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174° Mercoledì di Nexa | 10 luglio 2024, ore 17.00
by Nexa - Media
Gentilissime, gentilissimi,
Vi invitiamo a partecipare al 174° Mercoledì di Nexa, che si terrà mercoledì 10 luglio, alle ore 17.00,
con un incontro dal titolo "La sfida per un diritto alla riparazione universale".
Ospite dell'incontro: Ugo Vallauri (The Restart Project).
L'incontro si terrà IN PRESENZA e ONLINE.
SEDE FISICA dell'incontro: Centro Nexa su Internet e Società, Politecnico di Torino, Via Boggio 65/a, Torino (1° piano).
Per accedere alla sala si raccomanda di suonare al citofono Portineria e di seguire le indicazioni segnalate lungo il percorso.
QUI<https://nexa.polito.it/contatti> maggiori informazioni su come raggiungerci.
STANZA VIRTUALE dell'incontro: https://didattica.polito.it/VClass/NexaEvent
Di seguito maggiori dettagli: https://nexa.polito.it/mercoledi-174
L'incontro si concluderà con un brindisi per salutarci in vista della pausa estiva.
Cordiali saluti,
--
Valeria Bergantino
Communication Manager
Nexa Center for Internet & Society
Politecnico di Torino - DAUIN
Via Pier Carlo Boggio, 65/A - 10138 Torino
web: https://nexa.polito.it/
mail: valeria.bergantino(a)polito.it<mailto:valeria.bergantino@polito.it>
tel: 3473443585
July 1, 2024
Re: [nexa] Scorza: "AI, è ora di difendere i nostri dati dalla raccolta massiva: ecco come" - Agenda Digitale
by Guido Vetere
Grazie, vediamo se ho capito.
Usando un LLM si può fare meglio profilazione. Hai ragione: ad esempio le
tecniche di zero-shot classification potrebbero stimare la probabilità che
io rientri in una classe qualsiasi (ebreo, pornografo, madrigalista
rinascimentale) semplicemente (si fa per dire) esaminando dove si collocano
i miei scritti nello spazio n-dimensionale del modello.
Ma allora la domanda diventa: si può (e deve) inibire tecnicamente questa
capacità? E se la risposta è negativa, si deve mettere fuori legge l'intera
pratica?
G.
On Mon, 1 Jul 2024 at 09:58, Marco A. Calamari <marcoc_maillist(a)marcoc.it>
wrote:
> On lun, 2024-07-01 at 09:36 +0200, Guido Vetere wrote:
>
> Sono almeno 20 anni che barattiamo i nostri dati personali con la gratuità
> di servizi come la posta elettronica e il social networking. Mail e post
> dove c'è ben altro che dati sensibili: c'è proprio tutto.
> Ora vorrei che qualcuno mi spiegasse quale ulteriore e specifica minaccia
> viene dal fatto che questi dati possano finire nei floating-point di una
> rete neurale di qualche miliardo di parametri piuttosto che, estratti anche
> con banali regular expression, in un database nosql venduto poi per
> profilazione.
> Non dico questo per polemica: è che sono proprio confuso.
>
>
> Buondì.
>
> Per uscire dalla confusione, una risposta semplice.
>
> Quello che si può fare con dei dati estratti da un db e molto "puri",
> quindi i migliori possibili,
> usando tecniche classiche di profilazione è solo una piccola frazione di
> quello che si può
> fare sui dati grezzi con tecniche di falsa IA.
>
> Ad esempio (e lo dico provocatoriamente) non solo puoi selezionare le
> persone di discendenza
> ebrea o che si dichiarano ebree, come fecero i nazisti dal dato del
> censimento, ma puoi selezionare
> anche quelle che si comportano come ebree o pensano come ebree, o si
> esprimono come ebree,
> o che tentano di nascondersi ma che appartengono ad una delle precedenti
> categorie.
>
> Può bastare?
>
> Marco
>
> G.
>
> On Mon, 1 Jul 2024 at 08:31, maurizio lana <maurizio.lana(a)uniupo.it>
> wrote:
>
> caro Carlo,
> capisco le argomentazioni ma se nel mondo digitale noi siamo i dati che
> generiamo, spesso a nostra insaputa o senza esplicita intenzione, e che ci
> descrivono, dove si colloca il diritto alla privacy?
> cioè il diritto a che spazi della mia vita non siano oggetto di
> conoscenza, analisi, osservazione continuativa da parte di terzi?
> scusate la banalità del solito (contro)esempio: nella mia vita
> fisica/nello spazio fisico della mia vita non lascerei mai entrare sistemi
> di conoscenza, analisi, osservazione continuativa da parte di terzi,
> neanche se questo fosse "per il bene dell'umanità" (ma quale bene, poi
> esattamente? con vantaggi per chi e e svantaggi per chi? in genere non
> viene mai dettagliato questo aspetto)
>
> Maurizio
>
> Il 01/07/24 00:22, Carlo Blengino ha scritto:
>
> Caro Giulio e cari tutti.
> Mi pare vi sia un problema di fondo nell'impostazione dell'autorevole
> tesi: con il diritto fondamentale alla protezione dei dati noi siamo (solo)
> soggetti "interessati", non siamo "proprietari" dei dati che ci riguardano.
> Non possediamo lo *Ius excludèndi òmnes àlios *rispetto alle nostre
> informazioni; non abbiamo nessuna esclusiva o privativa di sfruttamento sui
> dati personali che ci riguardano. L'art. 8 della Carta UE mira solo a
> "proteggere" i dati personali e prescrive le condizioni per il trattamento
> legittimo da parte dei terzi (che possono dunque trattarli, ma a quelle
> condizioni) e l'articolo *conferisce due soli diritti* all'interessato:
> il diritto di accedere ai dati raccolti che lo riguardano e di ottenerne la
> rettifica. Punto. Questo è il diritto fondamentale previsto dalla Carta UE.
