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Re: [nexa] R: Le chiavi del paradiso al diavolo
by Giovanni Battista Gallus
Blengino ha scritto:
> Senza le motivazioni è inutile commentare tecnicamente la Sentenza Google
>
>
>
> Debbio dire che, al di fuori di questa lista, leggo commenti magari
> corretti nella sostanza ma palesemente errati o semplicistici.
>
>
>
> A mero titolo di esempio, rammento che, essendo la condanna
> esclusivamente per il reato di illecito trattamento previsto dall’art.
> 167 Codice Privacy, è rischioso (non dico errato) continuare a
> sbandierare l’art. 16 del D.L.vo 70/03 che prevede la tanto invocata
> (ir)/responsabilità nell'attività di memorizzazione di informazioni –
> hosting. /dimenticando che l’art. 1 del medesimo decreto (e ovviamente
> la direttiva madre) al comma due recita: /Non rientrano nel campo di
> applicazione del presente decreto: .......... b) le questioni relative
> al diritto alla riservatezza, con riguardo al trattamento dei dati
> personali nel settore delle telecomunicazioni di cui alla legge 31
> dicembre 1996, n. 675, e al decreto legislativo 13 maggio 1998, n. 171,
> e successive modificazioni./ Una bella zavorra per dire che la sentenza
> vanifica giudizialmente un principio sancito dall’ordinamento positivo!
> Forse quel principio di irresponsabilità deve essere individuato
> altrove e su altri presupposti.....
>
> Questo dico per segnalare che la vicenda ha aspetti davvero complessi.
> Per questo è affascinante!!
>
>
>
> Ovviamente considero la pronuncia del Tribunale Monocratico di Milano
> una disfunzione di sistema, qualunque sia la motivazione.
>
>
>
> Provo ad ipotizzare che fine farà la sentenza Google tra 30 anni, al di
> là delle possibili argute argomentazioni del giudicante, e mi figuro due
> ipotesi:
>
>
>
> 1) sarà relegata nei manuali di storia del diritto italiano, esame
> del primo anno di giurisprudenza, e sarà studiata come oggi si studiano
> le sentenze di condanna degli untori durante le pestilenze o i righi dei
> liberi pensatori come eretici in tempi bui.
>
> 2) sarà riportata nei testi di diritto penale come primo esempio di
> una fiorente giurisprudenza che determinò negli anni ’10 importanti
> interventi legislativi per regolamentare ciò che veniva chiamato internet.
>
>
>
> Nel primo caso tutto sarà andato per il meglio: la rete avrà mantenuto
> neutralità accessibilità e libertà. Potremo ancora apprezzare o
> inorridire per la stupefacente idiozia di alcuni utenti e godremo della
> condivisione di idee, conoscenze e cultura.
>
>
>
> Nel secondo caso internet non ci sarà più. Cosa lo sostituirà non è
> facile dirlo: una grande televisione, alcuni editori monopolisti, o
> chissà che altro. Di certo le generazioni di quest’epoca straordinaria
> (nel bene più che nel male) avranno perso un’occasione unica. Noi in
> particolare avremo fallito.
>
>
>
> Avrà però fallito anche la Procura di Milano che nel chiedere ed
> ottenere la condanna di Google, ha di fatto consegnato le chiavi del
> paradiso al diavolo : se Google merita pena perché formidabile macchina
> da soldi ai danni degli utenti come sostenuto dai P.M., è così certa la
> pubblica accusa di aver ottenuto un buon risultato rimettendo agli
> stessi imputati il dovere di filtrare i contenuti da veicolare?
>
>
>
> A tutti noi auguro buon lavoro per il domani
>
>
>
> Carlo
>
>
>
>
Sottoscrivo integralmente l'acutissima analisi di Carlo (sapiente mix di
speranza e timore) per quanto riguarda il futuro della sentenza (e di
Internet).
E sottoscrivo anche quanto detto da Marco, circa la difficoltà di
incasellare le nuove figure di intermediari nelle rigide categorie
previste dalla 2000/31 (ricordiamoci che si tratta di norme la cui
genesi risale alla fine degli agli '90, ante web 2.0).
