un
condizionamento collettivo così potente che l’idea stessa di rivolta
non verrà nemmeno più alla mente degli uomini.
L’ ideale sarebbe quello di formattare gli individui fin dalla nascita
limitando le loro abilità biologiche innate. In secondo luogo, si
continuerebbe il condizionamento riducendo drasticamente l’istruzione,
per riportarla ad una forma di inserimento professionale. Un individuo
ignorante ha solo un orizzonte di pensiero limitato e più il suo
pensiero è limitato a preoccupazioni mediocri, meno può rivoltarsi.
Bisogna fare in modo che l’accesso al sapere diventi sempre più
difficile e elitario. Il divario tra il popolo e la scienza, che
l’informazione destinata al grande pubblico sia anestetizzata da
qualsiasi contenuto sovversivo.
Niente filosofia. Anche in questo caso bisogna usare la persuasione e
non la violenza diretta: si diffonderanno massicciamente, attraverso la
televisione, divertimenti che adulano sempre l’emotività o l’istintivo.
Affronteremo gli spiriti con ciò che è futile e giocoso. È buono, in
chiacchiere e musica incessante, impedire allo spirito di pensare.
Metteremo la sessualità al primo posto degli interessi umani.
Come tranquillante sociale, non c’è niente di meglio. In generale si
farà in modo di bandire la serietà dell’esistenza, di ridicolizzare
tutto ciò che ha un valore elevato, di mantenere una costante apologia
della leggerezza; in modo che l’euforia della pubblicità diventi lo
standard della felicità umana. È il modello della libertà. Il
condizionamento produrrà così da sé tale integrazione, l’unica paura,
che dovrà essere mantenuta, sarà quella di essere esclusi dal sistema e
quindi di non poter più accedere alle condizioni necessarie alla
felicità.
L’ uomo di massa, così prodotto, deve essere trattato come quello che
è: un vitello, e deve essere monitorato come deve essere un gregge.
Tutto ciò che permette di far addormentare la sua lucidità è un bene
sociale, tutto ciò che metterebbe a repentaglio il suo risveglio deve
essere ridicolizzato, soffocato, combattuto.
Ogni dottrina che mette in discussione il sistema deve prima essere
designata come sovversiva e terrorista e coloro che la sostengono
dovranno poi essere trattati come tali”.
- Günther Anders. “L’uomo è antiquato”, 1956
Io mi batto affinché questo non accada. Affinché non prevalgano.
E vista la disparità di forze, non posso vendere il futuro delle
mie figlie... per quattro soldi.
Giacomo
PS: scusa se ti ho risposto in questo thread, ma l'oggetto è più
attinente al tema rispetto all'originale che si era già evoluto in
diversi rivoli.
Sept. 25, 2023
Re: [nexa] [OT] il modello di business di Wikipedia (Wikimedia)
by Giuseppe Attardi
Sono d’accordo con Alberto, ma dirò di più.
Il modello di sfruttare anche economicamente, i risultati del lavoro e dei contributi della comunità sarebbe secondo me proprio la strada da seguire per contrastare il modello del profitto aziendale.
Ne ho accennato altre volte, ed è quello che chiamo modello delle Utopie Virtuali, ossia comunità che si organizzano in base a proprie regole, costituendo un bene comune, difendendolo e anche sfruttandolo a proprio beneficio.
Il bene comune è gestito sotto forma di cooperativa, di cui i membri dell’Utopia sono soci, e quindi decidono sia le regole, che l’utilizzo del bene comune, la sua protezione e il suo sviluppo.
Mi rifaccio agli studi della Nobel Elinor Ostrom (https://en.wikipedia.org/wiki/Elinor_Ostrom) o più anticamente alle Regole Ampezzane (https://it.wikipedia.org/wiki/Regole_ampezzane)
Nel mondo digitale i Commons potrebbero essere vari: l’insieme dei dati personali delle persone (da affidare a una Cooperativa di dati), lo spazio di discussione social, la stessa Internet (https://www.garr.it/it/documenti/1553-selected-papers-conferenza-2011-g-att… <https://www.google.com/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=&ved=2ahUKEwi…>).
Un’Utopia dovrebbe andare oltre la cooperativa, e diventare una vera comunità, di livello sovranazionale e di dimensioni globali, tali da poter fare da contraltare alla grandi multinazionali e poter competere e contrattare con esse.
