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R: Cattaneo-Cortiana, Cattaneo-Cortiana:OGM, Ricerca, Politica Pubblica. Non è una questione privata, non è una questione personale.
by Fiorello Cortiana
Corriere della Sera 11 giugno 2014
I pregiudizi sulle colture rallentano l'innovazione
«Non trovo prove che gli Ogm siano più dannosi o rischiosi per l'ambiente delle coltivazioni tradizionali o di quelle biologiche»
di Elena Cattaneo Università degli studi di Milano senatrice a vita
Caro direttore,
da mesi studio la vicenda italiana degli Ogm. Non è il mio campo specifico, ma uso altre specie transgeniche (pesci, topi o tessuti di animali di grossa taglia) per ricerche che mirano a possibili terapie per una malattia devastante come la Corea di Huntington. Sugli Ogm consulto la letteratura specialistica e colleghi tra i massimi esperti, per capire basi scientifiche, metodi di lavoro e dinamiche economico-industriali del settore. Non trovo prove che gli Ogm siano più dannosi o rischiosi per l'ambiente delle coltivazioni tradizionali o di quelle biologiche. Di certo, hanno già molto ridotto l'uso di insetticidi e l'impatto ambientale dell'agricoltura globale e, come ricordavano anche l'arcivescovo di Milano Angelo Scola e l'Accademia Pontificia, sono una risposta concreta all'esigenza di sfamare la popolazione mondiale. Penso che, in Italia, la discussione si sia impantanata, in quanto condizionata da pregiudizi ideologici e interessi di nicchia rispetto ai quali anche la più corretta informazione non riesce a incidere. Mi si dice che ci sono lobby e multinazionali interessate a spingere gli Ogm. Però a chiedermi di far sentire la loro voce favorevole sono colleghi scienziati. Vorrebbero studiarli (in campo aperto), anche per capirne meglio il potenziale e i limiti. Mi si dice che gli agricoltori italiani non li vogliono. Eppure ho ricevuto una lettera di oltre 700 di loro (firme a mano) che chiedono di seminare con piante ogm circa 30 mila ettari di terreni (più di 50 mila campi da calcio) che sono di loro proprietà. A guidarli Franco Nulli e Deborah Piovan. Espongono, con modi civili, argomenti che trovo ineccepibili sia sul piano dei fatti che su quello dei diritti. Mi spiegano poi che il 62% di tutto il mais italiano - rigorosamente non ogm - dello scorso anno è vietato al consumo umano per i livelli delle tossine fumonisine (che agli animali comunque non fanno bene). E che molti dei nostri migliori prodotti tipici sono quindi fatti usando mangimi ogm importati. Mi chiedo se non vi siano lobby e interessi commerciali «anche» tra coloro che non vogliono gli Ogm. Se qualcosa cambierà (in tempi utili perché una sfida come Expo 2015 - centrato sulla nutrizione - possa giovare al Paese) sarà attraverso un'azione che parta direttamente dall'imprenditoria agricola. La scienza ha fatto la sua parte. Una pubblicazione del 2013, firmata anche da Fabio Veronesi che è presidente della Società italiana di genetica agraria, aggiorna le prove sperimentali ottenute in laboratori pubblici, giungendo alle stesse conclusioni di un eccellente documento sottoscritto già dieci anni fa dalle principali accademie scientifiche italiane. In sintesi: gli Ogm sono sicuri e vantaggiosi per la salute e l'ambiente. Si rimane in attesa di prove che mostrino l'eventuale dannosità. Ovviamente, devono essere pubblicate su riviste peer review (sottoposte a un processo di revisione paritaria, ndr). Giudico poco interessanti le opinioni personali. Viceversa, la competizione tra scienziati e tra riviste garantisce un'incontestabile trasparenza. Dati edulcorati o falsati non sopravvivono alla prova della valutazione mondiale. Dimostrazione ne è il caso del ricercatore francese che aveva diffuso dati falsi sulla pericolosità degli Ogm e che ha dovuto poi ritirare quel lavoro <http://www.corriere.it/salute/sportello_cancro/12_settembre_21/studio-ogm-a…> . Ecco perché non trovo razionale invocare il «principio di precauzione» per vietare la coltivazione di Ogm. Non innovare, quando farlo significa miglior sicurezza, qualità e raccolto (con prove verificabili) significa paralizzare ogni attività di ricerca in qualsiasi campo. Come senatrice, ma come cittadina ancora di più, vorrei vedere coinvolte le istituzioni in un'ampia discussione «sui fatti» che possono giustificare il divieto o meno di fare ricerca e coltivare Ogm. Al di là di brevetti e multinazionali. Nella loro lettera gli agricoltori chiedono «solo» di concorrere, con l'aiuto degli scienziati italiani, a rilanciare il proprio settore e di conseguenza l'economia e l'occupazione di un comparto che rappresenta il futuro della ricerca mondiale. Spero che in primis il ministro delle Politiche agricole, ma anche tutto il governo li ascoltino.
<http://www.europaquotidiano.it/> 13 GIUGNO 2014
FIORELLO CORTIANA <http://www.europaquotidiano.it/author/fiorello-cortiana/>
Ogm, così rispondo a Elena Cattaneo
Lettera aperta alla senatrice sulla risoluzione approvata al senato
Gentile senatrice a vita Elena Cattaneo,
nella sua lettera al direttore del Corriere della Sera lei esprime l'esigenza che vengano «coinvolte le istituzioni in un'ampia discussione «sui fatti» che possono giustificare il divieto o meno di fare ricerca e coltivare Ogm», raccogliendo la sollecitazione di 700 agricoltori e molti scienziati. Vorrei informarla del fatto che proprio la camera alta nella quale lei siede, ha promosso, nella XIII legislatura a cura della commissione agricoltura, una ampia e plurale indagine conoscitiva sugli Organismi geneticamente modificati. La relazione finale all'assemblea è stata approvata all'unanimità con un astenuto.
Lei sostiene che gli Ogm «sono una risposta concreta all'esigenza di sfamare la popolazione mondiale». Il senato allora non ritenne che quella fosse l'esigenza dell'industria transgenica in quanto «un altro aspetto dell'attività delle aziende dell'industria delle biotecnologie riguarda la definizione di invenzione di geni e principi attivi, presenti negli organismi viventi animali e vegetali, riprodotti industrialmente o comunque modificati, con conseguente brevettazione e sottrazione alla libera disponibilità. Si configura così un monopolio e una privatizzazione delle conoscenze e un rapporto di dipendenza univoca da parte degli agricoltori; ne deriva inoltre che le popolazioni che, con la loro presenza e attività, hanno preservato patrimoni naturali contenenti geni e principi attivi brevettati, non ne dispongono più liberamente. Il fine delle multinazionali monopolistiche della biotecnologia è quindi strettamente imprenditoriale, mentre compete a strutture pubbliche verificare la sostenibilità ambientale, sociale, e le implicazioni sulla salute dei consumatori. Infatti, non è detto che un fine imprenditorialmente legittimo, a parte l'aspetto monopolistico, corrisponda agli interessi generali, al bene comune».
