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SAVE THE DATE: 17 febbraio incontro su Capo VI del Codice Amm. Digitale
by J.C. DE MARTIN
Buongiorno a tutti,
mercoledi' 17 febbraio 2010 alle ore 17 in corso Trento 21 (Torino)
il Centro NEXA su Internet & Società organizza un incontro dedicato al
Capo VI del Codice dell'Amministrazione Digitale, "SVILUPPO,
ACQUISIZIONE E RIUSO DI SISTEMI INFORMATICI NELLE
PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI" (art. 67-70).
L'incontro costituisce il passo preliminare per l'attivazione di una
ricerca sul tema
e sara' aperto da due interventi:
- prof. Angelo Raffaele Meo, in qualita' di presidente della Commissione
per il software
a codice sorgente aperto nella Pubblica Amministrazione creata dal
Ministro Stanca,
che spieghera', oltre al resto, la genesi delle norme in esame;
- avv. Marco Ciurcina, esperto giurista, che iniziera' presentando
un'analisi delle norme e
della loro applicazione e che concludera' proponendo l'outline di una
possibile ricerca
sul tema.
Saranno invitati anche altri esperti del settore.
Seguira' discussione.
La partecipazione all'incontro e' libera.
Cordiali saluti,
juan carlos de martin
[1] Decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82 pubblicato in G.U. del 16
maggio 2005, n. 112
- S.O. n. 93 "Codice dell'amministrazione digitale" aggiornato dal
D.Lgs. n. 159 del 4 aprile
2006 pubblicato in G.U. del 29 aprile 2006, n. 99 -- S.O. n. 105
"Disposizioni integrative e
correttive al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82 recante codice
dell'amministrazione digitale".
*Capo VI*
*SVILUPPO, ACQUISIZIONE E RIUSO DI SISTEMI INFORMATICI NELLE PUBBLICHE
AMMINISTRAZIONI.*
*Art. 67.
Modalita' di sviluppo ed acquisizione*
1. Le pubbliche amministrazioni centrali, per i progetti finalizzati ad
appalti di lavori e servizi ad alto contenuto di innovazione
tecnologica, possono selezionare uno o piu' proposte utilizzando il
concorso di idee di cui all'articolo 57 del decreto del Presidente della
Repubblica 21 dicembre 1999, n. 554.
2. Le amministrazioni appaltanti possono porre a base delle gare aventi
ad oggetto la progettazione, o l'esecuzione, o entrambe, degli appalti
di cui al comma 1, le proposte ideative acquisite ai sensi del comma 1,
previo parere tecnico di congruita' del CNIPA; alla relativa procedura
e' ammesso a partecipare, ai sensi dell'articolo 57, comma 6, del
decreto del Presidente della Repubblica 21 dicembre 1999, n. 554, anche
il soggetto selezionato ai sensi del comma 1, qualora sia in possesso
dei relativi requisiti soggettivi.
*Art. 68.
Analisi comparativa delle soluzioni*
1. Le pubbliche amministrazioni, nel rispetto della legge 7 agosto 1990,
n. 241, e del decreto legislativo 12 febbraio 1993, n. 39, acquisiscono,
secondo le procedure previste dall'ordinamento, programmi informatici a
seguito di una valutazione comparativa di tipo tecnico ed economico tra
le seguenti soluzioni disponibili sul mercato:
a) sviluppo di programmi informatici per conto e a spese
dell'amministrazione sulla scorta dei requisiti indicati dalla stessa
amministrazione committente;
b) riuso di programmi informatici sviluppati per conto e a spese della
medesima o di altre amministrazioni;
c) acquisizione di programmi informatici di tipo proprietario mediante
ricorso a licenza d'uso;
d) acquisizione di programmi informatici a codice sorgente aperto;
e) acquisizione mediante combinazione delle modalita' di cui alle
lettere da a) a d).
2. Le pubbliche amministrazioni nella predisposizione o
nell'acquisizione dei programmi informatici, adottano soluzioni
informatiche che assicurino l'interoperabilita' e la cooperazione
applicativa, secondo quanto previsto dal decreto legislativo 28 febbraio
2005, n. 42, e che consentano la rappresentazione dei dati e documenti
in piu' formati, di cui almeno uno di tipo aperto, salvo che ricorrano
peculiari ed eccezionali esigenze.
3. Per formato dei dati di tipo aperto si intende un formato dati reso
pubblico e documentato esaustivamente.
4. Il CNIPA istruisce ed aggiorna, con periodicita' almeno annuale, un
repertorio dei formati aperti utilizzabili nelle pubbliche
amministrazioni e delle modalita' di trasferimento dei formati.
*Art. 69.
Riuso dei programmi informatici*
1. Le pubbliche amministrazioni che siano titolari di programmi
applicativi realizzati su specifiche indicazioni del committente
pubblico, hanno obbligo di darli in formato sorgente, completi della
documentazione disponibile, in uso gratuito ad altre pubbliche
amministrazioni che li richiedono e che intendano adattarli alle proprie
esigenze, salvo motivate ragioni.
2. Al fine di favorire il riuso dei programmi informatici di proprieta'
delle pubbliche amministrazioni, ai sensi del comma 1, nei capitolati o
nelle specifiche di progetto e' previsto ove possibile, che i programmi
appositamente sviluppati per conto e a spese dell'amministrazione siano
facilmente portabili su altre piattaforme.
3. Le pubbliche amministrazioni inseriscono, nei contratti per
l'acquisizione di programmi informatici, di cui al comma 1, clausole che
garantiscano il diritto di disporre dei programmi ai fini del riuso da
parte della medesima o di altre amministrazioni.
4. Nei contratti di acquisizione di programmi informatici sviluppati per
conto e a spese delle amministrazioni, le stesse possono includere
clausole, concordate con il fornitore, che tengano conto delle
caratteristiche economiche ed organizzative di quest'ultimo, volte a
vincolarlo, per un determinato lasso di tempo, a fornire, su richiesta
di altre amministrazioni, servizi che consentono il riuso delle
applicazioni. Le clausole suddette definiscono le condizioni da
osservare per la prestazione dei servizi indicati.
*Art. 70.
Banca dati dei programmi informatici riutilizzabili*
1. Il CNIPA, previo accordo con la Conferenza unificata di cui
all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, valuta e
rende note applicazioni tecnologiche realizzate dalle pubbliche
amministrazioni, idonee al riuso da parte di altre pubbliche
amministrazioni.
2. Le pubbliche amministrazioni centrali che intendono acquisire
programmi applicativi valutano preventivamente la possibilita' di riuso
delle applicazioni analoghe rese note dal CNIPA ai sensi del comma 1,
motivandone l'eventuale mancata adozione.
Jan. 20, 2010
Re: [nexa] Microsoft said that it would comply with regulators.
by Andrea Glorioso
On Wed, Jan 20, 2010 at 12:46:57PM +0100, Stefano Quintarelli wrote:
> Beh, c'e' il Safe Harbor.
Il "Safe Harbor", cosi` come le "Binding Corporate Rules", sono dei
meccanismi sicuramente utili per cercare di ovviare al problema
dei meccanismi "globali/locali" a cui ho accennato nella mia email.
Da quel che conosco e capisco io del primo meccanismo, pero`, l'effettiva
durata di conservazione dei dati non e` oggetto della "self-certification"
di Google Inc. pressa la FTC statunitense. Questo, oltre al fatto
che l'opinione del WP29 non e` vincolante, rende le decisioni di Google,
Microsoft o chi altri interpretabili piu` sotto la luce delle dinamiche
di mercato (e della percezione dei consumatori) che non di una mera
applicazione del diritto vigente.
> io penso che le norme sulla privacy ed il safe harbor diverranno nel
> 2010 un argomento chiave delle discussioni tra USA ed Europa per quanto
> riguarda l'online, andando a toccare proprio gl iinteressi degli
> oepratori economici. Anche i politici che fino a ieri criticavano le
> norme sulla privacy si "convertiranno", non per convinzione ma per
> utilita', e contribuiranno a miglioraer l apercezione sui consumatori.
