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Re: [nexa] la soluzione tedesca al tracciamento digitale dei contatti
by Giovanni Biscuolo
Buongiorno Enrico,
Enrico Nardelli <nardelli(a)mat.uniroma2.it> writes:
> è descritta qua
> https://github.com/corona-warn-app/cwa-documentation
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
The apps (for iOS and Android) will collect pseudonymous data from
nearby mobile phones using Bluetooth technology.
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
> e un confronto molto preliminare con la soluzione inglese
> https://www.bbc.com/news/technology-52650576
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
Those who test positive will be given a verification code that must be
entered into the app before it anonymously flags them as being a risk to
others.
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
Quindi il sistema tedesco usa uno pseudonimo o è anonimo?
Non capisco.
Grazie, Giovanni.
--
Giovanni Biscuolo
May 15, 2020
Re: [nexa] 😱 Legge francese contro l’odio online (grazie a Guido Scorza per la segnalazione mi era sfuggita)
by Stefano Pasta
Buongiorno a tutti,
intervengo in questo dibattito particolarmente interessante per dire
che, a mio avviso, il rischio è di perdere l'approccio educativo che - al
di là delle convinzioni di ciascuno - è inevitabile rispetto all'odio
online, stante la vastità della Rete e la transnazionalità delle norme di
riferimento.
Vi allego la quarta di copertina del testo in cui, da questo punto di
vista, ho provato a fare il punto.
A presto
Stefano Pasta
Università Cattolica di Milano
Il giorno ven 15 mag 2020 alle ore 10:25 Giovanni Biscuolo <
giovanni(a)biscuolo.net> ha scritto:
> Buongiorno Anna,
>
> grazie mille della segnalazione e grazie a Guido Scorza per l'articolo!
>
> Un pensiero di profonda solidarietà va a tutti il lavoratori impiegati
> dalle "piattaforme" nelle attività di censura dei contenuti, i
> c.d. "human moderators": è fuori di dubbio che questa legge peggiorerà
> sensibilmente le loro condizioni di lavoro.
>
> Domande secca: esiste un «un caso di scuola della MIGLIORE risposta
> possibile» al fenomeno dei «contenuti di odio su Internet» (c.d. "hate
> speech")?
>
> Seguono un paio di miei commenti, per quel che contano... :-)
>
> Masera Anna <Anna.MASERA(a)lastampa.it> writes:
>
> >
> https://www.lemonde.fr/pixels/article/2020/05/13/la-loi-contre-la-haine-sur…
> >
> >
> https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/05/14/odio-online-per-contrastarlo-la…
>
> [...]
>
> --8<---------------cut here---------------start------------->8---
>
> La legge è – perché se ci si gira attorno si rischia di non far passare
> il messaggio – un caso di scuola della peggiore risposta possibile a un
> fenomeno pure evidentemente reale e sotto gli occhi di tutti. [...]
>
> In una legge non si può confondere ciò che è reato da ciò che è
> maleducazione, degenerazione culturale o anche violenza gratuita. [...]
>
> [...] una legge straordinariamente articolata e complessa che merita di
> essere letta e riletta, analizzata e vivisezionata come si fa con un
> virus nel tentativo di trovarne il vaccino ed evitare che si diffonda
> [...]
>
> È la strada sbagliata, una strada da non percorrere, una strada che
> legittima il principio secondo il quale il fine giustifica i mezzi e
> tradisce, in una manciata di parole, alcuni dei principi di diritto
> fondamentali sui quali le nostre democrazie sono costruite.
>
> --8<---------------cut here---------------end--------------->8---
>
> Quindi da una parte abbiamo «the Folly of Self-Regulation» [1] con il
> carico di relativo ethics-washing e dall'altra abbiamo una legge «caso
> di scuola della peggiore risposta possibile» e una pletora di casi
> cugini (migliori?): come se ne esce?
>
> Ho la vaga impressione che la voglia di censura "embedded" nei governi
> si stia fondendo perfettamente con la voglia di profilazione "embedded"
> in certi gestori di contenuti (le c.d. piattaforme), il tutto condito da
> un carico di propaganda di tutto rispetto.
>
> Questo, unito a quanto poco si parli invece di quali misure adottare [2]
> affinché nel digitale non regni l'arbitrio di pochi potenti - che con
> vari mezzi legali e illegali controllano i nostri dispositivi e Internet
> - nei confronti della moltitudine di persone senza potere, non mi fa ben
> sperare per il prossimo futuro.
