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Re: [nexa] PoliTO, i costi (reali) del cloud (nazionale) e... altro
by 380°
Buonasera Damiano,
Damiano Verzulli <damiano(a)verzulli.it> writes:
[...]
> a lume di naso scommetto sul fatto che la soluzione on-prem sia
> _SEMPRE_ piu' economica della soluzione "on-cloud"
quando le competenze ci sono, ovvero l'organizzazione non ha un debito
tecnico nell'implementare l'adeguata soluzione informatica, a me pare
proprio che non c'è storia e certamente on-prem è più economico (mi
stupirebbe il contrario, altrimenti dove starebbe l'affare nel vendere
servizi on-cloud, che i fornitori si fanno on-prem? :-D )
concordo al punto tale che ti confesso di aver visto soltanto le prime
due slide della presentazione di Enrico e di aver pensato «a Enrico
piace vincere facile, ma proprio facile facile, con quei requisiti» ;-)
aggiungo un elemento non secondario: colmare il debito tecnico potrebbe
essere eccessivamente oneroso per singole organizzazioni, ma
associazioni di organizzazioni potrebbero benissimo farcela; nel caso
della università potrebbe essere il GARR, nel caso dei privati
potrebbero essere le camere di commercio o associazioni di categoria, si
chiama economia di scala ma non capisco perché sia normale pensare la
possa applicare Amazon (o un GAFAM et al a caso) ma non le associazioni
di artigiani e commercianti.
> (...e senza neanche contare l'aspetto di "evoluzione delle competenze"
> cui, personalmente, attribuisco un valore inestimabile).
sì sì, on-prem conviene anche senza contare quello
...però dovremmo proprio cominciare a valorizzarle quelle "evoluzioni
delle competenze", altrimenti continueranno a non contare nulla, che fa
brutto in una società col mito del merito
> Riuscire a "certificare" tale comparazione (da una parte terza) sarebbe
> molto interessante.
una ricerca indipendente "on-cloud vs on-prem" , con un campione di
riferimento significativo per i casi d'uso più diffusi nella PA,
doppio-cieco, ecc... bellissima!
> Il problema che vedo è l'estrema dinamicita' del mercato: il tasso di
> evoluzione dei server (con rapporto potenza/prezzo sempre in costante
> aumento) e la dinamicità delle offerte del mondo cloud (nuovi servizi;
> nuovi prezzi), impone analisi fatte in tempi estremamente rapidi
> (alcuni mesi) e... diventa obsoleta nel giro di 6 mesi.
orca neanche il tempo di misurare i costi a consuntivo....
> Temo che nessuno (indipendente) voglia incamminarsi verso una tale
> attivita'...
e infatti non lo fa nessuno, sarebbe anche un discreto costo netto a fronte di
un incerto ritorno "di immagine", meglio il marketing.
[...]
Saluti, 380°
--
380° (Giovanni Biscuolo public alter ego)
«Noi, incompetenti come siamo,
non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché»
Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice
but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
Nov. 9, 2022
Re: [nexa] PoliTO, i costi (reali) del cloud (nazionale) e... altro
by 380°
Buongiorno,
Stefano Traverso <s.traverso(a)ermes.company> writes:
[...]
> Riconosco anche io che il caso di Enrico sia molto particolare, ma
> nella mia esperienza, i costi di un’infrastruttura cloud sono
> assolutamente competitivi con quelli di un’infrastruttura on prem.
Nella mia esperienza no, specialmente per servizi di storage/file-server
...però OPEX fa la /netta/ differenza e come in molte altre attività
esternalizzare abbassa i costi /finanziari/ anche se aumenta (sempre) il
debito tecnico [1] e talvolta (spesso?) diminuisce la qualità del
lavoro, ma quei due aspetti non compaiono a bilancio
Prima di vedere i punti a favore del cloud vorrei proporne uno non tanto
a favore: siamo sicuri che far girare il proprio core-business in cloud
sia saggio? Cosa succederebbe se il fornitore dovesse togliere prodotti
"a catalogo" e uno di quei prodotti è quello che fa funzionare il
proprio core-business?
> Ci sono altri punti da considerare in favore del cloud:
>
> 1. L’infrastruttura cloud puo’ essere potenziata dinamicamente per
> soddisfare la domanda, sia verticalmente (es: aumento potenza
> singola macchina)
Dimensione RAM? numero di processori?
Immagino stia parlando di macchine virtuali, che comunque possono
arrivare al massimo a impiegare tutte le risorse della macchina fisica
Se quindi parliamo di macchine virtuali, anche on-prem è possibile la
scalabilità verticale all'interno della macchina fisica... poi tocca
cambiare macchina (o aggiungere processori o RAM se possibile)
> che orizzontalmente (aumento numero di macchine e parallelizzo).
