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Re: [nexa] Oscurità digitale
by Giuseppe Attardi
> On 20 Apr 2023, at 12:00, <nexa-request(a)server-nexa.polito.it> <nexa-request(a)server-nexa.polito.it> wrote:
>
> From: alessandro marzocchi <alemarzoc(a)gmail.com <mailto:alemarzoc@gmail.com>>
> To: nexa(a)server-nexa.polito.it <mailto:nexa@server-nexa.polito.it>, giuseppe.attardi(a)unipi.it <mailto:giuseppe.attardi@unipi.it>,
> daniela.tafani(a)unipi.it <mailto:daniela.tafani@unipi.it>, Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it <mailto:giacomo@tesio.it>>,
> vetere.guido(a)gmail.com <mailto:vetere.guido@gmail.com>
> Subject: [nexa] Oscurità digitale
> Message-ID:
> <CAG5xczd0ombVjFnSzCSFk_6a5UYGxftn4HbY4Vj0pn7nZE9rxA(a)mail.gmail.com <mailto:CAG5xczd0ombVjFnSzCSFk_6a5UYGxftn4HbY4Vj0pn7nZE9rxA@mail.gmail.com>>
> Content-Type: text/plain; charset="utf-8"
>
> Mi riferisco alle opinioni manifestate soprattutto da Beppe Attardi e
> Giacomo Tesio, in qualche modo portabandiera di valutazioni opposte.
> Qualche domanda sull'argomento.
> * 1 *
> il digitale incide oppure no in modo significativo sul nostro modo di
> essere umani?
> Ci fornisce oppure no "informazioni" che influenzano scelte finora
> autonome?
Incide sul nostro modo di fare quasi tutte le cose che facciamo, di apprendere, conoscere, comunicare, produrre, consumare, ecc.
Non credo che cambi il nostro modo di essere: per quello servirebbe una mutazione genetica, che non può essere indotta dalla tecnologia.
Ma qui ci vorrebbe un filosofo per definire cosa significhi “essere umani”.
La rivoluzione digitale, nacque negli anni ’70 con l’intento di rendere le persone più autonome, più istruite, e meno soggette a intermediari che ne limitassero o determinassero le scelte.
Prima che esistesse Internet, veniva pubblicato il Whole Earth Catalog, che raccoglieva idee, suggerimenti, e soluzioni da costruirsi da soli.
Uno di queste cose era il personal computer, e Internet divenne lo strumento perché tutti potessero scambiarsi ciò che ciascuno faceva e metteva a disposizione di altri.
Il sogno era che chiunque avesse una buona idea la poteva sviluppare, insegnare agli altri come farsela e fare emergere le idee migliori.
Per una ventina di anni il meccanismo ha funzionato e sono nati i primi servizi, realizzati in proprio da ciascuno e federati attraverso la rete: mail, IRC, Usenet e Web.
Fino a quell’epoca ciascuno doveva mettere in piedi il proprio pezzo di servizio, es. il proprio web server, spesso programmandolo da solo o scambiandosi codice Open Source.
Linux e Apache (che con Mysql e Php fanno LAMP) sono stati i cavalli da soma su cui si è sviluppato il web.
Poi quando la scala è aumentata e sono arrivati miliardi di persone che non avevano voglia, tempo o capacità di farsi le cose da soli, sono apparsi gli intermediari: coloro che ti offrivano gli spazi per creare siti web, i blog e poi i motori di ricerca per trovare tra le miriadi di cose scritte dagli utenti.
Inizialmente certi servizi si pagavano (es. web hosting), poi si iniziarono a offrire servizi gratis, con la sola finalità di acquisire utenti: all’epoca della bolla Internet le aziende venivano valutate su quello, anziché sul fatturato, quasi sempre in deficit.
La svolta avvenne per caso, quando Ouverture, scadente motore di ricerca commerciale acquisito da Yahoo!, impedì a Google di usare la loro tecnica brevettata del pay per click.
Google dovette inventarsi gli AdWords, ossia le aste per accaparrarsi le keyword di ricerca a cui associare annunci pubblicitari.
Da lì partì il mercato della vendita degli utenti agli inserzionisti e fu l’origine del capitalismo di sorveglianza.
Chi riusciva ad accaparrarsi più utenti, sbaragliava tutti gli altri, crescendo smisuratamente per poi allargarsi in altri settori, con acquisizioni e concentrazioni.
Oggi Google controlla oltre l’80% del mercato della search e tramise DoubleClick il 92% della pubblicità digitale.
Quindi, tornando alla domanda iniziale: è il modello di business basato su servizi gratuiti compensati con la pubblicità ciò che ha cambiato la nostra natura di esseri digitali: da persone coscienti e responsabili di ciò che facciamo e dei nostri destini, siamo diventati fuscelli pilotati dal vento delle grandi Big Tech.
