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Re: [nexa] una riflessione sul lavoro di Timnit Gebru ed una prospettiva che mi ha sorpreso
by Guido Vetere
segnalo a tal proposito un pezzo divulgativo pubblicato oggi su Agenda
Digitale
https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/intelligenza-artificiale-dem…
On Tue, 15 Dec 2020 at 11:21, don Luca Peyron <dluca.universitari(a)gmail.com>
wrote:
> Grazie della segnalazione, la futura mission del Centro Italiano per
> l'Intelligenza artificiale dovrebbe tenere presenti questi aspetti che sono
> vitali per la democrazia... lavori in corso!
>
> Un caro saluto a tutti
>
> dl
>
> Il giorno mar 15 dic 2020 alle ore 11:17 Giuseppe Attardi <
> attardi(a)di.unipi.it> ha scritto:
>
>> +1
>>
>> Sottolineo la questione del compute divide che sta emergendo tra coloro
>> che possono permettersi le risorse per sviluppare grossi modelli DNN e chi
>> no.
>> Questo articolo fornisce dei numeri:
>>
>> The De-democratization of AI: Deep Learning and the Compute Divide in
>> Artificial Intelligence Research
>> https://arxiv.org/pdf/2010.15581.pdf
>>
>> --
>>
>> On 13 Dec 2020, at 23:54, nexa-request(a)server-nexa.polito.it wrote:
>>
>> Date: Sun, 13 Dec 2020 23:13:11 +0100
>> From: Guido Vetere <vetere.guido(a)gmail.com>
>> To: nexa(a)server-nexa.polito.it
>> Subject: Re: [nexa] una riflessione sul lavoro di Timnit Gebru ed una
>> prospettiva che mi ha sorpreso
>> Message-ID:
>> <CAD3hHB4v6skE43hvto+NjpN0qjyNS-uSM90pqGmcy4L-SkMJCA(a)mail.gmail.com>
>> Content-Type: text/plain; charset="utf-8"
>>
>> Ciao Giovanna, e salve a tutt[i|e] da un vecchio neo-iscritto a questa ml.
>>
>> Riprendo qui questa discussione che s'era propagata per la rete producendo
>> chissà quanta CO2 :-)
>>
>> A leggere attentamente quello che la Gebru et al. hanno scritto e che ha
>> provocato la reazione di Google, a mio parere si evince che la
>> preoccupazione non sia tanto legata all'inquinamento prodotto
>> dall'addestramento delle Deep Neural Network (DNN), ma al fatto che un
>> certo tipo di reti (miliardi di parametri e addestramento non
>> supervisionato su petabyte di dati, es. GPT-3) sia di fatto appannaggio
>> esclusivo dei Big Tech (detti pudicamente 'wealthy organizations') e
>> rafforzino il loro monopolio e il loro potere.
>>
>> Vero è che produrre modelli (stime dei parametri) per questo tipo di reti
>> richiede molta energia, ma pensiamoci: se questa fosse prodotta da fonti
>> rinnovabili saremmo a nostro agio col fatto che solo OpenAI (si legga:
>> Microsoft) può usare GPT-3? Io no, per dire.
>>
>> Quanto alle DNN in genere, addestrarne una può essere una questione di ore
>> o di giorni, ma tendenzialmente si tratta di operazioni 'una tantum':
>> cambiare frequentemente questi modelli sarebbe un bel problema per il
>> ciclo
>> di vita delle applicazioni. Non sappiamo ancora fare un'analisi accurata
>> del rapporto costi\benefici (la ricerca è solo agli inizi), ma credo sia
>> plausibile attendersi che, sotto il profilo energetico, non ci sia una
>> specificità così marcata dell'AI rispetto - che so - allo streaming.
>>
>> Produrre qualsiasi bene o servizio ha un impatto ambientale, possiamo in
>> scienza e coscienza dire che l'AI è particolarmente insostenibile per
>> l'ambiente? Più ad esempio del consumo di carne bovina? Francamente,
>> stento a crederlo.
>>
>> Il rischio che va evitato, a mio avviso, è quello di abbaiare sotto
>> l'albero sbagliato. Poi può essere che sia io a sbagliare, ma parliamone.
>>
>> Infine, queste DNN bulimiche non sono l'unico modo, e forse neanche il
>> migliore, per ottenere certe funzionalità, ma di questo, se volete, alle
>> prossime puntate.
>>
>> Buona serata a tutt[e|i]
>> Guido
>>
>>
>>
>>
>> On Sun, 13 Dec 2020 at 20:44, Giovanna Sissa <sissa.giovanna(a)gmail.com>
>> wrote:
>>
>> Personalmente ritengo che ?AI e sostenibilità ambientale? possano
>> essere resi compatibili, ma non senza una precisa volontà e uno sforzo
>> adeguato. Anche nella ricerca. Il primo passo è ammettere l?esistenza
>> del problema. Il secondo è mettersi d?accordo su come quantificarlo.
>> A proposito dell'impatto ambientale che deriva dal software (flashback
>> n.4 e algoritmi di deep learning) e del mistero che aleggia intorno
>> alla sua quantificazione, questo recentissimo progetto si propone di
>> misurare le emissioni di CO2 prodotte dal software mentre lo si sta
>> sviluppando:
>> https://codecarbon.io
>> L?impostazione concettuale mi pare seria. Qualcuno lo conosce, lo ha
>> utilizzato o ha intenzione di farlo?
>>
>> Giovanna Sissa
>>
>> Il giorno mer 9 dic 2020 alle ore 23:57 Giacomo Tesio
>> <giacomo(a)tesio.it> ha scritto:
>>
>>
>> Ciao Claudio,
>>
>> ti ringrazio per questa attenta ed approfondita riflessione e perché la
>> prospettiva che proponi mi ha fatto riflettere ed approfondire.
>>
>> On Wed, 9 Dec 2020 02:37:58 +0100
>> Claudio Agosti <claudio.agosti(a)logioshermes.org> wrote:
>>
>> Quando ho letto di Timnit Gebru licenziata da Google ho
>> pregiudizievolmente pensato che, poichè lei stesse in AI Ethics di
>> Google, fosse una foglia di fico. [...]
>>
>>
>> Personalmente condivido questo "pregiudizio" e francamente mi sembra
>> che il licenziamento della dottoressa Gebru confermi questa ipotesi.
>>
>> Non tanto perché dimostra come questi ricercatori vengano sbattuti
>> fuori nonappena provano a assumere posizioni scomode, ma perché
>> l'efficacia e la risonanza politica delle loro ricerche esplode
>> proprio grazie alla prepotenza di chi cerca di (anonimamente!!!)