Anche on-prem, con sistemi di cluster management; in altri termini la
scalabilità orizzontale non è una caratteristica del "cloud" ma una
caratteristica di un cluster distribuito, no?
BTW per "il parallelismo" anche l'applicazione deve essere scalabile
orizzontalmente, per esempio il trasferimento di un file lo è ma solo
via bittorrent.
> Enrico ha svolto la sua valutazione considerando il sistema “a
> regime”, ovvero senza considerare un progressivo potenziamento
> dell’infrastruttura.
Nonostante certe pretese a volte (spesso?) un po' eccessive, non è
necessario che l'infrastruttura sia costantemente in funzione per
poterla utilizzare con soddisfazione (non tutte le industrie sono
altoforni) e in molti casi analoghi a quello presentato da Enrico una
migrazione ad altro "bare metal" o analoghe operazioni di upgrade
hardware è più conveniente che passare on-cloud; per esempio un servizio
di file-server per gli uffici può essere manutenuto/migrato quando gli
uffici sono chiusi, senza interruzioni di servizio. Dove questo non
fosse consentito per ragioni di continuità del servizio, come ho detto
sopra anche on-prem si può adottare un cluster HA
> 2. I sistemi cloud offrono servizi specifici per storage di dati
> (es: AWS Simple Storage) che sono molto economici. Non so se questi
> siano stati considerati da Enrico.
Facciamo finta che OPEX sia zero: sarebbero ancora più economico di un
NAS on prem?
> 3. Per quanto riguarda il discorso delle competenze, una delle
> grosse difficolta’ che si incontrano quando ci si interfaccia con i
> sistemi cloud e’ l’ampiezza e la varieta’ dell’offerta. Capire quali
> servizi nel catalogo siano quelli giusti per i propri requisiti
> richiede competenze specifiche che spesso sono messe a disposizione
> tramite consulenza dai provider cloud stessi.
Pare che il mercato dei consulenti di ottimizzazione dei costi per
"stare sul cloud" sia fiorente... mi domando che fine abbia fatto il
mercato per l'ottimizzazione dei costi per "stare on-prem" :-)
Comunque, questi costi di consulenza come li contiamo? CAPEX o OPEX?
Io so di aziende che non riescono nemmeno a capire bene se i servizi a
catalogo siano adatti alle loro esigenze "boots on the ground" e men che
meno quanto costerà loro alla fine dell'anno,
...e mica solo io:
https://www.theregister.com/2020/09/03/cloud_control_costs/
«Why cloud costs get out of control...»
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
Spinning up services on public clouds is dead easy, but what about
staying in control of the bill?
Organisations are "over budget for cloud spend by an average of 23 per
cent, and expect cloud spend to increase by 47 per cent next year,"
according to a "State of the cloud 2020" report by Flexera, based on a
survey of 750 technical professionals.
As if that weren't bad enough, respondents self-estimate that 30 per
cent of cloud spend is wasted.
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
Da quanto leggo "in giro" /pare/ che il nocciolo del problema è che
molti clienti di servizi cloud vogliano "saving plans" o risorse
"reserved" e _per_questo_ alla fine spendeno di più che acquistare
risorse on-demand... ma come biasimare i DevOps, come va di moda
chiamarli oggi, se vogliono essere tranquilli che le proprie
applicazioni siano sempre performanti senza /letteralmente/ perdere la
testa gestire sistemi che "scalano da soli"? ...con le librerie e gli
ambienti di sviluppo "webbico" che ci sono oggi?!?!?
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
Another aspect of this problem is that the people responsible for
optimising cost tend to be different from those who build the
technology. "Imagine you're an engineer deploying a new application,"
said Apptio engineering veep Abuna Demoz. "You want your application to
work. Estimating how much capacity you need, how much compute you need,
how much storage you need is very hard to do in advance so an engineer
will typically overprovision, with the best intentions of going back
later and adjusting. What often happens is you move on to the next
project, you never went back."
Likewise, Bradley said there's a risk that "technical people make
decisions on provisioning that get disconnected from what the business
actually needs".
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
La tensione tra tecnici e amministrativi è nota dai tempi
dell'invenzione della ruota.
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
[...] It is also worth looking at application architecture from a cost
perspective, Quinn said. "We had one customer that was taking in a giant
pile of data from their customers, but 50 times that much data was being
transferred between [AWS] availability zones. In a data centre that's
effectively no-cost. In AWS or any cloud environment you are charged per
GB for that, and that needs to be addressed."
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
Per non parlare del problema della troppa scelta:
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
"Customers have a difficult time understanding which SKU among a similar
bunch of offerings to choose from," said Chancellor. "Rather than using,
say, a pre-built data analytics solution from AWS, maybe it makes sense
to cheaply store data in S3 buckets and use one of the lower-cost
options to query that data, and visualise that via a free open-source
tool."
