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Aprite quella posta (opuscolo sull'uso delle mail) (era: crisi della mail (was Re: Blocco all’HTML)
by graffio
Salve,
segnalo questo breve e simpatico opuscolo sull'uso dell'email. E' stato
presentato durante la scorsa edizione dell'hackmeeting, Cagliari 30/05 -
01/06.
Tra le diverse cose affronta anche la questione dell'utilizzo di html
nel corpo, ma anche la questione dell'oggetto, del client da usare. E
non è affatto uno strumento destinato a sparire. Al momento non sembra
proprio..
Lo trovate in vari formati a questa URL:
https://vado.li/aqp
buona giornata
m
Il 04/08/25 16:59, nexa-request(a)server-nexa.polito.it ha scritto:
> Send nexa mailing list submissions to
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> 1. Re: [Junk released by Allowed List] Re: Blocco all’HTML
> (380°)
> 2. Re: crisi della mail (was Re: Blocco all’HTML) (380°)
> 3. Re: crisi della mail (380°)
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> 5. Re: crisi della mail (was Re: Blocco all’HTML) (maurizio lana)
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> Message: 1
> Date: Mon, 04 Aug 2025 15:32:52 +0200
> From: 380° <g380(a)biscuolo.net>
> To: Giuseppe Attardi <attardi(a)di.unipi.it>
> Cc: nexa <nexa(a)server-nexa.polito.it>
> Subject: Re: [nexa] [Junk released by Allowed List] Re: Blocco
> all’HTML
> Message-ID: <87wm7jyzy3.fsf(a)xelera.eu>
> Content-Type: text/plain; charset="utf-8"
>
> Buongiorno Giuseppe,
>
> On Mon, Aug 04 2025, Giuseppe Attardi wrote:
>
> [...]
>
>>> Come minimo il tuo MUA _deve_ essere in grado (o essere configurato per)
>>> inviare messaggi multipart/mixed che contengono sia la parte text/HTML
>>> (se proprio proprio vuoi insistere :-) ) che quella text/plain.
>> Il mio MUA è la app Mail su iPad e non ha configurazioni del tipo
>> richiesto.
> Da quello che vedo il tuo MUA di recente a volte invia messaggi
> multipart/alternative con dentro sia puro testo (text/plain) che HTML
> (text/HTML), altre volte senza la parte text/plain e solo con HTML,
> altre volte solo text/plain (non multipart): non so se sono impostazioni
> che esegui a mano per ogni messaggio o altro, mi spiace ma non posso
> aiutarti oltre le indicazioni fornite
>
> [...]
>
>>> Ripeto: i messaggi in HTML NON arrivano vuoti in lista, sono
>>> "scartavetrati" (scrubbed) solo nell'archivio, dal software che lo
>>> gestisce (Pipermail)... e lo sono per ragioni molto serie di sicurezza.
>>>
>> Il leggo i messaggi in digest, quindi il messaggio in questione lo
>> vedo così:
> Oh grazie, adesso è chiaro: Mailman _scartavetra_ i messaggi anche in
> digest, non solo nell'archivio
>
> ...ed è cosa buona e giusta
>
> Mi spiace ma l'iscrizione in digest ha questo inconveniente (causato dal
> fatto che alcuni iscritti inviano email _solo_ HTML)
>
> [...]
>
>>> Ripeto: se non riesci a configurarlo in modo sano (vedi
>>> https://useplaintext.email per consigli), meglio che cambi MUA.
>> Non è indicato come fare con l’app Mail di iPad, e l’opzione di configurazione di quella per MacOS non c’è.
>> Non ho intenzione di cambiarlo.
> Come ho detto da quello che vedo il (o i?) tuo MUA invia i messaggi
> correttamente... a volte; quindi boh.
>
> Comunque il problema di ricevere i messaggi HTML _scartavetrati_ quando
> si è iscritti in digest _non_ sarebbe risolto nemmeno cambiando MUA.
>
>> Ho letto le giustificazioni per evitare HTML, ma non si applicano al
>> nostro caso, che è una lista chiusa. Non ci sono marketeer tra di noi
>> che mandano tracking cookies o link di phishing.
> Una lista chiusa con iscrizione aperta a chiunque :-)
>
> Comunque io non sono tra i gestori della maling-list, decidano loro
>
> [...]
>
> Un caro saluto, 380°
>
--
Maurizio "Graffio"
Pillole di informazione digitale - https://pillole.graffio.org/
"C.I.R.C.E. - https://circex.org"
AvANa - https://avana.forteprenestino.net/
Aug. 6, 2025
Re: [nexa] Friuli Venezia Giulia e Software Libero: una buona notizia....
by Enrico Nardelli
Ottima notizia Damiano, ne daremo comunicazione nella prossima
newsletter del progetto Programma il Futuro, che raggiunge più di 50.000
insegnanti in tutte le scuole italiane (oltre a circa 17 mila studenti e
10 mila altri utenti).
