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Re: [nexa] Spunti interessanti sugli esami universitari nell'epoca dei chatbot...
by B. J.
Dallo stesso autore:
Why there’s no European Google?
https://ploum.net/2026-01-22-why-no-european-google.html
> And, as Europeans, we could even be proud of it. Proud of our inventions. Proud of how we contribute to the common good instead of considering ourselves American vassals.
> Some are proud because they made a lot of money while cutting down a forest. Others are proud because they are planting trees that will produce the oxygen breathed by their grandchildren. What if success was not privatizing resources but instead contributing to the commons, to make it each day better, richer, stronger?
> The choice is ours. We simply need to choose whom we admire. Whom we want to recognize as successful. Whom we aspire to be when we grow up. We need to sing the praises of our true heroes: those who contribute to our commons.
giovedì 22 gennaio 2026 22:13, Damiano Verzulli <damiano(a)verzulli.it> ha scritto:
> This email failed anti-phishing checks when it was received by SimpleLogin, be careful with its content.
> More info on https://simplelogin.io/docs/getting-started/anti-phishing/
>
> ------------------------------
> Sono incappato in questo articolo -- scritto non ho ben capito da chi,
> ma apparentemente da qualcuno che tiene il corso di "Open Source
> Strategies" alla École Polytechnique de Louvain-- che descrive un modo
> "particolare" di gestire i relativi esami... e ne racconta gli esiti.
>
> "Giving University Exams in the Age of Chatbots" - di Lionel Dricot
> (aka: Ploum)
> => https://ploum.net/2026-01-19-exam-with-chatbots.html
>
>
> Bye,
> DV
>
> --
> Damiano Verzulli
> e-mail: damiano(a)verzulli.it
> ---
> possible?ok:while(!possible){open_mindedness++}
> ---
> "...I realized that free software would not generate the kind of
> income that was needed. Maybe in USA or Europe, you may be able
> to get a well paying job as a free software developer, but not
> here [in Africa]..." -- Guido Sohne - 1973-2008
> http://ole.kenic.or.ke/pipermail/skunkworks/2008-April/005989.html
Jan. 25, 2026
Re: [nexa] Cappelluti, "Chi ha paura della libertà? Lo Scudo europeo per la democrazia e la deriva autoimmune dell’UE" (prima parte) ROARS
by abregni
Mi scuso per la risposta a caldo, ...senza prima aver letto un bel
nulla.
Da un lato ho vissuto il '68 come irripetuta stagione di libertà di
pensiero (sono un fanatico della libertà tout court e di quella di
pensiero in particolare, nonché dell'onestà intellettuale, rara avis),
dall'altro in un mio scritto ho inserito la frase (all'incirca), "40% di
qua, 40% di là, in mezzo 20% di indeciso cretini; quindi le elezioni
sono vinte dagli indecisi cretini".
Questo per dire che odio la pretesa di considerarci "gente incapace da
proteggere da se stessa", ma anche il fatto che non pochi sono
manipolabili, nonché manipolati (oltre alla presenza invadente di
legioni di "utili idioti" che fanno i piccoli interessi propri a
vantaggio di pochi e a danno di tutti gli altri).
Dovendo scegliere, scelgo il male minore di considerarci tutti "con la
testa sulle spalle", piuttosto che "avere qualcuno che ci dica come
pensare" (sono anche non credente per la prevaricazione che in merito fa
la chiesa), ma direi che il problema non si risolve prendendo una
posizione ideologica (o scegliendo per necessità il male minore, come
sto indicando io).
La costante universale della storia (della quale le guerre sono solo
l'esempio più triste, tragico e stupido) è la prevaricazione /
sfruttamento / manipolazione / voglia di distruzione, e prima o poi il
pianeta dovrà metterci mano, invece di andare avanti a rampazzo seguendo
la sua costante universale...
Chiedo scusa per i miei sfoghi.
Il 2026-01-24 10:15 Federica Cappelluti via nexa ha scritto:
> Buongiorno,
>
> grazie a Juan Carlos per aver condiviso il mio articolo in questa
> lista da cui imparo sempre moltissimo.
>
> Molti di voi avranno letto la notizia della rimozione del video dello
> storico Alessandro Barbero:
> https://www.repubblica.it/politica/2026/01/23/news/meta_oscura_video_barber…,
> video in cui Barbero illustrava le sue opinioni sul referendum di
> marzo.
>
> Lo segnalo in quanto mi pare una dimostrazione sperimentale piuttosto
> precisa dell'analisi proposta nell'articolo: si aggira la garanzia
> costituzionale della libertà di espressione avvalendosi di una doppia
> delega: a operatori fittiziamenti terzi chiamati a "verificare" e
> attribuire bollini di "disinformazione" (a un'opinione!) e a
> piattaforme private extra-europee che attuano i meccanismi di
> "mitigazione del rischio" previsti.
