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Re: [nexa] Mala tempora currunt per strategia dei servizi cloud di Google e Microsoft
by Giorgio Favaro
Buongiorno Damiano, piacere di conoscerla.
Prendo spunto da quanto da lei scritto per argomentare
alcune mie osservazioni, in particolare sperando di arricchire
l'interessante conversazione e senza voler giudicare nessuno o
nessuna iniziativa.
Io sono un imprenditore e posso portare la mia esperienza.
Nel 2020 ci siamo registrati nel marketplace AgID con una
soluzione basata su BigBlueButton proprio perchè
ci sentivamo sempre rispondere che non esistono soluzioni open ed
aziende in grado di servire le scuole.
Continuity da sempre lavora con soluzioni open source, quindi
abbiamo fatto un importante investimento per la nostra realtà e siamo
stati i primi in Italia (anche se siamo una realtà molto modesta).
Ci tengo ad anticipare che condivido molto di quanto scritto da Damiano,
tuttavia il percorso, a mio avviso è un po' più complesso ed intricato.
Sembra quasi che sia volutamente così intricato, oltre a svantaggiare
soluzioni dinamiche e che si integrano. Tutto questo sicuramente non
aiuta le soluzioni libere.
Tale percorso infatti prevede un iter molto lungo (dai 4 ai 6 mesi solo
perchè la pratica venga presa in mano, senza contare i tempi necessari
alla realizzazione del prodotto, alla "burocrazia" ed agli adeguamenti
certificazioni etc.).
Già questo non gioca (e non ha giocato) a vantaggio delle soluzioni open
o imprese / imprenditori che si vogliano cimentare.
Potrei dilungarmi molto sui dettagli, ma cerco di riassumere.
Oltre a quanto previsto dalla legge per le soluzioni SaaS (essere
iscritti al marketplace AgID) per poter fornire la PA bisogna essere
anche nel MePa. Ovviamente (non so nel nuovo MePa non ho ancora avuto
modo di approfondire) non vi è una sezione dedicata al Marketplace o una
facilitazione per le soluzioni open (come proponeva Damiano), anzi.
Dal momento che:
- la responsabilità (di controllare) è di chi acquista,
- la procedura, come sopra descritto, è complessa ed articolata
si sono sviluppate diverse soluzioni "alternative", appoggiandosi solo
al MePa o cercando gli incroci "Legali" che permettano di realizzare la
soluzione adeguata.
Tutto questo per dire (forse male) che è molto complesso trovare le
soluzioni ed adeguarle a quanto chiesto dalla legge.
Quindi vi è indubbiamente un tema legato a quanto sia effettivamente
realmente facilitata una soluzione open nell'attuale contesto e con
le attuali leggi.
Tale tema non riguarda solo le soluzioni, a mio avviso, ma anche le
comunità, associazioni etc che non vengono "sfruttate" (messe nelle
condizioni di poter esprimere in azioni il valore che hanno).
Questo è un tema a me molto caro. Con il PNLug abbiamo già provato a
contribuire alla stesura di leggi e rimaniamo sempre disponibili.
Il tema richiederebbe degli approfondimenti ma al momento mi fermo qui
altrimenti mi dilungo anche in questo ed invece vorrei spostarmi
su un altro tema.
Il tema su cui mi voglio spostare è che le soluzioni esistono, anche
facilmente reperibili per i dirigenti. Io posso dirlo e quindi cerco
di usare questo nostro punto di forza.
Sì sto volutamente forzando questo punto e cercando di portare la
nostra conversazione verso il "next step" potendo dare per assodato che
l'attuale problema NON è l'esistenza di soluzioni o realtà in grado
di offrire un'alternativa.
Io NON penso che l'esistenza della nostra soluzione e delle scuole che
la usano sia "LA soluzione" ai problemi d'Italia e del Mondo.
Anzi. Penso che se questa fosse la direzione, sarebbe sbagliata.
Non credo molto negli accentramenti, lo troverei un single point of
failure.
Sono anche pronto al fallimento imprenditoriale del progetto (per
esempio perchè "preso in gestione" dallo stato) a patto che i dati
vangano trattati con la dovuta attenzione che meritano.
Detto questo, però, considerato che la soluzione da noi proposta è
a norma ed efficace (con scuole che l'hanno confermata per tre anni di
seguito), mi sento, con un po' di forza, di dire che non è vero che non
esistono soluzioni.
O meglio che il passo da fare ora, forse, è proprio quello di dire
che le soluzioni esistono e che funzionano. E funzionano da anni,
hanno funzionato perfettamente per tutta la pandemia con grande
soddisfazione di tutti (studenti, docenti, insegnanti, dirigenti,
genitori) anche se all'inizio non è stato facile giustificare
per i dirigenti perchè investivano in una soluzione non (fintamente)
gratuita e non in "banchi con le rotelle".
Secondo me è un errore pensare che: "dal momento che Continuity
(ComeInClasse) non potrà gestire 8000+ scuole, la strada non è
percorribile (non esistono alternative valide etc.)".
Lo è per tanti motivi:
- essendo soluzioni open possono tranquillamente essere replicate da
competitor molto più grandi di noi che ci "mangerebbero/mangeranno in
un sol boccone", cosa che mi aspetto che accada se questo "business"
venisse/verrà "sbloccato"
- Sempre perchè basata su soluzioni open, come anticipato può essere
presa in gestione/replicata a livello statale
- esistono già diverse altre realtà (FARE per citarne una italiana)
che confermano la fattibilità su molti fronti
- anche a livello europeo esistono diversi esempi virtuosi che
vanno in questa direzione
Senza contare che prima di poter asserire la frase sopra ci vorrebbe
quantomeno un "sovraccarico" di commesse/richieste o un ritardo nelle
consegne, uno stravolgimento del fatturato... non è avvenuto nulla
di tutto questo.
Penso quindi che l'esistenza di queste realtà dovrebbero essere prese
come "base", punto di forza, per spingerci verso il "prossimo livello"
Cosa si potrebbe fare con i fondi PNNR meriterebbe un thread dedicato e
quindi non approfondisco ora il mio pensiero su questo tema.
Quello che a mio avviso andrebbe quanto prima fatto è trovare il modo
di fare almeno un progetto (che poi può essere condiviso a livello
nazionale) dove vengono incrociati i fondi PNNR con le soluzioni che
esistono. Per fare questo abbiamo quasi tutto (sicuramente per
disegnare la soluzione).
Ci manca solo capire come fare questo cortocircuito. Direi quasi che
manca come "compilare la domanda". Su questo abbiamo la disponibilità
di diversi dirigenti che però non sanno neanche loro come muoversi.
Nel canale matrix liberarete (#LiberaRete:comeinclasse.it) stiamo
cercando di "fare sistema" tra diverse realtà, comunità etc per
condividere iniziative, fallimenti e casi di successo.
Alcuni LUG si sono messi assieme con l'obiettivo di aiutarsi/aiutare
reciprocamente/i vari lugs ad usare soluzioni open anche condividendole.
Questo sta già avendo un effetto molto positivo a livello di comunità,
sensibilità e divulgazione. Presto verranno fatti dei percorsi che
verranno documentati dove le varie eccellenze nazionali presenti
nei vari lug si metteranno a disposizione per affrontare assieme
la progettazione, configurazione ed installazione di alcuni componenti
o strumenti utili alla degafamizzazione. Il tutto è ancora in fase
embrionale ed in pieno divenire ma già si sente forte l'effetto positivo
e qualitativamente elevato.
Le varie considerazioni sopra sono per esprimere che in realtà esiste
un contesto molto più ricco, a mio avviso, che attraversa aziende,
comunità e persone in genere che è sensibile a certi temi.
In linea con quanto scritto da Damiano, penso che tale contesto andrebbe
il più possibile protetto, coltivato, agevolato etc.
Sicuramente fa molto più rumore un albero che cade di tanti che crescono
sicuramente non siamo una foresta, ma dobbiamo capitalizzare ogni piccolo
passo, ignorare chi ci dice che non è possibile e continuare a lavorare
con passione e determinazione per renderlo possibile.
Scusate il testo lungo.
Grazie dell'opportunità datami di esprimere il mio pensiero :-)
Gioque.
----- Messaggio originale -----
Da: "Damiano Verzulli" <damiano(a)verzulli.it>
A: "nexa" <nexa(a)server-nexa.polito.it>
Inviato: Lunedì, 28 novembre 2022 9:20:30
Oggetto: Re: [nexa] Mala tempora currunt per strategia dei servizi cloud di Google e Microsoft
Il 28/11/22 00:30, Giacomo Tesio ha scritto:
> On Sun, 27 Nov 2022 15:19:26 +0100 Fulvio Corno wrote:
>
>> E allora, però, i nomi di queste aziende diciamoli!
>> [...]
> Spero mi perdonino le aziende che citerò e non si offendano quelle che
> non citerò [...]
> [...]
> Per lo IaaS:
> [...]
> Per installazione, personalizzazione e manutenzione software libero
> [...]
Scusate, ma ritengo che ci stiamo allontanando dal problema principale.
Voglio sottolineare l' ENORME DIFFERENZA che c'e', fra una P.A. ed una
azienda privata.
Questo thread è nato (in parte....) e si è evoluto (in toto...) attorno
al mondo della scuola. Quindi P.A..
