nexa
By thread
nexa@server-nexa.polito.it
By month
Messages by month
- ----- 2026 -----
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2025 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2024 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2023 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2022 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2021 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2020 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2019 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2018 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2017 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2016 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2015 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2014 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2013 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2012 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2011 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2010 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2009 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
December 2022
- 45 participants
- 163 messages
Nobody Owns Our Technological Future
by Antonio Vetro'
Intervento alla prima conferenza annuale del Distributed AI Research Institute, che inaugurerà una serie di interventi su "possible futures” per le tecnologie
(broad, near-future speculative pieces designed to de-center dominant narratives and challenge us all to realize that we can have a different technological future)
https://videos.trom.tf/w/iv9nPbTDMJZajMBCChdsFR (Durata 9’53")
Research engineer Dylan Baker talks about how billionaires have taken over the imaginary of technological futures, and how we need to take back that imaginary.
Instead of continually playing on the back foot, what would it mean to build something new?
He concludes by introducing our forthcoming Possible Futures series where we will further explore this question.
Dec. 22, 2022
Re: [nexa] Dichiarazione europea sui diritti e i principi digitali per il decennio digitale":
by Giacomo Tesio
On Wed, 21 Dec 2022 17:40:39 +0000 Daniela Tafani wrote:
> Caro Giacomo,
>
> provo a controproporre a te a e a Nexa una domanda.
Mi piace questo gioco! :-D
Ok rispondo io... per primo. ;-)
> Ma non è necessario che tutti siano esperti giuristi. Oppure sì?
Non è necessario perché (e fintanto che) la violazione delle Leggi è
opera di esseri umani e l'interpretazione delle Leggi è affidata a
Giudici umani che rispondono delle proprie decisioni in un sistema
di garanzie efficace.
In Italia abbiamo diversi gradi di giudizio che, almeno in teoria,
dovrebbero garantire Giustizia. [1]
Ma gli automatismi hanno cambiato il paradigma.
> Il diritto protegge i diritti di tutti, compresi quelli delle persone
> che non siano in grado di decifrare un testo normativo
Nel 2020 il solo kernel Linux consisteva in 27.8 milioni di righe di
codice. Non ho idea di quanto siano lunghi il codice civile e il codice
penale insieme, ma scommetto un caffé che sono nettamente più brevi.
Se anche fosse comparabile, si tratta di una frazione minima, seppur
fondamentale, del codice in esecuzione su qualsiasi cellulare.
Inoltre questi i codici destinati all'interpretazione umana cambiano con
una rapidità nettamente inferiore a quelli destinati all'esecuzione
meccanica di un computer.
E il computer non si lamenta, non sciopera e non fa la rivoluzione.
Esegue pedissequamente gli ordini impartiti, riproducendo infinite
volte la volontà di chi lo programma.
> Il codice (informatico) è lingua e, al tempo stesso, legge.
>
> Ci preoccupiamo, scriveva Lawrence Lessig oltre due decenni fa, di
> difenderci dallo stato e dal mercato, ma non dal codice informatico,
> la cui architettura può abilitare o disabilitare le nostre libertà,
> proteggere la privacy o promuovere il controllo.
>
> Se però il diritto dicesse che i miei dati sono miei - proseguiva -
> rubarmeli sarebbe un furto.
>
> Il codice informatico è inevitabilmente un elemento di regolazione
> delle nostre vite.
>
> La legge giuridica può, e dovrebbe, intervenire a proteggerci da
> quelle configurazioni del codice informatico che violano i nostri
> diritti.
Sono d'accordo.
L'unico problema è che c'è un solo modo in cui la Legge può influenzare
efficacemente l'informatica: stabilendo che qualsiasi programma che non
può essere studiato e compreso da un qualsiasi cittadino adulto in un
tempo ragionevole (una settimana o al massimo un mese...) non può
essere distribuito o eseguito su dati di terzi.
Qualunque altra norma che riguardi l'informatica è aggirabile, se
questa non viene fatta rispettare in modo ferreo.
Il GDPR ne è la prova lampante.
E non solo per le innumerevoli violazioni commesse impunemente per anni
dai Titolari che si affidano ai GAFAM: pensa alle sciocchezze che
vengono scritte nelle informative privacy o alle baggianate che
trovi sui cookie banner.
> Ritieni che la distinzione tra codice come lingua e codice come legge
> sia pertinente, quando parli della cittadinanza?
A ben guardare no.
La Legge può riguardare solo gli uomini, non gli automatismi.
Il Codice non è davvero Legge in termini giuridici.
Potremmo dire che ha l'efficacia di una Legge fisica, una complessità
molto superiore al diritto di uno Stato e una stabilità paragonabile
alla lista della spesa... piena di errori.
> Può bastare essere alfabetizzati o occorre essere "giuristi esperti",
> in grado di analizzare un software e comprendere come stia
> effettivamente regolando la nostra vita?
E' necessario essere in grado di analizzare un software e comprendere
come stia effettivamente influenzando la nostra vita.
Per quanto ne so, non c'è alternativa purtroppo.
Può sembrare impossibile solo se si da per scontata la complessità
fuori controllo delle tecnologie attuali. Tecnologie che però sono
state progettate per essere opache (alcune più di altre) o sono state
lasciate diventare opache.
Persino nel software libero (e ovviamente in tutto il software open
source) le 4 libertà sono sempre più ridotte a privilegi per pochissimi.
La democrazia cibernetica non presuppone solo cittadini cibernetici in
grado di programmare i propri software, ma anche una infrastruttura
informatica che chiunque possa studiare e comprendere.
Un po' come una democrazia novecentesca presuppone scuole e giornali.
D'altronde si tratta di tecnologie realizzate in pochi decenni da
relativamente poche persone. Si possono rifare meglio, basta uscire
dall'allucinazione collettiva del "there is no alternative".
> Non dovrebbe essere, questo secondo, il compito del potere
> giudiziario, una volta che la legge abbia provveduto a vietare
> al codice informatico di violare i nostri diritti?
Il numero di agenti cibernetici automatici, la loro complessità
e la loro pervasività è soverchiante.
Non esistono Giudici sufficienti sul pianeta.
L'informatica non è come le forme di potere precedenti.
Non può essere bilanciata o controllata EFFICACEMENTE.
Può solo essere distribuita, trasformandola da uno strumento di potere
sull'uomo ad uno strumento di libertà dell'umanità.
Solo comprendendo profondamente come funzionano gli automatismi che ci
circondano possiamo scegliere se usarli, se spegnerli, se romperli o se
alterarne il funzionamento.
Altrimenti li vivremo sempre come fenomeni fuori dal nostro controllo
cui adattarci.
E chi li controllerà, controllerà l'intera società.