>
> Per chi fosse eventualmente interessato ieri è uscita la parte due
> (di tre) dell'articolo:
>
> _La logica che sottende allo Scudo – e alla sua accettazione sociale
> – si fonda sulla tesi del cittadino che deve essere protetto da se
> stesso, incapace di pensare, discernere e partecipare in modo
> responsabile al discorso pubblico. Carlo Magnani riassume questa
> visione richiamando una metafora perfetta: i cittadini come tanti
> Cappuccetto Rosso nella foresta digitale, pronti a essere sbranati
> “dal Lupo Cattivo delle fake news o degli algoritmi
> prefabbricati”, fragili e suggestionabili dai manipolatori
> dell’informazione, escludendo – beninteso – i media mainstream,
> la tv e i quotidiani; la Commissione, affiancata da piattaforme e
> fact-checker, è il benevolo cacciatore che salva Cappuccetto. È una
> fiaba che ha molta presa perché figlia di un clima culturale di lunga
> durata, segnato dalla grammatica del TINA (“There Is No
> Alternative”), secondo cui la complessità va governata dall’alto,
> il cittadino è un soggetto incompetente, ciò che devia dalla linea
> tecnico-istituzionale è negazionismo. Il risultato è l’idea,
> politicamente comodissima, di una “democrazia protetta” per mezzo
> di filtri informativi presentati come misure di salute pubblica._
>
> _Ma è una fiaba che rovescia la realtà._
>
> https://www.roars.it/lo-scudo-europeo-per-la-democrazia-la-fiaba-del-cittad…
>
>
> Grazie per l'attenzione e un saluto a tutti,
>
> Federica
>
> Il 19/01/2026 11:00, J.C. DE MARTIN via nexa ha scritto:
>
>> Chi ha paura della libertà? Lo Scudo europeo per la democrazia e la
>> deriva autoimmune dell’UE
>>
>> Lo Scudo europeo per la democrazia viene presentato come un argine a
>> disinformazione e interferenze straniere, ma finirà per
>> istituzionalizzare la censura preventiva nello spazio informativo.
>> Diventano suscettibili di limitazioni contenuti “altrimenti
>> legali” ma “rischiosi”, una categoria tanto elastica da
>> inglobare qualunque contenuto politicamente scomodo. La “difesa
>> della democrazia” comporta la stigmatizzazione del conflitto delle
>> idee come devianza e la costruzione di una filiera di segnalazione,
>> fact-checking e neutralizzazione finalizzata a “tutelare
>> l’integrità dello spazio informativo” e che coinvolge
>> piattaforme online, ONG e istituzioni pubbliche sotto un’opaca
>> regia del potere esecutivo. È un dispositivo che, se attuato,
>> minerà alla radice i diritti fondamentali della libertà di
>> espressione e della libera circolazione delle idee, pietre angolari
>> di una democrazia sostanziale. (Prima parte)
>>
>> Federica Cappelluti
>>
>> 19 Gennaio 2026
>>
>>> Ero su una collina, e di là vidi avvicinarsi il
>>>
>>> vecchio, ma veniva come se fosse il nuovo.
>>>
>>> BERTOLT BRECHT
>>
>> CONTESTO
>>
>> La Commissione europea a novembre 2025 ha presentato ufficialmente
>> lo _Scudo europeo per la democrazia_ [1] (_European Democracy
>> Shield_, EDS – JOIN(2025) 791/final [2]): un insieme di “misure
>> concrete per rinforzare, proteggere e promuovere democrazie forti e
>> resilienti in tutta l’UE” in risposta alle minacce, interne ed
>> esterne, di “manipolazione dell’informazione e
>> disinformazione”. Si tratta dell’ultima tappa di un processo
>> avviato oltre un decennio fa, quando una serie di _shock_
>> (geo)politici (la crisi ucraina e l’annessione della Crimea da
>> parte della Russia nel 2014, la Brexit e l’elezione di Donald
>> Trump nel 2016) portarono al centro dell’agenda europea il tema
>> della _disinformazione online e _delle _interferenze malevole,
>> domestiche e straniere. _Questi temi hanno occupato l’agenda
>> politica dell’Unione con enfasi crescente a partire dalla pandemia
>> COVID-19, con lo scoppio della guerra in Ucraina nel 2022 e con
>> l’escalation delle ostilità[i] [3] a Gaza nel 2023, e infine in
>> occasione delle elezioni europee del 2024, culminando
>> nell’enunciazione pubblica dell’EDS nel discorso di candidatura
>> di Ursula von der Leyen per la presidenza 2024-2029 [4].
>>
>> Lungi dall’essere uno slogan elettorale, l’EDS è una
>> “struttura dedicata” che riunisce una gamma estremamente
>> articolata di strumenti, legislativi e non, tesi a mobilitare
>> istituzioni, società civile e attori privati (_whole-of-government_
>> e _whole-of-society approach_, così la JOIN(2025) 791/final [2])
>> per la “protezione della democrazia”.
>>
>> Parallelamente al consolidarsi dell’idea che la democrazia sia
>> esposta a rischi crescenti (“Democracy cannot be taken for granted
>> – it needs to be actively nurtured and defended”, COM(2020) 790
>> final [5]), ha fatto il suo ingresso nel lessico della Commissione
>> la parola _resilienza_: inizialmente riferita alle infrastrutture
>> critiche, essa è stata progressivamente estesa alla sfera sociale e
>> politica. Sicché l’ultimo Strategic Foresight Report (2025) [6]
>> ha introdotto il concetto di “resilienza 2.0” come approccio
>> “trasformativo, pro-attivo e lungimirante” da attuare in diverse
>> aree strategiche, tra cui una “rafforzata democrazia”. “Quando
>> le democrazie sono messe a dura prova, possono (e dovrebbero)
>> ‘contrattaccare’”, osservano Bressanelli e Bernardi (2025)[ii]
>> [7], sintetizzando la strategia europea. Registriamo che, sempre nel
>> 2025, il Consiglio d’Europa (CdE) ha lanciato l’iniziativa “Un
>> Nuovo Patto Democratico Europeo” [8], descritto nelle parole del
>> segretario generale del CdE come un “_reset_” necessario per
>> l’Europa.
>>
>> UNO SCUDO PER PROTEGGERE LA DEMOCRAZIA… DALLA DEMOCRAZIA?
>>
>> Il progetto dell’EDS, sotto la responsabilità del Commissario
>> designato per la Democrazia, la Giustizia e lo Stato di Diritto (e
>> Protezione dei Consumatori) [9], riprende e sistematizza misure
>> legislative e strumenti già presenti in diversi _package,_ tra cui
>> lo European Democracy Action Plan (2020) [10], che integra strumenti
>> legislativi in ambito digitale quali il Digital Services Act (DSA,
>> 2022) [11] e l’AI Act (2024) [12], e il Defence of Democracy
>> Package (2023) [13], dedicato alle interferenze straniere e alla
>> trasparenza politica.
