nexa
By thread
nexa@server-nexa.polito.it
By month
Messages by month
- ----- 2026 -----
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2025 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2024 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2023 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2022 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2021 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2020 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2019 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2018 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2017 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2016 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2015 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2014 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2013 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2012 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2011 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2010 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2009 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
January 2021
- 65 participants
- 487 messages
Re: [nexa] L'elefante nella stanza (Trump, n.d.r.)
by M. Fioretti
On Mon, Jan 11, 2021 23:55:15 PM +0100, Giacomo Tesio wrote:
> > Executive summary: «Se qualcuno vuole dilettarsi ad elaborare
> > un'alternativa alla libertà di pubblica discussione, deve farsi carico
> > di preparare canali controllati, autorevoli, selezionati di
> > elaborazione del Vero Ufficiale, canali esenti da interessi politici
> > ed economici.»
>
> Oppure, molto più semplicemente, poniamo un limite massimo al numero di
> utenti che una piattaforma può gestire.
Grande. Cosi' istituzionalizziamo la ipersegmentazione di notizie e
visioni di realta' condivise, ignare le une delle altre. Succede gia'
coi gruppi whatsapp, telegram eccetera, con risultati esaltanti:
https://stop.zona-m.net/2020/11/the-coming-dangerous-hyper-segmentation-of-…
https://stop.zona-m.net/2020/11/the-political-threat-of-whatsapp/
> Se Twitter, Facebook o GMail potessero avere al massimo 10.000 utenti,
> TUTTI questi problemi non si porrebbero affatto.
vedi sopra. Mi pare come dire che se invece di 10 o meno
multinazionali del tabacco avessimo 100mila aziendine che vendono
sigarette, ma tutte sotto 10M di fatturato annuo, i problemi
sociosanitari del fumo sparirebbero.
> https://sociale.network/@gubi/105524088715194965
>
> Una volta rimosso il lock-in, una volta ridotte in dimensione e
> costrette a federarsi, queste piattaforme potranno continuare a
> moderare i contenuti dei propri utenti come hanno fatto finora o
> come decideranno di fare d'ora in poi
E potranno continuare a NON farlo, ma in modo che rendera' piu'
difficile limitare i danni, perche' le cose hanno sempre almeno due
facce. Cosi' i Trump di turno potranno continuare ad avere le loro
istanza, in cui incitare milioni di follower a invadere il campidoglio
di turno. In tempo reale, 24x7x365, senza freni e in modo piu'
difficile da monitorare tempestivamente di adesso. Parler
everywhere. Fichissimo
Io sono e rimango un sostenitore sfegatato di interoperabilita' VERA,
e di federazione. Continuo a sostenere che la prima deve essere
obbligatoria punto, e che la seconda deve essere davvero accessibile a
tutti. Ma la tesi che limite di utenti e federazione BASTINO a far si
che "TUTTI questi problemi non si pongano affatto" mi pare davvero
irreale.
Ultimo ma non ultimo, ci vorrebbero comunque anni e tanti, tanti soldi
per sostituire i social di oggi (fino a 2B di utenti) con federazione
di migliaia di clusterini tutti sotto i 10K (in OGNUNO dei quali,
ripeto, il Trump di turno potrebbe fare quello che vuole piu'
facilmente di adesso. Mentre quello che propongo io qui:
https://stop.zona-m.net/2021/01/we-really-need-two-minutes-of-hate-every-da…
e' realizzabile in un mese, al massimo, su scala mondiale e spendendo
pochissimo, dal momento in cui twitter, fb eccetera... decidessero di
farlo o venissero obbligati a farlo.
Marco
--
Help me to continue my digital awareness blogging:
https://stop.zona-m.net/christmas-2020-fundraising/
Jan. 12, 2021
Re: [nexa] L'elefante nella stanza (Trump, n.d.r.)
by M. Fioretti
On Mon, Jan 11, 2021 22:38:45 PM +0100, Guido Vetere wrote:
> interessante: somiglia a quello che gli psicologi della scuola di Palo Alto
> chiamavano 'prescrizione del sintomo'.
> ne avevo parlato qui:
> https://guidovetere.nova100.ilsole24ore.com/2020/11/12/
> la-terapia-dellodio-in-rete/
In che modo gli somiglierebbe? Non mi pare proprio, anzi mi pare
l'opposto. Io propongo di impedire a chiunque abbia piu' di X
follower, a priori, di POSTARE qualunque cosa, su qualunque social,
per piu' di due minuti ogni giorno. Inclusi papa, Dalai Lama, Csaba
Dalla Zorza, Kim Kardashian... Mi pare proprio il contrario o quasi,
di:
"non verrai perseguito a condizione che ogni giorno tu insulti sui
social qualcuno contro cui non hai nulla"
Marco
> On Mon, 11 Jan 2021 at 16:26, M. Fioretti <mfioretti(a)nexaima.net> wrote:
>
> On Mon, Jan 11, 2021 14:30:28 PM +0100, Giovanni Biscuolo wrote:
> >
> > [...] Il problema, di gravità straordinaria, e che nessuno pensa di
> > affrontare, è il fatto che i più estesi e influenti mezzi di dibattito
> > pubblico rimasti a disposizione sul pianeta (o almeno nel mondo
> > occidentale) possano essere gestiti in maniera arbitraria da parte di
> > piattaforme private, sulla scorta di decisioni che non devono rispondere
> > a nessuno. [...]
>
> Che ne dite se, proprio per ridurre straordinariamente la gravita'
> straordinaria di questo problema, si adottasse QUESTA, di soluzione:
>
> https://stop.zona-m.net/2021/01/
> we-really-need-two-minutes-of-hate-every-day/
>
> Marco
> --
> Help me to continue my digital awareness blogging:
> https://stop.zona-m.net/christmas-2020-fundraising/
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
--
Help me to continue my digital awareness blogging:
https://stop.zona-m.net/christmas-2020-fundraising/
Jan. 12, 2021
Re: [nexa] L'elefante nella stanza (Trump, n.d.r.)
by Giacomo Tesio
On Mon, 11 Jan 2021 14:30:28 +0100 Giovanni Biscuolo wrote:
> Articolo piuttosto lungo che trovo assai equilibrato e condivisibile,
> del quale riporto una lunga sintesi, abbiate pazienza.
>
> https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-lelefante_che_defeca_nella_stanza/…
>
> «L'elefante nella stanza»
> di Andrea Zhok, 9 Gennaio 2021
In tutta onestà mi sembra solo un lungo tentativo di distogliere
l'attenzione dal reale problema, perché in questo momento potrebbe
saltare particolarmente all'occhio.