In essa inseriamo periodicamente notizie relative al mondo del software
libero. Con qualcuno degli iscritti a questa lista siamo già in
contatto, ma mi permetto di approfittare di questa mail per invitare
chiunque operi in questo settore e vuole far arrivare notizie - di
natura non commerciale - ai docenti di scuola a mandarmi il suo
indirizzo e-mail.
Una volta ogni 2 mesi circa invieremo un promemoria per chiedervi se
avete qualcosa da inserire.
I numeri passati della newsletter sono qua
https://programmailfuturo.it/comunita/newsletter/archive/listing
Grazie a tutti
Enrico Nardelli
Il 03/08/2025 11:46, Damiano Verzulli ha scritto:
> => SERVIZI DIGITALI. HONSELL (OPEN): SOFTWARE LIBERO E INNOVAZIONE PER PA
>
> https://www.consiglio.regione.fvg.it/pagineinterne//Portale/comunicatiStamp…
>
>
> Sembra sia stato fondamentale il contributo del Pordenone Linux User
> Group:
> https://www.pnlug.it/2025/08/02/promozione-del-software-libero-in-fvg/
>
> Saluti,
> DV
>
> ==============================
>
> Comunicato Stampa della Regione Friuli Venezia Giulia
> --
>
> 29.07.2025 - 13:22
>
> (ACON) Trieste, 29 lug - "Oggi in I Commissione del Consiglio
> regionale, come Open Sinistra Fvg, abbiamo presentato una proposta di
> legge dal titolo "Norme per la promozione e diffusione dei sistemi di
> software libero e aperto per favorire la trasparenza, l'accessibilità,
> e la portabilità del software nella Pubblica Amministrazione.
> Riteniamo che la promozione del software a codice aperto (Open source)
> debba diventare un obiettivo strategico per questa Regione. In questo
> modo non solo avvieremo un processo di affrancamento dai grandi
> colossi del digitale, rispetto ai quali oggi siamo spesso inermi e
> subordinati, ma creeremo anche importanti opportunità imprenditoriali
> innovative, rendendo la nostra Regione più attrattiva per i talenti
> emigrati e per i lavoratori con elevate competenze e conoscenze
> specialistiche".
>
> Lo afferma in una nota il consigliere regionale di Open Sinistra Fvg,
> Furio Honsell.
>
> "Il software aperto, diversamente da quello proprietario - spiega
> Honsell -, infatti, permette il riuso, l'adattamento e la verifica del
> software e pertanto crea posti di lavoro innovativi localmente. L'uso
> di software proprietario, invece, è molto più costoso e ci rende
> schiavi inconsapevoli di aziende che hanno altri interessi, anche
> potenzialmente conflittuali con gli interessi europei".
>
> "La norma proposta - continua l'esponente di Open - prevede
> l'elaborazione annuale di piani di promozione del software libero, a
> cura di un gruppo di lavoro composto da rappresentanti delle categorie
> produttive, della pubblica amministrazione, del mondo della ricerca e
> dell'associazionismo. Inoltre, la proposta prevede l'introduzione di
> incentivi e l'adozione di disposizioni più rigorose per garantire il
> pieno rispetto della normativa italiana ed europea in materia. Infine,
> si prevede la realizzazione di azioni di promozione della cultura del
> software aperto nelle scuole".
>
> "Il software libero - aggiunge il consigliere - non è rilevante solo
> dal punto di vista tecnologico, ma anche sul piano etico, in quanto
> ispirato al principio di equità, e su quello cognitivo, poiché
> rappresenta un rifiuto dell'uso inconsapevole delle 'scatole nere', le
> cosiddette black box, che caratterizzano il software proprietario".
>
> "L'assessore Callari ha espresso pieno appoggio e condivisione
> rispetto a questa proposta normativa, dichiarando che, in qualità di
> coordinatore nazionale del gruppo di lavoro della Conferenza delle
> Regioni in materia di informatica, intende farne la base per
> l'elaborazione di una norma condivisa tra le Regioni da presentare
> quanto prima. Esprimiamo pertanto - conclude Honsell - soddisfazione e
> un ringraziamento ai gruppi che ci hanno aiutato a scrivere questa
> norma e, in particolare, al Pnlug di Pordenone". ACON/COM/sm
>
--
-- EN
https://www.hoepli.it/libro/la-rivoluzione-informatica/9788896069516.html
======================================================
Prof. Enrico Nardelli
Past President di "Informatics Europe"
Direttore del Laboratorio Nazionale "Informatica e Scuola" del CINI
Dipartimento di Matematica - Università di Roma "Tor Vergata"
Via della Ricerca Scientifica snc - 00133 Roma
home page: https://www.mat.uniroma2.it/~nardelli
blog: https://link-and-think.blogspot.it/
tel: +39 06 7259.4204 fax: +39 06 7259.4699
mobile: +39 335 590.2331 e-mail: nardelli(a)mat.uniroma2.it
online meeting: https://blue.meet.garr.it/b/enr-y7f-t0q-ont
======================================================
--
Aug. 5, 2025
Re: [nexa] L'intelligenza artificiale può sostituire i mercati?
by Alfredo Bregni
Rispondo a caldo e d'istinto...