Continuo però ad avere seri dubbi circa la non applicabilità tout court
del D.lgs 70/2003 e della 2000/31, vertendo in tema di trattamento di
dati personali.
Io ho infatti sempre interpretato quest'eccezione in senso restrittivo,
con riguardo agli aspetti espressamente normati (con riguardo ai servizi
della società dell'informazione) dalla 95/46 e dalla 97/66, e successive
modifiche.
Mi riferisco, in particolare, ai profili dei dati di traffico, dei dati
degli utenti, della restrizione del numero del chiamante etc.
Non ho mai ritenuto (ma è molto probabile che mi sbagli) che l'eccezione
fosse da intendere come una blanket exception, che impedisse in radice
l'applicabilità del principio generale di non responsabilità del
provider, laddove vi fosse un trattamento di dati personali, anche se
sono conscio che il considerando 14 della direttiva 2000/31 sembrerebbe
corroborare questa tesi.
Insomma, una ragione in più per essere curiosi di leggere le motivazioni ;-)
Gb Gallus
Feb. 25, 2010
I: Libertà e responsabilità
by Masera Anna
scusate lista, mi scrive questo lettore a proposito del mio articolo uscito oggi sulla stampa (lo trovate a questo link sotto)
http://www.lastampa.it/cmstp/rubriche/girata.asp?ID_blog=25&ID_articolo=702…<http://www.lastampa.it/cmstp/rubriche/girata.asp?ID_blog=25&ID_articolo=702…>
non gli ho ancora risposto ma mi sembra che possa interessarvi e sarei felice di rispondergli con il vostro contributo, grazie anna
www.lastampa.it/masera<http://www.lastampa.it/masera>
________________________________
Da: rmfdl
Inviato: giovedì 25 febbraio 2010
A: Masera Anna; Sabadin; Bardazzi
Oggetto: Libertà e responsabilità
l'articolo della Signora Masera descrive i fatti della sentenza di Milano su Google ma purtroppo li ammanta di un tifo spinto e acritico a favore delle tesi di Google (che costituiscono la tipica applicazione del fondamentalismo liberista a un danno delle norme a tutela della libertà di ciascuno e non solo del potente di turno).
Non intendo qui riesaminare tutti gli aspetti della questione che già emergono dagli articoli di Sabadin e di Bardazzi. Ma desidero rilevarne uno. Lei è rimasta prigioniera dell'immagine giornalistica di internet come autostrada. Siccome però la funzione di internet e quella delle autostrade sono assai differenti quanto a contenuti diffusi e quanto alla pervasività di ciò che vi transita, il paragone da Lei proposto non regge.
Primo, i siti non sono caselli autostradali. Mentre i reati contestati a Google sono possibili solo in quanto sussiste il servizio di Google, quello di guidare senza patente preesiste al casello e non ha bisogno dell'autostrada per essere commesso. Oltretutto, a quanto si è capito, quello che il giudice milanese contesta a Google non è il fatto di aver pubblicato i filmati ma il fatto di non aver rispettato l'indirizzo europeo di rimuovere i contenuti illeciti non appena informati della loro esistenza ( Google lo ha fatto circa due mesi dopo, dato che la reclame è l'anima del commercio).
Secondo, il nocciolo degli affari pubblicitari di Google , diversamente da quello delle autostrade, consiste proprio nel poter mettere in rete senza controllo. Di nuovo, al casello non servono controlli perché vi si arriva dopo aver già commesso il reato ( anche se privi di patente) . Invece Google pretende di non dover controllare niente proprio in nome dei propri interessi commerciali, dimenticando che gli interessi commerciali non sono una questione di principio equiparabile al come dare regole per la libera circolazione delle idee e di per sé necessitano il rispetto di regole ( del tipo igienico oppure antisofisticazioni oppure antimonopolio, etc.).
In ambo i casi non è pensabile che Google (in questo caso) possa fare liberamente tutto senza avere la responsabilità di quello che fa. Questa connessione tra libertà e responsabilità è l'abc del liberalismo che non a caso i liberisti vogliono travolgere nel segno della legge della giungla ( che liberale non è).
