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Re: [nexa] cervello elettronico, si diceva una volta
by alessandro marzocchi
> "" le regole dovrebbero discendere dai principi che si vogliono difendere
> ""
Nei sistemi giuridici come il nostro, alle costituzioni, ai principi, si
devono armonizzare le leggi ordinarie, le regole.
Però nel mondo digitale è insormontabile "" l'ostacolo linguistico "" che
altrove ho chiamato ""rischio digitale"".
*Humanware *è l’obiettivo cui puntare, sistemi sw ma anche hw in funzione
degli utenti finali, in armonia con l'affermazione per la quale “” *sono le
macchine che devono imparare a riconoscerci, non noi a doverci assimilare
alle macchine*. “” (
https://www.corriere.it/tecnologia/24_gennaio_02/l-intelligenza-artificiale…)
criticando la situazione attuale nella quale “”*dobbiamo imparare a fare
funzionare i servizi che ci offrono*, anche se sono fatti male, sono
controintuitivi e scomodi “”.
Lo aveva riconosciuto Quintarelli (https://blog.quintarelli.it/spid/) “” Mia
moglie ha … chiesto di spiegarle come funziona e il perché di certe cose
che le sembravano complicazioni inutili) “”.
Per me, ignorante in molto ed ancor più nel digitale, quasi tutto il
digitale è complicato. Ancora oggi – agosto 2024 – noi ignoranti digitali
sfioriamo il 100% degli umani: perchè accettare la schiavitù digitale e,
molto peggio, abbandonare ad essa i giovani (Attardi, op cit)?
La regola generale dovrebbe essere semplice: ogni strumento informatico,
materiale od immateriale, deve essere interamente leggibile e trasparente
allo scopo di essere comprensibili agli utilizzatori finali.
Per gli analfabeti - tali siamo quasi tutti - c'è solo arbitrio, non c'è
principio non c'è regola.
Cordialmente.
Duccio (Alessandro Marzocchi)
Date: Thu, 15 Aug 2024 09:26:58 +0200
> From: Giuseppe Attardi <attardi(a)di.unipi.it>
> To: nexa(a)server-nexa.polito.it
> Subject: Re: [nexa] cervello elettronico, si diceva una volta
> Message-ID: <A5A69DE6-C61F-47D1-829E-5F7105277096(a)di.unipi.it>
> Content-Type: text/plain; charset=utf-8
>
> > On 13 Aug 2024, at 12:46, nexa-request(a)server-nexa.polito.it wrote:
> >
> > l’autrice osserva che per disciplinare l’intelligenza
> > artificiale in modo generale occorre «passare dalle regole ai princìpi».
> > Questi ultimi, a differenza delle prime, sono caratterizzati da una
> > maggiore ampiezza e flessibilità. Ne sono esempi i princìpi di
> trasparenza,
> > di non discriminazione, di sorveglianza umana ecc.
>
> Direi proprio l’opposto: le regole dovrebbero discendere dai principi che
> si vogliono difendere.
> Un ribaltamento che si ritrova anche nell’impostazione dell’European AI
> Act, che impone regole sul come sviluppare e certificare applicazioni di AI
> (intesa in senso talmente lato da coprire praticamente qualunque
> applicazione informatica), anziché stabilire quali siano i principi da
> difendere, in particolare i diritti degli utenti.
> La GDPR stabilisce invece quali siano i nostri diritti e lascia aperto il
> compito alle autorità di protezione di come farli valere.
>
>
>
Aug. 16, 2024
Re: [nexa] organizziamo un incontro online sul tema "chatcontrol" e simili? (Andrea Trentini)
by alessandro marzocchi
Mi piace la proposta.
*Difendere la libertà e diffondere la cultura della libertà *(da sito
liberisti italiani) ha un antecendete necessario: *alfabetizzazione
digitale*, tema che svolgi benissimo in università e che va avviato
all'inizio del ciclo scolastico, potrebbe essere un obiettivo?
Cordialmente.
Duccio (Alessandro Marzocchi)
Date: Thu, 15 Aug 2024 10:54:06 +0200
From: Andrea Trentini <andrea.trentini(a)unimi.it>
> To: nexa <nexa(a)server-nexa.polito.it>
> Subject: [nexa] organizziamo un incontro online sul tema "chatcontrol"
> e simili?
> Message-ID: <b454628d-d943-4900-870d-d9c460495d89(a)unimi.it>
> Content-Type: text/plain; charset="utf-8"; Format="flowed"
>
> Ciao, faccio parte del comitato milanese di Liberisti Italiani e ogni
> tanto organizziamo degli
> incontri (sia online che in presenza) su temi importanti.
