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Re: [nexa] necessaria alfabetizzazione digitale - già Mozilla: "It’s Official: Cars Are the Worst Product ...
by M. Fioretti
On Wed, Sep 20, 2023 09:22:13 AM +0200, Giuseppe Attardi wrote:
> ribadisco, l’unico modo per rompere il modello di business basato
> sulla pubblicità è colpire la pubblicità.
> Tutto il resto sono palliativi: interoperabilità importante e utile, ma la
> number portability e le altre regolamentazioni hanno solo peggiorato la
> concorrenza:
> https://youtu.be/F9cO3-MLHOM?si=qTtMh8REyMyqhiMJ
rompete i modelli che volete, ma e' un altro discorso, e che
l'interoperabilita' sia un palliativo non si puo' sentire. Quello e'
un prerequisito fondamentale, a priori. E mentre il video confesso che
non l'ho ancora visto, ora non posso, non capisco che c'entri la
number portability con l'interoperabilita' di cui sto parlando io, che
e' tutt'altra cosa.
Io parlo del fatto che, number portability o no, chi ha uno smartphone
Apple puo' telefonare a chi ha ancora solo il Nokia 3310, mentre ancora
ci sembra normale (agli umani in generale come specie, intendo)
che chi ha, per dire, solo un account Instagram non possa scambiarsi
messaggi DIRETTAMENTE con chi ha solo un account Tumblr.
Se, qualunque cosa sia, almeno fra legislatori e regolatori ci fosse
un minimo dell'alfabetizzazione digitale VERA di cui discettiamo da
giorni, quei signori queste mancanza di interoperabilita' avrebbero
dovuto renderla illegale da subito e a priori, a prescindere da
licenze, pubblicita' e modelli di business. E avrebbero dovuto farlo
tenendosi la pancia dalle risate, "ma davvero ci volete far fare un
passo INDIETRO cosi' stupido??? E lo chiamate pure innovazione???"
L'interoperabilita' obbligatoria e di default non e' fantascienza, e'
quello che c'era anche in Facebook fino a ~11 anni fa quando, avendo
un account, si poteva leggere, scrivere e commentare su FB, e restare
in contatto con chi ha solo FB, SENZA mai usare la loro app o
connettersi al sito web.
Poi tutti si son lasciati intrappolare a discutere di misure come
minimo assolutamente inutili senza interoperabilita', tipo data
portability o "split up Facebook", con somma soddisfazione di FB, che
da allora e' passato da 1 a 3 miliardi di utenti, di Musk che sta
mandando Twitter in vacca grazie alle stesse miopie, e in generale di
chiunque altro voglia sfruttare la stessa ignoranza con lo stesso
modello di business.
Riassumendo, non dico che "rompere il modello di business basato sulla
pubblicita'" sia un obiettivo sbagliato, ANZI. Sto dicendo a) che
senza l'interoperabilita' vera di cui parlo io non risolve niente e b)
che imponendo quella stessa interoperabilita' a priori, meta' del
lavoro di rompere quel modello di business te lo fa lei gratis.
Marco
Sept. 20, 2023
Re: [nexa] necessaria alfabetizzazione digitale - già Mozilla: "It’s Official: Cars Are the Worst Product ...
by Stefano Quintarelli
Beppe, e' una battuta ?
On 20/09/23 09:22, Giuseppe Attardi wrote:
> Tutto il resto sono palliativi: interoperabilità importante e utile, ma la number
> portability e le altre regolamentazioni hanno solo peggiorato la concorrenza:
Sept. 20, 2023
Re: [nexa] necessaria alfabetizzazione digitale - già Mozilla: "It’s Official: Cars Are the Worst Product ...
by Giuseppe Attardi
> On 20 Sep 2023, at 08:31, nexa-request(a)server-nexa.polito.it wrote:
>
> Prendi Google Workspace: viene già scontato del 100% alle scuole per catturare i cervelli di studenti
> e insegnanti (con grande successo).
>
> Quand'anche potessi trasferire i dati della scuola in pochi secondi verso un NextCloud
> a pagamento, credi che cambierebbe qualcosa di significativo per gli studenti italiani?
Appunto: non si può competere contro chi offre servizi sottocosto, addirittura gratis.
In questo caso i costi sono pagati dai ricavi pubblicitari di un altro servizio.
Un altro danno del modello di business basato sulla pubblicità.
I cross subsidy da un servizio all’altro sarebbero persino vietati dalle norme sulla concorrenza.
Quanto alle norme antitrust, sono state depotenziate, interpretandole col criterio del danno al consumatore. Ma che danno c’è se si ottiene un servizio a così buon prezzo?
E comunque lo sconto al 100% di Google Workspace for Education è finito a gennaio 2023, quando Google si è presentata all’Università di Pisa, imponendole di rientrare entro 15TB di spazio o di pagare.
Dopo aver catturato i clienti col lock-in, li obbligano a pagare.