>
>
> Grazie, Giovanni
>
> [1] http://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2020-May/017844.html
>
> [2] ci sarebbe così tanto lavoro da fare, altro che "laqualunque 4.0"
> :-S
>
>
>
> P.S.: nel frattempo chi ha qualcosa di interessante da dire dovrebbe
> attrezzarsi per fare a meno di altri per pubblicarlo "da soli"
> online... è una pratica antica ma tutt'ora valida :-)
>
> --
> Giovanni Biscuolo
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
--
Stefano Pasta
stefanopasta(a)gmail.com - 3387336925
Ho pubblicato: S. Pasta, *Razzismi 2.0. Analisi socio-educativa dell'odio
online*,
<http://www.morcelliana.net/quaderni-per-l-universita/3548-razzismi-20-97888…>
Morcelliana-Scholé, 2018.
May 15, 2020
Re: [nexa] 😱 Legge francese contro l’odio online (grazie a Guido Scorza per la segnalazione mi era sfuggita)
by Giovanni Biscuolo
Buongiorno Anna,
grazie mille della segnalazione e grazie a Guido Scorza per l'articolo!
Un pensiero di profonda solidarietà va a tutti il lavoratori impiegati
dalle "piattaforme" nelle attività di censura dei contenuti, i
c.d. "human moderators": è fuori di dubbio che questa legge peggiorerà
sensibilmente le loro condizioni di lavoro.
Domande secca: esiste un «un caso di scuola della MIGLIORE risposta
possibile» al fenomeno dei «contenuti di odio su Internet» (c.d. "hate
speech")?
Seguono un paio di miei commenti, per quel che contano... :-)
Masera Anna <Anna.MASERA(a)lastampa.it> writes:
> https://www.lemonde.fr/pixels/article/2020/05/13/la-loi-contre-la-haine-sur…
>
> https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/05/14/odio-online-per-contrastarlo-la…
[...]
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
La legge è – perché se ci si gira attorno si rischia di non far passare
il messaggio – un caso di scuola della peggiore risposta possibile a un
fenomeno pure evidentemente reale e sotto gli occhi di tutti. [...]
In una legge non si può confondere ciò che è reato da ciò che è
maleducazione, degenerazione culturale o anche violenza gratuita. [...]
[...] una legge straordinariamente articolata e complessa che merita di
essere letta e riletta, analizzata e vivisezionata come si fa con un
virus nel tentativo di trovarne il vaccino ed evitare che si diffonda
[...]
È la strada sbagliata, una strada da non percorrere, una strada che
legittima il principio secondo il quale il fine giustifica i mezzi e
tradisce, in una manciata di parole, alcuni dei principi di diritto
fondamentali sui quali le nostre democrazie sono costruite.
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
Quindi da una parte abbiamo «the Folly of Self-Regulation» [1] con il
carico di relativo ethics-washing e dall'altra abbiamo una legge «caso
di scuola della peggiore risposta possibile» e una pletora di casi
cugini (migliori?): come se ne esce?
Ho la vaga impressione che la voglia di censura "embedded" nei governi
si stia fondendo perfettamente con la voglia di profilazione "embedded"
in certi gestori di contenuti (le c.d. piattaforme), il tutto condito da
un carico di propaganda di tutto rispetto.
Questo, unito a quanto poco si parli invece di quali misure adottare [2]
affinché nel digitale non regni l'arbitrio di pochi potenti - che con
vari mezzi legali e illegali controllano i nostri dispositivi e Internet
- nei confronti della moltitudine di persone senza potere, non mi fa ben
sperare per il prossimo futuro.
Grazie, Giovanni
[1] http://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2020-May/017844.html
[2] ci sarebbe così tanto lavoro da fare, altro che "laqualunque 4.0"
:-S
P.S.: nel frattempo chi ha qualcosa di interessante da dire dovrebbe
attrezzarsi per fare a meno di altri per pubblicarlo "da soli"
online... è una pratica antica ma tutt'ora valida :-)
--
Giovanni Biscuolo
May 15, 2020
Re: [nexa] Valutazione e comparazione di software open source per le Pubbliche Amministrazioni.
by Laura Garbati
Gent.mo professore,
intanto grazie per la sua consueta trasparenza e fermezza.
Spero di non essere invadente, permettendomi questo inserimento nella discussione.
