nexa
By thread
nexa@server-nexa.polito.it
By month
Messages by month
- ----- 2026 -----
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2025 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2024 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2023 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2022 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2021 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2020 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2019 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2018 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2017 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2016 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2015 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2014 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2013 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2012 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2011 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2010 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- April
- March
- February
- January
- ----- 2009 -----
- December
- November
- October
- September
- August
- July
- June
- May
- 38 participants
- 30611 messages
Re: [nexa] Meta incassa 7 miliardi di dollari l’anno da spot-truffa, e lo sa – Attivissimo.me
by Claudio Agosti
TL;DR: se vogliamo discutere di quanto Meta sia “malvagia”, ok. Ma qui il
tema è anche un altro: gli strumenti per misurare e provare queste cose ci
sono già. Quello che manca è che le autorità li usino davvero e facciano
seguire conseguenze.
A margine del pezzo sugli spot-truffa e sui miliardi che Meta incasserebbe
sapendo benissimo cosa sta monetizzando, secondo me c’è una cosa che è
finita un po’ sotto traccia: AI Forensics (la mia NGO) aveva già messo nero
su bianco evidenze molto concrete su *come* e *quanto* Meta lasci passare
pubblicità che non dovrebbe mai approvare. Parlo di due report:
1.
“Pay-to-Play: Meta’s Community (Double) Standards on Pornographic
Content”
-
abbiamo identificato oltre 3.000 ads pornografiche (nudità/attività
sessuale esplicita) che risultano revisionate e approvate dal sistema
pubblicitario di Meta.
-
Quegli annunci avrebbero generato oltre 8 milioni di impression
nell’UE in un anno.
-
Importante: non è un limite tecnico - ma DECISIONALE - Nel report
viene anche mostrato un “double standard”: gli stessi visual, se caricati
come contenuto normale (non sponsorizzato), vengono rimossi per
violazione;
quando diventano advertising, passano.
-
Trivia fact: abbiamo usato i modelli di content moderation open
source di Meta stessa per dimostrare questo double standard.
2.
“A Pill Hard To Swallow” (health ads / scam advertising)
-
Dal varo del DSA (agosto 2023) il report documenta che Meta ha
approvato oltre 46.000 ads con farmaci non approvati e claim sanitari
ingannevoli.
-
Questi contenuti sarebbero finiti sugli schermi degli utenti europei
oltre 292 milioni di volte.
-
Anche qui il punto non è “contenuti borderline”: parliamo di pratiche
ricorrenti (false cure, prodotti dubbi, impersonificazione/celebrity,
deepfake, ecc.) che vanno contro numerose regole pubblicitarie e standard
della piattaforma.
Quindi, ok, nulla di nuovo sotto il sole Meta viola la legge, ma sta
beneamata Commissione Europea, che ha centralizzato la decisione e
l'enforcement perché c'era il così detto "problema Irlandese", si muove? mi
chiedo, se c'è spazio per i Digital Service Coordinator (nel nostro caso,
AGCom) di muoversi? La parte frustrante è che le evidenze sono pubbliche,
replicabili e dettagliate.
Gli strumenti funzionano ? (In teoria questo sembra di sì, e quindi...) ed
è anche per questo che il DSA è così osteggiato dalla big tech? Cambio un
po' argomento per mettere in luce un po' di ipocrisia di Google (viene da
qui
https://www.linkedin.com/posts/carlos-hernandez-echevarria_it-never-ceases-…
)
28 August 2025: Talking to the EU, literally in the first line of its DSA
transparency report
We welcome the goals of the European Union (EU) Digital Services Act (DSA)
which are to make the internet even more safe, transparent and accountable,
while ensuring that everyone in the EU continues to benefit from the open
web. Google is committed to promoting transparency for the users of our
services.
September 23, 2025: Talking to the US House of Representatives
The Committee has taken important investigative steps to highlight that
onerous obligations under laws such as the Digital Services Act and Digital
Markets Act may stifle innovation and restrict access to information. These
laws place a disproportionate regulatory burden on American companies, and
the Company has long expressed its concern about the risk that the DSA may
pose to freedom of expression within and outside of the European Union,
depending on how certain provisions may be enforced.
Qualcosa sta cambiando? Il Transatlantic Data Privacy Framework sta per
essere messo in discussione?
https://noyb.eu/en/eu-us-data-transfers-time-prepare-more-trouble-come
vedremo!
Link ai report: https://aiforensics.org/work/meta-porn-ads
https://aiforensics.org/work/meta-health-ads
<https://aiforensics.org/work/meta-porn-ads>
Salutoni, Claudio
On Thu, Dec 18, 2025 at 9:03 AM Alberto Cammozzo via nexa <
nexa(a)server-nexa.polito.it> wrote:
>
> Mi chiedo come possano ancora giustificarsi account istituzionali di
> imprese e enti pubblici su Meta. Dovremmo richiedere di cancellarli.
>
> Alberto.
>
>
> <
> https://attivissimo.me/2025/11/11/podcast-rsi-meta-incassa-7-miliardi-di-do…
> >
>
>
> Podcast RSI – Meta incassa 7 miliardi di dollari l’anno da spot-truffa, e
> lo sa
>
> 11 - 14 minutes
>
> Questo è il testo della puntata del 10 novembre 2025 del podcast Il
> Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera, scritto, montato e condotto
> dal sottoscritto. Il testo include anche i link alle fonti di questa
> puntata.
>
> Le puntate del Disinformatico sono ascoltabili anche tramite iTunes,
> YouTube Music, Spotify e feed RSS. Il mio archivio delle puntate è presso
> Attivissimo.me/disi.
>
> Se vi è capitato di notare una pubblicità sfacciatamente truffaldina su
> Facebook o Instagram e avete provato a segnalarla ma non è successo nulla e
> lo spot è rimasto al suo posto, c’è una buona ragione. Anzi, ci sono sette
> miliardi di buone ragioni. Meta, la società che gestisce questi due social
> network oltre a WhatsApp, incassa infatti sette miliardi di dollari ogni
> anno dalle pubblicità fraudolente. E grazie a un’indagine appena pubblicata
> da Reuters, sappiamo che i dirigenti di Meta sono perfettamente consapevoli
> di questa situazione e hanno deciso di non fare nulla, perché l’ammontare
> di qualunque sanzione delle autorità sarebbe inferiore a quello che incassa.