Questo perché Google si è accorta che i costi del GCP erano insostenibili, con perdite di $20 miliardi l’anno per 15 anni. Guarda caso GCP è andata in pari nel 2023, ma ci vorranno decenni per recuperare le perdite accumulate.
Quindi ribadisco, l’unico modo per rompere il modello di business basato sulla pubblicità è colpire la pubblicità.
Tutto il resto sono palliativi: interoperabilità importante e utile, ma la number portability e le altre regolamentazioni hanno solo peggiorato la concorrenza:
https://youtu.be/F9cO3-MLHOM?si=qTtMh8REyMyqhiMJ
E non è che non funzionerebbe perché non ha funzionato, come dice Tesio, colpire il modello del sooftware proprietario a pagamento: oggi è cambiato il modello di business delle grandi piattaforme e bisogna colpire quello.
— Beppe
Sept. 20, 2023
Re: [nexa] necessaria alfabetizzazione digitale
by Damiano Verzulli
Il messaggio di Alessandro, mi convince ulteriormente della eccessiva
generalita' del termine "alfabetizzazione". Mi spiego:
Il 19/09/23 16:33, Alessandro Brolpito ha scritto:
>> [...]
>> L'alfabetizzazione digitale, come è stato in passato
>> l'alfabetizzazione in termini di saper leggere e scrivere, è una
>> assoluta emergenza costituzionale per una società digitale.
>> Avere un 40%+ di cittadini italiani che non possiede "basic digital
>> skills" (che possiamo considerare un indicatore del livello di
>> alfabetizzazione digitale), è qualcosa da prendere con la massima
>> serietà.
>> How many citizens had basic digital skills in 2021? - Products
>> Eurostat News - Eurostat (europa.eu)
>> <https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/-/ddn-20220330-1#:….>
Due considerazioni:
1 - io immagino di essere "alfabetizzato", perché in grado di leggere e
scrivere. Tuttavia faccio fatica a leggere Dante e, soprattutto, faccio
fatica a scrivere COME Dante. Faccio anche fatica a scrivere "cosciente"
(anziché "coscente"). E sono sicuro che nel momento in cui mi metto a
parlare di argomenti "non tecnici", la probabilita' che faccia errori
(specie di coniugazione dei verbi, o anche --piu' raramente-- di vera e
propria logica) non è trascurabile.
Dunque: devo essere "ulteriormente alfabetizzato"? ....parliamone.
2 - ho passato ai "raggi X" lo studio citato da Alessandro, secondo il
quale "In 2021, 54% of people in the EU aged 16 to 74 had at least basic
overall digital skills", che significa che il 46% restante, quegli skill
"di base" NON ce li ha....
Non sono riuscito a recuperare l'elenco esatto delle "domande" che
componevano il questionario, né sono riuscito a recuperare i dati
"grezzi" (che vorrei analizzare con i miei strumenti...). Pero' ho
trovato questo:
https://ec.europa.eu/eurostat/cache/metadata/en/isoc_sk_dskl_i21_esmsip2.htm
dal quale evinco che il questionario prevedeva 5 ambiti, che riporto IN
DETTAGLIO a supporto della discussione (invito tutti a leggerli con
attenzione):
==========================
1. [Information and data literacy skills] To articulate information
needs, to locate and retrieve digital data, information and content.
To judge the relevance of the source and its content. To store,
manage, organize digital data, information and content
1. Finding information about goods or services (IUIF);
2. Seeking health-related information (IHIF);
3. Reading online news sites, newspapers or news magazines (IUNW1);
4. Activities related to fact-checking online information and its
sources (TICCSFOI, TICIDIS, TICNIDIS, TICXND)
2. [Communication and collaboration skills] To interact, communicate
and collaborate through digital technologies while being aware of
cultural and generational diversity. To participate in society
through public and private digital services and participatory
citizenship. To manage one’s digital identity and reputation
1. Sending/receiving emails (IUEM);
2. Telephoning/video calls over the internet (IUPH1);
3. Instant messaging (IUCHAT1);
4. Participating in social networks (IUSNET);
5. Expressing opinions on civic or political issues on websites or
in social media (IUPOL2);
6. Taking part in online consultations or voting to define civic or
political issues (IUVOTE).
