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Re: [nexa] black box in ricerche astronomiche
by Alessandro Brolpito
La ringrazio Daniela per le risorse e, soprattutto, per l'approccio
'pedagogico'.
Cordialmente, Alessandro
Il Sab 21 Dic 2024, 10:40 Daniela Tafani <daniela.tafani(a)unipi.it> ha
scritto:
> Buongiorno,
>
> gli esseri umani NON apprendono come le macchine che siamo in grado di
> costruire oggi.
>
> Solo un preliminare e inconsapevole processo di antropomorfizzazione della
> macchina
> e deumanizzazione della persona induce a scambiare metafore e similitudini
> per reali somiglianze.
> Possiamo, ad esempio, anche chiamare "memoria" la nostra e quella di una
> macchina,
> ma sono del tutto eterogenee. Rinvio, su questo, a Giuseppe Longo, Uomini
> e macchine: come riconoscere una caricatura, in Idem, Matematica e senso.
> Per non divenire macchine, Milano-Udine, Mimesis, 2021 pp. 11-28.; la
> versione originale francese è disponibile qui:
> <https://www.di.ens.fr/users/longo/files/ReconnaitreCaricature.pdf>
>
> Sulla questione in un senso più ampio,
> Van Rooij, I., Blokpoel, M., Kwisthout, J., Wareham, T. (2019).
> Intractability and Cognition: A guide to classical and parameterized
> complexity analysis. Cambridge: Cambridge University Press.
>
> e anche il classico
> Joseph Weizenbaum, Computer Power and Human Reason. From Judgement to
> Calculation, San Francisco, W.H. Freeman & Company, 1976,
> https://archive.org/details/computerpowerhum0000weiz_v0i3; trad.it. Il
> potere del computer e la ragione umana. I limiti dell’intelligenza
> artificiale, a cura di F. Tibone, Torino, Edizioni Gruppo Abele, 1987.
>
> Un saluto,
> Daniela
> ________________________________________
> Da: nexa <nexa-bounces(a)server-nexa.polito.it> per conto di Alessandro
> Brolpito <abrolpito(a)gmail.com>
> Inviato: sabato 21 dicembre 2024 09:53
> A: alessandro marzocchi
> Cc: nexa
> Oggetto: Re: [nexa] black box in ricerche astronomiche
>
> Buongiorno Duccio e Giacomo, Nexa
>
> In fondo mi pongo spesso la stessa domanda, qual è la differenza tra un
> uomo e un elaboratore nell'apprendere?
>
> Senza entrare in tecnicismi (non sono in grado), faccio fatica a vederli:
> alla fine ciò che sappiamo e siamo dipende da chi abbiamo incontrato,
> letto, interpretato con il nostro bagaglio. Ci esprimiamo, ad esempio per
> iscritto, mettendo, una dopo l'altra delle parole, come sto facendo ora, al
> meglio delle mie possibilità e dello strumento (il piccolo schermo del mio
> smartphone - perdonate eventuali refusi). Un processo limitato dai miei
> pregiudizi e da quello che non so.
>
> L'unica grande differenza che vedo é che nell'uomo l'apprendimento avviene
> attraverso una emozione, occhi negli occhi.
>
> Ed un elaboratore?
>
> Naturalmente vedo tutti i rischi che Daniela e Giacomo evidenziano, sapere
> é potere. Ma quella é una questione più politica, che le organizzazione
> umane, simili alle ns società, potranno regolamentare, rimango fiducioso.
>
> Cordiali saluti e auguri di buone feste, Alessandro
>
>
> Il Ven 20 Dic 2024, 11:09 alessandro marzocchi <alemarzoc(a)gmail.com
> <mailto:alemarzoc@gmail.com>> ha scritto:
> Ciao Giacomo, sono d'accordo: l'intelligenza sta negli occhi di chi guarda.
> Domando: come nasce e si evolve l'intelligenza negli occhi di chi guarda?
> Educhi le figlie ed insegni alle macchine. L'etimologia di educare
> racconta l'azione di condurre fuori, quella di insegnare racconta l'azione
> di imprimere un segno, mi sono fatto l'idea che la differenza fra noi umani
> e macchine sta qui, ma non ho competenze né esperienze di programmazione.
> Continuo ad avere dubbi che 'ste macchine siano così diverse da noi,
> certamente lo sono ma, domando, i nostri modi di apprendimento, di formare
> la nostra intelligenza sono tanto diversi da quelli di "queste" macchine?
> Un cucciolo di umano come conosce un gatto?
> Conoscere è già una porta verso l'infinito, non apro per la vastità
> dell'impegno; con questa prudenza ipotizzo che il cucciolo di umano
> "conosce" come "gatto" un'apparizione davanti ai suoi occhi, non la prima
> apparizione ma l'ennesima e dopo avere fatto un gran numero di analisi,
> confronti, memorizzazioni, errori, correzioni, approssimazioni,
> aggiustamenti ecc. Immagino che similmente riconosca un gatto-gatto come
> diverso da un gatto-riprodotto-in-foto. A me pare che in entrambi casi la
> "statistica" ha un ruolo fondamentale, tu invece ritieni che la statistica
> opera soltanto con le macchine e non con gli umani.
> Tutto questo ci porta lontano, ma rimango ai primissimi passi: come e cosa
> facciamo di analogo, e di diverso, nell'educare i figli rispetto a
> insegnare a macchine?
> Andando all'osso, forse noi umani siamo banali ed abbiamo paura a
> riconoscerci tali.
> Sulle altre questioni che hai introdotto so ancora meno però mi piacerebbe
> tu cercassi di dibattere con gli astronomi autori della ricerca. Se ci
> provi grazie! due volte grazie se aggiorni sul dibattito.
> Ci avviciniamo a giorni topici solo per noi umani: auguri cordiali.
> Duccio (Alessandro Marzocchi)
>
> Il giorno gio 19 dic 2024 alle ore 10:31 <
> nexa-request(a)server-nexa.polito.it<mailto:
> nexa-request(a)server-nexa.polito.it>> ha scritto:
> > Date: Wed, 18 Dec 2024 23:14:13 +0000
> > From: Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it<mailto:giacomo@tesio.it>>
> > To: nexa(a)server-nexa.polito.it<mailto:nexa@server-nexa.polito.it>
> > Subject: Re: [nexa] black box in ricerche astronomiche
> > Message-ID: <C7F2E8FB-3C5C-4927-866E-EB5D3F5FC453(a)tesio.it<mailto:
> C7F2E8FB-3C5C-4927-866E-EB5D3F5FC453(a)tesio.it>>
> > Content-Type: text/plain; charset=utf-8
> >
> > Ciao Alessandro, grazie della segnalazione.
> > Aspetto di leggere l'articolo scientifico vero e proprio, per capire
> come abbiano
> > analizzato lo "spazio latente" [1] ma mi sembra evidente che se questi
> ricercatori
> > smettessero di pensare in termini AI e studiassero il software che hanno
> > programmato statisticamente come una forma compressa (con perdita) dei
> > dati utilizzati durante il processo, otterrebbero risultati migliori
> > (ma forse, meno finanziamenti).
