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Re: [nexa] FreeSw e Recovery Fund
by Giacomo Tesio
Caro Giovanni... ma LOOL ! ! ! :-D
On Wed, 23 Dec 2020 17:01:40 +0100 Giovanni Biscuolo wrote:
> > Vogliamo che i nostri figli siano cittadini di serie A in una
> > società cibernetica libera, equa, democratica, plurale?
> >
> > Allora dobbiamo avere un piano politico e culturale più coraggioso.
> >
>
> Perché secondo te quei tre punti della mia modestissima proposta non
> sono sufficientemente tecnocivici e ambiziosi?
Sono così tecnocivici ed ambiziosi che, indipendentemente, li ho
proposti su questa lista qualche ora dopo di te.
https://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2020-December/019596.html
Non ho copiato, davvero! :-D
> Nelle tre modeste proposte ho _volutamente_ ignorato l'educazione
> perché volevo concentrarmi "solo" sugli elementi strategici
> infrastrutturali.
>
> L'educazione è anche più importante, di sicuro, ma non può prescindere
> dall'analisi dello stato dell'arte dell'infrastruttura per capire cosa
> non funziona e deve essere migliorato... e per capirlo serve
> educazione informatica: siamo in un cul-de-sac :-O
Invece vorrei che noi ci contrentrassimo sull'Educazione perché:
1) nessuno si rende conto che la prima infrastruttura informatica di un
Paese consiste nelle menti dei suoi cittadini!
2) l'educazione COSTA e la Scuola è una delle infrastrutture più
strategiche di qualsiasi paese democratico
3) di aziende che propagandano l'equivalenza fra connettività
(fibra e 5G) e "digitalizzazione" ce ne sono già tante e grosse,
e certamente otterranno una bella fetta del recovery fund
4) il software libero, l'hardware libero o persino una rete pubblica e
gratuita possono essere condizioni necessarie ma non sono
assolutamente sufficienti per GARANTIRE una società cibernetica
libera.
Su 1 e 2, credo qui di sfondare un portone aperto. :-)
Purtuttavia in un momento in cui la scuola pubblica viene smantellata
videolezione dopo videolezione, credo sia FONDAMENTALE sottolinearne
l'importanza STRATEGICA sia dal punto di vista economico che da quelli
sociale, politico e militare.
Su 3, il problema è che PRIMA di investire in connettività broadband,
bisognerebbe avere un idea di come questa connettività verrà usata.
Perché ad usi differenti, corrispondono investimenti differenti.
Il quarto punto è però l'aspetto più importante in questo dibattito
FRA sostenitori del software libero.
Lo ripeto: il software libero, l'hardware libero o persino una rete
libera possono essere condizioni necessarie ma non sufficienti per una
società cibernetica libera.
L'Educazione (storica E informatica) è invece CONDIZIONE NECESSARIA E
SUFFICIENTE per realizzare una cibernetica libera.
Perché quando gli italiani saranno capaci di sviluppare, modificare,
debuggare il software che gli serve, non accetteranno di poter fare
niente di meno.
Solo allora VORRANNO reti che gli permettano di esprimersi liberamente.
Solo allora VORRANNO hardware che possono ispezionare personalmente.
Solo allora VORRANNO software che possono modificare e ridistribuire.
Se l'Europa e l'Italia avessero il coraggio di investire sulla cultura
(informatica e storica) della propria popolazione, diventerebbe la più
grande Potenza Cibernetica del pianeta.
Una Potenza che si fonda sulla libertà dei propri cittadini.
Una Potenza intrinsecamente democratica.
E' questo l'obiettivo strategico che vi sto proponendo.
Un obiettivo ambizioso, ma raggiungibile.
Giacomo
Dec. 23, 2020
Re: [nexa] [Probabile SPF]Re: FreeSw e Recovery Fund
by D. Davide Lamanna
Caro Raffaele,
per me le nostre posizioni sono più che conciliabili: sono di fatto
equivalenti. Per quanto mi riguarda io sono favorevole ad includerle
nella richiesta al governo. Ma mi rimetto comunque a quanto concorderemo.
Se parliamo di Cloud, suggerirei di parlare di una "Community Cloud" di
proprietà e controllo della PA Italiana.
Ciao,
Davide
On 23/12/20 17:39, Angelo Raffaele Meo wrote:
> mi rivolgo sopratutto a Davide e Giacomo che mi hanno insegnato tante
> cose con quanto hanno detto nel loro interessante dibattito.
> Sto pensando sopratutto al cloud.
> Ne parliamo nella nostra richiesta al Governo? Sono conciliabili le
> vostre posizioni? Cloud pubblico o privato? ecc, ecc,
> Frazie molte!!!!!
> Raf
>
> Il 23/12/20 10:13, Angelo Raffaele Meo ha scritto:
>> carissimi,
>> chiedo scusa a tutti. Nel raptus che mi ha indottp a
>> mandare decine di mail a amici e associazioni per concordare un
>> messaggio pro freesw al Governo, sono incappato in un virus tedesco
>> che manda centinaia di messaggi a indirizzi tedeschi per me
>> incomprensibili (direi, messaggi di marketing, ma non vi mando un
>> campione per non rischiare di infetttare anche voi). Così ogni tanto
>> ricevo un centinaia di messaggi dal gestore della mia posta (o
>> postmaster) che arrivano dai destinatari dello spam. La cosa più grave
>> è che ho perduto l'intera posta di ieri con moltissimi messaggi a cui
>> ho il dovere e piacere di rispondere. Spero che i sistemisti del Poli
>> mi risolvano presto il problema.