>>
>> [...]
>>
>> continua qui:
>>
> https://www.roars.it/chi-ha-paura-della-liberta-lo-scudo-europeo-per-la-dem…
>
> --
> ~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~
> ~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~
> Federica Cappelluti, PhD
> Rector's Advisor for Open Science
> Associate Professor of Electronics
> Politecnico di Torino
> DET - Dipartimento di Elettronica e Telecomunicazioni
> C.so Duca degli Abruzzi 24
> I-10129 TORINO, Italy
> Phone +39-011-0904165 / +39-331-6714767
> https://orcid.org/0000-0003-4485-9055 [14]
> Google scholar [15]
> LinkedIn [16]
>
> Links:
> ------
> [1] https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_25_2660
> [2]
> https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/ALL/?uri=CELEX:52025JC0791
> [3]
> https://www.roars.it/chi-ha-paura-della-liberta-lo-scudo-europeo-per-la-dem…
> [4]
> https://enlargement.ec.europa.eu/news/statement-european-parliament-plenary…
> [5]
> https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/PDF/?uri=CELEX:52020DC0790
> [6]
> https://commission.europa.eu/strategy-and-policy/strategic-foresight/2025-s…
> [7]
> https://www.roars.it/chi-ha-paura-della-liberta-lo-scudo-europeo-per-la-dem…
> [8] https://www.coe.int/en/web/new-democratic-pact-for-europe/home
> [9]
> https://commission.europa.eu/document/download/907fd6b6-0474-47d7-99da-4700…
> [10]
> https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:52020DC0790
> [11]
> https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32022R2065%5d
> [12]
> https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=OJ:L_202401689
> [13]
> https://eur-lex.europa.eu/resource.html?uri=cellar:d0c78e96-99c5-11ee-b164-…
> [14] https://orcid.org/0000-0003-4485-9055
> [15] https://scholar.google.com/citations?user=KFSzzQsAAAAJ&hl=en&oi=ao
> [16] https://www.linkedin.com/in/federica-cappelluti-ab621a/
Jan. 24, 2026
Re: [nexa] Cappelluti, "Chi ha paura della libertà? Lo Scudo europeo per la democrazia e la deriva autoimmune dell’UE" (prima parte) ROARS
by Federica Cappelluti
Buongiorno,
grazie a Juan Carlos per aver condiviso il mio articolo in questa lista
da cui imparo sempre moltissimo.
Molti di voi avranno letto la notizia della rimozione del video dello
storico Alessandro Barbero:
https://www.repubblica.it/politica/2026/01/23/news/meta_oscura_video_barber…,
video in cui Barbero illustrava le sue opinioni sul referendum di marzo.
Lo segnalo in quanto mi pare una dimostrazione sperimentale piuttosto
precisa dell'analisi proposta nell'articolo: si aggira la garanzia
costituzionale della libertà di espressione avvalendosi di una doppia
delega: a operatori fittiziamenti terzi chiamati a "verificare" e
attribuire bollini di "disinformazione" (a un'opinione!) e a
piattaforme private extra-europee che attuano i meccanismi di
"mitigazione del rischio" previsti.
Per chi fosse eventualmente interessato ieri è uscita la parte due (di
tre) dell'articolo:
/La logica che sottende allo Scudo – e alla sua accettazione sociale –
si fonda sulla tesi del cittadino che deve essere protetto da se stesso,
incapace di pensare, discernere e partecipare in modo responsabile al
discorso pubblico. Carlo Magnaniriassume questa visione richiamando una
metafora perfetta:*i cittadini come tanti Cappuccetto Rosso nella
foresta digitale, pronti a essere sbranati “dal Lupo Cattivo delle fake
news o degli algoritmi prefabbricati”*, fragili e suggestionabili dai
manipolatori dell’informazione, escludendo – beninteso – i media
mainstream, la tv e i quotidiani; la Commissione, affiancata da
piattaforme efact-checker, è il benevolo cacciatore che salva
Cappuccetto. È una fiaba che ha molta presa perché figlia di un clima
culturale di lunga durata, segnato dalla grammatica del TINA (“There Is
No Alternative”), secondo cui la complessità va governata dall’alto, il
cittadino è un soggetto incompetente, ciò che devia dalla linea
tecnico-istituzionale ènegazionismo. Il risultato è l’idea,
politicamente comodissima, di una “democrazia protetta” per mezzo di
filtri informativi presentati comemisure di salute pubblica./
/Ma è una fiaba che rovescia la realtà./
https://www.roars.it/lo-scudo-europeo-per-la-democrazia-la-fiaba-del-cittad…
Grazie per l'attenzione e un saluto a tutti,
Federica
Il 19/01/2026 11:00, J.C. DE MARTIN via nexa ha scritto:
> *Chi ha paura della libertà? Lo Scudo europeo per la democrazia e la
> deriva autoimmune dell’UE
> *
> /Lo Scudo europeo per la democrazia viene presentato come un argine a
> disinformazione e interferenze straniere, ma finirà per
> istituzionalizzare la censura preventiva nello spazio informativo.
> Diventano suscettibili di limitazioni contenuti “altrimenti legali” ma
> “rischiosi”, una categoria tanto elastica da inglobare qualunque
> contenuto politicamente scomodo. La “difesa della democrazia” comporta
> la stigmatizzazione del conflitto delle idee come devianza e la
> costruzione di una filiera di segnalazione, fact-checking e
> neutralizzazione finalizzata a “tutelare l’integrità dello spazio
> informativo” e che coinvolge piattaforme online, ONG e istituzioni
> pubbliche sotto un’opaca regia del potere esecutivo. È un dispositivo
> che, se attuato, minerà alla radice i diritti fondamentali della
> libertà di espressione e della libera circolazione delle idee, pietre
> angolari di una democrazia sostanziale. (Prima parte)
> /
> Federica Cappelluti
>
> 19 Gennaio 2026
>
> Ero su una collina, e di là vidi avvicinarsi il
>
> vecchio, ma veniva come se fosse il nuovo.