3. [Digital content creation skills] To create and edit digital
content. To improve and integrate information and content into an
existing body of knowledge while understanding how copyright and
licences are to be applied. To know how to give understandable
instructions for a computer system
1. Using word processing software (CWRD1);
2. Using spreadsheet software (CXLS1);
3. Editing photos, video or audio files (CEPVA1);
4. Copying or moving files (such as documents, data, images, video)
between folders, devices (via e-mail, instant messaging, USB,
cable) or on the cloud (CXFER1);
5. Creating files (such as documents, image, videos) incorporating
several elements such as text, picture, table, chart, animation
or sound (CPRES2);
6. Using advanced features of spreadsheet software (functions,
formulas, macros and other developer functions) to organize,
analyse, structure or modify data (CXLSADV1);
7. Writing code in a programming language (CPRG2).
4. [Safety skills] To protect devices, content, personal data and
privacy in digital environments. To protect physical and
psychological health, and to be aware of digital technologies for
social well-being and social inclusion. To be aware of the
environmental impact of digital technologies and their use
1. Managing access to own personal data by checking that the
website where the respondent provided personal data was secure
(MAPS_CWSC);
2. Managing access to own personal data by reading privacy
statements before providing personal data (MAPS_RPS);
3. Managing access to own personal data by restricting or refusing
access to own geographical location (MAPS_RRGL);
4. Managing access to own personal data by limiting access to
profile or content on social networking sites or shared online
storage (MAPS_LAP);
5. Managing access to own personal data by refusing allowing use of
personal data for advertising purposes (MAPS_RAAD);
6. Changing settings in own internet browser to prevent or limit
cookies on any of the respondent devices (PCOOK1).
5. [Problem solving skills] To identify needs and problems, and to
resolve conceptual problems and problem situations in digital
environments. To use digital tools to innovate processes and
products. To keep up-to-date with the digital evolution.
1. Downloading or installing software or apps (CINSAPP1);
2. Changing settings of software, app or device (CCONF1);
3. Online purchases (in the last 12 months) (IBUY=1 or IBUY=2);
4. Selling online (IUSELL);
5. Used online learning resources (IUOLC or IUOLM);
6. Internet banking (IUBK);
7. Looking for a job or sending a job application (IUJOB).
=================
Lungi da me il sindacare tale approccio.... ma mi chiedo: "Quando è
possibile definirsi 'alfabetizzato' [digitalmente], secondo questa scala
di 30 "competenze"?". Bisogna avere TUTTE queste abilita'?
Io (erroneamente?) tendo a pensare all'alfabetizzazione digitale gia'
presente nei soggetti che hanno dimestichezza negli ambiti 1
(Information and data literacy skills) e 2 (Communication and
collaboration skills)... e mi viene facile pensare che tutti coloro che
hanno uno smartphone android da almeno un paio d'anni ricadano in questa
categoria...
Certamente *NON* penso a "alfabetizzazione" quando leggo 3.3 (Editing
photos, video or audio files) , 3.6 (Using advanced features of
spreadsheet software) o, addirittura, 3.7 (Writing code in a programming
language).
Ripeto: non dico che il questionario non abbia senso. Mi interrogo solo
sulla correlazione fra i suoi risultati, ed il concetto di
"alfabetizzazione" (come discusso nel nostro thread).
Per tornare al punto di partenza, pero', quello che (mi) interessa è un
aspetto che questo questionario tocca solo marginalmente, nell'ambito 4
(Safety skills). Detto in altri termini: se conveniamo (qui, su questa
lista) che è fondamentale --per un cittadino Europeo-- essere cosciente
delle macro-implicazioni di un Alexa installato in casa o della raccolta
"a tradimento" di dati quando si va on-line...., tale consapevolezza la
vedo soltanto marginalmente "toccata" in 4 (Safety Skills). Quindi mi
chiedo: "Forse le 'competenze' che noi, qui, auspichiamo siano
diffuse.... sono `esterne` al concetto di alfabetizzazione digitale?
Forse `vanno oltre`?"
Aggiungo, inoltre, che nel thread di questa discussione, il concetto di
"alfabetizzazione" andrebbe anche distinto in funzione dei "target". Mi
spiego:
1) un conto è il fare in modo che il Signor Mario e la Signora Maria
siano coscienti di cosa comporta Alexa in casa, o amazon door bell alla
porta...
2) un altro conto è il fare in modo che il Dr. Carlo o la Dr.ssa Carla -
dirigenti scolastici di un istituto/liceo superiore - siano consapevoli
delle implicazioni generate dalle proprie scelte rispetto alle
piattaforme di DaD & Co.
3) un altro conto ancora è fare in modo che ~60 Rettori abbiano
consapevolezza delle scelte tecnologiche operate dai propri dirigenti.
L'"alfabetizzazione" di ognuno dei questi tre target, è abissalmente
diversa dagli altri due target restanti. Che significa, quindi,
"alfabetizzare"?
Chiudo dicendo che --per quanto mi riguarda-- ho cessato da un pezzo di
essere "romantico", e quindi il punto 1 mi interessa molto marginalmente
(ossia: sono stra-sicuro di poter contribuire *zero* al riguardo).
Viceversa, sono convinto che i punti 2 e --soprattutto-- 3 possono avere
un impatto molto importante, a lungo termine. A me, quindi, interessa
contribuire all'alfabetizzazione di questi due ambiti... che, se
vogliamo, definirei "di nicchia" (rispetto all'1.).
Grazie a tutti per il tempo che state dedicando a questa discussione.
