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Re: [nexa] Kettmaier, "La bambina che è morta a Gaza anche per colpa nostra"
by maurizio lana
a me pare che in questo passaggio, che è il cuore della questione:
>
> E allora succede questo: io uso un’app, invio una mail, partecipo a un
> meeting. I miei dati passano in server controllati, direttamente o
> indirettamente, da soggetti sottoposti a quelle leggi. E se per caso
> ho avuto contatti con un attivista palestinese, o con un operatore
> umanitario, o anche solo con un nodo debole della rete, i miei dati
> diventano /un segnale/. Un elemento dentro un grafo relazionale. Se io
> parlo con X, e X ha parlato con Y, e Y vive a Rafah, la casa di Y può
> essere colpita.
>
ci sia un difetto: "Se io parlo con X, e X ha parlato con Y, e Y vive a
Rafah, la casa di Y può essere colpita". perché non c'è un vero sillogismo.
purtroppo "la casa di Y può essere colpita" dipende solo dal fatto che
"Y vive a Rafah", non dal fatto che Y ha parlato con X, che a sua volta
ha parlato con K. nella logica aberrante che si sta analizzando e
commentando, ipoteticamente dovrebbe essere che siccome Y vive a Rafah,
allora si possono colpire le case di X e di K che con diversi gradi di
separazione hanno comunque una connessione con Y.
la logica inconsistente di questo punto dell'argomentazione non
diminuisce di nulla la gravità disperante di Lavender, Gospel, Red Wolf
e della collaborazione dell'Europa con Israele (aziende israeliane che
trattano dati di cittadini europei); ma la questione centrale è finire
la collaborazione, che va ben oltre il fatto che aziende israeliane
trattano dati di cittadini europei: che dire della collaborazione
scientifica in molti ambiti che sono o possono essere dual use?dire che
siamo tutti coinvolti perché i nostri dati passano da quei server mi
pare un modo molto forzato di voler risvegliare le coscienze e dubito
che possa portare risultati significativi.
io che ...vivo dentro il paradigma bibliografico non posso non citare le
inchieste di +972 che sono liberamente accessibili in rete:
Abraham, Yuval. «‘A mass assassination factory’: Inside Israel’s
calculated bombing of Gaza». /+972 Magazine/, 30 novembre 2023.
https://www.972mag.com/mass-assassination-factory-israel-calculated-bombing….
———. «‘Lavender’: The AI machine directing Israel’s bombing spree in
Gaza». /+972 Magazine/, 3 aprile 2024.
https://www.972mag.com/lavender-ai-israeli-army-gaza/.
Reiff, Ben. «Leaked documents expose deep ties between Israeli army and
Microsoft». +972 Magazine, 23 gennaio 2025.
https://www.972mag.com/microsoft-azure-openai-israeli-army-cloud/.
penso quindi che sia degna di nota questa azione proposta in ambito
bibliotecario:
"Gaza, ExLibris e noi"
https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLScg279v0-zhGPZU7PtuxbqHSy6caF532UY…
> *
>
> Siamo bibliotecari che ogni giorno, da anni, lavorano con i sistemi e
> i servizi prodotti da ExLibris, strumenti che ci hanno permesso di
> sviluppare soluzioni innovative e all’avanguardia per tutta la
> comunità universitaria.
>
> * *
>
> ExLibris, parte oggi di Clarivate, è una ditta israeliana con sede nel
> parco tecnologico alle porte di Gerusalemme (Malha Technology Park)
> dove nel 1948 sorgeva il villaggio palestinese di Al-Maliha.Il 15
> luglio 1948 l’IRGUN, gruppo armato clandestino sionista noto per le
> azioni di terrorismo, assalì il villaggio costringendo alla fuga oltre
> 2000 palestinesi. ... Per noi lavorare con i prodotti ExLibris diventa
> ogni giorno sempre più insopportabile, soprattutto sapendo che per i
> giovani studenti e ricercatori palestinesi non c’è oggi nessuna
> possibilità. Siamo consapevoli che non possiamo interrompere i
> contratti vigenti, ma allo stesso tempo sappiamo che è importante
> prendere una posizione chiara. ... Ai dirigenti di ExLibris, ai
> dipendenti di tutto il mondo della ditta, chiediamo parole chiare per
> fermare la guerra, il massacro di civili e la politica criminale dei
> loro governanti che non porterà a nessuna pace ma solo a nuove e
> sempre più terribili guerre.
>
> *
Maurizio
Il 04/08/25 19:03, J.C. DE MARTIN ha scritto:
> La bambina che è morta a Gaza anche per colpa nostra
>
> Come l’Europa ha trasformato i nostri dati in armi
>
> 3 Agosto 2025
>
> Michele Kettmaier
>
> https://michelekettmaier.nova100.ilsole24ore.com/2025/08/03/la-bambina-che-…
>
> Non serve essere attivista. Non serve nemmeno sapere cosa succede
> esattamente a Gaza per essere parte del problema. Basta vivere in
> Europa, avere un telefono, cercare un indirizzo. Ma anche caricare un
> documento su un cloud o inviare un bonifico. Scrivere un commento di
> solidarietà sotto un post. Fare una call con qualcuno che lavora sul
> campo. Tutto normale, tutto innocuo.
>
> E invece no. Perché quei dati, posizione, cronologia, immagini,
> contatti, non restano lì. Vengono raccolti, elaborati, assorbiti in
> silenzio da infrastrutture digitali che operano sotto giurisdizione
> israeliana. Lo permettono le leggi, lo garantisce un accordo con
> l’Unione Europea. È legale.
>
> E poi succede che una bambina, migliaia di bambine e bambini, di sette
> anni, a Shujaiya, quartiere a est di Gaza City, venga uccisa da un drone
> una notte di giugno del 2025. Nessuna sirena, nessun avviso.
> Un’esplosione chirurgica, certo il bersaglio non era lei. Forse un uomo,
> qualcuno che aveva scambiato dei messaggi oppure una casa con troppo
> traffico dati.
>
> L’intelligenza artificiale ha fatto il suo mestiere: ha calcolato, ha
> classificato, ha preso una decisione automatica. L’ha presa con dentro
> anche me non perché ho fatto qualcosa ma perché i miei dati, da qualche
> parte, ci sono arrivati. E questo basta.
>
> È in quel momento che ho smesso di distinguere tra “dato personale” e
> “conseguenza politica”. Il sistema che ha autorizzato il colpo,
> Lavender, un algoritmo dell’IDF, non si chiede chi sei. Si chiede però
> quanto sei vicino a un sospetto, insomma quanto sei parte di un errore.
> E quando dico errore, parlo di esseri umani e di chi stava troppo
> vicino, troppo connesso, troppo dentro una rete.
>
> Lavender, Gospel, Red Wolf. “Lavender” processa liste di SIM e decide
> sulla base di metriche automatizzate. “Gospel” è un motore di
> raccomandazione che suggerisce target da colpire. “Red Wolf” sorveglia i
> checkpoint e assegna punteggi biometrici. Sistemi automatici di
> targeting militare che si alimentano di dati, non di bombe, di dati.
> Anche europei e anche miei, anche nostri. Perché l’Unione Europea non ha
> mai sospeso la decisione di adeguatezza che consente il trasferimento di
> informazioni personali verso aziende israeliane. Nonostante i moniti di
> cinquanta organizzazioni digitali, nonostante le inchieste, nonostante Gaza.
>
> Non è un bug del sistema. È il sistema. La decisione di adeguatezza è il
> cuore giuridico di questa ingegneria della complicità: autorizza
> legalmente aziende israeliane a trattare dati di cittadini europei come
> se fossero sotto garanzia GDPR. Ma non lo sono. Perché in Israele, dal
> 2023, l’autorità garante della privacy è stata subordinata al potere
> esecutivo. Perché l’accesso dell’intelligence ai database civili non
> prevede controllo giurisdizionale. Nessun mandato, ne notifica, ne
> ricorso. L’Unione Europea sa tutto; ha ricevuto lettere firmate da
> decine di associazioni per i diritti digitali, ha letto i rapporti delle
> Nazioni Unite, le inchieste di +972, The Guardian, Haaretz. Ha avuto
> tempo, strumenti, giuristi, esperti e ha scelto comunque di non
> sospendere l’accordo di adeguatezza con Israele. Ha scelto di definire
> “sostanzialmente equivalente” un sistema legale che consente ai servizi
> segreti di accedere ai dati dei cittadini europei senza garanzie, senza
> limiti, senza controllo giurisdizionale. Ha ignorato volutamente le
> riforme che, nel 2023, hanno subordinato l’autorità israeliana per la
> privacy al potere esecutivo, violando i requisiti fondamentali del GDPR
> stesso. Ha accettato che il tracciamento, la profilazione e il targeting
> algoritmico potessero essere alimentati da dati europei, anche quando
> quegli stessi dati venivano impiegati in tecnologie di guerra. Non si
> tratta di distrazione, è una scelta politica, una complicità attiva,
> mascherata da neutralità normativa. La verità è che la UE ha bisogno di
> Israele come partner tecnologico e militare e per questo permette i suoi
> abusi. Per interesse, geopolitico.
