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Re: [nexa] UN PASSO INDIETRO PER IL SOFTWARE LIBERO
by Marco Ciurcina
In data domenica 10 febbraio 2013 14:17:00, luca menini ha scritto:
> Non riesco a trovare questa direttiva ministeriale.
> Puoi, per cortesia, mandarmi un link o girarmela?
http://gazzette.comune.jesi.an.it/2004/31/2.htm
oppure
http://www.google.com/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=1&cad=rja&ved=…
OBSjwoRuvabVA&sig2=oEjWVKhZDWsec8Vre5TJPA&bvm=bv.42080656,d.bGE
m.c.
Feb. 10, 2013
Re: [nexa] UN PASSO INDIETRO PER IL SOFTWARE LIBERO
by luca menini
Il 09 febbraio 2013 22:40, Angelo Raffaele Meo <meo(a)polito.it> ha scritto:
> Il ministro Lucio Stanca del secondo Governo Berlusconi, sulla base delle
> indicazioni di una commissione di esperti da lui stesso costituita, firmò
> nel dicembre del 2005 una direttiva ministeriale che precisava i criteri da
> adottare nella scelta di un prodotto o soluzione software da parte della
> P.A.
Non riesco a trovare questa direttiva ministeriale.
Puoi, per cortesia, mandarmi un link o girarmela?
> Infatti, essa individua i criteri secondo i
> quali si deve realizzare la valutazione comparativa, ma, sorprendentemente,
> "dimentica" i risultati del lavoro della Commissione istituita da Stanca e
> della successiva Direttiva
Tutti i documenti, preliminari, parziali e finali, compresi i
resoconti e i varbali dei lavori di quella commissione sono mai stati
pubblicati?
Immagino tu abbia copia di tutto :-)
Poiche' dopo 5 anni (e in ogni caso dopo 10, in genere, tutta la
"carta amministrativa" puo' essere buttata, perche' a questo punto non
pubblichi da qualche parte su internet tutto l'archivio delle "carte"
di allora?
Se servisse "manovalanza" per scannerizzare tutto, si puo' fare :-)
> Comunque, perché ignorare gli altri criteri che erano stati tanto
> lucidamente individuati dalla Direttiva del 19 Dicembre 2005?
l'anno e' 2005 o 2003?
Ciao e grazie.
luca
--
Passa al software libero!
Feb. 10, 2013
UN PASSO INDIETRO PER IL SOFTWARE LIBERO
by Angelo Raffaele Meo
Vi sono uomini “che contano” che non amano fare un passo indietro, ma
preferiscono far fare “passi indietro” a iniziative non gradite dai loro
amici o protettori. Temiamo che sia questa l’amara riflessione a cui
induce l’ultima modifica dell’art. 68 del D. Lgs. 82/2005 (detto “Codice
dell’Amministrazione Digitale” o C.A.D.) introdotta nello scorso mese di
dicembre con la L.221/2012 di conversione del D.L. 179/2012.
Ricordiamo un po’ di storia per comprendere la dimensione di quel passo
indietro.
Il ministro Lucio Stanca del secondo Governo Berlusconi, sulla base
delle indicazioni di una commissione di esperti da lui stesso
costituita, firmò nel dicembre del 2005 una direttiva ministeriale che
precisava i criteri da adottare nella scelta di un prodotto o soluzione
software da parte della P.A.. Nella lista di quelli che potremmo
chiamare i “criteri Stanca” comparivano anche il costo di uscita (ossia
il costo associato alla sostituzione di un prodotto precedentemente
installato con uno migliore), il potenziale interesse di altre
amministrazioni al riuso, la valorizzazione delle competenze tecniche
acquisite, la più agevole interoperabilità, l'uso di formati ed
interfacce aperte, l'indipendenza da un unico fornitore o da un'unica
tecnologia proprietaria, la disponibilità del codice sorgente per
ispezione e tracciabilità. Chiunque si intenda di informatica sa che se
quei criteri fossero stati adottati realmente, con ogni probabilità la
nostra P.A. oggi acquisirebbe quasi esclusivamente software libero.
“Sfortunatamente” nel trasferimento delle regole della Direttiva Stanca
nell'art. 68 del Codice dell’Amministrazione Digitale, i criteri
individuati in quella Direttiva furono eliminati e quindi la preferenza
per il software libero fu "addomesticata". Così le pubbliche
amministrazioni hanno continuato a scegliere senza un indirizzo
“politico” di favore per il software libero quali software acquisire,
con un costo per il nostro Paese dell’ordine di una decina di miliardi
all'anno, cifra superiore ai risparmi teorici attesi da una “spending
review”.