L'elefante c'è, ma non è Donald Trump (che pure ne è solo un cucciolo o
un escremento)
L'elefante è molto più grosso, più rumoroso e puzzolente...
ma siamo stati tutti allenati ad ignorarlo.
O comunque a non metterlo mai efficacemente in discussione.
> Executive summary: «Se qualcuno vuole dilettarsi ad elaborare
> un'alternativa alla libertà di pubblica discussione, deve farsi carico
> di preparare canali controllati, autorevoli, selezionati di
> elaborazione del Vero Ufficiale, canali esenti da interessi politici
> ed economici.»
Oppure, molto più semplicemente, poniamo un limite massimo al numero di
utenti che una piattaforma può gestire.
Se Twitter, Facebook o GMail potessero avere al massimo 10.000 utenti,
TUTTI questi problemi non si porrebbero affatto.
Si tratta di una soluzione semplice, flessibile, di provata efficacia e
sopratutto comprensibile persino per un politico di questa generazione.
(comprensibile, non necessariamente concepibile o accettabile...)
> Il secondo argomento da sopprimere è quello per cui queste sarebbero
> piattaforme private e dunque possono fare quello che gli pare, tanto è
> casa loro.
No, l'argomento è: sono piattaforme private e possono fare qualsiasi
cosa a casa loro FINTANTO che io posso fare lo stesso a casa mia.
Qui un esempio in italiano di quanto sia semplice ed efficace:
https://sociale.network/@gubi/105524088715194965
Una volta rimosso il lock-in, una volta ridotte in dimensione e
costrette a federarsi, queste piattaforme potranno continuare a
moderare i contenuti dei propri utenti come hanno fatto finora o
come decideranno di fare d'ora in poi
> L'alternativa alla libertà di discussione è certo concepibile
In una democrazia? Certo, quanto lo "scapolo sposato".
Il voto in democrazia serve solo a (e fintanto che) costringe ad un
dialogo serrato tutti i cittadini.
Il dialogo volto ad una sintesi è il mezzo ed il fine di una democrazia.
Il voto è solo uno strumento (pur importante)
E' possibile concepire una democrazia senza voto, ma non una democrazia
in cui solo alcuni possono partecipare al dialogo da cui emergono le
decisioni che riguardano tutti.
Quella si chiama oligarchia.
In questi tempi oscuri, purtroppo, molti ne sono attratti.
Perché l'unica interpretazione che possono concepire dopo decenni di
propaganda è il fallimento della democrazia.
Ma il fetore che sentiamo non è quello della democrazia.
E' quello dell'elefante.
E' il capitalismo sfrenato che la sta avvelenando. Come l'ecosistema.
Ma la soluzione è semplice, seppur non facile.
Basta porre limiti superiori, al numero di utenti, al numero di
dipendenti, alla ricchezza individuale, e TUTTI i problemi di cui
discutiamo sempre... svaniranno. ;-)
Giacomo
Jan. 11, 2021
Re: [nexa] L'elefante nella stanza (Trump, n.d.r.)
by Guido Vetere
interessante: somiglia a quello che gli psicologi della scuola di Palo Alto
chiamavano 'prescrizione del sintomo'.
ne avevo parlato qui:
https://guidovetere.nova100.ilsole24ore.com/2020/11/12/la-terapia-dellodio-…
buona serata
Guido
On Mon, 11 Jan 2021 at 16:26, M. Fioretti <mfioretti(a)nexaima.net> wrote:
> On Mon, Jan 11, 2021 14:30:28 PM +0100, Giovanni Biscuolo wrote:
> >
> > [...] Il problema, di gravità straordinaria, e che nessuno pensa di
> > affrontare, è il fatto che i più estesi e influenti mezzi di dibattito
> > pubblico rimasti a disposizione sul pianeta (o almeno nel mondo
> > occidentale) possano essere gestiti in maniera arbitraria da parte di
> > piattaforme private, sulla scorta di decisioni che non devono rispondere
> > a nessuno. [...]
>
> Che ne dite se, proprio per ridurre straordinariamente la gravita'
> straordinaria di questo problema, si adottasse QUESTA, di soluzione:
>
>
> https://stop.zona-m.net/2021/01/we-really-need-two-minutes-of-hate-every-da…
>
> Marco
> --
> Help me to continue my digital awareness blogging:
> https://stop.zona-m.net/christmas-2020-fundraising/
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
Jan. 11, 2021
Re: [nexa] geopolitica industriale del novecento (was Re: Quando la Olivetti non credette nel linguaggio del programmatore americano Bill Gates)
by Giacomo Tesio
Grazie Enrico e Giovani degli ottimi riferimenti documentali
Anche alla luce di quanto ha condiviso qualche tempo fa Stefano [1],
su ciò che avete riportato io direi che sarebbe ora di togliere qualche
condizionale... e aggiungere qualche futuro.
C'è un limite a ciò che si può fingere di non vedere, ma credo che
l'unico vero errore presente in questi articoli è la ridicola
rassegnazione che li caratterizza.
"un'occasione perduta", "il sogno spezzato dell’informatica italiana",
L'informatica è ancora ai primordi.
E' tutto da buttare. Tutto da rifare.
E i GAFAM lo sanno benissimo!
Non lo ammetteranno mai, ma ci lavorano da tempo.
Per questo controllano tutti gli standard di Internet.
Con la scusa della retrocompatibilità mantengono il vantaggio che hanno.
Mentre portano il mondo CIECO ed IGNORANTE dove vogliono.
Giacomo
1) Rispetto alla Guerra Fredda, ed approfittando del vantaggio
accumulato in quel periodo, sono diventati meno violenti...
ma non sono mai diventati migliori:
http://blog.quintarelli.it/2020/10/investigation-of-competition-digital-mar…
On Mon, 11 Jan 2021 18:26:22 +0100 Enrico Nardelli wrote:
> Aggiungo alcuni riferimenti sul tema.
>
> In "Programma 101 - L'invenzione del personal computer: una storia
> appassionante mai raccontata", di Pier Giorgio Perotto, riferisce di
> un sospetto, a proposito delle vicende della Olivetti: «In un bel
> libro, molto documentato, scritto dal giornalista Lorenzo Soria,
> intitolato "Informatica: un'occasione
> perduta" (http://www.libreriauniversitaria.it/informatica-occasione-perduta-divisione…)
> si ventila il sospetto che nei primi anni '60, tre eventi traumatici,
> la morte di Enrico Mattei a Bascapè nell'ottobre del '62, il caso di
> Felice Ippolito (con la demolizione della ricerca nucleare in Italia)
> verificatosi un anno dopo e la cessione agli americani della
> Divisione elettronica dell'Olivetti nell'agosto del 1964, siano
> legati da un unico sotterraneo filo conduttore. Quello di un
> complotto internazionale, finalizzato a relegare l'Italia in un ruolo
> subalterno nella divisione internazionale del lavoro, neutralizzando
> i tentativi di occupare una posizione più avanzata in tre settori
> fondamentali per lo sviluppo, i nuovi materiali, l'energia e
> l'informazione.»
