nexa
By thread
nexa@server-nexa.polito.it
By month
Messages by month
- ----- 2026 -----
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2025 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2024 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2023 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2022 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2021 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2020 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2019 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2018 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2017 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2016 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2015 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2014 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2013 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2012 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2011 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2010 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2009 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
February 2015
- 49 participants
- 178 messages
Re: [nexa] Discussione sull'emendamento Quintarelli
by Stefano Quintarelli
Tranquillizzo Giulio
Quando la riforma sarà (auspicabilmemte, per me) approvata, ci sarà la
possibilità di legiferare per coordinare l'informatica. Ovvero ci sarà la
possibilità di farlo qualora il coordinamento volontario non dovesse
funzionare.
Una legge, poi, ci mette due anni o più per cui parliamo di effetti a fine
legislatura, quando, per lungo che vada, di certo il mandato di presidente
di comitato di indirizzo finirà con la durata massima possibile di un
governo renzi (ammesso che non finisca prima con nuovo governo o fine
legislatura anticipata) - essendo che la nomina è del presidente del consiglio.
In merito al potere, colgo l'occasione per chiarire a chi non lo sa che il
potere del comitato è di fare documenti di indirizzo che indicano priorità
o interventi, senza alcun meccanismo di attuazione o di enforcement. (Ciò è
giuridicamente conclamato, altrimenti io non potrei essere lì per
incompatibilità tra parlamentare e carica pubblica con poteri di
amministrazione)
Per capirci, suggerimenti normativi dati dal comitato al ministro sono
tali, è il ministro che decide. Ed è anche il ministro che vigila
sull'agenzia, per cui decide se c'è da fare qualcosa o meno se l'agenzia
non dovesse seguire una indicazione del comitato. Il potere di intervento
sta (a mio avviso giustamente) nelle mani del ministro.
Il comitato, poi, è composto da 9 persone, scelte dai ministeri e
amministrazioni locali, nessuna dal presidente. Presidente che in più degli
altri ha, in caso di parità, un casting vote (che, non essendo la
matematica opinabile, può verificarsi solo in caso di impossibilità di uno
dei membri a fare una telefonata per partecipare ad una conference Call,
per cui sostanzialmente mai).
Ho il potere di poter cercare di convincere.. Un potere attuativo assai
inferiore a quelli di un capo dipartimento o un dg.. (let alone ministro,
viceministro, sottosegretario, consigliere)
Questo grande "aumento dei miei poteri" faccio fatica a vederlo.
Gli esempi che ho fatto, che tu dici che non funzionano, era proprio perché
mostrano che oggi non ci sono strumenti per farli funzionare. Non è detto
che domani ci saranno certamente. Siamo dando possibilità (non obbligo) di
legiferare nel verso di definirli. Fino ad oggi non possiamo.
Si può obbiettare "ci potrebbero essere norme negative" . Verissimo.
Vale per tutto.
aboliremmo il parlamento o il governo perché sono strumenti che possono
produrre norme negative ? E le fanno, come sappiamo... (Altrimenti non
avrei deciso di rendermi disponibile e non sarei lì!)
Critichiamo il parlamento come strumento che fa norme negative o
critichiamo le norme negative in se e cerchiamo di cambiarle?
Il solo fatto che esista qualcuno che può fare una norma ha insito il fatto
che potrebbero esserci norme negative.
Anche il carcere può essere sbagliato.
Anche le multe possono essere sbagliate.
Ma non è che non mettiamo lo strumento, che ha finalità e possibilità
positive) perché può essere usato male
Quando parlai con Maroni di questo emendamento mi disse "io ho una sanità
ottima, non voglio che mi mettano i sistemi della Regione <beep>"
E infatti bisogna fare il contrario, promuovere i migliori e usarli come
riferimenti per gli altri.
Io non cedo al disfattismo per cui non si può coordinare per il meglio
perché ogni coordinamento va verso il peggio. Penso che la conseguenza
concettuale estrema di questo ragionamento sia l'anarchia (un mio ex socio
ritiene, intellettualmente onesto, che l'anarchia sia preferibile, ma la
conseguenza ulteriore è il survival of the fittest mentre io sono più
vicino all'ordoliberismo)
Last but not least, è curioso per me vedere come persone che hanno decenni
di esperienza nello stesso settore diano, chi in privato, chi in pubblico,
chi con esperienza di ruoli guida, chi dall'interno della burocrazIa,
giudizi diametralmente opposti.
Ciao, s.
Il 14 febbraio 2015 13:11:13 Giulio De Petra <giulio.depetra(a)gmail.com> ha
scritto:
> Si è aperta su questa lista una discussione sull'emendamento Quintarelli.
