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Re: [nexa] Welcome back a chi?
by Giacomo Tesio
Salva Guido,
Il 29 Aprile 2023 05:09:03 UTC, Guido Vetere <vetere.guido(a)gmail.com> ha scritto:
>
>Poi viene la parte tecnicamente sfidante: c'è da fare 'prompt engineering'
>per evidenziare le possibili 'menzioni' del soggetto
>
>*Please provide any relevant prompts that resulted in the model mentioning
>the data subject. To be able to properly address your requests, we need
>clear evidence that the model has knowledge of the data subject conditioned
>on the prompts.*
>
>Insomma*,* la vedo dura, però credo che più di questo non potessero fare
Puoi elaborare?
Tecnicamente hanno innumerevoli metodi per risolvere il problema in modo efficace e definitivo.
Il più semplice consiste nel ripetere la programmazione statistica (il "training")
senza i dati del soggetto.
Perché si dovrebbe pretendere qualcosa di meno efficace?
>(giova ancora ripeterlo: un LLM non è un database)
E giova ripetere che un LLM viene programmato a partire da un enorme database.
Si può tranquillamente rimuovere i dati relativi al richiedente da quel database: è solo costoso.
Poi per ulteriore sicurezza si può mettere un filtro a valle che impedisce al software di inviare
dati del richiedente in output.
Giacomo
April 29, 2023
GIG-ARTS 2023: preliminary programme
by Mauro SANTANIELLO
Dear colleagues,
the preliminary programme of GIG-ARTS 2023 (15-16 May 2023, Padova) is
online:
https://www-npa.lip6.fr/gig-arts/wp-content/uploads/sites/17/2023/04/GIG-AR…
Abstracts of presentations can be accessed here:
https://www-npa.lip6.fr/gig-arts/conference/gig-arts2023/abstracts/
Further information on registration, venue and hotels nearby here:
https://www-npa.lip6.fr/gig-arts/conference/gig-arts2023/
We look forward to welcoming you to Padova.
Mauro Santaniello (PhD)
*Assistant Professor, Internet Governance and Digital PolicyDirector,
Internet & Communication Policy Centre (ICPC)*
*Scientific Coordinator, Salerno Winter School on Internet Governance
(SWING)*
*Associate Research Fellow, The United Nations University Institute on
Comparative Regional Integration Studies (UNU-CRIS)**Visiting Professor,
Sciences Po Grenoble*
*Department of Business, Management and Information Systems (DISA-MIS)*
*Università degli Studi di Salerno *
*Via Giovanni Paolo II, 132 84084 Fisciano (SA) - Italy *
*E. msantaniello(a)unisa.it <msantaniello(a)unisa.it> *
*W. http://docenti.unisa.it/mauro.santaniello
<http://docenti.unisa.it/mauro.santaniello>*
*Skype: internetpolicy *
*T. twitter.com/webvoodoo <http://twitter.com/webvoodoo>*
April 29, 2023
Welcome back a chi?
by Guido Vetere
Con un simpatico 'Welcome back, Italy', OpenAI ci informa che possiamo
tornare a usare ChatGPT (senza VPN, intendo) anche dai nostri lidi. Roberto
Reale, sui social, faceva notare che c'è molto sottotesto in questo modo di
mettere la cosa: erano loro in effetti a essersene andati. Cosa vogliono
dirci? E che: ci prendono forse in giro?
Per quello che capisco, le nuove garanzie che la piattaforma offre, e che
hanno rassicurato il nostro Garante, sono in sostanza tre:
1) per entrare devi prima premere un bottone verde (sopra c'è scritto
qualcosa, ma non credo che sia rilevante)
2) puoi negare il consenso a che le tue conversazioni vengano usate per
raffinare l'addestramento del sistema, a scapito della 'customizzazione'
*We understand that in some cases you may not want your data used to
improve model performance. You can opt out of having your data used to
improve our models by filling out this form. Please note that in some cases
this will limit the ability of our models to better address your specific
use case.*
3) puoi chiedere la rimozione dei tuoi dati personali, ma senza alcuna
garanzia che la richiesta abbia effetto:
*Submitting a request does not guarantee that information about you will be
removed from ChatGPT outputs *(altrove si spiega: *Services like ChatGPT
generate responses by reading a user’s request and then predicting the next
most likely words that might appear in response. In some cases, the most
likely next words may not be the most factually accurate ones. For this
reason, you should not rely on the factual accuracy of output from our
models*)
Interessante è la form
<https://share.hsforms.com/1UPy6xqxZSEqTrGDh4ywo_g4sk30> in cui si può
comunque richiedere la rimozione dei 'dati personali': in sostanza, oltre a
nome, cognome e paese di provenienza, c'è da indicare se la persona
nominata è una celebrità o un comune mortale (bella domanda) e nel caso
delle figure pubbliche c'è da specificare il contesto di tale celebrità.
Poi viene la parte tecnicamente sfidante: c'è da fare 'prompt engineering'
per evidenziare le possibili 'menzioni' del soggetto
*Please provide any relevant prompts that resulted in the model mentioning
the data subject. To be able to properly address your requests, we need
clear evidence that the model has knowledge of the data subject conditioned
on the prompts.*
Insomma*,* la vedo dura, però credo che più di questo non potessero fare
(giova ancora ripeterlo: un LLM non è un database)
La richiesta di rimozione può ovviamente essere fatta 'on behalf' (le
celebrità non hanno neanche tempo per lo shopping, figuriamoci per il
prompt engineering). Su come si possano evitare attacchi di 'defacement',
cioè miranti a cancellare le informazioni di qualcuno che voglia invece
'esserci', OpenAI (e il Garante) tacciono.
Buon fine settimana e buon Primo Maggio!
Guido
April 29, 2023
Re: [nexa] Oscurità digitale (alessandro marzocchi)
by Giacomo Tesio
Ciao 380°,
in effetti l'informatica è talmente primitiva che il linguaggio che la
caratterizza era già inadeguato ben prima dell'avvento della locuzione
"intelligenza artificiale".
"Automated decision-making technologies" è un'altra di quelle
definizioni confuse che andrebbero sostituite al più presto.
La tecnologia non decide.
Nessuna macchina decide.
Come nessuna calcolatrice calcola, d'altronde.