Assodato cio', _NON_ si tratta di fare i nomi dell'Azienda X, o
dell'Azienda Y, rispetto ai servizi A, B, C, etc....
_NON_ è questo il compito di un Dirigente Pubblico (sia esso un
Dirigente Scolastico, un Sindaco, un Presidente di Regione, o --per
restare in ambito Univ-- il Direttore Generale, un Dirigente o un capo
Area [tutti con potere di spesa]).
Adottare F/OSS in una P.A. è una operazione _BANALE_ (sul piano
"tecnico"): basta indicare tale requisito nei documenti di acquisizione
e/o di gara.
Esempi:
- devo realizzare un software di prenotazione vaccinale? => Scrivo un
bando che ne riporta le specifiche + aggiungo un paragrafo che impone il
rilascio con una licenza che scelgo io (amministrazione) + stimo un
costo e metto tutto a gara.... CON UNA PROCEDURA APERTA A **TUTTE** LE
AZIENDE DEL PAESE (è banale: è un "click" sulle interfacce CONSIP/MEPA);
- devo acquisire un software per la gestione del registro elettronico?
=> Do' un'occhiata in giro + magari trovo qualcosa di interessante +
preparo un documento di specifiche + aggiungo i miei vincoli di
licenza... e mando tutto a gara (in TUTTA Italia);
- devo acquisire una soluzione di posta elettronica, per sostituire la
mia, interna? => Do' un'occhiata in giro + accendo il cervello e
analizzo tutti gli scenari + decido quale costo indicare a gara + indico
chiaramente i miei vincoli in termini di riservatezza e disponibilita'
dei dati (per evitare lock-in e garantirmi passaggi futuri ad altri
fornitori...)... e vado a gara (in TUTTA Italia, e magari in Europa).
È cosi' che (non) funziona.
Scegliere fra Azienda_X o Azienda_Y è una attivita' delegata "al
mercato" o, piu' precisamente, alle procedure di procurement di CONSIP
(obbligatorie per legge, da oltre dieci anni, in tutte le PA).
Chiaramente c'e' un rischio: che la procedura vada DESERTA!
Un po' come nei "concorsi pubblici" per figure ICT... al concorso,
ormai, non si presenta quasi piu' nessuno.... allo stesso modo, a certe
gare della PP.AA. non partecipa piu' nessuno.
Come risolvere questo problema? A quel Dirigente Scolastico, a quel
Presidente di Regione... a quel Dirigente di UNIV... la soluzione
_SERVE_! E serve _ADESSO_! E quindi?
...e quindi si cerca un compromesso.
Ed è soltanto in questa fase che si spiana la strada verso:
- l'acquisizione di soluzioni chiaramente inadatte, chiaramente
non-ottimali, ma che danno chiaramente la sensazione di risolvere il
problema;
- l'acquisizione di soluzioni irrispettose dei requisiti "alti", fissati
inizialmente;
- la rinuncia a caratteristiche fondamentali/strutturali, in favore di
caratteristiche non-esattamente-meravigliose in termini di privacy,
sicurezza, titolarita' del dati, etc.
GDPR, Misure minime di sicurezza, Perimetro di Sicurezza Nazionale
Cibernetica, Sovranità Digitale... sono tutti temi che vengono _DOPO_.
Purtroppo.
Capire come si possa migliorare lo scenario (della P.A.) che ho
descritto, sarebbe molto utile (decisamente piu' utile rispetto
all'enforcement del singolo obiettivo).
Detto in altri termini, pensare che il fornire ad un Dirigente
Scolastico un elenco di aziende in grado di sviluppare soluzioni F/OSS
di qualità decisamente _SUPERIORE_ rispetto a quelle oggi in uso (mi
riferisco a ClassRoom e Teams), e certametne piu' adatte al proprio
contesto scolastico.... possa risolvere il problema di cui stiamo
parlando.... un po' come intuisco da questo passaggio:
>> Perché il generico dirigente scolastico di provincia, quando gli
>> dovessero togliere Google Classroom, non saprebbe proprio dove
>> sbattere la testa. Se non, mettersi nelle mani del primo consulente
>> che gli offrirebbe l'ennesimo prodotto scadente e closed source.
> Problem solved! :-)
> A quando lo switch?
...significa avere le idee estremamente confuse sul funzionamento anche
solo delle P.A. piu' piccole. E questo, evidentemente, allontana
temporalmente la soluzione reale del problema.
E, ribadisco, parliamo di PP.AA. - I privati --per quanto mi riguarda--
facessero cio' che vogliono [per il momento....]
Saluti,
DV
--
Damiano Verzulli
e-mail: damiano(a)verzulli.it
---
possible?ok:while(!possible){open_mindedness++}
---
"...I realized that free software would not generate the kind of
income that was needed. Maybe in USA or Europe, you may be able
to get a well paying job as a free software developer, but not
here [in Africa]..." -- Guido Sohne - 1973-2008
http://ole.kenic.or.ke/pipermail/skunkworks/2008-April/005989.html
_______________________________________________
nexa mailing list
nexa(a)server-nexa.polito.it
https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Nov. 29, 2022
disinformazione?
by maurizio lana
solo a me questo post
https://mailchi.mp/technologyreview.com/rosl0n2x1m?e=20e3b9cd90
della newsletter del MIT The Algorithm
suona come disinformazione sul social ranking cinese?
Maurizio
------------------------------------------------------------------------
quanti nella loro vita / si fecero custodi delle Termopili, / ... /
sono degni di più grande onore / se prevedono (e molti lo prevedono) /
che all’ultimo comparirà un Efialte / e comunque i Persiani passeranno
kavafis, termopili
------------------------------------------------------------------------
Maurizio Lana
Università del Piemonte Orientale
Dipartimento di Studi Umanistici
Piazza Roma 36 - 13100 Vercelli
Nov. 28, 2022
Re: [nexa] Mala tempora currunt per strategia dei servizi cloud di Google e Microsoft
by Giacomo Tesio
Ciao Damiano,
On Mon, 28 Nov 2022 09:20:30 +0100 Damiano Verzulli wrote:
> >> Perché il generico dirigente scolastico di provincia, quando gli
> >> dovessero togliere Google Classroom, non saprebbe proprio dove
> >> sbattere la testa. Se non, mettersi nelle mani del primo consulente
> >> che gli offrirebbe l'ennesimo prodotto scadente e closed source.
> > Problem solved! :-)
> > A quando lo switch?
>
> ...significa avere le idee estremamente confuse sul funzionamento
> anche solo delle P.A. piu' piccole.
beh, non posso escludere di avere idee confuse, ma la mia provocazione
deriva dall'aver parlato, a valle del FOIA di Monitora PA, con alcuni
Dirigenti Scolastici (e dunque PA) che utilizzano BigBlueButton da anni
ma ci hanno comunque risposto al FOIA con un diniego ("perché così ci
ha detto di fare il nostro DPO").
Al di là dell'assurdità della situazione e al di là della palese
stratosferica incompetenza dei DPO in questione, ne è emerso un fatto
positivo: sono molte le scuole che USANO GIA' OGGI soluzioni
alternative ai GAFAM, nonostante tutte le problematiche che descrivi.
SI PUO' FARE ! ! ! :-D
E non in teoria o in una grande PA centrale o al Politecnico di Torino,
ma in piccole scuole di provincia. E se è possibile in una piccola
scuola di provincia, figurati in una PA centrale!
Perché la verità è semplice: volere è potere.
> _NON_ si tratta di fare i nomi dell'Azienda X, o
> dell'Azienda Y, rispetto ai servizi A, B, C, etc....
Hai ragione, per questo ero (e sono) molto restio a nominare quelle che
conosco (perché anche solo essere note a Giacomo Tesio di Monitora PA,
di questi tempi potrebbe essere vista come una colpa gravissima! :-D)
Ma quando si sostiene che le alternative NON ESISTONO sento sempre il
DOVERE di dimostrare il contrario.
Le alternative ESISTONO! ! !
Già adesso!
E possono essere installate, personalizzate e manutenute o anche solo
fornite come servizio da professionisti ITALIANI o EUROPEI.
Alternative che GIA' ADESSO sono di qualità PARI o SUPERIORE a quelle
fornite dai GAFAM.
Tutto questo per dirti: niente panico!
Se domani il Governo decide di vietare i GAFAM nella PA italiana come
gli USA stanno facendo con le aziende cinesi, non succede nulla di
drammatico.
Semplicemente, avremo un fiorire di nuove aziende ITC, un fiorire di
investimenti nelle aziende esistenti, un aumento della domanda di
competenze ITC solide, un aumento degli stipendi e finalmente un
"ritorno dei cervelli" in Italia.
Ci vorranno pochi mesi.
Settimane, forse.
Vi sfido a dimostrare EMPIRICAMENTE il contrario. ;-)
Giacomo
Nov. 28, 2022
Re: [nexa] Mala tempora currunt per strategia dei servizi cloud di Google e Microsoft
by Damiano Verzulli
Il 28/11/22 00:30, Giacomo Tesio ha scritto:
> On Sun, 27 Nov 2022 15:19:26 +0100 Fulvio Corno wrote:
>
>> E allora, però, i nomi di queste aziende diciamoli!
>> [...]
> Spero mi perdonino le aziende che citerò e non si offendano quelle che
> non citerò [...]
> [...]
> Per lo IaaS:
> [...]