> E' una buona cosa.
> Sia perché e' sempre utile diffidare della unanimità, sia perché in questo
> caso l'unanimità (del parlamentari e dei commenti successivi) mi sembra
> relativa ad una norma che solleva molti dubbi, come molto giustamente,
> secondo me, ha segnalato su questa lista Giovanni Bruno.
> Provo a contribuire sinteticamente a questa discussione (ed e' inutile
> premettere quanto preziosa sia per me la presenza di Stefano non solo in
> parlamento, ma nella porzione di mondo che ho la fortuna di frequentare)
>
> 1. Nella migliore delle ipotesi la norma non produrra' effetti positivi.
> Gli ostacoli al coordinamento tra stato ed enti locali nei processi di
> innovazione non sono nemmeno scalfiti da una nuova norma, anche se
> addirittura di rango costituzionale. Gli stessi esempi fatti da Stefano
> (linee guida per i siti delle PA e realizzazione di portali nazionali) lo
> dimostrano. Non sarà la costituzione a garantire l'adesione di ogni singola
> amministrazione, così come non lo sono state le norme già emanate in questa
> direzione nel corso degli anni. La costituzione non c'entra nulla con la
> difficoltà di realizzare l'anagrafe nazionale. Puo' consentire di "imporre"
> formalmente, ma non di modificare effettivamente. Il coordinamento,
> soprattutto nei percorsi di innovazione della pubblica amministrazione, non
> è una questione giuridica ma un processo socio-tecnico che include la
> capacita' di gestire il cambiamento. Insomma l'emendamento e' la
> riaffermazione di una necessità, non una condizione per avviare il suo
> superamento
>
> 2. Nella peggiore delle ipotesi e' dannoso, perché attribuisce allo stato
> centrale la possibilità di imbrigliare e ostacolare, con elementi di
> indirizzo errati, i processi di innovazione che si sviluppano nelle regioni
> e nei comuni. La storia dei pochi successi dell' e-gov in Italia negli
> ultimi venti anni sta tutta nella capacità che c'è stata in alcune
> amministrazioni locali (regioni e comuni) di sottrarsi agli indirizzi dello
> stato, e di realizzare innovazioni rilevanti sia per ciò che riguarda le
> infrastrutture, che per ciò che riguarda i processi. Alcuni tra i tanti
> esempi sono la regione Toscana per l' SPC, la regione Piemonte per gli Open
> Data, la regione Sardegna per la Digital Library della cultura, la regione
> Emilia Romagna per l'Agenda Digitale, il comune di Bologna per la rete
> civica etc. Il coordinamento dell'innovazione tra Stato ed Enti locali e'
> indispensabile, ma fatto come ci si coordina su Internet, tra nodi
> paritari. Sovraordinare l'amministrazione statale e' pericoloso non solo
> per l'effettivita' dell'innovazione, ma per la sua qualità. E mi permetto
> di affermarlo non tanto per la mia esperienza diretta nelle amministrazioni
> locali, ma per la più lunga esperienza nelle agenzie centrali che si sono
> occupate di innovazione (in realtà sempre la stessa che cambia nome e
> competenze: Aipa, Cnipa, Digitpa e oggi Agid).
>
> 3. Oggi però, si dice, i rischi di un comportamento errato da parte delle
> agenzie centrali sono neutralizzati dalla presenza al centro di competenze
> di qualità. Questo e' vero, e rassicura pensare che nella cabine di regia
> ci siano attualmente, tra le altre, la competenza e la passione civile di
> esperti come Stefano Quintarelli e Paolo Coppola. Ma questa presenza non e'
> assolutamente garantita in futuro.
> E inoltre non posso per onesta' non rilevare che se questo mi rassicura
> come tifoso della rivoluzione digitale della PA, mi preoccupa come
> cittadino che Stefano, come deputato, e con le migliori intenzioni,
> proponga un emendamento costituzionale che di fatto aumenta i suoi poteri
> come coordinatore della cabina di regia di Agid.
>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Feb. 14, 2015
Re: [nexa] Sull'Emendamento Quintarelli (comma 117.r della Costituzione: competenze esclusiva nel coordinamento informatico allo Stato)
by rassu
Buongiorno.
Permettetemi di contribuire al dibattito con un banale esempio.
Ciascuna regione italiana, attraverso la locale azienda informatica partecipata, ha sviluppato nei decenni passati e mantiene tuttora numerose applicazioni informatiche custom aventi finalità e requisiti del tutto simili a quelle delle altre regioni.
Un esempio: ciascuna regione ha una propria applicazione di gestione dell’anagrafe diversa da quella delle altre regioni anche se risponde a requisiti normativi che non differiscono da regione a regione. Per giunta, quasi sempre, la singola applicazione non è in grado di dialogare con le altre.
