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Re: [nexa] "L'intelligenza artificiale? Non è vera intelligenza"
by Vincenzo Mario Bruno Giorgino
Caro Giacomo,
il dibattito su un approccio non rappresentazionale della realtà - dal
1991, anno di pubblicazione del volume che ho citato, di Varela, Rosch e
Thompson - si è arricchito nel tempo di molti altri contributi e qui cito
solo due opere recenti che conosco: Stewart et al 2010 Enaction. Toward a
new paradigm for Cognitve Science, MIT Press e Gallgaher e Zahavi La mente
fenomenologica, R. Cortina ed. del 2009.
E' vero che grandi successi sono dipesi proprio dal modello
rappresentazionale, ma ciò non toglie che qualcuno ne veda i limiti e
prospetti altre strade. Nel mio campo, ho certezza empirica che la
dimensione simbolica non racchiuda in sè cosa si può intendere per
conoscenza. Per ora mi basta questo per procedere nell'esplorare altre vie.
Preciso che Io non mi interesso di AI ma di intelligenza umana in senso
ampio, con uno scopo pratico e non teorico: co-progettare ecosistemi
socio-economici in cui gli esperti lavorano con i "prosumer"
(produmatori?), non solo "utilizzatori".
Sul corpo come device etc... a mio avviso corri troppo in là, perchè le
argomentazioni sono molto più articolate ed arrivano ad una definizione di
coscienza che necessita di travalicare le discipline sia umanistiche che
scientifiche, per far riferimento in forma laica proprio alle tradizioni di
saggezza dell'umanità. Non si tratta di una pura riflessione intellettuale
sulla vita, implica la coltivazione di una certa sensibilità e la sua
sistematica integrazione nella vita quotidiana, con una formazione e metodi
ad hoc, come ogni altra cosa: vedi la formazione alla mindfulness come
esempio.
L'intelligenza cognitiva va integrata, secondo questa prospettiva, con le
tecnologie del sè.
Un saluto,
vincenzo giorgino
Il giorno sab 16 mar 2019 alle ore 16:33 Giacomo <giacomo(a)tesio.it> ha
scritto:
> On March 16, 2019 12:25:59 PM UTC, Vincenzo Mario Bruno Giorgino <
> vincenzo.giorgino(a)unito.it> wrote:
> >Mi immagino - sbaglio? - che i lettori di nexa siano perlopiù influenzati
> >da un approccio neo-positivista e pertanto non li voglio annoiare
> >oltremodo e mando un caro saluto a tutti.
>
> Francamente non so se sono neo-positivista, neo-romantico o semplicemente
> un neo, ma sarei felice di essere ulteriormente annoiato. :-)
>
> >
> >Mi riferisco al lavoro del neuro-biologo Francisco Varela e altri in
> >*Embodied Mind*, in cui sostiene - "a suo parere" - che il corpo abbia un
> ruolo
> >nel processo di conoscenza e di definizione del sé individuale e
> collettivo
> >e che vada inteso oltre la scissione corpo-mente che definisce la teoria
> >cognitiva sin dalle sue origini, scissione alla base dei modelli impiegati
> >nella robotica, nella AI etc..
>
> Molto interessante.
>
> Ad una veloce scorsa su Wikipedia sembrerebbe che la filosofia del corpo
> non tenga in considerazione alcun fattore genetico-evolitivo.
>
> In pratica, non si allontana poi molto dalla contrapposizione mente-corpo,
> trattando il corpo semplicemente come un device di input capace di
> determinare in sé stesso la l'intera conoscenza umana.
>
> Non mi sorprende che piaccia a chi vende le AI.
>
> Personalmente ritengo che la relazione mente-corpo sia più stretta e più
> complessa, tanto che certe conoscenze e strutture cognitive (come la
> Matematica) possano essere evolutivamente determinate e cablate nelle
> nostre menti sin dal concepimento.
>
> Il che significa, per esempio, che certe conoscenze ci sono fisicamente
> precluse fino al prossimo passo evolutivo (che in effetti non è detto ampi
> i nostri orizzonti... ma questa è un'altra storia).
>
> >Da un approccio rappresentazionale della
> >realtà si passa ad uno incarnato ed enattivo.
>
> La Matematica intanto se la ride sotto i baffi. :-)
>
> Rifiutare un approccio rappresentazionale, significa semplicemente
> rinunciare uno degli strumenti più potenti della nostra specie (cosa che in
> effetti i sostenitori della "fine dei modelli" a favore dei dati, fanno).
>
>
> >La conoscenza risulta
> >pertanto incarnata: da qui il dibattito sull'intelligenza artificiale o
> >come la si voglia chiamare assume una prospettiva diversa.
>
> Verbum caro factum est.
> Diciamo... non proprio un idea nuova... :-D
>
> In effetti (e paradossalmente) in assenza di carne prodotta da un processo
> evolutivo durato un paio di miliardi di anni, vedere intelligenza in una
> macchina richiede una gran fede... in chi la costruisce. ;-)
>
> In effetti, come programmatore, questo mi fa chiedere se Dio sia ateo. Ma
> in fondo Dio è Amare... che gli importa?
