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Poliversity.it: una nuova istanza Mastodon dedicata sia al giornalismo sia all’università, alla ricerca e alla scuola
by Francesco Macchia
Buongiorno a tutti.
Ho notato che, salvo una manciata di interventi su Mastodon (tra cui un
recente post di Stefano Quintarelli e una -meno recente- citazione di una
mia guida dstinata ai profughi twittaroli
https://www.informapirata.it/2022/04/29/guida-galattica-per-twitter-stoppis…)
in questa lista si è sempre parlato molto poco di Fediverso.
Si tratta purtroppo di un fenomeno di rigetto che coinvolge in generale la
maggior parte degli accademici e che si è attenuato solo recentissimamente (
https://www.science.org/content/article/musk-reshapes-twitter-academics-pon…)
grazie alle note vicende di Twitter.
Tra l’altro già qualche mese fa, segnalai su Twitter (
https://twitter.com/informapirata/status/1575518923227033601) che nel
convegno “Libertà di espressione al tempo dei social media” organizzato
dalla Fondazione CESIFIN Alberto Predieri, ma che ha visto la
partecipazione del direttore del Centro Nexa JuanCarlos De Martin (
https://nexa.polito.it/libert-espressione-socialmedia) spiccava l’assenza
di qualcuno che potesse parlare di Fediverso e di quale impatto le
piattaforme federate (e non solo i social federati) potrebbero produrre
sulla società dell’informazione e della conoscenza.
Per questo motivo ho sempre ritenuto importante parlare di Fediverso in
ambiente universitario (a proposito, questo è un intervento organizzato
qualche giorno fa a Tor Vergata dal Linux User Group di Roma2:
https://peertube.uno/w/hxuZ5rMFzFyCHWCz5TARm5) e ho anche cercato sempre
di parlarne a giornalisti del settore tech e, soprattutto, non del settore.
Per questo motivo, sul modello di alcune istanze internazionali dedicate
alla ricerca scientifica e altre dedicate ai giornalisti, qualche settimana
fa abbiamo deciso di creare un’istanza mastodon tematica dedicata a questi
due ambiti, così da far incontrare in un unico luogo gli operatori della
conoscenza e quelli dell’informazione, due realtà che, sia concettualmente,
sia concretamente sembrano molto più conflittuali che collaborative.
Il progetto si chiama *Poliversity.it* (https://poliversity.it) e nasce da
uno sforzo congiunto del progetto Le Alternative (https://lealternative.net)
e di Poliverso.org (https://poliverso.org) la più grande istanza Friendica
italiana (che già hanno collaborato per creare Feddit.it (https://feddit.it)
un’alternativa italiana a Reddit basata sul software federato Lemmy) e
dall’associazione Pirati (https://pirati.io)
Mi sembrava opportuno rendere nota in questa sede l’esistenza di questo
progetto e, con l’occasione, invito ognuno di voi a esplorare il fediverso
(naturalmente iscrivendovi all’istanza che desiderate! tanto è sempre
possibile decidere di migrare in un secondo momento), perché quella che
stiamo vivendo è una fase storica di assoluta importanza per dare a
internet una forma diversa e possibilmente più democratica.
Un saluto a tutti e buone feste!
Francesco Macchia
Dec. 20, 2022
Re: [nexa] TomTom Microsoft Meta Amazon e Linuxfoundation creano Overture Maps Foundation: creazione di opendata geografici
by 380°
Ciao Maurizio,
Maurizio Napolitano <napo(a)fbk.eu> writes:
> Provo a vedere se riesco a sciogliere qualche tuo dubbio in quanto
> sono dell'idea che guardi con interesse a OpenStreetMap solo che non
> ti sono chiari alcuni concetti.
sicuramente è così
> Partiamo dal copia/incolla delle FAQ che hai riportato
non volevo tediarti con cose che già sapevi, l'ho fatto solo a fini
archivistici e di "lettura facilitata" degli archivi della lista, che
saranno ancora qui tra 30 anni mentre il sito non credo :-)
[...]
> Se vuoi vedere come reagisce la
> comunità consiglio di seguire il thread in questo forum
> https://community.openstreetmap.org/t/overturemaps-org-big-businesses-osmf-…
grazie, curioserò
> Venendo invece alle tue questioni, su quella più tecnica dell'uso dei
> linked data, in OSM, personalmente mi trovi scettico.
peccato
> OpenStretMap si è evoluto a causa del fatto che si basa su una
> folksonomia:
sì lo sapevo grazie
> gli utenti attraverso primitive geometriche come node,
[...]
> Tu mi dirai "usiamo le ontologie!
non lo dico io, è che...
> ci sono anche quelle su osm" (infatti mi dici linkegeodata ... che è
> un tentativo di creare una ontologia ma non copre tutto e non ho idea
> di quanto sia aggiornato ed anche usato), la questione di fondo è che
> quelle ontologie sono basate su studiando i tag che sono presenti in
> questa pagina https://wiki.openstreetmap.org/wiki/Map_features
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
The community agrees on certain key and value combinations for the most
commonly used tags, which act as informal standards.
