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95° Nexa Lunch Seminar | 23 Febbraio 2022 | Modalità Telematica
by Nexa Media
Gentilissimi,
vi segnaliamo che il 95° Nexa Lunch Seminar,
/*"L'istituto del Whistleblowing negli scenari europei e nazionali: la
tutela di chi segnala illeciti nelle amministrazioni e nelle imprese"*/,
con ospiti l'Avv. *Mauro Alovisio* (Fellow Centro Nexa), l'Avv. *Alessio
Ubaldi* (Fondatore Studio UB LEGAL) e l'Ing. *Giovanni Pellerano*
(GlobaLeaks Project Lead),
si svolgerà *mercoledì 23 febbraio, dalle ore 13.00 alle ore 14.00*, in
modalità telematica, utilizzando la piattaforma di videoconferenza
BigBlueButton.
Sarà possibile partecipare al seminario connettendosi al seguente
indirizzo: https://didattica.polito.it/VClass/NexaEvent
Se non visualizzi correttamente questo messaggio clicca qui
<https://nexa.polito.it/lunch-95>
NEXA
95° Nexa Lunch Seminar
Mercoledì 23 febbraio 2022, ore 13.00 - 14.00
https://nexa.polito.it/lunch-95
L'istituto del Whistleblowing negli scenari europei e nazionali:
la tutela di chi segnala illeciti nelle amministrazioni e nelle
imprese
Speakers
Avv. Mauro Alovisio (Fellow Centro Nexa), Avv. Alessio Ubaldi
(Fondatore Studio UB LEGAL) e Ing. Giovanni Pellerano
(GlobaLeaks Project Lead)
This event will be webcast live: https://nexa.polito.it/nexa-hangout-on-air
*PARTECIPA ONLINE ALL'INCONTRO:
https://didattica.polito.it/VClass/NexaEvent*
/"I *whistleblower* svolgono un ruolo essenziale nel portare alla luce
fatti corruttivi o fondati sospetti di illeciti che possono minacciare
l'interesse pubblico. In tutti i paesi che riconoscono questo istituto,
le segnalazioni hanno permesso la protezione di interessi comuni
fondamentali, nonché il recupero di ingenti risorse pubbliche”/,
*Giuseppe Busia, Presidente dell'Autorità di prevenzione della
corruzione (ANAC)*. La Direttiva Europea 2019/1937
<https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32019L1937&fr…>
*a tutela del whistleblowing* prevede specifiche *garanzie di sicurezza
e di riservatezza dei segnalanti*: la disciplina di protezione non
riguarda solo i dipendenti, ma si estende anche ai fornitori,
consulenti, tirocinanti, volontari, candidati, ex dipendenti che
facciano le segnalazioni, nonché i colleghi, i parenti e i
rappresentanti sindacali che si fanno tramite della segnalazione. Tutti
i soggetti giuridici del settore privato con almeno 50 dipendenti
dovranno *istituire canali e procedure per le segnalazioni interne*, in
grado di *garantire la riservatezza e la sicurezza del segnalante*. Si
osserva quindi come l'*Italia* risulti in ritardo nell'attuazione della
direttiva in esame, con il rischio di essere sanzionata dall'UE, e
mostrandosi pertanto ad un bivio nel percorso culturale verso la legalità.
L'incontro interdisciplinare proposto intende illustrare, alle luce
delle recenti *linee guida 469 di ANAC
<https://www.anticorruzione.it/-/delibera-numero-469-del-9-giugno-2021-e-lin…>*,
i *nuovi strumenti di tutela per i cittadini che segnalano illeciti*,
gli *obblighi per le imprese e le pubbliche amministrazioni*, i *profili
relativi alla comunicazione on line e fake news*, e i profili della
protezione dei dati personali nell'ottica di un approccio integrato in
tema di compliance.
BIOGRAFIE - e informazioni supplementari
[Lunch95]
*Avv. Mauro ALOVISIO* è avvocato presso l’Università degli Studi di
Torino, dove si occupa del diritto delle nuove tecnologie e coordina il
corso di perfezionamento universitario in GDPR e transizione digitale
(direttore: prof. Sergio Foà e prof. Francesco Pizzetti). È inoltre
professore a contratto presso Università Statale di Milano, fellow del
Centro di ricerca Nexa, formatore, autore di pubblicazioni e direttore
del Centro Studi di Informatica Giuridica di Ivrea Torino.
*Avv. Alessio UBALDI* è avvocato amministrativista, docente a contratto
della Scuola Nazionale dell’Amministrazione (SNA) e componente di
Organismi Indipendenti di Valutazione. Assiste inoltre primarie PP.AA.,
società pubbliche ed enti di diritto privato a rilevanza pubblicistica.
È autore di manuali e numerosissime pubblicazioni in materia di diritto
amministrativo e penale, con particolare riferimento alla
contrattualistica pubblica, alla prevenzione della corruzione e alla
trasparenza amministrativa.
*Ing. Giovanni PELLERANO* è un ingegnere informatico, imprenditore
sociale, ricercatore indipendente in materia di sicurezza e privacy e
attivista in ambito whistleblowing. È co-autore e responsabile del
progetto GlobaLeaks <https://www.globaleaks.org/>, software opensource
libero e gratuito che permette la realizzazione di progetti di
whistleblowing digitale e anonimo ad oggi tradotto in oltre 90 lingue.
Con 10 anni di esperienza sul campo, ha direttamente supportato la
realizzazione di oltre 200 progetti di whistleblowing in ambito
internazionale che spaziano dalla compliance aziendale, anticorruzione
nel settore pubblico e difesa dei diritti umani in contesti ad alto rischio.