Peraltro in modo irresponsabile, perché gli automatismi stessi
saranno sempre più "invisibili", rimossi dalla nostra coscienza.
> Scusami per questa formulazione così approssimativa.
Figurati, credo tu sia stata chiarissima.
Spero di averti risposto.
Ora tocca a te! :-)
> W. Reijers, L. Orgad, P. De Filippi, The Rise of Cybernetic
> Citizenship, «Citizenship Studies», 2022,
> https://ssrn.com/abstract=4100884
Grazie mille!
Lo leggo subito dopo cena. ;-)
Giacomo
[1] dovrebbero. almeno contro i poveri che non si possono permettere
tattiche dilatorie che portano alla prescrizione. contro i ricchi
non sembrano funzionare molto, come ha dimostrato bene la Eternit.
Dec. 21, 2022
Re: [nexa] Dichiarazione europea sui diritti e i principi digitali per il decennio digitale":
by Daniela Tafani
Caro Giacomo,
provo a controproporre a te a e a Nexa una domanda.
E' vero che non c'è democrazia senza conoscenza della lingua.
Di più: comanda chi conosce più parole e la democrazia esige perciò, come scrive Zagrebelsky,
una certa uguaglianza nella distribuzione delle parole.
Ma non è necessario che tutti siano esperti giuristi. Oppure sì?
Il diritto protegge i diritti di tutti, compresi quelli delle persone che non siano in grado di decifrare un testo normativo
(anche se mi vengono subito in mente Renzo e il latinorum di don Abbondio).
Il codice (informatico) è lingua e, al tempo stesso, legge.
Ci preoccupiamo, scriveva Lawrence Lessig oltre due decenni fa, di difenderci dallo stato e dal mercato,
ma non dal codice informatico, la cui architettura può abilitare o disabilitare le nostre libertà, proteggere la privacy o promuovere il controllo.
Se però il diritto dicesse che i miei dati sono miei - proseguiva - rubarmeli sarebbe un furto.
Il codice informatico è inevitabilmente un elemento di regolazione delle nostre vite.
La legge giuridica può, e dovrebbe, intervenire a proteggerci da quelle configurazioni del codice informatico che violano i nostri diritti.
Ritieni che la distinzione tra codice come lingua e codice come legge sia pertinente, quando parli della cittadinanza?
Può bastare essere alfabetizzati o occorre essere "giuristi esperti",
in grado di analizzare un software e comprendere come stia effettivamente regolando la nostra vita?
Non dovrebbe essere, questo secondo, il compito del potere giudiziario, una volta che la legge abbia provveduto a vietare al codice informatico di violare i nostri diritti?
Scusami per questa formulazione così approssimativa.
Sulla cittadinanza cibernetica, segnalo un articolo che la assimila alla condizione in cui
- l’interazione tra cittadini e istituzioni è informatizzata (soggetta a calcolo);
- lo standard del «buon» cittadino è determinato da metriche quantificate;
- in termini temporali, la cittadinanza diventa un processo;
- la misurazione delle metriche può essere correlata a premi e punizioni (che generano disuguaglianze e gerarchie).
- l’identità stessa dei cittadini è definita dalle metriche;
- si ha un primato dei fini sui diritti (non una complementarietà);
- si ha un primato del processo sullo status, che diventa condizionato e contingente (logica dei prezzi personalizzati),
per cui lo status giuridico esce dalla sfera giuridica
W. Reijers, L. Orgad, P. De Filippi, The Rise of Cybernetic Citizenship, «Citizenship Studies», 2022, https://ssrn.com/abstract=4100884
Un caro saluto,
Daniela
________________________________
Da: Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it>
Inviato: lunedì 19 dicembre 2022 22:25
A: Daniela Tafani
Cc: Antonio; nexa(a)server-nexa.polito.it
Oggetto: Re: [nexa] Dichiarazione europea sui diritti e i principi digitali per il decennio digitale":
Salve Daniela,
le tue considerazioni mi fanno sorgere una domanda per te e Nexa.
In una democrazia (o quanto meno nella nostra democrazia,
stando all'articolo 1 della Costituzione) è cittadino colui
che partecipa alla determinazione delle regole che governano
la società cui appartiene.
Questa partecipazione ha diverse forme che vengono espresse
attraverso diversi diritti che la società deve riconoscere
a ciascun cittadino, per potersi definire democratica.
Fra questi:
- diritto/libertà di voto (attivo e passivo)
- diritto/libertà di espressione
- diritto/libertà di associazione
- diritto alla riservatezza / libertà nella propria vita privata
etc...
La restrizione di questi diritti / libertà (per un cittadino) può
avvenire solo in condizioni eccezionali a fronte di gravi danni
perpetrati dal cittadino ad altri cittadini.
Questo perché questi diritti/libertà individuali hanno una funzione
sociale fondamentale: mantenere democratica la società stessa,
garantendo ad ogni cittadino dello stato la possibilità di agire
efficacemente sulle Leggi cui è sottoposto.
E non parliamo solo del diritto alla partecipazione elettorale (come
elettore o come candidato): anche la libertà di espressione è
fondamentale per alimentare un dibattito pubblico che porti alla
creazione di norme adeguate; anche la libertà di associazione è
necessaria per unire le persone che condividono ideali o interessi;
anche la riservatezza è necessaria per non subire influenze indebite
nell'elaborazione di nuove idee... e così via.
Tant'è che, di fatto, chi non esercita questi diritti e queste libertà,
cessa (almeno temporaneamente) di agire come un cittadino.
Dal che si potrebbe dedurre che i diritti funzionali al mantenimento
della democrazia sono anche doveri: il popolo sovrano DEVE esercitare
la propria sovranità.
Se viola tale dovere, la pena è perderne il diritto.
Fatta questa lunga (e probabilmente inutile) premessa, ecco la mia domanda.
In una società cibernetica la cui evoluzione è determinata per la
stragrande maggioranza dalle regole impresse negli automatismi che la
popolano (molto più numerosi delle persone), è possibile definire
"cittadino" chi non ha concretamente modo di modificare tali automatismi
o crearne di nuovi?
Chi non comprende affatto come funzionano, può essere definito
"cittadino" se anche gli vengono garantiti i diritti / doveri che tu
elencavi?
Supponi che domani tutta l'informatica diventi servizio pubblico.
Ai cittadini viene garantito, giurin giuretto, che tutti i software
prodotti garantiscono i diritti che hai elencato.
MA pochissime persone hanno le competenze, il tempo o il diritto di
analizzare (supponi a causa del copyright o simili leggi oscuantiste)
cosa quel software effettivamente FA.
Solo quelle pochissime persone (supponi, parte di un Ordine) hanno il diritto
o comunque la possibilità di scrivere e distribuire software.