Se un mercato è "opaco", ovvero le informazioni sono racchiuse entro scatole craniche biologiche al carbonio, e non sono disponibili su supporti elettronico-digitali al silicio, il mio timore è che l'IA -- del tutto a secco di carburante -- finisca con l'andare per inerzia per campi.
Voglio dire, c'era un test saggio che si faceva una volta: "come posso far deragliare tutto?". E la risposta qui è ..."tenendomi strette le informazioni / know-how che contano".
E allora, solo per trovare quello che ti serve, ti devi mettere al telefono, perché il web ha fallito.
Normale, fra l'altro, la cosa, ...mica "spaziale" / improbabile.
----- Original Message -----
From: Marco Giustini
To: Nexa
Sent: Tuesday, August 05, 2025 6:35 PM
Subject: [nexa] L'intelligenza artificiale può sostituire i mercati?
In questi tempi cupi sognare rende la vita più lieve. Vi giro questo interessante articolo a confine tra economia ed informatica che parla di come l'intelligenza artificiale potrebbe permettere di ripensare una economia in senso socialista.
m
L’IA può sostituire i mercati? Una risposta socialista di mercato a Carlo L. Cordasco
di Andrea Genovese, Contropiano - 05/08/2025
Il mio amico Carlo Ludovico Cordasco ha recentemente pubblicato due articoli ricchi e stimolanti sull’IA e il problema della conoscenza. Il suo argomento ha il merito di andare oltre dicotomie semplicistiche, esplorando in modo intellettualmente onesto se e come l’IA possa replicare, o addirittura sostituire, le funzioni economiche tradizionalmente svolte dai mercati.
In particolare, si concentra sul ruolo dei mercati nella scoperta della conoscenza e nella correzione degli errori, sollevando dubbi sulla capacità dell’IA di eguagliarli in queste aree cruciali.
Ciò che colpisce della sua analisi è quanto si avvicini a una prospettiva socialista di mercato, che vede i mercati non come sacri, ma come strumenti istituzionali contingenti, che possono essere integrati, simulati o parzialmente sostituiti se e quando emergono meccanismi migliori.
Molte delle sfide che Carlo solleva, così come le soluzioni ibride che immagina, si inseriscono bene nel quadro proposto da Oskar Lange e altri che cercavano una sintesi tra pianificazione e feedback decentralizzato.
Separare la normatività dal meccanismo
Uno dei punti chiave di Carlo è che qualsiasi criterio normativo di allocazione ottimale deve essere indipendente dai mercati stessi. Che adottiamo l’efficienza paretiana, una funzione di benessere sociale utilitaristica, il principio rawlsiano del maximin o un approccio basato sulle capacità, questi standard sono definiti in termini di risultati, non di forme istituzionali. I mercati possono approssimare bene tali risultati in certe condizioni, ma non sono privilegiati normativamente di per sé.
Questo è proprio il punto di partenza del contributo di Lange. Egli riconosceva il valore informativo dei mercati, ma non li considerava assiomatici. Proponeva invece di usare segnali di prezzo simulati in un sistema di pianificazione centrale, guidato da feedback su surplus e carenze, per imitare la funzione di coordinamento dei mercati decentralizzati (Lange, 1936).
L’argomento risuona con tradizioni più ampie dell’economia istituzionale e della teoria delle decisioni: dalla razionalità limitata di Herbert Simon (1957), che richiede di accontentarsi di soluzioni soddisfacenti in ambienti complessi e poveri di informazioni, alla pianificazione partecipativa di Albert & Hahnel (1991), che cerca processi economici decentralizzati ma coordinati basati su feedback iterativi e obiettivi condivisi anziché sulla competizione.
Linee simili di pensiero compaiono nella coordinazione negoziata di Pat Devine (1988), dove la partecipazione democratica nel processo produttivo gioca un ruolo centrale nell’allocazione delle risorse senza affidarsi esclusivamente ai mercati.
Il collaboratore di Lange, Włodzimierz Brus, approfondì questo quadro sottolineando i prerequisiti istituzionali e politici per una coordinazione economica significativa, sostenendo che i sistemi di pianificazione devono incorporare decentramento, reattività e controllo democratico per funzionare efficacemente (Brus & Laski, 1989). Il suo lavoro successivo criticò i fallimenti del “socialismo reale”, proponendo una gestione economica più pluralista e democratica.
