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OSI readies controversial Open AI definition
by Giacomo Tesio
The Open Source Initiative (OSI) has been working on defining Open
Source AI—that is what constitutes an AI system that can be used,
studied, modified, and shared for any purpose—for almost two years. Its
board will be voting on the Open Source AI Definition (OSAID) on
Sunday, October 27, with the 1.0 version slated to be published on
October 28. It is never possible to please everyone in such an
endeavor, and it would be folly to make that a goal. However, a number
of prominent figures in the open-source community have voiced concerns
that OSI is setting the bar too low with the OSAID—which will undo
decades of community work to cajole vendors into adhering to or
respecting the original Open Source Definition (OSD).
Continua su https://lwn.net/SubscriberLink/995159/a37fb9817a00ebcb/
Giacomo
Oct. 26, 2024
Whoops! Google, Copilot, Perplexity push scientific racism in search results
by maurizio lana
https://pivot-to-ai.com/2024/10/26/whoops-google-copilot-perplexity-push-sc…
Maurizio
------------------------------------------------------------------------
se le persone sentono il bisogno
di dirti quanto successo hanno,
non sono affatto persone di successo
jon bon jovi
------------------------------------------------------------------------
Maurizio Lana - 347 7370925
Oct. 26, 2024
L'Ue non sarà il "terzo polo" dell'Intelligenza artificiale fra Usa e Cina. Ecco perché. L'analisi di Aresu - Startmag
by J.C. DE MARTIN
Da leggere e meditare:
https://www.startmag.it/innovazione/intervista-alessandro-aresu-geopolitica…
(messaggio spedito in movimento - scusate brevità ed eventuali refusi)
Oct. 26, 2024
l'insostenibile pesantezza dei Piracy Shield (o di AGCOM?)
by 380°
Buongiorno,
l'algido comunicato stampa [1] di AGCOM praticamente dice solo che il
recente blocco di Google Drive è dipeso da una errata segnalazione di
DAZN e che per questo viene /diffidata/ (cioè /il nulla/) e comunque la
piattaforma rimane attiva perché funziona _benissimo_, è solo colpa di
chi non collabora.
Accertato da tempo che è perfettamente inutile continuare a insistere
sulla totale e inemendabile inconsistenza tecnica di quella /roba/, ora
a me pare evidentissimo sia anche inutile insistere sulla legittimità
giuridica e/o responsabilità civile degli _amministratori-de-facto_ di
cotanto sistema: così è perché Loro™ lo decidono... se sbagliano, va
bene lo stesso!
Consiglio non richiesto ad AGCOM (mi sentite?): Piracy Shield è una
zavorra pesantissima, mollatela altrimenti vi porterà definitivamente a
fondo con lei.
Un recente articolo di Wired racconta qualche interessante "retroscena"
dell'episodio 12 della stagione 1 di questa _fiction_; dubito che uscirà
mai una stagione 2 (ma le puntate della stagione 1 possono andare avanti
indefinitamente):
https://www.wired.it/article/dazn-diffida-agcom-piracy-shield-google-drive/
«Dazn è stata diffidata per il blocco di Google Drive di Piracy Shield»
di Luca Zorloni, 23.10.2024
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
E alla fine il nome è uscito. *Una diffida ufficiale dell'Autorità
garante delle comunicazioni* (Agcom) *contro Dazn* per le
*segnalazioni errate su Piracy Shield [...]
L'autorità ha deciso di giocare a carte scoperte dopo il *blocco di
quasi 6 ore a una content delivery network (cdn) di Google* nella serata
di sabato 19 ottobre, che ha *comportato l'impossibilità di accedere al
servizio di Google Drive.*
1.1 La battaglia dentro Agcom
─────────────────────────────
[...] Detto fuori dal linguaggio burocratico: significa che è *partita
da Dazn la segnalazione errata contro Google*. Secondo una
ricostruzione, su Drive sarebbe stata salvata una cartella con domini
legati allo streaming illegale, inserita per errore nell'elenco dei
domini da oscurare. E secondo tre fonti indipendenti consultate da
/Wired/, in Agcom e tra gli operatori, che hanno richiesto l'anonimato
per contribuire a questo articolo, *non sarebbe la prima volta che Dazn
invia segnalazioni errate*. Dazn, contattata da /Wired/ fin da domenica
20 ottobre, non ha mai voluto rispondere alla richiesta di commento.
La diffida di Agcom è anche *una tutela contro eventuali ricorsi di
Google*. Al quale l'Agcom ha *detto esplicitamente di iscriversi a
Piracy Shield* (con la sola astensione al voto della commissaria Elisa
Giomi). [...] Altra opzione difficile da praticarsi: significherebbe che
un *operatore di Singapore deve iscriversi a Piracy Shield*. [...]
[...]
1.2 L'appoggio del governo
──────────────────────────
[...] Agcom tira dritta. Nonostante ormai *all'interno emergano fratture
nella posizione del consiglio* e rispetto alla linea del commissario
Massimiliano Capitanio, area Lega, da sempre sostenitore
dell'iniziativa.