> Per installazione, personalizzazione e manutenzione software libero
> [...]
Scusate, ma ritengo che ci stiamo allontanando dal problema principale.
Voglio sottolineare l' ENORME DIFFERENZA che c'e', fra una P.A. ed una
azienda privata.
Questo thread è nato (in parte....) e si è evoluto (in toto...) attorno
al mondo della scuola. Quindi P.A..
Assodato cio', _NON_ si tratta di fare i nomi dell'Azienda X, o
dell'Azienda Y, rispetto ai servizi A, B, C, etc....
_NON_ è questo il compito di un Dirigente Pubblico (sia esso un
Dirigente Scolastico, un Sindaco, un Presidente di Regione, o --per
restare in ambito Univ-- il Direttore Generale, un Dirigente o un capo
Area [tutti con potere di spesa]).
Adottare F/OSS in una P.A. è una operazione _BANALE_ (sul piano
"tecnico"): basta indicare tale requisito nei documenti di acquisizione
e/o di gara.
Esempi:
- devo realizzare un software di prenotazione vaccinale? => Scrivo un
bando che ne riporta le specifiche + aggiungo un paragrafo che impone il
rilascio con una licenza che scelgo io (amministrazione) + stimo un
costo e metto tutto a gara.... CON UNA PROCEDURA APERTA A **TUTTE** LE
AZIENDE DEL PAESE (è banale: è un "click" sulle interfacce CONSIP/MEPA);
- devo acquisire un software per la gestione del registro elettronico?
=> Do' un'occhiata in giro + magari trovo qualcosa di interessante +
preparo un documento di specifiche + aggiungo i miei vincoli di
licenza... e mando tutto a gara (in TUTTA Italia);
- devo acquisire una soluzione di posta elettronica, per sostituire la
mia, interna? => Do' un'occhiata in giro + accendo il cervello e
analizzo tutti gli scenari + decido quale costo indicare a gara + indico
chiaramente i miei vincoli in termini di riservatezza e disponibilita'
dei dati (per evitare lock-in e garantirmi passaggi futuri ad altri
fornitori...)... e vado a gara (in TUTTA Italia, e magari in Europa).
È cosi' che (non) funziona.
Scegliere fra Azienda_X o Azienda_Y è una attivita' delegata "al
mercato" o, piu' precisamente, alle procedure di procurement di CONSIP
(obbligatorie per legge, da oltre dieci anni, in tutte le PA).
Chiaramente c'e' un rischio: che la procedura vada DESERTA!
Un po' come nei "concorsi pubblici" per figure ICT... al concorso,
ormai, non si presenta quasi piu' nessuno.... allo stesso modo, a certe
gare della PP.AA. non partecipa piu' nessuno.
Come risolvere questo problema? A quel Dirigente Scolastico, a quel
Presidente di Regione... a quel Dirigente di UNIV... la soluzione
_SERVE_! E serve _ADESSO_! E quindi?
...e quindi si cerca un compromesso.
Ed è soltanto in questa fase che si spiana la strada verso:
- l'acquisizione di soluzioni chiaramente inadatte, chiaramente
non-ottimali, ma che danno chiaramente la sensazione di risolvere il
problema;
- l'acquisizione di soluzioni irrispettose dei requisiti "alti", fissati
inizialmente;
- la rinuncia a caratteristiche fondamentali/strutturali, in favore di
caratteristiche non-esattamente-meravigliose in termini di privacy,
sicurezza, titolarita' del dati, etc.
GDPR, Misure minime di sicurezza, Perimetro di Sicurezza Nazionale
Cibernetica, Sovranità Digitale... sono tutti temi che vengono _DOPO_.
Purtroppo.
Capire come si possa migliorare lo scenario (della P.A.) che ho
descritto, sarebbe molto utile (decisamente piu' utile rispetto
all'enforcement del singolo obiettivo).
Detto in altri termini, pensare che il fornire ad un Dirigente
Scolastico un elenco di aziende in grado di sviluppare soluzioni F/OSS
di qualità decisamente _SUPERIORE_ rispetto a quelle oggi in uso (mi
riferisco a ClassRoom e Teams), e certametne piu' adatte al proprio
contesto scolastico.... possa risolvere il problema di cui stiamo
parlando.... un po' come intuisco da questo passaggio:
>> Perché il generico dirigente scolastico di provincia, quando gli
>> dovessero togliere Google Classroom, non saprebbe proprio dove
>> sbattere la testa. Se non, mettersi nelle mani del primo consulente
>> che gli offrirebbe l'ennesimo prodotto scadente e closed source.
> Problem solved! :-)
> A quando lo switch?
...significa avere le idee estremamente confuse sul funzionamento anche
solo delle P.A. piu' piccole. E questo, evidentemente, allontana
temporalmente la soluzione reale del problema.
E, ribadisco, parliamo di PP.AA. - I privati --per quanto mi riguarda--
facessero cio' che vogliono [per il momento....]
Saluti,
DV
--
Damiano Verzulli
e-mail: damiano(a)verzulli.it
---
possible?ok:while(!possible){open_mindedness++}
---
"...I realized that free software would not generate the kind of
income that was needed. Maybe in USA or Europe, you may be able
to get a well paying job as a free software developer, but not
here [in Africa]..." -- Guido Sohne - 1973-2008
http://ole.kenic.or.ke/pipermail/skunkworks/2008-April/005989.html
Nov. 28, 2022
Re: [nexa] Mala tempora currunt per strategia dei servizi cloud di Google e Microsoft
by Giacomo Tesio
On Sun, 27 Nov 2022 15:19:26 +0100 Fulvio Corno wrote:
> E allora, però, i nomi di queste aziende diciamoli!
Spero mi perdonino le aziende che citerò e non si offendano quelle che
non citerò, ma temo che nessuna si faccia avanti per timidezza...
e io fortuntamente non ho quel problema :-D
Per lo IaaS:
- CSI Piemonte
https://csipiemonte.it/it
- OVH
https://www.ovhcloud.com/it/
- Hetzner
https://www.hetzner.com/
Per installazione, personalizzazione e manutenzione software libero
- DNDG
https://dndg.it/
- Ergonet
https://www.ergonet.it
- Continuity
https://continuity.space/
- Nano Formazione
https://www.nanoformazione.it/
- TrueLite
https://www.truelite.it/
- QBus
https://www.qbus.it/
- EHT
https://www.eht.eu/
- Endo7
https://www.endo7.com/
- Omnis
https://omniscloud.eu/
etc.. etc... etc...
Sulla chat di LiberaRete [1], l'altro giorno è stato condiviso
questo bel compendio realizzato da Framasoft, con un elenco delle
aziende francesi che forniscono servizi IT basate sul software libero:
https://framablog.org/wp-content/uploads/accompagnement-numerique-libre-ann…
Nell'Italia completamente asservita ai GAFAM, le nostre aziende invece
non le conosce nessuno... non vengono valorizzate e subiscono una
concorrenza spietata.
MA (R)ESISTONO! ! !
> Perché il generico dirigente scolastico di provincia, quando gli
> dovessero togliere Google Classroom, non saprebbe proprio dove
> sbattere la testa. Se non, mettersi nelle mani del primo consulente
> che gli offrirebbe l'ennesimo prodotto scadente e closed source.
Problem solved! :-)
A quando lo switch?
Giacomo
Nov. 27, 2022
Re: [nexa] ethical AI (era "It’s time to admit, self-driving cars aren’t going to happen")
by maurizio lana
buonasera,
apprezzo molto questo scambio che mette in gioco pubblicazioni
scientifiche, di cui da studioso sento la mancanza nell'usuale forma
della discussione in Nexa mailing list.
non sono filosofo né informatico, studio e insegno scienza della
biblioteca e dell'informazione. tutto per me è iniziato con questo libro:
Beta Writer. 2019. Lithium-Ion Batteries. A Machine-Generated
Summary of Current Research. New York, NY: Springer.
https://doi.org/10.1007/978-3-030-16800-1
che ha sollecitato una riflessione sul se e come un software di IA possa
essere trattato come un autore secondo le regole di catalogazione
italiane; di lì l'interesse verso l'agency (autore è colei/colui che
ha/a cui viene riconosciuta agency piena rispetto alla produzione del
contenuto del libro), da lì la riflessione si è mossa verso la
definizione della responsabilità dei sistemi di IA e a me - che non ho
background su ethics and AI e che conosco un po' come i sistemi operano
e quali limiti mostrano - è sembrato appropriato l'approccio normativo
dell'UE che nei suoi atti formali come lei sa nega possibilità di
responsabilità dei sistemi di IA (cioè nega la possibilità di sistemi di
IA che abbiano caratteristiche etiche) per focalizzarsi sui produttori e
sugli operatori di back-end.
percorso normativo dell'UE in cui mi pare che siano presenti (mi pare
che si veda la presenza di) molteplici elementi della riflessione di chi
nega la possibilità dell'etica dei sistemi di IA.
su tutto questo due riflessioni: la prima è che da molteplici punti di
partenza, osserviamo tutti un medesimo oggetto, cioè i sistemi di IA e
ci chiediamo chi ha agency quando essi operano; la seconda che la
narrativa dominante è focalizzata (*) sull'imitazione del comportamento
umano (Turing e Dartmouth docent) che venne proposta come manifestazione
di intelligenza(**) e dunque come manifestazione di capacità di scelta
responsabile e di lì viene che allora i sistemi di AI possono essere
soggetti etici.
