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Re: [nexa] In a mirror (Alfredo Bregni)
by karlessi
> Message: 2
> Date: Mon, 13 Jan 2025 10:04:38 +0100
> From: "Alfredo Bregni" <abregni(a)iperv.it>
> To: "Giuseppe Attardi" <attardi(a)di.unipi.it>
> Cc: <nexa(a)server-nexa.polito.it>
> Subject: Re: [nexa] In a mirror
> Message-ID: <66C5B22CA7AD43A9A87D9EA18F885D48@Bregnip2>
> Content-Type: text/plain; charset="utf-8"
>
> Ciao, Giuseppe.
>
>
>
> Sto continuando a "litigare" (bonariamente) con Giacomo in privato sulla faccenda:
>
> - Lui insiste ad es. che Ethernet aumenta la velocità delle telecomunicazioni (e questo è un effetto "politico"), che ogni tecnologia ha certe "capacità"
>
>
> - Io insisto che:
>
> a) ogni evoluzione -- culturale (filosofia, letteratura, ...) oltre che scientifica / tecnica / tecnologica -- ha impatti sulla società;
>
> b) le tecnologie non "hanno", ma "danno" certe capacità / sono fatte apposta per dare un qualche potere (altrimenti, a che servono?);
>
> c) tutto dipende da come si usano / applicano;
>
> d) solo quando uso e applicazione sono predeterminati (es. bombe), allora lo sviluppo della tecnologia è orientato a monte (se vado in giro con C4 e detonatori, mi auguro che per una volta ci sia presunzione di colpevolezza, invece che di innocenza, e sia io a dover dmostrare che il tutto mi serve per stanare delle talpe);
>
> e) ergo, sono l'uso e l'applicazione le cose che contano, politicamente, economicamente, ..., per determinare cosa davvero poi avviene.
buongiorno
convengo che ci sono intendimenti diversi dietro all'uso della parola
"neutrale"
personalmente ritengo disfunzionale l'insistenza sul "dipende dall'uso
che se ne fa", e, anzi, colpevolizzante nei confronti delle persone. Se
poi si arriva all'impersonale del "si usano", diventa impossibile
distinguere chi fa cosa e perché: ammesso che sia possibile!
Non dipende (solo) dall'uso che se ne fa perché le tecnologie
incorporano ideologie, convinzioni, ecc. e questo è tanto più
verificabile per prodotti come gli smartphone equipaggiati con software
proprietario, costruiti secondo logiche di obsolescenza programmata,
assurdo spreco di risorse, ecc ecc.
Inoltre mettere insieme nella stessa categoria tabelle logaritmiche,
funzioni statistiche, coltelli, tecnologie cibernetiche in rete e bombe
(ma può esserci una bomba innescata per far saltare in aria il Furher e
il suo stato maggiore: è questo un uso che prevede presunzione di
colpevolezza, errore, sbaglio? si tratta di una provocazione per
evidenziare che non si va lontano con la casistica, c'è sempre almeno un
caso che eccede e a quel punto ci si perde in distinguo da legulei) mi
sembra un'indebita semplificazione che fa di tutte le erbe un fascio.
invece ogni cosa è diversa. per quanto si possano effettuare delle macro
distinzioni.
in particolare vorrei attirare l'attenzione sulla cruciale differenza
fra utensile e "strumento cibernetico" (non dico "essere tecnico" sennò
giacomo s'imbizzarrisce :D )
la differenza è bene illustrata da Gilbert Simondon. un utensile si può
portare con sé, e ha senso (senso tecnico) in connessione a un corpo
umano che lo porta con sé e lo utilizza per relazionarsi con il mondo.
Il coltello, il martello, ecc. sono utensili in questo senso
gli strumenti cibernetici, come lo smartphone, non hanno senso separati
dalla rete di retroazioni che le alimenta, che comprende i corpi umani
(in rete), altri smartphone, reti, ecc ecc ecc quindi lo smartphone non
è un utensile. Da solo, non ha senso (senso tecnico). E non dipende solo
dall'uso che se ne fa: perché è progettato con determinate finalità,
benché in maniera molto più sofisticata rispetto alle affordance (inviti
all'uso, cf. Gibson) tipiche es. di coltelli, martelli, sedie ecc.
(utensili). Tuttavia lo smartphone ha una materialità (è fatto di cose
materiali), e questa materia è "neutra" nel senso che non è orientata
dall'uso che ne verrà fatto; al contrario, però, lo influenza, nel senso
che se è di metallo robusto magari non si spacca alla prima caduta, cosa
che invece accade se è fatto di plastichina: quindi anche qui, la
materialità influenza l'uso, la plastichina invita alla protezione
dell'oggetto più del metallo; ma la materialità non determina in toto
l'uso, perché se mi va (in quanto es. artista "controcorrente", o comune
umano esasperato) con lo smartphone pesto i chiodi nel muro, e vabbè,
non avevo il martello, mi sento libero di scassare l'ennesimo
smartphone. Questa "neutralità" per cui dipende da me e dall'uso che ne
faccio è quindi più teorica che pratica.
oltre a utensili e strumenti cibernetici, vi sono anche le macchine,
come posizione "intermedia" fra i due precedenti. Es. un'automobile, o
un telefono analogico, senza software, non ha senso senza
l'infrastruttura (strade/autostrade; rete elettrica, rete telefonica),
ma non ha quella caratteristica cibernetica spinta tipica del digitale
di massa.
G. Simondon, "Sulla Tecnica", Orthotes riporta in diversi articoli
questa tripartizione, da prendere come categorizzazione lasca, come
descrizione operativa
https://www.orthotes.com/prodotto/gilbert-simondon-sulla-tecnica/
altra distinzione riguarda la tecnicità in quanto caratteristiche
materiali degli oggetti tecnici (di cosa sono fatti) che non coincide
con la "libera avventura" (sempre Simondon) degli oggetti tecnici nel
mondo: sono quelli che sono stati descritti come effetti psicosociali
nelle mail precedenti. Questo è l'aspetto evolutivo in senso
relazionale, in relazione con il mondo umano, in cui è chiaro che la
fitness tecnica non è legata (solo) alle caratteristiche materiali, ma a
un complesso coacervo di interazioni socio-psico-economiche. E, quindi,
tanto più ideologico-politiche per tecnologie di massa e cibernetiche.