Ben lungi dal voler difendere Agid, o il Team digitale, ma solo con l'auspicio di contribuire con qualche elemento oggettivo, volevo solo segnalare che le linee guida in oggetto fanno seguito alle modifiche del CAD che ha introdotto l'obbligo - per tutte le PA - di rilasciare con licenza aperta su repertorio pubblico tutto il proprio software (inteso il sw in titolarità, non di cui sia licenziataria, questo inevitabilmente). Rispetto a ciò, le nuove Linee guida forniscono nella loro seconda parte indicazioni funzionali a detta pubblicazione. E' presente anche un nuovo portale, developers Italia, che funge da collettore - vetrina per le iniziative free software di PA e terzi.
Accanto a ciò, le nuove linee guida, nella loro prima parte, sono dedicate alla valutazione comparativa ex art. 68 CAD, sostituendo la precedente circolare 63 Agid del 2013.
In esse, a differenza del previo suddetto documento, è richiesta una primaria valutazione di software libero, prima di altre PA, poi di terzi, prima di passare a valutare eventualmente sw make o proprietario.
I criteri di valutazione ulteriori rispetto ai requisiti funzionali sono espressamente tratti dal medesimo art. 68 che al suo art. 1-ter (spero di ricordare bene il comma, ne) prevedono una serie di criteri obbligatori tra cui proprio il TCO.
Ciò riassunto, volevo solo provare a condividere un pensiero che avevo, probabilmente malamente, già provato a introdurre mercoledì: credo che una valutazione economica, in sé e per sé, non sia evitabile in un contesto in cui, di fatto, si deve comunque spendere e di tale denarosi deve, giustamente, tenere conto.
Tuttavia, ciò che sarebbe interessante potrebbe essere riuscire finalmente ad intervenire su ciò che va a comporre questo TCO, e sui relativi criteri, adottando una vista di medio e lungo periodo, e non una vista a breve termine, introducendo magari anche elementi di strategia.
Per dirla con uno slogan, il Total cost of ownership dovrebbe diventare un TOTAL VALUE OF OWNERSHIP: cosa mi porto in casa? con quali rischi? quale è il valore che posso spendere e con quali potenzialità di sinergia? esattamente come quando in una società si fa una due diligence sui beni immateriali, se riesco sinteticamente a farmi comprendere.
Sarei molto interessata alla sua posizione sul tema e intanto ringrazio per l'attenzione, mi scuso nuovamente per l'intromissione e auguro a tutti un bel venerdì (che è sempre un giorno simpatico della settimana ;-)).
Laura Garbati
> Il 14 maggio 2020 alle 17.27 Angelo Raffaele Meo <meo(a)polito.it> ha scritto:
>
>
> carissimi,
> io ero fermo sulle linee guida del Team per l'Italia
> Digitale. Ora comprendo le ragioni per cui quel team è stato soppresso.
> Le nuove linee guida aono state riscritte da AGID
> (https://www.agid.gov.it/it/agenzia/stampa-e-comunicazione/notizie/2019/05/1…)
> Ho letto rapidamente le nuove linee guida ma ho capito l'obiettivo
> centrale di AGID già perseguito in altre circostanze: difendere il
> software proprietario, con grave danno per l'economia del Paese.
> A questo punto ritiro le due proposte di emendamento e ne propongo una
> nuova: togliere "open source" dal titolo della vostra valutazione,
> perchè le vostre regole si riferiscono a tutto il software, software
> proprietario compreso (per cui il famigerato TCO torna al potere).
> Che tristezza!!!!!
> Raf
>
> Il 14/05/20 15:45, Antonio Vetro' ha scritto:
> > Caro Prof. Meo,
> >
> > Ti ringrazio molto per il tuo contributo all’incontro di ieri sera, e
> > per queste tue pertinenti osservazioni e fondati timori.
> >
> > Vorrei rassicurarti, e mi allineo con la risposta di Marco Conoscenti,
> > ma sottolineando che la metodologia proposta dal Centro Nexa
> > deve essere conforme alle Linee Guida sul riuso e dunque deve per forza
> > prevedere il TCO ( il quale però è solo uno dei tanti criteri ).
> >
> > Link al pdf delle linee guida:
> > https://www.agid.gov.it/sites/default/files/repository_files/lg-acquisizion…
> >
> >
> > Aggiungo:
> > - come si evince dallo schema a pag. 10 e dettagli seguenti nelle pagine
> > successive, la soluzione c.d. “Off the shelf” è prevista solo in Fase 3,
> > ovvero laddove la Fase 2 non abbia individuato nessun software già
> > presente nelle PA o nel mondo dell’Open Source.