Lei si chiede «se non vi siano lobby e interessi commerciali "anche" tra coloro che non vogliono gli Ogm». Certamente sono decine e decine di migliaia le aziende che puntano su un'agricoltura di qualità legata alle varietà dei cultivar, ai presidi delle biodiversità e dei territori. È un problema o è la specifica ricchezza competitiva italiana anche per l'Expo 2015? Lei afferma che «In sintesi: gli Ogm sono sicuri e vantaggiosi per la salute e l'ambiente» mentre l'indagine del senato ha rilevato che «È stata poi segnalata l'insufficiente chiarezza circa gli obbiettivi della valutazione del rischio. Si è riscontrata l'assenza di studi preventivi dell'impatto sugli ecosistemi dei fenomeni di ibridazione tra piante transgeniche e non. È stata confermata la debolezza italiana nella ricerca, messa ancora più a rischio dalla natura monopolistica delle imprese del settore che detengono i brevetti. Si è configurata la sostanziale assenza di una azione concertata tra politiche economiche, sanitarie, agro-alimentari, ambientali, della ricerca scientifica e tecnologica». Lei non trova razionale «invocare il "principio di precauzione" per vietare la coltivazione di Ogm».
Il senato invece lo ha proposto anche su scala europea perché «se si parla della natura costitutiva della vita, la cautela metodologica e una decisione consapevole non possono che essere le conseguenze logiche di una etica della responsabilità verso il vivente attuale e futuro: la politica pubblica è tale solo se risponde a interessi generali, ai quali gli interessi particolari ancorché legittimi si devono adeguare. La ricerca sugli Ogm apre prospettive di notevoli potenzialità nel campo medico ed alimentare, dai farmaci ai trapianti. Essa presuppone che al suo governo concorrano sia i momenti della produzione, sia le istituzioni pubbliche a garanzia degli interessi generali».
Lei propone di coltivare Ogm «Al di là di brevetti e multinazionali». La questione invece va affrontata perché il vivente e la conoscenza sono dei beni comuni e come tali devono essere preservati senza alcuna brevettazione. Nessuno mette in discussione la sua libertà di ricerca come scienziata, ma tocca alla politica pubblica decidere quali risultati siano utili. Lei è stata nominata senatrice a vita dal presidente della repubblica e i suoi colleghi per una legislatura dalle segreterie di partito. Ognuno di voi deve avere la consapevolezza che la politica pubblica è tale quando risponde agli interessi generali di queste e delle future generazioni.
Le allego la risoluzione approvata dal Senato da cui ho tratto le controdeduzioni ai suoi argomenti.
<http://www.europaquotidiano.it/> 19 GIUGNO 2014
ELENA CATTANEO <http://www.europaquotidiano.it/author/elena-cattaneo/>
Caro Cortiana, basta allarmi sugli Ogm
Fare una battaglia affinché tutti i derivati da Ogm abbiano con una specifica etichetta che informi il consumatore è giusto
Gentile onorevole Cortiana, trovo sempre interessante e utile leggere cosa pensavamo nel secolo scorso della tematica degli Ogm, a ridosso degli eventi di maggior tensione internazionale su tale tematica come le manifestazioni di Seattle del 1998. È utile anche rileggere dagli archivi lo studio di quella Commissione del 1999 che, di tutta evidenza, non è esattamente un testo sacro. Oltre ai passaggi che lei cita nell'articolo su Europa io vi leggo anche altri concetti cari a molti.
«Per prodotti che si preoccupano di curare la terra e l'uomo, è indispensabile utilizzare le metodologie condivise della medicina moderna relative all'efficacia dei farmaci. È noto, infatti che da tempo si è passati dall'osservazione empirica ai metodi della ricerca sperimentale, che prevedono quattro fasi di valutazione per accertare la qualità, l'affidabilità, la sicurezza e l'etica del trattamento: quindi conoscenza del composto prescelto, controllo su eventuali effetti dannosi, quali tossicità, mutagenesi (modificazioni del patrimonio genetico), conoscenza della dose massima tollerata, degli effetti indesiderabili, del metabolismo, della eliminazione, verifica dei risultati clinici, cioè dell'efficacia clinica, consenso informato delle persone sottoposte allo studio».
A me pare che su questo punto le competenze scientifiche mie e di altri colleghi potrebbero essere una risorsa utile da applicare nel campo dell'alimentazione e delle coltivazioni.
Su questo aspetto, nelle conclusioni del documento il governo (era quello di Giuliano Amato) si impegnava a definire delle trasparenti etichettature dei prodotti Ogm che raggiungono i consumatori (punto 8) oltre ad adottare (punto 9) le stesse pratiche adottate dai farmaci in modo che il consumatore possa assumere «decisioni consapevoli».
Ecco, me pare che in questi 15 anni (dei venti complessivi dalla commercializzazione del primo derivato di alimento Ogm, un pomodoro) a fronte di nessun danno alla salute del consumatore, accertato, documentato o pubblicato da serie riviste scientifiche o da autorità scientifiche internazionali, lo stesso consumatore non è stato in alcun modo avvisato di cosa stava effettivamente consumando. Vorrei fare alcuni esempi di tale disinformazione.
I colleghi che lavorano sull'argomento specifico mi informano che il 70% del cotone mondiale deriva da Ogm e che non esiste - per quanto di loro conoscenza - un cotone non-Ogm negli ospedali o negli ambulatori italiani e nemmeno nei cerotti che acquistiamo. Quindi un cotone, mediamente per 70% Ogm entra da decenni in contatto col sistema immunitario di quasi tutti i cittadini del pianeta senza che - per quanto noto - ci sia mai stata una singola reazione allergica ad un tale tipo di Ogm. Il consumatore palesemente non è stato informato, gli organi sanitari hanno scelto, valutato e deciso e la loro decisione si è palesemente dimostrata corretta.
Lo stesso dicasi per le decine di derivati da Ogm autorizzati per il consumo, anche umano oltre che zootecnico, che è possibile commercializzare in Europa e in Italia. Uno di questi erano degli olii di colza Ogm, autorizzati al consumo anche umano nell'estate del 2000 dallo stesso governo Amato. Inoltre un derivato di un animale nutrito con Ogm non riporta alcuna etichetta che ne informi il consumatore e qui stiamo parlando non di prodotti nascosti tra gli scaffali dei discount, ma dei prodotti Dop ed Igp di maggior qualità commercializzati in Italia ed esportati in tutto il mondo per il (giusto) vanto del paese.
Anche per quanto riguarda la soia è opportuno ricordare che l'Italia produce meno del 10% della soia che utilizza. Significa che il 90% è d'importazione e, mediamente, nel mondo l'85% della soia è Ogm. Noi quotidianamente mangiamo Ogm, lo facciamo consumando i prodotti a noi più cari (formaggi, prosciutti etc.), che sono frutto di allevamenti di animali i cui mangimi sembrano tutto fuorché non Ogm. Allora come possono essere pericolosi questi prodotti? Allora forse non lo sono. E se non ci fidiamo ancora, perché non studiarli come chiedono gli agricoltori e gli scienziati?