Potremmo dire che tale società cibernetica sia democratica?
Personalmente direi: assolutamente no!
Prerequisito per una vera democrazia cibernetica è la partecipazione di
tutti i cittadini alla determinazione delle regole che determinano
l'evoluzione della società nel tempo.
Se queste regole sono scritte in leggi, questo significa garantire a
tutti i cittadini il diritto/dovere di saper leggere e scrivere per fare Politica.
Se queste regole sono scritte, nella stragrande maggioranza, in software
allora tutti i cittadini dovranno essere messi in condizione di
programmare e debuggare per fare Politica.
Altrimenti saranno costretti a subire la società cibernetica costruita
per la stragrande maggioranza da altri, senza poterne prevedere
l'evoluzione o concepire alternative... in sintesi senza poterla in
alcun modo influenzare.
Dove sbaglio?
Giacomo
On Mon, 19 Dec 2022 12:29:04 +0000 Daniela Tafani wrote:
> Buongiorno.
>
>
> Credo i doveri del "cittadino digitale" siano ricavabili dalle
> capacità che l'educazione alla cittadinanza digitale dovrebbe
> promuovere,
>
> secondo quanto previsto dalla legge 92 del 2019, art. 5, comma 2, che
> copio di seguito
>
>
> (sorvolando sulla stravaganza della pretesa che una simile educazione
> possa darsi,
>
> quando i luoghi in cui adempiere ai doveri della cittadinanza
> digitale sono piattaforme private con prerogative statali, in cui si
> è sudditi, anziché cittadini, e in cui chiunque può vedersi privato,
> ad esempio, del diritto di parola o dell'identità digitale, in base a
> regole misteriose e sentenze inappellabili).
>
>
> a) analizzare, confrontare e valutare criticamente la
> credibilita' e l'affidabilita' delle fonti di dati, informazioni e
> contenuti digitali;
> b) interagire attraverso varie tecnologie digitali e individuare
> i mezzi e le forme di comunicazione digitali appropriati per un
> determinato contesto;
> c) informarsi e partecipare al dibattito pubblico attraverso
> l'utilizzo di servizi digitali pubblici e privati; ricercare
> opportunita' di crescita personale e di cittadinanza partecipativa
> attraverso adeguate tecnologie digitali;
> d) conoscere le norme comportamentali da osservare nell'ambito
> dell'utilizzo delle tecnologie digitali e dell'interazione in
> ambienti digitali, adattare le strategie di comunicazione al pubblico
> specifico ed essere consapevoli della diversita' culturale e
> generazionale negli ambienti digitali;
> e) creare e gestire l'identita' digitale, essere in grado di
> proteggere la propria reputazione, gestire e tutelare i dati che si
> producono attraverso diversi strumenti digitali, ambienti e servizi,
> rispettare i dati e le identita' altrui; utilizzare e condividere
> informazioni personali identificabili proteggendo se stessi e gli
> altri;
> f) conoscere le politiche sulla tutela della riservatezza
> applicate dai servizi digitali relativamente all'uso dei dati
> personali;
> g) essere in grado di evitare, usando tecnologie digitali, rischi
> per la salute e minacce al proprio benessere fisico e psicologico;
> essere in grado di proteggere se' e gli altri da eventuali pericoli
> in ambienti digitali; essere consapevoli di come le tecnologie
> digitali possono influire sul benessere psicofisico e sull'inclusione
> sociale, con particolare attenzione ai comportamenti riconducibili al
> bullismo e al cyberbullismo.
>
>
> Un saluto,
> Daniela
>
>
> ________________________________
> Da: nexa <nexa-bounces(a)server-nexa.polito.it> per conto di Antonio
> <antonio(a)piumarossa.it> Inviato: lunedì 19 dicembre 2022 13:14
> A: nexa(a)server-nexa.polito.it
> Oggetto: Re: [nexa] Dichiarazione europea sui diritti e i principi
> digitali per il decennio digitale":
>
> > ho una domanda per i giuristi: come nascono i doveri? Ormai sui
> > diritti, nuovi o riaggiornati per il digitale, c'è parecchio, ma c'è
> > anche qualche "dovere digitale" ufficiale? Immagino che un dovere
> > non sia equivalente ad una sanzione per un diritto non rispettato,
> > quindi cos'è un dovere e come si può lavorare a far nascere doveri
> > digitali?
> Dovere o obbligo?
>
> Ad esempio il Codice dell'amministrazione digitale (CAD) è un corpus
> di disposizioni nato per stabilire il /diritto/ di cittadini e
> imprese a relazionarsi con la PA attraverso le tecnologie digitali.
> Il /dovere/ di dotarsi degli strumenti per consentire ai cittadini di
> esercitare questo diritto è in capo alle amministrazioni pubbliche.
>
> Se per dovere intendiamo obbligo, allora bisogna consultare le norme.
>
> Prendiamo sempre il CAD [1]
> L'art.3-bis recita:
> "Chiunque ha il diritto di accedere ai servizi on-line [...] tramite
> la propria identità digitale"
> e continua con
> "I soggetti di cui all'articolo 2, comma 2, i professionisti
> tenuti all'iscrizione in albi ed elenchi e i soggetti tenuti
> all'iscrizione nel registro delle imprese hanno l'obbligo di dotarsi
> di un domicilio digitale"
>
> L'art. 32 stabilisce gli obblighi del titolare di firma elettronica
> qualificata
> L'art. 43 gli obblighi di conservazione ed esibizione dei documenti
>
> Se, per finire, parliamo di "doveri del cittadino digitale", credo non
> siano codificati da nessuna parte. Tutt'al più possiamo ricondurli
> nell'alveo dell'uso responsabile della rete, nel rispetto
> dell'identità digitale altrui, ecc.
>
> Nel 2019 l’Università degli Studi di Milano, il CORECOM (Comitato
> regionale per le comunicazioni) della Lombardia e l’Ordine degli
> Avvocati di Milano hanno elaborato un decalogo per diffondere un uso
> responsabile delle tecnologie, non ho trovato il documento in rete ma
> qui [2] il prof. Ziccardi ne tratta i punti salienti.
>
> A.