> >
> > - Pag. 15-16: potrai apprezzare il ventaglio di criteri che si sommano
> > al TCO, il quale deve sottostare ai vincoli di bilancio,
> > quindi si ricade nel ragionamento riportato da Marco Conoscenti
> >
> > - Dalle slide e registrazione dell’incontro di ieri
> > (https://nexa.polito.it/mercoledi-129) si potrà evincere come è stato
> > sottolineato la proposta di integrazione delle LG,
> > che verte su criteri tecnici di qualità del software (secondo modello
> > ISO 25010) e aspetti di contesto organizzato (in particolare le comunità
> > di pratica):
> > se accettate, il TCO avrà un ruolo ancora minore.
> >
> > Se invece il tuo punto è a priori, ovvero proprio nella presenza del TCO
> > tra i criteri e nella possibilità di una Fase 3 con software proprietario,
> > allora il nostro consiglio è di rivolgerti direttamente all’Agenzia per
> > l’Italia Digitale, per sottolineare la tua posizione a riguardo.
> >
> > Ti ringrazio ancora,
> > Un caro saluto,
> > antonio
> >
> >
> > --
> >
> > Antonio Vetrò, PhD Habil.
> > Assistant Professor (RTD-A)
> > Department of Control and Computer Engineering, Politecnico di Torino
> >
> > Senior research fellow at:
> > Nexa Center for Internet & Society <https://nexa.polito.it>
> > F/UL/L <https://full.polito.it> | Future /Urban Legacy/ Lab
> >
> > Member ISO/IEC JTC1 SC7/WG6 Software Product and System Quality
> > Member UNINFO <https://www.uninfo.it/> - Technical Commission on
> > Software Engineering
> >
> > http://www.antoniovetro.it
> > Twitter: @phisaz <https://twitter.com/phisaz>
> >
> >
> >
> >> Il giorno 14 mag 2020, alle ore 15:17, Marco Conoscenti
> >> <mrconoscenti(a)gmail.com <mailto:mrconoscenti@gmail.com>> ha scritto:
> >>
> >> Caro Prof. Meo,
> >>
> >> io mi sono occupato unicamente della parte pratica di questo lavoro,
> >> ossia -in termini concreti-
> >> ho tradotto in un foglio di calcolo la procedura di valutazione
> >> comparativa dei software,
> >> i cui criteri di valutazione sono già stati definiti nelle "Linee
> >> guida su acquisizione e riuso del software
> >> per la PA" di AgID [1]. Inoltre, non sono esattamente un esperto di
> >> questi temi.
> >>
> >> Ciononostante, provo a dare una prima risposta alle tue perplessità.
> >>
> >> Per quanto riguarda le dipendenze con il software proprietario, è sì
> >> un criterio di valutazione
> >> del software, ma ha un impatto negativo. Intendo dire che, in fase di
> >> valutazione di un software,
> >> maggiore è il numero di dipendenze che tale software ha con software
> >> proprietari, minore è
> >> il punteggio ottenuto dal software nella valutazione. Questo dovrebbe
> >> in qualche misura
> >> disincentivare l'adozione di software che abbiano dipendenze con
> >> software proprietari.
> >>
> >> Per quanto riguarda invece il TCO, ammetto di non conoscere
> >> esattamente quali voci
> >> della bilancia commerciale vada ad impattare. Tuttavia, seguendo il
> >> modello che abbiamo
> >> formulato, immagino che il TCO di un software le cui licenze abbiano
> >> un costo nullo sia
> >> inferiore a quello di un software con licenze a pagamento; in questo
> >> modo, nella valutazione
> >> comparativa, il software con licenze a costo zero verrebbe preferito a
> >> quello con costi di licenza.
> >>
> >> Certamente questa mia risposta non è esaustiva, e le tue domande
> >> meriterebbero approfondimenti
> >> che vadano al di là dei meri aspetti pratici della procedura di
> >> valutazione comparativa.
> >>
> >> Un caro saluto,
> >>
> >> Marco Conoscenti
> >>
> >>
> >> [1]
> >> https://www.agid.gov.it/it/agenzia/stampa-e-comunicazione/notizie/2019/05/1…
> >>
> >> Il giorno gio 14 mag 2020 alle ore 13:48 Angelo Raffaele Meo
> >> <meo(a)polito.it <mailto:meo@polito.it>> ha scritto:
> >>
> >> carissimi,
> >> ho assistito ieri , nell'ambito dei "Mercoledì di
> >> Nexa", alla presentazione del documento citato in oggetto.