Al massimo può riprodurre un'elaborazione dati che un essere umano può
interpretare come un processo decisionale.
Analogamente alla calcolatrice elettronica che non calcola, ma riproduce
elettronicamente una serie di transizioni elettriche predeterminate che
una mente umana può interpretare come un calcolo.
Ma può interpretarla anche come un'avance un po' goffa via calcolatrice:
0.7738135
On Thu, Apr 27, 2023 at 09:14:27AM +0200, 380° wrote:
> Concedere o meno l'accesso attraverso un "tornello automatico", tipo
> quelli delle metropolitane milanesi
Di nuovo questione di interpretazione: c'è chi lo interpreta come un
sistema di controllo dell'accesso alla metropolitana e chi invece
come un punto d'appoggio per il parkour! :-D
Il punto comunque è che le cose (hardware e software) non decidono.
Al limite possono riprodurre meccanicamente gli effetti di decisioni
prese da altri esseri umani.
> ...anche un filtro della posta elettronica è un sistema di decisione
> automatizzato.
no, non decide alcunché.
sposta dei messaggi fra cartelle riproducendo elettronicamente
transizioni che tu, come essere umano, interpreti come decisioni (anche
perché, auspicabilmente, il risultato coincide con le decisioni che tu
prenderesti in proposito).
Ma non decide (ed ancor meno sceglie, ovviamente).
Si tratta infatti di una applicazione informatica, ovvero di quel campo
della conoscenza umana che studia come l'informazione possa essere
trasferita, preservata, rappresentata, interpretata e trasformata,
nonché l'insieme di tecniche che applicano tale conoscenza (ai dati che
rappresentano tale informazione).
> Da molto tempo ci sono diversi sistemi ADM poco controversi, ultimamente
> ce ne sono un sacco /estremamente/ controversi.
In altri termini: fino a poco tempo fa potevamo permetterci una
locuzione inappropriata (ADM), adesso non possiamo più.
> > L'interpretazione dell'output è SEMPRE un atto politico.
> > E deve essere responsabile e consapevole.
>
> L'atto politico è scegliere di usare sistemi di decisione automatizzata,
> il cui output determina un "course of action" prestabilito.
>
> L'atto politico è l'identificazione "senza se e senza ma" delle persone
> con i dati che chi ha potere sceglie debbano rappresentarli.
>
> L'atto politico è scegliere che i sistemi di decisione automatizzata
> possano essere delle "black box" i cui meccanismi non sono pubblici.
>
> L'atto politico è scegliere di usare software binario (IA inclusa) senza
> pretendere che l'intero processo di build sia trasparente, riproducibile
> *e* bootstrappable.
>
> L'atto politico è scegliere di ignorare tutte le cose che ho scritto
> sopra.
Tutto vero, ma anche l'interpretazione dell'output è un atto politico.
Lo puoi interpretare come decisione altrui (di chi ha programmato il
software), come suggerimento, come decisione imperscrutabile della "IA",
come un output di un software bacato e in molti altri modi.
La _scelta_ di come interpretare quell'output è un atto politico.
Per cui è sempre politica anche la sua interpretazione.
> >> Possiamo anche perdonarci a vicenda per l'uso improprio di certe
> >> definizioni,
>
> [...]
>
> > Non è questione di perdono, né di ambiguità linguistica: è questione
> > di usare un linguaggio alienante o meno.
> >
> > Insisto sull'inadeguatezza di certi termini
>
> Insisto sull'invito a non limitarci (andare oltre?) alle etichette
Famose a capisse! :-D
Ogni etichetta (il significante) produce determinate variazioni nel
nostro cervello, permettendo una sincronizzazione fra le nostre menti
che noi chiamiamo "comunicazione".
Ma poiché le informazioni non sono dati, l'interpretazione dipende
sempre dalla conoscenza e dalle opinioni pregresse e non sono qualcosa
che la mente "possiede" ma qualcosa di cui la mente umana è costituita,
la scelta di un significante rispetto ad un altro è importante.
"Le parole sono importanti!" :-D
"Blockchain" è un termine che (almeno per un italiano) non produce
confusione alienante: appare come qualcosa di freddo e tecnico.
"Criptovaluta" è già molto più ingannevole.
"Intelligenza Artificiale" richiama alla mente un'esperienza umana e per
quanto qualsiasi informatico competente comprenda benissimo che non si
tratta di intelligenza, alcuni informatici hanno interesse a
giocare sulla confusione che induce nelle menti meno preparate.
"Automated Decision-Making" analogamente richiama alla mente
un'esperienza umana (il decidere) e produce analoghe aberrazioni
(seppur su scala minore)
"Programmazione statistica" è al momento la mia locuzione preferita
non solo perché fredda e tecnica, ma perché presuppone la presenza di
programmatori che debbano rispondere del programma.
Un aspetto fondamentale che deve essere sempre ben chiaro nella mente
delle persone che trattano di questi agenti cibernetici automatici,
tanto che embeddarlo nel linguaggio credo sia una buona idea.
A presto!
Giacomo
April 28, 2023
Re: [nexa] Oscurità digitale (alessandro marzocchi)
by M. Fioretti
On Thu, Apr 27, 2023 11:37:55 AM +0200, karlessi wrote:
> il punto che riguarda l'"oscurità digitale" provocata ad arte per me
> è in primo luogo *smettere di colpevolizzare le persone, "comuni" o
> meno, per il loro presunto "cattivo uso" di tecnologie tossiche,
> strutturate ad arte per favorire oscurità ecc.*
> ...
> è questo il problema più grave, a livello di attitudine e
> comportamento, da cui derivano tutti gli altri...
> ...
> ...rispondere con un classicissimo "studiate il codice!" quando
> parliamo di codice chiuso e di milioni di righe di codice
> (senz'altro vale per le piattaforme social media, in parte anche per
> i modelli dei LLM) tende a rafforzare la sensazione di impotenza e a
> schiacciare l'immaginazione delle persone. Non è sbagliato,
> intendiamoci; ma non è questo il punto. Anche perché *conoscere* non
> significa per forza essere in grado di agire altrimenti: altrimenti
> la libertà, il libero arbitrio ecc. sarebbero una conseguenza
> automatica della conoscenza, il che non è.
