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Re: [nexa] The Social Dilemma, un processo tv ai social con troppe mancanze
by barbaracarfagna@libero.it
Certamente è utile, benché tardivo; quello che intendo dire è che non è tabù e che Questo pare un prodotto fatto per fundraising. COme quei documentari pilotati che ci invitavano a fare per le Nazioni Unite nei paesi in via di sviluppo. Negli anni 2000. Soprattutto, per un prodotto globale che ha un impatto molto forte proprio per la piattaforma che lo ospita, sarebbe il momento di sondare le possibili soluzioni (regolatorio , tecnologie distribuite, modello Coreano ...). Insomma, visto l’entusiasmo che circolava mi aspettavo di vedere qualcosa di nuovo. Tutto qui. Buona domenica
Inviato da Libero Mail per iOS
domenica 20 settembre 2020, 11:53 +0200 da federico.guerrini(a)hushmail.com <federico.guerrini(a)hushmail.com>:
>Cara Barbara,
>
>ho seguito le tramissioni di cui parli, e mi erano piaciute molto.
>
>Ma mi riferivo ad un arco temporale più ampio. Facebook è stato fondato nel 2004
>ed è diventato popolare in Europa nel 2008. Almeno fino alle rivelazioni di
>Snowden, nel 2013, il tecno-racconto è stato per lo più entusiastico (anche se già Morozov ha aperto
>molte crepe), specie visto che la primavera araba sembrava dare conferma a certe tesi.
>
>Poi con un processo graduale l'aria è cambiata, ed ancor più negli ultimi tre-quattro anni,
>ma come mi pare affermi anche tu, non so quanto del lavoro fatto da noi giornalisti
>e da studiosi come la Zuboff sia passato e sia stato recepito, non solo dalle elite, ma anche dall'uomo della strada.
>
>Dubito che il 90% della popolazione italiana conosca i nomi che citi, non certo per colpa di qualcuno in particolare, ma temo sia così.
>
>Per questo trovo utile che ci sia qualcosa del genere su Netflix, che, piaccia o meno
>e con tutti i limiti del caso, ha appunto un impatto diverso.
>
>
>
>On 20/9/2020 at 11:31 AM, barbaracarfagna(a)libero.it wrote:
>>Caro Federico, Raiuno tv tedesca e la BBC mandano in onda da anni doc di 1h su questo tema. In Europa non è mai stato un tabù. Ti mando link a tre speciali. montati un anno fa, con interviste alla Zuboff , Jeron Lanier, Kleinrock, e si intitolaNo “riprendiamoci i dati” “La disillusione: il capitalismo della sorveglianza” “Datacrazia” (più chiaro di così...). L’impatto sociale della tv pubblica, purtroppo, ormai nelle élite europee è pari a zero rispetto a Netflix
>>
>>https://youtu.be/32_CVy2KNkc
>>
>>https://youtu.be/TFaNFbpr3Go
>>
>>https://youtu.be/5iC92mAzikM
>>
>>
>>
>>Inviato da Libero Mail per iOS
>>
>>
>>domenica 20 settembre 2020, 09:01 +0200 da federicogue(a)gmail.com < federicogue(a)gmail.com >:
>>>Ho visto il documentario e l'ho trovato molto utile.
>>>Questa è una lista per addetti ai lavori, normale che per i presenti non ci siano novità,
>>>ma credo che per l'utente medio, lo stesso che liquida la questione privacy con "tanto io non ho niente da nascondere",
>>>la sola idea che il social non sia uno strumento, ma qualcosa di vivo, con i propri obiettivi e i propri sistemi
>>>di manipolazione per ottenerli, possa essere una rivelazione.
>>>Sul fatto che i social abbiano aspetti positivi, è vero, ma è anche vero che per diversi anni si è parlato
>>>solo di quelli, anche in molti giornalisti abbiamo abboccato all'idea (poi rivelatasi per quello che era - puerile): più connessi=democratici/felici/eguali.
>>>
>>>Ora, per fortuna non è più tabù raccontare l'altra faccia della storia;
>>>come per esempio, qui:
>>>Facebook Has Been a Disaster for the World https://www.nytimes.com/2020/09/18/opinion/facebook-democracy.html
>>>
>>>
>>>
>>>
>>>
>>>On Sun, Sep 20, 2020 at 5:51 AM barbaracarfagna--- via nexa < nexa(a)server-nexa.polito.it > wrote:
>>>>Certamente va visto ma, personalmente, non ho visto grandi novità in “social dilemma” rispetto al dibattito informato sul tema delle piattaforme. Ho visto la potenza di Netflix per chi vuole fare un rapido fundraising.
>>>>
>>>>
>>>>
>>>>Inviato da Libero Mail per iOS
>>>>
>>>>
>>>>sabato 19 settembre 2020, 23:11 +0200 da antiac(a)gmail.com < antiac(a)gmail.com >:
>>>>>> Per chi avesse visto il docufilm su Netflix una riflessione a contorno
>>>>>
>>>>>Premesso che non ho visto il film, tuttavia un breve commento
>>>>>all'articolo vorrei lasciarlo, in
>>>>>particolare alle conclusioni a cui arriva.