Sottoscrivo. Ricordo anche che l'entrata in vigore del Trattato di
Lisbona introduce una nuova base legale per quanto riguarda la
protezione della privacy e dei dati personali (art. 16 del Trattato
dell'Unione Europea e Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione
Europea) il che certamente comportera` un maggior attivismo, a livello
europeo, sull'argomento - il che a sua volta avra` senz'altro degli
effetti di non poco conto sulle relazione tra EU, USA e altri stati.
Ciao!
--
Andrea Glorioso || http://people.digitalpolicy.it/sama/cv/
M: +32-488-409-055 F: +39-051-930-31-133
* Le opinioni espresse in questa mail sono del tutto personali *
* The opinions expressed here are absolutely personal *
"Constitutions represent the deliberate judgment of the
people as to the provisions and restraints which [...] will
secure to each citizen the greatest liberty and utmost
protection. They are rules proscribed by
Philip sober to control Philip drunk."
David J. Brewer (1893)
An Independent Judiciary as the Salvation of the Nation
Jan. 20, 2010
Re: [nexa] Microsoft said that it would comply with regulators.
by Stefano Quintarelli
Beh, c'e' il Safe Harbor.
io penso che le norme sulla privacy ed il safe harbor diverranno nel
2010 un argomento chiave delle discussioni tra USA ed Europa per quanto
riguarda l'online, andando a toccare proprio gl iinteressi degli
oepratori economici. Anche i politici che fino a ieri criticavano le
norme sulla privacy si "convertiranno", non per convinzione ma per
utilita', e contribuiranno a miglioraer l apercezione sui consumatori.
IMHO...
Andrea Glorioso wrote:
> Caro Carmelo, cari tutti,
>
> credo che occorra considerare con attenzione il contesto, come del
> resto suggerisci anche tu alla fine della tua email.
>
> Il periodo massimo di 6 mesi a cui si riferisce la notizia e` una
> richiesta del gruppo di lavoro Articolo 29 (WP29), contenuta nella loro
> opinione 1/2008 (disponibile presso
> http://ec.europa.eu/justice_home/fsj/privacy/workinggroup/wpdocs/2008_en.htm)
>
> Le opinioni del WP29 non sono generalmente vincolanti per gli Stati
> Membri o gli operatori economici dell'Unione Europea, ancor meno per quegli
> operatori che - a torto o a ragione - sostengono che il processamento
> dei dati personali avviene al di fuori del territorio dell'Unione
> Europea.
>
> (Sto semplificando molto, il problema giurisdizionale della Direttiva
> 95/54/EC e` complesso ed e` uno dei nodi che si affronteranno nel
> corso della relativa revisione - ma l'opinione 1/2008 contiene una
> discussione molto interessante anche su questo punto.)
>
> Dunque, in assenza di norme vincolanti, la decisione di un operatore
> economico di agire in una direzione o in un'altra e` giocoforza
> determinata dalle pressioni di mercato. In questo senso, l'immagine
> di un'azienda percepita dai consumatori gioca, non solo in questo
> settore, un ruolo importantissimo.
>
> Le norme europee sulla protezione dei dati personali sono sicuramente
> complesse, ma non piu` che in altri settori. Il problema, alla fine,
> continua ad essere la discrasia tra norme "locali" e comportamenti
> "globali".
>
> Ciao,
>
> Andrea
>
> On Wed, Jan 20, 2010 at 11:35:23AM +0100, Carmelo Fontana wrote:
>> Oggi sul NYT ho trovato la notizia che Bing (MS) ha dichiarato che
>> rispettera' la normativa sulla protezione della privacy.
>>
>> http://www.nytimes.com/2010/01/20/technology/companies/20search.html?ref=bu…
>>
>> A prescindere da ogni considerazione sul merito, mi pare un dato
>> interessante quanto l'opinione pubblica sia "intellettualmente
>> assuefatta" alla non-compliance con la disciplina sulla privacy (e
>> non solo).
>> Tanto che la dichiarazione che MS rispettera' la legge e' una notizia...
>>
>> Ma ancora NYT riporta: “Google and other engines are starting to
>> realize that consumers around the world are placing an increasing
>> value on privacy and that can have business consequencesâ€
>>
>> La regolamentazione sulla privacy sembra essere considerata un
>> inconveniente di cui e' tuttavia necessario prendersi cura per
>> migliorare la propria immagine...
>> Che ne e' stato dell'importanza di rispettare la legge in quanto tale?
>>
>> Allora, vale la pena di chiedersi se questa situazione sia dovuta a:
>> i) una normativa troppo severa/complicata/inapplicabile e quindi
>> incompatibile con l'ordinario svolgimento delle attivita', oppure
>> ii) un sistema di enforcement inefficace o comunque insufficiente. O
>> forse a entrambe le cose.
>>
>> C.
>>
>>
>>
>>
>> Microsoft Puts a Time Limit on Bing Data
>> By KEVIN J. O’BRIEN
>> Published: January 19, 2010
>> Bowing to pressure in Europe, Microsoft said Tuesday that it would
>> comply with regulators and discard all data collected on users of
>> its Bing search engine after six months.
>>
>> John Vassallo, a Microsoft vice president and associate general
>> counsel, said the company would introduce the change over the next
>> 18 months. The company aims to satisfy a European advisory group
>> that had been critical of how search engines collect and retain data
>> on individuals for advertising purposes.
>>
>> The concession, relatively painless for Microsoft given its tiny
>> share of the global search market — just 3 percent — is yet another
>> example of an American technology giant’s changing its way of doing
>> business to suit stricter European concepts of antitrust and privacy
>> laws.
>>
>> The European Commission in December dropped an antitrust case
>> against Microsoft after the software maker took the unprecedented
>> step of agreeing to distribute the browsers of its competitors
>> through its Windows operating system.
>>
>> Unlike the agreement on browsers, which will be confined to
>> consumers in Europe, Microsoft’s decision to discard data will
>> affect users around the world, including in the United States.
>>
>> Hendrik Speck, a professor of computer science at the University of
>> Applied Sciences in Kaiserslautern, Germany, said competitors would
>> probably follow Microsoft’s decision because consumers were
>> increasingly concerned about online privacy amid widespread data
>> theft and rising use of social networks.
>>
>> “Google and other engines are starting to realize that consumers
>> around the world are placing an increasing value on privacy and that
>> can have business consequences,†Professor Speck said.
>>
>> Europe is the world’s largest market for Internet searches,
>> accounting for 32 percent of online queries, according to comScore,
>> a market research company. The Asia-Pacific region had 31 percent of
>> searches and North America 22 percent, according a comScore report
>> in July. Google has a 67 percent share of the global search market,
>> according to comScore, but a more than 80 percent share in Europe,
>> where Microsoft has just 2 percent of the market.
>>
>> In 2008, a panel of national privacy regulators from each European
>> Union country asked Microsoft, Google and Yahoo to eliminate all
>> online query data, like a computer’s unique identification number,
>> location and the text typed into search fields, after six months.
>>
>> The panel, known as the Article 29 Working Group, held a hearing
>> with representatives of the search engine companies last February,
>> and has given each until the end of January to respond.
>>
>> Like other search engines, Bing had been keeping user data for more
>> than 18 months. Last year, Microsoft said it would change its policy
>> to make an individual’s Internet protocol, or I.P., address
>> anonymous after six months if its major competitors did also.
>>
>> In its announcement Tuesday, Microsoft said it would delete I.P.
>> addresses after six months but would retain cookies and other
>> session identifiers — software that recognizes a returning computer
>> — for 18 months. Once it deletes an I.P. address, Microsoft said the
>> link between data and a specific computer became effectively
>> untraceable.