Un saluto,
DV
--
Damiano Verzulli
e-mail:damiano@verzulli.it
---
possible?ok:while(!possible){open_mindedness++}
---
"...I realized that free software would not generate the kind of
income that was needed. Maybe in USA or Europe, you may be able
to get a well paying job as a free software developer, but not
here [in Africa]..." -- Guido Sohne - 1973-2008
http://ole.kenic.or.ke/pipermail/skunkworks/2008-April/005989.html
Sept. 20, 2023
Re: [nexa] necessaria alfabetizzazione digitale - già Mozilla: "It’s Official: Cars Are the Worst Product ...
by Stefano Quintarelli
Il 19 settembre 2023 20:19:50 UTC, Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it> ha scritto:
>Sebbene condivida l'idea di cooperative informatiche no-profit come può essere una
>Framasoft, non credo che sia necessario riprodurre la scala delle BigTech.
>
C'è un articolo su Economist su questo
Sept. 19, 2023
Re: [nexa] necessaria alfabetizzazione digitale - già Mozilla: "It’s Official: Cars Are the Worst Product ...
by Giacomo Tesio
Salve Marco,
è sempre divertente osservare quanto le nostre opinioni possano essere fondamentalmente
antitetiche... eppure convergenti.
Il 19 Settembre 2023 20:23:28 UTC, "M. Fioretti" ha scritto:
>La liberta' deve essere la liberta' di usare qualsiasi software, pure
>proprietario, finche' non si creano problemi a nessun altro. Tipo la
>liberta' di ubriacarsi, finche' lo fai senza aggredire o investire qualcuno.
Su questo potremmo persino essere d'accordo, se portassi il ragionamento coerentemente
alle sue logiche conseguenze.
Poiché usare determinati servizi mutila la libertà di pensiero e l'autonomia di chi li utilizza,
se rinunciasse al contempo ai propri diritti civili, eviterebbe di danneggiare gli altri con
i propri acquisti etero-diretti o con il proprio voto.
In altri termini se vuoi, puoi essere liberissimo di venderti come schiavo, purché accetti
di essere trattato come tale in tutto e per tutto.
Ma se vuoi essere trattato come cittadino, devi preservare la tua əutonomia cognitiva.
>> Quindi è stato un errore pensare che il controllo dei sorgenti fosse
>> la chiave di porco per ribaltare il modello di business delle grandi
>> corporation...
>
>Il modello attuale di business delle grandi corporation in QUALUNQUE
>settore, a partire dall'essere considerate persone, al potersi vendere
>e comprare a vicenda, essere eterne eccetera, e' nocivo da un secolo
>prima del software, per una montagna di motivi che non cambierebbero di
>una virgola se il software non esistesse.
Vero, ma parziale.
Il fatto che il capitalismo fosse incompatibile con la democrazia era evidente già prima del software.
Ciò non implica che l'informatica non l'abbia reso incontenibile con gli strumenti novecenteschi.
>Quindi forse l'errore, se non l'arroganza (=quello che per me e' piu'
>importante di tutto deve essere anche la cosa piu' importante di
>sempre) e' stato proprio porre il software e la bellezza di
>programmare sopra qualsiasi altra cosa. O meglio, credere e continuare
>a farlo contro ogni evidenza, che fosse o potesse mai essere cosi' per tutti.
:-D
Sai Marco? Per mestiere mi tocca programmare in JavaScript.
Non lo augurerei al mio peggior nemico.
L'informatica contemporanea è talmente primitiva, che parlare di "bellezza del programmare"
è ormai tristemente ridicolo.
Sarebbe più appropriato parlare di "irragionevole fatica del far fare ad un pezzo di latta
ciò che deve e null'altro".
Programmare può essere bello, ma NON con l'informatica mainstream che ci ammorba.
Viviamo in tempi così oscuri che questa complessità irragionevole è attivamente
perseguita per produrre insormontabili barriere all'ingresso per i concorrenti.
È OVVIO che questa tortura non può essere insegnata a tutti!
Ma potremmo fare molto meglio se invece di seguire le sirene (commerciali) che ci attirano
verso il baratro, provassimo a percorrere e far percorrere strade diverse.
>Peccato che se Romer si veste di solo cachemire e guida solo Ferrari
>non limita affatto la mia possibilita' di comprare vestiti usati e
>prendere l'autobus, mentre se comunica solo con WhatsApp e Word
>costringe anche ME a usare quei prodotti per parlargli. Sara' pure un
>Nobel, ma se nel 2021 ancora pensava che servizi digitali essenziali
>siano gestibili come auto e vestiti, meglio che si occupi d'altro.
Perfettamente d'accordo! ;-)
>> In parallelo a questo, che va fatto seguendo le lungaggini dei
>> canali istituzionali, si può percorrere anche un’altra strada. In
>> alternativa alle aziende digitali for-profit, creare cooperative di
>> utenti no-profit, che si reggono su donazioni (come Wikipedia) e su
>> servizi che erogano in abbonamento ai propri iscritti. Per
>> funzionare, queste cooperative dovrebbero raggiungere centinaia di
>> milioni di utenti.