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
Sì ma... le competenze per implementare la lower-cost option dove le
mettiamo? OPEX, CAPEX?
Ma ecco LA questione delle questioni, le "pricing dimensions":
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
products are priced piecemeal. "This is where it gets screwy and broken
because there are so many different pricing dimensions. How many IOPS?
How many reads and writes does your database do in a month? The correct
answer is: 'I don't know.' No one does."
There is a reason for the way the pricing works, said Quinn, based on
"the underlying logic of what it costs AWS to provide the service", but
it makes the cost "incredibly variable".
[...] The solution is to run something and see what it costs.
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
Significa che con quelle "pricing dimensions" i costi non si possono
ragionevolmente preventivare?!?
Non mi stupisce che i clienti vogliano una tariffa flat (vi ricordate le
tariffe a consumo delle connessioni Internet?).
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
"I don't know anyone who looks at their cost approach and what they're
doing and doesn't feel ashamed because they're doing it wrong. You can
always do it better. The trick is to understand that it's a process."
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
Aaaaaaahhh ecco, lo sospettavo.
Ma allora lo possiamo applicare quel processo (miglioramento continuo)
anche con le risorse on-prem, no?
> Comunque, considerando il preventivo di spesa sviluppato da Enrico, mi
> viene il sospetto che l’accordo quadro con Consip permetta ai
> fornitori di gonfiare i prezzi oltremisura.
É un sospetto che viene quasi sempre quando si tratta dei costi di
appalti e fornitore alla PA, no?
> Un confronto con fornitori non inclusi nell’accordo ci permetterebbe
> di avere un quadro piu’ completo della situazione.
Sì sarebbe interessante, ma chi è in grado di farlo?!?
Come si fa a fare un confronto con "pricing dimensions" completamente
incompatibili tra loro?
Ma soprattutto, chi lo fa il capitolato: il fornitore o il
committente?!? :-O
[...]
Saluti, 380°
[1] sia chiaro, nessuna azienda può avere un debito tecnico a zero, ma
c'è debito e debito: un conto sono i servizi accessori, altro quelli
infrastrutturali.
--
380° (Giovanni Biscuolo public alter ego)
«Noi, incompetenti come siamo,
non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché»
Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice
but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
Nov. 9, 2022
Re: [nexa] What TikTok does to your mental health: ‘It’s embarrassing we know so little’
by Maria Chiara Pievatolo
On 09/11/22 12:02, 380° wrote:
>
> É vero che "i social" usano ogni mezzo per creare "dipendenza da
> attenzione" e per ottenerla martellano proponendo contenuti /alienanti/,
> ma davvero basta togliere di mezzo o correggere d'autorità "X social"
> per eliminare la dipendenza?
Intervengo solo per sottolineare che nel saggio di Kant, come nota 380°,
ci sono degli esempi di media (il libro che pensa per me) e di
istituzioni sociali (la religione) che mantengono le persone in stato di
minorità. Però Kant non dice che i libri e le religioni vanno vietati -
anzi, argomenta a favore della libertà dell'uso pubblico della ragione
(e quindi della libertà di stampa) e della libertà di religione. Perché
sono proprio queste libertà che costituiscono uno spazio di discussione
nel quale, esposti a molteplici argomenti, ciascuno di noi può
emanciparsi. Ove emanciparsi non significa diventare analfabeti o atei,
bruciare i libri e proibire i culti, ma imparare a pensare da sé.
Per costruire un argomento kantiano contro TikTok si dovrebbe dire che è
un'azienda la quale assoggetta gli utenti alle sue regole e che ha una
posizione tale da controllare tutte le interazioni sociali, in modo che
l'*intero* spazio dell'uso della ragione non sia più pubblico ma
*privato* (cioè, nel linguaggio di Kant, soggetto a regole aziendali
alle quali chi è parte dell'organizzazione deve ubbidienza). Ma questo
argomento non è un argomento pro-censura: è un argomento anti-monopolio
se portato sul piano economico e anti-assolutista se portato sul piano
politico (vorrei dire: anti-totalitario, ma sarebbe anacronistico). La
censura, di per sé, non aiuta a uscire di minorità: crea, semplicemente,
nuovi tutori.
A presto,
MCP
Nov. 9, 2022
Biennale Tecnologia 2022: Torino, 10-13 Novembre
by J.C. DE MARTIN
Care e cari,
domani a Torino si inaugura Biennale Tecnologia 2022, la terza edizione
della grande manifestazione culturale dedicata a tecnologia e società
organizzata dal Politecnico di Torino, v. www.biennaletecnologia.it.