>>
>> In a statement, Google gave no indication it would accept the
>> European Union’s demands. The company’s global privacy counsel,
>> Peter Fleischer, reaffirmed Google’s policy of making user data
>> anonymous after nine months, saying it struck the proper balance
>> between ensuring user privacy and refining the functioning of its
>> leading search engine.
>>
>> “Data from our search queries represents a crucial arm in our battle
>> to protect the security of our services against hacks and fraud,â€
>> Mr. Fleischer said. “It also represents a critical element allowing
>> us to help users by innovating and improving the quality of our
>> searches.â€
>>
>> Yahoo, which had been deleting only a portion of individual I.P.
>> addresses, said it would now delete the entire address after 90 days
>> and make anonymous the log of a user’s activities. The policy would
>> not apply to requests from law enforcement agencies that data be
>> retained, said Amber Allman, a Yahoo spokeswoman.
>>
>> Mr. Vassallo, the Microsoft executive, said his company’s decision
>> to conform to European requests on data retention was meant to avert
>> the possibility of new regulation.
>>
>> “It is possible that the European Union will take a position to
>> regulate this one way or the other,†Mr. Vassallo said. “That would
>> need a high level of responsibility from industry.â€
>>
>>
>>
>> Carmelo Fontana
>> carmelo_fontana(a)yahoo.it
>>
>>
>>
>>
>>
>>
>
>> _______________________________________________
>> nexa mailing list
>> nexa(a)server-nexa.polito.it
>> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
>
--
blog.quintarelli.it
www.eximia.it
www.reeplay.it
Jan. 20, 2010
Re: [nexa] Microsoft said that it would comply with regulators.
by Andrea Glorioso
Caro Carmelo, cari tutti,
credo che occorra considerare con attenzione il contesto, come del
resto suggerisci anche tu alla fine della tua email.
Il periodo massimo di 6 mesi a cui si riferisce la notizia e` una
richiesta del gruppo di lavoro Articolo 29 (WP29), contenuta nella loro
opinione 1/2008 (disponibile presso
http://ec.europa.eu/justice_home/fsj/privacy/workinggroup/wpdocs/2008_en.htm)
Le opinioni del WP29 non sono generalmente vincolanti per gli Stati
Membri o gli operatori economici dell'Unione Europea, ancor meno per quegli
operatori che - a torto o a ragione - sostengono che il processamento
dei dati personali avviene al di fuori del territorio dell'Unione
Europea.
(Sto semplificando molto, il problema giurisdizionale della Direttiva
95/54/EC e` complesso ed e` uno dei nodi che si affronteranno nel
corso della relativa revisione - ma l'opinione 1/2008 contiene una
discussione molto interessante anche su questo punto.)
Dunque, in assenza di norme vincolanti, la decisione di un operatore
economico di agire in una direzione o in un'altra e` giocoforza
determinata dalle pressioni di mercato. In questo senso, l'immagine
di un'azienda percepita dai consumatori gioca, non solo in questo
settore, un ruolo importantissimo.
Le norme europee sulla protezione dei dati personali sono sicuramente
complesse, ma non piu` che in altri settori. Il problema, alla fine,
continua ad essere la discrasia tra norme "locali" e comportamenti
"globali".
Ciao,
Andrea
On Wed, Jan 20, 2010 at 11:35:23AM +0100, Carmelo Fontana wrote:
>
> Oggi sul NYT ho trovato la notizia che Bing (MS) ha dichiarato che
> rispettera' la normativa sulla protezione della privacy.
>
> http://www.nytimes.com/2010/01/20/technology/companies/20search.html?ref=bu…
>
> A prescindere da ogni considerazione sul merito, mi pare un dato
> interessante quanto l'opinione pubblica sia "intellettualmente
> assuefatta" alla non-compliance con la disciplina sulla privacy (e
> non solo).
> Tanto che la dichiarazione che MS rispettera' la legge e' una notizia...
>
> Ma ancora NYT riporta: “Google and other engines are starting to
> realize that consumers around the world are placing an increasing
> value on privacy and that can have business consequences”
>
> La regolamentazione sulla privacy sembra essere considerata un
> inconveniente di cui e' tuttavia necessario prendersi cura per
> migliorare la propria immagine...
> Che ne e' stato dell'importanza di rispettare la legge in quanto tale?
>
> Allora, vale la pena di chiedersi se questa situazione sia dovuta a:
> i) una normativa troppo severa/complicata/inapplicabile e quindi
> incompatibile con l'ordinario svolgimento delle attivita', oppure
> ii) un sistema di enforcement inefficace o comunque insufficiente. O
> forse a entrambe le cose.
>
> C.
>
>
>
>
> Microsoft Puts a Time Limit on Bing Data
> By KEVIN J. O’BRIEN
> Published: January 19, 2010
> Bowing to pressure in Europe, Microsoft said Tuesday that it would
> comply with regulators and discard all data collected on users of
> its Bing search engine after six months.
>
> John Vassallo, a Microsoft vice president and associate general
> counsel, said the company would introduce the change over the next
> 18 months. The company aims to satisfy a European advisory group
> that had been critical of how search engines collect and retain data
> on individuals for advertising purposes.
>
> The concession, relatively painless for Microsoft given its tiny
> share of the global search market — just 3 percent — is yet another
> example of an American technology giant’s changing its way of doing
> business to suit stricter European concepts of antitrust and privacy
> laws.
>
> The European Commission in December dropped an antitrust case
> against Microsoft after the software maker took the unprecedented
> step of agreeing to distribute the browsers of its competitors
> through its Windows operating system.
>
> Unlike the agreement on browsers, which will be confined to
> consumers in Europe, Microsoft’s decision to discard data will
> affect users around the world, including in the United States.
>
> Hendrik Speck, a professor of computer science at the University of
> Applied Sciences in Kaiserslautern, Germany, said competitors would
> probably follow Microsoft’s decision because consumers were
> increasingly concerned about online privacy amid widespread data
> theft and rising use of social networks.
>
> “Google and other engines are starting to realize that consumers
> around the world are placing an increasing value on privacy and that
> can have business consequences,” Professor Speck said.
>
> Europe is the world’s largest market for Internet searches,
> accounting for 32 percent of online queries, according to comScore,
> a market research company. The Asia-Pacific region had 31 percent of
> searches and North America 22 percent, according a comScore report
> in July. Google has a 67 percent share of the global search market,
> according to comScore, but a more than 80 percent share in Europe,
> where Microsoft has just 2 percent of the market.
>
> In 2008, a panel of national privacy regulators from each European
> Union country asked Microsoft, Google and Yahoo to eliminate all
> online query data, like a computer’s unique identification number,
> location and the text typed into search fields, after six months.
>
> The panel, known as the Article 29 Working Group, held a hearing
> with representatives of the search engine companies last February,
> and has given each until the end of January to respond.
>
> Like other search engines, Bing had been keeping user data for more
> than 18 months. Last year, Microsoft said it would change its policy
> to make an individual’s Internet protocol, or I.P., address
> anonymous after six months if its major competitors did also.
>
> In its announcement Tuesday, Microsoft said it would delete I.P.
> addresses after six months but would retain cookies and other
> session identifiers — software that recognizes a returning computer
> — for 18 months. Once it deletes an I.P. address, Microsoft said the
> link between data and a specific computer became effectively
> untraceable.
>
> In a statement, Google gave no indication it would accept the
> European Union’s demands. The company’s global privacy counsel,
> Peter Fleischer, reaffirmed Google’s policy of making user data
> anonymous after nine months, saying it struck the proper balance
> between ensuring user privacy and refining the functioning of its
> leading search engine.
>
> “Data from our search queries represents a crucial arm in our battle
> to protect the security of our services against hacks and fraud,”
> Mr. Fleischer said. “It also represents a critical element allowing
> us to help users by innovating and improving the quality of our
> searches.”