> Vorremmo farne uno online in settembre sul tema "EU chatcontrol" (ma
> allargato al tema sorveglianza
> di massa, guerra all'anonimato, ecc.), non mi dispiacerebbe raccogliere
> interventi da membri di
> questa lista (penso ad esempio a Marco Calamari e a Stefano Quintarelli,
> ma sono apertissimo a
> proposte).
> Se qualcuno di voi ha voglia di intervenire mi faccia sapere.
> (gli incontri sono brevi, circa un'ora, quindi ogni intervento potrebbe
> durare meno di dieci min con
> dibattito collegiale a seguire)
> Grazie mille
>
>
Aug. 16, 2024
What are the risks from Artificial Intelligence?
by don Luca Peyron
A comprehensive living database of over 700 AI risks categorized by their
cause and risk domain.
Https://airisk.mit.edu/
Aug. 16, 2024
organizziamo un incontro online sul tema "chatcontrol" e simili?
by Andrea Trentini
Ciao, faccio parte del comitato milanese di Liberisti Italiani e ogni tanto organizziamo degli
incontri (sia online che in presenza) su temi importanti.
Vorremmo farne uno online in settembre sul tema "EU chatcontrol" (ma allargato al tema sorveglianza
di massa, guerra all'anonimato, ecc.), non mi dispiacerebbe raccogliere interventi da membri di
questa lista (penso ad esempio a Marco Calamari e a Stefano Quintarelli, ma sono apertissimo a
proposte).
Se qualcuno di voi ha voglia di intervenire mi faccia sapere.
(gli incontri sono brevi, circa un'ora, quindi ogni intervento potrebbe durare meno di dieci min con
dibattito collegiale a seguire)
Grazie mille
--
Andrea Trentini ⠠⠵
http://atrent.it
public key ID: 0xA7A91E3B
Dip.to di Informatica
Università degli Studi di Milano
Aug. 15, 2024
Re: [nexa] cervello elettronico, si diceva una volta
by Giuseppe Attardi
> On 13 Aug 2024, at 12:46, nexa-request(a)server-nexa.polito.it wrote:
>
> l’autrice osserva che per disciplinare l’intelligenza
> artificiale in modo generale occorre «passare dalle regole ai princìpi».
> Questi ultimi, a differenza delle prime, sono caratterizzati da una
> maggiore ampiezza e flessibilità. Ne sono esempi i princìpi di trasparenza,
> di non discriminazione, di sorveglianza umana ecc.
Direi proprio l’opposto: le regole dovrebbero discendere dai principi che si vogliono difendere.
Un ribaltamento che si ritrova anche nell’impostazione dell’European AI Act, che impone regole sul come sviluppare e certificare applicazioni di AI (intesa in senso talmente lato da coprire praticamente qualunque applicazione informatica), anziché stabilire quali siano i principi da difendere, in particolare i diritti degli utenti.
La GDPR stabilisce invece quali siano i nostri diritti e lascia aperto il compito alle autorità di protezione di come farli valere.
—
Aug. 15, 2024
Re: [nexa] #FakeYou: Don't blame the people; don't blame the Internet. (was Re: “One day they might come for you”)
by Roberto Resoli
Il 13 agosto 2024 14:39:43 CEST, "380°" <g380(a)biscuolo.net> ha scritto:
>Buongiorno Roberto,
>
>grazie per la segnalazione!
Prego
>devo dire che "fakeyou" è un titolo spettacolare :-)
>
>Roberto Resoli <roberto(a)resolutions.it> writes:
>
>> Sulla stessa linea è di recente uscito
>> "Fake You – An Activist’s Guide to Defeating Disinformation" di Simona
>> Levi et al.
>>
>> https://xnet-x.net/en/fakeyou-disinformation-free-download/
>
>ho aperto l'URL che hai indicato sopra ma il testo che riporti sotto non
>viene da quel URL: plz da dove lo hai citato?
É l'incipit del libro, che é rilasciato in CC4.0 BY-SA e scaricabile da quella pagina. É preceduto solo da una citazione, che continua a descrivere perfettamente la nostra attualità:
“Ho visto resoconti giornalistici che non avevano alcuna relazione con i fatti, nemmeno quella implicita in una normale bugia. Ho visto riportare grandi battaglie dove non c'erano stati combattimenti, e un silenzio totale dove centinaia di uomini erano stati uccisi. Ho visto truppe che avevano combattuto coraggiosamente denunciate come codarde e traditrici, e altre che non avevano mai visto sparare un colpo salutate come eroi di vittorie immaginarie, e ho visto i giornali (...) distribuire queste bugie e intellettuali impazienti costruire sovrastrutture emotive su eventi che non erano mai accaduti. Vedevo, infatti, la storia scritta non in termini di ciò che era accaduto, ma di ciò che sarebbe dovuto accadere secondo le varie "linee di partito".”