Non è il digitale che ci ha cambiati, ma l’uso incontrollato della pubblicità a sostegno dei monopoli che ha cambiato il mondo digitale.
Purtroppo le leggi attuali sui monopoli sono inefficaci, prerché si basano sul principio del danno ai consumatori derivante dalla concentrazione.
Ma se I servizi sono gratis non c’è alcun danno apparente per i consumatori.
> A volte "decide" oppure no al nostro posto?
> * 2 *
> la possibilità di "leggere il programma" è opportuna / necessaria?
La capacità er la voglia di fare cose da soli è cruciale per potersi mantenere liberi e indipendenti.
Acquisire il “Pensiero digitale” dovrebbe essere una delle competenze di base, come leggere, scrivere e far di conto in passato.
Ma soprattutto dovremmo coltivare la passione e il piacere di fare le cose da soli.
> Siamo tutti coinvolti in quanto accade nella tecnologia.
> Scienza e tecnica ci hanno fatto superare le colonne d'Ercole, ci hanno
> fatto vedere oltre l' "hic sunt leones", hanno fondato la cibernetica ma
> ora stanno entrando nel nostro cervello, il cui sviluppo è causa ed effetto
> della nostra differenza animale, ora autore uomo ed artefatto digitale (IA
> eccetera) interagiscono in attività che fino a poco fa consideravamo
> esclusive dell'uomo, più d'uno vedo una tendenza dell'artefatto a
> prevalere. Per le difficoltà di definire e comprendere varie parole sulle
> quali - indipendentemente dal digitale - mancano definizioni precise (penso
> a coscienza, intelligenza, mente) tornerei all'antica definizione di
> "cervello elettronico" che trovo meno ambigua rispetto ad IA ma non saranno
> le parole a far la differenza.
> Nell'attesa di "leggere il programma", in altre parole in attesa di una
> regola che pretenda trasparenza totale e vieti ogni istruzione nascosta,
> un'ultima domanda:
> * 3 *
> aiuterebbe un eventuale obbligo di "nessuna profilazione di default"?
Bisognerebbe rendere illegale o scoraggiare con tassazione altamente progressiva, come propone il premio nobel Paul Romer, i servizi offerti unicamente attraverso la pubblicità.
Quella è stata ed è la causa prima di tutte le distorsioni che stiamo vedendo oggi.
Tutto il resto discende di conseguenza.
Eliminare la profanazione non basterebbe: ci sono soluzioni per vendere pubblicità mirata anche senza profanazione individuale, ma per tematiche di interesse, come i Google FloCs o i Topics.
— Beppe
> Specifici servizi andrebbero richiesti di volta in volta, ribaltando
> l'attuale abitudine.
> Off topic mi viene in mente l'esperienza bancaria: man mano che aumenta
> l'importo di contante chiesto al cassiere, automaticamente il sistema
> aumenta i tempi di attesa.
>
> Il digitale non è facile ma non è soltanto un artefatto tecnologico
> complesso e potente, sempre più spesso e di fatto svolge funzioni analoghe
> al sistema parola, al sistema lingua.
> Mi rendo conto che la sintesi "il digitale" non è perfetta ed affido la mia
> semplificazione alla vostra comprensione.
> Grazie e cordialità.
> Duccio (Alessandro Marzocchi)
April 21, 2023
MEMENTO | 105° Nexa Lunch Seminar | 26 aprile 2023, ore 13.00
by Nexa Media
Gentilissime, gentilissimi,
Vi ricordiamo che **mercoledì 26 aprile**, dalle ore 13.00 alle ore
14.00, si terrà il*105° Nexa Lunch Seminar*,
con un incontro dal titolo /*"Ideal technologies, ideal women. Looking
at Redditors' AI and gender imaginaries of the Replika chatbot"*/.
Ospite dell'incontro: *Iliana Depounti* (University of Loughborough).
_L'incontro si terrà IN PRESENZA e ONLINE._
_SEDE FISICA_ dell'incontro: Centro Nexa su Internet e Società,
Politecnico di Torino, Via Boggio 65/a, Torino (1° piano).
Per accedere alla sala si raccomanda di suonare al citofono *Portineria*
e di seguire le indicazioni segnalate dai cartelli lungo il percorso.
QUI <https://nexa.polito.it/contatti> maggiori informazioni su come
raggiungerci.