(*) da parte di alcuni soggetti questa focalizzazione della narrativa
sull'imitazione è ingenua, da parte di altri è tendenziosa
(**) studiare le origini permette di individuare dei bias iniziali che
all'epoca nessuno vedeva come tali, e che continuano ad essere operanti oggi
un cordiale saluto
MLana
Il 27/11/22 12:01, Daniela Tafani ha scritto:
>
> Buongiorno.
>
>
> Grazie della segnalazione.
>
> L'articolo di Munn è condivisibile nella /pars destruens/, che prende
> atto di una critica ormai diffusa all'AI ethics,
>
> a partire, tra gli altri, dagli articoli di Wagner, /Ethics As An
> Escape From Regulation. From “Ethics-Washing” To Ethics-Shopping?/, e
>
> D. Greene, A.L. Hoffman, L. Stark, /Better, Nicer, Clearer, Fairer: A
> Critical Assessment of the Movement for Ethical Artificial
> Intelligence and Machine Learning./
>
>
> Trovo meno convincente la /pars construens/, che propone di sostituire
> il concetto di etica con quello di giustizia (così da tener conto dei
> sistemi sociali da cui i sistemi di machine learning traggono i dati
> di partenza e nei quali trovano applicazione) e finisce con la
> consueta richiesta di trasparenza e di ascolto delle minoranze.
>
>
> Ritengo più appropriate le impostazioni che respingano
> l'eccezionalismo e invochino un'apparizione del convitato di pietra:
> il diritto.
>
> Se un sistema, in una sua specifica applicazione, produce danni (che
> siano a pochi o a molti, a specifici o a indeterminati gruppi di
> individui),
>
> ledendo diritti tutelati dalla legge, la legge deve proibirli o, come
> ha proposto Frank Pasquale, dichiararli illegali fino a prova contraria,
>
> attribuendo l'onere di tale prova contraria alle aziende che vogliano
> produrli o commercializzarli.
>
> Questa impostazione è semplice, politicamente, e altamente
> indesiderata da chi sta prosperando col commercio di /snake oil/.
>
>
> Oltretutto, se anche i singoli /bias /fossero tecnicamente emendabili,
> non si otterrebbero certo la giustizia o l'equità,
>
> entro un sistema che sta riducendo le questioni sociali a problemi di
> sorveglianza, controllo e computazione.
>
> Chiarissime, su questo,
>
> J. Powles, H. Nissenbaum, /The Seductive Diversion of ‘Solving’ Bias
> in Artificial Intelligence/,
>
> https://onezero.medium.com/the-seductive-diversion-of-solving-bias-in-artif…
> <https://onezero.medium.com/the-seductive-diversion-of-solving-bias-in-artif…>
>
>
>
> Buona domenica,
> Daniela
>
>
> ------------------------------------------------------------------------
> *Da:* nexa <nexa-bounces(a)server-nexa.polito.it> per conto di maurizio
> lana <maurizio.lana(a)uniupo.it>
> *Inviato:* sabato 26 novembre 2022 19:22
> *A:* nexa(a)server-nexa.polito.it
> *Oggetto:* Re: [nexa] ethical AI (era "It’s time to admit,
> self-driving cars aren’t going to happen")
> in questi giorni ho ricevuto da una mailing list l'annuncio di questo
> seminario organizzato da «The Digital Humanism Initiative», dal titolo
> incuriosente di per sé e tanto più dopo gli ultimi scambi su questi temi:
>>
>> Date and time: *Tuesday, December 6, 2022 at 2:00 p.m.* (14:00)
>> Central European Time (UTC+1
>>
>> Topic: *“The Uselessness of AI Ethics”*
>>
>> Speakers: *Luke Munn* (University of Queensland) and *Erich Prem*
>> ((Universität Wien & eutema, Austria)
>>
>> To participate via *Zoom* go to:
>> https://tuwien.zoom.us/j/96389928143?pwd=UU5YRkNuRmdoWHV4MFBwMWRCcUErdz09
>> <https://es.sonicurlprotection-fra.com/click?PV=2&MSGID=20221126182216083638…>
>>
>> (Password: 0dzqxqiy)
>>
>> The talk will be live streamed and recorded on our *YouTube* channel:
>> https://www.youtube.com/digitalhumanism
>> <https://es.sonicurlprotection-fra.com/click?PV=2&MSGID=20221126182216083638…>Hannes
>> Werthner
>> -----
>> Sign the Vienna Manifesto: https://dighum.ec.tuwien.ac.at
>> Follow us on @DigHumTUWien
>>
> poiché spesso i seminari riguardano temi di ricerca attivi, ho cercato
> "The Uselessness of AI Ethics" in Scholar e ho visto che uno degli
> studiosi aveva pubblicato in agosto un articolo dal medesimo titolo
> nella rivista "AI and ethics", che si è rivelata ricca di articoli in
> OA su molteplici posizioni riguardo alla questione AI and ethics.
> Maurizio
>
>
> Il 20/11/22 18:01, nexa-request(a)server-nexa.polito.it ha scritto:
>> Message: 2
>> Date: Sun, 20 Nov 2022 17:01:54 +0000
>> From: Daniela Tafani<daniela.tafani(a)unipi.it>
>> To: "D. Davide Lamanna"<davide.lamanna(a)binarioetico.it>,
>> "nexa(a)server-nexa.polito.it" <nexa(a)server-nexa.polito.it>
>> Subject: Re: [nexa] [DKIM Failed] Re: ethical AI (era "It’s time
>> to admit, self-driving cars aren’t going to happen")
>> Message-ID:<051c787b881f4d00adaea666288f51e4(a)unipi.it>
>> Content-Type: text/plain; charset="windows-1252"
>>
>> Ritengo che sia stato geniale, come strategia di marketing, accompagnare i primi disastrosi viaggi delle auto a guida (non) autonoma
>>
>> con una rivisitazione del dilemma del trolley, quasi che quei veicoli che continuano a schiantarsi, ancora oggi (dati dei test)
>>
>> contro un terzo dei ciclisti e contro tutte le altre auto che siano, pur lentamente, in arrivo,
>> siano in grado di sciogliere dilemmi su questioni di vita e di morte in modo più sofisticato di una roulette russa.
>>
>>
>> Analogamente, ritengo che la tesi che occorra interrogarsi su chi uccidere, in caso di incidenti inevitabili,
>>
>> perché il diritto non conterrebbe le risposte a simili domande, sia uno specchietto per le allodole.
>> Il diritto degli stati con costituzioni che tutelino alcuni diritti fondamentali vieta infatti simili domande e questa è già una precisa risposta.
>>
>>
>> Del resto, se volessi farmi costruire una casa, in un terreno libero tra un supermercato e un asilo nido,
>>
>> e l'ingegnere incaricato mi chiedesse se preferisco che, in caso di crollo, la casa frani, uccidendoli, sui bambini del nido
>>
>> o sui clienti del supermercato, cambierei senz'altro ingegnere.
>>
>>
>> Ho provato a ricostruire alcuni aspetti morali e giuridici di questa questione qualche tempo fa (in un articolo non a accesso libero, di cui allego perciò il preprint),
>> quando ancora non erano emersi dati su vere e proprie truffe, come le auto programmate per disattivare l'autopilot
>>
>> subito prima delle collisioni, così da far ricadere la colpa sul conducente umano,
>>
>> e quando ancora non avevo capito che non vedremo auto a guida autonoma se non in strade dedicate, entro contesti che non richiedano il senso comune.
>>
>>
>> Il fatto che si stia costruendo oggi una strada liscissima, ex novo, per i test di tali auto, mi pare promettente:
>>
>> superati i test, basterà riasfaltare tutte le strade del mondo... (https://www.highwaysmagazine.co.uk/ , numero di novembre 2022)
>>
>>
>> Grazie molte di aver condiviso le riflessioni su questo tema.
>>
>> Buona serata,
>>
>> Daniela
>>
>>
>> ________________________________
>> Da: nexa<nexa-bounces(a)server-nexa.polito.it> per conto di D. Davide Lamanna<davide.lamanna(a)binarioetico.it>
>> Inviato: domenica 20 novembre 2022 16:46
>> A:nexa@server-nexa.polito.it
>> Oggetto: [DKIM Failed] Re: [nexa] ethical AI (era "It’s time to admit, self-driving cars aren’t going to happen")
>>
>> On 11/18/22 19:12, maurizio lana wrote:
>>> ...continuando a pensare su questo tema, al di là dei titoli dei thread,
>>> credo che la questione artefatto - responsabilità - progettisti -
>>> utilizzatori
>>> sia centrale. perciò ripensando a questo passaggio
>>>> [L'artefatto non ha etica.
>>>> Esprime l'etica di chi l'ha costruito, imprimendola al resto del mondo. Ne riproduce la volontà. Ne diffonde i valori.]
>>>>
>>>> L'utilizzatore, nella stragrande maggioranza dei casi, è eticamente irrilevante. Se non può alterare concretamente e consapevolmente il
>>>> funzionamento dell'artefatto, non ha libertà nel suo utilizzo. Può fare e pensare solo ciò che il creatore dell'artefatto stesso ha deciso.
>>> trovo problematico affermare che "l'utilizzatore, nella stragrande
>>> maggioranza dei casi, è eticamente irrilevante."
