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Reminder: 15° Mercoledi' di NEXA (oggi alle ore 18)
by J.C. DE MARTIN
*Per il ciclo di incontri "Mercoledì di NEXA"*
*15° Mercoledì di NEXA*
*"**Filosofia del diritto e Internet"*
*Mercoledì 9 dicembre 2009, ore 18-**20*
*Corso Trento 21, Torino
Ingresso libero*
*http://nexa.polito.it/mercoledi-15
*
*Andrea Rossetti*, filosofo del Diritto* *presso l'Università di Milano Bicocca, presenta, con i suoi collaboratori Paola Barretta,
Manuela Malchiodi, Sergio Dagradi, Stefano Ricci, Giuseppe Vaciago, le attività del suo gruppo di ricerca, incentrate
sulla relazione tra nuove tecnologie ed evoluzioni legislative in ambito di privacy, di diritto d'autore, di documentalità
giuridica e di relazione tra web e politica. Con Andrea Rossetti e i suoi collaboratori si confronteranno su questi temi i
direttori del Centro NEXA, Juan Carlos De Martin del Politecnico di Torino e Marco Ricolfi dell'Università di Torino,
e quanti vorranno intervenire.
_*Intervengono:*_
*Andrea Rossetti *è docente di Filosofia del diritto e Informatica
giuridica all'Università di Milano-Bicocca. La sua attività di ricerca
degli ultimi anni ha come oggetto l'idea di documento giuridico
immateriale e il concetto di privacy. Titolo del suo intervento: /"Che
cosa è l'informatica giuridica?"/
*Paola Barretta *è ricercatrice presso l'Osservatorio di Pavia, si
occupa di comunicazione politica e istituzionale. Insegna "Il
comportamento comunicativo" nella Facoltà di Sociologia dell'Università
Milano Bicocca. *Manuela Malchiodi *è anche lei ricercatrice presso
l'Osservatorio di Pavia, istituto di studi sulla comunicazione
radio-televisiva. Si occupa in particolare di indagini sul pluralismo
politico e sociale, sui contenuti valoriali dei programmi televisivi,
sulla qualità televisiva nell'emittenza locale. Titolo del loro
intervento: /"L'uso politico del web nelle ultime elezioni in provincia
di Milano"/
*Stefano Ricci *, avvocato a Milano; è dottorando di ricerca presso
l'Università degli Studi di Milano Bicocca con una tesi in tema di
standard globali in matera di privacy. Collabora con la Fondazione
Maggiore Policlinico Mangiagalli e Regina Elena di Milano nell'ambito
del progetto "Consenso in corsia" in tema di consenso informato. Titolo
del suo intervento: /"Standard globali della privacy"/
*Giuseppe Vaciago *, avvocato a Milano, è docente di informatica
giuridica presso l'Università degli Studi dell'Insubria, è dottorando di
ricerca presso l'Università degli Studi di Milano Bicocca con una tesi
in tema di computer forensics. Titolo del suo intervento: /"Tracce e
prove, un profilo della computer forensics"/
*Lettura consigliata: *A. Rossetti (a cura di), /Legal Informatics/,
Moretti&Vitali, 2009.
*Che cosa è il ciclo di incontri "Mercoledì di NEXA"*
*Il Centro di ricerca NEXA su Internet e Società apre le sue porte non
solo agli esperti e a tutti coloro i quali lavorano con Internet ma
anche a tutti i semplici appassionati. Mercoledì 14 ottobre alle ore 18
riprende il via il ciclo di incontri ideato per approfondire i temi
legati al web e al suo sempre più ricco mondo: Google, Creative Commons,
Social Networks, Open Source/Software libero, neutralità della rete,
file sharing e molto altro.*
Al centro di ogni incontro un ospite pronto a dialogare e confrontarsi
sugli argomenti scelti per il dibattito e sugli ultimi fatti legati al
web, con i Direttori di Nexa, il Prof. Juan Carlos De Martin del
Politecnico di Torino (responsabile italiano del progetto Creative
Commons) e il Prof. Marco Ricolfi dell'Università di Torino, lo staff e
i /Fellows/ di Nexa e con tutti quanti vogliano intervenire proponendo
quesiti e nuovi percorsi di indagine.
*Il Centro di Ricerca NEXA su Internet e Società del Politecnico di
Torino (Dipartimento di Automatica e Informatica) **è** un centro di
ricerca indipendente*/* */*che studia sotto diversi punti di vista le
varie componenti di Internet, la "più grande invenzione del secolo"
secondo il Premio Nobel Rita Levi Montalcini. *
Per questo il Centro NEXA, che tra l'altro lavora in stretto
collegamento col Berkman Center for Internet & Society della Harvard
University, attraverso il lavoro di ingegneri, giuristi ed economisti,
si sforza di gettare nuova luce sui complessi, e a volte dirompenti
cambiamenti prodotti da Internet.
*Con i suoi "mercoledì", il Centro NEXA intende creare nuove opportunità
di divulgazione e di scambio di idee, aprendosi e comunicando non solo
con il settore della ricerca, ma anche con pubbliche amministrazioni,
imprese, associazioni e semplici cittadini.* Un modo per dialogare su
Internet, un mondo che già da tanti anni influisce sulla nostra vita, e
che ancor più lo farà negli anni a venire.
*Che cosa è il NEXA Center for Internet & Society*
Il Centro NEXA nasce a partire dalle attività di un gruppo di lavoro
multidisciplinare -- tecnico, giuridico ed economico -- formatosi a
Torino nel 2003 e che da allora ha concepito, progettato e realizzato
diverse iniziative in ambito Internet: Creative Commons Italia
(2003-presente), CyberLaw Torino 2004, Harvard Internet Law Program
Torino (2005), SeLiLi (Servizio Licenze Libere (2007 - presente) e
COMMUNIA, la rete tematica europea sul pubblico dominio digitale
finanziata dall'Unione Europea (2007-2010).
Sulla base delle esperienze passate, il Centro NEXA sta lavorando per
diventare una delle principali voci a livello internazionale in merito
alla ricerca su Internet e i suoi effetti, al fianco di centri analoghi
presenti a Harvard, Stanford, Yale, Duke e Oxford. In particolare, il
Centro NEXA ambisce a diventare un punto di riferimento di prima
grandezza in Europa, interagendo in particolare con la Commissione
Europea, le Autorities, i Governi sia locali sia nazionali, nonché
aziende e altre istituzioni.
Il Centro NEXA lavora in stretto collegamento col Berkman Center for
Internet & Society della Harvard University; il fondatore e direttore
del Berkman Center, Prof. Charles Nesson, siede nel Comitato dei Garanti
NEXA, insieme ad altri eminenti studiosi italiani e stranieri, tra cui
il Prof. Stefano Rodotà e l'artista Michelangelo Pistoletto.
*Direttori: *Prof. Juan Carlos De Martin, Politecnico di Torino
Prof. Marco Ricolfi, Università di Torino
*Comitato dei Garanti:*
Dott. /Philippe Aigrain/ Sopinspace (Paris, France)
Prof. /Yochai Benkler /Berkman Center, Harvard University (USA)
Prof. /Maurizio Borghi /Brunel University, London (UK)
Prof. /Mario Calderini / Politecnico di Torino (Italy)
Dott. /Luca De Biase/ "Nova", Il Sole 24 Ore (Italy)
Prof. /Josef Drexl / Max Planck Institute (Munich,Germany)
Dott.ssa /Anna Masera / La Stampa e La Stampaweb (Italy)
Prof. /Angelo Raffaele Meo/ Politecnico di Torino (Italy)
Prof. /Charles Nesson/ Berkman Center, Harvard University
maestro /Michelangelo Pistoletto /Fondazione Cittadell'Arte (Biella, Italy)
Ing. /Stefano Quintarelli / Blogger e imprenditore (Italy)
Prof. /Stefano Rodotà/ Università La Sapienza di Roma (Italy)
Dott. /Sacha Wunsh-Vincent / OECD (Paris, France)
/ /
I_nfo:_
_http://nexa.polito.it <http://nexa.polito.it/>_
_Contatti:_
NEXA Center for Internet & Society
Politecnico di Torino (Dipartimento di Automatica e Informatica)
Corso Trento, 21 -- 10129 Torino
_Ufficio Stampa:_
Anna Piccitto
011 564 7245
_anna.piccitto(a)polito.it <mailto:anna.piccitto@polito.it>_
Dec. 9, 2009
Re: [nexa] Analysis of art. 1.3a
by Andrea Glorioso
Caro Paolo, cari tutti,
mi scuso per il ritardo con cui rispondo a questa tua email - sono
stato in viaggio e l'arrivo della nuova Commissione sta rendendo
questo mese di Dicembre "interessante" (nel senso cinese del
termine).
>>>>> "paolo" == Paolo Brini <paolo.brini(a)iridiumpg.com> writes:
> Andrea Glorioso ha scritto:
>> > Ci riferiamo al bandwidth cap: strozzatura della banda >
>> discriminatoria, non agnostica:
>>
>> Per curiosita`, cosa intendi per "agnostico" in questo
>> contesto?
