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Re: [nexa] necessaria alfabetizzazione digitale - già Mozilla: "It’s Official: Cars Are the Worst Product ...
by Giacomo Tesio
Salve Giuseppe,
ti stai focalizzando troppo su un dettaglio (la pubblicità) perdendo di vista il sistema
in cui questi agenti cibernetici operano.
>Smontare i monopoli digitali togliendo sotto i loro piedi i ricavi della vendita di software
> (o quanto meno ampliare lo spazio alla concorrenza) non ha funzionato,
> [...]
>Andare alla base del problema significa colpire i ricavi pubblicitari.
>Il Nobel Paul Romer suggerisce di introdurre una tassazione altamente progressiva
> ai ricavi pubblicitari, fino al 90%, per scoraggiare questo modello di
> business e incoraggiare le aziende a dividersi.
> https://adtax.paulromer.net/
Cioè visto che colpire i loro ricavi in un modo non ha funzionato, proponi di colpirli in un altro.
A parte il fatto che non consideri le enormi sovvenzioni che questi "oligopolisti" ricevono
dagli Stati di appartenenza: puoi tassare Google al 100%, ma continuerà a sorvegliare tutti.
Potremmo quesi dire che la pubblicità è solo una redditizia copertura.
Il problema fondamentale è però continuare ad adottare un framework economico
per modellare un sistema che si muove su dimensioni che l'economia non può descrivere!
Cosa credi che succederebbe se tassassi Google al 99%?
Che gli Stati diventerebbero dipendenti da quell'introito e finirebbero per ridursi
(ancora di più) a sue appendici.
Pensa al corto circuito: il monopolio dell'uso legittimo della violenza al soldo di
organizzazioni (pseudo)private che sorvegliano capillarmente la cittadinanza.
Cosa mai potrà andare storto?
Per affrontare il problema occorre abbandonare la prospettiva economica e adottare
una prospettiva Cibernetica ovvero Politica.
>Il software libero ha vinto, è vero, ma adesso che si fa?
Confondi il software libero e il software opensource.
Il primo, sin dal principio è stato un movimento e culturale politico "rivoluzionario".
Il secondo ne ha rappresentato la marginalizzazione e la cattura "rezionario" [1].
La stessa negazione della differenza fra i due è parte di tale marginalizzazione in pieno
stile "embrace, extend, extinguish".
Dunque il software libero non ha vinto, anzi sta morendo.
È il software opensource che ha vinto, con i suoi valori reazionari.
>Quindi è stato un errore pensare che il controllo dei sorgenti fosse la chiave di porco per
> ribaltare il modello di business delle grandi corporation e che questo potesse
> interessare alla massa degli utenti, in quanto cosa buona e giusta.
Non è mai stato un obiettivo del software libero.
Di certo non di Stallman o di Lessing, entrambi saldamente integrati nella cultura statunitense.
È stato l'errore fondamentale del software libero nonché la ragione strategica della sua sconfitta:
credere di poter firtare col mercato capitalista per diffondere valori diversi dalla massimizzazione dei profitti.
Un errore perfettamente comprensibile se si considerano i periodi e i luoghi di formazione
dei protagonisti di questa storia, tutti statunitensi e saldamente ancorati alla Guerra Fredda.
>In alternativa alle aziende digitali for-profit, creare cooperative di utenti no-profit, che si reggono su donazioni (come Wikipedia) e su servizi che erogano in abbonamento ai propri iscritti.
>Per funzionare, queste cooperative dovrebbero raggiungere centinaia di milioni di utenti.
Framasoft non ha centinaia di milioni di soci/utenti.
Autistici nemmeno.
Sebbene condivida l'idea di cooperative informatiche no-profit come può essere una
Framasoft, non credo che sia necessario riprodurre la scala delle BigTech.
Questo è ciò che le BigTech vogliono far credere.
E ci riescono facilmente, perché sfruttano il framework concettuale economico-finanziario
a cui tanti sono ancora vincolati.
Ma non è così.
La scala delle BigTech non serve a produrre economie di scala sostenibili, ma solo a
dominare il mondo, attraverso miliardi di sensori ed attuatori che agiscano indisturbati.
Se non vuoi dominare il mondo, non ti servono.
Giacomo
[1] https://thebaffler.com/salvos/the-meme-hustler
Sept. 19, 2023
Re: [nexa] necessaria alfabetizzazione digitale - già Mozilla: "It’s Official: Cars Are the Worst Product ...
by Giuseppe Attardi
Credo dobbiamo davvero chiederci perché siamo arrivatial alla situazione attuale, come suggerisce Damiano Verzulli.
In larga misura sono d’accordo sulle osservazioni di Marco Fioretti.
Gli atteggiamenti estremi (non usare SW non libero, non usare formati proprietari, considerare saper programmare un requisito) non siano stati decisivi.
Il software libero ha vinto, è vero, ma adesso che si fa?
https://www.wired.com/2016/08/open-source-won-now/
Si scopre che quella era una battaglia sacrosanta ma non determinante, perché ormai tutti, compresi i temibili nemici monopolisti, si sono adeguati ed hanno adottato l’Open Source.
IBM ha comprato RedHat, Microsoft GitHub, Oracle MySQL, ecc.
Infatti qualcuno si domanda:
https://thenewstack.io/state-of-open-open-source-has-won-but-is-it-sustaina…
Sono d’accordo con Marco, che alla gran parte della gente, l’unica cosa che importi è che il software sia invisibile, ossia che funzioni senza troppo interferire con i nostri modi di fare.
Uno dei cardini della rivoluzione del Personal Computer secondo Alan Kay, era che si potevano sprecare cicli macchina per rendere i computer più umani piuttosto che istruire gli umani a conoscere le macchine. Le interfacce grafiche col mouse erano costose e molti le consideravano deleterie. Ebbi io stesso lunghe discussioni con Richard Stallman, che non ne capiva i vantaggi rispetto all’uso di una tastiera con comandi Ctrl-Meta-X e in seguito riguardo all’assenza di un sistema a finestre per Linux, con varie versioni in lizza tra loro.