>
> Scrive Michele Franceschelli, in "Mario Tchou e il sogno spezzato
> dell’informatica
> italiana" (http://www.statopotenza.eu/15204/mario-tchou-e-il-sogno-spezzato-dellinform…)
> «L’Olivetti era quindi un “problema” più che serio, Adriano lo era,
> come lo erano Mario Tchou ed Enrico Mattei. Ma mentre per
> quell’“incidente” aereo che – a Bascapè, la sera del 27 ottobre 1962
> – mise traumaticamente termine alla vita del fondatore dell’ENI
> risulta definitivamente provata l’origine dolosa attraverso le
> indagini giudiziarie del valoroso Pm Vincenzo Calia, altrettanto non
> si può dire per le dinamiche relative alla morte di Adriano (e per
> quella di Mario), anche se sul suo decesso sono rimasti molti dubbi e
> sospetti, alimentati anche dal fatto che sul suo cadavere non sarebbe
> mai stata eseguita alcuna autopsia.»
>
> Scrive Jacopo De Tullio in "Mario Tchou e l'elettronica
> italiana" (http://matematica.unibocconi.it/articoli/mario-tchou-e-lelettronica-italiana)
> «Nel novembre 1959 Leonardo Coen pubblicò su Paese Sera un reportage
> in due puntate dedicato al Laboratorio di Borgolombardo. In questo
> articolo il giornalista sottolinea l'importanza strategica dei
> computer per il futuro dell'umanità affermando: “Le grandi
> calcolatrici costituiscono lo strumento più caratteristico e
> indispensabile della nostra epoca di travolgente progresso
> tecnologico. Senza questi poderosi “cervelli meccanici” la scienza
> nucleare non avrebbe potuto creare le grandi centrali atomiche e la
> scienza missilistica non avrebbe potuto inviare i razzi cosmici verso
> la Luna. Né si parlerebbe oggi della «seconda rivoluzione
> industriale» se i cervelli elettronici non avessero reso possibile
> l'automazione delle fabbriche”. Mario Tchou, intervistato da Leonardo
> Coen (Paese Sera, 18/11/1959.) in merito alla competizione con
> l'americana IBM, affermò: “Attualmente possiamo considerarci allo
> stesso livello [dei nostri concorrenti, n.d.a.] dal punto di vista
> qualitativo. Gli altri però ricevono aiuti enormi dallo Stato. Gli
> Stati Uniti stanziano somme ingenti per le ricerche elettroniche,
> specialmente a scopi militari. Anche la Gran Bretagna spende milioni
> di sterline. Lo sforzo della Olivetti è relativamente notevole, ma
> gli altri hanno un futuro più sicuro del nostro, essendo aiutati
> dallo Stato”. Mentre in Italia avveniva il contrario, dove Adriano
> Olivetti si era impegnato a regalare una calcolatrice Elea al
> ministero del Tesoro e mise a disposizione delle Università — per
> fini di ricerca e sperimentazione — il Centro di calcolo elettronico
> Olivetti di Milano.″
>
>
> Anni fa in discussioni su questo tema, mi era stato fatto osservatore
> che forse "i bastoni tra le ruote" allo sviluppo dell'Italia
> l'avevano messo gli Inglesi, per lo meno in riferimento alla vicenda
> dell'ENI e di Enrico Mattei. Il riferimento è in libro di Mario
> J.Cereghino e Giovanni Fasanella "Colonia
> Italia" (http://www.chiarelettere.it/libro/principio-attivo/colonia-italia-978886190…)
>
> Sul discorso di Olivetti, io continuo a pensare (e ne parlai nel
> novembre 2005 a Roma, nel corso dell'incontro di presentazione del
> fascicolo monografico di PRISTEM sui 50 anni di Informatica in Italia
> - riportato qua
> http://cctld.it/internetworking/html/meo_nardelli.html) che la
> situazione politica italiana negli anni 50 e 60 rendeva lo sviluppo
> di un'industria informatica italiana pericoloso per gli USA. Non sono
> il solo ad avere questa opinione. Bruno AMoroso e Nico Perrone in
> "Capitalismo
> predatore" (https://www.ibs.it/capitalismo-predatore-come-usa-fermarono-libro-bruno-amo…)
> sostengono esattamente questa tesi, che aggiungono anche il problema
> costituito dalla visione sociale dell'industria che aveva Olivetti,
> che non era proprio allineata sulla linea del capitalismo americano.
>
>
> Infine, segnalo un'intervista di Federico Faggin al Computer History
> Museum di Mountain View
> https://archive.computerhistory.org/resources/access/text/2012/07/102658025…
>
> Ciao, Enrico
>
>
> Il 11/01/2021 15:52, Giovanni Biscuolo ha scritto:
> > Buongiorno,
> >
> > chiedo scusa per il clamoroso OT (che poi...) ma la storia è lì da
> > leggere :-)
> >
> > Angelo Raffaele Meo <meo(a)polito.it> writes:
> >
> >> Non voglio negare eventuali errori degli uomini Olivetti, ma, a mio
> >> giudizio, il trionfo di Bill e la caduta dell'informatica
> >> italiana, che pure era stata fra i protagonisti della rivoluzione
> >> informatica, ha ragioni economiche. In modo prevalente, a
> >> determinare la storia è stata la combinazione della diseconomia di
> >> scala rispetto alla dimensione del prodotto con l'economia di
> >> scala rispetto la dimensione del mercato.
> >
> > Mi perdonino tutti i protagonisti diretti o indiretti di quel pezzo
> > di storia gloriosa dell'industria italiana informatica uccisa
> > giovanissima, ma vi chiederei con la massima umiltà ed ammirazione
> > personale di non cadere nell'errore di decontestualizzare gli
> > avvenimenti di quell'epoca trattandoli come se si fosse trattato di
> > normali dinamiche di mercato.
> >
> > É praticamente certo che le politiche industriali di tutto il
> > dopoguerra italiano (e europeo) sono state determinate da ragioni e
> > interessi geopolitici i cui centri decisionali determinanti erano
> > oltre oceano.
> >
> > É praticamente certo che diverse attività industriali e scientifiche
> > italiane erano considerate contro gli interessi statunitensi se non
> > addirittura potenzialmente ostili nel caso il Partito Comunista
> > Italiano fosse arrivato al potere.
> >
> > Che tipo di mercato ci poteva essere in condizioni del genere, in
> > particolare nel settore industriale avanzato?!?
