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Re: [nexa] migrazione ateni italiani su gmail
by Diego Giorio
Vero, infatti ho già auspicato in un mio articolo (Backup on-line fidarsi è bene, essere prudenti è meglio, Lo Stato Civile Italiano, ed SEPEL, Nov. 2010), certe forniture di servizi IT vengano centralizzate. Fra l'affidarsi a servizi esterni, normalmente statunitensi, e coltivarsi ognuno il suo orticello c'è la via di un cloud/mail dello Stato italiano o dell'Unione Europea. Magari si potrebbe anche creare qualche posticino di lavoro senza scervellarsi con decreti inefficaci e fantasiosi.
Troppo banale?
Diego
> Date: Mon, 7 Jul 2014 12:24:18 +0200
> From: mfioretti(a)nexaima.net
> To: nexa(a)server-nexa.polito.it
> Subject: Re: [nexa] migrazione ateni italiani su gmail
>
> On Mon, Jul 07, 2014 11:03:19 AM +0200, J.C. DE MARTIN wrote:
>
> > per far capire a tutti che gestire bene l'email di un ateneo
> > richiede euro e richiede personale qualificato.
>
> Non è forse inutile complicare questo particolare caso con gli atenei
> che non hanno più una lira? è cosa verissima e drammatica, ma è
> davvero rilevante? Oppure è un modo per spingere direttamente verso
> una soluzione seria?
>
> Dire no a Gmail mica vuol dire "ogni ateneo deve farsi pagarsi e
> gestirsi la sua posta da solo".
>
> Sono anni che quasi tutti noi più o meno "dell'ambiente" stiamo
> facendo due scatole così sul (G) cloud a chiunque sia tanto sfigato da
> finirci davanti, perché abbatte moltissimo i costi di gestione,
> personale ecc. Se è così, questo non è proprio un caso fatto su misura
> per essere risolto in quel modo? Chiedendo al MIUR SOLO di mettere
> subito su UN sistema comune, anziché soldi per server "scollegati" di
> ogni ateneo?
>
> Marco
> http://mfioretti.com
>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
July 7, 2014
Re: [nexa] migrazione ateni italiani su gmail
by M. Fioretti
On Mon, Jul 07, 2014 11:03:19 AM +0200, J.C. DE MARTIN wrote:
> per far capire a tutti che gestire bene l'email di un ateneo
> richiede euro e richiede personale qualificato.
Non è forse inutile complicare questo particolare caso con gli atenei
che non hanno più una lira? è cosa verissima e drammatica, ma è
davvero rilevante? Oppure è un modo per spingere direttamente verso
una soluzione seria?
Dire no a Gmail mica vuol dire "ogni ateneo deve farsi pagarsi e
gestirsi la sua posta da solo".
Sono anni che quasi tutti noi più o meno "dell'ambiente" stiamo
facendo due scatole così sul (G) cloud a chiunque sia tanto sfigato da
finirci davanti, perché abbatte moltissimo i costi di gestione,
personale ecc. Se è così, questo non è proprio un caso fatto su misura
per essere risolto in quel modo? Chiedendo al MIUR SOLO di mettere
subito su UN sistema comune, anziché soldi per server "scollegati" di
ogni ateneo?
Marco
http://mfioretti.com
July 7, 2014
Agenzia delle Entrate e SOGEI che violano OpenStreetMap
by Maurizio Napolitano
Ciao a tutt*,
vi segnalo una inziativa che sto portando avanti con Simone Cortesi,
Cristian Consonni, Andrea Borruso e Stefano Sabatini.
Si tratta di una iniziativa lanciata questa mattina alle 9, ma con
dietro un lavoro di un paio di mesi.
Abbiamo scoperto che il tool di mappe GEOPoi, creato da Sogei, ed
usato come backend in tutti i servizi dell'agenzia delle entrate, fa
uso dei dati di openstreetmap violando la licenza che, in questo caso,
chiede l'attribuzione.
la cosa comica è vedere che hanno mescolato dati provenienti da uno
stradario di un provider (e, a seguito della lettura di questo
articolo - http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2010-10-21/tutta-italia-georefere…
- viene da pensare a Navtech) con quelli di OpenStreetMap di gran
lunga più aggiornati.
Da OSM hanno preso i iivelli poligonali (edifici, laghi, torrenti,
...) mostrando quindi anche mappe alquanto ridicole con edifici
attraversati da strade, o sagome di rotonde non attraversato da
strade.