>> Scusate la mia assenza per un po'-
>> Raf
>>
>> Il 23/12/20 09:17, D. Davide Lamanna ha scritto:
>>> On 23/12/20 01:02, Giacomo Tesio wrote:
>>>> On Tue, 22 Dec 2020 18:48:05 +0100 D. Davide Lamanna wrote:
>>>>
>>>>> Il cloud, come modello architetturale, è l'antitesi del software
>>>>> libero.
>>>>> Wow! Che frase apodittica! Potresti spiegarla?
>>>> Semplicemente il cloud impedisce l'accesso al software in esecuzione,
>>>
>>> Falso.
>>>
>>> Impedire l'accesso al software è una *scelta*, non un *requisito* del
>>> Cloud Computing.
>>>
>>> I fornitori di Public Cloud di fatto si comportano come dici tu. Per
>>> scelta.
>>>
>>> Ma io posso farmi il mio Private Cloud e dare accesso a tutto il
>>> codice sorgente, sia quello applicativo ospitato dalla mia cloud, sia
>>> quello infrastrutturale con cui ho costruito la mia cloud stessa.
>>> OpenStack, Kubernetes, Ansible, Docker, GitLab, sono tutti a codice
>>> sorgente aperto, ad esempio.
>>>
>>>
>>>> Eseguire un software su un computer inaccessibile sotto il controllo
>>>> fisico di qualcun'altro può essere economico e comodo, ma di certo
>>>> NON sicuro o libero.
>>>
>>> Esatto. E' proprio per questo che il Public Cloud è il male assoluto,
>>> mentre il Private Cloud è una scelta di autonomia e di libertà.
>>>
>>>
>>>>
>>>>>> Poi certo, un cloud pubblico come quello che proponesti al GARR
>>>>>> sarebbe molto migliore di un cloud privato in mano ad una
>>>>>> multinazionale straniera, soprattutto per le pubbliche
>>>>>> amministrazioni.
>>>>> E' esattamente il contrario!
>>>>> [...]
>>>>> La confusione viene dall'uso che facciamo in italiano...
>>>> No, nessuna confusione: io stavo proprio scrivendo in italiano! ;-)
>>>>
>>>> Pubblico:https://www.treccani.it/vocabolario/pubblico1/
>>>> Privato: "sottratto al pubblico" (:-D)
>>>
>>> Se parliamo di Cloud Computing, Public e Private hanno significati
>>> ben precisi, non possiamo usarne di altri senza fare confusione.
>>>
>>>
>>>> Io sto dicendo che "il cloud", l'affidamento dei servizi informatici di
>>>> una organizzazione cibernetica a terzi, ha senso SOLO fra soggetti
>>>> pubblici.
>>>
>>> Il cloud NON è l'affidamento di servizi informatici a terzi. Quello è
>>> il Public Cloud. Il Private Cloud (che è sempre Cloud Computing) è
>>> una modalità di gestione dei propri assett fatta da se stessi.
>>>
>>> Anche io (e penso tutti e tutte qui) sono convinto che le
>>> organizzazioni, specialmente quelle pubbliche, dovrebbero gestire in
>>> proprio l'IT. Quello che aggiungo a quanto dici tu è: facciamolo in
>>> modalità cloud, Private Cloud. Godendo dei vantaggi del Cloud insieme
>>> a quelli del Free Software e della Privacy. Nel caso che riporti,
>>> quello in cui più organizzzazioni si dotano di una struttura cloud in
>>> proprio, come può essere l'ecosistema della PA, si parla di Community
>>> Cloud.
>>>
>>> Le parole sono importanti (cit.). A queste parole, corrispondono
>>> delle tecnologie molto sofisticate. E open, ovviamente.
>>>
>>>
>>>>>> Ma non può costituire l'obiettivo ultimo.
>>>>> [...]
>>>>> E' un obiettivo importante e imprescindibile in questa fase storica.
>>>> Oggi è uno strumento imprescindibile, hai ragione.
>>>> Se avessimo avuto l'infrastruttura che Giuseppe Attardi aveva proposto
>>>> al GARR, milioni di studenti italiani non sarebbero stati profilati
>>>> attentamente da Google, Microsoft e compagnia.
>>>
>>> Certo. Tutti noi lo pensiamo questo. C'è un piccolo problema: quella
>>> infrastruttura non è sufficiente al fabbisogno delle scuole italiane,
>>> di almeno un paio di ordini di grandezza (stima fatta dal GARR
>>> stesso). Per questo stiamo suggerendo di estendere quella
>>> infrastruttura. Ci vogliono i denari. Tanti. E le competenze.
>>> Tantissime.
>>>
>>>
>>> Ciao,
>>>
>>> Davide
Dec. 23, 2020
Re: [nexa] [Probabile SPF]Re: FreeSw e Recovery Fund
by Angelo Raffaele Meo
mi rivolgo sopratutto a Davide e Giacomo che mi hanno insegnato tante
cose con quanto hanno detto nel loro interessante dibattito.
Sto pensando sopratutto al cloud.
Ne parliamo nella nostra richiesta al Governo? Sono conciliabili le
vostre posizioni? Cloud pubblico o privato? ecc, ecc,
Frazie molte!!!!!
