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Re: [nexa] R: necessaria alfabetizzazione digitale - già Mozilla: "It’s Official: Cars Are the Worst Product ...
by Stefano Quintarelli
immagino non ci fossero sistemi di rate limiting e vincoli contrattuali che lo impedissero..
AKA, la norma serve, la possibilita' tecnica non basta...
On 21/09/23 10:27, Giuseppe Attardi wrote:
> Ad esempio è quello che feci un po’ di anni fa, quando l’Università di Pisa decise di offrire un servizio unico di ateneo per la posta (basato su Postfix), al posto dei tanti in ciascun dipartimento.
> Lo script si collegava al server Exchange e trasferiva la propria mailbox nel server centrale. Microsoft offriva un servizio di migrazione a pagamento.
> Peccato che qualche anno dopo il nuovo rettore decise di passare tutto su Exchange.
Sept. 21, 2023
Re: [nexa] R: necessaria alfabetizzazione digitale - già Mozilla: "It’s Official: Cars Are the Worst Product ...
by Giuseppe Attardi
> On 21 Sep 2023, at 10:05, Giuseppe Attardi <attardi(a)di.unipi.it> wrote:
>
>
>> On 21 Sep 2023, at 08:02, nexa-request(a)server-nexa.polito.it wrote:
>> Date: Thu, 21 Sep 2023 08:02:05 +0200
>> From: "M. Fioretti" <mfioretti(a)nexaima.net>
>> To: nexa(a)server-nexa.polito.it
>> Subject: Re: [nexa] R: necessaria alfabetizzazione digitale - già
>> Mozilla: "It’s Official: Cars Are the Worst Product ...
>> Message-ID: <ZQvcXdcAg9+pce3F(a)nexaima.net>
>> Content-Type: text/plain; charset=utf-8
>>
>>> On Thu, Sep 21, 2023 01:40:05 AM +0200, Giuseppe Attardi wrote:
>>> Mi sembra un dibattito tra sordi.
>>>
>>> …
>
> BTW, se c’è interoperabilità, c’è di solito anche portabilità: basta uno script che acceda e scarichi i dati.
Ad esempio è quello che feci un po’ di anni fa, quando l’Università di Pisa decise di offrire un servizio unico di ateneo per la posta (basato su Postfix), al posto dei tanti in ciascun dipartimento.
Lo script si collegava al server Exchange e trasferiva la propria mailbox nel server centrale. Microsoft offriva un servizio di migrazione a pagamento.
Peccato che qualche anno dopo il nuovo rettore decise di passare tutto su Exchange.
— Beppe
Sept. 21, 2023
Re: [nexa] R: necessaria alfabetizzazione digitale - già Mozilla: "It’s Official: Cars Are the Worst Product ...
by Stefano Quintarelli
che ora in entrambe le parti (network e device neutrality), esattamente come la scrissi,
e' legge europea. (nda)
On 21/09/23 10:05, Giuseppe Attardi wrote:
> Quintarelli ha una fiducia incrollabile nelle regolamentazioni, nonostate si sia dovuto scottare con la sua proposta di legge sulla Net Neutrality.
Sept. 21, 2023
Re: [nexa] R: necessaria alfabetizzazione digitale - già Mozilla: "It’s Official: Cars Are the Worst Product ...
by Giuseppe Attardi
> On 21 Sep 2023, at 08:02, nexa-request(a)server-nexa.polito.it wrote:
> Date: Thu, 21 Sep 2023 08:02:05 +0200
> From: "M. Fioretti" <mfioretti(a)nexaima.net>
> To: nexa(a)server-nexa.polito.it
> Subject: Re: [nexa] R: necessaria alfabetizzazione digitale - già
> Mozilla: "It’s Official: Cars Are the Worst Product ...
> Message-ID: <ZQvcXdcAg9+pce3F(a)nexaima.net>
> Content-Type: text/plain; charset=utf-8
>
> On Thu, Sep 21, 2023 01:40:05 AM +0200, Giuseppe Attardi wrote:
>> Mi sembra un dibattito tra sordi.
>>
>> Stiamo dicendo le stesse cose: che una volta c'era
>> l’interoperabilità, che serve la portabilità dei dati e che entrambi
>> sono essenziali per un mercato di servizi libero e competitivo.
>
> forse stiamo arrivando a dirle adesso, cioe' solo DOPO che LEI:
>
> 1) ha mischiato, non si capisce perche', interoperabilita' e number
> portability, dando per scontato che l'interoperabilita' "una volta
> c'era" ma quelli erano i bei tempi andati che mai torneranno
> perche' ormai e' arrivata l'AI e bisogna accettare di correre solo
> dietro a quella (*)
Giustappunto, un dialogo tra sordi.
Mi attribuisce stupidaggini che non ho detto solo per convincersi di aver ragione.
BTW, se c’è interoperabilità, c’è di solito anche portabilità: basta uno script che acceda e scarichi i dati.
>
> 2) ha affermato tutt'altro, non "entrambi sono essenziali" ma:
>
> "Tutto il resto sono palliativi: interoperabilità importante e
> utile"
Anche qui travisa il senso: stavo dicendo che non bastano, perché il difficile non è la tecnologia, che esiste da decenni, ma la sua adozione di massa.
Lei può sperare nelle regolamentazioni, io sono scettico.
Il discorso era partito proprio da lì, quando lei ha detto che alla maggioranza, di come è fatto il software interessa poco. Per attrarre utenti, i servizi devono essere non solo ben fatti e comodi da usare, ma convenienti, anche in termini di costo.
