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Re: [nexa] Oscurità digitale
by alessandro marzocchi
L'anonimato nega la responsabilità, rende impossibile collegare azione a
soggetto.
Intendiamoci, capisco l'anonimato e lo difendo in tante situazioni ma
dissento da un favore generalizzato verso l'anonimato. Nella mia società
ideale (ahi me, so che che è lontana, moooolto lontana) c'è rispetto
reciproco, ognuno ha il diritto di manifestare sè stesso e di dissentire,
nessuno va spinto in condizione di anonimato, ma ognuno ha la propria
identità ed è responsabile di sè. Perciò rispettosamente nego un diritto
generalizzato all'anonimato.
Grazie 380° e lista Nexa.
Duccio (Alessandro Marzocchi)
Il giorno ven 21 apr 2023 alle ore 17:43 <nexa-request(a)server-nexa.polito.it>
ha scritto:
> Date: Fri, 21 Apr 2023 17:43:41 +0200
> From: 380° <g380(a)biscuolo.net>
>
... ... ....
Internet (non il web) non /prevede/ alcuna "navigazione anonima", ma non è
> così per /sua
> natura/... diciamo che a voler essere buoni è stato progettato male,
> senza MINIMAMENTE pensare alla privacy, a partire dal diritto
> all'anonimità.
> Ma quella è stata una /scelta/, non è inevitabile, specialmente oggi che
> la ricerca in questo ambito ha fatto molti passi avanti.
> E invece non solo la privacy è scomoda "by design" ma... «eh ma rifare
> tutto costa troppo, e chi paga?!?» :-O
> saluti, 380°
>
>
April 21, 2023
Re: [nexa] Oscurità digitale (alessandro marzocchi)
by 380°
Buongiorno Giacomo e Karlessi,
giacomo(a)tesio.it writes:
[...]
>>> A volte "decide" oppure no al nostro posto?
Che definizione diamo al concetto di "decidere"?
Che differenza c'è tra "decidere" e "scegliere"?
(«we should not be loath to undertake the grueling
work of philosophy») [1]
>> sì, "decide".
>
> no, non decide.
>
> il software calcola.
Non ho ancora letto "Computer Power and Human Reason: From Judgment to
Calculation" di Weizenbaum ma, almeno a quanto dice l'articolo su
Wikipedia [2] fu (anche?) lui a introdurre nel suo ragionamento la
distinzione fra "deciding" e "choosing" quando si parla di computer:
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
Deciding is a computational activity, something that can ultimately be
programmed. Choice, however, is the product of judgment, not
calculation.
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
Siccome nel linguaggio naturale il significato delle parole
dipende... da un sacco di cose, per amor di brevità, in _questo_
contesto potremmo /scegliere/ di attribuire a ciascun termine una e una
sola delle definizioni disponibili oggi sul Merriam Webster:
- "decide": 1.b to select as a course of action —used with an infinitive
- "choose": 1.a to select freely and after consideration
[...]
> il software effettua SEMPRE ed ESCLUSIVAMENTE ciò che è definito nel
> proprio programma. anche quando modifica la propria configurazione
> (che come osservava 380° in passato, è semplicemente una parte della
> programmazione differita rispetto alla compilazione del binario), in
> funzione dell'input ricevuto, tale variazione è predeterminata.
Cioè: la decisione è "computational activity" nella misura in cui un
**processo** (programma in esecuzione sulla macchina) esegue un /branch/
[3] causato da un /conditional/ [4]... che è /stato programmato/.
I /conditional/ sono sempre programmati da umani, anche se il processo
di "compilazione" (in senso molto ampio) del binario è complesso (o
/complicato/) come nel caso della programmazione statistica detta
"machine learning".
Quindi la decisione (to select as a course of action) è sì effettuata
dal processo ma dipende da come è stato programmato _e_ dell'ambiente di
esecuzione (configurazione, input... "perturbazioni varie" [5]).
[...]
> quand'anche un software fosse connesso ad una sorgente randomica in
> grado di alterarne la configurazione per simulare una sorta di libero
> arbitrio, la forma della configurazione stessa e la sua
> interpretazione da parte del programma sarebbe comunque
> predeterminato.
Cioè: anche se /simulassimo/ una configurazione frutto di "libero
arbitrio" (ammettiamo sia possibile con reti neurali e "machine
learning"), il **processo** eseguirebbe solo e soltanto i branch
_determinati_ dai conditionals inseriti nel programma.
Sia i branch che i conditionals possono essere tantissimi, tanti da
essere umanamente difficili anche solo da concepire, figuriamoci da
(ri)calcolare, ma la loro natura è quella.
