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Re: [nexa] She Came Out of the Bathroom Naked, Meta Employee Says
by 380°
On 2026-03-04, Giacomo Tesio wrote:
[...]
> The workers describe videos where people’s bank cards are visible by mistake, and people watching porn while wearing the glasses. Clips that could trigger “enormous scandals” if they were leaked.
vorrei tanto mettere in piedi un progetto per disattivare (o guastare permanentemente se non è possibile temporaneamente) questi dispositivi nel raggio di 5m :
1. microfoni (tipo Alexa & Co.) in modo tale che registrino solo rumore (ultrasuoni?)
2. telecamere (tipo "smart" glasses & Co.) in modo tale che registrino solo bianco (ultravioletti?)
altrimenti anche un generatore di impulsi EMP in caso di emergenza può andare.
...echecc%"£$"&
Saluti, 380°
--
380° (lost in /traslation/)
«Welcome to the chaos of the times
If you go left and I go right
Pray we make it out alive
This is Karmageddon»
March 5, 2026
Re: [nexa] Il caso OpenStreetMap: proxy residenziali e la nuova "Tragedia dei Commons" digitale
by Stefano Maffulli
On Thu, Mar 5, 2026 at 9:28 AM Stefano Borroni Barale <s.barale(a)erentil.net>
wrote:
> il problema è serissimo e non vedo soluzioni semplici.
>
Una soluzione semplice esiste e sono i rate limits: si stima quante
richieste al secondo fatte da umani con strumenti "standard" sono
accettabili e si blocca tutto quello che va oltre la soglia. Diranno: Ma
così si blocca anche chi usa Perplexity, alcuni degli utenti commerciali
"virtuosi" o altro accrocchio? Spurchia, dice il salentino! Blocca tutto e
poi si negozia. Se Perplexity e Google necessitano di più, paghino la OSM
Foundation Enterprise, la nuova for-profit che la fondazione metterà in
piedi all'uopo. Semplice e indolore. Il modello Wikimedia Enterprise sia da
esempio.
> Magari sto dicendo una fesseria, ma non vedo molte alternative che non
> siano: a) una legislazione draconiana (ma andrebbe fatta rispettare da un
> governo che è ormai in mano a chi viola le regole);
>
Decenni di palesi violazioni di GDPR, con condanne!, e ancora speri che
saranno le leggi a risolvere sti problemi?
> b) la costruzione di una rete alternativa in cui i Golia di cui sopra
> fossero accolti ... ehm... come nella Internet degli esordi (con costi che
> una comunità senza l'appoggio di governi o grandi entità non potrebbe
> sostenere).
>
Che l'internet dei vecchi tempi sia morto è un fatto, ma nessuno se n'è
ancora reso conto.
March 5, 2026
Re: [nexa] Il caso OpenStreetMap: proxy residenziali e la nuova "Tragedia dei Commons" digitale
by Stefano Borroni Barale
Ciao Maurizio,
il problema è serissimo e non vedo soluzioni semplici.
Il problema qui non è la tragedia dei commons, ma il saltare di regole internazionali solidamente accettate. Robots.txt era la regola che ha permesso ad Internet di crescere e prosperare. Ora qualche mostruoso Golia ha deciso che non ha bisogno di regole, perché tanto lui fa "diplomazia sulla forza" (suona familiare?).
Mi pare l'esatto inverso della tragedia dei commons.
Ora: soluzioni semplici non ne vedo, mi viene solo da appellarmi a esperienze passate, che non so quanto siano riproducibili nel contesto attuale. Per esempio: è pensabile che uno "sciopero del servizio OpenStreetMap" (magari a singhiozzo) possa portare la controparte a sedersi al tavolo della trattativa per parlare di nuove regole, tipo un Agents.txt che funzioni alla maniera del vecchio Robots.txt?
Magari sto dicendo una fesseria, ma non vedo molte alternative che non siano: a) una legislazione draconiana (ma andrebbe fatta rispettare da un governo che è ormai in mano a chi viola le regole); b) la costruzione di una rete alternativa in cui i Golia di cui sopra fossero accolti ... ehm... come nella Internet degli esordi (con costi che una comunità senza l'appoggio di governi o grandi entità non potrebbe sostenere).
Stefano
Il 04/03/26 14:49, Maurizio Napolitano via nexa ha scritto:
> Ciao,
> scrivo per condividere con voi questa storia.