È cosa è più conveniente di un servizio gratuito?
Quello che è cambiato dai primi tempi di internet era che allora ciascuno e in molti mettevano su i propri servizi ad uso di sè e di altri. La posta elettronica ad esempio richiedeva un server per ogni rete, e qui si usava software libero come sendmail (per quanto obbrobrioso fosse il software).
Poi sono arrivati i servizi di posta gratuiti come Gmail, che ti esimono da comprare server, gestire storage e backup (e di configurare sendmail).
E Damiano Verzulli ha denunciato che i rettori sono passati in massa a quello, smantellando i propri servizi.
Altri hanno denunciato i rettori perché così facendo violano le norme sulla privacy, consentendo il trasferimento dei loro dati negli USA.
Si tornerà indietro con l’obbligo di rispettare Schrems II?
Temo di no, perché per rinunciare a una convenienza occorre trovare una convenienza maggiore.
Per tornare a servizi basati su protocolli interoperabili, bisogna contrastare i servizi offerti apparentemente gratuitamente, affinché chiunque offra servizi sia sullo stesso piano economico.
Poi occorre che si sviluppino comunità che offrano servizi ai propri membri, esattamente come facevano quelli che mettevano in piedi i server di posta, i web server, gli storage distribuiti, gli IRC server, Wikipedia, ecc.
È questo il mio appello alla (ri)nascita di comunità che si dedichino a questo e che siano sostenibili.
Senza queste due parti, l’interoperabilità non farà che garantire agli attuali operatori di mantenere il loro dominio.
> 3) le e' stato fatto educatamente notare (per esempio con "ohibo'"
> invece di altro), e non solo da me:
>
> https://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2023-September/051547.html
>
> che non era un'argomentazione particolarmente robusta.
Quintarelli ha una fiducia incrollabile nelle regolamentazioni, nonostate si sia dovuto scottare con la sua proposta di legge sulla Net Neutrality.
— Beppe
>
> Comunque l'importante e' esserci arrivati quindi, soprattutto per
> mancanza di tempo, mi fermo qui.
>
> Buona giornata,
> Marco
>
> (*) "Why should we cope [with AI]? This sounds so ridiculous to
> me. Society should build technology that helps us, rather than simply
> adjusting to whatever technology comes our way" non l'ho detto io, ma
> qualcuno che di queste cose ne sa piu' di tutti noi insieme:
>
> https://www.politico.com/newsletters/digital-future-daily/2023/04/11/timnit…
> --
> https://mfioretti.substack.com
Sept. 21, 2023
AI-focused tech firms locked in ‘race to the bottom’, warns MIT professor
by Alberto Cammozzo
<https://www.theguardian.com/technology/2023/sep/21/ai-focused-tech-firms-lo…>
The scientist behind a landmark letter calling for a pause in developing powerful artificial intelligence systems has said tech executives did not halt their work because they are locked in a “race to the bottom”.
Max Tegmark, a co-founder of the Future of Life Institute, organised an open letter in March calling for a six-month pause in developing giant AI systems.
Despite support from more than 30,000 signatories, including Elon Musk and the Apple co-founder Steve Wozniak, the document failed to secure a hiatus in developing the most ambitious systems.
Speaking to the Guardian six months on, Tegmark said he had not expected the letter to stop tech companies working towards AI models more powerful than GPT-4, the large language model that powers ChatGPT, because competition has become so intense.
“I felt that privately a lot of corporate leaders I talked to wanted [a pause] but they were trapped in this race to the bottom against each other. So no company can pause alone,” he said.
The letter warned of an “out-of-control race” to develop minds that no one could “understand, predict, or reliably control”, and urged governments to intervene if a moratorium on developing systems more powerful than GPT-4 could not be agreed between leading AI companies such as Google, ChatGPT owner OpenAI and Microsoft.
It asked: “Should we develop nonhuman minds that might eventually outnumber, outsmart, obsolete and replace us? Should we risk loss of control of our civilisation?”
Tegmark, a professor of physics at the Massachusetts Institute of Technology, said he viewed the letter as a success.
“The letter has had more impact than I thought it would,” he said, pointing to a political awakening on AI that has included US Senate hearings with tech executives and the UK government convening a global summit on AI safety in November.
Expressing alarm about AI had gone from being taboo to becoming a mainstream view since the letter’s publication, Tegmark said. The letter from his thinktank was followed in May by a statement from the Center for AI Safety, backed by hundreds of tech executives and academics, declaring that AI should be considered a societal risk on a par with pandemics and nuclear war.
“I felt there was a lot of pent-up anxiety around going full steam ahead with AI, that people around the world were afraid of expressing for fear of coming across as scare-mongering luddites. The letter legitimised talking about it; the letter made it socially acceptable.
“So you’re getting people like [letter signatory] Yuval Noah Harari saying it, you’ve started to get politicians asking tough questions,” said Tegmark, whose thinktank researches existential threats and potential benefits from cutting-edge technology.
Fears around AI development range from the immediate, such as the ability to generate deepfake videos and mass-produce disinformation, to the existential risk posed by super-intelligent AIs that evade human control or make irreversible and highly consequential decisions.
Tegmark warned against describing the development of digital “god-like general intelligence” as a long-term threat, citing some AI practitioners who believe it could happen within a few years.
