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R: Google, l'allarme di Rodotà
by Fiorello Cortiana
come sempre saggio :-)
Fiorello
________________________________
Da: nexa-bounces(a)server-nexa.polito.it [mailto:nexa-bounces@server-nexa.polito.it] Per conto di avv. Monica Alessia Senor
Inviato: venerdì 26 febbraio 2010 11.38
A: nexa(a)server-nexa.polito.it
Oggetto: [nexa] Google, l'allarme di Rodotà
Segnalo l'interessante intervista rilasciata dal prof. Rodotà sulla sentenza Google.
http://www.repubblica.it/tecnologia/2010/02/25/news/sentenza_google_l_allar…
Monica
Feb. 26, 2010
R: I: Libertà e responsabilità
by Fiorello Cortiana
Anna,
queste sono le mie riflessioni, in attesa di leggere la sentenza. La condanna in primo grado dei responsabili di Google Italia per violazione della privacy equivale a considerare responsabili di molestie sessuali o di dileggio da branco bullismo i dirigenti dell'azienda dei trasporti municipali, anch'essi veicoli pubblicitari. E' necessario definire e discutere il modello di business di Google evitando il rischio di ridurre piattaforme digitali di scambio disintermediato a modelli editoriali broadcasting. La Direttiva Europea sul commercio elettronico 2000/31/CE esonera da qualsiasi responsabilità gli intermediari che hanno un ruolo passivo che provvedono al "trasporto" di informazioni provenienti da terzi, limita la responsabilità dei prestatori di servizi per altre attività intermediarie come l'archiviazione delle informazioni. Gli Stati membri e la Commissione incoraggiano l'elaborazione, da parte di associazioni professionali e delle associazioni dei consumatori, di codici di condotta a livello comunitario volti a contribuire all'efficace applicazione della direttiva. (art. 16). Il tribunale di Milano ha invece ha ritenuto il provider del sevizio online altrettanto responsabile di contenuti messi online e che violano la legge. Per la verità GOOGLE, insieme a molte altre corporation, ha adottato un codice sulla privacy, ma anche qui occorre un processo multistakeholder per una definizione corresponsabilizzante. Ancora una volta l'Italia rischia di tradurre una direttiva europea attraverso una giurisprudenza che ne discute i presupposti. Già il "Decreto Urbani" equiparava il peer to peer di materiale coperto da diritto d'autore a fini non commerciali alla contraffazione, un'equiparazione che la direttiva europea esplicitamente negava. Un illecito penale con una sanzione pecuniaria in luogo del carcere grazie all'azione emendativa condotta in Parlamento insieme a migliaia di naviganti in rete. Non preoccupa il necessario adattamento e le conseguenti trasformazioni, per altro in atto, nel mercato dell'editoria. Occorre considerare l'ampliamento del concetto di privacy nell'era della pervasività digitale, con la possibilità di tracciabilità pressoché assoluta quindi di conseguente profilazione e previsionalità ben oltre l'advertising, bensì legata alle espressioni identitarie, culturali, sociali, sessuali, religiose e politiche. Ciò che occorre è la definizione di un codice di autoregolamentazione della privacy definito attraverso un processo multistakeholder e non solo da parte delle azienze, come Google, Microsoft ed altre hanno fatto insieme.L'accusa nel caso "Vividown" ha sostenuto che il video era stato classificato come "funny" , inserito in un sistema "taggato", quindi con un trattamento illecito di dati personali sensibili. Il problema è dunque questo: oggi strumenti automatici possono svolgere un servizio che esami dei contenuti, attraverso la semantica, con indicizzazioni, classificazioni, organizzazioni. Un servizio con ricavi economici derivati da questa attività può essere un "mere conduit"? All'IGF-ONU di Rio nel 2007 una dichiarazione congiunta dei governi brasiliano e italiano che indicava proprio nell'Internet Bill of Rights, la Carta dei Diritti per Internet, lo strumento per garantire libertà e diritti nel più grande spazio pubblico mai conosciuto. La stessa Commissione sulle Libertà Civili e la Giustizia del Parlamento Europeo aveva già esortato un anno fa tutti gli stakeholders della Rete all'impegno nel processo in corso per la carta dei Diritti di Internet Pochi giorni fa in Brasile il Comitato per la Gestione di Internet ha approvato i principi guida utilizzati nel processo aperto, coordinato dal Ministero della Giustizia, per direttive e regolamenti. Al punto 7 dice:" - La responsabilità delle attività illecite è personale e non di chi offre i servizi di connessione e le piattaforme di comunicazione." In Brasile, appunto.
