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Re: [nexa] Alla faccia della privacy...
by Giampaolo Mancini
E comunque,
se proprio vogliamo parlare di gestione delle privacy e tecnologie
informatiche, io credo che non si debbano dimenticare scenari ben più
preoccupanti e vecchi già di anni. Mi riferisco, in particolare, alle varie
tessere di fidelizzazione di Feltrinelli, Fnac, COOP, Carrefour, CRAI – e
chi più ne ha più ne metta – di cui tutti avrete pieni i portafogli.
E se vogliamo avvicinarci alla combinazione con tecnologie contact-less, per
favore, prima di tutto, parliamo di sistemi tipo il "PassaRapido" di
Carrefour: non solo sanno cosa compri ma anche cosa non compri (perché lo
togli dal carrello e lo rimetti nello scaffale) e l'ordine in cui lo compri,
a che ora del giorno e tutto il resto.
<flame>
IMHO, difronte a questa roba qui, il fatto che Zuckerberg o Page&Brin
possano analizzare e profilare i link con cui cazzeggio con i miei amici su
Facebook non ha _nessuna_ rilevanza.
</flame>
Magari ci si vede mercoledì.
A presto,
Giampaolo
2010/9/2 Stefano Quintarelli <stefano(a)quintarelli.it>
> provoczione interessante.
>
> anni fa, quando il social network piu' popolare era Incontri di Dada
> abbiamo fatto come Eximia un esperimento per portare gli incontri nel
> mondo fisico con dei braccialetti rfid.
>
> concettualmente interessante, ma nulla di piu'. un flop totale...
>
>
> a.dicorinto(a)uniroma1.it wrote:
> > Facebook "entra" nel "mondo reale"...
> > Sarebbe da studiarci la legislazione israeliana sulla privacy...
> > Ma non è che ha ragione Zuckerberg?
> >
> >
> http://www.fullpress.it/News/Facebook-il-Mi-piace-arriva-nel-Mondo-Reale-es…
> >
> >
> > ------------------------------------------------------------------------
> >
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> > https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
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Giampaolo Mancini
email: manchoz(a)gmail.com
phone: +39 348 41 48 682
skype/linkedin/gtalk: manchoz
Sept. 3, 2010
I: Alla faccia della privacy...
by avv. Monica Alessia Senor
Credo che la questione privacy sarà una delle sfide della società futura.
Il fatto che una tredicenne non abbia la percezione della potenziale
lesività del conferimento incondizionato dei suoi dati personali è
sintomatico dellassenza di uneducazione attenta e sensibile sul punto.
La protezione dei dati personali (e non la privacy!) è un diritto nuovo e
come tale deve ancora entrare nella cultura della nostra società.
Che sia nuovo lo dimostra il fatto che le Costituzioni più recenti (Brasile,
Paraguay, Argentina), così come la Carta di Nizza, lo hanno inserito come
una delle sfaccettature in cui si concreta la libertà personale.
Gli Stati europei - come noto - ne affidano invece la tutela alla
legislazione ordinaria con conseguente difficile ancoraggio a livello
costituzionale. In questi Paesi, sebbene al diritto alla protezione dei dati
venga ormai riconosciuta una garanzia come diritto inviolabile delluomo (in
Italia, art.2 Cost.), la tutela passa sempre e comunque attraverso tecniche
di bilanciamento con contrapposti diritti, spesso cedendone il passo proprio
per la mancanza o linsufficienza di tutela espressa nelle carte
fondamentali.
Va peraltro riconosciuto che lintroduzione, in Europa, del concetto di
legittimità del trattamento (da parte di chi acquisisce i dati) solo a
fronte dellespresso consenso informato della persona che i dati conferisce
(c.d. opt-in) è, a mio avviso, valido strumento per garantire una soglia
piuttosto elevata di tutela.
Del resto che luomo, oggi, non possa più essere lasciato solo è
affermazione quasi retorica.
Invero, nella c.d. società della conoscenza in cui linformazione è il
fulcro di qualsiasi attività sociale e commerciale, ogni dato personale ha
un valore economico intrinseco molto alto e la raccolta di informazioni
personali, anche se frammentata in svariate banche dati, è fondamentale per
il funzionamento e lo sviluppo dellintero sistema economico (occidentale).