> dunque "il digitale" non decide. MAI.
Ma sì: il digitale decide
Tutt'altra cosa è scegliere.
> Siamo sempre noi che interpretiamo il suo output.
>
> Talvolta, in evidente stato confusionale, lo interpretiamo come
> "decisione"
> ma non lo è: la decisione è SOLO nostra e dobbiamo assumercene la piena
> responsabilità, perché siamo noi ad interpretare l'output.
"Signora mia, non sono io a scegliere di non accordarle XYZ: è il
computer che lo ha deciso"
In effetti ci sono tanti funzionari che hanno l'ordine di non scegliere
ma di applicare le decisioni che escono dal computer.
[...]
> Il software determina completamente e precisamente ciò che
> l'automatismo farà e ciò che non farà.
Se con software intendi il **processo** allora sì, se con software
intendi il programma allora no, perché l'ambiente di esecuzione *e* - se
c'è - l'undefined behaviour [5] hanno una parte altrettanto rilevante
nel determinare la decisione (uso questo termine apposta)
dell'automatismo.
[...]
> Ogni artefatto può essere utile.
> Ma a nessuno va attribuita alcuna dignità intrinseca.
>
> Per questo parlare di "intelligenza artificiale", "macchine cognitive"
> (come fa Enrico Nardelli nel suo ottimo libro) o anche solo
> "esseri tecnici" è pericolosamente alienante!
Possiamo anche perdonarci a vicenda per l'uso improprio di certe
definizioni, che come abbiam visto nel caso di "deciding" sono
/multiformi/, ma per non farsi alienate è importante non fermarsi alle
"etichette sulle scatole" ma aprirle queste benedette scatole, capire
cosa c'è dentro, a cosa serve il contenuto, se ci piace, /come/ possiamo
_usarlo_, ecc...
Avere una mentalità hacker, insomma, a partire dalle etichette :-)
[...]
> Un software è un testo che può determinare il comportamento di una
> macchina.
> Niente di più.
>
> Devo poterlo smembrare e rimontare senza ritegno o rispetto.
Bella questa: me la segno!
[...]
>> è una questione di scalabilità federata umani-macchine, non di completa
>> leggibilità/controllo del programma, IMHO.
>
> La completa leggibilità del programma è condizione necessaria, non
> sufficiente.
Sì questo credo che sia il più grosso malinteso, talmente grosso che non
ci permette di passare finalmente _oltre_; è da molti anni che osservo
questo malinteso e non riesco a farmene una ragione.
La mia personalissima /volgarizzazione/ del concetto espresso è:
"Che ce ne frega a noi del codice sorgente tanto non lo capiamo... mica
vorrete che impariamo tutti a programmare?!?"
(ditemi che ho capito male, dai!)
Sarebbe come dire che a noi non interessa la verificabilità della
ricerca scientifica sulla fisica perché tanto "noi" non capiamo niente
di fisica... mica vorrete che diventiamo tutti fisici?!? (Ci vuole un
fisico bestiale)
...o peggio che non ci interessa la trasparenza del processo legislativo
sulla pesca perché tanto "noi" non capiamo niente di pesca, mica vorrete
che diventiamo tutti pescatori?!?
É tutta roba da esperti, no?
La verificabilità della ricerca sulla fisica sta alla scienza come il
sorgente sta al software.
La trasparenza del processo legislativo sta alla democrazia come il
sorgente sta al software.
La libertà sta alla scienza _esattamente_ come la libertà sta al
software.
Poi è chiaro che la verificabilità della ricerca scientifica non basta a
non fare errori o quella del processo legislativo a non fare norme
stupide: e allora?!?
[...]
>> "nessuna profilazione di default" sarebbe bello, ma, forse, molte
>> persone lo troverebbero scomodo, proprio come trovano scomodo che il
>> browser non abbia lo storico della navigazione in sessione anonima...
>
> Lo trovano scomodo perché il browser e il Web sono progettato per
> farglielo
> trovare scomodo. DEVONO trovare la privacy scomoda, anche quella poca
> (pochissima)
> fornita dalla navigazione anonima.
Anche qui non riesco a farmene una ragione: Internet (non il web) non
/prevede/ alcuna "navigazione anonima", ma non è così per /sua
natura/... diciamo che a voler essere buoni è stato progettato male,
senza MINIMAMENTE pensare alla privacy, a partire dal diritto
all'anonimità.
Ma quella è stata una /scelta/, non è inevitabile, specialmente oggi che
la ricerca in questo ambito ha fatto molti passi avanti.