Non sono (solo) le caratteristiche materiali dirimenti per il "successo"
di una tecnologia: VHS si è imposto su Betamax; Explorer su tutti gli
altri browser per parecchio tempo, e non era certo "meglio"; Windows su
altri OS aperti e liberi; i protocolli e le innovazioni che passano
nell'uso sono relativamente indipendenti dalle caratteristiche tecniche
materiali. Indipendente non significa neutrale.
queste argomentazioni sono chiaramente non-antropologiche, nel senso che
ricordano che l'uso umano delle tecnologie non dipende solo dall'umano,
ma anche dalla complessa avventura sociotecnica. D'altra parte, sono
argomentazioni non heideggeriane. Magari ai tecnici puri (esistono? beh,
cmq hanno delle idee, delle convinzioni, dei desideri più o meno
inconsci, quindi mi permetto di considerarli soggetti filosofici come
tutti noialtri...) interessa poco, ma la fanfaluca di Heidegger su
"l'essenza della tecnica non è tecnica" che ha tanto influenzato anche
pensatori che si ritengono progressisti, per non dire di sinistra,
riguarda anche loro tecnici puri, perché l'argomento "la tecnica è
neutrale, dipende da come la si usa" è in effetti avversato da Heidegger
per sostenere, come è suo tipico, una posizione apolitica, impolitica,
in cui la Tecnica s'impone come Spirito dei tempi ineluttabile... quadro
e inquadramento del mondo, senza possibilità di scampo, senza
possibilità di articolare politiche personali e collettive.
e invece la tecnica è politica, molto politica; se chiunque fosse i
grado di maneggiare le tavole logaritmiche, se chiunque fosse capace di
smontare uno smartphone perché lo strumento viene venduto con un
cacciavite che consente di smontare ogni sua parte e sostituirla
facilmente... se chiunque potesse gestire in maniera autonoma i propri
dati e scegliere le tecnologie di cui si fida, decidendo in piena
libertà cosa sì e cosa no... la situazione politica sarebbe diversa,
perché l'alienazione tecnica sarebbe un lontano ricordo, e le persone
sarebbe singolarmente più forti, potenti, autonome e quindi più libere,
individualmente e collettivamente.
invece oggi non si può scegliere. solo in teoria. in pratica, i genitori
si devono piegare ai gruppi whatsapp dei genitori, o quantomeno al
registro elettronico, come gli studenti e gli insegnanti a google
classroom, gli accademici a microsoft suite, e tutti quanti allo SPID.
tutte queste tecnologie non sono affatto neutrali, IMHO. di certo non si
sono imposte perché migliori, frutto di un processo evolutivo di
selezione delle tecnologie più adatte e regolate dal mutuo appoggio, il
secondo fattore più importante dell'evoluzione naturale che potrebbe
senz'altro essere posto come linea guida anche nell'evoluzione tecnica.
peggio ancora, ci sono evidenti contraddizioni nel ricorso a tecnologie
in situazioni limite. le navi che salvano le persone nel mediterraneo
nonostante i governi sempre più autoritari in Europa e altrove, non
possono scegliere: devono usare Starlink. perché grazie al fatto che il
governo USA ha foraggiato Musk da anni, Starlink è l'unica opzione a
"basso costo" per comunicazioni su satelliti LEO. vedremo se il governo
italiano chiederà di togliere Starlink a queste navi, perché no... è
logico, sta nella logica della tecnocrazia.
no, non dipende da come le usi. Starlink è un problema comunque si
voglia vedere: per la sua genesi, per come è gestito, manutenuto, e
immagino che sia software proprietario, security by obscurity, nonché
gestito da un miliardario bianco dispotico senza alcun controllo
democratico, che viene considerato un genio, non si sa perché se non
perché le persone desiderano essere come lui.
mi spiace la divagazione, spero non vi abbia troppo annoiato, a mia
parziale discolpa ho approfittato di quest'ora di ritardo per leggere e
scrivere, perché i treni sono stranamente in ritardo di 60-120 minuti
oggi per un guasto fra Napoli e Roma (se il ministro "competente" non
darà nuovamente la colpa ai lavoratori inetti, forse riconoscerà di
esser troppo impegnato a buttare risorse nel necessarissimo ponte fra
Scilla e Cariddi, per entrare nella storia delle idiozie più nocive, per
poter badare ai treni di linea)
buona giornata
k.
PS: filosofia e tecnica nell'approfondimento a tecnologie conviviali:
https://www.eleuthera.it/materiale.php?op=2585#FilosofiaETecnica
>
>
>
> A presto,
>
> A
>
>
>
>
>
>
> ----- Original Message -----
> From: Giuseppe Attardi
> To: nexa(a)server-nexa.polito.it
> Cc: nexa(a)server-nexa.polito.it
> Sent: Monday, January 13, 2025 9:27 AM
> Subject: Re: [nexa] In a mirror
>
>
> Temo che non siamo d’accordo sul significato di “neutrale” per una tecnologia.
> I LLM calcolano una funzione (la distribuzione di probabilità della prossima parola), pertanto sono altrettanto neutrali di una tabella di logaritmi.
>
> Non è neutrale l’uso che se ne fa, esattamente come una tabella dei logaritmi usata per il calcolo delle traiettorie dei proiettili non lo è.
>
> Quindi ribadisco che si deve distinguere tra la tecnologia (LLM) e i suoi utilizzi (chatbot, Predictive AI, ecc.).
>
> Tutta la discussione su come vengono allenati e prodotti i vari LLM non inficia la neutralità della tecnologia. Se le tabelle dei logaritmi venissero fatte calcolare da degli schiavi sottopagati o se usano per base 10, incorporando un bias tradizionale sulla scelta della numerazione, le tabelle stesse rimarrebbero neutrali.
>
> Tornando all’analogia di Alfredo, un coltello è neutrale e può essere usato in tanti modi, più o meno utili o disdicevoli. Ci sono varie fogge di coltelli, così come ci sono tanti diversi LLM, ciascuno prodotto secondo i gusti di qualcuno.
> Il fatto che ad alcuni non piacciano certi modelli (di coltello) o si critichi come il coltello è stato progettato e realizzato, ancora non riguarda la tecnologia dei coltelli in sé.
>
> I primi LM che facevo costruire 15 anni fa ai miei studenti erano ad esempio allenati sul corpus delle opere di Shakespeare: serviva a dimostrare come fossero in grado di acquisire la lingua e lo stile di Shakespeare. Poi lo si faceva sugli articoli del WSJ, mostrando che imparavano un altro linguaggio. Era quindi una tecnologia neutra rispetto al linguaggio.
>
> Che poi tutto sia condizionato dalle nostre esperienze e dal contesto in cui operiamo è talmente ovvio che non serve ribadirlo, né attribuirlo in particolare a un singolo aspetto della nostra realtà.