La ho disturbata perché si tratta di questioni molto importanti ( costruire norme per organizzare l'esercizio della libertà) su cui penso sia indispensabile l'apporto di ogni persona che la voglia davvero.
I migliori saluti
Raffaello Morelli
Feb. 25, 2010
Re: [nexa] R: Triste dilemma (2nd round)
by Stefano Quintarelli
Paolo Brini wrote:
> Una linea di difesa sostiene che i filtri tecnici completamente
> automatizzati non implicano la conoscenza dei contenuti da parte dei
> gestori della piattaforma, e pertanto non fanno decadere lo stato di
> mere conduit.
>
> Si tratta di un ragionamento a cui mi appassiona perché al di là di
> questo caso specifico, una linea di difesa del genere potrebbe essere
> usata degli ISP che usano la Deep Packet Inspection (in UK c'è già il
> caso Virgin, per ora a scopo di test tecnico di monitoraggio della
> pirateria) per bloccare i contenuti dei concorrenti, ma allo stesso
> tempo sostenere di non violare la privacy e di non uscire dallo stato di
> mere conduit (poi c'è un altro ragionamento più involuto per sostenere
> che non si tratta nemmeno di pratiche anticompetitive che violano il
> Trattato sul funzionamento dell'UE, ma su questo ci siamo soffermati
> parecchio con Andrea Glorioso e magari una futura opinione del DG Trade
> sarà illuminante).
>
ah le elucubrazioni...
a un incontro all'istituto Bruno Leoni con Mannoni, Buttarelli e il Sen
De Benedetti sull'argomento, io sollevavo il tema dei sistemi semantici..
e' sufficiente dire "lo fa una macchina" per dire che non sei responsabile ?
e se la macchina "ragiona" ? (anche in modo non deterministico ?)
e se dici che e' una macchina ed invece e' una batteria di sardi ?
e se invece e' una batteria di sardi punto e basta ?
(non intendo offendere, avevo prima scritto "indiani", poi ho pensato
che mi sarei impegolato su questioni di esportazione di dati personali e
ho scritto sardi, perche' le ragazze che tutte le sere mi martellano per
la disdetta a sky, sono cagliaritane...
;-))
ciao, s.
> Grazie e ciao,
> Paolo
>
>
>
> ------------------------------------------------------------------------
>
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Feb. 25, 2010
Re: [nexa] Triste dilemma
by ugo.pagallo@unito.it
Cari Nexiani,
ho letto con attenzione tutte le emails doggi a seguito
del triste dilemma che avevo posto questa mattina dopo
la lettura dei giornali
Mi sembra di dover distinguere tre piani del discorso fin
qui emersi.
Primo: il merito della sentenza. Va da sé che siamo tutti
curiosi di leggere le motivazioni e che non si tratti di
redigere note a sentenza a priori.
Secondo: il quadro normativo Qui non si tratta di
attendere: mi associo a Carlo Blengino. Il triste
dilemma di questa mattina solleva la questione di
assegnare o meno le chiavi del paradiso al diavolo.
Terzo, tuttavia, è la questione che sommessamente vi
proponevo questa mattina, una volta rimasto esterrefatto
da quanto i giornali italiani più accreditati con i loro
editorialisti sono riusciti a partorire sul punto.
Qualche settimana fa, in tempi non sospetti!, suggerivo e
proponevo a Juan Carlos di organizzare un meeting Nexa sui
principi e libertà costituzionali in internet. Mi sembra
che la campana sia (nuovamente) suonata assordante per
tutti. Se non ora, quando?
Buona serata a tutti,
u.
Feb. 25, 2010
R: Triste dilemma
by Giorgio Ventre
Caro Juan Carlos,
se mi permetti un commento su questa tua giustissima considerazione, io credo che siamo di fronte ad un attacco davvero serio a quello che noi crediamo debba essere Internet. Un attacco che parte da aree culturali differenti, con differenti motivazioni, ma che può avere gli stessi effetti su Internet in Italia ed in Europa.