In generale, si tratta di applicazioni cosiddette “commodity”, cioè non legate alle specificità del “business” (in questo caso, per non essere fraintesi, parliamo del servizio erogato da quella regione).
Riferendoci all’ampio mondo dell’informatica applicativa, tutti sappiamo che da decenni, un’applicazione di contabilità generale non viene più scritta o gestita custom dagli utilizzatori, ma si usano dei package che, ove necessario, vengono parametrati per attivare funzionalità specifiche. Sia ben chiaro che non sto suggerendo l’adozione di package di questo o di quel produttore. Sto semplicemente affermando che sarebbe bastato che le regioni si fossero messe d’accordo per produrre e avvalersi di uno stesso software, replicato tante volte quanto serve, per evitare di moltiplicare i costi di sviluppo, di mantenimento e di gestione delle interazioni eventuali (che oggi sono manuali). L’alternativa poteva essere quella di disporre di un unico software condiviso, accessibile a ciascuna regione per la parte di competenza. Ci si sarebbe avvalsi perciò di un solo software, se il caso in outsourcing, dotato di opportune profilazioni di accesso in relazione agli utilizzatori. Oggi si potrebbe parlare di Cloud-SaaS, ma in realtà questa è una locuzione recente che, nel caso specifico in esame, non cambia i contenuti.
L’autonomia data alle regioni dal dettato costituzionale ha favorito la creazione di barriere verso una qualsiasi razionalizzazione, creando un danno consistente alla società civile. Il primo limite da rimuovere era perciò quello. Naturalmente non basta: ci vorrà buonsenso nell’opera di razionalizzazione. Ma non è scontato. Il fatto stesso che non si sia prestata mai la necessaria attenzione al tema e, peggio, non sia mai stata oggetto di discussione, è un indicatore che il livello del dibattito non affronta sempre i problemi in modo concreto e, magari, anche comprensibile al cittadino attento.
Tuttavia, aver fatto un passo avanti così importante, è un grande segno di concretezza che ci deve indurre a ritenere che si possano fare i passi successivi nel modo più giusto, considerando attentamente e minimizzando tutti gli impatti negativi che potrebbero derivarne (penso all’occupazione).
Grazie, Quinta, anche per l’esempio di concretezza che ci hai dato.
Cordialmente
antonio l.rassu
----- Original Message -----
From: Federico Morando
To: Lista Nexa Center
Sent: Friday, February 13, 2015 3:28 PM
Subject: [nexa] Sull'Emendamento Quintarelli (comma 117.r della Costituzione: competenze esclusiva nel coordinamento informatico allo Stato)
Cari Tutti,
dopo una chiacchierata con l'amico Giovanni Bruno di Regesta.exe, mi sono permesso di sollecitare un suo contributo scritto, da condividere in lista Nexa, in merito all'Emendamento Quintarelli, di cui tutti ben sapete.
In calce trovate le riflessioni di Giovanni Bruno, che penso siano interessanti, e non prive di spunti concreti, anche per i convinti sostenitori di una strategia di coordinamento nazionale in tema di informatica: mi è sembrato giusto inviare personalmente queste riflessioni in lista, avendole sollecitate, ma l'occasione è stata buona anche per far iscrivere Giovanni alla nostra lista, per cui lascio ovviamente a lui qualsiasi replica.
Federico
---
Sono un po’ confuso. Dall’unanimità del voto parlamentare sul cosiddetto “emendamento Quintarelli” e dall’unanimismo dei commenti che ne sono seguiti sui social network e su diverse testate on line. Si tratta di un caso assolutamente eccezionale (è stato ricordato, ad esempio, che anche sull’abolizione della pena di morte non si era raggiunto un consenso così assoluto): il voto favorevole è arrivato da settori parlamentari anche molto distanti tra di loro e, forse, con motivazioni e intenti non pienamente concordi.
Molti dei commenti pubblicati in questi giorni hanno insistito sui vantaggi che deriverebbero dall’attribuzione allo Stato e al governo delle competenze di coordinamento su dati, processi, infrastrutture e piattaforme grazie all’eliminazione di duplicazioni e sprechi, alla piena interoperabilità delle soluzioni (o della soluzione), alla normalizzazione di interfacce e funzioni. Senza nulla togliere alla giusta soddisfazione del promotore, che, riprendendo la metafora calcistica che lo stesso onorevole Quintarelli ha usato nel suo intervento alla Camera, ha saputo cogliere un risultato inaspettato con un grandioso contropiede, la lettura dell’innovazione legislativa introdotta induce a mio parere alcune domande.