_STANZA VIRTUALE _dell'incontro:
https://didattica.polito.it/VClass/NexaEvent
Maggiori informazioni alla pagina web:https://nexa.polito.it/lunch-105
Grazie per l'attenzione,
Cordiali saluti,
--
Anita Botta
Communication Manager
Nexa Center for Internet & Society
Politecnico di Torino – DAUIN
Corso Duca degli Abruzzi, 24 - 10129 Torino
web: https://nexa.polito.it/
mail: anita.botta(a)polito.it
tel: 011 090 7219
April 21, 2023
Re: [nexa] AI-generated songs
by 380°
Buongiorno,
grazie mille per la segnalazione
Se mi posso permettere, il subject dell'email è un po' bombastic :-)
Executive summary: non è un brano negerato dalla AI ma è un modo molto
hacker di tentare di sollevare la questione dei copywriter... o solo una
paraculata marketing?!?
Ugo Pagallo <ugo.pagallo(a)unito.it> writes:
[...]
> https://www.bbc.com/news/entertainment-arts-65298834
«A song that uses Artificial Intelligence to clone the voices of Drake
and The Weeknd has gone viral on social media.»
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
Called Heart On My Sleeve, the track simulates the two stars trading
verses about pop star and actress Selena Gomez, who previously dated The
Weeknd.
The creator, known as @ghostwriter, claims the song was created by
software trained on the musician's voices.
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
Per la precisione l'autore è ghostwriter977, non vi sfuggirà che già il
nome dice tutto, vero?!? [1]
L'autore non è una "AI" e non è affatto chiaro quale software abbia
usato e nemmeno se si tratti di software "AI" o altro (perché nella
produzione musicale oggi è _impossibile_ fare a meno del software).
Quello che è chiaro è che ghistwriter977 ha dichiarato che /le voci/
sono state "generate" da un (supposto) sistema "AI" ma non è **per
nulla** chiaro /come/ e cosa sia stato "generato".
Quindi: di cosa stanno parlando esattamente?
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
"We really are in a new era," responded one listener in the
comments. "Can't even tell what's legit or fake anymore."
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
"Legit or fake" sarebbe a dire?!?! La voce sarebbe fake o legit?!? Il
brano musicale?!?
L'autotuning è fake o legit?!? :-O
L'imitazione di una voce da parte di una (presunta) AI è fake o legit?!?
Tutte cose estremamente interessanti ma che non hanno nulla a che fare
col copyright e /nemmeno/ con l'AI.
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
[...] Drake's complaint came after Universal Music Group wrote to
streaming services including Spotify and Apple Music, asking them to
prevent artificial intelligence companies from accessing their
libraries.
It is thought companies have been using the music to "train" their
software.
"We will not hesitate to take steps to protect our rights and those of
our artists," UMG warned in the email, first obtained by the Financial
Times.
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
Chiaro quindi qual'è la vera natura del contenzioso?
https://www.billboard.com/pro/universal-music-asks-spotify-apple-stop-ai-ac…
«Universal Music Asks Streaming Services to Block AI Companies From
Accessing Its Songs»
Alla UMG /semplicemente/ ghostwriter977 ha /artisticamente/ risposto con
un lungo giro di parole per urlare loro in faccia: «Avete la faccia come
il culo»
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
[...] French DJ David Guetta recently used a site called uberduck.ai to
mimic the voice of Eminem and add it to one of his instrumentals.
"I'm sure the future of music is in AI," he told the BBC.
However, he said the technology could only be useful "as a tool" - like
the drum machine and the sampler before it.
"Nothing is going to replace taste," he said. "What defines an artist
is, you have a certain taste, you have a certain type of emotion you
want to express, and you're going to use all the modern instruments to
do that."
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
Ah meno male, c'è ancora speranza per l'umanità allora, ce lo dice anche
il DJ David Guetta che (forse) di musica se ne intende.
Giusto per mettere i puntini sulle ü, l'espressione artistica è
**sempre** stata _preceduta_ dall'apprendimento [2] della _tecnica_,
dalla pittura alla musica passando per la letteratura, solo che non di
sola tecnica vive l'arte e se manca la creatività [3] che serve a
/(re)ideare/ (invece di reificare) ciò che viene espresso per mezzo
dell'applicazione di una tecnica, dopo un po' non è più arte ma noia,
non ho detto gioia ma noia...
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
[...] The rapid rise of the technology has rattled the music
industry. Heart On My Sleeve, for example, does not infringe copyright,
as it appears to be an entirely original composition.
The author has also made it explicit that Drake and The Weeknd were not
involved in the making of the song, which should (in theory) protect
them from a "passing off" claim, where they profit from misleading the
audience into believing it is genuine.
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
Chiaro quindi di cosa stiamo parlando? Non c'è violazione del copyright
(ghostwriter977 d'altronde lo fa per mestiere e tutti i ghost writer
sono maestri in questo), NEMMENO del diritto morale degli artisti
/imitati/ dalla (presunta) AI.