*Letture consigliate e link utili:*
* Mauro Alovisio, /Whistleblowing: Anac pubblica il nuovo regolamento
per la gestione delle segnalazioni e per l'esercizio del potere
sanzionatorio/, il Quotidiano per la P.A.,9/2020
* Mauro Alovisio, co-autore in /Nuova trasparenza amministrativa e
libertà di accesso alle informazioni/ (a cura di Benedetto Ponti),
Maggioli 2016
* Claudio Contessa e Alessio Ubaldi (a cura di), /Manuale della
prevenzione della corruzione e della trasparenza/, La Tribuna, 2021
* Paolo Pizzuti, /Whistleblowing e rapporto di lavoro/, Giappichelli, 2019
* Transparency, /Analisi e raccomandazioni sulla direttiva
whistleblowing
<https://transparency.it/informati/pubblicazioni/analisi-e-raccomandazioni-s…>/,
2021
Che cosa sono il Centro Nexa e i cicli di incontri “Mercoledì di Nexa” e
“Nexa Lunch Seminar”
<https://www.facebook.com/nexa.center/> <https://twitter.com/nexacenter>
<https://www.youtube.com/user/NexaCenter>
<https://www.instagram.com/nexa_center/>
<https://www.linkedin.com/company/3054864/admin/>
#nexalunchseminar
<https://twitter.com/search?q=%23nexalunchseminar&src=typd>
#MauroAlovisio <https://twitter.com/MauroAlovisio> #GiovanniPellerano
<https://twitter.com/evilaliv3z> #GlobalLeaks
<https://twitter.com/Globaleaks>
Il Centro Nexa su Internet & Società del Politecnico di Torino
(Dipartimento di Automatica e Informatica) dal 2006 è un centro di
ricerca indipendente e interdisciplinare che, in collaborazione con
l'Università di Torino, studia Internet (e più in generale le Tecnologie
digitali) e i suoi rapporti con la società. Maggiori informazioni
all'indirizzo: http://nexa.polito.it/about.
Durante i “*Mercoledì di Nexa*”, che si tengono *ogni 2° mercoledì del
mese* alle *ore 18 in punto*, il Centro Nexa su Internet e Società apre
le sue porte non solo agli esperti e a tutti coloro i quali lavorano con
Internet, ma anche a semplici appassionati e cittadini. Il ciclo di
incontri intende approfondire, con un linguaggio preciso ma accessibile,
i temi legati alla Rete: motori di ricerca, Creative Commons, social
networks, open source/software libero, neutralità della rete, libertà di
espressione, privacy, file sharing, big e open data, smart cities e
molto altro.
Al centro di quasi tutti gli incontri un ospite pronto a dialogare con i
direttori del Centro Nexa, il Prof. Juan Carlos De Martin del
Politecnico di Torino e il Prof. Marco Ricolfi dell'Università di
Torino, nonché lo staff e i Fellows del Centro Nexa.
Maggiori informazioni sui Mercoledì di Nexa, incluso un elenco di tutti
i “Mercoledì” passati, sono disponibili all'indirizzo:
http://nexa.polito.it/mercoledi.
Si segnala inoltre che dal maggio 2012 *ogni 4° mercoledì* del mese
*dalle ore 13 alle ore 14* il Centro Nexa organizza anche i "*Nexa Lunch
Seminar*". Una lista di tutti i “Lunch Seminar” passati è disponibile
all'indirizzo: http://nexa.polito.it/lunch-seminars.
See our events calendar <http://nexa.polito.it/events> if you're curious
about future luncheons, discussions, lectures, and conferences not
listed in this email. Our events are free and open to the public, unless
otherwise noted.
Responsabile Comunicazione Centro Nexa su Internet & Società: *Anita
Botta*, tel: +39 011 090 7219, Mob: +39 347 131 3903, anita.botta(a)polito.it.
Maggiori informazioni sui Mercoledì di Nexa e i Nexa Lunch Seminar, sono
disponibili all'indirizzo: http://nexa.polito.it/events. Weekly Events
Newsletter. Sign up <http://nexa.polito.it/mailing-lists> to receive
this newsletter if this email was forwarded to you. To manage your
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Connect & get involved: Jobs, internships, and more
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Cordiali saluti,
--
Anita Botta
Communication Manager
Nexa Center for Internet & Society
Politecnico di Torino – DAUIN
Corso Duca degli Abruzzi, 24 - 10129 Torino
web: https://nexa.polito.it/
mail: anita.botta(a)polito.it
tel: 011 090 7219
Feb. 14, 2022
Re: [nexa] Utilizzo di SPID **SENZA** servizi Google
by Damiano Verzulli
Giro in lista la risposta di Mazzini/Lepida, alle osservazioni di
Giacomo Tesio.
Come avrete notato, a breve Mazzini dovrebbe unirsi alla lista e
--eventualmente-- partecipare direttamente alla discussione..
