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Re: [nexa] Espresso (Gilioli): "Wi-Fi, chi l'ha visto?"
by Giampaolo Mancini
Ciao,
2010/10/5 J.C. DE MARTIN <demartin(a)polito.it>
> Grazie molte, Giampaolo, per le tue riflessioni.
>
> A parte alcuni commenti specifici minori (vedi sotto 1 e 2), tu in sostanza
> sostieni, sulla base della tua esperienza, una tesi potenzialmente
> molto importante, ovvero che il vero problema e' una sorta di "divide
> culturale"
> dei gestori dei locali e, immagino, di molti dei loro clienti.
>
> Da cio' deduci che il decreto Pisanu in realta' non ha alcun impatto (o
> quasi)
> sulla situazione wi-fi in Italia.
>
Ho sicuramente esagerato ma era più per fare un iperbole che per altro.
Trovo la prima parte della tua tesi convincente. Perche' mai infatti
> lo stesso paese che ha un digital divide culturale tra i piu' pronunciati
> d'Europa
> dovrebbe invece essere miracolosamente sensibile all'accesso
> a Internet nei locali pubblici?
>
> Quindi, a mio avviso, e' vero che se la Pisanu venisse abrogata domani
> lo scenario wi-fi italiano non migliorerebbe drasticamente nello
> spazio di un mattino.
>
> Ma da qui a dire che allora Pisanu non conta, ce ne passa.
>
Quello che vorrei che passasse come messaggio è che l'impatto del "divide
culturale" è davvero molto molto molto molto molto importante. Quando poi
questo si mescola agli obblighi burocratici, diventa il veleno che tutti
conosciamo. Io davvero vi invito ad adottare il vostro barista. Fatelo,
quanto meno, per curiosità intellettuale.
> Su piu' livelli.
>
> A livello politico e dei diritti civili la discussione su chi, come e
> quando identificare
> le persone e' rilevante, eccome. Per la Pisanu si e' fatto una scelta,
> unica nei paesi
> dell'Unione Europea (come ha quasi finito di documentare la nostra Silvia
> Bisi),
> senza discussione dei pro e dei contro politici e civili, prima ancora di
> quelli
> di altro tipo.
>
> A livello pratico, ti concentri sui locali pubblici e ti dimentichi che
> esiste anche altro.
> Per esempio, le universita'. Le biblioteche pubbliche. Gli enti pubblici in
> genere.
> In questo ambito ogni adempimento burocratico puo' fare la differenza
> tra fare e non fare. Come abbiamo sperimentato sulla nostra pelle ogni
> volta che abbiamo organizzato una conferenza al Politecnico.
>
Ma se il Politecnico o un ente pubblico mettesse a disposizione un sistema
di auto-registrazione basato su SMS il problema non sarebbe risolto?
Rimarrebbero, certo, da gestire gli utenti stranieri ma questo è qualcosa di
concreto su cui si potrebbe provare a migliorare la Pisanu, ad esempio.
Sempre a livello pratico, mi ricordo di quanto tu, in una tua attivita'
> precedente,
> mi spiegavi quanto la Pisanu ostacolasse l'emergere di tecnologie
> innovative
> come le reti wirelles mesh.
>
Certo. Ma le tecnologie e l'innovazione tecnologica sono qui per questo. Le
soluzioni di Trampoline, ed esempio, sono state progettate (e, con nostra
grande soddisfazione, vanno alla grandissim) per essere in grado di
funzionare perfettamente anche su reti mesh ovvero su reti "di livello 3" (o
miste Livello 2 e Livello 3, o solo di Livello 2). Mi rendo conto che è una
cosa unica nel sue genere, ma come siamo riusciti noi, così potrebbero
riuscire anche gli altri.
Siamo in Italia, ci occupiamo di Wi-Fi, c'è il Decreto Pisanu, ovvero un
problema di usabilità e di tecnologia da risolvere, entrambe hard. Abbiamo
le capacità. Ci siamo messi sotto e abbiamo trovato una soluzione
(Trampoline). E come noi tanti altri.
> Sempre a livello pratico, anche nella migliori delle ipotesi prevedi un
> passo in piu', un costo in piu', un fornitore in piu' (Trampoline o
> similia),
> laddove basterebbe una connessione ADSL e un access point Wi-Fi,
> come facciamo in molti a casa nostra.
>
Ben venga. Ma come ti dicevo, e lo ripeto qui in lista per cercare di
condividere con tutti, secondo me non è in questo modello che può sostenere
le potenzialità del Wi-Fi come sistema di accesso democratico e distribuito.