> >
> > https://www.eurasia-rivista.com/sviluppo-e-sovranita/
> >
> > --8<---------------cut here---------------start------------->8---
> >
> > [...] Per questa sua condizione di subalternità, l’Italia ha visto
> > abortire tanti progetti scientifici ed industriali – guidati da
> > persone che, coscientemente o inconsciamente, non accettavano
> > questo ruolo di sudditanza – che avrebbero potuto avere conseguenze
> > a dir poco dirompenti per il nostro futuro e per il contributo
> > italiano alla scienza e alla tecnologia. Mi riferisco in
> > particolar modo ai casi legati alle figure di Felice Ippolito,
> > Adriano Olivetti, Enrico Mattei e Domenico Marotta, che sono in
> > qualche modo esemplificativi.
> >
> > Nel libro “Il Miracolo scippato. Le quattro occasioni sprecate della
> > scienza italiana negli anni sessanta” (Donzelli Editore), scritto
> > dal giovane giornalista scientifico Marco Pivato, si trova una
> > ricostruzione dettagliata dei singoli casi, di cui mi servirò
> > abbondantemente per riportare gli elementi essenziali che mettono
> > in luce le dinamiche sopraddette.
> >
> > [...] Tutto ciò creava non pochi problemi per gli equilibri dei
> > rapporti tra Stati Uniti ed Italia ed i politici democristiani
> > capiscono perfettamente la delicatezza del caso; infatti “con
> > l’entrata ufficiale nel campo dell’informatica, l’Italia diventa un
> > paese industriale avversario delle concorrenti straniere, nondimeno
> > rientra nella lista delle potenze con quei mezzi e quelle
> > conoscenze che abbiamo definito “sensibili”. […] Il governo
> > italiano, tuttavia, non sembra affatto sostenere e proteggere le
> > ricerche nel nuovo campo: il presidente Gronchi presenzia alle
> > inaugurazioni [dei nuovi laboratori Olivetti, Ndr], grato ai
> > pioneri, ma la politica non pare affatto orientata a incentivare e
> > sviluppare concretamente l’industria informatica italiana” [23] .
> > Così commenta Mario Thou, insofferente al disinteresse del nostro
> > governo verso ciò che sta accadendo nel teatro della competizione
> > scientifica internazionale: ” Attualmente, possiamo considerarci
> > allo stesso livello dei concorrenti dal punto di vista qualitativo.
> > Gli altri però ricevono aiuti enormi dallo stato. Gli Stati Uniti
> > stanziano somme ingenti per le ricerche elettroniche, specialmente
> > a scopi militari. Anche la Gran Bretagna spende milioni di
> > sterline. Lo sforzo della Olivetti è molto notevole, ma gli altri
> > hanno un futuro più sicuro del nostro, essendo aiutati dallo
> > stato” [23]. L’azienda non aveva sostenitori nel mondo politico e
> > neanche da parte dell’establishment di Confindustria e del mondo
> > bancario italiano; più facile pensare ad un vero e proprio fuoco di
> > sbarramento.
> >
> > [...] “Se probabilmente la morte di Mario Tchou fu banalmente un
> > incidente, tuttavia era evidente che in quegli anni gli Stati Uniti
> > avessero enorme interesse a salvaguardare, anzi a monopolizzare, la
> > scienza dei calcolatori, tenendo fuori l’Italia con qualsiasi mezzo
> > in quanto paese confinante con l’impero sovietico e contenitore del
> > più grande partito comunista d’Europa.”
> >
> > [...] Poco dopo “la nuova società, che costituisce il ramo della
> > ricerca scientifica olivettiana, viene venduta per il 75% su
> > decisione del gruppo d’intervento, alla multinazionale americana
> > General Electric. Con la vendita – o svendita per dirla con le
> > parole di Rao- della Deo, la politica industriale italiana cede
> > definitivamente agli Stati Uniti il primato nella ricerca
> > scientifica applicata all’informatica” [23]. Quello di svendere,
> > con la scusa di dover far cassa e per ragioni puramente
> > finanziarie, a concorrenti stranieri, le industrie di punta
> > italiana – che finiranno così per essere destrutturate,
> > depotenziate, ridotte a semplici succursali di marketing e private
> > di una visone industriale di sviluppo autonoma – è il modo per
> > liquidare definitivamente l’Italia come competitore in questi
> > settori strategici, e sarà una pratica ampiamente utilizzata
> > durante la svendita degli anni ’90 del residuo patrimonio
> > industriale pubblico italiano. “E’ pertanto verosimile che sulla
> > vicenda della Deo all’americana General Electric ci siano state
> > pressioni direttamente da parte degli USA. C’è dopotutto una
> > sovrapposizione d’interessi tra gli USA e le aziende del gruppo
> > d’intervento Fiat, Mediobanca e Iri. Infatti, anche senza chiamarlo
> > “debito”, le aziende di cui sopra hanno un vincolo solidale con gli
> > Stati Uniti, dal momento che proprio quelle aziende sono state le
> > maggiori beneficiarie degli aiuti erogati in base al Piano Marshall
> > negli anni del Dopoguerra” [23] . Mario Caglieris, tesoriere della
> > Olivetti al tempo del gruppo di intervento guidato dalla Fiat, “ha
> > ammesso che ci sono state effettivamente esplicite pressioni da
> > parte di imprese americane affinché si vendesse la Deo e che
> > l’Italia non potenziasse il suo sapere nel mercato
> > dell’informatica“.
> >
> > --8<---------------cut here---------------end--------------->8---
> >
> > D'altronde è ormai storicamente assodato che Adriano Olivetti fu
> > spiato per dieci anni dalla CIA [1]
> >
> > Anche la sua morte è stata improvvisa e le cause mai accertate
> >
> > https://it.wikipedia.org/wiki/Adriano_Olivetti#Morte
> > --8<---------------cut here---------------start------------->8---
> >
> > [...] il 27 febbraio 1960 Adriano Olivetti prese alla stazione di
> > Arona il treno che, attraversando il Passo del Sempione, avrebbe
> > dovuto portarlo a Losanna. Dopo il confine svizzero, nei pressi di
> > Aigle, fu colto da un'improvvisa emorragia cerebrale. I soccorsi
> > furono inutili. Non fu eseguita l'autopsia, lasciando adito ad
> > ipotesi di complotto a favore di lobby statunitensi.
> >
> > --8<---------------cut here---------------end--------------->8---
> >
> > Anche la successiva morte di Mario Tchou fu improvvisa a seguito di
> > un incidente stradale (perizia sull'auto?!?)