> Ed ha un senso. Non è che si son dimenticati ad esempio il diritto di
> cancellazione nella Carta di Nizza...: è che le informazioni, anche quelle
> personali, possono e devono circolare liberamente, perché sui dati, sulle
> informazioni, si basa il progresso.
>
> Poi il GDPR ha un complesso sistema di diritti e garanzie conferiti
> all'interessato per garantire che il trattamento sia lecito, ma non c'è
> alcun diritto assoluto sulle informazioni personali che ci riguardano. Il
> GDPR stesso, nel titolo è "relativo alla protezione delle persone fisiche
> con riguardo al trattamento dei dati personali, *nonché alla libera
> circolazione di tali dati "*
>
> Grazie a Dio non c'è un Diritto d'Autore né un copyright sui nostri dati,
> sebbene le due normative abbiano molti tratti in comune. Dunque stiamo
> attenti, che se interpretato male, come fosse una specie di copyright, il
> diritto alla protezione dei dati rischia di generare gli stessi danni:
> compromettere e limitare la libera circolazione delle informazioni, delle
> idee ed in fin dei conti, della cultura, e, come nei settori della
> proprietà intellettuale, di aggravare le diseguaglianze e rafforzare i
> monopoli. I disastri del copyright li conosciamo, evitiamo di generarne
> altri.
>
> Mi è venuto in mente che 12 anni fa, quando fu presentata in UE la prima
> proposta del GDPR e si voleva inserire il diritto all'oblio appena sancito
> dalla sentenza Costeja Gonzales, in un piccolo pezzo scritto per IlPost
> avevo affrontato i miei dubbi proprio sul diritto all'oblio che nella prima
> bozza in italiano era "il diritto di esser dimenticati" (poi per fortuna fu
> tolto!). In quel pezzo facevo un paragone proprio con il copyright (in vero
> in senso opposto). Erano altri tempi, un'era geologica fa, ma in quel pezzo
> scrivevo:
> *Quell’incommensurabile massa di dati
> <https://www.ilpost.it/carloblengino/2011/12/22/dati-sui-dati/>, anche
> personali, che si sta accumulando sui server del mondo e che si incrementa
> del 40% ogni anno può esser valutata in molti modi. Per semplificare, può
> esser considerata solo un enorme giacimento da sfruttare ad opera di rapaci
> società commerciali o di governi più o meno autoritari, con potenziale
> abuso a danno di utenti e cittadini, oppure può esser considerata una
> risorsa straordinaria degna di automa tutela. Può darsi che, senza
> rendercene conto, stiamo costruendo davvero la base per un intelligenza
> collettiva, ponendo le basi di una sorta di complesso DNA dell’umanità, che
> modificherà totalmente le nostre potenzialità intellettive e creative.*
> Il pezzo del 2012, per mera informazione, è qui:
> https://www.ilpost.it/carloblengino/2012/02/06/il-copyright-sui-miei-dati/
>
> Un abbraccio a tutti
> Carlo
>
>
>
>
>
>
>
> Il giorno sab 29 giu 2024 alle ore 09:22 de petra giulio <
> giulio.depetra(a)gmail.com> ha scritto:
>
> Segnalo questo articolo di Guido Scorza di cui non riesco a cogliere
> pienamente, per mia ignoranza, tutte le implicazioni, ma che mi sembra
> rilevante anche per il ruolo attuale dell’autore.
>
> Scorza: "AI, è ora di difendere i nostri dati dalla raccolta massiva: ecco
> come" - Agenda Digitale
>
>
>
> https://www.agendadigitale.eu/sicurezza/privacy/linsostenibile-scorrettezza…
>
>
>
> --
> *Avv. Carlo Blengino*
> *Via Duchessa Jolanda n. 19,*
> *10138 Torino (TO) - Italy*
> *tel. +39 011 4474035*
> Penalistiassociati.it
>
>
>
> ------------------------------
>
> pourquoi es-tu parti avant que je te l'apprenne?
> le savais-tu déjà?
> avais-tu deviné?
> bashung, immortels
>
> ------------------------------
> Maurizio Lana
> Università del Piemonte Orientale
> Dipartimento di Studi Umanistici
> Piazza Roma 36 - 13100 Vercelli
>
>
>
July 1, 2024
Re: [nexa] Scorza: "AI, è ora di difendere i nostri dati dalla raccolta massiva: ecco come" - Agenda Digitale
by Marco A. Calamari
On lun, 2024-07-01 at 09:36 +0200, Guido Vetere wrote:
> Sono almeno 20 anni che barattiamo i nostri dati personali con la gratuità di
> servizi come la posta elettronica e il social networking. Mail e post dove c'è
> ben altro che dati sensibili: c'è proprio tutto.
> Ora vorrei che qualcuno mi spiegasse quale ulteriore e specifica minaccia
> viene dal fatto che questi dati possano finire nei floating-point di una rete
> neurale di qualche miliardo di parametri piuttosto che, estratti anche con
> banali regular expression, in un database nosql venduto poi per profilazione.
> Non dico questo per polemica: è che sono proprio confuso.
Buondì.
Per uscire dalla confusione, una risposta semplice.
Quello che si può fare con dei dati estratti da un db e molto "puri", quindi i
migliori possibili,
usando tecniche classiche di profilazione è solo una piccola frazione di quello
che si può
fare sui dati grezzi con tecniche di falsa IA.
Ad esempio (e lo dico provocatoriamente) non solo puoi selezionare le persone di
discendenza
ebrea o che si dichiarano ebree, come fecero i nazisti dal dato del censimento,
ma puoi selezionare
anche quelle che si comportano come ebree o pensano come ebree, o si esprimono
come ebree,
o che tentano di nascondersi ma che appartengono ad una delle precedenti
categorie.
Può bastare?
Marco
> G.
>
> On Mon, 1 Jul 2024 at 08:31, maurizio lana <maurizio.lana(a)uniupo.it> wrote:
> > caro Carlo,
> > capisco le argomentazioni ma se nel mondo digitale noi siamo i dati che
> > generiamo, spesso a nostra insaputa o senza esplicita intenzione, e che ci
> > descrivono, dove si colloca il diritto alla privacy?