>>> chi utilizza un coltello per uccidere la compagna, o i contractors di
>>> Wagner che usano un martello per uccidere un compagno; non mi paiono
>>> eticamente irrilevanti; e quindi direi al contrario che nella
>>> stragrande maggioranza dei casi l’utilizzatore di un artefatto è
>>> eticamente rilevante.
>>> poi capisco che l'argomentazione sia venuta nella forma inversa
>>> "l'utilizzatore, nella stragrande maggioranza dei casi, è eticamente
>>> irrilevante" perché essa preparava la presentazione del caso "Rafaela
>>> Vasquez, a bordo dell'auto di Uber che uccise Elaine
>>> Herzberg nel 2018, non stava "usando" l'auto: ne veniva usata" in cui
>>> sì certo l'utilizzatore dell'artefatto è utilizzato dall'artefatto. ma
>>> è un caso particolare.
>>> il caso generale rimane che l’utilizzatore di un artefatto è
>>> eticamente rilevante (in caso contrario assolviamo tutti gli assassini
>>> che per uccidere usano artefatti) e come in tutti i casi di
>>> responsabilità etica, la conoscenza e la consapevolezza contano. se
>>> sappiamo che le auto autonome possono uccidere mentre ci trasportano
>>> possiamo pensare che esse ci esautorano dalla responsabilità per i
>>> danni che possono causare mentre ci trasportano; _o possiamo decidere
>>> di non usarle_ fintantoché la situazione non cambi. quindi è chiaro
>>> che oggi abbiamo artefatti (con o senza IA) che complicano la
>>> questione della responsabilità dell'utilizzatore; ma il principio
>>> generale non mi pare che possa cambiare.
>>> Maurozoo
>>>
>> Approfitto del thread refresh per alimentare le riflessioni.
>>
>> 1) Premesso che la riduzione di ogni aspetto della vita a funzione
>> ottimizzabile è limitante e pericoloso, l'automobile è l'esempio
>> sbagliato. Per me (ripeto: per me) l'automobile è un mezzo che trasporta
>> persone da A a B e come tale può essere efficacemente ottimizzato per un
>> numero di parametri: tempi, consumi, traffico, uccisioni, ferimenti,
>> danneggiamenti... Di essere ucciso da un'automobile guidata da una IA o
>> da un persona in carne ed ossa, a me, personalmente, cambia poco. Se
>> complessivamente, con la guida autonoma, muoiono meno persone ogni anno,
>> ben venga la mia morte per mano inorganica. Ricordo che l'automobile è
>> la ottava causa di morte (3700 persone al giorno, 1,35 milioni l'anno) e
>> la prima per persone tra i 5 e i 29 anni [1].
>>
>> Se poi qualcun ritiene che l'automobile sia anche un mezzo per fare
>> passeggiate piacevoli o per gareggiare in velocità, e in quanto tale
>> vettore di espressione umana, abbiamo due visioni del mondo diverse e
>> non mi viene altro che consigliare di svolgere tali attività (per me
>> marginali, ma rispetto chi la pensa diversamente) con guida umana, e,
>> però, a questo punto, in luoghi adatti ad evitare danni, disagi e morte.
>>
>>
>> 2) Rubo da Harari (che non va né incensato, né vituperato, ma più
>> semplicemente letto con i filtri di cui ci ritengo più che capaci) un
>> dilemma etico-automobilistico piuttosto interessante (tratto dal
>> principio del rasoio di Occam).
>>
>> Una persona è alla guida su una strada ad alto scorrimento. Un bambino
>> con un pallone si getta improvvisamente in carreggiata. In una frazione
>> di secondo, la persona deve scegliere se sterzare per evitarlo e morire
>> con probabilità pari ad 1 schiacciata da un TIR che arriva in direzione
>> opposta, oppure proseguire senza sterzare e uccidere il bambino sempre
>> con probabilità pari ad 1. Non esistono altre possibilità. Come scegliere?
>>
>> Una persona in carne ed ossa fa la sua scelta, dettata dal suo vissuto,
>> dalla sua etica, dalla sua personalità... In una parola: dal suo essere
>> una persona umana, diversa da qualcunque altra persona umana.
>>
>> Una IA può scegliere in base a come è stata programmata, in base a
>> calcoli che è in grado di eseguire in quella frazione di secondo, in
>> base a funzioni di ottimizzazione. Tutte le IA tra loro uguali, lo
>> faranno allo stesso identico modo. Potrebbero ottimizzare sulla speranza
>> di vita della vittima (meglio che muoia la persona adulta che è nella
>> vettura piuttosto che un bambino) oppure rispetto a quanto pagherebbe
>> l'assicurazione nei due casi. Supponiamo che quando acquistiamo
>> l'automobile ci sottopongano una situazione di questo tipo in forma di
>> opzione da selezionare per istruire la IA. Cosa sceglieremmo? E cosa
>> sceglierebbe il nostro partner che trascorrerà molto tempo con noi in
>> auto? E come cambierebbe il premio della nostra assicurazione
>> automobilistica? E quella sanitaria?
>>
>> I sistemi politico-filosofici informano, in modo diverso ma analogo,
>> persone umane (collettivamente e debolmente) e macchine (individualmente
>> e fortemente). Ma le macchine sono in mano di pochi, almeno fino ad ora.
>> E questi pochi adottano e promuovono sistemi capitalistici. Le persone
>> umane possono sempre autorganizzarsi e cambiare le cose.
>>
>> D.
>>
>> [1]https://es.sonicurlprotection-fra.com/click?PV=2&MSGID=202211201546210821…
>>
>> (null)
>> _______________________________________________
>> nexa mailing list
>> nexa(a)server-nexa.polito.it
>> https://es.sonicurlprotection-fra.com/click?PV=2&MSGID=20221120154621082134…
>> -------------- next part --------------
>> An HTML attachment was scrubbed...
>> URL:<http://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/attachments/20221120/81577266/a…>
>> -------------- next part --------------
>> A non-text attachment was scrubbed...
>> Name: Daniela Tafani - Sulla moralità artificiale. Le decisioni delle macchine tra etica e diritto - Rivista di filosofia - 2020 (preprint).pdf
>> Type: application/pdf
>> Size: 268494 bytes
>> Desc: Daniela Tafani - Sulla moralità artificiale. Le decisioni delle macchine tra etica e diritto - Rivista di filosofia - 2020 (preprint).pdf
>> URL:<http://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/attachments/20221120/81577266/a…>
>>
>> ------------------------------
>>
>> Subject: Digest Footer
>>
>> _______________________________________________
>> nexa mailing list
>> nexa(a)server-nexa.polito.it
>> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>>
>>
>> ------------------------------
>>
>> End of nexa Digest, Vol 163, Issue 42
>> *************************************
>
>
> ------------------------------------------------------------------------
> lo straniero non parla e non capisce la nostra lingua,
> che non è più nostra, perché la nostra vera lingua
> diventa la traduzione, lo scambio
> l. ferrieri, dalla public library all’open library
> ------------------------------------------------------------------------
> Maurizio Lana
> Università del Piemonte Orientale
> Dipartimento di Studi Umanistici
> Piazza Roma 36 - 13100 Vercelli
------------------------------------------------------------------------
roughneck and rudeness we should be using, on the ones who practice
wicked charms for the sword and the stone, bad to the bone
battle's not over even when it's won
youssou n'dour & nene cherry, 7 seconds
------------------------------------------------------------------------
Maurizio Lana
Università del Piemonte Orientale
Dipartimento di Studi Umanistici
Piazza Roma 36 - 13100 Vercelli
Nov. 27, 2022
Re: [nexa] Mala tempora currunt per strategia dei servizi cloud di Google e Microsoft
by Fulvio Corno
Caro Giacomo,
grazie per il tuo contributo.
Stiamo dicendo che un'alternativa è possibile, ci sono i software open
source, ci sono le competenze aziendali. Non credo che nessuno pensi che
ciò debba essere 'gratis' (in fondo Microsoft e Google costano dei bei
soldini...)
E allora, però, i nomi di queste aziende diciamoli! scriviamoli a
caratteri cubitali, apriamo una sezione apposita del MEPA, mandiamo
circolari ministeriali, facciamo interviste al TG1 o da Bruno Vespa.
Promuoviamoli sui siti dei vari Ministeri. Troviamo i finanziamenti
pubblici per sostenerle.
Perché il generico dirigente scolastico di provincia, quando gli
dovessero togliere Google Classroom, non saprebbe proprio dove sbattere
la testa. Se non, mettersi nelle mani del primo consulente che gli
offrirebbe l'ennesimo prodotto scadente e closed source.
Secondo me, il concetto "te lo puoi installare(*) su un tuo server" non
fa altro che spaventare ed allontanare i responsabili (i servizi IT
interni sono da tempo in progressivo smantellamento), che invece hanno
bisogno di soluzioni "chiavi in mano" e garantite.
Fulvio
(*) che poi l'installazione è tutto sommato la cosa più semplice. Ciò
che costa ed è difficile da offrire in modo capillare sono la
configurazione, la manutenzione, la security, la formazione, l'help
desk, ... (tutti servizi che creerebbero valore aggiunto in patria, btw)
On 27/11/2022 12:48, Giacomo Tesio wrote:
> Salve Fulvio, Damiano, Stefano e Nexa.