>
> >E naturalmente
> >quello sulla "coscienza", come testimonia ad es. il dibattito sul *Journal
> >of Consciousness Studies* e quello in *Constructivist Foundations*.
>
> Ahimè non ne sono al corrente.
> Hai voglia di condividere quali siano le posizioni più interessanti?
>
> >Ciò ha
> >grandi conseguenze pratiche, ad esempio sulla formazione degli esperti
> >di diritto a vario titolo che si occupano di questi temi
>
> Questo mi preoccupa molto.
>
> >e nella stessa
> >progettazione e co-progettazione di queste tecnologie.
>
> No sulla progettazione no...
> Ci sarà sicuramente qualche giovane ingenuo che lavora gratuitamente per
> la causa, come in ogni setta, ma sono anni che i ricercatori più seri
> ammettono che i risultati migliori non derivano dal tentativo di emulare il
> cervello umano.
>
> Le reti neurali convoluzionali (usate in computer vision) non hanno nulla
> della biologia neurale.
>
> Se invece parliamo della vendita di queste tecnologie... sì questo ha
> grandi con$eguenz€ pratiche. :-D
>
>
> Giacomo
> _______________________________________________
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A new book https://www.palgrave.com/de/book/9783319665917
"One of the great liabilities of life is that all too many people find
themselves living amid a great period of social change and yet they fail
to develop the new attitudes, the new mental responses that the new
situation demands. They end up sleeping through a revolution."
- Martin Luther King, Jr., "Remaining Awake Through a Great Revolution"
Vincenzo Mario Bruno Giorgino, Ph.D.
Dept. of Economic and Social Sciences, Mathematics and Statistics
University of Torino - Italy
March 18, 2019
Cybersecurity Act
by VALENTINA BORGESE
Dears all,
Last week MEPs adopted a Cybersecurity Act, the first EU-wide cybersecurity
certification scheme.
For more information see
http://www.europarl.europa.eu/news/en/press-room/20190307IPR30694/meps-adop…
Cheers
Valentina Borgese
Ph.D. Student in Ph.D. in Private Law, Roman Law and European Legal Culture
at Pavia University
*Specialization: Intellectual property law and unfair competition*
Visiting Ph.D. Student at Northumbria University
Visiting Ph.D. Student at USI
*Email*: Unipv <valentina.borgese01(a)universitadipavia.it> * / Northumbria
<valentina.borgese(a)northumbria.ac.uk>/ USI <valentina.borgese(a)usi.ch>*
*Skype*: *valentina.borgese01(a)universitadipavia.it
<valentina.borgese01(a)universitadipavia.it>*
*Tel*: +39 320 1477904 / +41 765 419 545
March 18, 2019
CEIPI Advanced Training on AI and IP
by GC F
Cari tutti,
annuncio che la seconda edizione del "CEIPI Advanced Training on Artificial
Intelligence and Intellectual Property" si terrà il 16-18 maggio a
Strasburgo. Maggiori informazioni e il programma sono disponibili al link
sottostante:
http://www.ceipi.edu/en/training-seminars/artificial-intelligence-and-intel…
Si tratta di tre giorni dedicati a discutere tutti gli aspetti rilevanti in
materia di proprietà intellettuale e intelligenza artificiale con grande
enfasi dedicata alle questioni brevettuali, gestione e protezione dei dati
che alimentano i processi di *Machine Learning*, *smart contract* e
*blockchain*, ma anche creatività generata da AI e applicazione (
*enforcement*) automatizzata dei diritti di proprietà intelletuale in rete.
L'edizione passata ha avuto grande successo con partecipanti da 13 paesi
europei, Brasile, Canada, Stati Uniti, Cina e Malesia e rappresentati di
diverse istitutzioni internazionali, tra cui molti provenienti dallo
European Patent Office.
I posti disponibili si stanno esaurendo rapidamente anche quest'anno. Vi
prego di condividere l'annuncio con chi possa essere interessato e
raggiungetemi via email per ulteriori informazioni.
Con i saluti più cordiali,
Giancarlo
March 18, 2019
Re: [nexa] "L'intelligenza artificiale? Non è vera intelligenza"
by Arturo Di Corinto
Carissimi--
Il giorno sab 16 mar 2019 alle ore 13:26 Vincenzo Mario Bruno Giorgino <
vincenzo.giorgino(a)unito.it> ha scritto:
> Caro Marco,
>
> non ho letto quest'opera di Searle ma ne conosco i presupposti. Posto che
> ognuno è libero di spendere il suo tempo come vuole, non la leggerei e mi
> accontenterei al tuo posto di leggerne una recensione o di capire a quale
> scuola Searle appartenga.
>
Questa mi pare una posizione ragionevole. Searle è un filosofo e come
citato da Ciurcina "parla proprio dal suo versante, quello della filosofia
della mente e del linguaggio".
Per fortuna di intelligenza artificiale debole o forte non è il solo a
parlarne. E non credo che esista un solo studioso che sia ambiguo su
termini e definizione di cosa sia l'intelligenza artificiale come il caro
Giacomo Tesio insiste a dire.