Giusto per completezza, nel caso dei social media, e in tanti altri,
studiare a memoria il codice potrebbe non bastare nemmeno in teoria,
senza avere anche tutti i dati che effettivamente elabora. E "studiare
il codice" e' inutile anche parlando di voto elettronico, per le
stesse ragioni.
Ma grazie! Meno male che anche qualcun altro le dice chiaramente, queste
cose, che dovrebbero valere sempre.
Marco
--
La mia newsletter per una maggiore consapevolezza digitale:
https://mfioretti.substack.com
April 27, 2023
Re: [nexa] Oscurità digitale (alessandro marzocchi)
by karlessi
Ciao,
certo, la questione è ampia e complessa, e l'oscurità parecchia
con l'obiettivo di far luce a modo nostro, abbiamo appena pubblicato
qualche riflessione sulle cosiddette "IA" qui
https://mondodigitale.aicanet.net/2023-1/ARTICOLI/02_AI-automazione_Milani.…
ad ogni modo, non sono interessato a difendere a spada tratta
l'espressione "esseri tecnici", che (purtroppo) non ho inventato, ma ho
mutuato dal filosofo della tecnica Gilbert Simondon, introdotta AFAIK
nel 1958 "Du mode d'existence des objets techniques". Il testo è un po'
complicato e poteva essere scritto in maniera più potabile. Più
abbordabile e piacevole invece la raccolta "Sur la technique", in
italiano https://www.orthotes.com/sulla-tecnica/
da Simondon ho preso anche l'espressione "alienazione tecnica":
l'hacking che mi interessa consiste appunto in attività che mirano alla
riduzione dell'alienazione tecnica.
di questa e altre espressioni si può discutere: però non solo dal punto
di vista dell'informatica, la tecnicità è più vasta!, e d'altra parte
questa come altre espressioni possono anche essere "improprie", ma non è
questo il punto.
il punto che riguarda l'"oscurità digitale" provocata ad arte per me è
in primo luogo *smettere di colpevolizzare le persone, "comuni" o meno,
per il loro presunto "cattivo uso" di tecnologie tossiche, strutturate
ad arte per favorire oscurità ecc.*
è questo il problema più grave, a livello di attitudine e comportamento,
da cui derivano tutti gli altri. non riguarda solo i ragazz*
è l'analogo di colpevolizzare la persona che lascia aperta l'acqua del
rubinetto mentre si lava i denti perché spreca l'acqua. Certo, potrebbe
recuperarla e annaffiare le piante assetate. Ottima idea. Ma, immersi in
società sempre più industrializzate che spingono l'acceleratore sulla
produzione, gli armamenti, ecc. ovvero verso i ecodisastri che ancora ci
aspettano, concentrarsi su questi aspetti è come guardare il dito e non
vedere la luna. Non è questo il punto, appunto!
Il punto dell'oscurità digitale, dell'oscurantismo digitale, è che la
tecnologia derivante dalla ricerca scientifica non deve per forza andare
nella direzione di concentrazione e omologazione tossica in cui sta
andando. Non è inevitabile. Non è scritto da nessuna parte, perché
l'evoluzione è in corso, e non è predeterminata.
Perciò rispondere con un classicissimo "studiate il codice!" quando
parliamo di codice chiuso e di milioni di righe di codice (senz'altro
vale per le piattaforme social media, in parte anche per i modelli dei
LLM) tende a rafforzare la sensazione di impotenza e a schiacciare
l'immaginazione delle persone. Non è sbagliato, intendiamoci; ma non è
questo il punto. Anche perché *conoscere* non significa per forza essere
in grado di agire altrimenti: altrimenti la libertà, il libero arbitrio
ecc. sarebbero una conseguenza automatica della conoscenza, il che non è.
Perciò, con attitudine hacker, invitiamo a smontare le black box in un
altro modo, che non nega altre possibilità; cerchiamo di capire come
influiscono sul comportamento umano, come re-agiscono con le nostre
vulnerabilità e come averci a che fare, se possibile, senza farsi troppo
male. L'esercizio della voce del demone serve a questo. Non sarà
filosoficamente ortodosso, ma a noi piace, è un gioco di libertà e
immaginazione, e d'altra parte la filosofia di un qualche interesse non
è mai ortodossa :D
Siamo d'accordo sul fatto che l'interazione con questi complessi sistemi
NON dipende SOLO dagli esseri umani, e dal loro "uso"? Siamo d'accordo
sul fatto che vengono resi volutamente complicati, ambivalenti,
ingannevoli, manipolatori? L'oscurità IMHO si infittisce se si sostiene
che dipende solo da come vengono usati, e che solo persone poco accorte,
che non conoscono il codice, possono cascarci e "usarle male".
Un esempio: coder che hanno programmato gli algoritmi che fanno girare
le slot machines, messi davanti alle slot machines, tendono a rimanere
presi dalla loro trappola. I pungoli al sistema dopaminergico (nucleo
accumbens) tendono a essere predominanti sulla riflessività (corteccia
frontale), dipende da come è fatto il cervello umano. *Conoscere* è
importante ma a volte insufficiente e, anzi, foriero di false sicurezze.
(l'esempio è di Natasha Dow Schüll, Addiction by design,
https://press.princeton.edu/books/paperback/9780691160887/addiction-by-desi…
)
Al tempo stesso, è importante insegnare la gentilezza, in generale, e
nel "digitale" ancora di più. Al di là delle leggi. Il fatto che una
pietra (come una macchina, se volete) sia insensibile, è IRRILEVANTE.
Rilevante è invece che sensazioni ed emozioni fluiscono fra gli esseri
viventi, fra cui gli esseri umani, e ne strutturano i comportamenti; gli
esseri non viventi, fra cui le macchine, stanno fra gli esseri viventi,
in mezzo a loro. Crudeltà e violenza si ripercuotono sull'umano, ergo
razionalmente sono da evitarsi. Questa è l'argomentazione kantiana (cf.
Metafisica dei costumi), sul perché evitare la crudeltà nei confronti
degli animali. Non c'è bisogno di essere animisti (posizione che non mi
appartiene) per estendere anche alle macchine l'argomentazione kantiana:
è una linea argomentativa assolutamente razionalista. Personalmente mi
spingerei oltre, ma confido sia una posizione ampiamente condivisibile.
