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"Quali opportunità dal web per una nuova partecipazione democratica?" - Oggi ore 18.30, Settimo Torinese
by Giuseppe Futia
Quali opportunità dal web per una nuova partecipazione democratica?
*Dunia Astrologo, Luciano Paccagnella e Marco Ciurcina*
*29 febbraio 2012
ore 18,30
Biblioteca civica Multimediale "Archimede" - Sala Primo Levi
Piazza Campidoglio 50 -- 10036 Settimo Torinese*
Il web sta cambiando le modalità e l'essenza stessa della
partecipazione democratica: crescono i social network come Facebook
e Twitter, aumenta la rilevanza del tema dell'accesso libero alla
conoscenza e dalla rete emergono anche nuove forme di partecipazione
politica. Questi e altri i temi che verranno affrontati
nell'incontro organizzato in collaborazione con la Fondazione
Istituto Piemontese Gramsci con alcuni esperti del settore.
Partecipano alla serata Dunia Astrologo, docente di Knowledge
management all'Università degli Studi di Torino, che interverrà su
social media e partecipazione politica; Luciano Paccagnella,
Università degli Studi di Torino, ricercatore in Sociologia dei
processi culturali e comunicativi, approfondirà i temi legati
all'Open access e al ruolo della conoscenza come bene pubblico nella
società dell'informazione; Marco Ciurcina, avvocato ed esperto di
software libero, parlerà di "democrazia liquida" e illustrerà
l'esempio del partito pirata di Berlino e di liquidfeedback, il
software che il partito pirata utilizza per deliberare.
INFO:
Istituto Gramsci
011 83 95 402
segreteria(a)gramscitorino.it
Biblioteca Archimede
0118028582-583
eventi(a)bibliotecarchimede.it
www.bibliotecarchimede.it/
Feb. 29, 2012
Re: [nexa] Rif: Re: Nuova legge sul copyright
by Stefano Quintarelli
On 29/02/2012 11:29, a.dicorinto(a)uniroma1.it wrote:
> Beh, stefano, veramente la formula "in qualsiasi forma e con qualsiasi
> mezzo"include logicamente anche l'online...
si, infatti credo che l'idea sia proprio che devono pagare tutti gli
articoli che nascono da giornali e riviste e che vengono ripresi e
diffusi con qualunque mezzo (il "qualunque mezzo" e' relativo alla
diffusione, non all'origine dei contenuti)
(e fatto salvo tutte le utilizzazioni libere garantite dall'Art. 1)
> ma se ti devo dire, è la citazione del concetto di "profitto", anzichè lo "scopo
> di lucro" che mi preoccupa. Infatti tu puoi realizzare un profitto semplicemente
> "evitando" un esborso, cioè "risparmiando".
che calza perfettamente con cio' che dico sopra.
mi consta che qualche rassegnatore dica "compro una copia del giornale,
quindi sono in regola"..
> Ad ogni modo io credo che chi fa rassegne stampa debba pagarne i diritti agli
> editori in proporzione al numero di copie perdute, cioè non acquistate, e chi fa
> le rassegne stampa online (Camera, Presidenza del Consiglio, Confcommercio,
> ecc.) in proporzione al numero di accessi.
questo e' difficile da quantificare (i mancati acwquisti)... ad esempio,
personalmente sono prossimo allo 0 come copie cartacee acquistate, leggo
la rassegna stampa ma in assenza non comprerei la mazzetta...
in UK il modello e' un fee che i rassegnatori pagano agli editori per
teste che hanno diritto a leggere.
la diffusione al pubblico di un prodotto di terzi senza averne i diritti
e' vietata
trovo francamente non comprensibile l'accanimento contro i teenager che
sembrano gli unici cattivi quando le istituzioni per prime danno, senza
essere mai chiamate in causa, il cattivo esempio http://is.gd/rjbzwh
> La contropartita è l'eliminazione dei contributi pubblici agli editori.
questo e' un altro grande tema...
i beneficiari dei contributi pubblici agli editori non sono gli editori
delle
maggiori testate che ci vengono in mente.
http://is.gd/GBUNcE
c'e' l'elenco dei contributi; interessante vederli tutti; ad un rapido
conto io conosco l'esistenza di circa il 4-5%
vanno a quotidiani editi da cooperative, fondazioni, enti morali, in
lingue di minoranze, organi di partito, e per la diffusione all'estero.