>
> E allora succede questo: io uso un’app, invio una mail, partecipo a un
> meeting. I miei dati passano in server controllati, direttamente o
> indirettamente, da soggetti sottoposti a quelle leggi. E se per caso ho
> avuto contatti con un attivista palestinese, o con un operatore
> umanitario, o anche solo con un nodo debole della rete, i miei dati
> diventano un segnale. Un elemento dentro un grafo relazionale. Se io
> parlo con X, e X ha parlato con Y, e Y vive a Rafah, la casa di Y può
> essere colpita.
>
> Non serve dimostrare l’intenzione. Basta affermare che il bersaglio era
> plausibile. Che il contesto era coerente. E che i dati lo dicevano.
> Tutto questo non è un’ipotesi. È documentato. L’88% delle indagini
> militari israeliane su attacchi con vittime civili viene archiviato
> senza esito. La protezione dei dati europei finisce nel momento esatto
> in cui quei dati atterrano in una giurisdizione che opera secondo
> logiche di guerra.
>
> E io, in tutto questo, ci sono. Non come autore ma come sorgente, come
> uno dei tanti nodi Come complice senza saperlo, non ho premuto un
> pulsante, ma non l’ho nemmeno disattivato. Posso giustificarmi? Forse
> no. Posso capirmi? Forse sì ma sono lacerato. Perché tutto questo non si
> regge sulla mia cattiva coscienza, ma sulla mia assenza di coscienza.
> Sul fatto che il sistema digitale in cui vivo è costruito per funzionare
> in background, per nascondere la soglia tra ciò che è mio e ciò che
> contribuisce ad altro. Per farmi credere che l’infrastruttura è neutra,
> e che la responsabilità è solo di chi uccide. Ma non è così. Perché ogni
> infrastruttura è una scelta. E ogni scelta, anche non fatta, ha un impatto.
>
> Allora sì, posso ancora fare qualcosa. Non per cancellare ciò che è già
> accaduto, ma per non contribuire ancora. Posso smettere di considerare
> normale l’uso di strumenti che espongono i miei dati. Posso pretendere
> che l’Unione Europea revochi la decisione di adeguatezza con Israele.
> Posso denunciare, pubblicamente, ciò che è legalmente possibile ma
> umanamente inaccettabile. Posso disertare, dalle app, dalle deleghe
> cieche, dalla zona grigia della responsabilità digitale. Non si tratta
> di salvare Gaza con un gesto. Ma di uscire dal tracciato invisibile che
> passa anche da me. Di smettere di alimentare il modello. Se tutto oggi è
> codice, allora io voglio interrompere la linea. Anche se è troppo tardi.
> Non esistono dati neutri. Esistono solo dati che non sono ancora stati
> usati contro qualcuno. E questo tempo, temo, è già finito.
------------------------------------------------------------------------
i ciottoli di yiannis ritsos
[non una citazione ma un invito ad una ricerca]
------------------------------------------------------------------------
Maurizio Lana
Università del Piemonte Orientale
Dipartimento di Studi Umanistici
Piazza Roma 36 - 13100 Vercelli
Aug. 4, 2025
Re: [nexa] Kettmaier, "La bambina che è morta a Gaza anche per colpa nostra"
by Damiano Verzulli
L'ultimo passaggio del testo citato... ossia questo:
Il 04/08/25 7:03 PM, J.C. DE MARTIN ha scritto:
> [...]
> E io, in tutto questo, ci sono. Non come autore ma come sorgente, come
> uno dei tanti nodi Come complice senza saperlo, non ho premuto un
> pulsante, ma non l’ho nemmeno disattivato. Posso giustificarmi? Forse
> no. Posso capirmi? Forse sì ma sono lacerato. [...]
> Allora sì, posso ancora fare qualcosa. Non per cancellare ciò che è
> già accaduto, ma per non contribuire ancora. [...]
mi ha fatto tornare in mente un articolo di Mario Sechi, di qualche
giorno fa, su Libero.
Sechi non è certamente Kettmaier (i CV sono abbastanza diversi), ma dopo
aver letto le prime frasi di quello che ha scritto (Sechi), mi sono
chiesto: "che impatto ha, quello che scrive? In quanti gli daranno peso?
Cosa posso fare per (cercare di) arginare la questione?". Non mi sono
risposto e, dopo un paio di giorni... la cosa è scomparsa (dal mio
cervello). Il post di JC, ha risvegliato il ricordo.
Di seguito, il transcript dell'articolo. E' un po' lungo, ed in parte
off-topic. Ma la parte "on-topic" --centrata sul tema della sudditanza
digitale agli USA-- e', a mio avviso, molto interessante ed in linea con
le discussioni Nexiane.
Bye,
DV
============================================
Niente pc, caffè e medicine: la mia giornata impossibile a boicottare
Usa e Israele
di Mario Sechi
mercoledì 30 luglio 2025
Voglio fare una cosa di sinistra, voglio provare il brivido dell’essere
un perfetto compagno, ma che dico, desidero finalmente sentirmi
socialmente accettato dai cenacoli del «mai con Trump» e «Palestina
libera dal fiume al mare». Mi hanno spiegato che per realizzare questa
mia scalata di classe devo prima di tutto aderire al boicottaggio dei
prodotti americani e israeliani. Devo riscattare la mia vita, almeno in
quest’ultima fase, prima del lungo addio, dunque sono pronto, che il
boicottaggio abbia inizio, alla fine di questa cura depurativa del mio
fisico e della mia anima, mondato dai miei peccati, sarò un perfetto
democratico, uno di quelli con la schiena dritta, una sagoma da salotto,
ammaestrato per una cena dove tutti si danno ragione. Mi sveglio alle
5:30, devo leggere la rassegna stampa, cos’avrà la concorrenza? Accendo
il telefonino... alt! È un iPhone, assemblato in Cina, ma pur sempre
americano, non si può trasgredire al primo pulsante del giorno, suvvia,
hai appena aderito al boicottaggio, rispettalo.
Spengo tutto e cerco alternative digitali per leggere i giornali. Il mio
personal computer? No, è un Macbook, sempre di Apple, microprocessore
americano, la faccenda si fa complessa, mi sento leggermente disconnesso
dal mondo e la giornata è solo ai colpi di riscaldamento da fondo campo.
E se usassi i computer dei miei figli? Franzi ha un Macbook, quindi non
c’è trippa per gatti, altro giro e altra corsa; Ale ha un personal
computer, l’illusione dura un nanosecondo, gira tutto su sistema
operativo Windows, Microsoft Corporation, roba dell’americanissimo Bill
Gates. Vabbè, è l’alba, rinuncio alla rassegna e decido di scendere in
edicola. Cerco una camicia... no, aspetta, io uso le Brook’s Brothers,
«regular fit» (che per i miei chili significa «largo e comodo»), sono
sempre quelle acquistate a New York e Washington, non le posso indossare!
Sarebbe alto tradimento, come uscire di casa con la bandiera a stelle e
strisce. Eh, ma non ne possiedo altre! Si può anche variare
l’abbigliamento per una volta, posso mettere una polo, in fondo è estate
e il casual fa tanto democratico, una figura da candidato dem alle
primarie. Sembra facile, poi vai a frugare nell’armadio e scopri tutto
il tuo passato da «servo della Casa Bianca»: questa di Ralph Lauren l’ho
acquistata a Miami durante la campagna presidenziale (faceva un caldo
micidiale, nel grande magazzino mi fermai soprattutto a osservare un
fucile Winchester) e questa qui di Tommy Hilfiger l’ho esfiltrata da
Palm Beach quando sono andato a Mar-a-Lago, niente da fare ma... ecco il
salvagente dello “streetwear” che arriva dalla cara vecchia Europa...
una Lacoste bianca, immacolata, fa quasi torneo di Wimbledon, c’è solo
un problema, è di quindici chili fa. Ok, dai, è strettina, sembro tanto
l’omino Michelin, ma sarò quasi in incognito, sotto copertura, scendo e
risalgo subito a casa, poi andrò in redazione con qualcosa di diverso
addosso. Prendo i giornali e rientro in un quarto d’ora, agosto sta
arrivando al galoppo, sarà pure l’inizio del giorno, ma a Milano quasi
non c’è più anima viva.