Ma, al di là dei diritti e dei doveri, la questione è molto più
complessa, perché tocca gli effetti psicosociali dell'introduzione di
questi sistemi, veri e propri attentati alla biodiversità tecnica. Per
cui l'aspetto squisitamente tecnico diventa secondario. Alla ribalta
salgono invece le modalità di decisione, in particolare quelle
razionali, che sono state messe in discussione fra l'altro da
cinquant'anni di economia comportamentale, almeno dall'anchoring di
Kahneman e Tversky in poi. Gli esseri umani sono ben poco razionali nei
loro comportamenti concreti, nelle loro decisioni e scelte. Non è
necessariamente problematico, se non per il fatto che i sistemi tecnici
dominanti tendono a sfruttare i bias cognitivi umani (euristiche
sviluppate per ragioni evolutive, da *non* estinguere!) per portare
l'acqua al mulino dei loro padroni. E, ancora una volta, non è
necessario esser socialisti, né tanto meno anarchici, per capire che il
fatto che siano padroni, e padroni quasi assoluti (che adesso chiedono
una moratoria sulla ricerca! senza vergogna!) rende tutti gli altri
altamente dipendenti dalla loro benevolenza, dal loro buon cuore.
non siamo in una situazione invidiabile.
buon 42 a tutt, con l'augurio di riuscire a capire come si arriva a quel
numero. il percorso è la parte migliore.
k.
Il 26/04/23 18:18, Giacomo Tesio ha scritto:
> Ciao 380°,
>
> On Fri, Apr 21, 2023 at 05:43:41PM +0200, 380° wrote:
>> Deciding is a computational activity, something that can ultimately be
>> programmed. Choice, however, is the product of judgment, not
>> calculation.
>> [...]
>> Siccome nel linguaggio naturale il significato delle parole
>> dipende... da un sacco di cose, per amor di brevità, in _questo_
>> contesto potremmo /scegliere/ di attribuire a ciascun termine una e una
>> sola delle definizioni disponibili oggi sul Merriam Webster:
>>
>> - "decide": 1.b to select as a course of action —used with an infinitive
>>
>> - "choose": 1.a to select freely and after consideration
>
> Interessante distinzione che evidenzia come io non sia stato chiaro.
>
> Riprovo:
>
> - decidere è un'azione uomana.
> - segliere anche.
>
> sono azioni diverse, ma entrambe umane.
>
> Il burocrate che, vittima di una poderosa alienazione cibernetica,
> applica le regole senza buon senso o compassione, decide non sceglie.
>
> Ma decide sempre e comunque sotto la propria responsabilità (che magari
> cerca di eludere appunto comportandosi COME un automa che esegue un
> programma).
>
>
> Il computer NON decide.
> Esattamente come non conta, non vede, non legge etc...
>
> Persino la mia precedente affermazione secondo cui "il software calcola"
> è una affermazione inesatta: non calcola nemmeno.
>
>
> Il software è un dato.
>
> E' espressione di uno o più esseri umani che collaborativamente
> determinano il comportamento di una macchina.
>
> La macchina (il computer che esegue il software) non calcola, non conta
> non produce numeri casuali etc... esegue meccanicamente il software.
>
>
> Per il computer cicli e condizioni non hanno alcun significato.
> La CPU risponde alle variazioni di tensione sul bus senza avere alcuna
> comprensione del loro significato.
>
>
> Dunque il computer non decide.
>
> Dunque l'hardware che esegue il software non decide alcunché: esegue
> meccanicamente il programma (che è dato, espressione dell'uomo
> interpretabile dall'uomo) e produce un output che pur essendo
> determinato dal programma non ha alcun significato fin tanto
> che una mente umana non lo interpreta.
>
>
> Esattamente come i byte che il tuo MUA rappresenterà sullo schermo
> quando leggerai questa mail: pur essendo auspicabilmente espressione
> della mia coscienza, non hanno alcun significato intrinseco fintanto che
> una mente umana non li interpreta sulla base delle informazioni che già
> la caratterizzano (nota: ho scritto informazioni, non dati).
>
>
> L'atto di interpretare un dato è talmente istintivo per l'uomo che
> non riusciamo facilmente ad diventarne consapevoli.
>
> Puoi provare a distinguere i segni che vedi sul tuo schermo dalle
> informazioni che gli attribuisci nella tua mente?
>
>
> Lo stesso accade per qualsiasi output.
>
>
> C'è sempre qualcuno che lo intepreta.
>
>
> Quindi dire che un software decide (o persino calcola) è sbagliato.
> E' una scorciatoia comunicativa (e cognitiva) comoda, ma è sbagliato.
>
> E con le "intelligenze artificiali" diventa propriamente pericoloso.
>
>
> Un software non può decidere e non deve mai sembrare che lo faccia.
>
> Può essere utile per verificare la correttezza formale di una decisione,
> ma solo debuggandolo pazientemente passo passo, in modo che una singola
> mente interpreti input, programma che la riproduce e output.
>
>
> Tale correttezza formale ovviamente non garantisce la correttezza
> della decisione: ad esempio potrebbero esserci errori nella
> selezione dell'input.
>
>
> Ma solo così il software diventa un ausilio alla decisione: come
> specchio per la mente umana che decide, non come suo sostituto.
>
>
>>> il software effettua SEMPRE ed ESCLUSIVAMENTE ciò che è definito nel
>>> proprio programma. anche quando modifica la propria configurazione
>>> (che come osservava 380° in passato, è semplicemente una parte della
>>> programmazione differita rispetto alla compilazione del binario), in
>>> funzione dell'input ricevuto, tale variazione è predeterminata.
>>
>> Cioè: la decisione è "computational activity" nella misura in cui un
>> **processo** (programma in esecuzione sulla macchina) esegue un /branch/
>> [3] causato da un /conditional/ [4]... che è /stato programmato/.
>>
>
> No, la decisione è computational activity nel senso che devono essere
> sufficienti capacità logico-deduttive (aritmetiche direi) per determinarla.
>
> Ma un computer non ha capacità logico-deduttive: è una macchina! :-D
>
>> I /conditional/ sono sempre programmati da umani, anche se il processo
>> di "compilazione" (in senso molto ampio) del binario è complesso (o
>> /complicato/) come nel caso della programmazione statistica detta
>> "machine learning".