(che nell'era di internet.. mah.. america oggi, corriere canadese, gente
d'italia, il globo, voce d'italia)
(alcuni commenti http://is.gd/MH0YUs )
> Se conviene agli editori? No. Non ho le cifre, ma oggi i profitti si misurano
> non solo sulle copie vendute di un prodotto, materiale o immateriale, ma sulle
> attività di branding, marketing e profiling.
se guardi ad esempio l'ultimo bilancio di RCS http://is.gd/YtSGhs
vedi che ricavi pubblicitari e diffusionali fanno 2Bn, i ricavi
editoriali diversi fanno 0,28Bn
(e questo include dada che fa 150M di ricavi in giro per il mondo, non
solo in italia)
relativamente alle attività online avevo scritto questo tempo fa:
http://is.gd/4kgR75
che, riguardandolo oggi, trovo ancora corretto (ed i commenti _molto_
interessanti)
>Per gli editori fare a meno di una
> schiera di persone che gratuitamente fanno circolare i loro prodotti e il loro
> brand non è un buon affare.
torniamo al punto di base... vedo poche persone fisiche che pigliano
articoli dai giornali e riviste, li digitalizzano e li fanno circolare.
(mentre vedo i rassegnatori che lo fanno)
indubbiamente far circolare il nome e' importante
http://is.gd/CVhW6D
cit: "I motori di ricerca ? i motori di ricerca (cioè google) sono (è)
uno dei migliori amici degli editori ! non è un caso che anche in google
news ci sia una sezione "dalla redazione" con articoli in evidenza
indicati dagli editori stessi. "
(diverso il discorso per la politica che spingono con G+, concepita su
una struttra di mercato squisitamente americana e antitetica a quella
italiana; a disposizione per approfondire se interessa)
ciao, s.
> IHMO
>
>
> **********************
> “The Net interprets censorship as damage and routes around it.”
> – John Gilmore
>
> -----nexa-bounces(a)server-nexa.polito.it ha scritto: -----
>
> Da: Stefano Quintarelli
> Inviato da: nexa-bounces(a)server-nexa.polito.it
> Data: 28/02/2012 04.27PM
> Cc: nexa(a)server-nexa.polito.it
> Oggetto: Re: [nexa] Nuova legge sul copyright
>
> cit. Guido:
> > Utilizzare un articolo di attualità online, in qualsiasi forma e con
> qualsiasi mezzo,
> >cosa significa?
>
> il testo dice
> > l’utilizzo o la riproduzione, in qualsiasi forma e con qualsiasi mezzo, di
> articoli di
> > attualità pubblicati nelle riviste o nei giornali
>
> il testo non parla di online, mi pare che questa sia una estensione di
> interpretazione...
>
> mi pare invece che il testo dica che chi fa rassegne stampa deve pagare
> i contenuti
> attraverso le associazioni di categoria (e, mi pare, escludendo accordi
> diretti).
>
> chissa' se agli editori piace cio'.
>
> ciao, s.
>
>
>
> On 28/02/2012 16:20, a.dicorinto(a)uniroma1.it wrote:
> > Ricordate che qualche giorno fa vi avevo inviato la notizia che era stata
> > incardinata al Senato, in comm. Giustizia, una proposta di modifica della
> legge
> > del diritto d'autore relatori Bruno e Centaro (Atto Senato n. 2297*XVI
> > Legislatura*). Non ne abbiamo discusso in lista e ne ho parlato offlist
> solo con
> > alcuni di voi, ma credo sia il caso di approfondire:
> > Ecco cosa dice Guido della proposta:
> >
> http://blog.wired.it/lawandtech/2012/02/27/ddl-butti-un-nuovo-attacco-alla-…
> >
> > Tra l'altro, in base ai miei leaks, Catricalà e Peluffo stanno lavorando a una
> > riforma complessiva della lda e per questo motivi i commissari dell'Agcom
> stanno
> > accellerando sulla loro proposta, per evitare che sia il Governo a fare
> prima la
> > propria. Avete notizie in proposito?