>
>ma a questo si potrebbe arrivare solo DOPO aver imposto l'unica misura
>che funzionerebbe e basterebbe per sgonfiare di colpo il potere di
>Facebook & C: obbligarli all'interoperabilita' (2018):
>
>https://stop.zona-m.net/2018/08/the-only-thing-to-regulate-in-facebook-goog…
Forse ne ridurrebbe un pochino le quote di mercato, ma dubito che intaccherebbe
significativamente il loro potere coercitivo.
Prendi Google Workspace: viene già scontato del 100% alle scuole per catturare i cervelli di studenti
e insegnanti (con grande successo).
Quand'anche potessi trasferire i dati della scuola in pochi secondi verso un NextCloud
a pagamento, credi che cambierebbe qualcosa di significativo per gli studenti italiani?
Non che sia una proposta del tutto inutile, ma non costituirebbe una soluzione al problema.
Perché il problema non è economico (aumentare la concorrenza) ma cibernetico (minimizzare
il controllo degli esseri unani da parte di pochi pluto-tecnocrati).
L'unica soluzione al problema è renderlo visibile e comprensibile a tutti.
Continuare a ripetere che non si può fare prima di aver provato seriamente a farlo è irrazionale.
A meno, ovviamente, di non avere come obiettivo prioritario la propria auto-assoluzione.
Giacomo
Sept. 19, 2023
Re: [nexa] necessaria alfabetizzazione digitale - già Mozilla: "It’s Official: Cars Are the Worst Product ...
by M. Fioretti
On Tue, Sep 19, 2023 20:13:09 PM +0200, Giuseppe Attardi wrote:
> Sono d’accordo con Marco, che alla gran parte della gente, l’unica
> cosa che importi è che il software sia invisibile, ossia che
> funzioni senza troppo interferire con i nostri modi di fare.
nel caso non si fosse capito, io non dico solo che alla massa importi
solo quello e bisogna agire di conseguenza se si vuole cambiare
qualcosa. Io dico che e' pure *giusto* in principio che sia cosi'. La
liberta' deve essere la liberta' di usare qualsiasi software, pure
proprietario, finche' non si creano problemi a nessun altro. Tipo la
liberta' di ubriacarsi, finche' lo fai senza aggredire o investire
qualcuno.
> Quindi è stato un errore pensare che il controllo dei sorgenti fosse
> la chiave di porco per ribaltare il modello di business delle grandi
> corporation...
Il modello attuale di business delle grandi corporation in QUALUNQUE
settore, a partire dall'essere considerate persone, al potersi vendere
e comprare a vicenda, essere eterne eccetera, e' nocivo da un secolo
prima del software, per una montagna di motivi che non cambierebbero di
una virgola se il software non esistesse.
Quindi forse l'errore, se non l'arroganza (=quello che per me e' piu'
importante di tutto deve essere anche la cosa piu' importante di
sempre) e' stato proprio porre il software e la bellezza di
programmare sopra qualsiasi altra cosa. O meglio, credere e continuare
a farlo contro ogni evidenza, che fosse o potesse mai essere cosi' per
tutti.
> Andare alla base del problema significa colpire i ricavi
> pubblicitari. Il Nobel Paul Romer suggerisce di introdurre una
> tassazione altamente progressiva ai ricavi pubblicitari, fino al
> 90%, per scoraggiare questo modello di business e incoraggiare le
> aziende a dividersi. https://adtax.paulromer.net/
a una lettura, ammetto, veloce, quella proposta fa acqua a diversi
livelli. Uno e' questo:
> Everyone expects customers to pay for clothing and cars, yet for
> some reason, many think it is inconceivable that these same
> customers will pay for digital services. etc etc...
Peccato che se Romer si veste di solo cachemire e guida solo Ferrari
non limita affatto la mia possibilita' di comprare vestiti usati e
prendere l'autobus, mentre se comunica solo con WhatsApp e Word
costringe anche ME a usare quei prodotti per parlargli. Sara' pure un
Nobel, ma se nel 2021 ancora pensava che servizi digitali essenziali
siano gestibili come auto e vestiti, meglio che si occupi d'altro.