> >
> > Ad esempio la distinzione fra galassie passive ed attive ha molte
> possibili
> > spiegazioni anche in assenza di qualsiasi intelligenza: la prima fra
> tutte, i dati (sintetici, se ho capito bene) potrebbero contenere variabili
> fortemente correlate alla distinzione.
> >
> > Ti faccio un esempio terra terra: se programmo una vector mapping machine
> > per prevedere il bmi degli islandesi fra i 20 e i 40 anni sulla base
> della marca
> > e della taglie degli indumenti che hanno indossato in un anno, è
> probabile
> > che la vmm in qualche layer interno finisca per trattare in modo diverso
> gli
> > esempi che hanno indossato un reggiseno da quelli che non l'hanno
> indossato.
> >
> > Un ricercatore ottenebrato dalla propaganda della AI ti direbbe che
> > la rete neurale ha imparato a distinguere abbastanza bene maschi e
> femmine
> > anche se il sesso non era presente nei dati di addestramento.
> >
> > Un ricercatore lucido ti spiegherebbe che il bmi dipende da peso e
> altezza
> > di un individuo, i quali, all'interno di una certa etnia, correlano
> fortemente
> > con il sesso a parità di altre taglie.
> > Al contempo, l'uso del reggiseno, fra i 20 e i 40, è un forte predittore
> del sesso
> > di un individuo, per cui è in forte correlazione con i bmi probabili per
> ciascuna taglia.
> >
> > Ciò non toglierebbe nulla all'utilità pratica della ricerca, soprattutto
> se permette
> > di individuare questo tipo di classificazioni interne operate dai layer
> nascosti di
> > una vector mapping machine (aka "rete neurale arificiale") generica.
> >
> > Ma rende un po' imbarazzanti certe affermazioni nell'intervista, come
> > il paragone fra il processo di programmazione statistica e un
> > corso di cucina.
> >
> > Tuttavia, aspettando di leggere l'articolo, ti ricordo che
> l'intelligenza sta
> > negli occhi di chi guarda [2]
> >
> >
> > Giacomo
> >
> >
> > [1] <https://www.baeldung.com/cs/dl-latent-space>
> >
> > [2] <
> https://www.tesio.it/2018/01/19/the-delusions-of-neural-networks.html>
> >
> >
> > ------------------------------
>
Dec. 21, 2024
Re: [nexa] black box in ricerche astronomiche
by Daniela Tafani
Buongiorno, Stefano,
> Da: Stefano Quintarelli <stefano(a)quintarelli.it>
> anche OpenAI:
> "We use the term “hallucinations,” though we recognize ways this
> framing may suggest anthropomorphization, which in turn can lead to
> harms or incorrect mental models of how the model learns."
Già. Nel frattempo, però, il CEO della medesima, su Twitter,
assimilava per deumanizzazione gli LLM alle persone:
"i'm a stochastic parrot, and so r u".
Qualche descrizione onesta si trova in genere nei rapporti tecnici di incidente.
Quello di OpenAI del 21 febbraio 2024, ad esempio:
"LLMs generate responses by randomly sampling words based in part on probabilities.
Their “language” consists of numbers that map to tokens."
<https://status.openai.com/incidents/ssg8fh7sfyz3>
Se qualcuno credesse seriamente che questo sia ciò faccio quando parlo, preferirei stargli alla larga.
Nel rapportarsi alle persone come se fossero solo cose sta infatti la radice della crudeltà
(oltre che Kant, cfr. Simon Baron Cohen, La scienza del male. L'empatia e le origini della crudeltà, Raffaello Cortina Editore, 2012).
Un saluto,
Daniela
On 21/12/24 10:40, Daniela Tafani wrote:
> Buongiorno,
>
> gli esseri umani NON apprendono come le macchine che siamo in grado di costruire oggi.
>
> Solo un preliminare e inconsapevole processo di antropomorfizzazione della macchina
> e deumanizzazione della persona induce a scambiare metafore e similitudini per reali somiglianze.
> Possiamo, ad esempio, anche chiamare "memoria" la nostra e quella di una macchina,
> ma sono del tutto eterogenee. Rinvio, su questo, a Giuseppe Longo, Uomini e macchine: come riconoscere una caricatura, in Idem, Matematica e senso. Per non divenire macchine, Milano-Udine, Mimesis, 2021 pp. 11-28.; la versione originale francese è disponibile qui:
> <https://www.di.ens.fr/users/longo/files/ReconnaitreCaricature.pdf>
>
> Sulla questione in un senso più ampio,
> Van Rooij, I., Blokpoel, M., Kwisthout, J., Wareham, T. (2019). Intractability and Cognition: A guide to classical and parameterized complexity analysis. Cambridge: Cambridge University Press.
>
> e anche il classico
> Joseph Weizenbaum, Computer Power and Human Reason. From Judgement to Calculation, San Francisco, W.H. Freeman & Company, 1976, https://archive.org/details/computerpowerhum0000weiz_v0i3; trad.it. Il potere del computer e la ragione umana. I limiti dell’intelligenza artificiale, a cura di F. Tibone, Torino, Edizioni Gruppo Abele, 1987.
>
> Un saluto,
> Daniela
> ________________________________________
> Da: nexa <nexa-bounces(a)server-nexa.polito.it> per conto di Alessandro Brolpito <abrolpito(a)gmail.com>
> Inviato: sabato 21 dicembre 2024 09:53
> A: alessandro marzocchi
> Cc: nexa
> Oggetto: Re: [nexa] black box in ricerche astronomiche
>
> Buongiorno Duccio e Giacomo, Nexa
>
> In fondo mi pongo spesso la stessa domanda, qual è la differenza tra un uomo e un elaboratore nell'apprendere?
>
> Senza entrare in tecnicismi (non sono in grado), faccio fatica a vederli: alla fine ciò che sappiamo e siamo dipende da chi abbiamo incontrato, letto, interpretato con il nostro bagaglio. Ci esprimiamo, ad esempio per iscritto, mettendo, una dopo l'altra delle parole, come sto facendo ora, al meglio delle mie possibilità e dello strumento (il piccolo schermo del mio smartphone - perdonate eventuali refusi). Un processo limitato dai miei pregiudizi e da quello che non so.
>
> L'unica grande differenza che vedo é che nell'uomo l'apprendimento avviene attraverso una emozione, occhi negli occhi.
>
> Ed un elaboratore?
>
> Naturalmente vedo tutti i rischi che Daniela e Giacomo evidenziano, sapere é potere. Ma quella é una questione più politica, che le organizzazione umane, simili alle ns società, potranno regolamentare, rimango fiducioso.
>
> Cordiali saluti e auguri di buone feste, Alessandro
>
>
> Il Ven 20 Dic 2024, 11:09 alessandro marzocchi <alemarzoc(a)gmail.com<mailto:alemarzoc@gmail.com>> ha scritto:
> Ciao Giacomo, sono d'accordo: l'intelligenza sta negli occhi di chi guarda.