Importante, queste proposte non erano mere aggiustature tecnocratiche al capitalismo. Provenivano da una tradizione marxista interessata a superare l’anarchia della produzione, abolire lo sfruttamento e controllare democraticamente il surplus. Lange, Brus e altri cercarono di risolvere una tensione nell’eredità di Marx: come preservare la proprietà collettiva senza cadere in un centralismo burocratico inefficiente.
Esperimenti storici come Cybersyn nel Cile degli anni ’70 (un tentativo di usare la cibernetica per coordinare l’economia in tempo reale, Medina, 2011) e il sistema jugoslavo di imprese autogestite in un quadro socialista di mercato (Horvat, 1982) mostrano che gli sforzi per combinare pianificazione, partecipazione e mercato non sono nuovi. Ciò che mancava allora — capacità computazionale, dati in tempo reale, previsioni avanzate — oggi l’IA potrebbe fornirlo.
L’IA come pianificazione potenziata?
Carlo ha ragione a enfatizzare i due motori del coordinamento di mercato:
Scoperta della conoscenza, con agenti che rivelano informazioni disperse attraverso transazioni;
Correzione degli errori, dove gli errori sono puniti con perdite, spingendo a revisioni o uscite.
Dubita che l’IA possa eguagliare i mercati nella seconda funzione, ma riconosce che è sempre più efficace nella prima: classificare dati, prevedere domanda, condurre micro-esperimenti su larga scala.
Arriviamo così al cuore del discorso: non serve abolire i mercati per riconoscere che l’IA può ridisegnare i confini del loro utilizzo. Come anticipò Lange, se cambiano le condizioni informative, cambia anche la necessità di affidarsi ai mercati.
E queste condizioni stanno cambiando. La pianificazione basata sull’IA non è più teorica:
I sistemi di raccomandazione allocano attenzione e beni nei media digitali;
Le multinazionali usano algoritmi per ottimizzare produzione, gestione delle scorte e logistica (Phillips & Rozworski, 2019);
Le smart grid energetiche regolano produzione e consumo in tempo reale.
Questi non sono esperimenti mentali: sono sistemi di pianificazione parziali, integrati in economie di mercato.
Da una prospettiva marxista, si apre una nuova frontiera nella critica dell’economia politica. Se l’IA può alleviare i vincoli informativi che una volta rendevano necessari i mercati, e se possiamo progettare istituzioni che disciplinino l’attività economica attorno ai bisogni sociali anziché al profitto, allora la socializzazione del coordinamento economico diventa una questione pratica, non un sogno utopico.
Verso un futuro a mosaico?
Carlo ipotizza un futuro istituzionale ibrido:
In alcuni settori (es. beni digitali a costo marginale quasi zero), la scarsità sta scomparendo, e con essa il ruolo informativo dei prezzi. Qui, l’IA potrebbe coordinare l’allocazione meglio dei mercati, usando algoritmi, code o protocolli ad accesso aperto.
In altri, la scarsità persiste, e con essa la necessità di feedback basati sui prezzi. Ma anche qui, l’IA può affiancare i mercati, migliorando scoperta, previsione ed efficienza.
Un campo rilevante è il mechanism design algoritmico, dove agenti IA allocano risorse attraverso protocolli incentivanti. Nella versione distribuita, gli agenti interagiscono direttamente per raggiungere equilibri senza controllo centralizzato, suggerendo che coordinamento e correzione degli errori possano emergere da feedback tra pari, anziché da mercati tradizionali.
Conclusione: un riquadro Langeano?
Forse la domanda giusta non è se l’IA possa sostituire i mercati, ma in quali condizioni possa integrarli o parzialmente rimpiazzarli. Lo scetticismo di Carlo sulla capacità dell’IA di replicare la correzione degli errori è condivisibile, ma il suo quadro apre – piuttosto che chiude – la possibilità di una sintesi socialista di mercato: preservare il ruolo disciplinare dei mercati dove serve, esplorando strumenti algoritmici per espandere le forme di coordinamento possibili e desiderabili.
Non è un rifiuto dei mercati, ma un invito a reimmaginarli: come strumenti da affinare, non templi da difendere. E, da un punto di vista marxista, non è un ritorno alla pianificazione burocratica, ma una visione proiettata in avanti: una produzione democraticamente diretta, tecnologicamente potenziata e ecologicamente sostenibile — un socialismo riadattato all’era digitale.
Riferimenti:
Albert, M., & Hahnel, R. (1991). The Political Economy of Participatory Economics. Princeton University Press.
Brus, W., & Laski, K. (1989). From Marx to the Market: Socialism in Search of an Economic System. Oxford University Press.