1.
Partiamo dal contesto. In discussione alla Camera è attualmente il ddl di revisione costituzionale predisposto dal governo; l’emendamento approvato incide sull’articolo 117, dove vengono definiti gli ambiti della potestà legislativa di Stato e Regioni. La riscrittura di questo articolo ha rappresentato il cuore della revisione costituzionale approvata nel 2001: nella versione originaria del 1948 l’articolo 117 presentava uno stringato elenco di materie sulle quali le Regioni sarebbero state chiamate a legiferare purché non “in contrasto con l'interesse nazionale e con quello di altre Regioni”; nel 2001 l’impianto è stato interamente rovesciato, definendo un ben più corposo elenco di materie sulle quali lo Stato ha potere di “legislazione esclusiva”. L’emendamento dell’onorevole Quintarelli modifica il testo dell’elenco di materie comprese nel comma r) nel 2001 (“pesi, misure e determinazione del tempo; coordinamento informativo statistico e informatico dei dati dell'amministrazione statale, regionale e locale; opere dell'ingegno”): introducendo anche il coordinamento “dei processi e delle relative infrastrutture e piattaforme informatiche” oltre ai dati.
Naturalmente, si tratta solo di un primo passo all’interno di un percorso ancora lungo prima dell’approvazione definitiva e dell’eventuale successivo referendum confermativo. Così come va considerato che il principio definito nel testo costituzionale avrà poi bisogno di una conseguente legislazione ordinaria per diventare efficace: per rendere effettivo l’istituto regionale previsto dalla Costituzione del 1948 abbiamo dovuto attendere 22 anni; speriamo che in questo caso i tempi siano più ragionevoli. Ma la possibilità che questa enunciazione possa rappresentare, come è negli auspici di Quintarelli, una “leva importante per l'efficacia della macchina amministrativa, anche in termini di riduzione di duplicazioni, sprechi e inefficienze, a beneficio di cittadini e imprese” resta largamente delegata alle modalità della sua concreta attuazione. A me sembra che su questo delicatissimo snodo possano celarsi alcuni rischi concreti.
2.
Negli ultimi vent’anni la rete e il Web hanno rappresentato un incredibile terreno di innovazione, una piattaforma di condivisione e interoperabilità, fondata sui concetti di apertura e decentramento. Lo ha ricordato in occasione delle iniziative per i primi 25 anni del Web Tim Berners-Lee: “By continually ‘re-decentralising’ the web, we will unleash the next generation of technology, business and social innovators” (http://www.wired.co.uk/magazine/archive/2014/03/web-at-25/tim-berners-lee)
Questo processo di innovazione continua si è mosso per strappi e accelerazioni; si è nutrito di condivisione (di standard, protocolli, buone pratiche) e pluralismo (di attori, piattaforme distribuite, soluzioni). La ricchezza e la diversità di questo ecosistema digitale, oggi minacciato proprio dall’espandersi di monopoli e di artificiose barriere nazionali, sono stati il primo motore di cambiamento. Come conciliare l’esigenza di preservare questo ambiente dinamico con l’obbligo di conformarsi in tema di infrastrutture e piattaforme con disposizioni e regolamenti legislativi (che per definizione intervengono a normare fattispecie esistenti)? Senza escludere la PA dal processo di innovazione, che tipicamente si muove dalla periferia al centro?
3.
Nel corso di questi venticinque anni il Web si è evoluto da una “collection of interlinked static documents” ad un universo di dati, in grado di alimentare una varietà di applicazioni per i più diversi dispositivi. Le regole di interoperabilità dei dati disegnate dal W3C con la famiglia di standard del Semantic Web identificano uno spazio comune alimentato in modo autonomo dai singoli fornitori, in grado di descrivere tutta la ricchezza del proprio patrimonio informativo.
Le potenzialità di un approccio “data driven” sono state recentemente ribadite dalla nuova versione del “National Information Infrastructure”, pubblicato dall’Open Data User Group UK all’inizio di quest’anno (http://data.gov.uk/library/odug-national-information-infrastructure-nii) Nella visione dell’ODUG è nella disponibilità di dati aperti del settore pubblico - accessibili liberamente a tutti per il riuso e indipendenti da specifiche architetture IT - il requisito inderogabile per creare nuove opportunità, nuovi prodotti e servizi, nuovo lavoro; e per questa via raggiungere gli obiettivi di accrescere l’efficienza della pubblica amministrazione, favorire il contenimento dei costi, offrire maggiori servizi a cittadini e imprese.