Il primo attacco è ovviamente da parte di chi vede in Internet un potenziale e non ricattabile competitor al proprio progetto di omogeneizzazione culturale verso la Televisione commerciale. Questo attacco spesso si ammanta di un neo-nazionalismo economico, che vede una strana dicotomia tra italiano (buono) contro globale (cattivo). E quindi tra tecnologie amiche (televisione) e nemiche (internet). La cosa assume i contorni del paradosso perché pensare ad un modo diverso di fare la televisione che sfrutti appieno le potenzialità di Internet potrebbe essere una buona idea proprio per la televisione commerciale.
Il secondo attacco è da parte di quelli che, con una visione arcaica se non farisaica della privacy e del diritto, ritengono Internet un media di per se sospetto se non pericoloso perché difficile da sottoporre a regolamentazione. Facendo finta di non capire le differenze tecnologiche e filosofiche tra un giornale ed un motore di ricerca, tra hosting e re-direction.
Se a questo aggiungi la tradizionale diffidenza del nostro Paese verso la tecnologia, ottieni un mix davvero pericoloso.
Un caro saluto
Giorgio
-----Messaggio originale-----
Da: nexa-bounces(a)server-nexa.polito.it [mailto:nexa-bounces@server-nexa.polito.it] Per conto di J.C. DE MARTIN
Inviato: giovedì 25 febbraio 2010 16.22
A: oreste.pollicino(a)unibocconi.it; nexa(a)server-nexa.polito.it
Oggetto: Re: [nexa] Triste dilemma
Grazie, Oreste, anche se non credo di aver detto cose
particolarmente interessanti. L'ultima affermazione, ovvero
quella sui rischi, anche gravi, della potenziale burocratizzazione
del web e' quasi ovvia (per chiunque abbia a che fare
con Internet). La prima invece, messa in quel modo, suona
trenchant; la mia analisi della situazione e' ovviamente
piu' articolata.
Ne' l'una ne' l'altra affermazione, comunque, hanno nulla
a che vedere direttamente con la sentenza Vividown-Google.
In proposito mi permetto di dire di trovare civilmente
e intellettualmente stomachevole il tripudio -letteralmente-
con cui una parte della carta stampata ha commentato la sentenza.
Quella stessa carta stampata che, incidentalmente, continua
a ripubblicare la foto del povero ragazzo dello Steiner,
ignorando deliberatamente la volonta' della famiglia.
E' evidente che il caso giudirico in se' interessava poco agli autorevoli
opinionisti della carta: per loro l'unica cosa importante e'
che Google fosse stata "finalmente" colpita.
Dove Google e' in realta' spesso un segnaposto: si colpisce
Google perche' non si puo' fare causa a Internet.
Per quanto riguarda il caso giuridico, invece, mi sembra
che, in attesa di leggere la sentenza, si possa e si debba
ragionare sulle conseguenze su Internet di un eventuale
aumento delle responsabilita' di chi fa hosting.
juan carlos
oreste.pollicino(a)unibocconi.it wrote (On 02/25/2010 11:23 AM):
> Juan Carlos ha detto delle cose molto interessanti al NYT
>
> http://www.nytimes.com/2010/02/25/technology/companies/25google.html
>
>
> il mio pensiero è stato invece eccessivamente schematizzato sul FT
>
> http://www.ft.com/cms/s/0/87237d6c-2141-11df-a6b2-00144feab49a.html
>
> il messaggio che volevo passasse, e so di andare controcorrente, è che non si tratta di un problema di limite alla libertà di espressione ma di riequiblio di un modello di business aziendale. Quanto è opportuno e quanto è conveniente che spenda in più google per essere in grado di rispettare la legge italiana (ed europea) sulla tutela dei dati personali?
>
>
> ----- Messaggio originale -----
> Da: "ugo pagallo" <ugo.pagallo(a)unito.it>
> A: demartin(a)polito.it
> Cc: nexa(a)server-nexa.polito.it
> Inviato: Giovedì, 25 febbraio 2010 11:06:37 GMT +01:00 Amsterdam/Berlino/Berna/Roma/Stoccolma/Vienna
> Oggetto: [nexa] Triste dilemma
>
> Avrete tutti seguito la vicenda Vividown.