> Mi rifaccio alla definizione utilizzata da Comcast e dalla FCC
> per definire pratiche di traffic shaping "ragionevoli", e che
> peraltro hanno ottenuto come risultato un'ottima customers'
> acceptance (almeno a quanto riferisce Booz & Co. in "Digital
> Confidence - Securing the Next Wave of Digital Growth"). La
> strozzatura della banda avviene tramite un cap globale quando
> l'infrastruttura è inadeguata alla domanda. Lo shaping è
> agnostico rispetto a mittente, destinatario, porte, protocolli e
> ovviamente contenuti. Viene mantenuto quindi un best-effort
> all'interno di una larghezza di banda limitata, quando
> necessario, ma non discriminatoria.
Mi sembra un approcio ragionevole, anche se non mi e` chiaro se
permetterebbe di prioritizzare i pacchetti relativi a flussi di
comunicazione sottoposti a vincoli piu` stringenti di altri (per
esempio, flussi (quasi) "real time" come il video).
>> Mi sembra un po' azzardato dire che si tratta di una scarsita`
>> inesistente tecnicamente, dato che quando un operatore offre
>> una certa quantita` di banda passante si tratta sempre di un
>> valore massimo, non di una garanzia minima.
> In questi particolari casi si può affermare che la scarsità è
> davvero artificiale e non tecnicamente giustificata. Infatti:
> 1) le limitazioni avvengono tramite cap che sono spesso
> inferiori all'1% dei valori di picco dichiarati; [qui si
> aprirebbe uno spiraglio per una domanda delicata, gli ISP stanno
> facendo "overbooking/overselling" in rapporto superiore al
> 100:1? ma questa domanda è superata dalle constatazioni 2) e
> 3)].
Nel caso specifico mi hai convinto. Ma non sono certissimo che molti
ISP non facciano overbooking in rapporti 100:1 o superiori. Il grosso
problema che abbiamo (qui in Commissione) e` avere dei dati certi o
quantomeno solidi su queste dinamiche.
> 2) il fornitore di connettività si dichiara in grado di
> rimuovere il cap (o i blocchi) all'istante, senza investire
> sull'infrastruttura, se colui che origina il contenuto e/o i
> destinatari pagassero somme aggiuntive. Esempi: T-Mobile di
> Deutsche Telekom rimuove il blocco di Skype a coloro che pagano
> 10 € al mese (ovviamente aggiuntive rispetto all'abbonamento
> Internet).
> 3) nel caso del VoIP vengono effettuati blocchi per applicazioni
> parsimoniose di banda, mentre applicazioni molto più voraci di
> banda non vengono limitate.
2 e 3 mi sembrano punti convincenti.
> 4) prima del blocco del VoIP effettuato dalle compagnie mobili
> di Francia, Spagna e Germania, non c'erano problemi di
> congestione dovuti al suo utilizzo
Questo puo` dipendere da un utilizzo piu` massiccio dell'applicazione.
> Detto questo, è ovvio che andando ad approfondire è ragionevole
> distinguere reti fisse e reti mobili, perché le seconde
> presentano dei problemi diversi (vedi blog di Stefano
> Quintarelli).
Se il problema e` rappresentato dalla quantita` massima di banda a
disposizione nel tratto tra l'utente finale e il punto di
concentrazione, e soprattutto nella tratta di backhaul, allora non
credo sia utile differenziare concettualmente i due casi. Si tratta
sempre di capire come gestire una risorsa finita e condivisa.
Se invece il problema riguarda altre caratteristiche del mezzo, che
possono incidere sulle scelte tecniche di gestione del traffico da
parte dall'ISP (difficolta` nel sapere a priori il numero massimo di
utenti per un dato punto di concentrazione, per esempio) allora
concordo che bisogna andare a guardare caso per caso.
Ma credo che il primo passo, almeno a livello europeo, sia chiarirsi
su quali sono i principi di base da applicare (p.e. "strozzature
agnostica v strozzatura discriminatoria", etc).
>> Ecco, questo mi interessa. Che tipo di differenziazioni
>> tariffarie sarebbero per te (e per chi ci sta leggendo)
>> accettabili?
>>
> Secondo me, prima di tutto, differenziazioni di tariffe, alcune
> peraltro già esistenti, basate:
> - sulla larghezza di banda massima teorica
Ok, anche se noto una certa insoddisfazione delle associazioni dei
consumatori nell'uso di questo indicatore per differenziare le varie
tariffe, data la sua natura, appunto, teorica.
> - sulla banda minima garantita (ove applicabile, per es. da
> doppino a centrale)
Ecco, qui inizio ad essere confuso. Qual e` la differenza tra l'avere
un cliente che paga per avere una banda minima garantita e un cliente
che paga perche` le strozzature di banda sul suo traffico siano
eliminate in presenza di congestione?
> - sulle richieste dei clienti per QoS particolari (questo era
> previsto anche dai Citizens' Rights Amendments alla direttiva
> servizio universale non adottati): per esempio, un cliente può
> richiedere un abbonamento particolare per un sovrapprezzo al
> fine di avere una prioritizzazione di qualcosa che gli è
> particolarmente utile (tipici esempio, il p2p, che è
> importantissimo anche per fini commerciali, o per quelle
> applicazioni time critical, come monitoraggio medico, live
> streaming ecc., che non convivono facilmente con l'architettura
> best-effort di Internet).
Questo e` un punto importante e delicato al tempo stesso.
Sono convinto - e ho sostenuto dove appropriato - che uno dei problemi
essenziali relativi alla "neutralita` della rete" sia il fatto che
l'ISP decide autonomamente quale traffico sia "importante". Questa
scelta dovrebbe essere lasciata al cliente.
Al tempo stesso, trovo rischioso suggerire che su Internet sia
desiderabile avere delle garanzia di QoS stringenti. Le soluzioni
tecniche esistono da tempo (vedi protocollo RVSP) ma sono usate
pochissimo, perche` - secondo me e secondo diversi operatori del
settore con cui ho parlato - introducono un costo amministrativo
notevole, a causa della natura stessa di Internet come rete di reti.
In sintesi, e` amministrativamente difficile per gli operatori di
telecomunicazioni mettersi d'accordo con N (con un N potenzialmente
elevato, o comunque difficilmente conoscibile a priori) altri
operatori di telecomunicazioni.
Questo e` un classico caso di costo di transazione. La teoria
economica (e la pratica concreta) suggerisce che, in presenza di
elevati costi di transazione, la risposta dell'agente economico
razionale sia la fusione (l'articolo seminale sull'argomento e` "The
nature of the firm", di R. Coase).
Nel caldeggiare l'applicazione di soluzioni QoS valide su tutta
Internet, si corre il rischio di incoraggiare le fusioni tra operatori
di telecomunicazioni, che non sono necessariamente la strada da
percorrere per garantire un mercato concorrenziale.
In generale, ho l'impressione che da piu` parti ci sia il tentativo di
"incastrare" su Internet - l'architettura di rete generalista,
eccellente in nulla, adatta a moltissimo - modelli specialistici
provenienti da altri settori (telefonia, radio- e tele-diffusione,
etc) o in generale di pensare che Internet possa essere usata per
tutto. Io personalmente *non* utilizzerei Internet per effettuare del
monitoraggio medico, non piu` di quanto userei il portabagagli della
mia automobile per trasportare materiale radioattivo (esagero, ma il
punto e` che non si puo` pensare di usare lo stesso mezzo per tutto).
> Stavo facendo un ragionamento "reversed", forse ho peccato di
> scarsa chiarezza: una distorsione avverrebbe per esempio se un
> distributore di un certo paese, non ha importanza se di beni o
> servizi, dovesse pagare una certa cifra per raggiungere i
> potenziali clienti del paese X, un'altra cifra per raggiungere i
> clienti del paese Y, 0 per raggiungere i clienti del paese Z,
> non potesse raggiungere per nulla (indipendentemente da quanto
> mette sul piatto) i clienti del paese A, e così via. Attualmente
> la neutralità della rete assicura che tutto il mercato interno
> sia raggiungibile indipendentemente dagli orientamenti tecnici,
> politici (purtroppo dobbiamo tenere in considerazione anche
> blocchi di natura politica) e commerciali delle telcos dei vari
> Stati Membri. Sottolineo l'esempio British Telecom perché mi
> sembra calzante.
Cosi` e` molto piu` chiaro, grazie.
>> > e di essere difficilmente estirpabile tramite procedure per >
>> pratiche anticompetitive,
>>
>> Perche`?
> Per motivi di ordine legale ai sensi degli artt. 101 e 102 TEU
> (o 81 e 82 TEC) che rendono arduo aprire una procedura di
> infrazione nei casi in cui non ci sia un mercato univoco e ben
> definito (di nuovo un esempio: se France Telecom, che si occupa
> di telecomunicazioni, stringesse un accordo con Vivendi
> Universal per distribuire i suoi contenuti audiovisivi e
> imponesse un blocco totale ai contenuti della Time Warner,
> oppure, meglio ancora, nei confronti di chi genera contenuti
> open o addirittura gratuiti, come sarebbe possibile dimostrare
> che siamo in presenza di pratiche anticompetitive?
Il "mercato rilevante" in questo caso sarebbe quello dei contenuti
audiovisivi, no?
