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Rocket science - ovvero tutto quello dovremmo sapere sui dati ma non osiamo mai domandarci.
by 380°
Ciao karlessi,
grazie infinite per l'aneddoto di pedagogia hacker che hai condiviso!
Lo riporto sotto.
Ritengo che l'esperienza che racconti sia perfetta per la lista di
discussione sulla "scienza aperta" di AISA
(https://aisa.sp.unipi.it/seguici/) per questo mi permetto di
inoltrarla lì, citando le parti pertinenti del tuo messaggio.
Chiedo perdono per il cross-posting e per l'OT in lista Nexa: abbiamo
concordato che non è questo il "luogo" per discutere di (meta)scienza,
ma trattandosi di informatica (che ovviamente è meta-scienza) forse ci
rientra di sponda.
In estrema sintesi, il "problema dato" è ampiamente sottovalutato, anche
dagli scienziati.
karlessi <karlessi(a)alekos.net> writes:
[...]
> a mo' di aneddoto, una storiella sui dati:
>
> tre anni fa sono stato relatore con alcune colleghe qui
> https://www.anthropocene-curriculum.org/project/parallax-lisboa/lisboa-para…
>
> fuffa? non fuffa? come vi pare. sparare sull'accademia è come sparare
> sulla croce rossa. ad ogni modo, c'erano una trentina di ricercatori e
> professori da tutto il mondo, perlopiù hard science: fisica, biologia,
> ecc. e ciascun* mi pareva piuttosto competente nel proprio campo. Se non
> lo era (ne dubito, mi ritengo piuttosto allenato), mi hanno imbrogliato
> per bene.
>
> cercando di spiegare quel che facciamo, come funziona la "pedagogia
> hacker", ho detto qualcosa tipo: "you know, technical and digital
> systems are increasingly complex, complicated indeed, with many layers.
> In fact, these systems tend to manipulate us while we're feeding them by
> interacting with them. We are manipulated by how systems are designed,
> by the default UI etc."
>
> sì, si parlava in finto inglese. sì, sono scarso in inglese e anche in
> finto inglese. cmq volevo proprio dire "manipulated", "manipolati"
>
> apriti cielo. Gli scienziati ci hanno attaccati, verbalmente aggrediti,
> al limite dell'aggressione fisica. Gente che non si conosceva,
> discipline lontanissime, continuavano a ripetere che i "dati" sono cose
> "oggettive".
Seriamente?
«Why Data Is Never Raw - On the seductive myth of information free of
human judgment» by Nick Barrowman, 2018
(sottolineo judgment, si veda in conclusione la nota su Kant, n.d.r)
https://www.thenewatlantis.com/publications/why-data-is-never-raw
«data is derived from the Latin meaning “given” [...], instead of
considering data as given it would be more appropriate to think of it as
taken, for which the Latin would be capta» [1]
Come se cose come queste non fossero mai state dette?
Come se cose come queste non riguardassero /anche/ loro?
> Stavo forse sostenendo che loro venivano manipolati dai "dati"? Stavo
> forse suggerendo che i loro "dati" non erano corretti? I "dati" non
> manipolano, e loro si occupavano di "dati". Sarà.
>
> Si sono calmati solo quando una collega ha preso in mano la situazione e
> ha fatto vedere la pagina principale di Google... ripetendo che
> l'apparenza inganna, "many layers", etc. ha digitato "Ctrl+u" sulla
> tastiera. Di fronte al JavaScript offuscato gli scienziati si sono
> calmati. [...]
Secondo me non è un caso che abbiate dovuto mostrare /codice/ offuscato
per evidenziare come l'apparenza dei _dati_ inganni...
> Quindi, il giorno dopo abbiamo proposto un pad aperto per l'occasione,
> a libero accesso, e abbiamo chiesto di scrivere la definizione di
> "data". Dopo un quarto d'ora c'erano una trentina di definizioni
> parecchio distanti fra loro, molte del tutto incompatibili.
>
> Ora... assumendo per un istante che quegli studiosi fossero un
> ragionevole campione di studiosi in "scienze dure", ci siamo portate a
> casa l'idea che non sia affatto chiaro cosa sono questi fantomatici
> dati.
Ehrm: ni... Nel senso che credo sia perfettamente chiaro almeno cosa
NON sono i "fantomatici" dati, almeno che non sono affatto fantomatici
:-D
...sembra poco ma non lo è affatto.
Cosa sia "dato", "codice" *e* la possibilità di essere trattato in modo
/omoiconico/ [2] da linguaggi sufficientemente evoluti, agli informatici
(e ai linguisti) è _abbastanza_ chiaro, credo... no?
Gli informatici-linguisti hanno /sofferto/ così tanto su questo problema
che sono arrivati _addirittura_ a cogitare un sistema di
rappresentazione che si chiama Resource Description Framework (e molto
prima un'intera classe di linguaggi: Lisp, Prolog, ecc.), per poterli
_meglio_ "gestire" 'sti dati... e /manipolare/ i "codici" manipolandoli
come se fossero dei "dati". (E ancora ce n'è da fare!)
Il fatto è che agli scienziati, anche (specie?) quelli esperti in
"scienze dure", frega oggettivamente poco di fare /esperienza/ nella
meta-scienza, perché sono convinti - grazie alla loro grande
intelligenza, specializzazione ed esperienza - di aver già capito tutto
di cos'è la scienza... /data/.
...in altre parole, essendo esperti in scienze più o meno dure,
letteralmente _schifano_ la scienza /soft/ per antonomasia: la
meta-fisica (della quale fa parte la meta-scienza). Anche la scienza
soft(ware), cioè l'informatica, ha più a che fare con il lato /meta/ che
non quello /dato/ della fisica, il meta-dato appunto (ma senza mai
trascurare la fisicità delle macchine!).
Capita poi che, se "per caso" si avesse voglia di approfondire la
seguente definizione di omoiconicità [2]:
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
A language is homoiconic if a program written in it can be manipulated
as data using the language, and thus the program's internal
representation can be inferred just by reading the program itself. This
property is often summarized by saying that the language treats code as
data.
In a homoiconic language, the primary representation of programs is also
a data structure in a primitive type of the language itself.
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
ci si potrebbe perfino domandare se la limitazione ai linguaggi per
"computer programming" non sia troppo /ristretta/, perché credo sia
facilmente comprensibile come tutto il "codice" in senso _ampio_ (dal
latino codex [3]), quando espresso in linguaggio naturale abbia la
fondamentale caratteristica di essere manipolabile come dato utilizzando
il linguaggio naturale stesso.
Quindi: il dato è codice e il codice è dato [4] (anzi _capta_).
E attenzione che qui stiamo parlando "solo" di dato, immaginati il Vaso
di Pandora che si aprirebbe introducendo il concetto di /misurazione/,
con tutti i criteri meta-metrologici del caso [5].
Ho l'impressione che, detta così, io possa far incazzare più di uno
scienziato :-(... purtroppo non sono capace di dirlo diversamente.