E invece non solo la privacy è scomoda "by design" ma... «eh ma rifare
tutto costa troppo, e chi paga?!?» :-O
[...]
saluti, 380°
[1] «Choosing, Deciding & Doing» (18/11/2013»
http://www.psy.vanderbilt.edu/courses/psy216/ChoosingDecidingDoing.htm
[2] https://en.wikipedia.org/wiki/Joseph_Weizenbaum#Difference_between_Deciding…
[3] https://en.wikipedia.org/wiki/Branch_(computer_science)
che in alternativa può essere implementata attraverso la "branch
predication", in funzione dell'architettura di computer usata:
https://en.wikipedia.org/wiki/Predication_(computer_architecture)
[4] https://en.wikipedia.org/wiki/Conditional_(computer_programming)
[5] https://en.wikipedia.org/wiki/Undefined_behavior
--
380° (Giovanni Biscuolo public alter ego)
«Noi, incompetenti come siamo,
non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché»
Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice
but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
April 21, 2023
Fwd: saluti tavola rotonda diretta streaming 𝐋𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐭𝐞𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐝𝐚𝐭𝐢 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚𝐥𝐢 𝐞 𝐥𝐚 𝐭𝐫𝐚𝐧𝐬𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢𝐠𝐢𝐭𝐚𝐥𝐞: 𝐥𝐞 𝐬𝐟𝐢𝐝𝐞 𝐚𝐭𝐭𝐮𝐚𝐥𝐢 𝐞 𝐟𝐮𝐭𝐮𝐫𝐞" con Garante e Prof.Pizzetti
by Mauro Alovisio
ve𝐧𝐞𝐫𝐝𝐢̀ 𝟐𝟏 𝐚𝐩𝐫𝐢𝐥𝐞, alle 🕔 ore 17 presso 𝐀𝐮𝐥𝐚 𝐌𝐚𝐠𝐧𝐚
𝐝𝐞𝐥 𝐂𝐚𝐦𝐩𝐮𝐬 𝐋𝐮𝐢𝐠𝐢 𝐄𝐢𝐧𝐚𝐮𝐝𝐢 (Lungo Dora Siena 100/A -
Torino), si svolgerà la tavola rotonda dedicata a "𝐋𝐚
𝐩𝐫𝐨𝐭𝐞𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐝𝐚𝐭𝐢 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚𝐥𝐢 𝐞 𝐥𝐚
𝐭𝐫𝐚𝐧𝐬𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢𝐠𝐢𝐭𝐚𝐥𝐞: 𝐥𝐞 𝐬𝐟𝐢𝐝𝐞 𝐚𝐭𝐭𝐮𝐚𝐥𝐢 𝐞
𝐟𝐮𝐭𝐮𝐫𝐞"
📹 L’evento potrà essere seguito in diretta streaming dalla pagina di
#UnitoMedia
<https://www.linkedin.com/feed/hashtag/?keywords=unitomedia&highlightedUpdat…>
al seguente indirizzo:
👉🏻 https://lnkd.in/gh5Mc-T8
I lavori saranno aperti dal Prof. Raffaele Caterina, Direttore del
Dipartimento di Giurisprudenza.
Tra i relatori interverranno:
► Prof. Francesco Pizzetti, Università degli Studi di Torino
► Prof. Sergio Foà, Università degli Studi di Torino
► Dott. Agostino Ghiglia, componente Autorità Garante per la protezione dei
dati personali,
► Avv. Simona Grabbi, Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Torino
► Avv. Laura Marengo, Unione industriali di Torino
► Dott.ssa Paola Zambon, Referente GDPR - Ordine Dottori commercialisti ed
esperti Contabili di Torino
► Avv. Mauro Alovisio
<https://www.linkedin.com/in/ACoAAAFSShUBey2nq3jip3yFOeiGVKCXLuCtutg>,
Università degli Studi di Torino.
➡️ Durante la tavola rotonda sarà presentata la quinta edizione del Corso
di perfezionamento in materia di protezione dei dati personali del
Dipartimento di Giurisprudenza Università degli Studi di Torino.
👉🏻 https://lnkd.in/guCT4SwY
April 21, 2023
Posizione disponibile a QUB per un Lecturer in Intellectual Property (IP) Law.
by GC F
Cari tutti,
Vorrei attirare la vostra attenzione su un'opportunità di lavoro
recentemente disponibile presso la Queen's University Belfast (QUB) School
of Law. Al momento stiamo pubblicizzando una posizione permanente per un
Lecturer in Intellectual Property (IP) Law.