NEMMENO LE CIALDE
È l’ora di un caffè, tutto questo boicottaggio mi assorbe la
concentrazione, ho una macchina Nespresso, quindi tutto regolare,
azienda Svizzera, grande cosa scoprire la preziosa neutralità della
caffeina, occhio, c’è un problema in vista, nella dispensa ho solo le
cialde di Starbucks, americane, sono circondato dagli Yankees. Scatta la
ricerca speleologica in cucina, non trovo la moka tra le stoviglie, di
caffè come quello che faceva la mamma non ne vedo un chicco, rinuncio
alla mia tazzina corroborante, d’altronde il boicottaggio deve essere
inflessibile. Meglio darsi alla lettura, mi piego per prendere i
giornali e straaaaaap! no, non è il colpo della strega, è la mia ciccia
che è andata in rotta di collisione con il cotone, s’è scucita la
Lacoste. L’Europa non regge allo stress test del cotone, chissà cosa
direbbe Emmanuel Macron di fronte a questo sbrego.
Sono ancora a secco di notizie dell’ultima ora, che è come smettere di
fumare in una casa d’oppio. Che scemo, ma posso ascoltarla, la rassegna
stampa, perché non ci ho pensato prima? Ecco qui, un momento di piacere,
finalmente, quando mi faccio la barba è un mix perfetto. «Alexa, vai su
Radio 24...», ma sono impazzito, che dico? «Alexa?», non posso usare
Echo, questa è tecnologia di Amazon, è tutta un’invenzione di quel
convertito al trumpismo, Jeff Bezos! «Alexa, spegni tutto!».
NIENTE CONNESSIONI
Che boicottaggio sia... niente più connessioni, siamo circondati dalla
Rete Americana, dunque accendo la radio e sono salvo, ho un impianto
Bose, una meraviglia... Povero illuso di un Sechi, la tua radio muta
deve restare, perché Bose è un’azienda americana, è stata fondata da
Amar Bose nel 1964 e ha sede a Framingham, nel Massachusetts. Vabbè, mi
farò la barba in monastico silenzio, si sentirà solo il fruscio della
lama sulla schiuma (è inglese e God Save The Queen dei Sex Pistols ci
starebbe bene) senza notizie e musica, si fa davvero tutto per la causa
della sinistra, ora capisco la passione dei compagni, si parte da
un’austera barba e si prosegue con una doccia da frate trappista, in
fondo il sacrificio vale il premio, devo presentarmi alla prossima cena
progressista con le carte del boicottaggio in regola. Apro il mobiletto
del bagno, prendo le lamette... Mi taglio le vene, noooooooo! Santo
protettore dei rasoi, ma sono Gillette, americane, l’azienda fu fondata
a Boston nel 1901 da King Camp Gillette, oggi fa parte del gigante della
grande distribuzione Procter & Gamble. Mi passano in mente tutti i
barbieri di una vita nomade, quelle spennellate di schiuma, il rasoio
che carezza la gola e il dopo barba. Tutto finito, a sinistra la barba
lunga è una cosa tra Marx e la questione medio-orientale, si capisce. Ho
la barba di un giorno, posso ancora uscire senza sembrare uno
dell’Anonima sarda «in continente» e domani è un altro giorno da Via col
vento.
Niente notizie, cosa accadrà nel mondo durante il mio potente
boicottaggio? La cosa comincia a provocarmi qualche preoccupazione
(Bonelli e Fratoianni avranno inviato una lista? Ci saranno istruzioni
per l’uso dei rasoi e del dopobarba? Come fare con le comunicazioni
offline?), ci sono, ecco l’escamotage per stare sul pezzo, accendo il
tv, è LG Electronics, fabbricazione coreana, microchip proprietario, qui
non c’è trucco e non c’è inganno... si parte, sono online, ma lampeggia
un sospetto sullo schermo, «webOs»... non è che anche questo... sì, sono
fottuto, il Partito del Boicottaggio non accetterebbe mai la deroga del
passaggio di proprietà ai coreani, perché il software di «webOs» fu
sviluppato in origine da Palm e lanciato nel 2009 come sistema operativo
per smartphone.
Palm non c’è più, ma il colpo d’ingegno fu americano, chi glielo spiega
ai compagni? Collegarsi è un azzardo, il Grande Fratello Democratico
potrebbe scoprirlo e butterei la mia occasione di redenzione. Non mi
perdo d’animo, vado sotto la doccia (non posso usare lo shampoo, è
distribuito da Procter & Gamble, Cincinnati, Ohio) e penso a nuove
soluzioni di detergenza e detterrenza anti-trumpiana. Sono le 9, suona
il citofono: «È il corriere di Amazon». Ossignore, ancora Bezos, è
un’ossessione, «non lo ritiro! rimandi tutto indietro!». Cosa c’era in
quel pacco? L’ultimo libro di Mark R. Levin sulla filosofia del potere
(«On Power») e un paio di opere di Shakespeare nell’edizione Pelican di
Penguin Random House. Vie di fuga zero, piattaforma americana, editori
americani, un complotto! Devo chiamare il taxi, alzo il telefono (ormai
un oggetto di modernariato), «resti in attesa», «prema il tasto...»,
«confermi dopo il segnale...», sembra Super Quark e io mi sento un
marziano che scopre una civiltà arretrata. Ci rinuncio, andrò a prendere
il taxi al parcheggio più tardi, ho ancora tempo prima di entrare in
riunione a Libero.
NO ALLA METFORMINA
Santo cielo, stavo dimenticando i miei farmaci, ecco due pasticche per
la pressione e la prima di tre dosi di metformina 1000 per tenere a bada
il diabete 2 (che volete farci, sono gli acciacchi dell’età e di una
vita da cronista, qui cigola tutto). Sento una voce che erutta dalla mia
coscienza di nuovo democratico pronto a una vita politicamente corretta:
Alt! Metformina? Come osi prendere una medicina israeliana? Il
boicottaggio contro Netanyahu te lo sei dimenticato? Sprofondo nella
vergogna, come ho potuto scordare la causa dei palestinesi e pretendere
di curare il mio corpo? Rinuncerò alla metformina dei nazisti
israeliani, affronterò il male per «la Palestina libera dal fiume al
mare» e soprattutto per avere un domani il perdono e un autografo di
Francesca Albanese. Sto per abbandonarmi ai più cupi presagi, mi gira la
testa, scruto il bourbon come un antico fratello a cui ho detto addio,
improvvisamente, vengo catturato da un post-it (3M, azienda americana,
un altro tassello del mosaico cospirazionista) attaccato sullo sportello
del frigo: «Ricordati di prendere la metformina o starai male e alla tua
morte il premio assicurativo sarà una miseria».
IL SUSSULTO TRUMPIANO
È la rivelazione, l’epifania della mia crisi biografica, un bagliore
atomico. È di fronte al povero incasso dell’assicurazione in caso di
morte che ho un vitalissimo sussulto trumpiano e filo -israeliano, una
scossa capitalista con l’Iron Dome acceso: prendo un bicchiere d’acqua e
la mia dose quotidiana di Israele con la prima pastiglia di metformina
1000, mi metto in tasca la seconda dose per il pranzo (sogno la bistecca
da Morton’s), accendo l’iPhone (San Steve Jobs), leggo i messaggi
Whatsapp (Zuckerberg che sei nei cieli), richiamo dall’app di Amazon
(Bezos sia lodato) i miei amati libri Made in America, sulla tv noleggio
Shutter Island per passare la mia notte d’insonnia creativa (regia di
Martin Scorsese, libro di Dennis Lehane), chiamo il taxi con l’app che
gira su software iOS progettato nella Silicon Valley e mi metto
gioiosamente in viaggio verso Libero. Mentre attraverso una Milano che
m’appare svettante come Manhattan, squilla il telefono, è il mio amico
di una vita, ha un problema geopolitico da risolvere: «Ma è vero che
vogliono boicottare il Viagra?».
============================================
--
Damiano Verzulli
e-mail: damiano(a)verzulli.it
---
possible?ok:while(!possible){open_mindedness++}
---
"...I realized that free software would not generate the kind of
income that was needed. Maybe in USA or Europe, you may be able
to get a well paying job as a free software developer, but not
here [in Africa]..." -- Guido Sohne - 1973-2008
http://ole.kenic.or.ke/pipermail/skunkworks/2008-April/005989.html
Aug. 4, 2025
Re: [nexa] Kettmaier, "La bambina che è morta a Gaza anche per colpa nostra"
by abregni
Gradirei chiarire che io insulto ("metodologicamente", per rafforzare un
concetto) sempre un atto / comportamento e mai (quasi: i troll fanno
splendida e meritata eccezione: sorry, ma è così) una persona.
Le persone si rispettano, sempre (troll e assassini esclusi); le idee --
specie quando alla fine, strisciando, rischiano di diventare pericolose,
NO.
Rispettare le idee, per statuto o per erronea / deviata percezione del
concetto di "democrazia", lo considero un grave / gravissimo errore.
Se uno ha argomenti, si difende, e magari mi convince del fatto che ho
preso io una cantonata, e non lui/lei.