> > cioè il diritto a che spazi della mia vita non siano oggetto di conoscenza,
> > analisi, osservazione continuativa da parte di terzi?
> > scusate la banalità del solito (contro)esempio: nella mia vita fisica/nello
> > spazio fisico della mia vita non lascerei mai entrare sistemi di conoscenza,
> > analisi, osservazione continuativa da parte di terzi, neanche se questo
> > fosse "per il bene dell'umanità" (ma quale bene, poi esattamente? con
> > vantaggi per chi e e svantaggi per chi? in genere non viene mai dettagliato
> > questo aspetto)
> >
> > Maurizio
> >
> > Il 01/07/24 00:22, Carlo Blengino ha scritto:
> >
> > > Caro Giulio e cari tutti.
> > > Mi pare vi sia un problema di fondo nell'impostazione dell'autorevole
> > > tesi: con il diritto fondamentale alla protezione dei dati noi siamo
> > > (solo) soggetti "interessati", non siamo "proprietari" dei dati che ci
> > > riguardano. Non possediamo lo Ius excludèndi òmnes àlios rispetto alle
> > > nostre informazioni; non abbiamo nessuna esclusiva o privativa di
> > > sfruttamento sui dati personali che ci riguardano. L'art. 8 della Carta UE
> > > mira solo a "proteggere" i dati personali e prescrive le condizioni per il
> > > trattamento legittimo da parte dei terzi (che possono dunque trattarli, ma
> > > a quelle condizioni) e l'articolo conferisce due soli diritti
> > > all'interessato: il diritto di accedere ai dati raccolti che lo riguardano
> > > e di ottenerne la rettifica. Punto. Questo è il diritto fondamentale
> > > previsto dalla Carta UE. Ed ha un senso. Non è che si son dimenticati ad
> > > esempio il diritto di cancellazione nella Carta di Nizza...: è che le
> > > informazioni, anche quelle personali, possono e devono circolare
> > > liberamente, perché sui dati, sulle informazioni, si basa il progresso.
> > >
> > > Poi il GDPR ha un complesso sistema di diritti e garanzie conferiti
> > > all'interessato per garantire che il trattamento sia lecito, ma non c'è
> > > alcun diritto assoluto sulle informazioni personali che ci riguardano. Il
> > > GDPR stesso, nel titolo è "relativo alla protezione delle persone fisiche
> > > con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera
> > > circolazione di tali dati "
> > >
> > > Grazie a Dio non c'è un Diritto d'Autore né un copyright sui nostri dati,
> > > sebbene le due normative abbiano molti tratti in comune. Dunque stiamo
> > > attenti, che se interpretato male, come fosse una specie di copyright, il
> > > diritto alla protezione dei dati rischia di generare gli stessi danni:
> > > compromettere e limitare la libera circolazione delle informazioni, delle
> > > idee ed in fin dei conti, della cultura, e, come nei settori della
> > > proprietà intellettuale, di aggravare le diseguaglianze e rafforzare i
> > > monopoli. I disastri del copyright li conosciamo, evitiamo di generarne
> > > altri.
> > >
> > > Mi è venuto in mente che 12 anni fa, quando fu presentata in UE la prima
> > > proposta del GDPR e si voleva inserire il diritto all'oblio appena sancito
> > > dalla sentenza Costeja Gonzales, in un piccolo pezzo scritto per IlPost
> > > avevo affrontato i miei dubbi proprio sul diritto all'oblio che nella
> > > prima bozza in italiano era "il diritto di esser dimenticati" (poi per
> > > fortuna fu tolto!). In quel pezzo facevo un paragone proprio con il
> > > copyright (in vero in senso opposto). Erano altri tempi, un'era geologica
> > > fa, ma in quel pezzo scrivevo:
> > > Quell’incommensurabile massa di dati, anche personali, che si sta
> > > accumulando sui server del mondo e che si incrementa del 40% ogni anno può
> > > esser valutata in molti modi. Per semplificare, può esser considerata solo
> > > un enorme giacimento da sfruttare ad opera di rapaci società commerciali o
> > > di governi più o meno autoritari, con potenziale abuso a danno di utenti e
> > > cittadini, oppure può esser considerata una risorsa straordinaria degna di
> > > automa tutela. Può darsi che, senza rendercene conto, stiamo costruendo
> > > davvero la base per un intelligenza collettiva, ponendo le basi di una
> > > sorta di complesso DNA dell’umanità, che modificherà totalmente le nostre
> > > potenzialità intellettive e creative.
> > > Il pezzo del 2012, per mera informazione, è qui:
> > > https://www.ilpost.it/carloblengino/2012/02/06/il-copyright-sui-miei-dati/
> > >
> > > Un abbraccio a tutti
> > > Carlo
> > >
> > >
> > >
> > >
> > >
> > >
> > >
> > > Il giorno sab 29 giu 2024 alle ore 09:22 de petra giulio
> > > <giulio.depetra(a)gmail.com> ha scritto:
> > >
> > > > Segnalo questo articolo di Guido Scorza di cui non riesco a cogliere
> > > > pienamente, per mia ignoranza, tutte le implicazioni, ma che mi sembra
> > > > rilevante anche per il ruolo attuale dell’autore.
> > > >
> > > > Scorza: "AI, è ora di difendere i nostri dati dalla raccolta massiva:
> > > > ecco come" - Agenda Digitale
> > > >
> > > >
> > > >
> > https://www.agendadigitale.eu/sicurezza/privacy/linsostenibile-scorrettezza…
> > > >
> > >
> > >
> > > --
> > > Avv. Carlo Blengino
> > >
> > > Via Duchessa Jolanda n. 19,
> > > 10138 Torino (TO) - Italy
> > > tel. +39 011 4474035
> > > Penalistiassociati.it
> >
> >
> >
> > pourquoi es-tu parti avant que je te l'apprenne?