ciao
Fiorello
________________________________
Da: nexa-bounces(a)server-nexa.polito.it [mailto:nexa-bounces@server-nexa.polito.it] Per conto di Masera Anna
Inviato: giovedì 25 febbraio 2010 20.28
A: 'nexa(a)server-nexa.polito.it'; 'nexa-fellows(a)server-nexa.polito.it'
Oggetto: [nexa] I: Libertà e responsabilità
Priorità: Alta
scusate lista, mi scrive questo lettore a proposito del mio articolo uscito oggi sulla stampa (lo trovate a questo link sotto)
http://www.lastampa.it/cmstp/rubriche/girata.asp?ID_blog=25&ID_articolo=702… <http://www.lastampa.it/cmstp/rubriche/girata.asp?ID_blog=25&ID_articolo=702…>
non gli ho ancora risposto ma mi sembra che possa interessarvi e sarei felice di rispondergli con il vostro contributo, grazie anna
www.lastampa.it/masera
________________________________
Da: rmfdl
Inviato: giovedì 25 febbraio 2010
A: Masera Anna; Sabadin; Bardazzi
Oggetto: Libertà e responsabilità
l'articolo della Signora Masera descrive i fatti della sentenza di Milano su Google ma purtroppo li ammanta di un tifo spinto e acritico a favore delle tesi di Google (che costituiscono la tipica applicazione del fondamentalismo liberista a un danno delle norme a tutela della libertà di ciascuno e non solo del potente di turno).
Non intendo qui riesaminare tutti gli aspetti della questione che già emergono dagli articoli di Sabadin e di Bardazzi. Ma desidero rilevarne uno. Lei è rimasta prigioniera dell'immagine giornalistica di internet come autostrada. Siccome però la funzione di internet e quella delle autostrade sono assai differenti quanto a contenuti diffusi e quanto alla pervasività di ciò che vi transita, il paragone da Lei proposto non regge.
Primo, i siti non sono caselli autostradali. Mentre i reati contestati a Google sono possibili solo in quanto sussiste il servizio di Google, quello di guidare senza patente preesiste al casello e non ha bisogno dell'autostrada per essere commesso. Oltretutto, a quanto si è capito, quello che il giudice milanese contesta a Google non è il fatto di aver pubblicato i filmati ma il fatto di non aver rispettato l'indirizzo europeo di rimuovere i contenuti illeciti non appena informati della loro esistenza ( Google lo ha fatto circa due mesi dopo, dato che la reclame è l'anima del commercio).
Secondo, il nocciolo degli affari pubblicitari di Google , diversamente da quello delle autostrade, consiste proprio nel poter mettere in rete senza controllo. Di nuovo, al casello non servono controlli perché vi si arriva dopo aver già commesso il reato ( anche se privi di patente) . Invece Google pretende di non dover controllare niente proprio in nome dei propri interessi commerciali, dimenticando che gli interessi commerciali non sono una questione di principio equiparabile al come dare regole per la libera circolazione delle idee e di per sé necessitano il rispetto di regole ( del tipo igienico oppure antisofisticazioni oppure antimonopolio, etc.).
In ambo i casi non è pensabile che Google (in questo caso) possa fare liberamente tutto senza avere la responsabilità di quello che fa. Questa connessione tra libertà e responsabilità è l'abc del liberalismo che non a caso i liberisti vogliono travolgere nel segno della legge della giungla ( che liberale non è).
La ho disturbata perché si tratta di questioni molto importanti ( costruire norme per organizzare l'esercizio della libertà) su cui penso sia indispensabile l'apporto di ogni persona che la voglia davvero.
I migliori saluti
Raffaello Morelli
Feb. 26, 2010
Re: [nexa] Google, l'allarme di Rodotà
by Dott. Valentin Vitkov
Molto bella.
V
Il giorno 26/feb/10, alle ore 11:38, avv. Monica Alessia Senor ha
scritto:
> Segnalo l’interessante intervista rilasciata dal prof. Rodotà sulla
> sentenza Google.