Il corpo digitale (inteso come linsieme di informazioni che ci riguardano
che veicolano nel web) dei nostri giorni è merce esattamente come lo era il
corpo fisico (degli uomini non liberi e delle donne) nellantica Roma!
Tuttavia, a mio parere, lattenzione va concentrata piuttosto sui dati
conferiti involontariamente (si pensi, ad esempio, alle immagini carpite
dalle videocamere di sorveglianza sulle pubbliche vie o alle impronte che
lasciamo ogni dove) con conseguente perdita di controllo degli stessi.
Questi sono i dati potenzialmente pericolosi, specie se raccolti ed
utilizzati a fini pubblici.
Sotto legida della sicurezza pubblica e della lotta contro il terrorismo
internazionale stiamo infatti assistendo alla crescita di una società della
sorveglianza, in cui ogni movimento e comportamento delluomo tende ad
essere sottoposto a controllo.
Il corpo digitale, in questo caso, interessa perché è fonte di potere.
La nuova società della sorveglianza ha aperto nuovi scenari e, sfruttando
tecniche sempre più sofisticate di rilevamento dei dati, in special modo la
biometria, propone conflitti e minaccia quei diritti e quelle libertà che,
inopinatamente, diamo per scontati: basti pensare come a libertà di
circolazione sia messa a rischio dalla videosorveglianza diffusa e dai
sistemi RFID; la libertà personale sia minacciata da sistemi di
perquisizione virtuale come i body scanner e dai sistemi biometrici di
identificazione e la libertà di pensiero dai c.d. sistemi di
deanonimizzazione.
I moderni Stati di diritto si fondano sul principio secondo cui nulla di ciò
che è privato deve entrare nella sfera di disponibilità del potere pubblico,
se non in casi eccezionali ed espressamente previsti dalla legge (riserva di
legge).
Oggi tale principio è prepotentemente a rischio e se muta il rapporto tra
Stato e cittadino, attraverso la violabilità da parte del primo del corpo
(digitale?) del secondo, si sgretola anche il sacrosanto diritto alla
libertà personale.
Questa, a mio avviso, la vera sfida della privacy negli anni a venire.
Questo il motivo per cui largomento non va sottovalutato.
Mi scuso anche io per la prolissità, ma, come per Andrea, è una materia che
mi sta a cuore!
Un caro saluto a tutti.
Monica
_____
Da: nexa-bounces(a)server-nexa.polito.it
[mailto:nexa-bounces@server-nexa.polito.it] Per conto di Enrico Bertacchini
Inviato: giovedì 2 settembre 2010 13.44
A: undisclosed-recipients:
Oggetto: Re: [nexa] Alla faccia della privacy...
...per un economista la funzionalità "like", potrebbe servire ad esaminare
le preferenze rilevate, senza dover passare per una transazione monetaria...
A prima vista, questa funzionalità potrebbe essere utile per misurare le
preferenze per molti beni che non rientrano nel mercato. E' chiaro che
bisogna anche tenere in considerazione i bassi costi di espressione delle
preferenze (basso costo di espressione = alta probabilità di scelta
superficiale) mediante questa funzionalità e i limiti della scelta
dicotomica che possono estremizzare il giudizio.
Chissà se c'è già qualche economista nel campo delle scelte collettive che
sta studiando il fenomeno...
Cercherò di indagare!
A presto
Enrico
Il giorno 02/set/2010, alle ore 13.03, J.C. DE MARTIN ha scritto:
Hmmm, il fatto che per una ragazzina tredicenne la sua privacy non sia
una "issue" non vuol dire che invece lo sia, che
lei ne sia consapevole o meno.
Secondo me si andra' (io lo auspico) verso una progressiva, sempre piu'
diffusa
consepevolezza che online costruiamo deliberatamente una "persona",
nel senso latino, ovvero, una maschera.
La questione "privacy" si potrebbe in questo senso metaforicamente
vedere come la discussione su quanto potere abbiamo nella costruzione
di questa maschera, ovvero, quanto altri abbiano il potere di
smascherarci.
