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Re: [nexa] self-hosting etc.
by M. Fioretti
On Fri, Feb 12, 2021 22:48:28 PM +0100, Giacomo Tesio wrote:
> Un po' come con la meritocrazia, l'idea che esistano discipline
> comprensibili a "pochi eletti nati con le sinapsi giuste" (per usare le
> parole di Marco, non me ne voglia) è figlia di una egemonia culturale
> classista ed elitaria che tende più o meno consapevolemente a
> preservare sé stessa ed il proprio sistema interpretativo di
> riferimento.
Classista ed elitario un accidente. Elitario e' chi vuole IMPEDIRE che
gli altri facciano le sue stesse cose, non certo chi ACCETTA le
persone come sono anche se non lo faranno mai, e non pretende di
cambiarle, perche' crede che tutti hanno uguale dignita' anche se
hanno talenti profondamente diversi.
Stai davvero esagerando, davvero.
E la differenza fra me e te e' questa: io dico che sicuramente tutti
possono e devono *comprendere* certi principi base per decidere e
votare di conseguenza, a tutti i livelli; che arrivare a quel livello
e' assolutamente necessario; che se tutti andassero oltre sarebbe
sicuramente bellissimo, elitario DE CHE???, e magari un giorno ci
arriveremo davvero; ma che anche se il 99% della popolazione DI OGGI
non andasse oltre quel livello, e per dire non scrivesse mai una riga
di codice, non sarebbe una tragedia.
Tu e Stallman, invece, continuate a insistere con questo discorso, che
fa solo danno:
> CHIUNQUE può comprendere e padroneggiare l'informatica.
comprendere e padroneggiare sono due mondi diversi, e metterli a pari
in questo modo fa solo danno. Io **comprendo** come funziona un
aeroplano, ed e' giusto e necessario che lo comprenda, altrimenti
credo alle scie chimiche. Ma non ho alcun interesse o capacita' di
*padroneggiarlo*, cioe' di pilotarlo, e se pensi che sia male, o che
almeno l'informatica potrebbe essere un eccezione che "CHIUNQUE può
comprendere e padroneggiare", amen.
Ho sbagliato ad aprire un altro tuo messaggio e per questo chiedo
scusa alla lista, cerchero' di non ripetere questo errore.
Marco
--
Help me to continue my digital awareness blogging:
https://stop.zona-m.net/christmas-2020-fundraising/
Feb. 13, 2021
Re: [nexa] self-hosting etc.
by Giacomo Tesio
OFFLIST
On Sat, 13 Feb 2021 18:15:45 +0100 Antonio Iacono wrote:
> Solo un informatico (eretico) può combattere la tecnocrazia
> Solo un informatico (eretico) può combattere il suprematismo nerd
> Solo un informatico (eretico) può combattere i GAFAM
http://jehanne.io/ :-D
Giacomo
Feb. 13, 2021
Re: [nexa] self-hosting etc.
by Antonio Iacono
...
> frattanto il mondo è gestito dai GAFAM: per
> invertire la tendenza, non riporrei grandi speranze nei coder dojo,
> nemmeno nelle facoltà di informatica o peggio che peggio negli
> informatici al governo (!!! rischio tecnocrazia + suprematismo nerd!!!),
Solo un informatico (eretico) può combattere la tecnocrazia
Solo un informatico (eretico) può combattere il suprematismo nerd
Solo un informatico (eretico) può combattere i GAFAM
Il nuovo governo è pieno di economisti, oltre Draghi, ci sono
Brunetta, Giovannini,
Franco, Colao (i primi che mi vengono in mente ma sicuramente ce ne saranno
di altri).
Perché, evidentemente, si pensa che per gestire un "tesoretto" ci vogliano
gli esperti di quella che una volta si chiamava la "scienza triste".
Bene, ma in un mondo che però è sempre più dominato dalla tecnica, dalle
Big Tech e sempre meno dalla politica e dall'economia, perché non
mettere al governo un informatico ... eretico?
p.s. beh, magari non tanto eretico come Cliff Stoll [1]
Antonio
[1]
https://www.wired.com/story/meet-the-mad-scientist-who-wrote-the-book-on-ho…
> insomma l'informatica è solo una delle discipline, e non è neanche tanto
> disciplinata IMHO.
>
> discipline come tessere del mosaico di una più ampia cultura tecnica:
> questa sì andrebbe insegnata. lo spiegava bene Gilbert Simondon [1], un
> filosofo misconosciuto e complicato da leggere (anche perché scrive
> maluccio), ma un tecnico e un insegnante notevolissimo, capace di
> mettere al suo posto Heidegger [2]. gente à la Simondon non avrebbe
> difficoltà a mettere insieme un DB e un web server, antenne e reti, a
> immaginarsi e mettere in pratica qualcosa di "diverso" insieme ad
> allievi e non so solo; a trovare le risorse per realizzare sistemi
> integrati e a trasmettere questa conoscenza.
>
> come in una versione di greco o latino, si tratta di capire a grandi
> linee il senso del ragionamento, di familiarizzarsi con determinate
> modalità di apprendimento, di acquisire fiducia in sé e nella
> comprensibilità del mondo circostante, scoprendosi in relazione con
> tanti diversi esseri tecnici oltre che esseri umani. Non c'è bisogno di
> spaccare il capello in quattro sull'aoristo, sul duale, sulla caduta di
> digamma, sulla perifrastica passiva... così come si può navigare
> avvertitamente il web ignorando le problematiche legate all'adozione di
> WASM (abbiamo davvero bisogno che TUTTO passi dentro una pagina web?
> javascript rimane sempre lì con tutti i suoi problemi... e la sicurezza?)
>
> L'informatica per chiunque non è diverso dal greco antico per chiunque.
> Se poi si vuol scrivere in greco, latino, aramaico, Java o Ruby che sia,
> allora be' è un altro discorso. Ma come ci sono i grecisti, ci sono pure
> i full stack developers.
>
> Similitudini a parte, di certo la cultura tecnica non è agli antipodi
> della cultura umanistica, tutt'altro. I grandi filosofi spesso sono
> stati discreti o buoni artigani, curiosi e dotati in termini tecnici;
> non di rado eccellenti matematici o fisici. Per imparare a pensare
> bisogna imparare a fare andar le mani, e viceversa.
