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Re: [nexa] 66° Mercoledì di Nexa - 9 luglio 2014
by Giuseppe Futia
*REMINDER*:
vi ricordiamo che domani mercoledì 9 luglio, dalle ore 18 alle ore 20,
si svolgerà il 66° Mercoledì di Nexa, con un incontro dal titolo:
"*Neubot e la neutralità della rete, riflessioni e prospettive*".
Il tema verrà approfondito e discusso da *Simone Basso*,
Research Fellow del Centro Nexa su Internet & Società.
Ingresso libero, webcast live all'indirizzo:
http://nexa.polito.it/upcoming-events.
Maggiori informazioni sono disponibili all'indirizzo:
http://nexa.polito.it/mercoledi-66.
Cordiali saluti,
Giuseppe
Il giorno 03 luglio 2014 17:30, Giuseppe Futia <giuseppe.futia(a)polito.it>
ha scritto:
> Se non visualizzi correttamente questo messaggio clicca qui
> <http://nexa.polito.it/mercoledi-66> [image: NEXA]
>
> 66° Mercoledì di Nexa
> Mercoledi 9 luglio 2014, ore 18.00 - 20.00
>
> Via Boggio 65/a, Torino (primo piano)
>
> http://nexa.polito.it/mercoledi-66
> Neubot e la neutralità della rete, riflessioni e prospettive
>
> Speaker
> Simone Basso (Research Fellow del Centro Nexa su Internet & Società)
>
> Ingresso libero
>
> This event will be webcast live: http://nexa.polito.it/upcoming-events
>
> In occasione del 66° Mercoledì di Nexa, Simone Basso
> <http://nexa.polito.it/people/sbasso>, Research Fellow del Centro Nexa su
> Internet & Società, *presenterà i risultati della sua tesi di dottorato
> al Politecnico di Torino su neutralità della rete e misure di rete*.
>
> Nella prima parte del seminario verrà illustrata la neutralità della rete
> <http://en.wikipedia.org/wiki/Net_neutrality>, menzionando i motivi per i
> quali, secondo molti studiosi ed esperti, essa rappresenti un principio
> fondamentale di Internet. Verrà inoltre spiegato il perché, all'inizio
> degli anni '80, la rete poteva essere considerata assolutamente neutrale,
> mentre oggi non può essere più considerata tale a causa di tre ragioni
> principali: struttura del mercato lato consumer, accordi di *paid peering*,
> tecniche avanzate di classificazione del traffico.
>
> La seconda parte del seminario sarà incentrata sugli argomenti specifici
> trattati nella tesi di dottorato, descrivendo il punto di vista di un
> osservatore che si trovi ai bordi della rete Internet e le misure di rete
> che è possibile eseguire. Su questa scia verrà descritto Neubot
> <http://nexa.polito.it/neubot>, di cui Simone è il principale
> sviluppatore e project manager, evidenziando i risultati ottenuti. Neubot
> ha dimostrato di essere una buona piattaforma lato client per effettuare
> misure di rete, ed è stato utilizzato per tre diverse campagne di raccolta
> di misure su larga scala. Oltre a Neubot verranno menzionati anche altri
> lavori. Da Network Diagnostic Tool
> <http://www.measurementlab.net/tools/ndt>, i cui dati sono stati
> utilizzati dal ricercatore Collin Anderson <https://twitter.com/CDA> per
> rivelare come l'Iran abbia strozzato la banda a molti utenti in seguito
> alle controverse elezioni del 2009, a Glasnost
> <http://broadband.mpi-sws.org/transparency/bttest.php>, i cui dati sono
> stati sfruttati dal dottor Milton Mueller
> <https://twitter.com/miltonmueller> per i suoi studi sulla Deep packet
> inspection <http://dpi.ischool.syr.edu/Home.html>.
>
> Nell'ultima parte del seminario verrà fatto il punto della situazione sul
> progetto Neubot. Nell'affrontare gli obiettivi futuri, inoltre,
> considerando anche i tool di misure di rete menzionati nella seconda parte
> del seminario, si discuteranno potenziali occasioni di collaborazione al
> progetto Neubot con altri ricercatori ed esperti.