> Ecco il commento di oggi sul Corsera:
> http://www.corriere.it/editoriali/10_febbraio_25/gaggi-equilibrio-diritti_d…
> Lascio a voi giudicare: ignoranza o malafede?
> Ciao,
> u.p.
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
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>
>
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https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Feb. 25, 2010
Re: [nexa] Triste dilemma
by David Orban
2010/2/25 Paolo Brini <paolo.brini(a)iridiumpg.com>:
> Il 25/02/2010 16:56, David Orban ha scritto:
>> Non capisco. Su alcune fonti viene riportato che il video era su
>> YouTube. Su altri che era su Google Video.
>>
>> Relativamente a questo secondo, quindi Google Video:
>> - il numero di visualizzazioni è disponibile solo a chi ha caricato il
>> video, non a tutti
>> - non ci sono i commenti
>> - non ci sono le categorie come appunto "più divertente" o altro
>> - sono abbastanza sicuro che questo era lo stato delle cose anche
>> all'epoca del reato
>>
>
> Google ha acquistato YouTube nell'ottobre 2006, mentre il video è stato
> immesso nel settembre 2006 su Google Video. Secondo il PM (e secondo la
> mia memoria, ma su di essa in questo caso è meglio non fare affidamento)
> era possibile inserire commenti al video. A meno che la confusione non
> nasca da una migrazione dei video da GV a YT nell'ottobre 2006.
Google non ha mai migrato i video da Google Video a YouTube. Io ho
parecchi video su Google Video e sono rimasti lì, belli e buoni. Non
erano mai stati commentati.
Mi auguro che il PM si sia informato meglio di quanto abbiano fatto i
giornali e che alla confusione di ruoli e doveri non si fossero anche
sommate confusioni tecniche di caratteristiche che sarebbe facile
eliminare.
Feb. 25, 2010
Re: [nexa] Triste dilemma
by Paolo Brini
Il 25/02/2010 16:56, David Orban ha scritto:
> Non capisco. Su alcune fonti viene riportato che il video era su
> YouTube. Su altri che era su Google Video.
>
> Relativamente a questo secondo, quindi Google Video:
> - il numero di visualizzazioni è disponibile solo a chi ha caricato il
> video, non a tutti
> - non ci sono i commenti
> - non ci sono le categorie come appunto "più divertente" o altro
> - sono abbastanza sicuro che questo era lo stato delle cose anche
> all'epoca del reato
>
>
Google ha acquistato YouTube nell'ottobre 2006, mentre il video è stato
immesso nel settembre 2006 su Google Video. Secondo il PM (e secondo la
mia memoria, ma su di essa in questo caso è meglio non fare affidamento)
era possibile inserire commenti al video. A meno che la confusione non
nasca da una migrazione dei video da GV a YT nell'ottobre 2006.
Feb. 25, 2010
Re: [nexa] R: Le chiavi del paradiso al diavolo
by Paolo Brini
Il 25/02/2010 16:59, Blengino ha scritto:
> Non
> rientrano nel campo di applicazione del presente decreto: .......... b) le
> questioni relative al diritto alla riservatezza, con riguardo al trattamento
> dei dati personali nel settore delle telecomunicazioni di cui alla legge 31
> dicembre 1996, n. 675, e al decreto legislativo 13 maggio 1998, n. 171, e
> successive modificazioni. Una bella zavorra per dire che la sentenza
> vanifica giudizialmente un principio sancito dall’ordinamento positivo!
> Forse quel principio di irresponsabilità deve essere individuato altrove e
> su altri presupposti.....