Chi studia questo campo ha un'idea piuttosto precisa di cosa differenzia il
machine learning, il deep learning e l'intelligenza artificiale generale,
l'unica, per intenderci, che viene usata come strumento euristico per una
teoria e una pratica della creazione di intelligenza in grado di assolvere
funzioni simili a quelle dell'intelligenza umana.
Detto questo, approfitto per dire che il CINI ha creato un laboratorio di
intelligenza artificiale e sistemi intelligenti che conta decine di
università e 600 afferenti per sostenere una tradizione di studi tutta
italiana in cui il nostro paese ha delle eccellenze riconosciute a livello
internazionale. Oggi è a convegno per due giorni a Roma. Chi ha le idee
confuse sul tema può andare ad ascoltare gli esperti. Così non penserà che
gli unici a occuparsene in Italia sono gli esperti del gruppo del MISE.
A presto
Il giorno sab 16 mar 2019 alle ore 10:41 Marco Ciurcina <
ciurcina(a)studiolegale.it> ha scritto:
> Il filosofo americano: "I computer non hanno una mente perché non hanno
> una
> coscienza"
>
> Il mistero della realtà (Raffaello Cortina Editore, pagg. 300, euro 26)
> raccoglie dieci lezioni tenute da John Searle all'Università di Girona,
> nel
> 2015. In ciascuna di esse, il filosofo americano, allievo di Austin e
> «nipote»
> (intellettualmente parlando) di Frege, si occupa delle questioni ancora
> aperte
> per la filosofia del XXI secolo.
> Lo fa dal suo versante, quello della filosofia della mente e del
> linguaggio
> (che ha insegnato all'Università di Berkeley, dove oggi, a 86 anni, è
> professore emerito); quello della filosofia analitica, di cui è uno degli
> esponenti più celebri, grazie alla sua teoria degli «atti linguistici». E,
> in
> particolare, Searle affronta quella che per lui è «la vera domanda» per la
> filosofia oggi, ovvero: «Come è possibile conciliare ciò che pensiamo
> della
> realtà umana con la realtà più elementare descritta dalle scienze dure?».
> ...
>
> [continua qui]
>
> http://www.ilgiornale.it/news/cultura/lintelligenza-artificiale-non-vera-in…
>
> Leggendo l'intervista parrebbe un libro interessante.
>
> Qualcuno l'ha letto?
>
> m.c.
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"One of the great liabilities of life is that all too many people find
themselves living amid a great period of social change and yet they fail
to develop the new attitudes, the new mental responses that the new
situation demands. They end up sleeping through a revolution."
- Martin Luther King, Jr., "Remaining Awake Through a Great Revolution"
Vincenzo Mario Bruno Giorgino, Ph.D.
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considerarsi strettamente riservate. Il loro utilizzo è consentito
esclusivamente al destinatario del messaggio, per le finalità indicate nel
messaggio stesso. Qualora riceviate questo messaggio senza esserne il
destinatario, Vi preghiamo cortesemente di darcene notizia via e-mail e di
procedere alla distruzione del messaggio stesso, cancellandolo dal Vostro
sistema. Conservare il messaggio stesso, divulgarlo anche in parte,
distribuirlo ad altri soggetti, copiarlo, od utilizzarlo per finalità
diverse, costituisce comportamento contrario ai principi dettati dal D.Lgs.
196/2003
March 18, 2019
Re: [nexa] The U.S.-China rivalry over A.I. is about far more than data.
by Andrea Glorioso
Caro Giacomo,
con tutto il rispetto, mi pare che assumere la fattibilità del programma
politico che proponi (che, bada bene, io non metto in discussione in
termini assoluti, anche se certo ne rilevo la difficoltà) sulla base di
supposte abilità, caratteristiche o pratiche della categoria dei
"programmatori" sia errato, o quanto meno azzardato, per due motivi.
Il primo è che le dinamiche socio-politiche degli esseri umani non sono dei
programmi per elaboratori, per quanto complessi. Ogni volta che qualcuno,
da sinistra o da destra, dall'alto o dal basso, per i motivi più o meno
nobili, ha costruito progetti di società basati su questo assunto, si è
scontrato duramente con la realtà.
Il secondo è che, in tutta franchezza e detto da uno che pur non essendo un
programmatore professionista (la vita mi ha portato altrove) qualcosa
dell'argomento ne capisce, l'attuale panorama tecnologico è desolante, per
quanto attiene alle capacità della suddetta categoria di costruire sistemi
complessi robusti e che molto banalmente facciano ciò che si suppone
debbano fare - e parliamo di una complessità che è ordini di grandezza
inferiore rispetto ai sistemi sociali più semplici.
Dunque discutiamo pure senza preconcetti di ciò che gli europei dovrebbero
fare nell'ambito di cui stiamo parlando (o altri nel caso) ma cerchiamo di
mantenere un po' di lucidità e realismo su tempi, modi e mezzi.
P.S.: nulla circa la mia opinione sui programmatori (categoria di cui per
un periodo della mia vita ho fatto anche parte) presuppone che io abbia
un'opinione particolarmente più elevata di altre categorie professionali,
compresa quella di cui faccio parte attualmente.