Per ulteriori informazioni e per candidarsi, si prega di visitare il
seguente link:
https://www.jobs.ac.uk/job/CZE096/lecturer-in-intellectual-property-law
Vi prego di condividere questa opportunità con eventuali candidati.
Sarò più che felice di fornire ulteriori informazioni o rispondere a
eventuali domande riguardo al ruolo.
Con i saluti più cordiali,
Giancarlo
April 21, 2023
evitare sudditanza digitale
by alessandro marzocchi
Per dirla con Ezra Klein - in calce, segnalato da Daniela Tafani - la mia
preoccupazione è “evitare la sudditanza”, meno mi preoccupano capitalismo,
digitale od altro, più mi preoccupa la lesione alla libertà responsabile,
intendo dire che la libertà va equilibrata con quella degli altri, va
accompagnata dalla responsabilità.
Karlessi, Alessandro, Daniela e Giacomo (grazie!) meritano approfondimenti
con la convinzione che questo argomento - lo definirei “sudditanza digitale”,
lo avevo definito "oscurutà digitale" - è la cerniera che collega due epoche:
prima e dopo digitale.
Finora l’uomo è stato l’unica “misura di tutte le cose”, per la "trasparenza
del sistema parola”, opacizzato marginalmente mentre questi primi passi di
transizione vedono la tendenza ad un digitale opacizzato totalmente e su
questa opacità si fonda il dominio di pochi su quasi tutti.
Giacomo sposta la decisività del digitale dal programma al programmatore,
ma questo non influisce sugli effetti sostanziali: critico e temo la
sudditanza, meno importante è che provenga da azienda e/o programma e/o
programmatore.
Mi mancano competenze per valutare origine ed effetti operativi di varie
affermazioni ed analizzare con conoscenza solida. Un esempio: cosa vuol
dire Karlessi scrivendo che “i sistemi tecnici contemporanei hanno delle
"voci", cioè dei demoni socratici che le muovono, e che evolvono. queste
voci "spingono" (nudge, gamification) gli umani a reagire in un certo
modo.”? Immagine evocativa ed intrigante ma poi lavoro di fantasia quando
invece è bene capire e valutare.
Come ha ricordato Alessandro, alla fine è necessario educare al digitale e
col digitale.
Imparo molto da listaNexa nella quale trovo competenze profonde e forti
motivazioni, a me piacerebbe che condividesse l’impegno di educare al
digitale e col digitale indirizzato all’età di primissima alfabetizzazione,
finora rimane un desiderio …
Grazie per quanto mi insegnate e per la pazienza verso la mia ignoranza.
Duccio (Alessandro Marzocchi)
Date: Thu, 20 Apr 2023 21:25:30 +0000
> From: Daniela Tafani <daniela.tafani(a)unipi.it>
> Subject: Re: [nexa] a proposito di "non e' AI che fa cose, ma le persone
> che la controllano"
> Ezra Klein ha scritto, qualche settimana fa:
> In 2021, I interviewed Ted Chiang, one of the great living sci-fi writers.
> Something he said to me then keeps coming to mind now.
> “I tend to think that most fears about A.I. are best understood as fears
> about capitalism,” Chiang told me.
> “And I think that this is actually true of most fears of technology, too.
> Most of our fears or anxieties about technology are best understood as
> fears or anxiety about how capitalism will use technology against us.
> And technology and capitalism have been so closely intertwined that it’s
> hard to distinguish the two.”
> [...]
> I might [...] alter Chiang’s comment one more time:
> Most fears about capitalism are best understood as fears about our
> inability to regulate capitalism.
>
> https://www.nytimes.com/2023/02/26/opinion/microsoft-bing-sydney-artificial…
> --------------------
>
April 21, 2023
Re: [nexa] Oscurità digitale
by Giuseppe Attardi
> On 20 Apr 2023, at 12:00, <nexa-request(a)server-nexa.polito.it> <nexa-request(a)server-nexa.polito.it> wrote:
>
> From: alessandro marzocchi <alemarzoc(a)gmail.com <mailto:alemarzoc@gmail.com>>
> To: nexa(a)server-nexa.polito.it <mailto:nexa@server-nexa.polito.it>, giuseppe.attardi(a)unipi.it <mailto:giuseppe.attardi@unipi.it>,
> daniela.tafani(a)unipi.it <mailto:daniela.tafani@unipi.it>, Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it <mailto:giacomo@tesio.it>>,
> vetere.guido(a)gmail.com <mailto:vetere.guido@gmail.com>
> Subject: [nexa] Oscurità digitale
> Message-ID:
> <CAG5xczd0ombVjFnSzCSFk_6a5UYGxftn4HbY4Vj0pn7nZE9rxA(a)mail.gmail.com <mailto:CAG5xczd0ombVjFnSzCSFk_6a5UYGxftn4HbY4Vj0pn7nZE9rxA@mail.gmail.com>>
> Content-Type: text/plain; charset="utf-8"
>
> Mi riferisco alle opinioni manifestate soprattutto da Beppe Attardi e
> Giacomo Tesio, in qualche modo portabandiera di valutazioni opposte.