Oggi siamo al terzo giro in questa direzione, con l’AI che è in grado di dialogare in linguaggio umano, ma persino, udite udite, di poter programmare in linguaggio umano, stravolgendo uno degli assunti sottesi nelle nostre discussoini, che le competenze digitali richiedessero la capacità di programmare.
Ho seguito questa presentazione a North By PyCon, di Simon Willison, un famoso hacker Python, che spiega come lui stesso si faccia aiutare abbondantemente da ChatGPT, risparmiandosi la fatica di consultare manuali, studiare API, per fare ciò che gli interessa:
https://youtu.be/h8Jth_ijZyY?si=kL6-ntYs7OaTnkpr
Quindi è stato un errore pensare che il controllo dei sorgenti fosse la chiave di porco per ribaltare il modello di business delle grandi corporation e che questo potesse interessare alla massa degli utenti, in quanto cosa buona e giusta.
Nel frattempo il modello di business delle corporation è cambiato: da vendere licenze di software da installare sulle nostre macchine si è passati a fornire servizi in rete, chiavi in mano, pronti per l’uso senza dover fare nulla.
Vi diamo oltre che al software, anche l’hardware e lo storage gratis.
Prima erano i blog, poi le mail, poi le foto, poi il messaging, poi i social media, poi lo storage sharing, poi i social media e infine tutto con il cloud computing.
E non si tratta di sw e hw scadente, ma generalmente di qualità medio alta.
È chiaro che contro questa offerta, apparentemente così vantaggiosa, non è possibile confrontarsi.
E non devo ripetere quali sono i pericoli che il capitalismo di sorveglianza o l’economia delle piattaforme può produrre.
Smontare i monopoli digitali togliendo sotto i loro piedi i ricavi della vendita di software (o quanto meno ampliare lo spazio alla concorrenza) non ha funzionato, se adesso gli oligopoli sono più potenti che mai nella storia, superando in fatturato i PIL di molte grandi nazioni.
Le fondamenta dell’economia delle piattaforme è piuttosto semplice, e per smontarle bisognerebbe puntare direttamente a quelle fondamenta, piuttosto che aspettarsi miracoli da legislazioni come il Digital Service Act o leggi antitrust.
Le piattaforme si basano sulla vendita di pubblicità. Che sia mirata o no, è poco rilevante: il tracking degli utenti è solo un mantra di marketing per vendere meglio la pubblicità a chi crede sia determinante. E non è quindi difendendo la privacy, obiettivo sacrosanto ma non decisivo, che si possono contrastare le piattaforme.
Andare alla base del problema significa colpire i ricavi pubblicitari.
Il Nobel Paul Romer suggerisce di introdurre una tassazione altamente progressiva ai ricavi pubblicitari, fino al 90%, per scoraggiare questo modello di business e incoraggiare le aziende a dividersi.
https://adtax.paulromer.net/
In parallelo a questo, che va fatto seguendo le lungaggini dei canali istituzionali, si può percorrere anche un’altra strada.
In alternativa alle aziende digitali for-profit, creare cooperative di utenti no-profit, che si reggono su donazioni (come Wikipedia) e su servizi che erogano in abbonamento ai propri iscritti.
Per funzionare, queste cooperative dovrebbero raggiungere centinaia di milioni di utenti.
Gli utenti sarebbero soci della cooperativa, e ogni loro contributo servirebbe ad arricchirne il patrimonio. Per esempio, se svolgesse un servizio di social networking tipo Mastodon, i contenuti contribuiti dagli utenti potrebbero divenire un patrimonio della cooperativa, i cui soci potrebbero decidere come usarli ad esempio per allenare dei LLM a disposizikne della comunità o per altri fini che gli stessi soci decidano.
Per ora mi fermo qui, sperando che la discussione, avviata da Damiano sul perché siamo arrivati a tanto, continui.
— Beppe
> On 19 Sep 2023, at 18:18, nexa-request(a)server-nexa.polito.it wrote:
> Date: Tue, 19 Sep 2023 12:41:36 +0200
> From: "M. Fioretti" <mfioretti(a)nexaima.net>
> To: nexa(a)server-nexa.polito.it
> Subject: Re: [nexa] necessaria alfabetizzazione digitale - già
> Mozilla: "It’s Official: Cars Are the Worst Product ...
> Message-ID: <ZQl64LtuJ0KKYgPz(a)nexaima.net>
> Content-Type: text/plain; charset=utf-8
>
>> On Tue, Sep 19, 2023 10:54:59 AM +0200, Damiano Verzulli wrote:
>> L'invito che faccio --in primis al nostro Alessandro Marzocchi, ma anche a
>> tutti gli altri NEXIANI-- è di riflettere: perchè si è arrivati a tanto,
>> ossia a Paolo che per la sua didattica usa gli strumenti di Google? Cosa non
>> ha funziona? Perché nella classe di Paolo o, meglio ancora, nella sua
>> scuola, non sono presenti, oggi, tecnologie libere? E perché, nonostante
>> l'esistenza di Paolo, la situazione... non soltanto "non migliora" ma --come
>> ampiamento scritto da chi addirittura ha preceduto me e Paolo-- "peggiora"
>> [4]?
>
> **UNO** dei motivi e' che, citandomi (2006, ma lo dicevo gia' da 7/8
> anni..)
>
>> Real people don’t want to live in “a world where software doesn’t
>> suck”. They want to live in a world where they can ignore what
>> software is.
>
> https://stop.zona-m.net/2006/11/a-free-software-manifesto-for-all-of-us/
>
> e invece da almeno vent'anni troppi hacker che uniti avrebbero potuto
> costituire una massa critica perfettamente in grado di diffondere le
> conoscenze piu' urgenti che hai descritto splendidamente (grazie!)
> nell'altra tua email:
>
>> *NON* sto parlando né di ECDL [3] né di imparare a programmare)
>
> hanno, sicuramente in buona fede ma di fatto avvelenando i pozzi,
> continuato a insistere (*) che tutti devono prima di ogni altra cosa e
> senza compromessi, rifiutarsi di usare software non-GPL e imparare a
> programmare che tanto e' bello, dai, potete farlo anche voi.