Anche per questo molti salutarono con favore la modifica all'art. 68
del C.A.D. introdotta la scorsa estate con la L. 134/2012 di conversione
del D.L. 83/2012. Grazie ad un emendamento proposto da alcuni
parlamentari, si affermò che l'acquisto di software in licenza
(proprietario) fosse possibile solo quando la valutazione comparativa
avesse dimostrato l'impossibilità di accedere a soluzioni in software
libero o già sviluppate dalla P.A. ad un prezzo inferiore.
La regola avrebbe potuto essere migliore: infatti mancava l'indicazione
dei criteri per realizzare la scelta e si rimetteva all'Agenzia per
l'Italia Digitale l'individuazione di questi criteri. Insomma: c'era
motivo di sperare che le persone incaricate di individuare questi
criteri, avendo a cuore l'interesse del Paese, avrebbero recuperato i
criteri della Direttiva del 2005 che, negli ultimi anni, sono stati
recuperati nel portato normativo di diverse leggi regionali (la Legge
della Regione Piemonte n. 9/2009, la Legge della Regione Puglia n.
20/2012, ecc.).
Ma, come anticipato all’inizio, la seconda modifica dell'art. 68 del
C.A.D. introdotta con la L. 221/2012 di conversione del D.L. 179/2012
nel dicembre scorso, lascia molto perplessi. Infatti, essa individua i
criteri secondo i quali si deve realizzare la valutazione comparativa,
ma, sorprendentemente, "dimentica" i risultati del lavoro della
Commissione istituita da Stanca e della successiva Direttiva ed indica i
seguenti criteri di comparazione:
“a) costo complessivo del programma o soluzione quale costo di
acquisto, di implementazione, di mantenimento e supporto;
b) livello di utilizzo di formati di dati e di interfacce di tipo
aperto nonché di standard in grado di assicurare l'interoperabilità e la
cooperazione applicativa tra i diversi sistemi informatici della
pubblica amministrazione;
c) garanzie del fornitore in materia di livelli di sicurezza,
conformità alla normativa in materia di protezione dei dati personali,
livelli di servizio tenuto conto della tipologia di software acquisito”.
Perché la nuova formulazione dei criteri di comparazione rappresenta un
lungo passo indietro? Perché essa pare costruita ad arte per
giustificare scelte diverse dall’adozione di software libero.
Esaminiamo separatamente i tre criteri.
“a) costo complessivo del programma o soluzione quale costo di
acquisto, di implementazione, di mantenimento e supporto;”
Non è giusto porre sullo stesso piano i costi delle licenze – una
perdita secca per il Paese – e i costi di un’eventuale assistenza
tecnica, che sono invece combustibile per il motore dello sviluppo
locale, soprattutto quando sono accessori all'adozione di software
libero, che produce anche altre importanti vantaggi (riuso, accesso al
codice sorgente, ecc.). Chiaramente si è preferito anteporre gli
interessi degli amici a quelli del Paese.
“b) livello di utilizzo di formati di dati e di interfacce di tipo
aperto nonché di standard in grado di assicurare l'interoperabilità e la
cooperazione applicativa tra i diversi sistemi informatici della
pubblica amministrazione;”
Quel “nonché di standard in grado di assicurare l'interoperabilità e la
cooperazione applicativa”
pone sullo stesso piano gli standard aperti e gli standard di mercato
(proprietari).
“c) garanzie del fornitore in materia di livelli di sicurezza,
conformità alla normativa in materia di protezione dei dati personali,
livelli di servizio tenuto conto della tipologia di software acquisito”.
Secondo una tesi difensiva del software proprietario citata spesso
alcuni anni orsono, il software libero sarebbe più vulnerabile agli
attacchi a causa della disponibilità del codice sorgente. E’ stato
scientificamente dimostrato che è vero esattamente il contrario e che la
cosiddetta “security through obscurity” è un punto di debolezza e non di
forza. Tuttavia, scommetteremmo l’equivalente di una licenza per mille
macchine che in virtù del punto c la vecchia tesi della poca sicurezza
del software libero sarà riproposta per giustificare scelte diverse.
Comunque, perché ignorare gli altri criteri che erano stati tanto
lucidamente individuati dalla Direttiva del 19 Dicembre 2005?
Amara conclusione: come è difficile combattere contro i ricchi!
Marco (Ciurcina) e Raf (Meo9
Feb. 9, 2013
parere del garante Privacy sulla trasparenza on line
by Mauro Alovisio
gent.me/mi segnalo che è on line da oggi il parere del garante privacy
sulla bozza di decreto legislativo sul riordino sulla trasparenza on line
degli enti pubblici; incarichi politici e cariche elettive..
a presto per gli ulteriori approfondimenti
Buon fine settimana
Mauro Alovisio
http://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/…
*Trasparenza Pa: Garante privacy, servono piu' garanzie a tutela delle
persone*
*Sì al controllo diffuso sull'attività della Pa, ma non a forme
sproporzionate di diffusione dei dati*
Sì condizionato del Garante per la privacy allo schema di decreto
legislativo del Ministro per la pubblica amministrazione e la
semplificazione relativo agli obblighi di trasparenza della Pa. Nel dare il
suo parere favorevole [doc. web n.