>
> On Sat, 26 Nov 2022 19:56:04 +0100 Stefano Quintarelli wrote:
>
>> Ora mi chiedo se e come sia possibile che servizi simili di Google o
>> di altre aziende statunitensi siano conformi alle leggi dell'UE.
> Semplicemente, non lo sono.
> (in assenza di _efficaci_ misure tecniche supplementari
> _da_parte_dei_titolari_ che nella stragrande maggioranza
> dei casi avrebbero un costo economico e un impatto organizzativo
> tale da rendere enormemente antieconomico l'uso di tali servizi)
>
> Ma questa è un'ovvietà che chiunque abbia letto il primo comma
> dell'articolo 28 del GDPR _e_ comprenda un minimo di informatica,
> conosce bene da almeno due anni.
>
>
> On Sun, 27 Nov 2022 10:23:56 +0100 Fulvio Corno wrote:
>
>> Condivido in pieno la preoccupazione di Damiano su una azione
>> legislativa per cui non siano pronte delle alternative realmente
>> fruibili.
> Non farti ingannare Fulvio: questo è l'ultimo baluardo dei lobbisti
> dei GAFAM, che puntano a massimizzare l'afflusso di dati, bit dopo bit.
> Ogni nuovo bit duplica il loro potere e se riescono a ritardare
> l'abbandono dei servizi di un giorno o di un ora, si sono comunque
> guadagnati la pagnotta.
>
> Ogni minuto conta. Ogni bit.
>
>
> Personalmente però trovo insopportabile la cancellazione di migliaia di
> aziende italiane o europee che dispongono delle competenze per fornire
> servizi del tutto analoghi.
> Trovo insopportabile la cancellazione dell'ottimo lavoro svolto, ad
> esempio, dal GARR o dal Politecnico di Torino.
>
> Migliaia di lavoratori che sono sottopagati a causa della scarsa
> domanda, dovuta alla concorrenza sleale dei GAFAM (e alla profonda
> ignoranza informatica diffusa fra chi detiene responsabilità
> decisionali). Lavoratori che poi emigrano e la gente si strappa le
> vesti perché "la fuga dei cervelli", "la aziende italiane non innovano"
> etc...
>
> Le alternative esistono!
>
>
> Se volete, posso farvi una breve lista (assolutamente non esaustiva)
> delle aziende italiane che conosco che forniscono consulenza e/o
> servizi completamente basati su software libero eseguito su hardware
> proprio o su infrastrutture europee! [1]
>
> E spesso non sono equivalenti a quelli forniti dai GAFAM, ma migliori.
> E sono nettamente più economici, se si tiene conto del costo delle
> misure tecniche supplementari che i titolari dovrebbero adottare per
> proteggere i dati personali.
>
> D'altronde certamente non le troverai cercando su Google!
> Almeno, non quando le cercherai per sostituire davvero un qualche loro
> servizio...
>
>
>> Web Analytics Italia
> WAI è gratis per le PA.
>
> Ma Matomo (il software open source su cui si basa) può essere
> installato sì on premise, ma anche su IaaS.
>
> E di aziende con le capacità per installarlo in Italia
> ce ne sono migliaia.
>
> Idem BigBlueButton, Jitsi Meet, NextCloud etc... etc... etc...
>
>
>> La domanda chiave è ovviamente questa:
>>
>>> In Europa c'e' veramente qualcosa su cui si puo' lavorare?
> Certo!
>
> Non gratis, però.
> Mica pretendi che ci lavoriamo gratis, giusto?
>
> Purtroppo è questo il problema: i GAFAM non vi inducono semplicemente
> a pretendere alternative valide, ma a pretendere alternative gratuite
> (nonché _identiche_ ai loro prodotti, da cui vi hanno reso dipendenti)
>
>
> Ma non credete a chi sostiene che i GAFAM sono insostituibili.
> Nella migliore delle ipotesi, non sa di cosa parla.
>
>
> La stragrande maggioranza dei servizi dei GAFAM possono essere
> sostituiti in brevissimo tempo.
>
> E' sufficiente pagare.
>
>
> Quindi ti prego, non ripetere la propaganda dei GAFAM.
>
>
> Le aziende ci sono. Le soluzioni anche.
>
> Molti degli imprenditori IT in Italia ed in Europa sarebbero
> felicissimi di fare gli investimenti necessari a dimostrarlo.
>
>
> Giacomo
>
> [1] sono sempre restio a nominare aziende che conosco perché, come
> co-fondatore di Monitora PA, siamo stati accusati decine di volte di
> avere interessi occulti di qualche tipo, finanziatori occulti
> (sosteniamo tutte le poche spese di tasca nostra) e
> persino "avvocati occulti"! So che qualsiasi mia affermazione in
> tal senso verrebbe strumentalizzata, non solo contro di noi, ma
> contro quelle aziende, che in realtà non hanno alcun rapporto
> con noi: la loro unica colpa è che io so che esistono perché i loro
> clienti me ne hanno parlato benissimo.
>
> D'altro canto, in questo caso una dimostrazione per costruzione
> sarebbe utile ed in tema: nominiamo continuamente i colossi USA!
> Proviamo a fare l'esercizio di nominare le aziende italiane
> ed europee che questi colossi strangolano?
--
--
Fulvio Corno <Fulvio.Corno(a)polito.it>
Referente del Rettore per le tecnologie a supporto della didattica
Vice-coordinatore Collegio ing. Informatica, Cinema e Meccatronica <coord.icm(a)polito.it>
Politecnico di Torino - Dip. di Automatica e Informatica
C.so Duca degli Abruzzi 24, 10129 Torino (Italy)
Tel: +39 011 090 7053 - Mobile: +39 335 8258621
http://elite.polito.it/corno
Nov. 27, 2022
educazione, educazione, educazione (già: Mala tempora currunt per strategia dei servizi cloud di Google e Microsoft)
by alessandro marzocchi
Se per Google, Microsoft & friends sono tempi brutti, per noi “umani” i
tempi sono pessimi, spero di sbagliare ma “” la transizione digitale
potrebbe anche portare alla scomparsa del genere umano quale lo conosciamo
- LIBERO -, quasi un ritorno alla materia “” [1].
Mesi fa [2] avevo chiesto attenzione sul tema “” alfabetizzazione digitale
“”, ringrazio ancora chi rispose.
Leggendovi ho imparato molte cose ed ho ricevuto stimoli di grande
interesse.
Se Aristotele vide bene, l’uomo è animale politico e la parola è la
caratteristica che lo differenzia da altri animali: sta cambiando la parola
che ci ha fatto animali speciali e che conosciamo da decine di migliaia di
anni, ... potremmo tornare alla materia ... questa è la conferma che mi
avete dato.
Come Giacomo [3] anch’io voglio che i nostri figli restino liberi, non
servi [4], non ingranaggi, non marionette e per questo dobbiamo cominciare
da famiglie e scuola.
Sulla scuola ho letto riflessioni ottime su digitale nell’Università, nella
scuola media, aspettando che si muovano forze più potenti mi scuso per la
ripetizione e rinnovo l’appello: questa lista può disegnare un progetto per
accompagnare al digitale umano una classe di bambini all’avviamento
scolastico, al digitale ... capibile comprensibile programmabile
debuggabile, per rubare le parole di Giacomo? E per seguire questa classe
fino alla fine del primo ciclo?
Pensate ad un progetto per i vostri bambini, figli o nipoti, non pensate
alla perfezione, ci saranno software (per indicarli non avete bisogni di
me), uno smartphone [5], un computer [6] affidabili con cui cominciare.
Rinnovo la proposta, a me mancano competenze, non posso contribuire
tecnicamente, posso dare una mano per cercare una scuola, per cercare
compagni di strada e fondi.
Cominciamo …
* * * * * *
[1]
Se interessa continuare, la transizione digitale potrebbe anche portare
alla scomparsa del genere umano quale lo conosciamo - LIBERO -, quasi un
ritorno alla materia. Ovviamente spero che prevalga l’impegno di questa
lista ma molti segnali indicano difficoltà enormi.
Date: Sun, 13 Nov 2022 12:55:38 +0100
From: alessandro marzocchi <alemarzoc(a)gmail.com>
[2]
... appello convinto per un'alfabetizzazione digitale.
Date: Sun, 24 Apr 2022 16:01:29 +0200
From: alessandro marzocchi <alemarzoc(a)gmail.com>
[3]
Giacomo Tesio aveva scritto: “” ... dobbiamo scegliere se vogliamo essere
ingranaggi o persone. … Coloro non sanno programmare e debuggare il
software che li utilizza diventeranno presto meno che cittadini di serie B,
meno che sudditi, meno che un "consumatori" o "utenti". Diventeranno
ingranaggi, marionette. “”
Date: Mon, 21 Nov 2022 12:15:02 +0100
From: Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it>
[4]
“” ? … automaticamente servi … ? “”
Date: Sun, 13 Nov 2022 12:55:38 +0100
From: alessandro marzocchi <alemarzoc(a)gmail.com>
[5] ? https://www.fairphone.com/it/ ?
[6] ? https://frame.work/ ? Grazie ad Enrico Nardelli per la segnalazione.
Nov. 27, 2022
Re: [nexa] Mala tempora currunt per strategia dei servizi cloud di Google e Microsoft
by Giacomo Tesio
Salve Fulvio, Damiano, Stefano e Nexa.