>
> Con i risultati di cui sopra, perche' tutti quelli a cui per
> convincersi bastavano gli argomenti (intrinsecamente validissimi) del
> Manifesto GNU sono 1 su 10mila, e quelli son stati gia' tutti
> raggiunti e convertiti da un pezzo.
>
> Per dire, se 15/20 anni fa ci fosse stata una convergenza su ODF, un
> pretendere di tutti gli attivisti e sostenitori di GPL, SW libero
> eccetera, che ODF fosse l'UNICO formato utilizzabile da e con le PA,
> invece di perder tempo a chiedere i sorgenti di MS Office, magari oggi
> pure nelle scuole la situazione sarebbe un pochino migliore.
>
> Perche' certe campagne avrebbero sicuramente aumentato la competenza
> generale urgente, quella che non e' "né di ECDL né imparare a
> programmare"
>
> Marco
> (*) no, TANTI non lo facevano esplicitamente. Ma di sicuro e' quello
> l'effetto che avevano / hanno sulle masse
> --
> https://mfioretti.substack.com
Sept. 19, 2023
Una segnalazione: GDPR Enforcement: A Conversation with Max Schrems
by Marco A. Calamari
Segnalo un webinar di J.D. Solove che potrebbe essere di interesse.
GDPR Enforcement: A Conversation with Max Schrems
https://teachprivacy.com/webinar-gdpr-enforcement-a-conversation-with-max-s…
Sept. 19, 2023
Re: [nexa] necessaria alfabetizzazione digitale - già Mozilla: "It’s Official: Cars Are the Worst Product ...
by Giacomo Tesio
Salve Damiano
On Tue, Sep 19, 2023 at 10:16:12AM +0200, Damiano Verzulli wrote:
> Il 16/09/23 14:06, alessandro marzocchi ha scritto:
> > Non mi illudo che l'alfabetizzazione digitale arrivi all'istante.
>
> Credo che "Alfabetizzazione digitale" sia un po' troppo generico.
Il problema della locuzione è duplice:
- da un lato con "digitale" si fa riferimento a competenze pratiche
che prescindono dalla comprensione del comportamento di un software
all'interno di una organizzazione
- dall'altro, per "alfabetizzare" serve un alfabeto che manca ancora
alla primitiva informatica cui siamo costretti
Questo secondo problema è apparentemente difficile da concepire anche
per molti sviluppatori esperti, spesso confusi dal luccicare dell'ultima
tecnologia offerta dai BigTech tanto quanto i profani dell'informatica.
Il focus sul digitale (così come sul "coding") serve specifici obiettivi
politici e culturali che vedono una separazione fra netta (e quanto più
invalicabile possibile) fra "utente" e "programmatore".
L'utente digitalmente letterato, USA il software senza (farsi) problemi.
In questo modo può essere usato tramite quel software.
Il programmatore invece SCRIVE il software senza (farsi) problemi.
SE proprio si vuole fare problemi, deve farsi solo i problemi giusti,
quelli che NON mettono in discussione il sistema di potere che
il software determina.
> Mia madre ...
>
> I miei due figli ...
>
> Molti docenti ...
>
> Nessuno dei soggetti che ho citato sopra (cosi' come diversi, anche in
> questa lista) ha chiaro ...
>
> Quanti, su questo gruppo, hanno una idea ...
Le persone cui fai riferimento hanno alcuni aspetti in comune (fra quelli
rilevanti per questa conversazione):
- non si sentono "analfabeti digiali" (e non le definisci come tali)
- non sanno programmare
- si fidano di qualcuno che sa programmare
Per esempio, i giuristi in lista che non sanno programmare, possono
scegliere di credere alle mie o tue critiche all'uso di Google Workspace
a scuola tenendo in considerazione il fatto che noi, comprendendo il
funzionamento di questa tecnologia, ma non avendo interessi economici
né alla sua adozione né alla sua sostituzione con tecnologie open
source, abbiamo a cuore invece la libertà ed il benessere dei nostri
figli e la democrazia del nostro Paese.
Ma sono cieche: devono fidarsi di qualcuno che "sa programmare"
(o meglio, che dispone di una piena cittadinanza cibernetica, che
programmare, come detto, non è nemmeno sufficiente)
I professori che adottano e sostengono Google Workspace a scuola
si fidano, altrettanto ciecamente, di Google.
Non sanno che stanno diffondendo un CANCRO nella nostra società.
Non hanno assolutamente idea dei DANNI che procurano ai propri studenti
e alla società tutta.
Ma a ben guardare, dal loro punto di vista, fidarsi di Google è
razionale: lo fanno tutti, non può essere così terribile, giusto?
> Ecco. A me interessa che queste "sensibilità" vengano diffuse e diventino il
> piu' possibile mainstream.
Immagina di essere cieco (ma senza saperlo). la maggioranza di ciechi
come te (altrettanto inconsapevoli) ti dice di andare verso un burrone
da cui splendide sirene cantano una melodia seducente.
Perché mai dovresti ascoltare quelli che ti dicono di cambiare strada?
Parlano di cose che non comprendi. E diciamolo: sono pure un po' paranoici!
Continuano a gridare di burroni che non puoi vedere!
> Chiamare tutto questo "alfabetizzazione digitale" mi pare fuorviante.
> Serve un passo avanti.
Dipende... e se sei sul ciglio del burrone? ;-)
Tutti i docenti che in buonissima fede insegnano ai ragazzi ad usare
Google Meet, Google Documents etc... stanno disperatamente cercando di
fare passi avanti!
Ma sono ciechi.
Come sono ciechi i Politici che determinano il Programma Ministeriale.
Come sono ciechi gli elettori che li votano.
Tu lo sai, io lo so... e lo sanno anche GAFAM & friends.
Ma loro non lo sanno.
> Ecco: serve una sorta di scuola dell'obbligo, che porti gli utenti della
> tecnologia ad un livello superiore. Almeno... alla terza media (e, a scanso
> di equivoci.... *NON* sto parlando né di ECDL [3] né di imparare a
> programmare)
Riflettendo con Alessandro ed altri, suggerivo che il tipo di competenze
cibernetiche fondamentali che uno studente dovrebbe avere alla fine
della quinta elementare sono sintetizzate in questo corso di 2 ore:
https://video.linuxtrent.it/c/cybersecurity@video.resolutions.it/videos?s=1
Sapendo ciò, alle medie si potrebbe già imparare a programmare
decentemente. Alle superiori si potrebbe acquisire una piena
cittadinanza cibernetica.