<http://www.garanteprivacy.it/garante/doc.jsp?ID=2243168>2243168]<http://www.garanteprivacy.it/garante/doc.jsp?ID=2243168>,
il Garante ha infatti posto una serie di "paletti" chiedendo che alcune
norme vengano modificate, introducendo maggiori garanzie a tutela delle
persone. La necessità di realizzare un controllo diffuso sull'attività
della Pubblica amministrazione non deve condurre a forme sproporzionate di
diffusione di informazioni che possono finire per ledere i diritti dei
cittadini, specialmente di quelli in condizioni più disagiate.
L'Authority condivide le ragioni sottese al provvedimento e l'obiettivo di
garantire la trasparenza nell'attività della Pa, ma ritiene che un tale
valore debba essere comunque bilanciato con un diritto di pari rango
costituzionale come quello della riservatezza e della protezione dei dati
che trova la sua matrice nella normativa europea.
Per questi motivi valuta con preoccupazione i possibili rischi che alcune
disposizioni contenute nel provvedimento potrebbero determinare. Rischi
ancora più forti se si tiene conto della particolare delicatezza di
alcune informazioni che verrebbero messe on line e della loro facile
reperibilità e riutilizzabilità incontrollata grazie ai motori di ricerca.
Si pensi soltanto ai dati sensibili o in grado di rivelare condizioni di
disagio economico e sociale di anziani, disabili o altri soggetti deboli
che beneficiano di sussidi (es. social card), la cui diffusione potrebbe
comportare irreversibili danni per la dignità degli interessati, anche
considerate le difficoltà oggettive di cancellare tali informazioni una
volta in rete.
Sono già numerosi, in questo senso, i casi sottoposti in questi ultimi anni
all'Autorità.
Nell'esprimere il suo parere, l'Autorità ha anche tenuto conto di quanto
previsto dalla normativa europea, di quanto stabilito dalla stessa Corte di
Giustizia e del fatto che nella stragrande maggioranza dei Paesi europei
non esistono forme di diffusione paragonabili a quelle che si intendono
realizzare nel nostro.
Queste le richieste avanzate dal Garante.
*Dati personal*i
Sui siti web della Pa non dovranno mai essere diffusi dati sulla salute e
sulla vita sessuale.
Vanno esclusi dalla pubblicazione i dati identificativi dei destinatari dei
provvedimenti dai quali si possano ricavare dati sullo stato di salute o di
uno stato economico-sociale degli interessati: si pensi al riconoscimento
di agevolazioni economiche, alla fruizione di prestazioni sociali collegate
al reddito, come l'esenzione dal contributo per le refezione scolastica o
dal ticket sanitario, i benefici per portatori di handicap, il
riconoscimento di sussidi ad anziani non autosufficienti, i contributi
erogati per la cura di particolari malattie o per le vittime di violenza
sessuale.
Così come non appare giustificata la diffusione di dati non pertinenti
rispetto alle finalità perseguite, quali ad esempio l'indirizzo di casa, il
codice fiscale, le coordinate bancarie, la ripartizione degli assegnatari
secondo le fasce ISEE, informazioni sulle condizioni di indigenza.
Più in generale, le pubbliche amministrazioni nel pubblicare atti o
documenti dovranno rendere inintelligibili i dati personali non pertinenti
o, se sensibili e giudiziari, non indispensabili rispetto alle finalità di
trasparenza che si intendono perseguire nel caso concreto. Potranno inoltre
pubblicare sui propri siti web informazioni e documenti per i quali non vi
è l'obbligo di pubblicazione, ma solo una volta che avranno reso anonimi i
dati personali in essi contenuti.
*Motori di ricerca*
I documenti pubblicati dovranno essere rintracciabili solo mediante i
motori di ricerca interna al sito del soggetto pubblico e non attraverso i
comuni motori di ricerca generalisti, garantendo così la conoscibilità dei
dati senza che essi vengano estrapolati dal contesto nei quali sono
inseriti.
*Durata della pubblicazione*
Dovranno essere stabiliti periodi differenziati di permanenza on line dei
documenti, e si dovrà prevedere una accessibilità selettiva una volta
scaduto il termine di pubblicazione.
*Dipendenti pubblici*
Per quanto riguarda i dipendenti pubblici, lo schema di decreto legislativo
dovrà essere modificato circoscrivendo la pubblicazione dei dati ad un
ambito più ristretto di informazioni personali, strettamente pertinenti,
sia riguardo ai curricula sia ai compensi corrisposti, individuando anche
modalità di diffusione meno invasive di quelle previste.