>>>>>
>>>>>"... ll limite di Social dilemma è che (come molti libri su questi
>>>>>temi) è realizzato più per lanciare
>>>>>allarmi che per costruire; più per spaventarci che per aiutarci ad
>>>>>avere una visione completa
>>>>>del fenomeno e soprattutto indicarci le possibili soluzioni a minacce,
>>>>>eccessi e storture
>>>>>del mondo digitale".
>>>>>
>>>>>Evidentemente perché non c'è nulla da costruire, che soluzioni da
>>>>>"bacchetta magica" per rendere
>>>>>i social "buoni e utili" non ce ne sono, che non basta trasmettere il
>>>>>"Santo Rosario" per
>>>>>tranquillizzare le persone (quanto meno i credenti).
>>>>>L'articolista si lamenta che è stato dato pochissimo spazio alle
>>>>>parole in favore dei social di
>>>>>Tristan Harris "i social sono utilissimi per mille cose". Ma quando si
>>>>>difende un'idea, di queste
>>>>>mille cose, almeno qualcuna la devi proporre.
>>>>>Io è dal 2004 che attendo una di queste "cose utilissime" per potermi iscrivere.
>>>>>Rancilio avrebbe desiderato che nel documentario si fosse parlato più
>>>>>ampiamente del
>>>>>"Center for Humane Technology" che, a suo dire, sta svolgendo un
>>>>>grande lavoro positivo
>>>>>per cambiare il volto alla tecnologia.
>>>>>Peccato che la news più recente del sito [1] è un articolo del Los
>>>>>Angeles Times [2] non
>>>>>tenerissimo con Facebook & C.
>>>>>Chiudo con una frase riportata nel LA Times: "Justin Rosenstein points
>>>>>out, the latter’s
>>>>>“like” button was designed to be a tool for spreading “positivity and
>>>>>love,” not the behavioral
>>>>>tracking device it has become."
>>>>>Per trasmettere nuovamente "positività e amore", Facebook dovrebbe
>>>>>tornare indietro alla
>>>>>sua nascita, ma non credo che dalle parti di Menlo Park (e di Wall
>>>>>Street) siano molto d'accordo.
>>>>>
>>>>>Antonio
>>>>>
>>>>>[1]
>>>>>https://www.humanetech.com/news
>>>>>[2]
>>>>>https://www.latimes.com/entertainment-arts/movies/story/2020-09-09/review-s…
>>>>>_______________________________________________
>>>>>nexa mailing list
>>>>>nexa(a)server-nexa.polito.it
>>>>>https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>>>>_______________________________________________
>>>>nexa mailing list
>>>>nexa(a)server-nexa.polito.it
>>>>https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>>>
>>>
>>>--
>>>https://reutersinstitute.politics.ox.ac.uk/fellowships/journalist-fellows/p…
>>>
>>>www.federicoguerrini.com
>>>
>>>Il mio ultimo libro: Vivere Social
>>>
>>>http://www.bol.it/libri/Vivere-social.-Manuale/Federico-Guerrini/ea97888971…
>
>
>--
>http://www.forbes.com/sites/federicoguerrini/
>
>http://reutersinstitute.politics.ox.ac.uk/publication/newsroom-curators-and…
>
>www.federicoguerrini.com
>
>My latest book: Content Curation (Italian)
>
>http://www.amazon.it/Content-Curation-Federico-Guerrini/dp/8820366126
Sept. 20, 2020
Re: [nexa] The Social Dilemma, un processo tv ai social con troppe mancanze
by Federico Guerrini
Cara Barbara,
ho seguito le tramissioni di cui parli, e mi erano piaciute molto.
Ma mi riferivo ad un arco temporale più ampio. Facebook è stato fondato nel
2004
ed è diventato popolare in Europa nel 2008. Almeno fino alle rivelazioni di
Snowden, nel 2013, il tecno-racconto è stato per lo più entusiastico (anche
se già Morozov ha aperto
molte crepe), specie visto che la primavera araba sembrava dare conferma a
certe tesi.
Poi con un processo graduale l'aria è cambiata, ed ancor più negli ultimi
tre-quattro anni,
ma come mi pare affermi anche tu, non so quanto del lavoro fatto da noi
giornalisti
e da studiosi come la Zuboff sia passato e sia stato recepito, non solo
dalle elite, ma anche dall'uomo della strada.
Dubito che il 90% della popolazione italiana conosca i nomi che citi, non
certo per colpa di qualcuno in particolare, ma temo sia così.
Per questo trovo utile che ci sia qualcosa del genere su Netflix, che,
piaccia o meno
e con tutti i limiti del caso, ha appunto un impatto diverso.
On Sun, Sep 20, 2020 at 11:31 AM <barbaracarfagna(a)libero.it> wrote:
> Caro Federico, Raiuno tv tedesca e la BBC mandano in onda da anni doc di
> 1h su questo tema. In Europa non è mai stato un tabù. Ti mando link a tre
> speciali. montati un anno fa, con interviste alla Zuboff , Jeron Lanier,
> Kleinrock, e si intitolaNo “riprendiamoci i dati” “La disillusione: il
> capitalismo della sorveglianza” “Datacrazia” (più chiaro di così...).