> Domando: come nasce e si evolve l'intelligenza negli occhi di chi guarda?
> Educhi le figlie ed insegni alle macchine. L'etimologia di educare racconta l'azione di condurre fuori, quella di insegnare racconta l'azione di imprimere un segno, mi sono fatto l'idea che la differenza fra noi umani e macchine sta qui, ma non ho competenze né esperienze di programmazione.
> Continuo ad avere dubbi che 'ste macchine siano così diverse da noi, certamente lo sono ma, domando, i nostri modi di apprendimento, di formare la nostra intelligenza sono tanto diversi da quelli di "queste" macchine?
> Un cucciolo di umano come conosce un gatto?
> Conoscere è già una porta verso l'infinito, non apro per la vastità dell'impegno; con questa prudenza ipotizzo che il cucciolo di umano "conosce" come "gatto" un'apparizione davanti ai suoi occhi, non la prima apparizione ma l'ennesima e dopo avere fatto un gran numero di analisi, confronti, memorizzazioni, errori, correzioni, approssimazioni, aggiustamenti ecc. Immagino che similmente riconosca un gatto-gatto come diverso da un gatto-riprodotto-in-foto. A me pare che in entrambi casi la "statistica" ha un ruolo fondamentale, tu invece ritieni che la statistica opera soltanto con le macchine e non con gli umani.
> Tutto questo ci porta lontano, ma rimango ai primissimi passi: come e cosa facciamo di analogo, e di diverso, nell'educare i figli rispetto a insegnare a macchine?
> Andando all'osso, forse noi umani siamo banali ed abbiamo paura a riconoscerci tali.
> Sulle altre questioni che hai introdotto so ancora meno però mi piacerebbe tu cercassi di dibattere con gli astronomi autori della ricerca. Se ci provi grazie! due volte grazie se aggiorni sul dibattito.
> Ci avviciniamo a giorni topici solo per noi umani: auguri cordiali.
> Duccio (Alessandro Marzocchi)
>
> Il giorno gio 19 dic 2024 alle ore 10:31 <nexa-request(a)server-nexa.polito.it<mailto:nexa-request@server-nexa.polito.it>> ha scritto:
>> Date: Wed, 18 Dec 2024 23:14:13 +0000
>> From: Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it<mailto:giacomo@tesio.it>>
>> To: nexa(a)server-nexa.polito.it<mailto:nexa@server-nexa.polito.it>
>> Subject: Re: [nexa] black box in ricerche astronomiche
>> Message-ID: <C7F2E8FB-3C5C-4927-866E-EB5D3F5FC453(a)tesio.it<mailto:C7F2E8FB-3C5C-4927-866E-EB5D3F5FC453@tesio.it>>
>> Content-Type: text/plain; charset=utf-8
>>
>> Ciao Alessandro, grazie della segnalazione.
>> Aspetto di leggere l'articolo scientifico vero e proprio, per capire come abbiano
>> analizzato lo "spazio latente" [1] ma mi sembra evidente che se questi ricercatori
>> smettessero di pensare in termini AI e studiassero il software che hanno
>> programmato statisticamente come una forma compressa (con perdita) dei
>> dati utilizzati durante il processo, otterrebbero risultati migliori
>> (ma forse, meno finanziamenti).
>>
>> Ad esempio la distinzione fra galassie passive ed attive ha molte possibili
>> spiegazioni anche in assenza di qualsiasi intelligenza: la prima fra tutte, i dati (sintetici, se ho capito bene) potrebbero contenere variabili fortemente correlate alla distinzione.
>>
>> Ti faccio un esempio terra terra: se programmo una vector mapping machine
>> per prevedere il bmi degli islandesi fra i 20 e i 40 anni sulla base della marca
>> e della taglie degli indumenti che hanno indossato in un anno, è probabile
>> che la vmm in qualche layer interno finisca per trattare in modo diverso gli
>> esempi che hanno indossato un reggiseno da quelli che non l'hanno indossato.
>>
>> Un ricercatore ottenebrato dalla propaganda della AI ti direbbe che
>> la rete neurale ha imparato a distinguere abbastanza bene maschi e femmine
>> anche se il sesso non era presente nei dati di addestramento.
>>
>> Un ricercatore lucido ti spiegherebbe che il bmi dipende da peso e altezza
>> di un individuo, i quali, all'interno di una certa etnia, correlano fortemente
>> con il sesso a parità di altre taglie.
>> Al contempo, l'uso del reggiseno, fra i 20 e i 40, è un forte predittore del sesso
>> di un individuo, per cui è in forte correlazione con i bmi probabili per ciascuna taglia.
>>
>> Ciò non toglierebbe nulla all'utilità pratica della ricerca, soprattutto se permette
>> di individuare questo tipo di classificazioni interne operate dai layer nascosti di
>> una vector mapping machine (aka "rete neurale arificiale") generica.
>>
>> Ma rende un po' imbarazzanti certe affermazioni nell'intervista, come
>> il paragone fra il processo di programmazione statistica e un
>> corso di cucina.
>>
>> Tuttavia, aspettando di leggere l'articolo, ti ricordo che l'intelligenza sta
>> negli occhi di chi guarda [2]
>>
>>
>> Giacomo
>>
>>
>> [1] <https://www.baeldung.com/cs/dl-latent-space>
>>
>> [2] <https://www.tesio.it/2018/01/19/the-delusions-of-neural-networks.html>
>>
>>
>> ------------------------------
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Dec. 21, 2024
Re: [nexa] black box in ricerche astronomiche
by Giacomo Tesio
Ciao,
La mail di Duccio merita una risposta estesa (e il tentativo di ingaggiare anche
gli autori dello studio quando sarà possibile leggerlo da qualche parte),
ma mi permetto di sottolineare subito (per l'ennesima volta) il problema
fondamentale:
Il 21 Dicembre 2024 08:53:45 UTC, Alessandro Brolpito <abrolpito(a)gmail.com> ha scritto:
>
> qual è la differenza tra un uomo e un elaboratore nell'apprendere?
>
> Senza entrare in tecnicismi (non sono in grado), faccio fatica a vederli
Fai fatica a vederli perché non vuoi entrare nei "tecnicismi".
Non vuoi entrarvi perché credi non siano rilevanti.
Credi non siano rilevanti perché ti è stata venduto un modello mentale del loro
funzionamento che non ha nessuna attinenza con la realtà, ma che ti evita
la fatica di studiare sufficiente informatica da comprendere il loro reale
funzionamento.
Ciò che viene descritto come apprendimento delle macchine
non ha alcuna relazione con l'apprendimento.
Ma questa falsa credenza serve bene diverse esigenze.
Anzitutto permette a chi non ha alcuna competenza o comprensione in merito
di parlare di questi software con una sicumera da fare invidia ad un esperto.
Come potresti vedere una differenza fra una tua esperienza e qualcosa di cui non sai
nulla fuorché una favola che ti descrive un software in termini della tua esperienza?
Un bambino può imparare a riconoscere un leone dopo averlo visto in foto una
singola volta.