A presto,
Andrea
On Mon, Mar 18, 2019 at 12:27 AM Giacomo <giacomo(a)tesio.it> wrote:
> On March 17, 2019 6:52:55 PM UTC, Andrea Glorioso <andrea(a)digitalpolicy.it>
> wrote:
> >Caro Giacomo,
> >
> >vorrei ringraziarti per la tua risposta (anzi, le tue risposte) alla
> >mia
> >domanda, che a scanso di equivoci non voleva essere né sarcastica né
> >sprezzante. Mi fa piacere tu l'abbia interpretata come un'onesta
> >richiesta
> >di capire meglio la tua posizione.
>
> Sono un hacker.
> Rispondo sempre alle domande.
> Al massimo la risposta è "non lo so".
> Alla peggio è sbagliata (e mi aspetto che i miei interlocutori me lo
> facciano notare in modo chiaro ed inequivocabile).
>
> So di non sapere, ma sono troppo curioso per perdere tempo a sembrare più
> furbo di quello che sono.
>
> Quindi, se mi fai una domanda, io rispondo meglio che posso.
>
> Anche se la tua domanda fosse state ironica o sprezzante, avrei risposto
> comunque.
>
>
> La vita è troppo breve e c'è davvero troppo da imparare per perdere
> l'occasione di essere corretti.
>
>
> >Mi limito ad osservare che, come ebbe a dire un altro europeo eccellente
> >(il generale Charles de Gaulle) si tratta di un "vaste programme". A
> >differenza di de Gaulle non uso l'espressione per liquidare le tue idee,
> >come pare il generale facesse spesso. Tuttavia, come de Gaulle (e molti
> >altri) la uso per segnalare che per andare dal punto A al punto B, direi
> >anzi nel nostro caso quasi al punto Z, bisogna avere coscienza dei
> rapporti
> >di forza in campo, di ciò che è possibile nel breve, medio e lungo
> periodo,
> >e di quali siano le opzioni "procedurali" concrete. Nel riflettere
> >ulteriormente sui tuoi spunti, tengo questi aspetti ben presenti.
>
> :-D
>
> Sono un programmatore.
>
> Una differenza fondamentale fra Matematica e Informatica è che per noi il
> tempo e lo spazio sono elementi fondamentali.
>
> In un equazione non c'è un prima e un dopo.
> L'equazione è o non è.
>
> In un algoritmo invece c'è un prima ed un dopo.
> Un programma in esecuzione esiste in uno spazio multidimensionale
> dinamico, fatto di heap, stack e program counter (ovvero l'istruzione
> corrente), ambiente di esecuzione (a sua volta multidimensionale),
> interrupts etc... in cui il tempo non scorre sempre nello stesso modo.
> Il codice del programma poi cambia nel tempo, rendendo necessario il
> versioning ed una complessa gestione dello stesso durante il processo di
> sviluppo.
> Per non parlare della organizzazione del codice, dei trade off fra
> incapsulamento e accoppiamento, della rapporto fra la dimensione dei
> pacchetti e la complessità dei rapporti di dipendenza.
> Oppure dei rapporti di dipendenza rispetto al materiale prodotto da terze
> parti: che sia software libero, open source o proprietario, qualunque
> dipendeza tu introduca in un software stabilisce un rapporto di potere e
> conoscere l'etica, la cultura e i processi di chi produce il componente da
> cui accetti di dipendere potrebbe essere persino più importante di leggerne
> il sorgente. Ma la cultura cambia col tempo e se non segui l'evoluzione di
> ogni singola dipendenza finisci per trovarti legato a persone spiacevoli.
> E vogliamo parlare di licenze? :-)
> O di sicurezza! Perché si parla di zero DAY? Perché anche in termini di
> sicurezza informatica il tempo di propagazione di un'informazione è
> fondamentale! Per questo si cerca di tenere certe vulnerabilità segrete
> coordinando la loro correzione fra diversi progetti (per la verità con
> scarsi risultati, segno che forse il problema è a monte... ma qui il
> discorso diventa tecnico e filosofico insieme... un'altra volta)
>
> Tutti aspetti che hanno interazioni ed implicazioni complesse e
> profonde... e dinamiche!
>
>
> Ogni IF moltiplica per 2 i possibili comportamenti del software.
> Ogni linea di codice aumenta la probabilità di bug.
>
>
>
> Secondo te, come facciamo a gestire software da milioni di righe di codice?
> Come manteniamo la salute mentale?
> (E ti prego non dire in giro che non la manteniamo... piuttosto
> considerami un'eccezione! :-D)
>
>
>
> Abbiamo un trucco.
>
> Teniamo BEN CHIARO nella nostra mente L'OBBIETTIVO.
>
>
> Un po' come Michelangelo con il David.
>
>
> È questo che dobbiamo insegnare agli Europei.
> A gestire la complessità senza perdere la capacità di agire concretamente
> su di essa.
>
> È questo che fanno i programmatori ogni santo giorno di lavoro.
>
>
>
>
> So benissimo cosa intendi e hai ragione è un programma vastissimo.
> Ma fidati: sono meno "idealista" di quanto possa sembrare. Si può fare.
>
>
> E per fortuna, in guerra ci si riesce ad organizzare più velocemente!