A me quindi pare che tutta l'opposizione agli Ogm si restringe ad una sola caratteristica degli Ogm ossia la loro coltivazione (e alla possibilità della sperimentazione in pieno campo per la ricerca scientifica pubblica).
Il cittadino resta ignaro di cosa mangi e di come sia esposto (per suo beneficio) a Ogm, e gli steccati e i fili spinati vengono eretti come se la coltivazione fosse un problema sanitario ed identitario delle produzioni tipiche italiane. Eppure la moda del made in Italy esporta capi fatti anche in cotone Ogm e così anche l'alimentare italiano non si qualifica per essere Ogm-free, ma per essere buono, anzi buonissimo. A mia conoscenza non esiste un prosciutto di Parma o di san Daniele, un Grana Padano o un Parmigiano reggiano che si vendano in Italia o nel mondo come Ogm-free (ma se mi sbaglio chiedo che i consorzi che attuano politiche diverse e con quali elementi migliorativi informino del contrario). Eppure io continuo a pensare (e non sono sola) questi siano fondamentali pezzi di identità e di vanto nazionale di cui andare orgogliosi.
Caro Cortiana, se lei vuol fare una battaglia affinché tutti i derivati da Ogm abbiano con una specifica etichetta che informi il consumatore io sono dalla sua parte, ma non mi troverà con lei se si volesse continuare a spaventare i consumatori con allusioni, dubbi, paure o angosce come se la comunità scientifica fosse divisa a metà sul tema degli Ogm. Gli scienziati italiani hanno studiato, valutato e deciso: gli Ogm anche sperimentati in pieno campo sono un elemento indispensabile per il progresso del paese ed anche per aumentare la qualità dei nostri prodotti tipici.
<http://www.europaquotidiano.it/>
25 GIUGNO 2014
Fiorello Cortiana Ogm, niente terrorismo ma decidere spetta alla politica
Il tema pone un insieme di implicazioni che vanno oltre la ricerca scientifica e chiamano in causa la politica e le sue istituzioni
Gentile senatrice a vita Cattaneo, la ringrazio per la risposta alla mia lettera aperta sugli Ogm, ma alcune sue affermazioni lì contenute meritano un chiarimento per continuare il dialogo in modo produttivo.
Io non ho mai spaventato i consumatori «con allusioni, dubbi, paure o angosce» e non ho proposto letture per ricordare «cosa pensavamo nel secolo scorso della tematica degli Ogm». In realtà si tratta di una questione non conclusa, neanche nel mondo scientifico.
È vero, alcuni scienziati italiani, non "gli scienziati italiani", «hanno studiato, valutato e deciso: gli Ogm anche sperimentati in pieno campo sono un elemento indispensabile per il progresso del paese e anche per aumentare la qualità dei notri prodotti tipici», alcuni, e lei tra questi, hanno promosso un appello pro-Ogm alla vigilia della sentenza del Tar sulla coltivazione del mais geneticamente modificato nel Friuli.
Gli scienziati del rapporto pubblicato dall'Unctad, la Conferenza Onu sul commercio e lo sviluppo, hanno comparato la sicurezza alimentare in 5 paesi Sud americani non-Ogm (Cile, Columbia, Venezuela, Perù, Bolivia) con quella in 4 paesi Ogm (Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay). Nei non-Ogm i miglioramenti sono molto simili mentre in quelli Ogm si rileva una maggiore inclinazione alla insicurezza alimentare. Era il 2013, non il secolo scorso. Sempre nel 2013 Science ha pubblicato i dati sull'aumento delle vendite di pesticidi e l'aumento dell'uso dei diserbanti proprio in relazione alle piante nei campi transgenici. Questo mentre aumenta la tolleranza delle erbe infestanti agli erbicidi, l'insorgenza di insetti resistenti alle tossine prodotte dalle piante geneticamente modificate e il rischio di contaminazione genetica di varietà locali. La comunità scientifica è divisa sul tema Ogm.
Questo insieme di implicazioni, senza l'intenzione di spaventare chicchessia, ha portato l'Ue, nel Trattato sul Funzionamento dell'Unione Europea-Tfue, ad adottare il Principio di precauzione in materia ambientale per una tutela «fondata sui principi della precauzione e dell'azione preventiva, sul principio della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati all'ambiente e sul principio di "chi inquina paga"». Proprio con riferimento alle fonti primarie dell'Ue il Tar del Lazio con la sentenza del 23 aprile 2014 ha respinto il ricorso di coloro che volevano coltivare mais geneticamente modificato in Friuli, motivando che «quando sussistono incertezze riguardo all'esistenza o alla portata di rischi per la salute delle persone, possono essere adottate misure protettive senza dover attendere che siano esaurientemente dimostrate la realtà e la gravità di tali rischi». Lo scorso 12 giugno il Consiglio dei ministri europei dell'ambiente ha concordato il nuovo testo di Direttiva europea prevedendo che ogni Stato membro sia autorizzato ad assumere un proprio provvedimento di divieto o limitazione di Ogm nel proprio territorio. Come aveva fatto il governo italiano per il mais transgenico in Friuli e come il governo Renzi ha confermato di voler continuare a fare.
Credo che dobbiamo andare oltre la giustapposizione dei nostri punti di vista sulla questione affinché sia possibile un confronto positivo.
Per questo mi interessa che lei si esprima sulle questioni sostanziali che ho sollevato. Partiamo dalla relazione tra Ogm e la fame nel mondo dato che ogni anno muoiono di fame e malnutrizione milioni di persone nel mondo e 850 milioni soffrono la fame. Dalla facoltà di Agraria dell'università di Milano hanno rilevato che solo in Italia ogni giorno finiscono nelle discariche 4 mila tonnellate di alimenti acquistati e non consumati. Il 15% del pane e della pasta, il 18% della carne e il 12% della verdura e della frutta. Ognuno in un anno butta circa 27 chili di cibo commestibile, più di 500 euro di spesa. I supermercati eliminano circa 170 tonnellate all'anno di cibo perfettamente consumabile: alimenti ancora sigillati che sono stati ritirati dagli espositori perché dopo due giorni scadono, o perché la confezione ha dei difetti nel marchio o nell'etichetta, perché non è più di moda, o ancora perché l'alimento è esteticamente troppo maturo, come le banane con la buccia a macchie marrone. Il cibo di scarto nasce già mentre viene prodotto, poiché il margine di guadagno sarebbe troppo basso così non viene raccolto. Circa il 15% dell'intero raccolto di zucchine diventa rifiuto. Un altro 10-15% viene scartato per questioni estetiche: arriviamo così al 30% del cibo prodotto che diventa scarto. Con ciò che scartano la grande distribuzione e i consumatori finali si raggiungono 6 milioni di tonnellate di alimenti scartati ogni anno in Italia. Basterebbero a sfamare tre milioni di persone. Guardiamo ancora più in là, ai circa 80mila pasti quotidiani che Milano Ristorazione cucina per 450 istituti scolastici milanesi: circa 8 tonnellate di cibo scartato al giorno sulle 32 tonnellate complessive di cibo preparato al giorno, il 25%. C'è un margine amplissimo di lotta allo spreco.