*Incarichi politici e cariche elettive*
Per quanto riguarda gli obblighi di trasparenza relativi ai titolari di
incarichi politici o di carattere elettivo il Garante ha richiamato
l'attenzione del Governo sull'opportunità di una riflessione generale
sull'impianto della disciplina, richiedendo una graduazione degli obblighi
di pubblicazione sia sotto il profilo della platea dei soggetti coinvolti
che del contenuto degli atti da pubblicare.
In particolare, occorre circoscrivere il contenuto delle dichiarazioni dei
redditi da pubblicare alle sole notizie risultanti dal quadro riepilogativo
della dichiarazioni stesse, allo scopo di evitare la diffusione di dati
anche sensibili (come la scelta del contribuente sulla destinazione del "5
per mille"). Lo stesso vale per soggetti estranei all'incarico pubblico,
come coniugi, figli, parenti, ai quali è comunque necessario chiedere il
consenso alla pubblicazione dei dati. Tale consenso dovrà essere libero e
non condizionato e non dovranno comunque essere resi noti i nomi degli
interessati che non intendessero fornirlo.
*Roma, 8 febbraio 2013*
------------------------------
Feb. 9, 2013
Sono sempre i soliti!
by G.Battista Frontera
http://www.articolo21.org/2013/02/i-magliari-di-internet/
Ciao.
Gb
--
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believed to be clean.
Feb. 9, 2013
Fw: [News-DEL1] Appel à com' - La communication transparente. Organisations, communication et transparence, Bruxelles, 21-22 Novembre 2013
by Mariella Berra
----- Original Message -----
From: Stephanie Wojcik
To: news-del1(a)googlegroups.com
Sent: Friday, February 08, 2013 7:10 PM
Subject: [News-DEL1] Appel à com' - La communication transparente. Organisations, communication et transparence, Bruxelles, 21-22 Novembre 2013
Appel à communication
La communication transparente. Organisations, communication et transparence, Bruxelles, 21-22 Novembre 2013
Présentation générale du thème du colloque
Ce colloque international naît de la volonté de faire le point sur les recherches en cours dans différents pays sur la « transparence ». Cette notion est aujourd'hui un élément central de la communication des organisations, qu'elle soit comprise en tant que contenu (communication sur la transparence) ou en tant que forme et modalité de communication (communication transparente).
Comme le soulignait J.-J. Boutaud (2005, voir aussi le numéro 52 de Quaderni, 2003, et le numéro 97 de Pouvoirs, 2001), et comme en témoigne la fréquence de l'apparition du terme dans les discours des acteurs sociaux, la transparence est aujourd'hui devenue une figure et une valeur protéiforme et envahissante. Elle est capable de pénétrer largement la construction et la circulation des objets et des pratiques signifiants de nos sociétés « hypermodernes » (Lipovetsky), jusqu'à en faire des sociétés de la transparence. De ce foisonnement de « transparence » dans plusieurs domaines (politique, économique, social, culturel), nous prendrons en considération ce qui concerne les organisations. L'organisation qui se veut (ou qui doit être) transparente, et donc légitime et crédible, doit montrer ses entrailles, sur le modèle de la « maison de verre » qui, très significativement, avait donné le nom à la première association des professionnels français des relations publiques, en 1950. L'organisation se doit donc de rendre poreuses et transparentes ses frontières et ses cloisons internes, pour se garantir la confiance de ses parties prenantes et de ses partenaires externes et internes.
Si la transparence est « qualité » affirmée et garantie, elle est aussi perçue comme tromperie, instrument de pouvoir et source de méfiance. L'hyperbole du « faire savoir » peut alors paradoxalement générer l'opacité (comme le rappelait Serge Daney, « il faut de l'ombre et de la lumière pour dévoiler les choses »). La quête de transparence peut également se renverser en tyrannie du « tout montrer » - comme l'anticipèrent quelques auteurs de science fiction (Orwell, Huxley) - qui se substitue à la confiance et au respect de l'intimité. Ainsi, la notion est en dialectique constante avec son opposé, le secret (secret d'état, secret de fabrication, devoir de réserve, etc.). L'organisation se trouve à devoir se positionner, dans son discours et dans son comportement signifiant, par rapport à ce couple conceptuel et pratique, tiraillée entre les extrêmes.
La transparence comme forme et modalité de communication (mais aussi comme contenu des discours et valeur affichée) se réalise comme un impératif éthique, un « devoir faire savoir », et réciproquement un « pouvoir savoir ». Cet impératif se veut absolu, par rapport à un « intérieur » social et organisationnel qui est appelé à s'extérioriser complètement, ou de plus en plus. Mais, comme le soulignait déjà Boutaud, cette dimension éthique de la transparence organisationnelle ne doit pas faire oublier la dimension esthétique qui se trouve à sa base. La transparence ne cesse jamais de s'incarner en des configurations sensibles. Par exemple, des configurations de bureaux, mais aussi des textualités, des instructions et des règlements, des formes d'énonciations, d'échange physique ou médiatisé. Les médias électroniques ont également un rôle important dans l'affirmation de la transparence comme un élément central de la communication des organisations, à vérifier dans les cas concrets.