> > le savais-tu déjà?
> > avais-tu deviné?
> > bashung, immortels
> >
> > Maurizio Lana
> > Università del Piemonte Orientale
> > Dipartimento di Studi Umanistici
> > Piazza Roma 36 - 13100 Vercelli
July 1, 2024
Re: [nexa] Scorza: "AI, è ora di difendere i nostri dati dalla raccolta massiva: ecco come" - Agenda Digitale
by Guido Vetere
Sono almeno 20 anni che barattiamo i nostri dati personali con la gratuità
di servizi come la posta elettronica e il social networking. Mail e post
dove c'è ben altro che dati sensibili: c'è proprio tutto.
Ora vorrei che qualcuno mi spiegasse quale ulteriore e specifica minaccia
viene dal fatto che questi dati possano finire nei floating-point di una
rete neurale di qualche miliardo di parametri piuttosto che, estratti anche
con banali regular expression, in un database nosql venduto poi per
profilazione.
Non dico questo per polemica: è che sono proprio confuso.
G.
On Mon, 1 Jul 2024 at 08:31, maurizio lana <maurizio.lana(a)uniupo.it> wrote:
> caro Carlo,
> capisco le argomentazioni ma se nel mondo digitale noi siamo i dati che
> generiamo, spesso a nostra insaputa o senza esplicita intenzione, e che ci
> descrivono, dove si colloca il diritto alla privacy?
> cioè il diritto a che spazi della mia vita non siano oggetto di
> conoscenza, analisi, osservazione continuativa da parte di terzi?
> scusate la banalità del solito (contro)esempio: nella mia vita
> fisica/nello spazio fisico della mia vita non lascerei mai entrare sistemi
> di conoscenza, analisi, osservazione continuativa da parte di terzi,
> neanche se questo fosse "per il bene dell'umanità" (ma quale bene, poi
> esattamente? con vantaggi per chi e e svantaggi per chi? in genere non
> viene mai dettagliato questo aspetto)
>
> Maurizio
>
> Il 01/07/24 00:22, Carlo Blengino ha scritto:
>
> Caro Giulio e cari tutti.
> Mi pare vi sia un problema di fondo nell'impostazione dell'autorevole
> tesi: con il diritto fondamentale alla protezione dei dati noi siamo (solo)
> soggetti "interessati", non siamo "proprietari" dei dati che ci riguardano.
> Non possediamo lo *Ius excludèndi òmnes àlios *rispetto alle nostre
> informazioni; non abbiamo nessuna esclusiva o privativa di sfruttamento sui
> dati personali che ci riguardano. L'art. 8 della Carta UE mira solo a
> "proteggere" i dati personali e prescrive le condizioni per il trattamento
> legittimo da parte dei terzi (che possono dunque trattarli, ma a quelle
> condizioni) e l'articolo *conferisce due soli diritti* all'interessato:
> il diritto di accedere ai dati raccolti che lo riguardano e di ottenerne la
> rettifica. Punto. Questo è il diritto fondamentale previsto dalla Carta UE.
> Ed ha un senso. Non è che si son dimenticati ad esempio il diritto di
> cancellazione nella Carta di Nizza...: è che le informazioni, anche quelle
> personali, possono e devono circolare liberamente, perché sui dati, sulle
> informazioni, si basa il progresso.
>
> Poi il GDPR ha un complesso sistema di diritti e garanzie conferiti
> all'interessato per garantire che il trattamento sia lecito, ma non c'è
> alcun diritto assoluto sulle informazioni personali che ci riguardano. Il
> GDPR stesso, nel titolo è "relativo alla protezione delle persone fisiche
> con riguardo al trattamento dei dati personali, *nonché alla libera
> circolazione di tali dati "*
>
> Grazie a Dio non c'è un Diritto d'Autore né un copyright sui nostri dati,
> sebbene le due normative abbiano molti tratti in comune. Dunque stiamo
> attenti, che se interpretato male, come fosse una specie di copyright, il
> diritto alla protezione dei dati rischia di generare gli stessi danni:
> compromettere e limitare la libera circolazione delle informazioni, delle
> idee ed in fin dei conti, della cultura, e, come nei settori della
> proprietà intellettuale, di aggravare le diseguaglianze e rafforzare i
> monopoli. I disastri del copyright li conosciamo, evitiamo di generarne
> altri.
>
> Mi è venuto in mente che 12 anni fa, quando fu presentata in UE la prima
> proposta del GDPR e si voleva inserire il diritto all'oblio appena sancito
> dalla sentenza Costeja Gonzales, in un piccolo pezzo scritto per IlPost
> avevo affrontato i miei dubbi proprio sul diritto all'oblio che nella prima
> bozza in italiano era "il diritto di esser dimenticati" (poi per fortuna fu
> tolto!). In quel pezzo facevo un paragone proprio con il copyright (in vero
> in senso opposto). Erano altri tempi, un'era geologica fa, ma in quel pezzo
> scrivevo:
> *Quell’incommensurabile massa di dati
> <https://www.ilpost.it/carloblengino/2011/12/22/dati-sui-dati/>, anche
> personali, che si sta accumulando sui server del mondo e che si incrementa
> del 40% ogni anno può esser valutata in molti modi. Per semplificare, può
> esser considerata solo un enorme giacimento da sfruttare ad opera di rapaci
> società commerciali o di governi più o meno autoritari, con potenziale
> abuso a danno di utenti e cittadini, oppure può esser considerata una
> risorsa straordinaria degna di automa tutela. Può darsi che, senza
> rendercene conto, stiamo costruendo davvero la base per un intelligenza
> collettiva, ponendo le basi di una sorta di complesso DNA dell’umanità, che
> modificherà totalmente le nostre potenzialità intellettive e creative.*
> Il pezzo del 2012, per mera informazione, è qui:
> https://www.ilpost.it/carloblengino/2012/02/06/il-copyright-sui-miei-dati/
>
> Un abbraccio a tutti
> Carlo
>
>
>
>
>
>
>
> Il giorno sab 29 giu 2024 alle ore 09:22 de petra giulio <
> giulio.depetra(a)gmail.com> ha scritto:
>
>> Segnalo questo articolo di Guido Scorza di cui non riesco a cogliere
>> pienamente, per mia ignoranza, tutte le implicazioni, ma che mi sembra
>> rilevante anche per il ruolo attuale dell’autore.