Il modello di sviluppo agricolo della filiera agro-alimentare fondato sugli Ogm si fonda sulla brevettazione delle sequenze geniche degli organismi modificati, quindi sulla privatizzazione della conoscenza. Il fine non è quello di nutrire il Pianeta ma proporre un modello commerciale per il controllo delle sementi e la dipendenza degli agricoltori, pesticidi ed erbicidi inclusi, con la conseguente distruzione delle reti di agricoltura locali. è proprio quella tipicità locale che caratterizza l'Italian Food e ci rende competitivi e attraenti nei mercati del mondo.
Concordo con lei sulla utilità che tutti i derivati da Ogm abbiano «una specifica etichetta che informi il consumatore». Sono interessato agli sviluppi del biotech sia per i test sugli alimenti sia per il sequenziamento delle piante al fine di vedere l'efficacia degli incroci vegetali, come è stato fatto per la vite senza Ogm. Ma converrà con me sulla evidenza dell'ampiezza delle implicazioni legate all'introduzione degli Ogm: spreco e sicurezza alimentari, impatto ambientale, la disponibilità della conoscenza come bene comune, apertura dei mercati e giustizia sociale. Insomma la questione della sostenibilità.
Come può vedere sono un insieme di implicazioni che vanno oltre la ricerca scientifica e chiamano in causa la politica pubblica e le sue istituzioni. Il parlamento non è una camera delle corporazioni e le sue prerogative e responsabilità di valutazione e di scelta non possono essere sostituite dalle decisioni di alcuni scienziati per quanto prestigiosi essi siano.
June 25, 2014
Chiusi: "Perché non abbiamo accesso ai nostri stessi dati"
by J.C. DE MARTIN
*Perché non abbiamo accesso ai nostri stessi dati**
*
Fabio Chiusi
Pubblicato giugno 24, 2014
Nell'era della sorveglianza di massa dare ai cittadini il diritto di
sapere chi sta raccogliendo quali dati sul loro conto, e verificare che
quella raccolta avvenga nel rispetto della legge, è fondamentale. Il
problema è renderlo effettivo, utilizzabile. Un miraggio, argomenta
unlungo e dettagliato studio
<http://irissproject.eu/?page_id=9>coordinato dall'Università di
Sheffield, e parte del progetto del progetto IRSS (Increasing Resilience
in Surveillance Societies) finanziato dall'Unione Europea.
Intitolato'Exercising Democratic Rights under Surveillance Regimes'
<http://irissproject.eu/wp-content/uploads/2014/06/IRISS-WP5-Executive-Summa…>,
il lavoro pubblicato in queste ore si addentra in tre problemi
macroscopici: comprendere il quadro normativo all'interno dei singoli
Paesi dell'Unione e darne un'analisi comparativa, studiare sul campo
quanto è semplice o meno reperire chi è responsabile del controllo dei
nostri dati (/data controller/), e da ultimo -- sempre dal punto di
vista empirico -- osservare la effettiva capacità di risposta di questi
soggetti alle richieste dei cittadini.
Il risultato è deludente. L'implementazione non omogenea della Direttiva
europea per la protezione dei dati personali, si legge nel lavoro a
guida di Clive Norris e Xavier L'Hoiry, insieme a un quadro normativo
contraddittorio a livello delle singole legislazioni nazionali, fa sì
che i cittadini (/data subject/) siano "/naturalmente svantaggiati già
prima che possano dare il via al processo per inviare una richiesta di
accesso/" ai loro dati.
[...]
Continua qui:
http://www.wired.it/internet/regole/2014/06/24/perche-non-abbiamo-accesso-a…
June 25, 2014
Wired: "What Everyone Gets Wrong in the Debate Over Net Neutrality"
by J.C. DE MARTIN
Essere a favore della neutralità della rete (come il sottoscritto)
non significa credere che il problema sia semplice, tutt'altro...
juan carlos
*
What Everyone Gets Wrong in the Debate Over Net Neutrality**
*
BY ROBERT MCMILLAN 06.23.14
Even Sunday night HBO watchers are worried the Federal Communications
Commission will soon put an end to net neutrality.
Earlier this month, on the HBO comedy news show "Last Week Tonight,"
host John Oliver went on a 13-minute rant against the new set of
internet rules proposed by the FCC. He warned that the rules would lead
to a world where internet service providers like Comcast and Verizon can
sell special treatment to web companies like Google and Netflix,
charging extra fees to deliver their online videos and other content at
fast speeds, and he urged viewers to bombard the FCC website with
protests, saying the rules would end up hurting smaller web outfits that
can't afford to pay the fees. The next day, the FCC site buckled under
the traffic and went offline.
It was just part of a sweeping effort to squash the proposed rules. When
the rules first leaked out in May, protesters camped out in front of the
FCC's Washington offices. Big tech companies such as Google, Amazon, and
Netflix signed a letter asking the government communications agency to
bar internet providers from discriminating "both technically and
financially against internet companies." And last week, two big name
Democrats on Capitol Hill unveiled a bill that seeks to undermine the
new rules. Nearly everyone, it seems, wants to prevent the FCC from
allowing some companies to have internet "fast lanes" while others toil
at slower speeds.
[...]
Continua qui: http://www.wired.com/2014/06/net_neutrality_missing/
June 25, 2014
"Houston, We Have A Public Domain Problem"
by J.C. DE MARTIN
*Houston, We Have A Public Domain Problem
*/A bogus SoundCloud takedown reveals a much larger issue with private
sites and the public domain./
by Parker Higgins
I received a bogus copyright takedown notice for using public domain
audio on SoundCloud yesterday. The sound in question---the famous
"Houston, we have a problem" snippet of the Apollo 13 mission---is
incontrovertibly available to all, for any use, without copyright
restrictions. The fact that it's been yanked from my SoundCloud page,
though, is a sad demonstration of how completely many online services
have swallowed the fallacy that "unauthorized" means "unacceptable."
It's a dangerous myth, that we should all need permission any time we're
getting value out of a piece of culture. And it's one that gets
entrenched deeper each time we accept the idea that we're able to make
use of a work because a copyright owner is or would be OK with it, and
not just because we have a basic right to participate in culture that is
more fundamental than anybody else's desire to maximize profits.
[...]
Continua qui:
https://medium.com/@xor/houston-we-have-a-public-domain-problem-bd971c57dfdc
June 24, 2014
Guardian: "Pepper-spray drone offered to South African mines for strike control"
by J.C. DE MARTIN
*Pepper-spray drone offered to South African mines for strike control*
Desert Wolf, maker of Skunk Riot Control Copter, says aim is to 'prevent
another Marikana' -- the strike when 34 workers killed
*
David Smith <http://www.theguardian.com/profile/davidsmith>in
Johannesburg
*
* The Guardian <http://www.guardian.co.uk/theguardian>,Friday 20 June
2014 18.57 BST
A South African company has built a drone designed to shower pepper
spray on unruly crowds and says it has begun supplying units to an
internationalmining <http://www.theguardian.com/business/mining>company.