- George Orwell, Ripensando alla guerra di Spagna (1943).
rob
Aug. 15, 2024
Google Agrees to Delete Users’ ‘Incognito’ Browsing Data in Lawsuit Settlement
by Alberto Cammozzo
<https://time.com/6962521/google-incognito-lawsuit-data-settlement/>
Google said it would delete millions of records of users’ browsing
activities as part of a settlement of a class-action lawsuit that
alleged it tracked people without their knowledge.
The case, filed in 2020
<https://www.bloomberg.com/news/articles/2020-06-02/google-sued-for-secretly…>,
alleged the Alphabet Inc. unit surreptitiously collected data from
people using its popular Chrome web browser in a private “incognito”
browsing mode. While that function lets users turn off data collection
when using the Chrome browser, other Google tools used by websites, such
as advertising technology, scoop up their data anyway, according to the
suit.
Google, which agreed to settle in December, will expunge “billions” of
data records that reflect people’s private browsing, according to
details that were made public Monday in a filing at San Francisco
federal court. Google also said it made several changes to its
disclosures to clarify how people’s data is collected as well as what
activity is visible to websites when users browse in “incognito” mode.
And the company agreed for the next five years to allow incognito mode
users to block third-party cookies.
“We are pleased to settle this lawsuit, which we always believed was
meritless,” Jose Castaneda, Google spokesperson, said in a statement.
“We never associate data with users when they use incognito mode. We are
happy to delete old technical data that was never associated with an
individual and was never used for any form of personalization.”
While the plaintiffs asked for $5 billion in damages, the settlement
includes no payment from Google. Instead, individuals will be able to
pursue damages by filing their own complaints against Google in U.S.
state courts, according to court papers. About 50 people have already
done so, plaintiffs’ lawyers said.
The plaintiffs’ lawyers, led by attorney David Boies, called the
settlement “groundbreaking” and a “historic step” in requiring big tech
companies to be transparent to users about how they collect and use
their data. Google’s agreement to retroactively delete user information
is a significant concession as it forms the backbone of the company’s
lucrative advertising business, which depends on the quality of its
search engine. It also comes as Google is in the throes of multiple
regulatory challenges in the U.S. and abroad, amid rising concerns about
how the tech giants use the vast amounts of data
<https://www.bloomberg.com/news/articles/2022-02-28/all-the-ways-google-is-c…>
they collect from users.
“There has been a steady drumbeat of complaints, lawsuits, and
regulatory action centered on companies collecting or sharing customer
data in unexpected ways,” said Stephanie Liu
<https://www.forrester.com/analyst-bio/stephanie-liu/>, a senior analyst
at Forrester. “The rise of privacy-oriented class action lawsuits and
complaints shows consumers are increasingly privacy savvy and taking
action."
The settlement provides “substantial relief” for plaintiffs, according
to representatives of the consumers in the lawsuit, which include
attorneys from the law firms Boies Schiller Flexner and Morgan & Morgan.
**
Aug. 14, 2024
il rischio digitale [was: Large Language Models … & la nuova sfera pubblica digitale (Habermas)]
by alessandro marzocchi
Buon Ferragosto. Prendo spunto da Alberto Cammozzo che ringrazio per la
segnalazione : "" Social media should have norms and standards that are
publicly accountable."" da
https://www.theguardian.com/commentisfree/article/2024/aug/12/elon-musk-x-t…
-----
La situazione somiglia a quella in cui nacquero le cosiddette XII tavole: “”
La più antica opera <https://www.treccani.it/enciclopedia/opera/>
legislativa di Roma <https://www.treccani.it/enciclopedia/roma/>. Secondo
la tradizione riportata da Livio
<https://www.treccani.it/enciclopedia/tito-livio/>, fu redatta negli anni
451 e 450 a.C., per volontà della plebe
<https://www.treccani.it/enciclopedia/plebe/>, allo scopo di rendere più
conoscibile e certo il diritto
<https://www.treccani.it/enciclopedia/diritto/>, fino allora tramandato
oralmente e applicato di volta in volta, caso
<https://www.treccani.it/enciclopedia/caso/> per caso, in forza dell’
interpretazione <https://www.treccani.it/enciclopedia/interpretazione/>
segreta dei giuristi-pontefici … il fatto stesso che gli usi venissero
messi per iscritto avrebbe rappresentato, a prescindere dal loro effettivo
contenuto, un successo della componente plebea della popolazione. “”
https://www.treccani.it/enciclopedia/dodici-tavole/
… ALLO SCOPO DI RENDERE PIU’ CONOSCIBILE E CERTO IL DIRITTO, due punti dei
quali il primo è presupposto non eliminabile del secondo.
… LA SCRITTURA quale MEZZO per raggiungere lo scopo.