Axes et domaines impliqués
Différentes approches et perspectives de recherche en sciences de la communication des organisations sont interrogées par le phénomène de la transparence. Les intervenants pourront développer par exemple des approches critiques, systémiques, pragmatiques, sémiotiques, narratologiques, médiologiques, constitutives (analyse de la communication comme dimension constitutive de l'organisation), et aussi d'analyse du discours et du langage. L'analyse ne se veut pas limitée aux verbal, mais veut inclure l'analyse des autres systèmes de communication (image, architecture, etc.), et du comportement.
Les axes principaux de travail, dans lesquels les différentes contributions devront rentrer en priorité, sont :
Axe théorique : transparence, communication, organisation
Les intervenants s'inscrivant dans cet axe sont invités à réfléchir sur la relation générale entre transparence et communication des organisations. Comment théoriser une communication transparente ? Certains paradigmes de pensée semblent permettre une intégration de la transparence comme dimension nécessaire d'une communication pleinement humanisante, comme dans le cas de la pensée de Habermas. Mais comment repenser aujourd'hui ces paradigmes, à l'heure du Web collaboratif, de l'augmentation du soupçon envers les institutions et de la globalisation ? D'un point de vue critique et de l'analyse des distributions du pouvoir et de l'influence, comment la transparence se positionne, par rapport à l'état actuel de la communication ?
Le Web et la transparence
L'explosion du Web 2.0 constitue une variable centrale du contexte de notre société, et forme l'environnement médiatique adapté à la diffusion de l'impératif de la transparence dans la communication des organisations. Par ailleurs, les entreprises et les institutions cherchent à utiliser les nouvelles textualités électroniques de la conversation pour appuyer une image de transparence, pour se montrer en train de pratiquer et de « célébrer » la transparence. Les intervenants peuvent alors proposer des analyses sur ce triangle (web 2.0, organisation et transparence) pour identifier les liens entre les différents éléments, et de réfléchir à la portée de la révolution médiatique en cours sur la quête de transparence en organisation.
Les rhétoriques de la transparence dans la communication des organisations
Cet axe se concentre surtout sur la présence de la transparence comme figure et contenu de la communication et de ses supports. Comment les organisations et leurs membres parlent et communiquent autour de la transparence ? Quelle rhétorique émerge de ces constructions sémiotiques ? Les intervenants pourront donc cartographier les usages, mobilisations et instrumentalisations de la transparence dans les discours, textes et supports des organisations. Différentes approches aux textualités et aux conversations d'organisation sont possibles : plus attentives aux interactions et à la dynamique de la construction sociale du sens autour de la transparence, plus intéressées à l'architecture interne des textualités produites (sémiotique, narratologie, etc.), ou cherchant à combiner différents aspects. Les domaines impliqués sont larges : communication interne, externe, corporate, financière, commerciale-produit, communication des associations, des institutions publiques, etc.
Communication, travail, gestion, régulation et transparence
Dans cet axe, nous désirons donner la parole aux chercheurs en information et communication qui travaillent sur la relation entre transparence et logiques de gestion, d'organisation et de régulation dans les organisations. La dimension éthique entre ici en contact avec celle de la loi. Les réglementations qui imposent, par exemple dans le domaine public, des obligations d'accès à l'information sont un exemple intéressant de norme qui impacte la communication et la construction du sens dans l'interaction. Ces règles et aussi en général la tendance à la « juridisation » de la communication dans les organisations, contribuent à construire le contexte de l'affirmation de la transparence comme véritable impératif contemporain. Dans cet axe, une place est aussi laissée à la réflexion sur les moyens de « socialiser » les membres des organisations à la transparence, dans le cadre de leur vie de travail (formations, actions de communication interne, lancement de nouveaux médias comme les réseaux sociaux d'entreprise, etc.).
Crise et transparence
Cet axe voudrait mettre au centre de l'attention la pertinence de la transparence dans la communication de crise. Les chercheurs pourront proposer des études et des réflexions sur des cas concrets de politiques de communication de crise, pour étudier la relation entre stratégies, dispositifs, situations de crise et l'exigence de la transparence. L'accent pourra être mis à la fois sur l'existence de la transparence dans les stratégies de communication de crise mais également sur la perception que les acteurs ont de celle-ci. La transparence est-elle pertinente dans les politiques de communication de crise ? Est-elle réellement présente ? Quelle vision ont les acteurs internes et externes de cette transparence dans les politiques de communications des entreprises ?