>
> —
>
> > On 9 Jan 2025, at 18:56, nexa-request(a)server-nexa.polito.it wrote:
> >
> > From: Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it>
> > To: nexa(a)server-nexa.polito.it, Giuseppe Attardi <attardi(a)di.unipi.it>
> > Subject: Re: [nexa] In a mirror
> > Message-ID: <FDED4EB6-B488-4E8E-8AF7-2B0FEB9ADFE4(a)tesio.it>
> > Content-Type: text/plain; charset=UTF-8
> >
> > Ciao Giuseppe,
> >
> > speravo davvero che intervenissi! :-)
> >
> > Il 9 Gennaio 2025 11:58:04 UTC, Giuseppe Attardi ha scritto:
> >>
> >> 1. I LLM vanno distinti dai ChatBot, che sono una delle loro tante
> >> possibili applicazioni.
> >
> > Vero, ma il "riassunto" dalla cui critica è partito questo filone di
> > discussione è stato realizzato da un chatbot (chatgpt) cui si è fatto
> > riferimento come un "chi". Non trovi allarmante tanta alienazione?
> >
> > La distinzione fra chatbot e LLM rimane informaticamente valida in
> > generale, ma non credo fosse rilevante per il dibattito perché né
> > chatbot né LLM esprimono alcuna forma di intelligenza.
> >
> >> Gran parte delle critiche riguardano appunto i chatbot
> >> (allucinazioni, superficialità, ecc.).
> >
> > Perché costituiscono la base della narrazione allucinata che domina
> > il dibattito informatico attuale, determinando scelte politiche,
> > economiche ed educative altrettanto allucinate.
> >
> >
> >> I LM sono decisamente una tecnologia neutra
> >
> > Solo nel mondo della fantasia, Giuseppe.
> >
> >
> > Nella realtà, i LLM sono prodotti a partire da testi che sono
> > culturalmente e storicamente situati.
> >
> > Già solo per questo semplice fatto, nessun LLM reale può essere
> > "neutro". Ricorderai certamente le critiche pretestuose con cui fu
> > accolto Minerva l'anno scorso. [1]
> >
> > Poi c'è l'attività di programmazione statistica che parte dalla scelta,
> > fra tutti i testi disponibili, di quelli da utilizzare e di quelli da
> > scartare.
> >
> > A valle di un'accurata attività di selezione e rinforzo, i "modelli"
> > producono output "politicamente corretto", quale che siano gli
> > obiettivi politici dei programmatori, dal legittimare il proprio
> > software agli occhi dei moralisti statunitensi, difendere il proprio
> > modello di business o cancellare piazza Tiananmen dalla storia [2]
> >
> > E spero tu non creda davvero che i modelli di Google, Meta o Open AI
> > siano in alcun modo "neutrali".
> >
> >
> > Dunque anche se l'idea di LLM non fosse intrinsecamente orientata
> > politicamente (e lo è), lo sono tutti gli LLM reali.
> >
>
Jan. 13, 2025
Re: [nexa] Intervista ad Andrea Cerroni
by Norberto Patrignani
Grazie Juan Carlos,
per molti motivi l'intervista al prof.Cerroni mi ha emozionato.
Quando, come lavoratore-studente Olivetti, nel 1974 studiavo all'Universita' di Torino "Scienze dell'Informazione" (non si chiamava ancora "Informatica"),
tra gli esami c'era ancora "Cibernetica", uno dei piu' interessanti. Una curiosita': qualcuno sa quando e perche' e' stato eliminato dal piano di studi di "informatica"?
Interessante anche sentire la storia del mancato invito di Norbert Wiener a Dartmouth nel 1956.
- Nilsson, H.J. (2009). The Quest for Artificial Intelligence, Stanford University
- Bloomfield B.P. (1987). The question of artificial intelligence, Routledge.
Forse perche' Wiener gia' nel 1947 aveva dichiarato di non voler collaborare con i militari
https://www.theatlantic.com/magazine/archive/1947/01/a-scientist-rebels/656…
o, come spiega bene il prof. Cerroni, aveva una visione diversa della tecnologia rispetto a Minsky, etc.?
Saluti da Ivrea!
Norberto
________________________________
From: nexa <nexa-bounces(a)server-nexa.polito.it> on behalf of J.C. DE MARTIN <juancarlos.demartin(a)polito.it>
Sent: Monday, January 13, 2025 7:21 AM
To: Nexa <nexa(a)server-nexa.polito.it>
Subject: [nexa] Intervista ad Andrea Cerroni
Segnalo questa intervista al Prof. Andrea Cerroni, recentemente ospite
del Centro Nexa:
"CILE 1973: IL GOLPE DELL’ INTELLIGENZA ARTIFICIALE. INTERVISTA AL PROF.
ANDREA CERRONI"
https://giubberossenews.it/2025/01/07/cile-1973-il-golpe-dell-intelligenza-….
jc
Jan. 13, 2025
119° Nexa Lunch Seminar | 22 gennaio 2025, ore 13.00
by Nexa - Media
Gentilissime, gentilissimi,
Vi invitiamo a partecipare al 119° Nexa Lunch Seminar che si terrà mercoledì 22 gennaio, dalle ore 13.00 alle ore 14.00,
con un incontro dal titolo: "Beyond the Machine: The Cultural Implications of Artificial Intelligence".
Ospite dell'incontro: Octavio Kulesz (UNESCO Expert).
L'incontro si terrà IN PRESENZA e ONLINE.
SEDE FISICA dell'incontro: Centro Nexa su Internet e Società, Politecnico di Torino, Via Boggio 65/a, Torino (1° piano).
Per accedere alla sala si raccomanda di suonare al citofono Portineria e di seguire le indicazioni segnalate lungo il percorso.
QUI<https://nexa.polito.it/contatti> maggiori informazioni su come raggiungerci.
STANZA VIRTUALE dell'incontro: https://didattica.polito.it/VClass/NexaEvent
Di seguito maggiori dettagli: https://nexa.polito.it/lunch-119
Cordiali saluti,
--
Valeria Bergantino
Communication Manager
Nexa Center for Internet & Society
Politecnico di Torino - DAUIN
Via Pier Carlo Boggio, 65/A - 10138 Torino
web: https://nexa.polito.it/
mail: valeria.bergantino(a)polito.it<mailto:valeria.bergantino@polito.it>
tel: 3473443585
Jan. 13, 2025
Re: [nexa] In a mirror
by Alfredo Bregni
Ciao, Giuseppe.
Sto continuando a "litigare" (bonariamente) con Giacomo in privato sulla faccenda:
- Lui insiste ad es. che Ethernet aumenta la velocità delle telecomunicazioni (e questo è un effetto "politico"), che ogni tecnologia ha certe "capacità"
- Io insisto che:
a) ogni evoluzione -- culturale (filosofia, letteratura, ...) oltre che scientifica / tecnica / tecnologica -- ha impatti sulla società;
b) le tecnologie non "hanno", ma "danno" certe capacità / sono fatte apposta per dare un qualche potere (altrimenti, a che servono?);
c) tutto dipende da come si usano / applicano;
d) solo quando uso e applicazione sono predeterminati (es. bombe), allora lo sviluppo della tecnologia è orientato a monte (se vado in giro con C4 e detonatori, mi auguro che per una volta ci sia presunzione di colpevolezza, invece che di innocenza, e sia io a dover dmostrare che il tutto mi serve per stanare delle talpe);
e) ergo, sono l'uso e l'applicazione le cose che contano, politicamente, economicamente, ..., per determinare cosa davvero poi avviene.