>
> BIOGRAFIA - e informazioni supplementari
>
> [image: [Simone Basso]]
>
> SIMONE BASSO è Research Fellow del Centro Nexa su Internet & Società del
> Politecnico di Torino dal 2010. Al Centro Nexa è responsabile di Neubot
> <http://nexa.polito.it/neubot> e Morfeo <http://nexa.polito.it/morfeo>,
> progetti di ricerca riguardanti i temi della performance di rete, della
> trasparenza e della neutralità della rete Internet. È inoltre assistente
> nel corso di Rivoluzione Digitale <http://rivoluzionedigitale.polito.it/>
> del Politecnico di Torino tenuto dal Prof. Juan Carlos De Martin. I suoi
> principali interessi di ricerca riguardano performance di rete, neutralità
> della rete, TCP, sicurezza informatica, gestione del traffico Internet,
> reti peer to peer e streaming. Presso il Politecnico di Torino, Simone ha
> ottenuto la laurea triennale (2006), la laurea specialistica (2009) e il
> dottorato di ricerca (2014).
>
> Letture consigliate:
>
> - Anderson, Collin. "Dimming the Internet: Detecting Throttling as a
> Mechanism of Censorship in Iran <http://arxiv.org/pdf/1306.4361.pdf>." *arXiv
> preprint arXiv:1306.4361* (2013).
> - Anderson, Nate. "Peering problems: digging into the Comcast/Level 3
> grudgematch <http://arstechnica.com/tech-policy/2010/12/comcastlevel3/>."
> *Ars Technica* (2010).
> - Asghari, Hadi, Michel Van Eeten, and Milton Mueller. "Unraveling the
> Economic and Political Drivers of Deep Packet Inspection
> <http://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=2294434>." *GigaNet
> 7th Annual Symposium, November*. Vol. 5 (2012).
>
> Ulteriori letture consigliate sono disponibili su
> http://nexa.polito.it/mercoledi-66.
>
>
>
> Che cosa sono il Centro Nexa e i cicli di incontri “Mercoledì di Nexa” e
> “Nexa Lunch Seminar”
>
> Il Centro Nexa su Internet & Società del Politecnico di Torino
> (Dipartimento di Automatica e Informatica) è un centro di ricerca
> indipendente e interdisciplinare che studia Internet e il suo effetto sulla
> società. Maggiori informazioni all'indirizzo: http://nexa.polito.it/about.
>
> Durante i “*Mercoledì di Nexa*”, che si tengono *ogni 2° mercoledì del
> mese* alle *ore 18 in punto*, il Centro Nexa su Internet e Società apre
> le sue porte non solo agli esperti e a tutti coloro i quali lavorano con
> Internet, ma anche a semplici appassionati e cittadini. Il ciclo di
> incontri intende approfondire, con un linguaggio preciso ma divulgativo, i
> temi legati alla Rete: motori di ricerca, Creative Commons, social
> networks, open source/software libero, neutralità della rete, libertà di
> espressione, privacy, file sharing, big e open data, smart cities e molto
> altro.
>
> Al centro di quasi tutti gli incontri un ospite pronto a dialogare con i
> direttori del Centro Nexa, il Prof. Juan Carlos De Martin del Politecnico
> di Torino e il Prof. Marco Ricolfi dell'Università di Torino, nonché lo
> staff e i Fellows del Centro Nexa.
>
> Maggiori informazioni sui Mercoledì di Nexa, incluso un elenco di tutti i
> “Mercoledì” passati, sono disponibili all'indirizzo:
> http://nexa.polito.it/mercoledi.
>
> Si segnala inoltre che dal maggio 2012 *ogni 4° mercoledì* del mese *dalle
> ore 13 alle ore 14* il Centro Nexa organizza anche i "*Nexa Lunch Seminar*".
> Una lista di tutti i “Lunch Seminar” passati è disponibile all'indirizzo:
> http://nexa.polito.it/lunch-seminars.
>
> See our events calendar <http://nexa.polito.it/events> if you're curious
> about future luncheons, discussions, lectures, and conferences not listed
> in this email. Our events are free and open to the public, unless otherwise
> noted.
>
> Maggiori informazioni sui Mercoledì di Nexa e i Nexa Lunch Seminar, sono
> disponibili all'indirizzo: http://nexa.polito.it/events. Weekly Events
> Newsletter. Sign up <http://nexa.polito.it/mailing-lists> to receive this
> newsletter if this email was forwarded to you. To manage your subscription
> preferences, please click here
> <https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa>.