Vi ricordo solo una cosa: le reti Wi-Fi municipali "nude", cioè solo
infrastruttura e connettività, sono fallite miseramente e con buchi di
bilancio milionari in tutto il mondo. Per me Wi-Fi vuol dire servizi e
contenuti ai cittadini, ai visitatori e, perché no, ai clienti offerti in
maniera organica e partecipativa. Il mercato degli smartphone cresce per il
secondo anno di fila del 55%. Il bandwidth crunch è alle porte (sanno cos'è
anche i gestori dei rifugi di Sauze D'Oulx). Per me il pattern va solo in
una direzione: Wi-Fi + Servizi partecipativi.
A livello di relazioni internazionali, invece, fa differenza, eccome, avere
> una regola
> senza paralleli se non in paesi repressivi. Significa, come ha detto Bruce
> Sterling,
> fare una straordinaria opera di propaganda negativa per l'Italia con le
> persone in genere
> colte e benestanti che vengono alle nostre conferenze e con tutti i turisti
> che
> affollano l'Italia. Scommetto che qualcuno potrebbe anche provare a
> quantificare
> il danno d'immagine cumulato in questi cinque anni. E non mi venite a dire
> che "presto anche tutto il resto del mondo adottera' versioni della
> Pisanu".
> Puo' anche essere, ma fatto sta che sono cinque anni che lo sento dire e
> nessun
> segno concreto che stia capitando davvero, anzi.
>
In alcuni stati degli Stati Uniti c'è ancora la pena di morte. Le persone
colte e benestanti si indignino per cose per cui vale la pena indignarsi.
Sono a Grenoble alla Grenoble Innovation Fair. Si paga €300 per entrare a
visitare. È stato pieno per tutto il giorno. Ho appena finito di parlare con
la terza persona che mi ha detto che ormai, anche in Francia, è sempre più
comune che per registrarsi in un hotspot venga richiesto di inserire il
numero di carta d'identità o di passaporto. L'ultimo che ho incontrato era
stupito che in Italia bastasse solo il numero di telefono e un SMS (GRAZIE,
Pisanu).
> In conclusione: concordo con te che la Pisanu non e' l'unico problema.
> Assolutamente vero, grazie molte per averci aiutato a metterlo a fuoco,
> E', quindi, utile e importante pensare fin d'ora a come ridurre il digital
> divide,
> in previsione di una auspicabile abolizione della Pisanu.
>
> Ma non ti seguo invece quando concludi, tralasciando aspetti secondo me
> molto importanti, che allora la Pisanu e' semplicemente irrelevante.
>
Ripeto, ho esagerato. Ma era un iperbole che se non avessi fatto nessuno
avrebbe risposto al thread.
Grazie ancora per le tue riflessioni: la tua esperienza sul campo e' molto
> preziosa, per cui spero che la conversazioni continui.
>
>
Vi terrò aggiornati. Perché ne vediamo veramente di tutti i colori.
>
> juan carlos
>
> 1. vada per il bar, ma voi coprite con 1 euro al giorno un intero hotel?
> un'intera spiaggia?
>
Abbiamo delle offerte scalabili. Con €1/giorno prendi il portale base, le
prime 50 registrazioni gratis e poi 15 nuove registrazioni ogni mese. I
prezzi salgono col numero di nuove registrazioni che è possibile effettuare
ogni mese e con le opzioni (il portale in multi-lingua, ad esempio, o la
possibilità di gestire portali con contenuti e grafiche diverse a seconda
dell'access point da cui ti colleghi, per avere, ad esempio, contenuti
diversi se accedi dalla hall o dalla camera). Arriviamo fino a 120
registrazioni al mese (€2,70/giorno): l'utilizzo del Wi-Fi negli alberghi in
Italia è del 10-15% dei clienti, quindi, secondo i dati ISTAT, è una offerta
abbondante. In ogni caso si può scorporare il costo del servizio dal costo
della "gestione" degli utenti che è di €0,50/utente, compresi di SMS di
registrazione (Grazie, Skebby) e di un anno di log.
> 2. che cosa implichi col fatto che a Grenoble o a Londra le reti sono
> protette o col captive
> portal? Che importanza ha ai fini della nostra discussione?
>
Le reti che non hanno la chiave WEP o WPA hanno il captive portal. Quindi,
l'accesso Wi-Fi *non è libero* neanche in Francia e in Inghilterra. Perché è
di questo che, in definitiva, stiamo parlando. O no?
Grazie per la discussione.
Giampaolo
>
> Giampaolo Mancini wrote (on 05/10/10 12:45):
>
> Eccoci.