>
> http://www.repubblica.it/tecnologia/2010/02/25/news/
> sentenza_google_l_allarme_di_rodot_non_diventi_un_arma_per_censurare-2
> 423892/
>
> Monica
>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Feb. 26, 2010
Google, l'allarme di Rodotà
by avv. Monica Alessia Senor
Segnalo linteressante intervista rilasciata dal prof. Rodotà sulla sentenza
Google.
http://www.repubblica.it/tecnologia/2010/02/25/news/sentenza_google_l_allarm
e_di_rodot_non_diventi_un_arma_per_censurare-2423892/
Monica
Feb. 26, 2010
Re: [nexa] Triste dilemma
by a.dicorinto@uniroma1.it
Anche io come JC ho vissuto con fastidio i toni di una parte della stampa italiana che commentava l'accaduto e l'insistenza con cui
riportavano i commenti positivi di una certa opinione pubblica che vive con fastidio il gigantismo di Google "occupata solo a fare
profitti".
Perciò mentre non posso che inchinarmi alla saggezza giurisprudenziale manifestata dalla lista, non vorrei sosttostimare una
questione tutta politica: il braccio di ferro tra gli editori e Google.
Questo braccio di ferro che risale ormai all'iniziativa dei Google Books e si è allargata al modus operandi di Google News per
finire con le diatribe circa la gestione e la qualità dei risultati del motore di ricerca è, a mio modo di vedere, il vero motivo
del contendere.
Mi pare infatti che dietro argute e lecite argomentazioni sui limiti della libertà d'impresa e il rispetto dei diritti dei
cittadini, l'industria editoriale stia solo cercando di alzare la posta in attesa di trovare e consolidare un modello di business
adeguato alla transizione digitale dell'informazione che non può fare a meno di intermediari tecnologici come Google e le
piattaforme UGC, per ricavarne i maggiori vantaggi possibili e dopo, solo dopo, trovare con i più forti, come Google, un accordo che
li soddisfi entrambi.
Tutti sanno infatti che le parti nella storia non possono fare a meno l'una dell'altra, come nel monologo dello stomaco e delle
braccia di Menenio Agrippa. Se non cooperano, fanno soffrire e lasciano morire il corpo che li ospita. In questo caso il corpo è
Internet.
Feb. 26, 2010
Re: [nexa] [nexa-fellows] I: Libertà e responsabilità
by Guido Scorza
Anna,
my 2 cents,
>
> ------------------------------------------------------------------------
> *Da:* rmfdl
> *Inviato:* giovedì 25 febbraio 2010
> *A:* Masera Anna; Sabadin; Bardazzi
> *Oggetto:* Libertà e responsabilità
>
> l'articolo della Signora Masera descrive i fatti della sentenza di
> Milano su Google ma purtroppo li ammanta di un tifo spinto e
> acritico a favore delle tesi di Google (che costituiscono la tipica
> applicazione del fondamentalismo liberista a un danno delle norme a
> tutela della libertà di ciascuno e non solo del potente di turno).
>
> Non intendo qui riesaminare tutti gli aspetti della questione che
> già emergono dagli articoli di Sabadin e di Bardazzi. Ma desidero
> rilevarne uno. Lei è rimasta prigioniera dell'immagine giornalistica
> di internet come autostrada. Siccome però la funzione di internet e
> quella delle autostrade sono assai differenti quanto a contenuti
> diffusi e quanto alla pervasività di ciò che vi transita, il
> paragone da Lei proposto non regge.
>
> Primo, i siti non sono caselli autostradali. Mentre i reati
> contestati a Google sono possibili solo in quanto sussiste il
> servizio di Google, quello di guidare senza patente preesiste al
> casello e non ha bisogno dell'autostrada per essere commesso.
Perdona l'iperbole: anche gli omicidi sono possibili solo in quanto
esistono le armi ma questo non fa dei fabbricanti di armi dei
corresponsabili degli omicidi.
Carlo (Blengino) certamente potrebbe dircelo più dottamente di quanto
non mi consentano i miei ormai risalenti studi universitari ma, non
basta che il comportamento di un soggetto sia causalmente legato
all'evento dannoso nel senso che la rimozione (in un giudizio teorico ex
post) di tale comportamento renda impossibile il verificarsi del fatto,
per far di tale soggetto un responsabile.