> A meno, ovviamente, di non essere in grado di vedere il nemico arrivare.
>
>
> >Grazie ancora per le tue riflessioni.
>
>
> Dovere! ;-)
>
>
> Giacomo
>
--
--
Andrea Glorioso
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March 18, 2019
Re: [nexa] The U.S.-China rivalry over A.I. is about far more than data.
by Giacomo
On March 17, 2019 6:52:55 PM UTC, Andrea Glorioso <andrea(a)digitalpolicy.it> wrote:
>Caro Giacomo,
>
>vorrei ringraziarti per la tua risposta (anzi, le tue risposte) alla
>mia
>domanda, che a scanso di equivoci non voleva essere né sarcastica né
>sprezzante. Mi fa piacere tu l'abbia interpretata come un'onesta
>richiesta
>di capire meglio la tua posizione.
Sono un hacker.
Rispondo sempre alle domande.
Al massimo la risposta è "non lo so".
Alla peggio è sbagliata (e mi aspetto che i miei interlocutori me lo facciano notare in modo chiaro ed inequivocabile).
So di non sapere, ma sono troppo curioso per perdere tempo a sembrare più furbo di quello che sono.
Quindi, se mi fai una domanda, io rispondo meglio che posso.
Anche se la tua domanda fosse state ironica o sprezzante, avrei risposto comunque.
La vita è troppo breve e c'è davvero troppo da imparare per perdere l'occasione di essere corretti.
>Mi limito ad osservare che, come ebbe a dire un altro europeo eccellente
>(il generale Charles de Gaulle) si tratta di un "vaste programme". A
>differenza di de Gaulle non uso l'espressione per liquidare le tue idee,
>come pare il generale facesse spesso. Tuttavia, come de Gaulle (e molti
>altri) la uso per segnalare che per andare dal punto A al punto B, direi
>anzi nel nostro caso quasi al punto Z, bisogna avere coscienza dei rapporti
>di forza in campo, di ciò che è possibile nel breve, medio e lungo periodo,
>e di quali siano le opzioni "procedurali" concrete. Nel riflettere
>ulteriormente sui tuoi spunti, tengo questi aspetti ben presenti.
:-D
Sono un programmatore.
Una differenza fondamentale fra Matematica e Informatica è che per noi il tempo e lo spazio sono elementi fondamentali.
In un equazione non c'è un prima e un dopo.
L'equazione è o non è.
In un algoritmo invece c'è un prima ed un dopo.
Un programma in esecuzione esiste in uno spazio multidimensionale dinamico, fatto di heap, stack e program counter (ovvero l'istruzione corrente), ambiente di esecuzione (a sua volta multidimensionale), interrupts etc... in cui il tempo non scorre sempre nello stesso modo.
Il codice del programma poi cambia nel tempo, rendendo necessario il versioning ed una complessa gestione dello stesso durante il processo di sviluppo.
Per non parlare della organizzazione del codice, dei trade off fra incapsulamento e accoppiamento, della rapporto fra la dimensione dei pacchetti e la complessità dei rapporti di dipendenza.
Oppure dei rapporti di dipendenza rispetto al materiale prodotto da terze parti: che sia software libero, open source o proprietario, qualunque dipendeza tu introduca in un software stabilisce un rapporto di potere e conoscere l'etica, la cultura e i processi di chi produce il componente da cui accetti di dipendere potrebbe essere persino più importante di leggerne il sorgente. Ma la cultura cambia col tempo e se non segui l'evoluzione di ogni singola dipendenza finisci per trovarti legato a persone spiacevoli.
E vogliamo parlare di licenze? :-)
O di sicurezza! Perché si parla di zero DAY? Perché anche in termini di sicurezza informatica il tempo di propagazione di un'informazione è fondamentale! Per questo si cerca di tenere certe vulnerabilità segrete coordinando la loro correzione fra diversi progetti (per la verità con scarsi risultati, segno che forse il problema è a monte... ma qui il discorso diventa tecnico e filosofico insieme... un'altra volta)
Tutti aspetti che hanno interazioni ed implicazioni complesse e profonde... e dinamiche!
Ogni IF moltiplica per 2 i possibili comportamenti del software.
Ogni linea di codice aumenta la probabilità di bug.
Secondo te, come facciamo a gestire software da milioni di righe di codice?
Come manteniamo la salute mentale?
(E ti prego non dire in giro che non la manteniamo... piuttosto considerami un'eccezione! :-D)
Abbiamo un trucco.
Teniamo BEN CHIARO nella nostra mente L'OBBIETTIVO.
Un po' come Michelangelo con il David.
È questo che dobbiamo insegnare agli Europei.
A gestire la complessità senza perdere la capacità di agire concretamente su di essa.
È questo che fanno i programmatori ogni santo giorno di lavoro.
So benissimo cosa intendi e hai ragione è un programma vastissimo.
Ma fidati: sono meno "idealista" di quanto possa sembrare. Si può fare.
E per fortuna, in guerra ci si riesce ad organizzare più velocemente!
A meno, ovviamente, di non essere in grado di vedere il nemico arrivare.
>Grazie ancora per le tue riflessioni.