> In parallelo a questo, che va fatto seguendo le lungaggini dei
> canali istituzionali, si può percorrere anche un’altra strada. In
> alternativa alle aziende digitali for-profit, creare cooperative di
> utenti no-profit, che si reggono su donazioni (come Wikipedia) e su
> servizi che erogano in abbonamento ai propri iscritti. Per
> funzionare, queste cooperative dovrebbero raggiungere centinaia di
> milioni di utenti.
ma a questo si potrebbe arrivare solo DOPO aver imposto l'unica misura
che funzionerebbe e basterebbe per sgonfiare di colpo il potere di
Facebook & C: obbligarli all'interoperabilita' (2018):
https://stop.zona-m.net/2018/08/the-only-thing-to-regulate-in-facebook-goog…
> Gli utenti sarebbero soci della cooperativa, e ogni loro contributo
> servirebbe ad arricchirne il patrimonio. Per esempio, se svolgesse
> un servizio di social networking tipo Mastodon, i contenuti
> contribuiti dagli utenti potrebbero divenire un patrimonio della
> cooperativa, i cui soci potrebbero decidere come usarli ad esempio
> per allenare dei LLM a disposizikne della comunità o per altri fini
> che gli stessi soci decidano.
magari. Qui sarei davvero contento di sbagliarmi, ma la speranza che
una cooperativa del genere funzionerebbe cosi' a me sembra solida
quanto visioni degli anni 80 che tutti gli utenti del software
avrebbero messo insieme tutti i sorgenti per migliorarli
fraternamente. O l'idea che il mercato azionario sia un posticino
ameno in cui tutti gli investitori hanno le stesse informazioni e
capacita' di gestirle, quindi possono competere o cooperare ma sempre
con pari opportunita' per tutti.
Marco
Sept. 19, 2023
Re: [nexa] necessaria alfabetizzazione digitale - già Mozilla: "It’s Official: Cars Are the Worst Product ...
by Giacomo Tesio
Salve Giuseppe,
ti stai focalizzando troppo su un dettaglio (la pubblicità) perdendo di vista il sistema
in cui questi agenti cibernetici operano.
>Smontare i monopoli digitali togliendo sotto i loro piedi i ricavi della vendita di software
> (o quanto meno ampliare lo spazio alla concorrenza) non ha funzionato,
> [...]
>Andare alla base del problema significa colpire i ricavi pubblicitari.
>Il Nobel Paul Romer suggerisce di introdurre una tassazione altamente progressiva
> ai ricavi pubblicitari, fino al 90%, per scoraggiare questo modello di
> business e incoraggiare le aziende a dividersi.
> https://adtax.paulromer.net/
Cioè visto che colpire i loro ricavi in un modo non ha funzionato, proponi di colpirli in un altro.
A parte il fatto che non consideri le enormi sovvenzioni che questi "oligopolisti" ricevono
dagli Stati di appartenenza: puoi tassare Google al 100%, ma continuerà a sorvegliare tutti.
Potremmo quesi dire che la pubblicità è solo una redditizia copertura.
Il problema fondamentale è però continuare ad adottare un framework economico
per modellare un sistema che si muove su dimensioni che l'economia non può descrivere!
Cosa credi che succederebbe se tassassi Google al 99%?
Che gli Stati diventerebbero dipendenti da quell'introito e finirebbero per ridursi
(ancora di più) a sue appendici.
Pensa al corto circuito: il monopolio dell'uso legittimo della violenza al soldo di
organizzazioni (pseudo)private che sorvegliano capillarmente la cittadinanza.
Cosa mai potrà andare storto?
Per affrontare il problema occorre abbandonare la prospettiva economica e adottare
una prospettiva Cibernetica ovvero Politica.
>Il software libero ha vinto, è vero, ma adesso che si fa?
Confondi il software libero e il software opensource.
Il primo, sin dal principio è stato un movimento e culturale politico "rivoluzionario".
Il secondo ne ha rappresentato la marginalizzazione e la cattura "rezionario" [1].
La stessa negazione della differenza fra i due è parte di tale marginalizzazione in pieno
stile "embrace, extend, extinguish".
Dunque il software libero non ha vinto, anzi sta morendo.
È il software opensource che ha vinto, con i suoi valori reazionari.
>Quindi è stato un errore pensare che il controllo dei sorgenti fosse la chiave di porco per
> ribaltare il modello di business delle grandi corporation e che questo potesse
> interessare alla massa degli utenti, in quanto cosa buona e giusta.
Non è mai stato un obiettivo del software libero.
Di certo non di Stallman o di Lessing, entrambi saldamente integrati nella cultura statunitense.
È stato l'errore fondamentale del software libero nonché la ragione strategica della sua sconfitta:
credere di poter firtare col mercato capitalista per diffondere valori diversi dalla massimizzazione dei profitti.
Un errore perfettamente comprensibile se si considerano i periodi e i luoghi di formazione
dei protagonisti di questa storia, tutti statunitensi e saldamente ancorati alla Guerra Fredda.
>In alternativa alle aziende digitali for-profit, creare cooperative di utenti no-profit, che si reggono su donazioni (come Wikipedia) e su servizi che erogano in abbonamento ai propri iscritti.
>Per funzionare, queste cooperative dovrebbero raggiungere centinaia di milioni di utenti.
Framasoft non ha centinaia di milioni di soci/utenti.
Autistici nemmeno.
Sebbene condivida l'idea di cooperative informatiche no-profit come può essere una
Framasoft, non credo che sia necessario riprodurre la scala delle BigTech.
Questo è ciò che le BigTech vogliono far credere.