Devine, P. (1988). Democracy and Economic Planning: The Political Economy of a Self-Governing Society. Polity Press.
Horvat, B. (1982). The Political Economy of Socialism: A Marxist Social Theory. M.E. Sharpe.
Lange, O. (1936). On the Economic Theory of Socialism. Review of Economic Studies, 4(1), 53–71.
Medina, E. (2011). Cybernetic Revolutionaries: Technology and Politics in Allende’s Chile. MIT Press.
Phillips, L., & Rozworski, M. (2019). The people’s republic of Walmart: How the world’s biggest corporations are laying the foundation for socialism. Verso Books.
Simon, H. A. (1957). Models of Man: Social and Rational. Wiley.
https://contropiano.org/news/news-economia/2025/08/05/lia-puo-sostituire-i-…
Aug. 5, 2025
L'intelligenza artificiale può sostituire i mercati?
by Marco Giustini
*In questi tempi cupi sognare rende la vita più lieve. Vi giro questo
interessante articolo a confine tra economia ed informatica che parla di
come l'intelligenza artificiale potrebbe permettere di ripensare una
economia in senso socialista.*
m
*L’IA può sostituire i mercati? Una risposta socialista di mercato a Carlo
L. Cordasco*
di Andrea Genovese, Contropiano - 05/08/2025
Il mio amico Carlo Ludovico Cordasco ha recentemente pubblicato due
articoli ricchi e stimolanti sull’IA e il problema della conoscenza. Il suo
argomento ha il merito di andare oltre dicotomie semplicistiche, esplorando
in modo intellettualmente onesto se e come l’IA possa replicare, o
addirittura sostituire, le funzioni economiche tradizionalmente svolte dai
mercati.
In particolare, si concentra sul ruolo dei mercati nella scoperta della
conoscenza e nella correzione degli errori, sollevando dubbi sulla capacità
dell’IA di eguagliarli in queste aree cruciali.
Ciò che colpisce della sua analisi è quanto si avvicini a una prospettiva
socialista di mercato, che vede i mercati non come sacri, ma come strumenti
istituzionali contingenti, che possono essere integrati, simulati o
parzialmente sostituiti se e quando emergono meccanismi migliori.
Molte delle sfide che Carlo solleva, così come le soluzioni ibride che
immagina, si inseriscono bene nel quadro proposto da Oskar Lange e altri
che cercavano una sintesi tra pianificazione e feedback decentralizzato.
*Separare la normatività dal meccanismo*
Uno dei punti chiave di Carlo è che qualsiasi criterio normativo di
allocazione ottimale deve essere indipendente dai mercati stessi. Che
adottiamo l’efficienza paretiana, una funzione di benessere sociale
utilitaristica, il principio rawlsiano del maximin o un approccio basato
sulle capacità, questi standard sono definiti in termini di risultati, non
di forme istituzionali. I mercati possono approssimare bene tali risultati
in certe condizioni, ma non sono privilegiati normativamente di per sé.
Questo è proprio il punto di partenza del contributo di Lange. Egli
riconosceva il valore informativo dei mercati, ma non li considerava
assiomatici. Proponeva invece di usare segnali di prezzo simulati in un
sistema di pianificazione centrale, guidato da feedback su surplus e
carenze, per imitare la funzione di coordinamento dei mercati
decentralizzati (Lange, 1936).
L’argomento risuona con tradizioni più ampie dell’economia istituzionale e
della teoria delle decisioni: dalla razionalità limitata di Herbert Simon
(1957), che richiede di accontentarsi di soluzioni soddisfacenti in
ambienti complessi e poveri di informazioni, alla pianificazione
partecipativa di Albert & Hahnel (1991), che cerca processi economici
decentralizzati ma coordinati basati su feedback iterativi e obiettivi
condivisi anziché sulla competizione.
Linee simili di pensiero compaiono nella coordinazione negoziata di Pat
Devine (1988), dove la partecipazione democratica nel processo produttivo
gioca un ruolo centrale nell’allocazione delle risorse senza affidarsi
esclusivamente ai mercati.
Il collaboratore di Lange, Włodzimierz Brus, approfondì questo quadro
sottolineando i prerequisiti istituzionali e politici per una coordinazione
economica significativa, sostenendo che i sistemi di pianificazione devono
incorporare decentramento, reattività e controllo democratico per
funzionare efficacemente (Brus & Laski, 1989). Il suo lavoro successivo
criticò i fallimenti del “socialismo reale”, proponendo una gestione
economica più pluralista e democratica.
Importante, queste proposte non erano mere aggiustature tecnocratiche al
capitalismo. Provenivano da una tradizione marxista interessata a superare
l’anarchia della produzione, abolire lo sfruttamento e controllare
democraticamente il surplus. Lange, Brus e altri cercarono di risolvere una
tensione nell’eredità di Marx: come preservare la proprietà collettiva
senza cadere in un centralismo burocratico inefficiente.