Un po' di esempi si trovano in questo mio blog post
http://de.straba.us/2014/07/07/agenzia-entrate-perche-non-uscite/
Tutto questo preoccupa in virtù anche del fatto che l'Agenzia delle
Entrate - che gestisce anche il
catasto - sembra di non essere in grado di utilizzare i suoi stessi
geografici (per non dire poi quelli della PA stessa)
In giro per l'italia, ci stanno facendo tantissime segnalazioni, come
potete vedere qui
http://bit.ly/agenziauscite
Abbiamo scelto l'hashtag #agenziauscite, che appare forse un po'
banale, ma permette di
fare diversi giochi di parole come
"agenzia uscite in open data"
"agenzia uscite dichiarando che usate openstreetmap"
"agenzia uscite dalla logica di tenere tutto chiuso"
--
FBK - Fondazione Bruno Kessler
Trento - Italy
tel +39 0461 314341
http://goo.gl/LT1vp
http://digitalcommonslab.fbk.eu
July 7, 2014
Re: [nexa] migrazione ateni italiani su gmail
by Stefano Quintarelli
sulla qual cosa va chiesto al ministro competente che ne pensi, se va
bene cosi' (ed allora e' una decisione politica, legittima (ma che non
condivido)) o se intende porvi rimedio, ed allora deve trovare dei fondi.
sono stati trovati in fretta altri 20+ milioni per l'educazione al senso
estetico, dovrebbe essere possibile...
On 07/07/2014 11:03, J.C. DE MARTIN wrote:
> Ma per far capire a tutti che gestire bene l'email di un ateneo
> richiede euro e richiede personale qualificato.
>
> Due risorse che, in questo scenario di progressivo affogamento
> del sistema universitario italiano, stanno diventando
> sempre più scarse.
July 7, 2014
Re: [nexa] migrazione ateni italiani su gmail
by Ugo Pagallo
Caro Marco,
vedo i problemi da te segnalati, ma non capisco certe tue affermazioni.
Ne accenno, dopo di che chiudo per non annoiare chi legge in lista:
1. Dici "Non c'è norma dell'ordinamento italiano che possa obbligare le
imprese USA a violare le norme USA." E fin qui, come darti torto. Dopo di
che, però, aggiungi "Quindi, al momento, il rispetto delle norme italiane
non garantisce nulla." Sul piano formale, che è quello che qui per il
momento interessa, il tuo "quindi" è un non sequitur, altrimenti perché
tanto chiasso per la sentenza del 13 maggio della Corte di giustizia
(C-131/12)? Il fatto che X, per non violare (od ottemperare) le norme del
suo paese Y, debba però violare le leggi dello stato Z, nulla toglie al
fatto che Z possa procedere contro X. Si tratta delle questioni di
territorialità su cui, in un primo momento, si è trincerata Google in
Europa, salvo poi mollare la presa. E passiamo alla sostanza politica...
2. Sostieni che "reagendo alla risoluzione del Parlamento Europeo, la
Commissione UE ha aperto una trattativa diplomatica per ristabilire la
fiducia nel modo in cui gli USA trattano i dati dei cittadini UE." Sarà
anche vero ma, anche a non essere Kant o John Stuart Mill, tutto questo
puzza lontano un miglio di paternalismo. Ma dovrà mai pensarci la
Commissione a restituire ai cittadini europei la fiducia in Google?! Scusa,
o ci pensa Google in proprio, o i cittadini europei ci penseranno a mollare
Google. (Salvo dire che i cittadini, come già il personale docente per la
googlizzazione della posta d'ateneo, non se ne curano e, dunque, ancora una
volta, deve intervenire lo stato papà: sai che bella alternativa!)
3. Infine, a proposito dei diritti umani, c'è un problema di fondo sulla
piega che sta prendendo la protezione dati in Europa: si era partiti con un
diritto della personalità, si sta ora approdando con il sedicente diritto
all'oblio (dopo il secolo della memoria!) a un diritto proprietario, per
giungere alla tutela del dato in quanto dato, a prescindere da ogni danno o
lesione (paragrafo 96 C-131/12), ossia un bel data feticismo. Sono questi i
diritti umani che vogliamo garantiti dallo stato papà? Io mi tengo stretto
le note sul "Harm Principle" di John Stuart Mill in "On Liberty".
Passo e chiudo:-)
Il giorno 06 luglio 2014 14:50, Marco Ciurcina <ciurcina(a)studiolegale.it>
ha scritto:
> In data domenica 6 luglio 2014 11:59:35, Ugo Pagallo ha scritto:
> > Per quanto riguarda la googlizzazione della posta d’Ateneo basta far
> > rispettare le regole del gioco che pur esistono e sono abbondanti.
> IMHO questo non è esattamente vero.
>
> Il Parlamento UE (resolution of 4 July 2013)
> "Expresses... ...serious concern over PRISM and other such programmes,
> since,
> should the information available up to now be confirmed, they may entail a
> serious violation of the fundamental right of EU citizens and residents to
> privacy and data protection, as well as of the right to private and family
> life, the confidentiality of communications, the presumption of innocence,
> freedom of expression, freedom of information, and the freedom to conduct
> business"
> (
> http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=TA&reference=P7-TA-2013-…
>
> Non c'è norma dell'ordinamento italiano che possa obbligare le imprese USA
> a
> violare le norme USA.