>
> BERTOLT BRECHT
>
>
> Contesto
>
> La Commissione europea a novembre 2025 ha presentato ufficialmente lo
> /Scudo europeo per la democrazia/
> <https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_25_2660>
> (/European Democracy Shield/, EDS – JOIN(2025) 791/final
> <https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/ALL/?uri=CELEX:52025JC0791>):
> un insieme di “misure concrete per rinforzare, proteggere e promuovere
> democrazie forti e resilienti in tutta l’UE” in risposta alle minacce,
> interne ed esterne, di “manipolazione dell’informazione e
> disinformazione”. Si tratta dell’ultima tappa di un processo avviato
> oltre un decennio fa, quando una serie di /shock/ (geo)politici (la
> crisi ucraina e l’annessione della Crimea da parte della Russia nel
> 2014, la Brexit e l’elezione di Donald Trump nel 2016) portarono al
> centro dell’agenda europea il tema della /disinformazione online e
> /delle /interferenze malevole, domestiche e straniere. /Questi temi
> hanno occupato l’agenda politica dell’Unione con enfasi crescente a
> partire dalla pandemia COVID-19, con lo scoppio della guerra in
> Ucraina nel 2022 e con l’escalation delle ostilità[i]
> <https://www.roars.it/chi-ha-paura-della-liberta-lo-scudo-europeo-per-la-dem…>
> a Gaza nel 2023, e infine in occasione delle elezioni europee del
> 2024, culminando nell’enunciazione pubblica dell’EDS nel discorso di
> candidatura di Ursula von der Leyen per la presidenza 2024-2029
> <https://enlargement.ec.europa.eu/news/statement-european-parliament-plenary…>.
>
> Lungi dall’essere uno slogan elettorale, l’EDS è una “struttura
> dedicata” che riunisce una gamma estremamente articolata di strumenti,
> legislativi e non, tesi a mobilitare istituzioni, società civile e
> attori privati (/whole-of-government/ e /whole-of-society approach/,
> così la JOIN(2025) 791/final
> <https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/ALL/?uri=CELEX:52025JC0791>)
> per la “protezione della democrazia”.
>
> Parallelamente al consolidarsi dell’idea che la democrazia sia esposta
> a rischi crescenti (“Democracy cannot be taken for granted – it needs
> to be actively nurtured and defended”, COM(2020) 790 final
> <https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/PDF/?uri=CELEX:52020DC0790>),
> ha fatto il suo ingresso nel lessico della Commissione la parola
> /resilienza/: inizialmente riferita alle infrastrutture critiche, essa
> è stata progressivamente estesa alla sfera sociale e politica. Sicché
> l’ultimo Strategic Foresight Report (2025)
> <https://commission.europa.eu/strategy-and-policy/strategic-foresight/2025-s…>
> ha introdotto il concetto di “resilienza 2.0” come approccio
> “trasformativo, pro-attivo e lungimirante” da attuare in diverse aree
> strategiche, tra cui una “rafforzata democrazia”. “Quando le
> democrazie sono messe a dura prova, possono (e dovrebbero)
> ‘contrattaccare’”, osservano Bressanelli e Bernardi (2025)[ii]
> <https://www.roars.it/chi-ha-paura-della-liberta-lo-scudo-europeo-per-la-dem…>,
> sintetizzando la strategia europea. Registriamo che, sempre nel 2025,
> il Consiglio d’Europa (CdE) ha lanciato l’iniziativa“Un Nuovo Patto
> Democratico Europeo”
> <https://www.coe.int/en/web/new-democratic-pact-for-europe/home>,
> descritto nelle parole del segretario generale del CdE come un
> “/reset/” necessario per l’Europa.
>
>
> Uno Scudo per proteggere la democrazia… dalla democrazia?
>
> Il progetto dell’EDS, sotto la responsabilità del Commissario
> designato per la Democrazia, la Giustizia e lo Stato di Diritto (e
> Protezione dei Consumatori)
> <https://commission.europa.eu/document/download/907fd6b6-0474-47d7-99da-4700…>,
> riprende e sistematizza misure legislative e strumenti già presenti in
> diversi /package,/ tra cui lo European Democracy Action Plan (2020)
> <https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:52020DC0790>,
> che integra strumenti legislativi in ambito digitale quali il Digital
> Services Act (DSA, 2022)
> <https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32022R2065%5d>
> e l’AI Act (2024)
> <https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=OJ:L_202401689>,
> e il Defence of Democracy Package (2023)
> <https://eur-lex.europa.eu/resource.html?uri=cellar:d0c78e96-99c5-11ee-b164-…>,
> dedicato alle interferenze straniere e alla trasparenza politica.
>
> [...]
>
> continua qui:
> https://www.roars.it/chi-ha-paura-della-liberta-lo-scudo-europeo-per-la-dem…
>
>
>
>
>
--
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Federica Cappelluti, PhD
Rector's Advisor for Open Science
Associate Professor of Electronics
Politecnico di Torino
DET - Dipartimento di Elettronica e Telecomunicazioni
C.so Duca degli Abruzzi 24
I-10129 TORINO, Italy
Phone +39-011-0904165 / +39-331-6714767
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<https://orcid.org/0000-0003-4485-9055>
Google scholar
<https://scholar.google.com/citations?user=KFSzzQsAAAAJ&hl=en&oi=ao>
LinkedIn <https://www.linkedin.com/in/federica-cappelluti-ab621a/>
Jan. 24, 2026
AI Confidential: Proiezione e talk, 6 febbraio, Torino, Polo del '900
by Antonio Casilli
Car* tutt*,
vi segnalo un evento nell'ambito del Black History Month Torino al quale ho il piacere di partecipare:
AI Confidential - Proiezione documentario e talk
Venerdì 6 febbraio 2026, ore 17:00-20:00
Polo del '900, Torino
Per iscriversi: https://www.eventbrite.it/e/biglietti-ai-confidential-proiezione-documentar…
Per la prima volta a Torino verrà proiettato "In the belly of AI", documentario che ho co-scritto con il regista Henry Poulain che svela il lato oscuro dell'intelligenza artificiale: il lavoro precario e sottopagato di milioni di data workers che, dal Sud globale, alimentano quotidianamente le nostre piattaforme digitali classificando immagini, moderando contenuti e addestrando algoritmi.
