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Re: [nexa] In a mirror
by Antonio
"Dai nuovi mezzi [di comunicazione] usciranno le vecchie sciocchezze" aveva detto Brecht, ma si sbagliava per difetto
Hai fatto bene a citare Bertolt Brecht, ma ricordiamola tutta la poesia:
"Le nuove ere non cominciano di botto.
Mio nonno viveva già nella nuova era
mio nipote vivrà ancora in quella vecchia.
La carne nuova si mangia con la forchetta vecchia.
Non sono stati i veicoli semoventi
né i carri armati
non sono stati gli aerei sopra i nostri tetti
né i bombardieri.
Dalle nuove antenne sono uscite le vecchie scempiaggini.
La saggezza è stata tramandata di bocca in bocca."
Il piagnisteo prolisso è probabile che serva a poco, che risulti noioso, ma non credo che tacendo, le cose si sistemino da sole.
Per adesso, dalle "nuove antenne", stanno uscendo sommari e riassunti, opinabili ma tutto sommato decenti (a parte qualche "allucinazione"). Domani, a forza di rimestare nello stesso contenitore, dubito che si riuscirà a distinguere il grano dal loglio. E' a quel punto che le "sciocchezze" diventeranno pericolose.
A.
Jan. 4, 2025
Re: [nexa] In a mirror
by Guido Vetere
A furor di popolo - e per non dar adito - ho letto tutta la trascrizione
(verosimilmente fatta da un software-programmato-statisticamente) del talk
di Shannon Vallor.
Lo so: mi sono perso quei tratti soprasegmentali (accenti, toni, sospiri)
che sono parte integrante del Dasein linguistico, però ho avuto l'agio di
soffermarmi su alcuni passaggi e pensarci un po' su - miracoli di quella
tecnologia chiamata scrittura!
Quello che mi perplime del discorso in toga e tocco sono alcune petizioni
di principio e alcune apparenti inconsistenze. L'uso di questi
software-programmati-statisticamente (AI nel seguito, per brevità) riempie
lo 'spazio mentale' (mental space filling machine) perché, anche se
potremmo usarli come supporto dei processi decisionali (we could try to use
AI mirrors as aids to our own learning, thinking, deliberating) questo
sarebbe 'poco efficiente' (but that would be less efficient), e comunque le
AI non possono pensare il futuro se non nei termini del passato (they
predict only what was already there in the training data). Insomma non è
chiaro (o almeno non ho capito) se in linea di principio potremmo usare le
AI come strumento critico oppure se queste siano inerentemente soppressive
dell'uman pensiero.
Io dico questo: che se si ha fiducia nell'autopoiesi (l'essere 'ingegneri
di sé stessi') allora dobbiamo avere fiducia che questa capacità venga
applicata anche quando usiamo le nuove macchine. Se non abbiamo fiducia
nella libertà poietica, allora la brutta notizia è che non possiamo farci
niente.
Nel secolo scorso, la radio fu usata per fare 'mind shaping' della classe
operaia tedesca, convincendola del fatto che fosse meglio credersi
razzialmente superiori piuttosto che appropriarsi dei mezzi di produzione.
Il resto è noto. "Dai nuovi mezzi [di comunicazione] usciranno le vecchie
sciocchezze" aveva detto Brecht, ma si sbagliava per difetto. Proprio il
'broadcasting' aveva contribuito a promuovere il falso al vero, come
Goebbels aveva ben intuito. E comunque la diffidenza dell'intellettuale
verso i 'nuovi mezzi' non sortì alcun effetto pratico: la polemica contro
il medium fu un atteggiamento sterile.
Morale: proprio nella prospettiva fenomenologica ed esistenzialista evocata
dalla Valler, dovremmo focalizzarci sull'uso progressista delle capacità
che queste nuove tecnologie indubbiamente offrono. La geremiade serve a
poco.
Buona domenica!
G.
PS: e comunque il riassunto della trascrizione fatto da chi-sapete-voi non
era niente male: provate voi a far di meglio :-)
On Fri, 3 Jan 2025 at 21:57, maurizio lana <maurizio.lana(a)uniupo.it> wrote:
> Il 02/01/25 15:58, Alberto Cammozzo via nexa ha scritto:
>
> Se il libro mantiene le aspettative che il talk ha generato, sarà un
> riferimento irrinunciabile.
>
> il libro è disponibile:
> Vallor, Shannon. *The AI Mirror: How to Reclaim Our Humanity in an Age of
> Machine Thinking*. Oxford, New York: Oxford University Press, 2024.