>
> Quindi, al momento, il rispetto delle norme italiane non garantisce nulla.
>
> D'altronde, reagendo alla risoluzione del Parlamento Europeo, la
> Commissione
> UE ha aperto una trattativa diplomatica per ristabilire la fiducia nel
> modo in
> cui gli USA trattano i dati dei cittadini UE
> http://ec.europa.eu/justice/data-protection/files/com_2013_846_en.pdf
> http://ec.europa.eu/justice/data-protection/files/com_2013_847_en.pdf
>
> Per quanto posso sapere, la trattativa è ancora in corso(1) e,
> teoricamente,
> si dovrebbe concludere questa estate
>
> http://www.whitehouse.gov/the-press-office/2014/03/26/eu-us-summit-joint-st…
>
> Insomma, sino a quando la negoziazione non è conclusa, siamo in una
> situazione
> di limbo: in UE sappiamo che le imprese USA potrebbero essere obbligate
> (legittimamente, nel loro paese) a violare la privacy dei cittadini
> europei.
> Quindi non ci possiamo fidare: il rispetto delle leggi nazionali non
> garantisce
> nulla.
>
> Aggiungo che, IMHO, le nostre istituzioni non dovrebbero "indebolire"
> l'attività della nostra delegazione diplomatica e dovrebbero aiutarla a
> lavorare per il meglio nel difendere i nostri diritti umani.
>
> Se le imprese USA temessero di perdere quote di mercato, farebbero
> pressione
> sul governo USA perché aderisca alla richiesta UE di restaurare condizioni
> di
> rispetto dei diritti umani.
> Se, invece, le imprese USA verificano sul campo che l'anima ed i diritti
> umani
> degli studenti e docenti europei si comprano a poco prezzo, perché si
> dovrebbero preoccupare?
>
> m.c.
>
> (1)
> in particolare vedi punti 12, 14 e 15
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
July 7, 2014
Re: [nexa] ISOC: "Your Digital Footprint"
by J.C. DE MARTIN
Grazie a te per gli utilissimi commenti!
juan carlos
On 06/07/14 11:26, Claudio Agosti wrote:
> E' un lavoro davvero completo, facile da fruire come formato e molto
> chiaro.
> Prima di questo prodotto di ISOC, usavo come riferimento:
> http://www.myshadow.org che indico perchè può contenere ancora qualche
> spunto interessante.
>
> Ma questo di ISOC è 2 passi avanti come fruibilità e contenuti.
>
> Nella sezione " How Can I Manage My Digital Footprints? ", hanno
> raggiunto il top! lo sviluppo dell'igene personale sui dati lasciati
> in giro è uno studio molto complesso, stavo lavorando su un documento
> che lo spiegasse, e l'hanno reso chiaro e sintetito. sezione 3,
> "diventa un utente sofisticato dei servizi che usano", mostra
> precisamente lo screenshot del default più lesivo che esiste al
> momento (settings di Chrome, sulla cessione automatica di ogni link,
> click, e lettera digitata nella URL bar a google).
>
> Sono chiari e sintetici eppure dimostrano di avere dietro uno studio
> tecnologico avanzatissimo.
>
> In "What Dynamics are at Work in the World of Digital Footprints"
> danno una visione comprensibile di un fenomeno molto complesso, non mi
> sarei mai aspettato un prodotto così bello!
>
> Penso che quello che possa fare uno speaker è semplicemente andare a
> conferenze, con queste slide, e talvolta interromperle per mettere
> commenti allineati con l'audience. Ccontengono tanto di quel contenuto
> così ben spiegato che va solo valorizzato, non mi sentirei di
> aggiungere altro se non degli elementi contestualizzati per chi si ha
> di fronte.
>
> E' davvero un nuovo riferimento da usare. sono proprio soddisfatto,
> grazie!
>
>
> On Sat, Jul 5, 2014 at 11:04 AM, J.C. DE MARTIN <demartin(a)polito.it
> <mailto:demartin@polito.it>> wrote:
>
>
>
> http://www.internetsociety.org/your-digital-footprint
>
> *Where's Your Digital Footprint?*
>
> An open and strong Internet means you are in control of what you
> see, hear, and create online.
>
> It's your Internet and your digital footprint is one of the most
> important things on it. But how much of it is under your control,
> or even visible to you?
>
> *Online Tutorials: Getting To Know Your Footprint *
>
> Take back control of your online identity. Here are nine online
> tutorials to help you not only learn about your digital footprint,
> but help you make the right choices for you.
>
> *Watch The Tutorials!*
>
> What Is A Digital Footprint?
> Why Did We Start Leaving Such Big Footprints?
> What Is The Economic Bargain for Internet Users?
> Are Digital Footprints A Problem?
> Do Different Devices Make Different Digital Footprints?
> How Can I Manage My Digital Footprints?
> Who Is Tracking Me and How Do They Do It?
> What Dynamics Are At Work in the World of Digital Footprints?