Raf
Il 23/12/20 10:13, Angelo Raffaele Meo ha scritto:
> carissimi,
> chiedo scusa a tutti. Nel raptus che mi ha indottp a mandare
> decine di mail a amici e associazioni per concordare un messaggio pro
> freesw al Governo, sono incappato in un virus tedesco che manda
> centinaia di messaggi a indirizzi tedeschi per me incomprensibili
> (direi, messaggi di marketing, ma non vi mando un campione per non
> rischiare di infetttare anche voi). Così ogni tanto ricevo un centinaia
> di messaggi dal gestore della mia posta (o postmaster) che arrivano dai
> destinatari dello spam. La cosa più grave è che ho perduto l'intera
> posta di ieri con moltissimi messaggi a cui ho il dovere e piacere di
> rispondere. Spero che i sistemisti del Poli mi risolvano presto il
> problema.
> Scusate la mia assenza per un po'-
> Raf
>
> Il 23/12/20 09:17, D. Davide Lamanna ha scritto:
>> On 23/12/20 01:02, Giacomo Tesio wrote:
>>> On Tue, 22 Dec 2020 18:48:05 +0100 D. Davide Lamanna wrote:
>>>
>>>> Il cloud, come modello architetturale, è l'antitesi del software
>>>> libero.
>>>> Wow! Che frase apodittica! Potresti spiegarla?
>>> Semplicemente il cloud impedisce l'accesso al software in esecuzione,
>>
>> Falso.
>>
>> Impedire l'accesso al software è una *scelta*, non un *requisito* del
>> Cloud Computing.
>>
>> I fornitori di Public Cloud di fatto si comportano come dici tu. Per
>> scelta.
>>
>> Ma io posso farmi il mio Private Cloud e dare accesso a tutto il
>> codice sorgente, sia quello applicativo ospitato dalla mia cloud, sia
>> quello infrastrutturale con cui ho costruito la mia cloud stessa.
>> OpenStack, Kubernetes, Ansible, Docker, GitLab, sono tutti a codice
>> sorgente aperto, ad esempio.
>>
>>
>>> Eseguire un software su un computer inaccessibile sotto il controllo
>>> fisico di qualcun'altro può essere economico e comodo, ma di certo
>>> NON sicuro o libero.
>>
>> Esatto. E' proprio per questo che il Public Cloud è il male assoluto,
>> mentre il Private Cloud è una scelta di autonomia e di libertà.
>>
>>
>>>
>>>>> Poi certo, un cloud pubblico come quello che proponesti al GARR
>>>>> sarebbe molto migliore di un cloud privato in mano ad una
>>>>> multinazionale straniera, soprattutto per le pubbliche
>>>>> amministrazioni.
>>>> E' esattamente il contrario!
>>>> [...]
>>>> La confusione viene dall'uso che facciamo in italiano...
>>> No, nessuna confusione: io stavo proprio scrivendo in italiano! ;-)
>>>
>>> Pubblico:https://www.treccani.it/vocabolario/pubblico1/
>>> Privato: "sottratto al pubblico" (:-D)
>>
>> Se parliamo di Cloud Computing, Public e Private hanno significati ben
>> precisi, non possiamo usarne di altri senza fare confusione.
>>
>>
>>> Io sto dicendo che "il cloud", l'affidamento dei servizi informatici di
>>> una organizzazione cibernetica a terzi, ha senso SOLO fra soggetti
>>> pubblici.
>>
>> Il cloud NON è l'affidamento di servizi informatici a terzi. Quello è
>> il Public Cloud. Il Private Cloud (che è sempre Cloud Computing) è una
>> modalità di gestione dei propri assett fatta da se stessi.
>>
>> Anche io (e penso tutti e tutte qui) sono convinto che le
>> organizzazioni, specialmente quelle pubbliche, dovrebbero gestire in
>> proprio l'IT. Quello che aggiungo a quanto dici tu è: facciamolo in
>> modalità cloud, Private Cloud. Godendo dei vantaggi del Cloud insieme
>> a quelli del Free Software e della Privacy. Nel caso che riporti,
>> quello in cui più organizzzazioni si dotano di una struttura cloud in
>> proprio, come può essere l'ecosistema della PA, si parla di Community
>> Cloud.
>>
>> Le parole sono importanti (cit.). A queste parole, corrispondono delle
>> tecnologie molto sofisticate. E open, ovviamente.
>>
>>
>>>>> Ma non può costituire l'obiettivo ultimo.
>>>> [...]
>>>> E' un obiettivo importante e imprescindibile in questa fase storica.
>>> Oggi è uno strumento imprescindibile, hai ragione.
>>> Se avessimo avuto l'infrastruttura che Giuseppe Attardi aveva proposto
>>> al GARR, milioni di studenti italiani non sarebbero stati profilati
>>> attentamente da Google, Microsoft e compagnia.
>>
>> Certo. Tutti noi lo pensiamo questo. C'è un piccolo problema: quella
>> infrastruttura non è sufficiente al fabbisogno delle scuole italiane,
>> di almeno un paio di ordini di grandezza (stima fatta dal GARR
>> stesso). Per questo stiamo suggerendo di estendere quella
>> infrastruttura. Ci vogliono i denari. Tanti. E le competenze. Tantissime.