> https://global.oup.com/academic/product/the-ai-mirror-9780197759066.
>
> Maurizio
>
> ------------------------------
>
> perché l’uomo possa fare pubblico uso della propria ragione
> è necessario che il potere agisca in pubblico
> norberto bobbio
> ---
> le persone per scegliere devono sapere, devono conoscere
> allora quello che un giornalista dovrebbe fare è informare
> giancarlo siani
>
> ------------------------------
> Maurizio Lana
> Università del Piemonte Orientale
> Dipartimento di Studi Umanistici
> Piazza Roma 36 - 13100 Vercelli
>
Jan. 4, 2025
Re: [nexa] In a mirror
by maurizio lana
Il 02/01/25 15:58, Alberto Cammozzo via nexa ha scritto:
> Se il libro mantiene le aspettative che il talk ha generato, sarà un
> riferimento irrinunciabile.
il libro è disponibile:
Vallor, Shannon. /The AI Mirror: How to Reclaim Our Humanity in an Age
of Machine Thinking/. Oxford, New York: Oxford University Press, 2024.
https://global.oup.com/academic/product/the-ai-mirror-9780197759066.
Maurizio
------------------------------------------------------------------------
perché l’uomo possa fare pubblico uso della propria ragione
è necessario che il potere agisca in pubblico
norberto bobbio
---
le persone per scegliere devono sapere, devono conoscere
allora quello che un giornalista dovrebbe fare è informare
giancarlo siani
------------------------------------------------------------------------
Maurizio Lana
Università del Piemonte Orientale
Dipartimento di Studi Umanistici
Piazza Roma 36 - 13100 Vercelli
Jan. 3, 2025
Re: [nexa] In a mirror
by Giacomo Tesio
Grazie davvero a Silvia per la segnalazione, veramente un'ora ben spesa.
Concordo con Alberto, "se il libro mantiene le aspettative che il talk
ha generato, sarà un riferimento irrinunciabile". Sono particolarmente
curioso di leggere le proposte di utilizzo programmazione statistica
a fini democratici.
Ho infatti particolarmente apprezzato come ha risposto alla
ricercatrice che le ha chiesto se e come si potrebbero usare
le AI generative per decolonizzare l'insegnamento universitario. [1]
Per non parlare della citazione di Ortega y Gasset, che userò d'ora in
poi quando qualcuno dice che non tutti possono imparare a programmare.
Nel merito, la metafora dello specchio proposta dalla Professoressa
Vallor è molto interessante. I parallelismi che osserva fra dati e luce,
fra "modello" e specchio, nonché fra intelligenza simulata e oggetto
riflesso potrebbero essere effettivamente molto utili per spiegare
questi software a bambini giustamente curiosi ma legittimamente
privi delle competenze informatiche di base.
Io stesso, definendo informazione, dato e informatica, ricordo che i
computer (non solo le AI) sono meri specchi per le menti umane. [2]
Un problema che però nel talk la Professoressa Vannon non i pone è
"perché così tanti adulti hanno bisogno di metafore per spiegare un
software costruito dall'uomo?". Non è un misterioso fenomeno naturale!
Non se lo pone sebbene riconosca che tutte le metafore sono limitate.
Infatti la metafora dello specchio levigato dai dati per riflettere
l'intelligenza umana che quei dati rappresentano, soffre degli
stessi limiti della metafora della calibrazione (che anche io usavo
anni fa [3] e che ritroviamo in altra forma nell'Assisi AI Act
recentemente passato in lista, "macchine calibrate con (tanti) dati"):
nasconde responsabilità, arbitrio e potere di chi quei software li crea.
La calibrazione di una bilancia lascia pochissima libertà a colui che
la esegue, perché alla fine chiunque potrà verificarne il funzionamento
corretto semplicemente collocandovi sopra pesi noti di riferimento.
Esiste un peso "giusto", insomma.
Uno specchio rifletterà comunque qualcosa che c'è fuori dallo specchio.
Nessuna di queste affermazioni è applicabile ai software programmati
statisticamente.
Parlare invece di programmazione, ancorché statistica, pone sempre in
evidenza il programmatore.
Parlando di "software programmati statisticamente", siamo costretti a
chiederci chi e per che scopi li ha programmati, invece di chiederci
"cosa hanno imparato?": la differenza è sostanziale e ricca di
implicazioni.