> How Does Legislation Affect Digital Footprints?
>
>
>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it <mailto:nexa@server-nexa.polito.it>
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
>
>
>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
July 7, 2014
Re: [nexa] migrazione ateni italiani su gmail
by J.C. DE MARTIN
Ringraziando Stefano Quintarelli per l'attenzione
al problema (che esiste, eccome, sia chiaro),
lasciatemi però dire che Ugo Pagallo fa bene a collocare la specifica
questione dell'email nel contesto più ampio riguardante
l'Università italiana.
Non è possibile, infatti, discutere seriamente di cosa fa o non fa
l'Università senza capire cosa è successo in questi ultimi
sei anni (dall'estate 2008, per essere precisi, col
decreto Tremonti). In estrema sintesi: 1. brutale
tagli di fondi; 2. vincoli (a volte demenziali) su
come spendere i fondi quando ci sono; 3. forte
decrescita del personale (blocco quasi totale
del turn-over). Decisioni, tra l'altro, in totale
controtendenza rispetto al resto d'Europa, che in media
ha reagito alla Grande Recessione *aumentando* gli
investimenti nell'università e nella scuola, non diminuendoli.
In questo contesto molte operazioni che sarebbero
considerate normali in paesi più civili (o anche solo
nell'Italia del passato) diventano, a seconda
dei casi, problematiche, difficili o addirittura impossibili.
Tutto questo non per dire che per questo specifico
caso del passaggio a Google della posta elettronica
non si possa fare altrimenti.
Ma per far capire a tutti che gestire bene l'email di un ateneo
richiede euro e richiede personale qualificato.
Due risorse che, in questo scenario di progressivo affogamento
del sistema universitario italiano, stanno diventando
sempre più scarse.
juan carlos
On 06/07/14 11:59, Ugo Pagallo wrote:
>
> Cari Nexiani,
>
> ho letto solo oggi, domenica, con la dovuta calma, le email sulla
> googlizzazione della posta d'Ateneo e le relative preoccupazioni sulla
> privacy, magari con problemi di spionaggio elettronico, industriale e
> quant'altro, che consigliano di sensibilizzare i parlamenti (suppongo
> a partire da quello italiano).
>
>
> Personalmente, evito di presentare le questioni come una lotta del
> bene contro il male e, se possibile, avendo a mente tutti gli aspetti
> del problema. Fin d'ora, nel dibattito, mi sembra siano mancati due
> ingredienti essenziali:
>
> 1.1. La posta d'Ateneo (Unito, in questo caso) semplicemente non
> funzionava, come sa chiunque se ne sia avvalso negli ultimi dieci
> anni. Già in tanti negli anni scorsi hanno preferito ricorrere ad
> altri servizi proprio per evitare il sistematico blocco delle
> comunicazioni per le ragioni più varie e, secondo i dettami della
> "legge di Murphy", proprio quando si doveva mandare una email
> urgentissima. Di qui, onestamente, che l'alternativa non sia mai stata
> tra un bel servizio pubblico e amichevole vs le sanguisughe del
> mercato. Al contrario, essendo in Italia, realisticamente
> l'alternativa era (ed è) tra un bel servizio pubblico e amichevole, ma
> del tutto inefficiente, e l'affidarsi a una società privata con tutte
> le conseguenze del caso. Messa in questi termini, possiamo cominciare
> a discutere dei problemi (giustamente) sollevati da alcuni Nexiani
> sulle condizioni del servizio, l'ottemperanza alle regole europee da
> parte di attori extra-comunitari, ecc. Questo tuttavia conduce al
> secondo ingrediente dell'analisi che fin qui è mancato.
>
> 2.2. L'università italiana non ha soldi neanche per comprare i libri
> della biblioteca, figurarsi per restituirci un servizio di posta
> elettronica efficiente (oltre a restituire i soldi del 2011-2012-2013
> al personale docente). In altri termini, dovremmo presentare
> un'interpellanza allo stesso Parlamento (italiano) che ci ha regalato
> la perla dell'art. 29 c. 19 legge 30.12.2010 n. 240 e che ora blatera
> di premiare i professori migliori e più produttivi, senza la minima
> idea di che cosa si stia occupando e, anzi, passando il cerino ai
> singoli atenei?
>
> Riportata alla dura realtà, i problemi fin qui discussi in lista,
> dunque, esistono ma vanno collocati in un quadro più ampio,
> sconsolante e tragico. Per quanto riguarda la googlizzazione della
> posta d'Ateneo basta far rispettare le regole del gioco che pur
> esistono e sono abbondanti. Ma, chiedere al Parlamento come mai siamo
> arrivati a questo punto, non è tragedia, è farsa.
>
> Ciao,
>
> u.p.