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
In response, a broad coalition of musicians and artists have launched a
"Human Artistry Campaign", whose aim is to ensure artificial
intelligence will not "erode" human creativity.
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
Hahahahahahaha, ROTFL!
Come se il problema qui non sia **solo** il "ghostwriting" /spietato/
https://en.wikipedia.org/wiki/Ghostwriter
(l'articolo un lungo, vi invito a prendervi un po' di tempo ma vale la
pena leggerlo, per capire il fenomeno)
Ancora per mettere i puntini sulle ü, cedere i diritti morali fa parte
del business:
https://it.wikipedia.org/wiki/Diritto_d%27autore#Cessione_del_diritto_moral…'autore
Adesso che l'AI è uno _strumento_ usato (come?) per /evidenziare/ in
modo ancora più facile quanto certe produzioni artistiche siamo /fatte
con lo stampino/ gli "artisti col culo al caldo" si indignano: stendiamo
un velo pietoso, che è meglio!
[...]
> Se la cosa può interessare, il DJ francese David Guetta dichiara che 'the
> future of music is in AI' -
> https://www.bbc.com/news/entertainment-arts-64624525
Una persona non può esprimere un concetto articolato che subito zac!
una sua frase viene citata senza contestualizzarla, perché a leggere la
sua dichiarazione sopra il risultato netto è ESATTAMENTE l'opposto
rispetto alla suggestione di «the future of music is in AI»
> Il dibattito è (stato) aperto.
Il dibattito su cosa: sul ghostwriting?!? :-D
saluti, 380°
[1] Although the identity of ghostwriter977 is unknown, the user later
stated that he was a ghostwriter who "got paid close to nothing just for
major labels to profit" (da
https://en.wikipedia.org/wiki/Heart_on_My_Sleeve_(ghostwriter977_song))
[2] nell'unico senso che ha senso: quello umano, che non c'entra nulla
con la "modellazione computazionale" che vorrebbe imitarne le
caratteristiche e /soprattutto/ i risultati
[3] che già solo riuscire a comprendere e descrivere cos'è creativo e
cos'è "una copia" (non ho detto plagio, quello è facile, almeno in
musica) è... una perdita di tempo?!?
--
380° (Giovanni Biscuolo public alter ego)
«Noi, incompetenti come siamo,
non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché»
Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice
but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
April 21, 2023
ERRATA CORRIGE | MODIFICA SEDE | Technology, Humans, and Discontent with Law: The Quest for Better Governance | 4 maggio 2023, ore 16.00
by Nexa Media
Carissime, carissimi,
Vi segnaliamo che la *Public Lecture del****Prof. **Roger Brownsword*
(King's College London and Bournemouth University)
avrà luogo nella *ROOM E3, presso il Campus Luigi Einaudi* (Lungo Dora
Siena 100),
invece che nell'Aula 6 del Politecnico di Torino, come precedentemente
annunciato.
L'incontro, che si terrà *giovedì 4 maggio*, dalle ore 16.00 alle ore 17.30,
vedrà la partecipazione del *co-direttore del Centro Nexa **Maurizio
Borghi* (Università degli Studi di Torino).
Per maggiori informazioni consulta la pagina:
https://nexa.polito.it/Technology-Humans-and-Discontent-with-Law
Grazie per l'attenzione,
Cordiali saluti,
--
Anita Botta
Communication Manager
Nexa Center for Internet & Society
Politecnico di Torino – DAUIN
Corso Duca degli Abruzzi, 24 - 10129 Torino
web: https://nexa.polito.it/
mail: anita.botta(a)polito.it
tel: 011 090 7219
April 21, 2023
MODIFICA SEDE | Technology, Humans, and Discontent with Law: The Quest for Better Governance | 4 maggio 2023, ore 16.00
by Nexa Media
Carissime, carissimi,
Vi segnaliamo che la *Public Lecture del****Prof. **Roger Brownsword*
(King's College London and Bournemouth University)
avrà luogo nella *ROOM E3, presso il Campus Luigi Einaudi* (Lungo Dora
Siena 100),
invece che nell'Aula 6 del Politecnico di Torino, come precedentemente
annunciato.
L'incontro, che si terrà *giovedì 4 marzo*, dalle ore 16.00 alle ore 17.30,
vedrà la partecipazione del *co-direttore del Centro Nexa **Maurizio
Borghi* (Università degli Studi di Torino).