In generale: non sono un esperto di diritto della concorrenza, ma nei
casi che ho studiato la definizione del "mercato rilevante" e` un
processo dinamico e che puo` portare a molte sorprese. :)
Mi riprometto comunque di riflettere meglio sulla questione,
eventualmente consultando informalmente anche dei colleghi del
Direttorato-Generale Concorrenza.
> e sarebbe possibile dimostrare che tali blocchi violano la
> libertà di informazione dei clienti France Telecom? a queste
> precise domande Malcolm Harbour e altri mi risposero
> sostanzialmente "il mercato risolve tutto: se qualcuno blocca
> qualcosa, i clienti possono migrare verso un altro operatore",
> ma non fu capace di ribattere quando gli feci notare che in
> Francia TUTTI gli operatori bloccano Skype - e oltre tutto
> questo sarebbe pure un caso di violazione flagrante del Trattato
> a mio avviso!). Naturalmente sarei ben lieto di essere smentito.
La risposta di Harbour e` una risposta politica, non tecnica. Essendo
lui un parlamentare non mi pare una stranezza. ;)
Detto questo, continuo ad essere convinto che la miglior ricetta ad
eventuali problemi di filtraggio/blocco sia la presenza di un mercato
competitivo per i servizi di telecomunicazione *unito* ad una
simmetria informativa tra consumatori e fornitori di tali servizi.
Oggi si puo` dibattere sull'esistenza del primo, mentre la seconda
*sicuramente* non esiste.
> Forse è possibile trovare un compromesso che possa soddisfare
> tutte le parti in causa. Mi riferisco alla legislazione proposta
> e approvata in Finlandia e Spagna per riconoscere Internet come
> servizio universale, andando a definire alcuni parametri minimi
> di accesso che devono essere garantiti a prezzi ragionevoli (mi
> ricorda un po' quello che avviene da decenni per acqua ed
> elettricità), oltre naturalmente ai principi norvegesi, che pur
> essendo meno forti di quelli proposti dalla FCC americana
> sarebbero comunque un grande salto di qualità rispetto al
> Telecoms Package.
Io non ne sarei cosi` certo, soprattutto vista le definizione del
tutto circolare di "reasonable network management practices" proposta
dalla FCC.
>> Siamo d'accordo, ma potremmo fare lo stesso discorso per molti
>> beni, servizi e infrastrutture. Sinceramente, pur essendo (da
>> prima che la cosa diventasse molto di moda) un fermo
>> sostenitore del valore di Internet come veicolo per l'esercizio
>> concreto di diritti fondamentali, e quindi ritengo sia
>> importante non dimenticare questa dimensione, la mia esperienza
>> e` che il legame tra di essa e la richiesta di proibire certe
>> pratiche sia piuttosto labile (o non sia spiegata in maniera
>> abbastanza convincente).
> "Se io pago per un accesso a Internet con una certa qualità di
> servizio, e tu paghi per un accesso a Internet con pari o
> superiore qualità di servizio, io e te possiamo connetterci con
> quella qualità di servizio" (Tim-Berners Lee).
> Senza la end-to-end connectivity, che è la base per la
> neutralità della rete, non vedo come sia possibile usare
> l'accesso a Internet come strumento per esercitare concretamente
> certe libertà fondamentali. La mia libertà di espressione è
> compromessa se il mio blog o il mio sito non sono raggiungibili
> o se sono raggiungibili "con una lentezza esasperante"; la mia
> libertà di informazione e di partecipazione democratica
> vanificata se il mio ISP mi fornisce accesso solo alle notizie
> dei gruppi editoriali che sceglie lui, o peggio ancora mi
> preclude l'utilizzo di certi strumenti (dal p2p a IRC alle UGC
> platforms); il mio diritto fondamentale di condurre un business
> è violato se gli ISP bloccano l'accesso al mio sito e/o a certi
> protocolli e applicazioni.
Non mi sono spiegato. Il problema non e` avere a disposizione gli
esempi che porti, che sono stati discussi allo sfinimento in molti
ambiti.
Dal mio punto di vista il problema *vero*, per chi deve convincere i
decisori, e` spiegare in che senso le limitazioni pratiche
all'esercizio di questi diritti, derivanti da ragioni di natura
economica, siano differenti dalle altre n-mila limitazioni degli
stessi diritti (di espressione, di informazione, di partecipazione
democratica, di condurre un'attivita` economica) derivanti sempre da
ragioni di natura economica.
> D'accordo, rimaniamo sul "sostanzialmente d'accordo" ed evitiamo
> di complicarci la vita con marvel-iani "What If...". :)
>> se `deprioritizzazioni' e `bandwidth cap' fossero stati
>> *ampiamente* praticati (erano possibili ed erano limitatamente
>> praticati) e se questa "cosa" sarebbe stata meglio o peggio del
>> WWW.
> Solo fra parentsi: sono un po' perplesso. La Deep Packet
> Inspection sta maturando solo ora, e sebbene ancora abbia grossi
> problemi (vedi caso SABAM vs. Scarlet :) ), non c'è dubbio che
> fra 2-3 anni potrà essere considerata matura, affidabile e
> potebbe diventare "industry standard". Fra poco anche la Deep
> Packet Capture sarà funzionante. Invece nel 92 la DPI e la DPC
> erano fantascienza, per cui era impossibile discriminare in base
> ai contenuti.
Tu hai parlato degli anni '90, non del 1992. :)
Ho cominciato a lavorare come amministratore di rete per un ISP
intorno al 1997 (se ricordo bene). All'epoca - anche considerando la
velocita` media dei collegamenti, ancora in larga parte via modem - la
DPI era praticabile con un PC di potenza medio-alta, del tutto alla
portata dell'ISP medio. Ricordo distintantemente che all'epoca (non
essendo per altro chiarissimo il quadro legale..) si utilizzava un
proxy web trasparente per analizzare in tempo "quasi reale" le pagine
web richieste dai clienti alla ricerca di worm, virus o altro
contenuto "dannoso". Per me questa e` DPI, sicuramente meno
efficiente ed elegante di quanto si possa fare oggi, ma pur sempre
DPI.
Ma concordo che oggi la situazione, dato lo sviluppo tecnologico, e`
differente e i rischi della DPI sono molto piu` elevati che negli anni
'90.
> Sempre fra parentesi: il concetto client-server del WWW non è il
> massimo, lo so, è nemico della decentralizzazione, ma al momento
> è questo uno strumento chiave (finché non avremo una maggiore
> maturità del p2p e sarà ordinaria amministrazione gestire siti e
> portali serverless condivisi), quindi...
Concordo.
Ciao,
--
Andrea Glorioso || http://people.digitalpolicy.it/sama/cv/
M: +32-488-409-055 F: +39-051-930-31-133
* Le opinioni espresse in questa mail sono del tutto personali *
* The opinions expressed here are absolutely personal *
"Constitutions represent the deliberate judgment of the
people as to the provisions and restraints which [...] will
secure to each citizen the greatest liberty and utmost
protection. They are rules proscribed by
Philip sober to control Philip drunk."
David J. Brewer (1893)
An Independent Judiciary as the Salvation of the Nation
Dec. 9, 2009
Fw: Administration Officials to Launch Comprehensive Open Government Plan
by Valerio Lubello
FYI,
Valerio
From: Patrice McDermott
Sent: Tuesday, December 08, 2009 1:53 AM
To: opengovernmentdirective(a)googlegroups.com
Subject: [OpenGovDirective] Fw: Administration Officials to Launch Comprehensive Open Government Plan
FYI.
Patrice McDermott, Director
OpenTheGovernment.org
1742 Connecticut Ave NW, 3rd floor
Washington, DC 20009
202.332.OPEN (6736)
www.openthegovernment.org
------------------------------------------------------------------------------
From: Kammerer, Chelsea [mailto:Chelsea_Kammerer@who.eop.gov]
To: Kammerer, Chelsea [mailto:Chelsea_Kammerer@who.eop.gov]
Sent: Mon, 07 Dec 2009 19:47:46 -0500
Subject: Administration Officials to Launch Comprehensive Open Government Plan
I hope you can join us for this important announcement tomorrow.
THE WHITE HOUSE
Office of the Press Secretary
_______________________________________________________________________________________
FOR IMMEDIATE RELEASE
December 7, 2009
ADVISORY: Administration Officials to Launch Comprehensive Open Government Plan
with Webcast Open to All Americans
WASHINGTON – Tomorrow at 11:00am ET, U.S. Chief Information Officer Vivek Kundra and U.S. Chief Technology Officer Aneesh Chopra will launch the administration’s comprehensive Open Government Plan, furthering the President’s commitment to increasing transparency and accountability in Washington and ensuring greater access and information for the American people.
This announcement will be streamed live on whitehouse.gov, and will be followed by a web forum where individuals will be given an opportunity to ask questions and offer suggestions about the administration’s Open Government Plan.
WHO: U.S. CIO Vivek Kundra and U.S. CTO Aneesh Chopra
WHAT: Administration Launches Comprehensive Open Government Plan
WHERE: Watch it live and participate at http://www.whitehouse.gov/live
WHEN: Tuesday, December 8
11:00am ET
##
Chelsea Kammerer
The White House
Office of Intergovernmental Affairs and Office of Public Engagement
p: 202.456.3182 I ckammerer(a)who.eop.gov
--
You received this message because you are subscribed to the Google Groups "OpenGovernmentDirective" group.