> >> Sulla base dell'esperienza pregressa manifesto la mia
> >> perplessità per
> >> le seguenti ragioni:
> >> 1. Il documento ha il titolo sopracitato, ma perchè si parla anche di
> >> software proprietario? Perchè uno dei parametri di valutazione
> >> riguarda
> >> "il numero di dipendenze dal software proprietario"?
> >> 2. Uno dei criteri di scelta è il TCO (Total Cost of Ownership"),
> >> famigerata invenzione dei tempi in cui presiedevo la Commissione
> >> Stanca. A mio giudizio, quello è un concetto truffaldino, perchè dal
> >> punto di vista dell'economia del nostro Paese non è la stessa cosa
> >> spendere denaro per licenze - perdita secca sulla bilancia
> >> commerciale -
> >> e spendere soldi per l'assistenza tecnica - un vero e proprio
> >> investimento.
> >> Io temo che il documento venga in futuro adottato come
> >> "relazione
> >> comparativa" fra software libero e proprietario per giustificare
> >> scelte
> >> a favore di questo ultimo.
> >> Pertanto il proporrei due enendamenti:
> >> 1. Mai parlare di software proprietario.
> >> 2. Mai parlare di TCO.
> >> Scusate il mio fanatismo.
> >> Raf
> >> _______________________________________________
> >> nexa mailing list
> >> nexa(a)server-nexa.polito.it <mailto:nexa@server-nexa.polito.it>
> >> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
> >>
> >> _______________________________________________
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> >
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May 15, 2020
COVID-19, le ricerche scientifiche viaggiano a una velocità pericolosa con il rischio di alimentare disinformazione e complotti
by don Luca Peyron
Un pezzo riccamente documentato che mi pare metta in evidenza rischi reali.
Buon lettura e buona giornata
dl
https://www.valigiablu.it/covid-19-giornalismo-ricerca-scienza-disinformazi…
_________________________
www.universitari.to.it
via XX settembre 83, Torino
tel. 011 5156239
May 15, 2020
Attuazione direttiva copyright - audizione AISA
by Roberto Caso
Buongiorno,
L'Associazione Italiana per la promozione della Scienza Aperta (AISA) è
stata ascoltata con altri portatori di interesse durante le audizioni
informali che la XIV commissione permanente del Senato sta svolgendo a
margine dei lavori sulla legge di delezione europea 2019 (ddl n. 1721).
Qui le riprese video dell'audizione di ieri (14 maggio 2020):
http://webtv.senato.it/webtv_comm?video_evento=80701
Qui la memoria consegnata alla commissione:
https://aisa.sp.unipi.it/audizione-al-senato-sulla-direttiva-copyright-la-r…
A presto,
rc
--
Roberto Caso
Professore Associato di Diritto Privato Comparato
Università di Trento - Facoltà di Giurisprudenza
La rivoluzione incompiuta. La scienza aperta tra diritto d'autore e
proprietà intellettuale, Milano, Ledizioni, 2020
<https://www.robertocaso.it/2019/12/13/la-rivoluzione-incompiuta/>
http://www5.unitn.it/People/it/Web/Persona/PER0000633
http://www.lawtech.jus.unitn.it/index.php/people/roberto-caso
https://www.robertocaso.it/
https://twitter.com/RobertoCaso
May 15, 2020
😱 Legge francese contro l’odio online (grazie a Guido Scorza per la segnalazione mi era sfuggita)
by Masera Anna
https://www.lemonde.fr/pixels/article/2020/05/13/la-loi-contre-la-haine-sur…
https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/05/14/odio-online-per-contrastarlo-la…
________________________________
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________________________________
May 14, 2020
Nearly 40% of Icelanders are using a covid app—and it hasn’t helped much | MIT Technology Review
by Alberto Cammozzo
<https://www.technologyreview.com/2020/05/11/1001541/iceland-rakning-c19-cov…>
When Iceland got its first case of covid-19 on February 28, an entire apparatus sprang into action.
The country had already been testing some people at high risk of catching the virus, thanks to DeCode genetics, a local biotech company. Once the arrival of the disease was confirmed, it began rapidly rolling out public testing on a much wider scale. The government, meanwhile, quickly built a team of contact tracers to interview those with a positive diagnosis and track down people they’d been in contact with.
Within a few weeks, Icelanders had another high-tech tool at their disposal, too: a government-backed automated tracing app.
Related Story
A flood of coronavirus apps are tracking us. Now it’s time to keep track of them.
There's a deluge of apps that detect your covid-19 exposure, often with little transparency. Our Covid Tracing Tracker project will document them.