>
> self-hosting non vuol dire solo DIY, ma soprattutto immaginare e
> organizzare reti per intrattenere relazioni con esseri tecnici sottratte
> alla logica dominante. Perché ci sono tanti gruppi d'acquisto e
> commercio equo e filiere sostenibili agroalimentari e non gruppi di
> rilevanza internazionale capaci di sostenere produttori, fornitori e
> formatori di software-hardware-sistemi-reti libere?
>
> una risposta banale: perché è più comodo e piacevole (+ dopamina! [3])
> comprare su Amazon l'ultimo gadget e poi lamentarsi su FB o instagram
> che "non funziona"
>
> più in generale, per mancanza di cultura tecnica
>
> l'informatica odierna è forse primitiva perché non ha ancora fatto i
> conti con il potere che deriva dalla tecnica. il potere dell'individuo
> tecnico, passibile di diffusione (sociopotere) o accumulo (dominio
> tecnocratico).
>
> per quanto chiunque abbia avuto occasione di lanciare un
>
> #rm -rf *
>
> ha senz'altro avvertito il brivido del potere. il capitalismo e la
> sorveglianza sono questioni del tutto secondarie.
>
> ma qui il discorso si fa ancor più lungo e noioso.
>
> eh vabbè! c'è da rimboccarsi le maniche.
>
> ciao
>
> k.
>
>
> [1] https://www.orthotes.com/sulla-tecnica/ in particolare "Posizione
> dell'avviamento tecnico in una formazione umana completa", 1953, pp.
> 165-190; "Prolegomeni ad una revisione dell'insegnamento", 1954, pp.
> 191-208. ed. or.
> https://gilbert.simondon.fr/content/sur-la-technique
>
> [2] Heidegger è un filosofo estremamente influente nella cultura
> contemporanea (purtroppo, IMHO), che di tecnica non capiva un accidente
> ma ne ha blaterato assai (per non parlare del retroterra politico
> filonazi). Infatti l'essenza della tecnica (ammesso e non concesso che
> esistano le essenze) è squisitamente tecnica, al contrario di quel che
> sosteneva il pensatore nero. cf.
> https://www.goware-apps.com/la-questione-della-tecnica-martin-heidegger/
>
> [3] https://www.arte.tv/it/videos/RC-017841/dopamina/
>
> > Message: 5
> > Date: Fri, 12 Feb 2021 22:48:28 +0100
> > From: Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it>
> > To: nexa(a)server-nexa.polito.it, Enrico Nardelli
> > <nardelli(a)mat.uniroma2.it>
> > Subject: Re: [nexa] self-hosting etc.
> > Message-ID: <8BD9D371-FE63-4500-9480-622C34C98BC5(a)tesio.it>
> > Content-Type: text/plain; charset=utf-8
> >
> > Ciao Enrico,
> >
> > On February 12, 2021 6:27:19 AM UTC, Enrico Nardelli wrote:
> >> Il punto è, però, quanta e quale informatica insegnare, e per farci
> >> cosa?
> >
> > Il punto è, però, quanta e quale scrittura insegnare, e per farci cosa?
> > Il punto è, però, quanti e quali numeri insegnare, e per farci cosa?
> >
> > Metti che poi imparano... e ci scrivono robacce?
> >
> >
> > L'informatica odierna è oggettivamente primitiva. Siamo ai geroglifici.
> >
> > Ma sapremo che non è più primitiva, quando sapremo insegnarla a tutti.
> >
> >
> >> Consideriamo la matematica.
> >
> > Mi piace: stando a Wikipedia, μαθηματικός (mathematikós) significa
> > "incline ad apprendere", ovvero curioso... un hacker insomma!
> >
> >
> >> Quanti di quelli che pure l'hanno studiata per 13 anni nelle scuole
> >> sono poi in grado di calcolare correttamente una percentuale inversa?
> >> (Se X è Y% di Z quanto vale Z?) Oppure una media aritmetica?
> >
> > Davvero vogliamo giudicare la Matematica dai fallimenti della
> > democrazia italiana? Dai successi della P2?
> >
> >
> >> Il self-management dei sistemi informatici non è praticabile a livello
> >> di massa perché non basta avere la conoscenza concettuale e perché
> >> usare l'informatica non sarà MAI come guidare un'automobile o usare
> >> una caldaia.
> >
> > Esattamente come scrivere.
> >
> >
> >> ma il punto è che tra formazione culturale di base e capacità di
> >> padroneggiare bene i meccanismi c'è un abisso.
> >
> > E non è semplicemente un fallimento dell'educazione?
> >
> > Un po' come con la meritocrazia, l'idea che esistano discipline
> > comprensibili a "pochi eletti nati con le sinapsi giuste" (per usare le
> > parole di Marco, non me ne voglia) è figlia di una egemonia culturale
> > classista ed elitaria che tende più o meno consapevolemente a
> > preservare sé stessa ed il proprio sistema interpretativo di
> > riferimento.
> >
> >
> >> Come questo è vero per la matematica, è vero anche per l'informatica,
> >> entrambi strumenti mentali "general purpose".
> >
> > CHIUNQUE può comprendere e padroneggiare l'informatica.
> > O la matematica (nome migliore, stessa ricerca).
> >
> > IMHO, sostenere il contrario è sostenere una sorta di "supremazia
> > celebrale" geneticamente determinata che non ha alcun fondamento.
> >
> > Non lo rifiuto solo perché so, per esperienza personale, che non è vero.
> > Lo rifiuto ANCHE perché non sarebbe giusto (e poi non è vero :-D).
> >
> >
> > Qualsiasi essere umano può imparare a programmare, a comprendere il
> > funzionamento di una rete ed ad amministrarla.
> >
> > Qualcuno lo imparerà meglio, altri peggio. Proprio come scrivere.
> > Ma è un diritto di ogni essere umano conoscere l'informatica.
> >
> > Pena diventare un ingranaggio inconsapevole nelle mani di chi la
> > conosce.
> >
> >
> >> Per questi dispositivi siamo riusciti a semplificare le
> >> modalità di gestione perché sono (se mi passate il termine)
> >> strumenti mono-dimensionali.
> >
> > O più semplicemente, special purpose.