Su quanto sopra si basano le mie convinzioni, pur sempre soggettive, è
ovvio:
* Il digitale agisce, funziona, opera come un linguaggio. 2500 anni fa la
scrittura fu il mezzo per assicurare conoscibilità e, di conseguenza,
certezza. Allora scrittura e lettura erano accessibili alla minoranza, con
la stragrande maggioranza in condizioni di analfabetismo, situazione
analoga a quella del digitale oggi: prima delle XII tavole, torno alla
citazione di Alberto Cammozzo, le norme non erano conoscibili ... se non
per bocca del principe.
** Il digitale impone, pretende obbedienza, come una legge, come il
principe di 2500 anni fa: Code is law, titolo fortunatissimo, tre parole
che dicono tutto.
La società umana rischia se viene meno l'accessibilità piena ai presupposti
cognitivi dell’informazione, aggiungerei: accessibilità piena ed anche
facile, come oggi sono accessibili facilmente linguaggio e scrittura.
Come ricordavo nel post di inizio mese, nella sfera pubblica democratica
occorre considerare gli standard cognitivi dell'informazione.
Spero di non aver aggiunto pesantezza alla vostra giornata, diversamente
dalla carta i mezzi digitali non possono essere usati come ventaglio.
Grazie ed auguri cordiali.
Duccio (Alessandro Marzocchi)
Date: Mon, 12 Aug 2024 16:17:27 +0200
> From: Alberto Cammozzo <ac+nexa(a)zeromx.net>
> To: nexa(a)server-nexa.p-olito.it <nexa(a)server-nexa.polito.it>, Giacomo
> Tesio <giacomo(a)tesio.it>,
> Guido Vetere <vetere.guido(a)gmail.com>
> Subject: Re: [nexa] Large Language Models pose a risk to society and
> need tighter regulation, say Oxford researchers
> Message-ID: <DAE22C48-3403-45F0-99A5-03C52CB4FD75(a)zeromx.net>
> Content-Type: text/plain; charset="utf-8"
>
> A questo proposito, un parere ben informato da Bruce Daisley , ex
> vice-president for Europe, Middle East and Africa di Twitter:
> <
> https://www.theguardian.com/commentisfree/article/2024/aug/12/elon-musk-x-t…
> >
> [...]
> We’ve hesitated from labelling tech billionaires as oligarchs because the
> likes of Bill Gates, Mark Zuckerberg and Jack Dorsey wielded their
> political power gently. Asking oligarchs to be accountable for what their
> platforms permit is straightforward and entirely possible.
> [...]
> In the short term, Musk and fellow executives should be reminded of their
> criminal liability for their actions under existing laws. Britain’s Online
> Safety Act 2023 should be beefed up with immediate effect. Prime Minister
> Keir Starmer and his team should reflect if Ofcom – the media regulator
> that seems to be continuously challenged by the output and behaviour of
> outfits such as GB News – is fit to deal with the blurringly fast actions
> of the likes of Musk.
>
> What else should change? Social media should have norms and standards that
> are publicly accountable. Users should have the right to have their
> grievances reviewed and acted on by a real person within a week, and
> escalated to an ombudsman if they don’t like the resolution. Ofcom should
> have the right to demand certain voices, like Tommy Robinson’s, are
> deplatformed. Anyone who doubts the practicality of this should take a look
> at social media in Germany, where platforms are significantly more
> accountable. In Germany, illegal Nazi content is routinely removed within
> minutes of it being reported. Liability extends to local leaders and it is
> incredibly mobilising.
>
> In my experience, that threat of personal sanction is much more effective
> on executives than the risk of corporate fines. Were Musk to continue
> stirring up unrest, an arrest warrant for him might produce fireworks from
> his fingertips, but as an international jet-setter it would have the effect
> of focusing his mind. It’s also worth remembering that the rules of what is
> permitted on X are created by one of Musk’s lesser known advisers, a
> Yorkshire man called Nick Pickles, who leads X’s global affairs team.
>
> Musk’s actions should be a wake-up call for Starmer’s government to
> quietly legislate to take back control of what we collectively agree is
> permissible on social media. Musk might force his angry tweets to the top
> of your timeline, but the will of a democratically elected government
> should mean more than the fury of a tech oligarch – even him.
>
>
>
Aug. 14, 2024
Re: [nexa] la nuova sfera pubblica digitale (Habermas)
by Stefano Quintarelli
in riferimento all'articolo, a me fa inorridire invece l'idea che il potere esecutivo, che
amministra il monopolio della forza, possa stabilire chi puo' accedere a un servizio e chi
no, in un determinato momento, o possa andare a ficcare il naso su dove vanno i suoi
cittadini, essendo organismo di vigilanza di se stesso...
ma io mi faccio pippe mentali su rischi potenziali che non si potranno mai verificare...