Per maggiori informazioni consulta la pagina:
https://nexa.polito.it/Technology-Humans-and-Discontent-with-Law
Grazie per l'attenzione,
Cordiali saluti,
--
Anita Botta
Communication Manager
Nexa Center for Internet & Society
Politecnico di Torino – DAUIN
Corso Duca degli Abruzzi, 24 - 10129 Torino
web: https://nexa.polito.it/
mail: anita.botta(a)polito.it
tel: 011 090 7219
April 21, 2023
Re: [nexa] a proposito di "non e' AI che fa cose, ma le persone che la controllano"
by Daniela Tafani
Ezra Klein ha scritto, qualche settimana fa:
In 2021, I interviewed Ted Chiang, one of the great living sci-fi writers. Something he said to me then keeps coming to mind now.
“I tend to think that most fears about A.I. are best understood as fears about capitalism,” Chiang told me.
“And I think that this is actually true of most fears of technology, too.
Most of our fears or anxieties about technology are best understood as fears or anxiety about how capitalism will use technology against us.
And technology and capitalism have been so closely intertwined that it’s hard to distinguish the two.”
[...]
I might [...] alter Chiang’s comment one more time:
Most fears about capitalism are best understood as fears about our inability to regulate capitalism.
https://www.nytimes.com/2023/02/26/opinion/microsoft-bing-sydney-artificial…
--------------------
Da: nexa <nexa-bounces(a)server-nexa.polito.it> per conto di Marco Fioretti <mfioretti(a)nexaima.net>
Inviato: giovedì 20 aprile 2023 20:30
A: Nexa
Oggetto: [nexa] a proposito di "non e' AI che fa cose, ma le persone che la controllano"
NO, AI non ci uccidera' tutti, al limite NOI ci faremo uccidere da AI educate come certi bambini:
https://mfioretti.substack.com/p/weve-raised-ai-just-like-we-raised<https://es.sonicurlprotection-fra.com/click?PV=2&MSGID=20230420183027105623…>
April 20, 2023
a proposito di "non e' AI che fa cose, ma le persone che la controllano"
by Marco Fioretti
e quindi (per fortuna) sono i rapporti di potere e non fra le persone, quelli che contano,
segnalo la discussione appena iniziata sul tema "Should open source allow AI training?"
https://news.ycombinator.com/item?id=35643715 (https://news.ycombinator.com/item?id=35643715)
Marco
--
NO, AI non ci uccidera' tutti, al limite NOI ci faremo uccidere da AI educate come certi bambini:
https://mfioretti.substack.com/p/weve-raised-ai-just-like-we-raised (https://mfioretti.substack.com/p/weve-raised-ai-just-like-we-raised)
April 20, 2023
AI-generated songs
by Ugo Pagallo
Nexiane/i,
da qualche giorno una canzone caricata su Tik-Tok sta scatenando un
pandemonio. Il fronte del copyright e annessi come vedrete dai link
rientrano ancora una volta in fibrillazione per via dell'IA...
Un'utile introduzione in
https://www.bbc.com/news/entertainment-arts-65298834
Spotify e Apple sembrano già averla, come dire?, censurata:
https://www.bbc.com/news/entertainment-arts-65309313
La canzone (che poi non è male ;-) è ancora su youtube:
https://www.youtube.com/watch?v=QTf3UtKlA0M
Se la cosa può interessare, il DJ francese David Guetta dichiara che 'the
future of music is in AI' -
https://www.bbc.com/news/entertainment-arts-64624525
Il dibattito è (stato) aperto.
u.
April 20, 2023
EC - two proposals for a Council Recommendation in the context of the European Year of Skills
by Alessandro Brolpito
Salve, condivido, appena pubblicate, 18/04.
Cordialmente, Alessandro
>>
The Commission adopted two proposals for a Council Recommendation in the
context of the European Year of Skills
<https://eur03.safelinks.protection.outlook.com/?url=https%3A%2F%2Fyear-of-s…>,
with the aim to support Member States and the education and training sector
in providing high-quality, inclusive and accessible digital education and
training to develop the digital skills of European citizens.
The proposals address the two main common challenges jointly identified by
the Commission and EU Member States: 1) the lack of a whole-of-government
approach to digital education and training, and 2) difficulties in
equipping people with the necessary digital skills.
For more details:
- Press release
<https://eur03.safelinks.protection.outlook.com/?url=https%3A%2F%2Fec.europa…>
- Factsheet
<https://eur03.safelinks.protection.outlook.com/?url=https%3A%2F%2Feducation…>
on improving the provision of digital skills in education and training
- Factsheet
<https://eur03.safelinks.protection.outlook.com/?url=https%3A%2F%2Feducation…>
on the key enabling factors for successful digital education and training
- Factsheet
<https://eur03.safelinks.protection.outlook.com/?url=https%3A%2F%2Fec.europa…>
on the Pilot for a European Skills Certificate
April 20, 2023
Re: [nexa] Oscurità digitale (alessandro marzocchi)
by giacomo@tesio.it
Ciao Karlessi,
ripercorro anche io le tue risposte (giacché sono, in effetti, risposte)
per metterle a confronto con quelle che darei io.