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
Le Map Features sono un'ontologia informale non standardizzata, sbaglio?
> La questione è che OpenStreetMap evolve velocemente e la parte di
> "giardinaggio" ( = revisione dei dati) non è sistematizzata.
[...]
> Quindi il tutto è in continua evoluzione e sempre a macchia di leopardo.
> Proporre di usare delle ontologie può essere una soluzione ma
> richiede un sacco di tempo e, temo, tantissime discussioni che portano
> a bloccare e intanto ... alla fine che contribuisce continua a farlo
> senza nemmeno seguire tutte le regole.
non è esattamente così:
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
If you do not find a suitable tag in this list then feel free to make
something suitable up as long as the tag values will be verifiable.
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
(da https://wiki.openstreetmap.org/wiki/Map_features)
https://wiki.openstreetmap.org/wiki/Verifiability#What_is_verifiability?
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
At the core, "verifiability" is that everything you do can be
demonstrated to be true or false by other mappers - the latter hopefully
implying that there has been a change on the ground that needs mapping.
- We apply this not only to the mapping data itself, but also to the way
in which we record i the geometries, tags and values we use to
describe objects on the map.
- A tag/value combination and geometry is verifiable if and only if
independent users observing the same feature would make the same
observation every time.
- Objective criteria, clearly documented on the wiki, help to make
tagging verifiable by individual mappers.
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
Questo per dire che comunque OSM ha complesso processo di gestione delle
*ontologie* informali quasistandard (aka Map Features) che sono
riconosciute come autorevoli, anche se non obbligatorie, da tutti i
membri: proposed features, inactive features, deprecated features,
mailing list di discussione "tagging" [1], processi di quality assurance
[2], articolati principi di verifiability [3]
> In ogni caso, come avrai capito, puoi tranquillamente inventarti il
> tuo tag e cominciare ad inserire dati dentro OpenStreetMap.
https://wiki.openstreetmap.org/wiki/Any_tags_you_like
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
Feel free to invent new tags! If you want to mark something that is
verifiable and mappable in OpenStreetMap but there is no existing
tagging scheme for that - then you can invent and use new tags. Even
tags that are nowadays popular were at some point used for the first
time, very often without going through proposal process.
Though it is not "feel free to ignore existing tagging schemes and start
marking pharmacies with unicorn=parking_lot". Also, it is not ok to use
wrong tagging for the renderer - do not misuse well established tags
just to force some behaviour in some data consumer.
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
> Certo, se esageri ed inserisci dati "strani", poi capita che qualcuno
> del data working group ti contatta, magari con una email automatica.
> Un esempio viene dai giocatori di Pokemon Go:
potrebbe succedere anche scrivendo tag in Klingon
[...]
> Il dataworking group ha cosiì creato uno script che se vede apparire
> quei dati manda una email in automatico all'autore chiedendo di
> giustificare l'operato e, se non in grado, avveniva la cancellazione
> automatica.
OK, tutto chiaro.
con ho capito però perché tutte queste relazioni non possano essere
espresse, eventualmente anche /nativamente/, in RDF
con RDF non ci sarebbe bisogno di un sacco di discussione "out of band"
(tramite mailing list, pagina "Map features", ecc.) perché la semantica
sarebbe definita proprio nel database, embedded
con RDF ogni individuo o gruppo di "mappatori" potrebbe scegliere e
pubblicare la propria ontologia assieme agli oggetti GIS e consentire ad
altri di linkarlo, definendo solo il mapping tra ontologie differenti,
il tutto senza dover uniformare lo schema del proprio database
con RDF l'ontologia può evolvere molto rapidamente senza bisogno di
/correggere/ relazioni (tags) già scritte solo perché a un certo punto
diventano obsolete (deprecated), mantenendo inalterata la semantica
delle informazioni inserite in passato
cosa mi sfugge?
> Proseguo invece sulle altre tue curiosità per "flash"
grazie per tutte le altre informazioni!
[...]
Saluti, 380°
[1] https://wiki.openstreetmap.org/wiki/Mailing_lists
[2] https://wiki.openstreetmap.org/wiki/Quality_assurance
[3] https://wiki.openstreetmap.org/wiki/Verifiability
--
380° (Giovanni Biscuolo public alter ego)
«Noi, incompetenti come siamo,
non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché»
Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice
but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
Dec. 20, 2022
Carta di identità elettronica, il Governo vuole mettere fine al caos
by Marco A. Calamari
Buongiorno alla lista.
Ma a parte i problemi con eIDAS di SPOD, a mio avviso facilmente aggirabili, c'è
in atto una guerra di bande al livello governativo?