Ciao,
juan carlos
Giampaolo Mancini wrote (on 02/09/10 12:51):
Mah,
secondo me si, ha proprio ragione lui.
Provate a parlare di privacy con una ragazzina di 13 anni e con le sue
amiche: per loro, semplicemente, non è una issue.
Solo noi siamo i dinosauri. Perché non siamo i nativi digitali.
Come sempre e come mille altre cose su Internet e sul Web, anche la privacy
se ha senso che debba ancora esistere, perché _anche questo_ *è tutto da
dimostrare* va misurata con metri diversi che, forse, non ancora
conosciamo.
See you,
Giampaolo
2010/9/2 <a.dicorinto(a)uniroma1.it>
Facebook "entra" nel "mondo reale"...
Sarebbe da studiarci la legislazione israeliana sulla privacy...
Ma non è che ha ragione Zuckerberg?
http://www.fullpress.it/News/Facebook-il-Mi-piace-arriva-nel-Mondo-Reale-esp
erimento-in-Israele/7-39150-1.html
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Enrico Bertacchini - Researcher
EBLA - International Center for Research on the Economics of Culture,
Institutions and Creativity
NEXA Center for Internet & Society, Politecnico of Torino
Via Po 53, 10124 Torino, Italy
TEL +390116704982
Skype: enricobertacchini
Sept. 3, 2010
Alla faccia della privacy...
by MANTELERO ALESSANDRO
...nel caso a qualcuno fosse sfuggito sul tema privacy e
giovani:
http://cyber.law.harvard.edu/publications/2010/Youth_Privacy_Reputation_Lit…
premesso che non è elegante autocitarsi, mi piace
segnalarvi un "vecchio" scritto in tema di RFID e tutela
del diritto sui dati personali... più che altro a prova di
come prima o poi certe ipotesi divengano
realtà:http://staff.polito.it/alessandro.mantelero/Mantelero_Identificatori%20a%20radiofrequenza_2004.pdf
Alessandro Mantelero
Politecnico di Torino
http://staff.polito.it/alessandro.mantelero
Sept. 2, 2010
Re: [nexa] Ars Tecnica: "Thomas Edison's plot to hijack the movie industry"
by David Orban
In effetti l'articolo non pone particolare accento sulla cosa, ma la
nascita di Hollywood in California è dovuto tanto al clima e
all'accesso economico a vasti terreni, quanto alla sua conveniente
distanza da New York e gli avvocati di Edison...
David Orban
skype, twitter, linkedin, sl, etc: davidorban
On Thu, Sep 2, 2010 at 5:16 PM, J.C. DE MARTIN <demartin(a)polito.it> wrote:
> Interessante lezione dal passato.
>
> juan carlos
>
> Thomas Edison's plot to hijack the movie industry
>
> By Matthew Lasar | Last updated about 11 hours ago
>
> It was a dark and stormy night on December 18, 1908. Okay—maybe it wasn't so
> dark and stormy. But it should have been, because that was the night Thomas
> Edison tried to hijack the motion picture industry.
>
> "With his beetle brows, long wispy hair, and beatific look, Edison might
> have seemed the addled inventor," writes the historian Neil Gabler, "but he
> was a shrewd businessman and a fearsome adversary who was never loath to
> take credit for any invention, whether he was responsible or not."
>
> Edison assembled representatives of the nation's biggest movie
> companies—Biograph, Vitagraph, American Mutoscope, and seven others—and
> invited them to sign a monopolistic peace treaty. Since 1891, when the
> Wizard of Menlo Park filed his first patent on a motion picture camera/film
> system, his lawyers had launched 23 aggressive infringement suits against
> other production outfits.
>
> Sometimes Edison won. Sometimes he lost. But the costs of these battles
> overwhelmed his rivals, and that was the intent.
>
> "The expense of these suits would have financially ruined any inventor who
> did not have the large resources of Edison," one of his lawyers boasted,
> "and it could hardly be expected that he would be able to prosecute
> simultaneously every infringement as it arose."
>
> Thus his victims sold their patents, making the Edison movie empire ever
> large.
>
> [...]