>>
>> Scorza: "AI, è ora di difendere i nostri dati dalla raccolta massiva:
>> ecco come" - Agenda Digitale
>>
>>
>>
>> https://www.agendadigitale.eu/sicurezza/privacy/linsostenibile-scorrettezza…
>>
>
>
> --
> * Avv. Carlo Blengino *
> *Via Duchessa Jolanda n. 19,*
> *10138 Torino (TO) - Italy*
> *tel. +39 011 4474035*
> Penalistiassociati.it
>
>
>
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> pourquoi es-tu parti avant que je te l'apprenne?
> le savais-tu déjà?
> avais-tu deviné?
> bashung, immortels
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> Maurizio Lana
> Università del Piemonte Orientale
> Dipartimento di Studi Umanistici
> Piazza Roma 36 - 13100 Vercelli
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July 1, 2024
Re: [nexa] Scorza: "AI, è ora di difendere i nostri dati dalla raccolta massiva: ecco come" - Agenda Digitale
by maurizio lana
caro Carlo,
capisco le argomentazioni ma se nel mondo digitale noi siamo i dati che
generiamo, spesso a nostra insaputa o senza esplicita intenzione, e che
ci descrivono, dove si colloca il diritto alla privacy?
cioè il diritto a che spazi della mia vita non siano oggetto di
conoscenza, analisi, osservazione continuativa da parte di terzi?
scusate la banalità del solito (contro)esempio: nella mia vita
fisica/nello spazio fisico della mia vita non lascerei mai entrare
sistemi di conoscenza, analisi, osservazione continuativa da parte di
terzi, neanche se questo fosse "per il bene dell'umanità" (ma quale
bene, poi esattamente? con vantaggi per chi e e svantaggi per chi? in
genere non viene mai dettagliato questo aspetto)
Maurizio
Il 01/07/24 00:22, Carlo Blengino ha scritto:
> Caro Giulio e cari tutti.
> Mi pare vi sia un problema di fondo nell'impostazione dell'autorevole
> tesi: con il diritto fondamentale alla protezione dei dati noi siamo
> (solo) soggetti "interessati", non siamo "proprietari" dei dati che ci
> riguardano. Non possediamolo /Ius excludèndi òmnes àlios /rispetto
> alle nostre informazioni; non abbiamo nessuna esclusiva o privativa di
> sfruttamento sui dati personali che ci riguardano. L'art. 8 della
> Carta UE mira solo a "proteggere" i dati personali e prescrive le
> condizioni per il trattamento legittimo da parte dei terzi (che
> possono dunque trattarli, ma a quelle condizioni) e l'articolo
> _conferisce due soli diritti_ all'interessato: il diritto di accedere
> ai dati raccolti che lo riguardano e di ottenerne la rettifica. Punto.
> Questo è il diritto fondamentale previsto dalla Carta UE. Ed ha un
> senso. Non è che si son dimenticati ad esempio il diritto di
> cancellazione nella Carta di Nizza...: è che le informazioni, anche
> quelle personali, possono e devono circolare liberamente, perché sui
> dati, sulle informazioni, si basa il progresso.
>
> Poi il GDPR ha un complesso sistema di diritti e garanzie conferiti
> all'interessato per garantire che il trattamento sia lecito, ma non
> c'è alcun diritto assoluto sulle informazioni personali che ci
> riguardano. Il GDPR stesso, nel titolo è "relativo alla protezione
> delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali,
> _nonché alla libera circolazione di tali dati "_
> Grazie a Dio non c'è un Diritto d'Autore né un copyright sui nostri
> dati, sebbene le due normative abbiano molti tratti in comune. Dunque
> stiamo attenti, che se interpretato male, come fosse una specie di
> copyright, il diritto alla protezione dei dati rischia di generare gli
> stessi danni: compromettere e limitare la libera circolazione delle
> informazioni, delle idee ed in fin dei conti, della cultura, e, come
> nei settori della proprietà intellettuale, di aggravare le
> diseguaglianze e rafforzare i monopoli. I disastri del copyright li
> conosciamo, evitiamo di generarne altri.
>
> Mi è venuto in mente che 12 anni fa, quando fu presentata in UE la
> prima proposta del GDPR e si voleva inserire il diritto all'oblio
> appena sancito dalla sentenza Costeja Gonzales, in un piccolo pezzo
> scritto per IlPost avevo affrontato i miei dubbi proprio sul diritto
> all'oblio che nella prima bozza in italiano era "il diritto di esser
> dimenticati" (poi per fortuna fu tolto!). In quel pezzo facevo un
> paragone proprio con il copyright (in vero in senso opposto). Erano
> altri tempi, un'era geologica fa, ma in quel pezzo scrivevo:
> /Quell’incommensurabile massa di dati
> <https://www.ilpost.it/carloblengino/2011/12/22/dati-sui-dati/>, anche
> personali, che si sta accumulando sui server del mondo e che si
> incrementa del 40% ogni anno può esser valutata in molti modi. Per
> semplificare, può esser considerata solo un enorme giacimento da
> sfruttare ad opera di rapaci società commerciali o di governi più o
> meno autoritari, con potenziale abuso a danno di utenti e cittadini,
> oppure può esser considerata una risorsa straordinaria degna di automa
> tutela. Può darsi che, senza rendercene conto, stiamo costruendo
> davvero la base per un intelligenza collettiva, ponendo le basi di una
> sorta di complesso DNA dell’umanità, che modificherà totalmente le
> nostre potenzialità intellettive e creative./
> Il pezzo del 2012, per mera informazione, è qui:
> https://www.ilpost.it/carloblengino/2012/02/06/il-copyright-sui-miei-dati/
>
> Un abbraccio a tutti
> Carlo
>
>
>
>
>
> Il giorno sab 29 giu 2024 alle ore 09:22 de petra giulio
> <giulio.depetra(a)gmail.com> ha scritto:
>
> Segnalo questo articolo di Guido Scorza di cui non riesco a
> cogliere pienamente, per mia ignoranza, tutte le implicazioni, ma
> che mi sembra rilevante anche per il ruolo attuale dell’autore.