> La notizia è passata (anche) su LinkedIn:
> https://www.linkedin.com/feed/update/urn:li:share:7422084149332647936/
> Si tratta di un’evoluzione preoccupante che sta colpendo OpenStreetMap
> (OSM) e che solleva interrogativi urgenti sulla sostenibilità dei beni
> comuni digitali.
> Il progetto sta subendo un attacco di scraping senza precedenti.
> Se in passato era possibile mitigare il fenomeno bloccando pochi IP
> sospetti, oggi l’attacco è estremamente distribuito: oltre 100.000
> indirizzi IP diversi effettuano pochissime richieste ciascuno,
> rendendo i filtri tradizionali totalmente inefficaci.
> L'aspetto più critico è l'uso di reti SDK (proxy residenziali):
> sistemi nascosti dentro app comuni (giochi, utility, VPN) che
> monetizzano la connessione degli utenti a loro insaputa, trasformando
> i dispositivi domestici in "ponti" per il traffico bot.
> Siamo di fronte a un paradosso tecnico e politico:
>
> - Inutilità tecnica: I dati di OSM sono già liberi e scaricabili in
> bulk. Lo scraping selvaggio dei tile è un metodo inefficiente che
> genera solo danni.
> - Costi reali: Il carico infrastrutturale grava direttamente su
> un’organizzazione no-profit gestita da volontari, traducendosi in
> costi operativi non indifferenti.
> - Implicazioni per i Commons: questo scenario riapre con forza il
> dibattito sulla tragedia dei beni comuni nell'era digitale. Se attori
> commerciali (spesso legati all'addestramento di IA) sfruttano
> intensivamente una risorsa gratuita senza contribuire alla sua
> manutenzione - o peggio, rendendola inutilizzabile a causa del
> sovraccarico - il rischio è il collasso.
>
> Cosa ne pensate?
>
> --
> --
> Le informazioni contenute nella presente comunicazione sono di natura
> privata e come tali sono da considerarsi riservate ed indirizzate
> esclusivamente ai destinatari indicati e per le finalità strettamente
> legate al relativo contenuto. Se avete ricevuto questo messaggio per
> errore, vi preghiamo di eliminarlo e di inviare una comunicazione
> all’indirizzo e-mail del mittente.
>
> --
> The information transmitted is
> intended only for the person or entity to which it is addressed and may
> contain confidential and/or privileged material. If you received this in
> error, please contact the sender and delete the material.
March 5, 2026
CONVEGNO per i 20 anni del progetto FUSS - Bolzano-Bozen - 20 aprile 2026 ore 15:00
by Paolo Dongilli
Gentilissimi,
con la presente ho il piacere di invitarvi al convegno "Sostenibilità e
sovranità digitale nella scuola del 21° secolo" che si terrà in modalità
ibrida lunedì 20 aprile 2026 dalle 15:00 alle 18:00 presso l’Aula Magna
della Facoltà di Ingegneria della Libera Università di Bolzano in via
Bruno Buozzi 1 a Bolzano.
Registrazione e programma al link https://fuss.bz.it/20
Con la speranza di vedervi numerosi, invio a tutti un cordiale saluto.
--
Paolo Dongilli
Ispettore Tecnico | Technischer Inspektor
Coordinatore FUSS | FUSS-Koordinator
17.4 - Finanziamento Scolastico | 17.4 - Schulfinanzierung
Provincia Autonoma di Bolzano - Alto Adige
Autonome Provinz Bozen - Südtirol
Via del Ronco, 2 | Neubruchweg 2
Tel +39 0471 411371
-----------------------------------------------------------------------
FUSS - Free Upgrade for a Sustainable School - https://fuss.bz.it
Sostenibilità digitale a scuola
Digitale Nachhaltigkeit in der Schule
Sostignibilité digitala a scora
Digital Sustainability at School
-----------------------------------------------------------------------
March 5, 2026
R: R: keep android open
by massimo.travostino@dgtblegal.it
Di seguito il link al Summary e al testo integrale della decisione del CAT di ottobre 2025 citata da Marco:
https://www.catribunal.org.uk/judgments/14037721-dr-rachael-kent-v-apple-in…
https://www.catribunal.org.uk/sites/cat/files/2025-12/14037721%20Dr.%20Rach…
Buona serata
Massimo
Massimo Travostino
Avvocato
<mailto:massimo.travostino@dgtblegal.it> massimo.travostino(a)dgtblegal.it
<mailto:massimotravostino@pec.ordineavvocatitorino.it> massimotravostino(a)pec.ordineavvocatitorino.it
Skype: massimo.travostino
DGTBLegal
Della Gatta Travostino Bottero & Associati
Corso Vittorio Emanuele II, 94
10121 Torino
Tel: +39.011.5681054
Fax: +39.011.5807471
Questo messaggio di posta elettronica e il suo contenuto sono riservati e confidenziali e destinati esclusivamente al soggetto indicato nell'indirizzo. Se per errore ricevete questo messaggio o non siete il soggetto destinatario o delegato dal destinatario alla lettura, Vi preghiamo di darcene immediatamente notizia e quindi di cancellare definitivamente il messaggio di posta elettronica - This message and its attachments are privileged and confidential and exclusively destined to the addressee. In case you receive this message by mistake or you are not the addressee, please inform us immediately and destroy the message.