>
> Yahoo, which had been deleting only a portion of individual I.P.
> addresses, said it would now delete the entire address after 90 days
> and make anonymous the log of a user’s activities. The policy would
> not apply to requests from law enforcement agencies that data be
> retained, said Amber Allman, a Yahoo spokeswoman.
>
> Mr. Vassallo, the Microsoft executive, said his company’s decision
> to conform to European requests on data retention was meant to avert
> the possibility of new regulation.
>
> “It is possible that the European Union will take a position to
> regulate this one way or the other,” Mr. Vassallo said. “That would
> need a high level of responsibility from industry.”
>
>
>
> Carmelo Fontana
> carmelo_fontana(a)yahoo.it
>
>
>
>
>
>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
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--
Andrea Glorioso || http://people.digitalpolicy.it/sama/cv/
M: +32-488-409-055 F: +39-051-930-31-133
* Le opinioni espresse in questa mail sono del tutto personali *
* The opinions expressed here are absolutely personal *
"Constitutions represent the deliberate judgment of the
people as to the provisions and restraints which [...] will
secure to each citizen the greatest liberty and utmost
protection. They are rules proscribed by
Philip sober to control Philip drunk."
David J. Brewer (1893)
An Independent Judiciary as the Salvation of the Nation
Jan. 20, 2010
Microsoft said that it would comply with regulators.
by Carmelo Fontana
Oggi sul NYT ho trovato la notizia che Bing (MS) ha dichiarato che
rispettera' la normativa sulla protezione della privacy.
http://www.nytimes.com/2010/01/20/technology/companies/20search.html?ref=bu…
A prescindere da ogni considerazione sul merito, mi pare un dato
interessante quanto l'opinione pubblica sia "intellettualmente
assuefatta" alla non-compliance con la disciplina sulla privacy (e non
solo).
Tanto che la dichiarazione che MS rispettera' la legge e' una notizia...
Ma ancora NYT riporta: “Google and other engines are starting to
realize that consumers around the world are placing an increasing
value on privacy and that can have business consequences”
La regolamentazione sulla privacy sembra essere considerata un
inconveniente di cui e' tuttavia necessario prendersi cura per
migliorare la propria immagine...
Che ne e' stato dell'importanza di rispettare la legge in quanto tale?
Allora, vale la pena di chiedersi se questa situazione sia dovuta a:
i) una normativa troppo severa/complicata/inapplicabile e quindi
incompatibile con l'ordinario svolgimento delle attivita', oppure ii)
un sistema di enforcement inefficace o comunque insufficiente. O forse
a entrambe le cose.
C.
Microsoft Puts a Time Limit on Bing Data
By KEVIN J. O’BRIEN
Published: January 19, 2010
Bowing to pressure in Europe, Microsoft said Tuesday that it would
comply with regulators and discard all data collected on users of its
Bing search engine after six months.
John Vassallo, a Microsoft vice president and associate general
counsel, said the company would introduce the change over the next 18
months. The company aims to satisfy a European advisory group that had
been critical of how search engines collect and retain data on
individuals for advertising purposes.
The concession, relatively painless for Microsoft given its tiny share
of the global search market — just 3 percent — is yet another example
of an American technology giant’s changing its way of doing business
to suit stricter European concepts of antitrust and privacy laws.
The European Commission in December dropped an antitrust case against
Microsoft after the software maker took the unprecedented step of
agreeing to distribute the browsers of its competitors through its
Windows operating system.
Unlike the agreement on browsers, which will be confined to consumers
in Europe, Microsoft’s decision to discard data will affect users
around the world, including in the United States.
Hendrik Speck, a professor of computer science at the University of
Applied Sciences in Kaiserslautern, Germany, said competitors would
probably follow Microsoft’s decision because consumers were
increasingly concerned about online privacy amid widespread data theft
and rising use of social networks.
“Google and other engines are starting to realize that consumers
around the world are placing an increasing value on privacy and that
can have business consequences,” Professor Speck said.
Europe is the world’s largest market for Internet searches, accounting
for 32 percent of online queries, according to comScore, a market
research company. The Asia-Pacific region had 31 percent of searches
and North America 22 percent, according a comScore report in July.
Google has a 67 percent share of the global search market, according
to comScore, but a more than 80 percent share in Europe, where
Microsoft has just 2 percent of the market.
In 2008, a panel of national privacy regulators from each European
Union country asked Microsoft, Google and Yahoo to eliminate all
online query data, like a computer’s unique identification number,
location and the text typed into search fields, after six months.
The panel, known as the Article 29 Working Group, held a hearing with
representatives of the search engine companies last February, and has
given each until the end of January to respond.
Like other search engines, Bing had been keeping user data for more
than 18 months. Last year, Microsoft said it would change its policy
to make an individual’s Internet protocol, or I.P., address anonymous
after six months if its major competitors did also.
In its announcement Tuesday, Microsoft said it would delete I.P.
addresses after six months but would retain cookies and other session
identifiers — software that recognizes a returning computer — for 18
months. Once it deletes an I.P. address, Microsoft said the link
between data and a specific computer became effectively untraceable.
In a statement, Google gave no indication it would accept the European
Union’s demands. The company’s global privacy counsel, Peter
Fleischer, reaffirmed Google’s policy of making user data anonymous
after nine months, saying it struck the proper balance between
ensuring user privacy and refining the functioning of its leading
search engine.
“Data from our search queries represents a crucial arm in our battle
to protect the security of our services against hacks and fraud,” Mr.
Fleischer said. “It also represents a critical element allowing us to
help users by innovating and improving the quality of our searches.”
Yahoo, which had been deleting only a portion of individual I.P.
addresses, said it would now delete the entire address after 90 days
and make anonymous the log of a user’s activities. The policy would
not apply to requests from law enforcement agencies that data be
retained, said Amber Allman, a Yahoo spokeswoman.
Mr. Vassallo, the Microsoft executive, said his company’s decision to
conform to European requests on data retention was meant to avert the
possibility of new regulation.
“It is possible that the European Union will take a position to
regulate this one way or the other,” Mr. Vassallo said. “That would
need a high level of responsibility from industry.”
Carmelo Fontana
carmelo_fontana(a)yahoo.it
Jan. 20, 2010
Re: [nexa] 2010 Internet & Società: considerazioni e auguri per Nexa (in ritardo)
by Irene Cassarino
Carissimi,
mi scuso innanzitutto per non aver partecipato alla raccolta di indirizzi
Nexa 2010 in prospettiva del 'Mercoledì'. La ragione è che non avevo molte
delle risposte, e non certo altrettanto concrete come quelle che sono
circolate in lista e per le quali mi congratulo.
Ho una considerazione a margine sul futuro di Internet e di Nexa, che vorrei
condividere con voi. Di recente ho conosciuto (si fa per dire) il filosofo
francese Baudrillard, e il suo trattato sulla società dei consumi, che
risale agli anni '70, quando appunto ci si fermò - anche - a riflettere sui
concetti di ricchezza, bisogno, scarsità, distribuzione, mercato etc. che si
stavano consolidando nel contesto capitalistico di allora (e oggi). Dubito
che B., nel suo caustico pessimismo, avesse sentore della nascita del web e
delle sue caratteristiche 'architettoniche'. Ma se lo avesse avuto si
sarebbe entusiasmato!
Parafraso brutalmente, cito e poi arrivo a Internet e al mio augurio per
Nexa.
Secondo B. la nostra non è una società dell'abbondaza ma della penuria
strutturale. Significa che non è un luogo in cui tutti i bisogni materiali e
culturali vengono soddisfatti. Quello che è soddisfatta è la volontà di
produrre, e non i biosgni reali dell'uomo, sul cui disconoscimento riposa il
sistema. Questa penuria (o "regno organizzato della scarsità") farebbe
astrazione da una logica sociale, in cui il potere è fondato
sull'accumulazione, da un alto, e sull'ossessione della scarsità (di beni e
mezzi), dall'altro. La società dei consumi, in altre parole, è basata sulla
creazione artificiosa e sullo sfruttamento strutturale del sistema dei
bisogni*,* che è frutto del sistema della produzione. Il quale, prima di
essere destinato a produrre beni, ha la funzione di produrre privilegi e di
mantenerli.