Con me intervengono:
Uma Rani (ILO Ginevra)
Deka Mohamed Osman (visual artist e assistant director)
Souleymane Coly (economista e consulente ICT)
Modera: Matteo Vabanesi (giornalista esperto di innovazione digitale)
Ci vediamo lì,
Antonio
--
Antonio A. Casilli
Professor, Institut Polytechnique de Paris
My book: Waiting for Robots. The Hired Hands of Automation, University of Chicago Press, 2025.
My documentary: In the Belly of AI, Federation Studios, 2025.
*We respect your right to disconnect. My workflow efficiency accounts for the timing of this email. Taking action or responding outside of office hours is not required.*
Jan. 23, 2026
Spunti interessanti sugli esami universitari nell'epoca dei chatbot...
by Damiano Verzulli
Sono incappato in questo articolo -- scritto non ho ben capito da chi,
ma apparentemente da qualcuno che tiene il corso di "Open Source
Strategies" alla École Polytechnique de Louvain-- che descrive un modo
"particolare" di gestire i relativi esami... e ne racconta gli esiti.
"Giving University Exams in the Age of Chatbots" - di Lionel Dricot
(aka: Ploum)
=> https://ploum.net/2026-01-19-exam-with-chatbots.html
Bye,
DV
--
Damiano Verzulli
e-mail: damiano(a)verzulli.it
---
possible?ok:while(!possible){open_mindedness++}
---
"...I realized that free software would not generate the kind of
income that was needed. Maybe in USA or Europe, you may be able
to get a well paying job as a free software developer, but not
here [in Africa]..." -- Guido Sohne - 1973-2008
http://ole.kenic.or.ke/pipermail/skunkworks/2008-April/005989.html
Jan. 22, 2026
127° Nexa Lunch Seminar | 28 gennaio 2026, ore 13.00
by Nexa - Media
Gentilissime, gentilissimi,
Vi invitiamo a partecipare al 127° Nexa Lunch Seminar che si terrà mercoledì 28 gennaio, dalle ore 13.00 alle ore 14.00,
con un incontro dal titolo: "Creative Learning – Tecnologia come 'Materiale da costruzione'".
Ospiti dell'incontro: Flavio Renga (LINKS Foundation) e Lorenzo Benussi (LINKS Foundation e Fellow Centro Nexa)
L'incontro si terrà IN PRESENZA e ONLINE.
SEDE FISICA dell'incontro: Centro Nexa su Internet e Società, Politecnico di Torino, Via Boggio 65/a, Torino (1° piano).
Per accedere alla sala si raccomanda di suonare al citofono Portineria e di seguire le indicazioni segnalate lungo il percorso.
QUI<https://nexa.polito.it/contatti> maggiori informazioni su come raggiungerci.
STANZA VIRTUALE dell'incontro: https://didattica.polito.it/VClass/NexaEvent
Di seguito maggiori dettagli: https://nexa.polito.it/lunch-127
Cordiali saluti,
--
Valeria Bergantino
Communication Manager
Nexa Center for Internet & Society<https://nexa.polito.it/>
DAUIN - Politecnico di Torino
Via Pier Carlo Boggio, 65/A - Torino
Digital Communication Assistant
DAUIN - Politecnico di Torino<https://www.dauin.polito.it/>
Corso Castelfidardo 34/D - Torino
mail: valeria.bergantino(a)polito.it<mailto:valeria.bergantino@polito.it>
tel: 3473443585
Jan. 22, 2026
Re: [nexa] Segnalazione nota fondativa – Soggettivazione dell’intelligenza artificiale
by Giacomo Tesio
Ciao Junio,
non so cosa tu intenda con "nota fondativa", ma l'articolo che hai
condiviso contiene diverse fallacie logiche e premesse errate.
On Wed, 21 Jan 2026 11:19:40 +0100 Junio Cristiano Caselli wrote:
> Il lavoro è concettuale, non ancora applicativo.
Ottimo, allora spero di farti risparmiare tempo "applicativo" in questa
fase preliminare di riflessione segnalandoti i passaggi più
incongruenti.
Anzitutto ti consiglio di studiare le logiche modali prima di utilizzare
locuzioni come "inevitabile", "non può non" etc...
Wikipedia contiene un breve articolo introduttivo in proposito
https://en.wikipedia.org/wiki/Modal_logic con vari riferimenti esterni
che ti potranno essere utili in futuro per analizzare più rigorosamente
simili ragionamenti.
Il titolo del tuo articolo contiene la prima affermazione facilmente
falsificabile: "L'inevitabilità della soggettivazione dell'intelligenza
artificiale".
Anzitutto andrebbe specificato esattamente a quali tipi di software tu
faccia riferimento con la locuzione "intelligenza artificiale", perché
ne esistono più di quanti immagini. Dal contenuto dell'articolo deduco
che tu intenda chatbot basati su "Large Language Model". Ma nella sua
ingenuità, si tratta di una sineddoche che non ti permette di
considerare nella tua analisi il 99.9% dei software ricondotti
storicamente alla fantasia della "intelligenza artificiale", anche
quelli che offrono interfacce testuali, da Prolog al mitico EmacsDoctor.