> è una storia realmente accaduta, dal mio punto di vista, s'intende; per
> me non c'è da discutere sul vero o falso,
No dai, non ci credo... o meglio, credo che questa ti sia sfuggita ma
non intendevi quello che capisco io :-)
> sul giusto e lo sbagliato,
Concordo: al massimo si può (anzi si /deve/) discutere sulla "relativity
of wrong"
[...]
> ma sul fatto che intendersi è complicato, provenendo da culture
> diverse in lingue malparlate e malcomprese ancora di più,
>
> nonostante tutto, IMHO si può capirsi, al di là delle differenze
>
> di diversità e varietà, più ce n'è, meglio è.
Sì concordo, ciascuno di noi deve fare del nostro meglio per "venirsi
incontro", altrimenti le cose si complicano più di quanto già non lo
siano.
Spero vivamente che questo "venirsi incontro" tenga presente il nocciolo
del problema filosofico (idealista?) che Kant ha così descritto nella
"Critica del Giudizio":
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
Sebbene vi sia un incommensurabile abisso tra il dominio del concetto
della natura o il sensibile, e il dominio del concetto della libertà o
il soprasensibile, in modo che nessun passaggio sia possibile dal primo
al secondo (mediante l'uso teoretico della ragione) quasi fossero due
mondi tanto diversi che l'uno non potesse avere alcun influsso
sull'altro... tuttavia il secondo [il mondo della libertà] deve avere un
influsso sul primo [il mondo della necessità], cioè il concetto della
libertà deve realizzare nel mondo sensibile lo scopo posto mediante le
sue leggi e la natura deve poter essere pensata in modo che la
conformità alle leggi che costituiscono la sua forma possa accordarsi
con la possibilità degli scopi che in esse debbono essere effettuati
secondo leggi della libertà.
(I. Kant, La Critica del giudizio, Bari 1964)
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
(https://it.wikipedia.org/wiki/Critica_del_Giudizio)
Nota mia: sensibile = fisico; soprasensibile = meta-fisico.
[...]
> ma... si può capirsi,
>
> con calma,
>
> e gentilezza
e tanta, tanta /divertente/ fatica :-D
[...]
Ciao! 380°
[1] mumble... capta, capture, /captive/. Non divaghiamo!
[2] https://en.wikipedia.org/wiki/Homoiconicity
[3] https://it.wikipedia.org/wiki/Codice_(filologia)
[4] proprio perché "the book IS a program":
https://docs.racket-lang.org/pollen/
[5] vorrà pur dire qualcosa che una non trascurabile realtà /ipotizzata/
dell'universo sia definita "materia oscura" e "energia oscura" dagli
stessi scienziati "duri", no?
P.S.: ora è assolutamente fuori luogo ma ho in mente tre o quattro
cosine che farebbero incazzare gli scienziati "duri e puri" ancora di
più dell'"accusa" di essere manipolati attraverso i dati.
--
380° (Giovanni Biscuolo public alter ego)
«Noi, incompetenti come siamo,
non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché»
Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice
but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
Oct. 2, 2023
Re: [nexa] la lingua batte dove il dente duole (antropomorfizzazione linguistica)
by alessandro marzocchi
La mia preoccupazione è che il bene linguaggio cambi condizione da bene
comune diffuso libero a bene a proprietà limitata.
> *"digitale" ha dunque significati diversi in contesti diversi*.
>
Ed ora - torno alla mia preoccupazione - si rafforza il rischio del
"pensiero" unico dominante; già era complicato e poco etico, vedo l'aumento
di potere concentrato. Non necessariamente potrebbe esser male se l'intero
processo fosse aperto a tutti ed a pari condizioni
*nessuno ha perso il controllo delle macchine!*
>
Il rischio che vedo è il controllo da parte di qualcuno, con parole diverse
è quello che scrivi tu (semprechè abbia capito bene).
Mantengo dubbi sull'esclusività umana nelle qualità che ci affascinano e
che non sappiamo definire - coscienza ecc ecc - e timori che la nuova era
aumenti il dominio di uomini su altri uomini.
Continua a preoccuparti per le tue figlie, alle quali vanno tutti i miei
auguri.
'notte.
Il giorno dom 1 ott 2023 alle ore 22:15 Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it> ha
scritto:
> Ciao Alessandro,
>
> Il 1 Ottobre 2023 18:28:13 UTC, alessandro marzocchi <alemarzoc(a)gmail.com>
> ha scritto:
> > *** Guido Vetere ***
> > Ho evocato la parola "digitale": da qualche anno ha cambiato significato
> > oppure no?
>
> Nella lingua sedimenta l'esperienza delle comunità che la usano per
> comunicare.
>
> Tali comunità hanno dimensioni misurabili statisticamente e che variano
> nel tempo:
> la più ovvia, la numerosità, assoluta e relativa.
>
> Meno ovvia la diffusione geografica o la ricchezza.
> Proiettare queste dimensioni sui termini usati dalla comunità è però un
> errore grossolano
>
>
> In ogni dato momento ogni termine può assumere diversi significati (e
> diverse sfumature
> dello stesso significato) a seconda del contesto di utilizzo.
>
> "digitale" ha dunque significati diversi in contesti diversi.
>
>
> > Se si, ed in generale nei fenomeni linguistici, la frequenza statistica
> ha
> > qualche rilevanza oppure no?
>
> Le diverse comunità poi elaborano continuamente la propria cultura ed il
> proprio linguaggio.
> Questa continua elaborazione culturale può rendere più frequenti
> determinati temi
> e di conseguenza i termini utilizzati per comunicare.
>
> Ma il fatto che l'infornatica sia confusamente sulla bocca di tutti non
> rende l'accezione di "digitale"
> che la riguarda predominante rispetto alle precedenti: semplicemente in
> quel contesto
> assume un significato diverso (e piuttosto confuso se non ci si attiene
> alla ottima definizione del
> Professor Nardelli) da quello che assume in botanica o in medicina.
>
>
> > L'uomo ha cominciato a perdere qualità non inventando macchine ma da
> quando
> > ne ha perso il controllo
>
> È questo il punto Alessandro: nessuno ha perso il controllo delle macchine!
>
> Qualcuno vuole fartelo credere per farti perdere il controllo delle
> aziende che le controllano.
>
> > non so cosa arriverà domani ma oggi questa
> > perdita di controllo acquista sempre più velocità e spazi a danno
> > dell'umano.
>
> Un danno perpetrato uomini, non da macchine.
> Uomini che si nascondono dietro macchine di cui dichiarano qualità
> favolose che tutti si bevono.
>
> Le AI sono i vestiti nuovi dell'imperatore ai tempi della democrazia.
>
> E il corto circuito è tale che il bimbo che li deride rivelando
> l'allucinazione di chi
> gli attribuisce addirittura "creatività" appare come un "tecnocrate
> delirante"!
>
> Ci sarebbe da farne una favola, ma i farebbe venire gli incubi!
>
>
> > temo che il risultato sia già scritto.
>
> Non lo è.
>
> Fintanto che deridere chi parla di "intelligenza artificiale, "machine
> learning"
> e baggianate simili sarà legale, ci sarà da divertirsi.
>
>
>
> > invitavo a non cullarsi sulle
> > qualità dell'umano, potremmo essere solo scimmie parlanti che si stanno
> > facendo fregare il linguaggio.