> Qualche domanda sull'argomento.
> * 1 *
> il digitale incide oppure no in modo significativo sul nostro modo di
> essere umani?
> Ci fornisce oppure no "informazioni" che influenzano scelte finora
> autonome?
Incide sul nostro modo di fare quasi tutte le cose che facciamo, di apprendere, conoscere, comunicare, produrre, consumare, ecc.
Non credo che cambi il nostro modo di essere: per quello servirebbe una mutazione genetica, che non può essere indotta dalla tecnologia.
Ma qui ci vorrebbe un filosofo per definire cosa significhi “essere umani”.
La rivoluzione digitale, nacque negli anni ’70 con l’intento di rendere le persone più autonome, più istruite, e meno soggette a intermediari che ne limitassero o determinassero le scelte.
Prima che esistesse Internet, veniva pubblicato il Whole Earth Catalog, che raccoglieva idee, suggerimenti, e soluzioni da costruirsi da soli.
Uno di queste cose era il personal computer, e Internet divenne lo strumento perché tutti potessero scambiarsi ciò che ciascuno faceva e metteva a disposizione di altri.
Il sogno era che chiunque avesse una buona idea la poteva sviluppare, insegnare agli altri come farsela e fare emergere le idee migliori.
Per una ventina di anni il meccanismo ha funzionato e sono nati i primi servizi, realizzati in proprio da ciascuno e federati attraverso la rete: mail, IRC, Usenet e Web.
Fino a quell’epoca ciascuno doveva mettere in piedi il proprio pezzo di servizio, es. il proprio web server, spesso programmandolo da solo o scambiandosi codice Open Source.
Linux e Apache (che con Mysql e Php fanno LAMP) sono stati i cavalli da soma su cui si è sviluppato il web.
Poi quando la scala è aumentata e sono arrivati miliardi di persone che non avevano voglia, tempo o capacità di farsi le cose da soli, sono apparsi gli intermediari: coloro che ti offrivano gli spazi per creare siti web, i blog e poi i motori di ricerca per trovare tra le miriadi di cose scritte dagli utenti.
Inizialmente certi servizi si pagavano (es. web hosting), poi si iniziarono a offrire servizi gratis, con la sola finalità di acquisire utenti: all’epoca della bolla Internet le aziende venivano valutate su quello, anziché sul fatturato, quasi sempre in deficit.
La svolta avvenne per caso, quando Ouverture, scadente motore di ricerca commerciale acquisito da Yahoo!, impedì a Google di usare la loro tecnica brevettata del pay per click.
Google dovette inventarsi gli AdWords, ossia le aste per accaparrarsi le keyword di ricerca a cui associare annunci pubblicitari.
Da lì partì il mercato della vendita degli utenti agli inserzionisti e fu l’origine del capitalismo di sorveglianza.
Chi riusciva ad accaparrarsi più utenti, sbaragliava tutti gli altri, crescendo smisuratamente per poi allargarsi in altri settori, con acquisizioni e concentrazioni.
Oggi Google controlla oltre l’80% del mercato della search e tramise DoubleClick il 92% della pubblicità digitale.
Quindi, tornando alla domanda iniziale: è il modello di business basato su servizi gratuiti compensati con la pubblicità ciò che ha cambiato la nostra natura di esseri digitali: da persone coscienti e responsabili di ciò che facciamo e dei nostri destini, siamo diventati fuscelli pilotati dal vento delle grandi Big Tech.
Non è il digitale che ci ha cambiati, ma l’uso incontrollato della pubblicità a sostegno dei monopoli che ha cambiato il mondo digitale.
Purtroppo le leggi attuali sui monopoli sono inefficaci, prerché si basano sul principio del danno ai consumatori derivante dalla concentrazione.
Ma se I servizi sono gratis non c’è alcun danno apparente per i consumatori.
> A volte "decide" oppure no al nostro posto?
> * 2 *
> la possibilità di "leggere il programma" è opportuna / necessaria?