Saluti,
DV
-------- Messaggio Inoltrato --------
Oggetto: Re: [nexa] Utilizzo di SPID **SENZA** servizi Google
Data: Mon, 14 Feb 2022 07:42:32 +0000
Mittente: Gianluca Mazzini <gianluca.mazzini(a)lepida.it>
A: Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it>
CC: Damiano Verzulli <damiano(a)verzulli.it>, nexa(a)server-nexa.polito.it
Sicuramente la discussione è interessante
le aziende sono fatte di persone e le scelte le fanno le persone
non le figure giuridiche
una azienda pubblica però deve bilanciare le scelte
fenomeni che non sono propri di una realtà privata
e quindi anche le decisioni sono indirizzate in tal senso
a volte con fatica rispetto a quello che una persona può pensare
e credere per formazione
questo è un primo vincolo
il mercato e le spinte del mercato sono un altro elemento
non a caso AGCOM prima di prendere una decisione
effettua una consultazione
ove tutti sono rappresentati
ma ovviamente solo chi partecipa può dire la sua
l'idea pensante o pulsante in qualsiasi forma associativa
sebbene interessante tende a essere nulla se non rappresentata
Il richiamo alla neutralità non necessariamente è di guerra tra le parti
ma di bilanciamento o non decisione di imposizione o posizione
per lasciare al mercato, qualunque esso sia, uno sviluppo autonomo
spesso caotico a volte sistematico
Detto questo le discussioni sulle scelte ci sono sempre
e in Lepida la discussione è spesso quanto non eccedere come pubblico
nella direzione di polarizzare scelte di aziende che hanno conti economici
legati a pillar completamente diversi da quelli di Lepida
Per quel che posso, se mi indicate come iscrivermi e a cosa iscrivermi
posso provare a partecipare e leggere e discutere
con il vincolo che se interpreto un ruolo istituzionale
ho una necessaria libertà inferiore di agire ed espormi
Buona giornata
On Sat, Feb 12, 2022 at 3:00 PM Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it> wrote:
Ciao Damiano,
rispondo a te ed alla lista, mettendo in copia anche Gianluca Mazzini
(ad una casella che ho trovato sul web[1]) nella speranza che ne possa
nascere una chiacchierata costruttiva, persino da un punto di vista
commerciale.
Spero che non si offenda e che prenda in considerazione di iscriversi
alla mailing list Nexa (che certamente arricchirebbe con la propria
prospettiva imprenditoriale), ma sarei comunque felice di proseguire la
chiacchierata in privato qualora decidesse altrimenti.
On Fri, 11 Feb 2022 08:46:52 +0100 Damiano Verzulli wrote:
> Gianluca Mazzini, DG di Lepida, mi ha risposto, segnalandomi che:
>
> "[...] Credo che il pubblico debba in ogni caso possibile essere il
> più neutrale possibile.
Se lo Stato fosse "neutrale", smetterebbe di essere Stato.
Ogni Stato è necessariamente politico.
E la rinuncia ad esercitare tale funzione politica, l'appiattimento
sulla narrazione economica liberista, sulla fantasiosa "mano
invisibile", sull'ottimizzazione di breve periodo, ha prodotto il
disastro culturale, sociale ed economico che la pandemia ha rivelato.
Poi la "neutralità" presuppone parti contrapposte in un conflitto
cui si rifiuta di prendere parte. Come sappiamo non esiste alcuna
effettiva contrapposizione fra open source e software proprietario, per
il semplice fatto che le aziende software hanno inventato moltissimi
modi per sottrarre alla comunità le libertà formalmente garantite dalle
licenze open source:
- l'embrace, extend, extinguish nel software proprietario adottato con
qualsiasi software che venga distribuito con licenze permissive
- i walled garden degli store per Android o iPhone
- il "Software as a Service"
- incremento della complessità del codice
- il controllo degli enti di standardizzazione
Non vi è più alcun conflitto in atto fra open source e software
proprietario: prova ne sia il fatto che fra i maggiori finanziatori
della Free Software Foundation EUROPE ci sono HP, Intel, IBM, Siemens,
Amazon e ovviamente Google che da quasi 10 anni, paga più del 10% degli
stipendi della FSFE (ma meno del 20%! ci tengono a sottolinearlo!) [2]
In assenza dunque di un conflitto, cosa significa essere "neutrali"?
Lasciare che i soggetti più forti approfittino dello status quo per
diventare ancora più forti?
Uno stato democratico non può essere neutrale rispetto alla
disponibilità dei sorgenti del software da cui dipende, semplicemente
perché quel codice norma e dirige la vita dei cittadini come e talvolta
più delle leggi.
Uno stato in cui esistono leggi segrete cui tutti sono sottoposti senza
poterle conoscere e comprendere può essere molte cose, ma certamente non
uno stato democratico.
Dunque la "neutralità" nei confronti della disponibilità dei sorgenti
del software su cui si basa il funzionamento dello Stato, è neutralità
dello Stato rispetto alla democrazia.
Vogliamo vivere in uno Stato "neutrale rispetto alla democrazia"?
> Anni orsono ero un radicale dell'open source oggi credo che un
> giusto mix debba esistere per vari motivi.
> Per quello che posso sarei molto propenso ad ampliare questa
> discussione in modo laico. [...]"
Sono d'accordo: come cattolico, ritengo molto importante la laicità! :-)
Si direbbe che abbiamo effettuato percorsi simili [3]: sono molto
critico nei confronti dei limiti del software libero nel prevenire il
"corporate capture" del potere che il codice esprime [4], e vedo bene
come l'open source non sia altro che uno strumento di marketing.
Ci sono certamente casi in cui rendere disponibile un pezzo di codice
può renderlo inutile. E' ad esempio il caso di alcuni componenti
del progetto Trackin Exposed di Claudio Agosti & friends [5]: rendere
disponibile a Facebook, YouTube, PornHub e Amazon certi componenti dei
web crowler in questione permetterebbe loro di evitarne il monitoraggio.
Sarebbe molto interessante approfondire la prospettiva di Lepida in
proposito: che tipo di mix consideri "giusto" Gianluca Mazzini, quali
componenti ne facciano parte e perché.
> La filiera però non è tra open e closed ma probabilmente tra
> neutralità e multiscelta, tra linguaggi e middleware.