Cioè, ora che la SPID del buon Quinta è finalmente diventata più utile che
dannosa, la duplichiamo con un accrocco come la CIE, già esistita in tre
versioni diverse e "digitalmente" sempre fallita come la CIE?
Ho paura ad approfondire. Qualcuno ne sa di più?
https://www.corrierecomunicazioni.it/pa-digitale/carta-di-identita-elettron…
Dec. 20, 2022
Re: [nexa] Dichiarazione europea sui diritti e i principi digitali per il decennio digitale
by alessandro marzocchi
Date: Sat, 17 Dec 2022 10:31:31 +0100
From: Silvia Crafa <crafa(a)math.unipd.it>
Buondì, ho una domanda per i giuristi: come nascono i doveri?
- - -
Il digitale è argomento pregiuridico ed è anche funzione preliminare
necessaria per il diritto.
***
il digitale è argomento pregiuridico
***
Come riferisce Ziccardi [1], Rodotà afferma che “”... tutti dovrebbero
conoscere a fondo come funziona la società digitale, soprattutto per
esercitare i suoi diritti. E tale educazione al digitale dovrebbe arrivare
soprattutto dalla scuola e dalle istituzioni. “”.
Parliamo di “parola”, complesso di suoni e/o segni che progressivamente si
organizzano in lingua e sue regole, grammatica sintassi. Parliamo di
“lingua”. Con forme e modi vari, da sempre parola e lingua sono oggetto di
educazione, in famiglia, nella scuola, nella società.
Non c’è diritto senza parola, senza lingua, in questo senso “il digitale” è
nuova parola, nuova lingua ed è “pregiuridico”, è impossibile “in natura”
parlare di diritti senza conoscere la lingua nella quale essi vivono.
Da questo punto di vista trovo significative le parole di Daniela Tafani
Date: Mon, 19 Dec 2022 12:29:04 +0000
From: Daniela Tafani <daniela.tafani(a)unipi.it>
“” si è sudditi, anziché cittadini, e in cui chiunque può vedersi privato,
ad esempio, del diritto di parola o dell'identità digitale, in base a
regole misteriose e sentenze inappellabili “”
***
il digitale è funzione preliminare necessaria per il diritto
***
Per quanto ho scritto: non c’è diritto senza parola, senza lingua.
Il problema che dibattiamo nasce quando di fatto la “regola linguistica“
(della lingua digitale) prevale su quella giuridica.
Nel mondo, nella cultura digitale siamo quasi tutti analfabeti [2], oggi si
ripropone una situazione che ha analogie con quella degli scriba
dell’antico Egitto.
Grazie ed auguri cordiali.
Duccio (Alessandro Marzocchi)
[1]
Date: Mon, 19 Dec 2022 13:14:50 +0100
From: Antonio <antonio(a)piumarossa.it>
https://www.scuoladifuturo.it/wp-content/uploads/2020/06/La-buona-battaglia…
[2]
Date: Mon, 21 Nov 2022 12:15:02 +0100
From: Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it>
Analogamente a Daniela Tafani, Giacomo Tesio aveva scritto: "" Coloro non
sanno programmare e debuggare il software che li utilizza diventeranno
presto meno che cittadini di serie B, meno che sudditi, meno che un
"consumatori" o "utenti".
Diventeranno ingranaggi, marionette. ""
Date: Thu, 03 Nov 2022 00:07:26 +0000
From: Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it>
… saper programmare o debuggare è tanto importante quanto saper leggere e
scriivere.
Dec. 19, 2022
Re: [nexa] Dichiarazione europea sui diritti e i principi digitali per il decennio digitale":
by Giacomo Tesio
Salve Daniela,
le tue considerazioni mi fanno sorgere una domanda per te e Nexa.
In una democrazia (o quanto meno nella nostra democrazia,
stando all'articolo 1 della Costituzione) è cittadino colui
che partecipa alla determinazione delle regole che governano
la società cui appartiene.
Questa partecipazione ha diverse forme che vengono espresse
attraverso diversi diritti che la società deve riconoscere
a ciascun cittadino, per potersi definire democratica.
Fra questi:
- diritto/libertà di voto (attivo e passivo)
- diritto/libertà di espressione
- diritto/libertà di associazione
- diritto alla riservatezza / libertà nella propria vita privata
etc...
La restrizione di questi diritti / libertà (per un cittadino) può
avvenire solo in condizioni eccezionali a fronte di gravi danni
perpetrati dal cittadino ad altri cittadini.
Questo perché questi diritti/libertà individuali hanno una funzione
sociale fondamentale: mantenere democratica la società stessa,
garantendo ad ogni cittadino dello stato la possibilità di agire
efficacemente sulle Leggi cui è sottoposto.
E non parliamo solo del diritto alla partecipazione elettorale (come
elettore o come candidato): anche la libertà di espressione è
fondamentale per alimentare un dibattito pubblico che porti alla
creazione di norme adeguate; anche la libertà di associazione è
necessaria per unire le persone che condividono ideali o interessi;
anche la riservatezza è necessaria per non subire influenze indebite
nell'elaborazione di nuove idee... e così via.