>
> Connect & get involved: Jobs, internships, and more
> <http://nexa.polito.it/get-involved>
>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
July 8, 2014
Robert Darnton: "Milton, Locke, and Net Neutrality"
by J.C. DE MARTIN
Il grande storico (nonché promotore della Public Library of America,
nonché Harvard University Librarian, ecc. ecc.)
Robert Darnton interviene sul dibattito sulla neutralità
della Rete, citando Milton e Locke. :)
juan carlos
Milton, Locke, and Net Neutrality
To gain some perspective on the debate about Internet neutrality, we
would do well to consult John Milton and John Locke. The Federal
Communications Commission is considering the creation of a fast
broadband lane that would permit companies like Netflix to purchase
more-rapid delivery from Internet-service providers like Verizon. The
defenders of net neutrality oppose that proposal and invoke ideals
expressed in manifestoes such as the "Digital Declaration of
Independence": "We hold this truth to be self-evident, that every human
has an equal and unalienable right to the means to create, distribute,
and consume information. ..."
Milton and Locke participated in debates at an even more crucial stage
in the evolution of information systems---the 17th century, when English
authorities were trying to regulate the power of print.
We celebrate both men as champions in the long-term struggle for freedom
of the press. They knew, however, that the world of print could not be
reduced to the opposition between liberty and oppression. They
understood it as a complex information system, driven in large part by
economic interests and threatened by commercial monopolies.
[...]
Continua qui:
http://chronicle.com/blogs/conversation/2014/07/08/milton-locke-and-net-neu…
July 8, 2014
Berkman Center Webcast live oggi ore 18.30 - w4m: The End of the American Red Light District
by Giuseppe Futia
w4m: The End of the American Red Light District
http://cyber.law.harvard.edu/events/luncheon/2014/07/grant
<http://cyber.law.harvard.edu/events/luncheon/2014/06/sigal>
<http://cyber.law.harvard.edu/events/luncheon/2014/06/sigal>
*with Journalist and author, Melissa Gira Grant*
Today, 6.30 pm
Webcast live: http://cyber.law.harvard.edu/interactive/webcast
http://nexa.polito.it/berkman-webcast-live
The history of the American red light district is quite brief --
from railroad signal lights to hotel bathroom selfies -- and clouded
in myth. Soon it may be lost. In this talk, journalist Melissa Gira
Grant (author of /Playing the Whore: The Work of Sex Work/) will
reconsider how communication technologies shape sex-for-sale,
proposing that sex work has merged with the network. We'll surveil
the police, missionaries, media, and politicians who created and
command this space, and discuss what we can learn from how sex
workers have remained a step ahead.
About Melissa
Melissa is a writer and freelance journalist, covering sexuality,
politics, and technology. Her book, /Playing the Whore: The Work of
Sex Work/ (Verso, 2014) challenges the myths about selling sex and
those who make them. Her reporting and commentary appears in The
Nation, Wired, The Atlantic, Glamour, The Guardian, In These Times,
The Washington Post, Dissent, Slate, Salon, The American Prospect,
Reason, Jezebel, and Valleywag, among other publications, and she is
a contributing editor at Jacobin.
She speaks regularly to audiences worldwide at institutions such as
Duke University, the New School, Third Wave Foundation, the Open
Society Foundations, Eyebeam Art + Technology Center, and the UC
Berkeley Labor Center, and at events including South by Southwest
Interactive (SXSW), re:publica (Berlin), NEXT (Copenhagen), and the
International AIDS Conference.
Melissa has been a member of the Exotic Dancers' Union (SEIU Local
790), and a staff member at St. James Infirmary (the only
occupational health and safety clinic in the United States run for
and by sex workers).
Links
* "The Red Light and the Cloud
<https://medium.com/futures-exchange/the-red-light-and-the-cloud-9a936daaddb8>"
essay
* /Playing the Whore, excerpt/
<http://www.guernicamag.com/daily/melissa-gira-grant-the-peephole/>,
"The Peephole"
* Melissa Gira Grant's website <http://melissagiragrant.com/>
July 8, 2014
Re: [nexa] migrazione ateni italiani su gmail
by Alessandro Mantelero
Non va trascurabile la piccola differenza che per offrire
i servizi cloud il governo US chiede di adempiere al non
poco gravoso standard FedRAMP, mentre qui... nulla.