> >
> >
> >> Un sistema informatico è una "macchina cognitiva" [2], un meccanismo
> >> automatico che simula funzioni cognitive razionali dell'uomo (un
> >> sistema infinito-dimensionale, sempre se mi passate il termine),
> >> senza la capacità di cambiare il proprio modo di operare se le
> >> condizioni al contorno mutano in modo non previsto dal progettista.
> >
> > Personalmente concordo con Dijkstra quando scriveva [1]: "programmable
> > computer is no more and no less than an extremely handy device for
> > realizing any conceivable mechanism without changing a single wire".
> >
> > In altri termini, la programmazione riduce il potenziale di un computer
> > aumentandone l'utilità. Un computer non programmato può letteralmente
> > fare qualsiasi cosa (permessa dai suoi device), ma è inutile.
> >
> > Programmandolo decidiamo cosa farà, trasformandolo in un device
> > infinitamente più limitato (fino a quando non lo riprogrammiamo) ma
> > più utile per lo specifico scopo che in quel momento ci interessa [2].
> >
> >
> > E questo potere non è qualcosa che possiamo lasciare ad una élite.
> > Tantomeno ad un'élite che tende a ritenersi geneticamente ed
> > intellettualmente superiore al resto della popolazione.
> >
> >
> > A maggior ragione perché include, suo malgrado, elementi come noi.
> >
> >
> >
> > Giacomo
> >
> >
> > [1]: Scrisse anche
> >
> >> The only feasible way of coming to grips with really radical novelty
> >> is orthogonal to the common way of understanding: it consists in
> >> consciously trying not to relate the phenomenon to what is familiar
> >> from one's accidental past, but to approach it with a blank mind and
> >> to appreciate it for its internal structure. The latter way of
> >> understanding is far less popular than the former one as it requires
> >> hard thinking (and, as Bertrand Russell has pointed out, "Many people
> >> would sooner die than think. In fact they do."). It is beyond the
> >> abilities of those —and they form the majority— for whom continuous
> >> evolution is the only paradigm of history: unable to cope with
> >> discontinuity, they cannot see it and will deny it when faced with it.
> > https://www.cs.utexas.edu/users/EWD/transcriptions/EWD09xx/EWD924.html
> >
> > Secondo te, saremmo stati d'accordo... o no?
> >
> >
> > [2]: Non fraintendermi: l'idea della infinita dimensionalità mi piace
> > molto, ma parlare di "macchine cognitive", pur con il tuo giusto
> > appunto che, in realtà, non imparano (e non pensano) è troppo
> > antropomorfa.
> > I computer non pensano (non cogitant) e dunque non sono.
> > Nemmeno "macchine cognitive".
>
>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Feb. 13, 2021
Re: [nexa] self-hosting etc.
by Giacomo Tesio
Ciao karlessi,
On February 13, 2021 2:56:45 PM UTC, karlessi wrote:
> ma "informatica"... = informazione automatica?
>
> a cosa si riferisce in effetti il termine "informatica"?
L’informatica studia l’informazione e come questa possa essere
trasferita, preservata, rappresentata, interpretata e trasformata,
nonché le tecniche che applicano queste conoscenze.
Gli automatismi (ed i general purpose computer, in particolare) sono
gli strumenti di questa indagine, gli specchi attraverso cui possiamo
svolgere la nostra indagine.
L'indagine in sé, però, non li riguarda più di quanto l'astronomia
riguardi i telescopi.
Indagando l'informazione, inevitabilmente l'informatica indaga
l'umanità, non come un insieme di individui ma come una comunità che
comunica, che mette in comune, su diversi canali ed in diversi
linguaggi.
Laddove gli astronomi hanno le stelle, noi abbiamo l'hive mind umana.
Ma contrariamente agli astronomi, noi possiamo agire su di essa.
> 1. scrivere codice..
> 2...
> 3...
> 4...
Tutto quello che scrivi e molto altro.
Scrivere codice non è programmare, ma non si può comprendere
l'informatica senza saper aver debuggato codice proprio e altrui.
Un po' come non si può comprendere la chimica senza aver mai
assaggiato l'acqua. (con la sfortunata differenza che tutti sono
consapevoli del fatto che senza bere acqua si muore...)
> personalmente mi scopro considerato "esperto di informatica" solo dai
> non esperti; se ha ragione la maggioranza, sono quindi un informatico.
Puoi saper scrivere anche senza essere Dante.
Per chi non sa scrivere sarai comunque un letterato.
> 1. non so codare (ci metto un'eternità a scrivermi gli script in bash,
> meglio il copia-incolla-modifica),
Sai concretamente debuggare codice tuo o altrui per imporre
all'automatismo che rappresenta la tua volontà?
Se sì, sei un informatico.
Se no, non lo sei.
> più che informatica, faccio della traduzione, o mediazione culturale.
Rileggi la definizione sopra. ;-)
> Quindi non sono certo che serva insegnarla, l'informatica, almeno io
> non l'ho imparata né dai libri, né a scuola, né all'università
Io l'ho imparata anzitutto dal libro bianco e dal codice altrui.
Ma anche da diversi libri e siti internet.
Sono un informatico o no?
Di certo, sono quello meno "titolato" qui. ;-)
> frattanto il mondo è gestito dai GAFAM: per
> invertire la tendenza, non riporrei grandi speranze nei coder dojo,
Il problema è partire dalla codifica invece che dall'informazione.
In una quinta elementare, un paio di anni fa, ho proposto ai bimbi un
gioco.
Ho messo in una scatola una serie di biglietti, metà con informazioni
vere e metà con informazioni false.
Ho chiesto loro di prenderne uno a testa e poi decidere insieme quali
fossero veri e quali fossero falsi.
I biglietti falsi contenevano alcune informazioni coerenti fra loro ed
altre incoerenti. Idem per quelli veri.
Avevo già spiegato ai bimbi la differenza fra informazione e dato, fra
algoritmo e programma, cosa è un bug ed il concetto più generale di
GIGO.
Con quel gioco gli ho permesso di sperimentare i teoremi di
incompletezza di Gödel, l'impossibilità di dedurre la Verità
dai soli dati, nonostante la loro coerenza.
Alla fine del gioco gli ho detto: "questa scatola è come Internet. voi
cosa ci metterete dentro?" e loro mi hanno risposto quasi in coro "cose
vere!" e io gli ho chiesto "e come sapete se sono vere?" :-D
> L'informatica per chiunque non è diverso dal greco antico per
> chiunque.