> >
> > https://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Tchou
> >
> > --8<---------------cut here---------------start------------->8---
> >
> > [...] Mario Tchou morì insieme con il suo autista in un incidente
> > d'auto la mattina del 9 novembre 1961, a soli 37 anni, sul
> > cavalcavia dell'autostrada Milano-Torino, poco prima del casello di
> > Santhià; l'auto guidata dal suo autista Francesco Frinzi perse il
> > controllo dopo un sorpasso, schiantandosi contro un furgone[4].
> > Quella mattina Tchou si stava recando a Ivrea per discutere del
> > progetto di una nuova architettura a transistor.
> >
> > --8<---------------cut here---------------end--------------->8---
> >
> > https://www.primaonline.it/2013/10/29/173917/de-benedetti-a-radio-24-rilanc…
> >
> > --8<---------------cut here---------------start------------->8---
> >
> > Il 29 ottobre, durante Mix 24 (la trasmissione di Giovanni Minoli su
> > Radio 24) Carlo De Benedetti ha parlato dell’ipotesi secondo la
> > quale Mario Tchou sia stato ucciso dalla Cia.
> >
> > --8<---------------cut here---------------end--------------->8---
> >
> > Si veda anche
> > https://www.corriere.it/cronache/20_gennaio_11/mistero-tchou-suo-computer-i…
> >
> > Nulla di cui si abbiano prove, ovviamente, siamo nel campo dei
> > centomila misteri italiani.
> >
> > Rimane il fatto che l'industria informatica italiana (e europea)
> > "non s'aveva da fare". Punto.
> >
> > ...e oggi lo squilibrio di mercato è in grado di tenere sotto
> > controllo gli interessi USA (quasi) da solo... finché dura.
> >
> >> Solo il software libero rappresenta la soluzione per l'industria
> >> informatica del nostro Paese.
> >
> > Questo, SE c'è la volontà politica di uscire dal novecento e
> > entrare nel nuovo millennio, potrebbe essere il futuro, un bel
> > futuro possibilmente migliore e meno sottomesso del recente passato.
> >
> > Spero vivalemte che il futuro non debba essere più doloroso del
> > passato.
> >
> > [...]
> >
> > Saluti, Giovanni
> >
> >
> >
> > [1]
> > http://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-64d6e23b-131a-4e1e-9…
> >
> > [23] Tratto da “Il Miracolo scippato. Le quattro occasioni sprecate
> > della scienza italiana negli anni sessanta”, “Il caso Olivetti”, di
> > Marco Pivato.
> >
> >
> >
> > _______________________________________________
> > nexa mailing list
> > nexa(a)server-nexa.polito.it
> > https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
> >
>
> -- EN
>
> =====================================================================
> Prof. Enrico Nardelli
> Dipartimento di Matematica - Universita' di Roma "Tor Vergata"
> Via della Ricerca Scientifica snc - 00133 Roma
> tel: +39 06 7259.4204 fax: +39 06 7259.4699
> mobile: +39 335 590.2331 e-mail: nardelli(a)mat.uniroma2.it
> home page: http://www.mat.uniroma2.it/~nardelli
> blog: http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/enardelli/
> http://link-and-think.blogspot.it/
> =====================================================================
Jan. 11, 2021
Non solo Olivetti, anche l'Italia aveva la sua Apple
by Antonio Iacono
Prima di Olivetti che si apprestava "solo" nel 1979 ad entrare nel
mercato dei microcomputer un'altra azienda italiana era già "famosa"
tra gli addetti del settore, la General Processor.
Riporto un testo tratto da questi siti [1][2].
p.s. con l'occasione saluto Gianni Becattini, oggi presidente di una
multinazionale, che nei mesi scorsi mi ha onorato di uno scambio
epistolare.
Alla fine del 1975, due studenti della Facoltà di Ingegneria
Elettronica di Firenze, Gianni Becattini e Claudio Boarino, stanno
progettando delle schede a microprocessore basate su Fairchild F8 e
Intel 8080.
Su numeri di Aprile e Maggio 1976 di CQ Elettronica, storica rivista
del settore, pubblicano un articolo intitolato “cosa sono e come si
usano i microprocessori” annunciando la prossima pubblicazione sulla
rivista dei progetti da loro sviluppati.
Dal numero di Giugno 1976 inizia la pubblicazione, in tre parti,
dell’articolo di Gianni Becattini “Il Child 8 un sistema base che
utilizza il nuovo microprocessor F8 della Farchild”.
L’articolo suscita un certo interesse e lo stesso anno Becattini crea
la Micropi, che si occupa di commercializzare la scheda del Child 8
presentata sulla rivista, le schede di espansione, la documentazione,
gli accessori.
Successivamente questa esperienza evolve nella General Processor (GP),
dove a Gianni Becattini si affiancano Stefano Giusti (suo compagno di
studi all’università di Firenze) e Franco Pirri (che lavora in
università e da tempo si occupa di elettronica digitale).
L’azienda continua la commercializzazione del Child 8 e inizia la
progettazione di un nuovo modello, presentato nel 1977 e denominato
Child Z.
Oltre alla sostituzione del processore con il nuovo e più performante
Z80 della Zilog, il nuovo modello integra un pannello di comando che
consente un semplice input/output senza la necessità di una costosa
telescrivente. La visualizzazione avviene tramite 6 display a led a 7
segmenti che consentono la visualizzazione delle 10 cifre e di alcune
lettere stilizzate.
Anche l’ultimo nato rimaneva però un prodotto destinato all’hobbysta,
poco adatto ad un uso professionale.
L’azienda si indirizzerà quindi al settore business con il modello
successivo, il “T”, che arriverà 2 anni più tardi. Il nome richiamava
quello della famosa auto della Ford, primo modello prodotto in grande
serie e di grande successo.
Anche in casa GP il modello “T” ebbe un ottimo risultato, nel 1980 se
ne produceva uno al giorno.
Il processore rimaneva lo Z80, ma la macchina si presentava come un
vero computer, dotata di monitor e tastiera alfanumerica.
Caratteristica curiosa era il contenitore del computer, realizzato in
metallo ma anche con rifiniture in legno e plastica.
La macchina era dotata del sistema operativo CP/M, un obbligo
all’epoca per chi volesse affrontare il settore business. Il sistema
operativo della Digital Research era infatti diventato uno standard
per le applicazioni personali e di piccola impresa.
Fin dall’inizio la GP puntò la sua campagna commerciale
sull’Italianità del prodotto, con lo slogan “General Processor:
pensato, progettato, costruito in Italia”.
Nel 1981 Franco Pirri abbandona la GP per dedicarsi con maggior
impegno all’università di Firenze, dove oggi è professore associato in
“Telematica” e “Progettazione Automatica di Circuiti Elettronici”.