>
> Quindi il decreto Pisanu è del tutto funzionale a questa strategia: "La
>> legge attuale aumenta le difficoltà e i costi di installazione del Wi-Fi,
>> quindi scoraggia molto coloro che non hanno alle spalle una grossa azienda o
>> un'istituzione", spiega Francesco Loriga,
>
>
> E siamo d'accordo.
>
>
>> responsabile progetto Provincia Wi-Fi della Provincia di Roma. "Il bar,
>> l'hotel, il concessionario di una spiaggia attrezzata dovrebbe spendere
>> circa 4 mila euro tra hardware e software per soddisfare i requisiti della
>> legge attuale.
>
>
> Buh. Noi (Trampoline), sempre €1 euro al giorno + €50 di hardware una
> tantum. E, come dicevo, noi siamo i soli.
>
>
>> In più dovrebbe occuparsi della gestione tecnica del tutto, fotocopiare
>> documenti, tenerli in archivio e così via. Chi glielo fa fare?".
>
>
> In giro è *pieno* di sistemi a "zero manutenzione"...
>
> As usual, il solito articolo male informato...
>
> Io rimango convinto che il Decreto Pisanu con il problema del Wi-Fi in
> Italia ci entri veramente ben poco. Quando più di un giovane barista
> risponde: "In questo posto la gente deve mangiare in un quarto d'ora. Se
> rimangono seduti al tavolo a cazzaggiare su Feisbucc io perdo un cliente. Il
> Wi-Fi non mi interessa." secondo voi c'è qualche legge che può o non può
> fare qualche cosa per migliorare la situazione? (Senza contare quelli che
> quando dici "Wi-Fi" non ti fanno neanche iniziare a parlare).
>
> Vogliamo fare qualche cosa di concreto per il Wi-Fi in Italia? Io ho una
> proposta.
>
> Facciamo un survey "social": lo chiamiamo "Adotta il tuo barista".
>
> Domani mattina al caffè, chiediamo al barista se ha il Wi-Fi e, in caso
> di risposta negativa, perché non ce l'ha. Ci state?
>
> A presto,
> Giampaolo (da Grenoble, dove il 100% delle tante reti Wi-Fi in giro sono o
> protette o hanno il captive portal. Come a Londra).
>
>
>
> 2010/10/5 J.C. DE MARTIN <demartin(a)polito.it>
>
>> Segnalo che sul numero dell'Espresso in edicola
>> c'e' un articlo di Alessandro Gilioli dedicato
>> al Wi-Fi in Italia (e alla Pisanu), pp. 44-47,
>> con anche una breve intervista all'AD di Telecom Italia.
>>
>> juan carlos
>>
>>
>>
>> _______________________________________________
>> nexa mailing list
>> nexa(a)server-nexa.polito.it
>> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>>
>
>
>
> --
> Giampaolo Mancini
> email: manchoz(a)gmail.com
> phone: +39 348 41 48 682
> skype/linkedin/gtalk: manchoz
>
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>
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Giampaolo Mancini
email: manchoz(a)gmail.com
phone: +39 348 41 48 682
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Oct. 5, 2010
Radio Berkman 164: The University in Cyberspace
by J.C. DE MARTIN
http://blogs.law.harvard.edu/mediaberkman/2010/09/23/radioberkman164/
Un podcast molto recente con Charles Nesson and David Weinberg dedicato
al tema "University & Cyberspace" (http://university-and-cyberspace.org)
con diversi link interessanti.
juan carlos
Oct. 5, 2010
Re: [nexa] Espresso (Gilioli): "Wi-Fi, chi l'ha visto?"
by J.C. DE MARTIN
Notate l'assurdita' dell'"accanimento" verso gli alberghi,
strutture che per legge identificano comunque i loro ospiti.
juan carlos
Sergio Sette wrote (on 05/10/10 16:03):
> Giampaolo,
>
> Io rimango convinto che il Decreto Pisanu con il problema del
> Wi-Fi in Italia ci entri veramente ben poco.
>
>
> come altri hanno già detto non si tratta solo di bar/alberghi ma anche
> di altre categorie. Io lavoro nella pubblica amministrazione e la
> Pisanu è un grosso ostacolo. Non si tratta solo dei costi delle varie
> appliance necessarie, che come tu dici sono abbordabili, ma anche e
> soprattutto per fattori organizzativi.
> Senza contare che lo stato centrale diventa sempre più asfissiante nei
> controlli. Nella mia regione ad esempio (Trentino Alto Adige) la
> polizia postale sta girando tutti gli alberghi dotati di wi-fi
> richiedendo le certificazioni di conformità "allegato 12" per
> l'impianto, che sono rilasciate solo da aziende con certificazione di
> grado 1 e a chi non è in regola comminano sanzioni. Tanto che la
> nostra associazione degli albergatori sconsiglia ufficialmente di dare
> questo servizio.