Tant'è che, di fatto, chi non esercita questi diritti e queste libertà,
cessa (almeno temporaneamente) di agire come un cittadino.
Dal che si potrebbe dedurre che i diritti funzionali al mantenimento
della democrazia sono anche doveri: il popolo sovrano DEVE esercitare
la propria sovranità.
Se viola tale dovere, la pena è perderne il diritto.
Fatta questa lunga (e probabilmente inutile) premessa, ecco la mia domanda.
In una società cibernetica la cui evoluzione è determinata per la
stragrande maggioranza dalle regole impresse negli automatismi che la
popolano (molto più numerosi delle persone), è possibile definire
"cittadino" chi non ha concretamente modo di modificare tali automatismi
o crearne di nuovi?
Chi non comprende affatto come funzionano, può essere definito
"cittadino" se anche gli vengono garantiti i diritti / doveri che tu
elencavi?
Supponi che domani tutta l'informatica diventi servizio pubblico.
Ai cittadini viene garantito, giurin giuretto, che tutti i software
prodotti garantiscono i diritti che hai elencato.
MA pochissime persone hanno le competenze, il tempo o il diritto di
analizzare (supponi a causa del copyright o simili leggi oscuantiste)
cosa quel software effettivamente FA.
Solo quelle pochissime persone (supponi, parte di un Ordine) hanno il diritto
o comunque la possibilità di scrivere e distribuire software.
Potremmo dire che tale società cibernetica sia democratica?
Personalmente direi: assolutamente no!
Prerequisito per una vera democrazia cibernetica è la partecipazione di
tutti i cittadini alla determinazione delle regole che determinano
l'evoluzione della società nel tempo.
Se queste regole sono scritte in leggi, questo significa garantire a
tutti i cittadini il diritto/dovere di saper leggere e scrivere per fare Politica.
Se queste regole sono scritte, nella stragrande maggioranza, in software
allora tutti i cittadini dovranno essere messi in condizione di
programmare e debuggare per fare Politica.
Altrimenti saranno costretti a subire la società cibernetica costruita
per la stragrande maggioranza da altri, senza poterne prevedere
l'evoluzione o concepire alternative... in sintesi senza poterla in
alcun modo influenzare.
Dove sbaglio?
Giacomo
On Mon, 19 Dec 2022 12:29:04 +0000 Daniela Tafani wrote:
> Buongiorno.
>
>
> Credo i doveri del "cittadino digitale" siano ricavabili dalle
> capacità che l'educazione alla cittadinanza digitale dovrebbe
> promuovere,
>
> secondo quanto previsto dalla legge 92 del 2019, art. 5, comma 2, che
> copio di seguito
>
>
> (sorvolando sulla stravaganza della pretesa che una simile educazione
> possa darsi,
>
> quando i luoghi in cui adempiere ai doveri della cittadinanza
> digitale sono piattaforme private con prerogative statali, in cui si
> è sudditi, anziché cittadini, e in cui chiunque può vedersi privato,
> ad esempio, del diritto di parola o dell'identità digitale, in base a
> regole misteriose e sentenze inappellabili).
>
>
> a) analizzare, confrontare e valutare criticamente la
> credibilita' e l'affidabilita' delle fonti di dati, informazioni e
> contenuti digitali;
> b) interagire attraverso varie tecnologie digitali e individuare
> i mezzi e le forme di comunicazione digitali appropriati per un
> determinato contesto;
> c) informarsi e partecipare al dibattito pubblico attraverso
> l'utilizzo di servizi digitali pubblici e privati; ricercare
> opportunita' di crescita personale e di cittadinanza partecipativa
> attraverso adeguate tecnologie digitali;
> d) conoscere le norme comportamentali da osservare nell'ambito
> dell'utilizzo delle tecnologie digitali e dell'interazione in
> ambienti digitali, adattare le strategie di comunicazione al pubblico
> specifico ed essere consapevoli della diversita' culturale e
> generazionale negli ambienti digitali;
> e) creare e gestire l'identita' digitale, essere in grado di
> proteggere la propria reputazione, gestire e tutelare i dati che si
> producono attraverso diversi strumenti digitali, ambienti e servizi,
> rispettare i dati e le identita' altrui; utilizzare e condividere
> informazioni personali identificabili proteggendo se stessi e gli
> altri;
> f) conoscere le politiche sulla tutela della riservatezza
> applicate dai servizi digitali relativamente all'uso dei dati
> personali;
> g) essere in grado di evitare, usando tecnologie digitali, rischi
> per la salute e minacce al proprio benessere fisico e psicologico;
> essere in grado di proteggere se' e gli altri da eventuali pericoli
> in ambienti digitali; essere consapevoli di come le tecnologie
> digitali possono influire sul benessere psicofisico e sull'inclusione
> sociale, con particolare attenzione ai comportamenti riconducibili al
> bullismo e al cyberbullismo.