> Continua qui:
> http://arstechnica.com/tech-policy/news/2010/09/thomas-edisons-plot-to-dest…
>
> _______________________________________________
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> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
>
Sept. 2, 2010
Ars Tecnica: "Thomas Edison's plot to hijack the movie industry"
by J.C. DE MARTIN
Interessante lezione dal passato.
juan carlos
Thomas Edison's plot to hijack the movie industry
By Matthew Lasar <http://arstechnica.com/author/matthew-lasar/> | Last
updated about 11 hours ago
It was a dark and stormy night on December 18, 1908. Okay---maybe it
wasn't so dark and stormy. But it should have been, because that was the
night Thomas Edison tried to hijack the motion picture industry.
"With his beetle brows, long wispy hair, and beatific look, Edison might
have seemed the addled inventor," writes the historian Neil Gabler, "but
he was a shrewd businessman and a fearsome adversary who was never loath
to take credit for any invention, whether he was responsible or not."
Edison assembled representatives of the nation's biggest movie
companies---Biograph, Vitagraph, American Mutoscope, and seven
others---and invited them to sign a monopolistic peace treaty. Since
1891, when the Wizard of Menlo Park filed his first patent on a motion
picture camera/film system, his lawyers had launched 23 aggressive
infringement suits against other production outfits.
Sometimes Edison won. Sometimes he lost. But the costs of these battles
overwhelmed his rivals, and that was the intent.
"The expense of these suits would have financially ruined any inventor
who did not have the large resources of Edison," one of his lawyers
boasted, "and it could hardly be expected that he would be able to
prosecute simultaneously every infringement as it arose."
Thus his victims sold their patents, making the Edison movie empire ever
large.
[...]
Continua qui:
http://arstechnica.com/tech-policy/news/2010/09/thomas-edisons-plot-to-dest…
Sept. 2, 2010
Re: [nexa] Alla faccia della privacy...
by Stefano Quintarelli
provoczione interessante.
anni fa, quando il social network piu' popolare era Incontri di Dada
abbiamo fatto come Eximia un esperimento per portare gli incontri nel
mondo fisico con dei braccialetti rfid.
concettualmente interessante, ma nulla di piu'. un flop totale...
a.dicorinto(a)uniroma1.it wrote:
> Facebook "entra" nel "mondo reale"...
> Sarebbe da studiarci la legislazione israeliana sulla privacy...
> Ma non è che ha ragione Zuckerberg?
>
> http://www.fullpress.it/News/Facebook-il-Mi-piace-arriva-nel-Mondo-Reale-es…
>
>
> ------------------------------------------------------------------------
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Sept. 2, 2010
Re: [nexa] 23° mercoledì di nexa - settembre 2010
by Philippe Aigrain
For another introduction to the subject see this contribution to the
FLOSS 2020 roadmap ("Declouding freedom: reclaiming servers, services
and data"):
https://flossroadmap.co-ment.com/text/NUFVxf6wwK2/view/
For more information on the FLOSS roadmap:
http://www.2020flossroadmap.org/
Philippe A.
Le 02/09/2010 12:55, Anna Piccitto a écrit :
>
> *23°
> Mercoledì di
> NEXA*
>
>
> *Un'introduzione
> al "cloud
> computing"*
>
> *Mercoledì 8
> settembre 2010
> ore 18 -- 20*
> (2°
> mercoledì
> del mese)
> *
> Corso Trento
> 21, Torino
> (primo piano)*
> *
> Ingresso
> libero*
> *
> Live
> streaming:*
>
> http://nexa.polito.it/events
>
>
>
> Ripartono gli incontro mensili dei *Mercoledì di Nexa
> <http://nexa.polito.it/events>* con un'introduzione al tema del
> cosiddetto "c/loud computing"/, un argomento di sempre maggiore
> rilevanza che il Centro NEXA affronta per la prima volta in pubblico.
> Tramite l'etichetta /cloud computing/ si denota un insieme di
> tecnologie informatiche che permettono l'utilizzo via Internet di
> risorse hardware e software remote. In pratica, tramite il proprio
> browser web (o altri tipi di software), l'utente è in grado di
> utilizzare applicazioni e di accedere a dati che non si trovano sul
> proprio computer, ma da qualche parte online, in una non meglio
> definita "nuvola" di computer. Un esempio molto noto di /cloud
> computing/ sono i servizi di "webmail", come Google Gmail.