Giomi ha dichiarato pubblicamente che da tempo era contraria alla
piattaforma. In una nota diffusa sui social ha scritto di aver preso “
/*preso le distanze dall'iniziativa fin dal suo esordio quasi due anni
fa,* tra le reazioni spesso virulente dei colleghi, esprimendo voto
contrario in tutti i passaggi. Per ragioni di metodo e di merito: ad
esempio l'ambiguità della donazione della piattaforma ad Agcom da
parte della Lega Calcio che è parte in causa essendo tra i pochissimi
soggetti legittimati alle segnalazioni; i tempi davvero frettolosi con
cui il Consiglio ne ha deliberato l'adozione; la totale mancanza di
trasparenza nell'attribuzione delle consulenze esterne sulla bontà
dell'iniziativa; la resistenza a fare una ricognizione di soluzioni
alternative disponibili sul mercato; i rimedi incerti e tardivi con
cui si è cercato vanamente di risolvere i continui problemi; la
consueta fuoriuscita di notizie sensibili a procedimenti in corso che
accompagna ormai tutte le decisioni più importanti di questa
consiliatura, peraltro nell'inerzia più totale di chi la riservatezza
dovrebbe assicurare/”. E ha concluso: “ /*Piracy Shield, per com'è
oggi, non riesce nell'obiettivo e comporta rischi semplicemente non
sostenibili,* per le aziende e per gli utenti. [...]
*La diffida a Dazn è un modo per scaricare all'esterno* i problemi
connaturati nella progettazione stessa piattaforma. [...]
"La piattaforma funziona”, ha detto Urso, che ha poi sollecitato “il
pieno e leale coinvolgimento di diversi attori interessati i prestatori
di servizi internet, i titolari di diritti e Agcom”. E rispetto agli
incidenti, il ministro ha dichiarato: “Gli eventuali disservizi che si
sono verificati si potranno ridurre quanto più gli operatori iscritti
alle piattaforme *contribuiranno a inserire nella white list i servizi
legittimi* per evitare che vengano erroneamente colpiti”.
Il riferimento è agli *elenchi di risorse internet che non devono
essere assolutamente bloccate,* [neanche in caso di erronea
segnalazione], da Piracy Shield. Elenchi in cui, come dimostra il
blackout della cdn di Google, risorse online di larghissimo uso non
sono presenti. /Wired/ ha ottenuto da *Agcom l'indicazione che le
white list contengono complessivamente 11mila elementi*. Ne fanno
parte sia siti e risorse istituzionali (come, a titolo di esempio,
Presidenza del consiglio, ministeri, Banca d'Italia), segnalati
dall'Autorità per la cybersicurezza nazionale, sia alcune
infrastrutture dei fornitori di servizi internet e dei segnalatori
autorizzati a operare su Piracy Shield, nonché la stessa virtual
private network attraverso cui si accede alla piattaforma nazionale
antipirateria.
Ora, secondo la linea di Urso, chi vuole impedire che il proprio sito
finisca anche per errore nella rete di Piracy Shield ([scenario
tutt'altro che improbabile], come insegna la storia dall'attivazione
della piattaforma dallo scorso febbraio, poiché su uno stesso dominio
insistono più risorse internet), dovrebbe iscriversi alla white
list. Un processo che però *non è aperto a tutti*. Vorrebbe dire dover
includere i siti di tutte le aziende. Anche le più piccole. E
reclamare le iscrizioni dall'estero. Di fatto, un'impresa titanica e
impossibile. Per *Corrado Giustozzi*, membro del consiglio direttivo
di Clusit, l'associazione italian per la sicurezza informatica, “è
opportuno che informazioni oggettive relative al funzionamento ed alle
prestazioni di queste piattaforme, quali per esempio il tasso di falsi
positivi, siano portate a conoscenza della collettività per consentire
ai cittadini italiani di poter valutare in modo informato quanto viene
fatto nel loro interesse.”
Finora agli elenchi di protezioni hanno potuto accedere solo gli
invitati al tavolo tecnico di Piracy Shield. Che, come scoperto da
/Wired/ attraverso una richiesta di accesso agli atti, sono *62*. [...]
Come faranno tutti gli altri? Per ora non si sa.
Per Pastorella, che pure ha votato in passato a favore di Piracy
Shield, "sui disservizi del Piracy Shield il ministro Urso non
risponde. Anzi, sostiene che i problemi della piattaforma saranno
risolti soltanto quando tutti gli operatori contribuiranno a segnalare
che i loro servizi sono sicuri. Di fatto siamo alla presunzione di
colpevolezza per tutti i siti e i servizi che utilizzano il web. Se
questa è la sola soluzione che il governo intende mettere in campo per
risolvere i problemi, è evidente che la piattaforma, così com'è, va
chiusa”. Per la sospensione sono anche Giomi e Giacomelli. La
partita è aperta.