Communication environnementale, RSE et transparence
Comment la communication sur la protection de l'environnement naturel et sur la responsabilité sociétale des entreprises (mais aussi des organisations en général), mobilise la notion de transparence ? Environnement et RSE sont aujourd'hui des contenus centraux du discours des organisations publiques et privées, mais ils ont en partie perdu leur pouvoir de crédibilisation et de légitimation : la transparence - vraie ou présumée - apparaît alors comme condition indispensable pour récupérer crédibilité et légitimité. L'exploration de cette relation triangulaire (organisation, environnement-RSE et transparence) sera l'objet des interventions de cet axe.
Participation et informations pratiques
Les langues du colloque seront l'anglais et le français.
Le colloque aura lieu à Bruxelles, dans les locaux de l'IHECS (Batiment Bord de Verre, Rue du Poinçon 15, Bruxelles).
Limite pour la présentation de l'abstract, en anglais ou français, de max. 2000 signes, bibliographie exclue : le 30 mars 2013.
Envoyer les abstracts à andrea.catellani(a)uclouvain.be ou à thierry.libaert(a)uclouvain.be.
Communication de la recevabilité ou non de l'intervention : le 30 avril 2013.
Remise du texte complet : le 15 octobre 2013.
Dates du colloque : les 21 et 22 novembre 2013.
Après le colloque, une sélection de textes sera réalisée en vue de la publication d'un volume en deux langues (anglais et français) sur la transparence et la communication des organisations.
Comité d'organisation
Thierry Libaert (UCL), Andrea Catellani (UCL), Audrey Crucifix (UCL), Gervais Cwako (UCL), Christine Hambursin (UCL), François Heinderickx (ULB, président ICA), Béatrice Jalenques-Vigouroux (INSA Toulouse - LASCO), François Lambotte (UCL), Mélanie Notte (UCL), Sophie Pochet (UCL), Joël Saucin (IHECS - UCL), Emmanuel Wathelet (UCL).
Comité scientifique
Thierry Libaert (UCL), Andrea Catellani (UCL), Françoise Albertini (Université de Corse), Françoise Bernard (Université d'Aix-Marseille), Jean-Jacques Boutaud (Université de Bourgogne), Anne-Marie Cotton (Arteveldehogeschool, Gand), Nicole D'Almeida (Université Paris IV-Sorbonne), Gino Gramaccia (Université Bordeaux I), Anne Gregory (Leeds Metropolitan University), Oyvind Ihlen (University of Oslo), François Lambotte (UCL), Christian Le Moenne (Université européenne de Bretagne - Rennes 2), Jacquie L'Etang (Queen Margaret University, Edinburgh), Marc Lits (UCL), Catherine Loneux (Université européenne de Bretagne - Rennes 2), Béatrice Jalenques-Vigouroux (INSA Toulouse - LASCO), Jordi Xifra (Université Pompeu Fabra, Barcelone), Ralph Tench (Leeds Metropolitan University), Michèle Venturini (Université de Corse), Jacques Walter (Université de Lorraine), Ansgar Zerfass (University of Leipzig).
Informations
Le colloque est organisé avec le soutien de la SFSIC (Société Française des Sciences de l'Information et de la Communication).
Ouverture du colloque : prof. Marc Lits (UCL).
Invited speaker : prof. Timothy Coombs (Univ. of Central Florida).
--
Liste de diffusion sur la démocratie électronique (http://certop.fr/DEL) Gérée par Gérard Loiseau (loiseau(a)univ-tlse2.fr) et Stéphanie Wojcik (stephanie.wojcik(a)u-pec.fr)
Sur Twitter : @reseauDEL
---
Vous recevez ce message, car vous êtes abonné au groupe Google Groupes [News-DEL1].
Pour vous désabonner de ce groupe et ne plus recevoir d'e-mails le concernant, envoyez un e-mail à l'adresse news-del1+unsubscribe(a)googlegroups.com.
Pour plus d'options, visitez le site https://groups.google.com/groups/opt_out .
Feb. 8, 2013
European Commission questions Italian telecoms proposal to regulate rates for fixed termination services
by Alessandro Mantelero
The European Commission has called a halt to the plans of
the Italian telecoms regulator (AGCOM) regarding
termination rates which would negatively affect consumers
in Italy as well as operators in other Member States.
AGCOM has proposed prices ranging from €0.00206/minute to
€0.00127/minute for fixed termination rates for the years
2013 and 2014. These are significantly higher than any
other Member State where proper price setting
methodologies are applied.
Termination rates are the rates telecoms networks charge
each other to deliver calls between networks, and each
operator has market power over access to customers on its
own network. These costs are ultimately included in call
prices paid by consumers and businesses.
The Commission has serious concerns that the new price
regulation proposed by AGCOM does not comply with the
principles and objectives of EU telecoms rules which
require Member States to promote competition and the
interests of consumers in the EU.