> L’impatto sociale della tv pubblica, purtroppo, ormai nelle élite europee è
> pari a zero rispetto a Netflix
>
> https://youtu.be/32_CVy2KNkc
>
> https://youtu.be/TFaNFbpr3Go
>
> https://youtu.be/5iC92mAzikM
>
>
>
> Inviato da Libero Mail per iOS
>
>
> domenica 20 settembre 2020, 09:01 +0200 da federicogue(a)gmail.com <
> federicogue(a)gmail.com>:
>
> Ho visto il documentario e l'ho trovato molto utile.
> Questa è una lista per addetti ai lavori, normale che per i presenti non
> ci siano novità,
> ma credo che per l'utente medio, lo stesso che liquida la questione
> privacy con "tanto io non ho niente da nascondere",
> la sola idea che il social non sia uno strumento, ma qualcosa di vivo, con
> i propri obiettivi e i propri sistemi
> di manipolazione per ottenerli, possa essere una rivelazione.
> Sul fatto che i social abbiano aspetti positivi, è vero, ma è anche vero
> che per diversi anni si è parlato
> solo di quelli, anche in molti giornalisti abbiamo abboccato all'idea (poi
> rivelatasi per quello che era - puerile): più
> connessi=democratici/felici/eguali.
>
> Ora, per fortuna non è più tabù raccontare l'altra faccia della storia;
> come per esempio, qui:
> Facebook Has Been a Disaster for the World
> https://www.nytimes.com/2020/09/18/opinion/facebook-democracy.html
>
>
>
>
>
> On Sun, Sep 20, 2020 at 5:51 AM barbaracarfagna--- via nexa <
> nexa(a)server-nexa.polito.it> wrote:
>
> Certamente va visto ma, personalmente, non ho visto grandi novità in
> “social dilemma” rispetto al dibattito informato sul tema delle
> piattaforme. Ho visto la potenza di Netflix per chi vuole fare un rapido
> fundraising.
>
>
>
> Inviato da Libero Mail per iOS
>
>
> sabato 19 settembre 2020, 23:11 +0200 da antiac(a)gmail.com <
> antiac(a)gmail.com>:
>
> > Per chi avesse visto il docufilm su Netflix una riflessione a contorno
>
> Premesso che non ho visto il film, tuttavia un breve commento
> all'articolo vorrei lasciarlo, in
> particolare alle conclusioni a cui arriva.
>
> "... ll limite di Social dilemma è che (come molti libri su questi
> temi) è realizzato più per lanciare
> allarmi che per costruire; più per spaventarci che per aiutarci ad
> avere una visione completa
> del fenomeno e soprattutto indicarci le possibili soluzioni a minacce,
> eccessi e storture
> del mondo digitale".
>
> Evidentemente perché non c'è nulla da costruire, che soluzioni da
> "bacchetta magica" per rendere
> i social "buoni e utili" non ce ne sono, che non basta trasmettere il
> "Santo Rosario" per
> tranquillizzare le persone (quanto meno i credenti).
> L'articolista si lamenta che è stato dato pochissimo spazio alle
> parole in favore dei social di
> Tristan Harris "i social sono utilissimi per mille cose". Ma quando si
> difende un'idea, di queste
> mille cose, almeno qualcuna la devi proporre.
> Io è dal 2004 che attendo una di queste "cose utilissime" per potermi
> iscrivere.
> Rancilio avrebbe desiderato che nel documentario si fosse parlato più
> ampiamente del
> "Center for Humane Technology" che, a suo dire, sta svolgendo un
> grande lavoro positivo
> per cambiare il volto alla tecnologia.
> Peccato che la news più recente del sito [1] è un articolo del Los
> Angeles Times [2] non
> tenerissimo con Facebook & C.
> Chiudo con una frase riportata nel LA Times: "Justin Rosenstein points
> out, the latter’s
> “like” button was designed to be a tool for spreading “positivity and
> love,” not the behavioral
> tracking device it has become."
> Per trasmettere nuovamente "positività e amore", Facebook dovrebbe
> tornare indietro alla
> sua nascita, ma non credo che dalle parti di Menlo Park (e di Wall
> Street) siano molto d'accordo.
>
> Antonio
>
> [1]
> https://www.humanetech.com/news
> [2]
>
> https://www.latimes.com/entertainment-arts/movies/story/2020-09-09/review-s…
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>
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> www.federicoguerrini.com
>
> Il mio ultimo libro: Vivere Social
>
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> http://www.bol.it/libri/Vivere-social.-Manuale/Federico-Guerrini/ea97888971…
>
>
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https://reutersinstitute.politics.ox.ac.uk/fellowships/journalist-fellows/p…
www.federicoguerrini.com
Il mio ultimo libro: Vivere Social
http://www.bol.it/libri/Vivere-social.-Manuale/Federico-Guerrini/ea97888971…
Sept. 20, 2020
Re: [nexa] The Social Dilemma, un processo tv ai social con troppe mancanze
by Federico Guerrini
Cara Barbara,
ho seguito le tramissioni di cui parli, e mi erano piaciute molto.
Ma mi riferivo ad un arco temporale più ampio. Facebook è stato
fondato nel 2004ed è diventato popolare in Europa nel 2008. Almeno
fino alle rivelazioni di
Snowden, nel 2013, il tecno-racconto è stato per lo più entusiastico
(anche se già Morozov ha apertomolte crepe), specie visto che la
primavera araba sembrava dare conferma a certe tesi.