Desert Wolf claims it wants to help in "preventing another Marikana" --
a reference to aprotest <http://www.theguardian.com/world/protest>in
August 2012 at which34 striking mineworkers were shot and killed during
clashes with the police
<http://www.theguardian.com/world/2012/aug/17/south-african-police-shot-mine…>.
But the "Skunk Riot Control Copter" was condemned by labour activists as
"absolutely outrageous" and compared with deadly US militarydrones
<http://www.theguardian.com/world/drones>in Pakistan.
Desert Wolf is marketing the 500,000 rand (£27,400) machine, unveiled at
a recent trade show, as"designed to control unruly crowds without
endangering the lives of the protesters or the security staff"
<http://www.desert-wolf.com/dw/products/unmanned-aerial-systems/skunk-riot-c…>.
[...]
Continua qui:
http://www.theguardian.com/world/2014/jun/20/pepper-spray-drone-offered-sou…
June 24, 2014
Berkman Center Webcast live oggi ore 18.30 - (In)Security in Home Embedded Devices
by Giuseppe Futia
(In)Security in Home Embedded Devices
http://cyber.law.harvard.edu/events/luncheon/2014/06/gettys
<http://cyber.law.harvard.edu/events/luncheon/2014/06/sigal>
<http://cyber.law.harvard.edu/events/luncheon/2014/06/sigal>
*Jim Gettys*
Today, 6.30 pm
Webcast live: http://cyber.law.harvard.edu/interactive/webcast
http://nexa.polito.it/berkman-webcast-live
From Jim:
We now wander in Best Buy, Lowes and on Amazon and buy all sorts of
devices from thermostats, hi-fi gear, tablets, phones, and laptops
or desktops as well as home routers to build our home networks. Most
of these we plug in and forget about. But should we?
"Familiarity Breeds Contempt: The Honeymoon Effect and the Role of
Legacy Code in Zero-Day Vulnerabilities
<http://www.acsac.org/2010/openconf/modules/request.php?module=oc_program&ac…>",
by Clark, Fry, Blaze and Smith makes clear that ignoring these
devices is foolhardy; unmaintained systems become more vulnerable,
with time.
Structural issues in the market make the situation yet worse, as
pointed out in Bruce Schneier's Wired editorial in January: "The
Internet of Things Is Wildly Insecure --- And Often Unpatchable
<http://www.wired.com/opinion/2014/01/theres-no-good-way-to-patch-the-intern…>",
which I instigated and fed Bruce the ammunition. "Binary blobs" used
in these systems have the net effect of "freezing" software
versions, often on many year old versions of system software. Even
if update streams are available (which they seldom are), blobs may
make it impossible to update to versions free of a vulnerability.
There are immediate actions you can personally take, e.g. by running
open source router firmware in your network, but fixing this problem
generically will take many years, as it involves fundamental changes
and an attitude change in how we develop and maintain embedded
systems, and hardest, changes in business models to enable long term
support of popular hardware.
About Jim
Jim Gettys is an American computer programmer. He coined the term
"bufferbloat" and has organized efforts to combat it in the Internet
(see gettys.wordpress.com) and has been working on home routers. He
was the Vice President of Software at the One Laptop per Child
project, working on the software for the OLPC XO-1. He is one of the
original developers of the X Window System at MIT and worked on it
again with X.Org, where he served on the board of directors. He
previously served on the GNOME foundation board of directors. He
worked at the World Wide Web Consortium (W3C) and was the editor of
the HTTP/1.1 specification in the Internet Engineering Task Force
through draft standard. Gettys helped establish the handhelds.org
community, from which the development of Linux on handheld devices
can be traced.
June 24, 2014
Seminar: "Transdiegetic information: what it is and why it matters" - Prof. Luciano Floridi (Oxford University), June 27 , 9-11 a.m
by Giuseppe Futia
Se non visualizzi correttamente questo messaggio clicca qui
<http://nexa.polito.it/2014/06/floridi>
NEXA
Friday, June 27
9-11 a.m.
Politecnico di Torino
Dipartimento di Automatica e Informatica
Corso Castelfidardo 34 - Torino, Sala Riunioni, 5° piano
<http://www.polito.it/ateneo/sedi/index.php?bl_id=TO_CIT11&fl_id=XP05&rm_id=…>
http://nexa.polito.it/2014/06/floridi
Transdiegetic information: what it is and why it matters
Luciano Floridi
Speaker
Prof. Luciano Floridi (Oxford University)
This event will be webcast live: http://nexa.polito.it/upcoming-events
/Public seminar organized by SCUDO - Scuola di Dottorato
<http://dottorato.polito.it/>, Politecnico di Torino, and the Nexa
Center for Internet & Society <http://nexa.polito.it>, Politecnico di
Torino (DAUIN)/.
Prof. Luciano Floridi (Oxford University & Trustee of the Nexa Center
for Internet & Society (DAUIN)) will discuss: *Transdiegetic
information: what it is and why it matters*.
"Data is one of the few resources that is not only renewable and
repurposable, it is also expandable and pervasive. As a result, we
increasingly live in a world of information (/infosphere/
<http://en.wikipedia.org/wiki/Infosphere>). Borrowing some technical
vocabulary from film studies and game design, in this lecture I shall
argue that new Information and Communication Technologies are breaking
the boundaries between diegetic and non-diegetic information, in favour
of a transdiegetisation of the /infosphere/. The talk does not
presuppose any previous knowledge and all technical concepts will be
clearly and simply explained during the lecture."
In 2013 Prof. Floridi has already held a Seminar at the Politecnico di
Torino, organized by SCUDO and the Nexa Center, entitled "The Onlife
Manifesto <http://nexa.polito.it/2013-floridi-onlife-manifesto>".
Moreover, Prof. Floridi was one of the main speakers of the "Computer
Ethics <http://nexa.polito.it/2013-aica-computer-ethics>" Conference at
the Politecnico di Torino, organized by AICA - Associazione Italiana per
l'Informatica ed il Calcolo Automatico <http://www.aicanet.it/> and the
Nexa Center.
Download the flyer
<http://nexa.polito.it/nexacenterfiles/floridi-transdiegetic-information.pdf>
of the seminar.
Biography of Luciano Floridi
Luciano Floridi is Professor of Philosophy and Ethics of Information at
the University of Oxford, where he is Senior Research Fellow and
Director of Research at the Oxford Internet Institute
<http://www.oii.ox.ac.uk/>, Governing Body Fellow of St Cross College,
Distinguished Research Fellow of the Uehiro Centre for Practical Ethics
<http://www.practicalethics.ox.ac.uk/>; Research Associate and Fellow in
Information Policy at the Department of Computer Science; and Member of
the Faculty of Philosophy. He is also Adjunct Professor, Department of
Economics, American University, Washington D.C. Among his recognitions,
he has been awarded the Cátedras de Excelencia Prize by the University
Carlos III of Madrid (2014-15), was the UNESCO Chair in Information and
Computer Ethics and Gauss Professor of the Academy of Sciences in
Göttingen. He is a recipient of the APA's Barwise Prize, the IACAP's
Covey Award, and the INSEIT's Weizenbaum Award. He is an AISB and BCS
Fellow, Editor in Chief of Philosophy & Technology and of the Synthese
Library. In 2012, he was Chairman of EU Commission's "Onlife Initiative
<http://ec.europa.eu/digital-agenda/en/onlife-initiative>". His most
recent books are: The Fourth Revolution - How the infosphere is
reshaping human reality
<http://ukcatalogue.oup.com/product/9780199606726.do> (Oxford University
Press, 2014), The Ethics of Information
<http://ukcatalogue.oup.com/product/9780199641321.do> (Oxford University
Press, 2013), The Philosophy of Information
<http://ukcatalogue.oup.com/product/9780199232383.do> (Oxford University
Press, 2011), The Cambridge Handbook of Information and Computer Ethics
<http://www.cambridge.org/it/academic/subjects/philosophy/philosophy-general…>
(editor, Cambridge University Press, 2010), and Information: A Very
Short Introduction <http://ukcatalogue.oup.com/product/9780199551378.do>
(Oxford University Press, 2010).