The Swedish-American scientist said November’s UK AI safety summit, to be held at Bletchley Park, was a “wonderful thing”. His thinktank has said the summit should target three achievements: establishing a common understanding of the severity of risks posed by AI; recognising that a unified global response is needed; and embracing the need for urgent government intervention.
He added that a hiatus in development was still needed until global agreed safety standards were met. “Making models more powerful than what we have now, that has to be put on pause until they can meet agreed-upon safety standards.” He added: “Agreeing on what the safety standards are will naturally cause the pause.”
Tegmark also urged governments to take action on open-source AI models that can be accessed and adapted by members of the public. Mark Zuckerberg’s Meta recently released an open-source large language model, called Llama 2, and was warned by one UK expert that such a move was akin to “giving people a template to build a nuclear bomb”.
“Dangerous technology should not be open source, regardless of whether it is bio-weapons or software,” Tegmark said.
Sept. 21, 2023
Re: [nexa] R: necessaria alfabetizzazione digitale - già Mozilla: "It’s Official: Cars Are the Worst Product ...
by M. Fioretti
On Thu, Sep 21, 2023 01:40:05 AM +0200, Giuseppe Attardi wrote:
> Mi sembra un dibattito tra sordi.
>
> Stiamo dicendo le stesse cose: che una volta c'era
> l’interoperabilità, che serve la portabilità dei dati e che entrambi
> sono essenziali per un mercato di servizi libero e competitivo.
forse stiamo arrivando a dirle adesso, cioe' solo DOPO che LEI:
1) ha mischiato, non si capisce perche', interoperabilita' e number
portability, dando per scontato che l'interoperabilita' "una volta
c'era" ma quelli erano i bei tempi andati che mai torneranno
perche' ormai e' arrivata l'AI e bisogna accettare di correre solo
dietro a quella (*)
2) ha affermato tutt'altro, non "entrambi sono essenziali" ma:
"Tutto il resto sono palliativi: interoperabilità importante e
utile"
3) le e' stato fatto educatamente notare (per esempio con "ohibo'"
invece di altro), e non solo da me:
https://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2023-September/051547.html
che non era un'argomentazione particolarmente robusta.
Comunque l'importante e' esserci arrivati quindi, soprattutto per
mancanza di tempo, mi fermo qui.
Buona giornata,
Marco
(*) "Why should we cope [with AI]? This sounds so ridiculous to
me. Society should build technology that helps us, rather than simply
adjusting to whatever technology comes our way" non l'ho detto io, ma
qualcuno che di queste cose ne sa piu' di tutti noi insieme:
https://www.politico.com/newsletters/digital-future-daily/2023/04/11/timnit…
--
https://mfioretti.substack.com
Sept. 21, 2023
R: necessaria alfabetizzazione digitale - già Mozilla: "It’s Official: Cars Are the Worst Product ...
by Giuseppe Attardi
Mi sembra un dibattito tra sordi.
Stiamo dicendo le stesse cose: che una volta c’era l’interoperabilità, che serve la portabilità dei dati e che entrambi sono essenziali per un mercato di servizi libero e competitivo.
Ma mi si risponde con un ohibò!
> On Sep 20, 2023, at 22:09, nexa-request(a)server-nexa.polito.it wrote:
>
> Date: Wed, 20 Sep 2023 15:20:01 +0200
> From: "M. Fioretti" <mfioretti(a)nexaima.net>
> To: nexa(a)server-nexa.polito.it
> Subject: Re: [nexa] necessaria alfabetizzazione digitale - già
> Mozilla: "It’s Official: Cars Are the Worst Product ...
> Message-ID: <ZQrxgbP7L8LA42EH(a)nexaima.net>
> Content-Type: text/plain; charset=utf-8
>
>>> On Wed, Sep 20, 2023 12:37:16 PM +0200, Giuseppe Attardi wrote:
>>>>> On 20 Sep 2023, at 12:00, nexa-request(a)server-nexa.polito.it wrote:
>>> Riassumendo, non dico che "rompere il modello di business basato sulla
>>> pubblicita'" sia un obiettivo sbagliato, ANZI. Sto dicendo a) che
>>> senza l'interoperabilita' vera di cui parlo io non risolve niente e b)
>>> che imponendo quella stessa interoperabilita' a priori, meta' del
>>> lavoro di rompere quel modello di business te lo fa lei gratis.
>> L’interoperabilità era intrinseca in Internet quando i servizi si
>> basavano su protocolli: si definiva prima il protocollo e poi
>> chiunque volesse ci implementava servizi, che erano interoperabili
>> by design. Un principio fantastico che sarebbe meraviglioso poter
>> far tornare in auge ma non so se si possa fare con la
>> regolamentazione.
>
> Ohibo'... mi limito a osservare che se questo fosse vero l'Unione
> Europea non esisterebbe.
Fosse vero cosa? Che l’interoperabilità era intrinseca agli arbori di internet? Che è un principio fantastico? Che io non sappia se si possa fare con la regolamentazione?
>
>> Citavo la number portability, perché è l’equivalente nei social
>> media di poter trasferire i propri dati su un’altra piattaforma,
>> magari interoperabile.
>
> appunto. Magari un piffero, quello e' un prerequisito essenziale.. La
> portabilita' dei numeri come quella dei dati e' assolutamente inutile
> se le piattaforme non sono interoperabili a priori.
>
>> Ottima idea, ma non risolve il problema, come del resto la
>> interoperabilità lo risolverebbe solo per metà, come ammetti tu
>> stesso.