>
> I /conditional/ sono espressione umana, ordine ad una macchina di
> eseguire una certa transizione di stato che produrrà un output che
> un'altra persona interpreterà come risultato di una condizione.
>
>
>> Quindi la decisione (to select as a course of action) è sì effettuata
>> dal processo ma dipende da come è stato programmato _e_ dell'ambiente di
>> esecuzione (configurazione, input... "perturbazioni varie" [5]).
>
> Non è una decisione, ma uno stato applicativo (o una transazione fra
> stati applicativi) che produce un output che poi TU intepreti.
>
> Che poi queste perturbazioni varie determinino tale stato applicativo
> insieme al binario, all'input, alla configurazione etc... siamo
> d'accordo.
>
> Rimane uno stato di una certa macchina, che non ha significato di per sé
> fintanto che non gli viene attribuito da una mente umana.
>
> Mente che non è razionale (tant'è che spesso interpreta l'output come
> qualcosa che non è, vedi ChatGPT) rendendo intrinsecamente non razionale
> anche il sistema cibernetico composto da software + umano, per quanto
> perfetto possa essere il software.
>
>
> L'interpretazione dell'output è SEMPRE un atto politico.
> E deve essere responsabile e consapevole.
>
>
>>> quand'anche un software fosse connesso ad una sorgente randomica in
>>> grado di alterarne la configurazione per simulare una sorta di libero
>>> arbitrio, la forma della configurazione stessa e la sua
>>> interpretazione da parte del programma sarebbe comunque
>>> predeterminato.
>>
>> Cioè: anche se /simulassimo/ una configurazione frutto di "libero
>> arbitrio" (ammettiamo sia possibile con reti neurali e "machine
>> learning"), il **processo** eseguirebbe solo e soltanto i branch
>> _determinati_ dai conditionals inseriti nel programma.
>>
>> Sia i branch che i conditionals possono essere tantissimi, tanti da
>> essere umanamente difficili anche solo da concepire, figuriamoci da
>> (ri)calcolare, ma la loro natura è quella.
>
> Precisamente.
> (almeno su questo sono stato chiaro :-D)
>
>
>>
>>> dunque "il digitale" non decide. MAI.
>>
>> Ma sì: il digitale decide
>
> No, non decide.
>
> Una macchina che esegue un software non decide.
> Reagisce meccanicamente a variazioni di corrente determinati
> dal binario in memoria, dal pointer counter, dallo stato dello
> stack, dello heap, etc...
>
> Un essere umano ha scritto quel software perché qualcuno interpreti
> l'output in un determinato modo... e l'interprete deve essere pienamente
> consapevoli della PROPRIA responsabilità nel prendere LUI una decisione
> sulla base dell'output di quel programma scritto da quella persona.
>
> Ma la decisione (e la responsabilità) non è del programma, ma solo delle
> persone che lo usano per comunicare (programmatori e utenti).
>
>
>> Tutt'altra cosa è scegliere.
>
> Vero.
>
> E se le macchine non decidono, figurati scegliere! ;-)
>
>
>>> Siamo sempre noi che interpretiamo il suo output.
>>>
>>> Talvolta, in evidente stato confusionale, lo interpretiamo come
>>> "decisione"
>>> ma non lo è: la decisione è SOLO nostra e dobbiamo assumercene la piena
>>> responsabilità, perché siamo noi ad interpretare l'output.
>>
>> "Signora mia, non sono io a scegliere di non accordarle XYZ: è il
>> computer che lo ha deciso"
>>
>> In effetti ci sono tanti funzionari che hanno l'ordine di non scegliere
>> ma di applicare le decisioni che escono dal computer.
>
> Esatto: esempio "da manuale" di alienazione cibernetica.
>
> L'alienazione è al limite del ridicolo se il funzionario non sa nemmeno
> spiegare precisamente e completamente il processo che ha portato alla
> decisione di cui LUI è responsabile.
>
> Perché la decisione è sua: il computer gli ha solo disegnato una serie
> di segni sullo schermo.
>
>>> Il software determina completamente e precisamente ciò che
>>> l'automatismo farà e ciò che non farà.
>>
>> Se con software intendi il **processo** allora sì, se con software
>> intendi il programma allora no, perché l'ambiente di esecuzione *e* - se
>> c'è - l'undefined behaviour [5] hanno una parte altrettanto rilevante
>> nel determinare la decisione (uso questo termine apposta)
>> dell'automatismo.
>
> Ne determinano l'output (e durante l'esecuzione lo stato della macchina
> che esegue il software) ma non determinano alcuna decisione.
>
>
> Io posso sempre decidere di ignorare quell'output o di interpretarlo al
> contrario o di alterare l'input finché non ottengo l'output
> desiderato...
>
> Posso persino interpretare gli 1 come l e gli 0 come O o viceversa. :-p
>
> la decisione è SEMPRE dell'uomo.
>
>
>>> Ogni artefatto può essere utile.
>>> Ma a nessuno va attribuita alcuna dignità intrinseca.
>>>
>>> Per questo parlare di "intelligenza artificiale", "macchine cognitive"
>>> (come fa Enrico Nardelli nel suo ottimo libro) o anche solo
>>> "esseri tecnici" è pericolosamente alienante!
>>
>> Possiamo anche perdonarci a vicenda per l'uso improprio di certe
>> definizioni, che come abbiam visto nel caso di "deciding" sono
>> /multiformi/, ma per non farsi alienate è importante non fermarsi alle
>> "etichette sulle scatole" ma aprirle queste benedette scatole, capire
>> cosa c'è dentro, a cosa serve il contenuto, se ci piace, /come/ possiamo
>> _usarlo_, ecc...
>
> Non è questione di perdono, né di ambiguità linguistica: è questione
> di usare un linguaggio alienante o meno.
>
>
> Insisto sull'inadeguatezza di certi termini (e provo a proporne di
> alternativi, come "programmazione statistica") perché ne vedo
> chiaramente i danni cognitivi inflitti alla società.
>
>
> I ragazzini che soffrono perché Replika dismette le funzioni erotiche.