>
> Forse.
>
> Ma non da "intelligenze artificiali".
>
> Da un pugno di aziende e da chi le controlla.
>
>
> Poi sì, il loro successo potrebbe avere ricadute evolutive drammatiche
> sulla
> (maggioranza della) nostra specie.
>
> Ma prima avrà ricadute culturali e sociali cui possiamo opporci,
> opponendoci
> all'alienazione cibernetica che ne è strumento fondamentale.
>
> Trattiamo le persone da persone e le cose da cose.
>
> Curiamo (nel senso etimologico) le persone alienate che si lasciano
> ridurre ad ingranaggi.
> Arrestiamo (almeno nel senso etimologico) le persone che cercano di
> alienarci
> facendo passare macchine per intelligenze.
>
>
> Non perché l'uomo sia misura di tutte le cose, ma perché solo all'uomo [1]
> interessa misurarle.
>
>
> Giacomo
>
> [1] e nemmeno a tutti: ti consiglio questo splendido talk dell'hack
> meeting
> calabrese di quest'anno:
>
> https://ia600504.us.archive.org/3/items/hackmeeting2023-registrazioni/C%27%…
>
> Si potrebbe riflettere a lungo sull'arroganza della scienza occidentale
> ben espressa
> da quella domanda finale, utilitarista ai limiti della violenza.
>
> È un'arroganza che affonda le sue radici nella filosofia greca, nella
> matematica radicalizzata e menomata della filosofia stessa... fin poi
> nella logica
> e nella riproducibilità sperimentale che regola i processori
> permettendoci di programmarli
> affinché distribuiscano le nostre email.
>
> Ma pur sempre arroganza rimane.
>
Oct. 1, 2023
Re: [nexa] la lingua batte dove il dente duole (antropomorfizzazione linguistica)
by Giacomo Tesio
Ciao Alessandro,
Il 1 Ottobre 2023 10:48:42 UTC, alessandro marzocchi ha scritto:
>
> In calce copio una lettura che ho trovato stimolante, dal Sole 24 ore di
> oggi 1 ottobre
Lettura molto evocativa, a tratti poetica, che ti ringrazio di aver condiviso con noi.
Non posso che provare a ricambiare con un altro testo, un po' più lungo ma che
potrebbe costituire la risposta giocosa e irriverente di un hacker a quelle
poetiche elucubrazioni sulla scrittura:
https://en.m.wikipedia.org/wiki/Whitespace_(programming_language)
Insomma: non è detto che il significato stia nelle parole tracciate dallo scriba: potrebbe
stare benissimo nello spazio che le separa! ;-)
Giacomo
PS: "ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia"
Whitespace è uno dei tanti esempi della ricchissima elaborazione culturale
che caratterizza l'informatica.
Tanta ricchezza non dovrebbe essere prerogativa di una élite!
PPS: lo scriba serviva il potere, non la memoria.
Oct. 1, 2023
Re: [nexa] la lingua batte dove il dente duole (antropomorfizzazione linguistica)
by Giacomo Tesio
Ciao Alessandro,
Il 1 Ottobre 2023 18:28:13 UTC, alessandro marzocchi <alemarzoc(a)gmail.com> ha scritto:
> *** Guido Vetere ***
> Ho evocato la parola "digitale": da qualche anno ha cambiato significato
> oppure no?
Nella lingua sedimenta l'esperienza delle comunità che la usano per comunicare.
Tali comunità hanno dimensioni misurabili statisticamente e che variano nel tempo:
la più ovvia, la numerosità, assoluta e relativa.
Meno ovvia la diffusione geografica o la ricchezza.
Proiettare queste dimensioni sui termini usati dalla comunità è però un errore grossolano
In ogni dato momento ogni termine può assumere diversi significati (e diverse sfumature
dello stesso significato) a seconda del contesto di utilizzo.
"digitale" ha dunque significati diversi in contesti diversi.
> Se si, ed in generale nei fenomeni linguistici, la frequenza statistica ha
> qualche rilevanza oppure no?
Le diverse comunità poi elaborano continuamente la propria cultura ed il proprio linguaggio.
Questa continua elaborazione culturale può rendere più frequenti determinati temi
e di conseguenza i termini utilizzati per comunicare.
Ma il fatto che l'infornatica sia confusamente sulla bocca di tutti non rende l'accezione di "digitale"
che la riguarda predominante rispetto alle precedenti: semplicemente in quel contesto
assume un significato diverso (e piuttosto confuso se non ci si attiene alla ottima definizione del
Professor Nardelli) da quello che assume in botanica o in medicina.
> L'uomo ha cominciato a perdere qualità non inventando macchine ma da quando
> ne ha perso il controllo
È questo il punto Alessandro: nessuno ha perso il controllo delle macchine!
Qualcuno vuole fartelo credere per farti perdere il controllo delle aziende che le controllano.
> non so cosa arriverà domani ma oggi questa
> perdita di controllo acquista sempre più velocità e spazi a danno
> dell'umano.
Un danno perpetrato uomini, non da macchine.
Uomini che si nascondono dietro macchine di cui dichiarano qualità favolose che tutti si bevono.
Le AI sono i vestiti nuovi dell'imperatore ai tempi della democrazia.
E il corto circuito è tale che il bimbo che li deride rivelando l'allucinazione di chi
gli attribuisce addirittura "creatività" appare come un "tecnocrate delirante"!
Ci sarebbe da farne una favola, ma i farebbe venire gli incubi!
> temo che il risultato sia già scritto.
Non lo è.
Fintanto che deridere chi parla di "intelligenza artificiale, "machine learning"
e baggianate simili sarà legale, ci sarà da divertirsi.
> invitavo a non cullarsi sulle
> qualità dell'umano, potremmo essere solo scimmie parlanti che si stanno
> facendo fregare il linguaggio.
Forse.
Ma non da "intelligenze artificiali".
Da un pugno di aziende e da chi le controlla.
Poi sì, il loro successo potrebbe avere ricadute evolutive drammatiche sulla
(maggioranza della) nostra specie.
Ma prima avrà ricadute culturali e sociali cui possiamo opporci, opponendoci
all'alienazione cibernetica che ne è strumento fondamentale.
Trattiamo le persone da persone e le cose da cose.
Curiamo (nel senso etimologico) le persone alienate che si lasciano ridurre ad ingranaggi.
Arrestiamo (almeno nel senso etimologico) le persone che cercano di alienarci
facendo passare macchine per intelligenze.
Non perché l'uomo sia misura di tutte le cose, ma perché solo all'uomo [1] interessa misurarle.
Giacomo
[1] e nemmeno a tutti: ti consiglio questo splendido talk dell'hack meeting
calabrese di quest'anno:
https://ia600504.us.archive.org/3/items/hackmeeting2023-registrazioni/C%27%…
Si potrebbe riflettere a lungo sull'arroganza della scienza occidentale ben espressa
da quella domanda finale, utilitarista ai limiti della violenza.
È un'arroganza che affonda le sue radici nella filosofia greca, nella
matematica radicalizzata e menomata della filosofia stessa... fin poi nella logica
e nella riproducibilità sperimentale che regola i processori permettendoci di programmarli
affinché distribuiscano le nostre email.