>
> No. Io ho solo ricordato, non ammesso, che l'interoperabilita' deve
> essere la meta' INIZIALE, senza la quale il resto e' inutile.
>
>> Quando ci si trova in una piattaforma con 3 miliardi di
>> persone, il costo di trasferirne una larga parte altrove non
>> compensa i benefici. Lo stiamo vedendo con Mastodon/Twitter.
>
> certo. Proprio perche' se hai solo un account twitter non puoi
> vedere/conversare con chi lo ha solo Mastodon e viceversa. Se Twitter,
> Facebook eccetera fossero stati obbligati per legge a mantenere API
> aperte per parlare nelle loro piattaforme con client di libera scelta
> di ogni utente COME ERA DIECI ANNI FA,
e non è proprio quello che dicevo citando gli albori di internet (smtp, http, rtp, irc, ecc)?
> e poi non piu' proprio grazie
> alla incompetenza totale dei regolatori, oggi non ci sarebbe nessun
> costo di cui discutere. Chi vuole stare su Mastodon sta su Mastodon,
> chi su Twitter su Twitter, e tutti si parlano allegramente come chi ha
> gli iPhone e chi ha Android. Perche' devo continuare a spiegarlo?
Non devi spiegarlo, mi era chiarissimo fin dall’inizio. Su Internet ci vivo da prima che nascesse ufficialmente, quando ancora si chiamava ArpaNet.
E in Italia ho costruito reti e servizi, compreso il motore di ricerca Arianna.
>
>> Temo che sui principi da difendere siamo d’accordo, ma non sulle
>> strategie per farli rispettare.
>
> no, qui il problema e' proprio su come funzionano le cose fisicamente
> e tecnicamente. Se non e' chiaro quello non c'e' strategia che tenga.
So benissimo come funzionano le cose fisicamente e tecnicamente.
Ho insegnato corsi di rete oltre 30 anni fa.
— Beppe
>
> Marco
Sept. 20, 2023
e i sistemi operativi per PC no eh? (was Re: Mozilla: "It’s Official: Cars Are the Worst Product Category We Have Ever Reviewed for Privacy")
by 380°
Ciao Andrea,
Andrea Trentini <andrea.trentini(a)unimi.it> writes:
> Per cominciare: io vorrei il *diritto alla disconnessione* dei _miei_
> (sottolineo _miei_) device, ogni device in mio possesso
> (sottolineo...) deve funzionare offline senza limitazioni (escluse
> quelle per cui sia richiesto un accesso esplicito e concesso da me,
> revocabile in qualsiasi momento).
Vedi, il problema è _esattamente_ quello: sempre più oggetti, tipo le
automobili di cui parla Mozilla, diventano via via sempre più "smart".
Peccato che "smart" è una furbata di _buzzword_ che significa **solo**:
se vuoi che il tuo dispositivo funzioni devi farci girare il software
che ti dico io, senza fare **nessuna** storia: zitto e muto; se ti va di
culo _e_ hai abbastanza competenze, su /pochissimi/ dispositivi "smart"
(praticamente solo pochi telefoni) e con un discreto sbattimento puoi
installare il software che vuoi.
'Mo: il software in dotazione è fatto _apposta_ per NON consentire a
nessuno di controllare/concedere esplicitamente certe funzioni che sono
in grado di "chiamare casa"; vale _innanzititto_ per i sistemi operativi
proprietari, per moltissimo software applicativo proprietario e per
_tutto_ il software proprietario dei /cosi/ smart. Pochi hanno il
coraggio di chiamare tale software per nome: _malware_.
In altre parole più il dispositivo è "smart" più l'utente è costretto a
ad accettare di essere trattato come "dumb".
Per poter vedere riconosciuto il "diritto alla disconnessione", allora,
Qualcuno™ dovrebbe obbligare chi fornisce il software _proprietario_ a
progettarlo secondo i criteri che dici tu: "deve funzionare offline
senza limitazioni (escluse quelle per cui sia richiesto un accesso
esplicito e concesso da me, revocabile in qualsiasi momento)". Credi
che sia fattibile? Credi che si possa emanare una legge del genere e
_farla_rispettare_?... e in che modo poi, se NON c'è modo di verificare
che il binario corrisponda al sorgente? Come si dice: tre indizi fanno
una prova? ;-)
Ribadisco per l'ennesima volta che LA norma che dovrebbe occuparsi della
protezione dei dati personali, il GDPR, già prevede /parecchie/ cose su
come i titolari del trattamento DEVONO ottenere il consenso _per_ogni_
dato che raccolgono e il consenso DEVE essere informato.
'Mo la butto io una bombetta: siamo proprio sicuri che le EULA che si
accettano coi sistemi operativi proprietari siano davvero rispettose del
GDPR in fatto di raccolta dei dati personali? Chi lo verifica? E
COME?!?
Secondo me continuare ad **appesantire** il sistema aggiungendo norme
sempre più complicate da capire e peggio da applicare è pari al
ethics-washing.
> Inoltre andrebbe etichettato (come si fa per i cibi) ogni device che
> necessiti di connessioni per poter funzionare, l'etichetta dovrebbe
> dichiarare quali e quante connessioni servono, che dati vengono
> scambiati, etc.
Sì, peccato che però in commercio ci sono /solo/ dispositivi pieni di
simili "etichette" scritte complicate apposta, ben nascoste e che
capiscono in 2 su 1000, se va bene... Quando le "etichette" ci sono!