Ovvero (come dicevo in un'altra mail) imparare a scrivere il proprio
sistema operativo, con UI, networking, crittografia etc...
Non (necessariamente) per usarlo dopo il diploma.
Per aprire gli occhi.
Giacomo
Sept. 19, 2023
Re: [nexa] necessaria alfabetizzazione digitale - già Mozilla: "It’s Official: Cars Are the Worst Product ...
by Alessandro Brolpito
Buongiorno DV e Nexa,
L'alfabetizzazione digitale, come è stato in passato l'alfabetizzazione in
termini di saper leggere e scrivere, è una assoluta emergenza
costituzionale per una società digitale.
Avere un 40%+ di cittadini italiani che non possiede "basic digital skills"
(che possiamo considerare un indicatore del livello di alfabetizzazione
digitale), è qualcosa da prendere con la massima serietà.
How many citizens had basic digital skills in 2021? - Products Eurostat
News - Eurostat (europa.eu)
<https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/-/ddn-20220330-1#:….>
Il problema non è solo dei giovani ma, direi anche/soprattutto degli adulti
ed anziani.
Il problema non è solo la mancanza di competenze digitali (intesa come la
combinazione di skills + conoscenza e attitudine verso il "digitale") per
un uso critico e consapevole di dispositivi digitali/cibernetici.
EUR-Lex - 32018H0604(01) - EN - EUR-Lex (europa.eu)
<https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX%3A32018H0604%2801…>
Il problema fondamentale è, a mio avviso, l'esclusione e la mancanza di
pari opportunità che una mancanza di competenze digitali genera in termini
di diritti costituzionali e in termini democratici.
E non penso che tutti i cittadini debbano essere esperti di informatica e
cibernetica; sarebbe bello e auspicabile ma impossibile in tempi
ragionevoli.
Per queste cose, ci devono essere public policies adeguate e "specialisti"
che possano aiutare informare, come quando,avendo un problema di salute
vado da una specialista medico che mi spiega, su base di esami oggettivi,
quale siano i problemi e le precauzioni da prendere.
Alessandro
On Tue, 19 Sept 2023 at 10:16, Damiano Verzulli <damiano(a)verzulli.it> wrote:
> Il 16/09/23 14:06, alessandro marzocchi ha scritto:
>
> Non mi illudo che l'alfabetizzazione digitale arrivi all'istante.
>
> Credo che "Alfabetizzazione digitale" sia un po' troppo generico.
>
> Mia madre (classe 1949) usa regolarmente WhatsApp e Telegram. Vede le
> previsioni del tempo. Fa un uso appena-sufficiente della "rubrica". Riesce
> a telefonare. Usa un telecomando di una smarttv.
> Secondo me, è difficile classificarla "analfabeta digitale".
>
> I miei due figli (2009/2012) sono "relativamente normali". A differenza di
> altri, sanno che esiste Matrix, che esiste Linux, che un mondo senza
> windows è possibile... Sanno anche cos'e' un RTT [1] molto meglio di molti
> adulti, perché... quando giocano on-line, e l'RTT sale oltre i 100ms....
> loro lo notano.
> Secondo me, è difficile classificarli "analfabeti digitali".
>
> Molti docenti di scuola media o superiore (un buon 95%; forse 99%) usano
> regolarmente PC "di laboratorio" oppure "LIM/lavagne_elettroniche",
> corredate da tanti applicativi. Riescono a scrivere, disegnare,
> presentare.... creare applicazioni (penso a scratch [2], ma non solo).
> Negli istituti tecnici, l'uso di tecnologie avanzate (e proprietarie) è
> molto diffuso.
> Questi soggetti non possono certamente essere classificati come
> "analfabeti digitali" (...nonostante i miei figli possano spiegar loro
> quali siano i problemi indotti da un RTT "alto", molto meglio di moltissimi
> libri...)
>
> ...e potrei continuare.
>
> Nelle discussioni che si affrontano su questa lista, pero', il punto
> cruciale, a mio parere, è un altro. E faccio fatica ad etichettarlo con
> "alfabetizzazione digitale".
>
> Nessuno dei soggetti che ho citato sopra (cosi' come diversi, anche in
> questa lista) ha chiaro in mente perché sia possibile rubare una moderna
> auto semplicemente collegando un notebook alla "spina" di un connettore
> esterno (quello del 'sensore parcheggio', ad esempio). Oppure cosa accade
> (anche solo "a grandi linee") quando collego una smart-tv al wifi di
> casa.... oppure quando spargo Alexa e/o Google-Home e/o oggetti simili in
> giro per casa, tutti connessi, al wifi di casa. O anche... quando indosso
> uno smartwatch, magari dotato di SIM oppure semplicemente abbinato al "suo"
> smartphone.
>
> Oppure.... quando installo un'APP sullo smartphone, e questa mi chiede
> l'autorizzazione all'uso del microfono. E lo smartphone... ha una SIM con
> traffico dati praticamente illimitato.
>
> Quanti, su questo gruppo, hanno una idea --anche sommaria-- della
> quantita' e qualita' del traffico Internet che entra/esce dal loro router
> domestico?
>
> E quanti --fra coloro che usano uno smartphone-- hanno una qualche idea
> del traffico che entra/esce dal loro dispositivo? Quanti si pongono il
> problema di capire _SE_ queste difficolta' sono "normali", oppure vanno
> "combattute"?
>
> Quanti, invece, sanno quanta corrente elettrica è stata consumata dalla
> loro casa? E quanta "acqua"? Quanto è difficile recuperare queste
> informazioni?
>
> Perché questa disparita'?
>
> ----
>
> La buona notizia è che su questa lista MOLTI hanno le idee chiare del
> perché un Ateneo *NON* dovrebbe avere la posta elettronica del proprio
> personale _E_ dei propri studenti gestita dalle big-tech. Cosi' come MOLTI
> intuiscono rapidamente i problemi indotti dalle piattaforme di gestione
> della didattica e/o degli esami, quando tali piattaforme sono fuori dal
> controllo dell'Ateneo.