Con la notevole differenza che gli automatismi che ci circondano
non sono governati da grecisti, ma da informatici. ;-)
> eh vabbè! c'è da rimboccarsi le maniche.
Decisamente! :-)
Ma c'è anche da riflettere, insieme, su cosa fare.
E, prima, su come interpretare la realtà cibernetica in cui viviamo.
Per plasmarla, dobbiamo comprenderla, farla diventare parte di noi.
E' per questo che dobbiamo studiare informatica.
Per non lasciarla plasmare ad altri.
Giacomo
Feb. 13, 2021
Re: [nexa] Cosa succederà all'archivio digitale La Stampa?
by Andrea Pellegrini
Ciao a tutti,
Un’aggiornamento sulla questione:
COMUNICATO STAMPA
L’ARCHIVIO STORICO DEL QUOTIDIANO LA STAMPA
SARÀ DI NUOVO ON LINE DALLE ORE 12 DI LUNEDÌ 15 FEBBRAIO
POGGIO: «ABBIAMO MESSO AL SICURO UN PATRIMONIO INESTIMABILE NEI TEMPI PREVISTI»
Torino, 13 febbraio 2021
L’Archivio storico on line del quotidiano «La Stampa <http://www.archiviolastampa.it/>», sarà di nuovo consultabile dalle ore 12 di lunedì 15 febbraio all’indirizzo http://www.archiviolastampa.it <http://www.archiviolastampa.it/> dove sarà possibile accedere nuovamente ai contenuti temporaneamente sospesi dallo scorso 15 dicembre per alcuni lavori di manutenzione della piattaforma.
«Grazie all’intervento del CSI che ha aggiornato la piattaforma per renderla nuovamente consultabile – ha sottolineato l’assessore alla Cultura, Vittoria Poggio - abbiamo messo al sicuro un patrimonio di inestimabile valore introducendo tra l’altro un criterio di indicizzazione degli articoli più aderente alle norme sulla privacy che tutelano in particolare quella riguardante il diritto all’oblio a tutela di chi non vuole più vedere riportato il proprio nome nelle cronache del passato».
L’intera raccolta conta quasi 150 anni di storia, 1.761.000 pagine, oltre 5 milioni di articoli, 4,5 milioni di immagini tra fotografie e negativi, dal 1867 al 2006: con il ripristino, sarà di nuovo possibile effettuare ricerche per data o per parole contenute nel testo degli articoli e visualizzare la riproduzione delle pagine del giornale per leggerle e sfogliarle come dal vero.
I lavori sono avvenuti nei tempi previsti, rendendo l’Archivio Storico nuovamente utilizzabile: in particolare, il Consorzio si è occupato di sostituire il sistema di visualizzazione dei contenuti ormai obsoleto, Flash Player, con una equivalente soluzione in software libero.
Per valorizzare ulteriormente questo importante strumento, la Regione Piemonte è già al lavoro per avviare un percorso di riprogettazione complessiva in linea con i nuovi trend tecnologici e di design per la fruizione dei servizi pubblici.
«Siamo orgogliosi di aver lavorato a fianco della Regione Piemonte per rendere nuovamente consultabile questo importante strumento – ha sottolineato Pietro Pacini, Direttore Generale CSI Piemonte -. Un imponente archivio digitale che raccoglie un patrimonio storico straordinario che deve essere tutelato e valorizzato attraverso moderne tecnologie di cui il CSI si avvale per realizzare i progetti per la Pubblica Amministrazione, per i cittadini e le imprese».
Andrea Costa cell. 335 6380515
Ufficio di comunicazione assessore alla Cultura
Vittoria Poggio
Ufficio Stampa CSI Piemonte
Vittoria Gernone - 346 6946901
comunicazione(a)csi.it <mailto:comunicazione@csi.it>
Andrea Pellegrini
346 705 0039 <tel:+393467050039>
Via Superga, 5
Pino Torinese (TO) Italy
pelle(a)andreapellegrini.net <mailto:pelle@andreapellegrini.net>
andreapellegrini.net <https://andreapellegrini.net/>
Feb. 13, 2021
Re: [nexa] self-hosting etc.
by karlessi
Buongiorno,
leggendo la discussione mi è sorto un dubbio terminologico che forse è
anche sostanziale
chiunque può imparare l'informatica... può darsi, anzi, senz'altro se si
ritiene che educazione e formazione (apprendimento) siano i vettori
della costruzione del carattere individuale e dunque del cambiamento
sociale.
ma "informatica"... = informazione automatica?
a cosa si riferisce in effetti il termine "informatica"?
1. scrivere codice (quale? Visual Basic, python, Rust, cobol, C++, PHP,
javascript...)
2. mettere insieme "pezzi hardware e software" per ottenere una
conformazione desiderata e saperla gestire (quali pezzi? acquistati,
autocostruiti, adattati? un raspberry pi poco aperto, con una
distribuzione F/LOSS, e una vecchia TV per farne una "smart TV" invece
che acquistare un apparecchio bello e pronto?). A casa propria, al
lavoro, o su scala più ampia? (il self-hosting come federazione
allargata di reti a geometrie variabili)
3. saper usare e sistemare ciò che passa il convento, e magari saperlo
spiegare agli altri (quando mi viene chiesta una cosa di windows o mac
o cose simili rispondo: "Aranzulla lo avrà già scritto, in maniera
comprensibile e senza farti sentire idiota dicendoti RTFM, lo ha letto
al posto tuo, scusa ma io nn ci capisco nulla di antivirus e app eccetera!")
4. progettare e realizzare integrazioni fra sistemi, comprendenti esseri
umani, esseri tecnici, linguaggi di vario tipo (naturali e non), altri
esseri viventi (la cibernetica wieneriana), attenendosi a parametri e
procedure che possono essere comprese da chiunque, in un quadro di
cooperazione (a costo di brutali semplificazioni, ma questo accade per
ogni scienza più o meno dura, dalla fisica quantistica alla biologia
genetica, e pure per le wannabe-scienze, dall'economia alla
giurisprudenza alla sociologia, ecc.)