>>
>>
>> Ciao,
>>
>> Davide
>>
>>
>>
>> --
>>
>> Ing. D. Davide Lamanna - CTO
>>
>> mobile: 340 4830930 voip: 06 916504256 fax: 06 233225276
>> Via Salaria, 292 - 00199 Roma www.binarioetico.it
>>
Dec. 23, 2020
Re: [nexa] FreeSw e Recovery Fund
by D. Davide Lamanna
Ciao Giovanni,
quanto scrivi è assolutamente chiaro e facilmente condivisibile. Molto
bella la parte sull'hardware che meriterebbe un approfondimento a parte
(e lo faremo prima o poi).
Voglio solo enfatizzare alcuni passaggi che mi interessano particolarmente:
[...]
> 1. cloud perché
>
> è davvero indispensabile accentrare lo storage e le risorse
> computazionali in pochi siti? Non è davvero possibile gestire storage e
> risorse computazionali in modo decentralizzato? (In questo l'assenza di
> un adeguato multicasting in Internet ha giocato un ruolo fondamentale
> per i servizi "live" come streaming, videochat, social networking)
Questo è un tema politico. La storia dell'informatica ci parla di fasi
altalenanti e ricorrenti di centralizzazione e decentralizzazione.
Quindi noi conosciamo la questione e saremmo i candidati perfetti per
parlarne in termini politici. Ma non abbiamo abbastanza interlocutori.
Io sto cercando degli interlocutori che non si limitino a fare il gioco
dei buoni e dei cattivi: "Il Cloud è cattivo perché me l'ha detto
l'amichetto mio barbone"; "Il microservizio potrebbe anche essere buono,
ma solo senza container, perché uno che mi sta antipatico ha parlato
bene dei container e quindi i container devono per forza stare tra i
cattivi!". Io mi aspetterei qualcosa di più, specialmente da chi ha
maturato una certa sensibilità politica.
> 2. cloud come
>
> se davvero è il caso di accentrare, quali sono le risorse hardware,
> software e di rete che garantiscono la sicurezza e riservatezza dei dati
> _anche_ quando sono in transito? (Questo vale anche per sistemi
> decentralizati, che però sono almeno più resilienti)
Sulla cifratura in transito e a riposo non ci sono grossi problemi. I
problemi sono sull'elaborazione. In RAM la roba ci finisce in chiaro. Ho
lavorato anche con la Homomorphic Encryption in contesti Cloud, ossia
elaborare dati cifrati per ottenere output cifrati coerenti, senza mai
decifrare. Ma è ricerca e costa moltissimo computazionalmente. Di fatto
è inutilizzabile.
[...]
> Attenzione che la dinamica del cloud è quella alla centralizzazione
> organizzativo/direttiva/finanziaria E questo tipo centralizzazione porta
> _solo_ e _soltanto_ in una direzione: il monopolio, specie in condizioni
> di mercato come queste. Punto.
Io non metterei un punto, ma un punto e virgola almeno.
:-)
Parliamone. Sto cercando di farlo ma non trovo interlocutori. Forse un
po' bisognerebbe studiare. O almeno trovarsi insieme per mettere a
fattor comune quello che già si sa, e ragionare insieme.
Io dico sempre: pensate che Marx abbia scritto "Il Capitale" senza prima
aver studiato il funzionamento della macchina a vapore? Siamo sicuri di
saperne abbastanza di Cloud Computing e di container per poter dire che
sono il male assoluto o che non ci servono a nulla?
Saluti interlocutori,
Davide Lamanna
Dec. 23, 2020
Re: [nexa] FreeSw e Recovery Fund
by Giovanni Biscuolo
Ciao Giacomo,
Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it> writes:
> sono d'accordo con quasi tutto ciò che hai scritto (e forse con tutto
> ciò che intendevi).
l'importante alla fine è intendersi :-)
> Ciò che mi preme chiarire è che nel discutere di investimenti
> strategici (non tattici) nel software libero, dobbiamo aver ben
> chiare le finalità per i quali il software libero è nato.
Concordo in pieno.
Per capirci, ritengo che le tre modeste proposte che ho cercato di
illustrare siano altamente strategiche e perfettamente in linea con
quelle finalità.
[...]
> Una strategia cibernetica europea dovrebbe dunque puntare anzittutto in
> educazione informatica e sviluppo informatico. Perché abbiamo bisogno
> di sistemi comprensibili e cittadini in grado di comprenderli.
Nelle tre modeste proposte ho _volutamente_ ignorato l'educazione perché
volevo concentrarmi "solo" sugli elementi strategici infrastrutturali.
L'educazione è anche più importante, di sicuro, ma non può prescindere
dall'analisi dello stato dell'arte dell'infrastruttura per capire cosa
non funziona e deve essere migliorato... e per capirlo serve educazione
informatica: siamo in un cul-de-sac :-O
[...]
> On December 23, 2020 11:26:34 AM UTC, Giovanni Biscuolo
> <giovanni(a)biscuolo.net> wrote:
[...]
>> Quindi se storage e computing power non sono gestiti dall'utente
>> significa che sono gestiti da qualcun altro: il suo sistemista...
>
> Questa definizione sposta il problema sulla definizione di utente.
>
> Un cellulare che viene aggiornato senza gestione attiva da parte
> dell'utente è cloud computing?
> Un orologio? Un forno?
Mi sono fregato da solo :-D
Ovviamente vale l'assunto "in potenza gestibili dall'utente": ovvio che
TUTTO in informatica può essere gestito (e lo è al 90%) da terzi e
l'utente lascia fare, ma nel "cloud computing" l'utente usa (almeno) "storage" e
"computing power" As a Software Subtitute, fino ad arrivare a
Infrastucture As a Software Substitute... wow!
[...]