Poi con un processo graduale l'aria è cambiata, ed ancor più negli
ultimi tre-quattro anni,ma come mi pare affermi anche tu, non so
quanto del lavoro fatto da noi giornalisti
e da studiosi come la Zuboff sia passato e sia stato recepito, non
solo dalle elite, ma anche dall'uomo della strada.
Dubito che il 90% della popolazione italiana conosca i nomi che citi,
non certo per colpa di qualcuno in particolare, ma temo sia così.
Per questo trovo utile che ci sia qualcosa del genere su Netflix, che,
piaccia o menoe con tutti i limiti del caso, ha appunto un impatto
diverso.
On 20/9/2020 at 11:31 AM, barbaracarfagna(a)libero.it wrote:Caro
Federico, Raiuno tv tedesca e la BBC mandano in onda da anni doc di 1h
su questo tema. In Europa non è mai stato un tabù. Ti mando link a
tre speciali. montati un anno fa, con interviste alla Zuboff , Jeron
Lanier, Kleinrock, e si intitolaNo “riprendiamoci i dati” “La
disillusione: il capitalismo della sorveglianza” “Datacrazia”
(più chiaro di così...). L’impatto sociale della tv pubblica,
purtroppo, ormai nelle élite europee è pari a zero rispetto a
Netflix
https://youtu.be/32_CVy2KNkc
https://youtu.be/TFaNFbpr3Go
https://youtu.be/5iC92mAzikM
Inviato da Libero Mail per iOS
domenica 20 settembre 2020, 09:01 +0200 da federicogue(a)gmail.com :
Ho visto il documentario e l'ho trovato molto utile.Questa è una
lista per addetti ai lavori, normale che per i presenti non ci siano
novità,ma credo che per l'utente medio, lo stesso che liquida la
questione privacy con "tanto io non ho niente da nascondere",
la sola idea che il social non sia uno strumento, ma qualcosa di vivo,
con i propri obiettivi e i propri sistemi
di manipolazione per ottenerli, possa essere una rivelazione.Sul fatto
che i social abbiano aspetti positivi, è vero, ma è anche vero che
per diversi anni si è parlatosolo di quelli, anche in molti
giornalisti abbiamo abboccato all'idea (poi rivelatasi per quello che
era - puerile): più connessi=democratici/felici/eguali.
Ora, per fortuna non è più tabù raccontare l'altra faccia della
storia;come per esempio, qui:
Facebook Has Been a Disaster for the
Worldhttps://www.nytimes.com/2020/09/18/opinion/facebook-democracy.html
On Sun, Sep 20, 2020 at 5:51 AM barbaracarfagna--- via nexa wrote:
Certamente va visto ma, personalmente, non ho visto grandi novità in
“social dilemma” rispetto al dibattito informato sul tema delle
piattaforme. Ho visto la potenza di Netflix per chi vuole fare un
rapido fundraising.
Inviato da Libero Mail per iOS
sabato 19 settembre 2020, 23:11 +0200 da antiac(a)gmail.com :
> Per chi avesse visto il docufilm su Netflix una riflessione a
contorno
Premesso che non ho visto il film, tuttavia un breve commento
all'articolo vorrei lasciarlo, in
particolare alle conclusioni a cui arriva.
"... ll limite di Social dilemma è che (come molti libri su questi
temi) è realizzato più per lanciare
allarmi che per costruire; più per spaventarci che per aiutarci ad
avere una visione completa
del fenomeno e soprattutto indicarci le possibili soluzioni a
minacce,
eccessi e storture
del mondo digitale".
Evidentemente perché non c'è nulla da costruire, che soluzioni da
"bacchetta magica" per rendere
i social "buoni e utili" non ce ne sono, che non basta trasmettere il
"Santo Rosario" per
tranquillizzare le persone (quanto meno i credenti).
L'articolista si lamenta che è stato dato pochissimo spazio alle
parole in favore dei social di
Tristan Harris "i social sono utilissimi per mille cose". Ma quando
si
difende un'idea, di queste
mille cose, almeno qualcuna la devi proporre.
Io è dal 2004 che attendo una di queste "cose utilissime" per
potermi iscrivere.
Rancilio avrebbe desiderato che nel documentario si fosse parlato
più
ampiamente del
"Center for Humane Technology" che, a suo dire, sta svolgendo un
grande lavoro positivo
per cambiare il volto alla tecnologia.
Peccato che la news più recente del sito [1] è un articolo del Los
Angeles Times [2] non
tenerissimo con Facebook & C.
Chiudo con una frase riportata nel LA Times: "Justin Rosenstein
points
out, the latter’s
“like” button was designed to be a tool for spreading
“positivity and
love,” not the behavioral
tracking device it has become."
Per trasmettere nuovamente "positività e amore", Facebook dovrebbe
tornare indietro alla
sua nascita, ma non credo che dalle parti di Menlo Park (e di Wall
Street) siano molto d'accordo.