Esperimenti storici come Cybersyn nel Cile degli anni ’70 (un tentativo di
usare la cibernetica per coordinare l’economia in tempo reale, Medina,
2011) e il sistema jugoslavo di imprese autogestite in un quadro socialista
di mercato (Horvat, 1982) mostrano che gli sforzi per combinare
pianificazione, partecipazione e mercato non sono nuovi. Ciò che mancava
allora — capacità computazionale, dati in tempo reale, previsioni avanzate
— oggi l’IA potrebbe fornirlo.
*L’IA come pianificazione potenziata?*
Carlo ha ragione a enfatizzare i due motori del coordinamento di mercato:
Scoperta della conoscenza, con agenti che rivelano informazioni disperse
attraverso transazioni;
Correzione degli errori, dove gli errori sono puniti con perdite, spingendo
a revisioni o uscite.
Dubita che l’IA possa eguagliare i mercati nella seconda funzione, ma
riconosce che è sempre più efficace nella prima: classificare dati,
prevedere domanda, condurre micro-esperimenti su larga scala.
Arriviamo così al cuore del discorso: non serve abolire i mercati per
riconoscere che l’IA può ridisegnare i confini del loro utilizzo. Come
anticipò Lange, se cambiano le condizioni informative, cambia anche la
necessità di affidarsi ai mercati.
E queste condizioni stanno cambiando. La pianificazione basata sull’IA non
è più teorica:
I sistemi di raccomandazione allocano attenzione e beni nei media digitali;
Le multinazionali usano algoritmi per ottimizzare produzione, gestione
delle scorte e logistica (Phillips & Rozworski, 2019);
Le smart grid energetiche regolano produzione e consumo in tempo reale.
Questi non sono esperimenti mentali: sono sistemi di pianificazione
parziali, integrati in economie di mercato.
Da una prospettiva marxista, si apre una nuova frontiera nella critica
dell’economia politica. Se l’IA può alleviare i vincoli informativi che una
volta rendevano necessari i mercati, e se possiamo progettare istituzioni
che disciplinino l’attività economica attorno ai bisogni sociali anziché al
profitto, allora la socializzazione del coordinamento economico diventa una
questione pratica, non un sogno utopico.
*Verso un futuro a mosaico?*
Carlo ipotizza un futuro istituzionale ibrido:
In alcuni settori (es. beni digitali a costo marginale quasi zero), la
scarsità sta scomparendo, e con essa il ruolo informativo dei prezzi. Qui,
l’IA potrebbe coordinare l’allocazione meglio dei mercati, usando
algoritmi, code o protocolli ad accesso aperto.
In altri, la scarsità persiste, e con essa la necessità di feedback basati
sui prezzi. Ma anche qui, l’IA può affiancare i mercati, migliorando
scoperta, previsione ed efficienza.
Un campo rilevante è il mechanism design algoritmico, dove agenti IA
allocano risorse attraverso protocolli incentivanti. Nella versione
distribuita, gli agenti interagiscono direttamente per raggiungere
equilibri senza controllo centralizzato, suggerendo che coordinamento e
correzione degli errori possano emergere da feedback tra pari, anziché da
mercati tradizionali.
*Conclusione: un riquadro Langeano?*
Forse la domanda giusta non è se l’IA possa sostituire i mercati, ma in
quali condizioni possa integrarli o parzialmente rimpiazzarli. Lo
scetticismo di Carlo sulla capacità dell’IA di replicare la correzione
degli errori è condivisibile, ma il suo quadro apre – piuttosto che chiude
– la possibilità di una sintesi socialista di mercato: preservare il ruolo
disciplinare dei mercati dove serve, esplorando strumenti algoritmici per
espandere le forme di coordinamento possibili e desiderabili.
Non è un rifiuto dei mercati, ma un invito a reimmaginarli: come strumenti
da affinare, non templi da difendere. E, da un punto di vista marxista, non
è un ritorno alla pianificazione burocratica, ma una visione proiettata in
avanti: una produzione democraticamente diretta, tecnologicamente
potenziata e ecologicamente sostenibile — un socialismo riadattato all’era
digitale.
Riferimenti:
Albert, M., & Hahnel, R. (1991). The Political Economy of Participatory
Economics. Princeton University Press.
Brus, W., & Laski, K. (1989). From Marx to the Market: Socialism in Search
of an Economic System. Oxford University Press.
Devine, P. (1988). Democracy and Economic Planning: The Political Economy
of a Self-Governing Society. Polity Press.
Horvat, B. (1982). The Political Economy of Socialism: A Marxist Social
Theory. M.E. Sharpe.
Lange, O. (1936). On the Economic Theory of Socialism. Review of Economic
Studies, 4(1), 53–71.