> >
> > ciao, a presto
> >
> > **********************
> > “The Net interprets censorship as damage and routes around it.”
> > – John Gilmore
> >
> >
> >
> > _______________________________________________
> > nexa mailing list
> > nexa(a)server-nexa.polito.it
> > https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
> --
> blog.quintarelli.it
> www.ilsole24ore.com
> --
> tutelo la riservatezza della tua corrispondenza, non uso mail offerta da
> portali
> _______________________________________________
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Feb. 29, 2012
Re: [nexa] Michele Boldrin presenta il libro: "Abolire la proprietà intellettuale" (Laterza, 2012)
by Giuseppe Futia
*REMINDER*:
Vi ricordiamo che venerdì 2 marzo alle ore 14.30, presso l’I3P del
Politecnico di Torino, *Michele Boldrin*, docente di Economia presso la
Washington University di St Louis, presenterà il libro “*Abolire la
proprietà intellettuale*”, scritto insieme a David K. Levine, la cui
edizione italiana è stata recentemente pubblicata da Laterza.
Maggiori informazioni sono disponibili su: http://nexa.polito.it/2012-
boldrin
Il giorno 13 febbraio 2012 16:50, Giuseppe Futia
<giuseppe.futia(a)gmail.com>ha scritto:
>
> *Michele Boldrin presenta il libro:
> "Abolire la proprietà intellettuale"
> (Laterza, 2012)**
> *
>
> http://nexa.polito.it/2012-**boldrin <http://nexa.polito.it/2012-boldrin>*
> *
>
> *Venerdì 2 Marzo 2012
> ore 14.30*
>
> *I3P, Incubatore Imprese Innovative Politecnico di Torino - Sala Agorà
> Via Pier Carlo Boggio 59, Torino* - www.i3p.it
> <http://www.i3p.it/contatta_I3P> *
> Ingresso libero*
>
> Venerdì 2 marzo alle ore 14.30, presso l’I3P del Politecnico di Torino,
> *Michele Boldrin*, docente di Economia presso la Washington University di
> St Louis, presenterà il libro “*Abolire la proprietà intellettuale*”,
> scritto insieme a *David K. Levine*, la cui edizione italiana è stata
> recentemente pubblicata da Laterza<http://www.laterza.it/index.php?option=com_content&view=article&id=698:abol…>.
> La presentazione è organizzata dal Centro NEXA su Internet & Società<http://nexa.polito.it/>,
> l’Intellectual Property Finance Institute<http://www.ipfinance-institute.com/>e l’Incubatore
> Imprese Innovative <http://www.i3p.it/> del Politecnico.
>
> Secondo la tesi principale dei due autori, *“copyright e brevetti
> costituiscono un male inutile perché non generano maggiore innovazione ma
> solo ostacoli alla diffusione di nuove idee. Negli anni a venire la
> crescita economica dipenderà, sempre più, dalla nostra capacità di ridurre
> – e finalmente eliminare – il monopolio intellettuale, liberando la
> creatività diffusa che esso oggi opprime. Come nella battaglia per il
> libero commercio, il primo passo deve consistere nella distruzione delle
> fondamenta teoriche della posizione mercantilista la quale sostiene che,
> senza il monopolio intellettuale, l'innovazione sarebbe impossibile. È vero
> il contrario”*.