> Il cloud computing è tale SE E SOLO SE, la gestione fisica del hardware
> e sistemistica del software è in tutto od in parte delegata a terzi.
Pensavo di avere detto la stessa cosa, 'mo ci siamo capiti :-)
[...]
> Ma il punto è l'obiettivo da raggiungere è politico e culturale, non
> tecnico od economico.
>
> L'economia, così come la tecnologia, sono SEMPRE al servizio di
> una visione politica e culturale.
Sono completamente d'accordo con te, diciamo che AL MASSIMO quello che
riesco a fare io (dove "io" è una specie di plurale plebeatis) è
dimostrare che tecnicamente, volendo, le cose si possono fare *meglio*
togliendo facili alibi a chi sostiene che non si può fare diversamente,
politici in primis.
[...]
> Vogliamo che i nostri figli siano cittadini di serie A in una società
> cibernetica libera, equa, democratica, plurale?
>
> Allora dobbiamo avere un piano politico e culturale più coraggioso.
Perché secondo te quei tre punti della mia modestissima proposta non
sono sufficientemente tecnocivici e ambiziosi?
Hai presente cosa significa _praticamente_ la proposta 1.?!? :-O
(domanda retorica scusa, hai presente)
Riesci a immaginare cosa si riuscirebbe a fare connettendo in una Nuova
Internet devices (dai SoC ai server con 128 cores) funzionanti solo con
software libero e riproducibile/modificabile da chiunque?!?
Mi sembro il George Clooney dei nexiani: "Immagina, puoi". :-D
Certo questo NON basta, servono persone che hanno adeguate competenze
per farne buon uso, ma _almeno_ potremmo contare su una infrastruttura
che consente di costruire quello che dici sotto.
> Dobbiamo offrirgli strumenti culturali e tecnici con i quali possano
> costruire
Sorpresa!.... Ci sono già, almeno quelli tecnici, solo che... non fanno
rumore.
[...]
Ciao, Giovanni.
--
Giovanni Biscuolo
Dec. 23, 2020
Re: [nexa] [Probabile SPF]Re: FreeSw e Recovery Fund
by D. Davide Lamanna
Su suggerimento dell'amministratore e su richiesta di alcuni che non
sono riusciti a leggerla, riposto la mia email di stamani in formato
testuale, anche a beneficio della consultabilità degli archivi.
D.
On 23/12/20 01:02, Giacomo Tesio wrote:
> On Tue, 22 Dec 2020 18:48:05 +0100 D. Davide Lamanna wrote:
>
>> Il cloud, come modello architetturale, è l'antitesi del software
>> libero.
>>
>> Wow! Che frase apodittica! Potresti spiegarla?
> Semplicemente il cloud impedisce l'accesso al software in esecuzione,
Falso.
Impedire l'accesso al software è una *scelta*, non un *requisito* del
Cloud Computing.
I fornitori di Public Cloud di fatto si comportano come dici tu. Per scelta.
Ma io posso farmi il mio Private Cloud e dare accesso a tutto il codice
sorgente, sia quello applicativo ospitato dalla mia cloud, sia quello
infrastrutturale con cui ho costruito la mia cloud stessa. OpenStack,
Kubernetes, Ansible, Docker, GitLab, sono tutti a codice sorgente
aperto, ad esempio.
> Eseguire un software su un computer inaccessibile sotto il controllo
> fisico di qualcun'altro può essere economico e comodo, ma di certo
> NON sicuro o libero.
Esatto. E' proprio per questo che il Public Cloud è il male assoluto,
mentre il Private Cloud è una scelta di autonomia e di libertà.
>
>
>>> Poi certo, un cloud pubblico come quello che proponesti al GARR
>>> sarebbe molto migliore di un cloud privato in mano ad una
>>> multinazionale straniera, soprattutto per le pubbliche
>>> amministrazioni.
>> E' esattamente il contrario!
>> [...]
>> La confusione viene dall'uso che facciamo in italiano...
> No, nessuna confusione: io stavo proprio scrivendo in italiano! ;-)
>
> Pubblico: https://www.treccani.it/vocabolario/pubblico1/
> Privato: "sottratto al pubblico" (:-D)
Se parliamo di Cloud Computing, Public e Private hanno significati ben
precisi, non possiamo usarne di altri senza fare confusione.
>
> Io sto dicendo che "il cloud", l'affidamento dei servizi informatici di
> una organizzazione cibernetica a terzi, ha senso SOLO fra soggetti
> pubblici.
Il cloud NON è l'affidamento di servizi informatici a terzi. Quello è il
Public Cloud. Il Private Cloud (che è sempre Cloud Computing) è una
modalità di gestione dei propri assett fatta da se stessi.
Anche io (e penso tutti e tutte qui) sono convinto che le
organizzazioni, specialmente quelle pubbliche, dovrebbero gestire in
proprio l'IT. Quello che aggiungo a quanto dici tu è: facciamolo in
modalità cloud, Private Cloud. Godendo dei vantaggi del Cloud insieme a
quelli del Free Software e della Privacy. Nel caso che riporti, quello
in cui più organizzzazioni si dotano di una struttura cloud in proprio,
come può essere l'ecosistema della PA, si parla di Community Cloud.
Le parole sono importanti (cit.). A queste parole, corrispondono delle
tecnologie molto sofisticate. E open, ovviamente.
>
>>> Ma non può costituire l'obiettivo ultimo.
>> [...]
>> E' un obiettivo importante e imprescindibile in questa fase storica.