Ve lo segnalo perché una parte non trascurabile degli oltre 130 incontri
(quasi 300 relatori) si occuperanno di tecnologie digitali in senso lato,
seguendo l'approccio che caratterizza il Centro Nexa e questa lista
fin dalla fondazione.
Non ci sarà streaming per cui inviterei chi può a partecipare a venire
in presenza, anche per poter usufruire dell'opportunità di interagire
di persona coi relatori.
Un caro saluto,
juan carlos
Nov. 9, 2022
Re: [nexa] What TikTok does to your mental health: ‘It’s embarrassing we know so little’
by 380°
Buongiorno,
prendo questo solo come l'ultimo episodio di una lunga serie che mi da
lo spunto per /accennare/ una riposta (verso la fine) a una recente
domanda di Maria Chiara Pievatolo:
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
è possibile leggere il saggio di Kant sull'illuminismo
(https://btfp.sp.unipi.it/dida/kant_7/ar01s04.xhtml) come una critica
alla minorità cibernetica (*), anche se Kant aveva in mente tutori
direttamente umani.
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
(https://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2022-October/024301.html)
...e se tutto questo facesse parte dell'"alienazione dallo stato di
maggiore età" che ha come (epi?)fenomeno anche la dipendenza patologica
da TikTok?
Se nella domanda a TikTok sostituissimo qualsiasi altro fenomeno X - sia
digitale che analogico - di successo, la domanda avrebbe ancora senso?
É vero che "i social" usano ogni mezzo per creare "dipendenza da
attenzione" e per ottenerla martellano proponendo contenuti /alienanti/,
ma davvero basta togliere di mezzo o correggere d'autorità "X social"
per eliminare la dipendenza?
Ovvero: l'alienazione arriva prima o dopo l'uso di X?
Alberto Cammozzo via nexa <nexa(a)server-nexa.polito.it> writes:
> <https://www.theguardian.com/technology/2022/oct/30/tiktok-mental-health-soc…>
[...]
> What makes TikTok different
>
> Concerns about the mental health impacts of social media activity are
> longstanding, and have only intensified in recent years.
Le stesse (quasi) identiche preoccupazioni sono state oggetto di intensi
dibattiti scientifici (scientifici?) in periodi recenti della nostra
storia per fenomeni di massa analoghi (sottolineo analoghi), per esempio
i giochi di ruolo e i videogiochi.
Le controversie su Dungeons and Dragons (e altri giochi di ruolo) [1]
risalgono al 1979 dopo la scomparsa di un ragazzo di 16 anni che faceva
parte di un gruppo di gioco DnD: da allora i fiumi (oceani!) di parole a
vanvera su DnD non si contano, comprese le immancabili accuse (negli
USA) di pratiche di satanismo; non mancano nemmeno le ricerche serie (?)
che sin dal 1987 escludono la correlazione tra stabilità mentale e DnD
[2]
Anche sui videogames le controversie non sono mai mancate [3], non solo
nei discorsi un tanto al chilo ma anche tra gli psicologi, tando che
l'inserimento del "Internet Gaming Disorder" in DSM-5 è tutt'ora oggetto
di polemica scientifica [4]
...e qui voglio solo /accennare/ al fatto che incidentalmente (?!?) la
psicologia è una delle "pietre dello scandalo" che ha innescato il
recente dibattito sulla crisi di riproducibilità della ricerca
scientifica
>In 2021, for example, internal research at Instagram made public by
>Frances Haugen showed the drastic mental health impacts of the photo
>app on teen users – including increased rates of eating disorders among
>teen girls – and sparked widespread calls for stronger regulation.
[...]
> The “Benadryl challenge”, wherein participants took a large amount of
> antihistamines in an attempt to produce hallucinogenic effects, led to
> at least one death. A new lawsuit claims the “blackout challenge” led
> to deaths of several young girls.
Sento echi di controversie stile DnD: sono allucinato?!?
[...]
> “The app provides an endless stream of emotional nudges, which can be
> hard to recognize and really impact users in the long run,”
Bingo! Quindi?!? Vietiamo l'app ai minori? Solo ai minori o anche a
coloro "a rischio"?
...oppure ci adoperiamo affiché tutti possano disporre di strumenti
cognitivi per riconoscere gli "emotional nudges" e strumenti tecnologici
per /disattivarli/?
In cosa consiste lo "stato di minorità" che ci priva degli strumenti di
cui sopra?
> Faddoul said. “It’s not going to make anyone depressed overnight, but
> hours of consumption every day can have a serious impact on your
> mental health.”
Stessa identica cosa di cui si accusano "da sempre" i videogames, credo
che prima o poi riusciranno a mettere in DSM-5 anche il "Social Network
Disorder" (o esiste già?)