To post to this group, send email to opengovernmentdirective(a)googlegroups.com.
To unsubscribe from this group, send email to opengovernmentdirective+unsubscribe(a)googlegroups.com.
For more options, visit this group at http://groups.google.com/group/opengovernmentdirective?hl=en.
Dec. 8, 2009
mi servono i vostri messaggi (x una videochat mercoledì pomeriggio 9 dicembre)
by Masera Anna
Internet siamo noi, è uno specchio: siete d'accordo? Mandatemi i vostri messaggi: http://tinyurl.com/ygostze
li leggero' in video e li discuteremo con lorenzo benussi di Top-Ix mercoledì pomeriggio 9 dicembre sul sito della Stampa:
grazie, anna masera
http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_…
Dec. 7, 2009
Re: [nexa] Manuel Castells su Internet, libertà e controllo
by Giusy Drammis
Vi ringrazio molto per l'inoltro e per il testo integrale
Giusy Drammis
2009/12/7 Mariella Berra <mariella.berra(a)unito.it>
> Grazie molte, ma non sono fiduciosa dell'ascolto.
> Castells parla anche del me-media e della crisi delle tv.
> Castells considera anche attentamente le tecnologie da molto tempo. Ho
> invitao Catells a Torino nel secolo scorso 1994 , pubblicato il suo
> intervento e altri in Ripensare la tecnologia.
> Umanisti e politici se ne sono infischiati.
> Abbiamo un guro tecnologico torinese che io stimo quanto Catells, peraltro
> conosciuto prima del nostro Meo.
> Perchè non lo usiamo.
> Ne parliamo mercolediì magari Ciao Mariella
>
> ----- Original Message -----
> *From:* Marco Trotta <marco.trotta(a)gmail.com>
> *To:* J.C. DE MARTIN <demartin(a)polito.it>
> *Cc:* nexa(a)server-nexa.polito.it
> *Sent:* Monday, December 07, 2009 3:12 PM
> *Subject:* [nexa] Manuel Castells su Internet, libertà e controllo
>
> *Copio ed incollo tutta l'intervista dal sito visto che Repubblica non ha
> un archivio anche per AF e la prossima settimana verrà cancellata. Ne vale
> la pena.
> MT*
>
>
> Fonte:
> http://www.repubblica.it/supplementi/af/2009/12/07/copertina/001kiarore.html
> Castells: "Il futuro è Internet e Tv"
> l’intervista
> STEFANO CARLI
>
> «Internet e la tv sono due costellazioni della comunicazione che sono
> destinate a convivere l’una accanto all’altra, anche se in uno scenario che
> sarà progressivamente diverso da quello a cui siamo abituati oggi. Per certi
> versi Internet assorbirà al suo interno la tv. Ma il mondo di Internet, che
> è il mondo della ‘autocomunicazione di massa’ non sostituirà quello della
> tv, che è il mondo della comunicazione unidirezionale, da uno, il
> broadcaster, verso tutti. E poi la galassia della tv è specializzata e
> concentrata su due sole tipologie di contenuto: l’entertainment e
> l’infotainment, mentre Internet è molto più ampia». E’ così che Manuel
> Castells, tra i maggiori studiosi a livello mondiale della società
> dell’informazione, che da vent’anni si interessa di Internet e del suo
> impatto sulla società contemporanea, vede l’azione reciproca dei due media
> più potenti.
> Quindi è un errore vedere Internet in contrapposizione agli altri media?
> «Quello che succederà è che sempre più Internet integrerà la tv al suo
> interno. Già oggi le giovani generazioni guardano la tv attraverso Internet.
> Così come si informano e apprendono le notizie attraverso Internet».
> Si riferisce alla convergenza? Al fatto che presto avremo Internet dentro
> gli apparecchi televisivi?
> «La convergenza non è tanto una questione tecnologica quanto mentale. I
> terminali continueranno a restare diversi e separati: useremo l’uno o
> l’altro, uno smartphone o un pc o la tv a seconda delle nostre esigenze».
> «Ma saremo noi, nel nostro cervello, a realizzare la convergenza».
> Nel suo ultimo libro, ‘Comunicazione e potere’, le parla della ‘tv
> mutante’. Cosa intende dire?
> «Che la tv è cambiata. Una volta il 90% delle persone guardava i trequattro
> maggiori canali tv. Oggi quella quota negli Usa è scesa al 20%, in Spagna
> siamo al 25%: la tv non ha più quella stessa capacità di prima di
> raggiungere tutti».
> In Italia però è forse ancora un po’ così.
> «Ma perché voi avete un monopolio: avete un solo network che fa capo a
> Silvio Berlusconi. Un network parte pubblico e parte privato. E questa è una
> delle ragioni per cui l’Italia sta rimanendo indietro in questa fase di
> sviluppo delle nuove comunicazioni. Vede, un’offerta tv molto semplificata,
> semplice, ridotta nei contenuti all’entertainment, non aiuta lo sviluppo di
> Internet. Mentre le nuove generazioni oggi crescono completamente in
> Internet. E poi in Italia c’è un altro problema: voi siete una nazione
> ‘anziana’. Siete una società di ultracinquantenni. E sono gli
> ultracinquantenni che guardano molto la tv. L’Italia ha dei buoni indici di
> longevità. ma questo è anche un indice di senilità».
> Torniamo agli scenari globali. Non c’è contraddizione tra lo sviluppo della
> autocomunicazione di massa, la moltiplicazione di produttori di contenuti, e
> la progressiva concentrazione di gruppi economici nel settore dei media?
> «No: è un processo di globalizzazione e customizzazione, ossia di
> concentrazione anche sulle esigenze degli utenti»
> Cioè?
> «Per vendere un prodotto, nel settore della comunicazione, devi attrarre
> audience, devi ‘vendere’ a grandi quantità di persone. Prendiamo il caso di
> MySpace . Murdoch possiede MySpace ma MySpace è uno spazio di comunicazione
> che in qualche modo appartiene anche alla gente che comunica attraverso
> MySpace e Murdoch deve rispettarla. Se non lo facesse, creando barriere o
> non garantendo il libero utilizzo del network, sarebbe facilissimo veder
> emergere altri portali pronti ad offrire condizioni più libere. Questo
> perché le barriere di ingresso nel business di Internet sono molto basse.
> Non serve un grande capitale: si può partire velocemente ed essere subito
> competitivi. E’ già successo».
> Quando?
> «Facebook a un certo punto cercò di fare pagare gli utenti: nel giro di 24
> ore si realizzò una specie di esodo. una migrazione di massa da Facebook
> verso una miriade di altri portali di social network. Ritornarono sulla
> decisione».
> Proprio riguardo al pagamento dei contenuti, si sta profilando un accordo
> tra Murdoch e Google sulle news: il modello potrebbe essere di lasciarne una
> quota libera e mettere le altre a pagamento.
> «Ma quello è un accordo tra corporation: non tocca il cuore del problema
> delle news. Gli utenti di Internet cercano di vivere in un sistema di
> comunicazione libera. Se qualcuno cerca di farli pagare loro si rivolgeranno
> a qualcun altro. Tanto su Internet si possono trovare tutte le notizie
> perché c’è sempre qualcuno che leggerà una notizia da qualche parte, un
> altro sito, o magari un giornale di carta, e la riporterà in rete dove tutti
> gli altri potranno leggerla. E poi si può sempre dire che ciò che si propaga
> in rete non è una notizia presa da una parte o da un’altra, ma il fatto. E
> il fatto a chi appartiene? Sui fatti non c’è copyright».
> E’ per questo che i giornali faticano a trovare un modello di business
> sull’online?
> «Sì. E’ una situazione triste ma i giornali devono reagire. I giornali
> sopravvivranno se punteranno tutto sulla credibilità. Se perdi credibilità
> perdi tutto. Poi devono capire come affrontare il vero cambiamento che
> Internet sta imponendo loro: il cambiamento della piattaforma tecnologica: è
> la carta stampata che non funziona più».
> In un’intervista recente al El Pais lei ha detto che la copia cartacea dei
> quotidiani dovrebbe essere venduta a 10 euro, che dovrebbe diventare un
> prodotto di lusso. Era un paradosso, una battuta?
> «Niente affatto, la carta costa e ha un forte impatto ambientale. La
> distribuzione digitale è il futuro. La piattaforma sta cambiando: i giornali
> dovranno avere una edizione cartacea limitata e portare la diffusione
> principale su Internet. Il vero nodo è trovare il modello economico. E’ lo
> stesso problema che ha affrontato o sta affrontando ogni settore industriale
> coinvolto dall’avvento di Internet, a cominciare dai film e dalla musica.
> Anzi, nella musica una soluzione è stata trovata: è il modello ITunes,
> basato sulla ‘coda lunga’».
> Cioè?