Ma, se lo devo far riflettere sul fatto che sta "andando per campi" (in
questo caso "minati"), DEVO risvegliare la sua attenzione con
...linguaggio poco forbito / educato.
La comprensione di fatti ipotizzati impossibili, ma reali, nella mia
esperienza è venuta da "confronti" molto "serrati", MAI da chiacchiere
da salotto.
In ogni caso, il "sorry" iniziale non era lì per caso, ma proprio per
educazione. NON insulto neanche una pessima idea, senza scusarmi.
So per esperienza vissuta (e "voluta") che anche idee apparente
sbagliate possono essere valide, ...costruendoci sopra. Ma non mi
sembrava questo il caso: mi sono scusato in via preventiva, e ci sono
andato giù piatto; altrimenti, ci avrei elaborato sopra.
Errore (sistematico) mio, di cui mi scuso (a metà): rispetto più le idee
(buone) che non l'etichetta.
Alla prox, ...se ancora volete fra i piedi una voce dissonante.
Il 2025-08-04 19:29 J.C. DE MARTIN ha scritto:
> Per cortestia, eviti tassativamente gli insulti.
> Si può essere incisivi, anzi, radicali, senza mai dare dello scemo a
> nessuno, men che meno a Michele Kettmaier.
>
> Grazie.
>
> juan carlos
>
> On 04/08/25 19:24, abregni wrote:
>
>> Sorry, ma continuare a parlar di coltelli, di come sono affilati, di
>> quanto possono fare un taglio ad altri mentre ci facciamo la barba
>> noi, INVECE di guardare bene in faccia chi il coltello lo brandisce
>> (e cominciare con lo sputargli in un occhio), ...alla fine mi pare
>> SCEMO.
>>
>> Nel '68 -- nel bene e nel male (lo riconosco) -- si faceva come dico
>> io. Non si davano -- direttamente o di sponda -- colpe a chi non le
>> ha. Anche perché è un modo parecchio stupido di nascondere il vero
>> colpevole dalla luce; sapevatelo.
>>
>> Il 2025-08-04 19:03 J.C. DE MARTIN ha scritto:
>>
>>> La bambina che è morta a Gaza anche per colpa nostra
>>>
>>> Come l’Europa ha trasformato i nostri dati in armi
>>>
>>> 3 Agosto 2025
>>>
>>> Michele Kettmaier
>>>
>>>
>>
> https://michelekettmaier.nova100.ilsole24ore.com/2025/08/03/la-bambina-che-…
>>>
>>>
>>> Non serve essere attivista. Non serve nemmeno sapere cosa succede
>>> esattamente a Gaza per essere parte del problema. Basta vivere in
>>> Europa, avere un telefono, cercare un indirizzo. Ma anche caricare
>>> un documento su un cloud o inviare un bonifico. Scrivere un
>>> commento di solidarietà sotto un post. Fare una call con qualcuno
>>> che lavora sul campo. Tutto normale, tutto innocuo.
>>>
>>> E invece no. Perché quei dati, posizione, cronologia, immagini,
>>> contatti, non restano lì. Vengono raccolti, elaborati, assorbiti
>>> in silenzio da infrastrutture digitali che operano sotto
>>> giurisdizione israeliana. Lo permettono le leggi, lo garantisce un
>>> accordo con l’Unione Europea. È legale.
>>>
>>> E poi succede che una bambina, migliaia di bambine e bambini, di
>>> sette anni, a Shujaiya, quartiere a est di Gaza City, venga uccisa
>>> da un drone una notte di giugno del 2025. Nessuna sirena, nessun
>>> avviso. Un’esplosione chirurgica, certo il bersaglio non era
>>> lei. Forse un uomo, qualcuno che aveva scambiato dei messaggi
>>> oppure una casa con troppo traffico dati.
>>>
>>> L’intelligenza artificiale ha fatto il suo mestiere: ha
>>> calcolato, ha classificato, ha preso una decisione automatica.
>>> L’ha presa con dentro anche me non perché ho fatto qualcosa ma
>>> perché i miei dati, da qualche parte, ci sono arrivati. E questo
>>> basta.
>>>
>>> È in quel momento che ho smesso di distinguere tra “dato
>>> personale” e “conseguenza politica”. Il sistema che ha
>>> autorizzato il colpo, Lavender, un algoritmo dell’IDF, non si
>>> chiede chi sei. Si chiede però quanto sei vicino a un sospetto,
>>> insomma quanto sei parte di un errore. E quando dico errore, parlo
>>> di esseri umani e di chi stava troppo vicino, troppo connesso,
>>> troppo dentro una rete.
>>>
>>> Lavender, Gospel, Red Wolf. “Lavender” processa liste di SIM e
>>> decide sulla base di metriche automatizzate. “Gospel” è un
>>> motore di raccomandazione che suggerisce target da colpire. “Red
>>> Wolf” sorveglia i checkpoint e assegna punteggi biometrici.
>>> Sistemi automatici di targeting militare che si alimentano di
>>> dati, non di bombe, di dati. Anche europei e anche miei, anche
>>> nostri. Perché l’Unione Europea non ha mai sospeso la decisione
>>> di adeguatezza che consente il trasferimento di informazioni
>>> personali verso aziende israeliane. Nonostante i moniti di
>>> cinquanta organizzazioni digitali, nonostante le inchieste,
>>> nonostante Gaza.
>>>
>>> Non è un bug del sistema. È il sistema. La decisione di
>>> adeguatezza è il cuore giuridico di questa ingegneria della
>>> complicità: autorizza legalmente aziende israeliane a trattare
>>> dati di cittadini europei come se fossero sotto garanzia GDPR. Ma
>>> non lo sono. Perché in Israele, dal 2023, l’autorità garante
>>> della privacy è stata subordinata al potere esecutivo. Perché
>>> l’accesso dell’intelligence ai database civili non prevede
>>> controllo giurisdizionale. Nessun mandato, ne notifica, ne
>>> ricorso. L’Unione Europea sa tutto; ha ricevuto lettere firmate
>>> da decine di associazioni per i diritti digitali, ha letto i
>>> rapporti delle Nazioni Unite, le inchieste di +972, The Guardian,
>>> Haaretz. Ha avuto tempo, strumenti, giuristi, esperti e ha scelto
>>> comunque di non sospendere l’accordo di adeguatezza con Israele.
>>> Ha scelto di definire “sostanzialmente equivalente” un sistema
>>> legale che consente ai servizi segreti di accedere ai dati dei
>>> cittadini europei senza garanzie, senza limiti, senza controllo
>>> giurisdizionale. Ha ignorato volutamente le riforme che, nel 2023,
>>> hanno subordinato l’autorità israeliana per la privacy al
>>> potere esecutivo, violando i requisiti fondamentali del GDPR
>>> stesso. Ha accettato che il tracciamento, la profilazione e il
>>> targeting algoritmico potessero essere alimentati da dati europei,
>>> anche quando quegli stessi dati venivano impiegati in tecnologie
>>> di guerra. Non si tratta di distrazione, è una scelta politica,
>>> una complicità attiva, mascherata da neutralità normativa. La
>>> verità è che la UE ha bisogno di Israele come partner
>>> tecnologico e militare e per questo permette i suoi abusi. Per
>>> interesse, geopolitico.
>>>
>>> E allora succede questo: io uso un’app, invio una mail,
>>> partecipo a un meeting. I miei dati passano in server controllati,
>>> direttamente o indirettamente, da soggetti sottoposti a quelle
>>> leggi. E se per caso ho avuto contatti con un attivista
>>> palestinese, o con un operatore umanitario, o anche solo con un
>>> nodo debole della rete, i miei dati diventano un segnale. Un
>>> elemento dentro un grafo relazionale. Se io parlo con X, e X ha
>>> parlato con Y, e Y vive a Rafah, la casa di Y può essere colpita.
>>>
>>>
>>> Non serve dimostrare l’intenzione. Basta affermare che il
>>> bersaglio era plausibile. Che il contesto era coerente. E che i
>>> dati lo dicevano. Tutto questo non è un’ipotesi. È
>>> documentato. L’88% delle indagini militari israeliane su
>>> attacchi con vittime civili viene archiviato senza esito. La
>>> protezione dei dati europei finisce nel momento esatto in cui quei
>>> dati atterrano in una giurisdizione che opera secondo logiche di
>>> guerra.
>>>
>>> E io, in tutto questo, ci sono. Non come autore ma come sorgente,
>>> come uno dei tanti nodi Come complice senza saperlo, non ho
>>> premuto un pulsante, ma non l’ho nemmeno disattivato. Posso
>>> giustificarmi? Forse no. Posso capirmi? Forse sì ma sono
>>> lacerato. Perché tutto questo non si regge sulla mia cattiva
>>> coscienza, ma sulla mia assenza di coscienza. Sul fatto che il
>>> sistema digitale in cui vivo è costruito per funzionare in
>>> background, per nascondere la soglia tra ciò che è mio e ciò
>>> che contribuisce ad altro. Per farmi credere che
>>> l’infrastruttura è neutra, e che la responsabilità è solo di
>>> chi uccide. Ma non è così. Perché ogni infrastruttura è una
>>> scelta. E ogni scelta, anche non fatta, ha un impatto.