>
> Ma la domanda più importante sarebbe: è utile spendere soldi per
> adempiere a leggi che oggettivamente non hanno senso né utilità ? Gli
> stessi non potrebbero essere spesi meglio per dotarci di
> infrastrutture migliori ? E per le aziende del settore non sarebbe
> meglio fare il business su servizi a valore aggiunto piuttosto che su
> cose come questa ?
>
> Sergio Sette
>
>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Oct. 5, 2010
Re: [nexa] Espresso (Gilioli): "Wi-Fi, chi l'ha visto?"
by Sergio Sette
Giampaolo,
> Io rimango convinto che il Decreto Pisanu con il problema del Wi-Fi in
> Italia ci entri veramente ben poco.
>
come altri hanno già detto non si tratta solo di bar/alberghi ma anche di
altre categorie. Io lavoro nella pubblica amministrazione e la Pisanu è un
grosso ostacolo. Non si tratta solo dei costi delle varie appliance
necessarie, che come tu dici sono abbordabili, ma anche e soprattutto per
fattori organizzativi.
Senza contare che lo stato centrale diventa sempre più asfissiante nei
controlli. Nella mia regione ad esempio (Trentino Alto Adige) la polizia
postale sta girando tutti gli alberghi dotati di wi-fi richiedendo le
certificazioni di conformità "allegato 12" per l'impianto, che sono
rilasciate solo da aziende con certificazione di grado 1 e a chi non è in
regola comminano sanzioni. Tanto che la nostra associazione degli
albergatori sconsiglia ufficialmente di dare questo servizio.
Ma la domanda più importante sarebbe: è utile spendere soldi per adempiere a
leggi che oggettivamente non hanno senso né utilità ? Gli stessi non
potrebbero essere spesi meglio per dotarci di infrastrutture migliori ? E
per le aziende del settore non sarebbe meglio fare il business su servizi a
valore aggiunto piuttosto che su cose come questa ?
Sergio Sette
Oct. 5, 2010
R: Espresso (Gilioli): "Wi-Fi, chi l'ha visto?"
by Giorgio Ventre
Juan Carlos,
concordo assolutamente con il tuo punto di vista. Gli aspetti formali e legali sono la causa principale.
Poi senz’altro il fatto che siamo un paese da Bar Sport e non da Starbucks, ma con una minore incidenza.
Devo dire però che mi aspettavo che la cosa potesse essere risolta con programmi di fidelizzazione dei clienti da parte delle grandi catene retail (McDonald’s, …) , con la classica card che oltre a sconti o altro desse anche un accesso alle WiFi. Ma niente…
Saluti
Giorgio
==============================================================================
Prof. Ing. Giorgio Ventre
COMICS Lab
Dipartimento di Informatica e Sistemistica, Università di Napoli Federico II
Via Claudio 21, 80125, Napoli, ITALY
Tel: +39 081 7683908 Fax: + 39 081 7683816 Mob: +39 3356264000
E-mail: giorgio.ventre(a)unina.it
http://www.comics.unina.it <http://www.comics.unina.it/>
http://www.docenti.unina.it/giorgio.ventre <http://docenti.unina.it/giorgio.ventre>
==============================================================================
Da: nexa-bounces(a)server-nexa.polito.it [mailto:nexa-bounces@server-nexa.polito.it] Per conto di J.C. DE MARTIN
Inviato: martedì 5 ottobre 2010 15.01
A: nexa(a)server-nexa.polito.it
Oggetto: Re: [nexa] Espresso (Gilioli): "Wi-Fi, chi l'ha visto?"
Grazie molte, Giampaolo, per le tue riflessioni.
A parte alcuni commenti specifici minori (vedi sotto 1 e 2), tu in sostanza
sostieni, sulla base della tua esperienza, una tesi potenzialmente
molto importante, ovvero che il vero problema e' una sorta di "divide culturale"
dei gestori dei locali e, immagino, di molti dei loro clienti.
Da cio' deduci che il decreto Pisanu in realta' non ha alcun impatto (o quasi)
sulla situazione wi-fi in Italia.
Trovo la prima parte della tua tesi convincente. Perche' mai infatti
lo stesso paese che ha un digital divide culturale tra i piu' pronunciati d'Europa
dovrebbe invece essere miracolosamente sensibile all'accesso
a Internet nei locali pubblici?
Quindi, a mio avviso, e' vero che se la Pisanu venisse abrogata domani
lo scenario wi-fi italiano non migliorerebbe drasticamente nello
spazio di un mattino.
Ma da qui a dire che allora Pisanu non conta, ce ne passa.
Su piu' livelli.