E ci riescono facilmente, perché sfruttano il framework concettuale economico-finanziario
a cui tanti sono ancora vincolati.
Ma non è così.
La scala delle BigTech non serve a produrre economie di scala sostenibili, ma solo a
dominare il mondo, attraverso miliardi di sensori ed attuatori che agiscano indisturbati.
Se non vuoi dominare il mondo, non ti servono.
Giacomo
[1] https://thebaffler.com/salvos/the-meme-hustler
Sept. 19, 2023
Re: [nexa] necessaria alfabetizzazione digitale - già Mozilla: "It’s Official: Cars Are the Worst Product ...
by Giuseppe Attardi
Credo dobbiamo davvero chiederci perché siamo arrivatial alla situazione attuale, come suggerisce Damiano Verzulli.
In larga misura sono d’accordo sulle osservazioni di Marco Fioretti.
Gli atteggiamenti estremi (non usare SW non libero, non usare formati proprietari, considerare saper programmare un requisito) non siano stati decisivi.
Il software libero ha vinto, è vero, ma adesso che si fa?
https://www.wired.com/2016/08/open-source-won-now/
Si scopre che quella era una battaglia sacrosanta ma non determinante, perché ormai tutti, compresi i temibili nemici monopolisti, si sono adeguati ed hanno adottato l’Open Source.
IBM ha comprato RedHat, Microsoft GitHub, Oracle MySQL, ecc.
Infatti qualcuno si domanda:
https://thenewstack.io/state-of-open-open-source-has-won-but-is-it-sustaina…
Sono d’accordo con Marco, che alla gran parte della gente, l’unica cosa che importi è che il software sia invisibile, ossia che funzioni senza troppo interferire con i nostri modi di fare.
Uno dei cardini della rivoluzione del Personal Computer secondo Alan Kay, era che si potevano sprecare cicli macchina per rendere i computer più umani piuttosto che istruire gli umani a conoscere le macchine. Le interfacce grafiche col mouse erano costose e molti le consideravano deleterie. Ebbi io stesso lunghe discussioni con Richard Stallman, che non ne capiva i vantaggi rispetto all’uso di una tastiera con comandi Ctrl-Meta-X e in seguito riguardo all’assenza di un sistema a finestre per Linux, con varie versioni in lizza tra loro.
Oggi siamo al terzo giro in questa direzione, con l’AI che è in grado di dialogare in linguaggio umano, ma persino, udite udite, di poter programmare in linguaggio umano, stravolgendo uno degli assunti sottesi nelle nostre discussoini, che le competenze digitali richiedessero la capacità di programmare.
Ho seguito questa presentazione a North By PyCon, di Simon Willison, un famoso hacker Python, che spiega come lui stesso si faccia aiutare abbondantemente da ChatGPT, risparmiandosi la fatica di consultare manuali, studiare API, per fare ciò che gli interessa:
https://youtu.be/h8Jth_ijZyY?si=kL6-ntYs7OaTnkpr
Quindi è stato un errore pensare che il controllo dei sorgenti fosse la chiave di porco per ribaltare il modello di business delle grandi corporation e che questo potesse interessare alla massa degli utenti, in quanto cosa buona e giusta.
Nel frattempo il modello di business delle corporation è cambiato: da vendere licenze di software da installare sulle nostre macchine si è passati a fornire servizi in rete, chiavi in mano, pronti per l’uso senza dover fare nulla.
Vi diamo oltre che al software, anche l’hardware e lo storage gratis.
Prima erano i blog, poi le mail, poi le foto, poi il messaging, poi i social media, poi lo storage sharing, poi i social media e infine tutto con il cloud computing.
E non si tratta di sw e hw scadente, ma generalmente di qualità medio alta.
È chiaro che contro questa offerta, apparentemente così vantaggiosa, non è possibile confrontarsi.
E non devo ripetere quali sono i pericoli che il capitalismo di sorveglianza o l’economia delle piattaforme può produrre.
Smontare i monopoli digitali togliendo sotto i loro piedi i ricavi della vendita di software (o quanto meno ampliare lo spazio alla concorrenza) non ha funzionato, se adesso gli oligopoli sono più potenti che mai nella storia, superando in fatturato i PIL di molte grandi nazioni.
Le fondamenta dell’economia delle piattaforme è piuttosto semplice, e per smontarle bisognerebbe puntare direttamente a quelle fondamenta, piuttosto che aspettarsi miracoli da legislazioni come il Digital Service Act o leggi antitrust.
Le piattaforme si basano sulla vendita di pubblicità. Che sia mirata o no, è poco rilevante: il tracking degli utenti è solo un mantra di marketing per vendere meglio la pubblicità a chi crede sia determinante. E non è quindi difendendo la privacy, obiettivo sacrosanto ma non decisivo, che si possono contrastare le piattaforme.
Andare alla base del problema significa colpire i ricavi pubblicitari.