Dovere! ;-)
Giacomo
March 17, 2019
Re: [nexa] DARPA Is Building a $10 Million, Open Source, Secure Voting System
by Fabio Pietrosanti (naif) - lists
Che in altri termini è "Niente Voto Online, abbiamo un progetto da
bilions di secure hardware, e quindi ci faremo uno scanner ottico di
voti cartacei tradizionali e un prototipo di un sistema di voto
elettronico con supporto di ricevuta cartacea"
Fabio
On 16/03/2019 22:24, Giacomo wrote:
> https://motherboard.vice.com/en_us/article/yw84q7/darpa-is-building-a-dolla…
>
> The system will be fully open source and designed with newly developed secure hardware to make the system not only impervious to certain kinds of hacking, but also allow voters to verify that their votes were recorded accurately.
>
> [...]
>
> The first-of-its-kind system will be designed by an Oregon-based firm called Galois, a longtime government contractor with experience in designing secure and verifiable systems. The system will use fully open source voting software, instead of the closed, proprietary software currently used in the vast majority of voting machines, which no one outside of voting machine testing labs can examine. More importantly, it will be built on secure open source hardware, made from special secure designs and techniques developed over the last year as part of a special program at DARPA. The voting system will also be designed to create fully verifiable and transparent results so that voters don’t have to blindly trust that the machines and election officials delivered correct results.
>
> But DARPA and Galois won’t be asking people to blindly trust that their voting systems are secure—as voting machine vendors currently do. Instead they’ll be publishing source code for the software online and bring prototypes of the systems to the Def Con Voting Village this summer and next, so that hackers and researchers will be able to freely examine the systems themselves and conduct penetration tests to gauge their security. They’ll also be working with a number of university teams over the next year to have them examine the systems in formal test environments.
>
> [...]
>
> The systems Galois designs won’t be available for sale. But the prototypes it creates will be available for existing voting machine vendors or others to freely adopt and customize without costly licensing fees or the millions of dollars it would take to research and develop a secure system from scratch.
>
> “We will not have a voting system that we can deploy. That’s not what we do,” said Salmon. “We will show a methodology that could be used by others to build a voting system that is completely secure.”
>
> [...]
>
> “If we were to build a fake radar system, it could demonstrate secure hardware, but it wouldn’t be useful to anybody. [DARPA] love the fact that we’re building a demonstrator that might actually be useful to the world,” Kiniry said.
>
> [...]
>
> The DARPA secure hardware program involves six teams from several universities as well as Lockheed Martin. Each team was tasked with creating three secure CPU designs. Galois, which is part of the SSITH project, plans to build its voting system on top of the secure hardware designed by these teams, and will create a prototype for each CPU design.
>
> [...]
>
> Not only are teams developing secure CPUs but to best take advantage of what a secure CPU offers, they’re developing new versions of open source C-compilers so they can recompile the entire software stack on a system—the operating system, the kernel, all the libraries and all the user software that’s written in C.
>
> [...]
> _______________________________________________
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> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
March 17, 2019
The Amazon Drama | Ajay Singh Chaudhary
by J.C. DE MARTIN
https://thebaffler.com/latest/the-amazon-drama-chaudhary
(Sent from my wireless device; please excuse brevity and typos (if any))
March 17, 2019
Re: [nexa] The U.S.-China rivalry over A.I. is about far more than data.
by Andrea Glorioso
Caro Giacomo,
vorrei ringraziarti per la tua risposta (anzi, le tue risposte) alla mia
domanda, che a scanso di equivoci non voleva essere né sarcastica né
sprezzante. Mi fa piacere tu l'abbia interpretata come un'onesta richiesta
di capire meglio la tua posizione.
Detto questo, metti molta carne al fuoco e non mi sento in grado, almeno in
questo momento, di risponderti come meriti. Ci devo pensare.
Mi limito ad osservare che, come ebbe a dire un altro europeo eccellente
(il generale Charles de Gaulle) si tratta di un "vaste programme". A
differenza di de Gaulle non uso l'espressione per liquidare le tue idee,
come pare il generale facesse spesso. Tuttavia, come de Gaulle (e molti
altri) la uso per segnalare che per andare dal punto A al punto B, direi
anzi nel nostro caso quasi al punto Z, bisogna avere coscienza dei rapporti
di forza in campo, di ciò che è possibile nel breve, medio e lungo periodo,
e di quali siano le opzioni "procedurali" concrete. Nel riflettere
ulteriormente sui tuoi spunti, tengo questi aspetti ben presenti.
Grazie ancora per le tue riflessioni.
A presto,
Andrea
On Fri, Mar 15, 2019 at 1:30 PM Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it> wrote:
> Condivido (con il permesso dell'autore) questa fantastica obbiezione
> che mette in discussione le fondamenta del mio discorso in risposta ad
> Andrea.
>
> > On 14/03/2019, Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it> wrote:
> > >
> > > Nota il linguaggio che uso: stiamo parlando di geopolitica, e ti sto
> > > proponendo di usare la distribuzione della conoscenza tecnologica fra
> > > la popolazione Europea (e Africana, e di chiunque altro voglia usare i
> > > software e i materiali didattici che creeremo) come strumento di
> > > difesa militare, come uno scudo capace (se correttamente realizzato)
> > > di proteggere l'Europa da una guerra mondiale che è già iniziata.