A livello politico e dei diritti civili la discussione su chi, come e quando identificare
le persone e' rilevante, eccome. Per la Pisanu si e' fatto una scelta, unica nei paesi
dell'Unione Europea (come ha quasi finito di documentare la nostra Silvia Bisi),
senza discussione dei pro e dei contro politici e civili, prima ancora di quelli
di altro tipo.
A livello pratico, ti concentri sui locali pubblici e ti dimentichi che esiste anche altro.
Per esempio, le universita'. Le biblioteche pubbliche. Gli enti pubblici in genere.
In questo ambito ogni adempimento burocratico puo' fare la differenza
tra fare e non fare. Come abbiamo sperimentato sulla nostra pelle ogni
volta che abbiamo organizzato una conferenza al Politecnico.
Sempre a livello pratico, mi ricordo di quanto tu, in una tua attivita' precedente,
mi spiegavi quanto la Pisanu ostacolasse l'emergere di tecnologie innovative
come le reti wirelles mesh.
Sempre a livello pratico, anche nella migliori delle ipotesi prevedi un
passo in piu', un costo in piu', un fornitore in piu' (Trampoline o similia),
laddove basterebbe una connessione ADSL e un access point Wi-Fi,
come facciamo in molti a casa nostra.
A livello di relazioni internazionali, invece, fa differenza, eccome, avere una regola
senza paralleli se non in paesi repressivi. Significa, come ha detto Bruce Sterling,
fare una straordinaria opera di propaganda negativa per l'Italia con le persone in genere
colte e benestanti che vengono alle nostre conferenze e con tutti i turisti che
affollano l'Italia. Scommetto che qualcuno potrebbe anche provare a quantificare
il danno d'immagine cumulato in questi cinque anni. E non mi venite a dire
che "presto anche tutto il resto del mondo adottera' versioni della Pisanu".
Puo' anche essere, ma fatto sta che sono cinque anni che lo sento dire e nessun
segno concreto che stia capitando davvero, anzi.
In conclusione: concordo con te che la Pisanu non e' l'unico problema.
Assolutamente vero, grazie molte per averci aiutato a metterlo a fuoco,
E', quindi, utile e importante pensare fin d'ora a come ridurre il digital divide,
in previsione di una auspicabile abolizione della Pisanu.
Ma non ti seguo invece quando concludi, tralasciando aspetti secondo me
molto importanti, che allora la Pisanu e' semplicemente irrelevante.
Grazie ancora per le tue riflessioni: la tua esperienza sul campo e' molto
preziosa, per cui spero che la conversazioni continui.
juan carlos
1. vada per il bar, ma voi coprite con 1 euro al giorno un intero hotel? un'intera spiaggia?
2. che cosa implichi col fatto che a Grenoble o a Londra le reti sono protette o col captive
portal? Che importanza ha ai fini della nostra discussione?
Giampaolo Mancini wrote (on 05/10/10 12:45):
Eccoci.
Quindi il decreto Pisanu è del tutto funzionale a questa strategia: "La legge attuale aumenta le difficoltà e i costi di installazione del Wi-Fi, quindi scoraggia molto coloro che non hanno alle spalle una grossa azienda o un'istituzione", spiega Francesco Loriga,
E siamo d'accordo.
responsabile progetto Provincia Wi-Fi della Provincia di Roma. "Il bar, l'hotel, il concessionario di una spiaggia attrezzata dovrebbe spendere circa 4 mila euro tra hardware e software per soddisfare i requisiti della legge attuale.
Buh. Noi (Trampoline), sempre €1 euro al giorno + €50 di hardware una tantum. E, come dicevo, noi siamo i soli.
In più dovrebbe occuparsi della gestione tecnica del tutto, fotocopiare documenti, tenerli in archivio e così via. Chi glielo fa fare?".
In giro è *pieno* di sistemi a "zero manutenzione"...
As usual, il solito articolo male informato...
Io rimango convinto che il Decreto Pisanu con il problema del Wi-Fi in Italia ci entri veramente ben poco. Quando più di un giovane barista risponde: "In questo posto la gente deve mangiare in un quarto d'ora. Se rimangono seduti al tavolo a cazzaggiare su Feisbucc io perdo un cliente. Il Wi-Fi non mi interessa." secondo voi c'è qualche legge che può o non può fare qualche cosa per migliorare la situazione? (Senza contare quelli che quando dici "Wi-Fi" non ti fanno neanche iniziare a parlare).
Vogliamo fare qualche cosa di concreto per il Wi-Fi in Italia? Io ho una proposta.
Facciamo un survey "social": lo chiamiamo "Adotta il tuo barista".