>> insabbiarle.
>>
>> E invece leggendo l'articolo e la spiegazione del paper (
>>
>>
>> https://www.technologyreview.com/2020/12/04/1013294/google-ai-ethics-resear…
>> )
>>
>> [...]
>>
>>
>> L'ho letto anche io, ma... non è il paper in questione.
>>
>> E boh... non mi sorprenderei se sfumature rilevanti fossero sfuggite.
>>
>> flashback n.1: 2016
>>
>> Google e Facebook rivoluzionano l'uso delle artificial intelligence
>> quando rilasciano rispettivamente Tensor Flow e Caffe2|pyTorch. Sono
>> dei framework open source di deep learning. Siccome sono open source
>> è chiaro che non sia lì l'intelligenze [...] il sottotesto mai messo
>> in discussione è: "per avere un'AI accurata devi avere un sacco di
>> dati". o anche "La tua azienda può avere un'ottima AI, se e solo se
>> collezioni e studi grandi quantità di dati". E' un modo per
>> legittimare e consolidare questo trend intrinseco del capitalismo
>> della sorveglianza.
>>
>>
>> Ottima sintesi. :-)
>>
>> Non solo questo passaggio: vale per ciascuno dei tuoi flashback.
>>
>> Definizione del problema irrisolto
>>
>> Comprendere e rispettare le sfumature culturali, linguistiche, delle
>> demografiche non dominanti. Possiamo anche fare una riflessione
>> geografica: se la capitale culturale usa un certo slang, questo sarà
>> riproposto alle periferie, risultando inevitabilmente meno adeguato,
>> inclusivo, se non addirittura fuori luogo o colonizzatore.
>>
>> Non parliamo poi della chiara impossibilità che avrebbe un sistema
>> così egemonico a rispettare le differenze personali.
>>
>>
>> Detto così sembra un bug, mentre è una feature!
>>
>> L'obiettivo è segmentare la popolazione in gruppi omogenei e distinti,
>> sufficientemente vasti da influenzare la narrazione e l'agenda politica
>> delle organizzazioni locali, ma senza mai costituire una massa critica
>> in grado di mettere in discussione il sistema.
>>
>> I gruppi minoritari che possono essere interessanti per queste
>> organizzazioni sono quelli vasti. Dei gruppi costituiti da 100 o 100
>> persone al mondo non gli frega niente. Non avranno mai alcuna rilevanza.
>> Anche se questi gruppi magari sono decine di migliaia.
>>
>> E' un po' come la ricerca farmaceutica nell'ambito delle malattie rare.
>>
>> Dicembre 2020 (il paper ed il licenziamento)
>>
>> Timnit Gebru stava lavorando ad un paper che spiegava l'impatto
>> ambientale dell'addestramento dei modelli:
>>
>>
>> https://www.technologyreview.com/2020/12/04/1013294/google-ai-ethics-resear…
>>
>> se la teoria di Mark Z. fosse anche quella perseguita da Google, per
>> la quale abbassare i bias significa addestrare modelli costantemente,
>> per ogni contesto culturale, tenendo in considerazione ogni
>> differenza sensibile che avrebbe potuto urtare gli utenti, si avrebbe
>> avuto un dispendio energetico significativo.
>>
>>
>> Si ha anche, inevitabilmente, una imperscrutabile black box che nessuno
>> può permettersi di analizzare semplicemente perché continuamente
>> cangiante. Fra l'evitare i danni alle minoranze ed evitare il biasimo
>> per questi danni, quale credi sia la priorità di queste aziende?
>>
>> In pratica: "AI etica" e sostenibilità ambientale sono incompatibili.
>>
>>
>> Al di là dell'etica: Alpha Zero è un solitario! :-D
>>
>> Ma allo stato attuale, il "Deep Learning" è insostenibile anche da una
>> prospettiva socio-politica perché i dati necessari alla programmazione
>> statistica costituiscono di per sé stessi esternalità negative: una
>> volta sfuggiti dal controllo degli emittenti, possono danneggiare la
>> socità in moltissimi modi.
>>
>> E questo, davanti all'inevitabile catastrofe climatica, è un assioma
>> inaccettabile per Google, no?
>>
>>
>> Forse.
>>
>> Ma la mia intuizione è che ci sia molto di più dietro questo autogol.
>>
>> Voglio dire, questo collegamento (che per la verità non mi suona
>> particolarmente nuovo) spiega la segretezza sull'autore dei feedback che
>> imponevano la ritrattazione?
>>
>> Se ciò che temono in Google è biasimo per il consumo di energia, allora
>> i costi energetici stimati in accademia deve essere di due o tre ordini
>> di grandezza inferiore a quelli effettivamente affrontati da Google.
>>
>> Se quello fosse il problema, allora la dirigenza di Google teme che si
>> scopra qualcosa di MOOOLTOOO più scomodo della propria responsabilità
>> nei confronti della catastrofe climatica imminente.
>>
>> Qualcosa che magari potrebbe costituire concorrenza sleale?
>>
>>
>> questa donna e le sue ricerche meritano il rispetto di chi
>> dall'interno di una corporation stava per sollevare un deadlock
>> logico che ancora non si era visto, e che connette due problemi
>> politici complessi attualmente irrisolti.
>>
>>
>> Vero.
>>
>> Ma ciò non significa che non fosse una "impiegata trofeo" (un token,
>> come dicevi) assunto per fare ethics washing. Cosa che rimane vera per
>> tutti i suoi colleghi nel gruppo di AI Ethics. Colleghi che perdono
>> qualsiasi credibilità scientifica nel momento in cui accettano di
>> sottostare alla censura di Google. Cos'altro accetteranno domani?
>>
>>
>> Quanto alla dottoressa Gebru, invece, le sue ricerche acquisteranno
>> notevole visibilità PROPRIO perché è stata vittima del licenziamento.
>>
>> Da adesso in poi non avrà accesso ai dati come quando era in Google.
>> D'altro canto, essendo dotata di un'intelligenza naturale, quanto ha
>> visto e vissuto le potrebbe essere più che sufficiente.
>>
>>
>> Giacomo
>> _______________________________________________
>> nexa mailing list
>> nexa(a)server-nexa.polito.it
>> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>>
>> _______________________________________________
>>
>>
>> _______________________________________________
>> nexa mailing list
>> nexa(a)server-nexa.polito.it
>> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>>
>
>
> --
> _________________________
> don Luca Peyron
> Direttore Ufficio per la Pastorale Universitaria
> Arcidiocesi di Torino
> www.universitari.to.it
> via XX settembre 83, Torino
> tel. 011 5156239
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
Dec. 15, 2020
Guasto a Google, così i dati personali di tutti sono gestiti negli Usa
by Giacomo Tesio
L’azienda ha confermato che le problematiche riscontrate con il loro
sistema di autenticazione che ha impedito l’accesso a buona parte dei
suoi servizi sono state causate da una configurazione errata di un
sistema di storage [...]