>
Nella proibizione di obbligo generale di sorveglianza, e nel divieto di
imposizione a carico delle UGC platform di ricercare attivamente fatti o
circostanze potenzialmente illegali, sanciti dall'art. 15 della
direttiva, non si può a mio avviso, trovare un'eccezione per l'obbligo
di ricerca di dati potenzialmente in violazione della privacy: tutti gli
articoli dal 12 al 15 della direttiva sarebbero a quel punto
completamente inutili e mai, letteralmente mai, applicabili né per ISP,
ne per caching services, né per hosting, ribaltando completamente il
senso e lo scopo della direttiva stessa. Infatti qualsiasi imposizione
di ricerca generica significa comunque un obbligo di sorveglianza su
tutti i contenuti immessi dagli utenti, non solo per gli hosting ma
anche per gli ISP, che sarebbe per l'appunto andare in direzione opposta
allo spirito e alle finalità della direttiva.
> Nel secondo caso internet non ci sarà più. Cosa lo sostituirà non è facile
> dirlo: una grande televisione, alcuni editori monopolisti, o chissà che
> altro. Di certo le generazioni di quest’epoca straordinaria (nel bene più
> che nel male) avranno perso un’occasione unica. Noi in particolare avremo
> fallito.
>
Non possiamo permetterci di fallire. Oggi per la prima volta a livello
di presidenza dell'Unione si sono lette le parole ufficiali "Internet
diventa uno strumento di regressione sociale"
http://www.laquadrature.net/en/spanish-presidency-towards-digital-inquisiti…
Ciao,
Paolo
Feb. 25, 2010
Re: [nexa] R: Le chiavi del paradiso al diavolo
by marco scialdone
2010/2/25 Blengino <blengino(a)penalistiassociati.it>
> A mero titolo di esempio, rammento che, essendo la condanna
> esclusivamente per il reato di illecito trattamento previsto dall’art. 167
> Codice Privacy, è rischioso (non dico errato) continuare a sbandierare
> l’art. 16 del D.L.vo 70/03 che prevede la tanto invocata (ir)*responsabilità
> nell'attività di memorizzazione di informazioni – hosting. *dimenticando
> che l’art. 1 del medesimo decreto (e ovviamente la direttiva madre) al comma
> due recita: *Non rientrano nel campo di applicazione del presente decreto:
> .......... b) le questioni relative al diritto alla riservatezza, con
> riguardo al trattamento dei dati personali nel settore delle
> telecomunicazioni di cui alla legge 31 dicembre 1996, n. 675, e al decreto
> legislativo 13 maggio 1998, n. 171, e successive modificazioni.* Una bella
> zavorra per dire che la sentenza vanifica giudizialmente un principio
> sancito dall’ordinamento positivo! Forse quel principio di irresponsabilità
> deve essere individuato altrove e su altri presupposti.....
>
Fino ad ora siamo in tre o quattro ad averlo ricordato... stringiamoci a
corte :-)
M.
>
> ------------------------------
>
> *Da:* nexa-bounces(a)server-nexa.polito.it [mailto:
> nexa-bounces(a)server-nexa.polito.it] *Per conto di *Mariella Berra
> *Inviato:* giovedì 25 febbraio 2010 14.43
> *A:* nexa(a)server-nexa.polito.it
> *Oggetto:* Re: [nexa] Triste dilemma (2nd round)
>
>
>
> Carissimi concordo con l'articolo di Mingardi e penso che sia un rischio
> grave attribuire al provider le stesse obbligazioni di un editore.
>
>
>
> La sentenza di Milano costituisce un piccolo passo verso la progressiva
> limitazione dei diritti democratici.
>
> L'esempio dell'autostrada e del guidatore senza patente è calzante.
>
> Sottolineo anche il fatto che la rete fa conoscere situazioni esistenti
> nella realtà e che verrebbero tenuto nascoste.
>
> Come democratica e donna c'è però un problema.
>
> Google ha rimosso questo video dopo duemesi, due ore dopo la segnalazione
> della polizia postale.
>
> Questo pone al centro il tema della netiquette e del rapporto fra etica e
> informatica.
>
> Sono contraria lla applicazione di leggi restrittive, ma vanno caldeggiate
> delle regole di comportamento.