Mi spiace ma questo dibattito è fin datato. E' da un paio
di anni che su questa lista ed a Nexa abbiamo sottolineato
tutti i rischi per la PA nell'utilizzare servizi cloud
forniti da terze parti. Manca competenza decisionale,
capacità giuridica nell'analizzare i contratti, conoscenza
della normativa sui dati personali, comprensione dei
problemi legati ai flussi transfrontalieri. Altri Paesi
hanno preso chiare posizioni vietando l'utilizzo di
fornitori di servizi per la PA che non siano coerenti con
la normativa UE e basati in UE, perchè nessuno crede che
il SH sia davvero una tutela (era solo un accordo politico
necessario).
Concludendo, credo che il problema sia più generale e non
limitato al cloud offerto da imprese US in quanto tali. Il
problema (anche qui ripeto cose già scritte in passato in
lista) è la mancanza di uno standard tecnico e
contrattuale: le imprese non hanno difficoltà ad adeguarsi
se si definisce lo standard, certo in assenza sono ben
liete di offrire il minimo accettabile.
Quanto ai fornitori made in US, rimane lo scoglio del
Patriot Act e qui occorrerebbe uno sforzo a livello UE,
sforzo che per altro troverebbe ora anche il supporto
delle imprese come mostra il recente caso Microsoft contro
governo US.
AM
On Mon, 07 Jul 2014 00:33:24 +0200
Stefano Quintarelli <stefano(a)quintarelli.it> wrote:
> afaik, solo su istanze di server separate da quelle
>dell'utenza generale (aka outsourcing classico), con
>server residenti in USA
>
> On 06/07/2014 13:01, Pier Paolo Franco wrote:
>> Non vedo molto di diverso rispetto a tutti quegli atenei
>>che
>> implementano Outlook online (es. Bologna). D'altra parte
>>Microsoft e
>> Google hanno conseguito le debite certificazioni per la
>>fornitura di
>> software al governo statunitense.
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
--
Avv. Alessandro Mantelero, PhD
Aggregate Professor, Politecnico di Torino
Director of Privacy and Faculty Fellow, Nexa Center for
Internet and Society
Visiting Fellow, Oxford Internet Institute
Research Consultant, Sino-Italian Research Center for
Internet Torts at Nanjing University of Information
Science & Technology
Programme Coordinator, Double Degree program in Management
and IP Law, Politecnico di Torino–Tongji University of
Shanghai
http://staff.polito.it/alessandro.mantelero
Politecnico di Torino
Corso Duca degli Abruzzi, 24
10129 Torino - Italy
in libertate fortitudo
July 8, 2014
Re: [nexa] migrazione ateni italiani su gmail
by Stefano Quintarelli
olter al tempo, che e' la risorsa scarsa per antonomasia, vanno inseriti
riferimenti normativi e riferimenti a risoluzioni/mozioni/odg, ecc. in
italia ed ue, che non conosco
sto lavorando con molti gruppi e persone, dalle mappe alla nn al
copyright ai beni culturali, all'hackaton ai coderdojo
all'intergruppo... e potrei continuare
certo, potrei fare ogni cosa io; ad acquisire le info necessarie ci
metterei molto tempo e farei molto meno.
credo che in qs lista ci siano persone interesdssate; mi metto a
disposizione epr collaborare con loro, ma ho bisogno di aiuto
tantopiu' che il mio sunset parlamentare potrebbe essere imminente
On 08/07/2014 07:57, giorgio.giunchi(a)cctld.it wrote:
>
> P.S. A Stefano Quintarelli che chiama e richiama ausilio [con lo stesso
> costume interettaro che aveva da ragazzo alla spregiudicata scuola di
> Gianni Degli Antoni] per una bozza di interrogazione parlamentare [come
> se non sapesse confezionarla da solo] al rango e alla !responsabilita'!
> MIUR, restituisco questa stoica e rassegnata: "Caro Signor Ministro, stiamo
> scherzando ?"
July 8, 2014
Re: [nexa] migrazione ateni italiani su gmail
by giorgio.giunchi@cctld.it
"J.C. DE MARTIN" <demartin(a)polito.it> ha scritto:
> Ringraziando Stefano Quintarelli per l'attenzione
> al problema (che esiste, eccome, sia chiaro),
> lasciatemi però dire che Ugo Pagallo fa bene a collocare la specifica
> questione dell'email nel contesto più ampio riguardante
> l'Università italiana.