>>>
>>> Allora sì, posso ancora fare qualcosa. Non per cancellare ciò
>>> che è già accaduto, ma per non contribuire ancora. Posso
>>> smettere di considerare normale l’uso di strumenti che espongono
>>> i miei dati. Posso pretendere che l’Unione Europea revochi la
>>> decisione di adeguatezza con Israele. Posso denunciare,
>>> pubblicamente, ciò che è legalmente possibile ma umanamente
>>> inaccettabile. Posso disertare, dalle app, dalle deleghe cieche,
>>> dalla zona grigia della responsabilità digitale. Non si tratta di
>>> salvare Gaza con un gesto. Ma di uscire dal tracciato invisibile
>>> che passa anche da me. Di smettere di alimentare il modello. Se
>>> tutto oggi è codice, allora io voglio interrompere la linea.
>>> Anche se è troppo tardi. Non esistono dati neutri. Esistono solo
>>> dati che non sono ancora stati usati contro qualcuno. E questo
>>> tempo, temo, è già finito.
Aug. 4, 2025
Re: [nexa] Kettmaier, "La bambina che è morta a Gaza anche per colpa nostra"
by J.C. DE MARTIN
Per cortestia, eviti _tassativamente_ gli insulti.
Si può essere incisivi, anzi, radicali, senza mai dare dello scemo a
nessuno, men che meno a Michele Kettmaier.
Grazie.
juan carlos
On 04/08/25 19:24, abregni wrote:
> Sorry, ma continuare a parlar di coltelli, di come sono affilati, di
> quanto possono fare un taglio ad altri mentre ci facciamo la barba
> noi, INVECE di guardare bene in faccia chi il coltello lo brandisce (e
> cominciare con lo sputargli in un occhio), ...alla fine mi pare SCEMO.
>
> Nel '68 -- nel bene e nel male (lo riconosco) -- si faceva come dico
> io. Non si davano -- direttamente o di sponda -- colpe a chi non le
> ha. Anche perché è un modo parecchio stupido di nascondere il vero
> colpevole dalla luce; sapevatelo.
>
>
>
> Il 2025-08-04 19:03 J.C. DE MARTIN ha scritto:
>> La bambina che è morta a Gaza anche per colpa nostra
>>
>> Come l’Europa ha trasformato i nostri dati in armi
>>
>> 3 Agosto 2025
>>
>> Michele Kettmaier
>>
>> https://michelekettmaier.nova100.ilsole24ore.com/2025/08/03/la-bambina-che-…
>>
>>
>> Non serve essere attivista. Non serve nemmeno sapere cosa succede
>> esattamente a Gaza per essere parte del problema. Basta vivere in
>> Europa, avere un telefono, cercare un indirizzo. Ma anche caricare un
>> documento su un cloud o inviare un bonifico. Scrivere un commento di
>> solidarietà sotto un post. Fare una call con qualcuno che lavora sul
>> campo. Tutto normale, tutto innocuo.
>>
>> E invece no. Perché quei dati, posizione, cronologia, immagini,
>> contatti, non restano lì. Vengono raccolti, elaborati, assorbiti in
>> silenzio da infrastrutture digitali che operano sotto giurisdizione
>> israeliana. Lo permettono le leggi, lo garantisce un accordo con
>> l’Unione Europea. È legale.
>>
>> E poi succede che una bambina, migliaia di bambine e bambini, di
>> sette anni, a Shujaiya, quartiere a est di Gaza City, venga uccisa da
>> un drone una notte di giugno del 2025. Nessuna sirena, nessun avviso.
>> Un’esplosione chirurgica, certo il bersaglio non era lei. Forse un
>> uomo, qualcuno che aveva scambiato dei messaggi oppure una casa con
>> troppo traffico dati.
>>
>> L’intelligenza artificiale ha fatto il suo mestiere: ha calcolato, ha
>> classificato, ha preso una decisione automatica. L’ha presa con
>> dentro anche me non perché ho fatto qualcosa ma perché i miei dati,
>> da qualche parte, ci sono arrivati. E questo basta.
>>
>> È in quel momento che ho smesso di distinguere tra “dato personale” e
>> “conseguenza politica”. Il sistema che ha autorizzato il colpo,
>> Lavender, un algoritmo dell’IDF, non si chiede chi sei. Si chiede
>> però quanto sei vicino a un sospetto, insomma quanto sei parte di un
>> errore. E quando dico errore, parlo di esseri umani e di chi stava
>> troppo vicino, troppo connesso, troppo dentro una rete.
>>
>> Lavender, Gospel, Red Wolf. “Lavender” processa liste di SIM e decide
>> sulla base di metriche automatizzate. “Gospel” è un motore di
>> raccomandazione che suggerisce target da colpire. “Red Wolf”
>> sorveglia i checkpoint e assegna punteggi biometrici. Sistemi
>> automatici di targeting militare che si alimentano di dati, non di
>> bombe, di dati. Anche europei e anche miei, anche nostri. Perché
>> l’Unione Europea non ha mai sospeso la decisione di adeguatezza che
>> consente il trasferimento di informazioni personali verso aziende
>> israeliane. Nonostante i moniti di cinquanta organizzazioni digitali,
>> nonostante le inchieste, nonostante Gaza.
>>
>> Non è un bug del sistema. È il sistema. La decisione di adeguatezza è
>> il cuore giuridico di questa ingegneria della complicità: autorizza
>> legalmente aziende israeliane a trattare dati di cittadini europei
>> come se fossero sotto garanzia GDPR. Ma non lo sono. Perché in
>> Israele, dal 2023, l’autorità garante della privacy è stata
>> subordinata al potere esecutivo. Perché l’accesso dell’intelligence
>> ai database civili non prevede controllo giurisdizionale. Nessun
>> mandato, ne notifica, ne ricorso. L’Unione Europea sa tutto; ha
>> ricevuto lettere firmate da decine di associazioni per i diritti
>> digitali, ha letto i rapporti delle Nazioni Unite, le inchieste di
>> +972, The Guardian, Haaretz. Ha avuto tempo, strumenti, giuristi,
>> esperti e ha scelto comunque di non sospendere l’accordo di
>> adeguatezza con Israele. Ha scelto di definire “sostanzialmente
>> equivalente” un sistema legale che consente ai servizi segreti di
>> accedere ai dati dei cittadini europei senza garanzie, senza limiti,
>> senza controllo giurisdizionale. Ha ignorato volutamente le riforme
>> che, nel 2023, hanno subordinato l’autorità israeliana per la privacy
>> al potere esecutivo, violando i requisiti fondamentali del GDPR
>> stesso. Ha accettato che il tracciamento, la profilazione e il
>> targeting algoritmico potessero essere alimentati da dati europei,
>> anche quando quegli stessi dati venivano impiegati in tecnologie di
>> guerra. Non si tratta di distrazione, è una scelta politica, una
>> complicità attiva, mascherata da neutralità normativa. La verità è
>> che la UE ha bisogno di Israele come partner tecnologico e militare e
>> per questo permette i suoi abusi. Per interesse, geopolitico.
>>
>> E allora succede questo: io uso un’app, invio una mail, partecipo a
>> un meeting. I miei dati passano in server controllati, direttamente o
>> indirettamente, da soggetti sottoposti a quelle leggi. E se per caso
>> ho avuto contatti con un attivista palestinese, o con un operatore
>> umanitario, o anche solo con un nodo debole della rete, i miei dati
>> diventano un segnale. Un elemento dentro un grafo relazionale. Se io
>> parlo con X, e X ha parlato con Y, e Y vive a Rafah, la casa di Y può
>> essere colpita.
>>
>> Non serve dimostrare l’intenzione. Basta affermare che il bersaglio
>> era plausibile. Che il contesto era coerente. E che i dati lo
>> dicevano. Tutto questo non è un’ipotesi. È documentato. L’88% delle
>> indagini militari israeliane su attacchi con vittime civili viene
>> archiviato senza esito. La protezione dei dati europei finisce nel
>> momento esatto in cui quei dati atterrano in una giurisdizione che
>> opera secondo logiche di guerra.
>>
>> E io, in tutto questo, ci sono. Non come autore ma come sorgente,
>> come uno dei tanti nodi Come complice senza saperlo, non ho premuto
>> un pulsante, ma non l’ho nemmeno disattivato. Posso giustificarmi?