>
> Non solo: quando Meta si accorge che un inserzionista sta truffando,
> spesso non lo blocca, ma si limita a farlo pagare di più per continuare a
> pubblicare i suoi spot che raggirano gli utenti. In altre parole, Meta
> guadagna di più da una pubblicità truffaldina che da uno spot onesto. Non è
> una teoria: lo dicono i documenti interni di Meta stessa.
>
> Benvenuti alla puntata del 10 novembre 2025 del Disinformatico, il podcast
> della Radiotelevisione Svizzera dedicato alle notizie e alle storie strane
> dell’informatica. Io sono Paolo Attivissimo.
>
> Ogni giorno, Meta mostra agli utenti di Facebook, Instagram e WhatsApp
> circa 15 miliardi di pubblicità ad alto rischio di truffa. Da queste
> pubblicità incassa 7 miliardi di dollari l’anno. Alla fine del 2024,
> l’azienda prevedeva che il 10% del suo fatturato globale, circa 16 miliardi
> di dollari, sarebbe derivato dal fatto di mostrare consapevolmente ai
> propri utenti delle pubblicità che promuovono truffe o prodotti illegali.
> Sono alcuni dei dati che emergono da un’inchiesta pubblicata pochi giorni
> fa da Reuters e basata su documenti interni di Meta.
>
> I comportamenti intenzionali di Meta rivelati dall’inchiesta lasciano a
> bocca aperta per il loro cinismo assoluto. Gran parte delle truffe sui suoi
> social network proviene da operatori che vengono rilevati eccome dai
> servizi di monitoraggio antifrode interni, ma Meta blocca questi
> inserzionisti solo se questi sistemi automatici sono sicuri almeno al 95%
> che sia in corso una truffa. Se la percentuale è inferiore, Meta
> semplicemente fa pagare all’inserzionista un importo maggiore per ciascuno
> spot, ma non lo blocca.
>
> C’è di più: la documentazione interna dell’azienda di Mark Zuckerberg
> spiega che un utente che clicca su una pubblicità fraudolenta verrà
> bombardato da altre pubblicità truffa, grazie agli automatismi, i famosi
> algoritmi social, che cercano di presentare agli utenti delle pubblicità
> basate sui loro interessi.
>
> Altre informazioni interne dimostrano che Meta ha ordinato ai suoi team
> antifrode di non intervenire contro gli inserzionisti sospettati di frode
> se bloccarli rischia di far perdere a Meta più dello 0,15% del fatturato
> globale. A ottobre 2024, i dirigenti di Meta hanno presentato a Zuckerberg
> in persona un piano antifrode, che invece di agire drasticamente avrebbe
> concentrato i propri sforzi nei Paesi nei quali si temeva un intervento a
> breve del legislatore. Hanno poi concordato che avrebbero tentato di
> ridurre gli incassi legati a truffe, gioco d’azzardo illegale e merci
> proibite dal 10,1% circa del 2024 al 7,3% entro la fine di quest’anno.
> Hanno i mezzi per bloccare le truffe, ma li applicano con il contagocce per
> non causare cali troppo repentini nel fatturato aziendale.
>
> È difficile leggere i dati portati alla luce dall’indagine di Reuters
> senza evocare la parola “complicità”. Qui non si tratta più di un semplice
> “se non paghi per qualcosa, il prodotto in vendita sei tu”. Non è più una
> sorta di compromesso di convenienza, nel quale gli utenti accettano di
> essere sorvegliati a scopo pubblicitario in cambio di un servizio che
> permette loro di restare in contatto con parenti, amici e clienti. Meta sta
> volutamente, consapevolmente dando i propri utenti – cioè noi – in pasto ai
> truffatori perché guadagna dalle loro truffe.
>
> Questa è la reale natura dei social network che quattro miliardi di
> persone al mondo continuano a usare. Un territorio di caccia per criminali,
> che ingannano gli adulti con finti investimenti facili e seducono i minori
> per ricattarli minacciando di pubblicare le loro foto intime, e la passano
> liscia perché le loro inserzioni su Facebook e Instagram contribuiscono al
> fatturato.
>
> È per questo che segnalare una truffa sui social network di Meta è molto
> spesso una perdita di tempo. Anche a me è capitato di segnalare account che
> erano sfacciatamente in violazione delle regole di Facebook o di Instagram,
> perché presentavano immagini di minori in atteggiamenti illegali o
> fingevano di essere account di celebrità che promuovevano investimenti e
> prodotti, e mi è capitato di sentirmi rispondere spesso che andava tutto
> bene così. Addirittura segnalare in massa spesso è inutile. I documenti
> interni di Meta rivelano che l’azienda lo sa e non fa praticamente nulla.
>
> Uno di questi documenti, datato 2023, mette in luce il livello
> stratosferico di indifferenza di Meta verso i suoi utenti truffati o
> esposti a truffe. In quel periodo gli utenti di Facebook e Instagram
> stavano inviando circa centomila segnalazioni valide di tentativi di truffa
> ogni settimana, ma Meta le ignorava o le respingeva nel 96% dei casi. Però
> possiamo consolarci, perché i responsabili della sicurezza si erano
> impegnati, in questi documenti, a ridurre questa percentuale al 75%. Per
> loro, lasciar correre tre truffe su quattro sarebbe un bel risultato.
>
> Lo so che niente di tutto questo vi farà chiudere i vostri account
> Instagram, Facebook o WhatsApp. Moltissimi utenti hanno investito anni nel
> creare una rete di amicizie e di contatti su questi social network e quindi
> sono comprensibilmente molto riluttanti a smettere di usarli anche di
> fronte a rivelazioni come queste. Il loro atteggiamento spesso è del tipo
> “sì, lo so che mi profilano, ma tanto non ho niente da nascondere, facciano
> pure; io non voglio perdere i contatti con i parenti e gli amici, e se non
> fanno abbastanza contro le frodi starò attento a non cliccare sulle
> pubblicità.”