Caro Juan Carlos,
una sponda e una eco che viene dai tempi remoti dell' "era della
fondazione".
Ho sollecitato sul forum dell' isoc attenzione all' impegnato e
ben opportuno approfondimento nexiano sul tema della 'strategia
del ragno' gmail-google nei confronti delle universita': con uno
dei rari e centellinati feedback di Claudio Allocchio IETFer dell'
eta' dell' oro [primo redattore europeo di una Rfc, sodale di Postel,
allora, ora Team Lead IETF Applications Area Directorate]: mi permetto
di segnalarlo alla eventuale attenzione
https://listserv.iit.cnr.it/cgi-bin/wa?A2=FORUM;abda7765.1407
P.S. A Stefano Quintarelli che chiama e richiama ausilio [con lo stesso
costume interettaro che aveva da ragazzo alla spregiudicata scuola di
Gianni Degli Antoni] per una bozza di interrogazione parlamentare [come
se non sapesse confezionarla da solo] al rango e alla !responsabilita'!
MIUR, restituisco questa stoica e rassegnata: "Caro Signor Ministro, stiamo
scherzando ?"
La posta elettronica, e l' ftp, sono i due servizi storicamente e
strutturalmente intrinseci dell' internet e un server mail
funzionalmente
e amministrativamente proprietatio non_e' un paccazzo di antivirus da andare
a comprare al 3x2.
E' semplice: come dicevano Guderian e Manstein a Keitel e Jodl - se mi
togliete queste due divisioni corazzate - non_posso tenere le linea
del fronte.
Giorgio
:::::::
July 8, 2014
World Intermediary Liability Map (WILMap) e' Online!
by GC F
Al CIS di Stanford Law School abbiamo ufficialmente lanciato la World
Intermediary Liability Map (WILMap). Un progetto da me sviluppato e
coordinato.
July 2014: The World Intermediary Liability Map (WILMap)
<https://cyberlaw.stanford.edu/our-work/projects/world-intermediary-liabilit…>
launches.
The WILMap is a detailed English-language resource comprised of case law,
statutes, and proposed laws related to intermediary liability worldwide.
The WILMap covers more than 50 jurisdictions in Africa, Asia, Australia,
the Caribbean, Latin America and Europe.
The WILMap is an ongoing project at CIS <https://cyberlaw.stanford.edu/>and
is led by Giancarlo Frosio
<http://cyberlaw.stanford.edu/about/people/giancarlo-frosio>. CIS will
continue to update and expand the map with the help of an amazing network
of collaborators from around the world. The WILMap will also add enhanced
interface, usability features, and data aggregation tools in the near
future. Check the map out here
<https://cyberlaw.stanford.edu/our-work/projects/world-intermediary-liabilit…>
.
Di seguito link alla press release, blog post e mappa:
http://blogs.law.stanford.edu/newsfeed/2014/07/07/stanford-law-school-cente…
https://cyberlaw.stanford.edu/our-work/projects/world-intermediary-liabilit…
https://cyberlaw.stanford.edu/blog/2014/07/world-intermediary-liability-map…
Spero che sia un'utile risorsa. Ogni feedback e' davvero apprezzato (la
pagina italiana puo' certamente essere migliorata e sviluppata).
Condividete la notizia del lancio, se possibile. La speranza e' che
collaboratori da nuovi paesi si rendano disponibili a creare altre pagine
nazionali.
A presto,
Giancarlo
July 7, 2014
Re: [nexa] migrazione ateni italiani su gmail
by M. Fioretti
On Mon, Jul 07, 2014 12:37:51 PM +0200, Stefano Quintarelli wrote:
> penso che, dato ogni problema, esiste un problema di ordine
> superiore che sarebbe bene risolvere. ma credo molto nel proverbio
> che sostiene che il meglio sia nemico del bene..
pure io, ma qui mi sembra lo stesso problema, non uno di ordine
superiore. Mica ho detto "abbasso l'email, meglio il sistema instachatvideorealtimevirtualreality 5.0".
Ho detto solo, invece di dire al MIUR dai 100K/anno a ogni ateneo per
la sua posta, dirgli spendi (sparando cifre a vanvera, certo) 500K per
farne una tu uguale, per tutti loro. Perché sarebbe un "meglio nemico
del bene", in questo caso?