> «ITunes non vende Cd ma singoli brani che ognuno può scegliere da un enorme
> catalogo. Ognuno può comprare a bassissimo prezzo una piccolissima parte del
> catalogo. Microapgamenti e possibilità di acquistare solo ciò che si vuole e
> non un insieme imposto. E’ il modello che sta sperimentando ora il Wall
> Street Journal. Chi vuole non si deve comprare tutto il giornale ma solo la
> notizia per cui ha interesse in quel momento: bisogna saper raggiungere e
> suscitare l'interesse di una grande moltitudine di piccoli insiemi di utenti
> ciascuno interessato a una singola certa notizia».
> Tra contenuti globali e autocomunciazione personale c’è anche un futuro per
> un livello di contenuti locali?
> «Le notizie locali sono le più importanti. Le persone sono estremamente
> interessate all’informazione locale. Perché l’informazione locale parla di
> loro, di cose molto vicine alla gente. E una delle grandi qualità di
> Internet è proprio quella di far crescere la dimensione locale, permettendo
> la formazione di comunità di interesse dal basso. Sono comunità che possono
> facilmente arrivare a coincidere con le municipalità, i comuni. Su Internet
> vive un’enorme galassia di radio e di tv locali. Sono migliaia e migliaia, e
> sono proprio quelle più seguite dai giovani nel mondo. E noi dobbiamo sempre
> tenere lo sguardo sui giovani, perché i comportamenti che stanno sviluppando
> oggi saranno lo standard universale di domani».
> Questo sviluppo tumultuoso di Internet sta riproponendo il problema del
> controllo della Rete. Internet ha bisogno di una governance?
> «Sono stato molti anni in commissioni di ogni genere su Internet. Nel 1997
> sono stato nella prima commissione Ue su Internet e la Information Society e
> sempre la prima questione è stata: come possiamo controllare Internet. Ma di
> fatto Internet non si può controllare. Anche il governo iraniano ha provato
> a controllare Internet per impedire le rivolte ma non c’è riuscito».
> Però anche la Spagna di Zapatero ha emanato una legge per cercare di
> impedire la pirateria minacciando la chiusura dei siti.
> «Si dovrebbe mettere in prigione un terzo della popolazione giovanile
> mondiale, in Usa 75 milioni di persone fanno regolarmente dei download in
> violazione delle norme sul copyright. Ma questo riguarda i modelli di
> business. Il problema del governo di Internet è diverso. Il potere ha sempre
> cercato di realizzare un controllo sulla comunicazione. Ma con Internet non
> si può. Ormai è troppo tardi: è troppo diffusa. Se si chiude un sito da una
> parte lo si può riaprire da un’altra. Gli unici controlli possibili sono
> quelli automatici, basati su parole chiave. Ma se quelle parole non vengono
> usate, se, per esempio, non pronunci le parole proibite Tibet o Tienanmen,
> nessuno può trovarti e controllarti. Gli Stati hanno sempre cercato di
> tenere sotto controllo Internet ma senza successo. Perfino gli Usa».
> Quando?
> «Sotto l’amministrazione Clinton, per ben due volte, ma furono entrambe
> fermate dalla Suprema Corte. Poi l’anno scorso in Francia con Sarkozy,
> bloccato però dalla Corte Costituzionale. La verità è che Internet non ha un
> sistema di controllo. Le cose che si possono fare e non fare su Internet
> sono le stesse del resto della società, quindi da questo punto di vista il
> problema non c’è. Quindi quando si parla di leggi e regole su Internet si
> parla di altro: di controllo preventivo. Ma Internet non può essere un po’
> più o un po’ meno libera. O è libera o non lo è. Non è come la tv o i
> giornali, che hanno un sistema di controllo in quanto hanno una proprietà.
> Internet non ha niente di tutto questo. E per questo crea panico nei
> governi: perché non ha controllo e non è controllabile».
> *Vuol dire che su Internet alla fine valgono solo le regole che essa
> stessa si da?
> «Sì, nel senso che Internet è un organismo autoregolato. Ma regolato da
> chi? Dagli 1,6 miliardi di persone che la usano e che si regolano da sole.
> Ci sono buone e cattive persone, quindi Internet è come siamo noi. E’ come
> uno specchio in cui guardare noi stessi».*
>
> ------------------------------
>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
>
Dec. 7, 2009
Re: [nexa] Manuel Castells su Internet, libertà e controllo
by Mariella Berra
Grazie molte, ma non sono fiduciosa dell'ascolto.
Castells parla anche del me-media e della crisi delle tv.
Castells considera anche attentamente le tecnologie da molto tempo. Ho invitao Catells a Torino nel secolo scorso 1994 , pubblicato il suo intervento e altri in Ripensare la tecnologia.
Umanisti e politici se ne sono infischiati.
Abbiamo un guro tecnologico torinese che io stimo quanto Catells, peraltro conosciuto prima del nostro Meo.
Perchè non lo usiamo.
Ne parliamo mercolediì magari Ciao Mariella
----- Original Message -----
From: Marco Trotta
To: J.C. DE MARTIN
Cc: nexa(a)server-nexa.polito.it
Sent: Monday, December 07, 2009 3:12 PM
Subject: [nexa] Manuel Castells su Internet, libertà e controllo
Copio ed incollo tutta l'intervista dal sito visto che Repubblica non ha un archivio anche per AF e la prossima settimana verrà cancellata. Ne vale la pena.
MT
Fonte: http://www.repubblica.it/supplementi/af/2009/12/07/copertina/001kiarore.html
Castells: "Il futuro è Internet e Tv"
l’intervista
STEFANO CARLI
«Internet e la tv sono due costellazioni della comunicazione che sono destinate a convivere l’una accanto all’altra, anche se in uno scenario che sarà progressivamente diverso da quello a cui siamo abituati oggi. Per certi versi Internet assorbirà al suo interno la tv. Ma il mondo di Internet, che è il mondo della ‘autocomunicazione di massa’ non sostituirà quello della tv, che è il mondo della comunicazione unidirezionale, da uno, il broadcaster, verso tutti. E poi la galassia della tv è specializzata e concentrata su due sole tipologie di contenuto: l’entertainment e l’infotainment, mentre Internet è molto più ampia». E’ così che Manuel Castells, tra i maggiori studiosi a livello mondiale della società dell’informazione, che da vent’anni si interessa di Internet e del suo impatto sulla società contemporanea, vede l’azione reciproca dei due media più potenti.
Quindi è un errore vedere Internet in contrapposizione agli altri media?
«Quello che succederà è che sempre più Internet integrerà la tv al suo interno. Già oggi le giovani generazioni guardano la tv attraverso Internet. Così come si informano e apprendono le notizie attraverso Internet».
Si riferisce alla convergenza? Al fatto che presto avremo Internet dentro gli apparecchi televisivi?
«La convergenza non è tanto una questione tecnologica quanto mentale. I terminali continueranno a restare diversi e separati: useremo l’uno o l’altro, uno smartphone o un pc o la tv a seconda delle nostre esigenze». «Ma saremo noi, nel nostro cervello, a realizzare la convergenza».
Nel suo ultimo libro, ‘Comunicazione e potere’, le parla della ‘tv mutante’. Cosa intende dire?
«Che la tv è cambiata. Una volta il 90% delle persone guardava i trequattro maggiori canali tv. Oggi quella quota negli Usa è scesa al 20%, in Spagna siamo al 25%: la tv non ha più quella stessa capacità di prima di raggiungere tutti».
In Italia però è forse ancora un po’ così.
«Ma perché voi avete un monopolio: avete un solo network che fa capo a Silvio Berlusconi. Un network parte pubblico e parte privato. E questa è una delle ragioni per cui l’Italia sta rimanendo indietro in questa fase di sviluppo delle nuove comunicazioni. Vede, un’offerta tv molto semplificata, semplice, ridotta nei contenuti all’entertainment, non aiuta lo sviluppo di Internet. Mentre le nuove generazioni oggi crescono completamente in Internet. E poi in Italia c’è un altro problema: voi siete una nazione ‘anziana’. Siete una società di ultracinquantenni. E sono gli ultracinquantenni che guardano molto la tv. L’Italia ha dei buoni indici di longevità. ma questo è anche un indice di senilità».
Torniamo agli scenari globali. Non c’è contraddizione tra lo sviluppo della autocomunicazione di massa, la moltiplicazione di produttori di contenuti, e la progressiva concentrazione di gruppi economici nel settore dei media?
«No: è un processo di globalizzazione e customizzazione, ossia di concentrazione anche sulle esigenze degli utenti»
Cioè?
«Per vendere un prodotto, nel settore della comunicazione, devi attrarre audience, devi ‘vendere’ a grandi quantità di persone. Prendiamo il caso di MySpace . Murdoch possiede MySpace ma MySpace è uno spazio di comunicazione che in qualche modo appartiene anche alla gente che comunica attraverso MySpace e Murdoch deve rispettarla. Se non lo facesse, creando barriere o non garantendo il libero utilizzo del network, sarebbe facilissimo veder emergere altri portali pronti ad offrire condizioni più libere. Questo perché le barriere di ingresso nel business di Internet sono molto basse. Non serve un grande capitale: si può partire velocemente ed essere subito competitivi. E’ già successo».
Quando?