In ogni caso non è vero che senza Google quella condotta non avrebbe
potuto consumarsi. Quel video avrebbe potuto essere diffuso online in
centinaia di modi diversi.
> Oltretutto, a quanto si è capito, quello che il giudice milanese
> contesta a Google non è il fatto di aver pubblicato i filmati ma il
> fatto di non aver rispettato l'indirizzo europeo di rimuovere i
> contenuti illeciti non appena informati della loro esistenza (
> Google lo ha fatto circa due mesi dopo, dato che la reclame è
> l'anima del commercio).
Ha già risposto Carlo. Lo ha sostenuto Emilio Tosi in un'intervista a
repubblica.tv ma sembrerebbe trattarsi di una tesi priva di fondamento.
Google è stato tempestivo, salvo a non voler ipotizzare che si calcoli
"il ritardo" a far data dai commenti più o meno seri pubblicati -
ammesso che ciò fosse possibile su Google Video - da qualche utente.
Questa tesi sarebbe, però, davvero difficile da sostenere e davvero
preoccupante perché darebbe ad ogni singolo utente il potere di vita o
di morte su un contenuto.
>
> Secondo, il nocciolo degli affari pubblicitari di Google ,
> diversamente da quello delle autostrade, consiste proprio nel poter
> mettere in rete senza controllo. Di nuovo, al casello non servono
> controlli perché vi si arriva dopo aver già commesso il reato (
> anche se privi di patente) . Invece Google pretende di non dover
> controllare niente proprio in nome dei propri interessi commerciali,
> dimenticando che gli interessi commerciali non sono una questione di
> principio equiparabile al come dare regole per la libera
> circolazione delle idee e di per sé necessitano il rispetto di
> regole ( del tipo igienico oppure antisofisticazioni oppure
> antimonopolio, etc.).
L'equazione profitto = responsabilità, francamente non mi convince e
non la ritrovo in nessuna norma di legge. Al massimo può discutersi di
profitto = maggior responsabilità (accade, ad esempio, nella disciplina
sul diritto d'autore).
Gli intermediari di cui parla la disciplina europea - che Google
rientri o non rientri nelle tre categorie enucleate e che, come
evidenziava Carlo, questa disciplina sia o meno applicabile al caso di
specie - sono, cmq soggetti, imprenditori che agiscono allo scopo di
trarre un profitto eppure è fuor di dubbio che il legislatore li abbia
sollevati da ogni responsabilità.
Buon lavoro,
guido s.
>
> In ambo i casi non è pensabile che Google (in questo caso) possa
> fare liberamente tutto senza avere la responsabilità di quello che
> fa. Questa connessione tra libertà e responsabilità è l'abc del
> liberalismo che non a caso i liberisti vogliono travolgere nel segno
> della legge della giungla ( che liberale non è).
>
> La ho disturbata perché si tratta di questioni molto importanti (
> costruire norme per organizzare l'esercizio della libertà) su cui
> penso sia indispensabile l'apporto di ogni persona che la voglia
> davvero.
>
> I migliori saluti
>
> Raffaello Morelli
>
>
> ------------------------------------------------------------------------
>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Feb. 25, 2010
Re: [nexa] [nexa-fellows] I: Libertà e responsabilità
by Blengino
In un suo recente articolo Ugo Pagallo citava la seguente frase:
“Mi vantavo del fatto di poter spiegare a chiunque pressoché qualsiasi
cosa, ad un livello sufficientemente semplice, sulla base di analogie.
Orbene, ho cambiato idea” (Piet Hut 2009, 70)
Internet pone a dura prova ogni tentativo di schematizzazione e
semplificazione. Tuttavia la metafora o l'analogia rimane un buon metodo per
scomporre ed analizare situazioni nuove e complesse. Inoltre talvolta per
salvare un principio o un'idea che si ritiene fondamentale è necessario
esser settari, poco sottili e forse grossolani affinchè il messaggio di
fondo passi senza fraintendimenti.
La metafora dell'autostrada si presta a mille obiezioni ma consente valide
argomentazioni.