See our events calendar <http://nexa.polito.it/events> if you're curious
about future luncheons, discussions, lectures, and conferences not
listed in this email. Our events are free and open to the public, unless
otherwise noted.
More information about the Nexa Center for Internet & Society at
Politecnico di Torino is available at: http://nexa.polito.it/. Weekly
Events Newsletter. Sign up <http://nexa.polito.it/mailing-lists> to
receive this newsletter if this email was forwarded to you. To manage
your subscription preferences, please click here
<https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa>.
Connect & get involved: Jobs, internships, and more
<http://nexa.polito.it/get-involved>
Nexa Center for Internet and Society Newsletter
June 23, 2014
SCL Technology Law Futures Forum - 26-27 June 2014, London
by Alessandro Mantelero
Segnalo il seguente evento, per chi fosse interessato e si
trovasse a Londra in questi giorni.
L'evento è co-organizzato dal network EINS, di cui fa
parte anche Nexa.
http://www.scl.org/site.aspx?i=ev36209
SCL Technology Law Futures Forum - Thursday 26 and Friday
27 June 2014, London
Co-organised with EINS Network of Excellence in Internet
Science
Forum Chair:
Dr Ian Brown, Senior Research Fellow, Oxford Internet
Institute and Associate Director, Cyber Security Centre,
University of Oxford
Opening keynote - day one:
"Default on? Privacy in a broadcast society - trusting the
future"
Pat Walshe, Director of Privacy, Public Policy, GSM
Association
Forum keynote speech: (Sold out for non-Forum attendees)
Paul Nemitz, Director, Fundamental rights and Union
citizenship European Commission, Directorate-General for
Justice
Opening keynote - day two:
"The Internet of Things"
Alistair Maughan, Partner, Morrison & Foerster (UK) LLP
Programme
Thursday 26 June 2014
9.30-10.15 – Opening keynote: "Default on? Privacy in a
broadcast society - trusting the future"
Pat Walshe, Director of Privacy, Public Policy, GSM
Association. The GSM Association is an association of
mobile operators and related companies devoted to
supporting the standardising, deployment and promotion of
the GSM mobile telephone system.
10.15-11.30: Healthcare
Chair: Roger Bickerstaff, Partner, Bird & Bird LLP
Speakers:
Dr Akram Alomainy, QMUL
Barry Jennings, Bird & Bird LLP
Andelka Phillips, University of Oxford
11.30-11.45: Tea and coffee break
11.45-13.00: Personal Robots
Chair: Tim Pitt-Payne QC, 11KBW
Speakers:
Dr Joss Wright, Oxford Internet Institute, University of
Oxford
Professor Lilian Edwards, Strathclyde University
Professor Burkhard Schafer, University of Edinburgh
13.00-14.00: Lunch
14.00-15.15: Drones
Chair: Roger Wiltshire, Deputy European Legal Director,
Northrop Grumman
Speakers:
Peter Lee, Taylor Vinters LLP
Nick Miller, Business Director, ISR and UAV Systems,
Thales UK
Robin Higgons, Managing Director, Qi3
Lachlan Urquhart, University of Nottingham
15.15-15.30: Tea and coffee break
15.30-16.45: Wearable Tech
Chair:
Judith Rauhofer, Lecturer in IT Law, University of
Edinburgh, Associate Director, Centre for Studies of
Intellectual Property and Technology Law (SCRIPT).
Speakers:
Marit Hansen, Independent Centre for Privacy Protection,
Schleswig-Holstein
Andrew Charlesworth, University of Bristol
Neil Cameron, Neil Cameron Consulting Group
16.45: Day one - closing remarks
17.15-18.15: Forum Keynote speech: "#Bigtrust for #Bigdata
and the Cloud? EU Data Protection Reform and the EU-US
Safe Harbour"
To be given by Paul Nemitz, Director, Fundamental rights
and Union citizenship, European Commission,
Directorate-General for Justice.
18.15-19.00: Drinks Reception
Close of day one
Friday 27 June 2014
09.30-10.15: Opening keynote: "The Internet of Things"
Alistair Maughan, Partner, Morrison & Foerster (UK) LLP
10.15- 11.30: Personal Data Lockers
Chair: Hazel Grant, Partner, Bristows LLP
Speakers:
William Heath, Chairman, MyDex CIC
Achim Klabunde, Secretariat of the European Data
Protection Supervisor
Judith Rauhofer, Edinburgh University
11.30-11.45: Tea and coffee break
11.45-13.00: Panel and audience discussions on Data Reform
and Regulating Robots
Panel session 1: Where next for data protection reform?
Chair: Professor Chris Marsden, University of Sussex
Panel will include:
Pat Walshe, Director of Privacy, Public Policy, GSM
Association
Andrew Charlesworth, University of Bristol
Professor Lilian Edwards, Strathclyde University
Hazel Grant, Partner, Bristows LLP
Panel session 2: Regulating Robots
Chair:
Dr Ian Brown, Senior Research Fellow, Oxford Internet
Institute and Associate Director, Cyber Security Centre,
University of Oxford
Panel will include:
Professor Andrea Matwyshyn, The Wharton School, University
of Pennsylvania
Professor Alessandro Mantelero, Politecnico di Torino
13:00: Close of Forum
--
Avv. Alessandro Mantelero, PhD
Aggregate Professor, Politecnico di Torino
Director of Privacy and Faculty Fellow, Nexa Center for
Internet and Society
Visiting Fellow, Oxford Internet Institute
Research Consultant, Sino-Italian Research Center for
Internet Torts at Nanjing University of Information
Science & Technology
Programme Coordinator, Double Degree program in Management
and IP Law, Politecnico di Torino–Tongji University of
Shanghai
http://staff.polito.it/alessandro.mantelero
Politecnico di Torino
Corso Duca degli Abruzzi, 24
10129 Torino - Italy
in libertate fortitudo
June 23, 2014
Re: [nexa] Supreme Court deals blow to computer patents in 9-0 ruling
by Giovanna Sissa
un articolo che ho scritto all'epoca, con una sintesi di quanto accaduto al
parlamento europeo sui brevetti software:
http://archivio-mondodigitale.aicanet.net/Rivista/06_numero_4/Sissa_p._16-3…
Giovanna Sissa
2014-06-20 22:20 GMT+02:00 meo <meo(a)polito.it>:
> E' bandita una gara, con un premio da 2 euro, aperta a tutti gli uomini
> della lista, su chi nel 2005 affermava:
> "I diritti di proprietà intellettuale e, in maniera particolare, i
> brevetti servono proprio a questo scopo e costituiscono un importante
> strumento di sviluppo e di crescita per le imprese, soprattutto le PMI,
> che, per mezzo di essi, possono ottenere un consolidamento dei propri
> vantaggi di business (quando questi siano basati su qualità e fatti
> tecnici) non altrimenti conseguibile."