>
> Autorevoli giuristi che giustificano le violazioni dei diritti umani
> fatte da Open AI tramite Chat GPT perché... "è solo una povera AI!"
>
> E così via.
>
>
> Io sono CERTO della buona fede di Giuseppe nell'uso della locuzione
> "intelligenza artificiale".
> Così come sono CERTO della buona fede di Enrico nell'uso della locuzione
> "macchine cognitive" o in quella di kerlessi nell'uso della locuzione
> "esseri tecnici"
>
> E capisco benissimo cosa intendono.
>
>
> Ma poiché quelle locuzioni (ancor più se usata e difese da persone
> tanto autorevoli) danneggiano tutti, sono costretto a smontarle, guardarci
> dentro, rivoltarle e mostrare a tutti che... sono solo scatole vuote.
>
>
> A presto!
>
>
> Giacomo
--
"tecnologie conviviali - https://tc.eleuthera.it"
"pedagogia hacker - https://circex.org"
"tecnologie appropriate - https://alekos.net"
April 27, 2023
Re: [nexa] Oscurità digitale (alessandro marzocchi)
by 380°
Caro Giacomo,
Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it> writes:
> Ciao 380°,
>
> On Fri, Apr 21, 2023 at 05:43:41PM +0200, 380° wrote:
>> Deciding is a computational activity, something that can ultimately be
>> programmed. Choice, however, is the product of judgment, not
>> calculation.
>> [...]
>> Siccome nel linguaggio naturale il significato delle parole
>> dipende... da un sacco di cose, per amor di brevità, in _questo_
>> contesto potremmo /scegliere/ di attribuire a ciascun termine una e una
>> sola delle definizioni disponibili oggi sul Merriam Webster:
>>
>> - "decide": 1.b to select as a course of action —used with an infinitive
>>
>> - "choose": 1.a to select freely and after consideration
>
> Interessante distinzione che evidenzia come io non sia stato chiaro.
O forse io non sono stato chiaro?
Le definizioni che ho scritto sopra sono due tra quelle possibili, non
sono io che faccio una distinzione, è il Merriam Webster.
Non sono io che ho scritto "Deciding is a computational activity", anche
se lo condivido.
Anche nelle neuroscienze e in psicologia ci sono trattati che /fanno
distinzione/ tra il processo di decisione e di scelta... la differenza è
che il primo può essere automatizzato (che è una scelta .).
> Riprovo:
>
> - decidere è un'azione uomana.
> - segliere anche.
>
> sono azioni diverse, ma entrambe umane.
La decisione può essere guidata attraverso l'applicazione di linee
guida, protocolli, ecc. fino ad arrivare alla definizione di algoritmi
(che applicano /protocolli/) che eventualmente sfociano in sviluppo di
software DSS [1] (decision support system) o ADM [2] (automated
decision-making).
Concedere o meno l'accesso attraverso un "tornello automatico", tipo
quelli delle metropolitane milanesi o dei caselli automatici
autostradali, è una decisione totalmente automatizzata... decidere di
installare un sistema controllo accessi automatizzato è una scelta [3].
...anche un filtro della posta elettronica è un sistema di decisione
automatizzato.
Da molto tempo ci sono diversi sistemi ADM poco controversi, ultimamente
ce ne sono un sacco /estremamente/ controversi.
L'art. 22 del GDPR si intitola «Processo decisionale automatizzato
relativo alle persone fisiche, compresa la profilazione»
L'ICO UK parla di "automated individual decision-making" e lo definisce
così:
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
Automated decision-making is the process of making a decision by
automated means without any human involvement. These decisions can be
based on factual data, as well as on digitally created profiles or
inferred data. Examples of this include:
- an online decision to award a loan; and
- an aptitude test used for recruitment which uses pre-programmed
algorithms and criteria.
Automated decision-making often involves profiling, but it does not have
to.
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
[...]
> L'interpretazione dell'output è SEMPRE un atto politico.
> E deve essere responsabile e consapevole.
L'atto politico è scegliere di usare sistemi di decisione automatizzata,
il cui output determina un "course of action" prestabilito.
L'atto politico è l'identificazione "senza se e senza ma" delle persone
con i dati che chi ha potere sceglie debbano rappresentarli.
L'atto politico è scegliere che i sistemi di decisione automatizzata
possano essere delle "black box" i cui meccanismi non sono pubblici.
L'atto politico è scegliere di usare software binario (IA inclusa) senza
pretendere che l'intero processo di build sia trasparente, riproducibile
*e* bootstrappable.
L'atto politico è scegliere di ignorare tutte le cose che ho scritto
sopra.
[...]
>> Possiamo anche perdonarci a vicenda per l'uso improprio di certe
>> definizioni,
[...]
> Non è questione di perdono, né di ambiguità linguistica: è questione
> di usare un linguaggio alienante o meno.
>
> Insisto sull'inadeguatezza di certi termini
Insisto sull'invito a non limitarci (andare oltre?) alle etichette e sul
perdono a vicenda :-D
[...]
Ciao, 380°
[1] https://en.wikipedia.org/wiki/Decision_support_system
[2] https://en.wikipedia.org/wiki/Automated_decision-making
[3] l'ultima volta che sono stato a Berlino non era necessario lassare
per un tornello automatico per accedere alla metropolitana e mi pare che
storicamente sia sempre stato così
[4]
https://ico.org.uk/for-organisations/guide-to-data-protection/guide-to-the-…
--
380° (Giovanni Biscuolo public alter ego)
«Noi, incompetenti come siamo,
non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché»
Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice
but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
April 27, 2023
Re: [nexa] The Inside Story of ChatGPT’s Astonishing Potential | Greg Brockman | TED
by Guido Vetere
evviva! tutta l'umanità potrà beneficiare dell'AI di Microsoft, e neanche
più su hardware a caso, ma agevolmente nel loro cloud
e tutti daremo un contributo al suo addestramento da cane di Pavlov, perché
questa è la vera intelligenza! non l'aveva detto anche Skinner?
G.
On Wed, 26 Apr 2023 at 12:03, Andrea Bolioli <andrea.bolioli(a)gmail.com>
wrote:
> Grazie don Luca per la segnalazione.
> Devo dire che per me molte cose sono stupefacenti. Avendo lavorato per più
> di 30 anni nell'NLP, sono impressionato.