>
>
> Un saluto,
> Daniela
>
>
> ________________________________
> Da: nexa <nexa-bounces(a)server-nexa.polito.it> per conto di Antonio
> <antonio(a)piumarossa.it> Inviato: lunedì 19 dicembre 2022 13:14
> A: nexa(a)server-nexa.polito.it
> Oggetto: Re: [nexa] Dichiarazione europea sui diritti e i principi
> digitali per il decennio digitale":
>
> > ho una domanda per i giuristi: come nascono i doveri? Ormai sui
> > diritti, nuovi o riaggiornati per il digitale, c'è parecchio, ma c'è
> > anche qualche "dovere digitale" ufficiale? Immagino che un dovere
> > non sia equivalente ad una sanzione per un diritto non rispettato,
> > quindi cos'è un dovere e come si può lavorare a far nascere doveri
> > digitali?
> Dovere o obbligo?
>
> Ad esempio il Codice dell'amministrazione digitale (CAD) è un corpus
> di disposizioni nato per stabilire il /diritto/ di cittadini e
> imprese a relazionarsi con la PA attraverso le tecnologie digitali.
> Il /dovere/ di dotarsi degli strumenti per consentire ai cittadini di
> esercitare questo diritto è in capo alle amministrazioni pubbliche.
>
> Se per dovere intendiamo obbligo, allora bisogna consultare le norme.
>
> Prendiamo sempre il CAD [1]
> L'art.3-bis recita:
> "Chiunque ha il diritto di accedere ai servizi on-line [...] tramite
> la propria identità digitale"
> e continua con
> "I soggetti di cui all'articolo 2, comma 2, i professionisti
> tenuti all'iscrizione in albi ed elenchi e i soggetti tenuti
> all'iscrizione nel registro delle imprese hanno l'obbligo di dotarsi
> di un domicilio digitale"
>
> L'art. 32 stabilisce gli obblighi del titolare di firma elettronica
> qualificata
> L'art. 43 gli obblighi di conservazione ed esibizione dei documenti
>
> Se, per finire, parliamo di "doveri del cittadino digitale", credo non
> siano codificati da nessuna parte. Tutt'al più possiamo ricondurli
> nell'alveo dell'uso responsabile della rete, nel rispetto
> dell'identità digitale altrui, ecc.
>
> Nel 2019 l’Università degli Studi di Milano, il CORECOM (Comitato
> regionale per le comunicazioni) della Lombardia e l’Ordine degli
> Avvocati di Milano hanno elaborato un decalogo per diffondere un uso
> responsabile delle tecnologie, non ho trovato il documento in rete ma
> qui [2] il prof. Ziccardi ne tratta i punti salienti.
>
> A.
>
> [1]
> https://es.sonicurlprotection-fra.com/click?PV=2&MSGID=20221219121457060629…
> [2]
> https://es.sonicurlprotection-fra.com/click?PV=2&MSGID=20221219121457060629…
>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://es.sonicurlprotection-fra.com/click?PV=2&MSGID=20221219121457060629…
Dec. 19, 2022
whistleblowing
by Mauro Alovisio
Ciao
meglio tardi che mai, l'Italia uno degli ultimi paesi che non aveva attuato
la direttiva europea
https://www.dirittobancario.it/art/direttiva-whistleblowing-dal-governo-lo-…
Buona serata
Mauro
Dec. 19, 2022
Re: [nexa] Dichiarazione europea sui diritti e i principi digitali per il decennio digitale":
by 380°
Buonasera,
Daniela Tafani <daniela.tafani(a)unipi.it> writes:
[...]
> (sorvolando sulla stravaganza della pretesa che una simile educazione
> possa darsi,
>
> quando i luoghi in cui adempiere ai doveri della cittadinanza digitale
> sono piattaforme private con prerogative statali, in cui si è sudditi,
> anziché cittadini, e in cui chiunque può vedersi privato, ad esempio,
> del diritto di parola o dell'identità digitale, in base a regole
> misteriose e sentenze inappellabili).
[...]
purtroppo la sensazione di essere trattati come sudditi anziché
cittadini è forte anche nella "cittadinanza analogica"... ma sorvoliamo
sulla stravaganza :-)
ritengo che "tecnicamente" la reductio sia più verso "clienti" che
"sudditi", cioè clienti di servizi digitali che per loro natura sono
regolati per mezzo di contratti, dove il "potere contrattuale" dei
clienti è rasente allo zero mentre i "fornitori" dei servizi si
permettono sostanzialmente di fare quello che vogliono, in perfetto
accordo coi governi nazionali di riferimento - USA nel 94,56% dei casi -
cui **sempre** devono rispondere... e qui il discorso si ricollega a
quello della "sudditanza analogica"
messe in questi termini, cioè di "contratto", le relazioni come possono
anche solo lontanamente essere concepite come "tra pari cittadini"?
aggià, dimenticavo però che secondo alcuni notevoli pensatori la società
addirittura *nasce* con un contratto sociale, perché l'uomo per sua
natura non sarebbe in grado vivere senza
la pagina di Wikipedia [1] scrive così:
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
Social contract arguments typically are that individuals have consented,
either explicitly or tacitly, to surrender some of their freedoms and
submit to the authority (of the ruler, or to the decision of a majority)
in exchange for protection of their remaining rights or maintenance of
the social order.