On Sat, 26 Nov 2022 19:56:04 +0100 Stefano Quintarelli wrote:
> Ora mi chiedo se e come sia possibile che servizi simili di Google o
> di altre aziende statunitensi siano conformi alle leggi dell'UE.
Semplicemente, non lo sono.
(in assenza di _efficaci_ misure tecniche supplementari
_da_parte_dei_titolari_ che nella stragrande maggioranza
dei casi avrebbero un costo economico e un impatto organizzativo
tale da rendere enormemente antieconomico l'uso di tali servizi)
Ma questa è un'ovvietà che chiunque abbia letto il primo comma
dell'articolo 28 del GDPR _e_ comprenda un minimo di informatica,
conosce bene da almeno due anni.
On Sun, 27 Nov 2022 10:23:56 +0100 Fulvio Corno wrote:
> Condivido in pieno la preoccupazione di Damiano su una azione
> legislativa per cui non siano pronte delle alternative realmente
> fruibili.
Non farti ingannare Fulvio: questo è l'ultimo baluardo dei lobbisti
dei GAFAM, che puntano a massimizzare l'afflusso di dati, bit dopo bit.
Ogni nuovo bit duplica il loro potere e se riescono a ritardare
l'abbandono dei servizi di un giorno o di un ora, si sono comunque
guadagnati la pagnotta.
Ogni minuto conta. Ogni bit.
Personalmente però trovo insopportabile la cancellazione di migliaia di
aziende italiane o europee che dispongono delle competenze per fornire
servizi del tutto analoghi.
Trovo insopportabile la cancellazione dell'ottimo lavoro svolto, ad
esempio, dal GARR o dal Politecnico di Torino.
Migliaia di lavoratori che sono sottopagati a causa della scarsa
domanda, dovuta alla concorrenza sleale dei GAFAM (e alla profonda
ignoranza informatica diffusa fra chi detiene responsabilità
decisionali). Lavoratori che poi emigrano e la gente si strappa le
vesti perché "la fuga dei cervelli", "la aziende italiane non innovano"
etc...
Le alternative esistono!
Se volete, posso farvi una breve lista (assolutamente non esaustiva)
delle aziende italiane che conosco che forniscono consulenza e/o
servizi completamente basati su software libero eseguito su hardware
proprio o su infrastrutture europee! [1]
E spesso non sono equivalenti a quelli forniti dai GAFAM, ma migliori.
E sono nettamente più economici, se si tiene conto del costo delle
misure tecniche supplementari che i titolari dovrebbero adottare per
proteggere i dati personali.
D'altronde certamente non le troverai cercando su Google!
Almeno, non quando le cercherai per sostituire davvero un qualche loro
servizio...
> Web Analytics Italia
WAI è gratis per le PA.
Ma Matomo (il software open source su cui si basa) può essere
installato sì on premise, ma anche su IaaS.
E di aziende con le capacità per installarlo in Italia
ce ne sono migliaia.
Idem BigBlueButton, Jitsi Meet, NextCloud etc... etc... etc...
> La domanda chiave è ovviamente questa:
>
> > In Europa c'e' veramente qualcosa su cui si puo' lavorare?
Certo!
Non gratis, però.
Mica pretendi che ci lavoriamo gratis, giusto?
Purtroppo è questo il problema: i GAFAM non vi inducono semplicemente
a pretendere alternative valide, ma a pretendere alternative gratuite
(nonché _identiche_ ai loro prodotti, da cui vi hanno reso dipendenti)
Ma non credete a chi sostiene che i GAFAM sono insostituibili.
Nella migliore delle ipotesi, non sa di cosa parla.
La stragrande maggioranza dei servizi dei GAFAM possono essere
sostituiti in brevissimo tempo.
E' sufficiente pagare.
Quindi ti prego, non ripetere la propaganda dei GAFAM.
Le aziende ci sono. Le soluzioni anche.
Molti degli imprenditori IT in Italia ed in Europa sarebbero
felicissimi di fare gli investimenti necessari a dimostrarlo.
Giacomo
[1] sono sempre restio a nominare aziende che conosco perché, come
co-fondatore di Monitora PA, siamo stati accusati decine di volte di
avere interessi occulti di qualche tipo, finanziatori occulti
(sosteniamo tutte le poche spese di tasca nostra) e
persino "avvocati occulti"! So che qualsiasi mia affermazione in
tal senso verrebbe strumentalizzata, non solo contro di noi, ma
contro quelle aziende, che in realtà non hanno alcun rapporto
con noi: la loro unica colpa è che io so che esistono perché i loro
clienti me ne hanno parlato benissimo.
D'altro canto, in questo caso una dimostrazione per costruzione
sarebbe utile ed in tema: nominiamo continuamente i colossi USA!
Proviamo a fare l'esercizio di nominare le aziende italiane
ed europee che questi colossi strangolano?
Nov. 27, 2022
Re: [nexa] ethical AI (era "It’s time to admit, self-driving cars aren’t going to happen")
by Daniela Tafani
Buongiorno.
Grazie della segnalazione.
L'articolo di Munn è condivisibile nella pars destruens, che prende atto di una critica ormai diffusa all'AI ethics,
a partire, tra gli altri, dagli articoli di Wagner, Ethics As An Escape From Regulation. From “Ethics-Washing” To Ethics-Shopping?, e
D. Greene, A.L. Hoffman, L. Stark, Better, Nicer, Clearer, Fairer: A Critical Assessment of the Movement for Ethical Artificial Intelligence and Machine Learning.
Trovo meno convincente la pars construens, che propone di sostituire il concetto di etica con quello di giustizia (così da tener conto dei sistemi sociali da cui i sistemi di machine learning traggono i dati di partenza e nei quali trovano applicazione) e finisce con la consueta richiesta di trasparenza e di ascolto delle minoranze.
Ritengo più appropriate le impostazioni che respingano l'eccezionalismo e invochino un'apparizione del convitato di pietra: il diritto.
Se un sistema, in una sua specifica applicazione, produce danni (che siano a pochi o a molti, a specifici o a indeterminati gruppi di individui),
ledendo diritti tutelati dalla legge, la legge deve proibirli o, come ha proposto Frank Pasquale, dichiararli illegali fino a prova contraria,
attribuendo l'onere di tale prova contraria alle aziende che vogliano produrli o commercializzarli.
Questa impostazione è semplice, politicamente, e altamente indesiderata da chi sta prosperando col commercio di snake oil.
Oltretutto, se anche i singoli bias fossero tecnicamente emendabili, non si otterrebbero certo la giustizia o l'equità,
entro un sistema che sta riducendo le questioni sociali a problemi di sorveglianza, controllo e computazione.
Chiarissime, su questo,
J. Powles, H. Nissenbaum, The Seductive Diversion of ‘Solving’ Bias in Artificial Intelligence,
https://onezero.medium.com/the-seductive-diversion-of-solving-bias-in-artif…
Buona domenica,
Daniela
________________________________
Da: nexa <nexa-bounces(a)server-nexa.polito.it> per conto di maurizio lana <maurizio.lana(a)uniupo.it>
Inviato: sabato 26 novembre 2022 19:22
A: nexa(a)server-nexa.polito.it
Oggetto: Re: [nexa] ethical AI (era "It’s time to admit, self-driving cars aren’t going to happen")
in questi giorni ho ricevuto da una mailing list l'annuncio di questo seminario organizzato da «The Digital Humanism Initiative», dal titolo incuriosente di per sé e tanto più dopo gli ultimi scambi su questi temi:
Date and time: Tuesday, December 6, 2022 at 2:00 p.m. (14:00) Central European Time (UTC+1
Topic: “The Uselessness of AI Ethics”
Speakers: Luke Munn (University of Queensland) and Erich Prem ((Universität Wien & eutema, Austria)
To participate via Zoom go to: https://tuwien.zoom.us/j/96389928143?pwd=UU5YRkNuRmdoWHV4MFBwMWRCcUErdz09<https://es.sonicurlprotection-fra.com/click?PV=2&MSGID=20221126182216083638…>
(Password: 0dzqxqiy)
The talk will be live streamed and recorded on our YouTube channel: https://www.youtube.com/digitalhumanism
<https://es.sonicurlprotection-fra.com/click?PV=2&MSGID=20221126182216083638…>Hannes Werthner
-----
Sign the Vienna Manifesto: https://dighum.ec.tuwien.ac.at<https://es.sonicurlprotection-fra.com/click?PV=2&MSGID=20221126182216083638…>
Follow us on @DigHumTUWien
<http://xuxss.mjt.lu/lnk/AUwAAAOG-hAAAAAgQn4AADrwiiwAAAAARcEAADJzABG7CQBjgL7…>
poiché spesso i seminari riguardano temi di ricerca attivi, ho cercato "The Uselessness of AI Ethics" in Scholar e ho visto che uno degli studiosi aveva pubblicato in agosto un articolo dal medesimo titolo nella rivista "AI and ethics", che si è rivelata ricca di articoli in OA su molteplici posizioni riguardo alla questione AI and ethics.