Medina, E. (2011). Cybernetic Revolutionaries: Technology and Politics in
Allende’s Chile. MIT Press.
Phillips, L., & Rozworski, M. (2019). The people’s republic of Walmart: How
the world’s biggest corporations are laying the foundation for socialism.
Verso Books.
Simon, H. A. (1957). Models of Man: Social and Rational. Wiley.
https://contropiano.org/news/news-economia/2025/08/05/lia-puo-sostituire-i-…
Aug. 5, 2025
Re: [nexa] Kettmaier, "La bambina che è morta a Gaza anche per colpa nostra"
by Stefano Borroni Barale
Provo a rispondere in linea:
martedì 5 agosto 2025 09:44, abregni <abregni(a)iperv.it> ha scritto:
> A proposito di "strutture alternative", sal 2008 al 2013 ho
> passato 5 anni della mia vita a cercare di far capire alla gente
Letto e compreso a grandi linee l'idea. Certamente ottima. Credo noi si differisca unicamente sul motivo del suo fallimento.
Comunque, quando spiego ai miei allievi un po' di storia della tecnologia, ricordo sempre che Internet era nata come strumento per garantire in maniera efficace la MAD (Mutua Assicurata Distruzione, almeno questo sostiene una diffusa leggenda, so che alcun* non ci credono, ma tant'è). Poi è diventata l'Internet degli hacker e del software libero. Ora è mutata di nuovo nell'Internet della sorveglianza. Domani potrebbe mutare di nuovo: dipende da noi.
Se qualcosa la storia ci insegna, però, è che questi cambiamenti non sono mai stati raggiunti "riavvolgendo la storia fino a tornare al bivio dove abbiamo fatto la scelta sbagliata", ma sempre andando avanti. La mia speranza è che un po' di storie di ieri possano aiutarci a scegliere il prossimo bivio in maniera più saggia. Quello di cui sono certo è che di bivi ne incontriamo ogni giorno, se non li prendiamo è perché ci siamo convinti che TINA - There Is No Alternative. Io cerco di lavorare su quello: promuovere l'idea che There Are Thousands of Alternatives.
Stefano
Aug. 5, 2025
Re: [nexa] https://www.surveillancewatch.io/
by samba
allora magari segnaliamo qua anche questo:
https://nascondino.github.io
Aug. 5, 2025
Re: [nexa] Kettmaier, "La bambina che è morta a Gaza anche per colpa nostra"
by abregni
A proposito di "strutture alternative", sal 2008 al 2013 ho passato 5
anni della mia vita a cercare di far capire alla gente che -- in
occasione della transizione tecnologica da rame a fibra -- vi era la
possibilità di costruire una rete di telecomunicazioni "dei cittadini",
con evidenti benefici economici e democratici (o forse non così
evidenti, visto che gli unici che l'hanno capito sono stati i fautori
dello status quo, che mi hanno eretto davanti alti muri di gomma; già
un'altra volta, chi capiva era chi aveva da perdere, e non chi aveva da
guadagnare).
V. http://www.ybnd.eu/docs/Mat_fibra.pdf entro un discorso più ampio:
http://www.ybnd.eu/docs/Sic_est_Iw.pdf
Ho toccato allora con mano quanto avevo già subodorato: per (s)muovere
la gente ad alzare il sedere dalla sedia e fare qualcosa a) non basta
certo un'idea, decente, buona od ottima che sia, e b) rimane comunque
improbabile che lo facciano, come preconizzato da Tocqueville quasi due
secoli fa un un capitolo di "Democrazia in America".
Voglio dire, non ci sono chance molto concrete di rivedere le cose in
meglio. La complessità per definizione aumenta, il disordine per
definizione anche; "riavvolgere" la storia e tornare a un bivio a monte
dove si è rivelato evidente di aver scelto la direzione sbagliata, ... è
sostanzialmente impossibile, come se "l'apprendimento di specie (umana)"
fosse irrilevante su temi non scientifici, tecnologici o ingegneristici.
Dobbiamo attendere la prossima "catastrofe" (morfologica), perche le
cose cambiano?
Temo di si.
Sarei felice di vedere un'iniziativa semplice, risolutiva e fattibile
...che venga messa in pratica. E non smetto di sperare. Ma la ragione
accende la spia del "no".
Scusate lo sfogo (perché è davvero solo questo).
Il 2025-08-05 08:59 Stefano Borroni Barale ha scritto:
> Direi che per arginare Sechi basta far circolare la sua "produzione".
> Dice pochissimo del tema che pretende trattare, ma moltissimo sulle sue
> doti di autore e su quanto valga la pena leggerlo (ai miei tempi si
> diceva "don't feed the troll: *plonk!*").