L’adozione di soluzioni software centralizzate (o comuni), come numerose esperienze stanno a dimostrare (penso, ad esempio, al mondo dei beni culturali), può risolversi in una scarsa capacità di aggiornamento, determinare un vincolo implicito dell’amministrazione verso il singolo fornitore della soluzione, innalzare barriere all’ingresso di nuovi operatori e, alla fine, mancare anche gli obiettivi di riduzione dei costi. L’obbligo di rilascio del codice sorgente è una condizione del tutto insufficiente a consentire una reale concorrenza di fornitori, se il software prodotto non sia già Open Source (rilasciato con licenza specifica, utilizzato da una pluralità di utilizzatori indipendenti, sostenuto da una comunità di sviluppatori).
4.
L’ultimo punto che vorrei toccare è quello, assolutamente decisivo, della governance del processo di coordinamento.
Avocare questa materia alla potestà legislativa statale introduce, a me sembra, un’anomalia in un contesto il cui sviluppo è governato dall’azione di organismi indipendenti e autonomi, che operano attraverso la pubblicazione di linee guida, raccomandazioni, standard condivisi. W3C, RIPE, IEFT sono tutte organizzazioni no profit, partecipate su base volontaria da una pluralità di soggetti (operatori privati, centri di ricerca, istituti statali); in Gran Bretagna il governo inglese finanzia con 10 milioni di sterline in cinque anni l’attività dell’Open Data Institute, un network internazionale che ha appena superato la soglia dei 100 associati.
Nel caso italiano la previsione di una esclusiva competenza statale in tema di dati, processi, infrastrutture e piattaforme richiederà, comunque, l’individuazione di un organismo tecnico al quale competano compiti di istruttoria e di controllo. Se questo soggetto fosse un’agenzia governativa come l’AgID, alla quale sono attribuite anche funzioni di spesa, attraverso l’emanazione di bandi di gara per la PA, si potrebbe determinare un ulteriore centralizzazione delle decisioni. Con la tentazione di imboccare facili scorciatoie.
Attualmente è in corso una procedura di gara per “sviluppare servizi evoluti per la PA, razionalizzando processi e costi” del valore di 1,95 miliardi di Euro per cinque anni, da cui è atteso un risparmio di 3 miliardi (http://www.consip.it/news_ed_eventi/2014/9/notizia_0017) Per quanto la gara sia suddivisa in 4 lotti (quindi, 4 mega gare da 500 milioni di Euro), l’individuazione di un unico raggruppamento di aziende su campi applicativi importanti (big data, interoperabilità, cloud computing), anche per la rilevanza delle risorse messe in campo, rischia di restringere per lungo tempo la possibile platea di operatori impegnati su alcune delle frontiere strategiche dell’attuale sviluppo tecnologico. Inducendo, temo, un’inefficienza sistemica di medio periodo a fronte di un possibile risparmio settoriale immediato.
------------------------------------------------------------------------------
_______________________________________________
nexa mailing list
nexa(a)server-nexa.polito.it
https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Feb. 14, 2015
Re: [nexa] p.s.
by luca menini
Il 13 febbraio 2015 18:00, Stefano Quintarelli
<stefano(a)quintarelli.it> ha scritto:
> es. 1
> supponi di voler dare delle linee guida di UX a tutti i siti della PA (tipo
> i siti pubblici in UK https://www.gov.uk/service-manual
> l'amministrazione A puo' ignorarle. cosi' vengono fuori siti verybelli.
>
Questo, in Italia, avviene a prescindere dalla normativa e dalle linee guida.
I siti verybelli si fanno NONOSTANTE la normativa imponga cose diverse ...
O sbaglio?
> es. 2
> supponi di voler fare un portale unico del cittadino.
A parte che dobbiamo intenderci su "portale" ...
Vuol dire l'home page di "smistamento" di tutti i servizi possibili e
immaginabili forniti dalla PA?
> immagina un tale servizio fatto come un framework di identificazione con
> incastrate delle webapp, fatte da ciascuna amministrazione
> l'amministrazione A puo' decidere di non metttercele...
>
> due prime cose che mi vengono in mente..
>
Faccio anch'io 1 esempio:
Perche' in Italia non c'e' un unico protocollo informatico, prodotto
dallo "stato" e magari rilasciato con licenza Open?
Dopo questa riforma della Costituzione, lo avremo?
Quanto dovremo aspettare?
Ciao.
luca
Feb. 14, 2015
Re: [nexa] p.s.
by luca menini
Il 13 febbraio 2015 16:48, Stefano Quintarelli
<stefano(a)quintarelli.it> ha scritto:
> gli attuali sistemi sono solo il frutto della meccanizzazione: quando i
> comuni gestivano l'anagrafe sulla carta non poteva che essere così.