Il suo cervello in tutta la vita consumerà una frazione irrisoria dell'energia consumata
durante la programmazione statistica di un software come alpha go.
Una persona impara ad usare il linguaggio per comunicare esperienze della propria
mente, esperienze che sono in parte fenomenologiche, in parte interiori
(come intuizioni, ragionamenti logici etc..)
Nessun software esistente dispone di esperienze, interiori o fenomenologiche.
Ma naturalmente non puoi saperlo, fin quando pretendi di prescindere dal
faticoso studio dei "tecnicismi".
Se decidi di fidarti della mia parola, puoi cercare comunque di conciliare la tua
posizione con le mie parole riducendo l'uomo ad una macchina ed affermando
che tutto sommato anche l'uomo funziona come io dico che funzionano le macchine.
Cosa che rivelerebbe una comprensione dell'uomo persino inferiore a quella informatica.
Però hai ragione.
Se decidi di ignorare tutte le differenze, allora l'apprendimento umano è identico
a quello delle banane. E delle pietre. E sì, anche a quello delle macchine.
E ciò nonostante il fatto che macchine, pietre e banane non apprendano.
> L'unica grande differenza che vedo é che nell'uomo l'apprendimento avviene
> attraverso una emozione, occhi negli occhi.
L'unica differenza che cogli fra ciò che sai dell'apprendimento umano e ciò
che immagini dell'apprendimebro delle macchine.
Un po' come l'unica grande differenza che mia figlia vede fra cavalli ed unicorni...
è il corno.
> Naturalmente vedo tutti i rischi che Daniela e Giacomo evidenziano
Permettimi di dubitarne.
A furia di leggere Nexa, puoi probabilmente elencare certi rischi, ma non li vedi
quotidianamente verificarsi intorno a te.
Non ti rendi conto di esserne vittima, nemmeno mentre leggi le mie parole.
Non puoi.
Un po' per il terrore che vuoi umanamente evitare.
Un po' perché non disponi degli strumenti cognitivi necessari.
E non vuoi averli.
Vuoi prescindere dai tecnicismi, giusto.
> sapere é potere.
solo dove l'ignoranza è diffusa.
E laddove chi sa ha potere, l'ignoranza è tollerata ed incentivata.
Ti dice niente?
Giacomo
Dec. 21, 2024
Re: [nexa] black box in ricerche astronomiche
by Stefano Quintarelli
anche OpenAI:
"We use the term “hallucinations,” though we recognize ways this
framing may suggest anthropomorphization, which in turn can lead to
harms or incorrect mental models of how the model learns."
On 21/12/24 10:40, Daniela Tafani wrote:
> Buongiorno,
>
> gli esseri umani NON apprendono come le macchine che siamo in grado di costruire oggi.
>
> Solo un preliminare e inconsapevole processo di antropomorfizzazione della macchina
> e deumanizzazione della persona induce a scambiare metafore e similitudini per reali somiglianze.
> Possiamo, ad esempio, anche chiamare "memoria" la nostra e quella di una macchina,
> ma sono del tutto eterogenee. Rinvio, su questo, a Giuseppe Longo, Uomini e macchine: come riconoscere una caricatura, in Idem, Matematica e senso. Per non divenire macchine, Milano-Udine, Mimesis, 2021 pp. 11-28.; la versione originale francese è disponibile qui:
> <https://www.di.ens.fr/users/longo/files/ReconnaitreCaricature.pdf>
>
> Sulla questione in un senso più ampio,
> Van Rooij, I., Blokpoel, M., Kwisthout, J., Wareham, T. (2019). Intractability and Cognition: A guide to classical and parameterized complexity analysis. Cambridge: Cambridge University Press.
>
> e anche il classico
> Joseph Weizenbaum, Computer Power and Human Reason. From Judgement to Calculation, San Francisco, W.H. Freeman & Company, 1976, https://archive.org/details/computerpowerhum0000weiz_v0i3; trad.it. Il potere del computer e la ragione umana. I limiti dell’intelligenza artificiale, a cura di F. Tibone, Torino, Edizioni Gruppo Abele, 1987.
>
> Un saluto,
> Daniela
> ________________________________________
> Da: nexa <nexa-bounces(a)server-nexa.polito.it> per conto di Alessandro Brolpito <abrolpito(a)gmail.com>
> Inviato: sabato 21 dicembre 2024 09:53
> A: alessandro marzocchi
> Cc: nexa
> Oggetto: Re: [nexa] black box in ricerche astronomiche
>
> Buongiorno Duccio e Giacomo, Nexa
>
> In fondo mi pongo spesso la stessa domanda, qual è la differenza tra un uomo e un elaboratore nell'apprendere?
>
> Senza entrare in tecnicismi (non sono in grado), faccio fatica a vederli: alla fine ciò che sappiamo e siamo dipende da chi abbiamo incontrato, letto, interpretato con il nostro bagaglio. Ci esprimiamo, ad esempio per iscritto, mettendo, una dopo l'altra delle parole, come sto facendo ora, al meglio delle mie possibilità e dello strumento (il piccolo schermo del mio smartphone - perdonate eventuali refusi). Un processo limitato dai miei pregiudizi e da quello che non so.
>
> L'unica grande differenza che vedo é che nell'uomo l'apprendimento avviene attraverso una emozione, occhi negli occhi.
>
> Ed un elaboratore?
>
> Naturalmente vedo tutti i rischi che Daniela e Giacomo evidenziano, sapere é potere. Ma quella é una questione più politica, che le organizzazione umane, simili alle ns società, potranno regolamentare, rimango fiducioso.
>
> Cordiali saluti e auguri di buone feste, Alessandro
>
>
> Il Ven 20 Dic 2024, 11:09 alessandro marzocchi <alemarzoc(a)gmail.com<mailto:alemarzoc@gmail.com>> ha scritto:
> Ciao Giacomo, sono d'accordo: l'intelligenza sta negli occhi di chi guarda.
> Domando: come nasce e si evolve l'intelligenza negli occhi di chi guarda?
> Educhi le figlie ed insegni alle macchine. L'etimologia di educare racconta l'azione di condurre fuori, quella di insegnare racconta l'azione di imprimere un segno, mi sono fatto l'idea che la differenza fra noi umani e macchine sta qui, ma non ho competenze né esperienze di programmazione.
> Continuo ad avere dubbi che 'ste macchine siano così diverse da noi, certamente lo sono ma, domando, i nostri modi di apprendimento, di formare la nostra intelligenza sono tanto diversi da quelli di "queste" macchine?
> Un cucciolo di umano come conosce un gatto?
> Conoscere è già una porta verso l'infinito, non apro per la vastità dell'impegno; con questa prudenza ipotizzo che il cucciolo di umano "conosce" come "gatto" un'apparizione davanti ai suoi occhi, non la prima apparizione ma l'ennesima e dopo avere fatto un gran numero di analisi, confronti, memorizzazioni, errori, correzioni, approssimazioni, aggiustamenti ecc. Immagino che similmente riconosca un gatto-gatto come diverso da un gatto-riprodotto-in-foto. A me pare che in entrambi casi la "statistica" ha un ruolo fondamentale, tu invece ritieni che la statistica opera soltanto con le macchine e non con gli umani.