Ad esempio: è intelligente chiedere chi ha programmato statisticamente
un LLM per vincere l'imitation game, spendendo miliardi e ingannando
milioni di persone, di riassumere un talk che letteralmente lo associa a
ciarlatani che fanno giochi di specchi?
Perché se non lo è, non è nemmeno intelligente chiederlo al LLM che ne
riproduce pedissequamente la volontà, definendo lo spazio del pensabile
di milioni di sciocchi.
Dunque, credo ancora che "software programmato statisticamente" sia
una locuzione migliore delle alternative proposte sin qui perché,
contrariamente a "intelligenza artificiale", "macchine cognitive",
"esseri tecnici", o anche "SALAMI", non è una metafora, ma una
descrizione attinente e comprensibile di ciò di cui parliamo.
Giacomo
[1]
"""
For example, you mentioned the efforts that we might have to decolonise
the curriculum. We might say, Okay, to a large language model. Here's
my syllabus. I would like to decolonise this syllabus.
Does this model understand why you want to do that?
Does it understand why it's important?
By the way, if you ask why it's important, it will give you an answer
and it'll sound kind of plausible.
That doesn't mean it understands the answer, right?
[...]
I do think actually there's a default argument for saying, what's your
argument for using this tool? Is there a reason that will justify this
expenditure of energy? Is there a reason that will justify you letting
go off this work and handing it over to a machine?
"""
Queste ultime domande sono giustamente molto esigenti.
Se chiedessimo a Guido, ad esempio, "perché ti sei sentito autorizzato
a consumare l'energia richiesta da un LLM per produrre una
pseudo-sintesi ridicola che, guarda caso, omette o banalizza tutti i
punti salienti della critica di Vallor, riducendo l'intero talk ad una
fuffa trita e ritrita di "creatività da preservare" e "uso
responsabile" da giornaletto di provincia che riporta le brochure
commerciali di Google & friends?", la sua risposta più probabile
(alla luce dei dati recenti :-D)
On Thu, 2 Jan 2025 16:40:20 +0100 Guido Vetere wrote:
> l'ora risparmiata non l'ho passata a pettinare le bambole :-)
sarebbe indicativa proprio dell'urgenza di ascoltare il talk, per
imparare a riservarsi tempo (oltre che spazio mentale) per annoiarsi,
per abituarsi alla noia, e perché no, persino a pettinare le bambole.
Scusami Guido, ma davvero, usando un LLM per "riassumere" questo talk,
hai letteralmente confermato TUTTE le affermazioni dell'autrice sui
gravi danni che l'AI generativa causa alla mente umana! :-D
Credo che l'autrice apprezzerebbe l'ironia ricorsiva del breve
siparietto, che non sarà sfuggita anche a tutti coloro che hanno
effettivamente provato ad ascoltare il talk.
[2]
https://encrypted.tesio.it/2019/06/03/what-is-informatics.html#so-what-is-i…
[3]
https://encrypted.tesio.it/2018/01/19/the-delusions-of-neural-networks.html
Jan. 3, 2025
"Net Neutrality Rules Struck Down by Appeals Court"
by J.C. DE MARTIN
Net Neutrality Rules Struck Down by Appeals Court
/After nearly two decades of fighting, the battle over regulations that
treat broadband providers like utilities came to an end on Thursday./
Jan. 2, 2025Updated 2:51 p.m. ET
A federal appeals court struck down the Federal Communications
Commission’s landmark net neutrality rules on Thursday, ending a nearly
two-decade effort to regulate broadband internet providers like utilities.
The U.S. Court of Appeals for the Sixth Circuit, in Cincinnati, said
<https://www.opn.ca6.uscourts.gov/opinions.pdf/25a0002p-06.pdf> that the
F.C.C. lacked the authority to reinstate rules that prevented broadband
providers from slowing or blocking access to internet content. The
decision put an end to the Biden administration’s hallmark tech policy
<https://www.nytimes.com/2024/04/25/technology/fcc-net-neutrality-open-inter…>,
which had drawn impassioned support from consumer groups and tech giants
like Google and fierce protests by telecommunications giants like
Comcast and AT&T.
< - >
https://www.nytimes.com/2025/01/02/technology/net-neutrality-rules-fcc.htm
Jan. 3, 2025
Re: [nexa] Assisi IA Act
by Giacomo Tesio
Grazie Norberto.
Dopo aver letto l'articolo (e aver notato l'assenza di informatici fra
i convenuti), non avevo alcuna aspettativa.
Invece, questo Assisi AI Act è una piacevole sorpresa.
Un passo nella giusta direzione.