Questa frase è effettivamente molto criptica.
Invece di provare ad interpretarla, pongo una domanda: con la
diffusione di SPID, è nata una domanda, a livello nazionale,
di servizi compatibili con App open source come FreeOTP [6].
Ovviamente Lepida, come azienda, non deve nulla a nessuno: fintanto che
il legislatore non impone (come dovrebbe) interoperabilità client e
standard aperti per legge, Lepida ha il diritto di perseguire i propri
interessi come meglio crede.
Tuttavia, mi chiedo: non si tratta anche di una opportunità?
Come ha spiegato bene Giovanni Biscuolo in questo thread, lo
standard TOTP permetterebbe di configurare qualsiasi applicazione
compatibile in modo non molto diverso da come configuriamo un client
email (ed anzi, persino più semplice).
Se un qualsiasi fornitore di email vi costringesse a scaricare la
propria APP per accedere alla vostra casella probabilmente vi
rivolgereste altrove [7].
Ma se TUTTI i fornitori di caselle email facessero lo stesso,
nonostante l'interoperabilità del protocollo sottostante?
Non sarebbe ridicolo e disfunzionale?
Questa è la situazione attuale con SPID.
Lepida è ad un passo dall'essere la prima a permettere ai propri
clienti di poter scegliere liberamente il proprio client TOTP.
E c'è una domanda, destinata a crescere con la diffusione di tale
servizio (come è evidente in questa mailing list ed altrove).
Dunque perché non soddisfare questa domanda?
Perché non accaparrarsi il first mover advantage ed allargare la
propria fetta di mercato ad una nicchia crescente?
Non sono domande polemiche: mi piacerebbe davvero comprendere i
ragionamenti che sottostanno a determinate scelte commerciali.
A presto!
Giacomo
[1] https://www.lepida.it/lavora-con-noi/avvisorif-2018-007
[2] https://fsfe.org/donate/thankgnus
[3]
http://www.tesio.it/2018/02/14/what-i-wish-i-knew-before-contributing-to-op…
[4] tanto da adottare una licenza libera che NON permette tale
privatizzazione: http://www.tesio.it/documents/HACK.txt
[5] https://tracking.exposed/
https://github.com/tracking-exposed/
[6] https://freeotp.github.io/
[7] Persino Google evita di rendere esplicito questo ricatto agli
utenti GMail, imponendo ai produttori di cellulari che adottano
Android l'installazione di GMail come software "di sistema" (e
dunque non disinstallabile senza invalidare la garanzia).
In questo modo gli utenti non si sentono costretti ed abusati, da
Google. "Nudging", lo chiamano quelli che NON capiscono come
funziona.
--
*Prof. Gianluca Mazzini, Ph.D, IEEE Fellow*
Direttore Generale
*Lepida ScpA*
Via della Liberazione 15 - 40128 Bologna
T.+39 051 6338800| F. +39 051 4208511
M.+39 335 8160916| E. gianluca.mazzini(a)lepida.it
Feb. 14, 2022
[***OFFLIST***] Re: Utilizzo di SPID **SENZA** servizi Google
by Damiano Verzulli
Ciao Gianluca. Grazie per la riflessione.
Il 14/02/22 08:42, Gianluca Mazzini ha scritto:
> [....]
> Per quel che posso, se mi indicate come iscrivermi e a cosa iscrivermi
> posso provare a partecipare e leggere e discutere
> con il vincolo che se interpreto un ruolo istituzionale
> ho una necessaria libertà inferiore di agire ed espormi
Dopo questa e-mail, ne riceverai un'altra (dal list-manager di Nexa).
Basta che fai "reply" (senza editare alcunché nella risposta) e verrai
automaticamente aggiunto alla lista.
Tutte le mail veicolate dalla lista hanno la stringa "[nexa]" nell'oggetto.
Il Centro Nexa cui si ruota attorno.... è questo:
https://nexa.polito.it/
Un caro saluto,
DV
--
Damiano Verzulli
e-mail: damiano(a)verzulli.it
---
possible?ok:while(!possible){open_mindedness++}
---
"...I realized that free software would not generate the kind of
income that was needed. Maybe in USA or Europe, you may be able
to get a well paying job as a free software developer, but not
here [in Africa]..." -- Guido Sohne - 1973-2008
http://ole.kenic.or.ke/pipermail/skunkworks/2008-April/005989.html
Feb. 14, 2022
Mozilla and Meta (Facebook) are now actually working together
by Giacomo Tesio
Per la serie "open source as a servant":
https://www.xda-developers.com/mozilla-meta-interoperable-private-attributi…
https://blog.mozilla.org/en/mozilla/privacy-preserving-attribution-for-adve…
"Advertising provides critical support for the Web. [...]
Together with our co-authors from Meta, we’ve recently proposed IPA to the
Private Advertising Technology Community Group, or PATCG. PATCG is a group
in the W3C specifically formed to work on improving advertising
without compromising on privacy."
Ovviamente, è fumo negli occhi [1].
Giacomo
[1] https://docs.google.com/document/d/1KpdSKD8-Rn0bWPTu4UtK54ks0yv2j22pA5SrAD9…
Feb. 13, 2022
Re: [nexa] Ancora su SPID in ambienti de-googled [Era: A driverless Waymo ...]
by Joanne Maria Pini
...ma io sto, appunto, utilizzando lo Spid di *SIELTE* che oltrettutto ha
un helpdesk, almeno il tipo col quale ho parlato mesi e mesi fa,
estremamente *STRONZO*.
Mi sa che obtorto collo installerò la loro app, tanto ormai una più una
meno...