>
> Buona giornata,
> Andrea
>
> Il giorno sab 22 apr 2023 alle ore 08:34 don Luca Peyron <
> dluca.universitari(a)gmail.com> ha scritto:
>
>> Greg Brockman - Presidente e cofondatore di OpenAI - e la sua versione da
>> insider, molto interessante
>>
>> Buona visione
>>
>> dl
>>
>> https://www.youtube.com/watch?v=C_78DM8fG6E
>> _________________________
>> don Luca Peyron
>> Direttore Ufficio per la Pastorale Universitaria
>> Arcidiocesi di Torino
>> www.universitari.to.it
>> via XX settembre 83, Torino
>> tel. 011 5156239
>> _______________________________________________
>> nexa mailing list
>> nexa(a)server-nexa.polito.it
>> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
April 27, 2023
Re: [nexa] Oscurità digitale (alessandro marzocchi)
by Giacomo Tesio
Ciao 380°,
On Fri, Apr 21, 2023 at 05:43:41PM +0200, 380° wrote:
> Deciding is a computational activity, something that can ultimately be
> programmed. Choice, however, is the product of judgment, not
> calculation.
> [...]
> Siccome nel linguaggio naturale il significato delle parole
> dipende... da un sacco di cose, per amor di brevità, in _questo_
> contesto potremmo /scegliere/ di attribuire a ciascun termine una e una
> sola delle definizioni disponibili oggi sul Merriam Webster:
>
> - "decide": 1.b to select as a course of action —used with an infinitive
>
> - "choose": 1.a to select freely and after consideration
Interessante distinzione che evidenzia come io non sia stato chiaro.
Riprovo:
- decidere è un'azione uomana.
- segliere anche.
sono azioni diverse, ma entrambe umane.
Il burocrate che, vittima di una poderosa alienazione cibernetica,
applica le regole senza buon senso o compassione, decide non sceglie.
Ma decide sempre e comunque sotto la propria responsabilità (che magari
cerca di eludere appunto comportandosi COME un automa che esegue un
programma).
Il computer NON decide.
Esattamente come non conta, non vede, non legge etc...
Persino la mia precedente affermazione secondo cui "il software calcola"
è una affermazione inesatta: non calcola nemmeno.
Il software è un dato.
E' espressione di uno o più esseri umani che collaborativamente
determinano il comportamento di una macchina.
La macchina (il computer che esegue il software) non calcola, non conta
non produce numeri casuali etc... esegue meccanicamente il software.
Per il computer cicli e condizioni non hanno alcun significato.
La CPU risponde alle variazioni di tensione sul bus senza avere alcuna
comprensione del loro significato.
Dunque il computer non decide.
Dunque l'hardware che esegue il software non decide alcunché: esegue
meccanicamente il programma (che è dato, espressione dell'uomo
interpretabile dall'uomo) e produce un output che pur essendo
determinato dal programma non ha alcun significato fin tanto
che una mente umana non lo interpreta.
Esattamente come i byte che il tuo MUA rappresenterà sullo schermo
quando leggerai questa mail: pur essendo auspicabilmente espressione
della mia coscienza, non hanno alcun significato intrinseco fintanto che
una mente umana non li interpreta sulla base delle informazioni che già
la caratterizzano (nota: ho scritto informazioni, non dati).
L'atto di interpretare un dato è talmente istintivo per l'uomo che
non riusciamo facilmente ad diventarne consapevoli.
Puoi provare a distinguere i segni che vedi sul tuo schermo dalle
informazioni che gli attribuisci nella tua mente?
Lo stesso accade per qualsiasi output.
C'è sempre qualcuno che lo intepreta.
Quindi dire che un software decide (o persino calcola) è sbagliato.
E' una scorciatoia comunicativa (e cognitiva) comoda, ma è sbagliato.
E con le "intelligenze artificiali" diventa propriamente pericoloso.
Un software non può decidere e non deve mai sembrare che lo faccia.
Può essere utile per verificare la correttezza formale di una decisione,
ma solo debuggandolo pazientemente passo passo, in modo che una singola
mente interpreti input, programma che la riproduce e output.
Tale correttezza formale ovviamente non garantisce la correttezza
della decisione: ad esempio potrebbero esserci errori nella
selezione dell'input.
Ma solo così il software diventa un ausilio alla decisione: come
specchio per la mente umana che decide, non come suo sostituto.
> > il software effettua SEMPRE ed ESCLUSIVAMENTE ciò che è definito nel
> > proprio programma. anche quando modifica la propria configurazione
> > (che come osservava 380° in passato, è semplicemente una parte della
> > programmazione differita rispetto alla compilazione del binario), in
> > funzione dell'input ricevuto, tale variazione è predeterminata.
>
> Cioè: la decisione è "computational activity" nella misura in cui un
> **processo** (programma in esecuzione sulla macchina) esegue un /branch/
> [3] causato da un /conditional/ [4]... che è /stato programmato/.
>
No, la decisione è computational activity nel senso che devono essere
sufficienti capacità logico-deduttive (aritmetiche direi) per determinarla.
Ma un computer non ha capacità logico-deduttive: è una macchina! :-D
> I /conditional/ sono sempre programmati da umani, anche se il processo
> di "compilazione" (in senso molto ampio) del binario è complesso (o
> /complicato/) come nel caso della programmazione statistica detta
> "machine learning".
I /conditional/ sono espressione umana, ordine ad una macchina di
eseguire una certa transizione di stato che produrrà un output che
un'altra persona interpreterà come risultato di una condizione.
> Quindi la decisione (to select as a course of action) è sì effettuata
> dal processo ma dipende da come è stato programmato _e_ dell'ambiente di
> esecuzione (configurazione, input... "perturbazioni varie" [5]).
Non è una decisione, ma uno stato applicativo (o una transazione fra
stati applicativi) che produce un output che poi TU intepreti.
Che poi queste perturbazioni varie determinino tale stato applicativo
insieme al binario, all'input, alla configurazione etc... siamo
d'accordo.
Rimane uno stato di una certa macchina, che non ha significato di per sé
fintanto che non gli viene attribuito da una mente umana.