> Tutto questo ci porta lontano, ma rimango ai primissimi passi: come e cosa facciamo di analogo, e di diverso, nell'educare i figli rispetto a insegnare a macchine?
> Andando all'osso, forse noi umani siamo banali ed abbiamo paura a riconoscerci tali.
> Sulle altre questioni che hai introdotto so ancora meno però mi piacerebbe tu cercassi di dibattere con gli astronomi autori della ricerca. Se ci provi grazie! due volte grazie se aggiorni sul dibattito.
> Ci avviciniamo a giorni topici solo per noi umani: auguri cordiali.
> Duccio (Alessandro Marzocchi)
>
> Il giorno gio 19 dic 2024 alle ore 10:31 <nexa-request(a)server-nexa.polito.it<mailto:nexa-request@server-nexa.polito.it>> ha scritto:
>> Date: Wed, 18 Dec 2024 23:14:13 +0000
>> From: Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it<mailto:giacomo@tesio.it>>
>> To: nexa(a)server-nexa.polito.it<mailto:nexa@server-nexa.polito.it>
>> Subject: Re: [nexa] black box in ricerche astronomiche
>> Message-ID: <C7F2E8FB-3C5C-4927-866E-EB5D3F5FC453(a)tesio.it<mailto:C7F2E8FB-3C5C-4927-866E-EB5D3F5FC453@tesio.it>>
>> Content-Type: text/plain; charset=utf-8
>>
>> Ciao Alessandro, grazie della segnalazione.
>> Aspetto di leggere l'articolo scientifico vero e proprio, per capire come abbiano
>> analizzato lo "spazio latente" [1] ma mi sembra evidente che se questi ricercatori
>> smettessero di pensare in termini AI e studiassero il software che hanno
>> programmato statisticamente come una forma compressa (con perdita) dei
>> dati utilizzati durante il processo, otterrebbero risultati migliori
>> (ma forse, meno finanziamenti).
>>
>> Ad esempio la distinzione fra galassie passive ed attive ha molte possibili
>> spiegazioni anche in assenza di qualsiasi intelligenza: la prima fra tutte, i dati (sintetici, se ho capito bene) potrebbero contenere variabili fortemente correlate alla distinzione.
>>
>> Ti faccio un esempio terra terra: se programmo una vector mapping machine
>> per prevedere il bmi degli islandesi fra i 20 e i 40 anni sulla base della marca
>> e della taglie degli indumenti che hanno indossato in un anno, è probabile
>> che la vmm in qualche layer interno finisca per trattare in modo diverso gli
>> esempi che hanno indossato un reggiseno da quelli che non l'hanno indossato.
>>
>> Un ricercatore ottenebrato dalla propaganda della AI ti direbbe che
>> la rete neurale ha imparato a distinguere abbastanza bene maschi e femmine
>> anche se il sesso non era presente nei dati di addestramento.
>>
>> Un ricercatore lucido ti spiegherebbe che il bmi dipende da peso e altezza
>> di un individuo, i quali, all'interno di una certa etnia, correlano fortemente
>> con il sesso a parità di altre taglie.
>> Al contempo, l'uso del reggiseno, fra i 20 e i 40, è un forte predittore del sesso
>> di un individuo, per cui è in forte correlazione con i bmi probabili per ciascuna taglia.
>>
>> Ciò non toglierebbe nulla all'utilità pratica della ricerca, soprattutto se permette
>> di individuare questo tipo di classificazioni interne operate dai layer nascosti di
>> una vector mapping machine (aka "rete neurale arificiale") generica.
>>
>> Ma rende un po' imbarazzanti certe affermazioni nell'intervista, come
>> il paragone fra il processo di programmazione statistica e un
>> corso di cucina.
>>
>> Tuttavia, aspettando di leggere l'articolo, ti ricordo che l'intelligenza sta
>> negli occhi di chi guarda [2]
>>
>>
>> Giacomo
>>
>>
>> [1] <https://www.baeldung.com/cs/dl-latent-space>
>>
>> [2] <https://www.tesio.it/2018/01/19/the-delusions-of-neural-networks.html>
>>
>>
>> ------------------------------
>
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Dec. 21, 2024
Re: [nexa] black box in ricerche astronomiche
by Antonio
> L'unica grande differenza che vedo é che nell'uomo l'apprendimento avviene
> attraverso una emozione, occhi negli occhi.
"Questi, non dimentichiamolo, era quasi incapace di idee generali, platoniche. Non solo gli era difficile di comprendere come il simbolo generico "cane" potesse designare un così vasto assortimento di individui diversi per dimensioni e per forma; ma anche l'infastidiva il fatto che il cane delle tre e quattordici (visto di profilo) avesse lo stesso nome del cane delle tre e un quarto (visto di fronte)
...
Aveva imparato senza fatica l'inglese, il francese, il portoghese, il latino. Sospetto, tuttavia, che non fosse molto capace di pensare. Nel mondo sovraccarico di Funes non c'erano che dettagli, quasi immediati."
"Funes, o della memoria", Jorge Luis Borges (1942)
https://www.saela.eu/funes/ (racconto completo)
Non sarà che stiamo "creando" tanti Funes?
A.
Dec. 21, 2024
Re: [nexa] black box in ricerche astronomiche
by Daniela Tafani
Buongiorno,
gli esseri umani NON apprendono come le macchine che siamo in grado di costruire oggi.
Solo un preliminare e inconsapevole processo di antropomorfizzazione della macchina
e deumanizzazione della persona induce a scambiare metafore e similitudini per reali somiglianze.
Possiamo, ad esempio, anche chiamare "memoria" la nostra e quella di una macchina,
ma sono del tutto eterogenee. Rinvio, su questo, a Giuseppe Longo, Uomini e macchine: come riconoscere una caricatura, in Idem, Matematica e senso. Per non divenire macchine, Milano-Udine, Mimesis, 2021 pp. 11-28.; la versione originale francese è disponibile qui:
<https://www.di.ens.fr/users/longo/files/ReconnaitreCaricature.pdf>
Sulla questione in un senso più ampio,
Van Rooij, I., Blokpoel, M., Kwisthout, J., Wareham, T. (2019). Intractability and Cognition: A guide to classical and parameterized complexity analysis. Cambridge: Cambridge University Press.
e anche il classico
Joseph Weizenbaum, Computer Power and Human Reason. From Judgement to Calculation, San Francisco, W.H. Freeman & Company, 1976, https://archive.org/details/computerpowerhum0000weiz_v0i3; trad.it. Il potere del computer e la ragione umana. I limiti dell’intelligenza artificiale, a cura di F. Tibone, Torino, Edizioni Gruppo Abele, 1987.
Un saluto,
Daniela
________________________________________
Da: nexa <nexa-bounces(a)server-nexa.polito.it> per conto di Alessandro Brolpito <abrolpito(a)gmail.com>
Inviato: sabato 21 dicembre 2024 09:53
A: alessandro marzocchi
Cc: nexa
Oggetto: Re: [nexa] black box in ricerche astronomiche
Buongiorno Duccio e Giacomo, Nexa
In fondo mi pongo spesso la stessa domanda, qual è la differenza tra un uomo e un elaboratore nell'apprendere?