La capacità er la voglia di fare cose da soli è cruciale per potersi mantenere liberi e indipendenti.
Acquisire il “Pensiero digitale” dovrebbe essere una delle competenze di base, come leggere, scrivere e far di conto in passato.
Ma soprattutto dovremmo coltivare la passione e il piacere di fare le cose da soli.
> Siamo tutti coinvolti in quanto accade nella tecnologia.
> Scienza e tecnica ci hanno fatto superare le colonne d'Ercole, ci hanno
> fatto vedere oltre l' "hic sunt leones", hanno fondato la cibernetica ma
> ora stanno entrando nel nostro cervello, il cui sviluppo è causa ed effetto
> della nostra differenza animale, ora autore uomo ed artefatto digitale (IA
> eccetera) interagiscono in attività che fino a poco fa consideravamo
> esclusive dell'uomo, più d'uno vedo una tendenza dell'artefatto a
> prevalere. Per le difficoltà di definire e comprendere varie parole sulle
> quali - indipendentemente dal digitale - mancano definizioni precise (penso
> a coscienza, intelligenza, mente) tornerei all'antica definizione di
> "cervello elettronico" che trovo meno ambigua rispetto ad IA ma non saranno
> le parole a far la differenza.
> Nell'attesa di "leggere il programma", in altre parole in attesa di una
> regola che pretenda trasparenza totale e vieti ogni istruzione nascosta,
> un'ultima domanda:
> * 3 *
> aiuterebbe un eventuale obbligo di "nessuna profilazione di default"?
Bisognerebbe rendere illegale o scoraggiare con tassazione altamente progressiva, come propone il premio nobel Paul Romer, i servizi offerti unicamente attraverso la pubblicità.
Quella è stata ed è la causa prima di tutte le distorsioni che stiamo vedendo oggi.
Tutto il resto discende di conseguenza.
Eliminare la profanazione non basterebbe: ci sono soluzioni per vendere pubblicità mirata anche senza profanazione individuale, ma per tematiche di interesse, come i Google FloCs o i Topics.
— Beppe
> Specifici servizi andrebbero richiesti di volta in volta, ribaltando
> l'attuale abitudine.
> Off topic mi viene in mente l'esperienza bancaria: man mano che aumenta
> l'importo di contante chiesto al cassiere, automaticamente il sistema
> aumenta i tempi di attesa.
>
> Il digitale non è facile ma non è soltanto un artefatto tecnologico
> complesso e potente, sempre più spesso e di fatto svolge funzioni analoghe
> al sistema parola, al sistema lingua.
> Mi rendo conto che la sintesi "il digitale" non è perfetta ed affido la mia
> semplificazione alla vostra comprensione.
> Grazie e cordialità.
> Duccio (Alessandro Marzocchi)
April 21, 2023
MEMENTO | 105° Nexa Lunch Seminar | 26 aprile 2023, ore 13.00
by Nexa Media
Gentilissime, gentilissimi,
Vi ricordiamo che **mercoledì 26 aprile**, dalle ore 13.00 alle ore
14.00, si terrà il*105° Nexa Lunch Seminar*,
con un incontro dal titolo /*"Ideal technologies, ideal women. Looking
at Redditors' AI and gender imaginaries of the Replika chatbot"*/.
Ospite dell'incontro: *Iliana Depounti* (University of Loughborough).
_L'incontro si terrà IN PRESENZA e ONLINE._
_SEDE FISICA_ dell'incontro: Centro Nexa su Internet e Società,
Politecnico di Torino, Via Boggio 65/a, Torino (1° piano).
Per accedere alla sala si raccomanda di suonare al citofono *Portineria*
e di seguire le indicazioni segnalate dai cartelli lungo il percorso.
QUI <https://nexa.polito.it/contatti> maggiori informazioni su come
raggiungerci.
_STANZA VIRTUALE _dell'incontro:
https://didattica.polito.it/VClass/NexaEvent
Maggiori informazioni alla pagina web:https://nexa.polito.it/lunch-105
Grazie per l'attenzione,
Cordiali saluti,
--
Anita Botta
Communication Manager
Nexa Center for Internet & Society
Politecnico di Torino – DAUIN
Corso Duca degli Abruzzi, 24 - 10129 Torino
web: https://nexa.polito.it/
mail: anita.botta(a)polito.it
tel: 011 090 7219
April 21, 2023
Re: [nexa] AI-generated songs
by 380°
Buongiorno,
grazie mille per la segnalazione
Se mi posso permettere, il subject dell'email è un po' bombastic :-)
Executive summary: non è un brano negerato dalla AI ma è un modo molto
hacker di tentare di sollevare la questione dei copywriter... o solo una
paraculata marketing?!?