A presto,
A
----- Original Message -----
From: Giuseppe Attardi
To: nexa(a)server-nexa.polito.it
Cc: nexa(a)server-nexa.polito.it
Sent: Monday, January 13, 2025 9:27 AM
Subject: Re: [nexa] In a mirror
Temo che non siamo d’accordo sul significato di “neutrale” per una tecnologia.
I LLM calcolano una funzione (la distribuzione di probabilità della prossima parola), pertanto sono altrettanto neutrali di una tabella di logaritmi.
Non è neutrale l’uso che se ne fa, esattamente come una tabella dei logaritmi usata per il calcolo delle traiettorie dei proiettili non lo è.
Quindi ribadisco che si deve distinguere tra la tecnologia (LLM) e i suoi utilizzi (chatbot, Predictive AI, ecc.).
Tutta la discussione su come vengono allenati e prodotti i vari LLM non inficia la neutralità della tecnologia. Se le tabelle dei logaritmi venissero fatte calcolare da degli schiavi sottopagati o se usano per base 10, incorporando un bias tradizionale sulla scelta della numerazione, le tabelle stesse rimarrebbero neutrali.
Tornando all’analogia di Alfredo, un coltello è neutrale e può essere usato in tanti modi, più o meno utili o disdicevoli. Ci sono varie fogge di coltelli, così come ci sono tanti diversi LLM, ciascuno prodotto secondo i gusti di qualcuno.
Il fatto che ad alcuni non piacciano certi modelli (di coltello) o si critichi come il coltello è stato progettato e realizzato, ancora non riguarda la tecnologia dei coltelli in sé.
I primi LM che facevo costruire 15 anni fa ai miei studenti erano ad esempio allenati sul corpus delle opere di Shakespeare: serviva a dimostrare come fossero in grado di acquisire la lingua e lo stile di Shakespeare. Poi lo si faceva sugli articoli del WSJ, mostrando che imparavano un altro linguaggio. Era quindi una tecnologia neutra rispetto al linguaggio.
Che poi tutto sia condizionato dalle nostre esperienze e dal contesto in cui operiamo è talmente ovvio che non serve ribadirlo, né attribuirlo in particolare a un singolo aspetto della nostra realtà.
—
> On 9 Jan 2025, at 18:56, nexa-request(a)server-nexa.polito.it wrote:
>
> From: Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it>
> To: nexa(a)server-nexa.polito.it, Giuseppe Attardi <attardi(a)di.unipi.it>
> Subject: Re: [nexa] In a mirror
> Message-ID: <FDED4EB6-B488-4E8E-8AF7-2B0FEB9ADFE4(a)tesio.it>
> Content-Type: text/plain; charset=UTF-8
>
> Ciao Giuseppe,
>
> speravo davvero che intervenissi! :-)
>
> Il 9 Gennaio 2025 11:58:04 UTC, Giuseppe Attardi ha scritto:
>>
>> 1. I LLM vanno distinti dai ChatBot, che sono una delle loro tante
>> possibili applicazioni.
>
> Vero, ma il "riassunto" dalla cui critica è partito questo filone di
> discussione è stato realizzato da un chatbot (chatgpt) cui si è fatto
> riferimento come un "chi". Non trovi allarmante tanta alienazione?
>
> La distinzione fra chatbot e LLM rimane informaticamente valida in
> generale, ma non credo fosse rilevante per il dibattito perché né
> chatbot né LLM esprimono alcuna forma di intelligenza.
>
>> Gran parte delle critiche riguardano appunto i chatbot
>> (allucinazioni, superficialità, ecc.).
>
> Perché costituiscono la base della narrazione allucinata che domina
> il dibattito informatico attuale, determinando scelte politiche,
> economiche ed educative altrettanto allucinate.
>
>
>> I LM sono decisamente una tecnologia neutra
>
> Solo nel mondo della fantasia, Giuseppe.
>
>
> Nella realtà, i LLM sono prodotti a partire da testi che sono
> culturalmente e storicamente situati.
>
> Già solo per questo semplice fatto, nessun LLM reale può essere
> "neutro". Ricorderai certamente le critiche pretestuose con cui fu
> accolto Minerva l'anno scorso. [1]
>
> Poi c'è l'attività di programmazione statistica che parte dalla scelta,
> fra tutti i testi disponibili, di quelli da utilizzare e di quelli da
> scartare.
>
> A valle di un'accurata attività di selezione e rinforzo, i "modelli"
> producono output "politicamente corretto", quale che siano gli
> obiettivi politici dei programmatori, dal legittimare il proprio
> software agli occhi dei moralisti statunitensi, difendere il proprio
> modello di business o cancellare piazza Tiananmen dalla storia [2]
>
> E spero tu non creda davvero che i modelli di Google, Meta o Open AI
> siano in alcun modo "neutrali".
>
>
> Dunque anche se l'idea di LLM non fosse intrinsecamente orientata
> politicamente (e lo è), lo sono tutti gli LLM reali.
>
Jan. 13, 2025
Re: [nexa] In a mirror
by Giuseppe Attardi
Temo che non siamo d’accordo sul significato di “neutrale” per una tecnologia.
I LLM calcolano una funzione (la distribuzione di probabilità della prossima parola), pertanto sono altrettanto neutrali di una tabella di logaritmi.
Non è neutrale l’uso che se ne fa, esattamente come una tabella dei logaritmi usata per il calcolo delle traiettorie dei proiettili non lo è.
Quindi ribadisco che si deve distinguere tra la tecnologia (LLM) e i suoi utilizzi (chatbot, Predictive AI, ecc.).
Tutta la discussione su come vengono allenati e prodotti i vari LLM non inficia la neutralità della tecnologia. Se le tabelle dei logaritmi venissero fatte calcolare da degli schiavi sottopagati o se usano per base 10, incorporando un bias tradizionale sulla scelta della numerazione, le tabelle stesse rimarrebbero neutrali.
Tornando all’analogia di Alfredo, un coltello è neutrale e può essere usato in tanti modi, più o meno utili o disdicevoli. Ci sono varie fogge di coltelli, così come ci sono tanti diversi LLM, ciascuno prodotto secondo i gusti di qualcuno.