Domani mattina al caffè, chiediamo al barista se ha il Wi-Fi e, in caso di risposta negativa, perché non ce l'ha. Ci state?
A presto,
Giampaolo (da Grenoble, dove il 100% delle tante reti Wi-Fi in giro sono o protette o hanno il captive portal. Come a Londra).
2010/10/5 J.C. DE MARTIN <demartin(a)polito.it>
Segnalo che sul numero dell'Espresso in edicola
c'e' un articlo di Alessandro Gilioli dedicato
al Wi-Fi in Italia (e alla Pisanu), pp. 44-47,
con anche una breve intervista all'AD di Telecom Italia.
juan carlos
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Giampaolo Mancini
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Oct. 5, 2010
Re: [nexa] Espresso (Gilioli): "Wi-Fi, chi l'ha visto?"
by J.C. DE MARTIN
Grazie molte, Giampaolo, per le tue riflessioni.
A parte alcuni commenti specifici minori (vedi sotto 1 e 2), tu in sostanza
sostieni, sulla base della tua esperienza, una tesi potenzialmente
molto importante, ovvero che il vero problema e' una sorta di "divide
culturale"
dei gestori dei locali e, immagino, di molti dei loro clienti.
Da cio' deduci che il decreto Pisanu in realta' non ha alcun impatto (o
quasi)
sulla situazione wi-fi in Italia.
Trovo la prima parte della tua tesi convincente. Perche' mai infatti
lo stesso paese che ha un digital divide culturale tra i piu'
pronunciati d'Europa
dovrebbe invece essere miracolosamente sensibile all'accesso
a Internet nei locali pubblici?
Quindi, a mio avviso, e' vero che se la Pisanu venisse abrogata domani
lo scenario wi-fi italiano non migliorerebbe drasticamente nello
spazio di un mattino.
Ma da qui a dire che allora Pisanu non conta, ce ne passa.
Su piu' livelli.
A livello politico e dei diritti civili la discussione su chi, come e
quando identificare
le persone e' rilevante, eccome. Per la Pisanu si e' fatto una scelta,
unica nei paesi
dell'Unione Europea (come ha quasi finito di documentare la nostra
Silvia Bisi),
senza discussione dei pro e dei contro politici e civili, prima ancora
di quelli
di altro tipo.
A livello pratico, ti concentri sui locali pubblici e ti dimentichi che
esiste anche altro.
Per esempio, le universita'. Le biblioteche pubbliche. Gli enti pubblici
in genere.
In questo ambito ogni adempimento burocratico puo' fare la differenza
tra fare e non fare. Come abbiamo sperimentato sulla nostra pelle ogni
volta che abbiamo organizzato una conferenza al Politecnico.
Sempre a livello pratico, mi ricordo di quanto tu, in una tua attivita'
precedente,
mi spiegavi quanto la Pisanu ostacolasse l'emergere di tecnologie innovative
come le reti wirelles mesh.
Sempre a livello pratico, anche nella migliori delle ipotesi prevedi un
passo in piu', un costo in piu', un fornitore in piu' (Trampoline o
similia),
laddove basterebbe una connessione ADSL e un access point Wi-Fi,
come facciamo in molti a casa nostra.
A livello di relazioni internazionali, invece, fa differenza, eccome,
avere una regola
senza paralleli se non in paesi repressivi. Significa, come ha detto
Bruce Sterling,
fare una straordinaria opera di propaganda negativa per l'Italia con le
persone in genere
colte e benestanti che vengono alle nostre conferenze e con tutti i
turisti che
affollano l'Italia. Scommetto che qualcuno potrebbe anche provare a
quantificare
il danno d'immagine cumulato in questi cinque anni. E non mi venite a dire
che "presto anche tutto il resto del mondo adottera' versioni della Pisanu".
Puo' anche essere, ma fatto sta che sono cinque anni che lo sento dire e
nessun
segno concreto che stia capitando davvero, anzi.
In conclusione: concordo con te che la Pisanu non e' l'unico problema.
Assolutamente vero, grazie molte per averci aiutato a metterlo a fuoco,
E', quindi, utile e importante pensare fin d'ora a come ridurre il
digital divide,
in previsione di una auspicabile abolizione della Pisanu.
Ma non ti seguo invece quando concludi, tralasciando aspetti secondo me
molto importanti, che allora la Pisanu e' semplicemente irrelevante.
Grazie ancora per le tue riflessioni: la tua esperienza sul campo e' molto
preziosa, per cui spero che la conversazioni continui.
juan carlos
1. vada per il bar, ma voi coprite con 1 euro al giorno un intero hotel?
un'intera spiaggia?
2. che cosa implichi col fatto che a Grenoble o a Londra le reti sono
protette o col captive
portal? Che importanza ha ai fini della nostra discussione?