>
> Ma stare attenti a non abboccare agli spot non basta. Questa intenzionale,
> calcolata carenza di vigilanza di Meta sui propri social favorisce infatti
> un ecosistema di truffatori impuniti e ben attrezzati ,che rubano gli
> account degli utenti e ne prendono il controllo per diffondere i loro
> raggiri usando le identità delle vittime. In questo modo gli amici di
> quelle vittime crederanno che il consiglio di investimento in criptovalute
> arrivi da una persona di fiducia, e abboccheranno più facilmente.
>
> L’indagine di Reuters cita un esempio eloquente fra tanti. Una donna ha
> scoperto di non poter più accedere al proprio account Facebook e si è
> accorta che qualcuno lo stava usando per mostrare una falsa tessera da
> dipendente sulla quale c’era la sua faccia. Il testo del post annunciava
> che lei (la vittima) era ora “certificata per le criptovalute”. La donna ha
> segnalato subito il problema a Meta, ripetutamente, ma non è successo
> nulla. Il suo account, con il suo nome e la sua faccia, continuava ad
> annunciare che lei era diventata ricca grazie alle cripto e voleva dare ai
> suoi amici la stessa opportunità. Chiedere alla polizia di intervenire è
> stato inutile: gli agenti le hanno detto che normalmente Meta non risponde
> alle segnalazioni di account rubati neanche quando arrivano dalle forze
> dell’ordine.
>
> E così la donna ha cercato di avvisare tutti i propri contatti, chiedendo
> di non interagire con il suo account e di segnalarne il furto a Meta. Ma
> anche questo non è servito a nulla. Nonostante un centinaio di
> segnalazioni, Meta non ha fatto niente per parecchio tempo, e così i
> truffatori sono riusciti a raggirare cinque suoi colleghi che si sono
> fidati dei consigli che a loro sembravano provenire da lei e hanno perso
> cifre ingenti.
>
> I documenti interni di Meta rivelano un altro aspetto poco conosciuto del
> mondo delle frodi online: i truffatori sono ricchi. Per trovare le proprie
> vittime, investono in campagne di spot sui social per decine o centinaia di
> migliaia di dollari. Uno dei documenti cita il caso di un truffatore che ha
> pagato a Meta ben 250 mila dollari per fare inserzioni nelle quali si
> spacciava per il primo ministro canadese e propinava, anche qui,
> investimenti in criptovalute. Avete capito bene: un criminale ha pagato a
> Meta quella cifra. Non c’è da sorprendersi se Meta ha chiuso un occhio e
> anzi nei suoi documenti interni ha sottolineato che le sue regole attuali
> non segnalerebbero affatto questo tipo di account.
>
> A volte gli occhi che vengono chiusi sono ben più di uno. Gli stessi
> documenti interni dell’azienda rivelano che alcuni grandi inserzionisti
> truffaldini potevano accumulare oltre cinquecento violazioni senza essere
> puniti. E alcune campagne fraudolente sono immense: quattro di esse,
> rimosse da Meta qualche mese fa, fruttavano da sole all’azienda di
> Zuckerberg incassi per 67 milioni di dollari al mese.
>
> E la soluzione di Meta a questo tipo di problema è stata aumentare le
> tariffe per gli inserzionisti sospettati di essere fraudolenti. Gli stessi
> documenti sottolineano che Meta vuole ridurre questo flusso di incassi
> legati alle frodi, ma farlo troppo in fretta potrebbe avere appunto un
> effetto deleterio sulle sue proiezioni di fatturato e potrebbe spaventare
> gli azionisti. Tanto le sanzioni delle autorità costerebbero meno dei tre
> miliardi e mezzo di dollari che Meta guadagna ogni sei mesi dalle
> pubblicità sfacciatamente ingannevoli.
>
> Meta ha risposto all’inchiesta di Reuters dicendo che i documenti interni
> “mostrano una visione selettiva che distorce l’approccio di Meta alle frodi
> e alle truffe” e che la stima che il 10% del fatturato derivi da frodi è
> approssimata per eccesso, ma non ha fornito un dato più esatto. L’azienda
> ha aggiunto che negli ultimi diciotto mesi le segnalazioni di truffe da
> parte degli utenti sono calate del 58% e che ha rimosso oltre 134 milioni
> di contenuti fraudolenti. Ma non ha indicato quanti non ne ha rimossi. E
> rimane sempre il solito problema che in questi social network la volpe è la
> guardia del pollaio. E ora sappiamo che prende anche soldi per lasciare che
> altri spennino i suoi polli. Cioè noi.
>
> È comprensibile che di fronte a notizie di questo genere si provi
> impotenza e rassegnazione. I social network sono una parte troppo ben
> radicata delle nostre attività personali e professionali. È difficile,
> quasi impossibile farne a meno, e quindi si sopportano angherie come quelle
> messe in luce dalla meticolosa indagine di Reuters.
>
> Ma in realtà la scelta fra accettare una gestione cinica e scellerata come
> questa e rinunciare ai social network è una falsa alternativa. Ci sono
> social network nei quali la volpe non è la guardia del pollaio, non
> possiede il pollaio, e non fa entrare nel pollaio le faine per guadagnarci.
> Sono i social network come Mastodon, quelli del cosiddetto fediverso,
> quelli creati dagli utenti per gli utenti, senza un CEO o un proprietario
> che può fare il bello e il cattivo tempo e senza un algoritmo che sceglie
> per noi cosa farci vedere e cosa no.
>
> Nulla vieta di installare sul telefono, tablet o computer un’app social
> gratuita come Mastodon accanto a Facebook o Instagram e poi proporre
> gradualmente ai propri contatti di passare a una piattaforma meno
> oppressiva. Nessuna grande caotica migrazione improvvisa, ma una
> transizione graduale. È quello che faccio io, e funziona. Se rivelazioni
> come queste di Reuters vi ispirano almeno a provare a cambiare le cose
> invece di attendere invano che cambino da sole, fateci un pensierino.