> >
> > Francamente, Signor Tesio, parlare di guerre mondiali a fronte di un
> > conflitto che è principalmente commerciale è decisamente eccessivo.
> > La fa apparire come un complottista allucinato togliendo
> > credibilità alle riflessioni e alle proposte pur interessanti che
> > sempre condivide in lista.
> >
> > Guardi fuori dal Suo computer ogni tanto. Vede bombe? Vede morti?
> >
> > Non siamo territorio di guerra. Siamo parte di un mercato globale che
> > garantisce una pace effettiva. [...]
> >
> > Se anche Lei avesse ragione, se si stesse preparando una nuova guerra
> > mondiale, davvero pensa che la cultura possa difendere qualcuno?
> > Nella storia umana non è mai accaduto.
>
> Non so come ringraziare l'autore (che preferisce non essere citato)
> per la profondità e l'intelligenza di questa obbiezione.
>
> L'unica cosa di cui non posso dubitare è che sto dubitando, dunque vi
> è sempre il rischio che le mie opinioni siano in qualche modo
> "allucinate".
> D'altro canto questo rischio è generale, valido per tutti i membri
> della nostra specie: siamo tutti chiusi nella nostra personale caverna
> di Platone, con i nostri limitatissimi sensi, il linguaggio e poche
> altre invarianti geneticamente determinate dalla evoluzione della
> nostra specie, come unici appigli per immaginare cosa capiti fuori.
>
> Che posso dire dunque? "Se mi sbaglio, corrigetemi!" :-D
>
>
>
>
> Detto questo, credo che l'autore sbagli.
>
>
>
>
> A causa di una serie di vicissitudini personali, mi ritrovai a
> frequentare un paio di mesi di quinta elementare a Reggio Calabria,
> città natale di mia madre.
>
> Ricordo molto bene che a fronte di una mia domanda in classe su cosa
> fosse la mafia, la maestra mi rispose (con un piglio che mi parve
> offeso e... preoccupato) "La Mafia non esiste. E' un invenzione del
> Nord per danneggiare l'immagine delle nostre belle terre."
> Questa risposa chiuse completamente la conversazione: cosa potevo
> obbiettare io, venendo dal Nord, colpevole di inventare calunnie
> contro un'intera popolazione che si era dimostrata incredibilmente
> amichevole e accogliente?
>
> Parliamo della fine degli anni 80. La SECONDA guerra di 'ndrangheta
> era ancora in corso, causando circa 700 morti proprio a Reggio
> Calabria.
>
> Io venivo schermato da queste informazioni (posso solo immaginare con
> quale ansia da parte dei miei parenti), ma lì I MORTI C'ERANO nelle
> strade. Eppure nessuno li vedeva. Neppure lo Stato. "La Mafia non
> esiste" diceva _la_maestra_.
>
> Dunque il fatto che non vediamo i morti, non implica che non ci sia una
> guerra.
> Magari semplicemente non li vogliamo vedere?
>
> O magari non li VOGLIAMO ricondurre ad atti di guerra, come le vittime
> della strage di Piazza Fontana o della strage di Bologna?
>
>
>
> Ok ma... e le bombe? Dove sono le bombe?
>
> Le armi di questa guerra sono informatiche.
> Sono informazioni che si manifestano come dati e programmi (ma non solo).
>
> L'accumulo di dati, informazioni, algoritmi e programmi capaci di
> manipolare le persone.
> Ogni singola vulnerabilità zero day deployata su miliardi di macchine.
> JavaScript eseguito automaticamente dai browser con HTTP come sistema
> di distribuzione del software.
> Il "cloud" e simili MitM su scala mondiale quali Cloudflare.
> E poi HTTP/2, QUIC, il sistema di DNS, etc... etc... etc...
>
> Tutte ARMI FORMIDABILI, nascoste in bella vista.
>
>
> Su questo purtroppo però si pone una race condition.
>
> L'unico modo per VEDERE queste armi informatiche e riconoscerle come
> tali è disporre delle competenze informatiche necessarie a capire
> veramente come funzionino.
>
> Studiare non ha mai ucciso nessuno, per cui io suggerisco agli Europei
> di studiare.
> Una volta compreso il loro funzionamento, non è poi così difficile
> disinnescarle.
> Perché, ripeto, l'Informatica tratta l'Informazione.
> La consapevolezza di avere una microspia in casa è un'ottimo incentivo
> a toglierla. Proprio perché ci si rende conto di essere stati babbei a
> comprarla in prima istanza.
>
> Per contro queste armi sono in grado di determinare governi,
> facilitare crisi come la Brexit, crisi borsistiche, crash
> aeronautici... e dunque in effetti di uccidere e di limitare la
> libertà intellettuale, personale, sociale, economica e politica.
>
>
> Dunque anche qui confermo la mia posizione.
>
> In una guerra mondiale INFORMATICA, la distribuzione della conoscenza
> informatica e della computazione sono il migliore scudo che l'Europa
> possa costruire per tutelare il proprio territorio, la propria
> autonomia e la libertà dei propri cittadini.