Senza entrare in tecnicismi (non sono in grado), faccio fatica a vederli: alla fine ciò che sappiamo e siamo dipende da chi abbiamo incontrato, letto, interpretato con il nostro bagaglio. Ci esprimiamo, ad esempio per iscritto, mettendo, una dopo l'altra delle parole, come sto facendo ora, al meglio delle mie possibilità e dello strumento (il piccolo schermo del mio smartphone - perdonate eventuali refusi). Un processo limitato dai miei pregiudizi e da quello che non so.
L'unica grande differenza che vedo é che nell'uomo l'apprendimento avviene attraverso una emozione, occhi negli occhi.
Ed un elaboratore?
Naturalmente vedo tutti i rischi che Daniela e Giacomo evidenziano, sapere é potere. Ma quella é una questione più politica, che le organizzazione umane, simili alle ns società, potranno regolamentare, rimango fiducioso.
Cordiali saluti e auguri di buone feste, Alessandro
Il Ven 20 Dic 2024, 11:09 alessandro marzocchi <alemarzoc(a)gmail.com<mailto:alemarzoc@gmail.com>> ha scritto:
Ciao Giacomo, sono d'accordo: l'intelligenza sta negli occhi di chi guarda.
Domando: come nasce e si evolve l'intelligenza negli occhi di chi guarda?
Educhi le figlie ed insegni alle macchine. L'etimologia di educare racconta l'azione di condurre fuori, quella di insegnare racconta l'azione di imprimere un segno, mi sono fatto l'idea che la differenza fra noi umani e macchine sta qui, ma non ho competenze né esperienze di programmazione.
Continuo ad avere dubbi che 'ste macchine siano così diverse da noi, certamente lo sono ma, domando, i nostri modi di apprendimento, di formare la nostra intelligenza sono tanto diversi da quelli di "queste" macchine?
Un cucciolo di umano come conosce un gatto?
Conoscere è già una porta verso l'infinito, non apro per la vastità dell'impegno; con questa prudenza ipotizzo che il cucciolo di umano "conosce" come "gatto" un'apparizione davanti ai suoi occhi, non la prima apparizione ma l'ennesima e dopo avere fatto un gran numero di analisi, confronti, memorizzazioni, errori, correzioni, approssimazioni, aggiustamenti ecc. Immagino che similmente riconosca un gatto-gatto come diverso da un gatto-riprodotto-in-foto. A me pare che in entrambi casi la "statistica" ha un ruolo fondamentale, tu invece ritieni che la statistica opera soltanto con le macchine e non con gli umani.
Tutto questo ci porta lontano, ma rimango ai primissimi passi: come e cosa facciamo di analogo, e di diverso, nell'educare i figli rispetto a insegnare a macchine?
Andando all'osso, forse noi umani siamo banali ed abbiamo paura a riconoscerci tali.
Sulle altre questioni che hai introdotto so ancora meno però mi piacerebbe tu cercassi di dibattere con gli astronomi autori della ricerca. Se ci provi grazie! due volte grazie se aggiorni sul dibattito.
Ci avviciniamo a giorni topici solo per noi umani: auguri cordiali.
Duccio (Alessandro Marzocchi)
Il giorno gio 19 dic 2024 alle ore 10:31 <nexa-request(a)server-nexa.polito.it<mailto:nexa-request@server-nexa.polito.it>> ha scritto:
> Date: Wed, 18 Dec 2024 23:14:13 +0000
> From: Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it<mailto:giacomo@tesio.it>>
> To: nexa(a)server-nexa.polito.it<mailto:nexa@server-nexa.polito.it>
> Subject: Re: [nexa] black box in ricerche astronomiche
> Message-ID: <C7F2E8FB-3C5C-4927-866E-EB5D3F5FC453(a)tesio.it<mailto:C7F2E8FB-3C5C-4927-866E-EB5D3F5FC453@tesio.it>>
> Content-Type: text/plain; charset=utf-8
>
> Ciao Alessandro, grazie della segnalazione.
> Aspetto di leggere l'articolo scientifico vero e proprio, per capire come abbiano
> analizzato lo "spazio latente" [1] ma mi sembra evidente che se questi ricercatori
> smettessero di pensare in termini AI e studiassero il software che hanno
> programmato statisticamente come una forma compressa (con perdita) dei
> dati utilizzati durante il processo, otterrebbero risultati migliori
> (ma forse, meno finanziamenti).
>
> Ad esempio la distinzione fra galassie passive ed attive ha molte possibili
> spiegazioni anche in assenza di qualsiasi intelligenza: la prima fra tutte, i dati (sintetici, se ho capito bene) potrebbero contenere variabili fortemente correlate alla distinzione.
>
> Ti faccio un esempio terra terra: se programmo una vector mapping machine
> per prevedere il bmi degli islandesi fra i 20 e i 40 anni sulla base della marca
> e della taglie degli indumenti che hanno indossato in un anno, è probabile
> che la vmm in qualche layer interno finisca per trattare in modo diverso gli
> esempi che hanno indossato un reggiseno da quelli che non l'hanno indossato.
>
> Un ricercatore ottenebrato dalla propaganda della AI ti direbbe che
> la rete neurale ha imparato a distinguere abbastanza bene maschi e femmine
> anche se il sesso non era presente nei dati di addestramento.
>
> Un ricercatore lucido ti spiegherebbe che il bmi dipende da peso e altezza
> di un individuo, i quali, all'interno di una certa etnia, correlano fortemente
> con il sesso a parità di altre taglie.
> Al contempo, l'uso del reggiseno, fra i 20 e i 40, è un forte predittore del sesso
> di un individuo, per cui è in forte correlazione con i bmi probabili per ciascuna taglia.
>
> Ciò non toglierebbe nulla all'utilità pratica della ricerca, soprattutto se permette
> di individuare questo tipo di classificazioni interne operate dai layer nascosti di
> una vector mapping machine (aka "rete neurale arificiale") generica.
>
> Ma rende un po' imbarazzanti certe affermazioni nell'intervista, come
> il paragone fra il processo di programmazione statistica e un
> corso di cucina.
>
> Tuttavia, aspettando di leggere l'articolo, ti ricordo che l'intelligenza sta
> negli occhi di chi guarda [2]
>
>
> Giacomo
>
>
> [1] <https://www.baeldung.com/cs/dl-latent-space>
>
> [2] <https://www.tesio.it/2018/01/19/the-delusions-of-neural-networks.html>
>
>
> ------------------------------
Dec. 21, 2024
Re: [nexa] GPDP - Provvedimento del 2 novembre 2024 [10085455]
by Guido Vetere
notare il passaggio:
> i contenuti, da concordare con l’Autorità, dovranno promuovere la
comprensione e la consapevolezza del pubblico sul funzionamento di ChatGPT
come farebbe l'Autorità a concordare con OpenAI i contenuti atti a
promuovere la consapevolezza sul funzionamento di ChatGPT, se è vero che la
stessa Autorità scrive:
L’impiego di particolari modelli computazionali (Transformer) e di
> particolari rappresentazioni numeriche delle unità linguistiche (Embedding)
> consente di costruire una rete molto fitta e molto estesa di correlazioni
> semantiche tra unità linguistiche in un testo, rendendo la generazione
> automatizzata di nuovi testi praticamente indistinguibile dal testo
> prodotto in forma creativa da un essere umano che abbia letto lo stesso
> corpus di testi comprendendone il senso.