>
>
Dec. 18, 2025
Re: [nexa] Studio del MIT sul degrado cognitivo da uso di LLM
by Stefano Quintarelli
forse si rivelerebbero segnali simili tra chi fa divisioni con carta e penna e chi con la calcolatrice
Il 18 dicembre 2025 05:58:27 UTC, Roberto Resoli <roberto(a)resolutions.it> ha scritto:
>Your Brain on ChatGPT: Accumulation of Cognitive Debt when Using an AI Assistant for Essay Writing Task
>
>https://arxiv.org/abs/2506.08872
>
>«This study explores the neural and behavioral consequences of LLM-assisted essay writing. Participants were divided into three groups: LLM, Search Engine, and Brain-only (no tools). Each completed three sessions under the same condition. In a fourth session, LLM users were reassigned to Brain-only group (LLM-to-Brain), and Brain-only users were reassigned to LLM condition (Brain-to-LLM). A total of 54 participants took part in Sessions 1-3, with 18 completing session 4. We used electroencephalography (EEG) to assess cognitive load during essay writing, and analyzed essays using NLP, as well as scoring essays with the help from human teachers and an AI judge. Across groups, NERs, n-gram patterns, and topic ontology showed within-group homogeneity. EEG revealed significant differences in brain connectivity: Brain-only participants exhibited the strongest, most distributed networks; Search Engine users showed moderate engagement; and LLM users displayed the weakest connectivity.
>...
>»
>
>rob
Dec. 18, 2025
Meta incassa 7 miliardi di dollari l’anno da spot-truffa, e lo sa – Attivissimo.me
by Alberto Cammozzo
Mi chiedo come possano ancora giustificarsi account istituzionali di imprese e enti pubblici su Meta. Dovremmo richiedere di cancellarli.
Alberto.
<https://attivissimo.me/2025/11/11/podcast-rsi-meta-incassa-7-miliardi-di-do…>
Podcast RSI – Meta incassa 7 miliardi di dollari l’anno da spot-truffa, e lo sa
11 - 14 minutes
Questo è il testo della puntata del 10 novembre 2025 del podcast Il Disinformatico della Radiotelevisione Svizzera, scritto, montato e condotto dal sottoscritto. Il testo include anche i link alle fonti di questa puntata.
Le puntate del Disinformatico sono ascoltabili anche tramite iTunes, YouTube Music, Spotify e feed RSS. Il mio archivio delle puntate è presso Attivissimo.me/disi.
Se vi è capitato di notare una pubblicità sfacciatamente truffaldina su Facebook o Instagram e avete provato a segnalarla ma non è successo nulla e lo spot è rimasto al suo posto, c’è una buona ragione. Anzi, ci sono sette miliardi di buone ragioni. Meta, la società che gestisce questi due social network oltre a WhatsApp, incassa infatti sette miliardi di dollari ogni anno dalle pubblicità fraudolente. E grazie a un’indagine appena pubblicata da Reuters, sappiamo che i dirigenti di Meta sono perfettamente consapevoli di questa situazione e hanno deciso di non fare nulla, perché l’ammontare di qualunque sanzione delle autorità sarebbe inferiore a quello che incassa.
Non solo: quando Meta si accorge che un inserzionista sta truffando, spesso non lo blocca, ma si limita a farlo pagare di più per continuare a pubblicare i suoi spot che raggirano gli utenti. In altre parole, Meta guadagna di più da una pubblicità truffaldina che da uno spot onesto. Non è una teoria: lo dicono i documenti interni di Meta stessa.
Benvenuti alla puntata del 10 novembre 2025 del Disinformatico, il podcast della Radiotelevisione Svizzera dedicato alle notizie e alle storie strane dell’informatica. Io sono Paolo Attivissimo.
Ogni giorno, Meta mostra agli utenti di Facebook, Instagram e WhatsApp circa 15 miliardi di pubblicità ad alto rischio di truffa. Da queste pubblicità incassa 7 miliardi di dollari l’anno. Alla fine del 2024, l’azienda prevedeva che il 10% del suo fatturato globale, circa 16 miliardi di dollari, sarebbe derivato dal fatto di mostrare consapevolmente ai propri utenti delle pubblicità che promuovono truffe o prodotti illegali. Sono alcuni dei dati che emergono da un’inchiesta pubblicata pochi giorni fa da Reuters e basata su documenti interni di Meta.
I comportamenti intenzionali di Meta rivelati dall’inchiesta lasciano a bocca aperta per il loro cinismo assoluto. Gran parte delle truffe sui suoi social network proviene da operatori che vengono rilevati eccome dai servizi di monitoraggio antifrode interni, ma Meta blocca questi inserzionisti solo se questi sistemi automatici sono sicuri almeno al 95% che sia in corso una truffa. Se la percentuale è inferiore, Meta semplicemente fa pagare all’inserzionista un importo maggiore per ciascuno spot, ma non lo blocca.
C’è di più: la documentazione interna dell’azienda di Mark Zuckerberg spiega che un utente che clicca su una pubblicità fraudolenta verrà bombardato da altre pubblicità truffa, grazie agli automatismi, i famosi algoritmi social, che cercano di presentare agli utenti delle pubblicità basate sui loro interessi.
Altre informazioni interne dimostrano che Meta ha ordinato ai suoi team antifrode di non intervenire contro gli inserzionisti sospettati di frode se bloccarli rischia di far perdere a Meta più dello 0,15% del fatturato globale. A ottobre 2024, i dirigenti di Meta hanno presentato a Zuckerberg in persona un piano antifrode, che invece di agire drasticamente avrebbe concentrato i propri sforzi nei Paesi nei quali si temeva un intervento a breve del legislatore. Hanno poi concordato che avrebbero tentato di ridurre gli incassi legati a truffe, gioco d’azzardo illegale e merci proibite dal 10,1% circa del 2024 al 7,3% entro la fine di quest’anno. Hanno i mezzi per bloccare le truffe, ma li applicano con il contagocce per non causare cali troppo repentini nel fatturato aziendale.
È difficile leggere i dati portati alla luce dall’indagine di Reuters senza evocare la parola “complicità”. Qui non si tratta più di un semplice “se non paghi per qualcosa, il prodotto in vendita sei tu”. Non è più una sorta di compromesso di convenienza, nel quale gli utenti accettano di essere sorvegliati a scopo pubblicitario in cambio di un servizio che permette loro di restare in contatto con parenti, amici e clienti. Meta sta volutamente, consapevolmente dando i propri utenti – cioè noi – in pasto ai truffatori perché guadagna dalle loro truffe.