Giampaolo Mancini wrote (on 05/10/10 12:45):
> Eccoci.
>
> Quindi il decreto Pisanu è del tutto funzionale a questa
> strategia: "La legge attuale aumenta le difficoltà e i costi di
> installazione del Wi-Fi, quindi scoraggia molto coloro che non
> hanno alle spalle una grossa azienda o un'istituzione", spiega
> Francesco Loriga,
>
>
> E siamo d'accordo.
>
> responsabile progetto Provincia Wi-Fi della Provincia di Roma. "Il
> bar, l'hotel, il concessionario di una spiaggia attrezzata
> dovrebbe spendere circa 4 mila euro tra hardware e software per
> soddisfare i requisiti della legge attuale.
>
>
> Buh. Noi (Trampoline), sempre €1 euro al giorno + €50 di hardware una
> tantum. E, come dicevo, noi siamo i soli.
>
> In più dovrebbe occuparsi della gestione tecnica del tutto,
> fotocopiare documenti, tenerli in archivio e così via. Chi glielo
> fa fare?".
>
>
> In giro è *pieno* di sistemi a "zero manutenzione"...
>
> As usual, il solito articolo male informato...
>
> Io rimango convinto che il Decreto Pisanu con il problema del Wi-Fi in
> Italia ci entri veramente ben poco. Quando più di un giovane barista
> risponde: "In questo posto la gente deve mangiare in un quarto d'ora.
> Se rimangono seduti al tavolo a cazzaggiare su Feisbucc io perdo un
> cliente. Il Wi-Fi non mi interessa." secondo voi c'è qualche legge che
> può o non può fare qualche cosa per migliorare la situazione? (Senza
> contare quelli che quando dici "Wi-Fi" non ti fanno neanche iniziare a
> parlare).
>
> Vogliamo fare qualche cosa di concreto per il Wi-Fi in Italia? Io ho
> una proposta.
>
> Facciamo un survey "social": lo chiamiamo "Adotta il tuo barista".
>
> Domani mattina al caffè, chiediamo al barista se ha il Wi-Fi e, in
> caso di risposta negativa, perché non ce l'ha. Ci state?
>
> A presto,
> Giampaolo (da Grenoble, dove il 100% delle tante reti Wi-Fi in giro
> sono o protette o hanno il captive portal. Come a Londra).
>
>
>
> 2010/10/5 J.C. DE MARTIN <demartin(a)polito.it <mailto:demartin@polito.it>>
>
> Segnalo che sul numero dell'Espresso in edicola
> c'e' un articlo di Alessandro Gilioli dedicato
> al Wi-Fi in Italia (e alla Pisanu), pp. 44-47,
> con anche una breve intervista all'AD di Telecom Italia.
>
> juan carlos
>
>
>
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> Giampaolo Mancini
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> phone: +39 348 41 48 682
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Oct. 5, 2010
Re: [nexa] Espresso (Gilioli): "Wi-Fi, chi l'ha visto?"
by Stefano Quintarelli
>
> Facciamo un survey "social": lo chiamiamo "Adotta il tuo barista".
>
> Domani mattina al caffè, chiediamo al barista se ha il Wi-Fi e, in caso di risposta negativa, perché non ce l'ha. Ci state?
potremmo aggiungere: se ti compri una adsl con un wifi, tutti gli obblighi di legge te li gestisce una società a costo 0, ti faccio chiamare da un venditore adsl ?
Oct. 5, 2010
Re: [nexa] Espresso (Gilioli): "Wi-Fi, chi l'ha visto?"
by Giampaolo Mancini
Eccoci.
Quindi il decreto Pisanu è del tutto funzionale a questa strategia: "La
> legge attuale aumenta le difficoltà e i costi di installazione del Wi-Fi,
> quindi scoraggia molto coloro che non hanno alle spalle una grossa azienda o
> un'istituzione", spiega Francesco Loriga,
E siamo d'accordo.
> responsabile progetto Provincia Wi-Fi della Provincia di Roma. "Il bar,
> l'hotel, il concessionario di una spiaggia attrezzata dovrebbe spendere
> circa 4 mila euro tra hardware e software per soddisfare i requisiti della
> legge attuale.
Buh. Noi (Trampoline), sempre €1 euro al giorno + €50 di hardware una
tantum. E, come dicevo, noi siamo i soli.
> In più dovrebbe occuparsi della gestione tecnica del tutto, fotocopiare
> documenti, tenerli in archivio e così via. Chi glielo fa fare?".
In giro è *pieno* di sistemi a "zero manutenzione"...
As usual, il solito articolo male informato...