(almeno questo mi ripetevano quando mi sono incaponito sui multipli fornitori, anche privati)
ciao, s.
p.s. nel 2022 il polimi ha fatto delle misure su un panel rappresentativo dell'utenza
contfrontando 2FA di qualche home banking e 2FA di SPID. 57 secondi per le banche, 60
secondi con SPID (facendo due clic in piu' per indicare l'IdP), 116 secondi con la CIE.
ovviamente il tempo e' passato e le persone hanno imparato e i tempi oggi mi aspetto che
siano inferiori.
https://blog.quintarelli.it/spid/
(Q. SPID e' meno usabile della CIE?)
pp.ss. Degli Antoni diceva che il prossimo paradigma di UI sarebbe stato "Do what I mean"
On 05/08/24 12:18, Giuseppe Attardi wrote:
> Infatti, l’AI ci potrebbe emancipare dalle schiavitù imposteci con la cattiva applicazione
> dei principi delle GUI negli attuali servizi digitali:
> 6593dbf852051.r_d.224-221-0.png
> L'intelligenza artificiale ci riscatterà dalle schiavitù digitali
> <https://www.corriere.it/tecnologia/24_gennaio_02/l-intelligenza-artificiale…>
> corriere.it
> <https://www.corriere.it/tecnologia/24_gennaio_02/l-intelligenza-artificiale…>
>
> <https://www.corriere.it/tecnologia/24_gennaio_02/l-intelligenza-artificiale…>
>
> — Beppe
>
>> On 5 Aug 2024, at 12:00, nexa-request(a)server-nexa.polito.it wrote:
>>
>> From: "M. Fioretti" <mfioretti(a)nexaima.net>
>> To: nexa(a)server-nexa.polito.it
>> Subject: Re: [nexa] la nuova sfera pubblica digitale (Habermas)
>> Message-ID: <ZrB9XvEXP3MIvHn6(a)nexaima.net>
>> Content-Type: text/plain; charset=us-ascii
>>
>>> On Sun, Aug 04, 2024 14:30:16 PM +0200, alessandro marzocchi wrote:
>>>
>>> Oggi il digitale ci priva della parola, impone alla cultura un salto
>>> indietro di qualche migliaio di anni.
>>
>> ne siamo sicuri? Salto indietro da digitale e' quello che io penso
>> delle emoji, e talvolta delle interfacce grafiche (=perche' posso solo
>> indicare a gesti, col puntatore del mouse, anziche' esprimermi a
>> parole e frasi in una riga di comando)
>>
>> Ma il digitale e' anche quello che puo' trasmettere e preservare la
>> parola molto meglio e molto piu' a lungo di qualsiasi tecnologia
>> analogica.
>>
>> Marco https://mfioretti.substack.com
--
You can reach me on Signal: @quinta.01 (no Whatsapp)
Aug. 13, 2024
Re: [nexa] cervello elettronico, si diceva una volta
by Enrico Nardelli
Stimolato da questa interessantissima recensione (grazie Alessandro!) mi
permetto un piccola citazione auto-referenziale.
In questo post divulgativo apparso a febbraio di quest'anno
https://www.startmag.it/innovazione/intelligenza-artificiale-o-meccanica-qu…
discutevo proprio l'inappropriatezza del termine "intelligenza
artificiale", soprattutto verso i non addetti ai lavori, e proponevo -
richiamandomi anche io agli albori della disciplina - l'uso del termine
"intelligenza meccanica".
Ciao, Enrico
Il 13/08/2024 12:46, alessandro marzocchi ha scritto:
> Con o senza digitale ci sono parole senza definizione precisa, per i
> nostri interessi comuni penso a coscienza, intelligenza.
> Intelligenza artificiale ci appassiona e sconvolge ma invito a
> ricordare un nome di pochi decenni fa: cervello elettronico, alla fine
> una protesi, più intrigante e misteriosa di altre perchè interessa
> l'unico organo che indaga su sé stesso, parole evocative del
> neuroscienziato Arnaldo Benini.
> Su la rivista il Mulino -
> https://www.rivistailmulino.it/a/intelligenza-artificiale-quali-regole?
> [1, in calce la trascrizione] - Gabriele Della Morte recensisce
> Giusella Finocchiaro e critica l'IA perchè "" sovverte il classico
> paradigma di causalità "". A me, giurista arrugginnito, viene il
> dubbio che da sempre il diritto ha usato il principio di causalità
> quale attrezzo, ricordo "" da mihi factum dabo tibi ius "" cioè: dimmi
> il fatto perché il diritto concreto deriva dal confronto tra il fatto
> e con la regola di diritto.