Antonio
[1]
https://www.humanetech.com/news
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Il mio ultimo libro: Vivere Social
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http://reutersinstitute.politics.ox.ac.uk/publication/newsroom-curators-and…
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My latest book: Content Curation (Italian)
http://www.amazon.it/Content-Curation-Federico-Guerrini/dp/8820366126
Sept. 20, 2020
Re: [nexa] The Social Dilemma, un processo tv ai social con troppe mancanze
by barbaracarfagna@libero.it
Caro Federico, Raiuno tv tedesca e la BBC mandano in onda da anni doc di 1h su questo tema. In Europa non è mai stato un tabù. Ti mando link a tre speciali. montati un anno fa, con interviste alla Zuboff , Jeron Lanier, Kleinrock, e si intitolaNo “riprendiamoci i dati” “La disillusione: il capitalismo della sorveglianza” “Datacrazia” (più chiaro di così...). L’impatto sociale della tv pubblica, purtroppo, ormai nelle élite europee è pari a zero rispetto a Netflix
https://youtu.be/32_CVy2KNkc
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domenica 20 settembre 2020, 09:01 +0200 da federicogue(a)gmail.com <federicogue(a)gmail.com>:
>Ho visto il documentario e l'ho trovato molto utile.
>Questa è una lista per addetti ai lavori, normale che per i presenti non ci siano novità,
>ma credo che per l'utente medio, lo stesso che liquida la questione privacy con "tanto io non ho niente da nascondere",
>la sola idea che il social non sia uno strumento, ma qualcosa di vivo, con i propri obiettivi e i propri sistemi
>di manipolazione per ottenerli, possa essere una rivelazione.
>Sul fatto che i social abbiano aspetti positivi, è vero, ma è anche vero che per diversi anni si è parlato
>solo di quelli, anche in molti giornalisti abbiamo abboccato all'idea (poi rivelatasi per quello che era - puerile): più connessi=democratici/felici/eguali.
>
>Ora, per fortuna non è più tabù raccontare l'altra faccia della storia;
>come per esempio, qui:
>Facebook Has Been a Disaster for the World https://www.nytimes.com/2020/09/18/opinion/facebook-democracy.html
>
>
>
>
>
>On Sun, Sep 20, 2020 at 5:51 AM barbaracarfagna--- via nexa < nexa(a)server-nexa.polito.it > wrote:
>>Certamente va visto ma, personalmente, non ho visto grandi novità in “social dilemma” rispetto al dibattito informato sul tema delle piattaforme. Ho visto la potenza di Netflix per chi vuole fare un rapido fundraising.
>>
>>
>>
>>Inviato da Libero Mail per iOS
>>
>>
>>sabato 19 settembre 2020, 23:11 +0200 da antiac(a)gmail.com < antiac(a)gmail.com >:
>>>> Per chi avesse visto il docufilm su Netflix una riflessione a contorno
>>>
>>>Premesso che non ho visto il film, tuttavia un breve commento
>>>all'articolo vorrei lasciarlo, in
>>>particolare alle conclusioni a cui arriva.
>>>
>>>"... ll limite di Social dilemma è che (come molti libri su questi
>>>temi) è realizzato più per lanciare
>>>allarmi che per costruire; più per spaventarci che per aiutarci ad
>>>avere una visione completa
>>>del fenomeno e soprattutto indicarci le possibili soluzioni a minacce,
>>>eccessi e storture
>>>del mondo digitale".
>>>
>>>Evidentemente perché non c'è nulla da costruire, che soluzioni da
>>>"bacchetta magica" per rendere
>>>i social "buoni e utili" non ce ne sono, che non basta trasmettere il
>>>"Santo Rosario" per
>>>tranquillizzare le persone (quanto meno i credenti).
>>>L'articolista si lamenta che è stato dato pochissimo spazio alle
>>>parole in favore dei social di
>>>Tristan Harris "i social sono utilissimi per mille cose". Ma quando si
>>>difende un'idea, di queste
>>>mille cose, almeno qualcuna la devi proporre.
>>>Io è dal 2004 che attendo una di queste "cose utilissime" per potermi iscrivere.
>>>Rancilio avrebbe desiderato che nel documentario si fosse parlato più
>>>ampiamente del
>>>"Center for Humane Technology" che, a suo dire, sta svolgendo un
>>>grande lavoro positivo
>>>per cambiare il volto alla tecnologia.
>>>Peccato che la news più recente del sito [1] è un articolo del Los
>>>Angeles Times [2] non
>>>tenerissimo con Facebook & C.
>>>Chiudo con una frase riportata nel LA Times: "Justin Rosenstein points
>>>out, the latter’s
>>>“like” button was designed to be a tool for spreading “positivity and
>>>love,” not the behavioral
>>>tracking device it has become."
>>>Per trasmettere nuovamente "positività e amore", Facebook dovrebbe
>>>tornare indietro alla
>>>sua nascita, ma non credo che dalle parti di Menlo Park (e di Wall
>>>Street) siano molto d'accordo.
>>>
>>>Antonio
>>>
>>>[1]
>>>https://www.humanetech.com/news
>>>[2]
>>>https://www.latimes.com/entertainment-arts/movies/story/2020-09-09/review-s…
>>>_______________________________________________
>>>nexa mailing list
>>>nexa(a)server-nexa.polito.it
>>>https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>>_______________________________________________
>>nexa mailing list
>>nexa(a)server-nexa.polito.it
>>https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
>
>--
>https://reutersinstitute.politics.ox.ac.uk/fellowships/journalist-fellows/p…
>
>www.federicoguerrini.com
>
>Il mio ultimo libro: Vivere Social
>
>http://www.bol.it/libri/Vivere-social.-Manuale/Federico-Guerrini/ea97888971…
Sept. 20, 2020
Re: [nexa] The Social Dilemma, un processo tv ai social con troppe mancanze
by Federico Guerrini
Ho visto il documentario e l'ho trovato molto utile.