Da: nexa <nexa-bounces(a)server-nexa.polito.it> Per conto di Marco Ricolfi
Inviato: mercoledì 4 marzo 2026 17:26
A: Damiano Verzulli <damiano(a)verzulli.it>; nexa(a)server-nexa.polito.it
Oggetto: [nexa] R: keep android open
Ritorno su questo tema.
In effetti, mi pare che Google-Android stia solo prendendo atto del fatto che ad Apple è consentito di condizionare l’accesso al proprio sistema operativo iOS impedendo il c.d. side loading con un sistema di registrazione obbligatoria degli sviluppatori e imponendo il pagamento di una fee del 30% (forse ritoccato in tempi recenti) su quanto gli sviluppatori percepiscono dagli utilizzatori finali.
Come noto, c’è stato contenzioso, innescato da Epic negli USA (e non solo). Nell’aprile del 2023 la Corte di Appello del nono circuito (California) [1] ha deciso che Apple non aveva una posizione dominante e quindi che il side loading non era vietato; ciò perché il mercato rilevante non era quello del sistema operativo iOS, visto che questo non è offerto né in vendita né in licenza, ma il mercato dei giochi on line. La stessa Corte ha però dichiarato illecita la clausola c.d. anti-steering, anche essa imposta come condizione per l’uso di iOS, che impedisce allo sviluppatore di dare notizia che la app è disponibile anche al di fuori dell’AppStore; ciò perché in contrasto con le norme californiane sulla concorrenza sleale.
Sulla questione è intervenuta anche la Commissione UE sulla base del Digital Markets Act. Il comunicato del 25 aprile 2025 [2] mostra che l’organo europeo non ha neppur esaminato la possibilità che il divieto di side loading contrasti con l’antitrust europeo e con il DMA; si è solo occupata dell’anti-steering, ordinando ad Apple di eliminare la restrizione.
Difficilmente la nostra autorità garante della concorrenza (AGCM), che pure è abbastanza attiva ed attenta (almeno a mio giudizio), prenderà iniziative che vadano al di là del divieto di clausole anti-steering, cui del resto già ha pensato l’Europa: se il side loading non suscita obiezioni da Bruxelles, Roma difficilmente si muoverà.
Questa conclusione sicuramente lascia un senso di insoddisfazione, per le ragioni di cui ha detto Stefano Quintarelli rinviando a <https://keepandroidopen.org/it/> Keep Android Open (già Giacomo Tesio aveva manifestato il suo sconcerto con il post del 23 novembre in questa lista). La conclusione avrebbe tuttavia un senso, se iOS e l’Android di Google operassero su di un mercato e si trovassero in un rapporto di concorrenza con altri operatori.
Cercando di ragionare su questo punto, si può osservare che però sia A sia G operano all’interno dei loro ecosistemi; gli ecosistemi, a loro volta, non sono mercati e tantomeno mercati concorrenziali: non abbiamo vetture prodotte da Stellantis piuttosto che da General Motors fra cui l’utente sceglie. Il modello di business di chi gestisce un ecosistema è quello di creare uno spazio a cavallo tra molti mercati, su cui operano plurime imprese che offrono molti beni e servizi, per ottenere una percentuale (un cut) sui beni e servizi intermediati. Una volta entrato in un ecosistema, il più delle volte per effetto delle esternalità di rete, nel caso di Google anche per l’illusione che Android sia open, l’utente, lo sviluppatore e ogni altro operatore economico è assoggettato alle regole imposte dall’orchestratore dell’ecosistema; regole da lui accettate proprio per accedere a quel sistema operativo. Se non le segue viola il contratto che ha dovuto accettare.
Forse il punto è che le regole come l’antitrust e il DMA sono pensate sul presupposto che vi siano mercati in senso classico e sembrano inadatte di fronte ad un ecosistema e ad una Big Tech che lo amministra.