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
se vale per i cittadini analogici a maggior ragione vale per i cittadini
cibernetici che a volte non hanno nemmeno gli strumenti per comprendere
il funzionamento del "dispositivo", figuramoci se possono
"contrattualizzarlo".
e se invece facessimo /semplicemente/ che il "dispositivo" lo costruiamo
tutti assieme in modo partecipativo e **di conseguenza** il contratto
che lo regola non servirebbe più, perché le regole del suo funzionamento
sono /embedded/ nel "dispositivo"?
non sarebbe fantastico se l'unico /dovere/ del "cittadino cibernetico"
fosse quello di contribuire secondo il proprio talento alla costruzione
del "dispositivo cibernetico"?
[...]
> Dovere o obbligo?
>
> Ad esempio il Codice dell'amministrazione digitale (CAD) è un corpus di
> disposizioni nato per stabilire il /diritto/ di cittadini e imprese a
> relazionarsi con la PA attraverso le tecnologie digitali. Il /dovere/ di
> dotarsi degli strumenti per consentire ai cittadini di esercitare questo
> diritto è in capo alle amministrazioni pubbliche.
credo che l'intento della domanda originale, almeno per come l'ho
interpretata io, fosse quello di indagare se e "dove" in giurisprudenza
viene sviluppato il discorso in merito ai doveri di cittadinanza
digitale (cittadinanza cibernetica), non tanto i doveri dei "funzionari
digitali" (Amministrazione pubblica, internet provider, piattaforme dei
servizi)
[...]
> Nel 2019 l’Università degli Studi di Milano, il CORECOM (Comitato
> regionale per le comunicazioni) della Lombardia e l’Ordine degli
> Avvocati di Milano hanno elaborato un decalogo per diffondere un uso
> responsabile delle tecnologie, non ho trovato il documento in rete ma
> qui [2] il prof. Ziccardi ne tratta i punti salienti.
[...]
> [2] https://www.scuoladifuturo.it/wp-content/uploads/2020/06/La-buona-battaglia…
non ho ancora letto tutto il documento che citi ma così come i doveri di
cittadinanza **non si limitano** a "comportarsi con correttezza"
(rispettare le regole?), la stessa cosa /dovrebbe/ valere anche nel caso
dei doveri di "cittadinanza cibernetica"
...altrimenti ci riduciamo a una sterile discussione sull'obbligatorio e
il proibito.
Saluti, 380°
[1] https://en.wikipedia.org/wiki/Social_contract
--
380° (Giovanni Biscuolo public alter ego)
«Noi, incompetenti come siamo,
non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché»
Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice
but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
Dec. 19, 2022
Re: [nexa] TomTom Microsoft Meta Amazon e Linuxfoundation creano Overture Maps Foundation: creazione di opendata geografici
by Maurizio Napolitano
Grazie Stefano del tuo punto di vista.
Ti confesso che anch'io ho lo stesso timore.
Ti posso anche dire che l'ONG HumanitarianOpenStreetMap Team -
https://hotosm.org - ha anche questa un budget molto più alto di
quello che la OpenStreetMap Foundation e fa molti prodotti che ruotano
intorno a OSM.
Negli ultimi anni comunque OSMF ha iniziato ad usare bene i fondi che riceve:
ad esempio il server era ospitato in UCL e quando un sito generava
troppo traffico veniva bannato per le regole dell'università, ora
invece hanno acquistato i server per essere indipendente.
Così come sono state annunciate altre operazioni importanti come il
vector tile server.
Il giorno dom 18 dic 2022 alle ore 13:49 Stefano Zacchiroli
<zack(a)upsilon.cc> ha scritto:
>
> Ciao Napo!,
>
> On Sat, Dec 17, 2022 at 12:36:02PM +0100, Maurizio Napolitano via nexa wrote:
> > Anche se qualcosa mi lascia perplesso, preferisco essere ottimista e
> > fare presente che una azienda come TomTom (e non solo) alla fine ha
> > dovuto abbracciare l'idea di cominciare a rilasciare qualcosa del suo
> > asset per poter rimanere sul mercato.
> > Di fatto questa ultima, la vedo come una conseguenza della potenza che
> > OpenStreetMap ha generato in questi anni.