Rakning C-19, which launched in early April, was hailed as a way to “make the tracing of transmissions easier” at the time. It tracks users’ GPS data to compile a record of where they have been, allowing investigators—with permission—to look at whether those with a positive diagnosis are potentially spreading the disease.
And it gained traction quickly: according to MIT Technology Review’s Covid Tracing Tracker, it has the largest penetration rate of all contact trackers in the world, having been downloaded by 38% of Iceland’s population of 364,000.
But despite this early deployment and widespread use, one senior figure in the country’s covid-19 response says the real impact of Rakning C-19 has been small, compared with manual tracing techniques like phone calls.
“The technology is more or less … I wouldn’t say useless,” says Gestur Pálmason, a detective inspector with the Icelandic Police Service who is overseeing contact tracing efforts. “But it’s the integration of the two that gives you results. I would say it [Rakning] has proven useful in a few cases, but it wasn’t a game changer for us.”
Technological limits
Pálmason joined the covid tracing team 10 days after the first registered incident, when the country’s case numbers were in the 60s. He says there have been instances where the data was useful, but that the impact of automated tracing has been exaggerated by people eager to find technological solutions to the pandemic.
“It's understandable, because an app is stuff that you can buy,” he says. “But I make it super clear to everyone that manual tracing is no less important.”
That perspective should be cautionary for other countries currently working on their own automated contact tracing services. Many other governments are still in the early stages with their own standalone apps, or are building services based on the as-yet-unreleased technology being developed by Apple and Google.
Many are hopeful that the vast reach of these Silicon Valley giants will overcome some of the social and technical hurdles faced by tracing apps. But if a small, socially- cohesive, and geographically isolated nation like Iceland can only achieve 38% penetration, that could suggest that efforts in other countries will struggle to get the level of adoption required.
Other factors
Still, Iceland has managed to flatten its coronavirus curve and keep its outbreaks largely under control. Today it has had just over 1,800 confirmed cases and 10 deaths. Case numbers have remained more or less static for several weeks, and the last confirmed covid-19 death was on April 19.
Related Story
India is forcing people to use its covid app, unlike any other democracy
Millions of Indians have no choice but to download the country’s tracking technology if they want to keep their jobs or avoid reprisals.
This is all despite the fact that the country has not enacted many of the more drastic social policies seen elsewhere—an approach that has lead to some criticism. While movement has been curtailed and there have been restrictions on the size of gatherings, primary schools and even some restaurants have remained open, using a mixture of social distancing and a “bubble” strategy where classes and workplaces are divided into discrete units that do not interact with each other.
[...]
May 14, 2020
Re: [nexa] Valutazione e comparazione di software open source per le Pubbliche Amministrazioni.
by Antonio Vetro'
--
Antonio Vetrò, PhD Habil.
Assistant Professor (RTD-A)
Department of Control and Computer Engineering, Politecnico di Torino
Senior research fellow at:
Nexa Center for Internet & Society <https://nexa.polito.it/>
FULL <https://full.polito.it/> | Future Urban Legacy Lab
Member ISO/IEC JTC1 SC7/WG6 Software Product and System Quality
Member UNINFO <https://www.uninfo.it/> - Technical Commission on Software Engineering
http://www.antoniovetro.it <http://www.antoniovetro.it/>
Twitter: @phisaz <https://twitter.com/phisaz>
Correggo il refuso: " il nostro lavoro si sia concentrato sulle Fasi 2.2 e 2.5”
>
>> Il giorno 14 mag 2020, alle ore 18:07, Antonio Vetro' <antonio.vetro(a)polito.it <mailto:antonio.vetro@polito.it>> ha scritto:
>>
>> Caro Professore,
>>
>> A pag. 13 delle slide della nostra presentazione (disponibili su https://nexa.polito.it/nexacenterfiles/129-mercoledi-nexa-agid.pdf <https://nexa.polito.it/mercoledi-129>) ,
>> è evidenziato come il nostro lavoro si sia concentrato sulle Fasi 2.2 e 2., ovvero: valutazione soluzioni riusabili per PA / open source.
>>
>> Alcuni aspetti del modello TCO, obbligatorio perché previsto nelle Linee Guida, potrebbero riguardare anche per la sotto-fase 3.3,
>> che per questo è tratteggiata in quella slide (e forse proprio perché il concetto di TCO deriva da lì): ma è l’unico elemento,
>> quindi, con rispetto, non toglieremo l’ "open source" dal titolo della metodologia proposta per la valutazione comparativa.
>>
>> Spero questi chiarimenti siano utili a te e chi altro in questa lista è interessato alla questione.