Provo a contrastare le tesi, per altro assai degne del Tuo interlocutore.
sono assai differenti quanto a contenuti diffusi e quanto alla pervasività
di ciò che vi transita: sulle autostrade circola la droga che grazie
all'efficienza della rete può diffondersi in ogni dove. Circolano i rifiuti
tossici e le armi.......è peggio sulle autostrade.
i siti non sono caselli autostradali: vero. Non tutti i siti sono caselli
autostradali ma alcuni lo sono eccome. Se la metafora è certamente
lacunosa, anche l'affermazione è semplicistica. Molti siti si limitano a
dare accesso alla rete a contenuti degli utenti, proprio come fossero camion
che entrano in circolazione coi loro carichi.
Mentre i reati contestati a Google sono possibili solo in quanto sussiste il
servizio di Google, quello di guidare senza patente preesiste al casello e
non ha bisogno dell'autostrada per essere commesso. L'illecito trattamento
dei dati nel caso di cui si parla preesisteva eccome a Google, tant'è che
l'autore del video è stato processato immediatamente dal Tribunale di
Torino. La diffamazione o il trattamento illecito nei servizi di mero
hosting, ovvero negli user generated content, quasi sempre sono commessi
dall'utente a monte, sono legati al contenuto, esattamente come per il
trasporto di droga. La rete, o l'isp che come un casello dà accesso e
visibilità, agisce esattamente come un'autostrada che di fatto amplifica e
agevola il trasporto delle merci (talvolta illecite).
non è il fatto di aver pubblicato i filmati ma il fatto di non aver
rispettato l'indirizzo europeo di rimuovere i contenuti illeciti non appena
informati della loro esistenza. Questo è errato. In fatto Google ha rimosso
il video poche ore dopo la prima segnalazione.
Nessuno aveva segnalato il video per due mesi: vi erano stati commenti
stupidi e commenti indignati, ma entro 24 ore dal primo flag-in il video è
stato rimosso. Non vi è per altro contestazione specifica sul punto da
parte della Procura.
non è pensabile che Google (in questo caso) possa fare liberamente tutto
senza avere la responsabilità di quello che fa. Concordo.
Google non può fare ciò che vuole, e non solo in questo caso. E' per
questo che Google, che ha assunto una posione dominante nella veicolazione
dei contenuti, non può esser destinataria di un dovere/potere che le
consenta di decidere ciò che va bene e ciò che è male, filtrando i
contenuti della rete.
Auguri con il tuo arguto interlocutore
Carlo
-----Original Message-----
From: Masera Anna <Anna.MASERA(a)lastampa.it>
To: "'nexa(a)server-nexa.polito.it'" <nexa(a)server-nexa.polito.it>,
"'nexa-fellows(a)server-nexa.polito.it'" <nexa-fellows(a)server-nexa.polito.it>
Date: Thu, 25 Feb 2010 20:27:32 +0100
Subject: [nexa-fellows] I: Libertà e responsabilità
scusate lista, mi scrive questo lettore a proposito del mio articolo uscito
oggi sulla stampa (lo trovate a questo link sotto)
http://www.lastampa.it/cmstp/rubriche/girata.asp?ID_blog=25&ID_articolo=702…
non gli ho ancora risposto ma mi sembra che possa interessarvi e sarei
felice di rispondergli con il vostro contributo, grazie anna
www.lastampa.it/masera
Da: rmfdl
Inviato: giovedì 25 febbraio 2010
A: Masera Anna; Sabadin; Bardazzi
Oggetto: Libertà e responsabilità
l'articolo della Signora Masera descrive i fatti della sentenza di Milano su
Google ma purtroppo li ammanta di un tifo spinto e acritico a favore delle
tesi di Google (che costituiscono la tipica applicazione del fondamentalismo
liberista a un danno delle norme a tutela della libertà di ciascuno e non
solo del potente di turno).
Non intendo qui riesaminare tutti gli aspetti della questione che già
emergono dagli articoli di Sabadin e di Bardazzi. Ma desidero rilevarne uno.
Lei è rimasta prigioniera dell'immagine giornalistica di internet come
autostrada. Siccome però la funzione di internet e quella delle autostrade
sono assai differenti quanto a contenuti diffusi e quanto alla pervasività
di ciò che vi transita, il paragone da Lei proposto non regge.