Questo e' sicuramente vero.
Pero' non credo che lo "stato" non abbiamo prodotto, per esempio, un
unico software di protocollo informatico perche' glielo "impediva" la
Costituzione :-)
Giusto?
> al giorno d'oggi non DEVE più essere così e per farlo occorre coordinamento.
Gia' oggi pero' nessuno "impedisce" il coordinamento.
Purtroppo e' vero che, in tutti i settori, non solo nell'informatica
della PA, si preferisce il "campanile" al "coordinamento".
O sbaglio?
> e per poterlo consentire occorreva togliere il tappo che lo rendeva
> incostituzionale.
Quest'affermazione mi pare, sinceramente, un po' esagerata ...
Non credo che prima di questa riforma fosse "incostituzionale"
coordinarsi tra "stato", "regioni" ed "enti locali".
O sbaglio?
luca
--
Passa al software libero!
Feb. 14, 2015
Re: [nexa] p.s.
by Stefano Quintarelli
Invariante nel senso che non cambiano con l'emendamento...
Il 14 febbraio 2015 11:02:50 Marco Ciurcina <ciurcina(a)studiolegale.it> ha
scritto:
> In data venerdì 13 febbraio 2015 17:03:28, Stefano Quintarelli ha scritto:
> > poi ci sono tutte le altre, mala gestio incluse, che sono una invariante
> Io non penso che siano una "invariante".
> Ci sono diversi modi per ridurre l'incidenza della mala gestio.
> Per esempio:
> - stabilire obiettivi chiari (per es., obbligo d'uso di sw libero e formati
> aperti);
> - attribuire responsabilità precise a persone determinate e sanzionare la
> violazione (per es., incidenza sui parametri di valutazione della performance
> dirigenziale ai sensi dell'articolo 11, comma 9, del d. lgs. 150/2009);
> - istituire organismi con efficaci poteri di controllo ed intervento (per es.,
> autorità indipendente di controllo).
> m.c.
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Feb. 14, 2015
Discussione sull'emendamento Quintarelli
by Giulio De Petra
Si è aperta su questa lista una discussione sull'emendamento Quintarelli. E' una buona cosa.
Sia perché e' sempre utile diffidare della unanimità, sia perché in questo caso l'unanimità (del parlamentari e dei commenti successivi) mi sembra relativa ad una norma che solleva molti dubbi, come molto giustamente, secondo me, ha segnalato su questa lista Giovanni Bruno.
Provo a contribuire sinteticamente a questa discussione (ed e' inutile premettere quanto preziosa sia per me la presenza di Stefano non solo in parlamento, ma nella porzione di mondo che ho la fortuna di frequentare)
1. Nella migliore delle ipotesi la norma non produrra' effetti positivi. Gli ostacoli al coordinamento tra stato ed enti locali nei processi di innovazione non sono nemmeno scalfiti da una nuova norma, anche se addirittura di rango costituzionale. Gli stessi esempi fatti da Stefano (linee guida per i siti delle PA e realizzazione di portali nazionali) lo dimostrano. Non sarà la costituzione a garantire l'adesione di ogni singola amministrazione, così come non lo sono state le norme già emanate in questa direzione nel corso degli anni. La costituzione non c'entra nulla con la difficoltà di realizzare l'anagrafe nazionale. Puo' consentire di "imporre" formalmente, ma non di modificare effettivamente. Il coordinamento, soprattutto nei percorsi di innovazione della pubblica amministrazione, non è una questione giuridica ma un processo socio-tecnico che include la capacita' di gestire il cambiamento. Insomma l'emendamento e' la riaffermazione di una necessità, non una condizione per avviare il suo superamento
2. Nella peggiore delle ipotesi e' dannoso, perché attribuisce allo stato centrale la possibilità di imbrigliare e ostacolare, con elementi di indirizzo errati, i processi di innovazione che si sviluppano nelle regioni e nei comuni. La storia dei pochi successi dell' e-gov in Italia negli ultimi venti anni sta tutta nella capacità che c'è stata in alcune amministrazioni locali (regioni e comuni) di sottrarsi agli indirizzi dello stato, e di realizzare innovazioni rilevanti sia per ciò che riguarda le infrastrutture, che per ciò che riguarda i processi. Alcuni tra i tanti esempi sono la regione Toscana per l' SPC, la regione Piemonte per gli Open Data, la regione Sardegna per la Digital Library della cultura, la regione Emilia Romagna per l'Agenda Digitale, il comune di Bologna per la rete civica etc. Il coordinamento dell'innovazione tra Stato ed Enti locali e' indispensabile, ma fatto come ci si coordina su Internet, tra nodi paritari. Sovraordinare l'amministrazione statale e' pericoloso non solo per l'effettivita' dell'innovazione, ma per la sua qualità. E mi permetto di affermarlo non tanto per la mia esperienza diretta nelle amministrazioni locali, ma per la più lunga esperienza nelle agenzie centrali che si sono occupate di innovazione (in realtà sempre la stessa che cambia nome e competenze: Aipa, Cnipa, Digitpa e oggi Agid).