Su argomento degooglizzare permettimi la replica quando avrò recuperato il
computer, in riparazione, perché verifico le dritte che avevo avuto.
Per essere costruttivo.
Grazie per la comprensione.
jmp
Il dom 13 feb 2022, 18:19 Damiano Verzulli <damiano(a)verzulli.it> ha scritto:
>
> Il 11/02/22 08:48, Joanne Maria Pini ha scritto:
> > [...]
> > Tornando al discorso SPID il mio fornitore mi chiede 5 euro per un
> > pacchetto di SMS perché li ho esauriti NON volendo installare la loro
> > stramaledetta app.
> >
> > Ma è possibile?
> > E perché la normativa lo consente visto che mi obbligano allo SPID?
>
> La soluzione "tampone" è quella di passare a Lepida o, come suggerito da
> Stefano Quintarelli [1], SIELTE.
>
> Se si è dotati di firma digitale, entrambe le soluzioni sono totalmente
> gratuite.
>
> Saluti,
> DV
>
> P.S.: la soluzione "definitiva" è un'altra... ma è fuori dalla mia
> portata :-(
>
> [1] https://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2022-February/023171.html
>
> --
> Damiano Verzulli
> e-mail: damiano(a)verzulli.it
> ---
> possible?ok:while(!possible){open_mindedness++}
> ---
> "...I realized that free software would not generate the kind of
> income that was needed. Maybe in USA or Europe, you may be able
> to get a well paying job as a free software developer, but not
> here [in Africa]..." -- Guido Sohne - 1973-2008
> http://ole.kenic.or.ke/pipermail/skunkworks/2008-April/005989.html
>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
Feb. 13, 2022
Sui "linuxari" chiusi e snob [Era: A driverless Waymo [...]]
by Damiano Verzulli
Il 11/02/22 08:48, Joanne Maria Pini ha scritto:
> [...]
> Ho avuto informazione di un telefono e di due sysop a prova di
> tracciabilità, riferirò quando avrò fatto qualche verifica.
> Già, perché il mondo dei linuxari è un mondo chiuso e snob.
> Ne ho avuto conferma quando ho chiesto aiuto per degooglizzare il
> telefono.
> Non vogliono essere davvero utili, vogliono fare gli smanettoni.
> Eternamente adolescenti.
Mi sento chiamato in causa, in quanto il termine "linuxaro" è impresso a
fuoco sulla mia pelle ed i primi "tatuaggi" risalgono al 1996 [*]
A mia parziale discolpa (per non aver "supportato" la causa della
de-googlizzazione), segnalo soltanto che _IO_:
* ho impiegato alcuni giorni per "operare" l'attivita' materiale;
* ho analizzato (seppur a spizzichi e bocconi) per _SETTIMANE_ tutto
lo scenario, in modo da minimizzare il rischio di brutte sorprese;
* avevo a disposizione un secondo smartphone, sul quale ho lavorato
"in serenita'", senza il patema d'animo di "tornare on-line" il
prima possibile (...perche' se avessi operato con lo smartphone
primario, sarei rimasto "off-line" [anche 4G] per tutto il tempo dei
lavori);
* ho "gestito" gli strascichi post-attivita' _PER_GIORNI_, tamponando
le varie problematiche
Faccio male a considerare tutto questo come "COMPLICATO" e "TIME-CONSUMING"?
Lo chiedo perche', personalmente, il suo "desiderio di
de-googlizzazione" è certamente stato notato (da me) ma... cosa avrei
dovuto fare? Come avrei dovuto gestire quella richiesta?
Personalmente _NON_ l'ho processata... semplicemente perche'
"ampissimamente sproporzionata" nella bilancia "costo" vs. "risultato".
Ho quindi ritenuto di... dedicare il mio tempo, ad altre attivita' (a
maggior "ritorno" - Occhio: non parlo di ritorno "economico". Parlo di
"ritorno" in generale)
Sono seriamente interessato a suggerimenti/commenti/critiche rispetto a
questo mio modus-operandi e, soprattutto, a capire cosa dovrei fare (e
come dovrei pormi) per NON sembrare "snob".
Bye,
DV
P.S.: a me piacerebbe suonare la batteria. Non necessariamente come il
batterista dei Queen. Anche un po' meno bene. Eppure quando sento un
batterista amico suonare, non mi viene da chiedergli: "Scusa: ci
possiamo vedere stasera per un corso di batteria?". Diciamo che il mio
"default", se proprio volessi imparare la batteria... è quello di un
corso che... chesso'... durerebbe 6 mesi?
[*] non finiro' mai di ringraziare i colleghi che, al tempo,
condividevano con me i corridoi del terzo piano di Via Magnanelli, a
Casalecchio [Cineca]
--
Damiano Verzulli
e-mail:damiano@verzulli.it
---
possible?ok:while(!possible){open_mindedness++}
---
"...I realized that free software would not generate the kind of
income that was needed. Maybe in USA or Europe, you may be able
to get a well paying job as a free software developer, but not
here [in Africa]..." -- Guido Sohne - 1973-2008
http://ole.kenic.or.ke/pipermail/skunkworks/2008-April/005989.html
Feb. 13, 2022
Ancora su SPID in ambienti de-googled [Era: A driverless Waymo ...]
by Damiano Verzulli
Il 11/02/22 08:48, Joanne Maria Pini ha scritto:
> [...]
> Tornando al discorso SPID il mio fornitore mi chiede 5 euro per un
> pacchetto di SMS perché li ho esauriti NON volendo installare la loro
> stramaledetta app.
>
> Ma è possibile?
> E perché la normativa lo consente visto che mi obbligano allo SPID?