Questa è la reale natura dei social network che quattro miliardi di persone al mondo continuano a usare. Un territorio di caccia per criminali, che ingannano gli adulti con finti investimenti facili e seducono i minori per ricattarli minacciando di pubblicare le loro foto intime, e la passano liscia perché le loro inserzioni su Facebook e Instagram contribuiscono al fatturato.
È per questo che segnalare una truffa sui social network di Meta è molto spesso una perdita di tempo. Anche a me è capitato di segnalare account che erano sfacciatamente in violazione delle regole di Facebook o di Instagram, perché presentavano immagini di minori in atteggiamenti illegali o fingevano di essere account di celebrità che promuovevano investimenti e prodotti, e mi è capitato di sentirmi rispondere spesso che andava tutto bene così. Addirittura segnalare in massa spesso è inutile. I documenti interni di Meta rivelano che l’azienda lo sa e non fa praticamente nulla.
Uno di questi documenti, datato 2023, mette in luce il livello stratosferico di indifferenza di Meta verso i suoi utenti truffati o esposti a truffe. In quel periodo gli utenti di Facebook e Instagram stavano inviando circa centomila segnalazioni valide di tentativi di truffa ogni settimana, ma Meta le ignorava o le respingeva nel 96% dei casi. Però possiamo consolarci, perché i responsabili della sicurezza si erano impegnati, in questi documenti, a ridurre questa percentuale al 75%. Per loro, lasciar correre tre truffe su quattro sarebbe un bel risultato.
Lo so che niente di tutto questo vi farà chiudere i vostri account Instagram, Facebook o WhatsApp. Moltissimi utenti hanno investito anni nel creare una rete di amicizie e di contatti su questi social network e quindi sono comprensibilmente molto riluttanti a smettere di usarli anche di fronte a rivelazioni come queste. Il loro atteggiamento spesso è del tipo “sì, lo so che mi profilano, ma tanto non ho niente da nascondere, facciano pure; io non voglio perdere i contatti con i parenti e gli amici, e se non fanno abbastanza contro le frodi starò attento a non cliccare sulle pubblicità.”
Ma stare attenti a non abboccare agli spot non basta. Questa intenzionale, calcolata carenza di vigilanza di Meta sui propri social favorisce infatti un ecosistema di truffatori impuniti e ben attrezzati ,che rubano gli account degli utenti e ne prendono il controllo per diffondere i loro raggiri usando le identità delle vittime. In questo modo gli amici di quelle vittime crederanno che il consiglio di investimento in criptovalute arrivi da una persona di fiducia, e abboccheranno più facilmente.
L’indagine di Reuters cita un esempio eloquente fra tanti. Una donna ha scoperto di non poter più accedere al proprio account Facebook e si è accorta che qualcuno lo stava usando per mostrare una falsa tessera da dipendente sulla quale c’era la sua faccia. Il testo del post annunciava che lei (la vittima) era ora “certificata per le criptovalute”. La donna ha segnalato subito il problema a Meta, ripetutamente, ma non è successo nulla. Il suo account, con il suo nome e la sua faccia, continuava ad annunciare che lei era diventata ricca grazie alle cripto e voleva dare ai suoi amici la stessa opportunità. Chiedere alla polizia di intervenire è stato inutile: gli agenti le hanno detto che normalmente Meta non risponde alle segnalazioni di account rubati neanche quando arrivano dalle forze dell’ordine.
E così la donna ha cercato di avvisare tutti i propri contatti, chiedendo di non interagire con il suo account e di segnalarne il furto a Meta. Ma anche questo non è servito a nulla. Nonostante un centinaio di segnalazioni, Meta non ha fatto niente per parecchio tempo, e così i truffatori sono riusciti a raggirare cinque suoi colleghi che si sono fidati dei consigli che a loro sembravano provenire da lei e hanno perso cifre ingenti.
I documenti interni di Meta rivelano un altro aspetto poco conosciuto del mondo delle frodi online: i truffatori sono ricchi. Per trovare le proprie vittime, investono in campagne di spot sui social per decine o centinaia di migliaia di dollari. Uno dei documenti cita il caso di un truffatore che ha pagato a Meta ben 250 mila dollari per fare inserzioni nelle quali si spacciava per il primo ministro canadese e propinava, anche qui, investimenti in criptovalute. Avete capito bene: un criminale ha pagato a Meta quella cifra. Non c’è da sorprendersi se Meta ha chiuso un occhio e anzi nei suoi documenti interni ha sottolineato che le sue regole attuali non segnalerebbero affatto questo tipo di account.
A volte gli occhi che vengono chiusi sono ben più di uno. Gli stessi documenti interni dell’azienda rivelano che alcuni grandi inserzionisti truffaldini potevano accumulare oltre cinquecento violazioni senza essere puniti. E alcune campagne fraudolente sono immense: quattro di esse, rimosse da Meta qualche mese fa, fruttavano da sole all’azienda di Zuckerberg incassi per 67 milioni di dollari al mese.
E la soluzione di Meta a questo tipo di problema è stata aumentare le tariffe per gli inserzionisti sospettati di essere fraudolenti. Gli stessi documenti sottolineano che Meta vuole ridurre questo flusso di incassi legati alle frodi, ma farlo troppo in fretta potrebbe avere appunto un effetto deleterio sulle sue proiezioni di fatturato e potrebbe spaventare gli azionisti. Tanto le sanzioni delle autorità costerebbero meno dei tre miliardi e mezzo di dollari che Meta guadagna ogni sei mesi dalle pubblicità sfacciatamente ingannevoli.
Meta ha risposto all’inchiesta di Reuters dicendo che i documenti interni “mostrano una visione selettiva che distorce l’approccio di Meta alle frodi e alle truffe” e che la stima che il 10% del fatturato derivi da frodi è approssimata per eccesso, ma non ha fornito un dato più esatto. L’azienda ha aggiunto che negli ultimi diciotto mesi le segnalazioni di truffe da parte degli utenti sono calate del 58% e che ha rimosso oltre 134 milioni di contenuti fraudolenti. Ma non ha indicato quanti non ne ha rimossi. E rimane sempre il solito problema che in questi social network la volpe è la guardia del pollaio. E ora sappiamo che prende anche soldi per lasciare che altri spennino i suoi polli. Cioè noi.