>
> [1]
> https://es.sonicurlprotection-fra.com/click?PV=2&MSGID=20221219121457060629…
> [2]
> https://es.sonicurlprotection-fra.com/click?PV=2&MSGID=20221219121457060629…
>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://es.sonicurlprotection-fra.com/click?PV=2&MSGID=20221219121457060629…
Dec. 21, 2022
Re: [nexa] Dichiarazione europea sui diritti e i principi digitali per il decennio digitale":
by Alessandro Brolpito
Ciao Mauro,
Mi sembra che non sia nel database, appena pubblicato da OECD "Declaration
on a Trusted, Sustainable and Inclusive Digital Future"
OECD Legal Instruments
<https://legalinstruments.oecd.org/en/instruments/OECD-LEGAL-0488>
Buona serata, Alessandro
On Sat, 17 Dec 2022 at 12:59, Mauro SANTANIELLO <msantaniello(a)unisa.it>
wrote:
> Si, Alessandro, ci sono altri documenti simili. Qui ne abbiamo raccolti, e
> codificati, più di 200:
> https://digitalconstitutionalism.org/database/?showAll=1
>
>
> Mauro Santaniello (PhD)
>
> *Assistant Professor, Internet Governance and Digital PolicyDirector,
> Internet & Communication Policy Centre (ICPC)*
> *Scientific Coordinator, Salerno Winter School on Internet Governance
> (SWING)*
>
> *Associate Research Fellow, The United Nations University Institute on
> Comparative Regional Integration Studies (UNU-CRIS)**Visiting Professor
> of Internet Governance, Sciences Po Grenoble*
>
> *Department of Business, Management and Information Systems (DISA-MIS)*
> *Università degli Studi di Salerno *
> *Via Giovanni Paolo II, 132 84084 Fisciano (SA) - Italy *
>
> *E. msantaniello(a)unisa.it <msantaniello(a)unisa.it> *
> *W. http://docenti.unisa.it/mauro.santaniello
> <http://docenti.unisa.it/mauro.santaniello>*
> *Skype: internetpolicy *
> *T. twitter.com/webvoodoo <http://twitter.com/webvoodoo>*
>
>
> Il giorno ven 16 dic 2022 alle ore 19:57 Alessandro Brolpito <
> abrolpito(a)gmail.com> ha scritto:
>
>> Grazie molto Mauro, penso che sia un documento da incorniciare e tenere
>> sempre presente, soprattutto il capitolo uno.
>> Mi chiedo se ci sono altri documenti simili nel mondo
>> C'e' tanto da fare...
>> Alessandro
>>
>> On Fri, 16 Dec 2022 at 09:37, Mauro Alovisio <mauro.alovisio(a)gmail.com>
>> wrote:
>>
>>> Gent.mi
>>>
>>> segnalo interessante iniziativa ad oggetto:"Dichiarazione europea sui
>>> diritti e i principi digitali per il decennio digitale":
>>>
>>> https://digital-strategy.ec.europa.eu/it/library/european-declaration-digit…
>>> Un caro saluto
>>> Mauro
>>>
>>> _______________________________________________
>>> nexa mailing list
>>> nexa(a)server-nexa.polito.it
>>> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>>>
>> _______________________________________________
>> nexa mailing list
>> nexa(a)server-nexa.polito.it
>> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>>
>
Dec. 21, 2022
Re: [nexa] Dichiarazione europea sui diritti e i principi digitali per il decennio digitale":
by Daniela Tafani
Sul nesso tra stupidità-ignoranza e inutilità dei diritti puntano settori diversi e convergenti:
- nell'economia comportamentale, sulla tesi della stupidità umana si fonda la difesa di un paternalismo statale coercitivo, quando la spinta gentile non sia sufficiente
(Sarah Conly, Against autonomy: «è corretto dire che siamo stupidi», «lasciate a se stesse, […] le persone si rilassano nell’inerzia e nell’irrazionalità» e «possono non fare
altro che guardare la televisione»; «abbiamo bisogno di interferenza esterna […]. Abbiamo bisogno di aiuto»)
- nelle neuroscienze del giudizio morale, le star del settore - quali Patricia Churchland e Joshua Greene - traggono conseguenze normative
da qualche risonanza magnetica funzionale (alla faccia della legge di Hume, che ovviamente liquidano con fastidio)
e pretendono di aver dimostrato con ciò che credere nei diritti è un errore cognitivo;
- nelle narrazioni sull'"intelligenza artificiale", le macchine sono antropomorfizzate e il cervello, viceversa assimilato a una macchina;
lo stesso utilizzo di sistemi di machine learning a supporto di decisioni che abbiano effetti sulle vite delle persone
si fonda sull'indistinzione tra persone e cose.
E, persa questa distinzione, i diritti sono spacciati.
Un saluto,
Daniela
________________________________
Da: nexa <nexa-bounces(a)server-nexa.polito.it> per conto di Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it>
Inviato: mercoledì 21 dicembre 2022 11:59
A: antonio(a)piumarossa.it
Cc: nexa(a)server-nexa.polito.it
Oggetto: Re: [nexa] Dichiarazione europea sui diritti e i principi digitali per il decennio digitale":
On Wed, 21 Dec 2022 02:59:26 -0600 antonio(a)piumarossa.it wrote:
> > Dal che si potrebbe dedurre che i diritti funzionali al mantenimento
> > della democrazia sono anche doveri: il popolo sovrano DEVE
> > esercitare la propria sovranità.
> > Se viola tale dovere, la pena è perderne il diritto.
>
> Ora, se dovessimo togliere i diritti a tutti coloro che violano
> questi doveri, non so quanti cittadini titolari di diritti
> rimarrebbero in Italia.
Temo di non essere stato chiaro, Antonio.
Io segnalavo semplicemente una conseguenza logica, non proponevo alcun
automatismo giuridico! Anzi!
Se non eserciti i diritti funzionali al mantenimento della democrazia,
DI FATTO, stai riducendo (temporaneamente) te stesso a qualcosa di meno
di un cittadino.
Se il cittadino è colui che partecipa attivamente alla vita politica
della Polis, chi non partecipa attivamente alla vita politica della
Polis non si comporta (in quel momento) da cittadino.
Diventa, di fatto, un suddito.
(nella migliore delle ipotesi)
Se questa condizione temporanea perdura a lungo e coinvolge una
percentuale rilevante della popolazione, ecco che lo Stato DI FATTO
smette di essere una Democrazia.
Non è un automatismo: è logica.
Che poi questa situazione di fatto possa venire cristallizzata in norme
che, supponi, riducono il suffragio (come Gramellini arrivava a
chiedere dalle sue colonne di La Stampa qualche tempo fa) può essere
più o meno probabile a seconda delle contingenze storiche.
Io provo con tutte le mie forze a scongiurare questa situazione.
Ma lo faccio proprio perché sono pienamente consapevole delle forze che
puntano (da decenni) a distruggere la democrazia (P2, GAFAM, etc..) e
dei grandi successi che hanno avuto finora.
E' giunta l'ora di contrattaccare! ;-)
> La vita sociale di una comunità, piccola o grande, è complessa. I
> rapporti tra persone, tra persone e istituzioni, tra persone e
> imprese, sono complessi, ridurne la complessità con gli automatismi è
> sbagliato perché va a scapito delle persone più deboli.