>
> In questo Goole ha una responsabilità sociale e morale in nome di una
> eccessiva libertà di.. Cari saluti mariella Berra
>
> ----- Original Message -----
>
> *From:* Annalisa Chirico <chiricoannalisa(a)gmail.com>
>
> *To:* nexa(a)server-nexa.polito.it
>
> *Sent:* Thursday, February 25, 2010 11:30 AM
>
> *Subject:* [nexa] Triste dilemma (2nd round)
>
>
>
> Penso che questo articolo firmato da Alberto Mingardi affronti il punto
> centrale: Google è forse un editore? Beh, come dice Alberto, spostandoci
> dalla rete internettiana a quella autostradale, se io guidando infrango i
> limiti di velocità, la responsabilità è la mia e non del concessario
> Autostrade.
>
>
> Lisa
>
> Il giorno 25 febbraio 2010 11.20, <ugo.pagallo(a)unito.it> ha scritto:
>
>
>
> Scusate ma vi aggiungo quello di Giovanni Valentini su
> Repubblica:
>
> http://www.repubblica.it/tecnologia/2010/02/25/news/regole_della_rete-24212…
> Ahimé si cita la 'mia' filosofia del diritto in nome del
> principio di responsabilità verso i terzi.
> Sul punto avrei scritto un articolo su... il principio di
> responsabilità giuridica verso i terzi che troverete su
> "Il diritto dell'informazione e dell'informatica" (ultimo
> numero del 2009).
> O tempora o mores
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> > Oggetto: [nexa] Triste dilemma
> > Da: ugo.pagallo(a)unito.it
> > Data: Gio, 25 Febbraio 2010, 11:06 am
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> > Avrete tutti seguito la vicenda Vividown.
> > Ecco il commento di oggi sul Corsera:
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> http://www.corriere.it/editoriali/10_febbraio_25/gaggi-equilibrio-diritti_d…
> > Lascio a voi giudicare: ignoranza o malafede?
> > Ciao,
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Feb. 25, 2010
R: Le chiavi del paradiso al diavolo
by Blengino
Senza le motivazioni è inutile commentare tecnicamente la Sentenza Google
Debbio dire che, al di fuori di questa lista, leggo commenti magari corretti
nella sostanza ma palesemente errati o semplicistici.
A mero titolo di esempio, rammento che, essendo la condanna esclusivamente
per il reato di illecito trattamento previsto dallart. 167 Codice Privacy,
è rischioso (non dico errato) continuare a sbandierare lart. 16 del D.L.vo
70/03 che prevede la tanto invocata (ir)responsabilità nell'attività di
memorizzazione di informazioni hosting. dimenticando che lart. 1 del
medesimo decreto (e ovviamente la direttiva madre) al comma due recita: Non
rientrano nel campo di applicazione del presente decreto: .......... b) le
questioni relative al diritto alla riservatezza, con riguardo al trattamento
dei dati personali nel settore delle telecomunicazioni di cui alla legge 31
dicembre 1996, n. 675, e al decreto legislativo 13 maggio 1998, n. 171, e
successive modificazioni. Una bella zavorra per dire che la sentenza
vanifica giudizialmente un principio sancito dallordinamento positivo!
Forse quel principio di irresponsabilità deve essere individuato altrove e
su altri presupposti.....
Questo dico per segnalare che la vicenda ha aspetti davvero complessi. Per
questo è affascinante!!
Ovviamente considero la pronuncia del Tribunale Monocratico di Milano una
disfunzione di sistema, qualunque sia la motivazione.
Provo ad ipotizzare che fine farà la sentenza Google tra 30 anni, al di là
delle possibili argute argomentazioni del giudicante, e mi figuro due
ipotesi:
1) sarà relegata nei manuali di storia del diritto italiano, esame del
primo anno di giurisprudenza, e sarà studiata come oggi si studiano le
sentenze di condanna degli untori durante le pestilenze o i righi dei liberi
pensatori come eretici in tempi bui.
2) sarà riportata nei testi di diritto penale come primo esempio di una
fiorente giurisprudenza che determinò negli anni 10 importanti interventi
legislativi per regolamentare ciò che veniva chiamato internet.