3. Oggi però, si dice, i rischi di un comportamento errato da parte delle agenzie centrali sono neutralizzati dalla presenza al centro di competenze di qualità. Questo e' vero, e rassicura pensare che nella cabine di regia ci siano attualmente, tra le altre, la competenza e la passione civile di esperti come Stefano Quintarelli e Paolo Coppola. Ma questa presenza non e' assolutamente garantita in futuro.
E inoltre non posso per onesta' non rilevare che se questo mi rassicura come tifoso della rivoluzione digitale della PA, mi preoccupa come cittadino che Stefano, come deputato, e con le migliori intenzioni, proponga un emendamento costituzionale che di fatto aumenta i suoi poteri come coordinatore della cabina di regia di Agid.
Feb. 14, 2015
Re: [nexa] sulla formazione dei dipendenti pubblici, era: p.s.
by M. Fioretti
Buongiorno Giorgio, e grazie delle ulteriori informazioni, rispondo
punto per punto
On 2015-02-14 08:16, Diego Giorio wrote:
> Quella del pdf, infatti, andava nell'altro punto del mio intervento,
> ovvero età media del personale. Chi l'ha fatto è una persona
> che sarebbe già in pensione...
si potrebbe rispondere che se oggi ha quell'età, a meno che non abbia
mai
lavorato in un ufficio con computer fino all'anno prima, dovrebbe
averlo scoperto da anni che i pdf sono spedibili, semplicemente
guardandosi intorno. Ma questo è secondario, davvero. Sto parlando di
competenze elementari che anche ai cosiddetti nativi digitali mancano
spessissimo.
> Però resta il fatto che vedo enormi lacune, magari anche di base...
> E se chi legge ritiene queste cose talmente elementari da essere date
> per assodate, può aver ragione nel suo mondo, ma non si rende conto
> della realtà purtroppo diffusa, che a sua volta deriva da...
chi legge se ne rende conto eccome. Limitandomi a questa settimana, ho
appena discusso con un segretario scolastico che pretendeva copia
cartacea del bonifico per una gita, ma la pretendeva o consegnata a mano
o via fax (ci metterei più a trovare un call center col fax che ad
andare a scuola), anzichè stamparsi lo stesso identico documento che gli
avevo mandato all'indirizzo email che SA usare, perché è così che mi
aveva mandato l'IBAN della scuola stessa.
Lo so benissimo che le cause sono tante e complesse eccetera. Ma ormai è
assolutamente inutile, se non dannoso, perdere tempo a discuterne, se
non
per capire CHI dovrebbe pagare e soprattutto FARLO pagare.
Sono anche convinto che molti impiegati non abbiano alcuna "colpa"
personale.
Ma ormai è inutile stare ad analizzare se e quanto è colpa del singolo
impiegato pubblico se ancora è di un'ignoranza spaventosa su usi
ELEMENTARI di tecnologie che erano nuove vent'anni fa, e che bene o male
usa o vede "in azione" in ufficio da magari dieci anni.
L'ho spiegato in dettaglio nei due post che ho già segnalato: qui stiamo
parlando di gente che vuole, o per cui si propone, l'equivalente di un
corso per imparare a usare un nuovo ascensore con i bottoni di un altro
colore, sull'altro lato della cabina. Basta, col discutere se gli serve
un corso o no per impararlo, se lo vogliono se lo paghino. Se non altro
per una questione di priorità. Coi pochissimi soldi e tutte le cose in
sospeso
che ci sono oggi, avrebbe molto più senso pagare queste persone per
stare
a casa per passare così a servizi rifatti da capo, informatizzati
se/dove
serve e gestiti da molte meno persone.
Marco
--
http://mfioretti.com
Feb. 14, 2015
Re: [nexa] p.s.
by Diego Giorio
In realtà l'obbligo dei formati aperti c'è già, anche se largamente disatteso per l'amore per la scansione dei documenti in firma olografa e timbro di gomma.
Quanto al SW libero, ci ho provato per qualche mese, poi ho dovuto capitolare: open (o libre) office non si interfaccia a sufficienza con gli applicativi professionali (programmi di gestione di anagrafe, stato civile, delibere...) e si perde troppo tempo a sistemare manualmente i campi, con perdita di produttività e rischio di errori. In parte è un fatto culturale, dato che detti applicativi sono testati principlamente su office. In parte anche un fatto tecnico, dato che alcune funzioni avanzate, mi dicono i programmatori, non sono presenti in openoffice.