>> Sono disponibile ad approfondire privatamente, lasciando ad altri la possibilità di inserirsi qui.
>>
>> Permettimi, però, di dissociarmi pubblicamente dalle tue affermazioni sul Team Digitale e AGID.
>>
>> Un caro saluto,
>> e ancora grazie per l’occasione di approfondimento e confronto
>>
>> Antonio
>>
>>
>>> Il giorno 14 mag 2020, alle ore 17:27, Angelo Raffaele Meo <meo(a)polito.it <mailto:meo@polito.it>> ha scritto:
>>>
>>> carissimi,
>>> io ero fermo sulle linee guida del Team per l'Italia Digitale. Ora comprendo le ragioni per cui quel team è stato soppresso.
>>> Le nuove linee guida aono state riscritte da AGID (https://www.agid.gov.it/it/agenzia/stampa-e-comunicazione/notizie/2019/05/1… <https://www.agid.gov.it/it/agenzia/stampa-e-comunicazione/notizie/2019/05/1…>).
>>> Ho letto rapidamente le nuove linee guida ma ho capito l'obiettivo centrale di AGID già perseguito in altre circostanze: difendere il software proprietario, con grave danno per l'economia del Paese.
>>> A questo punto ritiro le due proposte di emendamento e ne propongo una nuova: togliere "open source" dal titolo della vostra valutazione, perchè le vostre regole si riferiscono a tutto il software, software proprietario compreso (per cui il famigerato TCO torna al potere).
>>> Che tristezza!!!!!
>>> Raf
>>>
>>> Il 14/05/20 15:45, Antonio Vetro' ha scritto:
>>>> Caro Prof. Meo,
>>>> Ti ringrazio molto per il tuo contributo all’incontro di ieri sera, e per queste tue pertinenti osservazioni e fondati timori.
>>>> Vorrei rassicurarti, e mi allineo con la risposta di Marco Conoscenti, ma sottolineando che la metodologia proposta dal Centro Nexa
>>>> deve essere conforme alle Linee Guida sul riuso e dunque deve per forza prevedere il TCO ( il quale però è solo uno dei tanti criteri ).
>>>> Link al pdf delle linee guida: https://www.agid.gov.it/sites/default/files/repository_files/lg-acquisizion… <https://www.agid.gov.it/sites/default/files/repository_files/lg-acquisizion…> Aggiungo:
>>>> - come si evince dallo schema a pag. 10 e dettagli seguenti nelle pagine successive, la soluzione c.d. “Off the shelf” è prevista solo in Fase 3,
>>>> ovvero laddove la Fase 2 non abbia individuato nessun software già presente nelle PA o nel mondo dell’Open Source.
>>>> - Pag. 15-16: potrai apprezzare il ventaglio di criteri che si sommano al TCO, il quale deve sottostare ai vincoli di bilancio,
>>>> quindi si ricade nel ragionamento riportato da Marco Conoscenti
>>>> - Dalle slide e registrazione dell’incontro di ieri (https://nexa.polito.it/mercoledi-129 <https://nexa.polito.it/mercoledi-129>), si potrà evincere come è stato sottolineato la proposta di integrazione delle LG,
>>>> che verte su criteri tecnici di qualità del software (secondo modello ISO 25010) e aspetti di contesto organizzato (in particolare le comunità di pratica):
>>>> se accettate, il TCO avrà un ruolo ancora minore.
>>>> Se invece il tuo punto è a priori, ovvero proprio nella presenza del TCO tra i criteri e nella possibilità di una Fase 3 con software proprietario,
>>>> allora il nostro consiglio è di rivolgerti direttamente all’Agenzia per l’Italia Digitale, per sottolineare la tua posizione a riguardo.
>>>> Ti ringrazio ancora,
>>>> Un caro saluto,
>>>> antonio
>>>> --
>>>> Antonio Vetrò, PhD Habil.