Si susseguirono diverse versioni avanzate del modello “T” tra cui il
“Model T MKIII” che aveva tastiera separata, e la serie GPS.
Il prodotto più tecnologicamente avanzato fu il GPS5, basato su Intel
80186 e CP/M86, che consentiva la multiutenza e poteva gestire fino a
5 utenti.
La General Processor chiuse i battenti nel 1984 circa, durante la
rivoluzione del mercato causata dall’introduzione del PC IBM.
[1]
https://www.computerhistory.it/index.php?option=com_content&view=article&id…
[2]
https://verdiana.fandom.com/it/wiki/Gianni_Becattini
Jan. 11, 2021
Re: [nexa] geopolitica industriale del novecento (was Re: Quando la Olivetti non credette nel linguaggio del programmatore americano Bill Gates)
by Enrico Nardelli
Aggiungo alcuni riferimenti sul tema.
In "Programma 101 - L'invenzione del personal computer: una storia appassionante mai raccontata", di Pier Giorgio Perotto, riferisce di un sospetto, a proposito delle vicende della Olivetti:
«In un bel libro, molto documentato, scritto dal giornalista Lorenzo Soria, intitolato "Informatica: un'occasione perduta" (http://www.libreriauniversitaria.it/informatica-occasione-perduta-divisione…) si ventila il sospetto che nei primi anni '60, tre eventi traumatici, la morte di Enrico Mattei a Bascapè nell'ottobre del '62, il caso di Felice Ippolito (con la demolizione della ricerca nucleare in Italia) verificatosi un anno dopo e la cessione agli americani della Divisione elettronica dell'Olivetti nell'agosto del 1964, siano legati da un unico sotterraneo filo conduttore. Quello di un complotto internazionale, finalizzato a relegare l'Italia in un ruolo subalterno nella divisione internazionale del lavoro, neutralizzando i tentativi di occupare una posizione più avanzata in tre settori fondamentali per lo sviluppo, i nuovi materiali, l'energia e l'informazione.»
Scrive Michele Franceschelli, in "Mario Tchou e il sogno spezzato dell’informatica italiana" (http://www.statopotenza.eu/15204/mario-tchou-e-il-sogno-spezzato-dellinform…)
«L’Olivetti era quindi un “problema” più che serio, Adriano lo era, come lo erano Mario Tchou ed Enrico Mattei. Ma mentre per quell’“incidente” aereo che – a Bascapè, la sera del 27 ottobre 1962 – mise traumaticamente termine alla vita del fondatore dell’ENI risulta definitivamente provata l’origine dolosa attraverso le indagini giudiziarie del valoroso Pm Vincenzo Calia, altrettanto non si può dire per le dinamiche relative alla morte di Adriano (e per quella di Mario), anche se sul suo decesso sono rimasti molti dubbi e sospetti, alimentati anche dal fatto che sul suo cadavere non sarebbe mai stata eseguita alcuna autopsia.»
Scrive Jacopo De Tullio in "Mario Tchou e l'elettronica italiana" (http://matematica.unibocconi.it/articoli/mario-tchou-e-lelettronica-italiana)
«Nel novembre 1959 Leonardo Coen pubblicò su Paese Sera un reportage in due puntate dedicato al Laboratorio di Borgolombardo. In questo articolo il giornalista sottolinea l'importanza strategica dei computer per il futuro dell'umanità affermando: “Le grandi calcolatrici costituiscono lo strumento più caratteristico e indispensabile della nostra epoca di travolgente progresso tecnologico. Senza questi poderosi “cervelli meccanici” la scienza nucleare non avrebbe potuto creare le grandi centrali atomiche e la scienza missilistica non avrebbe potuto inviare i razzi cosmici verso la Luna. Né si parlerebbe oggi della «seconda rivoluzione industriale» se i cervelli elettronici non avessero reso possibile l'automazione delle fabbriche”. Mario Tchou, intervistato da Leonardo Coen (Paese Sera, 18/11/1959.) in merito alla competizione con l'americana IBM, affermò: “Attualmente possiamo considerarci allo stesso livello [dei nostri concorrenti, n.d.a.] dal punto di vista qualitativo. Gli altri però ricevono aiuti enormi dallo Stato. Gli Stati Uniti stanziano somme ingenti per le ricerche elettroniche, specialmente a scopi militari. Anche la Gran Bretagna spende milioni di sterline. Lo sforzo della Olivetti è relativamente notevole, ma gli altri hanno un futuro più sicuro del nostro, essendo aiutati dallo Stato”. Mentre in Italia avveniva il contrario, dove Adriano Olivetti si era impegnato a regalare una calcolatrice Elea al ministero del Tesoro e mise a disposizione delle Università — per fini di ricerca e sperimentazione — il Centro di calcolo elettronico Olivetti di Milano.″
Anni fa in discussioni su questo tema, mi era stato fatto osservatore che forse "i bastoni tra le ruote" allo sviluppo dell'Italia l'avevano messo gli Inglesi, per lo meno in riferimento alla vicenda dell'ENI e di Enrico Mattei. Il riferimento è in libro di Mario J.Cereghino e Giovanni Fasanella "Colonia Italia" (http://www.chiarelettere.it/libro/principio-attivo/colonia-italia-978886190…)
Sul discorso di Olivetti, io continuo a pensare (e ne parlai nel novembre 2005 a Roma, nel corso dell'incontro di presentazione del fascicolo monografico di PRISTEM sui 50 anni di Informatica in Italia - riportato qua http://cctld.it/internetworking/html/meo_nardelli.html) che la situazione politica italiana negli anni 50 e 60 rendeva lo sviluppo di un'industria informatica italiana pericoloso per gli USA. Non sono il solo ad avere questa opinione. Bruno AMoroso e Nico Perrone in "Capitalismo predatore" (https://www.ibs.it/capitalismo-predatore-come-usa-fermarono-libro-bruno-amo…) sostengono esattamente questa tesi, che aggiungono anche il problema costituito dalla visione sociale dell'industria che aveva Olivetti, che non era proprio allineata sulla linea del capitalismo americano.
Infine, segnalo un'intervista di Federico Faggin al Computer History Museum di Mountain View
https://archive.computerhistory.org/resources/access/text/2012/07/102658025…
Ciao, Enrico
Il 11/01/2021 15:52, Giovanni Biscuolo ha scritto:
> Buongiorno,
>
> chiedo scusa per il clamoroso OT (che poi...) ma la storia è lì da
> leggere :-)
>
> Angelo Raffaele Meo <meo(a)polito.it> writes:
>
>> Non voglio negare eventuali errori degli uomini Olivetti, ma, a mio
>> giudizio, il trionfo di Bill e la caduta dell'informatica italiana, che
>> pure era stata fra i protagonisti della rivoluzione informatica, ha
>> ragioni economiche. In modo prevalente, a determinare la storia è stata
>> la combinazione della diseconomia di scala rispetto alla dimensione del
>> prodotto con l'economia di scala rispetto la dimensione del mercato.