[articolo aggiornato il 24 ottobre, ore 14, con le dichiarazioni di
Giomi]
[neanche in caso di erronea segnalazione]
<https://www.wired.it/article/piracy-shield-white-list-come-funziona-domini/>
[scenario tutt'altro che improbabile]
<https://www.wired.it/article/piracy-shield-siti-ricorso-agcom-codice/>
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
Saluti, 380°
[1] https://www.agcom.it/comunicazione/comunicati-stampa/comunicato-stampa-2
--
380° (Giovanni Biscuolo public alter ego)
«Noi, incompetenti come siamo,
non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché»
Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice
but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
Oct. 25, 2024
Pedagogia hacker: le tecnologie digitali nella scuola
by de petra giulio
E' un tema affrontato molte volte in lista, anche recentemente.
Se ne parla nell'incontro organizzato dalla Scuola critica del digitale del
CRS dal titolo:
*Pedagogia Hacker: come usare le tecnologie digitali nella scuola e non
solo.*
Si racconterà di una iniziativa formativa già attiva da alcuni mesi e
rivolta a docenti delle scuole primarie e secondarie, ma di evidente
interesse anche per genitori, ragazze e ragazzi.
A questo indirizzo si può trovare la descrizione della presentazione
https://centroriformastato.it/iniziativa/pedagogia-hacker-come-usare-le-tec…
L'incontro si svolgerà a *Roma, giovedì 31 ottobre, in via della Dogana
Vecchia 5, **a partire dalle 18.*
Sarà possibile partecipare anche a distanza, collegandosi tramite il link:
*https://us02web.zoom.us/j/81948891898
<https://us02web.zoom.us/j/81948891898>*
Oct. 25, 2024
SAVE THE DATE | 16° Conferenza Annuale del Centro Nexa | Venerdì 13 dicembre 2024
by Nexa - Media
Gentilissime, gentilissimi,
Vi segnaliamo che la prossima Conferenza Annuale del Centro Nexa si terrà in data
venerdì 13 dicembre 2024.
Indicazioni in merito agli ospiti e al programma della giornata verranno forniti a breve.
Vi aspettiamo numerosi!
Cordiali saluti,
--
Valeria Bergantino
Communication Manager
Nexa Center for Internet & Society
Politecnico di Torino - DAUIN
Via Pier Carlo Boggio, 65/A - 10138 Torino
web: https://nexa.polito.it/
mail: valeria.bergantino(a)polito.it<mailto:valeria.bergantino@polito.it>
tel: 3473443585
Oct. 24, 2024
Re: [nexa] Carmelo Miano, ecco cosa sarebbe successo...
by 380°
Buongiorno Michele,
Michele Pinassi <michele.pinassi(a)unisi.it> writes:
> sulla vicenda di Miano si sono spesi fiumi di inchiostro (virtuale)
> talvolta anche a sproposito.
oh certo, anche perché per poter fare valutazioni serie occorre avere
_adeguate_ informazioni e troppo spesso quando ci sono incidenti di
sicurezza di interesse _pubblico_ queste informazioni sono mantenute
riservate... forse per vergogna
nel caso specifico, capisco anche che ci siano esigenze di riservatezza
dovute ad indagini ancora in corso, ma /dovrebbero/ essere
controbilanciate dalle esigenze di adeguata informazione ai cittadini,
_anche_ in tema di cibersicurezza
> L'articolo di Wired riportato da Giovanni è forse il più completo che
> ho letto,
per la precisione quello che ho segnalato è di Irpimedia; se c'è n'è uno
di Wired ancora più completo lo indicheresti per favore?
> per farmi una idea sulla vicenda. Penso che Miano sia certamente
> dotato di interessanti capacità tecniche usate anche a scopi non del
> tutto leciti
sì, specificamente è un ottimo "penetration tester", anche se per
giudicare il suo livello di /magia/ mancano ancora alcuni dettagli
tecnici rilevanti
> (mi pare di aver letto che anche dietro il Berlusconi Market ci fosse
> stato lui),
le indagini su Carmelo Miano iniziano nel 2020 a Brescia per sospetti
che lui, assieme ai genitori e a un vice-sovrintendente di polizia, sia
collegato a "Icarus Market"; non è chiaro il suo livello di
coinvolgimento in "Berlusconi Market"
...ma questi sono dettagli /personali/ (e ovviamente penali) irrilevanti
rispetto al nocciolo della questione, ovvero il fatto che Miano avrebbe
potuto «bloccare tutto il sistema Giustizia» (ma non lo ha fatto)
[...]
> Senza fare victim blaming, sarebbe da chiedersi se almeno le Misure Minime
> di sicurezza ICT per le PA siano state rispettate.
e chi lo può dire? Visto che /al massimo/ la mancata applicazione di
tali misure è un "reato" (reato?) amministrativo; chi si prende la briga
di indagare _questo_ aspetto, informarci sui risultati e magari prendere
provvedimenti?
> Tra queste, c'è l'inventario degli assets attivi:
[...]
> Oltre ai vari login e script all'avvio, che un XDR collegato ad un
> SIEM avrebbe dovuto segnalare come anomali.
fossero solo quelli i problemi: se l'articolo non "inventa" le
informaizoni tecniche, ci sono una miriade di _palesi_ buchi di
sicurezza
mi piacerebbe poter leggere i documenti relativi alla valutazione del
livello di cibersicurezza [1] dell'infrastruttura ministeriale della
giustizia... ma /chi sono/ io per pretendere una tale assurdità!?!