> Mi resta anche il dubbio che potremmo essere non tanto diversi dalle
> macchine [2], in argomento segnalo Federico Faggin -
> https://www.youtube.com/watch?v=GBgtT5lR2kE&list=PL1dG6p9W8A2tGKoEaVU1L1t0e…
> Ibe Index=8
> <https://www.youtube.com/watch?v=GBgtT5lR2kE&list=PL1dG6p9W8A2tGKoEaVU1L1t0e…>
> -, nelle esperienze mistiche fatico a seguirlo, ma è invidia benevola
> e soprattutto considero intrigante l'impegno di trovare un correlato
> fisico della coscienza che Faggin ipotizza tra fisica classica e
> fisica quantistica, come campo quantistico che è in uno stato
> informatico quale vettore unitario particolare che ha l'esperienza del
> suo stato: l'avesse detto in lingua cinese e scritto in alfabeto
> ebraico avrei capito quel che ho capito, cioè niente; la mia
> generazione odiava le scienze, non me ne vanto, mi dispiace ed ho
> riportato Faggin nella speranza di avviare un dibattito che mi aiuti a
> capire. Quel che ho capito merita già attenzione perchè, dice Faggin,
> "" abbiamo una definizione con cui si può lavorare si può dimostrare
> se falsificare e provare e quindi non è più un dogma non è più un
> discorso campato per aria ma è una vera una vera definizione con cui
> uno può lavorare fare esperimenti "".
> Trovo poi utili le riflessioni di Faggin su pensiero che origina quale
> ""immagine preverbale"" poi evolve in ""parola mentale"" prima di
> materializzarsi nell'emissione fonetica di ""parola verbale"" di cui
> parla nel contesto di una tripartizione di spazi della coscienza,
> dell'informazione, della realtà fisica [3].
> Recuperando l' antico nome di ""cervello elettronico"" ricorderemmo
> meglio che il cervello è un organo il quale, attraverso la funzione
> mente e con risultati mai certi, produce intelligenza.
> Ma siamo ancora nel dominio dell'astrattezza nel quale la parola cerca
> un significato, il percorso è più chiaro se dall'organo cervello si
> passa ad altri organi, comincio con gamba: gamba, camminare, correre,
> saltare non sono un'unica cosa.
> Con l'organo corde vocali cominciano i problemi: corde vocali,
> emissione sonora, canto, parola, lingua, significato, realtà ...
> Purtroppo non abbiamo di meglio delle parole e tutte queste macchine
> potrebbero aiutarci a costruire linguaggi migliori se ... e qui penso
> a ipotesi pessimiste avanzate anche da persone più affidabili di me.
> Intanto ben venga il giudice Usa che ha ritenuto Google un monopolio,
> ma la strada è ancora lunga e piena di ostacoli.
> Auguri cordiali.
> Duccio (Alessandro Marzocchi)
>
> [1]
> Intelligenza artificiale. Quali regole?
> Un libro che torna sul perenne timore della creatura – in questo caso
> l’IA – che sfugge al suo creatore, ragionando su cosa si intende
> regolare e come si intende farlo
> di Gabriele Della Morte 13 luglio 2024
> Sistemi intelligenti (ancorché artificiali), oracoli, allucinazioni,
> incantesimi… nel pamphlet di Giusella Finocchiaro (Intelligenza
> artificiale. Quali regole?, Il Mulino, 2024) si avverte da subito il
> lettore dell’inganno lessicale che si cela dietro questi lemmi.
> Ricorrendo al lessico del mito più che a quello specialistico, le
> parole adoperate per riferirsi alle dirompenti (disruptive)
> innovazioni digitali fortificano il pregiudizio attraverso il quale
> approcciamo queste tecnologie.
> Invero, i termini evocati nell’ampio contesto dell’intelligenza
> artificiale richiamano antiche paure radicate nella tradizione più che
> nella innovazione. Si tratta del perenne timore della creatura che
> sfugge al suo creatore, una narrazione che ha attraversato secoli e
> continenti, dal Golem della cabala ebraica – fortissimo gigante di
> argilla, incapace di provare emozioni – sino al Frankestein di Shelley
> (1818). Ma sono gli anni Cinquanta del secolo appena trascorso la
> «stagione d’oro» per questa narrativa, cui ancora oggi volgere lo
> sguardo per trarre spunti sul presente. È il periodo in cui Asimov
> elabora le tre leggi della robotica, un’anticipazione del tema del
> cosiddetto Human in the loop, ovvero dell’uomo che non perde il
> controllo sul dispositivo, al centro persino del primo discorso di un
> pontefice al G7: «Nessuna macchina dovrebbe mai avere il potere di
> decidere se togliere la vita a un essere umano». Vale la pena
> rammentarle, dette leggi, ancora così attuali:
> «1) Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere
> che, a causa del suo mancato intervento, un essere umano riceva danno;
> 2) Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani,
> purché tali ordini non vadano in contrasto alla Prima Legge; 3) Un
> robot deve proteggere la propria esistenza, purché la salvaguardia di
> essa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge».