5. altro...
personalmente mi scopro considerato "esperto di informatica" solo dai
non esperti; se ha ragione la maggioranza, sono quindi un informatico.
invece informatici titolati e non titolati capiscono perfettamente che
certo, con un certo sforzo posso tirar su MySQL da qualche parte,
magari persino settare serverini (copiando e adattando la conf della
DMZ), e far girare una cosa web accessibile ad altri, ascoltando se
possibile le esigenze di non-specialisti e trasmettendole a chi potrebbe
farvi fronte; ma rispetto alle definizioni di cui sopra:
1. non so codare (ci metto un'eternità a scrivermi gli script in bash,
meglio il copia-incolla-modifica), 2. seguo le istruzioni altrui per
mettere insieme i pezzi, 3. faccio scaricabarile il più possibile, 4. in
merito all'integrazione di sistemi nutro idee perlopiù considerate del
tutto irrealistiche e ingenuotte.
insomma, più che informatica, faccio della traduzione, o mediazione
culturale.
Quindi non sono certo che serva insegnarla, l'informatica, almeno io non
l'ho imparata né dai libri, né a scuola, né all'università, ma l'ho
praticata con persone alla pari negli hacklab, rimanendo un dilettante
di bassissimo livello rispetto a quei pari: ho imparato giusto la forma
mentis, più o meno. del resto, gli informatici "istituzionali" o
"ufficiali" mi sembrano spesso persi nelle loro elucubrazioni, così come
gran parte degli "esperti". frattanto il mondo è gestito dai GAFAM: per
invertire la tendenza, non riporrei grandi speranze nei coder dojo,
nemmeno nelle facoltà di informatica o peggio che peggio negli
informatici al governo (!!! rischio tecnocrazia + suprematismo nerd!!!),
se non come eventuali occasioni pedagogiche.
insomma l'informatica è solo una delle discipline, e non è neanche tanto
disciplinata IMHO.
discipline come tessere del mosaico di una più ampia cultura tecnica:
questa sì andrebbe insegnata. lo spiegava bene Gilbert Simondon [1], un
filosofo misconosciuto e complicato da leggere (anche perché scrive
maluccio), ma un tecnico e un insegnante notevolissimo, capace di
mettere al suo posto Heidegger [2]. gente à la Simondon non avrebbe
difficoltà a mettere insieme un DB e un web server, antenne e reti, a
immaginarsi e mettere in pratica qualcosa di "diverso" insieme ad
allievi e non so solo; a trovare le risorse per realizzare sistemi
integrati e a trasmettere questa conoscenza.
come in una versione di greco o latino, si tratta di capire a grandi
linee il senso del ragionamento, di familiarizzarsi con determinate
modalità di apprendimento, di acquisire fiducia in sé e nella
comprensibilità del mondo circostante, scoprendosi in relazione con
tanti diversi esseri tecnici oltre che esseri umani. Non c'è bisogno di
spaccare il capello in quattro sull'aoristo, sul duale, sulla caduta di
digamma, sulla perifrastica passiva... così come si può navigare
avvertitamente il web ignorando le problematiche legate all'adozione di
WASM (abbiamo davvero bisogno che TUTTO passi dentro una pagina web?
javascript rimane sempre lì con tutti i suoi problemi... e la sicurezza?)
L'informatica per chiunque non è diverso dal greco antico per chiunque.
Se poi si vuol scrivere in greco, latino, aramaico, Java o Ruby che sia,
allora be' è un altro discorso. Ma come ci sono i grecisti, ci sono pure
i full stack developers.
Similitudini a parte, di certo la cultura tecnica non è agli antipodi
della cultura umanistica, tutt'altro. I grandi filosofi spesso sono
stati discreti o buoni artigani, curiosi e dotati in termini tecnici;
non di rado eccellenti matematici o fisici. Per imparare a pensare
bisogna imparare a fare andar le mani, e viceversa.
self-hosting non vuol dire solo DIY, ma soprattutto immaginare e
organizzare reti per intrattenere relazioni con esseri tecnici sottratte
alla logica dominante. Perché ci sono tanti gruppi d'acquisto e
commercio equo e filiere sostenibili agroalimentari e non gruppi di
rilevanza internazionale capaci di sostenere produttori, fornitori e
formatori di software-hardware-sistemi-reti libere?
una risposta banale: perché è più comodo e piacevole (+ dopamina! [3])
comprare su Amazon l'ultimo gadget e poi lamentarsi su FB o instagram
che "non funziona"
più in generale, per mancanza di cultura tecnica
l'informatica odierna è forse primitiva perché non ha ancora fatto i
conti con il potere che deriva dalla tecnica. il potere dell'individuo
tecnico, passibile di diffusione (sociopotere) o accumulo (dominio
tecnocratico).
per quanto chiunque abbia avuto occasione di lanciare un
#rm -rf *
ha senz'altro avvertito il brivido del potere. il capitalismo e la
sorveglianza sono questioni del tutto secondarie.
ma qui il discorso si fa ancor più lungo e noioso.
eh vabbè! c'è da rimboccarsi le maniche.
ciao
k.
[1] https://www.orthotes.com/sulla-tecnica/ in particolare "Posizione
dell'avviamento tecnico in una formazione umana completa", 1953, pp.
165-190; "Prolegomeni ad una revisione dell'insegnamento", 1954, pp.
191-208. ed. or.
https://gilbert.simondon.fr/content/sur-la-technique
[2] Heidegger è un filosofo estremamente influente nella cultura
contemporanea (purtroppo, IMHO), che di tecnica non capiva un accidente
ma ne ha blaterato assai (per non parlare del retroterra politico
filonazi). Infatti l'essenza della tecnica (ammesso e non concesso che
esistano le essenze) è squisitamente tecnica, al contrario di quel che
sosteneva il pensatore nero. cf.
https://www.goware-apps.com/la-questione-della-tecnica-martin-heidegger/
[3] https://www.arte.tv/it/videos/RC-017841/dopamina/
> Message: 5
> Date: Fri, 12 Feb 2021 22:48:28 +0100
> From: Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it>
> To: nexa(a)server-nexa.polito.it, Enrico Nardelli
> <nardelli(a)mat.uniroma2.it>
> Subject: Re: [nexa] self-hosting etc.
> Message-ID: <8BD9D371-FE63-4500-9480-622C34C98BC5(a)tesio.it>
> Content-Type: text/plain; charset=utf-8
>
> Ciao Enrico,
>
> On February 12, 2021 6:27:19 AM UTC, Enrico Nardelli wrote:
>> Il punto è, però, quanta e quale informatica insegnare, e per farci
>> cosa?