Le grandi dimensioni sono necessarie per poter avere voce in capitolo, dato che ohe oggi il contrasto alle multinazionali passa per le nazioni e per organismi sovranazionali che non sempre sono in grado di tenere loro testa, visti i contrasti tra gli interessi in gioco (es. Minimum Tax).
Gli stati westfaliani nacquero nel’600, prendendo atto che non ci poteva mettere d’accordo (https://en.wikipedia.org/wiki/Westphalian_system) e quindi lasciando che ciascuno facesse ciò che gli pareva in casa propria. Ma oggi il concetto di casa, legato alla geografia, nel mondo digitale globale non ha più molto senso e le nazioni si confrontano con organismi globali più grandi di loro, che rappresentano gli interessi trasversali del capitalismo, non più dei popoli.
Ogni Utopia avrebbe i suoi fini e principii.
Ad esempio, alcuni utenti potrebbero decidere di conferire i propri dati personali a una Utopia, delle cui politiche si fidano, magari con la tecnologia Solid (https://solidproject.org/about) che a sua volta negozia con le piattaforme le modalità del loro uso. Sarebbe vietato ad altri raccogliere dati sulle persone, ma dovrebbero richiederli esplicitamente alla Utopia di appartenenza. Per esempio, una Utopia potrebbe concedere i dati per usi in ambito di ricerca medica, altre non concederli in nessun caso.
L’idea è solo un abbozzo e andrebbe articolata meglio, se si ritiene plausibile.
Potrebbe essere una risposta anche alla domanda di Damiano Verzulli sul cosa fare: elaborare il concetto di Utopia e metterla in pratica, creandone alcune e invitando persone a partecipare.
— Beppe
> On 25 Sep 2023, at 07:49, <nexa-request(a)server-nexa.polito.it> <nexa-request(a)server-nexa.polito.it> wrote:
>
> Date: Sun, 24 Sep 2023 20:19:56 +0200
> From: Alberto Cammozzo <ac+nexa(a)zeromx.net <mailto:ac+nexa@zeromx.net>>
> To: 380° <g380(a)biscuolo.net <mailto:g380@biscuolo.net>>, nexa(a)server-nexa.polito.it <mailto:nexa@server-nexa.polito.it>
> Subject: Re: [nexa] [OT] il modello di business di Wikipedia
> (Wikimedia)
> Message-ID: <dd4fc3ef-538a-7969-61d6-a20c1d9b2d9c(a)zeromx.net <mailto:dd4fc3ef-538a-7969-61d6-a20c1d9b2d9c@zeromx.net>>
> Content-Type: text/plain; charset="utf-8"; Format="flowed"
>
> Caro Giovanni,
>
> In estrema sintesi, la definizione di surveillance capitalism non
> riguarda il fatto che uno ricavi denaro dai dati raccolti /dai/ suoi
> utenti, ma che venda i comportamenti (passati o futuri) /dei/ suoi utenti.
>
> A mia conoscenza Wikimedia non profila i propri utenti, non usa
> recommendation systems per condizionarli, non adatta i contenuti a chi
> ha davanti, e non mi risulta nemmeno che venda a terzi i dati dei propri
> utenti, per cui il modello di business descritto dalla Zuboff come
> /surveillance capitalism/ non si applica.
>
> Grazie per gli articoli sul modello di business di Wikimedia,
> interessanti. Mi pare però che delineino un modello tradizionale di
> servizio premium a pagamento.
>
> Un saluto,
>
> Alberto
>
>
> On 9/23/23 12:38, 380° wrote:
>> Buongiorno Alberto,
>>
>> follow the money? :-)
>>
>> Alberto Cammozzo via nexa<nexa(a)server-nexa.polito.it <mailto:nexa@server-nexa.polito.it>> writes:
>>
>> [...]
>>
>>> Attardi fa l'esempio di Wikipedia che è l'unica piattaforma
>>> centralizzata di scala globale confrontabile con GAFAM e che non usa il
>>> surveillance capitalism come modello di business.
>> Io preferisco la parola capture a surveillance perché rende meglio il
>> concetto (capture implica surveillance), ma è una /pignoleria/ :-)
>>
>> Sono imbarazzato, non capisco perché sostieni che Wikipedia, o meglio
>> Wikimedia, non usa quel modello di "business", considerato - per dire
>> l'ultima - che ha appena lanciato il suo "Enterprise" service con
>> relativa azienda con sede nel... Delaware, ma ROTFL!