Il fatto che ad alcuni non piacciano certi modelli (di coltello) o si critichi come il coltello è stato progettato e realizzato, ancora non riguarda la tecnologia dei coltelli in sé.
I primi LM che facevo costruire 15 anni fa ai miei studenti erano ad esempio allenati sul corpus delle opere di Shakespeare: serviva a dimostrare come fossero in grado di acquisire la lingua e lo stile di Shakespeare. Poi lo si faceva sugli articoli del WSJ, mostrando che imparavano un altro linguaggio. Era quindi una tecnologia neutra rispetto al linguaggio.
Che poi tutto sia condizionato dalle nostre esperienze e dal contesto in cui operiamo è talmente ovvio che non serve ribadirlo, né attribuirlo in particolare a un singolo aspetto della nostra realtà.
—
> On 9 Jan 2025, at 18:56, nexa-request(a)server-nexa.polito.it wrote:
>
> From: Giacomo Tesio <giacomo(a)tesio.it>
> To: nexa(a)server-nexa.polito.it, Giuseppe Attardi <attardi(a)di.unipi.it>
> Subject: Re: [nexa] In a mirror
> Message-ID: <FDED4EB6-B488-4E8E-8AF7-2B0FEB9ADFE4(a)tesio.it>
> Content-Type: text/plain; charset=UTF-8
>
> Ciao Giuseppe,
>
> speravo davvero che intervenissi! :-)
>
> Il 9 Gennaio 2025 11:58:04 UTC, Giuseppe Attardi ha scritto:
>>
>> 1. I LLM vanno distinti dai ChatBot, che sono una delle loro tante
>> possibili applicazioni.
>
> Vero, ma il "riassunto" dalla cui critica è partito questo filone di
> discussione è stato realizzato da un chatbot (chatgpt) cui si è fatto
> riferimento come un "chi". Non trovi allarmante tanta alienazione?
>
> La distinzione fra chatbot e LLM rimane informaticamente valida in
> generale, ma non credo fosse rilevante per il dibattito perché né
> chatbot né LLM esprimono alcuna forma di intelligenza.
>
>> Gran parte delle critiche riguardano appunto i chatbot
>> (allucinazioni, superficialità, ecc.).
>
> Perché costituiscono la base della narrazione allucinata che domina
> il dibattito informatico attuale, determinando scelte politiche,
> economiche ed educative altrettanto allucinate.
>
>
>> I LM sono decisamente una tecnologia neutra
>
> Solo nel mondo della fantasia, Giuseppe.
>
>
> Nella realtà, i LLM sono prodotti a partire da testi che sono
> culturalmente e storicamente situati.
>
> Già solo per questo semplice fatto, nessun LLM reale può essere
> "neutro". Ricorderai certamente le critiche pretestuose con cui fu
> accolto Minerva l'anno scorso. [1]
>
> Poi c'è l'attività di programmazione statistica che parte dalla scelta,
> fra tutti i testi disponibili, di quelli da utilizzare e di quelli da
> scartare.
>
> A valle di un'accurata attività di selezione e rinforzo, i "modelli"
> producono output "politicamente corretto", quale che siano gli
> obiettivi politici dei programmatori, dal legittimare il proprio
> software agli occhi dei moralisti statunitensi, difendere il proprio
> modello di business o cancellare piazza Tiananmen dalla storia [2]
>
> E spero tu non creda davvero che i modelli di Google, Meta o Open AI
> siano in alcun modo "neutrali".
>
>
> Dunque anche se l'idea di LLM non fosse intrinsecamente orientata
> politicamente (e lo è), lo sono tutti gli LLM reali.
>
Jan. 13, 2025
Re: [nexa] Intervista ad Andrea Cerroni
by Diego Giorio
Molto interessante!
Non ne ero assolutamente a conoscenza
Buona settimana a tutti
D.
________________________________
From: nexa <nexa-bounces(a)server-nexa.polito.it> on behalf of J.C. DE MARTIN <juancarlos.demartin(a)polito.it>
Sent: Monday, January 13, 2025 6:21 AM
To: Nexa <nexa(a)server-nexa.polito.it>
Subject: [nexa] Intervista ad Andrea Cerroni
Segnalo questa intervista al Prof. Andrea Cerroni, recentemente ospite
del Centro Nexa:
"CILE 1973: IL GOLPE DELL’ INTELLIGENZA ARTIFICIALE. INTERVISTA AL PROF.
ANDREA CERRONI"
https://giubberossenews.it/2025/01/07/cile-1973-il-golpe-dell-intelligenza-….
jc
Jan. 13, 2025
Intervista ad Andrea Cerroni
by J.C. DE MARTIN
Segnalo questa intervista al Prof. Andrea Cerroni, recentemente ospite
del Centro Nexa:
"CILE 1973: IL GOLPE DELL’ INTELLIGENZA ARTIFICIALE. INTERVISTA AL PROF.
ANDREA CERRONI"
https://giubberossenews.it/2025/01/07/cile-1973-il-golpe-dell-intelligenza-….
jc
Jan. 13, 2025
Re: [nexa] computerizzazione, cooperazione internazionale, alfabetizzazione
by Alfredo Bregni
Salve a tutti.
Scusate se mi ripeto...
Ci sono molti modi di apprendere (che io considero fondamentale per l'intelligenza), e il modo che hanno le macchine attuali è lontanissimo da quello degli umani.
E' vicino forse a quello dei bambini, che -- immagino, perché non sono un esperto -- fanno collegamenti "statistici" per capire la realtà che li circonda e imparare addirittura a parlare (dicono "mamma" -- sempre immagino -- perché l'hanno sentito mille volte da quella figura umana importante per loro, che in precedenza hanno compreso distinta da sé, e ora desiderano invocare o salutare, non so).
Ed è vicino a quello degli scolari secchioni, diligenti ma un pochino pirla, che sanno mettere a posto le cose ammodino, ma di "brillare" di originalità proprio non si parla (ritengo / mi auguro che siano una minoranza sparuta, perché dicono che il 100% dei bambini è creativo prima della scuola, e dalla scuola esce ancora creativo solo il 6% di loro; quindi, i bravi "piatti", insulsi, senza svolazzi, sono quelli, spero pochi, che si fanno fottere la creatività in mezzo al mucchio del 94%, ma invece di andare in direzioni loro proprie, non creative ma almeno "personali", si adattano a "ripetere" quello che viene loro detto).
Queste sono le macchine come le vedo io.
E NON C'ENTRA UNA CIPPA l'(an)alfabetismo digitale.
C'è una bella frase di Heinlein, che preferisco lasciare in inglese, la quale racconta una storia diversa per l'essere umano
"A human being should be able to change a diaper, plan an invasion, butcher a hog, conn a ship, design a building, write a sonnet, balance accounts, build a wall, set a bone, comfort the dying, take orders, give orders, cooperate, act alone, solve equations, analyze a new problem, pitch manure, program a computer, cook a tasty meal, fight efficiently, die gallantly. Specialization is for insects."