L’emancipazione da questo stato di follia collettiva può avvenire solo con
il sovvertimento della struttura sociale, al cui mantenimento il sistema dei
bisogni è votato.
Irresistibile la citazione: *"L'imprevidenza e la prodigalità collettiva,
caratteristiche delle società primitive, sono il segno dell’abbondanza
reale. Noi non abbiamo altro che i segni dell’abbondanza. Noi andiamo alla
ricerca, sotto un gigantesco apparato produttivo, dei segni della povertà e
della scarsità. Ma la povertà non consiste nè in una scarsa quantità di
beni, nè semplicemente in un rapporto tra fini e mezzi: essa è innanzitutto
un rapporto tra gli uomini. Quel che fonda la ‘fiducia’ del primitivi e fa
sì che essi vivano nell’abbondanza persino nella fame [...] è il fatto
che nessuna
manipolazione, qualunque essa sia, della natura, del suolo, degli strumenti
o dei prodotti “del lavoro”, viene a bloccare gli scambi e a istituire la
scarsità. Non c’è accumulazione, che è sempre fonte di potere. Nell’economia
del dono e dello scambio simbolico, una quantità debole e sempre finita di
beni è sufficiente a creare una ricchezza generale, poichè essi passano
costantamente dagli uni agli altri. La ricchezza non è fondata sui beni ma
sullo scambio concreto tra le persone. Essa è dunque illimitata, perchè il
ciclo dello scambio è senza fine e senza fine persino tra un numero limitato
di individui, ciascun momento del ciclo di scambio si soma infatti al valore
dell’oggetto scambiato. E’ questa dialettica concreta e relazionale della
ricchezza che ritroviamo capovolta come dialettica della penuria e del
bisogno illimitato, nel processo di concorrenza e differenziazione
caratteristico delle nostre società civilizzate e industraili. Mentre nello
scambio primitivo ciascuna relazione incrementa la richhezza sociale, nelle
nostre società “differenziali” invece ciascuna relazione sociale incrementa
una mancanza individuale, poichè ogni cosa posseduta è relativizzata in
rapporto alle altre, mentre nello scambio primitivo essa è valorizzato dalla
relazione stessa con gli altri.
[...] Poichè la definizione strutturale dell’abbondanza e della ricchezza è
nell’organizzazione sociale, solo una rivoluzione dell’organizzazione
sociale e dei rapporti sociali potrebbe modificarla. Ritorneremo, un giorno,
al di là dell’economia di mercato, alla prodigalità? Al posto della
prodigalità abbiamo il consumo forzato a vita, fardello gemello della
scarsità. E’ la logica sociale che ha fatto conoscere ai primitivi la
“prima” e unica società dell’abbondanza. E’ la nostra logica sociale a
condannarci ad una penuria lussuosa e spettacolare.”*
C’è un prodotto della società della scarsità (la nostra) in cui si sono
sperimentate forme sociali alternative, radicate strutturalmente sulla
parità (tra peers) anzichè sulla differenziazione, sull’infinito
decentramento e scambio anzichè sull’accentramento del potere e la difesa –
più o meno mascherata – dei privilegi ad esso connessi (P2P). Il tutto
avviene, per la prima volta, su una scala globale, cioè confrontabile con
quella che oggi governa la produzione e distribuzione di beni materiali
industriali.
Questo eco-sistema è internet.
Il cui "suolo", i cui "strumenti" e "prodotti" si sta cercando di difendere
da manipolazioni che ne blocchino gli scambi e istituiscano la scarsità. E'
di questo, anche, che Nexa si occupa, no?
I "prodotti" della rete sono 'immateriali' e hanno un impatto sociale meno
diretto di quelli tangibili, come le merci e, nella fattispecie (mi
riferisco ai riferimenti dello scambio Meo, Ricolfi, De Martin) le medicine
e il cibo. Ma se invece consideriamo questi prodotti come "semilavorati",
che poi si trasformano in merci, cibo, medicine, e se ci soffermiamo ad
osservare la rete come un laboratorio di produzione/distribuzione/fruizione
di semilavorati in cui si sperimentano strutture sociali radicalmente
alternative (sovversive) rispetto a quella 'reale', come si può non pensare
che anche i modi in cui queste conoscenze vengono trasformate in beni
tangibili e fatte circolare concretamente alle persone, non ne vengano
radicalmente influenzati?
Vi sembrerà naive e astratto: il mio augurio per l'anno nuovo è che Nexa
mantenga una prospettiva d'insieme sul fenomeno Internet come veicolo di
potenti innovazioni che riguardano la *struttura* della nostra società (la
sua economia, i valori, gli scambi tra le persone), non smetta di
considerarlo un fenomeno *rivoluzionario* rispetto alla 'realtà degli
atomi', e si ostini a trattarlo come un eco-sistema diverso (privilegiato,
in un certo senso, e potenzialmente migliore) da quello in cui esercitiamo
le nostre attività, i nostri valori e i nostri scambi, ogni giorno. Per il
bene di entrambi.
Estendo naturalmente gli auguri di buon 2010 a tutti voi,
Irene
2010/1/3 J.C. DE MARTIN <demartin(a)polito.it>
> Buon Anno! Spero abbiate iniziato bene il 2010.
>
> Mercoledi' 13 gennaio si terra' il primo "mercoledi' di NEXA"
> del 2010 (il 16° dall'inizio della serie), sempre in corso Trento 21
> e sempre dalle 18 alle 20.
>
> Questa volta non avremo un ospite, ma collaborativamente
> cercheremo di redarre una sorta di
> roadmap 2010 sui i temi "Internet & Società".
>
> Ovvero, proveremo a identificare le priorita', le sfide, le opportunita'
> per l'anno appena iniziato a livello sia italiano, sia europeo, sia
> internazionale.
>
> Per preparare l'incontro, invito gli iscritti alla lista a contribuire
> in questa sede, cosi' da arrivare all'incontro del 13 gennaio
> con una bozza su cui poi lavorare di persona durante il mercoledi'.
> I punti su cui vi invito a contruibuire (potete rispondere
> anche solo a un sottoinsieme e proporne anche di vostri, ovviamente)
> li trovate a seguire.
>
> Ancora auguri!
>
> a presto,
> juan carlos
>
> Relativamente a Internet nel corso del 2010:
> 1. In Italia
> 1.1. il maggior rischio per uno sviluppo sano della Rete sara'
> relativo a ... ?
> 1.2. E la maggiore opportunita'?
> 1.3. se si dovesse attivare un progetto di ricerca, lo
> si dedicherebbe a.... ? (max 3 temi) Perche'?
> 1.4. se si dovesse indirizzare l'attivita' di una
> associazione di advocacy (come la Quadrature
> du Net in Francia o EFF in USA),
> la si indirizzerebbe su quale tema (o quali temi, max 3)?
> Perche'?
> 1.5. se si dovessero indicare al Governo 3 priorita' di spesa,
> quali sarebbero? Perche'?
> 1.5.1. e a un governo regionale? (p.es., il Piemonte)
> 1.6. se si dovesse interloquire col Parlamento, si chiederebbe
> di legiferare in merito a Internet? Se si', su quali temi e
> perche'?
> 1.6.1. Esiste un intergruppo Parlamentare 2.0: che ruolo dovrebbe
> avere in simile gruppo nelle dinamiche politiche?
> 1.7. AGCOM e Autorita' Anti-Trust dovrebbero avere un ruolo
> maggiore o diverso in relazione a Internet?