>>
>> Wikipedia’s Deep Ties to Big Tech
>> By Michael Olenick APR 5, 2021
>>
>> https://www.ineteconomics.org/perspectives/blog/wikipedias-deep-ties-to-big…
>>
>> --8<---------------cut here---------------start------------->8---
>>
>> Wikipedia’s online fundraising efforts that highlight its dependence on
>> donations for its continued functioning,[*] its assurance that it is
>> “super transparent with the public,” and occasional threats to run ads
>> to assure Wikipedia’s financial stability. Most users probably also
>> assume that Wikipedia’s content, even if sometimes mistaken or
>> incomplete, is basically harmless, with occasional errors the price of
>> straitened production conditions and limited staff. [...]
>>
>> Wikipedia Is Wealthy & Works with Big Tech
>>
>> Despite frequent protestations to the contrary, Wikimedia – the San
>> Francisco-based parent non-profit of Wikipedia – has enormous financial
>> reserves.
>>
>> [...] implementing a new service, Wikimedia Enterprise, a for-profit
>> Delaware-based company to charge Big Tech for easier electronic access
>> to Wikipedia content.
>>
>> Lest there be any ambiguity about who “these companies” are, they
>> explain high-volume commercial reusers include “the ‘infoboxes’ ..
>> shown in search engine results,” “voice-operated virtual assistants such
>> as Siri and Alexa,” and “augmented information .. such as in-flight
>> entertainment systems or smartphones.” For those who still don’t get it,
>> the term infoboxes links to a Wikipedia article about Google’s knowledge
>> panel.[1]
>>
>> Wikimedia argues for-profit high-volume information “reusers” (its term)
>> have repeatedly asked for a dedicated service to efficiently funnel
>> information away from the site and money towards it. Big Tech wants a
>> contractual arrangement along with a service level agreement
>> (SLA). Wikimedia argues it is unable to offer a contract or provide an
>> SLA under its current legal scheme.
>>
>> When asked, Wikimedia representatives responded that the Big Tech
>> businesses are uncomfortable supporting the non-profit through donations
>> and that they’d prefer a more explicit fee-for-service arrangement.[2]
>> Furthermore, the ongoing practice of embedding Wikimedia content into
>> the websites and information outlets of others deprives Wikimedia of an
>> ability to advertise for donations which, over the long-run, may impact
>> its ability to fundraise.
>>
>> [...] Wikimedia Lacks Transparency
>>
>> [...] Google’s former charity, Google.org <http://google.org/>, shuttered the year ending
>> 2018.[9] Google made two large donations to Tides Foundation, a total of
>> $50,264,173 listed in their 2018 disclosure (consisting of three
>> donations: $43,844,348, $844,448, and $560,055) and $76,385,901 in
>> 2017. Neither matches a line-item amount Tides Foundation reported for
>> the corresponding years.[10] Google also contributes money directly to
>> both Wikimedia and the Wikimedia Endowment, announcing a $7.5 million
>> donation at the 2019 Word Economic Forum.[11]
>>
>> [...] While Wikimedia donates money to Tides – to support its endowment
>> and Knowledge Equity Fund (via Tides Advocacy) – Tides also donates
>> money to Wikimedia. However, the Tides donations do not appear in
>> Wikimedia annual reports [...]
>>
>> --8<---------------cut here---------------end--------------->8---
>> (e /molto/ altro ancora nell'articolo)
>>
>> Il suo primo cliente /pare/ essere Google:
>>
>> --8<---------------cut here---------------start------------->8---
>>
>> It’s not exactly clear how Google’s new partnership will change the
>> end-user side of things. Tim Palmer, the managing director of Google’s
>> search partnerships, vaguely commented that Google looks forward to
>> “deepening” its partnership with the Wikimedia Foundation through its
>> Enterprise service. Lane Becker, Wikimedia Enterprise’s senior director
>> of earned revenue told The Verge that the service is still in its “early
>> days” and declined to comment on specific ways Google might use it.
>>
>> I would imagine that Google users probably won’t notice a change at all
>> — maybe we’ll see Wikipedia cited more often in knowledge panels or
>> perhaps Google will come up with a new way to integrate Wikipedia’s
>> information into its services. Google has made donations to the
>> Wikimedia Foundation in the past, but this marks the first time it’s
>> signing on as an actual customer.