È comprensibile che di fronte a notizie di questo genere si provi impotenza e rassegnazione. I social network sono una parte troppo ben radicata delle nostre attività personali e professionali. È difficile, quasi impossibile farne a meno, e quindi si sopportano angherie come quelle messe in luce dalla meticolosa indagine di Reuters.
Ma in realtà la scelta fra accettare una gestione cinica e scellerata come questa e rinunciare ai social network è una falsa alternativa. Ci sono social network nei quali la volpe non è la guardia del pollaio, non possiede il pollaio, e non fa entrare nel pollaio le faine per guadagnarci. Sono i social network come Mastodon, quelli del cosiddetto fediverso, quelli creati dagli utenti per gli utenti, senza un CEO o un proprietario che può fare il bello e il cattivo tempo e senza un algoritmo che sceglie per noi cosa farci vedere e cosa no.
Nulla vieta di installare sul telefono, tablet o computer un’app social gratuita come Mastodon accanto a Facebook o Instagram e poi proporre gradualmente ai propri contatti di passare a una piattaforma meno oppressiva. Nessuna grande caotica migrazione improvvisa, ma una transizione graduale. È quello che faccio io, e funziona. Se rivelazioni come queste di Reuters vi ispirano almeno a provare a cambiare le cose invece di attendere invano che cambino da sole, fateci un pensierino.
Dec. 18, 2025
Re: [nexa] Studio del MIT sul degrado cognitivo da uso di LLM
by abregni
La domanda è se si tratti di "degrado cognitivo" / cognitive "debt"
(qualunque cosa possa significare...), o più semplicemente riposo /
rilassamento.
Anche quando guardi gli altri lavorare per te, fai meno fatica. Ed è
proprio quello l'obiettivo...
Il 2025-12-18 06:58 Roberto Resoli ha scritto:
> Your Brain on ChatGPT: Accumulation of Cognitive Debt when Using an AI
> Assistant for Essay Writing Task
>
> https://arxiv.org/abs/2506.08872
>
> «This study explores the neural and behavioral consequences of
> LLM-assisted essay writing. Participants were divided into three
> groups: LLM, Search Engine, and Brain-only (no tools). Each completed
> three sessions under the same condition. In a fourth session, LLM users
> were reassigned to Brain-only group (LLM-to-Brain), and Brain-only
> users were reassigned to LLM condition (Brain-to-LLM). A total of 54
> participants took part in Sessions 1-3, with 18 completing session 4.
> We used electroencephalography (EEG) to assess cognitive load during
> essay writing, and analyzed essays using NLP, as well as scoring essays
> with the help from human teachers and an AI judge. Across groups, NERs,
> n-gram patterns, and topic ontology showed within-group homogeneity.
> EEG revealed significant differences in brain connectivity: Brain-only
> participants exhibited the strongest, most distributed networks; Search
> Engine users showed moderate engagement; and LLM users displayed the
> weakest connectivity.
> ...
> »
>
> rob
Dec. 18, 2025
Studio del MIT sul degrado cognitivo da uso di LLM
by Roberto Resoli
Your Brain on ChatGPT: Accumulation of Cognitive Debt when Using an AI Assistant for Essay Writing Task
https://arxiv.org/abs/2506.08872
«This study explores the neural and behavioral consequences of LLM-assisted essay writing. Participants were divided into three groups: LLM, Search Engine, and Brain-only (no tools). Each completed three sessions under the same condition. In a fourth session, LLM users were reassigned to Brain-only group (LLM-to-Brain), and Brain-only users were reassigned to LLM condition (Brain-to-LLM). A total of 54 participants took part in Sessions 1-3, with 18 completing session 4. We used electroencephalography (EEG) to assess cognitive load during essay writing, and analyzed essays using NLP, as well as scoring essays with the help from human teachers and an AI judge. Across groups, NERs, n-gram patterns, and topic ontology showed within-group homogeneity. EEG revealed significant differences in brain connectivity: Brain-only participants exhibited the strongest, most distributed networks; Search Engine users showed moderate engagement; and LLM users displayed the weakest connectivity.
...
»
rob
Dec. 18, 2025
"National Sovereignty Under Siege,The Shadow of Surveillance: Germany’s New Era of State Intrusion in Berlin"
by J.C. DE MARTIN
*The Shadow of Surveillance: Germany’s New Era of State Intrusion in Berlin*
With each passing day, German democracy is becoming a more relative
category. In Berlin, the city authorities have adopted a new law giving
local security forces the authority to surveillance. The Berlin House of
Representatives passed an amendment to the General Security and Order
Act (ASOG), granting law enforcement unprecedented authority to
infiltrate the most private sanctums of citizens’ lives. This law,
ostensibly designed to combat terrorism and serious crime, allows police
to secretly enter homes to install spyware—known as “state trojans”—on
personal devices, alongside a suite of other invasive tools like mass
geodata requests and biometric scanning of social networks. But beneath
the veneer of public safety lies a deeper narrative: a government
grappling with economic turmoil and plummeting leadership approval,
potentially wielding these powers as a blunt instrument for political
control. As we dissect this development, one can’t help but wonder— is
this the price of security, or the dawn of a surveillance state?
[...]
continua qui:
https://restmedia.st/the-shadow-of-surveillance-germanys-new-era-of-state-i…
Dec. 17, 2025
"AI is making us work more" - by Tawanda Munongo
by Damiano Verzulli
Un punto di vista... interessante, completo di riflessioni che non mi
pare di aver letto/sentito in giro...
"AI is making us work more"
https://tawandamunongo.dev/posts/2025/10/ai-work-more/
Bye,
DV
---------------------------------
Intro <https://tawandamunongo.dev/posts/2025/10/ai-work-more/#intro>
I was listening, recently, to an episode of /The Pragmatic Engineer/
podcast with Armin Ronacher
<https://www.youtube.com/watch?v=45kVol96IlM>, and something he said
really resonated with me. He pointed out how paradoxical it is that AI
was supposed to /free us/ and allow us to work less yet, somehow, we
find ourselves /working more than ever before/ (timestamp
<https://youtu.be/45kVol96IlM?si=1KM2tNSzrU8lQA3g&t=2536>).