> These concerns are particularly pronounced in the realm of ADHD
> content, where users have reported being diagnosed by medical
> professionals after seeing videos about their symptoms. But while the
> prevalence of the #ADHD hashtag has brought increased awareness of the
> condition experts have warned of unintended negative effects,
> including medical misinformation,
Giusto, un po' più di censura non guasterebbe :-O
[...]
> The algorithm may replicate existing inequalities that heighten mental
> health concerns for minority groups, researchers say.
Sento ancora echi di controversie su DnD, o è ancora l'eco di prima?!?
[...]
> “The platform spirit of TikTok seems to be about posting very loudly
> about very intimate and intense things,” Register said. “And people
> are encouraged to be vulnerable to fit that spirit.”
Come un planetario Reality [5] mischiato a "I Fatti Vostri", insomma
[...]
> “What it is it about TikTok that drives people to reveal their
> deepest, dirtiest secrets?”
Emotional nudge?!? ...solo su TikTok?!?
> Experts agree, saying that while these kinds of videos can offer
> support and a creative way to deal with grief, it can also lead to
> additional trauma.
Qual'è la variabile indipendente che può "trasformare" qualcosa di
conforto dalle pene in qualcosa che causa traumi agguntivi?!?
Ma soprattutto: «You thought a social media algorithm would solve social
problems?»
(liberamentre tratto da
https://www.smbc-comics.com/comic/internet-5 , grazie J.C. DE MARTIN!)
[...]
> “Most computing is not trauma informed, and when social media is not
> trauma informed it can exacerbate trauma,” Register said. “When I look
> at social media, the question is not how it affects your mental
> health, but how do mental health issues you already have get
> exacerbated by its design?”
Ah finalmente: quindi?!? (spoilero: change its design?!? sì ma chi?)
> TikTok in March 2021 introduced new tools “to promote kindness” on the
> app, allowing users to more easily filter spam and offensive
> comments. It also added an automatic pop-up prompt for users leaving
> potentially violating comments asking them “to reconsider”.
Fuochino: sì è /anche/ una questione di configurabilità delle interfacce
utente, inclusa nella libertà 3 "improve the program"
[...]
> Meanwhile, TikTok’s opaque algorithm is slowly being cracked open. In
> August, Chinese regulators required TikTok to open up its algorithms
> for review, and the company around the same time began to allow Oracle
> to audit its content moderation models. Rich said this was just the
> beginning, and more transparency was needed.
Fuochino, è inclisa nella librtà 1 "freedom to study", ci manca "change
it to make it do what you wish" (per esempio /filtrare/ i contenuti:
parental control anyone?!?)
> “Legislators and these companies need to invest more in really
> understanding this interface between human nature and these
> platforms,” he said.
Quella libertà la dobbiamo avere NOI, non possono essere altri -
autorità indipendenti, governi, TikTok, Facebook... - a stabilire come
devono funzionare (nei minimi dettagli, contenuti compresi nel caso dei
social) i software che utilizziamo, a partire dalle /interfacce/,
altrimenti saremo sempre - NOI adulti, non i nostri bambini - in uno
stato di minortà
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
[...] stato di minorità di cui egli stesso è colpevole. Minorità è
l'incapacità di servirsi della propria intelligenza senza la guida di un
altro. Colpevole è questa minorità, se la sua causa non dipende da un
difetto di intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggio
di servirsi di essa senza essere guidati da un altro. [...] dopo che la
natura li ha da lungo tempo liberati dall'altrui guida (naturaliter
maiorennes), rimangono tuttavia volentieri minorenni a vita; e per
questo riesce tanto facile ad altri erigersi a loro tutori. È così
comodo essere minorenni! Se ho un libro che ha intelletto per me [...]
ecc., non ho certo bisogno di sforzarmi da me. Non ho bisogno di
pensare, purché sia in grado di pagare: altri si assumeranno questa
fastidiosa occupazione al mio posto.
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
Il software (sorgente) è /letteralmente/ il "libro che ha intelletto per
me". [6]
Ecco la critica alla minorità cibernetica di Kant! :-D
Inoltre, come non riconoscere nella tecnologia, in tékhnē/epistēmē [7],
specialmente nel /libro/, una espressione tangibile della nostra
intelligenza? Tecnologia che ha anche un formidabile effetto "retrofit"
sulla nostra intelligenza, tra l'altro.
Possiamo intravedere anche una più generale critica kantiana alla
minorità tecnologica oltre che cibernetica?
> “We need more information to make informed decisions on how we’re
> going to help younger people understand how to use them thoughtfully
> and mindfully – or not use them at all.”
Cosa???? Need more information?!?!?
Sappiamo /tutto/: è solo un problema software (che implementa gli
algoritmi, che mio padre...). Punto.