>
> La versione inglese del libro (2008) è liberamente scaricabile qui:
> http://www.dklevine.com/**general/intellectual/**againstfinal.htm<http://www.dklevine.com/general/intellectual/againstfinal.htm>
>
> *Biografia di Michele Boldrin:**
> *
>
> *"Dall’autunno del 2006 sono professore alla Washington University in
> Saint Louis dove sono anche direttore del dipartimento di economia. Nato a
> Padova, vissuto a Mestre tra i 10 ed i 27 anni, mi sono laureato in
> economia a Ca’ Foscari nel luglio 1982. Nel settembre del 1983 ho iniziato
> a frequentare il programma di PhD in economia della University of
> Rochester, NY, dove ho conseguito il titolo nel 1987. In seguito ho fatto
> il professore di economia a University of Chicago (1986-87), UCLA
> (1987-90), Kellogg GSM, Northwestern University (1990-94), Carlos III de
> Madrid (1994-99) e University of Minnesota (1999-2006). In Spagna coordino
> ancora l’attività accademica di FEDEA (www.fedea.es) ed organizzo il
> Salamanca Social Sciences Festival. Ho anche fatto parte del gruppo che,
> nel 1986-87, diede inizio al programma di economia del Santa Fe Institute".
> *
>
> *"La mia ricerca si concentra sulla teoria e sulle applicazioni dei
> modelli dinamici di equilibrio generale, che ho usato ed uso per studiare
> la crescita ed i cicli economici, la valutazione dei titoli finanziari, i
> sistemi di welfare e quello pensionistico in particolare, il progresso
> tecnologico, il mercato del lavoro, i sistemi di proprietà intellettuale,
> l’evoluzione della fertilità, il commercio internazionale. Attualmente mi
> occupo di innovazione, banche e moneta, rivoluzione industriale e
> globalizzazione. I miei due libri più recenti sono: “Against Intellectual
> Monopoly” (con David K. Levine, Cambridge UP 2008, Laterza 2012) e
> “Tremonti: Istruzioni per il disuso” (con A.Bisin, S. Brusco, A. Moro, G.
> Zanella, Ancora 2010, 2011). Sono uno dei cinque che, nel 2006, hanno
> creato il blog "noiseFromAmerika <http://noisefromamerika.org/>". Oltre
> che su “Il Fatto Quotidiano” e “Linkiesta”, dove scrivo regolarmente,
> quando capita scrivo anche altrove, dal “WSJ” a “ABC”, da “El Pais” allo
> “Huffington Post”. Se la fortuna non ci abbandona, Marco Ardemagni ed io
> dovremmo pubblicare un “esplosivo” testo sull’economia italiana fra la fine
> del 2012 e l’inizio del 2013". **
> *
>
>
> *Ufficio Stampa*
> * Centro NEXA su Internet & Società:*
> Giuseppe Futia
>
> NEXA Center for Internet & Society
> Politecnico di Torino
> Dipartimento di Automatica e Informatica
>
> Tel. +39 011 090 7219
>
Feb. 29, 2012
Fw: [Creis_Terminal] CECIL Article : base de données biométriques centralisée et reconnaissance f aciale
by Mariella Berra
----- Original Message -----
From: <contact(a)lececil.org>
To: <creis_terminal(a)lecreis.org>
Sent: Wednesday, February 29, 2012 9:55 AM
Subject: [Creis_Terminal] CECIL Article : base de données biométriques
centralisée et reconnaissance f aciale
La France sera-t-elle le premier et seul pays au monde à autoriser le
fichage et la reconnaissance faciale de toute sa population ?
Bataille autour d'un amendement dans le cadre de la loi relative à la
protection de l'identité.
http://www.lececil.org/spip.php?article141
Le CECIL
www.lececil.org
_______________________________________________
Creis_terminal mailing list
Creis_terminal(a)lecreis.org
https://listes.globenet.org/listinfo/creis_terminal
Feb. 29, 2012
la farfalla dell'accessibilità
by Simone Aliprandi
Su Apogeonline si parla oggi del Progetto Farfalla.
In un periodo in cui si fa un gran parlare di farfalle, è forse il
caso di dedicare un po’ di spazio ad un altro tipo di lepidottero, di
ben più nobili intenti. Nel sottobosco di progetti open source
sviluppati in Italia infatti “svolazza” da qualche anno un progetto
davvero utile e illuminato: il Farfalla Project è un software che mira
a massimizzare l’accessibilità in rete, funzionando sia sotto forma di
normale pacchetto installabile sia come tecnologia cloud a
disposizione dei gestori dei siti.