>
> Col paradigma del /cloud computing/, la natura di azioni come creare
> o modificare testi, riprodurre musica o video o condividere
> fotografie cambia radicalmente. Una parte crescente dei dati che
> ogni utente genera, infatti, ma anche dei programmi che lo stesso
> utente utilizza, si sposta online. Il software non è più un prodotto
> che espande le potenzialità del proprio computer, ma un _servizio_
> cui si accede tramite Internet. E le proprie informazioni non sono
> più immagazzinate in file facilmente individuabili sul proprio disco
> fisso, ma scomposte in uno o più database di incerta collocazione
> geografica.
>
> Ed ecco che, mentre i nostri dati diventano accessibili ovunque e
> nascono nuovi modelli di business (spesso in grado di offrire
> gratuitamente agli utenti programmi e servizi prima costosi o
> semplicemente inesistenti), sorgono anche nuove domande che
> riguardano privacy, controllo, sicurezza, interoperabilità e, in
> ultima istanza, potere e libertà online. Tecnologie all'avanguardia,
> nuove strutture di costi, complessi intrecci di giurisdizioni
> concorrono dunque a generare domande, cui è impossibile dare
> risposta, in assenza di un approccio multidisciplinare, che unisca
> (almeno) conoscenze tecnologiche, giuridiche ed economiche.
>
> La scenario è in rapidissima evoluzione. In particolare, si stanno
> moltiplicando le iniziative volte a riportare almeno parte del
> controllo nelle mani degli utenti, dal progetto *Diaspora*
> <http://www.joindiaspora.com/>, <http://www.joindiaspora.com/> il
> social network distribuito e in software libero, il cui primo
> rilascio è previsto per il 15 settembre, al progetto *Data
> Liberation Front <http://www.dataliberation.org/> *di Google, volto
> a rendere facile il trasloco dei propri dati dai servizi cloud del
> gigante di Mountain View.
>
> *Juan Carlos De Martin <https://nexa.polito.it/directors>**,
> *co-direttore del Centro Nexa su Internet e Società, illustrerà
> l'argomento confrontandosi con *Marco Ricolfi*
> <https://nexa.polito.it/directors>, co-direttore del Centro, i
> fellows, lo staff e tutti coloro i quali vorranno intervenire nel
> dibattito.
>
> * Letture consigliate: *
>
> * (altre sono state segnalate sulla mailing list NEXA, v.
> archivio):*
>
> o
>
> *Paper di Barkeley* <http://berkeleyclouds.blogspot.com/>
>
> o
>
> *Il talk di Moglen*
>
> <http://www.softwarefreedom.org/news/2010/feb/08/audio-and-video-eben-moglen…>
>
>
> o
>
> *Le guidelines di Gartner*
> <http://www.gartner.com/it/page.jsp?id=1398913>
>
> o
>
> *I proceedings del workshop Microsoft *
>
> <http://research.microsoft.com/en-us/events/cloudfutures2010/default.aspx>
>
>
> o
>
> *Il post di Galoppini*
>
> <http://robertogaloppini.net/2010/06/24/open-source-cloud-computing-notes-fr…>
>
>
> *
> *
>
> *Ufficio Stampa Centro NEXA:
> *Anna Piccitto
>
> NEXA Center for Internet & Society
> Politecnico di Torino
> Dipartimento di Automatica e Informatica
>
> Tel. +39 011 564 7245
>
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Sept. 2, 2010
Re: [nexa] Alla faccia della privacy...
by Enrico Bertacchini
...per un economista la funzionalità "like", potrebbe servire ad esaminare le preferenze rilevate, senza dover passare per una transazione monetaria...
A prima vista, questa funzionalità potrebbe essere utile per misurare le preferenze per molti beni che non rientrano nel mercato. E' chiaro che bisogna anche tenere in considerazione i bassi costi di espressione delle preferenze (basso costo di espressione = alta probabilità di scelta superficiale) mediante questa funzionalità e i limiti della scelta dicotomica che possono estremizzare il giudizio.