E le reti neurali ("shallow" o "deep" che siano) si specializzano cristallizzandosi in un algoritmo "perfetto" per riconoscere gattini o semafori (la butto in caciara, per essere capito), mentre gli LLM fanno gli scolari di cui sopra: confezionano temi ben fatti.
L'apprendimento vero è tutta un'altra cosa: E' APERTO.
E, di nuovo, NON C'ENTRA UNA CIPPA l'(an)alfabetismo digitale.
L'unica cosa che ci dovrebbero insegnare a scuola è che non la guerra, ma la predazione / sfruttamento / manipolazione è la costante universale della storia (di cui la guerra è solo il più triste, sanguinoso, stupidamente tragico, esempio).
E dovrebbero farcelo capire subito, invece che doverlo scoprire sulla nostra pelle, che lo strumento di predazione sia un certo tipo di lavoro, un certo tipo di relazione, un categoria di prodotti / servizi, la pubblicità, qualunque altro sistema di "panem et circenses" che ci aliena.
Tocqueville, già nel 1940, preconizzava che solo avere un minimo di benessere ci avrebbe, da solo, fottuto gran parte della libertà (libro 4, capitolo 6 -- "What Sort of Despotism Democratic Nations have to Fear" -- prima metà di questo link: http://www.marxists.org/reference/archive/de-tocqueville/democracy-america/… ; capitolo che io ho connotato come "terrificante")
Cosa c'entra in questo l'(an)alfabetismo digitale? NIENTE DEL TUTTO!
Secondo Tocqueville (e me) siamo schiavi del poco che abbiamo, e della paura (giustificata!) che ce lo possano portare via; dopodiché cerchiamo vie per evitarlo che non hanno alcun senso, perché "le andiamo a comprare" da chi "ce le vende", in primis i politici che trovano terreno fertilissimo in quelle persone che non hanno un "progetto proprio", aspettano di riceverlo da altri.
E, se uno si sogna di far svegliare la gente, la trova speranzosa di "comprare" un progetto altrui, e assolutamente non disposta ad alzare il deretano dalla sedia per perseguirne uno proprio, specie se gli si chiede di aggregarsi in un'iniziativa collettiva: CI VUOLE LA FAME per pendere un piroscafo (o prima una nave a vela) e attraversare l'Atlantico in cerca di fortuna (o di una nuova terra dove andare a vivere); e la fame vera, giusta, importante per i nostri giorni, quella che ci potrebbe muovere in una direzione non eterodiretta (e quindi non imbecille, confacente ai nostri veri interessi) dovrebbe essere quella di apprendere, esplorare, unirsi dove / quando serve cooperare, ecc.
Anche apprendere qualcosa, capirci di più, in ambito digitale può avere uno senso, MA NON E' -- SOLO QUESTO -- IL PUNTO.
E poi, scusate, l'informatica è quella cosa che si diverte a costruire strati su strati, per non ripensare le cose (che è fatica).
Così io ho a casa una rete dove ogni dispositivo ha un indirizzo fisico (MAC), un indirizzo di rete (IP) che gli si deve associare (tramite DHCP: funzione e protocollo), per poi installare in una macchina un nome logico ulteriormente associato (stampante di rete XYZ), tramite un'utility di installazione che quasi regolarmente fallisce (...quando un ebete con le scarpe grosse e cervello fino direbbe: "ma non vi posso accedere direttamente col MAC, e risparmiarmi incubi?").
Capisco che gli strati servono, che le cose fatte più in grande hanno bisogno di regole, e di possibilità di intervento mirato e semplice senza andare a vedere le viti e i bulloni, MA -- ed è UN GROSSO "ma" -- non ha del tutto senso costruire "cattedrali generalizzate", quando servono cose che funzionano senza aver bisogno di esperti (penso ai vecchietti che ricevono informazioni mediche o anagrafiche per mail, ...quando magari non sanno nemmeno cosa sia).
COSA C'ENTRA IN QUESTO l'(an)alfabetismo digitale??
C'ENTRA AL CONTRARIO: siamo arrivati ad un punto in cui, FORSE, non dovremmo insegnare ai vecchietti a utilizzare la mail, ma dovremmo farci un esame di coscienza per quanto casino l'informatica ha creato -- insieme a risultati mirabili -- in questi ultimi 50 anni (a cavallo di due secoli diversi), perché ha messo il (pensare al) cliente un po' troppo lontano dal tavolo da disegno.
Cosa voglio dire? Forse niente, lo ammetto.
Però sono (molto) stanco di sentirmi dire da gente che fa informatica -- ed è dentro fin sopra ai capelli alla follia del mondo moderno (intesa come predazione continua e diffusa, cfr. Tocqueville) -- che è l'informatica un pezzo della soluzione, quando al 90% è un ostacolo da riuscire a saltare (quando sarebbe una cosa meravigliosa, senza tanti orpelli di meno...; una cosa meravigliosa che siamo riusciti a svaccare, mentre facevamo -- facevate -- altre meraviglie).
Per uno che l'informatica la "mastica da lontano" -- ma ne vede anche i difetti, le storture e le limitazioni -- l'alfabetizzazione informatica mi sembra un discorso così "inutilmente autoreferente", che ...mi fa quasi più paura di Tocqueville.
Scusate l'offesa.
Saluti a tutti,
A
----- Original Message -----
From: alessandro marzocchi
To: nexa ; juancarlos.demartin(a)polito.it ; vetere.guido(a)gmail.com
Sent: Sunday, January 12, 2025 9:21 PM
Subject: [nexa] computerizzazione, cooperazione internazionale, alfabetizzazione
Molti ritengono che la cd IA non è paragonabile a noi, soprattutto perché si basa sulla "statistica".
L’opinione è diffusa e probabilmente prevalente per cui, almeno “statisticamente”, sto dalla parte sbagliata ma credo che sia la mancanza di corporeità, non la statistica, a rendere difficile il paragone fra macchine e noi, credo che anche la nostra intelligenza si sia formata e si formi grazie ad esperienza “statistica”. Taccio sull’energia richiesta dalle macchine, argomento qui fuori tema anche se rimane un difetto enorme.
Di massima condivido le opinioni di Juan Carlos, al quale segnalo che è la parola, non il digitale, la prima “macchina” - intesa come artefatto / codice verbale / non in natura – che noi genere umano abbiamo usato per potenziare le nostre società ed anche per “denominare” la realtà, raccontarla, memorizzarla, tramandarla, in queste ultime funzioni ricordo Fedro, Platone, le cui considerazioni sono attualissime e che Guido ha ultimamente riproposto.