Maurizio
Il 20/11/22 18:01, nexa-request(a)server-nexa.polito.it<mailto:nexa-request@server-nexa.polito.it> ha scritto:
Message: 2
Date: Sun, 20 Nov 2022 17:01:54 +0000
From: Daniela Tafani <daniela.tafani(a)unipi.it><mailto:daniela.tafani@unipi.it>
To: "D. Davide Lamanna" <davide.lamanna(a)binarioetico.it><mailto:davide.lamanna@binarioetico.it>,
"nexa(a)server-nexa.polito.it"<mailto:nexa@server-nexa.polito.it> <nexa(a)server-nexa.polito.it><mailto:nexa@server-nexa.polito.it>
Subject: Re: [nexa] [DKIM Failed] Re: ethical AI (era "It’s time
to admit, self-driving cars aren’t going to happen")
Message-ID: <051c787b881f4d00adaea666288f51e4(a)unipi.it><mailto:051c787b881f4d00adaea666288f51e4@unipi.it>
Content-Type: text/plain; charset="windows-1252"
Ritengo che sia stato geniale, come strategia di marketing, accompagnare i primi disastrosi viaggi delle auto a guida (non) autonoma
con una rivisitazione del dilemma del trolley, quasi che quei veicoli che continuano a schiantarsi, ancora oggi (dati dei test)
contro un terzo dei ciclisti e contro tutte le altre auto che siano, pur lentamente, in arrivo,
siano in grado di sciogliere dilemmi su questioni di vita e di morte in modo più sofisticato di una roulette russa.
Analogamente, ritengo che la tesi che occorra interrogarsi su chi uccidere, in caso di incidenti inevitabili,
perché il diritto non conterrebbe le risposte a simili domande, sia uno specchietto per le allodole.
Il diritto degli stati con costituzioni che tutelino alcuni diritti fondamentali vieta infatti simili domande e questa è già una precisa risposta.
Del resto, se volessi farmi costruire una casa, in un terreno libero tra un supermercato e un asilo nido,
e l'ingegnere incaricato mi chiedesse se preferisco che, in caso di crollo, la casa frani, uccidendoli, sui bambini del nido
o sui clienti del supermercato, cambierei senz'altro ingegnere.
Ho provato a ricostruire alcuni aspetti morali e giuridici di questa questione qualche tempo fa (in un articolo non a accesso libero, di cui allego perciò il preprint),
quando ancora non erano emersi dati su vere e proprie truffe, come le auto programmate per disattivare l'autopilot
subito prima delle collisioni, così da far ricadere la colpa sul conducente umano,
e quando ancora non avevo capito che non vedremo auto a guida autonoma se non in strade dedicate, entro contesti che non richiedano il senso comune.
Il fatto che si stia costruendo oggi una strada liscissima, ex novo, per i test di tali auto, mi pare promettente:
superati i test, basterà riasfaltare tutte le strade del mondo... (https://www.highwaysmagazine.co.uk/<https://es.sonicurlprotection-fra.com/click?PV=2&MSGID=20221126182216083638…> , numero di novembre 2022)
Grazie molte di aver condiviso le riflessioni su questo tema.
Buona serata,
Daniela
________________________________
Da: nexa <nexa-bounces(a)server-nexa.polito.it><mailto:nexa-bounces@server-nexa.polito.it> per conto di D. Davide Lamanna <davide.lamanna(a)binarioetico.it><mailto:davide.lamanna@binarioetico.it>
Inviato: domenica 20 novembre 2022 16:46
A: nexa(a)server-nexa.polito.it<mailto:nexa@server-nexa.polito.it>
Oggetto: [DKIM Failed] Re: [nexa] ethical AI (era "It’s time to admit, self-driving cars aren’t going to happen")
On 11/18/22 19:12, maurizio lana wrote:
...continuando a pensare su questo tema, al di là dei titoli dei thread,
credo che la questione artefatto - responsabilità - progettisti -
utilizzatori
sia centrale. perciò ripensando a questo passaggio
[L'artefatto non ha etica.
Esprime l'etica di chi l'ha costruito, imprimendola al resto del mondo. Ne riproduce la volontà. Ne diffonde i valori.]
L'utilizzatore, nella stragrande maggioranza dei casi, è eticamente irrilevante. Se non può alterare concretamente e consapevolmente il
funzionamento dell'artefatto, non ha libertà nel suo utilizzo. Può fare e pensare solo ciò che il creatore dell'artefatto stesso ha deciso.
trovo problematico affermare che "l'utilizzatore, nella stragrande
maggioranza dei casi, è eticamente irrilevante."
chi utilizza un coltello per uccidere la compagna, o i contractors di
Wagner che usano un martello per uccidere un compagno; non mi paiono
eticamente irrilevanti; e quindi direi al contrario che nella
stragrande maggioranza dei casi l’utilizzatore di un artefatto è
eticamente rilevante.
poi capisco che l'argomentazione sia venuta nella forma inversa
"l'utilizzatore, nella stragrande maggioranza dei casi, è eticamente
irrilevante" perché essa preparava la presentazione del caso "Rafaela
Vasquez, a bordo dell'auto di Uber che uccise Elaine
Herzberg nel 2018, non stava "usando" l'auto: ne veniva usata" in cui
sì certo l'utilizzatore dell'artefatto è utilizzato dall'artefatto. ma
è un caso particolare.
il caso generale rimane che l’utilizzatore di un artefatto è
eticamente rilevante (in caso contrario assolviamo tutti gli assassini
che per uccidere usano artefatti) e come in tutti i casi di
responsabilità etica, la conoscenza e la consapevolezza contano. se
sappiamo che le auto autonome possono uccidere mentre ci trasportano
possiamo pensare che esse ci esautorano dalla responsabilità per i
danni che possono causare mentre ci trasportano; _o possiamo decidere
di non usarle_ fintantoché la situazione non cambi. quindi è chiaro
che oggi abbiamo artefatti (con o senza IA) che complicano la
questione della responsabilità dell'utilizzatore; ma il principio
generale non mi pare che possa cambiare.
Maurozoo
Approfitto del thread refresh per alimentare le riflessioni.
1) Premesso che la riduzione di ogni aspetto della vita a funzione
ottimizzabile è limitante e pericoloso, l'automobile è l'esempio
sbagliato. Per me (ripeto: per me) l'automobile è un mezzo che trasporta
persone da A a B e come tale può essere efficacemente ottimizzato per un
numero di parametri: tempi, consumi, traffico, uccisioni, ferimenti,
danneggiamenti... Di essere ucciso da un'automobile guidata da una IA o
da un persona in carne ed ossa, a me, personalmente, cambia poco. Se
complessivamente, con la guida autonoma, muoiono meno persone ogni anno,
ben venga la mia morte per mano inorganica. Ricordo che l'automobile è
la ottava causa di morte (3700 persone al giorno, 1,35 milioni l'anno) e
la prima per persone tra i 5 e i 29 anni [1].
Se poi qualcun ritiene che l'automobile sia anche un mezzo per fare
passeggiate piacevoli o per gareggiare in velocità, e in quanto tale
vettore di espressione umana, abbiamo due visioni del mondo diverse e
non mi viene altro che consigliare di svolgere tali attività (per me
marginali, ma rispetto chi la pensa diversamente) con guida umana, e,
però, a questo punto, in luoghi adatti ad evitare danni, disagi e morte.
2) Rubo da Harari (che non va né incensato, né vituperato, ma più
semplicemente letto con i filtri di cui ci ritengo più che capaci) un
dilemma etico-automobilistico piuttosto interessante (tratto dal
principio del rasoio di Occam).
Una persona è alla guida su una strada ad alto scorrimento. Un bambino
con un pallone si getta improvvisamente in carreggiata. In una frazione
di secondo, la persona deve scegliere se sterzare per evitarlo e morire
con probabilità pari ad 1 schiacciata da un TIR che arriva in direzione
opposta, oppure proseguire senza sterzare e uccidere il bambino sempre
con probabilità pari ad 1. Non esistono altre possibilità. Come scegliere?
Una persona in carne ed ossa fa la sua scelta, dettata dal suo vissuto,
dalla sua etica, dalla sua personalità... In una parola: dal suo essere
una persona umana, diversa da qualcunque altra persona umana.
Una IA può scegliere in base a come è stata programmata, in base a
calcoli che è in grado di eseguire in quella frazione di secondo, in
base a funzioni di ottimizzazione. Tutte le IA tra loro uguali, lo
faranno allo stesso identico modo. Potrebbero ottimizzare sulla speranza
di vita della vittima (meglio che muoia la persona adulta che è nella
vettura piuttosto che un bambino) oppure rispetto a quanto pagherebbe
l'assicurazione nei due casi. Supponiamo che quando acquistiamo
l'automobile ci sottopongano una situazione di questo tipo in forma di
opzione da selezionare per istruire la IA. Cosa sceglieremmo? E cosa
sceglierebbe il nostro partner che trascorrerà molto tempo con noi in
auto? E come cambierebbe il premio della nostra assicurazione
automobilistica? E quella sanitaria?
I sistemi politico-filosofici informano, in modo diverso ma analogo,
persone umane (collettivamente e debolmente) e macchine (individualmente
e fortemente). Ma le macchine sono in mano di pochi, almeno fino ad ora.
E questi pochi adottano e promuovono sistemi capitalistici. Le persone
umane possono sempre autorganizzarsi e cambiare le cose.
D.
[1] https://es.sonicurlprotection-fra.com/click?PV=2&MSGID=20221120154621082134…
(null)
_______________________________________________
nexa mailing list
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Nov. 27, 2022