«Facebook a un certo punto cercò di fare pagare gli utenti: nel giro di 24 ore si realizzò una specie di esodo. una migrazione di massa da Facebook verso una miriade di altri portali di social network. Ritornarono sulla decisione».
Proprio riguardo al pagamento dei contenuti, si sta profilando un accordo tra Murdoch e Google sulle news: il modello potrebbe essere di lasciarne una quota libera e mettere le altre a pagamento.
«Ma quello è un accordo tra corporation: non tocca il cuore del problema delle news. Gli utenti di Internet cercano di vivere in un sistema di comunicazione libera. Se qualcuno cerca di farli pagare loro si rivolgeranno a qualcun altro. Tanto su Internet si possono trovare tutte le notizie perché c’è sempre qualcuno che leggerà una notizia da qualche parte, un altro sito, o magari un giornale di carta, e la riporterà in rete dove tutti gli altri potranno leggerla. E poi si può sempre dire che ciò che si propaga in rete non è una notizia presa da una parte o da un’altra, ma il fatto. E il fatto a chi appartiene? Sui fatti non c’è copyright».
E’ per questo che i giornali faticano a trovare un modello di business sull’online?
«Sì. E’ una situazione triste ma i giornali devono reagire. I giornali sopravvivranno se punteranno tutto sulla credibilità. Se perdi credibilità perdi tutto. Poi devono capire come affrontare il vero cambiamento che Internet sta imponendo loro: il cambiamento della piattaforma tecnologica: è la carta stampata che non funziona più».
In un’intervista recente al El Pais lei ha detto che la copia cartacea dei quotidiani dovrebbe essere venduta a 10 euro, che dovrebbe diventare un prodotto di lusso. Era un paradosso, una battuta?
«Niente affatto, la carta costa e ha un forte impatto ambientale. La distribuzione digitale è il futuro. La piattaforma sta cambiando: i giornali dovranno avere una edizione cartacea limitata e portare la diffusione principale su Internet. Il vero nodo è trovare il modello economico. E’ lo stesso problema che ha affrontato o sta affrontando ogni settore industriale coinvolto dall’avvento di Internet, a cominciare dai film e dalla musica. Anzi, nella musica una soluzione è stata trovata: è il modello ITunes, basato sulla ‘coda lunga’».
Cioè?
«ITunes non vende Cd ma singoli brani che ognuno può scegliere da un enorme catalogo. Ognuno può comprare a bassissimo prezzo una piccolissima parte del catalogo. Microapgamenti e possibilità di acquistare solo ciò che si vuole e non un insieme imposto. E’ il modello che sta sperimentando ora il Wall Street Journal. Chi vuole non si deve comprare tutto il giornale ma solo la notizia per cui ha interesse in quel momento: bisogna saper raggiungere e suscitare l'interesse di una grande moltitudine di piccoli insiemi di utenti ciascuno interessato a una singola certa notizia».
Tra contenuti globali e autocomunciazione personale c’è anche un futuro per un livello di contenuti locali?
«Le notizie locali sono le più importanti. Le persone sono estremamente interessate all’informazione locale. Perché l’informazione locale parla di loro, di cose molto vicine alla gente. E una delle grandi qualità di Internet è proprio quella di far crescere la dimensione locale, permettendo la formazione di comunità di interesse dal basso. Sono comunità che possono facilmente arrivare a coincidere con le municipalità, i comuni. Su Internet vive un’enorme galassia di radio e di tv locali. Sono migliaia e migliaia, e sono proprio quelle più seguite dai giovani nel mondo. E noi dobbiamo sempre tenere lo sguardo sui giovani, perché i comportamenti che stanno sviluppando oggi saranno lo standard universale di domani».
Questo sviluppo tumultuoso di Internet sta riproponendo il problema del controllo della Rete. Internet ha bisogno di una governance?
«Sono stato molti anni in commissioni di ogni genere su Internet. Nel 1997 sono stato nella prima commissione Ue su Internet e la Information Society e sempre la prima questione è stata: come possiamo controllare Internet. Ma di fatto Internet non si può controllare. Anche il governo iraniano ha provato a controllare Internet per impedire le rivolte ma non c’è riuscito».
Però anche la Spagna di Zapatero ha emanato una legge per cercare di impedire la pirateria minacciando la chiusura dei siti.
«Si dovrebbe mettere in prigione un terzo della popolazione giovanile mondiale, in Usa 75 milioni di persone fanno regolarmente dei download in violazione delle norme sul copyright. Ma questo riguarda i modelli di business. Il problema del governo di Internet è diverso. Il potere ha sempre cercato di realizzare un controllo sulla comunicazione. Ma con Internet non si può. Ormai è troppo tardi: è troppo diffusa. Se si chiude un sito da una parte lo si può riaprire da un’altra. Gli unici controlli possibili sono quelli automatici, basati su parole chiave. Ma se quelle parole non vengono usate, se, per esempio, non pronunci le parole proibite Tibet o Tienanmen, nessuno può trovarti e controllarti. Gli Stati hanno sempre cercato di tenere sotto controllo Internet ma senza successo. Perfino gli Usa».
Quando?
«Sotto l’amministrazione Clinton, per ben due volte, ma furono entrambe fermate dalla Suprema Corte. Poi l’anno scorso in Francia con Sarkozy, bloccato però dalla Corte Costituzionale. La verità è che Internet non ha un sistema di controllo. Le cose che si possono fare e non fare su Internet sono le stesse del resto della società, quindi da questo punto di vista il problema non c’è. Quindi quando si parla di leggi e regole su Internet si parla di altro: di controllo preventivo. Ma Internet non può essere un po’ più o un po’ meno libera. O è libera o non lo è. Non è come la tv o i giornali, che hanno un sistema di controllo in quanto hanno una proprietà. Internet non ha niente di tutto questo. E per questo crea panico nei governi: perché non ha controllo e non è controllabile».
Vuol dire che su Internet alla fine valgono solo le regole che essa stessa si da?
«Sì, nel senso che Internet è un organismo autoregolato. Ma regolato da chi? Dagli 1,6 miliardi di persone che la usano e che si regolano da sole. Ci sono buone e cattive persone, quindi Internet è come siamo noi. E’ come uno specchio in cui guardare noi stessi».
------------------------------------------------------------------------------
_______________________________________________
nexa mailing list
nexa(a)server-nexa.polito.it
https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Dec. 7, 2009
Manuel Castells su Internet, libertà e controllo
by Marco Trotta
*Copio ed incollo tutta l'intervista dal sito visto che Repubblica non ha un
archivio anche per AF e la prossima settimana verrà cancellata. Ne vale la
pena.
MT*
Fonte:
http://www.repubblica.it/supplementi/af/2009/12/07/copertina/001kiarore.html
Castells: "Il futuro è Internet e Tv"
l’intervista
STEFANO CARLI
«Internet e la tv sono due costellazioni della comunicazione che sono
destinate a convivere l’una accanto all’altra, anche se in uno scenario che
sarà progressivamente diverso da quello a cui siamo abituati oggi. Per certi
versi Internet assorbirà al suo interno la tv. Ma il mondo di Internet, che
è il mondo della ‘autocomunicazione di massa’ non sostituirà quello della
tv, che è il mondo della comunicazione unidirezionale, da uno, il
broadcaster, verso tutti. E poi la galassia della tv è specializzata e
concentrata su due sole tipologie di contenuto: l’entertainment e
l’infotainment, mentre Internet è molto più ampia». E’ così che Manuel
Castells, tra i maggiori studiosi a livello mondiale della società
dell’informazione, che da vent’anni si interessa di Internet e del suo
impatto sulla società contemporanea, vede l’azione reciproca dei due media
più potenti.
Quindi è un errore vedere Internet in contrapposizione agli altri media?
«Quello che succederà è che sempre più Internet integrerà la tv al suo
interno. Già oggi le giovani generazioni guardano la tv attraverso Internet.
Così come si informano e apprendono le notizie attraverso Internet».
Si riferisce alla convergenza? Al fatto che presto avremo Internet dentro
gli apparecchi televisivi?
«La convergenza non è tanto una questione tecnologica quanto mentale. I
terminali continueranno a restare diversi e separati: useremo l’uno o
l’altro, uno smartphone o un pc o la tv a seconda delle nostre
esigenze».«Ma saremo noi, nel nostro cervello, a realizzare la
convergenza».
Nel suo ultimo libro, ‘Comunicazione e potere’, le parla della ‘tv mutante’.
Cosa intende dire?
«Che la tv è cambiata. Una volta il 90% delle persone guardava i trequattro
maggiori canali tv. Oggi quella quota negli Usa è scesa al 20%, in Spagna
siamo al 25%: la tv non ha più quella stessa capacità di prima di
raggiungere tutti».
In Italia però è forse ancora un po’ così.
«Ma perché voi avete un monopolio: avete un solo network che fa capo a
Silvio Berlusconi. Un network parte pubblico e parte privato. E questa è una
delle ragioni per cui l’Italia sta rimanendo indietro in questa fase di
sviluppo delle nuove comunicazioni. Vede, un’offerta tv molto semplificata,
semplice, ridotta nei contenuti all’entertainment, non aiuta lo sviluppo di
Internet. Mentre le nuove generazioni oggi crescono completamente in
Internet. E poi in Italia c’è un altro problema: voi siete una nazione
‘anziana’. Siete una società di ultracinquantenni. E sono gli
ultracinquantenni che guardano molto la tv. L’Italia ha dei buoni indici di
longevità. ma questo è anche un indice di senilità».