Non mi pare però che ci siano ragioni per ammainare bandiera. Intanto, perché ci sono le class action (Alistair Gray sul FT del 3 marzo riferisce della class action che sta per partire in Gran Bretagna contro Sony che esige una fee del 30% su tutti i download dei videogiochi destinati alla Play Station 5); e perché riferisce sempre lo stesso giornalista che in ottobre 2025 il Competition Appeal Tribunal ha concluso che la fee del 30% imposta da Apple (quella di cui parliamo sopra, il profitto del divieto di side loading) costituisce abuso di posizione dominante (anche questa notizia dallo stesso articoletto; non ho ancor cercato la decisione e sarò grato a chi trovasse gli estremi).
Vi è anche un procedimento di fronte alla Corte di Giustizia contro Alphabet che potrebbe avere implicazioni interessanti: per il momento abbiamo solo le Conclusioni dell’Avv. Generale del 19 giugno 2025 [3].
Forse ci sono spazi per riaprire la questione, magari più con class action che AGCM. Che ne pensate?
__________________________________________
Prof. Avv. Marco Ricolfi
C.so Galileo Ferraris, 43 - 10128 Torino
T (+39) 011.554.54.11
F (+39) 011.518.45.87
E marco.ricolfi(a)weigmann.it <mailto:marco.ricolfi@weigmann.it>
PEC marcoricolfi(a)pec.ordineavvocatitorino.it <mailto:marcoricolfi@pec.ordineavvocatitorino.it>
<https://urlsand.esvalabs.com/?u=http%3A%2F%2Fwww.weigmann.it%2F&e=6b170c62&…> www.weigmann.it
Member of The Parlex Group of European Lawyers EEIG with associated law firms in the main capitals of the European Union, U.S.A., Israel and Malaysia; web site: <https://urlsand.esvalabs.com/?u=http%3A%2F%2Fwww.parlex.org%2F&e=6b170c62&h…> www.parlex.org
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Da: nexa <nexa-bounces(a)server-nexa.polito.it <mailto:nexa-bounces@server-nexa.polito.it> > Per conto di Damiano Verzulli
Inviato: domenica 1 marzo 2026 12:50
A: nexa(a)server-nexa.polito.it <mailto:nexa@server-nexa.polito.it>
Oggetto: Re: [nexa] keep android open
Il 28/02/26 10:58 PM, Stefano Quintarelli via nexa ha scritto:
> https://keepandroidopen.org/it/ <https://url.de.m.mimecastprotect.com/s/8QvBCZ8APNulq2yiys5SBX_2T?domain=kee…>
>
> forse qualche avvocato in lista puo' aiutare a preparare una
> segnalazione via pec da mandare ad AGCM ?
Perché AGCM dovrebbe poter/voler fare qualcosa in merito?
Sono serio....
Google --se capisco bene-- non fa altro che allinearsi a quello che
Apple gia' fa DA SEMPRE (con iOS). Perché, quindi, quello che fa Apple è
sempre andato bene... ed ora, quello che vuole fare Google, no?
D'altronde è ormai chiaro che, a livello di massime Istituzioni del
nostro Paese, affidarsi a servizi proprietari e chiusi di Apple e Google
è diventata una scelta deliberata, voluta e sancita [1].
Quindi --e, ripeto, sono serio-- perché ritenere possibile un utile
coinvolgimento di AGCM (o di altre autority)?
Personalmente ho scelto di metabolizzare il fatto che le classi
politiche passate, quella attuale, e quelle future... semplicemente non
hanno la capacità (...e, forse, la volonta') di intervenire in questo
senso (...perché altrimenti la soluzione sarebbe banale).
Un saluto,
DV
[1] mi riferisco all'AppIO, che nelle FAQ ufficiali -
https://ioapp.it/domande-frequenti#requisiti-minimi <https://url.de.m.mimecastprotect.com/s/J0omC160KPc3A5KtYtwSV9pzL?domain=ioa…> - alla voce
"Documenti su IO", riporta alla domanda:
[Q] "Quali sono i requisiti tecnici minimi per attivare Documenti su
IO?" la risposta:
[A] "Per garantire l’integrità del tuo dispositivo e dell’app, usiamo i
servizi messi a disposizione da Google ed Apple (per Android i servizi
Play Integrity API e Key Attestation, mentre per Apple il servizio
DeviceCheck).".