> Raf
>
>
> Il 20/06/2014 17:14, Stefano Quintarelli ha scritto:
>
> sono gia' passati 10 anni ?
>> ostrega se son vecio..
>> ricordo un tuo mirabile discorso alla camera di commercio di milano (e il
>> mitico magomimmo che aveva piantato le tende a BXL...)
>> Ciao!, s.
>>
>> On 20/06/2014 11:13, J.C. DE MARTIN wrote:
>>
>>> Lo so che è ancora presto per celebrare sul serio,
>>> ma confesso una certa soddisfazione.
>>>
>>> E' ancora viva nella mia memoria, infatti, la derisione con cui venne
>>> accolta, ormai più di 10 anni fa, la mia (e di molti altri,
>>> fu uno dei primi movimenti pan-europei)
>>> netta opposizione alla direttiva EU sui sw patents.
>>>
>>> Io e molti altri fummo definiti "emotivi" e "irrazionali".
>>> La nostra insistenza sul fatto che brevettare il software era
>>> ontologicamente diverso da brevettare altri tipi di invenzioni
>>> etichettata come "masturbazione intellettuale"...
>>> E potrei continuare.
>>>
>>> Comunque, all'epoca le Very Serious People erano
>>> schieratate (quasi) unanimamente (anche in Italia, anche a Torino...)
>>> a favore dei brevetti software.
>>> Vogliamo scomettere che tra qualche tempo
>>> molte di quelle stesse persone sosterranno di non essere
>>> mai state a favore? :-D
>>>
>>> juan carlos
>>>
>>> On 20/06/14 11:01, Carlo Blengino wrote:
>>>
>>>> Ciarán O'Riordan has put together a summary of the judgement:
>>>> "There will be debate about how far this ruling goes, but the direction
>>>> it goes in is clear: 100% in the direction of abolishing software patents"
>>>>
>>>> http://en.swpat.org/wiki/Alice_v._CLS_Bank_ruling_by_
>>>> US_Supreme_Court_on_19_June_2014
>>>>
>>>> In mobilità
>>>>
>>>>
>>>> Il giorno 19/giu/2014, alle ore 20:12, Stefano Quintarelli
>>>>> <stefano(a)quintarelli.it <mailto:stefano@quintarelli.it>> ha scritto:
>>>>>
>>>>>
>>>>> Supreme Court deals blow to computer patents in 9-0 ruling
>>>>> By Jeff John Roberts
>>>>> Jun 19 2014
>>>>> <http://gigaom.com/2014/06/19/supreme-court-deals-blow-to-
>>>>> computer-patents-in-9-0-ruling/>
>>>>>
>>>>> SUMMARY:
>>>>> A new Supreme Court decision will cut down the number of
>>>>> computer-related patents, but will not, as some had hoped, eliminate
>>>>> software patents altogether.
>>>>>
>>>>> The Supreme Court declared Thursday that a patent related to a
>>>>> centuries old financial concept was invalid since it was an abstract
>>>>> idea, even though the concept was implemented through a computer.
>>>>>
>>>>> The court's unanimous ruling serves to narrow the type of
>>>>> "inventions" that can be eligible for patents, and amounts to a minor
>>>>> victory for the technology industry and other companies that have
>>>>> long claimed about software-related patents.
>>>>>
>>>>> The case itself involved a patent for escrow services held by Alice
>>>>> Corp, a shell company regarded by many as a patent troll. The
>>>>> patent's validity was challenged by CLS Bank, which runs a currency
>>>>> transaction network, and which argued that Alice's patent simply
>>>>> described a settlement mechanism that banks have used for centuries.
>>>>>
>>>>> "We conclude that the method claims, which merely require generic
>>>>> computer implementation, fail to transform that abstract idea into a
>>>>> patent-eligible invention," wrote Justice Clarence Thomas.
>>>>>
>>>>> Thomas also cautioned against allowing patents that relied on "the
>>>>> draftsman's art" to turn abstract notions into monopolies on ideas.
>>>>>
>>>>> The ruling appears to call into question the validity of thousands of
>>>>> patents which describe a familiar idea, but rely on a "method" of
>>>>> implementing it with a computer.
>>>>>
>>>>> Although the decision does not unequivocally declare software patents
>>>>> to be invalid, it expresses deep skepticism of "simply appending
>>>>> conventional steps" to an abstract idea in an effort to make it
>>>>> patent-eligible.
>>>>>
>>>>> The opinion does suggest, however, that patents may still be obtained
>>>>> that "improve the functioning of the computer itself or effect an
>>>>> improvement in any other technology or technical field." It also
>>>>> cautions that the goal of preventing patents that cover abstract
>>>>> ideas should not "swallow all of patent law."
>>>>>
>>>>> Thomas's opinion drew heavily on the reasoning from another recent
>>>>> case, called Myriad Genetics, in which the Supreme Court invalidated
>>>>> patents over human genes. Both opinions hold that applying familiar
>>>>> techniques to non-patentable things does not result in a patentable
>>>>> invention.
>>>>>
>>>>> The Alice case amounted to unfinished business of sorts for the
>>>>> Supreme Court. In 2010, the court addressed the same issues in a case
>>>>> called Bilksi, but failed to provide any clarity about what type of
>>>>> subject matter can -- and cannot -- be patented, which in turn produced
>>>>> another rat's nest of lower court opinions.
>>>>>
>>>>> _______________________________________________
>>>>> nexa mailing list
>>>>> nexa(a)server-nexa.polito.it <mailto:nexa@server-nexa.polito.it>
>>>>> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>>>>>
>>>>
>>>>
>>>> _______________________________________________
>>>> nexa mailing list
>>>> nexa(a)server-nexa.polito.it
>>>> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>>>>
>>>
>>>
>>>
>>> _______________________________________________
>>> nexa mailing list
>>> nexa(a)server-nexa.polito.it
>>> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>>>
>>> _______________________________________________
>> nexa mailing list
>> nexa(a)server-nexa.polito.it
>> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>>
>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
June 23, 2014
Re: [nexa] 22° Nexa Lunch Seminar - 25 giugno 2014
by Giuseppe Futia
*REMINDER*
Vi ricordiamo che mercoledì 25 giugno 2014 dalle
ore 13 si svolgerà il 22° Nexa Lunch Seminar dal titolo:
"*INTOINO, così l'innovazione è alla portata di tutti*".
All'incontro parteciperà *Marco Bestonzo*, ceo di INTOINO.