>
> Si discute molto sull'uso degli smartphone, specialmente nei piu' giovani.
> Nessuno, pero', dice che il problema non è lo smartphone "in sé", ma quello
> che ci gira sopra. E nessuno riflette sul perché oggi sia cosi' banale...
> far girare su uno smartphone... praticamente qualsiasi cosa, senza avere la
> piu' pallida idea di cosa questa "cosa" faccia.
>
>
> Ecco. A me interessa che queste "sensibilità" vengano diffuse e diventino
> il piu' possibile mainstream. Non mi aspetto che tutti sappiano trovare una
> soluzione che consenta loro di capire se la propria smart-tv a controllo
> vocale stia realmente catturando e mandando (oppure no...) l'audio della
> stanza, al produttore. Mi aspetto, pero', che si pongano il problema e...
> che lo chiedano "al cuggino esperto". Sarebbe gia' un ottimo passo avanti.
>
> Chiamare tutto questo "alfabetizzazione digitale" mi pare fuorviante.
> Serve un passo avanti.
> Mio padre (classe 1934) ha fatto la 5a elementare e sa leggere e, con
> poche difficolta', scrivere. Se capisco bene, lo si puo' definire
> "alfabetizzato". Ecco: serve una sorta di scuola dell'obbligo, che porti
> gli utenti della tecnologia ad un livello superiore. Almeno... alla terza
> media (e, a scanso di equivoci.... *NON* sto parlando né di ECDL [3] né di
> imparare a programmare)
>
> Ed il primo salto che devono compiere è quello di riflettere sulle
> implicazioni introdotte dalla connettivita': "come cambia, il contesto,
> quando passiamo da un ICT always-OFFLINE, ad un ICT always-ONLINE?"
>
> Non saprei definire questo insieme di competenze. Ma sono abbastanza
> sicuro che se le etichettiamo con "alfabetizzazione digitale"... in realta'
> rischiamo di fare piu' danni che cose buone (...perché, inconsapevolmente,
> stiamo dando "benzina" al mega-motore che lavora a pieno regime per
> AMPLIARE questo divario di competenze).
>
> Bye,
> DV
>
>
> [1] https://en.wikipedia.org/wiki/Round-trip_delay
> [2] https://scratch.mit.edu/
> [3] https://en.wikipedia.org/wiki/International_Computer_Driving_Licence
>
> --
> Damiano Verzulli
> e-mail: damiano(a)verzulli.it
> ---
> possible?ok:while(!possible){open_mindedness++}
> ---
> "...I realized that free software would not generate the kind of
> income that was needed. Maybe in USA or Europe, you may be able
> to get a well paying job as a free software developer, but not
> here [in Africa]..." -- Guido Sohne - 1973-2008
> http://ole.kenic.or.ke/pipermail/skunkworks/2008-April/005989.html
>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
Sept. 19, 2023
Re: [nexa] necessaria alfabetizzazione digitale - già Mozilla: "It’s Official: Cars Are the Worst Product ...
by M. Fioretti
On Tue, Sep 19, 2023 10:54:59 AM +0200, Damiano Verzulli wrote:
> L'invito che faccio --in primis al nostro Alessandro Marzocchi, ma anche a
> tutti gli altri NEXIANI-- è di riflettere: perchè si è arrivati a tanto,
> ossia a Paolo che per la sua didattica usa gli strumenti di Google? Cosa non
> ha funziona? Perché nella classe di Paolo o, meglio ancora, nella sua
> scuola, non sono presenti, oggi, tecnologie libere? E perché, nonostante
> l'esistenza di Paolo, la situazione... non soltanto "non migliora" ma --come
> ampiamento scritto da chi addirittura ha preceduto me e Paolo-- "peggiora"
> [4]?
**UNO** dei motivi e' che, citandomi (2006, ma lo dicevo gia' da 7/8
anni..)
> Real people don’t want to live in “a world where software doesn’t
> suck”. They want to live in a world where they can ignore what
> software is.
https://stop.zona-m.net/2006/11/a-free-software-manifesto-for-all-of-us/
e invece da almeno vent'anni troppi hacker che uniti avrebbero potuto
costituire una massa critica perfettamente in grado di diffondere le
conoscenze piu' urgenti che hai descritto splendidamente (grazie!)
nell'altra tua email:
> *NON* sto parlando né di ECDL [3] né di imparare a programmare)
hanno, sicuramente in buona fede ma di fatto avvelenando i pozzi,
continuato a insistere (*) che tutti devono prima di ogni altra cosa e
senza compromessi, rifiutarsi di usare software non-GPL e imparare a
programmare che tanto e' bello, dai, potete farlo anche voi.
Con i risultati di cui sopra, perche' tutti quelli a cui per
convincersi bastavano gli argomenti (intrinsecamente validissimi) del
Manifesto GNU sono 1 su 10mila, e quelli son stati gia' tutti
raggiunti e convertiti da un pezzo.
Per dire, se 15/20 anni fa ci fosse stata una convergenza su ODF, un
pretendere di tutti gli attivisti e sostenitori di GPL, SW libero
eccetera, che ODF fosse l'UNICO formato utilizzabile da e con le PA,
invece di perder tempo a chiedere i sorgenti di MS Office, magari oggi
pure nelle scuole la situazione sarebbe un pochino migliore.
Perche' certe campagne avrebbero sicuramente aumentato la competenza
generale urgente, quella che non e' "né di ECDL né imparare a
programmare"
Marco
(*) no, TANTI non lo facevano esplicitamente. Ma di sicuro e' quello
l'effetto che avevano / hanno sulle masse
--
https://mfioretti.substack.com
Sept. 19, 2023
Re: [nexa] necessaria alfabetizzazione digitale - già Mozilla: "It’s Official: Cars Are the Worst Product ...
by Andrea Trentini
On 19/09/2023 10:16, Damiano Verzulli wrote:
> ...