>
> Il punto è, però, quanta e quale scrittura insegnare, e per farci cosa?
> Il punto è, però, quanti e quali numeri insegnare, e per farci cosa?
>
> Metti che poi imparano... e ci scrivono robacce?
>
>
> L'informatica odierna è oggettivamente primitiva. Siamo ai geroglifici.
>
> Ma sapremo che non è più primitiva, quando sapremo insegnarla a tutti.
>
>
>> Consideriamo la matematica.
>
> Mi piace: stando a Wikipedia, μαθηματικός (mathematikós) significa
> "incline ad apprendere", ovvero curioso... un hacker insomma!
>
>
>> Quanti di quelli che pure l'hanno studiata per 13 anni nelle scuole
>> sono poi in grado di calcolare correttamente una percentuale inversa?
>> (Se X è Y% di Z quanto vale Z?) Oppure una media aritmetica?
>
> Davvero vogliamo giudicare la Matematica dai fallimenti della
> democrazia italiana? Dai successi della P2?
>
>
>> Il self-management dei sistemi informatici non è praticabile a livello
>> di massa perché non basta avere la conoscenza concettuale e perché
>> usare l'informatica non sarà MAI come guidare un'automobile o usare
>> una caldaia.
>
> Esattamente come scrivere.
>
>
>> ma il punto è che tra formazione culturale di base e capacità di
>> padroneggiare bene i meccanismi c'è un abisso.
>
> E non è semplicemente un fallimento dell'educazione?
>
> Un po' come con la meritocrazia, l'idea che esistano discipline
> comprensibili a "pochi eletti nati con le sinapsi giuste" (per usare le
> parole di Marco, non me ne voglia) è figlia di una egemonia culturale
> classista ed elitaria che tende più o meno consapevolemente a
> preservare sé stessa ed il proprio sistema interpretativo di
> riferimento.
>
>
>> Come questo è vero per la matematica, è vero anche per l'informatica,
>> entrambi strumenti mentali "general purpose".
>
> CHIUNQUE può comprendere e padroneggiare l'informatica.
> O la matematica (nome migliore, stessa ricerca).
>
> IMHO, sostenere il contrario è sostenere una sorta di "supremazia
> celebrale" geneticamente determinata che non ha alcun fondamento.
>
> Non lo rifiuto solo perché so, per esperienza personale, che non è vero.
> Lo rifiuto ANCHE perché non sarebbe giusto (e poi non è vero :-D).
>
>
> Qualsiasi essere umano può imparare a programmare, a comprendere il
> funzionamento di una rete ed ad amministrarla.
>
> Qualcuno lo imparerà meglio, altri peggio. Proprio come scrivere.
> Ma è un diritto di ogni essere umano conoscere l'informatica.
>
> Pena diventare un ingranaggio inconsapevole nelle mani di chi la
> conosce.
>
>
>> Per questi dispositivi siamo riusciti a semplificare le
>> modalità di gestione perché sono (se mi passate il termine)
>> strumenti mono-dimensionali.
>
> O più semplicemente, special purpose.
>
>
>> Un sistema informatico è una "macchina cognitiva" [2], un meccanismo
>> automatico che simula funzioni cognitive razionali dell'uomo (un
>> sistema infinito-dimensionale, sempre se mi passate il termine),
>> senza la capacità di cambiare il proprio modo di operare se le
>> condizioni al contorno mutano in modo non previsto dal progettista.
>
> Personalmente concordo con Dijkstra quando scriveva [1]: "programmable
> computer is no more and no less than an extremely handy device for
> realizing any conceivable mechanism without changing a single wire".
>
> In altri termini, la programmazione riduce il potenziale di un computer
> aumentandone l'utilità. Un computer non programmato può letteralmente
> fare qualsiasi cosa (permessa dai suoi device), ma è inutile.
>
> Programmandolo decidiamo cosa farà, trasformandolo in un device
> infinitamente più limitato (fino a quando non lo riprogrammiamo) ma
> più utile per lo specifico scopo che in quel momento ci interessa [2].
>
>
> E questo potere non è qualcosa che possiamo lasciare ad una élite.
> Tantomeno ad un'élite che tende a ritenersi geneticamente ed
> intellettualmente superiore al resto della popolazione.
>
>
> A maggior ragione perché include, suo malgrado, elementi come noi.
>
>
>
> Giacomo
>
>
> [1]: Scrisse anche
>
>> The only feasible way of coming to grips with really radical novelty
>> is orthogonal to the common way of understanding: it consists in
>> consciously trying not to relate the phenomenon to what is familiar
>> from one's accidental past, but to approach it with a blank mind and
>> to appreciate it for its internal structure. The latter way of
>> understanding is far less popular than the former one as it requires
>> hard thinking (and, as Bertrand Russell has pointed out, "Many people
>> would sooner die than think. In fact they do."). It is beyond the
>> abilities of those —and they form the majority— for whom continuous
>> evolution is the only paradigm of history: unable to cope with
>> discontinuity, they cannot see it and will deny it when faced with it.
> https://www.cs.utexas.edu/users/EWD/transcriptions/EWD09xx/EWD924.html
>
> Secondo te, saremmo stati d'accordo... o no?
>
>
> [2]: Non fraintendermi: l'idea della infinita dimensionalità mi piace
> molto, ma parlare di "macchine cognitive", pur con il tuo giusto
> appunto che, in realtà, non imparano (e non pensano) è troppo
> antropomorfa.
> I computer non pensano (non cogitant) e dunque non sono.
> Nemmeno "macchine cognitive".
Feb. 13, 2021
Re: [nexa] Piattaforma Digitale Nazionale Dati (trasparenza o privacy?)
by Giulio De Petra
Sullo sfondo? Ma non si chiama PagoPA?
Inviato da iPhone
> Il giorno 13 feb 2021, alle ore 15:22, Stefano Quintarelli <stefano(a)quintarelli.it> ha scritto:
>
> Ciao a tutti,
> ogni tanto mi pare di vedere sullo sfondo una idea di centralizzazione di tutto in una startup di stato...
> ciao, s.