> Se si', quale e perche'?
> 1.8 Le competenze ministeriali relative a Internet sono
> spezzettate tra molteplici dicasteri: avrebbe senso, secondo voi,
> istituire un Ministero della Rete? O e' piuttosto
> auspicabile/piu' efficace
> la creazione di un organismo consultivo che rappresenti
> gli utenti della Rete nei confronti delle altre istituzioni?
> (Si pensi, per esempio, al KulturRat tedesco per il mondo
> della cultura,
> http://www.kulturrat.de) O entrambe le cose?
>
> 2. In Europa:
> 2.1. il maggior rischio per uno sviluppo sano della Rete sara'
> relativo a ... ?
> 2.2. E la maggiore opportunita'?
> 2.3. se si dovesse chiedere alla Commission edi attivare un progetto
> di ricerca,
> lo si dedicherebbe a.... ? (max 3 temi) Perche'?
> 2.4. se si dovesse indirizzare l'attivita' di una
> associazione di advocacy (come la Quadrature
> du Net in Francia), la si indirizzerebbe su quale tema europeo
> (o quali temi, max 3)? Perche'?
> 2.5. se si dovessero indicare al Consiglio/Commissione 3 priorita'
> di spesa,
> quali sarebbero? Perche'?
> 2.6. se si dovesse interloquire col Parlamento Europeo,
> 2.6.1. E' stato appena creato .....: che ruolo dovrebbe
> avere in simile gruppo nelle dinamiche politiche europee?
> 2.7 E' auspicabile la creazione di un organismo consultivo che
> rappresenti
> gli utenti della Rete nei confronti delle altre istituzioni
> europee?
> (Si pensi, per esempio, al KulturRat tedesco per il mondo
> della cultura,
> http://www.kulturrat.de)
>
> 3. Nel Mondo:
> 3.1: Si e' molto parlato di WSIS, IGF e di Governance di Internet:
> che cosa dobbiamo aspettarci nel 2010? E' possibile fare
> qualcosa a livello
> nazionale che abbia un impatto a livello globale?
> Se si', e' il Governo che dovrebbe muoversi? E in che
> direzione?
> 3.2. Negli ultimi mesi del 2009 le iniziative per un Internet
> Bill of Rights
> hanno preso quota: il 2010 sara' l'anno dell'IBR?
> 3.3. Da quali aree del mondo vi aspettate le maggiori novita'
> (nel bene e nel
> male) relativamente a Internet? Perche'?
>
>
>
>
>
>
>
>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
Jan. 18, 2010
Re: [nexa] Paradisi dell'informazione
by Enrico Bertacchini
Bè, non sono completamente d'accordo per due motivi.
Primo, i nuovi sistemi di produzione e diffusione dell'informazione mi
sembra stiano portando a cambiamenti nella possibilità dei cittadini di
informarsi ed esercitare la loro "voice" nel dibattito democratico.
Secondo, le "democrazie occidentali" (o forse alcune) vivono già da
alcuni anni un deficit democratico con un sostanziale distaccamento tra
classe politica e cittadini elettori. Questo deficit ha portato negli
ultimi anni al sorgere di esperienze di trasparenza e democrazia
partecipativa a livello locale (penso al caso simbolo di Porto Alegre in
Brasile e poi riprodotto in numerose esperienze anche in Europa).
Oggi internet, e la possibilità di trovare e scambiare informazioni di
rilevanza politica sta semplicemente amplificando questo cambiamento
partecipativo e di trasparenza che cerca di colmare il deficit
democratico, anche nelle democrazie occidentali.
Inoltre, trovo che l'idea dei Paradisi dell'Informazione secondo me sia
interessante perchè ripropone in chiave politica e globale -e mantenendo
le dovute differenze - la questione della localizzazione dei server per
il p2p e file-sharing.
A presto
Enrico
marco scialdone ha scritto:
> Beh quelli già esistono... si chiamano "democrazie occidentali" e noi
> ne facciamo parte.
>
> M.
>
> 2010/1/17 Enrico Bertacchini <ebertacchini(a)gmail.com
> <mailto:ebertacchini@gmail.com>>
>
> http://www.repubblica.it/tecnologia/2010/01/16/news/wikileaks_crisi-1974171/
>
> Un articolo di Repubblica con un affascinante proposta del
> fondatore di
> Wikileaks.
> Dato che siamo nell'era dell'informazione, perchè dopo stati che sono
> "Paradisi fiscali" non pensare a stati che diventino "Paradisi
> dell'Informazione"? Non bisogna sottostimare anche i benefici
> economici
> che potrebbero trarne questi nuovi paradisi...
>
> Grazie
>
> Ciao
>
> Enrico
>
>
> Stefano Quintarelli ha scritto:
> > qualunque, basta comprare all'estero e farsi spedire.
> > ma sicuramente l'equo compenso sara' stato calcolato sulla base
> delle
> > tariffe degli spedizionieri.
> >
> > (almeno, io lo avrei fatto)
> >
> > Dott. Valentin Vitkov wrote:
> >
> >> L'aspetto interessante della provocazione di Stefano sul suo blog
> >>
> (http://blog.quintarelli.it/blog/2010/01/approvato-lequo-compenso-esteso-a-h…)
> >> è che se i programmatori si mettessero a pretendere l'equo
> compenso che
> >> dovrebbe spettare pure loro, sarebbero una massa tanto critica da
> >> mettere in seria difficoltà gli altri titolari di diritti
> d'autore e
> >> connessi e l'intero sistema di gestione collettiva dei diritti
> d'autore
> >> e connessi.
> >>
> >> Per il resto, che non ci si stupisca quando le persone
> inizieranno a
> >> comprare hardware dai paesi che l'equo compenso non lo
> contemplano (a
> >> proposito, quali, a vostra conoscenza?) e che magari hanno una
> >> legislazione più favorevole in materia di tassazione di vendite
> online.
> >>
> >> A presto,
> >>
> >> V
> >>
> >> Il giorno 15/gen/10, alle ore 21:46, Stefano Quintarelli ha
> scritto:
> >>
> >>
> >>> se potesse interessare, in argomento...
> >>> http://is.gd/6kRNR
> >>>
> >>> ciao, s.
> >>>
> >>>
> >>> Emanuele Lerro wrote:
> >>>
> >>>> Vi segnalo questo articolo che penso alcuni possano trovare
> interessante
> >>>>
> >>>>
> >>>> Equo compenso, si accende il dibattito
> >>>>
> >>>> Dopo la firma del ministro Bondi, il fuoco delle polemiche ha
> iniziato a
> >>>> divampare. SIAE e FIMI applaudono e parlano di un decreto che
> colma un
> >>>> vuoto normativo. Ma Altroconsumo e Confindustria vedono
> nuvole nere
> >>>> all'orizzonte
> >>>>
> >>>> Roma - Per qualcuno è stato colmato un vuoto normativo che
> sacrificava
> >>>> il ruolo dei titolari dei diritti sulle opere dell'ingegno da
> più di sei
> >>>> anni. Per altri si tratta di un decreto che stravolge di
> fatto il regime
> >>>> vigente relativo alla copia privata di contenuti digitali,
> introducendo
> >>>> un balzello il cui importo cresce proporzionalmente alla
> capacità di
> >>>> memoria degli apparecchi elettronici.
> >>>>
> >>>> È recente la firma
> >>>>
> <http://punto-informatico.it/2787994/PI/Commenti/equo-compenso.aspx>
> >>>> apposta dal ministro per i Beni e le Attività Culturali
> Sandro Bondi al
> >>>> già noto decreto con il quale si stabiliscono a norma di legge i
> >>>> contenuti e le misure del cosiddetto equo compenso per la
> copia privata.
> >>>> E l'eco accesa del dibattito è giunta puntuale, tra le più
> classiche
> >>>> posizioni a favore e contro.