Forse timido, forse troppo pacato, ma almeno nella direzione giusta.
Fa piacere leggere, anche alla luce dell'assenza di informatici,
l'impegno ad "assicurarsi la collaborazione di persone esperte di AI
con una solida sensibilità alle questioni etiche", sebbene il rischio di
lobbisti abili nel _moralismo_ locale è sempre dietro l'angolo, come
l'OSI ha ben dimostrato durante la creazione della OSAID.
Per non parlare degli utili idioti pronti a legittimare il tutto.
Incredibilmente però, l'Assisi AI Act è nettamente migliore.
Arriva persino a proporre una locuzione alternativa di "intelligenza
artificiale" degna di essere presa seriamente in considerazione:
"macchine calibrate con (tanti) dati".
Sarebbe interessante confrontare vantaggi e vantaggi cognitivi di tale
locuzione con quella di "programmazione statistica" o "programmazione
per esempi" su cui tanto abbiamo discusso qui con il Professor Attardi.
Un altro passaggio particolarmente chiaro (soprattutto al confronto
della miopia dell'OSI with Google Glass) sul fronte degli auspici:
```
L'IA dovrebbe essere una tecnologia "conviviale", "aperta" (nei dati
usati per calibrarla, nei codici, etc.) in modo da minimizzare i rischi
di incorporare pregiudizi e stereotipi nei modelli risultanti.
```
Auspicio che si riflette nell'impegno ad approfondire, sottolineando
che "in questo diventa centrale la disponibilità di dati aperti in una
società democratica" per "aiutare le persone a distinguere una semplice
correlazione tra dati da una più importante relazione di causa-effetto"
e persino a "supervisionare gli output forniti dalle macchine in quanto
possono contenere errori".
Un impegno ingenuo quanto improbo, visto che ad esempio gli output
degli LLM non hanno alcun significato (pur essendo ottimizzati per
ingannare le menti umane in merito) e non possono che essere privi
di errore.
L'errore, al limite, è di chi prova ad interpretarli.
Rimane un vago fatalismo (pur esorcizzato a parole), un senso di
inevitabilità frutto di propaganda (personalizzata o meno) che
evidentemente ha funzionato più di quanto gli autori siano disposti
a considerare.
Però ho apprezzato molto il sottile spiraglio di luce.
Vedremo che effetti avrà questo testo nella realtà.
Giacomo
PS: Buon anno!
On Thu, 2 Jan 2025 10:14:53 +0000 "Norberto Patrignani" wrote:
> carissim*,
> segnalo (in allegato per comodita') il testo completo dell'AI Assisi
> Act dal sito dell'Ordine dei Giornalisti:
> https://www.odg.it/comunicazione-e-ia-per-un-approccio-corretto-e-responsab…
> buon 2025!
> Norberto
>
Jan. 2, 2025
Re: [nexa] In a mirror
by Guido Vetere
Alberto, grazie per le tue compassionevoli parole, ma ti assicuro che l'ora
risparmiata non l'ho passata a pettinare le bambole :-)
Grazie anche per aver riportato un passaggio molto illuminante che
chi-sai-tu aveva tralasciato nella sua stringata sintesi:
> AI mirrors can't make these kinds of radically new choices.
Che però è un po' come dire che chi viaggia in treno non può fermarsi a
guardare il panorama.
[tornando seri]
Strano: i cibernetici della prima ora cercavano proprio nell'aleatorietà
ri-combinatoria dei vecchi generatori markoviani la possibilità di
sovvertire il senso comune.
Ora invece è passato il concetto dei 'pappagalli stocastici' e guardiamo
agli automi come una oppressiva reificazione del già detto.
Come sempre, le cose sono assai complesse e bisogna guardarci dentro caso
per caso.
Ma di fondo: che vuol dire che una AI non è libera di fare scelte
'radicalmente nuove'?
Cosa sarebbe questa 'novità radicale'? Più che Husserl e Ortega y Gasset a
me viene in mente Henri Bergson, con tutto il suo carico di ambiguità.
Ma parliamone.
E mi associo ai ringraziamenti per la condivisione, prima colpevolmente
omessi.
G.
On Thu, 2 Jan 2025 at 15:58, Alberto Cammozzo via nexa <
nexa(a)server-nexa.polito.it> wrote:
> Caro Guido,
>
> mi spiace per te e per chi come te non ha più un'ora da dedicare a un
> contributo molto serio come quello della Vallor e deve ricorrere alle
> sintesi in bustina liofilizzata.