>
> Mi perdonino tutti i protagonisti diretti o indiretti di quel pezzo di
> storia gloriosa dell'industria italiana informatica uccisa giovanissima,
> ma vi chiederei con la massima umiltà ed ammirazione personale di non
> cadere nell'errore di decontestualizzare gli avvenimenti di quell'epoca
> trattandoli come se si fosse trattato di normali dinamiche di mercato.
>
> É praticamente certo che le politiche industriali di tutto il dopoguerra
> italiano (e europeo) sono state determinate da ragioni e interessi
> geopolitici i cui centri decisionali determinanti erano oltre oceano.
>
> É praticamente certo che diverse attività industriali e scientifiche
> italiane erano considerate contro gli interessi statunitensi se non
> addirittura potenzialmente ostili nel caso il Partito Comunista Italiano
> fosse arrivato al potere.
>
> Che tipo di mercato ci poteva essere in condizioni del genere, in
> particolare nel settore industriale avanzato?!?
>
> https://www.eurasia-rivista.com/sviluppo-e-sovranita/
>
> --8<---------------cut here---------------start------------->8---
>
> [...] Per questa sua condizione di subalternità, l’Italia ha visto
> abortire tanti progetti scientifici ed industriali – guidati da persone
> che, coscientemente o inconsciamente, non accettavano questo ruolo di
> sudditanza – che avrebbero potuto avere conseguenze a dir poco
> dirompenti per il nostro futuro e per il contributo italiano alla
> scienza e alla tecnologia. Mi riferisco in particolar modo ai casi
> legati alle figure di Felice Ippolito, Adriano Olivetti, Enrico Mattei e
> Domenico Marotta, che sono in qualche modo esemplificativi.
>
> Nel libro “Il Miracolo scippato. Le quattro occasioni sprecate della
> scienza italiana negli anni sessanta” (Donzelli Editore), scritto dal
> giovane giornalista scientifico Marco Pivato, si trova una ricostruzione
> dettagliata dei singoli casi, di cui mi servirò abbondantemente per
> riportare gli elementi essenziali che mettono in luce le dinamiche
> sopraddette.
>
> [...] Tutto ciò creava non pochi problemi per gli equilibri dei rapporti
> tra Stati Uniti ed Italia ed i politici democristiani capiscono
> perfettamente la delicatezza del caso; infatti “con l’entrata ufficiale
> nel campo dell’informatica, l’Italia diventa un paese industriale
> avversario delle concorrenti straniere, nondimeno rientra nella lista
> delle potenze con quei mezzi e quelle conoscenze che abbiamo definito
> “sensibili”. […] Il governo italiano, tuttavia, non sembra affatto
> sostenere e proteggere le ricerche nel nuovo campo: il presidente
> Gronchi presenzia alle inaugurazioni [dei nuovi laboratori Olivetti,
> Ndr], grato ai pioneri, ma la politica non pare affatto orientata a
> incentivare e sviluppare concretamente l’industria informatica italiana”
> [23] . Così commenta Mario Thou, insofferente al disinteresse del nostro
> governo verso ciò che sta accadendo nel teatro della competizione
> scientifica internazionale: ” Attualmente, possiamo considerarci allo
> stesso livello dei concorrenti dal punto di vista qualitativo. Gli altri
> però ricevono aiuti enormi dallo stato. Gli Stati Uniti stanziano somme
> ingenti per le ricerche elettroniche, specialmente a scopi
> militari. Anche la Gran Bretagna spende milioni di sterline. Lo sforzo
> della Olivetti è molto notevole, ma gli altri hanno un futuro più sicuro
> del nostro, essendo aiutati dallo stato” [23]. L’azienda non aveva
> sostenitori nel mondo politico e neanche da parte dell’establishment di
> Confindustria e del mondo bancario italiano; più facile pensare ad un
> vero e proprio fuoco di sbarramento.
>
> [...] “Se probabilmente la morte di Mario Tchou fu banalmente un
> incidente, tuttavia era evidente che in quegli anni gli Stati Uniti
> avessero enorme interesse a salvaguardare, anzi a monopolizzare, la
> scienza dei calcolatori, tenendo fuori l’Italia con qualsiasi mezzo in
> quanto paese confinante con l’impero sovietico e contenitore del più
> grande partito comunista d’Europa.”
>
> [...] Poco dopo “la nuova società, che costituisce il ramo della ricerca
> scientifica olivettiana, viene venduta per il 75% su decisione del
> gruppo d’intervento, alla multinazionale americana General Electric. Con
> la vendita – o svendita per dirla con le parole di Rao- della Deo, la
> politica industriale italiana cede definitivamente agli Stati Uniti il
> primato nella ricerca scientifica applicata all’informatica”
> [23]. Quello di svendere, con la scusa di dover far cassa e per ragioni
> puramente finanziarie, a concorrenti stranieri, le industrie di punta
> italiana – che finiranno così per essere destrutturate, depotenziate,
> ridotte a semplici succursali di marketing e private di una visone
> industriale di sviluppo autonoma – è il modo per liquidare
> definitivamente l’Italia come competitore in questi settori strategici,
> e sarà una pratica ampiamente utilizzata durante la svendita degli anni
> ’90 del residuo patrimonio industriale pubblico italiano. “E’ pertanto
> verosimile che sulla vicenda della Deo all’americana General Electric ci
> siano state pressioni direttamente da parte degli USA. C’è dopotutto una
> sovrapposizione d’interessi tra gli USA e le aziende del gruppo
> d’intervento Fiat, Mediobanca e Iri. Infatti, anche senza chiamarlo
> “debito”, le aziende di cui sopra hanno un vincolo solidale con gli
> Stati Uniti, dal momento che proprio quelle aziende sono state le
> maggiori beneficiarie degli aiuti erogati in base al Piano Marshall
> negli anni del Dopoguerra” [23] . Mario Caglieris, tesoriere della
> Olivetti al tempo del gruppo di intervento guidato dalla Fiat, “ha
> ammesso che ci sono state effettivamente esplicite pressioni da parte di
> imprese americane affinché si vendesse la Deo e che l’Italia non
> potenziasse il suo sapere nel mercato dell’informatica“.