Primo, i siti non sono caselli autostradali. Mentre i reati contestati a
Google sono possibili solo in quanto sussiste il servizio di Google, quello
di guidare senza patente preesiste al casello e non ha bisogno
dell'autostrada per essere commesso. Oltretutto, a quanto si è capito,
quello che il giudice milanese contesta a Google non è il fatto di aver
pubblicato i filmati ma il fatto di non aver rispettato l'indirizzo europeo
di rimuovere i contenuti illeciti non appena informati della loro esistenza
( Google lo ha fatto circa due mesi dopo, dato che la reclame è l'anima del
commercio).
Secondo, il nocciolo degli affari pubblicitari di Google , diversamente da
quello delle autostrade, consiste proprio nel poter mettere in rete senza
controllo. Di nuovo, al casello non servono controlli perché vi si arriva
dopo aver già commesso il reato ( anche se privi di patente) . Invece
Google pretende di non dover controllare niente proprio in nome dei propri
interessi commerciali, dimenticando che gli interessi commerciali non sono
una questione di principio equiparabile al come dare regole per la libera
circolazione delle idee e di per sé necessitano il rispetto di regole ( del
tipo igienico oppure antisofisticazioni oppure antimonopolio, etc.).
In ambo i casi non è pensabile che Google (in questo caso) possa fare
liberamente tutto senza avere la responsabilità di quello che fa. Questa
connessione tra libertà e responsabilità è l'abc del liberalismo che non
a caso i liberisti vogliono travolgere nel segno della legge della giungla (
che liberale non è).
La ho disturbata perché si tratta di questioni molto importanti ( costruire
norme per organizzare l'esercizio della libertà) su cui penso sia
indispensabile l'apporto di ogni persona che la voglia davvero.
I migliori saluti
Raffaello Morelli
Feb. 25, 2010
Re: [nexa] I: Libertà e responsabilità
by Stefano Quintarelli
Paolo Brini wrote:
> Non mi pare fondata
> la tesi del PM secondo la quale la rimozione è stata tardiva perché vi
> sarebbero stati dei commenti al video che invitavano alla rimozione, in
> quanto quei commenti sono parte integrante dei contenuti che Google non
> ha l'obbligo di monitorare; questo sembrerebbe confermato inoltre
> dall'assoluzione dall'imputazione di diffamazione per i dirigenti di
> Google.
Esatto, pare acclarato che non sia questa la base della decisione
> In ogni caso qui andrebbe fatta maggior chiarezza, perché come
> segnalava David Orban, in Google Video nel 2006 non si potevano proprio
> immettere commenti ai video.
Non so, non ricordo, mi fido di David; se questo, quindi, e' vero, si
puo' dire che c'e' molto rumore di fondo...
> All'opposto della presunta legge della giungla citata, le direttive
> europee armonizzano il mercato interno creando un bilanciamento fra le
> esigenze imprenditoriali e i diritti fondamentali e civili dei
> cittadini.
Bravo'.
> A dirla tutta, Google è attualmente sbilanciato verso
> posizioni censorie, perché rimuove (per esempio da YouTube) contenuti
> dichiarati illegali non dalle autorità, ma da attori privati (per
> esempio sedicenti possessori di monopolio intellettuale su opere di
> remix e mashup e su opere che godrebbero dell'esenzione dal copyright
> per il diritto di cronaca o di satira) senza offrire preventiva
> possibilità di replica alla controparte
...e questo lo pone in una situazione "strana", ma va segnalato il
"attualmente" e non "nel 2006"
pero' c'e' una differenza con il copyright, da quanto capisco.
il comportamento richiamato da Paolo sopra, mi pare, sarebbe addirittura
piu' consono per informazioni personali. infatti, io posso chiedere la
rimozione di informazioni personali che mi riguardano, senza
l'intervento di un giudice, proprio perche' sono mie informazioni personali.
e' corretto ?
--
blog.quintarelli.it
www.eximia.it
www.reeplay.it
Feb. 25, 2010
Re: [nexa] I: Libertà e responsabilità
by Paolo Brini
Il 25/02/2010 20:27, Masera Anna ha scritto:
(nel quote il lettore di Anna Masera)
> Primo, i siti non sono caselli autostradali. Mentre i reati contestati a Google sono possibili solo in quanto sussiste il servizio di Google, quello di guidare senza patente preesiste al casello e non ha bisogno dell'autostrada per essere commesso. Oltretutto, a quanto si è capito, quello che il giudice milanese contesta a Google non è il fatto di aver pubblicato i filmati ma il fatto di non aver rispettato l'indirizzo europeo di rimuovere i contenuti illeciti non appena informati della loro esistenza ( Google lo ha fatto circa due mesi dopo, dato che la reclame è l'anima del commercio).