Ma pur sempre arroganza rimane.
Oct. 1, 2023
Re: [nexa] la lingua batte dove il dente duole (antropomorfizzazione linguistica)
by alessandro marzocchi
*** Guido Vetere ***
Ho evocato la parola "digitale": da qualche anno ha cambiato significato
oppure no?
Se si, ed in generale nei fenomeni linguistici, la frequenza statistica ha
qualche rilevanza oppure no?
*** Marco Fioretti ***
> la macchina ha cominciato a SEMBRARE come se ecc ecc.. non a ESSERE
Accade oppure no che a volte SEMBRARE opera come ESSERE?
> quando accade DAVVERO (che uomo e macchina facciano la stessa cosa) , e'
perche' l'uomo si e' ridotto a una macchina, non certo il contrario.
L'uomo ha cominciato a perdere qualità non inventando macchine ma da quando
ne ha perso il controllo, non so cosa arriverà domani ma oggi questa
perdita di controllo acquista sempre più velocità e spazi a danno
dell'umano.
Appartengo alla tribù ed ho tutte le tue preoccupazioni, vorrei molto
fermare questa tendenza ma temo che il risultato sia già scritto. Non era
questo il punto su cui chiedevo attenzione, invitavo a non cullarsi sulle
qualità dell'umano, potremmo essere solo scimmie parlanti che si stanno
facendo fregare il linguaggio. Invece di essere così genialmente superiori
rischiamo di comportarci da idioti.
-----
Grazie e cordialità.
Duccio (Alessandro Marzocchi)
Il giorno dom 1 ott 2023 alle ore 17:22 <nexa-request(a)server-nexa.polito.it>
ha scritto:
>
> Date: Sun, 1 Oct 2023 15:39:19 +0200
> From: Guido Vetere <vetere.guido(a)gmail.com>
> To: Nexa <nexa(a)server-nexa.polito.it>
> Subject: Re: [nexa] la lingua batte dove il dente duole
> (antropomorfizzazione linguistica)
> Message-ID:
> <CAD3hHB7HD4GtfGPH6qWEXvZH7JsOutU=Q=
> ApPZMQuPeE5kY5JQ(a)mail.gmail.com>
> Content-Type: text/plain; charset="utf-8"
>
> > La parola acquista significato e lo cambia su basi statistiche
>
> se iniziamo a considerare la significazione come una proprietà statistica
> della parola, allora davvero ci meritiamo l'estinzione
>
> G.
>
> ------------------------------
>
> Message: 2
> Date: Sun, 1 Oct 2023 17:22:41 +0200
> From: "M. Fioretti" <mfioretti(a)nexaima.net>
> To: nexa(a)server-nexa.polito.it
> Subject: Re: [nexa] la lingua batte dove il dente duole
> (antropomorfizzazione linguistica)
> Message-ID: <ZRmOwQjNvano2naZ(a)nexaima.net>
> Content-Type: text/plain; charset=utf-8
>
> On Sun, Oct 01, 2023 12:48:42 PM +0200, alessandro marzocchi wrote:
> > Buongiorno.
> > Ho trovato fra i più interessanti lo scambio ‘Biggest act of copyright
> theft in
> > history’ ...' un filo di Arianna nel labirinto...
> > ...
> > la macchina ha cominciato a fare quello che per decine di migliaia
> > di anni è stato esclusiva dell'uomo
>
> o forse anche no. Se c'e' stato un filo d'Arianna da non perdere, nel
> labirinto di quella discussione, e' proprio il fatto che la macchina
> ha cominciato a SEMBRARE come se ecc ecc.. non a ESSERE.
>
> > Mi pare chiaro anche che, pur diversi, macchina ed uomo a volte
> > fanno la stessa cosa
>
> a me pare che quasi sempre, quando questo accade DAVVERO, e' perche'
> l'uomo si e' ridotto a una macchina, non certo il contrario.
>
> NOI siamo esseri umani. QUELLE sono scatole parlanti, ma sempre e solo
> scatole. E se anche noi FOSSIMO effettivamente solo animali, quelle
> non son nemmeno animali. Ma davvero abbiamo bisogno di ricordarli,
> certi punti?
>
> Se non altro perche', come specie/societa', siamo ancora nella fase in
> cui nemmeno sul significato di "uomo" siamo davvero tutti d'accordo.
> Bastano dieci minuti di talk show sui migranti per ricordarselo.
>
> Nulla di personale, ovviamente: ma posizioni come queste, sicuramente
> in buona fede,
>
> > Non sono per niente sicuro che coscienza, mente, intelligenza sono
> > esclusive dell'uomo
>
> a me fanno parecchia paura. Potrebbero diventare argomento di
> discussione "sicuro" quando non ci sara' chi e' ancora sicuro che
> "coscienza, mente, intelligenza" siano esclusive solo di certi tipi di
> "uomo". Dargli credito prima rischia di scoppiarci in faccia.
>
> Un problema VERO che abbiamo e' proprio che mettendo insieme
>
> - prendere seriamente qualsiasi equivalenza fra AI e umani con
>
> - la possibilita' da AI di "treat things that really seem like people
> as if they're not people"
>
> ci si abitua a fare il contrario, cioe' a trattare come macchine anche
> cose che invece SONO persone (vedi "AI will make things worse" qui:
> https://mfioretti.substack.com/p/thoughts-and-tips-on-the-state-of )
>
> NOI siamo esseri umani gia' pieni di problemi concreti e urgenti, tipo
> sintetizzare nuove generazioni di antibiotici piu' resistenti ai
> superbug.
>
> QUELLE, le AI, sono scatole parlanti che vanno sfruttate prima
> possibile per risolvere QUEI problemi e nulla piu'.
>
> Se non altro per ragioni di urgenza e di limiti delle nostre (come
> specie!) capacita' di "calcolo", qualsiasi elucubrazione piu'
> complessa dovremmo evitarla, pure se fosse fondata. Per favore!
>
> Marco
> https://mfioretti.substack.com
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Oct. 1, 2023
Re: [nexa] la lingua batte dove il dente duole (antropomorfizzazione linguistica)
by M. Fioretti
On Sun, Oct 01, 2023 12:48:42 PM +0200, alessandro marzocchi wrote:
> Buongiorno.
> Ho trovato fra i più interessanti lo scambio ‘Biggest act of copyright theft in
> history’ ...' un filo di Arianna nel labirinto...
> ...
> la macchina ha cominciato a fare quello che per decine di migliaia
> di anni è stato esclusiva dell'uomo
o forse anche no. Se c'e' stato un filo d'Arianna da non perdere, nel
labirinto di quella discussione, e' proprio il fatto che la macchina
ha cominciato a SEMBRARE come se ecc ecc.. non a ESSERE.
> Mi pare chiaro anche che, pur diversi, macchina ed uomo a volte
> fanno la stessa cosa
a me pare che quasi sempre, quando questo accade DAVVERO, e' perche'
l'uomo si e' ridotto a una macchina, non certo il contrario.