Sono pienamente d'accordo.
Ma tutte le cose veramente preziose ed importanti (la vita, l'amore, la
democrazia...) comportano il consumo di energia: non possiamo sperare
che la democrazia si difenda da sé.
E credo sia utile aiutare chi si riduce a suddito (o a ingranaggio) a
rendersi conto pienamente della propria condizione.
Poi ci sarà sicuramente persone la cui psiche è così compromessa da
rifiutare tale consapevolezza o accettarla come inevitabile.
Tipicamente gli adulti "di successo" attuano la prima reazione,
sminuendo la portata della propria schiavitù, mentre quelli
maggiormente oppressi, tendono alla seconda.
D'altro canto, a costo di risultare antipatici, è fondamentale porli di
fronte alla propria sudditanza, alla propria subalternità.
Anche se lo rifileranno ai margini della propria coscienza, la
consapevolezza di essere schiavi li tormenterà fino a farli reagire
nel momento e nel modo più imprevedibile.
Poi la mia speranza sono le persone eccezionali, quelle che non si
adattano ed anzi si dis-adattano. E i bambini, ovviamente.
Perché siamo sempre imprevedibili e possiamo diventare il sassolino
nell'ingranaggio che distrugge tutto (per poi ricostruirlo meglio).
Giacomo
_______________________________________________
nexa mailing list
nexa(a)server-nexa.polito.it
https://es.sonicurlprotection-fra.com/click?PV=2&MSGID=20221221105948093383…
Dec. 21, 2022
"One thing: What is your digital shoebox? Do you have a legacy plan for your photos?"
by J.C. DE MARTIN
*One thing: What is your digital shoebox? Do you have a legacy plan for
your photos?*
Published Dec 20, 2022 | Dale Baskin
Where are your photos?
Most of you can probably answer that question quickly, but take it one
step further: does anybody else know where your photos are? What happens
to your photos if something happens to /you/? What is your photo legacy?
I began thinking about this issue a few years ago when I attended my
grandparents' 65th wedding anniversary. In honor of the event, one of my
aunts crafted a beautiful slideshow documenting their lives together,
going back over half a century. It kicked off a magical evening of
memories and stories, and provided younger generations with a meaningful
link to their family history.
What made this possible? A shoebox.
Before the world went digital, we had shoeboxes. And regular boxes. And
all kinds of other containers into which people stuffed photos. My
grandparents were no exception, and my aunt was able to track down 60+
years of photos by digging through boxes in a closet.
*Can your photos be found?*
My aunt could track down these historically important pictures because
she knew where they were and how to access them. How many of us can say
that about our digital image collections? Consider for a moment: if
something happened to you/right now,/ who would have access to your
photos? And would that person have the information and the
tech-savviness to find them?
[...]
continua qui:
https://www.dpreview.com/articles/6741178670/one-thing-what-is-your-digital…
Dec. 21, 2022
Re: [nexa] Dichiarazione europea sui diritti e i principi digitali per il decennio digitale":
by antonio@piumarossa.it
> Che poi questa situazione di fatto possa venire cristallizzata in norme
> che, supponi, riducono il suffragio (come Gramellini arrivava a
> chiedere dalle sue colonne di La Stampa qualche tempo fa) può essere
> più o meno probabile a seconda delle contingenze storiche.
> Io provo con tutte le mie forze a scongiurare questa situazione.
Grazie della precisazione Giacomo. Non è infatti scontato, di questi
tempi, non strizzare l'occhio all'epistocrazia.
Tu citi Gramellini, io rispondo con Jason Brennan, il suo recente saggio
"Contro la democrazia" e la proposta di governo per "oracolo simulato",
funzionalizzato alla ragione per cui ALCUNI di noi hanno il diritto di
essere protetti dall'incompetenza altrui.
Il tema della "selezione" dell'elettorato sta pericolosamente tornando
in auge.
Ancora Sartori, citato l'altra volta:
"la teoria democratica deve fare i conti con una povertà scoraggiante e
sbalorditiva dell'informazione del grande pubblico ma non può proporsi
di medicarlo con strumenti di riduzione del suffragio".
Antonio
Dec. 21, 2022
Re: [nexa] Dichiarazione europea sui diritti e i principi digitali per il decennio digitale":
by Giacomo Tesio
On Wed, 21 Dec 2022 02:59:26 -0600 antonio(a)piumarossa.it wrote:
> > Dal che si potrebbe dedurre che i diritti funzionali al mantenimento
> > della democrazia sono anche doveri: il popolo sovrano DEVE
> > esercitare la propria sovranità.
> > Se viola tale dovere, la pena è perderne il diritto.
>
> Ora, se dovessimo togliere i diritti a tutti coloro che violano
> questi doveri, non so quanti cittadini titolari di diritti
> rimarrebbero in Italia.
Temo di non essere stato chiaro, Antonio.
Io segnalavo semplicemente una conseguenza logica, non proponevo alcun
automatismo giuridico! Anzi!
Se non eserciti i diritti funzionali al mantenimento della democrazia,
DI FATTO, stai riducendo (temporaneamente) te stesso a qualcosa di meno
di un cittadino.
Se il cittadino è colui che partecipa attivamente alla vita politica
della Polis, chi non partecipa attivamente alla vita politica della
Polis non si comporta (in quel momento) da cittadino.
Diventa, di fatto, un suddito.
(nella migliore delle ipotesi)
Se questa condizione temporanea perdura a lungo e coinvolge una
percentuale rilevante della popolazione, ecco che lo Stato DI FATTO
smette di essere una Democrazia.
Non è un automatismo: è logica.
Che poi questa situazione di fatto possa venire cristallizzata in norme
che, supponi, riducono il suffragio (come Gramellini arrivava a
chiedere dalle sue colonne di La Stampa qualche tempo fa) può essere
più o meno probabile a seconda delle contingenze storiche.
Io provo con tutte le mie forze a scongiurare questa situazione.
Ma lo faccio proprio perché sono pienamente consapevole delle forze che
puntano (da decenni) a distruggere la democrazia (P2, GAFAM, etc..) e
dei grandi successi che hanno avuto finora.
E' giunta l'ora di contrattaccare! ;-)
> La vita sociale di una comunità, piccola o grande, è complessa. I
> rapporti tra persone, tra persone e istituzioni, tra persone e
> imprese, sono complessi, ridurne la complessità con gli automatismi è
> sbagliato perché va a scapito delle persone più deboli.
Sono pienamente d'accordo.
Ma tutte le cose veramente preziose ed importanti (la vita, l'amore, la
democrazia...) comportano il consumo di energia: non possiamo sperare
che la democrazia si difenda da sé.