Guasti tecnici ed attacchi informatici capitano a tutti, anche ai
colossi del web come più volte Google, Amazon, Microsoft che in varie
occasioni hanno interrotto le giornate lavorative di milioni di
utilizzatori o impedito il corretto funzionamento di svariati gadget
dipendenti da servizi Cloud.
La cosa interessante di questo specifico guasto dell’infrastruttura
Google è che ha confermato a coloro che pensavano di utilizzare dei
servizi dedicati agli utenti europei, che le credenziali di tutti gli
utilizzatori dei loro servizi sono gestite da un’unica piattaforma di
autenticazione situata negli Stati Uniti. E questo – come si è visto
per i servizi colpiti dal down – riguarda anche le scuole.
La documentazione ed i contratti proposti da Google indicano
chiaramente che i dati personali “potrebbero” essere trasferiti negli
Stati Uniti ma diversi addetti alla privacy, istituzioni come il
Ministero dell’Educazione o altre organizzazioni diversamente abili dal
punto di vista tecnico ed in materia di protezione dei dati hanno
promosso gli strumenti Google, e Microsoft, credendo che i dati ed i
servizi sarebbero rimasti in Europa.
Vista la sentenza del caso Schrems II che ha invalidato l’accordo
chiamato Privacy Shield e confermato la non adeguatezza degli Stati
Uniti con le misure minime necessarie alla protezione dei dati
personali dei cittadini Europei non sembrano esservi basi legali valide
per il trasferimento di quei dati rendendo i contratti firmati con
Google, ed altri provider di servizi Cloud, nulli in quanto non
conformi con il RGPD.
Che i servizi forniti da Google non fossero conformi con il RGPD è
chiaro a chiunque abbia letto i loro contratti [...]
Malgrado il fatto che Google sia già stata portata in tribunale per
aver abusato dei dati degli studenti negli Stati Uniti e condannata
diverse volte in Europa per pratiche illegali ed abuso di posizione
dominante è a dir poco incredibile che il Ministero dell’Educazione
continui a promuovere i loro prodotti come idonei per le scuole.
Sarebbe ora auspicabile che il Garante si attivi per informare i
cittadini e le istituzioni che i servizi Cloud di Google e di altri
fornitori afflitti dalle stesse carenze etiche non sono idonei per
l’utilizzo nelle istituzioni Italiane e soprattutto in ambiti educativi
dove studenti e spesso, tranne alcuni casi lodevoli, docenti sono stati
formati per capire le problematiche relative a quelle piattaforme o a
difendere i diritti acquisiti grazie alla Carta dei Diritti
Fondamentali dell’Unione Europea che includono il diritto alla privacy.
Tratto dall'ottimo articolo di Paolo Vecchi su
https://www.agendadigitale.eu/sicurezza/privacy/guasto-a-google-cosi-i-dati…
Giacomo
Dec. 15, 2020
Re: [nexa] sulla censura (was Re: Libertà di espressione e odio sul web)
by Antonio Iacono
On 12/15/20, Giovanni Biscuolo <giovanni(a)biscuolo.net> wrote:
> Vedo che continui a scansare la mia domanda scomoda: è il caso di
> *censurare* le espressioni di odio, per tanto malate che siano?
Assolutamente no, non so se sono stato io il primo in questa discussione
ad usare il termine "censura" e, se lo ho usato, ho sbagliato.
Tutt'al più pensavo ad una forma di moderazione (ma mai da parte
dell'autorità pubblica).
Quando, ieri, si discuteva di introdurre materie sociologiche nei corsi
di informatica, in un certo senso è come se si dicesse:
"Attenzione, webmaster, social media manager, e altre figure legate
al web, quello che fate (o non fate) non è ad impatto zero, gli
insulti a raffica,
a carattere discriminatorio o diffamatorio, probabilmente stanno arrivando
da 'bot' o da utenti di chissà quale parte del mondo".
Ecco, io intendevo questo, formare i professionisti del web ad avere
consapevolezza
delle proprie azioni.
> Con questo non voglio dire che non occorre fare nulla per fare in modo
> che le relazioni online siano un po' più equilibrate, ma la censura
> (l'autorità che stabilisce cosa è lecito o no) è proprio la risposta
> sbagliatissima a un fenomeno sbagliato.
Ho tagliato il resto perchè sono assolutamente d'accordo con te, è su quel
"occorre fare" il nocciolo. Sgombrato il campo dall'equivoco sul termine
"censura" che ripeto, non è assolutamente la mia proposta, che fare?
Conoscenza, formazione, informazione, educazione ... sì, ma come?
Antonio
Dec. 15, 2020
sulla censura (was Re: Libertà di espressione e odio sul web)
by Giovanni Biscuolo
Ciao Antonio,
perdonami se insisto, prendilo come sincero segno di stima :-). Sarà
l'ultima cosa che dico in questo thread.
Vedo che continui a scansare la mia domanda scomoda: è il caso di
*censurare* le espressioni di odio, per tanto malate che siano?
«Per censura si intende il controllo e la limitazione della
comunicazione da parte di un'autorità.» (fonte Wikipedia
https://it.wikipedia.org/wiki/Censura)
La definizione NON è interpretabile.
Le forme di censura probabilmente più diffuse nei regimi democratici
sono:
1. quella soft
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
L'espressione, utilizzata per la prima volta nel 2005 in un report della
Open Society Justice Initative, si riferisce a una serie di pratiche e
schemi che mirano a influenzare i media senza ricorrere all'interdizione
legale, alla censura diretta e alla minaccia economica diretta. Questo
tipo di pressioni include l'allocazione discriminatoria e selettiva dei
fondi pubblici, l'abuso di potere ed ispezioni opache e discrezionali.
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
2. l'autocensura
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
Si parla invece di autocensura quando la censura è realizzata dal
soggetto che è chiamato a esprimere opinioni e a divulgare informazioni,
allo scopo di evitare di divulgare contenuti sgraditi a terzi o allo
scopo di non incorrere in censura. L'organizzazione delle imprese
editoriali presuppone, inevitabilmente, una forma di controllo e
selezione degli articoli da parte del direttore responsabile, sia per
una questione di responsabilità per omesso controllo, in cui altrimenti
questi potrebbe incorrere, sia per garantire la cosiddetta "linea
editoriale" della testata. [...]