>
>
>
> Il giorno 06 luglio 2014 01:07, Luciano Paccagnella
> <luciano.paccagnella(a)unito.it <mailto:luciano.paccagnella@unito.it>>
> ha scritto:
>
> Nel caso della mia università (ma sospetto sia così un po'
> ovunque), da
> quanto ho capito chi ha deciso ha potuto farlo in totale autonomia,
> limitandosi a comunicare al consiglio di amministrazione (nemmeno al
> senato accademico) una decisione presentata come puramente tecnica:
> "finora abbiamo speso 100k euro, adesso possiamo avere gratis tutto e
> meglio."
>
> Il secondo problema è che il corpo docente, sia pure non
> interpellato in
> sede di valutazione della questione, a parte qualche eccezione non
> sembra essersi reso conto del problema nemmeno quando, a decisione
> presa, ne è stato informato.
>
> Luciano
>
> --
> Dipartimento di Culture, Politica e Società
> Università di Torino
> http://www.didattica-cps.unito.it/do/docenti.pl/Show?_id=lpaccagn
>
>
>
> Il giorno sab, 05/07/2014 alle 17.16 +0200, Francesco Nachira ha
> scritto:
> > Questa sembra essere una tendenza globale: Google sta
> convincendo gli
> > amministratori delle mail degli atenei in Europa, a migrare la
> > gestione dell'e-mail, in precedenza gestita dai servizi di
> ateneo, su
> > google mail.
> > es. http://www.bristol.ac.uk/it-services/advice/mobile/migrate/
> > Alcune università hanno accettato la migrazione solo per gli
> studenti;
> > altre anche per lo staff accademico.
> > Questi accordi - immagino - prevedono anche la migrazione anche dei
> > contenuti del passato, e limitate garanzie che impediscano al
> gestore
> > di fare una analisi delle e-mail .
> > I raffinati strumenti in possesso di Google per l'analisi del
> testo e
> > delle reti sociali (ossia in questo caso dei corrispondenti delle
> > e-mail) possono estrarre dalle e-mail dati cruciali e di enorme
> > valore. Informazioni quali il profilo dettagliato, delle attività di
> > ricerca; delle aree di interesse e di competenza dei membri delllo
> > staff; dei loro contatti e relazioni (pensiamo a quanto sia
> rilevante
> > nel contesto della formazione di progetti o di gruppi di
> ricerca), il
> > valore dell'individuo.
> > Pensiamo solo quanto queste informazioni siano rilevanti per una
> > eventuale università/società (in genere privata) interressata a
> > acquisire specifiche competenze, strappando queste competenze dagli
> > atenei / istituti di ricerca dove queste competenze si sono
> > sviluppate.
> >
> > L'affidare la gestione di queste informazioni a quelli che stanno
> > diventando gli oligopolisti dei settori postindustriali
> dell'economia
> > del XXI secolo [1] , contribuisce a rafforzare la loro posizione di
> > oligopolio, ed è sintomo di una rinuncia ad ogni indipendenza e
> > sovranità tecnologica da parte dell'Europa. Consideriamo che abbiamo
> > scoperto che questi oligopolisti (quasi esclusivamente situati negli
> > USA) spesso passano queste informazioni ai servizi USA.
> >
> > Concordo con Stefano Quintarelli, sarebbe opportuno preparare una
> > bozza di interrogazione. Interrogazione da presentare (una volta
> > adattate alle culture, lingue e modalità locali di
> > interpellanza/interrogazione) al Parlamento Europeo e ai Parlamenti
> > Nazionali ; alcuni parlamenti - dopo l'"affaire" NSA - sono
> > particolarmente sensibili al tema.
> > Francesco Nachira
> >
> > [1] vedi anche introduzione al seminario W3C " Internet Identity
> > Ecosystem - The evolution of the Internet: Towards a common or
> capture
> > and surveillance of collective intelligence? "
> > http://liberosapere.org/iie-intro.pdf
> >
> > On 03/07/14 17:01, Stefano Quintarelli wrote:
> >
> > > qualcuno mi butta giu' una bozza di interpellanza urgente al
> > > ministro dell'universita' che la presento al volissimo ?
> > > sono *serio*
> > > pls. scrivetemi direttamente...
> >
> > On 03/07/14 15:12, Luciano Paccagnella wrote:
> >
> > > Cari nexiani, come qualcuno di voi sicuramente già sa, diversi
> atenei
> > > italiani -- tra cui l'Università di Torino -- stanno dismettendo i
> > > propri sistemi di gestione della mail istituzionale, per aderire
> > > all'offerta educational di Gmail.
> > >
> > > Allego di seguito alcune mie considerazioni sulla questione
> espresse in
> > > sede di Consiglio del mio dipartimento, che ritengo possano
> interessare
> > > questa lista.
> > >
> > > grazie per eventuali commenti.