[leggi l'intero articolo:
http://www.apogeonline.com/webzine/2012/02/29/il-vispo-progetto ]
Un caro saluto.
--
Simone Aliprandi - http://www.aliprandi.org
Feb. 29, 2012
Re: [nexa] Nuova legge sul copyright
by Stefano Quintarelli
però il diritto il diritto di citazione non viene meno.
l'unico effetto critico che io vedo è quello che curano prima, mi pare che si imponga di passare dall'associazione di categoria per fare accordi con rassegnatori, escludendo gli accordi diretti.
------- Original message -------
> From: M. Fioretti <mfioretti(a)nexaima.net>
> To: nexa(a)server-nexa.polito.it
> Sent: 28.2.'12, 22:40
>
>
> On Tue, February 28, 2012 4:27 pm, Stefano Quintarelli wrote:
>
>> chissa' se agli editori piace cio'.
>
> A quelli svegli, non credo. Io infatti ho fatto la "ipotesi" che in realtà
> il DDL Butti sia una mossa per sbarazzarsi degli editori cretini:
>
>
> http://stop.zona-m.net/it/2012/02/senatore-che-ha-capito-niente-o-tutto-di-…
>
> marco
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Feb. 29, 2012
"Google can't track every single click of your web surfing. Only most of them."
by J.C. DE MARTIN
Google can't track every single click of your web surfing. Only most
of them.
Posted by *Matthias Gelbmann <http://w3techs.com/users/profile/2>*
on 27 February 2012
*Summary:*
/If you don't trust //Google, you may want to avoid it while surfing the
web. Good luck to you./
If you are anything like me, you love a lot of what Google offers. As
soon as I fire up my Google Chrome browser, I head over to Google
Search, Google Maps, Gmail, Google Calendar, Google Docs or Picasa. And
whenever I stop wasting my time on Google+, I continue doing so on
YouTube. These services are mostly free and reliable, why should I think
twice about using them?
[...]
Continua qui:
http://w3techs.com/blog/entry/google_cant_track_every_single_click_of_your_…
Feb. 29, 2012
Fwd: Accesso aperto: proposta integrata
by J.C. DE MARTIN
La prof. Maria Chiara Pievatolo, collega dell'Università di Pisa,
ha postato su una lista privata il seguente splendido
messaggio sull'open access.
La prof. Pievatolo, che da anni lavora con grande competenza e passione
a favore dell'accesso aperto, auspica che anche nel nostro paese nasca un
forte movimento di opinione che reclami il libero accesso ai risultati
della ricerca pubblica. Mette inoltre in guardia a proposito
di possibili effetti perversi dei meccanismi di valutazione
della ricerca che sono in fase di definizione da parte dell'ANVUR.
Sottoscrivendo totalmente il suo messaggio,
sono lieto, col suo consenso, di condividerlo con voi.
juan carlos
-------- Original Message --------
Subject: Accesso aperto: proposta integrata
Date: Wed, 29 Feb 2012 00:39:55 +0100
From: Maria Chiara Pievatolo <pievatolo(a)dsp.unipi.it>
Organization: Università di Pisa
Salve.
[...]
Parto da un principio elementare: quanto è finanziato da denaro
pubblico deve essere pubblico,
- affinché il contribuente non paghi due volte la stessa cosa (e gli
atenei non la paghino tre volte, prima stipendiando i ricercatori, poi
fornendo gratis agli editori gli articoli e il referaggio, e infine
ricomprando i loro testi a carissimo prezzo:
https://svpow.wordpress.com/2012/01/13/the-obscene-profits-of-commercial-sc…)
- perché il cittadino possa controllare come sono spesi i suoi soldi
(trasparenza)
Un simile principio, unito allo "sciopero" dei ricercatori contro
Elsevier, ha portato, negli USA, alla vittoria della primavera
accademica
(https://minimacademica.wordpress.com/2012/02/27/rwa-e-ufficialmente-defunta/)
Questo principio si attua:
a) con le politiche di mandato (l'ente finanziatore finanzia la
ricerca, ma impone l'obbligo di depositarne i prodotti in archivi) che
oggi in Italia sono applicate a macchia di leopardo
(http://www.telethon.it/ricerca-progetti/ricercatori/open-access) e che
invece dovrebbero essere estese a tutta la ricerca a finanziamento
pubblico o comune
b) con le politiche di deposito legale: per partecipare a un concorso
pubblico o alla valutazione della ricerca i titoli devono essere
depositati in un archivio aperto (oggi questo vale solo per il
conseguimento del titolo di dottore di ricerca).