Questa è una lista per addetti ai lavori, normale che per i presenti non ci
siano novità,
ma credo che per l'utente medio, lo stesso che liquida la questione privacy
con "tanto io non ho niente da nascondere",
la sola idea che il social non sia uno strumento, ma qualcosa di vivo, con
i propri obiettivi e i propri sistemi
di manipolazione per ottenerli, possa essere una rivelazione.
Sul fatto che i social abbiano aspetti positivi, è vero, ma è anche vero
che per diversi anni si è parlato
solo di quelli, anche in molti giornalisti abbiamo abboccato all'idea (poi
rivelatasi per quello che era - puerile): più
connessi=democratici/felici/eguali.
Ora, per fortuna non è più tabù raccontare l'altra faccia della storia;
come per esempio, qui:
Facebook Has Been a Disaster for the World
https://www.nytimes.com/2020/09/18/opinion/facebook-democracy.html
On Sun, Sep 20, 2020 at 5:51 AM barbaracarfagna--- via nexa <
nexa(a)server-nexa.polito.it> wrote:
> Certamente va visto ma, personalmente, non ho visto grandi novità in
> “social dilemma” rispetto al dibattito informato sul tema delle
> piattaforme. Ho visto la potenza di Netflix per chi vuole fare un rapido
> fundraising.
>
>
>
> Inviato da Libero Mail per iOS
>
>
> sabato 19 settembre 2020, 23:11 +0200 da antiac(a)gmail.com <
> antiac(a)gmail.com>:
>
> > Per chi avesse visto il docufilm su Netflix una riflessione a contorno
>
> Premesso che non ho visto il film, tuttavia un breve commento
> all'articolo vorrei lasciarlo, in
> particolare alle conclusioni a cui arriva.
>
> "... ll limite di Social dilemma è che (come molti libri su questi
> temi) è realizzato più per lanciare
> allarmi che per costruire; più per spaventarci che per aiutarci ad
> avere una visione completa
> del fenomeno e soprattutto indicarci le possibili soluzioni a minacce,
> eccessi e storture
> del mondo digitale".
>
> Evidentemente perché non c'è nulla da costruire, che soluzioni da
> "bacchetta magica" per rendere
> i social "buoni e utili" non ce ne sono, che non basta trasmettere il
> "Santo Rosario" per
> tranquillizzare le persone (quanto meno i credenti).
> L'articolista si lamenta che è stato dato pochissimo spazio alle
> parole in favore dei social di
> Tristan Harris "i social sono utilissimi per mille cose". Ma quando si
> difende un'idea, di queste
> mille cose, almeno qualcuna la devi proporre.
> Io è dal 2004 che attendo una di queste "cose utilissime" per potermi
> iscrivere.
> Rancilio avrebbe desiderato che nel documentario si fosse parlato più
> ampiamente del
> "Center for Humane Technology" che, a suo dire, sta svolgendo un
> grande lavoro positivo
> per cambiare il volto alla tecnologia.
> Peccato che la news più recente del sito [1] è un articolo del Los
> Angeles Times [2] non
> tenerissimo con Facebook & C.
> Chiudo con una frase riportata nel LA Times: "Justin Rosenstein points
> out, the latter’s
> “like” button was designed to be a tool for spreading “positivity and
> love,” not the behavioral
> tracking device it has become."
> Per trasmettere nuovamente "positività e amore", Facebook dovrebbe
> tornare indietro alla
> sua nascita, ma non credo che dalle parti di Menlo Park (e di Wall
> Street) siano molto d'accordo.
>
> Antonio
>
> [1]
> https://www.humanetech.com/news
> [2]
>
> https://www.latimes.com/entertainment-arts/movies/story/2020-09-09/review-s…
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
> _______________________________________________
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> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
--
https://reutersinstitute.politics.ox.ac.uk/fellowships/journalist-fellows/p…
www.federicoguerrini.com
Il mio ultimo libro: Vivere Social
http://www.bol.it/libri/Vivere-social.-Manuale/Federico-Guerrini/ea97888971…
Sept. 20, 2020
Re: [nexa] The Social Dilemma, un processo tv ai social con troppe mancanze
by barbaracarfagna@libero.it
Certamente va visto ma, personalmente, non ho visto grandi novità in “social dilemma” rispetto al dibattito informato sul tema delle piattaforme. Ho visto la potenza di Netflix per chi vuole fare un rapido fundraising.
Inviato da Libero Mail per iOS
sabato 19 settembre 2020, 23:11 +0200 da antiac(a)gmail.com <antiac(a)gmail.com>:
>> Per chi avesse visto il docufilm su Netflix una riflessione a contorno
>
>Premesso che non ho visto il film, tuttavia un breve commento
>all'articolo vorrei lasciarlo, in
>particolare alle conclusioni a cui arriva.
>
>"... ll limite di Social dilemma è che (come molti libri su questi
>temi) è realizzato più per lanciare
>allarmi che per costruire; più per spaventarci che per aiutarci ad
>avere una visione completa
>del fenomeno e soprattutto indicarci le possibili soluzioni a minacce,
>eccessi e storture
>del mondo digitale".