> Oggi è uno strumento imprescindibile, hai ragione.
> Se avessimo avuto l'infrastruttura che Giuseppe Attardi aveva proposto
> al GARR, milioni di studenti italiani non sarebbero stati profilati
> attentamente da Google, Microsoft e compagnia.
Certo. Tutti noi lo pensiamo questo. C'è un piccolo problema: quella
infrastruttura non è sufficiente al fabbisogno delle scuole italiane, di
almeno un paio di ordini di grandezza (stima fatta dal GARR stesso). Per
questo stiamo suggerendo di estendere quella infrastruttura. Ci vogliono
i denari. Tanti. E le competenze. Tantissime.
Ciao,
Davide
Dec. 23, 2020
Re: [nexa] [Probabile SPF]Re: FreeSw e Recovery Fund
by D. Davide Lamanna
Eccomi qua, sono entrato in lista. Più comodo per la discussione in
corso, ma certamente ne valeva la pena non solo per questo motivo.
Bentrovati/e!
Direi che stiamo abbastanza convergendo, e non poteva che essere così,
data la storia e la cultura di ciascun* di noi.
On 23/12/20 11:33, Giacomo Tesio wrote:
> Temo Davide che la mia allergia alla confusione fra termini tecnici e
> buzzword del marketing stia prendendo il sopravvento...
Ti capisco. Anche io ho dei problemi con alcune parole. Ad esempio con
la parola "sovranità". Sapendo però cosa si intende con "Sovranità
Digitale", tengo la mia idiosincrasia sotto controllo.
Ti devo svelare però una cosa che ti sconvolgerà: no, Cloud Computing
non è una buzzword del marketing. Non più. Mettetevi comodi e prendete i
pop-corn.
Anche io la pensavo così nel lontano 2006. Nel 2008 Stallman disse che
il Cloud era stupidità. Mi trovai daccordo. Nel 2010 iniziai a
interessarmene a livello accademico e iniziai a studiare, a fare
ricerca, a fare sperimentazione. Per 10 anni ho continuato a studiare le
tecnologie alla sua base. Dalla ricerca sono passato all'applicazione
pratica e, nel 2015, a proporre servizi con la mia impresa. Continuando
comunque a studiare e a frequentare (e organizzare) conferenze e summit
internazionali.
Come è possibile che un paradigma tecnologico nato per incularci (è
innegabile che sia nato per incularci), sia diventato un mio interesse?
E' stato OpenStack che mi ha aperto gli occhi. Ho sperimentato anche su
altre piattaforme prima di OpenStack: Open Nebula, Eucalyptus, UEC...
che mon hanno avuto altrattanta fortuna.
Cosa hanno fatto i creatori di OpenStack? Qualcosa di molto diverso da
chi ha liquidato il Cloud come una sciocchezzuola:
1) Hanno preso la definizione di Cloud Computing (quella del NIST)
2) Hanno sbirciato nelle implementazioni di Amazon Web Services
3) Si sono messi in gioco per fare un prodotto Open Source che facesse
quelle cose.
E l'hanno fatto!
Non vi ricorda niente questo atteggiamento mentale? Un aiutino:
OpenStack è definito il Sistema Operativo della Cloud.
Le cose si sono evolute rapidamente, e molte altre piattaforme
tecnologiche si sono aggiunte al novero di quelle necessarie per fare IT
in un modo nuovo, in modo Cloud-native. Tutte Open Source: Docker,
Kubernetes, Ansible, GitLab, Istio e moltissime altre.
Moltissimissimissime altre! In questa immensità, OpenStack sta perdendo
terreno, fra l'altro.
Oggi noi possiamo fare delle cose fino a ieri impensabili con queste
tecnologie, nate per l'affadabilità, la scalabilità, la sicurezza e
per... LA PRIVACY!!!
La privacy è un valore sovversivo! E' sabbia negli occhi di Amazon Web
Services, di Google Cloud Engine, di Microsoft Azure. Da ben prima che
IBM comprasse RedHat. Non riescono a credere che abbiamo usato quei
paradigmi per fare l'opposto di ciò per cui sono nati. Pensavano di
averci fregato definitivamente. Ora hanno paura di quello che possiamo
fare, se ci diamo una svegliata. Gli togliamo il giocattolo di mano. Gli
togliamo i dati, con cui fatturano decine di miliardi l'anno. Gli
togliamo il potere.
[...]
> Dunque ritengo che sia da un punto di vista tecnico sia da un
> punto di vista più divulgativo, sia stata la scelta commerciale dei
> termini "Private Cloud" e "Public Cloud" a ingenerale confusione.
Può darsi, ma sono questi i termini che si usano. Le parole nascono
sulle esperienze concrete, non possiamo fermare il mondo e cambiarle
perché non ci piacciono.
[...]
>> Ma io posso farmi il mio Private Cloud e dare accesso a tutto il
>> codice sorgente, sia quello applicativo ospitato dalla mia cloud, sia
>> quello infrastrutturale con cui ho costruito la mia cloud stessa.
>> OpenStack, Kubernetes, Ansible, Docker, GitLab, sono tutti a codice
>> sorgente aperto, ad esempio.
>
> Sì, ma rimane comunque un data center che esegue macchine virtuali.
Amico mio, purtroppo non è così. Cloud Computing non significa affatto
macchine virtuali. Una VM non è che una componente piccolissma del
complesso di oggetti che stanno dentro al concetto e alle pratiche di
Cloud Computing. Peraltro negli ultimi tempi le VM stanno anche perdendo
di interesse (e rapidamente) nel contesto del Cloud. Ma non mi dilungo.