Sì perché il problema /infrastrutturale/ si intuisce da questo passo:
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
La dipendenza del ministero dai sistemi della multinazionale è tale che
proprio due anni prima, nel 2020, era stato disposto l’acquisto tramite
procedura negoziata del pacchetto di supporto premium di Microsoft
(importo massimo dell’assegnazione: 996 mila euro Iva inclusa),
giudicandolo la migliore soluzione per garantire «un elevato livello di
sicurezza» nonché «una garanzia di problem solving su tutti gli elementi
Microsoft che costituiscono l’architettura del Sistema Giustizia».
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
(https://irpimedia.irpi.eu/carmelo-miano-hacker-ministero-giustizia/)
Secondo me il nocciolo sta praticamente tutto qui: /anche/ la
cibersicurezza è appaltata a terzi, che _ovviamente_ forniscono «un
elevato livello di sicurezza» nonché «una garanzia di problem solving»
«Buongiorno, per favore vorrei 3 etti di cibersicurezza»
«'So veniti 3 etti e mezzo, che famo? Lascio?»
Se vi paio eccessivamente sarcastico vi invito a leggere le quintalate
di belle parole che la Agenzia per la cybersicurezza nazionale scrive
nel suo "portale Cloud": https://www.acn.gov.it/portale/cloud
...riducendo il tutto a un PRODOTTO, mentre lo sanno anche "le giovani
marmotte" della cibersicurezza che si tratta di un _processo, come la
stessa agenzia scrive con altrettantoi fiumi di parole:
https://www.acn.gov.it/portale/w/domini-della-cybersicurezza-cyber-risk-man…
Ecco due esempi di prodotti certificati come _sicuri_, già "a scaffale":
1. Secure Public Cloud Microsoft IaaS
https://www.acn.gov.it/portale/w/ia-4030
2. Secure Public Cloud Microsoft PaaS
https://www.acn.gov.it/portale/w/pa-4032
[...]
> Per concludere, la domanda provocatoria è: Miano ha agito in modo
> criminale, sicuramente. E' stato tuttavia favorito da un terreno forse un
> po' troppo fertile dove agire?
La permeabilità dei sistemi "bucati" da Miano è già la linea difensiva
adottata dal suo avvocato, oltre al fatto che è /quasi/ certo che i
documenti e le conversazioni "trafugate" riguardavano solo le indagini a
carico suo e dei suoi presunti soci in "Icarus Market", oltre a un
sospetto di trafugazione di un documento relativo alle indagini su
"Berlusconi Market"
Di contro, è _certo_ che lui avrebbe potuto completamente bloccare
l'intero sistema giudiziario (aveva preso il controllo del nodo centrale
di Napoli) ma non l'ha fatto.
Con questi accessi abusivi Miano ha senza dubbio commesso dei reati, ma
la sua pericolosità sociale (e responsabilità penale?) è _inversamente_
proporzionale al livello di insicurezza dei sistemi nei quali è entrato
illegalmente
Considerate le sue (presunte) capacità di penetration testing, fossi
l'Agenzia nazionale per la cibersicurezza ci farei un serio pensierino
ad assumerlo come responsabile di un team che ha _carta bianca_
nell'effettuare penetration testing "a caso" nei confronti di
infrastrutture di interesse pubblico.
[...]
Saluti, 380°
[1] https://www.acn.gov.it/portale/w/domini-della-cybersicurezza-domini-della-c…
--
380° (Giovanni Biscuolo public alter ego)
«Noi, incompetenti come siamo,
non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché»
Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice
but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
Oct. 24, 2024
Re: [nexa] Carmelo Miano, ecco cosa sarebbe successo...
by Michele Pinassi
Buongiorno,
sulla vicenda di Miano si sono spesi fiumi di inchiostro (virtuale)
talvolta anche a sproposito. L'articolo di Wired riportato da Giovanni è
forse il più completo che ho letto, per farmi una idea sulla vicenda. Penso
che Miano sia certamente dotato di interessanti capacità tecniche usate
anche a scopi non del tutto leciti (mi pare di aver letto che anche dietro
il Berlusconi Market ci fosse stato lui), che gli hanno permesso di
accumulare un discreto patrimonio. Tuttavia, al di là delle attività
pseudo-criminose, credo che l'aspetto interessante sia la situazione
descritta della controparte, la vittima.
Senza fare victim blaming, sarebbe da chiedersi se almeno le Misure Minime
di sicurezza ICT per le PA siano state rispettate. Tra queste, c'è
l'inventario degli assets attivi: elemento essenziale per poter mantenere
il controllo di un ecosistema, soprattutto se complesso e critico come
quello della Giustizia. Mi chiedo se davvero una macchina virtuale può
agire indisturbata in questo ecosistema, senza essere notata. Oltre ai vari
login e script all'avvio, che un XDR collegato ad un SIEM avrebbe dovuto
segnalare come anomali.
Non mi tranquillizza neppure l'uso di WhatsApp da parte dei magistrati, che
immagino sia usato anche per scambio di informazioni sui procedimenti
penali: uno strumento di IM dove basta un numero di telefono per catturare
le conversazioni dove l'utenza partecipa.