>
> A pensarci bene: se uno non ha il tempo, perché darsi la pena di far fare
> la sintesi e leggerla quando bastava il titolo a riassumere l'intervento: e
> chissà perché poi la Vallor si è presa la briga di parlare per un'ora...
>
> Non solo la sintesi dell'LLM non è corretta e non è utile, ma è anzi
> perniciosa: non rappresenta la lezione più di quanto mangiare la foto sulla
> confezione non rappresenti mangiare il panettone. Riassumere una poesia o
> la Costituzione non è provocatorio: è sbagliato, fuorviante, riduttivo e
> peggiorativo.
> Meglio sapere di ignorarne completamente il contenuto che mantenere la
> pretesa di conoscerlo per averne letto il riassunto.
>
> Spero che chi non ha i 45 minuti di tempo per ascoltare trovi i pochi
> minuti necessari per leggere questa parte della trascrizione (~33'), forse
> la più 'operativa', visto che non solo non si lamenta della tecnica, ma
> chiama ogni umano ad essere *ingegnere del proprio futuro*: più operativa
> di così...:
>
> Just as our AI mirrors don't know the space of reasons that we walk in,
> they don't know it's time either.
>
> That is they don't have what philosophers like Edmund Husserl called our
> temporal horizon. The human experience of an open and indeterminate world,
> held open by the flow of conscious time where something new is always just
> over the horizon of our present experience and about to come into view.
> What comes into view is often familiar, recognisable. The sun rises every
> single day, just as it has in all of human history. Taxes are always due,
> and my cat always wants breakfast way too early.
>
> But things and events of startling new shapes do arrive from time to time
> on an utterly unpredictable schedule. As the Scottish philosopher David
> Hume pointed out centuries ago, the unremovable wart on human reasoning is
> that we've got absolutely zero evidence that the future won't suddenly go
> all pair-shaped on us at any given instant. Life is utterly predictable
> until it isn't. But then that's a wart I'm eternally grateful for. Our
> ability to experience the future as utterly open is what makes us human
> because the future being a giant question mark is the heart of our
> cognitive, moral, artistic, and political freedom. It's what gives us the
> existential task of deciding each and every day and each and every moment,
> just how much of our past we want to bring with us into the future, how
> much of it we want to leave behind, and what we want to create in the open
> space that is new.
>
> The Spanish philosopher José Ortega y Gasset called this the task of
> auto-fabrication, literally self making.
> He said, to be human is to be called to be an engineer. An engineer of
> yourself by choosing from your future's open possibilities, which of those
> to make real? But also with others, you're called to be an engineer of the
> future that we will share together. We are engineers of human futures, all
> of us. We might try as engineers to keep things looking much the same, but
> that too is an engineering choice to carry the past forward. We can always
> choose otherwise and sometimes do. We abandon a commitment that we promise
> to hold for life, or we make a commitment that we swore we'd never take on.
> We can extend our trademark artistic style into endless satisfying
> variations or we can drop it on a dime and leave our audiences utterly
> baffled.
>
> We can stick with the dire politics we know, or we can say, 'to hell with
> this -- we're changing the game.' We can keep burning the world for the
> temporary benefit of a handful of billionaires, or we can say, 'no more.'
> But here's the thing. AI mirrors can't make these kinds of radically new
> choices. They're stuck pointing backward, reflecting what has been seen in
> the past. That's why their reflections keep regenerating the most common
> social biases and most widespread errors, a digital humanity's history.
> That's why the speeches and essays and songs they generate are so weirdly
> generic and somehow familiar, even though we've never seen them before.
>
> Credo che quello della Vallor sia un contributo illuminante e dotato di
> grande spessore, ringrazio Silvia per avercelo segnalato.
>
> Se il libro mantiene le aspettative che il talk ha generato, sarà un
> riferimento irrinunciabile.
>
> Buon anno,
>
> Alberto
>
>
> On 02/01/25 12:40, Guido Vetere wrote:
>
> forse suona un po' 'provocative' (e me ne scuso) ma questa è la sintesi
> dell'intervento (1 ora - e chi ce l'ha?) fatta da chi-sapete-voi :-)
>
> *Il talk, centrato sulla metafora dello specchio per descrivere
> l'intelligenza artificiale (IA), esplora come queste tecnologie riflettano,
> amplifichino e spesso distorcano i dati umani da cui derivano. L'autore
> utilizza lo specchio come una metafora più utile rispetto a quella della
> mente, sottolineando che le IA, come i modelli di linguaggio, non pensano,
> ma riflettono i dati raccolti, amplificando valori, pregiudizi e pattern
> già esistenti.*
>
> *Viene discusso il ruolo dell'IA nel trasformare aspetti fondamentali
> della società, come democrazia, educazione, scienze, media e clima, e si
> sottolinea il pericolo che essa rappresenta nel confondere le persone,
> facendole credere che ci sia una "mente" dietro le risposte intelligenti.