Chissà se c'è già qualche economista nel campo delle scelte collettive che sta studiando il fenomeno...
Cercherò di indagare!
A presto
Enrico
Il giorno 02/set/2010, alle ore 13.03, J.C. DE MARTIN ha scritto:
> Hmmm, il fatto che per una ragazzina tredicenne la sua privacy non sia
> una "issue" non vuol dire che invece lo sia, che
> lei ne sia consapevole o meno.
>
> Secondo me si andra' (io lo auspico) verso una progressiva, sempre piu' diffusa
> consepevolezza che online costruiamo deliberatamente una "persona",
> nel senso latino, ovvero, una maschera.
>
> La questione "privacy" si potrebbe in questo senso metaforicamente
> vedere come la discussione su quanto potere abbiamo nella costruzione
> di questa maschera, ovvero, quanto altri abbiano il potere di
> smascherarci.
>
> Ciao,
>
> juan carlos
>
>
> Giampaolo Mancini wrote (on 02/09/10 12:51):
>>
>> Mah,
>> secondo me si, ha proprio ragione lui.
>>
>> Provate a parlare di privacy con una ragazzina di 13 anni e con le sue amiche: per loro, semplicemente, non è una issue.
>>
>> Solo noi siamo i dinosauri. Perché non siamo i nativi digitali.
>>
>> Come sempre e come mille altre cose su Internet e sul Web, anche la privacy – se ha senso che debba ancora esistere, perché _anche questo_ *è tutto da dimostrare* – va misurata con metri diversi che, forse, non ancora conosciamo.
>>
>> See you,
>> Giampaolo
>>
>> 2010/9/2 <a.dicorinto(a)uniroma1.it>
>> Facebook "entra" nel "mondo reale"...
>> Sarebbe da studiarci la legislazione israeliana sulla privacy...
>> Ma non è che ha ragione Zuckerberg?
>>
>> http://www.fullpress.it/News/Facebook-il-Mi-piace-arriva-nel-Mondo-Reale-es…
>>
>>
>> _______________________________________________
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>> Giampaolo Mancini
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Enrico Bertacchini - Researcher
EBLA - International Center for Research on the Economics of Culture, Institutions and Creativity
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Sept. 2, 2010
Re: [nexa] Alla faccia della privacy...
by Andrea Glorioso
E` indubbio che la percezione dell'importanza della privacy (che forse nella
mente dei percettori comprende, forse no, la protezione dei dati personali)
vari in ragione di vari fattori demografico/sociali, ivi inclusa
l'eta`. D'altronde
anche il livello di scolarizzazione, l'attivita` professionale, il paese di
provenienza e residenza etc etc hanno il loro impatto, non sempre
considerati a sufficienza nell'analisi (per un paio di contro-esempi molto
interessanti, si vedano C. J. Bennett, C. Raab, "The governance of privacy",
MIT Press, 2006, nonché E. Zureik et al, "Surveillance, Privacy, and the
Globalization of Personal Information: International Comparisons",
McGill-Queen's University Press, 2010).
Detto questo, almeno due ricerche in materia (il PEW Internet Report
su "Teens, Privacy and Online Social Networks" del 2007, disponibile
a http://www.pewinternet.org/Reports/2007/Teens-Privacy-and-Online-Social-Net…,
e il rapporto "Data Protection in the European Union" del 2008, risultato di
un'indagine di Gallup nell'ambito dello Eurobarometer) dimostrano che
la realtà è molto più complessa di quanto alcuni cerchino di convincerci
(non mi riferisco naturalmente a Giampaolo o ad Arturo).
Il rapporto PEW, per esempio, mostra che un'elevata percentuale
di "young adults" (18-29 - credo che almeno i diciottenni si possano
considerare quasi nativi) modificano le configurazioni delle piattaforme
di social networking per meglio controllare la quantità, il tipo e i
destinatari delle informazioni su loro stessi.
Dal mio punto di vista è naturale che dei ragazzini di tredici anni in
paesi sostanzialmente democratici non si pongano la questione della
privacy come particolarmente problematica (se proviamo a fare la
stessa domanda ad un tredicenne del Turkmenistan o della Bielorussia,
credo che la risposta sarà molto diversa). Ma è come chiedere ad
un tredicenne se a suo parere lo sviluppo della nanotecnologia è
positivo o negativo. Semplicemente, dubito che il tredicenne abbia
a propria disposizione tutti gli strumenti teorici e pratici per poter
rispondere sensatamente alla domanda.