> La buona notizia è che su questa lista MOLTI hanno le idee chiare del perché un Ateneo *NON*
ma questa lista rappresenta un nientesimo (poco meno di mille iscritti, appena controllato) rispetto
anche solo alla popolazione accademica...
per smantellare una montagna di merda (big tech, sistemi proprietari, ecc.) ci vorrebbe un butterfly
effect positivo difficilissimo (ma io sono pessimista di natura) da attuare... BTW noi saremmo la
farfalla ovviamente
> ...
> Ecco. A me interessa che queste "sensibilità" vengano diffuse e diventino il piu' possibile
> mainstream. Non mi aspetto che tutti sappiano trovare una soluzione che consenta loro di capire se
> la propria smart-tv a controllo vocale stia realmente catturando e mandando (oppure no...) l'audio
> della stanza, al produttore. Mi aspetto, pero', che si pongano il problema e... che lo chiedano "al
> cuggino esperto". Sarebbe gia' un ottimo passo avanti.
finché la media delle persone ti dirà "io non ho nulla da nascondere" non ci sarà un terreno per
impiantare (Bene Gesserit docet) una visione diversa...
--
Andrea Trentini ⠠⠵
http://atrent.it
public key ID: 0xA7A91E3B
Dip.to di Informatica
Università degli Studi di Milano
Sept. 19, 2023
Re: [nexa] necessaria alfabetizzazione digitale - già Mozilla: "It’s Official: Cars Are the Worst Product ...
by Damiano Verzulli
Il 16/09/23 14:06, alessandro marzocchi ha scritto:
> [....]
> Giacomo ed i non pochi nexiani con competenze adeguate: facciamo un
> passo avanti, diamo ad 1 (una sola) classe il sistema operativo
> insegnando ad usarlo? ... niente di più di quanto è avvenuto coi primi
> passi dell'alfabeto a... b... c... d...
Temo si tratti di una attivita' "inutile", in quanto --ne sono certo--
anche qualora andasse a buon fine, l'esito che ne deriverebbe (domani)
sarebbe MOLTO diverso da quello che i promotori si attendono (oggi).
Consapevole della delicatezza del tema che sto per trattare, provo ad
argomentare il mio punto di vista.
Di "Classi" che somigliano a quella descritta, ce ne sono diverse.
Meglio: un numero non trascurabile di docenti di scuole medie o
superiori (e, ovviamente, universitari) è perfettamente cosciente del
"problema". Ha le idee chiare sulla tecnologia. Almeno tanto quanto
molti NEXIANI che animano questa lista, e --a volte-- anche di piu'.
Un esempio concreto è il Prof. Paolo Del Romano, che --su mio invito--
da un po' segue questa lista [1][2]. Paolo, oltre ad essere un amico, è
il mio ex Professore di Ragioneria. Grazie a lui, nel 1988 imparai ad
utilizzare un foglio elettronico (Symphony [3]) per calcolare gli
"Indici di Bilancio". Paolo è stato determinante nell'introdurre
Internet nella sua scuola [fui io ad installare --su sua richiesta--,
nel 1995, il collegamento Internet via ISDN a scuola [in aula magna], e
fui io --nel 1996-- a "condividere" tale accesso con l'intero
laboratorio. Nessuno --tranne lui-- mi credeva, quando sostenevo che
'era possibile' tale condivisione].
Paolo --da tempo-- è un esperto di digitalizzazione dei processi. Usa
Linux da anni, sul proprio Desktop e sul "server" di contabilita'.
Insomma: potrebbe essere facilmente classificato come... il docente
PERFETTO per contribuire all'evoluzione digitale di una classe.
Giusto?
...eppure Paolo, con i suoi studenti, utilizza (in modo anche abbastanza
evoluto) tutti gli strumenti che Google gli mette a disposizione (a
partire da Classroom, ma non solo), e ne promuove attivamente l'utilizzo
nei confronti degli altri docenti della sua scuola.
Ed e' interessante osservare che io, non piu' tardi di una settimana
fa... gli ho anche dato una mano (e VOLENTIERI) a risolvere un problema
"tecnico", che riguardava esattamente l'utilizzo delle API di Google
(...a valle di alcuni cambiamenti di release).
*ATTENZIONE*: non sto affatto puntando il dito contro Paolo. Ci mancherebbe!
L'invito che faccio --in primis al nostro Alessandro Marzocchi, ma anche
a tutti gli altri NEXIANI-- è di riflettere: perchè si è arrivati a
tanto, ossia a Paolo che per la sua didattica usa gli strumenti di
Google? Cosa non ha funziona? Perché nella classe di Paolo o, meglio
ancora, nella sua scuola, non sono presenti, oggi, tecnologie libere? E
perché, nonostante l'esistenza di Paolo, la situazione... non soltanto
"non migliora" ma --come ampiamento scritto da chi addirittura ha
preceduto me e Paolo-- "peggiora" [4]?
Io credo fermamente che se non ci fermiamo (noi, qui, NEXIANI)) a
riflettere bene su queste domande e concordare sulle relative
risposte.... non arriveremo mai ad individuare una possibile via d'uscita.
Un saluto,
DV
[1] https://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2023-July/051223.html
[2] https://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2023-April/050850.html
[3] https://en.wikipedia.org/wiki/Lotus_Symphony_(MS-DOS)
[4]
http://linuxdidattica.org/docs/documenti/tribolazioni_software_libero.html
--
Damiano Verzulli
e-mail: damiano(a)verzulli.it
---
possible?ok:while(!possible){open_mindedness++}
---
"...I realized that free software would not generate the kind of
income that was needed. Maybe in USA or Europe, you may be able
to get a well paying job as a free software developer, but not
here [in Africa]..." -- Guido Sohne - 1973-2008
http://ole.kenic.or.ke/pipermail/skunkworks/2008-April/005989.html
Sept. 19, 2023
Re: [nexa] necessaria alfabetizzazione digitale - già Mozilla: "It’s Official: Cars Are the Worst Product ...
by Marco A. Calamari
Non avrei saputo dirlo meglio. Congratulazioni!
On mar, 2023-09-19 at 10:16 +0200, Damiano Verzulli wrote:
> Il 16/09/23 14:06, alessandro marzocchi ha scritto:
> >
...
> > Non mi illudo che l'alfabetizzazione digitale arrivi all'istante.