On 20.04.2023 11:01, karlessi wrote:
>> Date: Wed, 19 Apr 2023 23:51:15 +0200
>> * 1 *
>> il digitale incide oppure no in modo significativo sul nostro modo di
>> essere umani?
>> Ci fornisce oppure no "informazioni" che influenzano scelte finora
>> autonome?
>> A volte "decide" oppure no al nostro posto?
>
> sì, "decide".
no, non decide.
il software calcola.
ripete pedissequamente, meccanicamente, la propria programmazione.
che tale programmazione sia ignota (per ragioni di licenza o per
inadeguatezza delle tecniche di programmazione adottate) è irrilevante.
il software effettua SEMPRE ed ESCLUSIVAMENTE ciò che è definito nel
proprio programma. anche quando modifica la propria configurazione
(che come osservava 380° in passato, è semplicemente una parte della
programmazione differita rispetto alla compilazione del binario), in
funzione dell'input ricevuto, tale variazione è predeterminata.
e di nuovo, il fatto che tale determinazione sia o pretenda di essere
irresponsabile, è totalmente irrilevante rispetto al fatto che sussista.
quand'anche un software fosse connesso ad una sorgente randomica in
grado
di alterarne la configurazione per simulare una sorta di libero
arbitrio,
la forma della configurazione stessa e la sua interpretazione da parte
del programma sarebbe comunque predeterminato.
dunque "il digitale" non decide. MAI.
Siamo sempre noi che interpretiamo il suo output.
Talvolta, in evidente stato confusionale, lo interpretiamo come
"decisione"
ma non lo è: la decisione è SOLO nostra e dobbiamo assumercene la piena
responsabilità, perché siamo noi ad interpretare l'output.
> ma come non esiste l'autonomia umana assoluta (sarebbe
> solipsismo psicotico), così "il digitale" non decide "al posto"
> nostro: decide "insieme" a noi, re-agendo insieme. "decide" nel senso
> che promuove attivamente determinate visioni del mondo perché
> re-agisce (ciberneticamente, retroattivamente) con vulnerabilità
> umane, zone sensibili personali e collettive di cui è importante avere
> consapevolezza, e di cui prendersi cura (bias cognitivi sfruttati
> dalle interfacce, sensibilità personali, abitudini culturali, ecc.).
No, non decide "il digitale", ma chi lo programma e lo integra nella
società cibernetica, distribuendolo, eseguendolo etc...
> In termini poetici e filosofici, i sistemi tecnici contemporanei hanno
> delle "voci", cioè dei demoni socratici che le muovono, e che
> evolvono. queste voci "spingono" (nudge, gamification) gli umani a
> reagire in un certo modo. OVVIAMENTE si può: resistere; imparare;
> smontare e rimontare; rifiutare; limitare la manipolazione; usare in
> maniera difforme (ma implica maggior sforzo); evolvere diversamente;
> ecc ecc
Mi correggeranno i filosofi in lista, ma ho sempre inteso il demone di
Socrate come la sua Coscienza, qualcosa che agli automatismi manca.
Infatti, se non erro, Socrate diceva che il suo demone lo dissuadeva
dal fare ciò che stava per fare, ma non gli imponeva mai di fare
qualcosa.
Il software non è una "voce interiore" dell'automatismo che lo incita
a resistere ai propri impulsi.
Il software determina completamente e precisamente ciò che l'automatismo
farà e ciò che non farà. E di conseguenza, determina completamente gli
effetti che avrà sull'ecosistema in cui viene introdotto e sulle persone
con cui interagirà.
> però è importante ricordare che "(NON) dipende (SOLO) da noi", cioè
> non dipende solo dall'uso. I sistemi tecnici hanno affordances, che
> sono ideologicamente sviluppate. "Ideologico" nel senso di "portatore
> di una certa visione del mondo, con certe idee-cardine" (che possono
> cambiare nel tempo)
Non dipende affatto dall'uso, perché l'uso stesso è pre-determinato.
Gli hacker sono in grado di alterare il funzionamento di tali artefatti
perché ne comprendono il funzionamento tanto da smontarli e rimontarli
in modo diverso.
Ma alla fine dell'hack, l'automatismo continuerà a ripetere
pedissequamente
la volontà di chi l'ha programmato (in questo caso, l'hacker).
> un esempio, da una presentazione-laboratorio tenuta l'altro ieri sera
> a Roma: Youtube ora spinge a VEDERE video, NON A CARICARE video.