NOI siamo esseri umani. QUELLE sono scatole parlanti, ma sempre e solo
scatole. E se anche noi FOSSIMO effettivamente solo animali, quelle
non son nemmeno animali. Ma davvero abbiamo bisogno di ricordarli,
certi punti?
Se non altro perche', come specie/societa', siamo ancora nella fase in
cui nemmeno sul significato di "uomo" siamo davvero tutti d'accordo.
Bastano dieci minuti di talk show sui migranti per ricordarselo.
Nulla di personale, ovviamente: ma posizioni come queste, sicuramente
in buona fede,
> Non sono per niente sicuro che coscienza, mente, intelligenza sono
> esclusive dell'uomo
a me fanno parecchia paura. Potrebbero diventare argomento di
discussione "sicuro" quando non ci sara' chi e' ancora sicuro che
"coscienza, mente, intelligenza" siano esclusive solo di certi tipi di
"uomo". Dargli credito prima rischia di scoppiarci in faccia.
Un problema VERO che abbiamo e' proprio che mettendo insieme
- prendere seriamente qualsiasi equivalenza fra AI e umani con
- la possibilita' da AI di "treat things that really seem like people
as if they're not people"
ci si abitua a fare il contrario, cioe' a trattare come macchine anche
cose che invece SONO persone (vedi "AI will make things worse" qui:
https://mfioretti.substack.com/p/thoughts-and-tips-on-the-state-of )
NOI siamo esseri umani gia' pieni di problemi concreti e urgenti, tipo
sintetizzare nuove generazioni di antibiotici piu' resistenti ai
superbug.
QUELLE, le AI, sono scatole parlanti che vanno sfruttate prima
possibile per risolvere QUEI problemi e nulla piu'.
Se non altro per ragioni di urgenza e di limiti delle nostre (come
specie!) capacita' di "calcolo", qualsiasi elucubrazione piu'
complessa dovremmo evitarla, pure se fosse fondata. Per favore!
Marco
https://mfioretti.substack.com
Oct. 1, 2023
Re: [nexa] la lingua batte dove il dente duole (antropomorfizzazione linguistica)
by Guido Vetere
> La parola acquista significato e lo cambia su basi statistiche
se iniziamo a considerare la significazione come una proprietà statistica
della parola, allora davvero ci meritiamo l'estinzione
G.
On Sun, 1 Oct 2023 at 12:49, alessandro marzocchi <alemarzoc(a)gmail.com>
wrote:
> Buongiorno.
> Ho trovato fra i più interessanti lo scambio ‘Biggest act of copyright
> theft in history’ ...' un filo di Arianna nel labirinto.
> La sostanza non cambia ma i toni si possono moderare. Per me il punto
> centrale è l'antropomorfizzazione linguistica, penso che abbiamo appena
> cominciato a girare una pagina epocale, analoga a quella avviata con la
> parola: la macchina ha cominciato a fare quello che per decine di migliaia
> di anni è stato esclusiva dell'uomo, non è la prima volta che entra in
> crisi una funzione che si riteneva esclusiva ma coscienza lingua mente
> parola pensiero ... cervello aprono una crisi delicata: siamo "la misura di
> tutte le cose"?
> Mi pare chiaro che macchina ed uomo sono diversi: per risorse energetiche,
> per "quantità" di elaborazione, per possibilità di "attuare" oppure no il
> pensiero, il quale è ciò che è in conseguenza della parola. Inoltre la
> "quantità" di elaborazione influisce anche sulle sue "qualità" e su quelle
> del suo prodotto.
> Mi pare chiaro anche che, pur diversi, macchina ed uomo a volte fanno la
> stessa cosa: gli occhiali sono una protesi a servizio della vista, il
> "cervello elettronico" può essere una protesi a servizio della mente, ad un
> certo punto il "cervello elettronico" è diventato IA, più o meno la penso
> come Giacomo ma ... (forse) il tempo è scaduto. Domando: il problema è
> evolvere dalla competizione (dentro c'è finanza, mercato, c'è la molla
> umana verso conoscenza, potere) verso la collaborazione (ad es, c'è la
> pace)? Ammesso che sia corretta questa direzione, ci vorrà molto tempo.
> Non sono per niente sicuro che coscienza, mente, intelligenza sono
> esclusive dell'uomo, in fin dei conti siamo una specie animale ed il
> cosiddetto bios è comparso nel cosmo abbastanza di recente, radicalizzando
> si può riflettere sulla materia pura senza bios ma dalla quale è emerso il
> bios, dal quale è arrivato l'animale, dal quale è arrivato l'uomo, dal
> quale è arrivata la parola.
> La parola acquista significato e lo cambia su basi statistiche: digitale,
> poche decine di anni fa era una pianta, ma ora è tutt'altro.
> Antropomorfizzazione linguistica è soltanto il titolo, ora c'è da svolgere
> il tema.
> Copyright e dintorni: i dialoghi (scritti) di Platone sono un’opera
> derivata (delle parole non scritte) di Socrate?
> In calce copio una lettura che ho trovato stimolante, dal Sole 24 ore di
> oggi 1 ottobre, spero che autore e/o editore non si arrabbino, ©
> RIPRODUZIONE RISERVATA
> Grazie ancora ed auguri cordiali.può essere
> Duccio (Alessandro Marzocchi)
> - - -
> PRIMA PAGINA DOMENICA
> Domenica 01 Ottobre 2023 elogio della scrittura (a mano) - Giuseppe Lupo -
> Fondamenti del sapere. In un’opera monumentale, «I custodi della memoria»,
> l’archeologo Louis Godart ricostruisce mitologie e fatti relativi
> all’invenzione della parola scritta. Un modo anche per riflettere su un
> atto solenne il cui fascino perdura anche nell’era dei tablet
> In una delle tante sale del Louvre, nel Dipartimento delle antichità
> egizie, si può ammirare la statua di un uomo accovacciato a terra, gambe
> incrociate, mani che reggono un rotolo di papiro e sguardo nel vuoto. È la
> raffigurazione dello scriba, conosciuto anche come scriba rosso, celebre
> icona di un’originale maniera d’essere al mondo: dentro il palazzo del
> potere, nel cuore della Storia, eppure in prospettiva defilata, come si
> addice a un testimone.
> Ciò che colpisce di questa scultura non è tanto il perfetto stato di
> conservazione del colore, nonostante il materiale di cui è composta, il
> calcare, risalga al III millennio a.C., quanto l’espressione degli occhi,
> quella ieratica fissità di chi sta in ascolto ed è tutto concentrato
> nell’immagazzinare informazioni, nell’inventariare dati, nel trascrivere
> numeri e parole in un luogo dal multiforme valore simbolico, poco conta se
> sia un rotolo di papiro o una tavoletta ricoperta da cera d’api o una
> pietra piatta o un foglio di carta bianca o addirittura, con un enorme
> salto nel postmoderno, un tablet. Lo scriba obbedisce a questo compito:
> trasferire la parola orale in parola scritta, tradurre (nel significato
> antico del tradere: trasmettere, affidare, tramandare, riferire,
> decodificare) la complessità congenita di un testo in maniera da fissare un
> ordine, una disciplina. «L’immobilità dello scriba è la sua libertà, la sua
> vittoria sul caos», afferma Leonardo Sinisgalli nel 1960, pensando alle
> caratteristiche dell’intellettuale nel secolo della modernità.