Oltre a tutto, come accennavo all'inizio, il termine "privacy" è
spesso interpretato come "mancanza totale di informazioni su
me stesso" - il che, nella "società dell'informazione", ovviamente
non ha senso (a livello intuitivo, nemmeno per un tredicenne). Se
invece il concetto viene - correttamente, a mio parere - interpretato
nel senso più ampio di "data protection", ovvero corretta gestione
dei dati che ci riguardano - e quindi sì all'eventuale divulgazione,
ma solo a certe condizioni, verso certi destinatari, per certi usi -
credo che il discorso cambierebbe anche per il tredicenne, per
il semplice motivo che il suddetto ha chiarissima la nozione che
un'informazione su se stesso riferita all'amico del cuore ha valore
ed effetti ben differenti quando riferita al professore o al genitore
(principio di "purpose limitation" :).
In tal senso Juan Carlos ha perfettamente ragione, a mio parere,
quando usa la metafora delle "maschere" in senso latino - su questo
i sociologi Goffman e Luhmann hanno scritto molto e bene, non a
caso la sentenza del 1983 della Corte Costituzionale Federale tedesca
che ha introdotto il concetto di "auto-determinazione informazionale"
si basa pesantemente sulle teorie sviluppate de Luhmann. Mai come
oggi la possibilità di essere multiple "maschere" da un lato, e l'opportunità
tecnologica unita agli incentivi politici, economici e sociali di perforare
tali "maschere" dall'altro, rendono urgente una riflessione sul
problema che vada al di là di quanto i vari Zuckermann, Schmidt e altri
ci propinano un giorno sì e l'altro pure (spesso con la complicità dei
giornali "mainstream", che raramente si chiedono se valga la pena
chiedere all'oste se il vino è buono).
Scusate la lunghezza della mail, ma come si sarà capito è un tema
che mi sta molto a cuore.
Ciao,
Andrea
2010/9/2 Giampaolo Mancini <manchoz(a)gmail.com>:
> Mah,
> secondo me si, ha proprio ragione lui.
> Provate a parlare di privacy con una ragazzina di 13 anni e con le sue
> amiche: per loro, semplicemente, non è una issue.
> Solo noi siamo i dinosauri. Perché non siamo i nativi digitali.
> Come sempre e come mille altre cose su Internet e sul Web, anche la privacy
> – se ha senso che debba ancora esistere, perché _anche questo_ *è tutto da
> dimostrare* – va misurata con metri diversi che, forse, non ancora
> conosciamo.
> See you,
> Giampaolo
> 2010/9/2 <a.dicorinto(a)uniroma1.it>
>>
>> Facebook "entra" nel "mondo reale"...
>> Sarebbe da studiarci la legislazione israeliana sulla privacy...
>> Ma non è che ha ragione Zuckerberg?
>>
>>
>> http://www.fullpress.it/News/Facebook-il-Mi-piace-arriva-nel-Mondo-Reale-es…
>>
>> _______________________________________________
>> nexa mailing list
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>
>
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> Giampaolo Mancini
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Sept. 2, 2010
The Economist: I nuovi muri del Web
by Raffaele Mastrolonardo
Ciao a tutti,
solo per segnalare che l'Economist che esce domani dedica la copertina (la
allego) alle minacce per l'Internet aperta. Sia quelle che provengono dai
fornitori di servizi web che quelle promosse da governi e operatori. Non ho
ancora letto il servizio ma, se il passato è buon indicatore, posso
immaginare che le posizioni del settimanale saranno articolate e sfaccettate
(pur partendo da una posizione dichiaratamente liberista). Di certo, mi
sembra un'ulteriore dimostrazione che la questione della governance della
rete e della sua evoluzione è sempre più centrale nel dibattito pubblico.
A dopo la lettura, eventualmente, per la discussione.
Raffaele
--
Raffaele Mastrolonardo
www.effecinque.org
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Sept. 2, 2010