> >>>>
> >>>> Continua qui:
> >>>>
> http://punto-informatico.it/2788198/PI/News/equo-compenso-si-accende-dibatt…
> >>>>
> >>>>
> >>>> E L
> >>>>
> >>>>
> >>>>
> ------------------------------------------------------------------------
> >>>>
> >>>> _______________________________________________
> >>>> nexa mailing list
> >>>> nexa(a)server-nexa.polito.it
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> >>>> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
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>
>
> --
> Enrico Bertacchini - Researcher
> University of Torino - Department of Economics "Cognetti De Martiis"
> EBLA Center - International Center for Research on the Economics
> of Culture, Institutions and Creativity
> NEXA Center for Internet & Society, Politecnico of Torino
>
>
> Via Po 53, 10124 Torino, Italy
> TEL +390116704982
>
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> Avv. Marco Scialdone
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--
Enrico Bertacchini - Researcher
University of Torino - Department of Economics "Cognetti De Martiis"
EBLA Center - International Center for Research on the Economics of Culture, Institutions and Creativity
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Jan. 17, 2010
Re: [nexa] Novità alle porte sull'equo compenso
by giuseppe mazziotti
Ciao a tutti,
intervengo nella discussione interessante per sottolineare come l'equo
compenso nella forma di varie "levies" esista, in forme diverse, in tutti i
Paesi dell'UE, esclusi Regno Unito, Irlanda, Lussemburgo, Malta e Cipro. Ne
ho scritto diffusamente soprattutto qui
<http://www.springer.com/law/book/978-3-540-75984-3>(pp. 90-92; 200-215;
253-260). L'adeguamento agli altri Paesi europei è, ahimè, incoraggiato da
varie disposizioni della Direttiva 2001/29 (cfr. art. 5.2. lett. b e il
'considerando' n. 35) , che vari Stati hanno interpretato in modo tale da
emanare misure di "sostegno" (da questo piunto di vista, mi sembra efficace
e suggestivo l'accostamento alla figura degli aiuti di Stato) degli aventi
diritto (soprattutto gli editori e i c.d. sub-editori iscritti nelle varie
società di gestione colletiva nazionali). A mio parere, ll punto centrale
della questione nell'universo digitale è che la mera creazione e/o
l'estensione di forme di equo compenso "tradizionale" a computer e altro *
hardware* a livello statale (e non a livello europeo) produce gravi
distorsioni (di circolazione, di prezzo, etc) all'interno del c.d. Mercato
Interno riguardante tali prodotti e non corregge per nulla il grandissimo
problema di giustizia "sommaria" o "rozza" connesso a tali misure, e cioè
l'assoluta discrezionalità con cui le società di gestione collettiva tipo
SIAE ripartiscono il ricavato di tali "levies", e quindi gli "aiuti di
Stato". Normativa europea alla mano, ben altre (e molto più innovative e
risolutive) potrebbero essere forme di equo compenso nel digitale in grado
di legalizzare, non da sole, ma insieme a un sofisticato meccanismo di
licenze collettive "estese" (ne abbiamo parlato con M. Ciurcina e M. Ricolfi
alla conferenza annuale di NEXA, a fine novembre a Torino; e NEXA ha
pubblicato un *position paper *su questo) la copia privata a fini non
commerciali riprodotta e fatta circolare a loro volta dagli utenti con il
P2P.
Per capire come funziona la ripartizione dell'equo compenso e quali sono i
numeri e le cifre dei diritti di mera remunerazione amministrati dalla SIAE
e da alcune società consorelle nella UE, possono essere utili alla
discussione l'analisi e le conclusioni di un recente studio commissionato
dal Parlamento europeo (*Collecting societies and cultural diversity in the
music sector*: v. qui)
<http://jura.ku.dk/ciir/english/news/music_sector/>di cui sono uno dei
coautori. Iniziative come quella del Governo italiano,
da un lato, contraddicono apertamente la posizione della Commissione UE
(che, almeno nel settore della musica, desidera che si creino e si
rafforzino, come sta succedendo, forme di *licensing *paneuropeo da parte
della società di gestione collettiva, e non forme di "raccolta" cieca e
ingiustificata di compensi su *hardware*); dall'altro, il Governo italiano
non presta alcuna attenzione all'esigenza (sottolineata sia dalla
Commissione sia dal Parlamento UE, da prospettive diverse) che le società
suddette si comportino in modo sempre più trasparente ed efficiente
soprattutto nella fase dei ripartizione dei compensi.
Spero di non essermi dilungato troppo.
Buona serata e a presto,
Giuseppe
Il giorno 17 gennaio 2010 14.57, Carmelo Fontana
<carmelo_fontana(a)yahoo.it>ha scritto:
> Ciao Guido,
>
> l'equo compenso esiste anche in Finlandia, Belgio, Olanda e Svezia (forse
> anche in altri paesi). In alcuni di questi paesi l'equo compenso e' molto
> piu' limitato che in altri per tipologia di supporto cui e' applicabile e
> entita' del compenso.
>
> Mi pare che anche il profilo del "quanto" e per "quali supporti" dovrebbe
> essere tenuto in considerazione per una comparazione corretta.
>
>
> http://www.twobirds.com/English/News/Articles/Pages/Copyright_levies_Europe…
> http://en.wikipedia.org/wiki/Private_copying_levy#Finland
>
> Comunque, mi sembra che l'argomento dell' "adeguamento" agli altri paesi
> europei possa essere pericoloso.
> Infatti, e' stato proprio utilizzando questa dinamica dell' inseguimento
> che il termine di durata del diritto d'autore si e' potuto estendere fino a
> quello che oggi conosciamo.
>
> PS
> Ho letto sul tuo blog la tua considerazione rispetto alla configurabilita'
> dell'equo compenso quale aiuto di stato. Pare che anche la GESAC
> (l'associazione della SIAE europee) paventi pur senza dirlo apertamente,
> alcune perplessita' rispetto agli effetti di distorsione della concorrenza e
> del mercato dovuti alla attuale situazione.
>
> "intended to improve the free movement of goods subject to levies within
> the Internal Market"
>
>
> http://www.gesac.org/ENG/NEWS/COMMUNIQUESDEPRESSE/download/COMMUNIQUESEN_20…
>
> Ciao!
>
> C.
>
> On Jan 17, 2010, at 12:34 PM, Guido Scorza wrote:
>
> Valentin,
> a me risulta che l'equo compenso esista solo in 4 Paesi su 27.
> Direi oltre all'italia, Francia, Spagna e Germania.
>
> Potrei sbagliare ma non di molto ed è per questo che mi vien da ridere
> quando leggo la posizione di SIAE che dice che ora il Paese si è
> riallineato al contesto europeo...
>
> Buona domenica
> G.
>
> Dott. Valentin Vitkov ha scritto:
>
> L'aspetto interessante della provocazione di Stefano sul suo blog
>
> (
> http://blog.quintarelli.it/blog/2010/01/approvato-lequo-compenso-esteso-a-h…)
>
>
> è che se i programmatori si mettessero a pretendere l'equo compenso che
>
> dovrebbe spettare pure loro, sarebbero una massa tanto critica da
>
> mettere in seria difficoltà gli altri titolari di diritti d'autore e
>
> connessi e l'intero sistema di gestione collettiva dei diritti d'autore
>
> e connessi.
>
>
> Per il resto, che non ci si stupisca quando le persone inizieranno a
>
> comprare hardware dai paesi che l'equo compenso non lo contemplano (a
>
> proposito, quali, a vostra conoscenza?) e che magari hanno una
>
> legislazione più favorevole in materia di tassazione di vendite online.
>
>
> A presto,
>
>
> V
>
>
> Il giorno 15/gen/10, alle ore 21:46, Stefano Quintarelli ha scritto:
>
>
> se potesse interessare, in argomento...
>
> http://is.gd/6kRNR
>
>
> ciao, s.