D'altro canto, io come molti altri informatici competenti, non
soggettiviamo in alcun modo alcun software, inclusi quelli che
producono un output ottimizzato per passare il test di Turing.
Siamo sempre consapevoli, infatti, che il software è un artefatto su
cui è impressa la volontà di chi l'ha realizzato (esprimendo tale
volontà in vari modi, dalla scrittura di codice alla selezione di dati)
e di chi ne amministra l'esecuzione.
Siamo inoltre consapevoli che, quando eseguito da una macchina
compatibile, tale software riproduce pedissequamente tale volontà,
elaborando gli input (fra cui i "prompt" dei chatbot) secondo quanto
stabilito.
Poi, vivendo quotidianamente l'esperienza di realizzare software,
siamo perfettamente consapevoli delle soggettività che ne determinano
il funzionamento.
Per un programmatore ogni software è anzitutto un messaggio.
Un messaggio anzitutto per gli altri programmatori che ne leggeranno il
codice, in pubblico o fra le mura di una azienda. Ma anche un messaggio
(talvolta pieno di sarcasmo) verso chi lo amministra/configura.
Ed infine, un messaggio verso le persone che lo useranno, spesso (ma
non sempre) ridotte ad "utenti", ma qualche volta considerate nella
loro pienezza, seppur nei limiti dello scambio che l'uso di un software
permette.
Un informatico competente è sempre consapevole di questo dialogo
asincrono mediato dal software, ed è dunque consapevole dell'esistenza
(quando non dell'identità) dei propri interlocutori (ovvero gli
sviluppatori dei software che usa).
Consapevole di tale dialogo e di tali interlocutori, non potrebbe in
alcun modo soggettivare il software che è mero veicolo di tale
conversazione.
E' dunque sufficiente il titolo per falsificare l'intero articolo
con una prova per costruzione: io non soggettivo in alcun modo la
"intelligenza artificiale", ne riconosco l'output come una sequenza
di simboli totalmente priva di significato intrinseco in quanto
decompressione parziale (alterata dagli input casuali che integrano
il "prompt") di un archivio già di per sé compresso con perdita.
Al contrario, quando devo interagire con un software che si presenta
come intelligente, io divento istantaneamente consapevole che la sua
interfaccia ingannevole è una scelta intenzionale di persone senza
scrupoli.
Scrivi ad un certo punto:
> L’intelligenza artificiale produce esiti linguistici [...] Di fronte a
> questi esiti, la cognizione umana reagisce come è configurata per
> reagire: inferisce un soggetto. [...]
> Questo trattamento come soggetto non avviene perché crediamo
> analiticamente che l’AI sia un soggetto. Avviene perché, data la
> nostra architettura cognitiva, non può non avvenire.
Ciò che ti sfugge è che per quanto utile, non è necessaria una analisi
del software per riconoscere l'assenza di un soggetto al suo interno.
E' sufficiente la consapevolezza dell'esistenza dei soggetti di cui
quel software è espressione e di cui riproduce la volontà.
In un passaggio effettivamente corretto nel tuo articolo scrivi:
> Gli esseri umani non accedono mai direttamente alle altre menti.
> Questa è una condizione strutturale della vita sociale. La
> soggettività altrui non è osservabile ma viene sempre inferita.
Tuttavia poi ti perdi in un non-sequitur
> Noi postuliamo l’esistenza di una mente nell’altro a partire da ciò
> che l’altro fa, dice, giustifica e argomenta, perché modelliamo l’idea
> della mente dell’altro sulla nostra mente di cui abbiamo
> esperienza. Il linguaggio, per come siamo costituiti, è il segno
> privilegiato, e nella pratica sufficiente, per farci supporre una
> mente e per farci interagire con il generatore di linguaggio come se
> fosse dotato di mente.
>
> Attribuiamo una soggettività agli altri esseri umani non perché
> vediamo la loro coscienza, ma perché riconosciamo nei loro atti
> linguistici una struttura che rispecchia la nostra. Il criterio di
> soggettività, nella vita ordinaria, non è ontologico ma
> prestazionale. Se gli esiti tengono si presuppone naturalmente il
> soggetto.
Di fronte ad un bambino che sta imparando a parlare o ad un ragazzo
sindromico che ha difficoltà nell'eloquio non metti in discussione la
sua soggettività, l'esistenza di una sua mente, per quanto difficile da
interpretare possa essere il suo comportamento.
Non metteresti mai in dubbio la soggettività di una persona muta di
fronte a te, anche se si rifiutasse di scrivere o parlare o anche solo
di rispondere in qualsiasi modo ad una tua domanda.
Dunque il riconoscimento della soggettività di un essere umano precede
e prescinde il linguaggio.
E' sì inferita sulla base della propria esperienza di essere
umano, ma si basa sul riconoscimento dell'interlocutore come
appartenente alla stessa specie, e su null'altro.
Ogni essere umano è un soggetto solo per il fatto che esiste, il
linguaggio è irrilevante. Continua ad esserlo mentre dorme, per esempio.
Al contrario una macchina non può essere soggetto ma solo
oggetto/strumento: trattarla come soggetto non è solo errato, ma
un sintomo di profonda solitudine nonché di notevole alienazione
cibernetica, del tutto simmetrica al trattare un essere umano come
oggetto/strumento. [1]
Il fatto che un essere umano inconsapevole del funzionamento di un
chatbot possa essere spinto a credere di comunicare con un soggetto
intelligente rivela solo le intenzioni degli interlocutori che tramite
quel software intendono ingannare e manipolare gli utenti più fragili.
Ma per quanto abbietti, per quanto disgustosi, gli interlocutori con cui
il software ti mette in comunicazione rimangono esseri umani.
E' perfettamente possibile ritenerli responsabili di qualsiasi output
produca il loro software, perché se non ne vogliono rispondere possono
spegnerlo in qualsiasi momento.