> Tuttavia, l'IA, come uno specchio, riflette solo ciò che ha appreso dai
> dati passati, senza la capacità di creare qualcosa di veramente nuovo.*
>
> *Il talk mette in guardia contro l'automazione indiscriminata dei processi
> decisionali umani, evidenziando il rischio di perdere la capacità di
> pensare in modo critico e creativo, e sottolinea la necessità di preservare
> il "tempo mentale" e lo "spazio mentale" per il pensiero profondo e la
> narrazione personale. Si invita a utilizzare l'IA in modo responsabile e
> con una chiara consapevolezza dei suoi limiti, ponendo enfasi sul fatto che
> le decisioni umane e i valori debbano rimanere al centro del suo utilizzo.*
>
>
> *Infine, l'autore critica l'uso dell'IA come strumento per sostituire la
> narrazione umana nei media, nell'educazione e nelle arti, e richiama
> l'importanza di mantenere la capacità umana di raccontare storie,
> immaginare futuri nuovi e affrontare le sfide collettive con creatività e
> autonomia. *
>
> è corretto? è utile? comunque, buon anno!
>
> G:
>
> PS: da Platone a Heidegger un sacco di gente si è lamentata della tecnica,
> ma questo non ha mai cambiato la tecnica. Forse sarebbe più utile ragionare
> in modo operativo ...
>
> On Thu, 2 Jan 2025 at 10:42, Silvia Crafa <crafa(a)math.unipd.it> wrote:
>
>> Buondì,
>> nell'augurare a tutti un buon nuovo anno, segnalo questa lecture di
>> Shannon Vallor, che affronta il tema dell'AI con un approccio filosofico
>> che coniuga profondità e concretezza, di cui c'è sempre molto bisogno.
>>
>> Shannon Vallor - Inaugural Lecture 23.10.24 - University of Edinburgh
>> In a mirror, dimly. Why AI can't tell our stories and why we must
>>
>> https://media.ed.ac.uk/media/Shannon+Vallor+-+Inaugural+Lecture+23.10.24+/1…
>>
>>
>> Silvia C.
>>
>>
>>
Jan. 2, 2025
Re: [nexa] In a mirror
by Alberto Cammozzo
Caro Guido,
mi spiace per te e per chi come te non ha più un'ora da dedicare a un
contributo molto serio come quello della Vallor e deve ricorrere alle
sintesi in bustina liofilizzata.
A pensarci bene: se uno non ha il tempo, perché darsi la pena di far
fare la sintesi e leggerla quando bastava il titolo a riassumere
l'intervento: e chissà perché poi la Vallor si è presa la briga di
parlare per un'ora...
Non solo la sintesi dell'LLM non è corretta e non è utile, ma è anzi
perniciosa: non rappresenta la lezione più di quanto mangiare la foto
sulla confezione non rappresenti mangiare il panettone. Riassumere una
poesia o la Costituzione non è provocatorio: è sbagliato, fuorviante,
riduttivo e peggiorativo.
Meglio sapere di ignorarne completamente il contenuto che mantenere la
pretesa di conoscerlo per averne letto il riassunto.
Spero che chi non ha i 45 minuti di tempo per ascoltare trovi i pochi
minuti necessari per leggere questa parte della trascrizione (~33'),
forse la più 'operativa', visto che non solo non si lamenta della
tecnica, ma chiama ogni umano ad essere /ingegnere del proprio futuro/:
più operativa di così...:
Just as our AI mirrors don't know the space of reasons that we walk
in, they don't know it's time either.
That is they don't have what philosophers like Edmund Husserl called
our temporal horizon. The human experience of an open and
indeterminate world, held open by the flow of conscious time where
something new is always just over the horizon of our present
experience and about to come into view. What comes into view is
often familiar, recognisable. The sun rises every single day, just
as it has in all of human history. Taxes are always due, and my cat
always wants breakfast way too early.