Per fare un esempio, se non vuoi essere sempre tracciato col tuo
telefono "smart": o hai culo e sei anche un "hacker" (vedi sopra) o devi
fare a meno della parte "smart" e usare un "dumb" phone, nella speranza
di non passare per "boomer"... anche un po' "dumb" :-D
Diventerà così anche per le auto, che per non essere tracciato devi
prenderle "dumb" usate ma tenute bene?
Non c'è alternativa: Free Software in Free Society
[...]
Saluti, 380°
--
380° (Giovanni Biscuolo public alter ego)
«Noi, incompetenti come siamo,
non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché»
Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice
but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
Sept. 20, 2023
Re: [nexa] necessaria alfabetizzazione digitale
by alessandro marzocchi
C'è tutto il mondo umano nella prima considerazione di Alessandro Brolpito
*** *** ***
Il giorno mer 20 set 2023 alle ore 23:27
> Date: Wed, 20 Sep 2023 23:26:38 +0200
> From: Alessandro Brolpito <abrolpito(a)gmail.com>
> To: Damiano Verzulli <damiano(a)verzulli.it>, nexa
> Subject: Re: [nexa] necessaria alfabetizzazione digitale
> 1 - io immagino di essere "alfabetizzato", perché in grado di leggere e
> scrivere. Tuttavia faccio fatica a leggere Dante e, soprattutto, faccio
> fatica a scrivere COME Dante. Faccio anche fatica a scrivere "cosciente"
> (anziché "coscente"). E sono sicuro che nel momento in cui mi metto a
> parlare di argomenti "non tecnici", la probabilita' che faccia errori
> (specie di coniugazione dei verbi, o anche --piu' raramente-- di vera e
> propria logica) non è trascurabile.
> Dunque: devo essere "ulteriormente alfabetizzato"? ....parliamone.
>
*** *** ***
Rispetto all'attuale digitale, la scrittura umana è primordiale,
disordinata, spesso illeggibile nella grafia, mancano segni che
arricchiscono il tono ... una volta c'era la "bella calligrafia" pallido
tentativo di raggiungere livelli allora impossibili.
Chi vuole imparare a scrivere digitalmente, immagino impiegherà molto meno
tempo rispetto all'apprendimento tradizionale. Il digitale aumenta poi di
difficoltà man mano che si aggiungono funzioni prima inesistenti.
Alfabetizzazione - avete chiesto - è arrivare al livello iniziale di sapere
scrivere, è l'abbiccì: direi saper usare "word", senza avvicinare nessuno
dei mondi "proprietari"", a questo livello iniziale - e proprio per le
specificità digitali - aggiungerei la NECESSITA' di riconoscere il digitale
proprietario da quello libero, mi affido a Giacomo per maggiore e migliore
precisione.
Appena acquisiti i primi concetti dei "numeri", sarà il momento di imparare
ad usare il foglio di calcolo, con le stesse accortezze di prima.
Analogamente è diventato più complesso leggere passando dalle abitudini
tradizionali di poche decine di anni fa, anzi LEGGERE E' DIVENTATO MOLTO
PIU' COMPLESSO: una volta - penso alla mia scuola, ho più d'80'anni -
studiavamo ogni materia su pochi libri, al massimo tanti quante le dita
d'una mano per gli approfondimenti in biblioteca. Oggi ...
Almeno ai miei tempi l'alfabetizzazione si ultimava a 5, 6 anni e poi,
anno dopo anno, arrivavano nuove nozioni, conoscenze, abilità e -
LENTAMENTE - saperi (od illusione di averli raggiunti).
In breve: la scuola dura 10-15 anni, non apro il tema: cosa insegnare? come
insegnarlo? ma penso ad una scuola con la stessa progressività e stesse
materie di oggi in cui il docente tradizionale è accompagnato
dall'informatico che propone la lezione digitalizzata, spiegando non la
materia sostanziale ma gli strumenti informatici man mano proposti.
... a grandi linee ... perchè ho l'impressione che si confondano le materie
sostanziali con lo strumento informatico.
Forse ho capito male, ma potrebbe essere la differenza fra Enrico Nardelli
e Giacomo Tesio - https://www.youtube.com/watch?v=sDmoqWAiydI Come
insegnare la rivoluzione informatica -.
In sintesi, proponendo "alfabetizzazione" pensavo ai primi mesi, al primo
anno di scuola, la Commedia e Dante arrivano mooolti anni dopo.
Pensavo ai bambini che manco camminano è già manovrano un telefonino:
lasciamo loro il telefonino - chi sarà capace di toglierlo? - ma ... sicuro
ecc ecc ecc
Forse gran parte del lavoro, forse tutto, è già stata fatta, se così
meglio! in questo caso non prometto niente - sono più che vecchio, non mi
mancano i problemi - ma potrei aiutare a trovare 1 (una) classe con la
promessa nexiana di accompagnarla fino alla fine della scuola elementare.
Grazie ancora e cordialità.
Duccio (Alessandro Marzocchi)
Sept. 20, 2023
Re: [nexa] necessaria alfabetizzazione digitale
by ilbancodeivolontari@libero.it
Buonasera a tutti Alfabetizzazione digitale?
cerchiamo di osservare le motivazioni esistenziali , le sollecitazioni econmomiche,
Come ricercatore ... individuo l'alfabetizzazione "monetaria" quale attività indispensabile primaria.. a cui tutto segue .... seguirebbe con maggior chiarezza.
Purtroppo l'alfabetizzazione monetaria è il più forte tabu attuale.
Tabu da affrontare. tentare di affrontare.