> Credo che "Alfabetizzazione digitale" sia un po' troppo generico.
> Mia madre (classe 1949) usa regolarmente WhatsApp e Telegram. Vede le
> previsioni del tempo. Fa un uso appena-sufficiente della "rubrica". Riesce a
> telefonare. Usa un telecomando di una smarttv.
> Secondo me, è difficile classificarla "analfabeta digitale".
> I miei due figli (2009/2012) sono "relativamente normali". A differenza di
> altri, sanno che esiste Matrix, che esiste Linux, che un mondo senza windows è
> possibile... Sanno anche cos'e' un RTT [1] molto meglio di molti adulti,
> perché... quando giocano on-line, e l'RTT sale oltre i 100ms.... loro lo
> notano.
> Secondo me, è difficile classificarli "analfabeti digitali".
> Molti docenti di scuola media o superiore (un buon 95%; forse 99%) usano
> regolarmente PC "di laboratorio" oppure "LIM/lavagne_elettroniche", corredate
> da tanti applicativi. Riescono a scrivere, disegnare, presentare.... creare
> applicazioni (penso a scratch [2], ma non solo). Negli istituti tecnici, l'uso
> di tecnologie avanzate (e proprietarie) è molto diffuso.
> Questi soggetti non possono certamente essere classificati come "analfabeti
> digitali" (...nonostante i miei figli possano spiegar loro quali siano i
> problemi indotti da un RTT "alto", molto meglio di moltissimi libri...)
> ...e potrei continuare.
> Nelle discussioni che si affrontano su questa lista, pero', il punto cruciale,
> a mio parere, è un altro. E faccio fatica ad etichettarlo con
> "alfabetizzazione digitale".
> Nessuno dei soggetti che ho citato sopra (cosi' come diversi, anche in questa
> lista) ha chiaro in mente perché sia possibile rubare una moderna auto
> semplicemente collegando un notebook alla "spina" di un connettore esterno
> (quello del 'sensore parcheggio', ad esempio). Oppure cosa accade (anche solo
> "a grandi linee") quando collego una smart-tv al wifi di casa.... oppure
> quando spargo Alexa e/o Google-Home e/o oggetti simili in giro per casa, tutti
> connessi, al wifi di casa. O anche... quando indosso uno smartwatch, magari
> dotato di SIM oppure semplicemente abbinato al "suo" smartphone.
> Oppure.... quando installo un'APP sullo smartphone, e questa mi chiede
> l'autorizzazione all'uso del microfono. E lo smartphone... ha una SIM con
> traffico dati praticamente illimitato.
> Quanti, su questo gruppo, hanno una idea --anche sommaria-- della quantita' e
> qualita' del traffico Internet che entra/esce dal loro router domestico?
> E quanti --fra coloro che usano uno smartphone-- hanno una qualche idea del
> traffico che entra/esce dal loro dispositivo? Quanti si pongono il problema di
> capire _SE_ queste difficolta' sono "normali", oppure vanno "combattute"?
> Quanti, invece, sanno quanta corrente elettrica è stata consumata dalla loro
> casa? E quanta "acqua"? Quanto è difficile recuperare queste informazioni?
> Perché questa disparita'?
> ----
> La buona notizia è che su questa lista MOLTI hanno le idee chiare del perché
> un Ateneo *NON* dovrebbe avere la posta elettronica del proprio personale _E_
> dei propri studenti gestita dalle big-tech. Cosi' come MOLTI intuiscono
> rapidamente i problemi indotti dalle piattaforme di gestione della didattica
> e/o degli esami, quando tali piattaforme sono fuori dal controllo dell'Ateneo.
> Si discute molto sull'uso degli smartphone, specialmente nei piu' giovani.
> Nessuno, pero', dice che il problema non è lo smartphone "in sé", ma quello
> che ci gira sopra. E nessuno riflette sul perché oggi sia cosi' banale... far
> girare su uno smartphone... praticamente qualsiasi cosa, senza avere la piu'
> pallida idea di cosa questa "cosa" faccia.
>
> Ecco. A me interessa che queste "sensibilità" vengano diffuse e diventino il
> piu' possibile mainstream. Non mi aspetto che tutti sappiano trovare una
> soluzione che consenta loro di capire se la propria smart-tv a controllo
> vocale stia realmente catturando e mandando (oppure no...) l'audio della
> stanza, al produttore. Mi aspetto, pero', che si pongano il problema e... che
> lo chiedano "al cuggino esperto". Sarebbe gia' un ottimo passo avanti.
> Chiamare tutto questo "alfabetizzazione digitale" mi pare fuorviante. Serve un
> passo avanti.
> Mio padre (classe 1934) ha fatto la 5a elementare e sa leggere e, con poche
> difficolta', scrivere. Se capisco bene, lo si puo' definire "alfabetizzato".
> Ecco: serve una sorta di scuola dell'obbligo, che porti gli utenti della
> tecnologia ad un livello superiore. Almeno... alla terza media (e, a scanso di
> equivoci.... *NON* sto parlando né di ECDL [3] né di imparare a programmare)
> Ed il primo salto che devono compiere è quello di riflettere sulle
> implicazioni introdotte dalla connettivita': "come cambia, il contesto, quando
> passiamo da un ICT always-OFFLINE, ad un ICT always-ONLINE?"
> Non saprei definire questo insieme di competenze. Ma sono abbastanza sicuro
> che se le etichettiamo con "alfabetizzazione digitale"... in realta' rischiamo
> di fare piu' danni che cose buone (...perché, inconsapevolmente, stiamo dando
> "benzina" al mega-motore che lavora a pieno regime per AMPLIARE questo divario
> di competenze).
> Bye,
> DV
>
> [1] https://en.wikipedia.org/wiki/Round-trip_delay
> [2] https://scratch.mit.edu/
> [3] https://en.wikipedia.org/wiki/International_Computer_Driving_Licence
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Sept. 19, 2023
Re: [nexa] necessaria alfabetizzazione digitale - già Mozilla: "It’s Official: Cars Are the Worst Product ...
by Damiano Verzulli
Il 16/09/23 14:06, alessandro marzocchi ha scritto:
> Non mi illudo che l'alfabetizzazione digitale arrivi all'istante.