But things and events of startling new shapes do arrive from time to
time on an utterly unpredictable schedule. As the Scottish
philosopher David Hume pointed out centuries ago, the unremovable
wart on human reasoning is that we've got absolutely zero evidence
that the future won't suddenly go all pair-shaped on us at any
given instant. Life is utterly predictable until it isn't. But then
that's a wart I'm eternally grateful for. Our ability to experience
the future as utterly open is what makes us human because the future
being a giant question mark is the heart of our cognitive, moral,
artistic, and political freedom. It's what gives us the existential
task of deciding each and every day and each and every moment, just
how much of our past we want to bring with us into the future, how
much of it we want to leave behind, and what we want to create in
the open space that is new.
The Spanish philosopher José Ortega y Gasset called this the task of
auto-fabrication, literally self making.
He said, to be human is to be called to be an engineer. An engineer
of yourself by choosing from your future's open possibilities, which
of those to make real? But also with others, you're called to be an
engineer of the future that we will share together. We are engineers
of human futures, all of us. We might try as engineers to keep
things looking much the same, but that too is an engineering choice
to carry the past forward. We can always choose otherwise and
sometimes do. We abandon a commitment that we promise to hold for
life, or we make a commitment that we swore we'd never take on. We
can extend our trademark artistic style into endless satisfying
variations or we can drop it on a dime and leave our audiences
utterly baffled.
We can stick with the dire politics we know, or we can say, 'to
hell with this -- we're changing the game.' We can keep burning the
world for the temporary benefit of a handful of billionaires, or we
can say, 'no more.' But here's the thing. AI mirrors can't make
these kinds of radically new choices. They're stuck pointing
backward, reflecting what has been seen in the past. That's why
their reflections keep regenerating the most common social biases
and most widespread errors, a digital humanity's history. That's why
the speeches and essays and songs they generate are so weirdly
generic and somehow familiar, even though we've never seen them before.
Credo che quello della Vallor sia un contributo illuminante e dotato di
grande spessore, ringrazio Silvia per avercelo segnalato.
Se il libro mantiene le aspettative che il talk ha generato, sarà un
riferimento irrinunciabile.
Buon anno,
Alberto
On 02/01/25 12:40, Guido Vetere wrote:
> forse suona un po' 'provocative' (e me ne scuso) ma questa è la
> sintesi dell'intervento (1 ora - e chi ce l'ha?) fatta da
> chi-sapete-voi :-)
>
> /Il talk, centrato sulla metafora dello specchio per descrivere
> l'intelligenza artificiale (IA), esplora come queste tecnologie
> riflettano, amplifichino e spesso distorcano i dati umani da cui
> derivano. L'autore utilizza lo specchio come una metafora più utile
> rispetto a quella della mente, sottolineando che le IA, come i modelli
> di linguaggio, non pensano, ma riflettono i dati raccolti,
> amplificando valori, pregiudizi e pattern già esistenti./
>
> /Viene discusso il ruolo dell'IA nel trasformare aspetti fondamentali
> della società, come democrazia, educazione, scienze, media e clima, e
> si sottolinea il pericolo che essa rappresenta nel confondere le
> persone, facendole credere che ci sia una "mente" dietro le risposte
> intelligenti. Tuttavia, l'IA, come uno specchio, riflette solo ciò che
> ha appreso dai dati passati, senza la capacità di creare qualcosa di
> veramente nuovo./
>
> /Il talk mette in guardia contro l'automazione indiscriminata dei
> processi decisionali umani, evidenziando il rischio di perdere la
> capacità di pensare in modo critico e creativo, e sottolinea la
> necessità di preservare il "tempo mentale" e lo "spazio mentale" per
> il pensiero profondo e la narrazione personale. Si invita a utilizzare
> l'IA in modo responsabile e con una chiara consapevolezza dei suoi
> limiti, ponendo enfasi sul fatto che le decisioni umane e i valori
> debbano rimanere al centro del suo utilizzo./
>
> /Infine, l'autore critica l'uso dell'IA come strumento per sostituire
> la narrazione umana nei media, nell'educazione e nelle arti, e
> richiama l'importanza di mantenere la capacità umana di raccontare
> storie, immaginare futuri nuovi e affrontare le sfide collettive con
> creatività e autonomia.
> /
>
> è corretto? è utile? comunque, buon anno!
>
> G:
>
> PS: da Platone a Heidegger un sacco di gente si è lamentata della
> tecnica, ma questo non ha mai cambiato la tecnica. Forse sarebbe più
> utile ragionare in modo operativo ...