É ovvio che non basta poter /personalizzare/ (identità cyber?!?) il
software per (tantare di) risolvere i problemi sociali - per esempio la
dipendenza dai social provocata dagli "emotional nudge" - ma che è una
condizione necessaria e NON sufficiente... l'altra condizione necessaria
e NON sufficiente (la nostra condizione umana) è sforzarsi nella
"fastidiosa occupazione" di cui ci ha parlato Kant, e per esempio
imparare a riconoscere (cioè esercitare la facoltà di giudizio) e
"disinnescare" gli "emotional nudge"... e insegnarlo ai nostri bambini.
Saluti, 380°
[1] https://en.wikipedia.org/wiki/Dungeons_%26_Dragons_controversies
[2]
https://www.researchgate.net/publication/230354034_Emotional_stability_pert…
(«No significant correlation was found.», mavà?!?)
https://scholarworks.smith.edu/cgi/viewcontent.cgi?article=1914&context=the…
«Exploring mental dungeons and slaying psychic dragons : an exploratory
study», 2014
[3] https://en.wikipedia.org/wiki/Video_game_controversies
[4] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6676913/
«The Association Between Video Gaming and Psychological Functioning»
[5] https://it.wikipedia.org/wiki/Reality_(film)
[6] Sorvoliamo qui per amor di sintesi la questione che quello eseguito
è nel 99% dei casi la rappresentazione binaria del codice sorgente,
unica differenza tra software e libro; dico solo che ci sono tecniche e
strumenti per "validare" che il binario corrisponda al sorgente.
[7] «both words are names for knowledge in the widest sense»
The Question Concerning Technology and Other Essays. [Heidegger, Martin
(1977).]
--
380° (Giovanni Biscuolo public alter ego)
«Noi, incompetenti come siamo,
non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché»
Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice
but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
Nov. 9, 2022
Re: [nexa] esiste un equivalente di Nexa per temi (meta)scientifici?
by J.C. DE MARTIN
Mi sembra un'ottima opzione!
Preciso solo che quando sono intervenuto la discussione aveva preso
un specifico focus su vaccini e dintorni, che mi sembrava assai poco
allineato
col tema di questa lista.
jc
On 08/11/22 15:53, 380° wrote:
> 380° <g380(a)biscuolo.net> writes:
>
> [...]
>
>> per favore qualcuno in lista ne conosce una analoga a questa alla quale
>> io possa iscrivermi per leggere/discutere di temi che riguardano la
>> (meta)scienza?
> mi rispondo da solo: ho posto questo quesito [1] sulla lista di AISA
> (Associazione italiana per la promozione della scienza aperta)
> https://www.autistici.org/mailman/listinfo/aisa.circuli e sia Roberto
> Caso che Maria Chiara Pievatolo mi hanno confermato che su quella lista
> è possibile discutere di "Scienza e Società" e argomenti connessi.
>
> Saluti, 380°
>
> [1] https://lists.autistici.org/message/20221108.113751.6cbd2bf6.it.html
>
>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Nov. 8, 2022
Re: [nexa] esiste un equivalente di Nexa per temi (meta)scientifici?
by 380°
380° <g380(a)biscuolo.net> writes:
[...]
> per favore qualcuno in lista ne conosce una analoga a questa alla quale
> io possa iscrivermi per leggere/discutere di temi che riguardano la
> (meta)scienza?
mi rispondo da solo: ho posto questo quesito [1] sulla lista di AISA
(Associazione italiana per la promozione della scienza aperta)
https://www.autistici.org/mailman/listinfo/aisa.circuli e sia Roberto
Caso che Maria Chiara Pievatolo mi hanno confermato che su quella lista
è possibile discutere di "Scienza e Società" e argomenti connessi.
Saluti, 380°
[1] https://lists.autistici.org/message/20221108.113751.6cbd2bf6.it.html
--
380° (Giovanni Biscuolo public alter ego)
«Noi, incompetenti come siamo,
non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché»
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Nov. 8, 2022
Nov. 8, 2022
Re: [nexa] American data spies will never care where the servers are
by 380°
Ciao Giacomo,
Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it> writes:
[...]
> We looked into all these issues at length when the Schrems II verdict
> arrived back in 2020. Had a whole team of lawyers in the US investigate
> whether we, 37signals, as an American company, could construct any
> constellation of subsidiaries, servers in Europe, or whatever, to
> prevent something like FISA Section 702 from compelling us to hand over
> data on European citizens in the event the authorities came no-warrant
> knocking. The answer was clear: no.
Altre parti dell'articolo sono giudizi espressi dall'autore sulla base
dei propri studi ed esperienza, quanto scritto sopra invece aggiunge al
dibattito un dato importante, a mio avviso.
La domanda è: gli avvocati di 37signals hanno ragione o davvero esiste
un modo per le aziende US di non essere sottoposte al FISA Section 702?