Rispetto al copyright, i mandati impongono al ricercatore di non
cederlo totalmente all'editore; i depositi invece lo bypassano.
Questo modello è concettualmente facile da attuare perché la nostra
ricerca è già pagata, a monte. Gli editori svolgono solo il ruolo,
parassitario, di recintare i beni comuni col pretesto che sono loro a
farci valutare la ricerca, quando con la rete possiamo benissimo fare da
soli (http://bfp.sp.unipi.it/btfp/?p=1033 btw, il testo di cui sto
parlando nella pagina indicata, che sostiene tesi simili alle mie, è
stato recensito sul NYT).
Agostino Quadrino propone un sistema di sottoscrizione per i testi
scolastici, che non sono pagati a monte
(http://www.garamond.it/index.php?pagina=372) La sua proposta, che è
simile a quella dell'illuminista Lessing
(http://bfp.sp.unipi.it/classici/lessing.html) si integra perfettamente
con la mia, a condizione che successivamente i testi così ottenuti siano
liberati in archivi ad accesso aperto, in modo che possano essere
riutilizzabili.
L'attuale esercizio di valutazione della ricerca è ad accesso
chiusissimo: i testi da valutare sono depositati in un archivio
elettronico riservati, e sono destinati ad essere cancellati per evitare
che qualcun altro ci butti l'occhio per sbaglio
(http://www.roars.it/online/?p=3604) I suoi esiti, se nessuno si
opporrà e se si adotterà, come sembra
(http://www.roars.it/online/?p=4846) il sistema delle liste di editori
(eccellenti, così così, figli di nessuno) saranno pure oligopolistici:
gli editori piccoli chiuderanno, quelli nuovi non nasceranno nemmeno.
Un esempio: le traduzioni italiane più recenti degli scritti politici
di Kant sono la mia, uscita in volume per Firenze University Press e ad
accesso aperto qui (http://bfp.sp.unipi.it/dida/kant_7/) e quella di
Gonnelli, uscita per L.. La mia traduzione fa concorrenza a L. perché
corregge alcuni errori di Gonnelli, perché costa meno (la versione
on-line è addirittura gratis) e perché ciascun testo è sotto licenza
cc-by-sa. In questo modo, chi volesse correggere i miei errori potrebbe
farlo facilmente. Se però la valutazione della ricerca mi dice che il
mio testo sarà giudicato negativamente perché è uscito presso un editore
piazzato male nella lista, potrò sperare di ricevere un giudizio
positivo solo se troverò un valutatore coscienzioso che legge anchei
testi - mentre chi pubblica con L., a sua volta, avrà un giudizio
positivo a meno che non trovi un valutatore coscienzioso. Quindi il
ricercatore medio la prossima volta sceglierà di pubblicare con L.,che,
determinando la sua carriera, sarà in grado di imporgli le sue
condizioni: non gli concederà mai quello che FUP ha concesso a me.Che
cosa c'entra tutto questo con la libera concorrenza, che dovrebbe essere
cara al governo Monti? Che tipo di società costruiamo, se gli
oligopolisti dell'editoria recintano la ricerca pubblica
(http://minimacademica.wordpress.com/2011/09/01/monbiot-i-latifondisti-della…)
lasciando gli altri al Grande Fratello e alla pirateria?