Una risposta che i non addetti ai lavori devono leggere come: "Per
garantire l’integrità del tuo dispositivo e dell’app, usiamo i servizi
[proprietari] messi a disposizione da Google ed Apple [...che sono
disponibili solo sui dispositivi da loro "certificati"]"
--
Damiano Verzulli
e-mail: damiano(a)verzulli.it <mailto:damiano@verzulli.it>
---
possible?ok:while(!possible){open_mindedness++}
---
"...I realized that free software would not generate the kind of
income that was needed. Maybe in USA or Europe, you may be able
to get a well paying job as a free software developer, but not
here [in Africa]..." -- Guido Sohne - 1973-2008
<https://url.de.m.mimecastprotect.com/s/jUKgC28yLQu12OAtMuXS5Z-pW?domain=ole…> http://ole.kenic.or.ke/pipermail/skunkworks/2008-April/005989.html
March 4, 2026
R: keep android open
by Giacomo Tesio
Buona sera Marco,
grazie per la tua analisi.
Ho però un obiezione: esiste un mercato "tradizionale" degli smartphone.
In altri termini una differenza sostanziale fra Apple e Google è che la prima
fabbrica (o meglio, fa fabbricare in Cina) l'hardware che vende con iOS
preinstallato, mentre la seconda vincola contrattualmente i produttori
di smartphone affinché limitino gli acquirenti di tale hardware.
In tale mercato (dei sistemi operativi per smartphone), Google è un monopolista.
È su tale monopolio che fonda il suo "ecosistema".
Ora Google ha deciso di restringere ulteriormente la poca libertà
degli utenti Android, per poterli spiare e manipolarr meglio.
Se l'UE fa finta di niente, non è per una distinzione legale fra mercato
ed ecosistema, ma per totale mancanza di sovranità.
Giacomo
4 Mar 2026 17:26:45 Marco Ricolfi <marco.ricolfi(a)weigmann.it>:
> *La conclusione avrebbe tuttavia un senso, se iOS e l’Android di Google operassero su di un mercato e si trovassero in un rapporto di concorrenza con altri operatori.*
> *Cercando di ragionare su questo punto, si può osservare che però sia A sia G operano all’interno dei loro ecosistemi; gli ecosistemi, a loro volta, non sono mercati e tantomeno mercati concorrenziali: non abbiamo vetture prodotte da Stellantis piuttosto che da General Motors fra cui l’utente sceglie. Il modello di business di chi gestisce un ecosistema è quello di creare uno spazio a cavallo tra molti mercati, su cui operano plurime imprese che offrono molti beni e servizi, per ottenere una percentuale (un cut) sui beni e servizi intermediati. Una volta entrato in un ecosistema, il più delle volte per effetto delle esternalità di rete, nel caso di Google anche per l’illusione che Android sia open, l’utente, lo sviluppatore e ogni altro operatore economico è assoggettato alle regole imposte dall’orchestratore dell’ecosistema; regole da lui accettate proprio per accedere a quel sistema operativo. Se non le segue viola il contratto che ha dovuto accettare.*
March 4, 2026
Re: [nexa] Il caso OpenStreetMap: proxy residenziali e la nuova "Tragedia dei Commons" digitale
by antonio
> Se in passato era possibile mitigare il fenomeno bloccando pochi IP
> sospetti, oggi l'attacco è estremamente distribuito: oltre 100.000
> indirizzi IP diversi effettuano pochissime richieste ciascuno,
> rendendo i filtri tradizionali totalmente inefficaci.
Non so se è il caso di OSM ma, come ho già segnalato in passato, spesso questi accessi
non sono attacchi ma "legittime" operazioni di scraping di voraci bot AI con lo
scopo, ovviamente, di tenere quanto più aggiornati i vari LLM.
Prendiamo i bot Google, se prima "passavano" dai siti ogni tot giorni per
indicizzarne una parte, oggi sono decine, centinaia di bot da IP diversi che
scaricano migliaia di pagine al giorno, in pratica si tirano giù ogni sito ogni giorno.
Tutto per permettere al loro Gemini di essere quanto più aggiornato possibile
(che non si dica che l'AI restituisca notizie vecchie).
Ovviamente, stesso discorso vale per gli altri LLM, con il risultato che gli
utenti "umani" sono ormai ridotti e pochi punti percentuali.
100000 indirizzi IP diversi possono sembrare tanti ma non sono nemmeno due
classi B (65536 IP ognuna).
Certo, se provenissero tutti dalla stessa classe B, <code> iptables -I INPUT -s x.y.0.0/16 -p tcp --dport 443 -j DROP </code> e
non passa più nessuno. Purtroppo questi soggetti si sono comprati mezza numerazione Internet e quindi gli IP
possono provenire da qualsiasi classe rendendo di fatto vano ogni tentativo di bloccarli.