>
I reati perpetrati dai soggetti che hanno vessato il ragazzo con
disabilità sono possibili in una miriade di altri modi in Rete e fuori
dalla Rete. In rete, tramite qualsiasi altra piattaforma UGC, tramite
disseminazione nei newsgroups, tramite disseminazione su siti propri, su
portali serverless, tramite disseminazione in p2p, per mezzo di IRC,
tramite Gopher, tramite un servizio di file repository, tramite Darknet.
Credo che il lettore confonda Internet con una frazione minuscola della
stessa, cioè il World Wide Web, anzi quella parte del World Wide Web
"occupata" da Google. L'analogia con l'autostrada regge perché il "reato
originale" è quello della vessazione e del maltrattamento, e
successivamente della disseminazione del contenuto. Inoltre, dobbiamo
anche considerare che un reato commesso all'interno della rete
autostradale (per esempio un incidente mortale provocato da un autista
in stato di ebbrezza) non comporta la responsabilità dei dirigenti della
società che gestisce le autostrade, esattamente perché la societa è un
mere conduit (con la dovuta diligenza: manto d'asfalto curato,
recinzioni ecc.), sebbene lucri sull'utilizzo della propria
infrastruttura in maniera certamente più diretta di Google Video (i
clienti della società autostrade pagano direttamente in denaro, gli
utenti che usfruiscono dei servizi di Google Video pagano indirettamente
con la propria attenzione verso banner pubblicitari o non pagano affatto).
Il rispetto della rimozione dei contenuti è stato ottemperato,
contrariamente a quanto dice il lettore, perché i contenuti sono stati
rimossi 120 minuti dopo la segnalazione appropriata. Non mi pare fondata
la tesi del PM secondo la quale la rimozione è stata tardiva perché vi
sarebbero stati dei commenti al video che invitavano alla rimozione, in
quanto quei commenti sono parte integrante dei contenuti che Google non
ha l'obbligo di monitorare; questo sembrerebbe confermato inoltre
dall'assoluzione dall'imputazione di diffamazione per i dirigenti di
Google. In ogni caso qui andrebbe fatta maggior chiarezza, perché come
segnalava David Orban, in Google Video nel 2006 non si potevano proprio
immettere commenti ai video.
Fra parentesi, vorrei anche far notare che quel reato è venuto a galla,
e i colpevoli sono stati identificati, grazie a Google: sono convinto
che dal momento del fatto ci siano stati centinaia e centinaia di altri
fenomeni di bullismo di cui non sappiamo niente e i cui responsabili non
sono stati perseguiti. Seguendo la politica dello struzzo, il lettore
forse insinua che è meglio non sapere?
> Secondo, il nocciolo degli affari pubblicitari di Google , diversamente da quello delle autostrade, consiste proprio nel poter mettere in rete senza controllo. Di nuovo, al casello non servono controlli perché vi si arriva dopo aver già commesso il reato ( anche se privi di patente) . Invece Google pretende di non dover controllare niente proprio in nome dei propri interessi commerciali, dimenticando che gli interessi commerciali non sono una questione di principio equiparabile al come dare regole per la libera circolazione delle idee e di per sé necessitano il rispetto di regole ( del tipo igienico oppure antisofisticazioni oppure antimonopolio, etc.).
>
Google pretende di non essere soggetto ad un obbligo generale di
sorveglianza non per i propri interessi commerciali, ma per
impossibilità tecnica e soprattutto in base a precise disposizioni di
legge (art. 15 direttiva 2000/31/EC). Ancora, nell'analogia con la
società di gestione delle autostrade, per lo stato di mere conduit la
stessa non è obbligata a sottoporre ad alcool test tutti i clienti che
utilizzano la rete, né ne avrebbe la possibilità tecnica. L'alcool test
è di esclusiva competenza delle forze dell'ordine.
> In ambo i casi non è pensabile che Google (in questo caso) possa fare liberamente tutto senza avere la responsabilità di quello che fa. Questa connessione tra libertà e responsabilità è l'abc del liberalismo che non a caso i liberisti vogliono travolgere nel segno della legge della giungla ( che liberale non è).