> Più importante ancora, nel 1950 Turing pubblica Computing Machinery
> and Intelligence, un Imitation Game in cui una persona deve intuire,
> sulla base delle repliche a domande poste per iscritto, se il proprio
> interlocutore è un essere umano oppure un computer. A ben vedere il
> superamento del cosiddetto «test di Turing» rappresenta ancora oggi
> uno degli obiettivi dei sistemi di linguaggio generativo, come
> ChatGpt. Se questa tecnologia produce risultati talvolta del tutto
> immaginari non è dunque a causa di allucinazioni, ma perché lo scopo è
> appunto quello… di apparire credibile, indistinguibile dall’artefatto
> umano. Ha fatto scalpore, di recente, il caso Schwartz: un avvocato
> divenuto celebre per avere depositato una memoria redatta da ChatGpt
> in cui i precedenti, ineccepibilmente richiamati nell’atto con tutti i
> criteri formali (data del provvedimento, nome delle parti, ecc.),
> erano del tutto inventati.
> Ha ragione Finocchiaro a suggerire di sostituire l’espressione
> “intelligenza”, con la quale si “antropomorfizza il discorso”, con
> “machine learning, cioè un sistema di apprendimento automatico basato
> sull’utilizzo dei dati”
> Ha dunque ragione Finocchiaro a suggerire di sostituire l’espressione
> «intelligenza», con la quale si «antropomorfizza il discorso», con
> «machine learning, cioè un sistema di apprendimento automatico basato
> sull’utilizzo dei dati». Ma c’è chi, come Bender, si spinge più in là,
> evocando addirittura la metafora dei «pappagalli stocastici»: modelli
> capaci di generare linguaggio senza comprendere il senso. In fondo,
> come Floridi ricordava, citando Dijkstra: «chiedersi se un computer
> possa pensare è tanto interessante quanto chiedersi se un sottomarino
> possa nuotare».
> Ciò premesso, appare evidente come tali sistemi manifestano un
> potenziale smisurato perché adattabile a ogni possibile scopo.
> Esprimono così, nelle luminose parole di Severino riportate da
> Finocchiaro, il «destino della tecnica», ovvero quello «di avere come
> scopi il non privarsi della capacità di realizzare qualsiasi scopo».
> In che misura questo incida sull’esperienza giuridica, fondata su
> concetti come soggettività, attribuzione e responsabilità, appare
> evidente. Agendo attraverso reti neurali, tali tecnologie sovvertono
> il classico paradigma di causalità (if-this-then-that) per il quale è
> possibile risalire alle ragioni della scelta e alla conseguente
> imputazione delle responsabilità. A fronte di tale trasformazione, il
> giurista armato dei soli strumenti tradizionali può trovarsi
> facilmente disorientato, se non del tutto smarrito in un
> (cyber-)spazio di unknown unknowns, in cui non soltanto non si è a
> conoscenza, ma non si è nemmeno a conoscenza di cosa non si è a
> conoscenza.
> Eppure, questo disorientamento non può, e soprattutto non deve
> tradursi in un arretramento sul fronte della necessità di regole,
> ancorché detta esigenza debba essere bilanciata con la libertà di
> ricerca e di impresa (non a caso uno dei pilastri della regolazione
> dell’Unione europea in tema, il cosiddetto Gdpr, ha per nome esteso
> «regolamento relativo alla protezione delle persone fisiche con
> riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera
> circolazione di tali dati»).
> Nella condivisibile prospettiva adottata da Finocchiaro, interpretare
> correttamente tale richiesta consiste innanzitutto nell’individuare le
> domande giuste. Queste devono specificare cosa si intende regolare e
> come si intende farlo.
> È questa, a parere di chi scrive, la parte più interessante dell’agile
> volume, la cui lettura è certamente raccomandata come introduzione al
> tema generale. In pochi e brevi capitoli, adottando una prospettiva
> larga accompagnata da esempi concreti (chi è il responsabile delle
> auto a guida autonoma? A chi attribuire la paternità delle opere
> d’arte create dall’intelligenza artificiale?) si delineano gli
> orizzonti problematici delle trasformazioni in atto.
> Cosa si vuole regolare, innanzitutto? L’intelligenza artificiale… nel
> suo complesso, secondo un modello orizzontale, oppure alcune
> specifiche applicazioni, secondo «silos» verticali (l’intelligenza
> artificiale in campo medico, in campo finanziario ecc.)?
> E come si intende regolarla? Attraverso norme, già formate o di nuova
> formazione, oppure attraverso princìpi? E posti da quali autorità:
> nazionali? internazionali? adottati direttamente dalle imprese?