Si diceva che da quella via arriverebbero soluzioni NON
utilizzabili. Probabilissimo, ma anche soluzioni indipendenti
avrebbero lo stesso rischio, e costerebbero di più, no?
Marco
http://mfioretti.com
July 7, 2014
Re: [nexa] migrazione ateni italiani su gmail
by Francesco Nachira
Questa discussione permette di riflettere sulla tragica situazione
italiana (in particolare a me, expat da 15 anni). Oltre ad un sentimento
di rinuncia, vi è anche qualche volontà di trovare soluzioni a breve
termine, insieme a strategie per il futuro - per contrastare la perdita
di competenze e di sovranità tecnologica - che scaturirebbero da una
mancanza di provvedimenti e da un trend inerziale.
Scelte su temi strategici - quali la gestione e la riservatezza di dati
personali e accademici sensibili - non vengono percepite come tali, ma
viste come pure scelte tecnico/amministrative; quindi delegate - senza
alcun dibattito preliminare - all'amministrazione dei servizi tecnici di
ateneo. Perfino nelle università Italiane più prestigiose e di maggiore
rilevanza scientifica - dove vi sarebbero le risorse umaneper affrontare
adeguatamente il tema, e per sviluppare le competenze associate si migra
verso Google (la prossima settimana la migrazione dell Scuola Normale
Superiore, ovviamente con tutti i dati pregressi: La Scuola Normale
passa a Gmail http://normalenews.sns.it/la-normale-passa-a-gmail/
Il tema è complesso e multidisciplinare (non è un caso chi abbia
immediatamente percepito il rischio e attivato questa discussione, sia
stato un docente del dipartimento di cultura, politica e società e non
del dipartimento di informatica o di ingegneria).
La complessità, l'opacità di contratti, la non trasparenza del
trattamento dei dati e degli algoritmi di analisi e aggregazione, la
rapida evoluzione di questi algoritmi (in particolare di quelli
proprietari), rende difficile perfino a gruppi di lavoro che si occupano
da decenni dei temi da decenni in gruppi di lavoro, comprendere
pienamente le implicazioni e rischi.
Personalmente penso che proporre che possa essere una scelta
individuale: di un individuo che è occupato in altro e non ha né tempo
né interesse né strumenti per valutare le implicazioni, sia velleitario
(un po' come il consenso informato). E' - come scrive Quintarelli -, una
scelta politica che spetta al governo; in un paese democratico spetta a
noi preparare interrogazioni, creare e sostenere proposte e soluzioni
concrete. Dire: "non abbiamo fondi, Google funziona, trascuriamo le
implicazioni" mi sembra un pericoloso alibi, che può essere applicato a
tutti i servizi immateriali nel futuro.
Come dice J.Carlos "l'email di un ateneo richiede personale
qualificato", quindi competenze che stiamo perdendo.
La specifica questione dell'email va collocata nel contesto più ampio,
cheriguarda non solo la specifica università, ma il futuro del paese:
vogliamo perdere competenze nel settore postindustriale di maggiore
sviluppo: quello dei servizi (insieme ai servizi finanziari) ?
Qualunque governo serio - insieme ai suoi cittadini - dovrebbe porsi
queste domande: quale il ruolo del paese nella divisione internazionale
del lavoro; cosa si produce e esporta oggi e cosa si vorrebbe produrre e
esportare in futuro; come andare in questa direzione; come riconquistare
l'indipendenza e la sovranità economica e tecnologica nei settori
scelti; come sviluppare i saperi e le competenze locali, come formare e
attrarre intelligenze e saperi, competenze e cervelli invece di
esportarli....... quale in questo il ruolo dello stato, ruolo che
ricomincia ad essere nuovamente riconosciuto, vedi adesempio il libro di
una altra expat: Mariana Mazzuccato The entrepreneurial state (appena
tradotto anche in Italiano).
Tornando alla gestione delle e-mail degli atenei italiani.
Escluderei le soluzioni estreme:
- continuare la gestione attuale ateneo per ateneo
- delega completa a Google
- una gestione opaca e centralizzata, ma italiana
A seguito di un approfondimento, e ad una discussione che renda
espliciti bisogni e requisiti - si può trovare una soluzione intermedia.