>
> La ho disturbata perché si tratta di questioni molto importanti ( costruire norme per organizzare l'esercizio della libertà) su cui penso sia indispensabile l'apporto di ogni persona che la voglia davvero.
>
All'opposto della presunta legge della giungla citata, le direttive
europee armonizzano il mercato interno creando un bilanciamento fra le
esigenze imprenditoriali e i diritti fondamentali e civili dei
cittadini. A dirla tutta, Google è attualmente sbilanciato verso
posizioni censorie, perché rimuove (per esempio da YouTube) contenuti
dichiarati illegali non dalle autorità, ma da attori privati (per
esempio sedicenti possessori di monopolio intellettuale su opere di
remix e mashup e su opere che godrebbero dell'esenzione dal copyright
per il diritto di cronaca o di satira) senza offrire preventiva
possibilità di replica alla controparte (la segnalazione va comunque
inviata tramite i canali appropriati, non certo tramite un commentino al
video). L'auspicata costruzione delle "norme per organizzare l'esercizio
della libertà", che come formulazione suona un po' pericolosa (chi
controlla i controllori? chi si arroga il diritto di scrivere ancora
altre norme per organizzare l'esercizio delle libertà? non bastano le
carte costituzionali e le convenzioni sui diritti umani? perché il
lettore sente l'esigenza di ri-organizzare e ri-codificare l'esercizio
delle libertà?), viene in ogni caso distrutta da questa sentenza, che
affida allo stesso soggetto imputato il ruolo di controllore preventivo
dei contenuti. Lungi dall'essere una punizione per gli imprenditori
Malvagi contro i buoni e bravi cittadini, questa sentenza può avere come
effetto una sostanziale riduzione della libertà di espressione dei
cittadini a favore del controllo privato sulla stessa libertà
d'espressione da parte delle grandi corporazioni o addirittura di
appositi organismi creati ad hoc dai governi.
Feb. 25, 2010
Internet mina i valori della nostra società
by Paolo Brini
Mi riallaccio alle considerazioni del prof. Ventre per aggiungere che la
diffidenza nei confronti di Internet non è un fenomeno tipicamente
italiano ma affligge altri paesi europei. Come forse già sapete, per la
prima volta a livello europeo si sentono le parole "Internet diventa uno
strumento di regresso sociale" [...] "Internet [...] fornisce il posto
ideale per la disseminazione di contenuti xenofobi e razzisti, minando
alla base i valori democratici e i principi su cui è basata la nostra
società" scritte in un documento della Presidenza EU spagnola per
chiedere ai Paesi Membri cosa sono in grado di fare e cosa propongono
per filtrare Internet e bloccare contenuti. LQDN con la consueta
tempestività ha già scritto in merito:
http://www.laquadrature.net/en/spanish-presidency-towards-digital-inquisiti…
Credo siamo in una fase in cui si stanno raccogliendo tutte le armi
demagogiche possibili per preparare un tentativo di chiusura di Internet
(dove per chiusura intendo la fine del suo carattere aperto e la fine
della possibilità per i privati di disseminare contenuti in rete). Una
manovra probabilmente preparata da anni, come si vede in questo
documento del 2006 presentato dalla CMBA (un'alleanza di big
dell'industria dell'intrattenimento che comprende fra gli altri EMI,
MPA, Sony e Mediaset) come opinione alla Commissione in vista della
profonda riforma sulle telecomunicazioni (poi finalizzata con il
Telecoms Package a novembre 2009). Per quanto ricordi a livello europeo,
è uno dei primi (forse il primo) documento ufficiale in cui si richiede
che il diritto alla privacy abbia delle eccezioni per l'enforcement dei
monopoli intellettuali, si confondono sapientemente privacy, anonimato e
mere conduit, per richiedere inoltre lo stop all'incoraggiamento
dell'interoperabilità e restrizioni allo status di mere conduit.
Approfitto per segnalare il rapporto di Public Knowledge "Forcing the
Net Through a Sieve: Why Copyright Filtering is Not a Viable Solution
for U.S. ISPs" che, sebbene concentrato sul filtraggio ai fini di
copyright enforcement, mi sembra a tratti molto rilevante per questa
discussione:
http://www.publicknowledge.org/pdf/pk-filtering-whitepaper-200907.pdf
Feb. 25, 2010