> Perciò scrivere è un gesto solenne, un compito che contiene il culto della
> norma (Frank Lloyd Wright definiva il poeta «disconosciuto legislatore del
> mondo»), un esercizio sacerdotale che non solo conferiva prestigio a chi lo
> praticava nelle civiltà sorte intorno al Tigri, all’Eufrate, al Nilo, ma
> restituisce a noi l’archetipo di un rito. All’origine della scrittura
> agiscono diversi elementi che implicano, da un lato, il rapporto con il
> sacro e, dall’altro, i legami con la memoria, dunque con il mito del tempo
> che passa. Louis Godart riferisce due narrazioni provenienti dall’area
> mesopotamica. La prima racconta di un essere ibrido, di nome Oannés, con il
> corpo di pesce e la testa di uomo, venuto dal mare per insegnare i segreti
> delle lettere e dei numeri agli abitanti della Terra. L’altra narra del
> sovrano di Uruk, Enmerkar, che inviò un messaggero al sovrano di Aratta con
> un lunghissimo elenco di richieste. Poiché il messaggero non riusciva a
> tenere a mente ogni cosa, Enmerkar impastò l’argilla, ne fece una tavoletta
> e sopra incise le parole che – recita la leggenda – avevano la «forma di un
> chiodo». Tra le due storie, la seconda conserva un significato di gran
> lunga più emblematico sia perché fa risalire l’invenzione della scrittura a
> una necessità umana (e non a un dono divino), sia perché postula uno degli
> argomenti di maggiore fascino in termini di analisi calligrafica.
> I filologi e i paleografi definiscono “forma dei segni” la maniera in cui
> uno scriba attribuisce un’impronta personale al carattere dell’alfabeto nel
> momento stesso in cui viene tracciato dalle sue mani. Osservare il
> movimento delle linee, analizzare il loro tortuoso tentennare o la chiarità
> del tratto, è ritenuto un metodo infallibile attraverso cui risalire alla
> paternità dell’autore. La grafia è la nostra voce, irripetibile come la
> nostra identità o i tratti somatici e, per quanto la tecnologia assicuri
> praticità, immediatezza, utilità rispetto alla scrittura a mano, a nessuno
> verrebbe in mente di rinunciare alla curva di un ghirigoro o al labirinto
> di uno scarabocchio, se è vero che proprio nella scrittura a mano è
> contenuta l’essenza geografica a cui apparteniamo.
> Per quanto mi riguarda, ho creduto e continuo a credere alla mia maestra
> delle elementari che metteva in scena il teatrino delle lettere per farcele
> capire meglio: la a somigliava a una vecchietta con il bastone, la b a una
> donna con il pancione, la l alle orecchie del cavallo, la t alle antenne
> sui tetti. Suggestioni più o meno identiche ci vengono da un testo di
> Giorgio Manganelli che risale a qualche decennio fa: «Vi è qualcosa di
> fondamentalmente diverso tra la grafia dei nostri libri, che presenta
> lettere solitarie, tutte accerchiate da una breve e deserta aureola di
> bianco, e la grafia araba: questa reca dentro le proprie volute il peso, il
> moto, la voluttà, la concentrazione dello scriba, i suoi estri e i fulminei
> languori; la grafia occidentale, latina, offre un album di disegni, di
> esempi, di modelli, di idee alfabetiche, la grafia araba è impensabile al
> di fuori della mano che la inventa, che la carica del suo specifico amore,
> ignora l’isolamento delle singole lettere ma trapassa per vie indirette
> dall’uno all’altro segno, ed ama intricarli, sovrapporli, allacciarli». Se
> la grafia araba è un labirinto barocco, quella latina è un teorema
> razionale. Nel corpo a corpo che la mano dello scriba dovrà ingaggiare tra
> segno e assenza di segno, cioè tra detto e non detto, si cela un tema
> ancora più profondo.
> Omero aveva ratificato questa intuizione al verso 10 dell’Odissea: «Anche
> a noi di’ qualcosa di queste avventure, o dea, figlia di Zeus» (cito dalla
> traduzione di Rosa Calzecchi Onesti, Einaudi 1989). Chi, meglio di Omero,
> avrebbe potuto chiedere alla Musa l’opportunità di conoscere tutto di
> Ulisse e grazie a quel tutto comporre un poema assai più completo ed
> esaustivo? Invece si accontenta di qualcosa (tón amóthen), pronome
> indefinito che significa omissione, parzialità.
> Domandiamoci fino a che punto la Musa ha parlato al poeta e quanto invece,
> di quel che è entrato nelle orecchie, il poeta ha preferito occultare.
> L’Odissea diventa paradigma del narrare occidentale non per quel che
> racconta, ma per quel che tace, per i suoi vuoti e le zone d’ombra, per
> quell’aureola di bianco di cui parlava Manganelli, che sostituisce il vuoto
> delle parole rimaste nel sottosuolo. La ricchezza di un testo sta nello
> stato di sospensione, nelle intercapedini di inchiostro che si aprono, come
> una voragine o una vertigine, tra una lettera e l’altra di una medesima
> parola. Nell’ossessione di colmare i buchi, in quella imparagonabile
> delizia che spinge a combattere l’horror vacui lo scriba va incontro al suo
> trionfo, esercitando quell’oscuro e forse imbattibile privilegio di offrire
> al mondo il diritto a salvarsi. Come Noè con la sua arca, come il contabile
> di Oskar Schindler che compila la famosa lista battendo sui tasti della
> macchina per ufficio, l’atto stesso di scrivere protegge da un diluvio
> altrettanto temibile: chiamiamolo oblio, chiamiamola dimenticanza, è una
> condanna che nasce dall’usura del tempo e dalle incursioni della Storia.
> Lo scriba vince perché salva (mai termine del linguaggio informatico
> poteva esprimere migliore profondità semantica), il suo lavoro costituisce
> l’ultimo baluardo contro la minaccia della dissolvenza e in questa sua
> altissima prerogativa, nell’illudersi di sfidare faccia a faccia il nulla
> della non memoria, si nasconde il segreto della sua arte: conquistare un
> barlume di eternità con una goccia di inchiostro, affidare un testo a chi
> verrà dopo e, così facendo, credere nella vita.
> © RIPRODUZIONE RISERVATA
> Louis Godart I custodi della memoria. Lo scriba tra Mesopotamia, Egitto ed
> Egeo Einaudi, pagg. 296, € 30
>
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>
Oct. 1, 2023
la lingua batte dove il dente duole (antropomorfizzazione linguistica)
by alessandro marzocchi
Buongiorno.
Ho trovato fra i più interessanti lo scambio ‘Biggest act of copyright
theft in history’ ...' un filo di Arianna nel labirinto.