>
> Scorza: "AI, è ora di difendere i nostri dati dalla raccolta
> massiva: ecco come" - Agenda Digitale
>
>
> https://www.agendadigitale.eu/sicurezza/privacy/linsostenibile-scorrettezza…
>
>
>
> --
> *
> *
> *Avv. Carlo Blengino*
> *
> *
> /Via Duchessa Jolanda n. 19,/
> /10138 Torino (TO) - Italy/
> /tel. +39 011 4474035/
> Penalistiassociati.it
------------------------------------------------------------------------
pourquoi es-tu parti avant que je te l'apprenne?
le savais-tu déjà?
avais-tu deviné?
bashung, immortels
------------------------------------------------------------------------
Maurizio Lana
Università del Piemonte Orientale
Dipartimento di Studi Umanistici
Piazza Roma 36 - 13100 Vercelli
July 1, 2024
Re: [nexa] Scorza: "AI, è ora di difendere i nostri dati dalla raccolta massiva: ecco come" - Agenda Digitale
by Carlo Blengino
Caro Giulio e cari tutti.
Mi pare vi sia un problema di fondo nell'impostazione dell'autorevole tesi:
con il diritto fondamentale alla protezione dei dati noi siamo (solo)
soggetti "interessati", non siamo "proprietari" dei dati che ci riguardano.
Non possediamo lo *Ius excludèndi òmnes àlios *rispetto alle nostre
informazioni; non abbiamo nessuna esclusiva o privativa di sfruttamento sui
dati personali che ci riguardano. L'art. 8 della Carta UE mira solo a
"proteggere" i dati personali e prescrive le condizioni per il trattamento
legittimo da parte dei terzi (che possono dunque trattarli, ma a quelle
condizioni) e l'articolo *conferisce due soli diritti* all'interessato: il
diritto di accedere ai dati raccolti che lo riguardano e di ottenerne la
rettifica. Punto. Questo è il diritto fondamentale previsto dalla Carta UE.
Ed ha un senso. Non è che si son dimenticati ad esempio il diritto di
cancellazione nella Carta di Nizza...: è che le informazioni, anche quelle
personali, possono e devono circolare liberamente, perché sui dati, sulle
informazioni, si basa il progresso.
Poi il GDPR ha un complesso sistema di diritti e garanzie conferiti
all'interessato per garantire che il trattamento sia lecito, ma non c'è
alcun diritto assoluto sulle informazioni personali che ci riguardano. Il
GDPR stesso, nel titolo è "relativo alla protezione delle persone fisiche
con riguardo al trattamento dei dati personali, *nonché alla libera
circolazione di tali dati "*
Grazie a Dio non c'è un Diritto d'Autore né un copyright sui nostri dati,
sebbene le due normative abbiano molti tratti in comune. Dunque stiamo
attenti, che se interpretato male, come fosse una specie di copyright, il
diritto alla protezione dei dati rischia di generare gli stessi danni:
compromettere e limitare la libera circolazione delle informazioni, delle
idee ed in fin dei conti, della cultura, e, come nei settori della
proprietà intellettuale, di aggravare le diseguaglianze e rafforzare i
monopoli. I disastri del copyright li conosciamo, evitiamo di generarne
altri.
Mi è venuto in mente che 12 anni fa, quando fu presentata in UE la prima
proposta del GDPR e si voleva inserire il diritto all'oblio appena sancito
dalla sentenza Costeja Gonzales, in un piccolo pezzo scritto per IlPost
avevo affrontato i miei dubbi proprio sul diritto all'oblio che nella prima
bozza in italiano era "il diritto di esser dimenticati" (poi per fortuna fu
tolto!). In quel pezzo facevo un paragone proprio con il copyright (in vero
in senso opposto). Erano altri tempi, un'era geologica fa, ma in quel pezzo
scrivevo:
*Quell’incommensurabile massa di dati
<https://www.ilpost.it/carloblengino/2011/12/22/dati-sui-dati/>, anche
personali, che si sta accumulando sui server del mondo e che si incrementa
del 40% ogni anno può esser valutata in molti modi. Per semplificare, può
esser considerata solo un enorme giacimento da sfruttare ad opera di rapaci
società commerciali o di governi più o meno autoritari, con potenziale
abuso a danno di utenti e cittadini, oppure può esser considerata una
risorsa straordinaria degna di automa tutela. Può darsi che, senza
rendercene conto, stiamo costruendo davvero la base per un intelligenza
collettiva, ponendo le basi di una sorta di complesso DNA dell’umanità, che
modificherà totalmente le nostre potenzialità intellettive e creative.*
Il pezzo del 2012, per mera informazione, è qui:
https://www.ilpost.it/carloblengino/2012/02/06/il-copyright-sui-miei-dati/
Un abbraccio a tutti
Carlo
Il giorno sab 29 giu 2024 alle ore 09:22 de petra giulio <
giulio.depetra(a)gmail.com> ha scritto:
> Segnalo questo articolo di Guido Scorza di cui non riesco a cogliere
> pienamente, per mia ignoranza, tutte le implicazioni, ma che mi sembra
> rilevante anche per il ruolo attuale dell’autore.