Mi chiedo se almeno gli smartphone dei magistrati siano in possesso delle
necessarie misure di protezione (PIN, cifratura...) o se, come purtroppo mi
capita ancora di vedere, senza alcuna misura di protezione in caso di furto
o smarrimento.
In certi momenti dell'intervista a Gratteri, persona che peraltro stimo, ho
pensato all'ennesima dimostrazione di estrema ignoranza del contesto
informatico contemporaneo e delle sue criticità, tendenza purtroppo
abbastanza diffusa tra la popolazione.
Mi chiedo se possiamo permettercelo, soprattutto in ambiti come la
Giustizia (o la Sanità, tanto per citarne un altro).
Per concludere, la domanda provocatoria è: Miano ha agito in modo
criminale, sicuramente. E' stato tuttavia favorito da un terreno forse un
po' troppo fertile dove agire?
Buona giornata.
MP
Il giorno mer 23 ott 2024 alle ore 16:33 380° via nexa <
nexa(a)server-nexa.polito.it> ha scritto:
> Buongiorno,
>
> immagino che abbiate almeno sentito parlare di Miano, che è riuscito a
> penetrare in vari sistemi informatici tra i quali quelli di diverse
> procure nazionali (gestiti dal ministero della giustizia) e le caselle
> PEC di magistrati.
>
> Colui sul quale pare che Nicola Gratteri in persona abbia dichiarato «è
> riduttivo pensare a lui come un informatico: era un mago
> dell’informatica» [1].
>
> Colui il quale raffinatissime inchieste giornalistiche hanno stabilito
> che si nascondesse «l'ombra della Russia» [2], che «vendeva informazioni
> ai russi e aveva tre milioni sul conto» [3].
>
> Il mio alter ego, che /nel tempo libero/ si occupa di sicurezza
> informatica, è da giorni che si chiede quali raffinatissime tecniche "da
> hacker" possa aver utilizzato... e mentre attende con ansia gli atti del
> processo che si svolgerà tra /qualche/ anno, si imbatte in questa /roba
> da complottisti/:
>
> «L’ombra dei dark market dietro le spiate alla Giustizia»
> https://irpimedia.irpi.eu/carmelo-miano-hacker-ministero-giustizia/
> 09.10.24, di Raffaele Angius e Simone Olivelli
>
> Non vi fate trarre in inganno dal titolo, le cose veramente interessanti
> sono ben altre:
>
> --8<---------------cut here---------------start------------->8---
>
> Ci sono voluti quattro anni e la collaborazione di tecnici, Forze
> dell’Ordine e svariate procure per arrivare all’arresto di Carmelo
> Miano, classe 2000, che almeno dalla metà del 2021 si è stabilito nei
> cavedi delle infrastrutture più critiche dell’Internet nazionale.
>
> [...] nel 2020, quando la procura di Brescia rinviene indicazioni che
> portano gli inquirenti a sospettare che l’hacker possa essere collegato
> a un mercato illecito di droga e armi denominato Icarus Market.
>
> Suo socio, sempre secondo le indagini condotte dalla procuratrice Erica
> Battaglia, è il vice-sovrintendente di polizia Ivano Impellizzeri, in
> servizio a Gela. Sono indagati anche il padre di Miano, Antonino, e la
> madre, Antonella Testoni.
>
> [...] secondo le ricostruzioni della procura, riesce a violare la rete
> satellitare fornita dalla società Telespazio [...] alla flotta
> aeronavale della guardia di finanza e collegata con la rete interna del
> corpo.
>
> [...] L’8 giugno del 2023 un funzionario del Coordinamento
> interdistrettuale per i sistemi informativi automatizzati (Cisia) della
> procura di Palermo nota per la prima volta qualcosa di strano nel suo
> computer.
>
> A ogni avvio viene automaticamente lanciato uno script – piccolo
> programma che dà delle istruzioni al computer – che raccoglie una
> moltitudine di informazioni: utenti connessi, cronologia del browser,
> password salvate su Chrome e Firefox, processi in esecuzione.
>
> A una più attenta analisi, emerge che il piccolo software non era un
> comune malware scaricato per sbaglio da un funzionario disattento, bensì
> uno strumento di attacco distribuito dai sistemi centralizzati del
> ministero, con sede a Napoli [...]
>
> È proprio dalla segnalazione del Cisia che, stando alle carte
> giudiziarie, nasce l’indagine che ha portato al suo arresto. Le
> informazioni raccolte dal programma informatico venivano spedite
> direttamente a una cartella sotto il controllo dell’attaccante, nascosta
> dentro gli stessi archivi centrali della Direzione generale per i
> sistemi informatizzati (Dgsia) del ministero della Giustizia, a Napoli.
>
> Non solo l’hacker ha avuto accesso a computer delle procure di Palermo,
> Gela, Roma e altre ancora, ma soprattutto ha stabilito la sua base nel
> cuore dell’infrastruttura che risiede a Napoli e da cui vengono smistati
> posta elettronica, documenti e fascicoli della massima segretezza.
>
> Ma questo il ministero lo sa da ben prima di giugno del 2023.