La sostanza non cambia ma i toni si possono moderare. Per me il punto
centrale è l'antropomorfizzazione linguistica, penso che abbiamo appena
cominciato a girare una pagina epocale, analoga a quella avviata con la
parola: la macchina ha cominciato a fare quello che per decine di migliaia
di anni è stato esclusiva dell'uomo, non è la prima volta che entra in
crisi una funzione che si riteneva esclusiva ma coscienza lingua mente
parola pensiero ... cervello aprono una crisi delicata: siamo "la misura di
tutte le cose"?
Mi pare chiaro che macchina ed uomo sono diversi: per risorse energetiche,
per "quantità" di elaborazione, per possibilità di "attuare" oppure no il
pensiero, il quale è ciò che è in conseguenza della parola. Inoltre la
"quantità" di elaborazione influisce anche sulle sue "qualità" e su quelle
del suo prodotto.
Mi pare chiaro anche che, pur diversi, macchina ed uomo a volte fanno la
stessa cosa: gli occhiali sono una protesi a servizio della vista, il
"cervello elettronico" può essere una protesi a servizio della mente, ad un
certo punto il "cervello elettronico" è diventato IA, più o meno la penso
come Giacomo ma ... (forse) il tempo è scaduto. Domando: il problema è
evolvere dalla competizione (dentro c'è finanza, mercato, c'è la molla
umana verso conoscenza, potere) verso la collaborazione (ad es, c'è la
pace)? Ammesso che sia corretta questa direzione, ci vorrà molto tempo.
Non sono per niente sicuro che coscienza, mente, intelligenza sono
esclusive dell'uomo, in fin dei conti siamo una specie animale ed il
cosiddetto bios è comparso nel cosmo abbastanza di recente, radicalizzando
si può riflettere sulla materia pura senza bios ma dalla quale è emerso il
bios, dal quale è arrivato l'animale, dal quale è arrivato l'uomo, dal
quale è arrivata la parola.
La parola acquista significato e lo cambia su basi statistiche: digitale,
poche decine di anni fa era una pianta, ma ora è tutt'altro.
Antropomorfizzazione linguistica è soltanto il titolo, ora c'è da svolgere
il tema.
Copyright e dintorni: i dialoghi (scritti) di Platone sono un’opera
derivata (delle parole non scritte) di Socrate?
In calce copio una lettura che ho trovato stimolante, dal Sole 24 ore di
oggi 1 ottobre, spero che autore e/o editore non si arrabbino, ©
RIPRODUZIONE RISERVATA
Grazie ancora ed auguri cordiali.può essere
Duccio (Alessandro Marzocchi)
- - -
PRIMA PAGINA DOMENICA
Domenica 01 Ottobre 2023 elogio della scrittura (a mano) - Giuseppe Lupo -
Fondamenti del sapere. In un’opera monumentale, «I custodi della memoria»,
l’archeologo Louis Godart ricostruisce mitologie e fatti relativi
all’invenzione della parola scritta. Un modo anche per riflettere su un
atto solenne il cui fascino perdura anche nell’era dei tablet
In una delle tante sale del Louvre, nel Dipartimento delle antichità
egizie, si può ammirare la statua di un uomo accovacciato a terra, gambe
incrociate, mani che reggono un rotolo di papiro e sguardo nel vuoto. È la
raffigurazione dello scriba, conosciuto anche come scriba rosso, celebre
icona di un’originale maniera d’essere al mondo: dentro il palazzo del
potere, nel cuore della Storia, eppure in prospettiva defilata, come si
addice a un testimone.
Ciò che colpisce di questa scultura non è tanto il perfetto stato di
conservazione del colore, nonostante il materiale di cui è composta, il
calcare, risalga al III millennio a.C., quanto l’espressione degli occhi,
quella ieratica fissità di chi sta in ascolto ed è tutto concentrato
nell’immagazzinare informazioni, nell’inventariare dati, nel trascrivere
numeri e parole in un luogo dal multiforme valore simbolico, poco conta se
sia un rotolo di papiro o una tavoletta ricoperta da cera d’api o una
pietra piatta o un foglio di carta bianca o addirittura, con un enorme
salto nel postmoderno, un tablet. Lo scriba obbedisce a questo compito:
trasferire la parola orale in parola scritta, tradurre (nel significato
antico del tradere: trasmettere, affidare, tramandare, riferire,
decodificare) la complessità congenita di un testo in maniera da fissare un
ordine, una disciplina. «L’immobilità dello scriba è la sua libertà, la sua
vittoria sul caos», afferma Leonardo Sinisgalli nel 1960, pensando alle
caratteristiche dell’intellettuale nel secolo della modernità.
Perciò scrivere è un gesto solenne, un compito che contiene il culto della
norma (Frank Lloyd Wright definiva il poeta «disconosciuto legislatore del
mondo»), un esercizio sacerdotale che non solo conferiva prestigio a chi lo
praticava nelle civiltà sorte intorno al Tigri, all’Eufrate, al Nilo, ma
restituisce a noi l’archetipo di un rito. All’origine della scrittura
agiscono diversi elementi che implicano, da un lato, il rapporto con il
sacro e, dall’altro, i legami con la memoria, dunque con il mito del tempo
che passa. Louis Godart riferisce due narrazioni provenienti dall’area
mesopotamica. La prima racconta di un essere ibrido, di nome Oannés, con il
corpo di pesce e la testa di uomo, venuto dal mare per insegnare i segreti
delle lettere e dei numeri agli abitanti della Terra. L’altra narra del
sovrano di Uruk, Enmerkar, che inviò un messaggero al sovrano di Aratta con
un lunghissimo elenco di richieste. Poiché il messaggero non riusciva a
tenere a mente ogni cosa, Enmerkar impastò l’argilla, ne fece una tavoletta
e sopra incise le parole che – recita la leggenda – avevano la «forma di un
chiodo». Tra le due storie, la seconda conserva un significato di gran
lunga più emblematico sia perché fa risalire l’invenzione della scrittura a
una necessità umana (e non a un dono divino), sia perché postula uno degli
argomenti di maggiore fascino in termini di analisi calligrafica.
I filologi e i paleografi definiscono “forma dei segni” la maniera in cui
uno scriba attribuisce un’impronta personale al carattere dell’alfabeto nel
momento stesso in cui viene tracciato dalle sue mani. Osservare il
movimento delle linee, analizzare il loro tortuoso tentennare o la chiarità
del tratto, è ritenuto un metodo infallibile attraverso cui risalire alla
paternità dell’autore. La grafia è la nostra voce, irripetibile come la
nostra identità o i tratti somatici e, per quanto la tecnologia assicuri
praticità, immediatezza, utilità rispetto alla scrittura a mano, a nessuno
verrebbe in mente di rinunciare alla curva di un ghirigoro o al labirinto
di uno scarabocchio, se è vero che proprio nella scrittura a mano è
contenuta l’essenza geografica a cui apparteniamo.