>
> Scorza: "AI, è ora di difendere i nostri dati dalla raccolta massiva: ecco
> come" - Agenda Digitale
>
>
>
> https://www.agendadigitale.eu/sicurezza/privacy/linsostenibile-scorrettezza…
>
--
*Avv. Carlo Blengino*
*Via Duchessa Jolanda n. 19,*
*10138 Torino (TO) - Italy*
*tel. +39 011 4474035*
Penalistiassociati.it
June 30, 2024
Re: [nexa] large language model e open washing (da: una "gemma" da Google)
by Antonio
> La circostanza mi sembra rilevante: molte organizzazioni pubbliche e
> private potranno usare questi strumenti senza mandar fuori dati, senza
> legarsi a monopolisti che operano fuori dalla propria giurisdizione, senza
> l'incognita dei prezzi.
Sì, ok, ma aggiungiamo qualche elemento in più.
Questi strumenti sono estremamente CPU bound, ovvero utilizzano una quantità eccessiva di risorse di elaborazione.
Prendiamo un ufficio pubblico, le strade per emanciparsi dai monopolisti sono tre:
1) comprare un PC potente ad ogni impiegato e distribuire una versione "locale" customizzata di LM;
2) comprare un Server potente, dotato di GPU, etc in cui installare una versione "locale" customizzata di LM a cui far accedere, dalla intranet, gli utenti;
3) affidarsi ad un servizio esterno (ma all'interno della propria giurisdizione, regionale, nazionale, europea, ecc.).
Un pc potente, con CPU a palla, porta ovviamente con se un consumo nettamente superiore.
Quindi costi, costi e ancora costi.
Il gioco ne vale la candela?
Per la mia esperienza i funzionari non "generano" più testi da zero, da anni. Un template, un copia/incolla e via. Nelle PP.AA. più evolute è lo stesso gestionale che prepare i documenti, che poi vanno solo firmati ed inviati.
Magari qualche funzionario legale con memoria corta che prima andava su Google (e questo lo rimandava a gazzettaufficiale.it) ora prompterà al proprio PC:
"Cosa recità l'articolo 143 del Codice Civile?"
Risposta (non ridete/piangete), qui [1] il resto reale.
"Art. 143. (Matrimonio)
Il matrimonio è l'unione legale tra uomo e donna, regolata dalle disposizioni del presente titolo.
Il matrimonio ha per iscopo di regolare la convivenza tra i coniugi e la procreazione."
Questo articolo definisce il matrimonio come un'unione legale tra uomo e donna e stabilisce che lo scopo del matrimonio è quello di regolare la convivenza tra i coniugi e la procreazione.
A.
[1] Art. 143.
Diritti e doveri reciproci dei coniugi.
Con il matrimonio il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri.
Dal matrimonio deriva l'obbligo reciproco alla fedeltà, all'assistenza morale e materiale, alla
collaborazione nell'interesse della famiglia e alla coabitazione.
Entrambi i coniugi sono tenuti, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di
lavoro professionale o casalingo, a contribuire ai bisogni della famiglia.
June 30, 2024
Re: [nexa] large language model e open washing (da: una "gemma" da Google)
by Giacomo Tesio
Ciao Guido,
Il 30 Giugno 2024 17:32:35 UTC, Guido Vetere <vetere.guido(a)gmail.com> ha scritto:
> Col tempo, una parola può cambiare significato in modo anche radicale, sono
> cose che accadono di continuo nel linguaggio, dove l'unica regola è l'uso.
Vero.
Basti pensare al termine "scienza".
Una volta, la replicabilità degli esperimenti era caratteristica definitoria delle discipline scientifiche.
Oggi non è più necessaria: possiamo fidarci ciecamente di chiunque abbia ottenuto
finanziamenti sufficienti a pubblicare su una "rivista scientifica", preferibilmente americana.
D'altro canto.. questa è l'epoca dei "data scientist"! :-D
E vogliamo parlare del termine "intellettuale"?
Mi perdonerete, perché non sono un accademico, ma un informatico: scrivo software di mestiere
e non posso permettermi il lusso di usare termini vaghi e definizioni confuse, o il software poi
non funziona.
"You cannot argue with a root shell".
Che poi è un po' il "dura lex sed lex" di quando ancora c'era lo stato di diritto.
Ma sto divagando.
> Dunque non starei qui a fare una questione lessicale.
Non è questione "lessicale", ma storica e cibernetica (ovvero politica e informatica).
> Di fatto, ci sono LM
> che puoi scaricare liberamente e far girare sulla tua workstation, e LM che
> invece puoi usare solo via API e pagando.
Ed abbiamo da decenni termini dedicati per questi due concetti, rispettivamente
"freeware" e "SaaS".
Perché ridefinire in fretta e furia "open"?
Cui prodest?
> La circostanza mi sembra rilevante: molte organizzazioni pubbliche e
> private potranno usare questi strumenti senza mandar fuori dati, senza
> legarsi a monopolisti che operano fuori dalla propria giurisdizione, senza
> l'incognita dei prezzi.
Già.
Basta accettare che quegli strumenti riproducano e diffondano tramite quelle organizzazioni
pubbliche gli interessi e le opinioni di quei monopolisti, sollevandoli al contempo
da qualsiasi responsabilità riconducibile.
Concordo: è sicuramente una notizia da diffondere capillarmente.
> Mi sembra che questo meriti più attenzione della filologia informatica :-)
Ti sembra che l'informatica meriti più attenzione... dell'informatica? :-D
Perché non è "filologia", è proprio informatica. [1]
Ma come sempre, c'è chi crede di poterla ignorare.
Giacomo
[1] http://www.tesio.it/2019/06/03/what-is-informatics.html
June 30, 2024
Re: [nexa] large language model e open washing (da: una "gemma" da Google)
by Guido Vetere
Col tempo, una parola può cambiare significato in modo anche radicale, sono
cose che accadono di continuo nel linguaggio, dove l'unica regola è l'uso.
Dunque non starei qui a fare una questione lessicale. Di fatto, ci sono LM
che puoi scaricare liberamente e far girare sulla tua workstation, e LM che
invece puoi usare solo via API e pagando. La notizia è che la differenza
qualitativa tra questi due tipi si sta assottigliando, almeno per quanto
riguarda le funzioni strettamente linguistiche.