European Commission Vice President Neelie Kroes said:
"AGCOM's proposal raises concerns about compliance with
the regulator's duty to set tariffs reflecting efficient
costs for providing termination services. The European
Commission is determined to ensure that regulated
termination rates are reduced to similar levels in all
Member States without any unnecessary delay."
continua qui:
http://europa.eu/rapid/press-release_IP-13-98_en.htm
--
Avv. Alessandro Mantelero, PhD
Professor of Private Law
Faculty Fellow, Nexa Center for Internet and Society
http://staff.polito.it/alessandro.mantelero
http://it.linkedin.com/pub/alessandro-mantelero/29/723/a48
https://twitter.com/mantelero
Department of Management and Production Engineering
Politecnico di Torino
Corso Duca degli Abruzzi, 24
10129 Torino - Italy
in libertate fortitudo
Feb. 8, 2013
Re: [nexa] comunicato stampa agcom app swg
by Guido Scorza
my due cents: http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/08/sondaggi-politici-brutta-figura-…
sono stato "radicale" ma confesso che la questione è complessa
un saluto
G
__
Avv. Prof. Guido Scorza
Via dei Barbieri, 6 - 00186 Roma
Tel. +39-06.87750524
Fax +39-0692931778
www.guidoscorza.it
www.sr-partners.it
Il giorno 07/feb/2013, alle ore 09:19, Marina Caporale ha scritto:
> http://www.agcom.it/default.aspx?DocID=10467
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
Feb. 8, 2013
Re: [nexa] Will we ever… simulate the human brain?
by David Orban
La simulazione è in realtà un passo importante, ma solo il primo verso
la realizzazione del programma di coloro che prevedono la possibilità
del mind uploading. Un'organizzazione specifica persegue l'obiettivo
della creazione di menti indipendenti dal substrato ("substrate
independent minds"):
http://www.carboncopies.org/
In questo video potete ascoltare una chiacchierata che ho fatto con il
suo fondatore, Randal Koene:
http://www.youtube.com/watch?v=r9n-tqwHD7o
Nel giugno 2010 alla Harvard University ho organizzato una conferenza
dove abbiamo parlato di questi temi: H+ Summit
http://hplussummit.com/2010/east/
David Orban
skype, twitter, linkedin, sl, etc: davidorban
On Fri, Feb 8, 2013 at 9:27 AM, gianluca quaglia
<gianlucaquaglia(a)gmail.com> wrote:
>
> Will we ever… simulate the human brain?
>
> Some scientists say they can build a computer model of the brain within a
> decade. Others say it is far too complicated and ambitious an idea. Who’s
> right?
>
>
> For years, Henry Markram has claimed that he can simulate the human brain in
> a computer within a decade. On 23 January 2013, the European Commission told
> him to prove it. His ambitious Human Brain Project (HBP) won one of two
> ceiling-shattering grants from the EC to the tune of a billion euros, ending
> a two-year contest against several other grandiose projects. Can he now
> deliver? Is it even possible to build a computer simulation of the most
> powerful computer in the world – the 1.4-kg (3 lb) cluster of 86 billion
> neurons that sits inside our skulls?
> The very idea has many neuroscientists in an uproar, and the HBP’s
> substantial budget, awarded at a tumultuous time for research funding, is
> not helping. The common refrain is that the brain is just too complicated to
> simulate, and our understanding of it is at too primordial a stage.
>
> continua
>
> http://www.bbc.com/future/story/20130207-will-we-ever-simulate-the-brain
>
> buon WE
>
> qgl
>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Feb. 8, 2013
Re: [nexa] Pirateria digitale, l'imbarazzante rapporto del Parlamento italiano. Proposte cancellazioni automatiche di siti web e rimozioni ad istanza di privati dei link sui motori di ricerca.
by Stefano Quintarelli
e' meno peregrino di quanto mi aspettassi.
ho scroso il testo e letto le conclusioni.
alla fine dice che la questione e' sovranazionale, che le misure
tecniche sono inefficaci e che bisogna andare a beccare chi ci guadagna
illecitamente.
(BTW, si dice in un paragrafo che e' facile con i proxy aggirare i
blocchi e che il motore di ricerca puo' filtrare l'individuabilita',
pero' non fanno il 1+1 che con i prxy si possono aggirare facilmente
filtri nazionali sui motori idi ricerca...)
ciao, s.
Il 08/02/2013 10:21, Pierpaolo Franco ha scritto:
> e pirateria:
> http://leg16.camera.it/_dati/leg16/lavori/stenbic/64/2013/0122/s040.htm#7n1
>
> Il 08 febbraio 2013 10:20, Pierpaolo Franco
> <pierpaolo.franco(a)gmail.com> ha scritto:
>> bastava cercare meglio:
>> http://leg16.camera.it/_dati/leg16/lavori/stenbic/64/2012/1212/s050.htm#13n1
>>
>> Il 07 febbraio 2013 16:06, Pierpaolo Franco
>> <pierpaolo.franco(a)gmail.com> ha scritto:
>>> è possibile pubblicarla?