E credo sia utile aiutare chi si riduce a suddito (o a ingranaggio) a
rendersi conto pienamente della propria condizione.
Poi ci sarà sicuramente persone la cui psiche è così compromessa da
rifiutare tale consapevolezza o accettarla come inevitabile.
Tipicamente gli adulti "di successo" attuano la prima reazione,
sminuendo la portata della propria schiavitù, mentre quelli
maggiormente oppressi, tendono alla seconda.
D'altro canto, a costo di risultare antipatici, è fondamentale porli di
fronte alla propria sudditanza, alla propria subalternità.
Anche se lo rifileranno ai margini della propria coscienza, la
consapevolezza di essere schiavi li tormenterà fino a farli reagire
nel momento e nel modo più imprevedibile.
Poi la mia speranza sono le persone eccezionali, quelle che non si
adattano ed anzi si dis-adattano. E i bambini, ovviamente.
Perché siamo sempre imprevedibili e possiamo diventare il sassolino
nell'ingranaggio che distrugge tutto (per poi ricostruirlo meglio).
Giacomo
Dec. 21, 2022
Re: [nexa] Dichiarazione europea sui diritti e i principi digitali per il decennio digitale":
by Daniela Tafani
Molte grazie a entrambi,
Daniela
________________________________
Da: nexa <nexa-bounces(a)server-nexa.polito.it> per conto di Antonio Vetro' <antonio.vetro(a)polito.it>
Inviato: mercoledì 21 dicembre 2022 10:36
A: mailing list nexa
Oggetto: Re: [nexa] Dichiarazione europea sui diritti e i principi digitali per il decennio digitale":
Segnalo che anche la prof.ssa Alessandra Quarta ha toccato in buona parte il tema nel corso dell'ultimo Mercoledì di Nexa
(registrazione visionabile su https://nexacenter.org/mercoledi-157<https://es.sonicurlprotection-fra.com/click?PV=2&MSGID=20221221093642103106…> )
A.
Il giorno 20 dic 2022, alle ore 23:13, Benedetto Ponti <benedetto.ponti(a)unipg.it> ha scritto:
Cara Daniela,
ai "Sovrani privati", cui alludi nel tuo messaggio, ho dedicato con l'associazione che presiedo un seminario, lo scorso anno.
Ti segnalo i video degli interventi, tutti molto interessanti.
https://asimmetrie.org/eventi/sovrani-privati-poteri-e-legalita-nel-capital…<https://es.sonicurlprotection-fra.com/click?PV=2&MSGID=20221221093642103106…>
BP
<firma nuova mail_3.png>
Il 20/12/2022 22:01, Daniela Tafani ha scritto:
Buonasera.
Grazie delle osservazioni.
Tecnicamente siamo clienti, certo, ma il mio riferimento all'alternativa tra sudditi e cittadini
presupponeva la tesi che siamo di fronte a soggetti privati che esercitano, di fatto, prerogative statali
(e di uno stato si è cittadini o sudditi, non clienti).
Non a caso, alcuni paesi hanno nominato ambasciatori, anziché ministri, a parlare con i GAFAM
https://www.vie-publique.fr/sites/default/files/2021-09/3303331601098_QI_10…<https://es.sonicurlprotection-fra.com/click?PV=2&MSGID=20221221093642103106…>
Se entro in Twitter, il consenso è estorto e il contratto è fittizio: entro di fatto in uno stato con le sue leggi e il suo potere giudiziario;
non è uno spazio pubblico, una piazza digitale,
ma un luogo in cui la mia libertà di espressione è appesa al filo dei capricci di un singolo individuo,
che emana leggi anche retroattive e talora non note nemmeno dopo la loro applicazione.
Uno stato dispotico, dunque, di cui possiamo essere sudditi, ma non cittadini.
In virtù della natura monopolistica, o quasi, di simili aziende,
non le si può assimilare a singoli luoghi privati (quali un bar o un ristorante),
dal quale io possa uscire per andare a chiacchierare altrove, con i miei amici.
Anzitutto, perché mettersi d'accordo su dove andare non è semplice;
in secondo luogo, perché non appena mettersi d'accordo sembri una strada percorribile,
trattandosi solo di unirsi a un gruppo già migrato altrove (mastodon),
il monopolista aggiunge un bel po' di filo spinato alla recinzione del giardino
e mi vieta, a pena di varie sanzioni, anche solo di nominarlo, quell'altrove possibile.
Chiarissimo come al solito, su questo, Cory Doctorow:
https://pluralistic.net/2022/12/10/e2e/<https://es.sonicurlprotection-fra.com/click?PV=2&MSGID=20221221093642103106…>
https://pluralistic.net/2022/12/19/better-failure/<https://es.sonicurlprotection-fra.com/click?PV=2&MSGID=20221221093642103106…>
Sul contratto sociale mi piacerebbe discutere, alla prima occasione: lo si può intendere in modi molto diversi.
Sulla cittadinanza cibernetica provo a scrivere qualche considerazione in un prossimo messaggio, dopo aver riflettuto anche sulle osservazioni di Giacomo Tesio.
Grazie molte, buona serata,
Daniela
________________________________
Da: 380° <g380(a)biscuolo.net><mailto:g380@biscuolo.net>
Inviato: lunedì 19 dicembre 2022 20:15
A: Daniela Tafani; Antonio; nexa(a)server-nexa.polito.it<mailto:nexa@server-nexa.polito.it>
Oggetto: Re: [nexa] Dichiarazione europea sui diritti e i principi digitali per il decennio digitale":
Buonasera,
Daniela Tafani <daniela.tafani(a)unipi.it><mailto:daniela.tafani@unipi.it> writes:
[...]
> (sorvolando sulla stravaganza della pretesa che una simile educazione
> possa darsi,
>
> quando i luoghi in cui adempiere ai doveri della cittadinanza digitale
> sono piattaforme private con prerogative statali, in cui si è sudditi,
> anziché cittadini, e in cui chiunque può vedersi privato, ad esempio,
> del diritto di parola o dell'identità digitale, in base a regole
> misteriose e sentenze inappellabili).