Cerco di esporre, per un cambio di paradigma.
Non abbiamo bisogno di soldi per fare ... come ci inducono a pensare e ricercare di possedere il simbolo che rappresenta il valore.
Abbiamo bisogno di buoni servizi (che sicuramente siamo in grado di realizzare e scambiare) la contabilizzazione necessaria è e deve essere mera quantificazione in byte, ovvero con niente.
La Tecnologia dovrebbe aiutarci a comprendere che dovremmo finalizzarci in ciò che vale ... la nostra convenzione di scambio di prodotti e servizi.
Il simbolo utilizzato nel conteggio non ha alcun valore. O se vogliamo.. ha valore solo nell'attimo della transazione -- prima quel simbolo non vale nulla, ne tanto meno dopo.
**
Se qualcuno volesse partecipare ad approfondimenti?
e portare qualche considerazione.
Carlo A
promotore di alfabetizzazione monetaria, in cerca di implementazioni.
> Il 20/09/2023 23:26 CEST Alessandro Brolpito <abrolpito(a)gmail.com> ha scritto:
>
>
> Buonasera DV e NEXA,
>
> Grazie dell’attenzione, e della possibilità di approfondire questa tema in lista.
>
> >>
>
> Due considerazioni:
>
> 1 - io immagino di essere "alfabetizzato", perché in grado di leggere e scrivere. Tuttavia faccio fatica a leggere Dante e, soprattutto, faccio fatica a scrivere COME Dante. Faccio anche fatica a scrivere "cosciente" (anziché "coscente"). E sono sicuro che nel momento in cui mi metto a parlare di argomenti "non tecnici", la probabilita' che faccia errori (specie di coniugazione dei verbi, o anche --piu' raramente-- di vera e propria logica) non è trascurabile.
> Dunque: devo essere "ulteriormente alfabetizzato"? ....parliamone.
> <<
>
> L'evoluzione della parola, come scriveva Duccio, nel suo messaggio iniziale, ha radici molto profonde e non avrà mai termine.
>
> Questo ci deve far considerare l'alfabetizzazione un processo continuo, che avviene spesso in contesti non-formali ed informali, come ad esempio in questa lista.
>
> Certo, ai tempi dell'unità d'Italia è stato un bel problema,
> Alfabetizzazione in Italia | Studenti.it https://www.studenti.it/storia-alfabetizzazione-italia.html
>
> lo è ora in modo simile per quella digitale.
> Quindi, in linea di principio ed in generale, la mia risposta alla tua domanda è affermativa.
>
> >>
>
> 2 - ho passato ai "raggi X" lo studio citato da Alessandro, secondo il quale "In 2021, 54% of people in the EU aged 16 to 74 had at least basic overall digital skills", che significa che il 46% restante, quegli skill "di base" NON ce li ha....
>
> Non sono riuscito a recuperare l'elenco esatto delle "domande" che componevano il questionario, né sono riuscito a recuperare i dati "grezzi" (che vorrei analizzare con i miei strumenti...). Pero' ho trovato questo:...
>
> <<
>
>
>
> Una breve premessa: digital literacy, basic digital skills, core digital skills e digital competence sono usati come sinonimi (sebbene siano cose diverse).
>
> E alla fine si converge nel termine "competenze digitali", questo per non diventare matti con la terminologia.
>
> EUR-Lex - 32018H0604(01) - IT - EUR-Lex (europa.eu) https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?toc=OJ%3AC%3A2018%3A189%3AT…
>
>
>
> Ad esempio un'altra definizione riconosciuta a livello internazionale è quella dell'UNESCO:
>
> ip51-global-framework-reference-digital-literacy-skills-2018-en.pdf (unesco.org) https://uis.unesco.org/sites/default/files/documents/ip51-global-framework-…
>
>
>
> Ora tornando al ns scambio, Eurostat utilizza Il quadro di riferimento europeo per le competenze digitali "DigComp":
>
> Digital Competences Framework (DigComp 2.2) update published - Employment, Social Affairs & Inclusion - European Commission (europa.eu) https://ec.europa.eu/social/main.jsp?langId=en&catId=89&newsId=10193&furthe…
> Il framework contiene 8 proficiency levels. Non ho sottomano esattamente la metodologia usata da eurostat ma è ragionevole che per "alfabetizzato"/basic digital skills il livello 1 (il più basso in termini di (i) "complexity of tasks", (ii) autonomy e (iii) "cognitive domain")) è quello preso come riferimento.
>
> Essendo la competenza digitale definita come " the confident, critical and responsible use of, and engagement with, digital technologies for learning, at work, and for participation in society. It is defined as a combination of knowledge, skills and attitudes...” (EUR-Lex - 32018H0604(01) - IT - EUR-Lex (europa.eu) https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?toc=OJ%3AC%3A2018%3A189%3AT…) il quadro di riferimento è ad ampio spettro e certamente discutibile. Ha dietro un bel lavoro di ricerca e di sintesi (mai abbastanza) ma rimane generico ed ingombrante.
>
> Ma, ad esempio, anche la competenza digitale "3.7 (Writing code in a programming language)." è importante, soprattutto per le nuove generazioni (nelle scuole/apprendimento formale, anche a livello terziario, è spesso incluso).