>>>> Assistant Professor (RTD-A)
>>>> Department of Control and Computer Engineering, Politecnico di Torino
>>>> Senior research fellow at:
>>>> Nexa Center for Internet & Society <https://nexa.polito.it <https://nexa.polito.it/>>
>>>> F/UL/L <https://full.polito.it <https://full.polito.it/>> | Future /Urban Legacy/ Lab
>>>> Member ISO/IEC JTC1 SC7/WG6 Software Product and System Quality
>>>> Member UNINFO <https://www.uninfo.it/ <https://www.uninfo.it/>> - Technical Commission on Software Engineering
>>>> http://www.antoniovetro.it <http://www.antoniovetro.it/>
>>>> Twitter: @phisaz <https://twitter.com/phisaz <https://twitter.com/phisaz>>
>>>>> Il giorno 14 mag 2020, alle ore 15:17, Marco Conoscenti <mrconoscenti(a)gmail.com <mailto:mrconoscenti@gmail.com> <mailto:mrconoscenti@gmail.com <mailto:mrconoscenti@gmail.com>>> ha scritto:
>>>>>
>>>>> Caro Prof. Meo,
>>>>>
>>>>> io mi sono occupato unicamente della parte pratica di questo lavoro, ossia -in termini concreti-
>>>>> ho tradotto in un foglio di calcolo la procedura di valutazione comparativa dei software,
>>>>> i cui criteri di valutazione sono già stati definiti nelle "Linee guida su acquisizione e riuso del software
>>>>> per la PA" di AgID [1]. Inoltre, non sono esattamente un esperto di questi temi.
>>>>>
>>>>> Ciononostante, provo a dare una prima risposta alle tue perplessità.
>>>>>
>>>>> Per quanto riguarda le dipendenze con il software proprietario, è sì un criterio di valutazione
>>>>> del software, ma ha un impatto negativo. Intendo dire che, in fase di valutazione di un software,
>>>>> maggiore è il numero di dipendenze che tale software ha con software proprietari, minore è
>>>>> il punteggio ottenuto dal software nella valutazione. Questo dovrebbe in qualche misura
>>>>> disincentivare l'adozione di software che abbiano dipendenze con software proprietari.
>>>>>
>>>>> Per quanto riguarda invece il TCO, ammetto di non conoscere esattamente quali voci
>>>>> della bilancia commerciale vada ad impattare. Tuttavia, seguendo il modello che abbiamo
>>>>> formulato, immagino che il TCO di un software le cui licenze abbiano un costo nullo sia
>>>>> inferiore a quello di un software con licenze a pagamento; in questo modo, nella valutazione
>>>>> comparativa, il software con licenze a costo zero verrebbe preferito a quello con costi di licenza.
>>>>>
>>>>> Certamente questa mia risposta non è esaustiva, e le tue domande meriterebbero approfondimenti
>>>>> che vadano al di là dei meri aspetti pratici della procedura di valutazione comparativa.
>>>>>
>>>>> Un caro saluto,
>>>>>
>>>>> Marco Conoscenti
>>>>>
>>>>>
>>>>> [1] https://www.agid.gov.it/it/agenzia/stampa-e-comunicazione/notizie/2019/05/1… <https://www.agid.gov.it/it/agenzia/stampa-e-comunicazione/notizie/2019/05/1…>
>>>>>
>>>>> Il giorno gio 14 mag 2020 alle ore 13:48 Angelo Raffaele Meo <meo(a)polito.it <mailto:meo@polito.it> <mailto:meo@polito.it <mailto:meo@polito.it>>> ha scritto:
>>>>>
>>>>> carissimi,
>>>>> ho assistito ieri , nell'ambito dei "Mercoledì di
>>>>> Nexa", alla presentazione del documento citato in oggetto.
>>>>> Sulla base dell'esperienza pregressa manifesto la mia
>>>>> perplessità per
>>>>> le seguenti ragioni:
>>>>> 1. Il documento ha il titolo sopracitato, ma perchè si parla anche di
>>>>> software proprietario? Perchè uno dei parametri di valutazione
>>>>> riguarda
>>>>> "il numero di dipendenze dal software proprietario"?
>>>>> 2. Uno dei criteri di scelta è il TCO (Total Cost of Ownership"),
>>>>> famigerata invenzione dei tempi in cui presiedevo la Commissione
>>>>> Stanca. A mio giudizio, quello è un concetto truffaldino, perchè dal
>>>>> punto di vista dell'economia del nostro Paese non è la stessa cosa
>>>>> spendere denaro per licenze - perdita secca sulla bilancia
>>>>> commerciale -
>>>>> e spendere soldi per l'assistenza tecnica - un vero e proprio
>>>>> investimento.
>>>>> Io temo che il documento venga in futuro adottato come
>>>>> "relazione
>>>>> comparativa" fra software libero e proprietario per giustificare
>>>>> scelte
>>>>> a favore di questo ultimo.
>>>>> Pertanto il proporrei due enendamenti:
>>>>> 1. Mai parlare di software proprietario.
>>>>> 2. Mai parlare di TCO.
>>>>> Scusate il mio fanatismo.
>>>>> Raf
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May 14, 2020