Lo esplicito così perché ci sono altri avvocati che sostengono
seriamente che sia possibile.
Dati alla mano, mi pare di poter giudicare che gli avvocati di 37signals
hanno ragione, altrimenti non si spiegherebbe la necessità del prossimo
Trans-Atlantic Data Privacy Framework, che il 27 Settembre scorso
avrebbe dovuto essere pubblicato "a momenti" [1] mentre ad oggi mi pare
ancora avvolto in un insopportabile alone di mistero per cui ciascuno
può sparare a caso basandosi solo sui "FAT-sheet" di commissione europea
e casa bianca [2]
...è probabile che abbiano aspettato le mid-term per vedere come si
colorerà il congresso e quindi sapere quanti gradi di libertà hanno
Comunque, nel frattempo, siccome quell'atto amministrativo è
"imminente", le cose restano come erano prima, ad libitum
> Now the executive functions in the US and Europe have come up with
> Privacy Shield 2.0 called the Trans-Atlantic Data Privacy Framework
> (EU-U.S. DPF). It includes a laundry list of vague commitments to
> European privacy principles while offering the Americans so many
> caveats that they can continue doing whatever the hell they want and
> have done all along.
Nella sua posizione ha avuto modo di leggere la bozza in via
confidenziale o io mi sono perso che la bozza è stata pubblicata?
[...]
> https://world.hey.com/dhh/american-data-spies-will-never-care-where-the-ser…
>
>
> Particolarmente illuminante la conclusione, in sui si sfotte lo stato
> di diritto europeo, incapace di far rispettare le proprie stesse leggi:
>
> American companies will never be able to resist the demands of
> American intelligence services.
Quancuno ha ancora dei dubbi in merito? ...e mica solo le compagnie USA
non sono in grado di resistere alle agenzie USA.
Anche in Italia le aziende non sono i grado di resistere "più di tanto"
alle richieste dei servizi di intelligence italiani (ed europei?), che
fanno parte della stessa "cooperativa internazionale" nella quale ci
sono quelli USA [3]; per fare un altro esempio, anche la Svezia (fino a
ieri neutrale) è stata parte della cooperativa fin dal 1954 [4], senza
che gli svedesi lo sapessero.
...dopotutto i servizi segreti sono... segreti appunto, non possiamo
fare altro che fidarci.
[...]
saluti, 380°
[1] https://www.politico.eu/article/us-expected-to-publish-privacy-shield-execu…
[2] https://noyb.eu/en/privacy-shield-20-first-reaction-max-schrems
[3] https://en.wikipedia.org/wiki/Five_Eyes#Other_international_cooperatives
[4] https://web.archive.org/web/20140209113539/http://www.svt.se/ug/read-the-sn…
--
380° (Giovanni Biscuolo public alter ego)
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non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché»
Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice
but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
Nov. 8, 2022
R: R: analisi delle fonti (era: Censorship and Suppression of Covid-19 Heterodoxy)
by Morriello Rossana
Salve Giacomo.
Rispondo un'ultima volta perché chiamata in causa ma ho letto gli inviti a non continuare questa discussione perché off topic rispetto ai temi della lista e dunque eventualmente possiamo spostarla in privato.
L'argomento è vasto e complesso - me ne sto occupando da tempo e tra poche settimane uscirà un mio libro proprio su etica e integrità della scienza - e implica tante questioni e considerazioni, che in parte sollevi, come per esempio quelle legate alla peer review, e indirettamente l'affermarsi della cultura del publish or perish.
Mi limito a ricordare il caso dell'articolo di Andrew Wakefield pubblicato su "The Lancet" nel 1998, che stabiliva una correlazione tra un vaccino e l'autismo. L'articolo è stato ritrattato ma solo tre anni dopo, quando un giornalista ha indagato e alcuni medici hanno provato a riprodurre la ricerca di Wakefield senza riuscirvi, ed è anche emerso che Wakefield aveva una partecipazione in un'azienda farmaceutica che produceva un vaccino concorrente. Wakefield è stato radiato dall'ordine dei medici britannici e il caso ha fatto scalpore, ma il suo articolo ha continuato ad essere citato centinaia di volte, spesso senza nemmeno dire che era stato ritrattato https://bit.ly/3EbILGo.
Anche gli articoli recenti sull'idrossiclorochina sono stati pubblicati e poi ritrattati da The Lancet.
Cosa voglio dire? Che sì, abbiamo una serie di problemi, tra i quali quelli legati alla peer review, anche con le riviste più autorevoli, anche con gli editori più importanti e consolidati, come Elsevier che ha ritrattato 47 articoli da una rivista in una sola volta https://bit.ly/3NKSAOI o IEEE che si trova periodicamente di fronte a casi di violazioni di etica e integrità https://bit.ly/3ta03NV.