> Insegnare rudimenti di programmazione, sia in termini di un linguaggio tipo "Python" che in termine di "computational thinking" penso che sia importante per sviluppare consapevolezza ed un pensiero critico e creativo nell'ambito dell'informatica e della cibernetica (JRC Publications Repository - Reviewing Computational Thinking in Compulsory Education (europa.eu) https://publications.jrc.ec.europa.eu/repository/handle/JRC128347)
>
> Giacomo diceva in un recente scambio che si è arrivati a questo punto (quello da te descritto così chiaramente), proprio perchè ci si fida dei programmatori...
> Beh fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio.-).
>
> Buonaserata, Alessandro
>
> P.S: “analfabetismo”, inteso come non saper leggere e scrivere, si è progressivamente evoluto nel l'analfabetismo funzionale, intesa come l’incapacità di comprendere e usare le informazioni che si incontrano nella vita di tutti i giorni. Alfabetizzazione intesa come “liberazione dall’analfabetismo” si è progressivamente evoluta nello sviluppo di competenze, incluso quella digitale, per eliminare l’analfabetismo funzionale,
>
>
>
> On Wed, 20 Sept 2023 at 08:31, Damiano Verzulli <damiano(a)verzulli.it mailto:damiano@verzulli.it> wrote:
>
> > Il messaggio di Alessandro, mi convince ulteriormente della eccessiva generalita' del termine "alfabetizzazione". Mi spiego:
> >
> >
> >
> > Il 19/09/23 16:33, Alessandro Brolpito ha scritto:
> >
> > >
> > > > [...]
> > > > L'alfabetizzazione digitale, come è stato in passato l'alfabetizzazione in termini di saper leggere e scrivere, è una assoluta emergenza costituzionale per una società digitale.
> > > > Avere un 40%+ di cittadini italiani che non possiede "basic digital skills" (che possiamo considerare un indicatore del livello di alfabetizzazione digitale), è qualcosa da prendere con la massima serietà.
> > > > How many citizens had basic digital skills in 2021? - Products Eurostat News - Eurostat (europa.eu) https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/-/ddn-20220330-1#:….
> > > >
> > >
> >
> > Due considerazioni:
> >
> > 1 - io immagino di essere "alfabetizzato", perché in grado di leggere e scrivere. Tuttavia faccio fatica a leggere Dante e, soprattutto, faccio fatica a scrivere COME Dante. Faccio anche fatica a scrivere "cosciente" (anziché "coscente"). E sono sicuro che nel momento in cui mi metto a parlare di argomenti "non tecnici", la probabilita' che faccia errori (specie di coniugazione dei verbi, o anche --piu' raramente-- di vera e propria logica) non è trascurabile.
> > Dunque: devo essere "ulteriormente alfabetizzato"? ....parliamone.
> >
> >
> >
> > 2 - ho passato ai "raggi X" lo studio citato da Alessandro, secondo il quale "In 2021, 54% of people in the EU aged 16 to 74 had at least basic overall digital skills", che significa che il 46% restante, quegli skill "di base" NON ce li ha....
> >
> > Non sono riuscito a recuperare l'elenco esatto delle "domande" che componevano il questionario, né sono riuscito a recuperare i dati "grezzi" (che vorrei analizzare con i miei strumenti...). Pero' ho trovato questo:
> >
> > https://ec.europa.eu/eurostat/cache/metadata/en/isoc_sk_dskl_i21_esmsip2.htm
> >
> > dal quale evinco che il questionario prevedeva 5 ambiti, che riporto IN DETTAGLIO a supporto della discussione (invito tutti a leggerli con attenzione):
> >
> > ==========================
> >
> > 1. [Information and data literacy skills] To articulate information needs, to locate and retrieve digital data, information and content. To judge the relevance of the source and its content. To store, manage, organize digital data, information and content
> > 1. Finding information about goods or services (IUIF);
> > 2. Seeking health-related information (IHIF);
> > 3. Reading online news sites, newspapers or news magazines (IUNW1);
> > 4. Activities related to fact-checking online information and its sources (TICCSFOI, TICIDIS, TICNIDIS, TICXND)
> >
> > 2. [Communication and collaboration skills] To interact, communicate and collaborate through digital technologies while being aware of cultural and generational diversity. To participate in society through public and private digital services and participatory citizenship. To manage one’s digital identity and reputation
> > 1. Sending/receiving emails (IUEM);
> > 2. Telephoning/video calls over the internet (IUPH1);
> > 3. Instant messaging (IUCHAT1);
> > 4. Participating in social networks (IUSNET);
> > 5. Expressing opinions on civic or political issues on websites or in social media (IUPOL2);
> > 6. Taking part in online consultations or voting to define civic or political issues (IUVOTE).
> >
> > 3. [Digital content creation skills] To create and edit digital content. To improve and integrate information and content into an existing body of knowledge while understanding how copyright and licences are to be applied. To know how to give understandable instructions for a computer system
> > 1. Using word processing software (CWRD1);
> > 2. Using spreadsheet software (CXLS1);
> > 3. Editing photos, video or audio files (CEPVA1);
> > 4. Copying or moving files (such as documents, data, images, video) between folders, devices (via e-mail, instant messaging, USB, cable) or on the cloud (CXFER1);
> > 5. Creating files (such as documents, image, videos) incorporating several elements such as text, picture, table, chart, animation or sound (CPRES2);
> > 6. Using advanced features of spreadsheet software (functions, formulas, macros and other developer functions) to organize, analyse, structure or modify data (CXLSADV1);
> > 7. Writing code in a programming language (CPRG2).