Nel primo caso tutto sarà andato per il meglio: la rete avrà mantenuto
neutralità accessibilità e libertà. Potremo ancora apprezzare o inorridire
per la stupefacente idiozia di alcuni utenti e godremo della condivisione di
idee, conoscenze e cultura.
Nel secondo caso internet non ci sarà più. Cosa lo sostituirà non è facile
dirlo: una grande televisione, alcuni editori monopolisti, o chissà che
altro. Di certo le generazioni di questepoca straordinaria (nel bene più
che nel male) avranno perso unoccasione unica. Noi in particolare avremo
fallito.
Avrà però fallito anche la Procura di Milano che nel chiedere ed ottenere la
condanna di Google, ha di fatto consegnato le chiavi del paradiso al diavolo
: se Google merita pena perché formidabile macchina da soldi ai danni degli
utenti come sostenuto dai P.M., è così certa la pubblica accusa di aver
ottenuto un buon risultato rimettendo agli stessi imputati il dovere di
filtrare i contenuti da veicolare?
A tutti noi auguro buon lavoro per il domani
Carlo
_____
Da: nexa-bounces(a)server-nexa.polito.it
[mailto:nexa-bounces@server-nexa.polito.it] Per conto di Mariella Berra
Inviato: giovedì 25 febbraio 2010 14.43
A: nexa(a)server-nexa.polito.it
Oggetto: Re: [nexa] Triste dilemma (2nd round)
Carissimi concordo con l'articolo di Mingardi e penso che sia un rischio
grave attribuire al provider le stesse obbligazioni di un editore.
La sentenza di Milano costituisce un piccolo passo verso la progressiva
limitazione dei diritti democratici.
L'esempio dell'autostrada e del guidatore senza patente è calzante.
Sottolineo anche il fatto che la rete fa conoscere situazioni esistenti
nella realtà e che verrebbero tenuto nascoste.
Come democratica e donna c'è però un problema.
Google ha rimosso questo video dopo duemesi, due ore dopo la segnalazione
della polizia postale.
Questo pone al centro il tema della netiquette e del rapporto fra etica e
informatica.
Sono contraria lla applicazione di leggi restrittive, ma vanno caldeggiate
delle regole di comportamento.
In questo Goole ha una responsabilità sociale e morale in nome di una
eccessiva libertà di.. Cari saluti mariella Berra
----- Original Message -----
From: Annalisa <mailto:chiricoannalisa@gmail.com> Chirico
To: nexa(a)server-nexa.polito.it
Sent: Thursday, February 25, 2010 11:30 AM
Subject: [nexa] Triste dilemma (2nd round)
Penso che questo articolo firmato da Alberto Mingardi affronti il punto
centrale: Google è forse un editore? Beh, come dice Alberto, spostandoci
dalla rete internettiana a quella autostradale, se io guidando infrango i
limiti di velocità, la responsabilità è la mia e non del concessario
Autostrade.
Lisa
Il giorno 25 febbraio 2010 11.20, <ugo.pagallo(a)unito.it> ha scritto:
Scusate ma vi aggiungo quello di Giovanni Valentini su
Repubblica:
http://www.repubblica.it/tecnologia/2010/02/25/news/regole_della_rete-242125
1/
Ahimé si cita la 'mia' filosofia del diritto in nome del
principio di responsabilità verso i terzi.
Sul punto avrei scritto un articolo su... il principio di
responsabilità giuridica verso i terzi che troverete su
"Il diritto dell'informazione e dell'informatica" (ultimo
numero del 2009).
O tempora o mores
u.p.
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> Oggetto: [nexa] Triste dilemma
> Da: ugo.pagallo(a)unito.it
> Data: Gio, 25 Febbraio 2010, 11:06 am
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http://www.corriere.it/editoriali/10_febbraio_25/gaggi-equilibrio-diritti_d2
75f8dc-21d5-11df-8195-00144f02aabe.shtml
> Lascio a voi giudicare: ignoranza o malafede?
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Feb. 25, 2010