Torniamo agli scenari globali. Non c’è contraddizione tra lo sviluppo della
autocomunicazione di massa, la moltiplicazione di produttori di contenuti, e
la progressiva concentrazione di gruppi economici nel settore dei media?
«No: è un processo di globalizzazione e customizzazione, ossia di
concentrazione anche sulle esigenze degli utenti»
Cioè?
«Per vendere un prodotto, nel settore della comunicazione, devi attrarre
audience, devi ‘vendere’ a grandi quantità di persone. Prendiamo il caso di
MySpace . Murdoch possiede MySpace ma MySpace è uno spazio di comunicazione
che in qualche modo appartiene anche alla gente che comunica attraverso
MySpace e Murdoch deve rispettarla. Se non lo facesse, creando barriere o
non garantendo il libero utilizzo del network, sarebbe facilissimo veder
emergere altri portali pronti ad offrire condizioni più libere. Questo
perché le barriere di ingresso nel business di Internet sono molto basse.
Non serve un grande capitale: si può partire velocemente ed essere subito
competitivi. E’ già successo».
Quando?
«Facebook a un certo punto cercò di fare pagare gli utenti: nel giro di 24
ore si realizzò una specie di esodo. una migrazione di massa da Facebook
verso una miriade di altri portali di social network. Ritornarono sulla
decisione».
Proprio riguardo al pagamento dei contenuti, si sta profilando un accordo
tra Murdoch e Google sulle news: il modello potrebbe essere di lasciarne una
quota libera e mettere le altre a pagamento.
«Ma quello è un accordo tra corporation: non tocca il cuore del problema
delle news. Gli utenti di Internet cercano di vivere in un sistema di
comunicazione libera. Se qualcuno cerca di farli pagare loro si rivolgeranno
a qualcun altro. Tanto su Internet si possono trovare tutte le notizie
perché c’è sempre qualcuno che leggerà una notizia da qualche parte, un
altro sito, o magari un giornale di carta, e la riporterà in rete dove tutti
gli altri potranno leggerla. E poi si può sempre dire che ciò che si propaga
in rete non è una notizia presa da una parte o da un’altra, ma il fatto. E
il fatto a chi appartiene? Sui fatti non c’è copyright».
E’ per questo che i giornali faticano a trovare un modello di business
sull’online?
«Sì. E’ una situazione triste ma i giornali devono reagire. I giornali
sopravvivranno se punteranno tutto sulla credibilità. Se perdi credibilità
perdi tutto. Poi devono capire come affrontare il vero cambiamento che
Internet sta imponendo loro: il cambiamento della piattaforma tecnologica: è
la carta stampata che non funziona più».
In un’intervista recente al El Pais lei ha detto che la copia cartacea dei
quotidiani dovrebbe essere venduta a 10 euro, che dovrebbe diventare un
prodotto di lusso. Era un paradosso, una battuta?
«Niente affatto, la carta costa e ha un forte impatto ambientale. La
distribuzione digitale è il futuro. La piattaforma sta cambiando: i giornali
dovranno avere una edizione cartacea limitata e portare la diffusione
principale su Internet. Il vero nodo è trovare il modello economico. E’ lo
stesso problema che ha affrontato o sta affrontando ogni settore industriale
coinvolto dall’avvento di Internet, a cominciare dai film e dalla musica.
Anzi, nella musica una soluzione è stata trovata: è il modello ITunes,
basato sulla ‘coda lunga’».
Cioè?
«ITunes non vende Cd ma singoli brani che ognuno può scegliere da un enorme
catalogo. Ognuno può comprare a bassissimo prezzo una piccolissima parte del
catalogo. Microapgamenti e possibilità di acquistare solo ciò che si vuole e
non un insieme imposto. E’ il modello che sta sperimentando ora il Wall
Street Journal. Chi vuole non si deve comprare tutto il giornale ma solo la
notizia per cui ha interesse in quel momento: bisogna saper raggiungere e
suscitare l'interesse di una grande moltitudine di piccoli insiemi di utenti
ciascuno interessato a una singola certa notizia».
Tra contenuti globali e autocomunciazione personale c’è anche un futuro per
un livello di contenuti locali?
«Le notizie locali sono le più importanti. Le persone sono estremamente
interessate all’informazione locale. Perché l’informazione locale parla di
loro, di cose molto vicine alla gente. E una delle grandi qualità di
Internet è proprio quella di far crescere la dimensione locale, permettendo
la formazione di comunità di interesse dal basso. Sono comunità che possono
facilmente arrivare a coincidere con le municipalità, i comuni. Su Internet
vive un’enorme galassia di radio e di tv locali. Sono migliaia e migliaia, e
sono proprio quelle più seguite dai giovani nel mondo. E noi dobbiamo sempre
tenere lo sguardo sui giovani, perché i comportamenti che stanno sviluppando
oggi saranno lo standard universale di domani».
Questo sviluppo tumultuoso di Internet sta riproponendo il problema del
controllo della Rete. Internet ha bisogno di una governance?
«Sono stato molti anni in commissioni di ogni genere su Internet. Nel 1997
sono stato nella prima commissione Ue su Internet e la Information Society e
sempre la prima questione è stata: come possiamo controllare Internet. Ma di
fatto Internet non si può controllare. Anche il governo iraniano ha provato
a controllare Internet per impedire le rivolte ma non c’è riuscito».
Però anche la Spagna di Zapatero ha emanato una legge per cercare di
impedire la pirateria minacciando la chiusura dei siti.
«Si dovrebbe mettere in prigione un terzo della popolazione giovanile
mondiale, in Usa 75 milioni di persone fanno regolarmente dei download in
violazione delle norme sul copyright. Ma questo riguarda i modelli di
business. Il problema del governo di Internet è diverso. Il potere ha sempre
cercato di realizzare un controllo sulla comunicazione. Ma con Internet non
si può. Ormai è troppo tardi: è troppo diffusa. Se si chiude un sito da una
parte lo si può riaprire da un’altra. Gli unici controlli possibili sono
quelli automatici, basati su parole chiave. Ma se quelle parole non vengono
usate, se, per esempio, non pronunci le parole proibite Tibet o Tienanmen,
nessuno può trovarti e controllarti. Gli Stati hanno sempre cercato di
tenere sotto controllo Internet ma senza successo. Perfino gli Usa».
Quando?
«Sotto l’amministrazione Clinton, per ben due volte, ma furono entrambe
fermate dalla Suprema Corte. Poi l’anno scorso in Francia con Sarkozy,
bloccato però dalla Corte Costituzionale. La verità è che Internet non ha un
sistema di controllo. Le cose che si possono fare e non fare su Internet
sono le stesse del resto della società, quindi da questo punto di vista il
problema non c’è. Quindi quando si parla di leggi e regole su Internet si
parla di altro: di controllo preventivo. Ma Internet non può essere un po’
più o un po’ meno libera. O è libera o non lo è. Non è come la tv o i
giornali, che hanno un sistema di controllo in quanto hanno una proprietà.
Internet non ha niente di tutto questo. E per questo crea panico nei
governi: perché non ha controllo e non è controllabile».
*Vuol dire che su Internet alla fine valgono solo le regole che essa stessa
si da?
«Sì, nel senso che Internet è un organismo autoregolato. Ma regolato da chi?
Dagli 1,6 miliardi di persone che la usano e che si regolano da sole. Ci
sono buone e cattive persone, quindi Internet è come siamo noi. E’ come uno
specchio in cui guardare noi stessi».*
Dec. 7, 2009
Manuel Castells su Internet, libertà e controllo
by J.C. DE MARTIN
Lunga intervista a Manuel Castells su Affari e Finanza di oggi, dal titolo:
"Castells: Il futuro è Internet e Tv".
Verso la fine si legge: /"[...] Le cose che si possono fare o non fare
su Internet sono le stesse del resto della società, quindi da questo
punto di vista il problema [del controllo] non c'è. Quindi quando si
parla di leggi e regole su Internet si parla di altro: di controllo
preventivo. Ma Internet non può essere un po' più o un po' meno libera.
O è libera o non lo è. Non è come come la tv o i giornali, che hanno un
sistema di controllo in quanto hanno una proprietà. Internet non ha
niente di tutto questo. E per questo crea panico nei governi: perché non
ha controllo e non è controllabile./
*Vuol dire che su Internet alla fine valgono solo le regole che
essa stessa si da?*
/Sì, nel senso che Internet è un organismo autoregolato. Ma regolato da
chi?