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
Ho addirittura letto con i miei occhi un conduttore di una famosa radio
privata sostenere che è etico inserire filtri anti "fake news" per
impedire ai deficienti di scrivere sui social (prendetene uno a caso):
«fare gargarismi con la candeggina protegge dal Covid».
Lo so: non è un caso di censura di "hate speech" questo, ma di "fake
news"... ma la censura agisce esattamente con questa ratio.
Antonio Iacono <antiac(a)gmail.com> writes:
> L'odio, così come l'amore, è un sentimento privato, in genere tra due
> persone.
No: amore e odio sono (anche) categorie filosofiche che intendono
_ampie_ varietà di sentimenti e atteggiamenti, parti delle quali hanno
molto a che fare con la sfera pubblica. Ma non voglio certo fare il
tuttologo, tantomeno qui ;-)
"Io odio i brevetti" è un'espressione di amore! :-D
"Io ammazzerei chi registra i brevetti" è odio malato che qualifica
malissimo chi lo pronuncia in pubblico, non sono nemmeno sicuro si
tratti di reato (ma non è il censore a stabilirlo).
> Con "odio on line" o "hate speech", vengono comunemente etichettate
> espressioni che, se dette in pubblico, in presenza o in televisione
> configurerebbero i reati che hai citato,
L'atto di censurare, per sua natura, avviene generalmente _prima_ che
l'espressione sia resa pubblica e che si possa eventualmente configurare
come reato: la censura implica che esista un censore, non un processo.
La censura - per proteggerci, eh! - ha colpito ogni sorta di espressione
scomoda o "contraria al buon costume", in Italia *dopo* il fascismo e
non solo in Corea del Nord (della quale sono ignorante in merito alla
censura, sto usando un luogo comune): da "Mistero buffo" a "Summer
dreams" (2008 [1]) i casi sono innumerevoli. La chiesa cattolica ha
abolito l'«Indice dei libri proibiti» nel 1966 e AFAIK l'ultimo
aggiornamento è del 1948.
Oggio io vorrei essere libero di leggere e diffondere (per commentare e
criticare) estratti del «Mein Kampf» o dell'intera collana scientifica
«La difesa della razza»: l'hate speech sgorga a frotte da simili
pubblicazioni.
> ma su internet, proprio per la difficoltà intrinseche del mezzo spesso
> non vengono perseguiti.
Questa è una leggenda metropolitana, Internet non ha mai impedito di
perseguire reati perpetrati attraverso di essa... persino su reti p2p
cosiddette anonime [2]
...ma anche se fosse, la soluzione è quella di rafforzare le strutture
*giudiziarie* affinché siano in grado di perseguire i reati, *non*
censurare. [3]
Con questo non voglio dire che non occorre fare nulla per fare in modo
che le relazioni online siano un po' più equilibrate, ma la censura
(l'autorità che stabilisce cosa è lecito o no) è proprio la risposta
sbagliatissima a un fenomeno sbagliato.
[...]
> Prendi il rapporto che ho segnalato la scorsa volta [1].
Lo leggerò senza dubbio, ma ammetto di essere prevenuto: ogni argomento
che mi fa sospettare che alla fine la soluzione prospettata è quella di
una forma di censura, un "filtro per il web", una "struttura di
moderazione" (lasciamo perdere gli esempi dei regimi totalitari plz)
genera una reazione di rifuito, come una specie di filtro etico :-D.
[...]
Un caro saluto, Giovanni.
[1] Nell'estate 2008 Italia 1 ha trasmesso in fascia protetta Summer
Dreams, censurando tutte le scene su una relazione omosessuale, cosa
che accadrà anche nelle repliche trasmesse nell'estate 2010 e negli
episodi della quarta stagione in prima tv su La5.
[2] e attenzione che questo è l'argomento principe di chi vorrebbe
sabotare la crittigrafia forte su internet. (NON intendo dire che è un
tuo argomento, eh!)
[3] e non sabotare la crittografia forte.
--
Giovanni Biscuolo
Dec. 15, 2020
Re: [nexa] una riflessione sul lavoro di Timnit Gebru ed una prospettiva che mi ha sorpreso
by don Luca Peyron
Grazie della segnalazione, la futura mission del Centro Italiano per
l'Intelligenza artificiale dovrebbe tenere presenti questi aspetti che sono
vitali per la democrazia... lavori in corso!
Un caro saluto a tutti
dl
Il giorno mar 15 dic 2020 alle ore 11:17 Giuseppe Attardi <
attardi(a)di.unipi.it> ha scritto:
> +1
>
> Sottolineo la questione del compute divide che sta emergendo tra coloro
> che possono permettersi le risorse per sviluppare grossi modelli DNN e chi
> no.
> Questo articolo fornisce dei numeri:
>
> The De-democratization of AI: Deep Learning and the Compute Divide in
> Artificial Intelligence Research
> https://arxiv.org/pdf/2010.15581.pdf
>
> --
>
> On 13 Dec 2020, at 23:54, nexa-request(a)server-nexa.polito.it wrote:
>
> Date: Sun, 13 Dec 2020 23:13:11 +0100
> From: Guido Vetere <vetere.guido(a)gmail.com>
> To: nexa(a)server-nexa.polito.it
> Subject: Re: [nexa] una riflessione sul lavoro di Timnit Gebru ed una
> prospettiva che mi ha sorpreso
> Message-ID:
> <CAD3hHB4v6skE43hvto+NjpN0qjyNS-uSM90pqGmcy4L-SkMJCA(a)mail.gmail.com>
> Content-Type: text/plain; charset="utf-8"
>
> Ciao Giovanna, e salve a tutt[i|e] da un vecchio neo-iscritto a questa ml.
>
> Riprendo qui questa discussione che s'era propagata per la rete producendo
> chissà quanta CO2 :-)
>
> A leggere attentamente quello che la Gebru et al. hanno scritto e che ha
> provocato la reazione di Google, a mio parere si evince che la
> preoccupazione non sia tanto legata all'inquinamento prodotto
> dall'addestramento delle Deep Neural Network (DNN), ma al fatto che un
> certo tipo di reti (miliardi di parametri e addestramento non
> supervisionato su petabyte di dati, es. GPT-3) sia di fatto appannaggio
> esclusivo dei Big Tech (detti pudicamente 'wealthy organizations') e
> rafforzino il loro monopolio e il loro potere.