> Adottando una prospettiva larga accompagnata da esempi concreti si
> delineano gli orizzonti problematici delle trasformazioni in atto
> Chiarire questi aspetti, significa comprendere in quale direzione
> orientare gli sforzi per gli anni a venire, e tra le numerose
> suggestioni che il breve volume evoca su questo fronte, sia concesso
> rammentarne due, riferibili, appunto, all’oggetto e alle modalità.
> Cominciando dal cosa, Finocchiaro osserva preliminarmente come
> l’Artificial Intelligence Act è volto a regolare orizzontalmente ogni
> ricorso all’intelligenza artificiale con riferimento all’Unione
> europea. Ciò nonostante, esso «finisce poi col disciplinare specifiche
> applicazioni». In altri termini, è l’inclusione della singola attività
> all’interno di ciascuna classe di rischio, secondo un approccio
> top-down, verticale, ad assumere importanza capitale e sulla quale, in
> futuro, occorrerà vigilare. Dette classi sono quattro e prevedono
> sinteticamente che: (1) se il rischio è inaccettabile, il ricorso
> all’intelligenza artificiale è vietato (come nel caso del cosiddetto
> social scoring o dell’identificazione biometrica in tempo reale in
> luoghi pubblici, incluso il riconoscimento facciale, salvo eccezioni
> riferibili per lo più a esigenze di sicurezza); 2) se il rischio è
> alto, occorrono stringenti limiti e condizioni (come per la chirurgia
> assistita da robot, o come per la valutazione delle priorità in caso
> di richiesta di intervento di polizia o di vigili del fuoco; il ricco
> elenco di attività è incluso in un allegato modificabile dalla
> Commissione Ue); 3) se il rischio è limitato, basta adempiere a
> obblighi di trasparenza (come nel caso dei chatbox che non devono
> «fingersi» umani); e infine 4) se il rischio è minimo o nullo, non
> sopravvengono limitazioni (come nel caso dei filtri antispam).
> Ma anche il tema del come regolare offre al lettore interessanti
> spunti, in particolare quando l’autrice osserva che per disciplinare
> l’intelligenza artificiale in modo generale occorre «passare dalle
> regole ai princìpi». Questi ultimi, a differenza delle prime, sono
> caratterizzati da una maggiore ampiezza e flessibilità. Ne sono esempi
> i princìpi di trasparenza, di non discriminazione, di sorveglianza
> umana ecc., molti dei quali adoperati finanche nei codici di condotta
> adottati dalle imprese. È il caso, tra i tanti, dell’Oversight Board
> di Meta, un Comitato di esperti incaricato di riconsiderare in modo
> indipendente, sulla base di princìpi condivisi – e in parte ispirati
> al diritto internazionale – cosa mostrare e cosa censurare su
> Facebook, Instagram e Threads, piattaforme social che registrano nel
> complesso più di tre miliardi di utenti (attivi), quasi la metà della
> popolazione mondiale.
> La sfida, come si comprende, è tra le più impegnative, e richiede una
> risposta sovranazionale, dal momento che solo il coordinamento tra
> Stati, e tra Stati e organizzazioni internazionali, può offrire
> risposte soddisfacenti alla domanda regolatoria.
> L’alternativa è restare inerti, magari suggestionati da timori
> apocalittici (non a caso nel testo si rammenta Apocalittici e
> integrati, di Echiana memoria). Come in The Answer, un fulminante
> racconto di Brown sempre degli anni Cinquanta (1954), dove in appena
> mezza pagina si immagina il momento in cui, «con gesti lenti e
> solenni» si provvede alla saldatura degli ultimi due fili che
> collegano «i giganteschi calcolatori elettronici di tutti i pianeti
> abitati dell’Universo […] un’unica macchina cibernetica racchiudente
> tutto il sapere di tutte le galassie». Di fronte all’onore del primo
> interrogativo, il protagonista ne sceglie uno che nessuna macchina
> cibernetica aveva potuto esaudire sino a quel momento. «“C’è Dio?”.
> L’immensa voce rispose senza esitazione, senza il minimo crepitio di
> valvole o condensatori. “Sì: adesso, c’è”».
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> [2] del resto la macchina è artefatto, prodotto umano.
> [3] approx a partire dal minuto 16
>
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https://www.hoepli.it/libro/la-rivoluzione-informatica/9788896069516.html
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Prof. Enrico Nardelli
Past President di "Informatics Europe"
Direttore del Laboratorio Nazionale "Informatica e Scuola" del CINI
Dipartimento di Matematica - Università di Roma "Tor Vergata"
Via della Ricerca Scientifica snc - 00133 Roma
home page: https://www.mat.uniroma2.it/~nardelli
blog: https://link-and-think.blogspot.it/
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Aug. 13, 2024