>
> Quanto al pezzo di Kettmaier forse l'unica cosa migliorabile sarebbe
> stata sottolineare che:
>
> - i boicottaggi hanno uno scopo dimostrativo, e sono un successo quando
> si sposta il 3% delle vendite (poco!). Inoltre quando hanno successo
> -storicamente- si è visto che questo ha effetti anche sugli altri "lupi
> dello stesso branco". Quindi sarebbe più utile concentrarsi su poche
> aziende e passare a nuove imprese quando si sono fatte desistere le
> prime;
>
> - la natura collettiva dello sforzo: non è una questione personale.
> Abbiamo collettivamente consegnato a queste imprese un potere tremendo.
> Non c'è più tempo, è ora di riprenderci questo potere (come cantavano i
> Rage Against the Machine già 20 anni fa, anche se riferendosi ad un
> altro contesto), con tutti mezzi possibili, non solo con il
> boicottaggio, ma con la costruzione di strutture alternative e tutto
> quello che si è detto già troppe volte in troppi contesti per ripeterlo
> ancora.
>
> https://inv.nadeko.net/watch?v=qKSNABST4b0
Aug. 5, 2025
Re: [nexa] Kettmaier, "La bambina che è morta a Gaza anche per colpa nostra"
by Michele Kettmajer
Gentile Stefano, grazie delle sue riflessioni, sono per me molto utili. Quando scrivevo "Non si tratta di salvare Gaza con un gesto", intendevo proprio quello che lei ha specificato molto meglio di me sul tema del boicottaggio. Buona giornata!
--
Michele Kettmajer
micheket(a)me.com
> Il giorno 5 ago 2025, alle ore 08:59, Stefano Borroni Barale <s.barale(a)erentil.net> ha scritto:
>
> Direi che per arginare Sechi basta far circolare la sua "produzione". Dice pochissimo del tema che pretende trattare, ma moltissimo sulle sue doti di autore e su quanto valga la pena leggerlo (ai miei tempi si diceva "don't feed the troll: *plonk!*").
>
> Quanto al pezzo di Kettmaier forse l'unica cosa migliorabile sarebbe stata sottolineare che:
>
> - i boicottaggi hanno uno scopo dimostrativo, e sono un successo quando si sposta il 3% delle vendite (poco!). Inoltre quando hanno successo -storicamente- si è visto che questo ha effetti anche sugli altri "lupi dello stesso branco". Quindi sarebbe più utile concentrarsi su poche aziende e passare a nuove imprese quando si sono fatte desistere le prime;
>
> - la natura collettiva dello sforzo: non è una questione personale. Abbiamo collettivamente consegnato a queste imprese un potere tremendo. Non c'è più tempo, è ora di riprenderci questo potere (come cantavano i Rage Against the Machine già 20 anni fa, anche se riferendosi ad un altro contesto), con tutti mezzi possibili, non solo con il boicottaggio, ma con la costruzione di strutture alternative e tutto quello che si è detto già troppe volte in troppi contesti per ripeterlo ancora.
>
> https://inv.nadeko.net/watch?v=qKSNABST4b0
Aug. 5, 2025
Re: [nexa] Kettmaier, "La bambina che è morta a Gaza anche per colpa nostra"
by Stefano Borroni Barale
Direi che per arginare Sechi basta far circolare la sua "produzione". Dice pochissimo del tema che pretende trattare, ma moltissimo sulle sue doti di autore e su quanto valga la pena leggerlo (ai miei tempi si diceva "don't feed the troll: *plonk!*").
Quanto al pezzo di Kettmaier forse l'unica cosa migliorabile sarebbe stata sottolineare che:
- i boicottaggi hanno uno scopo dimostrativo, e sono un successo quando si sposta il 3% delle vendite (poco!). Inoltre quando hanno successo -storicamente- si è visto che questo ha effetti anche sugli altri "lupi dello stesso branco". Quindi sarebbe più utile concentrarsi su poche aziende e passare a nuove imprese quando si sono fatte desistere le prime;
- la natura collettiva dello sforzo: non è una questione personale. Abbiamo collettivamente consegnato a queste imprese un potere tremendo. Non c'è più tempo, è ora di riprenderci questo potere (come cantavano i Rage Against the Machine già 20 anni fa, anche se riferendosi ad un altro contesto), con tutti mezzi possibili, non solo con il boicottaggio, ma con la costruzione di strutture alternative e tutto quello che si è detto già troppe volte in troppi contesti per ripeterlo ancora.
https://inv.nadeko.net/watch?v=qKSNABST4b0
Aug. 5, 2025
https://www.surveillancewatch.io/
by J.C. DE MARTIN
They know who you are.
It's time to uncover who they are.
Surveillance Watch is an interactive map revealing the intricate
connections between surveillance companies, their funding sources and
affiliations.
https://www.surveillancewatch.io/
Aug. 4, 2025