Decentrata e distribuita, con server in Italia, un sistema risultato
dell'integrazione di moduli software esclusivamente in open source e con
licenze aperte; sviluppati in comune da più istituti di ricerca e
università (molto esiste già); con sistemi di criptaggio che
garantiscano privacy e rispetto dei requisiti. Da implementare in modo
distribuito (ed evolutivo) in alcuni atenei e centri CNR, con personale
(che svilupperebbe competenze a più ampio spettro, quale security
interoperability...), e che possa anche formare gli utenti ad un uso
responsabile dei sistemi di comunicazione elettronica.
Francesco Nachira
On 07/07/14 14:18, Luca Rossi wrote:
> Sarei cauto nel prospettare soluzioni centralizzate patrocinate dal MIUR. Al 90% si finirebbe con una soluzione CINECA che potrebbe anche essere valida dal punto di vista tecnico ma avrebbe probabilmente una semplicità di utilizzo prossima allo zero. IL risultato finale sarebbe quindi quello di continuare ad avere docenti e altro che utilizzano soluzioni private (gmail) per la loro posta istituzionale.
> Porto i miei 2 cents alla discussione perché per molti anni sono stato in un ateneo (Urbino) dove il passaggio a G Edu è stato fatto già da molti anni. Ovviamente la cosa è stata decisa centralmente sulla base di considerazioni tecniche (il servizio sarà migliore e più affidabile di quello interno) ed economiche (l’ateneo risparmierà x mila euro e l’ateneo non ha i soldi per piangere).
> C’è da dire che l’intero sistema offerto da Google è assolutamente interessante ed è molto più della sola email ed in prospettiva includerà anche classroom (http://www.google.com/edu/classroom/)
>
> A urbino le voci contro furono minime (o nulle) e tutto il personale è felicemente migrato su gEdu dopo anni di terribili esperienze con il mailer interno.
> Un aspetto interessante per la discussione potrebbe essere che in Danimarca - mia attuale collocazione - l’areneo ha optato per la soluzione Outlook di MS essenzialmente perché (a quanto mi è stato detto) era l’unica che permetteva di avere i server del servizio in territorio Danese. Attenzione però i server sono sempre di MS (quindi in realtà la soluzione è molto simile a quella di Google) ma MS può cagantire che i dati siano fisicamente su server in territorio danese. Può essere utile notare che in questo caso la soluzione non sia stat guidata da necessità di budget ma esclusivamente dalla volontà di usare in maniera più razionale le risorse.
> Può sempre essere utile sottolineare come, almeno nel mio ateneo, al momento il nodo dolente sia rappresentato da Dropbox. Regolamenti nazionali e locali che vietano la conservazione di dati su server privati esterni all’ateneo e TUTTI i docenti o ricercatori che per poter collaborare agevolmente oramai non ne possono più fare a meno.
> A quanto ne so era in sviluppo una soluzione “interna” una sorta di Dropbox danese… ma non mi sorprenderebbe se fosse solo un tentativo di retroguardia.
>
> l.
>
>
>
> Luca Rossi
>
> Assistant Professor
> Section: Culture, Aesthetics, Organisations and Society
> Digital Media & Communication Research Group (DMC)
> Digital Culture Research Group (DC)
> IT University of Copenhagen
> Rued Langgaards Vej, 7
> 2300, København S. Danmark
> lucr(a)itu.dk
>
> On 07/Monday/, at 12:24, M. Fioretti <mfioretti(a)nexaima.net> wrote:
>
>> On Mon, Jul 07, 2014 11:03:19 AM +0200, J.C. DE MARTIN wrote:
>>
>>> per far capire a tutti che gestire bene l'email di un ateneo
>>> richiede euro e richiede personale qualificato.
>> Non è forse inutile complicare questo particolare caso con gli atenei
>> che non hanno più una lira? è cosa verissima e drammatica, ma è
>> davvero rilevante? Oppure è un modo per spingere direttamente verso
>> una soluzione seria?
>>
>> Dire no a Gmail mica vuol dire "ogni ateneo deve farsi pagarsi e
>> gestirsi la sua posta da solo".
>>
>> Sono anni che quasi tutti noi più o meno "dell'ambiente" stiamo
>> facendo due scatole così sul (G) cloud a chiunque sia tanto sfigato da
>> finirci davanti, perché abbatte moltissimo i costi di gestione,
>> personale ecc. Se è così, questo non è proprio un caso fatto su misura
>> per essere risolto in quel modo? Chiedendo al MIUR SOLO di mettere
>> subito su UN sistema comune, anziché soldi per server "scollegati" di
>> ogni ateneo?