> >
> > 4. [Safety skills] To protect devices, content, personal data and privacy in digital environments. To protect physical and psychological health, and to be aware of digital technologies for social well-being and social inclusion. To be aware of the environmental impact of digital technologies and their use
> > 1. Managing access to own personal data by checking that the website where the respondent provided personal data was secure (MAPS_CWSC);
> > 2. Managing access to own personal data by reading privacy statements before providing personal data (MAPS_RPS);
> > 3. Managing access to own personal data by restricting or refusing access to own geographical location (MAPS_RRGL);
> > 4. Managing access to own personal data by limiting access to profile or content on social networking sites or shared online storage (MAPS_LAP);
> > 5. Managing access to own personal data by refusing allowing use of personal data for advertising purposes (MAPS_RAAD);
> > 6. Changing settings in own internet browser to prevent or limit cookies on any of the respondent devices (PCOOK1).
> >
> > 5. [Problem solving skills] To identify needs and problems, and to resolve conceptual problems and problem situations in digital environments. To use digital tools to innovate processes and products. To keep up-to-date with the digital evolution.
> > 1. Downloading or installing software or apps (CINSAPP1);
> > 2. Changing settings of software, app or device (CCONF1);
> > 3. Online purchases (in the last 12 months) (IBUY=1 or IBUY=2);
> > 4. Selling online (IUSELL);
> > 5. Used online learning resources (IUOLC or IUOLM);
> > 6. Internet banking (IUBK);
> > 7. Looking for a job or sending a job application (IUJOB).
> >
> > =================
> >
> > Lungi da me il sindacare tale approccio.... ma mi chiedo: "Quando è possibile definirsi 'alfabetizzato' [digitalmente], secondo questa scala di 30 "competenze"?". Bisogna avere TUTTE queste abilita'?
> >
> > Io (erroneamente?) tendo a pensare all'alfabetizzazione digitale gia' presente nei soggetti che hanno dimestichezza negli ambiti 1 (Information and data literacy skills) e 2 (Communication and collaboration skills)... e mi viene facile pensare che tutti coloro che hanno uno smartphone android da almeno un paio d'anni ricadano in questa categoria...
> >
> > Certamente *NON* penso a "alfabetizzazione" quando leggo 3.3 (Editing photos, video or audio files) , 3.6 (Using advanced features of spreadsheet software) o, addirittura, 3.7 (Writing code in a programming language).
> >
> > Ripeto: non dico che il questionario non abbia senso. Mi interrogo solo sulla correlazione fra i suoi risultati, ed il concetto di "alfabetizzazione" (come discusso nel nostro thread).
> >
> >
> >
> > Per tornare al punto di partenza, pero', quello che (mi) interessa è un aspetto che questo questionario tocca solo marginalmente, nell'ambito 4 (Safety skills). Detto in altri termini: se conveniamo (qui, su questa lista) che è fondamentale --per un cittadino Europeo-- essere cosciente delle macro-implicazioni di un Alexa installato in casa o della raccolta "a tradimento" di dati quando si va on-line...., tale consapevolezza la vedo soltanto marginalmente "toccata" in 4 (Safety Skills). Quindi mi chiedo: "Forse le 'competenze' che noi, qui, auspichiamo siano diffuse.... sono `esterne` al concetto di alfabetizzazione digitale? Forse `vanno oltre`?"
> >
> >
> >
> > Aggiungo, inoltre, che nel thread di questa discussione, il concetto di "alfabetizzazione" andrebbe anche distinto in funzione dei "target". Mi spiego:
> >
> > 1) un conto è il fare in modo che il Signor Mario e la Signora Maria siano coscienti di cosa comporta Alexa in casa, o amazon door bell alla porta...
> >
> > 2) un altro conto è il fare in modo che il Dr. Carlo o la Dr.ssa Carla - dirigenti scolastici di un istituto/liceo superiore - siano consapevoli delle implicazioni generate dalle proprie scelte rispetto alle piattaforme di DaD & Co.
> >
> > 3) un altro conto ancora è fare in modo che ~60 Rettori abbiano consapevolezza delle scelte tecnologiche operate dai propri dirigenti.
> >
> > L'"alfabetizzazione" di ognuno dei questi tre target, è abissalmente diversa dagli altri due target restanti. Che significa, quindi, "alfabetizzare"?
> >
> >
> >
> > Chiudo dicendo che --per quanto mi riguarda-- ho cessato da un pezzo di essere "romantico", e quindi il punto 1 mi interessa molto marginalmente (ossia: sono stra-sicuro di poter contribuire *zero* al riguardo).
> > Viceversa, sono convinto che i punti 2 e --soprattutto-- 3 possono avere un impatto molto importante, a lungo termine. A me, quindi, interessa contribuire all'alfabetizzazione di questi due ambiti... che, se vogliamo, definirei "di nicchia" (rispetto all'1.).
> >
> >
> >
> > Grazie a tutti per il tempo che state dedicando a questa discussione.
> >
> > Un saluto,
> > DV
> >
> >
> > --
> > Damiano Verzulli
> > e-mail: damiano(a)verzulli.it mailto:damiano@verzulli.it
> > ---
> > possible?ok:while(!possible){open_mindedness++}
> > ---
> > "...I realized that free software would not generate the kind of
> > income that was needed. Maybe in USA or Europe, you may be able
> > to get a well paying job as a free software developer, but not
> > here [in Africa]..." -- Guido Sohne - 1973-2008
> > http://ole.kenic.or.ke/pipermail/skunkworks/2008-April/005989.html
> >
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
Sept. 20, 2023