>
>Evidentemente perché non c'è nulla da costruire, che soluzioni da
>"bacchetta magica" per rendere
>i social "buoni e utili" non ce ne sono, che non basta trasmettere il
>"Santo Rosario" per
>tranquillizzare le persone (quanto meno i credenti).
>L'articolista si lamenta che è stato dato pochissimo spazio alle
>parole in favore dei social di
>Tristan Harris "i social sono utilissimi per mille cose". Ma quando si
>difende un'idea, di queste
>mille cose, almeno qualcuna la devi proporre.
>Io è dal 2004 che attendo una di queste "cose utilissime" per potermi iscrivere.
>Rancilio avrebbe desiderato che nel documentario si fosse parlato più
>ampiamente del
>"Center for Humane Technology" che, a suo dire, sta svolgendo un
>grande lavoro positivo
>per cambiare il volto alla tecnologia.
>Peccato che la news più recente del sito [1] è un articolo del Los
>Angeles Times [2] non
>tenerissimo con Facebook & C.
>Chiudo con una frase riportata nel LA Times: "Justin Rosenstein points
>out, the latter’s
>“like” button was designed to be a tool for spreading “positivity and
>love,” not the behavioral
>tracking device it has become."
>Per trasmettere nuovamente "positività e amore", Facebook dovrebbe
>tornare indietro alla
>sua nascita, ma non credo che dalle parti di Menlo Park (e di Wall
>Street) siano molto d'accordo.
>
>Antonio
>
>[1]
>https://www.humanetech.com/news
>[2]
>https://www.latimes.com/entertainment-arts/movies/story/2020-09-09/review-s…
>_______________________________________________
>nexa mailing list
>nexa(a)server-nexa.polito.it
>https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Sept. 20, 2020
Re: [nexa] The Social Dilemma, un processo tv ai social con troppe mancanze
by Antonio Iacono
> Per chi avesse visto il docufilm su Netflix una riflessione a contorno
Premesso che non ho visto il film, tuttavia un breve commento
all'articolo vorrei lasciarlo, in
particolare alle conclusioni a cui arriva.
"... ll limite di Social dilemma è che (come molti libri su questi
temi) è realizzato più per lanciare
allarmi che per costruire; più per spaventarci che per aiutarci ad
avere una visione completa
del fenomeno e soprattutto indicarci le possibili soluzioni a minacce,
eccessi e storture
del mondo digitale".
Evidentemente perché non c'è nulla da costruire, che soluzioni da
"bacchetta magica" per rendere
i social "buoni e utili" non ce ne sono, che non basta trasmettere il
"Santo Rosario" per
tranquillizzare le persone (quanto meno i credenti).
L'articolista si lamenta che è stato dato pochissimo spazio alle
parole in favore dei social di
Tristan Harris "i social sono utilissimi per mille cose". Ma quando si
difende un'idea, di queste
mille cose, almeno qualcuna la devi proporre.
Io è dal 2004 che attendo una di queste "cose utilissime" per potermi iscrivere.
Rancilio avrebbe desiderato che nel documentario si fosse parlato più
ampiamente del
"Center for Humane Technology" che, a suo dire, sta svolgendo un
grande lavoro positivo
per cambiare il volto alla tecnologia.
Peccato che la news più recente del sito [1] è un articolo del Los
Angeles Times [2] non
tenerissimo con Facebook & C.
Chiudo con una frase riportata nel LA Times: "Justin Rosenstein points
out, the latter’s
“like” button was designed to be a tool for spreading “positivity and
love,” not the behavioral
tracking device it has become."
Per trasmettere nuovamente "positività e amore", Facebook dovrebbe
tornare indietro alla
sua nascita, ma non credo che dalle parti di Menlo Park (e di Wall
Street) siano molto d'accordo.
Antonio
[1]
https://www.humanetech.com/news
[2]
https://www.latimes.com/entertainment-arts/movies/story/2020-09-09/review-s…
Sept. 19, 2020
The Social Dilemma, un processo tv ai social con troppe mancanze
by don Luca Peyron
Per chi avesse visto il docufilm su Netflix una riflessione a contorno
dl
https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/un-processo-tv-ai-socialcon-troppe-…
_________________________
don Luca Peyron
Direttore Ufficio per la Pastorale Universitaria
Arcidiocesi di Torino
www.universitari.to.it
via XX settembre 83, Torino
tel. 011 5156239
Sept. 19, 2020
Re: [nexa] Big bad data: We don't trust AI to make good decisions
by Giacomo Tesio
On September 19, 2020 7:23:05 AM UTC, Giovanni Biscuolo <giovanni(a)biscuolo.net> wrote:
>
> Possiamo ritenere i dati che hai elencato sopra (calibrazione,
> validazione, ecc.) come "configuration values" (software environment)
> e il sistema di build come "order of operations"? :-D
Direi di no.
Quei dati rappresentano il "sorgente" di questi programmi creati statisticamente.
Ma senza introdurre il concetto di "programnazione statista", fin tanto che continuiamo ad usare ridicole metafore come "machine learning" o "artificial intelligence", è necessario riportarli esplicitamente e separatamente.