Mente che non è razionale (tant'è che spesso interpreta l'output come
qualcosa che non è, vedi ChatGPT) rendendo intrinsecamente non razionale
anche il sistema cibernetico composto da software + umano, per quanto
perfetto possa essere il software.
L'interpretazione dell'output è SEMPRE un atto politico.
E deve essere responsabile e consapevole.
> > quand'anche un software fosse connesso ad una sorgente randomica in
> > grado di alterarne la configurazione per simulare una sorta di libero
> > arbitrio, la forma della configurazione stessa e la sua
> > interpretazione da parte del programma sarebbe comunque
> > predeterminato.
>
> Cioè: anche se /simulassimo/ una configurazione frutto di "libero
> arbitrio" (ammettiamo sia possibile con reti neurali e "machine
> learning"), il **processo** eseguirebbe solo e soltanto i branch
> _determinati_ dai conditionals inseriti nel programma.
>
> Sia i branch che i conditionals possono essere tantissimi, tanti da
> essere umanamente difficili anche solo da concepire, figuriamoci da
> (ri)calcolare, ma la loro natura è quella.
Precisamente.
(almeno su questo sono stato chiaro :-D)
>
> > dunque "il digitale" non decide. MAI.
>
> Ma sì: il digitale decide
No, non decide.
Una macchina che esegue un software non decide.
Reagisce meccanicamente a variazioni di corrente determinati
dal binario in memoria, dal pointer counter, dallo stato dello
stack, dello heap, etc...
Un essere umano ha scritto quel software perché qualcuno interpreti
l'output in un determinato modo... e l'interprete deve essere pienamente
consapevoli della PROPRIA responsabilità nel prendere LUI una decisione
sulla base dell'output di quel programma scritto da quella persona.
Ma la decisione (e la responsabilità) non è del programma, ma solo delle
persone che lo usano per comunicare (programmatori e utenti).
> Tutt'altra cosa è scegliere.
Vero.
E se le macchine non decidono, figurati scegliere! ;-)
> > Siamo sempre noi che interpretiamo il suo output.
> >
> > Talvolta, in evidente stato confusionale, lo interpretiamo come
> > "decisione"
> > ma non lo è: la decisione è SOLO nostra e dobbiamo assumercene la piena
> > responsabilità, perché siamo noi ad interpretare l'output.
>
> "Signora mia, non sono io a scegliere di non accordarle XYZ: è il
> computer che lo ha deciso"
>
> In effetti ci sono tanti funzionari che hanno l'ordine di non scegliere
> ma di applicare le decisioni che escono dal computer.
Esatto: esempio "da manuale" di alienazione cibernetica.
L'alienazione è al limite del ridicolo se il funzionario non sa nemmeno
spiegare precisamente e completamente il processo che ha portato alla
decisione di cui LUI è responsabile.
Perché la decisione è sua: il computer gli ha solo disegnato una serie
di segni sullo schermo.
> > Il software determina completamente e precisamente ciò che
> > l'automatismo farà e ciò che non farà.
>
> Se con software intendi il **processo** allora sì, se con software
> intendi il programma allora no, perché l'ambiente di esecuzione *e* - se
> c'è - l'undefined behaviour [5] hanno una parte altrettanto rilevante
> nel determinare la decisione (uso questo termine apposta)
> dell'automatismo.
Ne determinano l'output (e durante l'esecuzione lo stato della macchina
che esegue il software) ma non determinano alcuna decisione.
Io posso sempre decidere di ignorare quell'output o di interpretarlo al
contrario o di alterare l'input finché non ottengo l'output
desiderato...
Posso persino interpretare gli 1 come l e gli 0 come O o viceversa. :-p
la decisione è SEMPRE dell'uomo.
> > Ogni artefatto può essere utile.
> > Ma a nessuno va attribuita alcuna dignità intrinseca.
> >
> > Per questo parlare di "intelligenza artificiale", "macchine cognitive"
> > (come fa Enrico Nardelli nel suo ottimo libro) o anche solo
> > "esseri tecnici" è pericolosamente alienante!
>
> Possiamo anche perdonarci a vicenda per l'uso improprio di certe
> definizioni, che come abbiam visto nel caso di "deciding" sono
> /multiformi/, ma per non farsi alienate è importante non fermarsi alle
> "etichette sulle scatole" ma aprirle queste benedette scatole, capire
> cosa c'è dentro, a cosa serve il contenuto, se ci piace, /come/ possiamo
> _usarlo_, ecc...
Non è questione di perdono, né di ambiguità linguistica: è questione
di usare un linguaggio alienante o meno.
Insisto sull'inadeguatezza di certi termini (e provo a proporne di
alternativi, come "programmazione statistica") perché ne vedo
chiaramente i danni cognitivi inflitti alla società.
I ragazzini che soffrono perché Replika dismette le funzioni erotiche.
Autorevoli giuristi che giustificano le violazioni dei diritti umani
fatte da Open AI tramite Chat GPT perché... "è solo una povera AI!"
E così via.
Io sono CERTO della buona fede di Giuseppe nell'uso della locuzione
"intelligenza artificiale".
Così come sono CERTO della buona fede di Enrico nell'uso della locuzione
"macchine cognitive" o in quella di kerlessi nell'uso della locuzione
"esseri tecnici"
E capisco benissimo cosa intendono.
Ma poiché quelle locuzioni (ancor più se usata e difese da persone
tanto autorevoli) danneggiano tutti, sono costretto a smontarle, guardarci
dentro, rivoltarle e mostrare a tutti che... sono solo scatole vuote.
A presto!
Giacomo
April 26, 2023
Re: [nexa] The Inside Story of ChatGPT’s Astonishing Potential | Greg Brockman | TED
by Andrea Bolioli
Grazie don Luca per la segnalazione.
Devo dire che per me molte cose sono stupefacenti. Avendo lavorato per più
di 30 anni nell'NLP, sono impressionato.
Buona giornata,
Andrea
Il giorno sab 22 apr 2023 alle ore 08:34 don Luca Peyron <
dluca.universitari(a)gmail.com> ha scritto:
> Greg Brockman - Presidente e cofondatore di OpenAI - e la sua versione da
> insider, molto interessante
>
> Buona visione
>
> dl
>
> https://www.youtube.com/watch?v=C_78DM8fG6E
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> don Luca Peyron
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April 26, 2023