[...]
purtroppo la sensazione di essere trattati come sudditi anziché
cittadini è forte anche nella "cittadinanza analogica"... ma sorvoliamo
sulla stravaganza :-)
ritengo che "tecnicamente" la reductio sia più verso "clienti" che
"sudditi", cioè clienti di servizi digitali che per loro natura sono
regolati per mezzo di contratti, dove il "potere contrattuale" dei
clienti è rasente allo zero mentre i "fornitori" dei servizi si
permettono sostanzialmente di fare quello che vogliono, in perfetto
accordo coi governi nazionali di riferimento - USA nel 94,56% dei casi -
cui **sempre** devono rispondere... e qui il discorso si ricollega a
quello della "sudditanza analogica"
messe in questi termini, cioè di "contratto", le relazioni come possono
anche solo lontanamente essere concepite come "tra pari cittadini"?
aggià, dimenticavo però che secondo alcuni notevoli pensatori la società
addirittura *nasce* con un contratto sociale, perché l'uomo per sua
natura non sarebbe in grado vivere senza
la pagina di Wikipedia [1] scrive così:
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
Social contract arguments typically are that individuals have consented,
either explicitly or tacitly, to surrender some of their freedoms and
submit to the authority (of the ruler, or to the decision of a majority)
in exchange for protection of their remaining rights or maintenance of
the social order.
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
se vale per i cittadini analogici a maggior ragione vale per i cittadini
cibernetici che a volte non hanno nemmeno gli strumenti per comprendere
il funzionamento del "dispositivo", figuramoci se possono
"contrattualizzarlo".
e se invece facessimo /semplicemente/ che il "dispositivo" lo costruiamo
tutti assieme in modo partecipativo e **di conseguenza** il contratto
che lo regola non servirebbe più, perché le regole del suo funzionamento
sono /embedded/ nel "dispositivo"?
non sarebbe fantastico se l'unico /dovere/ del "cittadino cibernetico"
fosse quello di contribuire secondo il proprio talento alla costruzione
del "dispositivo cibernetico"?
[...]
> Dovere o obbligo?
>
> Ad esempio il Codice dell'amministrazione digitale (CAD) è un corpus di
> disposizioni nato per stabilire il /diritto/ di cittadini e imprese a
> relazionarsi con la PA attraverso le tecnologie digitali. Il /dovere/ di
> dotarsi degli strumenti per consentire ai cittadini di esercitare questo
> diritto è in capo alle amministrazioni pubbliche.
credo che l'intento della domanda originale, almeno per come l'ho
interpretata io, fosse quello di indagare se e "dove" in giurisprudenza
viene sviluppato il discorso in merito ai doveri di cittadinanza
digitale (cittadinanza cibernetica), non tanto i doveri dei "funzionari
digitali" (Amministrazione pubblica, internet provider, piattaforme dei
servizi)
[...]
> Nel 2019 l’Università degli Studi di Milano, il CORECOM (Comitato
> regionale per le comunicazioni) della Lombardia e l’Ordine degli
> Avvocati di Milano hanno elaborato un decalogo per diffondere un uso
> responsabile delle tecnologie, non ho trovato il documento in rete ma
> qui [2] il prof. Ziccardi ne tratta i punti salienti.
[...]
> [2] https://www.scuoladifuturo.it/wp-content/uploads/2020/06/La-buona-battaglia…<https://es.sonicurlprotection-fra.com/click?PV=2&MSGID=20221221093642103106…>
non ho ancora letto tutto il documento che citi ma così come i doveri di
cittadinanza **non si limitano** a "comportarsi con correttezza"
(rispettare le regole?), la stessa cosa /dovrebbe/ valere anche nel caso
dei doveri di "cittadinanza cibernetica"
...altrimenti ci riduciamo a una sterile discussione sull'obbligatorio e
il proibito.
Saluti, 380°
[1] https://en.wikipedia.org/wiki/Social_contract<https://es.sonicurlprotection-fra.com/click?PV=2&MSGID=20221221093642103106…>
Social contract<https://es.sonicurlprotection-fra.com/click?PV=2&MSGID=20221221093642103106…>
en.wikipedia.org
In moral and political philosophy, the social contract is a theory or model that originated during the Age of Enlightenment and usually, although not always...
--
380° (Giovanni Biscuolo public alter ego)
«Noi, incompetenti come siamo,
non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché»
Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice
but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org<https://es.sonicurlprotection-fra.com/click?PV=2&MSGID=20221221093642103106…>>.
Introduction | Stallman Support<https://es.sonicurlprotection-fra.com/click?PV=2&MSGID=20221221093642103106…>
stallmansupport.org
False accusations were made against Richard Stallman in September 2019. They started a cascade of difamatory reactions that spread like wildfire, fueled by misquotes and misrepresentation of events in mainstream headlines, blogs, and social media that ultimately led to Stallman's resignation from his positions at Mit and the FSF
_______________________________________________
nexa mailing list
nexa(a)server-nexa.polito.it<mailto:nexa@server-nexa.polito.it>
https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa<https://es.sonicurlprotection-fra.com/click?PV=2&MSGID=20221221093642103106…>
_______________________________________________
nexa mailing list
nexa(a)server-nexa.polito.it
https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Dec. 21, 2022
Re: [nexa] Dichiarazione europea sui diritti e i principi digitali per il decennio digitale":
by Antonio Vetro'
Segnalo che anche la prof.ssa Alessandra Quarta ha toccato in buona parte il tema nel corso dell'ultimo Mercoledì di Nexa
(registrazione visionabile su https://nexacenter.org/mercoledi-157 )
A.
Il giorno 20 dic 2022, alle ore 23:13, Benedetto Ponti <benedetto.ponti(a)unipg.it> ha scritto:
Cara Daniela,
ai "Sovrani privati", cui alludi nel tuo messaggio, ho dedicato con l'associazione che presiedo un seminario, lo scorso anno.
Ti segnalo i video degli interventi, tutti molto interessanti.
https://asimmetrie.org/eventi/sovrani-privati-poteri-e-legalita-nel-capital…
BP
<firma nuova mail_3.png>
Il 20/12/2022 22:01, Daniela Tafani ha scritto:
Buonasera.
Grazie delle osservazioni.
Tecnicamente siamo clienti, certo, ma il mio riferimento all'alternativa tra sudditi e cittadini
presupponeva la tesi che siamo di fronte a soggetti privati che esercitano, di fatto, prerogative statali
(e di uno stato si è cittadini o sudditi, non clienti).
Non a caso, alcuni paesi hanno nominato ambasciatori, anziché ministri, a parlare con i GAFAM
https://www.vie-publique.fr/sites/default/files/2021-09/3303331601098_QI_10…
Se entro in Twitter, il consenso è estorto e il contratto è fittizio: entro di fatto in uno stato con le sue leggi e il suo potere giudiziario;
non è uno spazio pubblico, una piazza digitale,
ma un luogo in cui la mia libertà di espressione è appesa al filo dei capricci di un singolo individuo,
che emana leggi anche retroattive e talora non note nemmeno dopo la loro applicazione.
Uno stato dispotico, dunque, di cui possiamo essere sudditi, ma non cittadini.
In virtù della natura monopolistica, o quasi, di simili aziende,
non le si può assimilare a singoli luoghi privati (quali un bar o un ristorante),
dal quale io possa uscire per andare a chiacchierare altrove, con i miei amici.