> Infatti l'interfaccia dell'altro ieri NON E' come quella degli inizi:
>
> https://web.archive.org/web/20230418000009/https://www.youtube.com/
>
> https://web.archive.org/web/20050614234128/http://www.youtube.com/
>
> nella seconda, del 2005, "UPLOAD YOUR VIDEO" è molto evidente... nella
> prima, del 2023, è scomparsa. ciò mostra che la voce del demone di
> Youtube si è evoluta, saperlo e notarlo ci aiuta a relazionarci in
> maniera accorta a questo sistema, a ridurre l'alienazione tecnica, a
> limitare gli stati di flusso in cui si interagisce "senza decidere" :D
Bell'esempio, pessima interpretazione. :-)
YouTube non è "evoluto": è stato sostituito con una nuova versione.
E' un software, non ha una identità.
GOOGLE, che lo realizza e amministra, decide cosa l'utente (terribile
riduzione della persona umana) possa o non possa fare.
E decide con quale probabilità e frequenza.
Così come deciderà chi vedrà i video caricati.
Oltre ovviamente a decidere che video vedrà la maggioranza delle
persone,
quali diventeranno virali etc...
YouTube, in sé, non esiste.
Durante i continui A/B test, persone diverse usano software diversi.
Attribuirgli un'identità è di per sé alienante.
E' una cosa: un artefatto costruito dall'uomo per scopi precisi.
Ogni artefatto può essere utile.
Ma a nessuno va attribuita alcuna dignità intrinseca.
Per questo parlare di "intelligenza artificiale", "macchine cognitive"
(come fa Enrico Nardelli nel suo ottimo libro) o anche solo
"esseri tecnici" è pericolosamente alienante!
Sono cose. Solo cose.
Se le trattiamo come qualcosa di diverso, se gli attribuiamo una
qualsiasi
dignità, sottraiamo inevitabilmente tale dignità all'uomo.
Un software è un testo che può determinare il comportamento di una
macchina.
Niente di più.
Devo poterlo smembrare e rimontare senza ritegno o rispetto.
Il rispetto, la dignità, è solo per le persone, non per l'artefatto.
Quelle che l'hanno scritto e che lo modificheranno, così come quelle
che lo eseguiranno. Ma non per l'artefatto.
Se non funziona, si cancella o si "martella"... è una cosa insomma.
Come artefatto, il suo unico criterio di valore è l'utilità.
Criterio che non va mai applicato alle persone.
>> * 2 *
>> la possibilità di "leggere il programma" è opportuna / necessaria?
>
> IMHO è importante poter comprendere a grandi linee come funziona il
> programma e poter intervenire in quello svolgimento. se non
> direttamente, attraverso gli occhi e le competenze di qualcuno di cui
> ci fidiamo.
Io direi fondamentale.
In una società cibernetica in cui il rapporto numerico fra esseri umani
ed automatismi è di uno a 3-400 (contando solo gli automatismi in
esecuzione
su un comune cellulare android), si potrebbe argomentare che sia persino
più importante di saper leggere e scrivere una lingua umana.
Ma sarebbe un argomento alienante! ;-)
Infatti, sono esseri umani a realizzare e controllare quegli
automatismi!
Invece è fondamentale saper programmare e debuggare gli automatismi che
ci
circondano esattamente quanto è importante saper leggere, scrivere e far
di conto.
Chi non imparerà a farlo, si troverà nostro malgrado ad essere un
cittadino
di serie B nella società cibernetica in cui viviamo.
E ciò renderà tale società oppressiva ed alienante per tutti.
Ed ovviamente non democratica.
Per questo, la terza via democratica allo sviluppo tecnologico che
l'Europa
DEVE intraprendere, deve essere focalizzata sulla realizzazione di
tecnologie
perfettamente comprensibili e debuggabili da qualsiasi cittadino.
E sull'educazione informatica e cibernetica di tutti i cittadini.
Bisogna lavorare su entrambi i fronti, insomma.
Da un lato sostituire la tecnologia oppressiva del presente con una più
democratica,
dall'altro educare la cittadinanza affinché possa averne il pieno
controllo.
> esempio assai istituzionale:
>
> https://nextcloud.eucommeet.eu
>
> è un H2020 di cui curiamo la parte tecnica. perché far la fatica di
> utilizzare una VM su OpenStack del GARR invece che un AWS o Azure
> public cloud? perché avvalersi di un accrocchio nextcloud + jitsi
> invece che M$ Teams, Google Suite, ecc.? si fa fatica, anche perché
> poi gli utenti si lamentano che "è più difficile da usare di Zoom, di
> google docs!"
Di nuovo, ottimo esempio ma analisi insufficiente.
Perché è più difficile? Perché è meno integrato? Perché si fa più
fatica?
Non perché è open source (o GDPR compliant) ma perché questi software
hanno
ricevuto una frazione irrisoria degli investimenti effettuati sulle
alternative proprietarie.