I have seen the same trend in my own work patterns. This increase in
work is not necessarily in the sense of being busier because there’s
/more/ work to do. Instead, it manifests as a psychological compulsion
to keep going. The very existence of these /hyper-capable/ tools seems
to have created a /new kind of pressure/, an existential duty to keep
working, to keep driving *the machine that never sleeps*.
996 in the Valley
<https://tawandamunongo.dev/posts/2025/10/ai-work-more/#996-in-the-valley>
The /996/ concept - working from 9AM to 9PM, six days a week - used to
only be associated with Chinese tech companies, having been championed
by the founder of Alibaba, Jack Ma. The rest of the world, however, used
to see it as nothing more than an extreme, sustainable model of hustle
culture.
In 2025, however, there have been several reports of this (toxic?) work
culture /migrating west/.
According to a recent Wired investigation
<https://www.wired.com/story/silicon-valley-china-996-work-schedule>, AI
start-ups in Silicon Valley have begun to adopt 996-style work
schedules. The rationalisation, of course, is /“to stay competitive”/.
Leaders at these companies believe that with things moving so fast,
especially in the AI space, and with developers having access to tools
that can keep going so long as there’s a human there to steer them,
people must worker harder to keep up with that. It has become not at all
unusual to see job postings that make it clear to prospective hires that
they should look forward to long, gruelling hours.
When the machine never tires
<https://tawandamunongo.dev/posts/2025/10/ai-work-more/#when-the-machine-nev…>
Throughout human history, the natural constraint on work was always
/human fatigue/. We stopped working when we were tired. And, we took
time to rest because our minds and bodies needed to recover.
However, the introduction of generative AI and agents fundamentally
shifts the status quo. These tools never tire, never switch off, and
never lose motivation. even as you rest, the tool keeps running, always
available to generate ideas, code, text, designs, etc.
As a result, a new psychological loop forms:
“Every moment I don’t spend prompting, I’m falling behind.”
The system insidiously guilts you for not /leveraging/ it constantly.
Allowing AI to sit there, just waiting, feels like a waste. It’s subtle,
but corrosive. Any downtime becomes a missed opportunity, and rest turns
into inefficiency. Within this framework, leisure becomes a moral failure.
From the lamp to LLMs
<https://tawandamunongo.dev/posts/2025/10/ai-work-more/#from-the-lamp-to-llms>
Of course, this is not an entirely novel development.
From lamps to lightbulbs, and now with LLMs, certain human advancements
have had the capacity to transform the nature of work. This
transformation comes in the form of leverage, allowing us to do more, to
transcend limitations, and manifest more than we ever could. In the case
of the aforementioned illumination technologies, people who had to set
their tools down at sundown because it was now too dark to work could
now go on well into the night.
And, with that came a subtle shift as /“can work”/ transformed into
/“should work”/. Such is the nature of advancement - recently acquired
luxuries quickly transform into necessities, and pushing our newfound
capabilities to their limits becomes an expectation.
With this, the /996/ culture re-emerges, not because someone imposed it
but because the tools themselves, and the culture surrounding them, make
rest feel like lost potential
“One of history’s few iron laws is that luxuries tend to become
necessities and to spawn new obligations.” - Sapiens: A Brief
History of Humankind Book by Yuval Noah Harari
The Burnout Society, Upgraded
<https://tawandamunongo.dev/posts/2025/10/ai-work-more/#the-burnout-society-…>
The Korean-German philosopher, /Byung-Chul Han/ saw this coming. In his
book, /The Burnout Society/, he argued that modern work culture replaced
external oppression with internalised /“self-discipline”/. We don’t need
anyone shouting orders at us anymore. Instead, we do it to ourselves in
the name of /“productivity”/, /“passion”/, and /“self-actualisation”/.
AI amplifies this dynamic. It extends what Han calls /“the excess of
positivity”/ - what I would call /the tyranny of can/ - which is the
idea that we /can/ always do more, and therefore /must/.
“/Possum, ergo debeo./”
“/I can, therefore I must./”
There is no external whip required here. Just a quiet, internalised
command: /the machine can keep going, so why can’t you?/
The Psychological Toll
<https://tawandamunongo.dev/posts/2025/10/ai-work-more/#the-psychological-to…>
The recurring narrative within the tech community is mostly the same:
infinite tools + infinite leverage = infinite potential. But, I find
this to be a corrosive mentality with potentially devastating effects on
our psyches.
Where feeling tired used to be a signal to rest, now it’s a /sign of
weakness/. Every break you take feels like a gap in your /potential
productivity/.
What we become, then, is our own taskmasters. From the moment we wake
until our heads hit the pillow in the evening, we must make use of every
available moment. We internalise the myth of this infinite potential
and, under the guise of our own search for freedom, we exploit
ourselves, putting constant pressure on ourselves to prompt, iterate,
and improve. All to keep up with a *machine that never sleeps*.
Sadly, as a recent NextGen Hero analysis
<https://nextgenhero.io/why-ai-firms-embracing-996-culture-may-be-sabotaging…>
pointed out, this “hyper-productivity loop” is self-defeating. As
burnout rates climb, creative output falls, and the majority of teams
working /996/ often become /less/ instead of more innovative when
compared to balanced ones.
And, as the machine continues to improve, so too does the baseline
expectation of what you should get out of it. What once looked like
“good output” becomes “not enough”. We struggle to improve our prompts,
and mould the deluge of mediocre output into something useful.
Meanwhile, as a consequence of how the loudest proponents of this
technology speak about it, we absorb the belief that we /can (and
should)/ be orders of magnitude more productive, we /can (and should)/
build lucrative businesses, and we /can (and should)/ multiply our
abilities with AI tools. Any kind of doubt, scepticism, or negativity is
shunned. Any failure on your part to use AI tools to elevate yourself
is, at best, a skill issue and, in the worst case, stubborn refusal to
embrace a revolutionary technology.