[...]
> Tuttavia ai miei tempi (come sono vecchio!)
Io lo sono di più.
:-)
> con il buon vecchio Xen,
> tempo e santa pazienza, un buon sistemista avrebbe comunque potuto
> realizzare un'identica infrastruttura virtuale.
Già... Tanto tempo e tanta pazienza. E tanti fuori servizio da gestire
manualmente!
:-)
[...]
> Ovviamente se (e solo se) questo incremento delle possibilità di
> calcolo e comunicazione saranno accompagnate da un aumento della
> cultura informatica nella popolazione.
Giustissimo.
>
> Perché noi in Europa possiamo ancora scegliere fra usare l'innovazione:
>
> - per aumentare le libertà dei cittadini
>
> - per aumentare il controllo sui cittadini
Giustissimo.
>
> Se il 5G o il FTTH verranno usati per riempire le case di aggeggi che
> inviano dati nel cloud (pubblico o privato, Public o Private ;-) avremo
> realizzato la distopia orwelliana definitiva. Quella, per intenderci,
> cui lavorano da anni negli Stati Uniti ed in Cina.
>
> Se invece verranno usati per aumentare la libertà effettiva dei
> cittadini, invece che il potere SUI sudditi, mettendo la popolazione
> in condizione di avere pieno controllo sulla propria vita cibernetica,
> avremo realizzato l'infrastruttura fondamentale per una democrazia
> cibernetica.
>
Giustissimo
>
> Chi vuole la prima, spinge per continuare così.
> Esalta le magnifiche sorti e progressive, l'accumulo di dati e la
> violazione della privacy come valori positivi etc...
>
>
> Chi vuole la seconda, spinge per una nuova strada, Europea, democratica
> e plurale dell'informatica.
>
Perfetto, siamo arrivati al punto che mi interessa.
> Tuttavia, l'uso degli stessi termini markettari per descrivere sistemi
> cibernetici molto diversi, avvantaggia nettamente coloro che quei
> termini li hanno inventati per vendere i propri prodotti e servizi.
>
> Avvantaggia quelli che si fanno pagare... per tenere in pugno i clienti.
Quest'ultimo qui invece è un punto delicato su cui riflettere, ossia
l'uso delle parole per avvantaggiare processi capitalistici. Nel breve
termine può essere un problema, concordo.
Prova però a vederla anche da un'altra prospettiva: uso le stesse parole
di Amazon Web Services, ma faccio qualcosa di diametralmente opposto
rispetto ai suoi obiettivi. Qualcosa che mi interessa e che va nella
direzione che voglio io.
Qui diventa difficile e andiamo sul politico. Ecco un articolo che ho
scritto durante il lock-down:
https://comune-info.net/il-dominio-di-big-tech/
Saluti tecno-politici,
Davide Lamanna
Dec. 23, 2020
Re: [nexa] FreeSw e Recovery Fund
by Giacomo Tesio
Ciao Giovanni,
sono d'accordo con quasi tutto ciò che hai scritto (e forse con tutto
ciò che intendevi).
Ciò che mi preme chiarire è che nel discutere di investimenti
strategici (non tattici) nel software libero, dobbiamo aver ben
chiare le finalità per i quali il software libero è nato.
Il software libero resterà sempre irrilevante per una popolazione che
non è concretamente in grado di esercitare le 4 libertà.
Così come la privacy, per una popolazione che non comprende come
vengano utilizzati i propri dati.
Nella migliore delle ipotesi, coloro che si battono per proteggerla ed
emanciparla appariranno come simpatici rompiscatole "fissati con Linux".
Nella migliore!
Per contro, le multinazionali che mettono loro il cappio al collo sono
visti come filantropici liberatori. Salvatori addirittura!
Pensa alla pandemia e come siano stati accolti i servizi cloud dei
GAFAM nelle scuole... o anche solo il framework GAEN dietro Immuni
StopCovid e compagnia bella.
La consapevolezza dell'importanza del software libero, come della
sicurezza informatica o della privacy, seguono la comprensione
dell'informatica. Letteralmente: solo chi comprende a fondo
l'informatica può avere un'idea di quali rischi stiamo correndo.
Una popolazione ignorante sarà sempre fedelmente asservita.
Ed una popolazione di servi, il software libero non interesserà mai.
Per questo, una strategia cibernetica europea (ed italiana) deve
puntare anzitutto a creare le condizioni perché il software libero
diventi la modalità normale di sviluppare il software semplicemente
perché il software proprietario (o comunque inaccessibile) non
interessa più a nessuno.
Una strategia cibernetica europea dovrebbe dunque puntare anzittutto in
educazione informatica e sviluppo informatico. Perché abbiamo bisogno
di sistemi comprensibili e cittadini in grado di comprenderli.
E tali sistemi dovrebbero ovviamente essere beni pubblici, ovvero
protetti dalla privatizzazione (e dunque copyleft molto forti, persino
più stringenti della AGPLv3... ma questo ci porterebbe offtopic)
On December 23, 2020 11:26:34 AM UTC, Giovanni Biscuolo
<giovanni(a)biscuolo.net> wrote:
> La definizione delle prime due righe di wikipedia (EN) potrebbe
> andare?
>
> --8<---------------cut here---------------start------------->8---
>
> Cloud computing is the on-demand availability of computer system
> resources, especially data storage (cloud storage) and computing
> power, without direct active management by the user.