E molti dei soldi di quegli investimenti vengono dalle tasse dei
cittadini
di tutto il mondo, sottratti alla pubblica amministrazione (ed
all'economia
di quei paesi) tramite evasione^W "ottimizzazione" fiscale, pratiche
commerciali scorrette, da cattura culturale e spesso da vera e propria
corruzione:
https://www.reuters.com/article/us-microsoft-settlement-idUSKCN1UH1P3
https://www.theverge.com/2022/3/25/22995144/microsoft-foreign-corrupt-pract…
Se il software libero ha dei problemi, basta investire qualche migliaio
di euro all'anno e finanziarne più seriamente lo sviluppo.
> (qualcuno direbbe: perché è GDPR compliant... ma tanto a quanto pare
> non è la preoccupazione principale dei progetti europei!)
Sì sembra che i diritti umani non godano di grande considerazione in
questo periodo.
Vedono visti come un fastidioso intralcio. Anche da esseri umani!
L'alienazione cibernetica è a livelli impensabili solo pochi anni fa.
C'è da sperare di poter recuperare tutte queste persone!
Ma la disintossicazione non è mai facile. E spesso è dolorosa.
> però continuo a pensare che sia meglio del software proprietario.
> soprattutto perché è possibile sviluppare una relazione alla pari con
> chi sviluppa e manutiene; forkare; fare altro sulla base dell'operato
> di chi è venuto prima di noi.
>
> così come è possibile sviluppare una relazione alla pari,
> istituzionalmente e umanamente parlando, con le persone che stanno
> dietro alle macchine del GARR, e, in caso di problemi e necessità,
> chiedere a loro. Non è lo stesso tipo di relazione che si può
> sviluppare con Amazon, Google o Microsoft.
Vero.
E' una questione di relazioni tra PERSONE.
(i computer sono meri specchi... ;-)
> è una questione di scalabilità federata umani-macchine, non di completa
> leggibilità/controllo del programma, IMHO.
La completa leggibilità del programma è condizione necessaria, non
sufficiente.
Infatti molto codice opensource è reso scientemente complicato, per
vanificare
le libertà formalmente garantite dalla licenza (tipicamente permissiva).
Ad OGGI, l'informatica è intrinsecamente elitaria e classista.
E' progettata per massimizzare la concentrazione del potere, nelle sue
varie forme.
Per questo appare impensabile che tutti possano dominarla.
Ed è questa la controproposta che è stata definita "oscurantista" da
Giuseppe
perché alternativa alla ricerca di un'alternativa all'uomo.
Perché cercare di simulare l'intelligenza umana in una macchina in modo
talmente
realistico da ingannare chi ne comprende il funzionamento, investendo
miliardi
di euro in una ridicola allucinazione collettiva a metà fra hubris
da "costruiamoci un vitello d'oro e adoriamolo" e animismo?
Non sarebbe meglio invece investire gli stessi soldi per creare
strumenti
informatici in grado di emancipare le persone?
Sistemi operativi, linguaggi di programmazione, software vari in grado
di
essere letti e compresi completamente da chiunque abbia finito la scuola
dell'obbligo.
Per quanto possa sembrare costoso, sarà comunque una frazione
infinitesimale
dei soldi necessari a "vincere" una gara alla ricerca della singolarità
oppressiva!
>> * 3 *
>> aiuterebbe un eventuale obbligo di "nessuna profilazione di default"?
>
> "nessuna profilazione di default" sarebbe bello, ma, forse, molte
> persone lo troverebbero scomodo, proprio come trovano scomodo che il
> browser non abbia lo storico della navigazione in sessione anonima...
Lo trovano scomodo perché il browser e il Web sono progettato per
farglielo
trovare scomodo. DEVONO trovare la privacy scomoda, anche quella poca
(pochissima)
fornita dalla navigazione anonima.
Non è un problema tecnico o culturale, è una scelta POLITICA!
Una scelta presa in modo anti-democratico e applicata alle persone
tramite
gli "esseri tecnici" che ne diventano attuatori, mascherando
completamente
i veri responsabili di tale scelta POLITICA.
> l'automazione è una questione rilevante, capire chi, come e perché
> promuove
> certe automazioni invece di altre è forse ancora più rilevante.
Perfettamente d'accordo.
Ragion per cui è FONDAMENTALE trattare gli automatismi come cose prive
di identità o dignità alcuna, ma estensioni della volontà di chi li
costruisce e li mette in opera.
SEMPRE.
Che si chiamino Google Chrome, Office 365, Android, Classroom o ChatGPT.
Ricordando sempre la domanda fondamentale della cibernetica: cui
prodest?
Giacomo
April 20, 2023