>
> Vero è che produrre modelli (stime dei parametri) per questo tipo di reti
> richiede molta energia, ma pensiamoci: se questa fosse prodotta da fonti
> rinnovabili saremmo a nostro agio col fatto che solo OpenAI (si legga:
> Microsoft) può usare GPT-3? Io no, per dire.
>
> Quanto alle DNN in genere, addestrarne una può essere una questione di ore
> o di giorni, ma tendenzialmente si tratta di operazioni 'una tantum':
> cambiare frequentemente questi modelli sarebbe un bel problema per il ciclo
> di vita delle applicazioni. Non sappiamo ancora fare un'analisi accurata
> del rapporto costi\benefici (la ricerca è solo agli inizi), ma credo sia
> plausibile attendersi che, sotto il profilo energetico, non ci sia una
> specificità così marcata dell'AI rispetto - che so - allo streaming.
>
> Produrre qualsiasi bene o servizio ha un impatto ambientale, possiamo in
> scienza e coscienza dire che l'AI è particolarmente insostenibile per
> l'ambiente? Più ad esempio del consumo di carne bovina? Francamente,
> stento a crederlo.
>
> Il rischio che va evitato, a mio avviso, è quello di abbaiare sotto
> l'albero sbagliato. Poi può essere che sia io a sbagliare, ma parliamone.
>
> Infine, queste DNN bulimiche non sono l'unico modo, e forse neanche il
> migliore, per ottenere certe funzionalità, ma di questo, se volete, alle
> prossime puntate.
>
> Buona serata a tutt[e|i]
> Guido
>
>
>
>
> On Sun, 13 Dec 2020 at 20:44, Giovanna Sissa <sissa.giovanna(a)gmail.com>
> wrote:
>
> Personalmente ritengo che ?AI e sostenibilità ambientale? possano
> essere resi compatibili, ma non senza una precisa volontà e uno sforzo
> adeguato. Anche nella ricerca. Il primo passo è ammettere l?esistenza
> del problema. Il secondo è mettersi d?accordo su come quantificarlo.
> A proposito dell'impatto ambientale che deriva dal software (flashback
> n.4 e algoritmi di deep learning) e del mistero che aleggia intorno
> alla sua quantificazione, questo recentissimo progetto si propone di
> misurare le emissioni di CO2 prodotte dal software mentre lo si sta
> sviluppando:
> https://codecarbon.io
> L?impostazione concettuale mi pare seria. Qualcuno lo conosce, lo ha
> utilizzato o ha intenzione di farlo?
>
> Giovanna Sissa
>
> Il giorno mer 9 dic 2020 alle ore 23:57 Giacomo Tesio
> <giacomo(a)tesio.it> ha scritto:
>
>
> Ciao Claudio,
>
> ti ringrazio per questa attenta ed approfondita riflessione e perché la
> prospettiva che proponi mi ha fatto riflettere ed approfondire.
>
> On Wed, 9 Dec 2020 02:37:58 +0100
> Claudio Agosti <claudio.agosti(a)logioshermes.org> wrote:
>
> Quando ho letto di Timnit Gebru licenziata da Google ho
> pregiudizievolmente pensato che, poichè lei stesse in AI Ethics di
> Google, fosse una foglia di fico. [...]
>
>
> Personalmente condivido questo "pregiudizio" e francamente mi sembra
> che il licenziamento della dottoressa Gebru confermi questa ipotesi.
>
> Non tanto perché dimostra come questi ricercatori vengano sbattuti
> fuori nonappena provano a assumere posizioni scomode, ma perché
> l'efficacia e la risonanza politica delle loro ricerche esplode
> proprio grazie alla prepotenza di chi cerca di (anonimamente!!!)
> insabbiarle.
>
> E invece leggendo l'articolo e la spiegazione del paper (
>
>
> https://www.technologyreview.com/2020/12/04/1013294/google-ai-ethics-resear…
> )
>
> [...]
>
>
> L'ho letto anche io, ma... non è il paper in questione.
>
> E boh... non mi sorprenderei se sfumature rilevanti fossero sfuggite.
>
> flashback n.1: 2016
>
> Google e Facebook rivoluzionano l'uso delle artificial intelligence
> quando rilasciano rispettivamente Tensor Flow e Caffe2|pyTorch. Sono
> dei framework open source di deep learning. Siccome sono open source
> è chiaro che non sia lì l'intelligenze [...] il sottotesto mai messo
> in discussione è: "per avere un'AI accurata devi avere un sacco di
> dati". o anche "La tua azienda può avere un'ottima AI, se e solo se
> collezioni e studi grandi quantità di dati". E' un modo per
> legittimare e consolidare questo trend intrinseco del capitalismo
> della sorveglianza.
>
>
> Ottima sintesi. :-)
>
> Non solo questo passaggio: vale per ciascuno dei tuoi flashback.
>
> Definizione del problema irrisolto
>
> Comprendere e rispettare le sfumature culturali, linguistiche, delle
> demografiche non dominanti. Possiamo anche fare una riflessione
> geografica: se la capitale culturale usa un certo slang, questo sarà
> riproposto alle periferie, risultando inevitabilmente meno adeguato,
> inclusivo, se non addirittura fuori luogo o colonizzatore.
>
> Non parliamo poi della chiara impossibilità che avrebbe un sistema
> così egemonico a rispettare le differenze personali.
>
>
> Detto così sembra un bug, mentre è una feature!
>
> L'obiettivo è segmentare la popolazione in gruppi omogenei e distinti,
> sufficientemente vasti da influenzare la narrazione e l'agenda politica
> delle organizzazioni locali, ma senza mai costituire una massa critica
> in grado di mettere in discussione il sistema.
>
> I gruppi minoritari che possono essere interessanti per queste
> organizzazioni sono quelli vasti. Dei gruppi costituiti da 100 o 100
> persone al mondo non gli frega niente. Non avranno mai alcuna rilevanza.
> Anche se questi gruppi magari sono decine di migliaia.
>
> E' un po' come la ricerca farmaceutica nell'ambito delle malattie rare.
>
> Dicembre 2020 (il paper ed il licenziamento)
>
> Timnit Gebru stava lavorando ad un paper che spiegava l'impatto
> ambientale dell'addestramento dei modelli:
>
>
> https://www.technologyreview.com/2020/12/04/1013294/google-ai-ethics-resear…
>
> se la teoria di Mark Z. fosse anche quella perseguita da Google, per
> la quale abbassare i bias significa addestrare modelli costantemente,
> per ogni contesto culturale, tenendo in considerazione ogni
> differenza sensibile che avrebbe potuto urtare gli utenti, si avrebbe
> avuto un dispendio energetico significativo.