>
> apprezzo il tuo ottimismo, ma per ora io lo vedo più come un take over
> ostile da parte della Linux Foundation (LF). Take over non tanto dei
> dati OSM esistenti (che non possono comunque facilmente essere
> appropriati/ espropriati), ma delle *risorse* finanziarie e di sviluppo
> che sarebbero potute andare verso la comunità OSM e che andranno ora
> invece nelle (già pingui) tasche di LF e delle sue innumerevoli
> fondazioni sussidiarie. Mi sembra molto rivelatore di questo rischio il
> confronto tra i membership tiers della nuova Ouverture Maps Foundation
> qua:
>
> https://overturemaps.org/become-a-member/
>
> e quelli delle membership classes di OSM Foundation qua:
>
> https://join.osmfoundation.org/
>
> A *brevissimo* le risorse captate da Ouverture saranno immensamente
> superiori di quelle captate da OSM Foundation. So benissimo che non è
> semplice usare bene risorse economiche per un progetto con basi
> comunitarie, ma non posso fare a meno di vedere questa azione come
> ostile. Tanto più, che da quando mi sembra di capire, il lancio non è
> stato ne coordinato con, ne tanto meno anticipato alla comunità OSM
> prima che fosse cosa fatta.
>
> Auguri a voi (e a tutti noi che teniamo ai bene comuni digitali).
> --
> Stefano Zacchiroli . zack(a)upsilon.cc . https://upsilon.cc/zack _. ^ ._
> Full professor of Computer Science o o o \/|V|\/
> Télécom Paris, Polytechnic Institute of Paris o o o </> <\>
> Co-founder & CTO Software Heritage o o o o /\|^|/\
> https://twitter.com/zacchiro . https://mastodon.xyz/@zacchiro '" V "'
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
--
FBK - Fondazione Bruno Kessler
Trento - Italy
tel +39 0461 314341
https://osm.org/go/0CvouFIm6?m=
http://dcl.fbk.eu
--
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esclusivamente ai destinatari indicati e per le finalità strettamente
legate al relativo contenuto. Se avete ricevuto questo messaggio per
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all’indirizzo e-mail del mittente.
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Dec. 19, 2022
Re: [nexa] TomTom Microsoft Meta Amazon e Linuxfoundation creano Overture Maps Foundation: creazione di opendata geografici
by Maurizio Napolitano
Ciao Giovannni
Provo a vedere se riesco a sciogliere qualche tuo dubbio in quanto
sono dell'idea che guardi con interesse a OpenStreetMap solo che non
ti sono chiari alcuni concetti.
Partiamo dal copia/incolla delle FAQ che hai riportato che è
esattamente il motivo per cui ho fatto presente che Overture Maps
nasce perchè OpenStreetMap guarda alla comunità mentre le grandi
aziende guardano ai dati.
La frase "Overture is a data-centric map project, not a community
of individual map editors" è segnale molto forte a cosa questa
iniziativa faccia riferimento e cosa non piacca su OpenStreetMap,
anche se poi se ne esce con un "Overture is intended to be
complementary to OSM" che è una sorta di "ma guarda che noi
ringraziamo OpenStreetMap e lasciamo che i dati vengano importati
anche li", motivo per cui successivamente parla di licenza "datasets
will be contributed under both the ODbL and CDLA permissive v2"
Che detta in altre parole vuole anche dire "noi vi mettiamo a
disposizione i dati, poi sono fatti vostri per capire come importarli"
Ammeto che potrebbe esserci qualche azione, magari guidata dalla OSMF,
finalizzata ad importare i dati, ma sarà comunque una questione molto
delicata.
Il discorso della licenza poi, dal mio punto di vista, potrebbe essere
il modo con cui si deciderà se qualcuno è membro o non è membro.
Allo stato attuale Google Maps non fa uso di OpenStreetMap - se non
per qualche layer isolato (come i dati del trasporto pubblico che
qualche azienda pubblica su osm) - a causa della licenza ODbL.
La CDLA permissive v2 è una licenza di tipo attribuzione molto
leggera e - dal mio punto di vista - molto più furba della cc-by in
quanto si ferma al vincolo di attribuzione solo se il dataset viene
distribuito senza modifiche (sto semplificando ma il succo è quello),
quindi mi aspetto che gli associati di overture maps avranno accesso
ai dati in CDLA permisseve v2 per superare gli ostacoli della ODbL.
Poi ci sarà anche da capire quanti dati produrranno che sono
estrapolazioni di OpenStreetMap (e quindi ODbl).
Se vuoi vedere come reagisce la comunità consiglio di seguire il
thread in questo forum
https://community.openstreetmap.org/t/overturemaps-org-big-businesses-osmf-…
Venendo invece alle tue questioni, su quella più tecnica dell'uso dei
linked data, in OSM, personalmente mi trovi scettico.
OpenStretMap si è evoluto a causa del fatto che si basa su una
folksonomia: gli utenti attraverso primitive geometriche come node,
way e relation disegnano gli oggetti geografici nel database e poi,
attraverso etichette composte da chiave=valore vanno a definire di
cosa si tratta.