>
> Si potrebbe riflettere se sia proprio il mercato globale (cui faceva
> riferimento l'autore) a costringere i contendenti a confrontarsi su un
> piano informatico piuttosto che il rischio di una distruzione totale
> del pianeta a fronte di un conflitto militare atomico diretto, ma...
> temo di essere già stato fin troppo noioso (e me ne scuso).
>
>
>
> In sintesi comunque, può essere che io debba alzare gli occhi dal mio
> computer più spesso.
>
> Ma può anche essere che la maggioranza degli Europei dovrebbe iniziare
> a smontare il proprio computer, il proprio cellulare, la propria
> Alexa, iniziare a capire come funziona, a scriverne il software, ad
> implementarne i protocolli di rete etc...
>
> Possibilmente, prima che l'Europa venga annessa al vincitore.
>
>
> A presto!
>
>
> Giacomo
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March 17, 2019
Re: [nexa] "L'intelligenza artificiale? Non è vera intelligenza"
by Marco Ciurcina
Vincenzo,
grazie mille.
m.c.
In data sabato 16 marzo 2019 13:25:59 CET, Vincenzo Mario Bruno Giorgino ha
scritto:
> Caro Marco,
>
> non ho letto quest'opera di Searle ma ne conosco i presupposti. Posto che
> ognuno è libero di spendere il suo tempo come vuole, non la leggerei e mi
> accontenterei al tuo posto di leggerne una recensione o di capire a quale
> scuola Searle appartenga. Perché il suo fondare l'intelligenza su una
> dimensione puramente ed esclusivamente simbolica lo tiene lontano da alcuni
> dei più interessanti sviluppi avvenuti negli ultimi 30 anni e di grande
> rilevanza in un mondo digitalizzato: "A mio parere". (qui ironicamente
> colgo l'obbligo che un giudice impone agli avvocati delle parti per ogni
> affermazione che fanno negli interrogatori dei testi durante un processo
> nella bella serie tv "A Good Wife").
> Mi riferisco al lavoro del neuro-biologo Francisco Varela e altri in
> *Embodied Mind*, in cui sostiene - "a suo parere" - che il corpo abbia un
> ruolo nel processo di conoscenza e di definizione del sé individuale e
> collettivo e che vada inteso oltre la scissione corpo-mente che definisce
> la teoria cognitiva sin dalle sue origini, scissione alla base dei modelli
> impiegati nella robotica, nella AI etc.. Da un approccio rappresentazionale
> della realtà si passa ad uno incarnato ed enattivo. La conoscenza risulta
> pertanto incarnata: da qui il dibattito sull'intelligenza artificiale o
> come la si voglia chiamare assume una prospettiva diversa. E naturalmente
> quello sulla "coscienza", come testimonia ad es. il dibattito sul *Journal
> of Consciousness Studies* e quello in *Constructivist Foundations*. Ciò ha
> grandi conseguenze pratiche, ad esempio sulla formazione degli esperti di
> diritto a vario titolo che si occupano di questi temi e nella stessa
> progettazione e co-progettazione di queste tecnologie.
> Mi immagino - sbaglio? - che i lettori di nexa siano perlopiù influenzati
> da un approccio neo-positivista e pertanto non li voglio annoiare oltremodo
> e mando un caro saluto a tutti.
>
> vincenzo giorgino
>
> Il giorno sab 16 mar 2019 alle ore 10:41 Marco Ciurcina <
>
> ciurcina(a)studiolegale.it> ha scritto:
> > Il filosofo americano: "I computer non hanno una mente perché non hanno
> > una
> > coscienza"
> >
> > Il mistero della realtà (Raffaello Cortina Editore, pagg. 300, euro 26)
> > raccoglie dieci lezioni tenute da John Searle all'Università di Girona,
> > nel
> > 2015. In ciascuna di esse, il filosofo americano, allievo di Austin e
> > «nipote»
> > (intellettualmente parlando) di Frege, si occupa delle questioni ancora
> > aperte
> > per la filosofia del XXI secolo.
> > Lo fa dal suo versante, quello della filosofia della mente e del
> > linguaggio
> > (che ha insegnato all'Università di Berkeley, dove oggi, a 86 anni, è
> > professore emerito); quello della filosofia analitica, di cui è uno degli
> > esponenti più celebri, grazie alla sua teoria degli «atti linguistici». E,
> > in
> > particolare, Searle affronta quella che per lui è «la vera domanda» per la
> > filosofia oggi, ovvero: «Come è possibile conciliare ciò che pensiamo
> > della
> > realtà umana con la realtà più elementare descritta dalle scienze dure?».
> > ...
> >
> > [continua qui]
> >
> > http://www.ilgiornale.it/news/cultura/lintelligenza-artificiale-non-vera-i
> > ntelligenza-1662204.html
> >
> > Leggendo l'intervista parrebbe un libro interessante.
> >
> > Qualcuno l'ha letto?
> >
> > m.c.
> >
> > _______________________________________________
> > nexa mailing list
> > nexa(a)server-nexa.polito.it
> > https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
March 17, 2019