La circostanza mi sembra rilevante: molte organizzazioni pubbliche e
private potranno usare questi strumenti senza mandar fuori dati, senza
legarsi a monopolisti che operano fuori dalla propria giurisdizione, senza
l'incognita dei prezzi.
Mi sembra che questo meriti più attenzione della filologia informatica :-)
G.
Il Dom 30 Giu 2024, 11:38 Claudio Agosti <claudio.agosti(a)hermescenter.org>
ha scritto:
> Ciao, ho rinominato il thread per passare un po' di references che mi sono
> letto negli ultimi periodi
>
> il problema alla base è che la nostra cultura di free software, già
> sussunta dall' "open source" aveva creato una dicotomia esclusiva per cui
> un software o è open o è closed. Le dinamiche che ci hanno portato lì, non
> devo ripeterle, in questa lista sono parte della Lore.
>
> I valori del free software non potrebbero essere più distanti dall'attuale
> situazione, e l'ambiguità culturale dell'open source viene sfruttata in
> modo così iconico (openAI) da aver svuotato ogni significato.
>
> bipensiero, neolinga, keyword dropping. ma veniamo alle references.
>
> 1) questo documento identifica il problema della falsa openness:
> https://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=4543807 - Open (For
> Business): Big Tech, Concentrated Power, and the Political Economy of Open
> AI - This paper examines ‘open’ AI in the context of recent attention to
> open and open source AI systems.
>
> 2) https://blog.mozilla.org/en/mozilla/ai/readouts-columbia-convening/
> questa mistura di tecnici ed accadmici ha prodotto un paio di grafici e di
> tassionomie, dicendo come "l'opennes nell'AI è una sfumatura", ora, a me è
> chiaro che avere un'AI aperta solo al 90% è come dire "sono negativo al
> codiv per il 90%". umh. o quarantena o serata. non c'è una via di mezzo. ma
> come pregio, possiamo anche considerare che questo ci permetterebbe di
> iniziare ad avere visibilità e riproducibilità in alcuni passaggi. del
> resto anche l'idea che ci ri-addestriamo i miliardi di parametri in casa
> non è realistica quanto la ricompilazione di un software.
>
> 3)
> https://pure.mpg.de/rest/items/item_3588217_2/component/file_3588218/content
> - Rethinking open source generative AI: open-washing and the EU AI Act.
> Questo paper apre ad un'altro aspetto potenzialmente problematico.
> nell'AIAct i software "open" (cazzo, è tornato!) vengono visti come
> neutrali, general purposes, unbiased. Ha senso quando pensi a librerie e
> framework, che non debbano essere soggetti agli obblighi di conformità. Ma
> siccome il termine open è ambiguo, come questo impatta la regolamentazione?
> I decreti attuativi, cosa dovrebbero definire?
>
> E ci sta pure, se creo una libreria ad alto livello per operare sui
> database vettoriali, sto servendo la comunità di sviluppatori. Ma se faccio
> la liberia chiamata "best worker". è un pezzo di codice python e un RAG
> preaddestrato, con documentazione sommaria.
>
> Il software, in questo esempio, si compone di una sola funzione
> guess_fitness(), e si aspetta due parametri nella black box. il primo è
> questo, e contiene i dati del candidato:
>
> { nome: <String>
> foto: <FILE.jpeg>
> esperienze: <markdown text>
> },
>
> il secondo invece contiene i dettagli del lavoro da svolgere:
>
> { "job_name": <String>,
> "job_description:" <markdown text>,
> "challenges_example:" <markdown text>
> },
>
> restituisce una percentuale così che l'HR possa ordinarli e prendere la
> top 3
>
> Questo software rilasciato sotto AGPL-3, sarebbe un loophole nel
> regolamento?
>
> abbracci,
> Claudio
>
> On Sat, Jun 29, 2024 at 4:08 PM Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it> wrote:
>
>>
>> Quindi è "aperto" nel senso che... è chiuso.
>> Splendido esempio di bipensiero! :-D
>>
>
>
>
>
>
> --
> Claudio Agosti - Hermes Center, AI Forensics, Reversing Works.
> Platform Auditor & Tech Researcher
> [ linktr.ee/claudio.agosti ]
>
June 30, 2024
Re: [nexa] large language model e open washing (da: una "gemma" da Google)
by Giacomo Tesio
Ciao Claudio,
grazie dei riferimenti!
Il 30 Giugno 2024 09:38:24 UTC, Claudio Agosti ha scritto:
>
> 2) https://blog.mozilla.org/en/mozilla/ai/readouts-columbia-convening/
> questa mistura di tecnici ed accadmici
Oh... Mozilla... il reparto PR geek-friendly di Google...
> ha prodotto un paio di grafici e di
> tassionomie, dicendo come "l'opennes nell'AI è una sfumatura",
forse intendevano "di grigio"? :-D
> come pregio, possiamo anche considerare che questo ci permetterebbe di
> iniziare ad avere visibilità e riproducibilità in alcuni passaggi.
Passaggi probabilmente irrilevanti e non problematici dal punto di vista politico.
In altri termini fumo negli occhi.
> del resto anche l'idea che ci ri-addestriamo i miliardi di parametri in casa
> non è realistica quanto la ricompilazione di un software.
Che lo facciamo in casa, al bar, o al CERN è irrilevante.
Il punto è che se Google impedisce di farlo nascondendo qualsiasi informazione rilevante
per riprodurre esattamente e completamente la compilazione di Gemma2 a partire dai testi
sorgente, allora Gemma 2 non è open per nessuna definizione applicabile di open.
Ci prende per fessi?
Prende per fessi i Giudici europei?
Conta che i fanboy delle magnifiche sorti e progressive dell'AI ne esaltino la magnanimità?
Non lo so.
Ma come Gemma 2 non può essere "un po' incinta", non può essere nemmeno "un po' open".
Giacomo
June 30, 2024