Credo che "Alfabetizzazione digitale" sia un po' troppo generico.
Mia madre (classe 1949) usa regolarmente WhatsApp e Telegram. Vede le
previsioni del tempo. Fa un uso appena-sufficiente della "rubrica".
Riesce a telefonare. Usa un telecomando di una smarttv.
Secondo me, è difficile classificarla "analfabeta digitale".
I miei due figli (2009/2012) sono "relativamente normali". A differenza
di altri, sanno che esiste Matrix, che esiste Linux, che un mondo senza
windows è possibile... Sanno anche cos'e' un RTT [1] molto meglio di
molti adulti, perché... quando giocano on-line, e l'RTT sale oltre i
100ms.... loro lo notano.
Secondo me, è difficile classificarli "analfabeti digitali".
Molti docenti di scuola media o superiore (un buon 95%; forse 99%) usano
regolarmente PC "di laboratorio" oppure "LIM/lavagne_elettroniche",
corredate da tanti applicativi. Riescono a scrivere, disegnare,
presentare.... creare applicazioni (penso a scratch [2], ma non solo).
Negli istituti tecnici, l'uso di tecnologie avanzate (e proprietarie) è
molto diffuso.
Questi soggetti non possono certamente essere classificati come
"analfabeti digitali" (...nonostante i miei figli possano spiegar loro
quali siano i problemi indotti da un RTT "alto", molto meglio di
moltissimi libri...)
...e potrei continuare.
Nelle discussioni che si affrontano su questa lista, pero', il punto
cruciale, a mio parere, è un altro. E faccio fatica ad etichettarlo con
"alfabetizzazione digitale".
Nessuno dei soggetti che ho citato sopra (cosi' come diversi, anche in
questa lista) ha chiaro in mente perché sia possibile rubare una moderna
auto semplicemente collegando un notebook alla "spina" di un connettore
esterno (quello del 'sensore parcheggio', ad esempio). Oppure cosa
accade (anche solo "a grandi linee") quando collego una smart-tv al wifi
di casa.... oppure quando spargo Alexa e/o Google-Home e/o oggetti
simili in giro per casa, tutti connessi, al wifi di casa. O anche...
quando indosso uno smartwatch, magari dotato di SIM oppure semplicemente
abbinato al "suo" smartphone.
Oppure.... quando installo un'APP sullo smartphone, e questa mi chiede
l'autorizzazione all'uso del microfono. E lo smartphone... ha una SIM
con traffico dati praticamente illimitato.
Quanti, su questo gruppo, hanno una idea --anche sommaria-- della
quantita' e qualita' del traffico Internet che entra/esce dal loro
router domestico?
E quanti --fra coloro che usano uno smartphone-- hanno una qualche idea
del traffico che entra/esce dal loro dispositivo? Quanti si pongono il
problema di capire _SE_ queste difficolta' sono "normali", oppure vanno
"combattute"?
Quanti, invece, sanno quanta corrente elettrica è stata consumata dalla
loro casa? E quanta "acqua"? Quanto è difficile recuperare queste
informazioni?
Perché questa disparita'?
----
La buona notizia è che su questa lista MOLTI hanno le idee chiare del
perché un Ateneo *NON* dovrebbe avere la posta elettronica del proprio
personale _E_ dei propri studenti gestita dalle big-tech. Cosi' come
MOLTI intuiscono rapidamente i problemi indotti dalle piattaforme di
gestione della didattica e/o degli esami, quando tali piattaforme sono
fuori dal controllo dell'Ateneo.
Si discute molto sull'uso degli smartphone, specialmente nei piu'
giovani. Nessuno, pero', dice che il problema non è lo smartphone "in
sé", ma quello che ci gira sopra. E nessuno riflette sul perché oggi sia
cosi' banale... far girare su uno smartphone... praticamente qualsiasi
cosa, senza avere la piu' pallida idea di cosa questa "cosa" faccia.
Ecco. A me interessa che queste "sensibilità" vengano diffuse e
diventino il piu' possibile mainstream. Non mi aspetto che tutti
sappiano trovare una soluzione che consenta loro di capire se la propria
smart-tv a controllo vocale stia realmente catturando e mandando (oppure
no...) l'audio della stanza, al produttore. Mi aspetto, pero', che si
pongano il problema e... che lo chiedano "al cuggino esperto". Sarebbe
gia' un ottimo passo avanti.
Chiamare tutto questo "alfabetizzazione digitale" mi pare fuorviante.
Serve un passo avanti.
Mio padre (classe 1934) ha fatto la 5a elementare e sa leggere e, con
poche difficolta', scrivere. Se capisco bene, lo si puo' definire
"alfabetizzato". Ecco: serve una sorta di scuola dell'obbligo, che porti
gli utenti della tecnologia ad un livello superiore. Almeno... alla
terza media (e, a scanso di equivoci.... *NON* sto parlando né di ECDL
[3] né di imparare a programmare)
Ed il primo salto che devono compiere è quello di riflettere sulle
implicazioni introdotte dalla connettivita': "come cambia, il contesto,
quando passiamo da un ICT always-OFFLINE, ad un ICT always-ONLINE?"
Non saprei definire questo insieme di competenze. Ma sono abbastanza
sicuro che se le etichettiamo con "alfabetizzazione digitale"... in
realta' rischiamo di fare piu' danni che cose buone (...perché,
inconsapevolmente, stiamo dando "benzina" al mega-motore che lavora a
pieno regime per AMPLIARE questo divario di competenze).
Bye,
DV
[1] https://en.wikipedia.org/wiki/Round-trip_delay
[2] https://scratch.mit.edu/
[3] https://en.wikipedia.org/wiki/International_Computer_Driving_Licence
--
Damiano Verzulli
e-mail:damiano@verzulli.it
---
possible?ok:while(!possible){open_mindedness++}
---
"...I realized that free software would not generate the kind of
income that was needed. Maybe in USA or Europe, you may be able
to get a well paying job as a free software developer, but not
here [in Africa]..." -- Guido Sohne - 1973-2008
http://ole.kenic.or.ke/pipermail/skunkworks/2008-April/005989.html
Sept. 19, 2023