Anzitutto, perché mettersi d'accordo su dove andare non è semplice;
in secondo luogo, perché non appena mettersi d'accordo sembri una strada percorribile,
trattandosi solo di unirsi a un gruppo già migrato altrove (mastodon),
il monopolista aggiunge un bel po' di filo spinato alla recinzione del giardino
e mi vieta, a pena di varie sanzioni, anche solo di nominarlo, quell'altrove possibile.
Chiarissimo come al solito, su questo, Cory Doctorow:
https://pluralistic.net/2022/12/10/e2e/
https://pluralistic.net/2022/12/19/better-failure/
Sul contratto sociale mi piacerebbe discutere, alla prima occasione: lo si può intendere in modi molto diversi.
Sulla cittadinanza cibernetica provo a scrivere qualche considerazione in un prossimo messaggio, dopo aver riflettuto anche sulle osservazioni di Giacomo Tesio.
Grazie molte, buona serata,
Daniela
________________________________
Da: 380° <g380(a)biscuolo.net><mailto:g380@biscuolo.net>
Inviato: lunedì 19 dicembre 2022 20:15
A: Daniela Tafani; Antonio; nexa(a)server-nexa.polito.it<mailto:nexa@server-nexa.polito.it>
Oggetto: Re: [nexa] Dichiarazione europea sui diritti e i principi digitali per il decennio digitale":
Buonasera,
Daniela Tafani <daniela.tafani(a)unipi.it><mailto:daniela.tafani@unipi.it> writes:
[...]
> (sorvolando sulla stravaganza della pretesa che una simile educazione
> possa darsi,
>
> quando i luoghi in cui adempiere ai doveri della cittadinanza digitale
> sono piattaforme private con prerogative statali, in cui si è sudditi,
> anziché cittadini, e in cui chiunque può vedersi privato, ad esempio,
> del diritto di parola o dell'identità digitale, in base a regole
> misteriose e sentenze inappellabili).
[...]
purtroppo la sensazione di essere trattati come sudditi anziché
cittadini è forte anche nella "cittadinanza analogica"... ma sorvoliamo
sulla stravaganza :-)
ritengo che "tecnicamente" la reductio sia più verso "clienti" che
"sudditi", cioè clienti di servizi digitali che per loro natura sono
regolati per mezzo di contratti, dove il "potere contrattuale" dei
clienti è rasente allo zero mentre i "fornitori" dei servizi si
permettono sostanzialmente di fare quello che vogliono, in perfetto
accordo coi governi nazionali di riferimento - USA nel 94,56% dei casi -
cui **sempre** devono rispondere... e qui il discorso si ricollega a
quello della "sudditanza analogica"
messe in questi termini, cioè di "contratto", le relazioni come possono
anche solo lontanamente essere concepite come "tra pari cittadini"?
aggià, dimenticavo però che secondo alcuni notevoli pensatori la società
addirittura *nasce* con un contratto sociale, perché l'uomo per sua
natura non sarebbe in grado vivere senza
la pagina di Wikipedia [1] scrive così:
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
Social contract arguments typically are that individuals have consented,
either explicitly or tacitly, to surrender some of their freedoms and
submit to the authority (of the ruler, or to the decision of a majority)
in exchange for protection of their remaining rights or maintenance of
the social order.
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
se vale per i cittadini analogici a maggior ragione vale per i cittadini
cibernetici che a volte non hanno nemmeno gli strumenti per comprendere
il funzionamento del "dispositivo", figuramoci se possono
"contrattualizzarlo".
e se invece facessimo /semplicemente/ che il "dispositivo" lo costruiamo
tutti assieme in modo partecipativo e **di conseguenza** il contratto
che lo regola non servirebbe più, perché le regole del suo funzionamento
sono /embedded/ nel "dispositivo"?
non sarebbe fantastico se l'unico /dovere/ del "cittadino cibernetico"
fosse quello di contribuire secondo il proprio talento alla costruzione
del "dispositivo cibernetico"?
[...]
> Dovere o obbligo?
>
> Ad esempio il Codice dell'amministrazione digitale (CAD) è un corpus di
> disposizioni nato per stabilire il /diritto/ di cittadini e imprese a
> relazionarsi con la PA attraverso le tecnologie digitali. Il /dovere/ di
> dotarsi degli strumenti per consentire ai cittadini di esercitare questo
> diritto è in capo alle amministrazioni pubbliche.
credo che l'intento della domanda originale, almeno per come l'ho
interpretata io, fosse quello di indagare se e "dove" in giurisprudenza
viene sviluppato il discorso in merito ai doveri di cittadinanza
digitale (cittadinanza cibernetica), non tanto i doveri dei "funzionari
digitali" (Amministrazione pubblica, internet provider, piattaforme dei
servizi)
[...]
> Nel 2019 l’Università degli Studi di Milano, il CORECOM (Comitato
> regionale per le comunicazioni) della Lombardia e l’Ordine degli
> Avvocati di Milano hanno elaborato un decalogo per diffondere un uso
> responsabile delle tecnologie, non ho trovato il documento in rete ma
> qui [2] il prof. Ziccardi ne tratta i punti salienti.
[...]
> [2] https://www.scuoladifuturo.it/wp-content/uploads/2020/06/La-buona-battaglia…
non ho ancora letto tutto il documento che citi ma così come i doveri di
cittadinanza **non si limitano** a "comportarsi con correttezza"
(rispettare le regole?), la stessa cosa /dovrebbe/ valere anche nel caso
dei doveri di "cittadinanza cibernetica"
...altrimenti ci riduciamo a una sterile discussione sull'obbligatorio e
il proibito.
Saluti, 380°
[1] https://en.wikipedia.org/wiki/Social_contract
Social contract<https://en.wikipedia.org/wiki/Social_contract>
en.wikipedia.org
In moral and political philosophy, the social contract is a theory or model that originated during the Age of Enlightenment and usually, although not always...
--
380° (Giovanni Biscuolo public alter ego)
«Noi, incompetenti come siamo,
non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché»
Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice
but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org<https://stallmansupport.org/>>.
Introduction | Stallman Support<https://stallmansupport.org/>
stallmansupport.org
False accusations were made against Richard Stallman in September 2019. They started a cascade of difamatory reactions that spread like wildfire, fueled by misquotes and misrepresentation of events in mainstream headlines, blogs, and social media that ultimately led to Stallman's resignation from his positions at Mit and the FSF
_______________________________________________
nexa mailing list
nexa(a)server-nexa.polito.it<mailto:nexa@server-nexa.polito.it>
https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
_______________________________________________
nexa mailing list
nexa(a)server-nexa.polito.it
https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Dec. 21, 2022