Perché, per esempio, anche i dati e le topologie usati per le reti scartate durante la cross validation sono parte del processo di programmazione statistica, parte del suo sorgente, anche se non ne rimane traccia nel binario risultante: un po' come il codice che un compilatore rimuove dal binario durante la fase di ottimizzazione.
> Chiamala anche minima ma la "replicabilità dell'AI" sarebbe già un
> ENORME progresso rispetto alla situazione attuale, da quello che mi
> pare di capire sia la pratica. Sbaglio?
La pratica in questo campo è il Software as a Service.
Affinché Alexa (o Echo, o Google Assistant o...) possa trasformare il segnale audio prodotto dalla tua voce in un comando, deve letteralmente inviare ad Amazon (o Google o...) anche ogni singola scoreggia.
Letteralmente.
Slavery as a Service.
> Ovvio che poi ci deve essere qualcuno che ha la voglia e le risorse di
> replicare e sperimentare le ricerche altrui, ma questa è un'altra
> faccenda: non dico che sia secondaria, ma è altra.
Dipende.
Perché se l'hardware per replicare una ricerca esiste solo in Google (pensa come esempio autoevidente al quantum computing) o è troppo costoso, il risultato netto è che tutti gli altri devono "fare a fidasse".
Non è dunque scienza.
> > Dunque in questo caso, le 4 libertà non bastano.
>
> Giusto: possiamo dire che software (riproducibile e bootstrappable) e
> dati sono condizione necessaria e sufficiente per poter verificare un
> sistema AI?
Necessarie sì, sufficienti no.
Nemmeno lontanamente.
Giacomo
Sept. 19, 2020
Re: [nexa] Big bad data: We don't trust AI to make good decisions
by Giovanni Biscuolo
Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it> writes:
[...]
> Per avere una _minima_ trasparenza servono:
>
> - il codice
> - la documentazione
> - i dati di calibrazione (malamente detta "training")
> - anche per tutti i modelli alternativi provati
> - i valori iniziali delle reti prima della calibrazione
> - anche per tutti i modelli alternativi provati
> - i dati di cross validation [1]
> - i dati di test
[...]
> Parliamo comunque di una trasparenza minima perché:
>
> - queste informazioni permettono AL MASSIMO di verificare le
> affermazioni degli sviluppatori sulla metodologia di realizzazione
> del sistema replicandone il processo di creazione
> (una sorta di build replicabile per l'AI)
Bingo: il metodo!
Spero siano tutti d'accordo sul fatto che un sistema AI debba produrre
risultati basati su metodi scientifici; se la premessa è vera allora:
http://akhlaghi.org/reproducible-science.html (merita una lettura
completa, anche se la parte "Implementation" può essere implementata
meglio [1])
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
[...] Understanding the method that the result was obtained is more
important than the result itself.
[...] Other scientists should be able to reproduce, check and experiment
on the results of anything that is to carry the "scientific" label. Any
result that is not reproducible (due to incomplete information by the
author) is not scientific: the readers have to have faith in the
subjective experience of the authors in the very important choice of
configuration values and order of operations: this is contrary to the
definition of science.
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
Possiamo ritenere i dati che hai elencato sopra (calibrazione,
validazione, ecc.) come "configuration values" (software environment) e
il sistema di build come "order of operations"? :-D
Non so quali siano le pratiche comuni nel campo dell'AI, ma nella
ricerca in genere la letteratura è colma di codice [2] che può essere
eseguito solo con una catena di build (o in interprete) binaria, perché
proprietaria. Se a questo aggiungiamo che spesso le soluzioni proposte
per risolvere il problema della riproducibilità della ricerca sono
inadeguate [3] il quadro è completo.
Chiamala anche minima ma la "replicabilità dell'AI" sarebbe già un
ENORME progresso rispetto alla situazione attuale, da quello che mi pare
di capire sia la pratica. Sbaglio?
Ovvio che poi ci deve essere qualcuno che ha la voglia e le risorse di
replicare e sperimentare le ricerche altrui, ma questa è un'altra
faccenda: non dico che sia secondaria, ma è altra.
> - il costo energetico e l'hardware necessario per questa verifica è
> comparabile a quello usato durante la sua realizzazione, ma non può
> essere messo a disposizione dal "fornitore" perché potrebbe alterarlo.
Intuisco cosa vuoi dire con "potrebbe alterare l'hardware", ricordo di
aver già detto cose anche in questa lista, ma espendere questa cosa ci
porterebbe troppo lontano e nell'economia di questo thread IMHO è meglio
di no :-)
> Dunque in questo caso, le 4 libertà non bastano.
Giusto: possiamo dire che software (riproducibile e bootstrappable) e
dati sono condizione necessaria e sufficiente per poter verificare un
sistema AI?
Ciao, Giovanni.
> 1) https://en.wikipedia.org/wiki/Cross-validation_(statistics)
[1] https://guix.gnu.org/blog/2020/reproducible-computations-with-guix/
[2] You hear this statement a lot from many scientists: "software is not
my specialty, I am not a software engineer, so the quality of my
code/processing doesn't matter. Why should I master good coding style
(or release my code), when I am hired to do Astronomy/Biology?".
[3] per non rimanere troppo vaghi, container Docker generati con
Dockerfiles "spaghetti code"
--
Giovanni Biscuolo
Sept. 19, 2020