Aggiungo che la mia perplessità sull'articolo con intervista a 13 persone non si basa sulla considerazione che stessero mentendo (anzi di certo la loro percezione dei fatti è quella descritta), ma intanto sulla poca rappresentatività del campione e poi sulla mancanza di un contraddittorio.
Un saluto
Rossana
-----Messaggio originale-----
Da: Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it>
Inviato: lunedì 7 novembre 2022 17:23
A: Morriello Rossana <rossana.morriello(a)polito.it>
Cc: nexa(a)server-nexa.polito.it
Oggetto: Re: [nexa] R: analisi delle fonti (era: Censorship and Suppression of Covid-19 Heterodoxy)
Salve Rossana,
On Sun, 6 Nov 2022 13:01:29 +0000 Morriello Rossana wrote:
> La scienza non è un'opinione ma queste invece sono opinioni, peraltro
> di sole 13 persone selezionate ad hoc e in una sola direzione, senza
> alcuna voce di contraddittorio. Non mi pare ci sia della scienza qua.
dov'è il problema: basta falsificarne le affermazioni.
Non procede appunto così la scienza?
La cosa che trovo anti-scientifica è la censura preventiva.
Di sciocchezze ne vengono pubblicate continuamente, sia per finalità propagandistiche che in buona fede.
Per quanto ricordo del saggio di Hardin (ahimé, non ce l'ho sotto mano per ricontrollare, non esitare a contraddirmi citandone i passaggi che non ricordo), non mi pare proprio denunciasse "l’individualismo esasperato". Mi sembra anzi che non mettesse minimamente in discussione l'irrazionalità intrinseca di tale individualismo, che lo dasse per scontato ed inivitabile e giustificasse in termini di utilità individuale la distruzione del bene disponibile a tutti (ma non protetto).
Hardin dipingeva "The Tregedy of the Commons" come inevitabile.
Definendo un bene disponibile (ma non protetto) come "bene comune" e sostenendo che tale "bene comune" fosse destinato ad essere distrutto da individui pur razionali, Hardin giustificava la privatizzazione dei beni disponibili (per il loro stesso "bene") e attaccava, di fatto, l'ideologia comunista.
Se collochi storicamente il suo saggio, la sua funzione propagandistica anti-sovietica appare evidente.
Elinor Ostrom dimostra che la teoria di Hardin è sbagliata [1].
Forse Science non avrebbe dovuto pubblicarla?
In effetti la funzione propagandistica era evidente da subito, ma Science è una rivista statunitense... ;-)
Purtuttavia il problema non è che Science abbia pubblicato propaganda anticomunista, ma che che si sia dovuto aspettare decenni per vederlo confutato (e che si debba ancora leggere la sua propaganda ripetuta ad nauseam per sostenere che i beni comuni, come il software libero, non possono essere sostenibili, che servono sponsor privati etc...)
Per tornare all'articolo condiviso da 380°, io assumo che Springer abbia verificato le affermazioni degli autori prima di pubblicarlo (sbaglio? per questo chiedevo a Maurizio: davvero non ho esperienza di queste dinamiche... pensavo che la peer-review servisse proprio a questo!), ma non ho idea se il bias di selezione sia tale da invalidare completamente l'articolo.
Per questo credo che sia stato positivo pubblicarlo.
Perché in questo modo altri scienziati potranno smontarlo o confermarlo.
Ciò che mi sfugge è l'urgenza di scartare la prospettiva di queste 13 persone. O meglio: potrei capirlo se fosse evidente che le loro parole sono false, talmente evidente da non necessitare di falsificazione.
Per questo chiedevo a Maurizio se avesse ragione di credere che stessero mentendo.
Non era davvero una domanda retorica!
Se si, ok: è un'ottima occasione per scrivere un nuovo articolo e sbugiardarli.
Se no, non capisco perché i fatti (che non ci sono solo opinioni, ma anche affermazioni di fatti, ancorché aneddotici) da loro descritti non dovessero essere pubblicati e discussi dalla comunità scientifica.
Magari per confutarli, appunto.
Cosa mi sfugge?
Giacomo
[1]: La distruzione dei beni disponibili a tutti è inevitabile se e
solo se NON diventano beni comuni, ovvero beni il cui accesso è
sottoposto a regole che vincolano tutti coloro che vi hanno
accesso.
D'altronde, anche etimologicamente, "comune" deriva da
"cum-munis", co-obbligati, vincolati insieme da regole.
https://www.etimo.it/?term=comune
Il bene comune è tale se e solo se è protetto da regole che ne
impediscono efficacemente l'abuso da parte di ciascuno dei
soggetti che ne traggono beneficio.
Nov. 8, 2022