>
Una 'rete di correlazione semantiche'? Come i grafi concettuali di Peirce e
Sowa? Come i frame di Minsky e Fillmore? Come gli script di Roger Shank? E'
sulla base di questa 'comprensione' che i nostri avvocati 'concorderanno i
contenuti' con Sam Altman?
Ma poi: perché solo con OpenAI? Meta, Google, Anthropic etc. non hanno
usato cose come CommonCrawl? Sicuri?
Finirà che per 6 mesi avremo Sam Altman che fa supercazzole con la
benedizione e il logo del Garante, e tutto questo per soli 15M. Un ottimo
risultato, Sam!
G.
On Sat, 21 Dec 2024 at 08:58, Roberto Resoli <roberto(a)resolutions.it> wrote:
> Il 20 dicembre 2024 22:40:40 CET, Guido Vetere <vetere.guido(a)gmail.com>
> ha scritto:
> >15 milioni di ammenda e 6 mesi di pubblicità, direi che è finita in
> >burletta, o mi sfugge qualcosa?
>
> Non direi; questo é molto più pesante ed efficace de 15 milioni (dal
> comunicato stampa
> https://www.garanteprivacy.it/home/docweb/-/docweb-display/docweb/10085432
> ):
>
> > > L’Autorità, con l’obiettivo di garantire, innanzitutto, un’effettiva
> trasparenza del trattamento dei dati personali, ha ordinato a OpenAI,
> utilizzando per la prima volta i nuovi poteri previsti dall’articolo 166,
> comma 7 del Codice Privacy, di realizzare una campagna di comunicazione
> istituzionale di 6 mesi su radio, televisione, giornali e Internet.
> >
> > I contenuti, da concordare con l’Autorità, dovranno promuovere la
> comprensione e la consapevolezza del pubblico sul funzionamento di ChatGPT,
> in particolare sulla raccolta dei dati di utenti e non-utenti per
> l’addestramento dell’intelligenza artificiale generativa e i diritti
> esercitabili dagli interessati, inclusi quelli di opposizione, rettifica e
> cancellazione.
> >
> > Grazie a tale campagna di comunicazione, gli utenti e i non-utenti di
> ChatGPT dovranno essere sensibilizzati su come opporsi all’addestramento
> dell’intelligenza artificiale generativa con i propri dati personali e,
> quindi, essere effettivamente posti nelle condizioni di esercitare i propri
> diritti ai sensi del GDPR.
>
>
>
> >Il Ven 20 Dic 2024, 13:59 Carlo Blengino <blengino(a)penalistiassociati.it>
> >ha scritto:
> >
> >> GPDP sanziona OpenAI per trattamento illecito, quello descritto in
> >> motivazione.
> >> Qui il provvedimento:
> >>
> >>
> https://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb…
> >> Buona lettura e soprattutto Buon Natale e buone feste a tutti voi.
> >> CB
> >>
> >> --
> >> *Avv. Carlo Blengino*
> >> *Via Duchessa Jolanda n. 19,
> >> <
> https://www.google.com/maps/search/Via+Duchessa+Jolanda+n.+19,+10138+Torino…
> >*
> >> *10138 Torino (TO) - Italy
> >> <
> https://www.google.com/maps/search/Via+Duchessa+Jolanda+n.+19,+10138+Torino…
> >*
> >> *tel. +39 011 4474035*
> >> Penalistiassociati.it
> >>
>
>
Dec. 21, 2024
Re: [nexa] black box in ricerche astronomiche
by Alessandro Brolpito
Buongiorno Duccio e Giacomo, Nexa
In fondo mi pongo spesso la stessa domanda, qual è la differenza tra un
uomo e un elaboratore nell'apprendere?
Senza entrare in tecnicismi (non sono in grado), faccio fatica a vederli:
alla fine ciò che sappiamo e siamo dipende da chi abbiamo incontrato,
letto, interpretato con il nostro bagaglio. Ci esprimiamo, ad esempio per
iscritto, mettendo, una dopo l'altra delle parole, come sto facendo ora, al
meglio delle mie possibilità e dello strumento (il piccolo schermo del mio
smartphone - perdonate eventuali refusi). Un processo limitato dai miei
pregiudizi e da quello che non so.
L'unica grande differenza che vedo é che nell'uomo l'apprendimento avviene
attraverso una emozione, occhi negli occhi.
Ed un elaboratore?
Naturalmente vedo tutti i rischi che Daniela e Giacomo evidenziano, sapere
é potere. Ma quella é una questione più politica, che le organizzazione
umane, simili alle ns società, potranno regolamentare, rimango fiducioso.
Cordiali saluti e auguri di buone feste, Alessandro
Il Ven 20 Dic 2024, 11:09 alessandro marzocchi <alemarzoc(a)gmail.com> ha
scritto:
> Ciao Giacomo, sono d'accordo: l'intelligenza sta negli occhi di chi guarda.
> Domando: come nasce e si evolve l'intelligenza negli occhi di chi guarda?
> *Educhi *le figlie ed *insegni *alle macchine. L'etimologia di educare
> racconta l'azione di condurre fuori, quella di insegnare racconta l'azione
> di imprimere un segno, mi sono fatto l'idea che la differenza fra noi umani
> e macchine sta qui, ma non ho competenze né esperienze di programmazione.
> Continuo ad avere dubbi che 'ste macchine siano così diverse da noi,
> certamente lo sono ma, domando, i nostri modi di apprendimento, di
> formare la nostra intelligenza sono tanto diversi da quelli di "queste"
> macchine?
> *Un cucciolo di umano come conosce un gatto?*
> Conoscere è già una porta verso l'infinito, non apro per la vastità
> dell'impegno; con questa prudenza ipotizzo che il cucciolo di umano
> "conosce" come "gatto" un'apparizione davanti ai suoi occhi, non la prima
> apparizione ma l'ennesima e dopo avere fatto un gran numero di analisi, confronti,
> memorizzazioni, errori, correzioni, approssimazioni, aggiustamenti ecc.
> Immagino che similmente riconosca un gatto-gatto come diverso da un
> gatto-riprodotto-in-foto. A me pare che in entrambi casi la "statistica" ha
> un ruolo fondamentale, tu invece ritieni che la statistica opera soltanto
> con le macchine e non con gli umani.
> Tutto questo ci porta lontano, ma rimango ai primissimi passi: come e
> cosa facciamo di analogo, e di diverso, nell'educare i figli rispetto a
> insegnare a macchine?