L'ingresso è libero.
Coloro che inoltre volessero avere la ragionevole certezza
di trovare un panino e una bibita, possono ancora iscriversi
entro oggi all'indirizzo: http://lunch22.eventbrite.com/.
Webcast live: http://nexa.polito.it/upcoming-events.
Maggiori informazioni sono disponibili all'indirizzo:
http://nexa.polito.it/lunch-22.
Cordiali saluti,
Giuseppe
Il giorno 19 giugno 2014 14:42, Giuseppe Futia <giuseppe.futia(a)polito.it>
ha scritto:
> Se non visualizzi correttamente questo messaggio clicca qui
> <http://nexa.polito.it/lunch-22> [image: NEXA]
>
> 22° Nexa Lunch Seminar
> Mercoledi 25 giugno 2014, ore 13.00 - 14.00
>
> Via Boggio 65/a, Torino (primo piano)
>
> http://nexa.polito.it/lunch-22
> INTOINO, così l'innovazione è alla portata di tutti
>
> Speaker
> Marco Bestonzo (ceo di INTOINO)
>
> This event will be webcast live: http://nexa.polito.it/upcoming-events
>
> Il movimento dei cosiddetti “Makers
> <http://en.wikipedia.org/wiki/Maker_culture>" nasce a partire dalla *convergenza
> di diverse tendenze* nell'ambito della cultura digitale: strumenti e
> componenti elettronici a basso costo, software di progettazione open source
> e servizi online per condividere le proprie idee, appassionati che,
> programmando attraverso i propri computer, riscoprono la possibilità di
> creare oggetti fisici. E' in questo contesto che nasce la startup torinese
> INTOINO <http://www.intoino.com/>, la cui esperienza verrà raccontata, in
> occasione del 22° Nexa Lunch Seminar, dal suo co-fondatore *Marco
> Bestonzo*.
>
> INTOINO propone dei kit “fai da te” che consentono di *creare veri e
> propri prodotti elettronici, senza che siano necessarie competenze in
> ambito informatico o elettronico*. Offre la possibilità di configurare in
> modo semplice una scheda Arduino <http://www.arduino.cc/> (con un app
> store da cui scaricare progetti pronti all'uso), a cui si aggiungono
> sensori, attuatori e la cosiddetta INTOINO Bulb (un'antenna WiFI
> “intelligente”) per collegare i sensori alla rete per applicazioni di “Internet
> delle cose <http://en.wikipedia.org/wiki/Internet_of_Things>”. INTOINO
> mira a “democratizzare” l'innovazione consentendo a chiunque di trasformare
> la propria idea in un prodotto, malgrado l'assenza di competenze tecniche,
> con l'occasione di distribuire il proprio progetto a livello globale.
>
> *Ingresso libero - Saranno disponibili panini e bibite per coloro che si
> saranno registrati su http://lunch22.eventbrite.com/
> <http://lunch22.eventbrite.com/> entro il 23 giguno.*
>
> Speaker - e informazioni supplementari
> [image: [marco bestonzo]]
>
> MARCO BESTONZO è ceo e co-fondatore di INTOINO, pluripremiata startup
> torinese i cui kit abilitano anche i non esperti alla creazione di prodotti
> elettronici tramite Arduino. Ha ottenuto un dottorato di ricerca presso
> l'IIT - Italian Institute of Technology - Center for Space Human Robotics e
> una laurea in Ingegneria biomedica presso il Politecnico di Torino. I suoi
> interessi scientifici si focalizzano su “mobile health”, ingegneria
> bioelettronica, neuroscienze, sistemi per l'aumento della percezione
> sensoriale.
>
> Maggiori informazioni sono disponibili all'indirizzo:
> http://nexa.polito.it/lunch-22
>
> Letture consigliate e link utili:
>
> - *A third industrial revolution*
> <http://www.economist.com/node/21552901>, "The Economist", Apr 21st
> 2012
> - Chris Anderson, *Makers: The New Industrial Revolution*
> <http://books.google.it/books/about/Makers.html?id=2PQFNrG9n-oC&redir_esc=y>,
> Crown Publishing Group, Ott 2nd 2012
> - [Video] *The Economist's Ideas Economy: Innovation Forum on March
> 28th, 2013 in Berkeley*, California, "The Economist", Mar 28th 2013,
> Berkeley, California
> - Il sito Web <http://www.arduino.cc/> di Arduino
> - Il sito Web <http://www.intoino.com/> di INTOINO
>
> Che cosa sono il Centro Nexa e i cicli di incontri “Mercoledì di
> Nexa” e “Nexa Lunch Seminar”
>
> Il Centro Nexa su Internet & Società del Politecnico di Torino
> (Dipartimento di Automatica e Informatica) è un centro di ricerca
> indipendente e interdisciplinare che studia Internet e il suo effetto sulla
> società. Maggiori informazioni all'indirizzo: http://nexa.polito.it/about.
>
> Durante i “*Mercoledì di Nexa*”, che si tengono *ogni 2° mercoledì del
> mese* alle *ore 18 in punto*, il Centro Nexa su Internet e Società apre
> le sue porte non solo agli esperti e a tutti coloro i quali lavorano con
> Internet, ma anche a semplici appassionati e cittadini. Il ciclo di
> incontri intende approfondire, con un linguaggio preciso ma divulgativo, i
> temi legati alla Rete: motori di ricerca, Creative Commons, social
> networks, open source/software libero, neutralità della rete, libertà di
> espressione, privacy, file sharing, big e open data, smart cities e molto
> altro.
>
> Al centro di quasi tutti gli incontri un ospite pronto a dialogare con i
> direttori del Centro Nexa, il Prof. Juan Carlos De Martin del Politecnico
> di Torino e il Prof. Marco Ricolfi dell'Università di Torino, nonché lo
> staff e i Fellows del Centro Nexa.
>
> Maggiori informazioni sui Mercoledì di Nexa, incluso un elenco di tutti i
> “Mercoledì” passati, sono disponibili all'indirizzo:
> http://nexa.polito.it/mercoledi.
>
> Si segnala inoltre che dal maggio 2012 *ogni 4° mercoledì* del mese *dalle
> ore 13 alle ore 14* il Centro Nexa organizza anche i "*Nexa Lunch Seminar*".
> Una lista di tutti i “Lunch Seminar” passati è disponibile all'indirizzo:
> http://nexa.polito.it/lunch-seminars.
>
> See our events calendar <http://nexa.polito.it/events> if you're curious
> about future luncheons, discussions, lectures, and conferences not listed
> in this email. Our events are free and open to the public, unless otherwise
> noted.
>
> Maggiori informazioni sui Nexa Lunch Seminar e i Mercoledì di Nexa, sono
> disponibili all'indirizzo: http://nexa.polito.it/events. Weekly Events
> Newsletter. Sign up <http://nexa.polito.it/mailing-lists> to receive this
> newsletter if this email was forwarded to you. To manage your subscription
> preferences, please click here
> <https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa>.
>
> Connect & get involved: Jobs, internships, and more
> <http://nexa.polito.it/get-involved>
>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
June 23, 2014