A.
March 4, 2026
R: keep android open
by Marco Ricolfi
Ritorno su questo tema.
In effetti, mi pare che Google-Android stia solo prendendo atto del fatto che ad Apple è consentito di condizionare l’accesso al proprio sistema operativo iOS impedendo il c.d. side loading con un sistema di registrazione obbligatoria degli sviluppatori e imponendo il pagamento di una fee del 30% (forse ritoccato in tempi recenti) su quanto gli sviluppatori percepiscono dagli utilizzatori finali.
Come noto, c’è stato contenzioso, innescato da Epic negli USA (e non solo). Nell’aprile del 2023 la Corte di Appello del nono circuito (California) [1] ha deciso che Apple non aveva una posizione dominante e quindi che il side loading non era vietato; ciò perché il mercato rilevante non era quello del sistema operativo iOS, visto che questo non è offerto né in vendita né in licenza, ma il mercato dei giochi on line. La stessa Corte ha però dichiarato illecita la clausola c.d. anti-steering, anche essa imposta come condizione per l’uso di iOS, che impedisce allo sviluppatore di dare notizia che la app è disponibile anche al di fuori dell’AppStore; ciò perché in contrasto con le norme californiane sulla concorrenza sleale.
Sulla questione è intervenuta anche la Commissione UE sulla base del Digital Markets Act. Il comunicato del 25 aprile 2025 [2] mostra che l’organo europeo non ha neppur esaminato la possibilità che il divieto di side loading contrasti con l’antitrust europeo e con il DMA; si è solo occupata dell’anti-steering, ordinando ad Apple di eliminare la restrizione.
Difficilmente la nostra autorità garante della concorrenza (AGCM), che pure è abbastanza attiva ed attenta (almeno a mio giudizio), prenderà iniziative che vadano al di là del divieto di clausole anti-steering, cui del resto già ha pensato l’Europa: se il side loading non suscita obiezioni da Bruxelles, Roma difficilmente si muoverà.
Questa conclusione sicuramente lascia un senso di insoddisfazione, per le ragioni di cui ha detto Stefano Quintarelli rinviando a Keep Android Open<https://keepandroidopen.org/it/> (già Giacomo Tesio aveva manifestato il suo sconcerto con il post del 23 novembre in questa lista). La conclusione avrebbe tuttavia un senso, se iOS e l’Android di Google operassero su di un mercato e si trovassero in un rapporto di concorrenza con altri operatori.
Cercando di ragionare su questo punto, si può osservare che però sia A sia G operano all’interno dei loro ecosistemi; gli ecosistemi, a loro volta, non sono mercati e tantomeno mercati concorrenziali: non abbiamo vetture prodotte da Stellantis piuttosto che da General Motors fra cui l’utente sceglie. Il modello di business di chi gestisce un ecosistema è quello di creare uno spazio a cavallo tra molti mercati, su cui operano plurime imprese che offrono molti beni e servizi, per ottenere una percentuale (un cut) sui beni e servizi intermediati. Una volta entrato in un ecosistema, il più delle volte per effetto delle esternalità di rete, nel caso di Google anche per l’illusione che Android sia open, l’utente, lo sviluppatore e ogni altro operatore economico è assoggettato alle regole imposte dall’orchestratore dell’ecosistema; regole da lui accettate proprio per accedere a quel sistema operativo. Se non le segue viola il contratto che ha dovuto accettare.
Forse il punto è che le regole come l’antitrust e il DMA sono pensate sul presupposto che vi siano mercati in senso classico e sembrano inadatte di fronte ad un ecosistema e ad una Big Tech che lo amministra.
Non mi pare però che ci siano ragioni per ammainare bandiera. Intanto, perché ci sono le class action (Alistair Gray sul FT del 3 marzo riferisce della class action che sta per partire in Gran Bretagna contro Sony che esige una fee del 30% su tutti i download dei videogiochi destinati alla Play Station 5); e perché riferisce sempre lo stesso giornalista che in ottobre 2025 il Competition Appeal Tribunal ha concluso che la fee del 30% imposta da Apple (quella di cui parliamo sopra, il profitto del divieto di side loading) costituisce abuso di posizione dominante (anche questa notizia dallo stesso articoletto; non ho ancor cercato la decisione e sarò grato a chi trovasse gli estremi).