La soluzione "tampone" è quella di passare a Lepida o, come suggerito da
Stefano Quintarelli [1], SIELTE.
Se si è dotati di firma digitale, entrambe le soluzioni sono totalmente
gratuite.
Saluti,
DV
P.S.: la soluzione "definitiva" è un'altra... ma è fuori dalla mia
portata :-(
[1] https://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2022-February/023171.html
--
Damiano Verzulli
e-mail: damiano(a)verzulli.it
---
possible?ok:while(!possible){open_mindedness++}
---
"...I realized that free software would not generate the kind of
income that was needed. Maybe in USA or Europe, you may be able
to get a well paying job as a free software developer, but not
here [in Africa]..." -- Guido Sohne - 1973-2008
http://ole.kenic.or.ke/pipermail/skunkworks/2008-April/005989.html
Feb. 13, 2022
Re: [nexa] Byung Chul Han, le non cose (era: EDR (scatola nera) sui veicoli: e la privacy?!?)
by maurizio lana
Feb. 13, 2022
The Society of Algorithms (2021)
by Giacomo Tesio
Out of these unprecedented ownership claims over the means of digital
production, a new system of class relations could now arise. This
article analyzes the social divisions associated with the ascendancy of
the tech industry and the reorganization of social processes through
algorithms2 —sets of instructions written as code and run on computers.
In the next section, The Rise of the Coding Elite and the
Pre-Automation of Everyone Else, we argue that the core divide in
digital capitalism opposes what we call the coding elite, who hold and
control the data and software, and the cybertariat, who must produce,
refine, and work the data that feed or train the algorithms, sometimes
to the point of automating their own jobs and making themselves
redundant. We also show that claims of technical and economic
efficiency, as well as fairness, are an important component of the
coding elite's societal power. [...]
In the section titled Classifiers and Their Discontents, we show that
algorithmic processes also structure how people come to know and
associate with one another, and how technical mediations intersect with
the perception and production of self and community. [...]
# The Coding Elite: Power at Scale
A new elite occupies the upper echelons of the digitized society—a
class or proto-class that, in a self-conscious nod to Mills (2000), we
call the coding elite. The coding elite is a nebula of software
developers, tech CEOs, investors, and computer science and engineering
professors, among others, often circulating effortlessly between these
influential roles. [...]
Professors circulate between their own start-ups, key positions in
large firms, government-sponsored research labs, and classrooms. Most
valued in this world are those people who touch and understand computer
code. Most powerful are those who own the code and can employ others to
deploy it as they see fit.
Mastery of computational techniques bestows special kinds of powers.
These powers are at once cultural, political, and economic. [...]
no profession, no matter how prestigious or how high the barriers to
entry, is exempt from having its judgment subject to a second
(algorithmic) opinion, if not wholly supplanted by it. Legitimacy has
been displaced from the professional to the coder-king—and,
increasingly, to the algorithm. [...]
# Cybertarians of the World, Disunited
If industrial capitalism concealed labor's existence through the
fetishism of commodities, digital capitalism intentionally conceals it
through the fetish of artificial intelligence (AI) and feigned
automation.
The smooth functioning of on-demand apps, search engines, mapping
sites, social media websites, and even autonomous vehicles and many
other products all depend on the collective intelligence of armies of
humans performing ghost work.[...] What stands beneath the fetish of AI
is a global digital assembly line of silent, invisible men and women,
often laboring in precarious conditions, many in postcolonies of the
Global South. A new class of workers stands opposite the coding elite:
the cybertariat. [...]
One of the distinguishing features of digital capitalism is its
reliance on free labor. [...]
It may be more difficult for the cybertariat to resist the extraction
of their labor by undertaking shop-floor organizing, as did the
proletarians of the past. The material basis of their work situation
precludes it. Resistance is actively underway nonetheless, for example,
in online forums organized off-site. Coders allied to cyber workers'
rights also play a role, creating tools to aid cybertarians in
information sharing and self-organizing. [...]
Fairness may be the most hotly debated topic in machine learning today,
which often leads to complex arguments about which statistical
criterion best fits the situation: false negatives versus false
positives, or demographic parity versus predictive rate parity
(Weinberger 2019, Narayanan 2019). Some critics reject outright the
claim that mathematical objectivity is inherently better at guarding
against social inequities than human judgement, however subjective the
latter may be. Eubanks (2017, p. 168) insists on the fundamental role
of empathy in the delivery of social services: “the assumption that
human decision-making is opaque and inaccessible is an admission that
we have abandoned a social commitment to try to understand each other.”
Echoing this sentiment (and turning Max Weber on his head), Pasquale
(2019) concludes that a rule of persons is better able to guarantee
legal due process than a rule of machines.
# The Algorithmic Dominion
Inclusion into some identification database has long been a
prerequisite of modern citizenship [...]
In India, Aadhaar, an integrated identification system that stores
fingerprint and iris scans along with demographic data for each
citizen, was originally publicized as a tool for graft elimination and
the efficient delivery of welfare services. It has swiftly become
required for interactions with both public and private institutions,
anchoring an emergent mass surveillance infrastructure. (Rao & Nair
2019).
In South Africa, the postapartheid government similarly sought
to implement a nationwide biometric identification system to improve
the uniformity of social welfare grant disbursement. In typical
Weberian fashion, the government claims that the system's universalism
and standardization guarantee equal treatment (Donovan 2015). Despite
the country's history of oppressive information infrastructures, most
notoriously its passbook system, this new citizen database was embraced
by postapartheid leaders.