Il Nobel Paul Romer suggerisce di introdurre una tassazione altamente progressiva ai ricavi pubblicitari, fino al 90%, per scoraggiare questo modello di business e incoraggiare le aziende a dividersi.
https://adtax.paulromer.net/
In parallelo a questo, che va fatto seguendo le lungaggini dei canali istituzionali, si può percorrere anche un’altra strada.
In alternativa alle aziende digitali for-profit, creare cooperative di utenti no-profit, che si reggono su donazioni (come Wikipedia) e su servizi che erogano in abbonamento ai propri iscritti.
Per funzionare, queste cooperative dovrebbero raggiungere centinaia di milioni di utenti.
Gli utenti sarebbero soci della cooperativa, e ogni loro contributo servirebbe ad arricchirne il patrimonio. Per esempio, se svolgesse un servizio di social networking tipo Mastodon, i contenuti contribuiti dagli utenti potrebbero divenire un patrimonio della cooperativa, i cui soci potrebbero decidere come usarli ad esempio per allenare dei LLM a disposizikne della comunità o per altri fini che gli stessi soci decidano.
Per ora mi fermo qui, sperando che la discussione, avviata da Damiano sul perché siamo arrivati a tanto, continui.
— Beppe
> On 19 Sep 2023, at 18:18, nexa-request(a)server-nexa.polito.it wrote:
> Date: Tue, 19 Sep 2023 12:41:36 +0200
> From: "M. Fioretti" <mfioretti(a)nexaima.net>
> To: nexa(a)server-nexa.polito.it
> Subject: Re: [nexa] necessaria alfabetizzazione digitale - già
> Mozilla: "It’s Official: Cars Are the Worst Product ...
> Message-ID: <ZQl64LtuJ0KKYgPz(a)nexaima.net>
> Content-Type: text/plain; charset=utf-8
>
>> On Tue, Sep 19, 2023 10:54:59 AM +0200, Damiano Verzulli wrote:
>> L'invito che faccio --in primis al nostro Alessandro Marzocchi, ma anche a
>> tutti gli altri NEXIANI-- è di riflettere: perchè si è arrivati a tanto,
>> ossia a Paolo che per la sua didattica usa gli strumenti di Google? Cosa non
>> ha funziona? Perché nella classe di Paolo o, meglio ancora, nella sua
>> scuola, non sono presenti, oggi, tecnologie libere? E perché, nonostante
>> l'esistenza di Paolo, la situazione... non soltanto "non migliora" ma --come
>> ampiamento scritto da chi addirittura ha preceduto me e Paolo-- "peggiora"
>> [4]?
>
> **UNO** dei motivi e' che, citandomi (2006, ma lo dicevo gia' da 7/8
> anni..)
>
>> Real people don’t want to live in “a world where software doesn’t
>> suck”. They want to live in a world where they can ignore what
>> software is.
>
> https://stop.zona-m.net/2006/11/a-free-software-manifesto-for-all-of-us/
>
> e invece da almeno vent'anni troppi hacker che uniti avrebbero potuto
> costituire una massa critica perfettamente in grado di diffondere le
> conoscenze piu' urgenti che hai descritto splendidamente (grazie!)
> nell'altra tua email:
>
>> *NON* sto parlando né di ECDL [3] né di imparare a programmare)
>
> hanno, sicuramente in buona fede ma di fatto avvelenando i pozzi,
> continuato a insistere (*) che tutti devono prima di ogni altra cosa e
> senza compromessi, rifiutarsi di usare software non-GPL e imparare a
> programmare che tanto e' bello, dai, potete farlo anche voi.
>
> Con i risultati di cui sopra, perche' tutti quelli a cui per
> convincersi bastavano gli argomenti (intrinsecamente validissimi) del
> Manifesto GNU sono 1 su 10mila, e quelli son stati gia' tutti
> raggiunti e convertiti da un pezzo.
>
> Per dire, se 15/20 anni fa ci fosse stata una convergenza su ODF, un
> pretendere di tutti gli attivisti e sostenitori di GPL, SW libero
> eccetera, che ODF fosse l'UNICO formato utilizzabile da e con le PA,
> invece di perder tempo a chiedere i sorgenti di MS Office, magari oggi
> pure nelle scuole la situazione sarebbe un pochino migliore.
>
> Perche' certe campagne avrebbero sicuramente aumentato la competenza
> generale urgente, quella che non e' "né di ECDL né imparare a
> programmare"
>
> Marco
> (*) no, TANTI non lo facevano esplicitamente. Ma di sicuro e' quello
> l'effetto che avevano / hanno sulle masse
> --
> https://mfioretti.substack.com
Sept. 19, 2023
Una segnalazione: GDPR Enforcement: A Conversation with Max Schrems
by Marco A. Calamari
Segnalo un webinar di J.D. Solove che potrebbe essere di interesse.
GDPR Enforcement: A Conversation with Max Schrems
https://teachprivacy.com/webinar-gdpr-enforcement-a-conversation-with-max-s…
Sept. 19, 2023