Prima di tutto la parte geometrica lascia già perplessi in quanto è
fuori dagli standard dei gis:
la base di partenza è fatta dai nodi che sono assimilabili ai punti (
in pratica contengono latitudine e longitudine), ma su questi poi si
costruiscono altre due entità: le way (= insieme di nodi) e le
relation (insieme di nodi, way o relation) che non sono affatto le
basi del gis.
Nei GIS si hanno sostanzialmente nodi, linee e poligoni (poi ci sono
alcune questioni più complesse che per comodità evito) e non si hanno
oggetti che condividono gli stessi nodi in quanto ogni insieme di dati
è gestito a livelli.
In OpenStreetMap invece un nodo può essere condiviso con una way (es.
una strada è composta da più nodi ed uno di questi è anche il
semaforo) e il versionamento è sugli oggetti singoli (quindi un nodo
potrebbe cambiare di versione ma non la way che lo contiene). Se si
vuole creare un poligono lo si fa attraverso una etichetta (tag) che
dipende da cosa voglia dire (es. building=yes o area=yes o
tourism=hotel) e che quindi va interpretata.
Sulle relation invece si tratta di mettere l'elenco delle way o node
che descrivono l'oggetto complesso (es. una linea del autobus che è
fatta dalle strade esistenti e dai nodi dove devia il percorso).
La folksonomia poi fa si che aggregando vari tag si definiscono vari
oggetti. In alcuni casi si creano - attraverso anche un processo di
votazione - nuovi tag. In realtà ciascuno può inserire nuovi tag.
Tu mi dirai "usiamo le ontologie! ci sono anche quelle su osm"
(infatti mi dici linkegeodata ... che è un tentativo di creare una
ontologia ma non copre tutto e non ho idea di quanto sia aggiornato ed
anche usato), la questione di fondo è che quelle ontologie sono basate
su studiando i tag che sono presenti in questa pagina
https://wiki.openstreetmap.org/wiki/Map_features
La questione è che OpenStreetMap evolve velocemente e la parte di
"giardinaggio" ( = revisione dei dati) non è sistematizzata.
Quello che con un punto rappresentava una scuola, può essere diventato
un poligono che ne rappresenta l'edificio, l'edificio poi però è sato
arricchito da un punto che indica l'ingresso principale (e il numero
civico) e così alcuni tag si sono spostati dal poligono all'ingresso
dell'edificio, ed ora, quell'edificio, è stato inglobato in una
relazione che vede l'edifico, l'ingresso principale, il recinto, la
palestra, il parcheggio, l'ingresso secondario ecc...
Questo però accade su una singola entità e non su tutto e nemmeno per
le altre scuole che si trovano nel giro di 5km da quella.
Quindi il tutto è in continua evoluzione e sempre a macchia di leopardo.
Proporre di usare delle ontologie può essere una soluzione ma
richiede un sacco di tempo e, temo, tantissime discussioni che portano
a bloccare e intanto ... alla fine che contribuisce continua a farlo
senza nemmeno seguire tutte le regole.
In ogni caso, come avrai capito, puoi tranquillamente inventarti il
tuo tag e cominciare ad inserire dati dentro OpenStreetMap.
Certo, se esageri ed inserisci dati "strani", poi capita che qualcuno
del data working group ti contatta, magari con una email automatica.
Un esempio viene dai giocatori di Pokemon Go:
anche se il gioco nasce del creatore di Google Maps i dati attraverso
cui il videogioco elabora la creazione delle uova dei mostri è
interrogando OpenStreetMap.
Ora non ricordo la sequenza dei dati necessari (ma penso che qui la
trovi https://wiki.openstreetmap.org/wiki/Pok%C3%A9mon_Go ), però
quello che è poi successo è che un po' di giocatori si sono mess ad
inserire dati fasulli in OpenStreetMap per riuscire ad ottenere le
uova.
Il dataworking group ha cosiì creato uno script che se vede apparire
quei dati manda una email in automatico all'autore chiedendo di
giustificare l'operato e, se non in grado, avveniva la cancellazione
automatica.
Proseguo invece sulle altre tue curiosità per "flash"
- qui trovi le informazioni su come avvengono gli import
https://wiki.openstreetmap.org/wiki/Import/Guidelines
e come vedrai si tratta di un processo che richiede molti passaggi con
alcune questioni di confronto con la comunità ... e nota che basta che
si metta una persona contraria che tutto diventa faticoso
- qui invece le informazioni sulla incompatibilità della cc-by dell
https://blog.openstreetmap.org/2017/03/17/use-of-cc-by-data/
e qui vedrai quanto si guarda nei dettagli la questione e, ti posso
garantire, ogni volta che viene fuori una questione di compatibilità
fra le licenze, ricomincia il valzer di quelli che dicono di no.
Riguardo poi su quello che accadrà è ancora presto.
Grazie
--
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Dec. 19, 2022