Io rimango convinto che il Decreto Pisanu con il problema del Wi-Fi in
Italia ci entri veramente ben poco. Quando più di un giovane barista
risponde: "In questo posto la gente deve mangiare in un quarto d'ora. Se
rimangono seduti al tavolo a cazzaggiare su Feisbucc io perdo un cliente. Il
Wi-Fi non mi interessa." secondo voi c'è qualche legge che può o non può
fare qualche cosa per migliorare la situazione? (Senza contare quelli che
quando dici "Wi-Fi" non ti fanno neanche iniziare a parlare).
Vogliamo fare qualche cosa di concreto per il Wi-Fi in Italia? Io ho una
proposta.
Facciamo un survey "social": lo chiamiamo "Adotta il tuo barista".
Domani mattina al caffè, chiediamo al barista se ha il Wi-Fi e, in caso di
risposta negativa, perché non ce l'ha. Ci state?
A presto,
Giampaolo (da Grenoble, dove il 100% delle tante reti Wi-Fi in giro sono o
protette o hanno il captive portal. Come a Londra).
2010/10/5 J.C. DE MARTIN <demartin(a)polito.it>
> Segnalo che sul numero dell'Espresso in edicola
> c'e' un articlo di Alessandro Gilioli dedicato
> al Wi-Fi in Italia (e alla Pisanu), pp. 44-47,
> con anche una breve intervista all'AD di Telecom Italia.
>
> juan carlos
>
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Giampaolo Mancini
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Oct. 5, 2010
Re: [nexa] Espresso (Gilioli): "Wi-Fi, chi l'ha visto?"
by Giampaolo Mancini
Eccoci.
Quindi il decreto Pisanu è del tutto funzionale a questa strategia: "La
> legge attuale aumenta le difficoltà e i costi di installazione del Wi-Fi,
> quindi scoraggia molto coloro che non hanno alle spalle una grossa azienda o
> un'istituzione", spiega Francesco Loriga,
E siamo d'accordo.
> responsabile progetto Provincia Wi-Fi della Provincia di Roma. "Il bar,
> l'hotel, il concessionario di una spiaggia attrezzata dovrebbe spendere
> circa 4 mila euro tra hardware e software per soddisfare i requisiti della
> legge attuale.
Buh. Noi (Trampoline), sempre €1 euro al giorno + €50 di hardware una
tantum. E, come dicevo, noi siamo i soli.
> In più dovrebbe occuparsi della gestione tecnica del tutto, fotocopiare
> documenti, tenerli in archivio e così via. Chi glielo fa fare?".
In giro è *pieno* di sistemi a "zero manutenzione"...
As usual, il solito articolo male informato...
Io rimango convinto che il Decreto Pisanu con il problema del Wi-Fi in
Italia ci entri veramente ben poco. Quando più di un giovane barista
risponde: "In questo posto la gente deve mangiare in un quarto d'ora. Se
rimangono seduti al tavolo a cazzaggiare su Feisbucc io perdo un cliente. Il
Wi-Fi non mi interessa." secondo voi c'è qualche legge che può o non può
fare qualche cosa per migliorare la situazione? (Senza contare quelli che
quando dici "Wi-Fi" non ti fanno neanche iniziare a parlare).
Vogliamo fare qualche cosa di concreto per il Wi-Fi in Italia? Io ho una
proposta.
Facciamo un survey "social": lo chiamiamo "Adotta il tuo barista".
Domani mattina al caffè, chiediamo al barista se ha il Wi-Fi e, in caso di
risposta negativa, perché non ce l'ha. Ci state?
A presto,
Giampaolo (da Grenoble, dove il 100% delle tante reti Wi-Fi in giro sono o
protette o hanno il captive portal).
2010/10/5 J.C. DE MARTIN <demartin(a)polito.it>
> Segnalo che sul numero dell'Espresso in edicola
> c'e' un articlo di Alessandro Gilioli dedicato
> al Wi-Fi in Italia (e alla Pisanu), pp. 44-47,
> con anche una breve intervista all'AD di Telecom Italia.
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Oct. 5, 2010
Re: [nexa] Espresso (Gilioli): "Wi-Fi, chi l'ha visto?"
by Silvia Bisi
Visto che l'argomento mi sta particolarmente a cuore, segnalo i link
per leggere articolo e intervista online:
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/wi-fi-chi-lha-visto/2135641//0
e
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/wifi/2135645
Ciao!
Silvia
Silvia Bisi
NEXA Center for Internet & Society
Politecnico di Torino - Dipartimento di Automatica e Informatica
C.so Duca degli Abruzzi, 24
10129 Torino - Italia
http://nexa.polito.it
Oct. 5, 2010