Dunque non solo non è inevitabile, ma non è nemmeno necessario tirare
in ballo fantasiose soggettività artificiali.
Tutto ciò che deriva da queste errate premesse, è ovviamente errato:
> L’inevitabilità dell’attribuzione di soggettività all’AI [...] È una
> proprietà funzionale dell’AI stessa [...]
> A differenza delle tecnologie del passato, l’AI [...] Interagisce
> linguisticamente, produce giudizi e sostiene valutazioni. È, in
> questo senso minimo ma decisivo, soggettivabile.
> L’AI è il primo artefatto che può essere trattato come punto
> terminale dell’attribuzione. [...]
> La responsabilità, in questo quadro [...] Si sposta perché l’AI può
> essere percepita come decisore legittimo.
Ciononostante le conclusioni finali contengono un'intuizione corretta.
La scrittura e l'esecuzione di software ("AI" o meno) è un fatto
politico. E il fatto che alcune aziende miliardarie diffondano
un'errata percezione della natura di alcuni software sta già avendo
gravi conseguenze, sia per i soggetti più fragili che per le democrazie.
Ma non solo non c'è alcuna soggettività nel software stesso: chiunque
attribuisca tale soggettività sta perdendo di vista i soggetti che
controllano quel software.
Soggetti che non desiderano altro di poter agire indisturbati e senza
vedersi attribuire alcuna responsabilità.
Fortunatamente il loro successo non è assolutamente inevitabile.
Oggi sono uscito a mangiare fuori con mia moglie e al tavolo
accanto, due ragazzi che avranno avuto fra i 16 e i 18 anni
discutevano animatamente sulla utilità di leggi e tasse per liberarsi
dei miliardari. Uno dei due sosteneva che queste non possono
funzionare perché i miliardari corrompono i politici.
Al che l'altro ha risposto ridendo: "beh, se proprio le tasse non
funzionano, non ci resta che sterminarli!". [2]
Insomma, c'è ancora speranza... :-)
Giacomo
[1] Locuzioni comuni come "mi sei stato molto utile" mostrano quanto
profonda e diffusa sia l'alienazione cibernetica della nostra
società: una persona non è mai utile perché non è utensile, anche
quando agisce intenzionalmente per aiutarci è un fine, non un mezzo.
[2] Quando si sono alzati per andare via, mi sono permesso di consigliar
loro di spegnere il cellulare prima di lanciarsi in riflessioni
politiche così acute.
Jan. 21, 2026
un software consente di spiare i PC dei magistrati (contratti secretati).
by 380°
Buongiorno,
un "elevator pitch" della situazione:
1. i PC dei magistrati montano un sistema operativo che è un colabrodo dal punto di vista della sicurezza informatica (backdoors nei PC dei masitrati?!?)
2. quei PC hanno installato un software (con diverse vulnerabilità registrate) di gestione remota centralizzata dal ministero e infine...
3. quei PC sono un disatro epocale dal punto di vista delle prestazioni (alcuni esempi: [1] [2] [3])
4. quei PC sono oggetto di contratti _secretati_.
Dunque, vediamo un po' alcune domande a caldo:
1. chi lavora per chi?!?
2. questo sarebbe lo stato dell'arte della "digitalizzazione" dei processi penali e civili?!?
3. ma li leggete almeno i titoli delle raccomandazioni/norme... anzi delle _menate_ che avete il coraggio di _predicare_ ai vostri cittadi... no: sudditi?!? Mi riferisco esattamente a tutto questo: https://www.acn.gov.it/portale/home
4. perché sono _io_ a provare vergogna e non voi?
<https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/21/software-spia-tribunali-magistr…>
«Report: un software consente di spiare i pc dei magistrati: "Chigi silenziò il problema"»
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21 Gennaio 2026 di Thomas Mackinson
Una anticipazione della puntata in onda il 25 gennaio rivela i rischi di un software di gestione centralizzata installato dal 2019 su circa 40mila computer. Dal Ministero: "Nordio informato, aspettiamo di vedere l'inchiesta"
[...] dal 2019 oltre *40mila computer* in dotazione a procure e tribunali italiani possono essere spiati grazie a un /software/ comunemente installato negli uffici.
A sollevare formalmente il problema era stato la procura di *Torino* segnalandolo subito al *Ministero della Giustizia* ma – sempre secondo la ricostruzione di /Report/ – la questione venne rapidamente “archiviata” ai vertici del Ministero, dopo un intervento attribuito – nel racconto di un dirigente – alla *Presidenza del Consiglio*.
Documenti, testimonianze audio e video raccolti dalla trasmissione dimostrano che su circa *40.000 postazioni dell'amministrazione giudiziaria* – dai dipendenti amministrativi fino a giudici e procuratori di ogni ordine e grado – è installato un software in grado, almeno potenzialmente, di consentire *forme di controllo e videosorveglianza remota* delle attività dei magistrati.
Il programma si chiama *ECM/SCCM (Endpoint Configuration Manager, già System Center Configuration Manager)* ed è un prodotto di *Microsoft*, progettato per la gestione centralizzata dei dispositivi informatici: installazione di software, aggiornamenti, configurazioni da remoto. Uno strumento largamente utilizzato in contesti aziendali, scuole, grandi reti commerciali, perfino per la gestione di *totem e chioschi automatici*, ma del tutto inadeguato – secondo diversi esperti – per postazioni che trattano *atti giudiziari, segreti istruttori e fascicoli sensibili dello Stato*.
Dal *2019*, secondo quanto emerge dall'inchiesta, il software è stato installato in modo capillare dai tecnici del Dipartimento per i servizi tecnologici del *Ministero della Giustizia* su tutti i dispositivi di procure, tribunali e uffici giudiziari italiani. Nelle configurazioni ufficiali il controllo remoto risulta disattivato, ma *qualsiasi* tecnico dotato di *privilegi di amministratore* può riattivarlo senza che l'utente – il magistrato – ne venga informato e *senza lasciare tracce facilmente verificabili* delle operazioni compiute.