>
> [...] È il 26 gennaio del 2022, circa un anno e mezzo prima della
> scoperta a Palermo, quando il personale del Cisia della sede di Napoli
> nota per la prima volta il comportamento anomalo di un server del
> ministero.
>
> Si tratta di una virtual machine [...] in uso alla Cassazione che si
> scopre essere collegata alla macchina che gestisce accessi e credenziali
> della rete ministeriale. Non avrebbe dovuto.
>
> Quest’ultimo è un server in capo al colosso informatico Microsoft, che
> fornisce il grosso dei servizi digitali dai quali dipende il
> ministero. Tra questi ci sono Teams per le videoconferenze e
> comunicazioni interne, Azure e Onedrive per il cloud e Windows Server
> Active Directory per la gestione di utenze, credenziali e sicurezza.
>
> Secondo documenti inediti che IrpiMedia ha potuto consultare, alle 10:53
> del mattino, non appena viene notato il comportamento sospetto, i
> tecnici del ministero inviano una mail al personale di Microsoft e ai
> funzionari che fanno da ponte con l’azienda per chiedere un
> accertamento.
>
> La dipendenza del ministero dai sistemi della multinazionale è tale che
> proprio due anni prima, nel 2020, era stato disposto l’acquisto tramite
> procedura negoziata del pacchetto di supporto premium di Microsoft
> (importo massimo dell’assegnazione: 996 mila euro Iva inclusa),
> giudicandolo la migliore soluzione per garantire «un elevato livello di
> sicurezza» nonché «una garanzia di problem solving su tutti gli elementi
> Microsoft che costituiscono l’architettura del Sistema Giustizia».
>
> La risposta non si fa attendere: nel primo pomeriggio il funzionario
> ministeriale rassicura i colleghi e spiega che «dalle prime analisi non
> ci sono elementi circa il traffico segnalato».
>
> Dalla comunicazione si evince che i tecnici di Microsoft – sempre in
> copia negli scambi – si sono occupati del controllo e che addirittura il
> computer in uso alla Cassazione risulta «praticamente inutilizzato o
> addirittura spento». Solamente due settimane dopo un nuovo sollecito
> permette di acquisire l’intero contenuto del computer, che non solo non
> era spento ma era anche evidentemente compromesso, come rilevano i
> funzionari del ministero.
>
> Dall’analisi emerge che l’hacker aveva ottenuto il controllo di una
> delle utenze più importanti dell’infrastruttura: dcsysop, un account con
> permessi completi – detto anche “super-utente” – che gli avrebbe
> assicurato la possibilità di muoversi da un computer all’altro ma anche
> di creare altri utenti con privilegi speciali, «in modo da garantirsi
> persistenza completa nell’infrastruttura», spiega a IrpiMedia una fonte
> informata sui fatti.
>
> È probabile che sia proprio questa la ragione per la quale il traffico
> anomalo non viene immediatamente rilevato: l’attaccante si era camuffato
> da utente legittimo e perciò poteva passare inosservato.
>
> Tuttavia la tensione è palpabile nelle sale computer del palazzo di
> Giustizia di Napoli. «Abbiamo immediatamente avuto la sensazione che la
> situazione fosse seria. Quando rilevi una compromissione a livello di
> sistema globale devi dare per scontato che l’attaccante può accedere a
> qualunque cosa», spiega sotto garanzia di anonimato un funzionario. Era
> precisamente questo il caso.
>
> Secondo fonti contattate da IrpiMedia, dal ministero non arriva però
> nemmeno la consueta – e obbligatoria – segnalazione al Garante per la
> protezione dei dati personali, che in caso di data breach dovrebbe
> essere inviata entro 72 ore.
>
> Il ministero non ha risposto alle richieste di IrpiMedia in merito alla
> gestione dell’attacco informatico e delle attività intraprese per
> mitigarne l’impatto.
>
> Sia l’escalation tramite l’account dcsysop sia la creazione di un nuovo
> utente malevolo avvengono attraverso la rete Tor, sostanzialmente
> irrintracciabile e per questo comunemente inibita dai sistemi della
> pubblica amministrazione.
>
> «È certo che il perimetro della rete fosse configurato in modo da
> inibire tali accessi, pertanto l’unica spiegazione che posso darmi è che
> sia stato l’hacker a creare un tunnel dall’interno verso l’esterno, con
> la capacità di lasciar entrare connessioni che sfruttano le reti
> anonimizzate», ipotizza il funzionario.
>
> Contattata da IrpiMedia, Microsoft non ha risposto a una richiesta di
> commento.
>
> Fonti a conoscenza dell’indagine riferiscono in ogni caso di come si sia
> immediatamente intervenuti per ricostruire le prime tracce
> dell’hacker. Queste portano a un computer della casa circondariale di
> Lecce, probabilmente utilizzato dagli avvocati per partecipare in remoto
> alle udienze di convalida dei fermi; un altro bersaglio sono i computer
> della procura di Brescia, dove l’intenso traffico suggerisce
> un’esfiltrazione di dati.