In China, both municipalities and the central government have partnered
with private sector firms to develop social credit systems oriented to
improving the financial behavior and civic-mindedness of individuals
and organizations (Ahmed 2019, Liu 2019, Ohlberg et al. 2017). By
linking algorithmically produced social credit scores to tangible
outcomes (conveniences and perks, public praising or shaming), these
systems foster rule compliance (e.g., using crosswalks to cross the
street) and obedience to social expectations (e.g., taking care of
one's parents, doing volunteer work). While Western commentators have
often interpreted the development of social credit through the lens of
China's political authoritarianism, it is useful to remember that
private data infrastructures elsewhere can feel similarly oppressive
and inescapable. O'Neill (2016) describes, for example, how a job
applicant was shut out of work in a sizeable portion of the American
retail industry when he failed a hiring prescreening test designed by a
software company with contracts throughout the sector. Other data
systems operate ubiquitously across national borders. Euro-centric
assumptions built in to cybersecurity tools that automate the
identification of fraud, for example, have become a ubiquitous part of
the global infrastructure (Jonas & Burrell 2019). [...]
In these examples, fair allocation is not the only issue. The inability
of those so forcefully governed to shape the terms of the algorithmic
dominion, or to evade the rule of the code, raises fundamental
questions about democracy and human autonomy (Amoore 2020, Aneesh 2009).
[...]
A proper critique must thus begin with the recognition that algorithms
are ethico-political entities that generate their own “ideas of
goodness, transgression and what society ought to be” (Amoore 2020, p.
7). In other words, algorithms are transforming the very nature of our
moral intuitions—that is, the very nature of our relations to self and
others—and what it means to exist in the social world. The next section
examines this shifting terrain. [...]
the digital infrastructure operates in increasingly totalizing,
continuous, and dynamic ways. Not only do digital data traces allow for
intrusive probing by institutions far afield from the data's original
collection site (e.g., credit data matter to landlords and to
prospective romantic partners, and police departments are hungry for
social media data), but they also enable the guiding or control of
behavior through reactive, cybernetic feedback loops that operate in
real time. The more one interacts with digital systems, the more the
course of one's personal and social life becomes dependent on
algorithmic operations and choices. This is true not only for the kinds
of big decisions mentioned above but also for mundane, moment-by-moment
actions: For instance, each online click potentially reveals some
underlying tendency or signals a departure from a previous baseline. As
new data flow in, categories and classifications get dynamically
readjusted, and so do the actions that computing systems take on the
basis of those categories.
This has important implications for how people ultimately perceive
themselves and for how social identities are formed. [...]
Inferences made about us are often fed back to us as visualizations,
assessments, scores, or recommendations and, in turn, reconfigure how
we understand ourselves in real time. [...]
the metrics, calculators, and visualization tools that presumably tell
our personal truth are not of our own making. However inaccurate, daily
step counts, menstrual cycles, heart rate, emotional states, social
networks, and spending patterns are reflected back to us, to
institutional others (e.g., doctors, insurance companies, welfare
agencies), and to the world as undeniable evidence of who we are over
and above subjective self-assessment or the old techniques of analog
self-presentation [...] Monitoring and investigating our sleep patterns,
eating habits, and social relations this way is slowly becoming second
nature. What may sometimes feel like playful self-diagnosis is really
no play at all, however—rather, it is a permanently self-probing
condition, powered by incessant feedback loops between human and
machine. [...]
The endgame of the coding elite, the ultimate goal of their
professional project, like the algorithms they build, remains
opaque.[...]
AI's trajectory in society, however, is not simply a question of
whether humanity will benefit or not but, rather, who will benefit. A
new division of learning opposes the knowers against the known (Zuboff
2019); those who make AI work face those who make AI work for
themselves. Unlike the mass of those surveilled, those misrepresented
and alienated, the data capitalists may be able to correct, control, or
improve their personal data representation; to buy themselves entirely
out of surveillance regimes; or to benefit from AI in new ways. [...]
For now, dominant industry talk promises a gentler, more acceptable,
less biased kind of AI, compliant with best practices and ethically
infused (Crawford & Calo 2016). But for all the great chatter about
equity and value alignment (Gabriel 2020), the established
technological trajectory has remained secure: Venture capital offices
and start-up firms continue to roll out a world of ubiquitous
computing, located in everything from human bodies and mundane objects
to city infrastructures and other large works of engineering. [...]
____
Tratto da
https://www.annualreviews.org/doi/full/10.1146/annurev-soc-090820-020800
Si tratta di una analisi molto chiara e ben strutturata, sebbene non
consideri aspetti tecnici e politici essenziali.
Si confonde algoritmi e software. Si fraintende il loro funzionamento
("a new class of algorithms (deep learning, an evolution of neural
network models) exploits this abundance by drawing direct inferences
from the data").
Si nota come questa nuova "coding élite" dipenda fortemente dal lavoro
non pagato, ma non si menziona l'open source.
Il movimento hacker non viene contrapposto a queste "coding élite" (ed
anzi viene riproposta la propaganda della Silicon Valley che si
giustifica e nobilita ponendosi in continuità con esso) e la nostra
azione politica si riduce a "Coders allied to cyber workers' rights".
Così come non viene fatta menzione delle implicazioni geopolitiche,
degli squilibri e delle tensioni che caratterizzano la società
cibernetica globale contemporanea.
Si tratta insomma di una ottima analisi che però prescinde dalla
comprensione della tecnologia di cui cerca di descrivere l'impatto.
Nonostante ciò, già solo basandosi sulle osservazioni esogene delle
dinamiche di sociali osservabili, ne trae conclusioni che credo tutti i
tecnici qui condivideranno (a riconferma delle conclusioni stesse):
```
It would be a mistake to uncritically embrace the fever dreams of the
coding elite's most fervent boosters, to treat computing “theologically
rather than scientifically or culturally”.