>
>
> Si ha anche, inevitabilmente, una imperscrutabile black box che nessuno
> può permettersi di analizzare semplicemente perché continuamente
> cangiante. Fra l'evitare i danni alle minoranze ed evitare il biasimo
> per questi danni, quale credi sia la priorità di queste aziende?
>
> In pratica: "AI etica" e sostenibilità ambientale sono incompatibili.
>
>
> Al di là dell'etica: Alpha Zero è un solitario! :-D
>
> Ma allo stato attuale, il "Deep Learning" è insostenibile anche da una
> prospettiva socio-politica perché i dati necessari alla programmazione
> statistica costituiscono di per sé stessi esternalità negative: una
> volta sfuggiti dal controllo degli emittenti, possono danneggiare la
> socità in moltissimi modi.
>
> E questo, davanti all'inevitabile catastrofe climatica, è un assioma
> inaccettabile per Google, no?
>
>
> Forse.
>
> Ma la mia intuizione è che ci sia molto di più dietro questo autogol.
>
> Voglio dire, questo collegamento (che per la verità non mi suona
> particolarmente nuovo) spiega la segretezza sull'autore dei feedback che
> imponevano la ritrattazione?
>
> Se ciò che temono in Google è biasimo per il consumo di energia, allora
> i costi energetici stimati in accademia deve essere di due o tre ordini
> di grandezza inferiore a quelli effettivamente affrontati da Google.
>
> Se quello fosse il problema, allora la dirigenza di Google teme che si
> scopra qualcosa di MOOOLTOOO più scomodo della propria responsabilità
> nei confronti della catastrofe climatica imminente.
>
> Qualcosa che magari potrebbe costituire concorrenza sleale?
>
>
> questa donna e le sue ricerche meritano il rispetto di chi
> dall'interno di una corporation stava per sollevare un deadlock
> logico che ancora non si era visto, e che connette due problemi
> politici complessi attualmente irrisolti.
>
>
> Vero.
>
> Ma ciò non significa che non fosse una "impiegata trofeo" (un token,
> come dicevi) assunto per fare ethics washing. Cosa che rimane vera per
> tutti i suoi colleghi nel gruppo di AI Ethics. Colleghi che perdono
> qualsiasi credibilità scientifica nel momento in cui accettano di
> sottostare alla censura di Google. Cos'altro accetteranno domani?
>
>
> Quanto alla dottoressa Gebru, invece, le sue ricerche acquisteranno
> notevole visibilità PROPRIO perché è stata vittima del licenziamento.
>
> Da adesso in poi non avrà accesso ai dati come quando era in Google.
> D'altro canto, essendo dotata di un'intelligenza naturale, quanto ha
> visto e vissuto le potrebbe essere più che sufficiente.
>
>
> Giacomo
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
> _______________________________________________
>
>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
--
_________________________
don Luca Peyron
Direttore Ufficio per la Pastorale Universitaria
Arcidiocesi di Torino
www.universitari.to.it
via XX settembre 83, Torino
tel. 011 5156239
Dec. 15, 2020
Re: [nexa] una riflessione sul lavoro di Timnit Gebru ed una prospettiva che mi ha sorpreso
by Giuseppe Attardi
+1
Sottolineo la questione del compute divide che sta emergendo tra coloro che possono permettersi le risorse per sviluppare grossi modelli DNN e chi no.
Questo articolo fornisce dei numeri:
The De-democratization of AI: Deep Learning and the Compute Divide in Artificial Intelligence Research
https://arxiv.org/pdf/2010.15581.pdf
--
> On 13 Dec 2020, at 23:54, nexa-request(a)server-nexa.polito.it wrote:
>
> Date: Sun, 13 Dec 2020 23:13:11 +0100
> From: Guido Vetere <vetere.guido(a)gmail.com <mailto:vetere.guido@gmail.com>>
> To: nexa(a)server-nexa.polito.it <mailto:nexa@server-nexa.polito.it>
> Subject: Re: [nexa] una riflessione sul lavoro di Timnit Gebru ed una
> prospettiva che mi ha sorpreso
> Message-ID:
> <CAD3hHB4v6skE43hvto+NjpN0qjyNS-uSM90pqGmcy4L-SkMJCA(a)mail.gmail.com <mailto:CAD3hHB4v6skE43hvto+NjpN0qjyNS-uSM90pqGmcy4L-SkMJCA@mail.gmail.com>>
> Content-Type: text/plain; charset="utf-8"
>
> Ciao Giovanna, e salve a tutt[i|e] da un vecchio neo-iscritto a questa ml.
>
> Riprendo qui questa discussione che s'era propagata per la rete producendo
> chissà quanta CO2 :-)
>
> A leggere attentamente quello che la Gebru et al. hanno scritto e che ha
> provocato la reazione di Google, a mio parere si evince che la
> preoccupazione non sia tanto legata all'inquinamento prodotto
> dall'addestramento delle Deep Neural Network (DNN), ma al fatto che un
> certo tipo di reti (miliardi di parametri e addestramento non
> supervisionato su petabyte di dati, es. GPT-3) sia di fatto appannaggio
> esclusivo dei Big Tech (detti pudicamente 'wealthy organizations') e
> rafforzino il loro monopolio e il loro potere.
>
> Vero è che produrre modelli (stime dei parametri) per questo tipo di reti
> richiede molta energia, ma pensiamoci: se questa fosse prodotta da fonti
> rinnovabili saremmo a nostro agio col fatto che solo OpenAI (si legga:
> Microsoft) può usare GPT-3? Io no, per dire.
>
> Quanto alle DNN in genere, addestrarne una può essere una questione di ore
> o di giorni, ma tendenzialmente si tratta di operazioni 'una tantum':
> cambiare frequentemente questi modelli sarebbe un bel problema per il ciclo
> di vita delle applicazioni. Non sappiamo ancora fare un'analisi accurata
> del rapporto costi\benefici (la ricerca è solo agli inizi), ma credo sia
> plausibile attendersi che, sotto il profilo energetico, non ci sia una
> specificità così marcata dell'AI rispetto - che so - allo streaming.
>
> Produrre qualsiasi bene o servizio ha un impatto ambientale, possiamo in
> scienza e coscienza dire che l'AI è particolarmente insostenibile per
> l'ambiente? Più ad esempio del consumo di carne bovina? Francamente,
> stento a crederlo.
>
> Il rischio che va evitato, a mio avviso, è quello di abbaiare sotto
> l'albero sbagliato. Poi può essere che sia io a sbagliare, ma parliamone.
>
> Infine, queste DNN bulimiche non sono l'unico modo, e forse neanche il
> migliore, per ottenere certe funzionalità, ma di questo, se volete, alle
> prossime puntate.