>
> Finita l’analisi, nei primi mesi del 2022 si è provveduto a resettare le
> password e bonificare gli apparati informatici, nel convincimento che
> l’hacker fosse stato estromesso dai sistemi della giustizia. Da quel
> momento infatti non si verificano più attività informatiche sospette che
> possano indicare che l’hacker fosse ancora all’interno della rete.
>
> È questo l’inizio della prima indagine interna che svela al ministero
> l’esistenza di un fantasma nelle sue infrastrutture. Uno evidentemente
> diverso dai soliti a cui ci hanno abituato le pubbliche amministrazioni
> italiane, troppo spesso vittime di attacchi brutali volti al pagamento
> di un riscatto per restituire l’accesso ai sistemi e ai dati dei
> cittadini.
>
> Come ha detto il procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri, durante la
> conferenza stampa che ha dato notizia dell’arresto, Miano avrebbe potuto
> «bloccare tutto il sistema Giustizia». Ma non l’ha fatto.
>
> Al contrario, dopo la prima scoperta l’attaccante sembra essere stato
> eradicato. Ma in verità è rimasto silente e in attesa, come detto, fino
> al 2023, quando la segnalazione del funzionario di Palermo riaccende il
> timore che l’infezione non fosse stata debellata, ma soltanto
> temporaneamente sopita.
>
> [...] I primi passi della scalata di Miano verso il vertice informatico
> del ministero iniziano diversi anni fa.
>
> L’intenzione di avere accesso ai sistemi della guardia di finanza nasce
> almeno nel 2020 quando, dopo una perquisizione, l’hacker cerca una via
> per accedere alla rete interna delle Fiamme gialle.
>
> In principio sono «mail di phishing e ripetuti tentativi di
> compromissione e danneggiamento», si legge nell’ordinanza di
> applicazione delle misure cautelari. E l’ipotesi è che siano questi
> tentativi a portare l’hacker a compromettere i sistemi satellitari di
> due imbarcazioni della guardia di finanza, forniti dalla società
> italiana Telespazio, e dai quali era possibile accedere alla rete
> interna del corpo.
>
> Nel 2021, quando ormai il procedimento a carico di Impellizzeri e Miano
> per il riciclaggio dei proventi ottenuti con il market illegale nel dark
> web era già stato trasferito per competenza alla procura di Gela, il
> bersaglio su cui l’informatico riversa la sua attenzione diventa un
> altro: le infrastrutture di Tim e i suoi utenti.
>
> Secondo le stime della procura, tra il 4 e il 5 luglio 2021 Miano riesce
> a prelevare dai sistemi di Tim i dati di 23 milioni di utenti consumer,
> 2,5 milioni di utenti business e 11 milioni di utenti del sistema
> antifrode della società.
>
> Le informazioni comprendono nome e cognome, email, codici fiscali,
> indirizzi di fatturazione, password (cifrate) e, per l’ultima categoria,
> addirittura le morosità.
>
> Per quanto possa sembrare un bersaglio fuori dai suoi interessi
> specifici, un simile archivio può rivelarsi un preziosissimo strumento
> per condurre nuovi attacchi. Secondo quanto scoperto dalle indagini, a
> partire dai dati contenuti nei database, le prime ricerche riguardano i
> funzionari di polizia giudiziaria che avevano condotto le indagini di
> Brescia e, ovviamente, la pm Erica Battaglia.
>
> Le informazioni acquisite comprendono i dati personali e l’indirizzo di
> residenza delle persone cercate.
>
> Pochi giorni dopo, l’11 luglio, riesce invece a ottenere le credenziali
> di due tecnici di Noovle, società del gruppo Tim specializzata nel
> settore del cloud per le imprese. Una delle utenze compromesse è quella
> che si occupa specificamente di gestire la rete dedicata al ministero
> della Giustizia.
>
> Grazie a quest’ultima, Miano ricerca e acquisisce 19 caselle di posta
> elettronica appartenenti a personale della magistratura delle procure di
> Brescia e di Gela oltre che del personale tecnico che gestisce da Napoli
> l’infrastruttura della giustizia nazionale.
>
> Tra gli account compromessi compare anche quello della procuratrice di
> Brescia Erica Battaglia, titolare sia dell’indagine che riguarda Miano e
> Impellizzeri sia di quella sul Berlusconi Market.
>
> [...] Almeno da giugno del 2021, quando per la prima volta prende il
> controllo di alcuni account del personale di Tim, Miano inizia a
> scandagliare le caselle di posta elettronica certificata dedicate al
> deposito e alla ricezione degli atti della procura di Brescia.
>
> Ne scarica undici, tra il 16 agosto e il 23 settembre. Lo stesso giorno,
> in un forum su Internet frequentato principalmente da hacker e da
> venditori di credenziali, viene pubblicato il fascicolo d’indagine della
> procura di Brescia sul Berlusconi Market. Non si è mai scoperto chi
> l’abbia pubblicato.
>
> --8<---------------cut here---------------end--------------->8---
>
> Un'altra informazione interessante in merito allo stato della sicurezza
> dei sistemi informatici degli organi dello stato la fornisce Il Post:
>
> --8<---------------cut here---------------start------------->8---
>
> Un altro tentativo di infiltrazione riuscito riguarda la rete
> satellitare di Telespazio, in cui entrò attraverso il computer di bordo
> di una nave di pattuglia della Marina militare ormeggiata a Brindisi.