Ugo Pagallo <ugo.pagallo(a)unito.it> writes:
[...]
> https://www.bbc.com/news/entertainment-arts-65298834
«A song that uses Artificial Intelligence to clone the voices of Drake
and The Weeknd has gone viral on social media.»
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Called Heart On My Sleeve, the track simulates the two stars trading
verses about pop star and actress Selena Gomez, who previously dated The
Weeknd.
The creator, known as @ghostwriter, claims the song was created by
software trained on the musician's voices.
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Per la precisione l'autore è ghostwriter977, non vi sfuggirà che già il
nome dice tutto, vero?!? [1]
L'autore non è una "AI" e non è affatto chiaro quale software abbia
usato e nemmeno se si tratti di software "AI" o altro (perché nella
produzione musicale oggi è _impossibile_ fare a meno del software).
Quello che è chiaro è che ghistwriter977 ha dichiarato che /le voci/
sono state "generate" da un (supposto) sistema "AI" ma non è **per
nulla** chiaro /come/ e cosa sia stato "generato".
Quindi: di cosa stanno parlando esattamente?
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"We really are in a new era," responded one listener in the
comments. "Can't even tell what's legit or fake anymore."
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"Legit or fake" sarebbe a dire?!?! La voce sarebbe fake o legit?!? Il
brano musicale?!?
L'autotuning è fake o legit?!? :-O
L'imitazione di una voce da parte di una (presunta) AI è fake o legit?!?
Tutte cose estremamente interessanti ma che non hanno nulla a che fare
col copyright e /nemmeno/ con l'AI.
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[...] Drake's complaint came after Universal Music Group wrote to
streaming services including Spotify and Apple Music, asking them to
prevent artificial intelligence companies from accessing their
libraries.
It is thought companies have been using the music to "train" their
software.
"We will not hesitate to take steps to protect our rights and those of
our artists," UMG warned in the email, first obtained by the Financial
Times.
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Chiaro quindi qual'è la vera natura del contenzioso?
https://www.billboard.com/pro/universal-music-asks-spotify-apple-stop-ai-ac…
«Universal Music Asks Streaming Services to Block AI Companies From
Accessing Its Songs»
Alla UMG /semplicemente/ ghostwriter977 ha /artisticamente/ risposto con
un lungo giro di parole per urlare loro in faccia: «Avete la faccia come
il culo»
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[...] French DJ David Guetta recently used a site called uberduck.ai to
mimic the voice of Eminem and add it to one of his instrumentals.
"I'm sure the future of music is in AI," he told the BBC.
However, he said the technology could only be useful "as a tool" - like
the drum machine and the sampler before it.
"Nothing is going to replace taste," he said. "What defines an artist
is, you have a certain taste, you have a certain type of emotion you
want to express, and you're going to use all the modern instruments to
do that."
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Ah meno male, c'è ancora speranza per l'umanità allora, ce lo dice anche
il DJ David Guetta che (forse) di musica se ne intende.
Giusto per mettere i puntini sulle ü, l'espressione artistica è
**sempre** stata _preceduta_ dall'apprendimento [2] della _tecnica_,
dalla pittura alla musica passando per la letteratura, solo che non di
sola tecnica vive l'arte e se manca la creatività [3] che serve a
/(re)ideare/ (invece di reificare) ciò che viene espresso per mezzo
dell'applicazione di una tecnica, dopo un po' non è più arte ma noia,
non ho detto gioia ma noia...
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[...] The rapid rise of the technology has rattled the music
industry. Heart On My Sleeve, for example, does not infringe copyright,
as it appears to be an entirely original composition.
The author has also made it explicit that Drake and The Weeknd were not
involved in the making of the song, which should (in theory) protect
them from a "passing off" claim, where they profit from misleading the
audience into believing it is genuine.
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Chiaro quindi di cosa stiamo parlando? Non c'è violazione del copyright
(ghostwriter977 d'altronde lo fa per mestiere e tutti i ghost writer
sono maestri in questo), NEMMENO del diritto morale degli artisti
/imitati/ dalla (presunta) AI.
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In response, a broad coalition of musicians and artists have launched a
"Human Artistry Campaign", whose aim is to ensure artificial
intelligence will not "erode" human creativity.
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Hahahahahahaha, ROTFL!