> Andando all'osso, forse noi umani siamo banali ed abbiamo paura a
> riconoscerci tali.
> Sulle altre questioni che hai introdotto so ancora meno però mi piacerebbe
> tu cercassi di dibattere con gli astronomi autori della ricerca. Se ci
> provi grazie! due volte grazie se aggiorni sul dibattito.
> Ci avviciniamo a giorni topici solo per noi umani: auguri cordiali.
> Duccio (Alessandro Marzocchi)
>
> Il giorno gio 19 dic 2024 alle ore 10:31 <
> nexa-request(a)server-nexa.polito.it> ha scritto:
> > Date: Wed, 18 Dec 2024 23:14:13 +0000
> > From: Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it>
> > To: nexa(a)server-nexa.polito.it
> > Subject: Re: [nexa] black box in ricerche astronomiche
> > Message-ID: <C7F2E8FB-3C5C-4927-866E-EB5D3F5FC453(a)tesio.it>
> > Content-Type: text/plain; charset=utf-8
> >
> > Ciao Alessandro, grazie della segnalazione.
> > Aspetto di leggere l'articolo scientifico vero e proprio, per capire
> come abbiano
> > analizzato lo "spazio latente" [1] ma mi sembra evidente che se questi
> ricercatori
> > smettessero di pensare in termini AI e studiassero il software che hanno
> > programmato statisticamente come una forma compressa (con perdita) dei
> > dati utilizzati durante il processo, otterrebbero risultati migliori
> > (ma forse, meno finanziamenti).
> >
> > Ad esempio la distinzione fra galassie passive ed attive ha molte
> possibili
> > spiegazioni anche in assenza di qualsiasi intelligenza: la prima fra
> tutte, i dati (sintetici, se ho capito bene) potrebbero contenere variabili
> fortemente correlate alla distinzione.
> >
> > Ti faccio un esempio terra terra: se programmo una vector mapping machine
> > per prevedere il bmi degli islandesi fra i 20 e i 40 anni sulla base
> della marca
> > e della taglie degli indumenti che hanno indossato in un anno, è
> probabile
> > che la vmm in qualche layer interno finisca per trattare in modo diverso
> gli
> > esempi che hanno indossato un reggiseno da quelli che non l'hanno
> indossato.
> >
> > Un ricercatore ottenebrato dalla propaganda della AI ti direbbe che
> > la rete neurale ha imparato a distinguere abbastanza bene maschi e
> femmine
> > anche se il sesso non era presente nei dati di addestramento.
> >
> > Un ricercatore lucido ti spiegherebbe che il bmi dipende da peso e
> altezza
> > di un individuo, i quali, all'interno di una certa etnia, correlano
> fortemente
> > con il sesso a parità di altre taglie.
> > Al contempo, l'uso del reggiseno, fra i 20 e i 40, è un forte predittore
> del sesso
> > di un individuo, per cui è in forte correlazione con i bmi probabili per
> ciascuna taglia.
> >
> > Ciò non toglierebbe nulla all'utilità pratica della ricerca, soprattutto
> se permette
> > di individuare questo tipo di classificazioni interne operate dai layer
> nascosti di
> > una vector mapping machine (aka "rete neurale arificiale") generica.
> >
> > Ma rende un po' imbarazzanti certe affermazioni nell'intervista, come
> > il paragone fra il processo di programmazione statistica e un
> > corso di cucina.
> >
> > Tuttavia, aspettando di leggere l'articolo, ti ricordo che
> l'intelligenza sta
> > negli occhi di chi guarda [2]
> >
> >
> > Giacomo
> >
> >
> > [1] <https://www.baeldung.com/cs/dl-latent-space>
> >
> > [2] <
> https://www.tesio.it/2018/01/19/the-delusions-of-neural-networks.html>
> >
> >
> > ------------------------------
>
Dec. 21, 2024
Re: [nexa] GPDP - Provvedimento del 2 novembre 2024 [10085455]
by Roberto Resoli
Il 20 dicembre 2024 22:40:40 CET, Guido Vetere <vetere.guido(a)gmail.com> ha scritto:
>15 milioni di ammenda e 6 mesi di pubblicità, direi che è finita in
>burletta, o mi sfugge qualcosa?
Non direi; questo é molto più pesante ed efficace de 15 milioni (dal comunicato stampa https://www.garanteprivacy.it/home/docweb/-/docweb-display/docweb/10085432 ):
> > L’Autorità, con l’obiettivo di garantire, innanzitutto, un’effettiva trasparenza del trattamento dei dati personali, ha ordinato a OpenAI, utilizzando per la prima volta i nuovi poteri previsti dall’articolo 166, comma 7 del Codice Privacy, di realizzare una campagna di comunicazione istituzionale di 6 mesi su radio, televisione, giornali e Internet.
>
> I contenuti, da concordare con l’Autorità, dovranno promuovere la comprensione e la consapevolezza del pubblico sul funzionamento di ChatGPT, in particolare sulla raccolta dei dati di utenti e non-utenti per l’addestramento dell’intelligenza artificiale generativa e i diritti esercitabili dagli interessati, inclusi quelli di opposizione, rettifica e cancellazione.
>
> Grazie a tale campagna di comunicazione, gli utenti e i non-utenti di ChatGPT dovranno essere sensibilizzati su come opporsi all’addestramento dell’intelligenza artificiale generativa con i propri dati personali e, quindi, essere effettivamente posti nelle condizioni di esercitare i propri diritti ai sensi del GDPR.
>Il Ven 20 Dic 2024, 13:59 Carlo Blengino <blengino(a)penalistiassociati.it>
>ha scritto:
>
>> GPDP sanziona OpenAI per trattamento illecito, quello descritto in
>> motivazione.
>> Qui il provvedimento:
>>
>> https://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb…
>> Buona lettura e soprattutto Buon Natale e buone feste a tutti voi.
>> CB
>>
>> --
>> *Avv. Carlo Blengino*
>> *Via Duchessa Jolanda n. 19,
>> <https://www.google.com/maps/search/Via+Duchessa+Jolanda+n.+19,+10138+Torino…>*
>> *10138 Torino (TO) - Italy
>> <https://www.google.com/maps/search/Via+Duchessa+Jolanda+n.+19,+10138+Torino…>*
>> *tel. +39 011 4474035*
>> Penalistiassociati.it
>>
Dec. 21, 2024
Rapporto “Artificial Intelligence and Economic and Financial Policy Making"
by Luigi Scorca
È online l'High-Level Panel of Experts’ report to the G7 on "Artificial
Intelligence and Economic and Financial Policy Making".
Il Rapporto, commissionato a un gruppo di esperti di alto livello allo
scopo di esplorare le implicazioni dell’intelligenza artificiale per
l’economia e il settore finanziario, è stato presentato ai Ministri delle
Finanze e i Governatori delle Banche Centrali del G7 il 19 dicembre 2024,
in occasione della loro ultima riunione sotto la Presidenza italiana del G7.
https://www.dt.mef.gov.it/it/news/2024/rapporto_G7.html
Dec. 21, 2024