Vorrei scomodare anche altri, più seri, principi filosofici, come la
libertà dell'uso pubblico della ragione e il carattere di bene comune
della cultura, ma è tardi e mi trattengo.
La Crui può produrre solo linee guida. Per estendere la politiche di
mandato e di deposito legale occorre una coscienza civile forte e
diffusa, che si deve scontrare con lobby fortissime.
Idee come le mie, in realtà, vanno di moda. Purtroppo, però, vengono di
solito privatizzate in testi con su scritto "proprietà letteraria
riservata". Il primo passo che ho intenzione di fare è chiedere
pubblicamente a uno di questi autori perché le sue modalità di
pubblicazione non sono in armonia con le sue idee. Credo di aver trovato
la persona giusta perché, probabilmente, in buona fede. Ma mi piacerebbe
che questo fosse solo il punto di partenza: l'accesso aperto deve
entrare nella discussione pubblica.
Buonanotte,
MCP
(*) Ho usato L. come variabile per indicare un qualsiasi editore
trattato dalla lista come prestigioso. Al posto di L. ci potrebbe
essere, per esempio, M., E., S. o anche W. :-)
--
Maria Chiara Pievatolo
Dipartimento di Scienze politiche e sociali Università di Pisa
Via Serafini 3 56126 Pisa (Italy)
http://www.sp.unipi.it/index.php?page=/hp/pievatolo
http://bfp.sp.unipi.it/btfp https://twitter.com/btfp1
Feb. 29, 2012
Fwd: [ NNSquad ] The "Right to Be Forgotten": A Threat We Dare Not Forget
by J.C. DE MARTIN
-------- Original Message --------
Subject: [ NNSquad ] The "Right to Be Forgotten": A Threat We Dare Not
Forget
Date: Tue, 28 Feb 2012 17:44:49 -0800
From: Lauren Weinstein <lauren(a)vortex.com>
To: nnsquad(a)nnsquad.org
The "Right to Be Forgotten": A Threat We Dare Not Forget
http://lauren.vortex.com/archive/000938.html
Imagine that you're conducting a Google Search for "Beatles" -- but
mysteriously, the only results you receive are links to official,
authorized pages for their song downloads and related corporate
promotional materials. Or perhaps you enter a search for "Rick
Santorum" -- but the search results are all links to pages on his
official campaign website. Maybe a simple query regarding "John F.
Kennedy" provides lots of details about his official presidential
papers, but not a single link to information about his reported
extramarital activities that we know about today. Or do we know about
them? After all, if they're not in the search results, perhaps they
don't exist. Right?
Wrong! But there are governments, individuals, and organizations who
would very much like to make "disappearing search results" scenarios
come true on a vast scale, creating a new form of censorship that
would make previous censorship efforts -- on and off the Internet --
pale by comparison.
We know that search engines like Google are required to abide by
valid, legal orders concerning the removal of search results. To
date, these have been relatively limited in terms of scope, though
there are already many egregious examples of what most of us would
probably agree are inappropriate takedown orders.
The thankfully now moribund SOPA and PIPA legislation would likely
have mandated the removal of search results involving the location of
materials that the MPAA, RIAA, and other groups felt were illicit, and
in the process would have done enormously wide damages across the Net.
But at least SOPA/PIPA supporters weren't trying to erase from memory
even the existence of those songs and films! They obviously didn't
want us to forget that The Beatles were a great group, or that
"Citizen Kane" is a wonderful film.
Today though, governments around the world and allied pressure groups,
especially in Europe but also elsewhere, even here in the U.S., are
pushing a dangerous censorship concept much more akin to Stalin's
alteration and censorship of photos than to even the controls envisioned
by SOPA and PIPA ( http://j.mp/yZ7wA0 [Wikipedia] ).
Generally called the "right to be forgotten" (RTBF), this ultimately
insidious concept embodies the view that governments, corporations,
other organizations -- and individuals -- should have what amounts to
absolute control over related publicly available information,
especially in search engine results.
Note that our key words here are "publicly available." By and large
we're not talking about private data, we're talking about information
on public websites that particular individuals or other entities would
prefer didn't show up in associated search results.