Infine la responsabilità dirigenziale. Ad es l'art 47 del CAD già la prevede, ma tutti quei dirigenti che "anticipano" via PEC una richiesta e poi ti fanno pervenire la lettera affrancata a questione ormai risolta sono giudicati da chi dell'art 47 del CAD non sa nulla. Il problema è sempre di chi controlla i controllori!
Scusate se continuo a ribattere su questi punti, ma è indispensabile che ci si renda conto delle condizioni reali della PA, dove chi cerca di implementare questi concetti viene nella migliore delle ipotisi bollato come originale, quando rompiscatole o peggio
Un saluto a tutti
diego
> From: ciurcina(a)studiolegale.it
> To: nexa(a)server-nexa.polito.it
> Date: Sat, 14 Feb 2015 10:59:46 +0100
> Subject: Re: [nexa] p.s.
>
> In data venerdì 13 febbraio 2015 17:03:28, Stefano Quintarelli ha scritto:
> > poi ci sono tutte le altre, mala gestio incluse, che sono una invariante
> Io non penso che siano una "invariante".
> Ci sono diversi modi per ridurre l'incidenza della mala gestio.
> Per esempio:
> - stabilire obiettivi chiari (per es., obbligo d'uso di sw libero e formati
> aperti);
> - attribuire responsabilità precise a persone determinate e sanzionare la
> violazione (per es., incidenza sui parametri di valutazione della performance
> dirigenziale ai sensi dell'articolo 11, comma 9, del d. lgs. 150/2009);
> - istituire organismi con efficaci poteri di controllo ed intervento (per es.,
> autorità indipendente di controllo).
> m.c.
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Feb. 14, 2015
Quasi quiete
by Stefano Quintarelli
Ciao a tutti,
I giorni scorsi sono stati molto concitati, mi scuso se sono apparso
sbrigativo. Ma dovevo esserlo!
Un altro esempio che volevo raccontarvi riguarda - mi pare - il siope (o
una cosa analoga, non ricordo bene). Mi fu mostrata una decisione della
Corte costituzionale riguardo un ricorso portato da una amministrazione
contro una richiesta di alimentazione di una banca dati centrale
riguardanti appalti.
L'argomento era che il 117.r non dava questo potere allo stato che poteva
dirgli di fare una banca dati con certi dati, ma non di comunicarli
centralmente.
In quell'occasione la Corte stabilì che non viola l'autonomia perché
riguardante il controllo della spesa che è un fatto centrale.
Potrei approssimare qualche dettaglio ma il senso era questo.
A parte il tempo che ci è voluto per questa decisione, ora non ci sarebbero
più le basi per un simile ricorso.
Altro esempio
Immaginiamo di voler mettere a disposizione un database degli orari dei
trasporti pubblici per chi vuole farne una app. Oggi io posso fare un db e
invitare le amministrazioni a metterci i dati le quali possono
tranquillamente fregarsene. Domani potra' essere richiesto.
Credo di aver reso l'idea e che possiate indicarmi use cases in un settore
a caso in cui la competenza è decentrata..
Ciao, s.
P s. Questa notte ho depositato con Coppola e Buttiglione un ordine del
giorno sulla riforma costituzionale che impegna il governo, dal coordinare
misure che usino la leva tecnologica per il contenimento della spesa alla
definizione di un codice di riferimento unico documentale (l'idea è un URI
per ogni documento della pa, da mettere sui documenti, che indichi location
e privilegi di accesso... Capite bene l'implicazione. Una cosa che avevo
inserito nel piano strategico digitale che fino a ieri non si poteva fare...)
Feb. 14, 2015
Re: [nexa] p.s.
by Marco Ciurcina
In data venerdì 13 febbraio 2015 17:03:28, Stefano Quintarelli ha scritto:
> poi ci sono tutte le altre, mala gestio incluse, che sono una invariante
Io non penso che siano una "invariante".
Ci sono diversi modi per ridurre l'incidenza della mala gestio.
Per esempio:
- stabilire obiettivi chiari (per es., obbligo d'uso di sw libero e formati
aperti);
- attribuire responsabilità precise a persone determinate e sanzionare la
violazione (per es., incidenza sui parametri di valutazione della performance
dirigenziale ai sensi dell'articolo 11, comma 9, del d. lgs. 150/2009);
- istituire organismi con efficaci poteri di controllo ed intervento (per es.,
autorità indipendente di controllo).
m.c.
Feb. 14, 2015