Siamo tutti colonie digitali, anche gli oltre 340 milioni di statunitensi che non appartengono alla cerchia dei nuovi conquistadores, non basta favorire sviluppo ed autonomia digitale di ogni stato ma è ugualmente necessario dedicarsi ad alfabetizzazione, educazione digitali da diffondere analogamente a come si fa con la parola e le lingue naturali, l’analfabetismo digitale è la precondizione necessaria per renderci merce, i nuovi schiavi.
Cordialmente.
Duccio (Alessandro Marzocchi)
Jan. 12, 2025
computerizzazione, cooperazione internazionale, alfabetizzazione
by alessandro marzocchi
Molti ritengono che la cd IA non è paragonabile a noi, soprattutto perché
si basa sulla "statistica".
L’opinione è diffusa e probabilmente prevalente per cui, almeno “
statisticamente”, sto dalla parte sbagliata ma credo che sia la mancanza di
corporeità, non la statistica, a rendere difficile il paragone fra macchine
e noi, credo che anche la nostra intelligenza si sia formata e si formi
grazie ad esperienza “statistica”. Taccio sull’energia richiesta dalle
macchine, argomento qui fuori tema anche se rimane un difetto enorme.
Di massima condivido le opinioni di Juan Carlos, al quale segnalo che è la
parola, non il digitale, la prima “macchina” - intesa come artefatto /
codice verbale / non in natura – che noi genere umano abbiamo usato per
potenziare le nostre società ed anche per “denominare” la realtà,
raccontarla, memorizzarla, tramandarla, in queste ultime funzioni ricordo
Fedro, Platone, le cui considerazioni sono attualissime e che Guido ha
ultimamente riproposto.
Siamo tutti colonie digitali, anche gli oltre 340 milioni di statunitensi
che non appartengono alla cerchia dei nuovi conquistadores, non basta
favorire sviluppo ed autonomia digitale di ogni stato ma è ugualmente
necessario dedicarsi ad alfabetizzazione, educazione digitali da diffondere
analogamente a come si fa con la parola e le lingue naturali,
l’analfabetismo digitale è la precondizione necessaria per renderci merce,
i nuovi schiavi.
Cordialmente.
Duccio (Alessandro Marzocchi)
Jan. 12, 2025
Re: [nexa] nexa] Arun, "Transnational AI and Corporate Imperialism"
by maurizio lana
aggiungo due articoli del Guardian (non recenti, ma li ho incontrati
ora) sugli effetti nefasti della moderazione umana di contenuti
insostenibili:
Kimeu, Caroline. «‘A Watershed’: Meta Ordered to Offer Mental Health
Care to Moderators in Kenya». /The Guardian/, 7 giugno 2023, sez. Global
development.
https://www.theguardian.com/global-development/2023/jun/07/a-watershed-meta….
Rowe, Niamh. «‘It’s Destroyed Me Completely’: Kenyan Moderators Decry
Toll of Training of AI Models». /The Guardian/, 2 agosto 2023, sez.
Technology.
https://www.theguardian.com/technology/2023/aug/02/ai-chatbot-training-huma….
Maurizio
Il 27/11/24 13:39, maurizio lana ha scritto:
> sul lavoro umano sottopagato e precario, primariamente in paesi poveri
> ma anche in Europa, che fa andare avanti il mondo digitale non ultimi
> i sistemi di IA, non scopro io nulla: è intervenuto in questa lista e
> nel mondo fisico Antonio Casilli, ci sono decine di articoli di
> indagine di testate giornalistiche.
> il fatto che in Africa ci siano esperienze anche molto positive come
> Beppe scrive, non cancela tutto il resto. è semplicemente un'altra cosa.
> il paragone con i pesticidi è che la moderazione dei contenuti
> disturbanti (stupri, pedofilia, incidenti sanguinosi, violenze, ecc.)
> attribuita all'algoritmo viene in gran parte fatta nei sottoscala dai
> poveri overseas (quello stesso overseas dove le regole sui pesticidi
> non ci riguardano perché 'sono a casa loro, no? hanno le loro leggi')
> voglio dire che il discorso un po' è disturbante, un po' è formulato
> intenzionalmente in modo provocatorio, ma è fondato.
> Maurizio
>
> ...e poi poiché io sono dentro il paradigma bibliografico (= le fonti,
> ben identificate, sono sempre necessarie e non sono mai abbastanza)
> condivido con voi un po' di riferimenti:
> Bilić, Paško. «Search Algorithms, Hidden Labour and Information
> Control». /Big Data & Society/ 3, fasc. 1 (giugno 2016): 1–9.
> https://doi.org/10.1177/2053951716652159.
> Casilli, Antonio. «Il paradosso dell’IA: il lavoro nascosto per creare
> un futuro senza lavoro». /Micromega/, 20 novembre 2024.
> https://www.micromega.net/paradosso-ia-il-lavoro-nascosto-per-creare-un-fut….
> ———. /Schiavi del clic. Perché lavoriamo tutti per il nuovo
> capitalismo?/ Tradotto da Raffaele Alberto Ventura. Milano:
> Feltrinelli, 2020.
> Hegarty, Tom. «Huge Ruling in Kenyan Court Threatens Global Model of
> Outsourced Content Moderation – and Says That Facebook Is the “True
> Employer” of Its Key Safety Workers». Foxglove, 6 giugno 2023.
> https://www.foxglove.org.uk/2023/06/06/kenyan-court-ruling-outsourced-conte….
> Irani, Lilly. «The Hidden Faces of Automation». /XRDS: Crossroads, The
> ACM Magazine for Students/ 23, fasc. 2 (15 dicembre 2016): 34–37.
> https://doi.org/10.1145/3014390.
> Lana, Maurizio. «Automi di ieri e sistemi di Intelligenza Artificiale
> di oggi: umani, troppo umani». Billet. /Leggere, scrivere e far di
> conto. Informatica Umanistica e Cultura Digitale: il blog dell’
> AIUCD./ (blog), 5 luglio 2023. https://infouma.hypotheses.org/1981.
> Lu, Yiwen, e Cade Metz. «Cruise’s Driverless Taxi Service in San
> Francisco Is Suspended». /The New York Times/, 24 ottobre 2023, sez.
> Technology.
> https://www.nytimes.com/2023/10/24/technology/cruise-driverless-san-francis….
> Marcus, Gary. «24 Seriously Embarrassing Hours for AI». Substack
> newsletter. /The road to AI we can trust/ (blog), 18 gennaio 2023.
> https://garymarcus.substack.com/p/24-seriously-embarrassing-hours-for?utm_m….
> Marvit, Moshe Z. «How Crowdworkers Became the Ghosts in the Digital
> Machine». /The Nation/, 5 febbraio 2014.