Rest as resistance
<https://tawandamunongo.dev/posts/2025/10/ai-work-more/#rest-as-resistance>
In such a world, rest itself becomes an act of rebellion. If AI gives us
near-limitless productive capacity, the truly radical act might be to
/not/ use it at all. By setting realistic targets for ourselves, and
putting up boundaries, we can slow the erosion of our humanity.
Similarly, AI creates nigh-infinite consumption potential.
/OpenAI/’s Sloptok <https://openai.com/index/sora-2/> can generate
endless content, which could just as easily trap us in a
/Sisyphean-loop/ of consuming limitless content.
In itself, saying /“enough”/ might be a kind of innovation.
Because, ironically, most research supports the idea that innovation and
creativity emerge from reflection
<https://pcad.edu/ctl/the-role-of-reflection-in-creativity-and-learning/>
not exhaustion. Our best ideas usually come not from being “on” all the
time, but from being free enough to /ponder/ and let our minds /wander/.
So, what now?
<https://tawandamunongo.dev/posts/2025/10/ai-work-more/#so-what-now>
The way I see it, this is ultimately a story about culture.
Tools don’t demand work; /people/ and /systems/ do. The machine doesn’t
care whether or not you sleep. What keeps us awake are the stories we
tell ourselves about what it means to be /“productive”/.
So, maybe, the challenge of the AI era isn’t just learning how to
/leverage/ these tools. It’s learning to /live with them/ in a healthy
way that doesn’t allow them to enslave us. And, as I will explore in the
second part of this series, it’s also knowing /when/ and /how/ to use
them in a way that doesn’t diminish our efforts.
Because, just as the light bulb extended the day, AI is extending the
/workday/. The question is whether we’ll allow it to extend the /night/,
too.
----------------------------------
--
Damiano Verzulli
e-mail:damiano@verzulli.it
---
possible?ok:while(!possible){open_mindedness++}
---
"...I realized that free software would not generate the kind of
income that was needed. Maybe in USA or Europe, you may be able
to get a well paying job as a free software developer, but not
here [in Africa]..." -- Guido Sohne - 1973-2008
http://ole.kenic.or.ke/pipermail/skunkworks/2008-April/005989.html
Dec. 16, 2025
Re: [nexa] diritto di autore: novità normativa su tutela delle fotografie semplici
by deborah de angelis
Ciao a tutti,
abbiamo provato a contrastare la proposta, ma evidentemente senza buon
esito, seppure molte associazioni, università, lincei e istituti culturali
hanno sostenuto la nostra azione:
https://creativecommons.it/chapterIT/index.php/1883/
Cari saluti
Deborah
DDA Studio Legale
------------------------------------------------
Avv. Deborah De Angelis
00195 Roma (RM), Piazza Giuseppe Mazzini, 27
Tel. +39 06 37410182
www.ddastudiolegale.it
info(a)ddastudiolegale.it
skype: deb.dda
Il presente messaggio, corredato dei relativi allegati contiene
informazioni da considerarsi strettamente riservate, ed è destinato
esclusivamente al destinatario sopra indicato.
Chiunque ricevesse questo messaggio per errore o comunque lo leggesse senza
esserne legittimato è avvertito che trattenerlo, copiarlo, divulgarlo,
distribuirlo a persone diverse dal destinatario è severamente proibito e,
nel caso, è pregato di rinviarlo immediatamente al mittente distruggendo
l'originale.
This message, together with its annexes, contains information to be
deemed strictly confidential and is destined only to the
addressee(s) identified above. If anyone received this message by
mistake or reads it without entitlement is forewarned that
keeping, copying, disseminating or distributing this message to
persons other than the addressee(s) is strictly forbidden and is
asked to transmit it immediately to the sender and to erase the
original message received.
Il giorno lun 15 dic 2025 alle ore 12:01 antonio <antonio(a)piumarossa.it> ha
scritto:
> >
> https://www.altalex.com/documents/2025/12/09/fotografie-semplici-tutela-est…
>
> Art. 47
> Modifica alla legge 22 aprile 1941, n. 633, in materia di diritto
> esclusivo sulle fotografie
> 1. All'articolo 92 della legge 22 aprile 1941, n. 633, le parole:
> «vent'anni» sono sostituite dalle seguenti: «settant'anni»
>
>
> https://www.roars.it/un-colpo-di-mano-sui-diritti-fotografici-un-emendament…
> Il rischio è diventato realtà, dal 18 dicembre via a 80000 immagini su
> wikipedia [1] e a centinaia di migliaia di immagini, finora privi di
> diritti d'autore, presenti nei vari siti storici, pubblici o privati. Si
> potranno pubblicare tra ... cinquant'anni.
>
> A.
>
> [1]
> https://www.wikimedia.it/news/wikimedia-italia-contro-lestensione-del-dirit…
> "La cultura non si protegge nascondendola. Si tutela rendendola viva,
> accessibile, condivisa."
> Evidentemente questo governo non la pensa così.
>
Dec. 15, 2025
Re: [nexa] diritto di autore: novità normativa su tutela delle fotografie semplici
by antonio
> https://www.altalex.com/documents/2025/12/09/fotografie-semplici-tutela-est…
Art. 47
Modifica alla legge 22 aprile 1941, n. 633, in materia di diritto
esclusivo sulle fotografie
1. All'articolo 92 della legge 22 aprile 1941, n. 633, le parole:
«vent'anni» sono sostituite dalle seguenti: «settant'anni»
https://www.roars.it/un-colpo-di-mano-sui-diritti-fotografici-un-emendament…
Il rischio è diventato realtà, dal 18 dicembre via a 80000 immagini su wikipedia [1] e a centinaia di migliaia di immagini, finora privi di diritti d'autore, presenti nei vari siti storici, pubblici o privati. Si potranno pubblicare tra ... cinquant'anni.
A.
[1] https://www.wikimedia.it/news/wikimedia-italia-contro-lestensione-del-dirit…
"La cultura non si protegge nascondendola. Si tutela rendendola viva, accessibile, condivisa."
Evidentemente questo governo non la pensa così.
Dec. 15, 2025
diritto di autore: novità normativa su tutela delle fotografie semplici
by Mauro Alovisio
segnalo novità di interesse
https://www.altalex.com/documents/2025/12/09/fotografie-semplici-tutela-est…
Cordiali saluti
Mauro
Dec. 15, 2025