>>> nel sito della Camera ancora latita (almeno qui:
>>> http://www.camera.it/965?shadow_organo_parlamentare=1968)
>>>
>>> Essendomene occupato per la tesi in penale, sono in t(i)repida attesa
>>> della conclusiva e di quella moda+tessile...
>>>
>>> Il 07 febbraio 2013 14:06, Fulvio Sarzana <fulvio.sarzana(a)lidis.it> ha scritto:
>>>>
>>>>
>>>> La Commissione parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione e
>>>> della pirateria commerciale del Parlamento Italiano, presieduta dall’On.
>>>> Gianni Fava, leghista, già balzato agli onori della cronaca per alcune
>>>> proposte normative alquanto criticate dal mondo del web, ha presentato la
>>>> relazione conclusiva al Parlamento. Il 22 gennaio scorso la Commissione ha
>>>> approvato la relazione sulla pirateria digitale in rete.
>>>> Senza entrare nel merito del fenomeno della contraffazione (che non ha nulla
>>>> a che vedere con la violazione del copyright digitale), appare utile
>>>> verificare le affermazioni della stessa Commissione per le implicazioni che
>>>> tale relazione conclusiva ha sul web.
>>>> Chi scrive ha letto, ovviamente, il Provvedimento integrale. La Commissione
>>>> spende più di 60 pagine nel delineare lo scenario della pirateria digitale
>>>> nel nostro paese riservando al lettore notevoli sorprese, alcune delle quali
>>>> riguardano i numeri forniti dalla stessa commissione a sostegno della
>>>> necessità di reprimere quella che la stessa commissione ritiene essere la
>>>> pirateria multimediale. Tutte le informazioni ed i numeri forniti, sono
>>>> infatti- ed è precisato nelle note in calce al rapporto- mutuate da chi è
>>>> stato audito, le cui identità sono riportate con nome e cognome. Si tratta
>>>> nella stragrande maggioranza dei rappresentanti delle associazioni di tutela
>>>> del diritto d’autore, ovvero di coloro che sono interessati a fornire una
>>>> immagine precisa del fenomeno.
>>>> ………
>>>> Afferma incredibilmente la Commissione, “ in occasione di alcuni recenti
>>>> tentativi legislativi di modifica della normativa nazionale sul tema, si è
>>>> assistito ad una vera e propria levata di scudi da parte di soggetti e
>>>> gruppi di interesse legati al mantenimento dello status quo.
>>>> Gli intermediari della rete hanno quindi dimostrato di possedere un enorme
>>>> potere di lobbying, che sembra-finora-avere prevalso sulle ragioni politiche
>>>> che spingevano, invece, per un cambiamento di rotta in tal senso, avendo, di
>>>> fatto, impedito qualsiasi decisione al riguardo”
>>>> Secondo la Commissione, che dimentica l’esistenza delle potentissime
>>>> lobby dell’intrattenimento internazionale, che sono arrivate a minacciare il
>>>> presidente americano Obama in occasione del veto posto dallo stesso
>>>> presidente all’entrata in vigore della contestata proposta normativa
>>>> denominata SOPa negli states
>>>> http://rt.com/usa/news/hollywood-obama-sopa-support-229/, quindi
>>>> esisterebbe una potentissima “spectre” composta dagli intermediari di
>>>> rete.
>>>>
>>>> Ma attenzione ce ne è per tutti: la colpa per la Commissione è infatti del
>>>> “movimento d’opinione che a livello globale rigetta l’idea che per la
>>>> fruizione della cultura e dell’informazione in rete si debba pagare un
>>>> prezzo, ha dimostrato tutto il suo peso politico in occasione della proposta
>>>> di accordo ACTA, che è stata respinta del Parlamento Europeo”.
>>>>
>>>> E vediamo gli auspici della Commissione “ In realtà anche alla luce delle
>>>> indicazioni pervenute alla Commissione nel corso delle numerose audizioni
>>>> svolte. Sarebbe auspicabile un vero e proprio blocco del sito internet da
>>>> parte degli utenti interessati” che dovrebbe essere adottato tramite gli
>>>> internet service provider.
>>>>
>>>> In assenza di qualsivoglia provvedimento della magistratura i provider
>>>> dovrebbero quindi bloccare, a richiesta dell’interessato un sito web.
>>>>
>>>> Ma neanche questo basta.
>>>>
>>>> E allora la Commissione prevede che la rimozione di contenuti sgraditi debba
>>>> essere direttamente effettuata nei confronti del motore di ricerca ( quindi
>>>> Google per intenderci n.d.r.).
>>>>
>>>> Dice la Commissione “L’unico soggetto veramente in grado di non indicare le
>>>> strade per arrivare al file illegale sia il motore di ricerca”.
>>>> “potrà essere quindi il motore di ricerca a non restituire, fra i risultati
>>>> della ricerca per qule file, gli indirizzi attraverso i quali sia possibile
>>>> arrivarvi.”
>>>>
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