> https://www.thenation.com/article/archive/how-crowdworkers-became-ghosts-di….
> Miceli, Milagros, Paola Tubaro, Antonio A Casilli, Thomas Le Bonniec,
> Camilla Salim Wagner, e Laurenz Sachenbacher. «Who Trains the Data for
> European Artificial Intelligence?» Report of the European Microworkers
> Communication and Outreach Initiative (EnCOre, 2023-2024). European
> Parliament; The Left, 2024. https://hal.science/hal-04662589v1.
> Perrigo, Billy. «Inside Facebook’s African Sweatshop». /Time/, 17
> febbraio 2022.
> https://time.com/6147458/facebook-africa-content-moderation-employee-treatm….
> ———. «OpenAI Used Kenyan Workers on Less Than $2 Per Hour to Make
> ChatGPT Less Toxic». /Time/, 18 gennaio 2023.
> https://time.com/6247678/openai-chatgpt-kenya-workers/.
> Posada, Julian. «Family Units». /Logic(s) Magazine/, 25 dicembre 2021.
> https://logicmag.io/beacons/family-units/.
> Tan, Rebecca, e Regine Cabato. «Behind the AI Boom, an Army of
> Overseas Workers in ‘Digital Sweatshops’». /Washington Post/, 28
> agosto 2023.
> https://www.washingtonpost.com/world/2023/08/28/scale-ai-remotasks-philippi….
>
>
>
>
> Il 27/11/24 11:48, Giuseppe Attardi ha scritto:
>> Sono d’accordo sulle premesse sull’imperialismo e sul capitalismo
>> digitale.
>>
>> Non capisco molto invece altre affermazioni e le conclusioni.
>>
>> Non mi pare il caso di assimilare l’attività di annotazione di dati
>> degli africani ad altre pratiche dannose come l’esportazione di
>> pesticidi:
>> "The exploitation of cognitive labor is characteristic of
>> informational capitalism but derives from, and is co-extensive with,
>> industrial capitalism’s systems for labor exploitation….
>> Consider product liability laws in the United States, which emerged
>> from mass torts or from regulators: products like banned pesticides
>> that cannot be sold or used in the United States are exported to
>> other markets…
>> Informational capitalism is currently governed by a similarly
>> permissive legal order—if the United States and EU regulate to
>> protect their populations, harmful AI products will continue to be
>> developed and inflicted on the people of other states.”
>>
>> Quali siano questi cosiddetti “harmful AI products” non mi è chiaro.
>>
>> La digitalizzazione offre invece delle opportunità ai paesi
>> emergenti: un recente incontro di ISOC Society sul tema A Billion
>> More People will Transform the the Internet”
>> (https://youtu.be/_Cog9HRBZlY) illustrava gli esempi di nuovi lavori
>> che vengono svolti in Nigeria, da persone con buone competenze
>> informatiche, che lavorano per aziende occidentali. L’esperienza
>> porta costoro a imparare come impiantare nuove aziende locali, con
>> diversi esempi di giovani che costruiscono servizi di connettività
>> locale e di una start-up che offre la gestione dele cartelle
>> sanitarie ad ospedali che curano oltre 300 mila pazienti.
>>
>> Poi si aggiungono critiche su dati obsoleti, che è una questione a
>> sua volta obsoleta.
>>
>> Conclusioni:
>> To avoid future problems, the discourse about AI regulation needs to
>> expand its currently myopic view of risk and who is at risk to cover
>> the labor harms as well as data and algorithmic injustices that will
>> certainly result from global AI systems.
>>
>> Mah, “certainly result” mi pare un’affermazione eccessiva. Nessuno sa
>> come sarà il futuro.
>>
>> — Beppe
>>
>>
>>> On 26 Nov 2024, at 20:05, nexa-request(a)server-nexa.polito.it wrote:
>>>
>>> From: "J.C. DE MARTIN" <juancarlos.demartin(a)polito.it>
>>> To: Nexa <nexa(a)server-nexa.polito.it>
>>> Subject: [nexa] Arun, "Transnational AI and Corporate Imperialism"
>>> Message-ID: <8f87f003-c928-4709-bab6-cfd14af1c01c(a)polito.it>
>>> Content-Type: text/plain; charset="utf-8"; Format="flowed"
>>>
>>> *Transnational AI and Corporate Imperialism*
>>>
>>> //
>>>
>>> /Chinmayi Arun/
>>>
>>> *Introduction*
>>>
>>> **
>>>
>>> When I first had coffee with Facebook’s head of public policy in India,
>>> she was using a shared workspace. Before joining Facebook, she had led
>>> the policy practice of one of India’s most powerful law firms and was on
>>> friendly terms with judges, ministers, and other influential people. It
>>> was surprising to find her in a small office in a shared workspace, with
>>> just one administrative assistant for support. In a couple of years, she
>>> moved to a suite with a beautiful view in one of Delhi’s finest luxury
>>> hotels, acquired an expanding team of seasoned lawyers and policy
>>> professionals. Within five years, the public policy team had grown to be
>>> so large that it had its own plush office in the heart of Delhi. This
>>> expansion of influence within Delhi mirrored the expansion of Meta’s
>>> (previously Facebook) influence in India. If it was difficult to be in
>>> an Indian city without relying heavily on Big Tech’s products, it was
>>> impossible to work on technology policy in Delhi without being swept
>>> into currents of change created by Big Tech.^1
>>>
>>> People across the world are grappling with a few global technology
>>> companies ’ domination of their public spheres and increasingly of other
>>> spheres of social, economic, and political engagement. In her essay on
>>> the “algorithmic colonization of Africa,” Abeba Birhane pointed out that
>>> most of Africa’s digital infrastructure is owned and controlled by major
>>> Western technology companies, and she further questioned how relevant
>>> artificial intelligence (AI) tools from the West are in other
>>> contexts.^2
>>>
>>>
>>> [...]
>>>
>>> continua qui:
>>> https://carnegieendowment.org/research/2024/10/transnational-ai-and-corpora…
>>> <https://carnegieendowment.org/research/2024/10/transnational-ai-and-corpora…>
>>
>
>
> ------------------------------------------------------------------------
> manutenzione della felicità comune
> michela murgia
> ------------------------------------------------------------------------
> Maurizio Lana
> Università del Piemonte Orientale
> Dipartimento di Studi Umanistici
> Piazza Roma 36 - 13100 Vercelli
------------------------------------------------------------------------
la montagna è la prima che insegna a durare
antonia pozzi
------------------------------------------------------------------------
Maurizio Lana
Università del Piemonte Orientale
Dipartimento di Studi Umanistici
Piazza Roma 36 - 13100 Vercelli
Jan. 12, 2025