Per quanto mi riguarda, ho creduto e continuo a credere alla mia maestra
delle elementari che metteva in scena il teatrino delle lettere per farcele
capire meglio: la a somigliava a una vecchietta con il bastone, la b a una
donna con il pancione, la l alle orecchie del cavallo, la t alle antenne
sui tetti. Suggestioni più o meno identiche ci vengono da un testo di
Giorgio Manganelli che risale a qualche decennio fa: «Vi è qualcosa di
fondamentalmente diverso tra la grafia dei nostri libri, che presenta
lettere solitarie, tutte accerchiate da una breve e deserta aureola di
bianco, e la grafia araba: questa reca dentro le proprie volute il peso, il
moto, la voluttà, la concentrazione dello scriba, i suoi estri e i fulminei
languori; la grafia occidentale, latina, offre un album di disegni, di
esempi, di modelli, di idee alfabetiche, la grafia araba è impensabile al
di fuori della mano che la inventa, che la carica del suo specifico amore,
ignora l’isolamento delle singole lettere ma trapassa per vie indirette
dall’uno all’altro segno, ed ama intricarli, sovrapporli, allacciarli». Se
la grafia araba è un labirinto barocco, quella latina è un teorema
razionale. Nel corpo a corpo che la mano dello scriba dovrà ingaggiare tra
segno e assenza di segno, cioè tra detto e non detto, si cela un tema
ancora più profondo.
Omero aveva ratificato questa intuizione al verso 10 dell’Odissea: «Anche a
noi di’ qualcosa di queste avventure, o dea, figlia di Zeus» (cito dalla
traduzione di Rosa Calzecchi Onesti, Einaudi 1989). Chi, meglio di Omero,
avrebbe potuto chiedere alla Musa l’opportunità di conoscere tutto di
Ulisse e grazie a quel tutto comporre un poema assai più completo ed
esaustivo? Invece si accontenta di qualcosa (tón amóthen), pronome
indefinito che significa omissione, parzialità.
Domandiamoci fino a che punto la Musa ha parlato al poeta e quanto invece,
di quel che è entrato nelle orecchie, il poeta ha preferito occultare.
L’Odissea diventa paradigma del narrare occidentale non per quel che
racconta, ma per quel che tace, per i suoi vuoti e le zone d’ombra, per
quell’aureola di bianco di cui parlava Manganelli, che sostituisce il vuoto
delle parole rimaste nel sottosuolo. La ricchezza di un testo sta nello
stato di sospensione, nelle intercapedini di inchiostro che si aprono, come
una voragine o una vertigine, tra una lettera e l’altra di una medesima
parola. Nell’ossessione di colmare i buchi, in quella imparagonabile
delizia che spinge a combattere l’horror vacui lo scriba va incontro al suo
trionfo, esercitando quell’oscuro e forse imbattibile privilegio di offrire
al mondo il diritto a salvarsi. Come Noè con la sua arca, come il contabile
di Oskar Schindler che compila la famosa lista battendo sui tasti della
macchina per ufficio, l’atto stesso di scrivere protegge da un diluvio
altrettanto temibile: chiamiamolo oblio, chiamiamola dimenticanza, è una
condanna che nasce dall’usura del tempo e dalle incursioni della Storia.
Lo scriba vince perché salva (mai termine del linguaggio informatico poteva
esprimere migliore profondità semantica), il suo lavoro costituisce
l’ultimo baluardo contro la minaccia della dissolvenza e in questa sua
altissima prerogativa, nell’illudersi di sfidare faccia a faccia il nulla
della non memoria, si nasconde il segreto della sua arte: conquistare un
barlume di eternità con una goccia di inchiostro, affidare un testo a chi
verrà dopo e, così facendo, credere nella vita.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Louis Godart I custodi della memoria. Lo scriba tra Mesopotamia, Egitto ed
Egeo Einaudi, pagg. 296, € 30
Oct. 1, 2023
OT (Re: Biggest act of copyright theft in history...)
by 380°
Ciao karlessi,
karlessi <karlessi(a)alekos.net> writes:
[...]
> tre anni fa sono stato relatore con alcune colleghe qui
> https://www.anthropocene-curriculum.org/project/parallax-lisboa/lisboa-para…
per favore, che tu sappia gli atti del convegno
https://www.anthropocene-curriculum.org/project/parallax-lisboa/lisboa-para…
sono stati pubblicati da qualche parte?
Su quel sito riesco a trovare solo le descrizioni dei vari seminati,
come quello del quale sei stato relatore, ma non trovo i contenuti di
dettaglio
Grazie! 380°
[...]
--
380° (Giovanni Biscuolo public alter ego)
«Noi, incompetenti come siamo,
non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché»
Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice
but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
Oct. 1, 2023
Re: [nexa] ‘Biggest act of copyright theft in history’: thousands of Australian books allegedly used to train AI model | Australia news | The Guardian
by 380°
Buongiorno Maurizio,
Maurizio Borghi via nexa <nexa(a)server-nexa.polito.it> writes:
> È una riproduzione. In UE è permessa solo per scopo di text and data mining
> per ricerca senza finalità commerciali, oppure commerciali se l’autore non
> ha riservato il diritto.
É corretto dire che l'articolo applicabile a questo aspetto è quello
indicato da Lorenzo Albertini in questo thread?
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
art. 4 dir. Copyright 790 :
≪Articolo 4 Eccezioni o limitazioni ai fini dell'estrazione di testo e
di dati
1. Gli Stati membri dispongono un'eccezione o una limitazione ai
diritti di cui all'articolo 5, lettera a), e all'articolo 7, paragrafo
1, della direttiva 96/9/CE, all'articolo 2 della direttiva 2001/29/CE,
all'articolo 4, paragrafo 1, lettere a) e b), della direttiva 2009/24/CE
e all'articolo 15, paragrafo 1, della presente direttiva per le
riproduzioni e le estrazioni effettuate da opere o altri materiali cui
si abbia legalmente accesso ai fini dell'estrazione di testo e di dati.
[...]
3. L'eccezione o la limitazione di cui al paragrafo 1 si applica a
condizione che l'utilizzo delle opere e di altri materiali di cui a tale
paragrafo non sia stato espressamente riservato dai titolari dei diritti
in modo appropriato, ad esempio attraverso strumenti che consentano
lettura automatizzata in caso di contenuti resi pubblicamente
disponibili online.
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
Se la risposta alla domanda sopra è sì, dove evince che l'estrazione di
testo e dati sono consentiti solo per ricerca senza finalità
commerciali? [1]
Domanda di riserva: perché io, che sono informatico, non riesco a
trovare un senso al paragrafo 3 nemmeno se giro il periodo un tre modi
diversi?!?
Cioè tipo: «gli strumenti che consentono la lettura automatizzata di
contenuti resi pubblicamente disponibili online è un modo appropriato
per condizionare espressamente l'utilizzo delle opere di cui al par. 1»?
Avrebbe voglia di aiutarmi a capire, per cortesia? :-)
> In USA si entra nel limbo del fair use, su cui nessuna corte di è
> ancora pronunciata.
"Don't ask, don't tell" :-O
[...]
Cordiali saluti, 380°
[1] senza scopo commerciale, senza fini di lucro e compagnia cantante
sono il *cavallo di troia* di motissime condizioni di utilizzo delle
opere, che così vengono utilizzare per scopo di lucro /solo/ dai soliti
noti.
--
380° (Giovanni Biscuolo public alter ego)
«Noi, incompetenti come siamo,
non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché»
Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice
but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
Oct. 1, 2023