Come se il problema qui non sia **solo** il "ghostwriting" /spietato/
https://en.wikipedia.org/wiki/Ghostwriter
(l'articolo un lungo, vi invito a prendervi un po' di tempo ma vale la
pena leggerlo, per capire il fenomeno)
Ancora per mettere i puntini sulle ü, cedere i diritti morali fa parte
del business:
https://it.wikipedia.org/wiki/Diritto_d%27autore#Cessione_del_diritto_moral…'autore
Adesso che l'AI è uno _strumento_ usato (come?) per /evidenziare/ in
modo ancora più facile quanto certe produzioni artistiche siamo /fatte
con lo stampino/ gli "artisti col culo al caldo" si indignano: stendiamo
un velo pietoso, che è meglio!
[...]
> Se la cosa può interessare, il DJ francese David Guetta dichiara che 'the
> future of music is in AI' -
> https://www.bbc.com/news/entertainment-arts-64624525
Una persona non può esprimere un concetto articolato che subito zac!
una sua frase viene citata senza contestualizzarla, perché a leggere la
sua dichiarazione sopra il risultato netto è ESATTAMENTE l'opposto
rispetto alla suggestione di «the future of music is in AI»
> Il dibattito è (stato) aperto.
Il dibattito su cosa: sul ghostwriting?!? :-D
saluti, 380°
[1] Although the identity of ghostwriter977 is unknown, the user later
stated that he was a ghostwriter who "got paid close to nothing just for
major labels to profit" (da
https://en.wikipedia.org/wiki/Heart_on_My_Sleeve_(ghostwriter977_song))
[2] nell'unico senso che ha senso: quello umano, che non c'entra nulla
con la "modellazione computazionale" che vorrebbe imitarne le
caratteristiche e /soprattutto/ i risultati
[3] che già solo riuscire a comprendere e descrivere cos'è creativo e
cos'è "una copia" (non ho detto plagio, quello è facile, almeno in
musica) è... una perdita di tempo?!?
--
380° (Giovanni Biscuolo public alter ego)
«Noi, incompetenti come siamo,
non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché»
Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice
but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
April 21, 2023
ERRATA CORRIGE | MODIFICA SEDE | Technology, Humans, and Discontent with Law: The Quest for Better Governance | 4 maggio 2023, ore 16.00
by Nexa Media
Carissime, carissimi,
Vi segnaliamo che la *Public Lecture del****Prof. **Roger Brownsword*
(King's College London and Bournemouth University)
avrà luogo nella *ROOM E3, presso il Campus Luigi Einaudi* (Lungo Dora
Siena 100),
invece che nell'Aula 6 del Politecnico di Torino, come precedentemente
annunciato.
L'incontro, che si terrà *giovedì 4 maggio*, dalle ore 16.00 alle ore 17.30,
vedrà la partecipazione del *co-direttore del Centro Nexa **Maurizio
Borghi* (Università degli Studi di Torino).
Per maggiori informazioni consulta la pagina:
https://nexa.polito.it/Technology-Humans-and-Discontent-with-Law
Grazie per l'attenzione,
Cordiali saluti,
--
Anita Botta
Communication Manager
Nexa Center for Internet & Society
Politecnico di Torino – DAUIN
Corso Duca degli Abruzzi, 24 - 10129 Torino
web: https://nexa.polito.it/
mail: anita.botta(a)polito.it
tel: 011 090 7219
April 21, 2023
MODIFICA SEDE | Technology, Humans, and Discontent with Law: The Quest for Better Governance | 4 maggio 2023, ore 16.00
by Nexa Media
Carissime, carissimi,
Vi segnaliamo che la *Public Lecture del****Prof. **Roger Brownsword*
(King's College London and Bournemouth University)
avrà luogo nella *ROOM E3, presso il Campus Luigi Einaudi* (Lungo Dora
Siena 100),
invece che nell'Aula 6 del Politecnico di Torino, come precedentemente
annunciato.
L'incontro, che si terrà *giovedì 4 marzo*, dalle ore 16.00 alle ore 17.30,
vedrà la partecipazione del *co-direttore del Centro Nexa **Maurizio
Borghi* (Università degli Studi di Torino).
Per maggiori informazioni consulta la pagina:
https://nexa.polito.it/Technology-Humans-and-Discontent-with-Law
Grazie per l'attenzione,
Cordiali saluti,
--
Anita Botta
Communication Manager
Nexa Center for Internet & Society
Politecnico di Torino – DAUIN
Corso Duca degli Abruzzi, 24 - 10129 Torino
web: https://nexa.polito.it/
mail: anita.botta(a)polito.it
tel: 011 090 7219
April 21, 2023