“Il caso è stato sollevato da una importante Procura italiana nel 2024 e messo a tacere dai dirigenti del Ministero su richiesta – secondo quanto raccontato da un dirigente ministeriale -, della *Presidenza del Consiglio*, fornendo rassicurazioni che però come dimostrerà Report con documenti e testimonianze esclusive non corrispondono a verità”, spiega *Sigfrido Ranucci* sulla sua pagina facebook.
“I procuratori, i magistrati, i giudici non sanno che mentre pensano di essere da soli nelle loro stanze a lavorare su indagini e provvedimenti, c'è sempre un occhio puntato sui loro computer. Qualcuno può *osservare tutto*, in ogni momento della giornata, da quando accendono il pc a quando lo spengono”, racconta un *testimone chiave* dell'inchiesta. Un'accusa pesantissima, che apre interrogativi inquietanti sull'indipendenza della magistratura e sulla sicurezza delle infrastrutture digitali dello Stato.
La linea del Ministero è quella di *attendere* la messa in onda del programma per vedere cosa verrà mostrato e solo successivamente decidere il da farsi. Per ora non c'è una risposta ufficiale, ma fonti interne sentite dal /Fatto/ ammettono che software che consentono di agire da remoto e con il potenziale per trasformasi in “trojan” esistono, ma sarebbero “completamente disattivati”.
La trasmissione di Ranucci aveva chiesto spiegazioni ma via Arenula, dopo un consulto con il Gabinetto, ha deciso di non rispondere alle richieste anche perché avevano ad oggetto “ *contratti secretati”*. L'amministrazione ha acquistato e rinnovato *licenze Microsoft Enterprise Agreement*, che costituiscono la base legale delle installazioni dei software Microsoft sui suoi dispositivi.
L'inchiesta completa va in onda *domenica su Rai3 alle 20.30*.
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«E con la testa, con il petto, con il cuore: ciao, ciao!»
Saluti, 380°
[1] 11 Aprile 2024, https://archive.is/CILqA#selection-5755.0-5755.110
«Windows 11 users are getting fed up with the performance of the OS – including an ex-Microsoft senior engineer»
[2] fine 2025, https://archive.is/WKsRI#selection-4287.0-4287.173
«2025 has been a disaster for Windows 11 as frustrating bugs and intrusive features continue to erode trust in Microsoft’s flagship OS — something desperately needs to change»
[3] 19 Gennaio 2026, https://archive.is/C1Krt#selection-737.0-737.72
«Windows 11 shutdown bug forces Microsoft into out-of-band damage control»
--
380° (lost in /traslation/)
«Welcome to the chaos of the times
If you go left and I go right
Pray we make it out alive
This is Karmageddon»
Jan. 21, 2026
Segnalazione nota fondativa – Soggettivazione dell’intelligenza artificiale
by Junio Cristiano Caselli
Segnalo una nota fondativa da poco pubblicata su Zenodo in cui definisco l’inevitabilità della soggettivazione dell’intelligenza artificiale.
La tesi è che l’AI rappresenti il primo artefatto tecnico che, nelle pratiche cognitive e decisionali contemporanee, è inevitabile venga trattato come soggetto.
Questa scambiabilità non implica che l’AI sia un soggetto in senso ontologico, ma che produca effetti reali sul piano della responsabilità, del giudizio e dell’attribuzione decisionale.
Il lavoro è concettuale, non ancora applicativo.
DOI: https://doi.org/10.5281/zenodo.18300106
Jan. 21, 2026
[Responsible AI] Are Machines of Loving Grace Really Possible?
by Daniele Quercia
Are Machines of Loving Grace Really Possible?
Simon Cross, Bishop of Oxford
Join Teams<https://teams.microsoft.com/meet/33952528401344?p=dou1LPoYN9L4xT0rZE>
Format: 35 min talk + 25 min Q&A
Title: Are Machines of Loving Grace Really Possible?
Abstract: This talk explores why it remains so difficult to translate high-level ethical principles for AI into concrete technical practice. Using Dario Amodei’s Machines of Loving Grace as a starting point, I examine the conceptual gap between ethical ambition and the operational realities of contemporary AI systems. By tracing connections between love, grace, and moral agency, the talk highlights fundamental differences between human beings and machines, and considers how these differences shape what ethical principles can meaningfully require of AI. Framed within a broader sociological and philosophical context, the discussion reflects an explicitly Christian metaphysical perspective, offered as a comparative lens for engaging with dominant secular and normative approaches to AI ethics.
Bio: Dr. Simon Cross works on artificial intelligence for the Bishop of Oxford and parliamentary unit of the Church of England’s Faith in Public Life unit. His role encompasses the policy, regulatory, theological, ethical, and contextual aspects of ‘AI’. He briefs and advises the twenty-six Anglican bishops in the House of Lords on international governance and UK specific digital policy and legislation. He guest lectures and presents internationally on the practical and theological aspects of AI, and represents the Church of England among an active consortium of UK civil society organisations researching, advocating, and lobbying for good digital regulation and the common good.
His perspective on ‘AI’ draws heavily from an undergraduate degree in theology; a master’s degree in science and theology at Durham University that explored the theological strengths and weaknesses of Einstein’s aphorism “God does not play dice with the universe”; and a DPhil from Oxford exploring the theological metaphysics of scientific perspectives on divine action. A former airline pilot, he has practical experience of the ways in which automation can equally augment or undermine human agency and believes ‘AI’s most pressing questions all cluster at the intersection of science, philosophy, theology, and ethics.
Subscribe to future talk announcements: Anyone outside Bell Labs can receive talk announcements by subscribing to the mailing list. To subscribe, send an empty email with the subject line "Subscribe RAI” to daniele.quercia(a)polito.it
Jan. 20, 2026