Vi è anche un procedimento di fronte alla Corte di Giustizia contro Alphabet che potrebbe avere implicazioni interessanti: per il momento abbiamo solo le Conclusioni dell’Avv. Generale del 19 giugno 2025 [3].
Forse ci sono spazi per riaprire la questione, magari più con class action che AGCM. Che ne pensate?
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F (+39) 011.518.45.87
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PEC marcoricolfi(a)pec.ordineavvocatitorino.it<mailto:marcoricolfi@pec.ordineavvocatitorino.it>
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Da: nexa <nexa-bounces(a)server-nexa.polito.it> Per conto di Damiano Verzulli
Inviato: domenica 1 marzo 2026 12:50
A: nexa(a)server-nexa.polito.it
Oggetto: Re: [nexa] keep android open
Il 28/02/26 10:58 PM, Stefano Quintarelli via nexa ha scritto:
> https://keepandroidopen.org/it/<https://url.de.m.mimecastprotect.com/s/8QvBCZ8APNulq2yiys5SBX_2T?domain=kee…>
>
> forse qualche avvocato in lista puo' aiutare a preparare una
> segnalazione via pec da mandare ad AGCM ?
Perché AGCM dovrebbe poter/voler fare qualcosa in merito?
Sono serio....
Google --se capisco bene-- non fa altro che allinearsi a quello che
Apple gia' fa DA SEMPRE (con iOS). Perché, quindi, quello che fa Apple è
sempre andato bene... ed ora, quello che vuole fare Google, no?
D'altronde è ormai chiaro che, a livello di massime Istituzioni del
nostro Paese, affidarsi a servizi proprietari e chiusi di Apple e Google
è diventata una scelta deliberata, voluta e sancita [1].
Quindi --e, ripeto, sono serio-- perché ritenere possibile un utile
coinvolgimento di AGCM (o di altre autority)?
Personalmente ho scelto di metabolizzare il fatto che le classi
politiche passate, quella attuale, e quelle future... semplicemente non
hanno la capacità (...e, forse, la volonta') di intervenire in questo
senso (...perché altrimenti la soluzione sarebbe banale).
Un saluto,
DV
[1] mi riferisco all'AppIO, che nelle FAQ ufficiali -
https://ioapp.it/domande-frequenti#requisiti-minimi<https://url.de.m.mimecastprotect.com/s/J0omC160KPc3A5KtYtwSV9pzL?domain=ioa…> - alla voce
"Documenti su IO", riporta alla domanda:
[Q] "Quali sono i requisiti tecnici minimi per attivare Documenti su
IO?" la risposta:
[A] "Per garantire l’integrità del tuo dispositivo e dell’app, usiamo i
servizi messi a disposizione da Google ed Apple (per Android i servizi
Play Integrity API e Key Attestation, mentre per Apple il servizio
DeviceCheck).".
Una risposta che i non addetti ai lavori devono leggere come: "Per
garantire l’integrità del tuo dispositivo e dell’app, usiamo i servizi
[proprietari] messi a disposizione da Google ed Apple [...che sono
disponibili solo sui dispositivi da loro "certificati"]"
--
Damiano Verzulli
e-mail: damiano(a)verzulli.it<mailto:damiano@verzulli.it>
---
possible?ok:while(!possible){open_mindedness++}
---
"...I realized that free software would not generate the kind of
income that was needed. Maybe in USA or Europe, you may be able
to get a well paying job as a free software developer, but not
here [in Africa]..." -- Guido Sohne - 1973-2008
http://ole.kenic.or.ke/pipermail/skunkworks/2008-April/005989.html<https://url.de.m.mimecastprotect.com/s/jUKgC28yLQu12OAtMuXS5Z-pW?domain=ole…>
March 4, 2026
Re: [nexa] Spunti interessanti sugli esami universitari nell'epoca dei chatbot...
by Damiano Verzulli
Il 03/03/26 12:53 PM, Giacomo Tesio ha scritto:
> Il 25/01/26 5:13 PM, antonio ha scritto:
>>> [...]
>>> Invece di buttare miliardi a destra e manca (qualcuno sa che fine
>> ha fatto Cineca iGenius Modello Italia AI?) perché non si comuncia
>> a mettere su (a livello europeo) una fabbrica di smartphone con SOLO
>> sw open source. Saranno soldi buttati? Può essere, ma almeno si potrà
>> dire di averci provato.
>>> [...]
>> Addirittura uno smartphone?
>> Non credo sia possibile (se lo fosse, per simmetria, Apple avrebbe gia'
>> riportato negli USA parte della produzione. Viceversa mi risulta
>> che la stia spostando --limitatamente-- dalla Cina all' India).