Dagli 1,6 miliardi di persone che la usano e che si regolano da sole. Ci
sono buone e cattive persone, quindi Internet è come siamo noi. E' come
uno specchio
in cui guardare noi stessi./"
Chissa' se ora che li ripete anche un vecchio saggio universalmente
rispettato
come Castells, certi concetti, ovvi per molti di noi, non arrivino
finalmente nella testa
dei molti che ancora non hanno capito.
juan carlos
Dec. 7, 2009
15° Mercoledi' di NEXA (Torino, 9 dicembre 2009, ore 18)
by J.C. DE MARTIN
*Per il ciclo di incontri "Mercoledì di NEXA"*
*15° Mercoledì di NEXA*
*"**Filosofia del diritto e Internet"*
*Mercoledì 9 dicembre 2009, ore 18-**20*
*Corso Trento 21, Torino
Ingresso libero*
*http://nexa.polito.it/mercoledi-15
*
*Andrea Rossetti*, filosofo del Diritto* *presso l'Università di Milano Bicocca, presenta, con i suoi collaboratori Paola Barretta,
Manuela Malchiodi, Sergio Dagradi, Stefano Ricci, Giuseppe Vaciago, le attività del suo gruppo di ricerca, incentrate
sulla relazione tra nuove tecnologie ed evoluzioni legislative in ambito di privacy, di diritto d'autore, di documentalità
giuridica e di relazione tra web e politica. Con Andrea Rossetti e i suoi collaboratori si confronteranno su questi temi i
direttori del Centro NEXA, Juan Carlos De Martin del Politecnico di Torino e Marco Ricolfi dell'Università di Torino,
e quanti vorranno intervenire.
_*Intervengono:*_
*Andrea Rossetti *è docente di Filosofia del diritto e Informatica
giuridica all'Università di Milano-Bicocca. La sua attività di ricerca
degli ultimi anni ha come oggetto l'idea di documento giuridico
immateriale e il concetto di privacy. Titolo del suo intervento: /"Che
cosa è l'informatica giuridica?"/
*Paola Barretta *è ricercatrice presso l'Osservatorio di Pavia, si
occupa di comunicazione politica e istituzionale. Insegna "Il
comportamento comunicativo" nella Facoltà di Sociologia dell'Università
Milano Bicocca. *Manuela Malchiodi *è anche lei ricercatrice presso
l'Osservatorio di Pavia, istituto di studi sulla comunicazione
radio-televisiva. Si occupa in particolare di indagini sul pluralismo
politico e sociale, sui contenuti valoriali dei programmi televisivi,
sulla qualità televisiva nell'emittenza locale. Titolo del loro
intervento: /"L'uso politico del web nelle ultime elezioni in provincia
di Milano"/
*Stefano Ricci *, avvocato a Milano; è dottorando di ricerca presso
l'Università degli Studi di Milano Bicocca con una tesi in tema di
standard globali in matera di privacy. Collabora con la Fondazione
Maggiore Policlinico Mangiagalli e Regina Elena di Milano nell'ambito
del progetto "Consenso in corsia" in tema di consenso informato. Titolo
del suo intervento: /"Standard globali della privacy"/
*Giuseppe Vaciago *, avvocato a Milano, è docente di informatica
giuridica presso l'Università degli Studi dell'Insubria, è dottorando di
ricerca presso l'Università degli Studi di Milano Bicocca con una tesi
in tema di computer forensics. Titolo del suo intervento: /"Tracce e
prove, un profilo della computer forensics"/
*Lettura consigliata: *A. Rossetti (a cura di), /Legal Informatics/,
Moretti&Vitali, 2009.
*Che cosa è il ciclo di incontri "Mercoledì di NEXA"*
*Il Centro di ricerca NEXA su Internet e Società apre le sue porte non
solo agli esperti e a tutti coloro i quali lavorano con Internet ma
anche a tutti i semplici appassionati. Mercoledì 14 ottobre alle ore 18
riprende il via il ciclo di incontri ideato per approfondire i temi
legati al web e al suo sempre più ricco mondo: Google, Creative Commons,
Social Networks, Open Source/Software libero, neutralità della rete,
file sharing e molto altro.*
Al centro di ogni incontro un ospite pronto a dialogare e confrontarsi
sugli argomenti scelti per il dibattito e sugli ultimi fatti legati al
web, con i Direttori di Nexa, il Prof. Juan Carlos De Martin del
Politecnico di Torino (responsabile italiano del progetto Creative
Commons) e il Prof. Marco Ricolfi dell'Università di Torino, lo staff e
i /Fellows/ di Nexa e con tutti quanti vogliano intervenire proponendo
quesiti e nuovi percorsi di indagine.
*Il Centro di Ricerca NEXA su Internet e Società del Politecnico di
Torino (Dipartimento di Automatica e Informatica) **è** un centro di
ricerca indipendente*/* */*che studia sotto diversi punti di vista le
varie componenti di Internet, la "più grande invenzione del secolo"
secondo il Premio Nobel Rita Levi Montalcini. *
Per questo il Centro NEXA, che tra l'altro lavora in stretto
collegamento col Berkman Center for Internet & Society della Harvard
University, attraverso il lavoro di ingegneri, giuristi ed economisti,
si sforza di gettare nuova luce sui complessi, e a volte dirompenti
cambiamenti prodotti da Internet.
*Con i suoi "mercoledì", il Centro NEXA intende creare nuove opportunità
di divulgazione e di scambio di idee, aprendosi e comunicando non solo
con il settore della ricerca, ma anche con pubbliche amministrazioni,
imprese, associazioni e semplici cittadini.* Un modo per dialogare su
Internet, un mondo che già da tanti anni influisce sulla nostra vita, e
che ancor più lo farà negli anni a venire.
*Che cosa è il NEXA Center for Internet & Society*
Il Centro NEXA nasce a partire dalle attività di un gruppo di lavoro
multidisciplinare -- tecnico, giuridico ed economico -- formatosi a
Torino nel 2003 e che da allora ha concepito, progettato e realizzato
diverse iniziative in ambito Internet: Creative Commons Italia
(2003-presente), CyberLaw Torino 2004, Harvard Internet Law Program
Torino (2005), SeLiLi (Servizio Licenze Libere (2007 - presente) e
COMMUNIA, la rete tematica europea sul pubblico dominio digitale
finanziata dall'Unione Europea (2007-2010).
Sulla base delle esperienze passate, il Centro NEXA sta lavorando per
diventare una delle principali voci a livello internazionale in merito
alla ricerca su Internet e i suoi effetti, al fianco di centri analoghi
presenti a Harvard, Stanford, Yale, Duke e Oxford. In particolare, il
Centro NEXA ambisce a diventare un punto di riferimento di prima
grandezza in Europa, interagendo in particolare con la Commissione
Europea, le Autorities, i Governi sia locali sia nazionali, nonché
aziende e altre istituzioni.
Il Centro NEXA lavora in stretto collegamento col Berkman Center for
Internet & Society della Harvard University; il fondatore e direttore
del Berkman Center, Prof. Charles Nesson, siede nel Comitato dei Garanti
NEXA, insieme ad altri eminenti studiosi italiani e stranieri, tra cui
il Prof. Stefano Rodotà e l'artista Michelangelo Pistoletto.
*Direttori: *Prof. Juan Carlos De Martin, Politecnico di Torino
Prof. Marco Ricolfi, Università di Torino
*Comitato dei Garanti:*
Dott. /Philippe Aigrain/ Sopinspace (Paris, France)
Prof. /Yochai Benkler /Berkman Center, Harvard University (USA)
Prof. /Maurizio Borghi /Brunel University, London (UK)
Prof. /Mario Calderini / Politecnico di Torino (Italy)
Dott. /Luca De Biase/ "Nova", Il Sole 24 Ore (Italy)
Prof. /Josef Drexl / Max Planck Institute (Munich,Germany)
Dott.ssa /Anna Masera / La Stampa e La Stampaweb (Italy)
Prof. /Angelo Raffaele Meo/ Politecnico di Torino (Italy)
Prof. /Charles Nesson/ Berkman Center, Harvard University
maestro /Michelangelo Pistoletto /Fondazione Cittadell'Arte (Biella, Italy)
Ing. /Stefano Quintarelli / Blogger e imprenditore (Italy)
Prof. /Stefano Rodotà/ Università La Sapienza di Roma (Italy)
Dott. /Sacha Wunsh-Vincent / OECD (Paris, France)
/ /
I_nfo:_
_http://nexa.polito.it <http://nexa.polito.it/>_
_Contatti:_
NEXA Center for Internet & Society
Politecnico di Torino (Dipartimento di Automatica e Informatica)
Corso Trento, 21 -- 10129 Torino
_Ufficio Stampa:_
Anna Piccitto
011 564 7245
_anna.piccitto(a)polito.it <mailto:anna.piccitto@polito.it>_
Dec. 5, 2009
Grafica Politica in CC
by a.dicorinto@uniroma1.it
cari amici--
abbiamo avviato da tempo un discorso importante con numerosi artisti per aiutarli a capire la logica delle licenze flessibili e
portarli a distribuire le loro opere in CC.
Alcuni di questi artisti (Shepard Fairey, quello di Obama-Hope, Emory Douglas, quello delle Black Panther Winston Smith, quello dei
Green Day- saranno a Roma dal 10 dicembre e durante uno degli artist'talk affronteranno il tema.
Se volte venire siete benvenuti, date un'occhiata al programma e se lo ritenete opportuno aiutateci a diffonderne la notizia:
http://bit.ly/7STVPw
**********************
Arturo Di Corinto
www.dicorinto.it
Dec. 4, 2009