>
> --8<---------------cut here---------------end--------------->8---
>
> «without direct active management by the user» a mio avviso è
> l'elemento fondamentale del cloud computing: sbaglio?
>
> Quindi se storage e computing power non sono gestiti dall'utente
> significa che sono gestiti da qualcun altro: il suo sistemista...
Questa definizione sposta il problema sulla definizione di utente.
Un cellulare che viene aggiornato senza gestione attiva da parte
dell'utente è cloud computing?
Un orologio? Un forno?
Io direi di no... ma con il marketing, non si sa mai! :-D
Se l'esistenza di un sistemista, rende il sistema "cloud computing",
allora il nome vaporoso è molto appropriato perché hanno VERAMENTE
scoperto l'acqua calda! :-D
Il cloud computing è tale SE E SOLO SE, la gestione fisica del hardware
e sistemistica del software è in tutto od in parte delegata a terzi.
> C'è ancora tanto lavoro da fare ma ne vale decisamente la pena, se le
> risorse per queste cose non arrivano dalle istituzioni pubbliche - che
> magari preferiranno investire tutto sul "cloud" - allora il progresso
> sarà ancora rallentato perché il mercato non ce la può fare da solo,
> non ha una visione strategica ma soprattutto è gestito attraverso
> logiche di parte (contro altre parti).
Esatto.
Ma il punto è l'obiettivo da raggiungere è politico e culturale, non
tecnico od economico.
L'economia, così come la tecnologia, sono SEMPRE al servizio di
una visione politica e culturale.
Il punto è QUALE visione.
Vogliamo che i nostri figli ed i nostri nipoti siano ingranaggi?
Allora cerchiamo di raggranellare qualche briciola del recovery fund
per sovvenzionare un altro po' con i nostri surrogati open source.
Saranno briciole, perché i GAFAM sono la safe bet, "lo stato dell'arte".
E queste briciole finiranno.
Vogliamo che i nostri figli siano cittadini di serie A in una società
cibernetica libera, equa, democratica, plurale?
Allora dobbiamo avere un piano politico e culturale più coraggioso.
Dobbiamo offrirgli strumenti culturali e tecnici con i quali possano
costruire la società che desiderano (e che noi, diciamocelo, non
possiamo neanche immaginare).
Se non lo faremo, altri la costruiranno per loro.
Se lo faremo, nessuno si filerà più il software "proprietario". ;-)
Giacomo
Dec. 23, 2020
Logic: "Inside the Whale: An Interview with an Anonymous Amazonian"
by J.C. DE MARTIN
*Inside the Whale: An Interview with an Anonymous Amazonian*
Amazon is on a mission to own the infrastructure of our lives. The
second-largest private employer in the United States after Walmart, the
company captures $4 out of every $10 spent online. They have a vast
network of fulfillment centers, and they are rapidly buying more real
estate; in September 2020, they announced plans to open 1,500 more
distribution hubs in suburbs across the country. Retail is only one of
their many businesses, however: for many Americans, it would be
impossible to commute from home to school or the office without passing
into view of a Ring, Amazon’s “smart” home surveillance camera.
Moreover, Amazon Web Services (AWS) controls nearly half of the public
cloud market, and the company is pouring money into a number of other
ventures, from entertainment to advertising. We talked with an AWS
cybersecurity engineer about how to think about the behemoth and how it
feels to work inside it.
[...]
continua qui:
https://logicmag.io/commons/inside-the-whale-an-interview-with-an-anonymous…
Dec. 23, 2020
Re: [nexa] Un algoritmo per scegliere chi sarà vaccinato per primo
by Giovanni Biscuolo
Buongiorno Marco,
"M. Fioretti" <mfioretti(a)nexaima.net> writes:
> On Tue, Dec 22, 2020 23:25:42 PM +0100, don Luca Peyron wrote:
>> Tutto ha una sua logica, ma una mia precomprensione forse luddista apre la mia
>> fantasia a scenari orwelliani, cosa ne dite?
[...]
> Che sia informatizzata o no, completamente automatizzata o no, sempre
> quello e': una procedura che consiste di una sequenza di azioni
> precise.
In questo caso si tratta di incrocio di dati per stabilire il rischio e
dare indicazioni, effettivamente non è chiaro (AFAIU):
1. cosa fa effettivamente il software (come stabilisce i punteggi)
2. se la porposta è davvero quella di usare il software
> Invece no, si DEVE dire "HA STATO L'ALGORITMOOOOOO! SVEGLIAAAAAl'
> perche' e' trendy, deliziosamente e morbosamente malvagio, evoca di
> piu' il grande fratello, dimostra che sei davvero 2.0, eccetera.
Appunto: a capire che gli immunodepressi sono quelli a cui dare priorità
c'ero arrivato anche io senza bisogno di conoscere la loro cartella
clinica; l'articolo dice:
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
chi ha questo genere di patologie è particolarmente esposto a forme
severe del virus non tanto per la malattia in se per se ma per i farmaci
che vengono assunti e che indeboliscono il sistema immunitario
soprattutto nei pazienti oncologici
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
Ora non so se davvero sia questa la conclusione dello studio, certo
l'articolo non fa chiarezza.
Senza dubbio, però, lo classificherei come "soluzionismo digitale"
(inutile tra l'altro)
[...]
Saluti, Giovanni.
--
Giovanni Biscuolo
Dec. 23, 2020