>
> Buona serata a tutt[e|i]
> Guido
>
>
>
>
> On Sun, 13 Dec 2020 at 20:44, Giovanna Sissa <sissa.giovanna(a)gmail.com <mailto:sissa.giovanna@gmail.com>>
> wrote:
>
>> Personalmente ritengo che ?AI e sostenibilità ambientale? possano
>> essere resi compatibili, ma non senza una precisa volontà e uno sforzo
>> adeguato. Anche nella ricerca. Il primo passo è ammettere l?esistenza
>> del problema. Il secondo è mettersi d?accordo su come quantificarlo.
>> A proposito dell'impatto ambientale che deriva dal software (flashback
>> n.4 e algoritmi di deep learning) e del mistero che aleggia intorno
>> alla sua quantificazione, questo recentissimo progetto si propone di
>> misurare le emissioni di CO2 prodotte dal software mentre lo si sta
>> sviluppando:
>> https://codecarbon.io <https://codecarbon.io/>
>> L?impostazione concettuale mi pare seria. Qualcuno lo conosce, lo ha
>> utilizzato o ha intenzione di farlo?
>>
>> Giovanna Sissa
>>
>> Il giorno mer 9 dic 2020 alle ore 23:57 Giacomo Tesio
>> <giacomo(a)tesio.it <mailto:giacomo@tesio.it>> ha scritto:
>>>
>>> Ciao Claudio,
>>>
>>> ti ringrazio per questa attenta ed approfondita riflessione e perché la
>>> prospettiva che proponi mi ha fatto riflettere ed approfondire.
>>>
>>> On Wed, 9 Dec 2020 02:37:58 +0100
>>> Claudio Agosti <claudio.agosti(a)logioshermes.org <mailto:claudio.agosti@logioshermes.org>> wrote:
>>>
>>>> Quando ho letto di Timnit Gebru licenziata da Google ho
>>>> pregiudizievolmente pensato che, poichè lei stesse in AI Ethics di
>>>> Google, fosse una foglia di fico. [...]
>>>
>>> Personalmente condivido questo "pregiudizio" e francamente mi sembra
>>> che il licenziamento della dottoressa Gebru confermi questa ipotesi.
>>>
>>> Non tanto perché dimostra come questi ricercatori vengano sbattuti
>>> fuori nonappena provano a assumere posizioni scomode, ma perché
>>> l'efficacia e la risonanza politica delle loro ricerche esplode
>>> proprio grazie alla prepotenza di chi cerca di (anonimamente!!!)
>>> insabbiarle.
>>>
>>>> E invece leggendo l'articolo e la spiegazione del paper (
>>>>
>> https://www.technologyreview.com/2020/12/04/1013294/google-ai-ethics-resear… <https://www.technologyreview.com/2020/12/04/1013294/google-ai-ethics-resear…>
>> )
>>>> [...]
>>>
>>> L'ho letto anche io, ma... non è il paper in questione.
>>>
>>> E boh... non mi sorprenderei se sfumature rilevanti fossero sfuggite.
>>>
>>>> flashback n.1: 2016
>>>>
>>>> Google e Facebook rivoluzionano l'uso delle artificial intelligence
>>>> quando rilasciano rispettivamente Tensor Flow e Caffe2|pyTorch. Sono
>>>> dei framework open source di deep learning. Siccome sono open source
>>>> è chiaro che non sia lì l'intelligenze [...] il sottotesto mai messo
>>>> in discussione è: "per avere un'AI accurata devi avere un sacco di
>>>> dati". o anche "La tua azienda può avere un'ottima AI, se e solo se
>>>> collezioni e studi grandi quantità di dati". E' un modo per
>>>> legittimare e consolidare questo trend intrinseco del capitalismo
>>>> della sorveglianza.
>>>
>>> Ottima sintesi. :-)
>>>
>>> Non solo questo passaggio: vale per ciascuno dei tuoi flashback.
>>>
>>>> Definizione del problema irrisolto
>>>>
>>>> Comprendere e rispettare le sfumature culturali, linguistiche, delle
>>>> demografiche non dominanti. Possiamo anche fare una riflessione
>>>> geografica: se la capitale culturale usa un certo slang, questo sarà
>>>> riproposto alle periferie, risultando inevitabilmente meno adeguato,
>>>> inclusivo, se non addirittura fuori luogo o colonizzatore.
>>>>
>>>> Non parliamo poi della chiara impossibilità che avrebbe un sistema
>>>> così egemonico a rispettare le differenze personali.
>>>
>>> Detto così sembra un bug, mentre è una feature!
>>>
>>> L'obiettivo è segmentare la popolazione in gruppi omogenei e distinti,
>>> sufficientemente vasti da influenzare la narrazione e l'agenda politica
>>> delle organizzazioni locali, ma senza mai costituire una massa critica
>>> in grado di mettere in discussione il sistema.
>>>
>>> I gruppi minoritari che possono essere interessanti per queste
>>> organizzazioni sono quelli vasti. Dei gruppi costituiti da 100 o 100
>>> persone al mondo non gli frega niente. Non avranno mai alcuna rilevanza.
>>> Anche se questi gruppi magari sono decine di migliaia.
>>>
>>> E' un po' come la ricerca farmaceutica nell'ambito delle malattie rare.
>>>
>>>> Dicembre 2020 (il paper ed il licenziamento)
>>>>
>>>> Timnit Gebru stava lavorando ad un paper che spiegava l'impatto
>>>> ambientale dell'addestramento dei modelli:
>>>>
>> https://www.technologyreview.com/2020/12/04/1013294/google-ai-ethics-resear… <https://www.technologyreview.com/2020/12/04/1013294/google-ai-ethics-resear…>
>>>> se la teoria di Mark Z. fosse anche quella perseguita da Google, per
>>>> la quale abbassare i bias significa addestrare modelli costantemente,
>>>> per ogni contesto culturale, tenendo in considerazione ogni
>>>> differenza sensibile che avrebbe potuto urtare gli utenti, si avrebbe
>>>> avuto un dispendio energetico significativo.
>>>
>>> Si ha anche, inevitabilmente, una imperscrutabile black box che nessuno
>>> può permettersi di analizzare semplicemente perché continuamente
>>> cangiante. Fra l'evitare i danni alle minoranze ed evitare il biasimo
>>> per questi danni, quale credi sia la priorità di queste aziende?
>>>
>>>> In pratica: "AI etica" e sostenibilità ambientale sono incompatibili.