>
>
>
> Emanuele Lerro wrote:
>
> Vi segnalo questo articolo che penso alcuni possano trovare interessante
>
>
>
> Equo compenso, si accende il dibattito
>
>
> Dopo la firma del ministro Bondi, il fuoco delle polemiche ha iniziato a
>
> divampare. SIAE e FIMI applaudono e parlano di un decreto che colma un
>
> vuoto normativo. Ma Altroconsumo e Confindustria vedono nuvole nere
>
> all'orizzonte
>
>
> Roma - Per qualcuno è stato colmato un vuoto normativo che sacrificava
>
> il ruolo dei titolari dei diritti sulle opere dell'ingegno da più di sei
>
> anni. Per altri si tratta di un decreto che stravolge di fatto il regime
>
> vigente relativo alla copia privata di contenuti digitali, introducendo
>
> un balzello il cui importo cresce proporzionalmente alla capacità di
>
> memoria degli apparecchi elettronici.
>
>
> È recente la firma
>
> <http://punto-informatico.it/2787994/PI/Commenti/equo-compenso.aspx>
>
> apposta dal ministro per i Beni e le Attività Culturali Sandro Bondi al
>
> già noto decreto con il quale si stabiliscono a norma di legge i
>
> contenuti e le misure del cosiddetto equo compenso per la copia privata.
>
> E l'eco accesa del dibattito è giunta puntuale, tra le più classiche
>
> posizioni a favore e contro.
>
>
> Continua qui:
>
>
> http://punto-informatico.it/2788198/PI/News/equo-compenso-si-accende-dibatt…
>
>
>
> E L
>
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> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
>
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>
> www.eximia.it
>
> www.reeplay.it
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Giuseppe Mazziotti, Ph.D.
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0045-28240996
Skype: giuseppe.mazziotti
University of Copenhagen:
http://jura.ku.dk/english/staff/profile/?id=353837
Book: http://www.springer.com/law/book/978-3-540-75984-3
Jan. 17, 2010
Re: [nexa] Paradisi dell'informazione
by Joanne Maria Pini
marco scialdone, marcoscialdone(a)gmail.com il 17/01/10 17:15, ha scritto:
> Beh quelli già esistono... si chiamano "democrazie occidentali" e noi ne
> facciamo parte.
Marco, ne sei proprio sicuro? ;-)
L'Islanda non pareva una bella democrazia, eppure è stata buggerata...se
certe cose si fossero sapute prima...
http://www.repubblica.it/tecnologia/2010/01/16/news/wikileaks_crisi-1974171/
Wikileaks chiede soldi per vivere
"Islanda sia paradiso delle news"
Il sito specializzato nella pubblicazione di informazioni e documenti
coperti da segreto o comunque riservati ha bisogno di 600 mila dollari per
poter mantenere la sua indipendenza. E chiede all'isola di recepire una
serie di leggi per trasformarsi in un territorio libero per giornalisti ed
editori
[...]
Ma perché proprio l'Islanda? Anche in questo caso i responsabili di
WikiLeaks non hanno dubbi e per questo hanno coniato un motto suggestivo.
"Non lasciarti mai sfuggire una crisi". Reykjavík, infatti, ha visto tre
delle sue principali banche collassare nel 2009 sotto una montagna di
debiti, la sua moneta - la corona islandese - precipitare e i risparmi
di moltissimi islandesi andare in fumo. Di fronte a questi avvenimenti il
governo islandese, considerato da sempre il più stabile in Europa, è
crollato. Tanto che la rivista "Forbes" si è spinta a definire l'Islanda un
"Paese senza economia".
[...]
qui i link per le donazioni.
http://www.wikileaks.org/
Buona settimana a tutti
Joanne
--
"In tempi di menzogna universale, dire la verità diventa un atto
rivoluzionario". (George Orwell)
Jan. 17, 2010
Re: [nexa] Paradisi dell'informazione
by marco scialdone
Beh quelli già esistono... si chiamano "democrazie occidentali" e noi ne
facciamo parte.
M.
2010/1/17 Enrico Bertacchini <ebertacchini(a)gmail.com>
>
> http://www.repubblica.it/tecnologia/2010/01/16/news/wikileaks_crisi-1974171/
>
> Un articolo di Repubblica con un affascinante proposta del fondatore di
> Wikileaks.
> Dato che siamo nell'era dell'informazione, perchè dopo stati che sono
> "Paradisi fiscali" non pensare a stati che diventino "Paradisi
> dell'Informazione"? Non bisogna sottostimare anche i benefici economici
> che potrebbero trarne questi nuovi paradisi...
>
> Grazie
>
> Ciao
>
> Enrico
>
>
> Stefano Quintarelli ha scritto:
> > qualunque, basta comprare all'estero e farsi spedire.
> > ma sicuramente l'equo compenso sara' stato calcolato sulla base delle
> > tariffe degli spedizionieri.
> >
> > (almeno, io lo avrei fatto)
> >
> > Dott. Valentin Vitkov wrote:
> >
> >> L'aspetto interessante della provocazione di Stefano sul suo blog
> >> (
> http://blog.quintarelli.it/blog/2010/01/approvato-lequo-compenso-esteso-a-h…
> )
> >> è che se i programmatori si mettessero a pretendere l'equo compenso che
> >> dovrebbe spettare pure loro, sarebbero una massa tanto critica da
> >> mettere in seria difficoltà gli altri titolari di diritti d'autore e
> >> connessi e l'intero sistema di gestione collettiva dei diritti d'autore
> >> e connessi.
> >>
> >> Per il resto, che non ci si stupisca quando le persone inizieranno a
> >> comprare hardware dai paesi che l'equo compenso non lo contemplano (a
> >> proposito, quali, a vostra conoscenza?) e che magari hanno una
> >> legislazione più favorevole in materia di tassazione di vendite online.
> >>
> >> A presto,
> >>
> >> V
> >>
> >> Il giorno 15/gen/10, alle ore 21:46, Stefano Quintarelli ha scritto:
> >>
> >>
> >>> se potesse interessare, in argomento...
> >>> http://is.gd/6kRNR
> >>>
> >>> ciao, s.
> >>>
> >>>
> >>> Emanuele Lerro wrote:
> >>>
> >>>> Vi segnalo questo articolo che penso alcuni possano trovare
> interessante
> >>>>
> >>>>
> >>>> Equo compenso, si accende il dibattito
> >>>>
> >>>> Dopo la firma del ministro Bondi, il fuoco delle polemiche ha iniziato
> a
> >>>> divampare. SIAE e FIMI applaudono e parlano di un decreto che colma un
> >>>> vuoto normativo. Ma Altroconsumo e Confindustria vedono nuvole nere
> >>>> all'orizzonte
> >>>>
> >>>> Roma - Per qualcuno è stato colmato un vuoto normativo che sacrificava
> >>>> il ruolo dei titolari dei diritti sulle opere dell'ingegno da più di
> sei
> >>>> anni. Per altri si tratta di un decreto che stravolge di fatto il
> regime
> >>>> vigente relativo alla copia privata di contenuti digitali,
> introducendo
> >>>> un balzello il cui importo cresce proporzionalmente alla capacità di
> >>>> memoria degli apparecchi elettronici.
> >>>>
> >>>> È recente la firma
> >>>> <http://punto-informatico.it/2787994/PI/Commenti/equo-compenso.aspx>
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> privata.
> >>>> E l'eco accesa del dibattito è giunta puntuale, tra le più classiche
> >>>> posizioni a favore e contro.
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> Enrico Bertacchini - Researcher
> University of Torino - Department of Economics "Cognetti De Martiis"
> EBLA Center - International Center for Research on the Economics of
> Culture, Institutions and Creativity
> NEXA Center for Internet & Society, Politecnico of Torino
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Avv. Marco Scialdone
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Jan. 17, 2010