>
>> On 13/02/21 12:13, Guido Vetere wrote:
>> L'idea di riversare tutti i dati pubblici in un "big data lake" era destinata al fallimento, e non per motivi tecnologici.
>> Nessun centro può fare integrazione e intelligenza di dati a nome e per conto di tutti gli altri, non è questione di Hadoop
>> Qualcuno cercò di spiegarlo, ma prevalse, ancora una volta, un approccio soluzionistico
>> Il fatto è che i dati devono sgorgare interoperabili dalla sorgente, e questo si può ottenere solo se sono prodotti secondo un modello concettuale condiviso.
>> A quel punto basterebbero endpoint SPARQL o qualcosa di simile, anche una API 'ad hoc', ma che sia una per tutte le PA, altrimenti torniamo agli 'accordi di servizio' multilaterali e la storia si ripete.
>> Ah, torna Brunetta? :-))
>> G.
>> On Fri, 12 Feb 2021 at 17:18, Antonio Iacono <antiac(a)gmail.com <mailto:antiac@gmail.com>> wrote:
>> Esattamente due anni fa Vincenzo Patruno scriveva:
>> "Bisogna augurare lunga vita al Data & Analytics Framework, a maggior
>> ragione adesso che ha assunto il nome Piattaforma Digitale Nazionale
>> Dati (ex articolo 50-ter del Cad). E’ uno dei primissimi progetti
>> messi sin da subito in campo dal Team Digitale guidato da Diego
>> Piacentini poco più di due anni fa. Il Daf nasce per offrire una
>> soluzione a uno dei grandi problemi della Pubblica amministrazione:
>> superare le logiche "a silos" che, nonostante i passi fatti,
>> caratterizzano ancora in modo molto forte i dati della PA." [1]
>> Articolo 50-ter che subito aveva ricevuto le critiche di Antonello
>> Soro, Garante della privacy [2]: "La pur necessaria valorizzazione del
>> patrimonio informativo pubblico non deve, infatti, avvenire a
>> discapito della tutela dei diritti fondamentali e con possibili
>> ricadute anche in termini di sicurezza nazionale.
>> Le scrivo per rappresentare le preoccupazioni dell´Autorità da me
>> presieduta, confidando in una Sua iniziativa tesa a scongiurare i
>> rischi sopra evidenziati."
>> Ad ogni buon conto, oggi, la pagina dedicata alla Piattaforma Digitale
>> Nazionale Dati è tristemente vuota [3]
>> Antonio
>> [1]
>> https://www.agendadigitale.eu/cittadinanza-digitale/il-data-analytics-frame…
>> <https://www.agendadigitale.eu/cittadinanza-digitale/il-data-analytics-frame…>
>> [2]
>> https://www.garanteprivacy.it/home/docweb/-/docweb-display/docweb/8456134
>> <https://www.garanteprivacy.it/home/docweb/-/docweb-display/docweb/8456134>
>> [3]
>> https://innovazione.gov.it/argomenti/pdnd/
>> <https://innovazione.gov.it/argomenti/pdnd/>
>> _______________________________________________
>> nexa mailing list
>> nexa(a)server-nexa.polito.it <mailto:nexa@server-nexa.polito.it>
>> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>> <https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa>
>> _______________________________________________
>> nexa mailing list
>> nexa(a)server-nexa.polito.it
>> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Feb. 13, 2021
Re: [nexa] self-hosting etc.
by Giacomo Tesio
Ciao Davide
On February 13, 2021 11:00:53 AM UTC, "D. Davide Lamanna" wrote:
> On 11/02/21 21:24, Giacomo Tesio wrote:
>
> Interessante questa categorizzazione, vorrei capirla meglio:
>
> > Il fuoco, la ruota, la vela, l'affettatrice per il pane, il motore a
> > scoppio o la catena di montaggio di Ford sono tecnologie special
> > purpose: affrontano uno specifico problema e lo risolvono.
> >
> > La pittura, la scrittura, l'alfabeto, i numeri arabi, la stampa, i
> > computer invece sono tecnologie general purpose, che non riguardano
> > l'economia se non in modo secondario.
>
> In che senso la "pittura" sarebbe una tecnologia?
Beh mi sembra piuttosto evidente: come ogni altra tecnologia, la pittura
rupestre ha utilizzato le conoscenze umane disponibili per esprimere la
volontà umana imponendola alla realtà circostante.
http://www.tesio.it/2018/10/11/math-science-and-technology.html
Al di là delle considerazioni tecniche (quante opere d'arte
contemporanee verranno ancora ammirate fra 40.000 anni?) la pittura è
stata una straordinaria innovazione tecnologica "general purpose" che
ha cambiato la storia e l'evoluzione della nostra specie.
Con l'invenzione della pittura nasce la comunicazione asincrona.
Nasce una prima rudimentale forma di dato.
Una rappresentazione ancora estremamente imprecisa, contestuale ed
analogica (la cui evoluzione non sarà "digitale" ma "simbolica")
dell'informazione, ma capace di evolvere in poche migliaia di anni
nella successiva grande innovazione informatica: la scrittura.
> E in che senso le tecnologie "general purpose" non riguardano
> l'economia?
Io ho scritto che la riguardano solo in modo secondario, come
inevitabile riflesso dell'impatto che hanno sull'umanità.
L'impatto della scrittura sull'economia non è stato diverso da quello
che ha avuto sulla medicina o sull'edilizia.
Solo un idiota proverebbe a comprendere o governare l'informatica (o
la scrittura) usando categorie tanto inadeguate.
Un idiota... o un economista! :-)
> Zuboff spiega magistralmente come l'informatica degli ultimi 20 anni
> sia tesa ad un obiettivo ECONOMICO molto chiaro e dominante: estrarre
> il surplus comportamentale dagli utenti per generare prodotti
> predittivi da vendere sul mercato dei comportamenti futuri.
Zuboff ha fatto un'opera davvero meritevole: provare ad esprimere in
termini economici dinamiche informatiche che coglie solo in parte,
attraverso appunto i loro riflessi economici.
La sua opera è stata cruciale per portare nel discorso pubblico
"mainstream" problemi che la "classe dirigente" ignorava completamente.
Per farlo ha dovuto inventare nuove categorie concettuali compatibili
con il linguaggio economico e la narrazione capitalista cui le "classi
dirigenti" sono ancora limitate.