>> Forse no. Posso capirmi? Forse sì ma sono lacerato. Perché tutto
>> questo non si regge sulla mia cattiva coscienza, ma sulla mia assenza
>> di coscienza. Sul fatto che il sistema digitale in cui vivo è
>> costruito per funzionare in background, per nascondere la soglia tra
>> ciò che è mio e ciò che contribuisce ad altro. Per farmi credere che
>> l’infrastruttura è neutra, e che la responsabilità è solo di chi
>> uccide. Ma non è così. Perché ogni infrastruttura è una scelta. E
>> ogni scelta, anche non fatta, ha un impatto.
>>
>> Allora sì, posso ancora fare qualcosa. Non per cancellare ciò che è
>> già accaduto, ma per non contribuire ancora. Posso smettere di
>> considerare normale l’uso di strumenti che espongono i miei dati.
>> Posso pretendere che l’Unione Europea revochi la decisione di
>> adeguatezza con Israele. Posso denunciare, pubblicamente, ciò che è
>> legalmente possibile ma umanamente inaccettabile. Posso disertare,
>> dalle app, dalle deleghe cieche, dalla zona grigia della
>> responsabilità digitale. Non si tratta di salvare Gaza con un gesto.
>> Ma di uscire dal tracciato invisibile che passa anche da me. Di
>> smettere di alimentare il modello. Se tutto oggi è codice, allora io
>> voglio interrompere la linea. Anche se è troppo tardi. Non esistono
>> dati neutri. Esistono solo dati che non sono ancora stati usati
>> contro qualcuno. E questo tempo, temo, è già finito.
Aug. 4, 2025
Re: [nexa] Kettmaier, "La bambina che è morta a Gaza anche per colpa nostra"
by abregni
Sorry, ma continuare a parlar di coltelli, di come sono affilati, di
quanto possono fare un taglio ad altri mentre ci facciamo la barba noi,
INVECE di guardare bene in faccia chi il coltello lo brandisce (e
cominciare con lo sputargli in un occhio), ...alla fine mi pare SCEMO.
Nel '68 -- nel bene e nel male (lo riconosco) -- si faceva come dico io.
Non si davano -- direttamente o di sponda -- colpe a chi non le ha.
Anche perché è un modo parecchio stupido di nascondere il vero colpevole
dalla luce; sapevatelo.
Il 2025-08-04 19:03 J.C. DE MARTIN ha scritto:
> La bambina che è morta a Gaza anche per colpa nostra
>
> Come l’Europa ha trasformato i nostri dati in armi
>
> 3 Agosto 2025
>
> Michele Kettmaier
>
> https://michelekettmaier.nova100.ilsole24ore.com/2025/08/03/la-bambina-che-…
>
> Non serve essere attivista. Non serve nemmeno sapere cosa succede
> esattamente a Gaza per essere parte del problema. Basta vivere in
> Europa, avere un telefono, cercare un indirizzo. Ma anche caricare un
> documento su un cloud o inviare un bonifico. Scrivere un commento di
> solidarietà sotto un post. Fare una call con qualcuno che lavora sul
> campo. Tutto normale, tutto innocuo.
>
> E invece no. Perché quei dati, posizione, cronologia, immagini,
> contatti, non restano lì. Vengono raccolti, elaborati, assorbiti in
> silenzio da infrastrutture digitali che operano sotto giurisdizione
> israeliana. Lo permettono le leggi, lo garantisce un accordo con
> l’Unione Europea. È legale.
>
> E poi succede che una bambina, migliaia di bambine e bambini, di sette
> anni, a Shujaiya, quartiere a est di Gaza City, venga uccisa da un
> drone una notte di giugno del 2025. Nessuna sirena, nessun avviso.
> Un’esplosione chirurgica, certo il bersaglio non era lei. Forse un
> uomo, qualcuno che aveva scambiato dei messaggi oppure una casa con
> troppo traffico dati.
>
> L’intelligenza artificiale ha fatto il suo mestiere: ha calcolato, ha
> classificato, ha preso una decisione automatica. L’ha presa con dentro
> anche me non perché ho fatto qualcosa ma perché i miei dati, da qualche
> parte, ci sono arrivati. E questo basta.
>
> È in quel momento che ho smesso di distinguere tra “dato personale” e
> “conseguenza politica”. Il sistema che ha autorizzato il colpo,
> Lavender, un algoritmo dell’IDF, non si chiede chi sei. Si chiede però
> quanto sei vicino a un sospetto, insomma quanto sei parte di un errore.
> E quando dico errore, parlo di esseri umani e di chi stava troppo
> vicino, troppo connesso, troppo dentro una rete.
>
> Lavender, Gospel, Red Wolf. “Lavender” processa liste di SIM e decide
> sulla base di metriche automatizzate. “Gospel” è un motore di
> raccomandazione che suggerisce target da colpire. “Red Wolf” sorveglia
> i checkpoint e assegna punteggi biometrici. Sistemi automatici di
> targeting militare che si alimentano di dati, non di bombe, di dati.
> Anche europei e anche miei, anche nostri. Perché l’Unione Europea non
> ha mai sospeso la decisione di adeguatezza che consente il
> trasferimento di informazioni personali verso aziende israeliane.
> Nonostante i moniti di cinquanta organizzazioni digitali, nonostante le
> inchieste, nonostante Gaza.
>
> Non è un bug del sistema. È il sistema. La decisione di adeguatezza è
> il cuore giuridico di questa ingegneria della complicità: autorizza
> legalmente aziende israeliane a trattare dati di cittadini europei come
> se fossero sotto garanzia GDPR. Ma non lo sono. Perché in Israele, dal
> 2023, l’autorità garante della privacy è stata subordinata al potere
> esecutivo. Perché l’accesso dell’intelligence ai database civili non
> prevede controllo giurisdizionale. Nessun mandato, ne notifica, ne
> ricorso. L’Unione Europea sa tutto; ha ricevuto lettere firmate da
> decine di associazioni per i diritti digitali, ha letto i rapporti
> delle Nazioni Unite, le inchieste di +972, The Guardian, Haaretz. Ha
> avuto tempo, strumenti, giuristi, esperti e ha scelto comunque di non
> sospendere l’accordo di adeguatezza con Israele. Ha scelto di definire
> “sostanzialmente equivalente” un sistema legale che consente ai servizi
> segreti di accedere ai dati dei cittadini europei senza garanzie, senza
> limiti, senza controllo giurisdizionale. Ha ignorato volutamente le
> riforme che, nel 2023, hanno subordinato l’autorità israeliana per la
> privacy al potere esecutivo, violando i requisiti fondamentali del GDPR
> stesso. Ha accettato che il tracciamento, la profilazione e il
> targeting algoritmico potessero essere alimentati da dati europei,
> anche quando quegli stessi dati venivano impiegati in tecnologie di
> guerra. Non si tratta di distrazione, è una scelta politica, una
> complicità attiva, mascherata da neutralità normativa. La verità è che
> la UE ha bisogno di Israele come partner tecnologico e militare e per
> questo permette i suoi abusi. Per interesse, geopolitico.
>
> E allora succede questo: io uso un’app, invio una mail, partecipo a un
> meeting. I miei dati passano in server controllati, direttamente o
> indirettamente, da soggetti sottoposti a quelle leggi. E se per caso ho
> avuto contatti con un attivista palestinese, o con un operatore
> umanitario, o anche solo con un nodo debole della rete, i miei dati
> diventano un segnale. Un elemento dentro un grafo relazionale. Se io
> parlo con X, e X ha parlato con Y, e Y vive a Rafah, la casa di Y può
> essere colpita.
>
> Non serve dimostrare l’intenzione. Basta affermare che il bersaglio era
> plausibile. Che il contesto era coerente. E che i dati lo dicevano.
> Tutto questo non è un’ipotesi. È documentato. L’88% delle indagini
> militari israeliane su attacchi con vittime civili viene archiviato
> senza esito. La protezione dei dati europei finisce nel momento esatto
> in cui quei dati atterrano in una giurisdizione che opera secondo
> logiche di guerra.
>
> E io, in tutto questo, ci sono. Non come autore ma come sorgente, come
> uno dei tanti nodi Come complice senza saperlo, non ho premuto un
> pulsante, ma non l’ho nemmeno disattivato. Posso giustificarmi? Forse
> no. Posso capirmi? Forse sì ma sono lacerato. Perché tutto questo non
> si regge sulla mia cattiva coscienza, ma sulla mia assenza di
> coscienza. Sul fatto che il sistema digitale in cui vivo è costruito
> per funzionare in background, per nascondere la soglia tra ciò che è
> mio e ciò che contribuisce ad altro. Per farmi credere che
> l’infrastruttura è neutra, e che la responsabilità è solo di chi
> uccide. Ma non è così. Perché ogni infrastruttura è una scelta. E ogni
> scelta, anche non fatta, ha un impatto.