> > >
> > > Luciano
> > >
> > > Il giorno 19 giugno 2014 i membri del Dipartimento di Culture,
> Politica
> > > e Società dell'Università di Torino hanno ricevuto una strana
> mail, con
> > > subject "Migrazione Account Gmail", proveniente da un
> indirizzo finora
> > > sconosciuto. Il testo della mail informava brevemente che "il tuo
> > > account personale di posta elettronica a partire dalle ore 9 di
> > > mercoledì 25 giugno verrà migrato sul nuovo servizio di posta
> > > elettronica di Ateneo. Si precisa inoltre che al primo accesso
> nel nuovo
> > > account è necessario accettare le condizioni di contratto". Lo
> stesso
> > > messaggio sta giungendo, scaglionato nelle tempistiche a
> seconda dei
> > > dipartimenti di afferenza, a tutto il personale dell'ateneo
> torinese.
> > >
> > > La struttura del messaggio presenta alcuni elementi tipici del
> fishing
> > > (ovvero le mail-truffa), tra cui un singolo riferimento nel
> subject a
> > > Gmail (il noto servizio di mail dell'azienda americana Google)
> di cui
> > > però non si dice nulla nel testo del messaggio, un cenno a una
> > > fantomatica "migrazione", ma nessun dettaglio concreto che
> possa far
> > > pensare davvero alla modifica di un servizio essenziale come
> la posta
> > > elettronica istituzionale di ateneo. Ho quindi archiviato il
> messaggio
> > > come spazzatura, o come uno scherzo, o come qualcosa che se si
> fosse
> > > dimostrato autentico sarebbe stato dignitosamente ripreso,
> illustrato e
> > > discusso con mail successive.
> > >
> > > Alcuni giorni dopo ho scoperto che non si tratta di uno scherzo.
> > > L'Università di Torino, uno dei maggiori atenei italiani, sta
> davvero
> > > chiudendo il proprio servizio di posta elettronica
> istituzionale e,
> > > attraverso un accordo con Google, si affiderà d'ora in avanti
> a Gmail.
> > >
> > > A quanto pare, il servizio offerto gratuitamente da Google farà
> > > risparmiare 100.000 euro all'anno di gestione della posta
> elettronica
> > > per i 450.000 utenti del dominio unito.it <http://unito.it> e
> offrirà alcune funzionalità
> > > avanzate. Gli utenti vengono rassicurati che i vecchi messaggi non
> > > andranno persi e anzi aumenterà lo spazio a disposizione.
> > >
> > > Francamente, non sono queste le rassicurazioni che desidero.
> Piuttosto
> > > mi chiedo:
> > >
> > > * è possibile visionare preventivamente le "condizioni di
> contratto" che
> > > "è necessario accettare al primo accesso nel nuovo account"? o
> bisogna
> > > "accettare" a scatola chiusa?
> > >
> > > * è possibile rifiutare di accettare queste condizioni? o
> accettarne
> > > solo alcune e negoziarne altre?
> > >
> > > * dal momento che l'università di Torino non ha più un proprio
> servizio
> > > di mail, cosa succede se un docente (che ha bisogno della posta
> > > elettronica per svolgere il suo lavoro) non accetta il
> contratto con
> > > Google?
> > >
> > > * quali garanzie ci sono sul tipo di utilizzo che
> eventualmente Google
> > > potrà fare del contenuto dei messaggi, in particolare in
> presenza di
> > > dati sensibili?
> > >
> > > * dove risiederanno fisicamente i server su cui verranno
> archiviati i
> > > dati? a quale legislazione faranno riferimento?
> > >
> > > * quali garanzie ci sono circa l'eventualità che il servizio
> offerto
> > > oggi gratuitamente da Google, diventi domani a pagamento? o circa
> > > l'eventualità che Google cambi unilateralmente le condizioni di
> > > contratto attuali?
> > >
> > > * sono stati valutati i costi di uscita dall'adesione al
> servizio Gmail?
> > > a quali condizioni economiche, tecnologiche e di formazione del
> > > personale sarà possibile in futuro valutare l'adesione a servizi
> > > concorrenti, oppure un ritorno a un servizio gestito
> autonomamente?
> > >
> > > * se è vero che l'Università di Torino ha speso finora 100.000
> euro
> > > all'anno per la sola gestione del servizio di posta
> elettronica, come è
> > > stato calcolato questo costo?
> > >
> > > * la decisione, da parte di un'istituzione pubblica, di
> dismettere il
> > > proprio servizio di posta elettronica e affidarsi a quello
> offerto da
> > > un'azienda privata è carica di implicazioni tecnologiche, sociali,
> > > politiche, economiche e giuridiche. Sono molti i docenti del
> nostro
> > > ateneo che si occupano di questi temi: qualcuno di loro è stato
> > > consultato?
> > >
> > > * chi si è fatto carico di questa decisione, quando, e in
> quale sede?
> > >
> > > Spero che almeno alcune di queste domande possano trovare una
> risposta.