>
>
> On Thu, 2 Jan 2025 at 10:42, Silvia Crafa <crafa(a)math.unipd.it> wrote:
>
> Buondì,
> nell'augurare a tutti un buon nuovo anno, segnalo questa
> lecture di Shannon Vallor, che affronta il tema dell'AI con un
> approccio filosofico che coniuga profondità e concretezza, di cui
> c'è sempre molto bisogno.
>
> Shannon Vallor - Inaugural Lecture 23.10.24 - University of Edinburgh
> In a mirror, dimly. Why AI can't tell our stories and why we must
> https://media.ed.ac.uk/media/Shannon+Vallor+-+Inaugural+Lecture+23.10.24+/1…
>
>
> Silvia C.
>
>
Jan. 2, 2025
Re: [nexa] In a mirror
by Guido Vetere
forse suona un po' 'provocative' (e me ne scuso) ma questa è la sintesi
dell'intervento (1 ora - e chi ce l'ha?) fatta da chi-sapete-voi :-)
*Il talk, centrato sulla metafora dello specchio per descrivere
l'intelligenza artificiale (IA), esplora come queste tecnologie riflettano,
amplifichino e spesso distorcano i dati umani da cui derivano. L'autore
utilizza lo specchio come una metafora più utile rispetto a quella della
mente, sottolineando che le IA, come i modelli di linguaggio, non pensano,
ma riflettono i dati raccolti, amplificando valori, pregiudizi e pattern
già esistenti.*
*Viene discusso il ruolo dell'IA nel trasformare aspetti fondamentali della
società, come democrazia, educazione, scienze, media e clima, e si
sottolinea il pericolo che essa rappresenta nel confondere le persone,
facendole credere che ci sia una "mente" dietro le risposte intelligenti.
Tuttavia, l'IA, come uno specchio, riflette solo ciò che ha appreso dai
dati passati, senza la capacità di creare qualcosa di veramente nuovo.*
*Il talk mette in guardia contro l'automazione indiscriminata dei processi
decisionali umani, evidenziando il rischio di perdere la capacità di
pensare in modo critico e creativo, e sottolinea la necessità di preservare
il "tempo mentale" e lo "spazio mentale" per il pensiero profondo e la
narrazione personale. Si invita a utilizzare l'IA in modo responsabile e
con una chiara consapevolezza dei suoi limiti, ponendo enfasi sul fatto che
le decisioni umane e i valori debbano rimanere al centro del suo utilizzo.*
*Infine, l'autore critica l'uso dell'IA come strumento per sostituire la
narrazione umana nei media, nell'educazione e nelle arti, e richiama
l'importanza di mantenere la capacità umana di raccontare storie,
immaginare futuri nuovi e affrontare le sfide collettive con creatività e
autonomia.*
è corretto? è utile? comunque, buon anno!
G:
PS: da Platone a Heidegger un sacco di gente si è lamentata della tecnica,
ma questo non ha mai cambiato la tecnica. Forse sarebbe più utile ragionare
in modo operativo ...
On Thu, 2 Jan 2025 at 10:42, Silvia Crafa <crafa(a)math.unipd.it> wrote:
> Buondì,
> nell'augurare a tutti un buon nuovo anno, segnalo questa lecture di
> Shannon Vallor, che affronta il tema dell'AI con un approccio filosofico
> che coniuga profondità e concretezza, di cui c'è sempre molto bisogno.
>
> Shannon Vallor - Inaugural Lecture 23.10.24 - University of Edinburgh
> In a mirror, dimly. Why AI can't tell our stories and why we must
>
> https://media.ed.ac.uk/media/Shannon+Vallor+-+Inaugural+Lecture+23.10.24+/1…
>
>
> Silvia C.
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>
Jan. 2, 2025
16° Conferenza Annuale del Centro Nexa "Guerra, pace e algoritmi" | Video dell'incontro
by Nexa - Media
Gentilissime, gentilissimi,
Vi segnaliamo che è ora disponibile sul nostro canale YouTube (https://www.youtube.com/@NexaCenter) la registrazione della 16° Conferenza Annuale del Centro Nexa su Internet & Società "Guerra, pace e algoritmi".
Un saluto cordiale,
--
Valeria Bergantino
Communication Manager
Nexa Center for Internet & Society
Politecnico di Torino - DAUIN
Via Pier Carlo Boggio, 65/A - 10138 Torino
web: https://nexa.polito.it/
mail: valeria.bergantino(a)polito.it<mailto:valeria.bergantino@polito.it>
tel: 3473443585
Jan. 2, 2025