>
> Allora sì, posso ancora fare qualcosa. Non per cancellare ciò che è già
> accaduto, ma per non contribuire ancora. Posso smettere di considerare
> normale l’uso di strumenti che espongono i miei dati. Posso pretendere
> che l’Unione Europea revochi la decisione di adeguatezza con Israele.
> Posso denunciare, pubblicamente, ciò che è legalmente possibile ma
> umanamente inaccettabile. Posso disertare, dalle app, dalle deleghe
> cieche, dalla zona grigia della responsabilità digitale. Non si tratta
> di salvare Gaza con un gesto. Ma di uscire dal tracciato invisibile che
> passa anche da me. Di smettere di alimentare il modello. Se tutto oggi
> è codice, allora io voglio interrompere la linea. Anche se è troppo
> tardi. Non esistono dati neutri. Esistono solo dati che non sono ancora
> stati usati contro qualcuno. E questo tempo, temo, è già finito.
Aug. 4, 2025
Kettmaier, "La bambina che è morta a Gaza anche per colpa nostra"
by J.C. DE MARTIN
La bambina che è morta a Gaza anche per colpa nostra
Come l’Europa ha trasformato i nostri dati in armi
3 Agosto 2025
Michele Kettmaier
https://michelekettmaier.nova100.ilsole24ore.com/2025/08/03/la-bambina-che-…
Non serve essere attivista. Non serve nemmeno sapere cosa succede
esattamente a Gaza per essere parte del problema. Basta vivere in
Europa, avere un telefono, cercare un indirizzo. Ma anche caricare un
documento su un cloud o inviare un bonifico. Scrivere un commento di
solidarietà sotto un post. Fare una call con qualcuno che lavora sul
campo. Tutto normale, tutto innocuo.
E invece no. Perché quei dati, posizione, cronologia, immagini,
contatti, non restano lì. Vengono raccolti, elaborati, assorbiti in
silenzio da infrastrutture digitali che operano sotto giurisdizione
israeliana. Lo permettono le leggi, lo garantisce un accordo con
l’Unione Europea. È legale.
E poi succede che una bambina, migliaia di bambine e bambini, di sette
anni, a Shujaiya, quartiere a est di Gaza City, venga uccisa da un drone
una notte di giugno del 2025. Nessuna sirena, nessun avviso.
Un’esplosione chirurgica, certo il bersaglio non era lei. Forse un uomo,
qualcuno che aveva scambiato dei messaggi oppure una casa con troppo
traffico dati.
L’intelligenza artificiale ha fatto il suo mestiere: ha calcolato, ha
classificato, ha preso una decisione automatica. L’ha presa con dentro
anche me non perché ho fatto qualcosa ma perché i miei dati, da qualche
parte, ci sono arrivati. E questo basta.
È in quel momento che ho smesso di distinguere tra “dato personale” e
“conseguenza politica”. Il sistema che ha autorizzato il colpo,
Lavender, un algoritmo dell’IDF, non si chiede chi sei. Si chiede però
quanto sei vicino a un sospetto, insomma quanto sei parte di un errore.
E quando dico errore, parlo di esseri umani e di chi stava troppo
vicino, troppo connesso, troppo dentro una rete.
Lavender, Gospel, Red Wolf. “Lavender” processa liste di SIM e decide
sulla base di metriche automatizzate. “Gospel” è un motore di
raccomandazione che suggerisce target da colpire. “Red Wolf” sorveglia i
checkpoint e assegna punteggi biometrici. Sistemi automatici di
targeting militare che si alimentano di dati, non di bombe, di dati.
Anche europei e anche miei, anche nostri. Perché l’Unione Europea non ha
mai sospeso la decisione di adeguatezza che consente il trasferimento di
informazioni personali verso aziende israeliane. Nonostante i moniti di
cinquanta organizzazioni digitali, nonostante le inchieste, nonostante Gaza.
Non è un bug del sistema. È il sistema. La decisione di adeguatezza è il
cuore giuridico di questa ingegneria della complicità: autorizza
legalmente aziende israeliane a trattare dati di cittadini europei come
se fossero sotto garanzia GDPR. Ma non lo sono. Perché in Israele, dal
2023, l’autorità garante della privacy è stata subordinata al potere
esecutivo. Perché l’accesso dell’intelligence ai database civili non
prevede controllo giurisdizionale. Nessun mandato, ne notifica, ne
ricorso. L’Unione Europea sa tutto; ha ricevuto lettere firmate da
decine di associazioni per i diritti digitali, ha letto i rapporti delle
Nazioni Unite, le inchieste di +972, The Guardian, Haaretz. Ha avuto
tempo, strumenti, giuristi, esperti e ha scelto comunque di non
sospendere l’accordo di adeguatezza con Israele. Ha scelto di definire
“sostanzialmente equivalente” un sistema legale che consente ai servizi
segreti di accedere ai dati dei cittadini europei senza garanzie, senza
limiti, senza controllo giurisdizionale. Ha ignorato volutamente le
riforme che, nel 2023, hanno subordinato l’autorità israeliana per la
privacy al potere esecutivo, violando i requisiti fondamentali del GDPR
stesso. Ha accettato che il tracciamento, la profilazione e il targeting
algoritmico potessero essere alimentati da dati europei, anche quando
quegli stessi dati venivano impiegati in tecnologie di guerra. Non si
tratta di distrazione, è una scelta politica, una complicità attiva,
mascherata da neutralità normativa. La verità è che la UE ha bisogno di
Israele come partner tecnologico e militare e per questo permette i suoi
abusi. Per interesse, geopolitico.
E allora succede questo: io uso un’app, invio una mail, partecipo a un
meeting. I miei dati passano in server controllati, direttamente o
indirettamente, da soggetti sottoposti a quelle leggi. E se per caso ho
avuto contatti con un attivista palestinese, o con un operatore
umanitario, o anche solo con un nodo debole della rete, i miei dati
diventano un segnale. Un elemento dentro un grafo relazionale. Se io
parlo con X, e X ha parlato con Y, e Y vive a Rafah, la casa di Y può
essere colpita.
Non serve dimostrare l’intenzione. Basta affermare che il bersaglio era
plausibile. Che il contesto era coerente. E che i dati lo dicevano.
Tutto questo non è un’ipotesi. È documentato. L’88% delle indagini
militari israeliane su attacchi con vittime civili viene archiviato
senza esito. La protezione dei dati europei finisce nel momento esatto
in cui quei dati atterrano in una giurisdizione che opera secondo
logiche di guerra.
E io, in tutto questo, ci sono. Non come autore ma come sorgente, come
uno dei tanti nodi Come complice senza saperlo, non ho premuto un
pulsante, ma non l’ho nemmeno disattivato. Posso giustificarmi? Forse
no. Posso capirmi? Forse sì ma sono lacerato. Perché tutto questo non si
regge sulla mia cattiva coscienza, ma sulla mia assenza di coscienza.
Sul fatto che il sistema digitale in cui vivo è costruito per funzionare
in background, per nascondere la soglia tra ciò che è mio e ciò che
contribuisce ad altro. Per farmi credere che l’infrastruttura è neutra,
e che la responsabilità è solo di chi uccide. Ma non è così. Perché ogni
infrastruttura è una scelta. E ogni scelta, anche non fatta, ha un impatto.
Allora sì, posso ancora fare qualcosa. Non per cancellare ciò che è già
accaduto, ma per non contribuire ancora. Posso smettere di considerare
normale l’uso di strumenti che espongono i miei dati. Posso pretendere
che l’Unione Europea revochi la decisione di adeguatezza con Israele.
Posso denunciare, pubblicamente, ciò che è legalmente possibile ma
umanamente inaccettabile. Posso disertare, dalle app, dalle deleghe
cieche, dalla zona grigia della responsabilità digitale. Non si tratta
di salvare Gaza con un gesto. Ma di uscire dal tracciato invisibile che
passa anche da me. Di smettere di alimentare il modello. Se tutto oggi è
codice, allora io voglio interrompere la linea. Anche se è troppo tardi.
Non esistono dati neutri. Esistono solo dati che non sono ancora stati
usati contro qualcuno. E questo tempo, temo, è già finito.
Aug. 4, 2025
Re: [nexa] crisi della mail (was Re: Blocco all’HTML)
by Giuseppe Attardi
> On 3 Aug 2025, at 10:49, nexa-request(a)server-nexa.polito.it wrote:
>
> From: Andrea Trentini <ego(a)atrent.it>
>
>
> Cambio discorso ma resto lievemente collegato al tema
Non sono temi scollegati.
Uno strumento muore se non si aggiorna e adatta alle nuove esigenze.
Ciò che fa Slack si poteva fare arricchendo la posta, e lo stesso per whatsapp, che aggiunge encryption, e simili.