In that respect, sociology offers a useful reality check. Ethnographers
who observe digital technology in action have brilliantly tackled the
unglamorous everyday realities of algorithms. They have documented
considerable resistance to algorithmic systems, frequent errors and
breakdowns, and variations in meaning and effect, both across and
within societies.
We can both reject magical thinking about machine intelligence and
acknowledge the enormous economic, political, and cultural power of the
tech industry to transform the world we live in. Beyond futurism and
hype, existing AI is actually quite mundane.
It is designed by the coding elite, sustained by the cybertariat,
fueled by personal data extracted by (mainly) large digital firms,
frequently optimized for profit maximization, and supported by a
contingent set of legal institutions that authorize (at the time of
this writing) continuous data flows into corporate as well as state
servers.
Like prior control innovations, AI surveils, sorts, parses, assembles,
and automates. And like prior forms of social surveillance and
discipline, it weighs differently and more prejudicially on poor
and minority populations.
Far from being purely mechanistic, it is deeply, inescapably human.
```
Giacomo
Feb. 13, 2022
Re: [nexa] Byung Chul Han, le non cose (era: EDR (scatola nera) sui veicoli: e la privacy?!?)
by 380°
Buongiorno Maurizio,
maurizio lana <maurizio.lana(a)uniupo.it> writes:
> care e cari,
> leggo in "Le non-cose" di Byung Chul Han (lui parla di auto del futuro,
> ma è in realtà l'auto dal 6 luglio 2022):
grazie della segnalazione! Non conoscevo questo filosofo e ora mi sono
fatto un'idea "wikipediana" [1] del suo pensiero
non riesco a trovare il titolo originale del libro che citi "Le non
cose" [2], mi sarebbe utile averlo per cercare recensioni anche in
inglese
>> Cosa succede alle cose quando vengono compenetrate dalle
>> informazioni?
mi verrebbe da dire che le informazioni sono da sempre incorporate in
tutte le cose, solo che finché non sono "quantisticamente sensibili",
misurate, registrate, trasmesse, /elaborate/ e comunicate rimangono
"inespresse"... ma sconfiniamo nella metafisica e andremmo off-topic
>> L’informatizzazione del mondo trasforma le cose in///infomi/, vale a
>> dire/agenti/che elaborano informazioni.
...elaborano quasi sempre per conto terzi, mai dimenticarlo!
[...]
>> dell’esserci. Il/Dasein/(che indica ontologicamente l’essere umano) si
>> collega all’ambiente mediante la mano. Il suo mondo è un ambito
>> oggettuale. Oggi invece viviamo in una infosfera.
ancora, non vorrei entrare in "conflitto" con Floridi et al ma non è che
ieri vivevamo in una "coso-sfera" puramente fisica, la parte "info"
della sfera in natura è "embedded" in quella "fisica", almeno in quella
umana: "la dicotomia natura/cultura non sta più in piedi", Giovanni
Leghissa [3]; sempre che io non abbia frainteso le sue parole!
>> Noi non/manipoliamo/cose passive,
>> bensí/comunichiamo/e/interagiamo/con infomi che a loro volta agiscono
>> e reagiscono.
gli artefatti tecnologici (oltre che quelli normativi e culturali) non
sono mai stati passivi, hanno sempre /implementato/ un'idea, sempre
la vera novità sostanziale è che ora "le cose" agiscono e reagiscono -
troppo spesso /conto terzi/ e mai per /nostro conto/ - sulla base del
software che inglobano, spessissimo interagendo con altre "cose", via
rete
indipendentemente da quale termine marketing venga usato per "le cose",
oggi va di moda IoT (internet of things), i termini della questione
erano e saranno sempre questi, IMHO
>> L’essere umano non è piú/Dasein/, è un/Inforg/che funziona
>> comunicando e scambiando informazioni.
non ho studiato il concetto di Dasein heideggeriano, ma quando mai
l'essere umano ha funzionato senza comunicare e scambiare informazioni?
:-D
[...]
> se c'è trascuratezza su quanto le cose ci ascoltano, dai giocattoli, ai
> software, ai televisori, ai telefoni, ecc.,
togliamo il "software" dall'elenco, perché tutto il resto delle cose
"ascoltano" esattamente perché inglobano e/o comunicano con il software
quindi, scusa se insisto, ma è "solo" un problema di software, ovunque
esso sia in esecusione
> probabilmente proprio l'idea che l'EDR dell'auto posa parlare di noi
> con la polizia stradale potrebbe risvegliare almeno in qualcuno
> l'attenzione sul tema?
tu hai elencato due cose che è ormai /sicuro/ che "ci ascoltano" e
"possono parlare di noi" con terzi: giocattoli e televisori, io aggiungo
gli assistenti vocali
cosa ci vuole più di così per risvegliare sufficiente attenzione sul
tema da parte di... più di qualcuno?
non vorrei che gli EDR facessero più "impressione" a qualcuno solo
perché "parlano con la polizia" invece che "parlare con Google", non mi
pare una differenza dirimente
[...]
Ciao e grazie! 380°
[1] https://en.wikipedia.org/wiki/Byung-Chul_Han#Thought
[2] https://www.einaudi.it/catalogo-libri/problemi-contemporanei/le-non-cose-by…
[3] https://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2022-February/023269.html
--
380° (Giovanni Biscuolo public alter ego)
«Noi, incompetenti come siamo,
non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché»
Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice
but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
Feb. 13, 2022