> > >
> > > Luciano Paccagnella
> > > Professore Associato di Sociologia dei processi culturali
> > > Dipartimento di Culture, Politica e Società
> > > Università di Torino
> > >
> > >
> >
> > _______________________________________________
> > nexa mailing list
> > nexa(a)server-nexa.polito.it <mailto:nexa@server-nexa.polito.it>
> > https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
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July 7, 2014
Il Centro Nexa su Internet & Società annuncia la comunità Nexa 2014/2015
by Giuseppe Futia
Se non visualizzi correttamente questo messaggio clicca qui
<http://nexa.polito.it/2014-2015-comunita>
NEXA
http://nexa.polito.it/2014-2015-comunita
Il Centro Nexa su Internet & Società annuncia la comunità Nexa
2014/2015
[english version] <http://nexa.polito.it/2014-2015-community>English
Version <http://nexa.polito.it/2014-2015-community>
*Scarica la versione PDF
<http://nexa.polito.it/nexacenterfiles/cs_16_comunita_2014_2015.pdf> del
comunicato Nexa.*
/Torino, 7 Luglio 2014/. Il Centro Nexa su Internet & Società del
Politecnico di Torino (DAUIN) ha annunciato oggi i fellow e i faculty
associate che entreranno a far parte della comunità Nexa nell'anno
accademico 2014/2015, confermando la propria tradizione di essere il
punto di riferimento per alcune delle menti più incisive che indagano
l'intersezione tra tecnologia, diritto, economia e altre discipline.
"/Siamo felici di dare il benvenuto a *due nuovi fellow* che si sono
particolarmente distinti nell'ambito delle attività di cui si
occupano/", ha detto il professor Juan Carlos De Martin, co-direttore
del Centro Nexa. "/*Fabio Chiusi* negli ultimi anni ha offerto ai suoi
lettori una copertura eccezionale su molte questioni riguardanti
Internet, compresi i temi cruciali della sorveglianza e del
'whistleblowing', contribuendo in maniera importante ad alzare il
livello del dibattito italiano su questi temi. *Massimo Durante*,
docente presso l'Università degli Studi di Torino, già da numerosi anni
contribuisce alla comunità Nexa con le sue competenze di filosofo
interessato ai temi digitali; nel suo caso la fellowship non fa che
rendere esplicito un rapporto di ricerca ormai consolidato e proficuo/."
I fellow lavoreranno principalmente a fianco dei co-direttori e dello
staff del Centro Nexa e contribuiranno direttamente a diverse attività
del Centro.
A onorare l'ethos del "fare rete" fondamentale per un centro di ricerca
come Nexa (parola che oltretutto significa "le cose connesse"),
contribuiscono anche tre Faculty Associate
<http://nexa.polito.it/facultyassociates> provenienti da Cina, Stati
Uniti e Napoli. I Faculty Associate collaboreranno attivamente con la
comunità Nexa tramite diversi canali.
Queste relazioni, così come il coinvolgimento di ex collaboratori,
partner, studenti, stagisti, ed altri colleghi sono fondamentali per il
lavoro e l'identità del Centro Nexa, nonché per aumentare le sua
capacità e le sue competenze.
*Si uniscono alla comunità del Centro Nexa in veste di nuovi fellow:*
trustee Fabio Chiusi <http://nexa.polito.it/people/fchiusi> è un
giornalista freelance (Wired, L'Espresso, Repubblica) e un blogger
(ilNichilista <http://ilnichilista.com/>, Chiusi nella Rete
<http://chiusinellarete-messaggeroveneto.blogautore.repubblica.it/>) che
scrive regolarmente di censura e sorveglianza su Internet, analizzando
il complesso rapporto tra tecnologie digitali, politica e società. Ha
conseguito un "Master of Science" in Filosofia della Scienza presso la
London School of Economics. È autore di /Critica della democrazia
digitale. La politica 2.0 alla prova dei fatti/ (Codice Edizioni).
trustee Massimo Durante <http://nexa.polito.it/people/mdurante> è
ricercatore in Filosofia del Diritto presso la Facoltà di Giurisprudenza
dell'Università degli Studi di Torino. Ha conseguito, presso la stessa
università, un dottorato di ricerca in Filosofia del Diritto, e un
dottorato di ricerca in Storia della Filosofia presso l'Université
Paris-Sorbonne (Paris-IV). È docente di Informatica Giuridica e
Filosofia del Diritto presso la Facoltà di Giurisprudenza
dell'Università degli Studi di Torino.
*Ritornano come Fellow*:
Mauro Alovisio, Giovanni Arata, Eleonora Bassi, Lorenzo Benussi, Enrico
Bertacchini, Carlo Blengino, Nicola Bottero, Federico Cairo, Fabio
Chiusi, Marco Ciurcina, Alessandro Cogo, Deborah De Angelis, Giulio De
Petra, Giovanni B. Gallus, Stefano Leucci, Alessandro Mantelero, Thomas
Margoni, Ugo Pagallo, Elena Pavan, Cristiana Sappa, Monica A. Senor,
Massimo Travostino, Daniele Trinchero, Giuseppe Vaciago.