The theory seems simple. If you can dictate and micromanage (for
example) Google Search results, you hope to prevent searchers from
finding unfavorable information about you, whether true or false.
Various types of situations where the "right to be forgotten" has already
been invoked includes people acquitted of crimes who had highly
publicized trials, doctors trying to suppress complaints from upset
patients, a resort unhappy that stories of a fire disaster from
decades ago are still associated with their location, and (much more
sympathetically) individuals who are the target of websites that were
created to harass, libel, or injure them in other ways.
The focus on search engines in these regards is a consequence of
several factors.
One issue is the reality that information on the Net, once available
publicly, can be virtually impossible to actually remove, given the
global availability of mirrors, archives, and other systems in various
jurisdictions that can copy and preserve virtually any data.
So -- the thinking goes -- rather than try actually taking actions
against the various websites that are the real publishers of the data
in question, targeting search engines make for more of a "one stop
shopping" regime, to try block people from finding the data even if
it's still really out there.
Another factor is that the legal bar can be high in some countries for
libel and other similar suits. So if governments can be convinced to
anoint essentially everyone with the right to demand censorship of any
search results that they feel relate unfavorably to themselves, that
much lower burden could be widely exploited.
It doesn't take more than a few minutes of thought to see the utterly
disastrous ramifications of the "right to be forgotten" approach, and
the cascading damage to free speech that could easily spread
malignantly across the global Internet as a result.
The crux of the matter is simple enough. Even if search engine
results are selectively expunged on demand, the "upsetting" material
in question will still likely exist on the Internet itself, still
subject to being located by other means, including via sites that
merely discuss related topics, situations, companies, or individuals.
This is a crucial point.
To be "forgotten" in the usual sense of the "right to be forgotten"
proponents would typically end up requiring not only that direct
references to sites containing "offending" materials be expunged from
search results, but also links to any sites that so much as
specifically (or in many cases even generally) discuss, critique,
analyze, or otherwise mention the materials in question, or that even
note the removal of the more direct links from search engine results
themselves!
So a site that so much as says, "A controversy arose about whether or
not Dr. Foo was providing quality health care, resulting in Google
being ordered to remove links to sites operated by those patients,"
could itself trigger an order that demanded the removal of links
mentioning the controversy involving Dr. Foo -- that he would prefer
be "forgotten."
Like ripples spreading from rocks tossed into a pond, the range of
directly and indirectly related sites whose links could be ordered
censored from search engine results will tend to spread, multiply, and
interact in complex ways, pulling ever more websites into "right to be
forgotten" censorship demands.
And for all that damaging censorship and invasive restrictions on
speech, the primary materials in question will likely still remain
easily available.
I do not accept as credible the claims of some "right to be forgotten"
proponents that just getting the top, main related links out of Google
Search results will be enough to satisfy them. It is inevitable that
as the reality of the complex network graph associated with such
information becomes obvious, calls for ever broader censorship orders,
targeting results and links increasingly "distant" from the core
sites, will be forthcoming in massive numbers, in a gigantic,
nightmarish version of search results "Whac-A-Mole."
The only rational approach to the kinds of disputes invoked by "right
to be forgotten" advocates should not be censorship, and should not be
attempts to delete information and references to that information.
Rather, we should be concentrating on providing more information, more
context in case of disputes, not less ( http://j.mp/dOE4Vw [Lauren's Blog] ).
While the "right to be forgotten" may at first glance seem to have
laudable goals, it is in truth an impractical and ultimately abusive
concept, that cannot realistically accomplish its stated goals, but
that would inevitably do enormous damage to the valid speech rights of
an ever widening sphere of organizations and individuals around the
world.
It is a dangerous Chimera that would create vast new problems, not
solve existing ones.
The right to be forgotten is a threat that we dare not forget, but
that we should most soundly and totally reject.
--Lauren--
Lauren Weinstein (lauren(a)vortex.com) http://www.vortex.com/lauren
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Feb. 29, 2012