E' l'unica lingua che conoscono, nonché l'unica narrazione che
comprendono: è inevitabile che interpretino TUTTO in termini economici.
Ed in questo la Zuboff ha fatto un grande servizio alla collettività.
Ha reso alcuni problemi visibili a chi non era nemmeno in grado di
concepirli.
Per intenderci: è un po' come prendere un oggetto tridimensionale e
limitarsi una singola proiezione su un piano (peraltro irregolare):
difficilmente se ne potrà comprendere la struttura o le dinamiche
che la definiscono... figurati guidarne la creazione.
https://creapills.com/matthieu-robert-ortis-sculptures-anamorphose-illusion…
https://youtu.be/9fd1GoiK3rk
Tuttavia, se quel piano irregolare definisce TUTTO ciò che sei in grado
di vedere, chiunque proietti la realtà su quel piano ti offre comunque
un servizio importante. Questo è ciò che ha fatto la Zuboff.
> Tutto il mondo dei computer e dell'informatica ruota intorno a questo
> CENTRALE obiettivo economico, su cui si fonda il capitalismo della
> sorveglianza.
Un altro errore interpretativo.
Questo obiettivo economico rimane comunque secondario rispetto a quello
(geo)politico: non è una questione di soldi ma di Potere su scala
planetaria.
> Chi, come molti di noi qui, ripudia un sistema di questo stampo è
> destinato a rimanere ai margini e al massimo a raccogliere qualche
> briciola caduta dai piatti degli altri.
Fintanto che ti limiti ad una visione economica, sì.
Finché interpreti tutto in termini economici, sì.
Insomma, quale vittoria migliore che convincerti che perderai?
Convincere chiunque che non ha senso anche solo provare ad opporsi è la
più efficiente delle vittorie di chiunque detenga il Potere.
Ma nel mostrarlo quotidianamente inadeguato, l'informatica rivela come
questo framework interpretativo sia... SOLO un framework interpretativo.
Un framework intepretativo che produce una specifica narrazione, e
conduce ad un lieto fine per pochi e alla schiavitù per tutti gli altri.
Economia e finanza hanno fatto il proprio tempo e non sono più in grado
di spiegare e governare il mondo.
Dobbiamo creare un NUOVO modello interpretativo.
Un po' come avvenne con Galileo o Einstein nella fisica.
L'informatica fornirà questa nuova chiave interpretativa.
Il punto è solo QUALE informatica.
Nelle mani di chi? E "per farci cosa"? :-D
Quella dei GAFAM o quella degli hacker?
Quella degli "imprenditori digitali" o quella dei "cittadini cibernetici"?
Perché sia chiaro: gli scribi erano perfettamente consapevoli del fatto
che i geroglifici fossero funzionali ad una specifica struttura politica
e sociale e gli andava bene così. Come al Faraone.
Era la loro fede religiosa!
Esattamente come oggi avviene con la finanza capitalista.
Giacomo
Feb. 13, 2021
Re: [nexa] Piattaforma Digitale Nazionale Dati (trasparenza o privacy?)
by Stefano Quintarelli
Ciao a tutti,
ogni tanto mi pare di vedere sullo sfondo una idea di centralizzazione
di tutto in una startup di stato...
ciao, s.
On 13/02/21 12:13, Guido Vetere wrote:
> L'idea di riversare tutti i dati pubblici in un "big data lake" era
> destinata al fallimento, e non per motivi tecnologici.
> Nessun centro può fare integrazione e intelligenza di dati a nome e per
> conto di tutti gli altri, non è questione di Hadoop
> Qualcuno cercò di spiegarlo, ma prevalse, ancora una volta, un approccio
> soluzionistico
> Il fatto è che i dati devono sgorgare interoperabili dalla sorgente, e
> questo si può ottenere solo se sono prodotti secondo un modello
> concettuale condiviso.
> A quel punto basterebbero endpoint SPARQL o qualcosa di simile, anche
> una API 'ad hoc', ma che sia una per tutte le PA, altrimenti torniamo
> agli 'accordi di servizio' multilaterali e la storia si ripete.
> Ah, torna Brunetta? :-))
> G.
>
>
>
>
>
>
>
> On Fri, 12 Feb 2021 at 17:18, Antonio Iacono <antiac(a)gmail.com
> <mailto:antiac@gmail.com>> wrote:
>
> Esattamente due anni fa Vincenzo Patruno scriveva:
> "Bisogna augurare lunga vita al Data & Analytics Framework, a maggior
> ragione adesso che ha assunto il nome Piattaforma Digitale Nazionale
> Dati (ex articolo 50-ter del Cad). E’ uno dei primissimi progetti
> messi sin da subito in campo dal Team Digitale guidato da Diego
> Piacentini poco più di due anni fa. Il Daf nasce per offrire una
> soluzione a uno dei grandi problemi della Pubblica amministrazione:
> superare le logiche "a silos" che, nonostante i passi fatti,
> caratterizzano ancora in modo molto forte i dati della PA." [1]
>
> Articolo 50-ter che subito aveva ricevuto le critiche di Antonello
> Soro, Garante della privacy [2]: "La pur necessaria valorizzazione del
> patrimonio informativo pubblico non deve, infatti, avvenire a
> discapito della tutela dei diritti fondamentali e con possibili
> ricadute anche in termini di sicurezza nazionale.
> Le scrivo per rappresentare le preoccupazioni dell´Autorità da me
> presieduta, confidando in una Sua iniziativa tesa a scongiurare i
> rischi sopra evidenziati."
>
> Ad ogni buon conto, oggi, la pagina dedicata alla Piattaforma Digitale
> Nazionale Dati è tristemente vuota [3]
>
> Antonio
>
> [1]
> https://www.agendadigitale.eu/cittadinanza-digitale/il-data-analytics-frame…
> <https://www.agendadigitale.eu/cittadinanza-digitale/il-data-analytics-frame…>
> [2]
> https://www.garanteprivacy.it/home/docweb/-/docweb-display/docweb/8456134
> <https://www.garanteprivacy.it/home/docweb/-/docweb-display/docweb/8456134>
> [3]
> https://innovazione.gov.it/argomenti/pdnd/
> <https://innovazione.gov.it/argomenti/pdnd/>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it <mailto:nexa@server-nexa.polito.it>
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
> <https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa>
>
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>
Feb. 13, 2021