>>>
>>> Al di là dell'etica: Alpha Zero è un solitario! :-D
>>>
>>> Ma allo stato attuale, il "Deep Learning" è insostenibile anche da una
>>> prospettiva socio-politica perché i dati necessari alla programmazione
>>> statistica costituiscono di per sé stessi esternalità negative: una
>>> volta sfuggiti dal controllo degli emittenti, possono danneggiare la
>>> socità in moltissimi modi.
>>>
>>>> E questo, davanti all'inevitabile catastrofe climatica, è un assioma
>>>> inaccettabile per Google, no?
>>>
>>> Forse.
>>>
>>> Ma la mia intuizione è che ci sia molto di più dietro questo autogol.
>>>
>>> Voglio dire, questo collegamento (che per la verità non mi suona
>>> particolarmente nuovo) spiega la segretezza sull'autore dei feedback che
>>> imponevano la ritrattazione?
>>>
>>> Se ciò che temono in Google è biasimo per il consumo di energia, allora
>>> i costi energetici stimati in accademia deve essere di due o tre ordini
>>> di grandezza inferiore a quelli effettivamente affrontati da Google.
>>>
>>> Se quello fosse il problema, allora la dirigenza di Google teme che si
>>> scopra qualcosa di MOOOLTOOO più scomodo della propria responsabilità
>>> nei confronti della catastrofe climatica imminente.
>>>
>>> Qualcosa che magari potrebbe costituire concorrenza sleale?
>>>
>>>
>>>> questa donna e le sue ricerche meritano il rispetto di chi
>>>> dall'interno di una corporation stava per sollevare un deadlock
>>>> logico che ancora non si era visto, e che connette due problemi
>>>> politici complessi attualmente irrisolti.
>>>
>>> Vero.
>>>
>>> Ma ciò non significa che non fosse una "impiegata trofeo" (un token,
>>> come dicevi) assunto per fare ethics washing. Cosa che rimane vera per
>>> tutti i suoi colleghi nel gruppo di AI Ethics. Colleghi che perdono
>>> qualsiasi credibilità scientifica nel momento in cui accettano di
>>> sottostare alla censura di Google. Cos'altro accetteranno domani?
>>>
>>>
>>> Quanto alla dottoressa Gebru, invece, le sue ricerche acquisteranno
>>> notevole visibilità PROPRIO perché è stata vittima del licenziamento.
>>>
>>> Da adesso in poi non avrà accesso ai dati come quando era in Google.
>>> D'altro canto, essendo dotata di un'intelligenza naturale, quanto ha
>>> visto e vissuto le potrebbe essere più che sufficiente.
>>>
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>> _______________________________________________
Dec. 15, 2020
New Deep Learning Method Helps Robots Become Jacks-of-all-Trades
by don Luca Peyron
Buona lettura
dl
https://singularityhub.com/2020/12/14/new-deep-learning-method-helps-robots…
_________________________
don Luca Peyron
Direttore Ufficio per la Pastorale Universitaria
Arcidiocesi di Torino
www.universitari.to.it
via XX settembre 83, Torino
tel. 011 5156239
Dec. 15, 2020
Re: [nexa] Cosa succederà all'archivio digitale La Stampa?
by Roberto Resoli
Il 14/12/20 17:46, Fabio Malagnino ha scritto:
> Buongiorno a tutti
> dopo qualche giorno di confronto Giunta regionale / Consiglio regionale
> / Csi Piemonte siamo arrivati al risultato di cui ha scritto Anna Masera.
> una buona notizia prima di Natale
>
> a presto
> fabio malagnino
>
> Il giorno lun 14 dic 2020 alle ore 17:35 Masera Anna
> <Anna.MASERA(a)lastampa.it <mailto:Anna.MASERA@lastampa.it>> ha scritto:
>
> https://www.lastampa.it/rubriche/public-editor/2020/12/14/news/l-archivio-s…
>
Ottima cosa.
rob
Dec. 15, 2020
Re: [nexa] Big Tech Turns Its Lobbyists Loose on Europe, Alarming Regulators - The New York Times
by Giacomo Tesio
> “I don’t think we should have these conversations over a very
> expensive bottle of Bordeaux,” Ms. Geese said. [...]
>
> “People will always claim their political, academic or intellectual
> independence — they’d reject that they’ve been influenced,” said
> Marietje Schaake, a former member of the European Parliament who now
> teaches at Stanford University. “But the question then becomes, why
> are the firms spending so much money in Brussels?”
I soliti complottismi malpensanti!
Subito a mormorare di corruzione... sono solo generosi! :-D
> It suggested talking points for Google supporters, such as the risk
> to the economy during the pandemic.
Beh, cosa c'è di male! Si preoccupano per noi!
In fondo sono filantropi. Filantropi americani... cos'è una colpa?
> In a meeting after the leak, Sundar Pichai, Google’s chief executive
> officer, apologized to Thierry Breton, a European commissioner
> helping to draft the new rules.
Beh... si sarà scusato per il leak.
Ma povero Sundar... qualcosa sfugge anche a Google!
Bisognerebbe innestarli per legge, i cellulari Android.
Sotto cute, magari.
> “Our views are independent. Period,” Mr. Hofheinz said in an email.
> “I don’t know why these campaigning organizations think we’re putzes
> who can’t reason things out for ourselves. There’s something very
> insulting in that idea. And very wrong.”
Ecco, appunto... dormite tranquilli.
L'Unione Europea vi protegge. Con la schiena dritta.
Per questo le scuole usano Google Classroom, Microsoft Teams etc...
Perché loro sono indipendenti. Punto.
Dalla realtà.
Giacomo
PS: per vedere come questa campagna stia funzionando alla grande basta
osservare le regolamentazioni in discussione:
> rules for Facebook, Twitter and YouTube, which is owned by Google,
> about moderating user-generated content. Other requirements would
> make companies disclose more about how services like Google’s and
> Facebook’s digital advertising products worked. The largest companies
> could be forced to share some data with small rivals. Stiffer
> competition rules could prevent the companies from giving their
> services preferential treatment over small rivals, and limit their
> ability to move into new product categories.
A Bruxelles non hanno proprio capito dove stia il problema!
Dec. 14, 2020
Big Tech Turns Its Lobbyists Loose on Europe, Alarming Regulators - The New York Times
by J.C. DE MARTIN
Big Tech Turns Its Lobbyists Loose on Europe, Alarming Regulators
Silicon Valley is building a powerful influence industry in Brussels, which has “never seen this kind of money” spent this way.
https://www.nytimes.com/2020/12/14/technology/big-tech-lobbying-europe.html
(Sent from my wireless device; please excuse brevity and typos (if any))
Dec. 14, 2020