> Dagli accertamenti sembra che il computer fosse accessibile senza
> password. L’obiettivo di Miano era la rete interna della Guardia di
> Finanza, che per questo servizio si serve proprio della società
> Telespazio.
>
> --8<---------------cut here---------------end--------------->8---
> (https://www.ilpost.it/2024/10/17/carmelo-miano-hacker-procure/)
>
>
> Ciao ciao, cybersecurity! 380°
>
>
>
> [1]
> https://web.archive.org/web/20241005141759/https://www.fanpage.it/innovazio…
>
> [2]
> https://web.archive.org/web/20241004230734/https://roma.repubblica.it/crona…
>
> [3]
> https://web.archive.org/web/20241005141701/https://roma.cityrumors.it/crona…
>
> --
> 380° (Giovanni Biscuolo public alter ego)
>
> «Noi, incompetenti come siamo,
> non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché»
>
> Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice
> but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
>
--
Michele Pinassi
Ufficio Esercizio e tecnologie - Università degli Studi di Siena
tel: 0577.(23)5000 - helpdesk(a)unisi.it
PGP/GPG key fingerprint 6EC4 9905 84F5 1537 9AB6 33E7 14FC 37E5 3C24 B98E
Oct. 24, 2024
It’s Possible to Track Someone’s Personal Phone to an Abortion Clinic. And It’s Legal Too.
by J.C. DE MARTIN
*It’s Possible to Track Someone’s Personal Phone to an Abortion Clinic.
And It’s Legal Too.*
/A company got access to a mobile phone-tracking tool used by law
enforcement and U.S. government agencies across the country. They found
significant privacy vulnerabilities.
/
Byron Tau
October 23, 2024 06:00 AM | Updated: October 23, 2024 10:36 AM
On a day this past June, researchers were able to track a cell phone as
it went from a residential address in Alabama to Tallahassee, Florida,
where it remained for about two hours before going to another house in
Mississippi.
The address in Tallahassee was an abortion clinic that explicitly
advertises its services to out-of-state visitors.
Earlier this year, start-up company Atlas Privacy got access to a mobile
phone-tracking tool used by law enforcement and U.S. government agencies
across the country. The tracking tool, sold by Virginia-based company
Babel Street, pulls commercially available data that phones beam out
through apps. Atlas researchers were looking for privacy and security
vulnerabilities in the data for sale.
Data brokers claim the information is fully anonymized. But in reality,
it can easily expose someone’s identity, and it can potentially reveal
some of the most private moments of a person’s life — like crossing
state lines to go to an abortion clinic.
[...]
https://www.notus.org/technology/cell-phone-tracking-law-enforcement-aborti…
Oct. 23, 2024
Osservatorio Consumo Digitale Responsabile: richiesta di diffusione se volete/potete
by Mizzi Filippi
Buongiorno a tutti,
sono Mizzi Filippi di Sloweb, utente nexa normalmente "vigile ma silente".
Oggi rompo il silenzio per parlarvi di un progetto che sto seguendo a cui
tengo molto, e che vi chiedo di aiutarmi a diffondere se lo condividete.
Con Sloweb (di cui faccio parte, www.sloweb.org ) e Movimento Consumatori
abbiamo di recente dato vita a un Osservatorio Consumo Digitale
Responsabile (OCDR). È una rete che vuole raccogliere e valorizzare tutte
quelle realtà in Italia che offrono prodotti/servizi in campo digitale e
che hanno un’attenzione particolare al loro impatto
sociale/economico/ambientale. Lo scopo è duplice: mettere in evidenza
quello che già si fa in questa direzione nel nostro bel paese, magari
riuscendo anche a fare dei collegamenti, e allo stesso tempo permettere ai
consumatori di conoscere meglio le stelle di questa galassia digitale
sostenibile.
Si va da chi fa formazione per un uso consapevole del digitale (per esempio
anche Nexa stessa con i suoi seminari), a chi ripara l’hardware (SIE,
restarters...), a chi fa software/siti web a basso impatto (Piano D), a chi
fa app per il riciclo/riuso/ridistribuzione (Junker, Mercato Circolare..),
a chi… potremmo andare avanti a lungo!
Se vi sentite chiamati in causa, siete i benvenuti in OCDR. Aderire è
facile !
Basta richiedere il modulo di adesione con il link qui sotto
*, aprire la mail che vi arriverà e utilizzare il link e il codice di
accesso ivi contenuti per accedere al questionario di adesione, da
compilare e inviare.*
https://comunicazionemc.wufoo.com/forms/richiesta-modulo-adesione-ocdr/
Il sito dell'iniziativa, ovviamente a basso impatto ed emissioni, è questo:
https://www.ocdr.it
Se conoscete qualcuno potenzialmente interessato, diffondete pure il
messaggio, e scrivetemi i vostri suggerimenti!
Vi ringrazio in anticipo per l'aiuto che vorrete darmi
Mizzi Filippi
Oct. 23, 2024