>>
>> Marco
>> http://mfioretti.com
>>
>> _______________________________________________
>> nexa mailing list
>> nexa(a)server-nexa.polito.it
>> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
July 7, 2014
Re: [nexa] migrazione ateni italiani su gmail
by Luca Rossi
Sarei cauto nel prospettare soluzioni centralizzate patrocinate dal MIUR. Al 90% si finirebbe con una soluzione CINECA che potrebbe anche essere valida dal punto di vista tecnico ma avrebbe probabilmente una semplicità di utilizzo prossima allo zero. IL risultato finale sarebbe quindi quello di continuare ad avere docenti e altro che utilizzano soluzioni private (gmail) per la loro posta istituzionale.
Porto i miei 2 cents alla discussione perché per molti anni sono stato in un ateneo (Urbino) dove il passaggio a G Edu è stato fatto già da molti anni. Ovviamente la cosa è stata decisa centralmente sulla base di considerazioni tecniche (il servizio sarà migliore e più affidabile di quello interno) ed economiche (l’ateneo risparmierà x mila euro e l’ateneo non ha i soldi per piangere).
C’è da dire che l’intero sistema offerto da Google è assolutamente interessante ed è molto più della sola email ed in prospettiva includerà anche classroom (http://www.google.com/edu/classroom/)
A urbino le voci contro furono minime (o nulle) e tutto il personale è felicemente migrato su gEdu dopo anni di terribili esperienze con il mailer interno.
Un aspetto interessante per la discussione potrebbe essere che in Danimarca - mia attuale collocazione - l’areneo ha optato per la soluzione Outlook di MS essenzialmente perché (a quanto mi è stato detto) era l’unica che permetteva di avere i server del servizio in territorio Danese. Attenzione però i server sono sempre di MS (quindi in realtà la soluzione è molto simile a quella di Google) ma MS può cagantire che i dati siano fisicamente su server in territorio danese. Può essere utile notare che in questo caso la soluzione non sia stat guidata da necessità di budget ma esclusivamente dalla volontà di usare in maniera più razionale le risorse.
Può sempre essere utile sottolineare come, almeno nel mio ateneo, al momento il nodo dolente sia rappresentato da Dropbox. Regolamenti nazionali e locali che vietano la conservazione di dati su server privati esterni all’ateneo e TUTTI i docenti o ricercatori che per poter collaborare agevolmente oramai non ne possono più fare a meno.
A quanto ne so era in sviluppo una soluzione “interna” una sorta di Dropbox danese… ma non mi sorprenderebbe se fosse solo un tentativo di retroguardia.
l.
Luca Rossi
Assistant Professor
Section: Culture, Aesthetics, Organisations and Society
Digital Media & Communication Research Group (DMC)
Digital Culture Research Group (DC)
IT University of Copenhagen
Rued Langgaards Vej, 7
2300, København S. Danmark
lucr(a)itu.dk
On 07/Monday/, at 12:24, M. Fioretti <mfioretti(a)nexaima.net> wrote:
> On Mon, Jul 07, 2014 11:03:19 AM +0200, J.C. DE MARTIN wrote:
>
>> per far capire a tutti che gestire bene l'email di un ateneo
>> richiede euro e richiede personale qualificato.
>
> Non è forse inutile complicare questo particolare caso con gli atenei
> che non hanno più una lira? è cosa verissima e drammatica, ma è
> davvero rilevante? Oppure è un modo per spingere direttamente verso
> una soluzione seria?
>
> Dire no a Gmail mica vuol dire "ogni ateneo deve farsi pagarsi e
> gestirsi la sua posta da solo".
>
> Sono anni che quasi tutti noi più o meno "dell'ambiente" stiamo
> facendo due scatole così sul (G) cloud a chiunque sia tanto sfigato da
> finirci davanti, perché abbatte moltissimo i costi di gestione,
> personale ecc. Se è così, questo non è proprio un caso fatto su misura
> per essere risolto in quel modo? Chiedendo al MIUR SOLO di mettere
> subito su UN sistema comune, anziché soldi per server "scollegati" di
> ogni ateneo?
>
> Marco
> http://mfioretti.com
>
> _______________________________________________
> nexa mailing list
> nexa(a)server-nexa.polito.it
> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
July 7, 2014