> Non so se conti come una dimostrazione per costruzione (fabbricazione? :-D)
> ma sembra che qualcuno ci stia provando con relativo successo
> <https://commerce.jolla.com/products/jolla-phone-sept-26>
Il tema era quello della *FABBRICAZIONE* di uno smartphone. Non della
produzione di un Sistema Operativo da farci girare sopra.
Risolvere il solo problema del Sistema Operativo è relativamente
semplice: trovi un produttore di hardware (cinese) + lo convinci a
dartelo senza restrizioni (hardware) particolari + ci metti dentro
LineageOS o una delle altre decine di ROM "pseudolibere" (al piu',
lavorandoci un minimo)... ed hai risolto.
Ma in questo caso, lo smartphone (l'hardware) viene fabbricato in
Cina... o comunque estremamente lontano dai confini europei.
Se --come diceva Antonio-- si vuole "...mettere su (a livello europeo)
una fabbrica di smartphone..." il tema è estremamente diverso: non si
puo' fare. Non nell'immediato, e manco a medio-lungo termine.
Ribadisco: sarebbe gia' un grosso risultato se riuscissimo a produrre, a
scala industriale... un molto-piu'-banale smartwatch.
> Speriamo non facciano la fine di Olivetti e Tchou.
Olivetti "fabbricava" a IVREA. Jolla, in Finlandia, scrive il software
per farlo girare sull'hardware che compra (...se non erro, da HiSilicon)
in Cina. Non sono realta' comparabili.
Bye,
DV
--
Damiano Verzulli
e-mail: damiano(a)verzulli.it
---
possible?ok:while(!possible){open_mindedness++}
---
"...I realized that free software would not generate the kind of
income that was needed. Maybe in USA or Europe, you may be able
to get a well paying job as a free software developer, but not
here [in Africa]..." -- Guido Sohne - 1973-2008
http://ole.kenic.or.ke/pipermail/skunkworks/2008-April/005989.html
March 4, 2026
Il caso OpenStreetMap: proxy residenziali e la nuova "Tragedia dei Commons" digitale
by Maurizio Napolitano
Ciao,
scrivo per condividere con voi questa storia.
La notizia è passata (anche) su LinkedIn:
https://www.linkedin.com/feed/update/urn:li:share:7422084149332647936/
Si tratta di un’evoluzione preoccupante che sta colpendo OpenStreetMap
(OSM) e che solleva interrogativi urgenti sulla sostenibilità dei beni
comuni digitali.
Il progetto sta subendo un attacco di scraping senza precedenti.
Se in passato era possibile mitigare il fenomeno bloccando pochi IP
sospetti, oggi l’attacco è estremamente distribuito: oltre 100.000
indirizzi IP diversi effettuano pochissime richieste ciascuno,
rendendo i filtri tradizionali totalmente inefficaci.
L'aspetto più critico è l'uso di reti SDK (proxy residenziali):
sistemi nascosti dentro app comuni (giochi, utility, VPN) che
monetizzano la connessione degli utenti a loro insaputa, trasformando
i dispositivi domestici in "ponti" per il traffico bot.
Siamo di fronte a un paradosso tecnico e politico:
- Inutilità tecnica: I dati di OSM sono già liberi e scaricabili in
bulk. Lo scraping selvaggio dei tile è un metodo inefficiente che
genera solo danni.
- Costi reali: Il carico infrastrutturale grava direttamente su
un’organizzazione no-profit gestita da volontari, traducendosi in
costi operativi non indifferenti.
- Implicazioni per i Commons: questo scenario riapre con forza il
dibattito sulla tragedia dei beni comuni nell'era digitale. Se attori
commerciali (spesso legati all'addestramento di IA) sfruttano
intensivamente una risorsa gratuita senza contribuire alla sua
manutenzione - o peggio, rendendola inutilizzabile a causa del
sovraccarico - il rischio è il collasso.
Cosa ne pensate?
--
--
Le informazioni contenute nella presente comunicazione sono di natura
privata e come tali sono da considerarsi riservate ed indirizzate
esclusivamente ai destinatari indicati e per le finalità strettamente
legate al relativo contenuto. Se avete ricevuto questo messaggio per
errore, vi preghiamo di eliminarlo e di inviare una comunicazione
all’indirizzo e-mail del mittente.
--
The information transmitted is
intended only for the person or entity to which it is addressed and may
contain confidential and/or privileged material. If you received this in
error, please contact the sender and delete the material.
March 4, 2026