>>
>> [...] Wikimedia argues it currently subsidizes Big Tech by providing the
>> labor required for the coordination of information dissemination. The
>> implication is that there are resources at Wikimedia with an incremental
>> cost to feed data to Big Tech. A question asking for a guesstimate about
>> how many people spend how much time on this activity went unanswered,
>> along with all other written questions.
>>
>> --8<---------------cut here---------------end--------------->8---
>> (https://www.theverge.com/2022/6/22/23178245/google-paying-wikimedia-foundat…)
>>
>>> Mi pare suggerisca che abbiamo bisogno di alternative al modello di
>>> business, e in questo la proposta di offrire gli stessi servizi con un
>>> modello stile WP senza sorveglianza mi pare valida.
>> WP come Wikipedia? Non credo proprio.
>>
>> WP come WordPress? :-D
>>
>> Scherzi a parte, ho la /vaga/ sensazione che potremmo star qui in eterno
>> a giocare di inventarci nuovi modelli di business senza mai risolvere il
>> problema (quale problema?)
>>
>> In altri termini: cambiare modello di business in un mercato NON libero
>> come quello attialmente dominante (capitalismo) credo sia inutile.
>>
>> Trovare modelli di business alternativi in un libero mercato credo sia
>> più efficace... libero per davvero però, non per finta come vogliono
>> farci credere i narratori delle magnifiche e progressive sorti del
>> capitalismo (in ogni sua declinazione: classico, finanziario, turbo, a
>> energia eolica, corretto grappa...).
>>
>> Già, questo però non c'entra proprio nulla con la lista Nexa:
>> perdonatemi!
>>
>> [...]
>>
>> Saluti, 380°
Sept. 25, 2023
Re: [nexa] [OT] il modello di business di Wikipedia (Wikimedia)
by 380°
Ciao Alberto,
Alberto Cammozzo <ac+nexa(a)zeromx.net> writes:
> In estrema sintesi, la definizione di surveillance capitalism non
> riguarda il fatto che uno ricavi denaro dai dati raccolti /dai/ suoi
> utenti, ma che venda i comportamenti (passati o futuri) /dei/ suoi
> utenti.
>
> A mia conoscenza Wikimedia non profila i propri utenti, non usa
> recommendation systems per condizionarli, non adatta i contenuti a chi
> ha davanti, e non mi risulta nemmeno che venda a terzi i dati dei propri
> utenti, per cui il modello di business descritto dalla Zuboff come
> /surveillance capitalism/ non si applica.
Hai perfettamente ragione, scusa!
Sto facendo confuZione metodologica perché davvero non riesce a entrarmi
nella Zucca la distinzione tra «collection and commodification of
personal data by corporations» e quello di «government surveillance,
though the two can reinforce each other» [1].
A mio (ma mi pare non solo mio) modo di vedere la raccolta e
"commodification" dei dati personali da parte delle corporations è
_determinata_ della (volontà di) sorveglianza governativa, in modo del
tutto analogo a come le politiche delle CORPORAZIONI sono quelle che
determinano le norme _amministrative_ implementate dai governi
(legalmente o meno è ININFLUENTE), tra cui quelle che prevedono la
sorveglianza governativa. Cavolo è ricorsivo!
In più, a far ancora più confuZione c'è il fatto che non riesco a
trovare soluzione di continuità tra l'attività di sorveglianza
governativa e tutte quelle così magistralmente descritte da Michel
Foucault in "Discipline and Punish" (che IMO includono il nudging e il
cognitive warfare).
É per quello che io dico:
>> Io preferisco la parola capture a surveillance perché rende meglio il
>> concetto (capture implica surveillance), ma è una /pignoleria/ :-)
Però potrebbe essere solo che sto facendo una gran confuZione
«Confusione, mi dispiace
Se sei figlia della solita illusione e se fai confusione
Confusione
Tu vorresti imbalsamare anche l'ultima più piccola emozione»
[Lucio Battisti]
[...]
Un caro saluto, 380°
[1] https://en.wikipedia.org/wiki/Surveillance_capitalism
--
380° (Giovanni Biscuolo public alter ego)
«Noi, incompetenti come siamo,
non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché»
Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice
but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
Sept. 25, 2023