*Ritornano come Faculty Associate*:
Andrea Cairola, Giancarlo Frosio, Giorgio Ventre.
Contribuisce a formare la comunità Nexa anche il Comitato dei Garanti
<http://nexa.polito.it/2013-trustees-en>, che alla fine del 2013 si è
ulteriormente arricchito grazie all'arrivo di due illustri studiosi, il
professor Luciano Floridi <http://nexa.polito.it/people/lfloridi>
(Oxford University) e la professoressa Maria Chiara Pievatolo
<http://nexa.polito.it/people/mcpievatolo> (Università di Pisa), a cui
il Centro Nexa dà nuovamente il benvenuto.
Che cosa è il Centro Nexa su Internet & Società del Politecnico di
Torino (DAUIN)
Il Centro Nexa su Internet & Società (http://nexa.polito.it) nasce nel
Novembre 2006 a partire dalle attività di un gruppo di lavoro
interdisciplinare -- tecnico, giuridico ed economico -- formatosi a
Torino nel 2003 e che da allora ha concepito, progettato e realizzato
diverse iniziative in ambito Internet: Creative Commons Italia
(2003-presente), CyberLaw Torino (2004), Harvard Internet Law Program
Torino (2005), SeLiLi il servizio licenze libere per creatori e
programmatori (2006-presente), COMMUNIA, la rete tematica europea sul
pubblico dominio digitale finanziata dall'Unione Europea (2007-2011),
Neubot, progetto di ricerca sulla neutralità della rete (2008-presente),
e LAPSI, la rete tematica europea sulle informazioni del settore
pubblico, anch'essa finanziata dall'Unione Europea (2010-2012). Il
Centro Nexa è tra gli otto membri fondatori del Network of
Interdisciplinary Internet & Society Research Centers (NoC); lanciato
dal Berkman Center for Internet & Society della Harvard University, il
Network favorisce la cooperazione tra i più importanti centri Internet &
Società a livello globale. Dal 2013 il Centro Nexa è membro di Global
Network Initiative (GNI) , gruppo multi-stakeholder internazionale che
ha l'obiettivo di tutelare e far progredire i diritti alla privacy e
alla libertà di espressione in ambito ICT.
See our events calendar <http://nexa.polito.it/events> if you're curious
about future luncheons, discussions, lectures, and conferences not
listed in this email. Our events are free and open to the public, unless
otherwise noted.
Maggiori informazioni sulle attività del Centro Nexa su Internet &
Società sono disponibili all'indirizzo: http://nexa.polito.it/. Weekly
Events Newsletter. Sign up <http://nexa.polito.it/mailing-lists> to
receive this newsletter if this email was forwarded to you. To manage
your subscription preferences, please click here
<https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa>.
Connect & get involved: Jobs, internships, and more
<http://nexa.polito.it/get-involved>
Nexa Center for Internet and Society Newsletter
July 7, 2014
Re: [nexa] migrazione ateni italiani su gmail
by Stefano Quintarelli
afaik, solo su istanze di server separate da quelle dell'utenza generale
(aka outsourcing classico), con server residenti in USA
On 06/07/2014 13:01, Pier Paolo Franco wrote:
> Non vedo molto di diverso rispetto a tutti quegli atenei che
> implementano Outlook online (es. Bologna). D'altra parte Microsoft e
> Google hanno conseguito le debite certificazioni per la fornitura di
> software al governo statunitense.
July 6, 2014
Re: [nexa] ISOC: "Your Digital Footprint"
by Stefano Quintarelli
imho una bella interpellanza al ministro che chiede informazioni alle
universita' e' lo strumento che combina al meglio velocita' ed effetto
(certo, anche esposto al garante, se uno e' un utente migrato suo malgrado)
On 06/07/2014 18:01, Claudio Agosti wrote:
> ahaha :)
>
> beh, l'esempio più efficacie su "quello che gmail sa" lo puoi avere
> sacrificando un utente che usa Gmail da un po' di anni, e visualizzando
> il suo grafo sociale delle interazioni con:
> https://immersion.media.mit.edu/
>
>
> 2014-07-06 17:16 GMT+02:00 Marco Ciurcina <ciurcina(a)studiolegale.it
> <mailto:ciurcina@studiolegale.it>>:
>
> In data domenica 6 luglio 2014 11:26:18, Claudio Agosti ha scritto:
> > E' davvero un nuovo riferimento da usare. sono proprio
> soddisfatto, grazie!
> sai se c'è anche qualche lavoro ben fatto per spiegare il problema della
> privacy ai funzionari di università che gestiscono i servizi email di
> studenti, docenti e ricercatori?
> m.c.
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it <mailto:nexa@server-nexa.polito.it>
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
>
>
>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
>
>
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> Versione: 2014.0.4716 / Database dei virus: 3986/7808 - Data di
> rilascio: 06/07/2014
>
July 6, 2014