>
> --8<---------------cut here---------------end--------------->8---
>
> D'altronde è ormai storicamente assodato che Adriano Olivetti fu spiato
> per dieci anni dalla CIA [1]
>
> Anche la sua morte è stata improvvisa e le cause mai accertate
>
> https://it.wikipedia.org/wiki/Adriano_Olivetti#Morte
> --8<---------------cut here---------------start------------->8---
>
> [...] il 27 febbraio 1960 Adriano Olivetti prese alla stazione di Arona
> il treno che, attraversando il Passo del Sempione, avrebbe dovuto
> portarlo a Losanna. Dopo il confine svizzero, nei pressi di Aigle, fu
> colto da un'improvvisa emorragia cerebrale. I soccorsi furono
> inutili. Non fu eseguita l'autopsia, lasciando adito ad ipotesi di
> complotto a favore di lobby statunitensi.
>
> --8<---------------cut here---------------end--------------->8---
>
> Anche la successiva morte di Mario Tchou fu improvvisa a seguito di un
> incidente stradale (perizia sull'auto?!?)
>
> https://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Tchou
>
> --8<---------------cut here---------------start------------->8---
>
> [...] Mario Tchou morì insieme con il suo autista in un incidente
> d'auto la mattina del 9 novembre 1961, a soli 37 anni, sul cavalcavia
> dell'autostrada Milano-Torino, poco prima del casello di Santhià; l'auto
> guidata dal suo autista Francesco Frinzi perse il controllo dopo un
> sorpasso, schiantandosi contro un furgone[4]. Quella mattina Tchou si
> stava recando a Ivrea per discutere del progetto di una nuova
> architettura a transistor.
>
> --8<---------------cut here---------------end--------------->8---
>
> https://www.primaonline.it/2013/10/29/173917/de-benedetti-a-radio-24-rilanc…
>
> --8<---------------cut here---------------start------------->8---
>
> Il 29 ottobre, durante Mix 24 (la trasmissione di Giovanni Minoli su
> Radio 24) Carlo De Benedetti ha parlato dell’ipotesi secondo la quale
> Mario Tchou sia stato ucciso dalla Cia.
>
> --8<---------------cut here---------------end--------------->8---
>
> Si veda anche
> https://www.corriere.it/cronache/20_gennaio_11/mistero-tchou-suo-computer-i…
>
> Nulla di cui si abbiano prove, ovviamente, siamo nel campo dei centomila
> misteri italiani.
>
> Rimane il fatto che l'industria informatica italiana (e europea) "non
> s'aveva da fare". Punto.
>
> ...e oggi lo squilibrio di mercato è in grado di tenere sotto controllo
> gli interessi USA (quasi) da solo... finché dura.
>
>> Solo il software libero rappresenta la soluzione per l'industria
>> informatica del nostro Paese.
>
> Questo, SE c'è la volontà politica di uscire dal novecento e entrare nel
> nuovo millennio, potrebbe essere il futuro, un bel futuro possibilmente
> migliore e meno sottomesso del recente passato.
>
> Spero vivalemte che il futuro non debba essere più doloroso del passato.
>
> [...]
>
> Saluti, Giovanni
>
>
>
> [1]
> http://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-64d6e23b-131a-4e1e-9…
>
> [23] Tratto da “Il Miracolo scippato. Le quattro occasioni sprecate
> della scienza italiana negli anni sessanta”, “Il caso Olivetti”, di
> Marco Pivato.
>
>
>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
-- EN
=====================================================================
Prof. Enrico Nardelli
Dipartimento di Matematica - Universita' di Roma "Tor Vergata"
Via della Ricerca Scientifica snc - 00133 Roma
tel: +39 06 7259.4204 fax: +39 06 7259.4699
mobile: +39 335 590.2331 e-mail: nardelli(a)mat.uniroma2.it
home page: http://www.mat.uniroma2.it/~nardelli
blog: http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/enardelli/
http://link-and-think.blogspot.it/
=====================================================================
--
Jan. 11, 2021
Re: [nexa] Gerrymandering (Re: e-voting puo' salvare democrazia? ANCORA???)
by Giacomo Tesio
On Mon, 11 Jan 2021 16:28:28 +0100 marco scialdone wrote:
> Ad ogni modo come mi insegnate voi, non c'è modo di dimostrare che
> l'elezione di Biden non sia stata manipolata! :P
...e questo sarebbe un vero problema... in una vera democrazia! :-)
D'altronde senza voting machines, probabilmente Trump avrebbe avuto
maggiore difficoltà ad instillare il dubbio nei propri elettori.
Agli Stati Uniti però va bene così! ¯\_(ツ)_/¯
Giacomo
Jan. 11, 2021
Re: [nexa] Quando la Olivetti non credette nel linguaggio del programmatore americano Bill Gates
by Antonio Iacono
> Altra domanda che per gli storici della tecnologia potrebbe essere
> interessante e':
> ma perche' la grande IBM nell'Agosto 1981 esce montando sul suo PC-IBM
> il MS-DOS?
> La grande IBM non riusciva a farsi un sistema operativo in casa?
L'IBM all'epoca faceva affidamento su cicli di sviluppo lunghi,
tipicamente di quattro o cinque anni, ed era consapevole che periodi
di progetto così lunghi non potevano adattarsi ad un contesto in
rapida evoluzione, come quello dei microcomputer.
Così, nell'estate del 1980, sondò il mercato delle nascenti software
house, una di queste era ovviamente Microsoft.
L'errore (con il senno di poi facile a dirsi) di Olivetti fu quello di
voler fare tutto in casa. E fu anche molto veloce (considerati i 4/5
anni di Ibm).
Del rivale del PC di IBM, l'M20, la progettazione (hardware e
software) fu iniziata nel 1979 e il computer presentato a marzo del
1982. Peccato che in quei tre anni era successo di tutto.
Probabilmente, la "visita" di Gates avvenne proprio tra il 1979 e il
1980, e il "pacchetto" che intendeva offrire ad Olivetti era, non solo
il Basic, ma anche Fortran, Cobol, ecc. che Microsoft già distribuiva.
Antonio
Jan. 11, 2021
Re: [nexa] Materiale storico sui sistemi Olivetti (was: Quando la Olivetti non credette nel linguaggio del programmatore americano Bill Gates)
by Antonio Iacono
> http://www.z80ne.com/m20/index.php
> https://www.dinomolli.it/TI59_M20.asp
> https://archive.org/search.php?query=creator%3A%22Olivetti%22
aggiungo articoli su riviste dell'epoca 1982/1983
http://retrocomputing.altervista.org/m20/m20-history.html
https://www.kranenborg.org/z8000/m20-byte-review.pdf
A questo punto è aperta la caccia al MOS :)
Ho trovato solo il manuale di servizio dell'Olivetti M60
http://www.oldcomputers.it/parts/olivetti/M60/
Jan. 11, 2021