Slack assomiglia di fatto alle mailing list, a cui aggiunge integrazione, automazione e sharing. Fornisce threading automatico, senza che si debba quotare l’intera sequenza di messaggi precedenti in ciascuna risposta, che rende i messaggi sempre più pesanti (altro che HTML) e più facilmente leggibili.
La posta è un servizio aperto e distribuito, ma con l’enshittification hanno avuto la meglio i servizi centralizzati chiavi in mano, pagati con la pubblicità (semplifico, ovviamente).
Si è preferito restare fermi alla purezza originale, accettando al massimo i MIME attachments, che pure sono deprecati per il sovraccarico che creano con la duplicazione delle copie.
Vari progetti di ammodernamento della email sono falliti, quali Inbox di Google, Spark e ShortWave.
Fino a qualche anno fa, la email era l’applicazione internet più usata.
Adesso resta spesso necessaria come identità digitale, per confermare chi sei quando ti iscrivi a un servizio, in alternativa agli SMS.
Se si vuole contrastare l’enshittification, bisogna che anche i servizi aperti e distribuiti si rendano più attraenti.
> e vi chiedo: non avete anche voi la sensazione
> che la "mail" (intesa come architettura globale SMTP + DNS certification antispam) stia tirando le
> cuoia? (e lo dico con enorme dispiacere)
>
> Col passare del tempo e con il passaggio (anche della nostra università ahimè) a "megaproviders"
> (GAFAM) assisto sempre più spesso a:
> - messaggi non ricevuti (nonostante io controlli i log del mio MX e veda gli OK dei server
> riceventi, ma poi il destinatario non trova il messaggio)
> - messaggi illeggibili (vedi questo thread, tema HTML)
> - messaggi perfettamente legittimi ma catalogati come spam (il server ~~unimi~~Microsoft ha un tasso
> di falsi positivi almeno del 30%, a occhio)
> - destinatari che semplicemente non controllano la mail frequentemente perché non la ritengono un
> canale fondamentale (es. molti nostri studenti), questo fa il paio con "the raise of uninteroperable
> IM providers"
> - (questo è più un mio rant) destinatari che mi chiedono "cos'è quell'allegato .asc? non riesco ad
> aprirlo..." [:facepalm:]
> - (questo è un altro rant) destinatari che non vedono una mia mail perché era in risposta ad una
> loro e quindi il loro MUA (magari pure web) "nascondeva" il messaggio sotto al loro (chiamasi
> "thread view", io non vivrei senza)
> - sicuramente altro che ora non mi viene in mente...
>
>
> --
> Andrea Trentini ⠠⠵ - http://atrent.it - public key ID: 0xA7A91E3B - Dip.to di Informatica -
> Università degli Studi di Milano
> Cittadinanza Digitale e Tecnocivismo -
> https://www.ledizioni.it/prodotto/cittadinanza-digitale-tecnocivismo -
> https://edizionithemis.it/catalogo/digitale-e-societa/dal-tecnocivismo-alla…
> Sistemi Embedded -
> https://www.ledizioni.it/prodotto/a-carraturo-a-trentini-sistemi-embedded-t…
Notate questi due attachment scrubbed, per aggiungere funzionalità di autenticazione mancante a SMTP.
>
Aug. 4, 2025
Re: [nexa] crisi della mail (was Re: Blocco all’HTML)
by maurizio lana
Il 04/08/25 16:21, 380° ha scritto:
> Buongiorno Maurizio,
>
> On Mon, Aug 04 2025, maurizio lana wrote:
>
> [...]
>
>> il miglior modo per far morire una cosa è darla per morta
> non funziona, specialmente quando gode di ottima salute, come l'email
> :-D
appunto.
darla per morta; o darla per viva solo se rimane ferma alle necessità e
modalità comunicative di quando ci emozionava veder comparire delle
lettere versi su uno schermo a 32kbit al secondo
>> è noto che nel sistema dei media nessun nuovo medium uccide con il suo
>> arrivo uno o più degli altri ma tutto il sistema si ribilancia
>> includendo il nuovo arrivato
> siccome io sono _nerdissimo_ faccio una domanda _non_ scontata con una
> risposta _molto_ scontata: qual'è un nuovo arrivato nel "sistema" dei
> mezzi di comunicazione _asincroni_ (progettati asincroni, mica
> /arrabattati/ come semi-sincroni) e _interoperabili_?
teniamola semplice senza spaccare il capello i 4^N: parliamo di mezzi di
comunicazione testuale in rete. tanti.
sono tutti nuovi arrivati dove prima c'era solo l'email. quindi la tua
domanda sembra ignorare delle cose che in realtà è ovvio che conosci
bene :-)
in molti casi non si usa più l'email perché un messaggio mandato in rete
in un altro modo serve ugualmente a comunicare e questo altro modo
appare o è più vicino a ciò che l'utente ritiene desiderabile.
ovvio che prendendo quella infinitesima parte di capello spaccato in 4^N
discuteremo dell'efficacia, della velocità, della sicurezza, del tipo di
informazione trasmissibile, della maggiore o minore sudditanza ai GAFAM,
eccetera. ma comunque si trasmettono contenuti testuali che pure
potrebbero continuare a passare nell'email o che addirittura passano un
po' nell'email e un po' in altre vie - tra i medesimi interlocutori e
sul medesimo thread.
M
> no perché forse mi sono perso qualcosa :-)
------------------------------------------------------------------------
non credo a nessuna liberazione né individuale né collettiva
che si ottenga senza il costo di un’autodisciplina,
di un’autocostruzione, di uno sforzo
Italo Calvino
------------------------------------------------------------------------
Maurizio Lana
Università del Piemonte Orientale
Dipartimento di Studi Umanistici
Piazza Roma 36 - 13100 Vercelli
Aug. 4, 2025
Re: [nexa] crisi della mail (was Re: Blocco all’HTML)
by 380°
Buongiorno Maurizio,
On Mon, Aug 04 2025, maurizio lana wrote:
[...]
> il miglior modo per far morire una cosa è darla per morta
non funziona, specialmente quando gode di ottima salute, come l'email
:-D
> è noto che nel sistema dei media nessun nuovo medium uccide con il suo
> arrivo uno o più degli altri ma tutto il sistema si ribilancia
> includendo il nuovo arrivato
siccome io sono _nerdissimo_ faccio una domanda _non_ scontata con una
risposta _molto_ scontata: qual'è un nuovo arrivato nel "sistema" dei
mezzi di comunicazione _asincroni_ (progettati asincroni, mica
/arrabattati/ come semi-sincroni) e _interoperabili_?
no perché forse mi sono perso qualcosa :-)
[...]
Grazie, 380°
--
380° (lost in /traslation/)
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If you go left and I go right
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This is Karmageddon»
Aug. 4, 2025
Re: [nexa] crisi della mail
by 380°
Buongiorno Damiano,
On Sun, Aug 03 2025, Damiano Verzulli wrote:
> Il 03/08/25 10:28 AM, Andrea Trentini via nexa ha scritto:
>> Cambio discorso ma resto lievemente collegato al tema e vi chiedo: non avete anche voi la sensazione
>> che la "mail" (intesa come architettura globale SMTP + DNS certification antispam) stia tirando le
>> cuoia? (e lo dico con enorme dispiacere)
[...]
> Non c'e' piu' alcuna chance. E' solo questione di (poco) tempo.
> L'infrastruttura e-mail (quella cui si riferisce il Prof. Trentini) è
> destinata a scomparire o, meglio, ad essere totalmente accentrata su
> Google o Microsoft (e, quindi, a prendere sembianze diverse).
Dimentichi Apple, che gestisce più della metà delle caselle email sulla
faccia della terra [1], quasi doppia Google e distacca Microsoft
(Outlook) di _un_ordine_di_grandezza_.
Comunque, intanto anche loro da moltissimi anni sono costretti (dal
mercato) a usare gli RFC email-related, per stare sul mercato...
...e se non sono riusciti a fare "embrace and extinguish" fino ad oggi
mi sa tanto che non ci riusciranno più (forse qualche bacchettata sui
mignoli da parte dell'antitrust ha sortito qualche effetto?)
> Cio' accade grazie al loro straordinario potere (tecnico), ed alla
> possibilita' che hanno --incontrastata-- di operare. Quando io, ed
> alcuni altri colleghi, usciremo dalla fase lavorativa seria [pochi
> anni], non ci sara' piu' nessuno disposto a gestire [tecnicamente]
> tali infrastrutture. Peggio: non ci sara' nessuno che riterra'
> saggio/lodevole il farlo.
OK non nego che questo sia un problema, ma questo _non_ significa che
l'email sta andando a morire
... anzi, è probabile che quando morirà una lettera dei GAFAM l'email
sarà ancora usatissima :-)
[...]
Un caro saluto, 380°
[1] https://www.doofinder.com/en/statistics/most-popular-email-providers
--
380° (lost in /traslation/)
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Aug. 4, 2025